Domenica delle palme a Gangi (PA) Amedeo VERGANI

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1 GALLERIALUIGIGHIRRI F O T O G R A F I C A _ C A L T A G I R O N E _ C T C O M U N I C A T O S T A M P A SPAZIO ESPOSITIVO: Via Duomo 11 c/o Corte Capitaniale, CALTAGIRONE CT 09 aprile 22 maggio 2011 FESTE RELIGIOSE IN SICILIA: TRA FEDE CRISTIANA E RITI PAGANI Domenica delle palme a Gangi (PA) Amedeo VERGANI Fotografie di Amedeo VERGANI Ricordo più dolce, mio padre narrava che l'anno della fame, 1811, essendo egli fanciullo, la gente si nutriva di certe mandorle grosse come un pollice, portate da lontano da lontano dalla Sicilia. E che cosa è la Sicilia? domandavamo noi fanciulli. E lui: Una terra che brucia in mezzo al mare. Giuseppe Cesare ABBA, da Quarto al Volturno, Gherardo CASINI Editore 2010 SPAZIO ESPOSITIVO: Galleria Fotografica Luigi GHIRRI, via Duomo 11 c/o Corte Capitaniale (95041) Caltagirone CT, info TITOLO DELL EVENTO: FESTE RELIGIOSE IN SICILIA: TRA FEDE CRISTIANA E RITI PAGANI DATA DEL VERNISSAGE: sabato , ore DATA DI CHIUSURA: domenica ABSTRACT DI PRESENTAZIONE: le oltre quaranta fotografie di questo reportage, che indaga per immagini la natura sincretica a tratti inquietante e non di rado spiazzante degli apparati e dei riti religiosi siciliani, ci riporta nell isola continente con la prima mostra postuma dedicata, a circa un anno dalla sua scomparsa, ad Amedeo VERGANI. ORARI D APERTURA: lun./dom , BIGLIETTO: ingresso libero APPARATO CRITICO: Marina BENEDETTO, Pippo PAPPALARDO, Ferdinando SCIANNA PATROCINI: Comune di Caltagirone CT COMUNICATO STAMPA: Attilio GERBINO, CURATORE: Sebastiano FAVITTA, Attilio GERBINO, AUTORE: Amedeo VERGANI RINGRAZIAMENTI: la famiglia VERGANI e il fotoreporter Fausto GIACCONE, per la disponibilità e l attivo sostegno. Sergio VINCI di Riesi senza la cui disponibilità ultima, sarebbe arduo dar seguito alle mostre della Galleria Ghirri

2 L'Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto. Johann Wolfgang von GOETHE, Viaggio in Italia, 1817 La Galleria Fotografica Luigi Ghirri di Caltagirone CT, nasce in Sicilia oltre dieci anni fa e in Sicilia oggi torna a specchiarsi attraverso le fotografie di uno splendido reportage che l obiettivo e lo sguardo di Amedeo VERGANI fotoreporter comasco, globetrotter accorto e curioso avevano sapientemente composto percorrendo, da Oriente a Occidente, l isola per città, paesi e villaggi teatro di enfatiche feste religiose, successivamente illustrate su prestigiose riviste internazionali. Una mostra preziosa, questa proposta in concomitanza con la XIII Settimana della Cultura promossa dal MIBAC, che, grazie ad una nuova e lungimirante intuizione della Ghirri, ha trovato la pronta disponibilità dei famigliari del fotografo scomparso nonché l attiva collaborazione di Fausto GIACCONE, fotoreporter amico recentemente ospitato in Galleria. A tutti loro, pubblicamente, qui esprimiamo la nostra gratitudine. Noi non abbiamo avuto la ventura di conoscere personalmente Amedeo VERGANI. Il nostro immaginario visivo però certamente conosce anzi riconosce il codice cifrato della sua tavolozza fotografica dai colori saturi, la gamma mutevole e atmosferica delle luci, i tagli sapienti e la maestria di chi, per sensibilità innata ed esperienza acquisita sul campo, sa come trattare con le innumerevoli possibilità che la visione sottopone allo sguardo. Amedeo il fotografo, come tanti prima e dopo di lui qui compie il suo tour antropologico in uno dei luoghi, forse, più rischiosamente impregnati di storia del pianeta: in questa terra che brucia in mezzo al mare, dove il presente continua a crepitare in cortocircuiti di dubbia matrice interculturale, pur componendo abilmente i suoi scatti stranianti professionalmente ritagliati sui format editoriali quante di queste fotografie rimandano ad altre latitudini