IL CONTRABBANDIERE. Capitolo 1. Il Primo

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2 Scritto da Antonio Giuffrè IL CONTRABBANDIERE Capitolo 1 Il Primo Quella notte d agosto era ancora più calda delle precedenti. Le zanzare non smettevano di molestarlo, sicuramente sarebbe stata dura prendere sonno. Aveva passato la notte bevendo gin tonic in un locale insieme al suo direttore di filiale e ad un suo collaboratore, parlando di lavoro. Lì erano stati abbordati da tre ragazze dell Est. Tre cavalle bionde con dei culi da paura. I suoi colleghi non avevano esitato a cambiare la regia della serata: sarebbero finiti in un motel con le fanciulle. Giovanni Perrini, non amava quel genere di cose. A lui le donne piaceva ancora conquistarsele. Cinquantacinque anni ben portati, folti capelli brizzolati, sempre abbronzato, single da sempre, ancora un fisico asciutto dovuto ai molti sport che aveva praticato negli anni giovanili, un sorriso che incantava, ma soprattutto una grossa faccia da culo che gli permetteva di chiedere qualsiasi cosa e ottenerla quasi sempre. Quella settimana doveva vedere il dottor De Santis, direttore delle agenzie immobiliari del centro Nord del gruppo Real State Italia. Quando veniva a Firenze, toccava a lui portarlo in giro per farlo svagare. Giovanni Perrini odiava fare il galoppino per quell uomo, ma sapeva che era importante per lui mantenere delle buone relazioni con il dottor De Santis. La filiale di Milano doveva assumere un nuovo direttore e lui era in pool position. L ultimo, il dottor Mansini, mentre stava concludendo una vendita di un capannone industriale, si era abbattuto come un albero sul tavolo del notaio: ictus, e così il posto di direttore era rimasto vacante.. Quella sera Giovanni Perrini si era scusato con De Santis e il suo collega con la giustificazione che l indomani avrebbe avuto un importante appuntamento di lavoro e voleva dormire qualche ora, così tornato a casa si era sdraiato sul letto Davanti a lui un rumoroso ventilatore Magneti Marelli degli anni settanta. Lo aveva ereditato da sua madre prima che si suicidasse, almeno quella doveva essere la sua intenzione: la donna era riuscita a rubare una confezione intera di un potente sonnifero nella farmacia del padiglione dell ospedale Santa Maria nuova di Firenze, dove era ricoverata nel reparto di psichiatria. Si era chiusa in uno dei bagni con le pillole e una bottiglia d acqua, decidendo di farla finita. Dopo un attimo di esitazione, ingurgitò le quaranta pastiglie in più riprese sorseggiando l acqua. Riuscì ad ingoiarle tutte. Le sembrò che non sortissero alcun effetto. Poi improvvisamente iniziò a vedere delle grosse bolle colorate che le esplodevano davanti alla faccia, le mani le si erano allungate e parevano tentacoli di una enorme piovra. Cominciò a ridere sguaiatamente, mentre si sentì improvvisamente felice e libera di potersi immergere nell oceano azzurro. Apri la finestra e senza esitazione si buttò giù senza un urlo. Si schiantò come un limone marcio. Il medico legale dichiarò che la donna aveva ingoiato una dose da cavallo di meta anfetamine. Alcuni giorni dopo, la polizia arrestò due infermieri che avevano organizzato un traffico all interno dell ospedale. Durante i turni notturni, spacciavano le meta- 1

3 anfetamine ad alcuni pazienti, che li rivendevano a loro volta ad amici e conoscenti che andavano a trovarli. Evidentemente la donna aveva sbagliato confezione Improvvisamente Giovanni, nel dormiveglia percepì un odore di bruciato. Si alzò di scatto dal letto: quello che vide davanti a sé gli fece venire in mente il pilota giapponese che con il suo zero in fiamme si buttava eroicamente sulla portaerei americana come nel film Tora Tora. Il ventilatore aveva preso fuoco, ma peggio ancora, la raccolta di Zagor era in gravissimo pericolo. Con un colpo di reni si buttò dal letto. Afferrò la bottiglia d acqua che aveva sotto il letto per spegnere