e culture? lui, VERGANI, tratteggia la sua ricerca che non è mai freddo inventario o distaccata documentazione ma anzi tradisce l incanto, la meraviglia e la sorpresa che poi ritornano in chi si ferma a indugiare su quei cieli infiniti, quegli orizzonti smisurati, quelle luci taglienti o quegli sguardi profondi. Lui, VERGANI, è uomo anche se fotografo: anche se professionalmente impegnati, in queste immagini, i suoi occhi restano umani di fronte allo stupore di una terra dove la stratificazione e la contaminazione di riti, culture, teatralità e gestualità contribuiscono ancora a rimescolare date e coordinate geografiche. Fotografare la Sicilia, forse, è più facile per un siciliano. Forse il fantasma della cartolina e l ombra del cliché, sedimentati da secoli di raffigurazioni dell isola e dei suoi abitanti non sono mai realmente attecchiti nei siciliani che quest isola la vivono e la vedono dall interno. Forse come Fabrizio, il principe Gattopardo, la visione come l obiettivo di un siciliano, uomo e fotografo, non possono non esprimere quella disillusione atavica che ne vela e frena la curiosità e la fantasmagoria. Ma nessuno conosce il proprio volto se non toccandolo o guardandone il riflesso o la sua raffigurazione. Forse sta proprio qui la chiave dell inganno affabulatore delle fotografie di VERGANI: anche un siciliano, per quanto disilluso, necessita di uno specchio ove guardare e riconoscere i suoi volti millenari. E Amedeo, con la sua fotografia, ci dona la sua quintessenza della nostra immagine riflessa. Sebastiano FAVITTA e Attilio GERBINO Galleria Fotografica Luigi GHIRRI Caltagirone, aprile 2011 Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera. Johann Wolfgang von GOETHE, dal Götz von Berlichingen, Atto I, 1773 In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui noi abbiamo dato il 'la'; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei Chevalley, e quanto la regina d'inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è colpa nostra. Ma siamo stanchi e svuotati lo stesso." Giuseppe TOMASI di LAMPEDUSA, il Principe Fabrizio ad Ainone Chevalley di Montezemolo ne Il Gattopardo, Feltrinelli, 1958

3 C'è almeno una strada che si fa sovrappensiero alle processioni si va sovrappensiero tutte le ossessioni sono un sovrappensiero quello che non faccio è sovrappensiero ai funerali si va sovrappensiero una canzone serve al sovrappensiero la visione è un sovrappensiero, le azioni non la rappresentano e finché sarò in vita, la mia morte sarà un sovrappensiero BLUVERTIGO, Sovrappensiero, 1999 Amedeo VERGANI Nasce ad Erba (CO) il 29 ottobre 1944 e muore, nella sua casa a Merone (CO), il 1 maggio Giornalista professionista, esercita il suo lavoro attraverso la libera professione come fotogiornalista. Studente del classico, inizia la carriera giovanissimo collaborando col locale quotidiano: La Provincia di Como. Compiuti gli studi diviene cronista e in seguito direttore dell'appena istituita redazione di Lecco. Tra i vari problemi si trova a organizzare un servizio di fotoreporters - collaboratori e intanto, per alcuni mesi, provvede personalmente a realizzare le immagini a corredo dei suoi articoli di cronaca. Parallelamente inizia una collaborazione fotografica con l agenzia internazionale Associated Press. Nel 1971, divenuto giornalista professionista e lasciata Lecco, entra a far parte della redazione centrale del quotidiano e diviene corrispondente, dalla provincia di Como, di una serie di testate: il Corriere della Sera, il Corriere d'informazione, il Corriere del Ticino di Lugano nonché dell'agenzia Nea e Aga per l'area nord-ovest della Lombardia e la Svizzera italiana. In questa prima fase, il lavoro da cronista si alterna ad una serie di esperienze da inviato con viaggi all estero per la realizzazione di reportage fotografici e d attualità.

4 Nel 1968, è tra i primi reporter occidentali a visitare l'albania maoista di Hoxa, per l'epoca un vero scoop che porta alla pubblicazione delle sue foto sulle più importanti testate. Seguono i Balcani, il Medio Oriente, i Paesi dell'area islamica sub-sahariana e del Nord Africa dove documenta, in particolare, la vita delle popolazioni nomadi nei territori al centro di guerre e guerriglie come il Kurdistan o il Sahara Spagnolo nel periodo della decolonizzazione e delle prime azioni del fronte Polisario. Intanto avvia un intensa collaborazione con il Centro Iconografico dell'istituto Geografico De Agostini per il quale realizza servizi sulla vita e le tradizioni di alcuni paesi europei e del Medio Oriente e collabora ad una serie di volumi sull'italia, rivisitando il Paese attraverso gli Italiani. Nel 1977 lascia il giornale, del quale era dipendente e cronista, per dedicarsi, da libero professionista, al giornalismo fotografico come inviato sui temi di carattere geografico, sociale, culturale e folklorico in Italia e in vari paesi del mondo. Questa scelta gli consentirà, al di là delle barriere linguistiche, di ampliare il raggio d azione e il ventaglio di riviste alle quali proporre i suoi reportages freelance realizzati in giro per il mondo: dalle testate storiche italiane come Atlante, Gente Viaggi, Natura Oggi, Week End, A Tavola, Epoca, Meridiani, Capital, Focus, Airone, Bell'Italia e Bell'Europa a importanti riviste straniere come Bunte, Merian, Geo e in particolare la tedesca Geo Saison della quale, per anni, diviene un collaboratore di staff. Tra i tanti riconoscimenti, nel 1984 la rivista fotografica francese Photo premia un suo scatto, usato dalla tedesca Stern, come una delle più belle doppie pagine pubblicate nell'anno e in settembre, per un servizio su Atlante, gli viene assegnato il primo premio, settore giornalismo, del Premio Lago Maggiore. Nel febbraio 1986, la rivista tedesca Geo, nel dedicargli la copertina e pubblicando uno dei suoi numerosi servizi, mette in risalto il grande successo con il quale egli porta avanti, a livello internazionale, la sua professione. L archivio fotografico di Amedeo VERGANI, nel tempo, fornisce immagini per le più disparate iniziative editoriali in Italia e all'estero, come libri e volumi illustrati: da Majestuese Italie, edito a Parigi da Atlas, a Ägypten e Sűdtirol, entrambi nella Collection Merian tedesca (serie sul mondo, visto attraverso le immagini dei più prestigiosi fotografi); da Giobbian, edito da Electa a Fiere, Santi, Miracoli nell'alta Brianza, Il palio di Feltre, L acropoli di Atene, I palazzi di Creta, I palazzi del Canal Grande e Cina: il volto di un grande Paese tutti volumi editi dall Istituto Geografico De Agostini e Lavoro artigiano in Lombardia. Notevole anche la collaborazione per illustrare importanti opere grafiche come Il Milione, edito da IGDA Novara, Il Grande Atlante e La Geografia di Enzo BIAGI, edita da Rizzoli Milano. Le sue immagini vengono esposte in moltissime mostre e in svariate parti del mondo: dagli Stati Uniti, alla Germania, la Cina, la Francia, il Giappone e l Italia, tra gli altri, in contesti prestigiosi come la Triennale, il Sicof Cultura e la galleria Il Diaframma di Milano, la Biennale e il Guggenheim di Venezia, il Vitra Design Museum di Weil am Rhein, vicino a Basilea, il Centre Georges Pompidou a Parigi, il Museo d'arte Moderna di Pechino e la Neikrug Gallery di New York. Amedeo VERGANI, negli anni, accetta anche incarichi professionali legati alla conduzione di stage e corsi di specializzazione per condividere, con i colleghi più giovani, le esperienze acquisite durante la sua carriera di fotogiornalista. Intanto matura un crescente impegno in organismi istituzionali legati alla sua professione e, in particolare, nel sindacato dei giornalisti e in aggregazioni tese a difendere e qualificare il lavoro di chi si occupa di informazione visiva e di fotografia. L impegno sindacale, lo porta per molti anni nella Federazione Nazionale della Stampa Italiana, prima quale consigliere poi come dirigente nel Gruppo dei Giornalisti dell'informazione visiva nell ambito del quale, con altri, si impegna a