il principio di incendio, ma ricordò che durante la notte l aveva bevuta tutta. Colpa delle acciughe fritte mangiate a cena. Nel frattempo le prime lingue di fuoco avevano attecchito sulla copia di Zagor dal titolo Cico contro i marziani. - Cazzo no! Non quel numero! E uno dei miei preferiti. A quel punto si ricordò che nella dispensa aveva un piccolo estintore per la macchina che non aveva mai utilizzato. Un istante dopo era di ritorno con l attrezzo in mano. Fu incerto nel pensare che se avesse premuto quella leva la sua raccolta originale di Zagor si sarebbe irrimediabilmente rovinata; il dito esitava, ma quando vide che anche la coperta del letto cominciava a prendere fuoco, chiuse gli occhi e premette. Si aspettava un esplosione di schiuma, ma vide solo un liquido color bianco della consistenza di una crema che scendeva lentamente finendo sui suoi piedi emettendo un sibilo simile a quello di un bollitore dell acqua calda - Porca troia! Anche l estintore scaduto!. La stanza si era riempita di fumo, le fiamme cominciavano ad attecchire sul resto del mobilio. Corse allora verso il telefono componendo il numero di emergenza: -Cazzo ma com è? Centotredici o centonovanta? Ti prego Signore, fammelo venire in mente.. Compose freneticamente quello del centotredici. Una voce dall altra parte gli confermò che quello era il numero giusto. -Presto, ho la casa che va in fiamme! Sono in via Donizetti diciannove all interno tredici. La voce dall altra parte cominciò a rivolgerli alcune domande, se era solo, se c erano altre persone negli appartamenti vicini -Ma cosa cazzo vuole che me ne importi se ci sono degli altri condomini in casa? E casa mia che sta bruciando, non quella dei miei vicini! Mandi qui i vigili del fuoco Alle sue orecchie arrivò un suono conosciuto. Sempre più vicino. Era una sirena. Si affacciò dalla finestra e vide fermarsi davanti al suo portone il camion dei pompieri. -, Come hanno fatto presto però..! - pensò sorpreso. In realtà li aveva avvertiti dieci minuti prima la vicina che abitava di fronte. Mariolina Parodi, vedova benestante di sessantacinque anni che si era invaghita di lui, spesso approfittando della abitudine dell uomo di tenere le finestre aperte di notte, lo spiava con il binocolo professionale lascito dal marito tenente dell esercito. Quando aveva visto le prime fiamme aveva subito avvertito i vigili del fuoco Due ore dopo, aveva potuto fare ritorno in casa. Quando vide tutta quell acqua riempire il pavimento per poco non si sentì svenire. In un angolo la sua collezione di video cassette con la serie di Star Trek del capitano Kirk era completamente stata annaffiata dai pompieri. Probabilmente erano irrecuperabili. Ma fu quando riconobbe per terra, con la custodia sciolta dal calore, la trilogia di Belfagor il fantasma del Louvre, quello della serie televisiva mandata in onda negli anni sessanta, che si dovette appoggiare a quello che era rimasto del divano per non svenire. Alzò lo sguardo e vide intatto il quadro con la foto di sua madre. Era una bella donna, prima che si ammalasse. Sorrideva mentre lui le era seduto a fianco. Nel frattempo i vigili erano andati via e anche gli ultimi curiosi del 2

4 pianerottolo erano tornati a dormire. L aria nella casa era irrespirabile. L odore acre del fumo era impossibile da sostenere. Decise che sarebbe andato a dormire in un hotel. Era a pochi chilometri dalla stazione e lì avrebbe trovato un albergo dove riposarsi. L indomani aveva un importante appuntamento con l ingegner Marchisio, noto costruttore della città. Costui lo teneva sulla corda da due mesi. Forse gli avrebbe firmato quel mandato in esclusiva per la vendita di un palazzo intero con venti appartamenti nella zona di Fiesole. Gli stava dietro da troppo tempo per perdere quella occasione. La sua agenzia era in passivo da alcuni mesi, le vendite erano bloccate e in tre mesi era riuscito solo a fare una vendita e due affitti di