creare un Centro analisi e documentazione sui problemi dell informazione e del giornalismo da cui nasce LSDI Libertà di Stampa / Diritto all informazione, l organismo spontaneo e autonomo che lo vede attivo anche su problemi non specificatamente legati al giornalismo. Da ricordare ancora, oltre l impegno nella commissione contratto, il ruolo di consigliere nell'associazione Lombarda dei giornalisti presso la quale fonda la sezione regionale del GSGIV Gruppo di Specializzazione dei Giornalisti dell Informazione Visiva dove, col lavoro volontario di presidente, continuerà a denunciare le drammatiche condizioni della categoria, per maturare nei colleghi una sorta di maggiore consapevolezza riguardo al proprio mestiere. Dopo il gruppo lombardo nasceranno GSGIV in Veneto e Liguria. L ultima battaglia di VERGANI si combatterà per il riconoscimento di un tariffario minimo per i giornalisti per i quali sarà un punto di riferimento per il talento e la totale dedizione al bene comune della categoria. Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore. E' un modo di vivere" Henry CARTIER-BRESSON

5 L attimo d anticipo di Amedeo VERGANI Con molti suoni e molti balli, quest oggi il Santo celebra la sua sagra nel fervore dei vivi. Calano, allegri rivi dal teatro dei monti ruvidi, i trafelati cori. Mentre acri roghi bruciano fra gli spari, al centro dei fatui giochi puerili s appaiano gai i giovani ai subitanei fuochi. (Col viso secco, e senza riso, è cieca intanto chiusa nella sua urna la reliquia del Santo). Giorgio CAPRONI, Sagra, Apro questa riflessione sull opera di Amedeo VERGANI, oggi in esposizione alla Galleria Luigi GHIRRI di Caltagirone, con una poesia di Giorgio CAPRONI che mi pare significativa nel fornire una delle possibili chiavi di lettura delle sue fotografie. La poesia di CAPRONI può essere letta, in un gioco di specchi, come una sequenza di immagini colte in una sagra paesana: è possibile figurarsi quasi si possano vedere e annusare una processione, dei balli, la banda, i cori, i falò che incendiano la notte di fumo acre, spari, fuochi d artificio, giochi di bambini. E in questa festa, colta nel fervore della vita, la reliquia del Santo ha un viso secco, senza riso, e viene chiusa cieca nella sua urna. Stride il contrasto fra la vita che pulsa nel cuore di una festa paesana, e la fissità assente delle reliquie portate proprio nella processione per cui la sagra è celebrata. Questo è ciò che mi colpisce nelle fotografie di Amedeo VERGANI: la vita che vibra da ogni immagine al di là del rituale che viene messo in scena. Può essere l occhio che guarda nell obiettivo attraverso il cappuccio della tonaca di un confratello, il giovane appoggiato a un portone che osserva la ragazza in abito popolare, il bambino che sbuca da un fianco dell anziano portatore di una corona di datteri. E se di persone non si tratta, la vita freme nel ritaglio di una pin-up inaspettatamente sorpresa sul cimiero di uno dei Giudei di San Fratello, nella coppia di danzatori ricamati sulla giubba di un altro, nelle colombe che si librano in cielo. La vita palpita in sapienti giochi di luce e di ombra, nei cieli gonfi di nubi, nel sole che riscalda e riluce in un cuore votivo appuntato sul petto di una devota, nella luce di un viso tagliato di tre quarti, splendente quanto la gloria dietro alla quale si ripara. Urge il contrasto fra la fissa immobilità dei Cristi lignei, e i volti intensi di donne in preghiera, di persone anziane segnate dalle rughe che la vita ha inciso sui loro volti. Volti intensi, su sfondi di paesi e panorami siciliani, velluti, broccati, tabarri e perfino fucili in questo reportage che si dipana fra liturgia e humanitas. E un vento che rotola, tiepido, a primavera veste di sé i fiori e di colori i bastioni. Franano le pietre e quel che resta io colgo sul ciglio dell acque. E il canto delle cose perdute si fa vivo tra oleandri e fichi d India. La mia gente. La mia piazza. E dai balconi, l eco dei singhiozzi avvolti in scialli neri di donne sole. Riemersa malinconia riappari e non sei più qui. Alfonso MICELI, A sud del mio cuore, 2010

6 E nato in Sicilia il poeta che in questa lirica celebra la sua terra, e ci fa riflettere come l eco dei poeti si annidi fra le luci e le ombre di qualsiasi iconografia, tanto quanto molte poesie si trasfigurano nella nostra immaginazione nella visione di ciò che il poeta ha scelto di cantare. E con una poesia, quindi, che voglio chiudere questa riflessione dedicata ad Amedeo VERGANI, questo artista che ha celebrato la vita in forme così intense, e la cui vita è stata interrotta in modo inatteso e improvviso. Amedeo VERGANI ci ha lasciati fisicamente, ma la sua vita e il suo pensiero, quel pensiero passante per l obiettivo della sua camera, innamorato della vita stessa, non smettono di palpitare attraverso le sue fotografie, eredità vibrante con la quale egli ha sconfitto la morte, arrivata comunque in ritardo di un attimo, incapace di sottrargli i traguardi raggiunti. I cuori battono nelle uova. Crescono gli scheletri dei neonati. Dai semi spuntano le prime due foglioline, e spesso anche grandi alberi all'orizzonte. Chi ne afferma l'onnipotenza è lui stesso la prova vivente che essa onnipotente non è. Non c'è vita che almeno per un attimo non sia immortale. La morte è sempre in ritardo di quell'attimo. Invano scuote la maniglia d'una porta invisibile. A nessuno può sottrarre il tempo raggiunto. Wislawa SZYMBORSKA, Sulla morte, senza esagerare, 1986 Marina BENEDETTO Galleria Fotografica Luigi GHIRRI Savona, marzo 2011 Processione del Martedì Santo a Palazzo Adriano (PA) Amedeo VERGANI

7 È festa Nella liturgia, pubblico servizio offerto dalla comunità per custodire la memoria, è facile riconoscere e distinguere le forme dei segni che ci siamo inventati: innanzi tutto, il teatro, odèon laddove un uomo immola il tragos chiedendo al dramma il senso della propria esistenza; poi, il cammino, itinerario entro cui risolvere l attenzione alla natura, al tempo ed al suo volgersi e mutarsi; ed infine il rito, cerimonia per rendere e restituire l espressione visiva e sonora dell evento. Ritorna, quindi, l immagine quale eterna mediatrice tra la vita e la morte, tra il visibile e l invisibile. Torna l imago che nell antichità è la maschera funebre, il legame con la morte che trapassa agevolmente dal mondo pagano nel mondo cristiano proprio perché le immagini difendono il significato diverso della morte, ne preservano la memoria e quell identità che ha intrappolato tempo e spazio e che, ormai, attende solo chi la liberi e gli dia vita ed espressione. La rappresentazione diventa, allora, l occasione che rende presente l assente, assumendo quel valore simbolico chiaro ed evidente nell etimo di simbòlon, la tessera spezzata le cui metà si utilizzano per il reciproco riconoscimento. Nella Passione Santa la comunità si riconosce, s immedesima, diventa interprete di ogni momento di quest intreccio di festa e teatro; penetra fiduciosamente l evento del mondo con gli strumenti della recitazione e della rappresentazione, fa partecipare al rito la natura stessa. BUFALINO vi individuerà il desiderio tutto siciliano di sentirsi attore prima dolente, poi esultante, di un mistero che è la sua stessa esistenza. Ma questo mistero dell esistenza trova nella rappresentazione dei misteri pasquali morte, resurrezione ed ascesa al cielo la più sincera rivelazione: tutto è segno. Segno è sema, pietra tombale, e nella lingua di Omero sema chein significa erigere un sepolcro. Nella liturgia della Passione Santa (ed ancor più nella tradizione greca ortodossa) non facciamo altro che recuperare queste evidenze e somiglianze per riaffermare che la discesa agli inferi di Gesù attesta che lui è morto veramente. Lo sa per prima sua madre che, addolorata, ne accompagna il corpo alla sepoltura. La Madre è assolutamente consapevole che quel figlio ha conosciuto la vera morte: è la morte, infatti, quella che ormai si è spenta nel corpo di suo figlio. La morte vera ha colpito solo lui che è morto di una morte che nessuno prima di lui aveva redento. Oltre questa morte c è la vita, ed è realtà tutta ed ancora da rappresentare. Non è per questa ragione che cerchiamo, nelle Settimane di Sante Passioni, in Sicilia e dappertutto, la contemplazione che contrasti la rappresentazione di una morte mero orizzonte