cui ancora doveva prendere i soldi. Sentì bussare alla porta. L aprì. Davanti a lui c era l amministratore del caseggiato -Signor Perrini, questo palazzo è stanco delle sue intemperanze! I vicini si lamentano per il continuo via vai di donne di dubbia moralità! Stasera addirittura un incendio, col pericolo di far morire delle persone. Se lei non la smette mi troverò costretto a prendere dei seri provvedimenti. - Permette un attimo? Disse con calma all amministratore. Questi non fece in tempo a dire nulla che Giovanni Perrini era già scomparso dietro la porta. Qualche minuto dopo ritornò con in mano un paio di mutandine da donna modello tanga. -Queste sono cadute a sua moglie. Stranamente è già il terzo paio che trovo sul mio terrazzo, dica a sua moglie di comprare delle mollette migliori, altrimenti dovrà rifarsi l intera lingerie. La moglie dell amministratore era una donna avvenente, parecchio più giovane del marito, che non disdegnava mai di rivolgere sguardi di fuoco quando incontrava Giovanni nell ascensore. Pur essendo una taglia over cinquanta, non lesinava a mettersi in evidenza con vestitini corti e decolté che esaltavano la quinta che portava di reggiseno. L amministratore aveva cambiato colore, per un attimo il colorito giallognolo sembrava che stesse virando in un rosa pallido per arrivare a rosso cardinalizio, ma la mutazione non avvenne. Prese le mutande e si avviò senza degnarlo di uno sguardo verso casa sua che si trovava al piano superiore. Giovanni chiuse la porta. Guardò il suo Rolex comprato di seconda mano, oramai era troppo tardi per andare a dormire, sarebbe stato peggio. Si sarebbe svegliato ancora più stordito e alle otto davanti a Marchisio non avrebbe avuto la lucidità necessaria per avviare la trattativa. Si infilò dentro la doccia, scansando le pile di cose che erano rimaste in terra. Nella stanza pareva passato uno tsunami. Avviò il rubinetto cacciandosi sotto l acqua fredda. Dopo un quarto d ora era fuori, si preparò un caffè infilando due cialde nella macchina per l espresso. Lo prese amaro, poi da una scatola posta in alto nella dispensa prese un barattolo. L apri: dentro c era della cocaina di qualità. Ne buttò una striscia abbondante sul tavolo e se la tirò tutta in un attimo -Cazzo che botta! Da mesi voleva smettere, anche se erano anni che ne faceva uso, riuscendo anche a gestirla bene, ma non riusciva a farne a meno quando c erano delle situazioni di stress. Si vestì, sarebbe andato a fare colazione nel suo bar preferito. Aveva voglia di una brioche e lì le facevano davvero bene. Prima di chiudersi la porta alle spalle guardò la stanza, era un disastro. Tornò indietro e rimise a posto due quadretti appesi al muro: uno era la foto di lui mentre stringeva la mano ad un onorevole in una convention di Forza Italia in Toscana, l altra era la riproduzione della locandina Nerone film degli anni settanta con Gianfranco d Angelo e Enrico Montesano. Non certo un capolavoro della cinematografia, ma un cult per gli amanti dei b-mouvie. Era proprio il film adatto per quella serata 3

5 Capitolo 2 Il Secondo Era da poco passato un minuto dalla fine del turno, che Vladimiro Campielli era già in sella alla sua vespa. Il cielo era gonfio di pioggia, da un momento all altro sarebbe venuto giù un diluvio universale. -Lo so, appena metterò in moto inizierà a piovere Infatti aveva appena acceso il motore, che una raffica di gocce cominciò a scendere dal cielo. Fece un grosso respiro -Che Shiva mi aiuti!.. Pronunciò la solita frase di rito, come spesso faceva quando doveva affrontare un imprevisto, e partì come un fulmine dirigendosi verso la sopraelevata. Nel frattempo il temporale si era scatenato, onde d acqua cadevano dal cielo come cascate. In breve sull asfalto cominciarono a formarsi enormi pozze d acqua. La vita era dura per i motociclisti. Vladimiro Campielli, concentrato alla guida, cercava di sfilare tra le macchine che procedevano