del nulla? Si, è vero, tutto muore nello stesso attimo in cui vive, e passa e svanisce. E questa morte contrassegna i nostri sentimenti e definisce i nostri pensieri ed i nostri atti segnandoli con l esperienza dolorosa del limite. Ma oggi camminiamo tutti per accompagnare la nostra umanità che, come quella di Cristo, vuol tornare alla casa del padre. E vogliamo conservare l immagine del nostro cammino. Qualche anno addietro, annotando gli illustri contributi dei fotografi, chiudevo con queste considerazioni il mio lavoro sulle Feste Religiose in Sicilia. Ma, nel tempo circolare della festa, e di tutte le feste, ecco, inaspettata, giungere una nuova visione. E tale novità giunge provvidenziale non tanto a riconciliarci con quanto ogni festa riesce ancora a rappresentare o effettualmente rappresenta (io amo le feste sempre e comunque) quanto con il loro desiderio di sopravvivere che, se un tempo trovava nella mediazione tra memoria pagana e metamorfosi cristiana una logica di continuità, oggi incredibilmente riafferma la propria vitalità tra un non voler scomparire agli occhi di chi vuole fare festa ed un apparentamento con le istituzioni civili che ne amministrano, in modo interessato, la memoria. Alla loro vitalità, in ogni caso, contribuiscono gli sguardi fotografici che spingono la bella rappresentazione verso il documento di una vicenda nuova che riesce a raccogliere gli elementi di un paesaggio ancora bellissimo, l umano contesto urbano che un tempo ebbe un senso anche in funzione di una processione, una comunità che intende ritornare protagonista della propria esistenza, e i simboli, tanti simboli, senza i quali saremmo costretti a fare sempre domande, troppe domande. VERGANI aggiunge il suo sguardo attento, curioso, benevolo, a volte stupito. Sa dove trovare il momento vitale della festa, il cardine emotivo, il fulcro della passione. Lo fa con gentilezza, con cortesia rispettando i volti che ha davanti, i loro tempi, le loro emozioni. Per sé, trattiene il tempo della discrezione, del rispetto, ed ancora, la ricerca del dettaglio prezioso, del contrappunto visivo, dell affioramento del peculiare. Perché fotografando le feste religiose in Sicilia, di là delle considerazioni di natura demologica o antropologica o religiosa, di questo, se si è fotografi, si tratta: attendere che qualcosa affiori, che si manifesti, che si renda visibile. VERGANI in queste immagini sorride ancora (e per sempre) nell attesa di questo affiorare. Conseguentemente le sue immagini ci parlano ancora (e per sempre) della fiducia nella comune, convissuta esistenza. Pippo PAPPALARDO per la Galleria Fotografica Luigi GHIRRI Catania, marzo 2011 È facile essere felici in Sicilia, ma è un operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana. Francine PROSE, Odissea siciliana, Feltrinelli 2004

8 Lo conoscevo già e conoscevo il suo lavoro Ma sono convinto che sia determinante, per capire un fotografo, il suo approccio alla vita, al fatto, al mestiere, vederlo lavorare. Una certa maniera di stare lì, apparentemente distratto, imbambolato, e poi vederlo improvvisamente scattare come un centometrista, fare quella danza misteriosa, tre passi veloci, uno indietro, una piccola flessione. Quel sollevarsi in punta di piedi e a te, che sei del mestiere, sembra di capire esattamente che cosa ha visto, che inquadratura farà, che obiettivo ha sulla macchina, perché quel momento e non un altro, quel particolare, e magari senti una fitta di invidia. E di amicizia, se hai scoperto una sintonia, psicologica, tecnica, etica, narrativa. Uno lo annusa subito un buon fotografo, e dico un fotografo consapevole, onesto, che non ciurla per il manico, che non vuol darla a bere. Amedeo era un buon fotografo, e onesto. Lo testimoniano le sue fotografie. Lo ha testimoniato, fino alla fine, la sua vita. Ferdinando SCIANNA per la Galleria Fotografica Luigi GHIRRI Milano, marzo 2011 Numquam est tam male Siculis, qui aliquis facete et commode dicant (Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito) Marco Tullio CICERONE, filosofo, scrittore e poeta latino STAMPA vinci.com_04 IV 2011

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