prudentemente a bassa velocità. La sopraelevata di Genova è formata da quattro corsie: due che vanno in direzione ponente e due verso levante. Vladimiro procedeva speditamente verso levante per far ritorno a casa. Aveva un appuntamento troppo importante per arrivare in ritardo. Tra meno di un quarto d ora, doveva connettersi su internet: scadeva l asta su e-bay. Lui aveva fatto un offerta a cui teneva moltissimo. Era riuscito a trovare l opera originale del poeta russo Aleksej Michajlovic Remizov, autore del libro Russia scompigliata. Il libro era l originale uscito di prima stampa negli anni venti- trenta. Vladimiro era arrivato ad offrire fino a cinquecento euro. Gli sembrava un buon affare. Avrebbe saltato l affitto, ma ne valeva la pena. In fondo il suo padrone di casa era proprietario di cinque appartamenti e di certo non sarebbe morto di fame se non lo avesse pagato. Peccato che le mensilità in ritardo erano già due, e con questa sarebbero divenute tre. Imboccò l uscita che portava al tunnel di Piccapietra, l improvviso oscurarsi della luce non gli fece vedere un enorme pozza d acqua; quando la vide fu troppo tardi. La ruota anteriore, già liscia, slittò; Vladimiro cercò disperatamente di tenere la moto in equilibrio, ma non ci fu verso. Un attimo dopo si ritrovava per terra scivolando con il culo sull asfalto. Dentro di sé pensava che se fosse rimasto in quella posizione forse non si sarebbe fatto troppo male. Qualche metro dopo si ritrovò addosso alla moto che nel frattempo si era incastrata nel guard rail. Avvertì un dolore alle dita della mano destra; strisciando sull asfalto aveva lasciato due centimetri di pelle per ogni dito. Dietro di lui si era formata una fila di macchine. Per fortuna avevano rallentato fino a fermarsi, altrimenti lo avrebbero travolto. Qualcuno uscì dalla macchina per chiedere come stesse e se avesse bisogno di soccorso. - Grazie, sto bene, sto bene. Non c è bisogno che vada in ospedale. Nel frattempo si guardò la mano. Era completamente emaciata, l indice in particolare era conciato davvero male. Stoicamente tirò su la vespa. Il lato della scocca destra era completamente sfasciato. Per fortuna le ruote parevano ancora dritte. Mise in moto sperando che il mezzo partisse. - Non posso perdermi una rara edizione di Aleksej Michajlovic Remizov Devo andare, costi quel che costi! Mezz ora dopo era davanti al computer. Continuava a mantenere un atteggiamento di sospetto nei confronti di quello strumento. Ci aveva messo dieci anni per prendere in considerazione l idea di comprarsene uno. Alla fine uno dei suoi amici glielo fece trovare già montato sul tavolo dello studio. Per più di un anno lo tenne spento. Per lui era solo una 4

6 fonte di disturbo. Con irritazione la sua amica Valeria, che spesso mossa da pietà gli riordinava la casa, aveva spostato tutte le copie del Manifesto che continuava d accumulare nei giorni, per far posto al pc. Solo dopo una lunga ed estenuante trattativa, si erano accordati nel buttare le copie dell Unità, al cui posto avrebbe trasferito quelle del Manifesto, così almeno un tavolino per il pc si sarebbe liberato. - Ma perché non si connette ancora? Il suo amico Pino che gli aveva montato il computer, da buon professionista, lo aveva caricato di programmi contro gli spyware, antivirus, rendendolo pesantissimo. C era di tutto. Quel computer avrebbe resistito agli attacchi di un hacker professionista. Peccato che Vladimiro usava pochissimo il mezzo. Solo per fare delle ricerche. Ultimamente il suo campo di battaglia era la storia dell Unione Sovietica durante gli anni della rivoluzione fino al crollo del muro di Berlino. Tutto quello che era accaduto dopo non gli interessava. Era un po come con i Pink Floyd. Li amava partendo dal primo album The Piper at the Gates of Dawn, arrivando fino a Oscured By Clouds. Per lui con Dark side of the Moon il ciclo si era concluso. In queste cose era un po assoluto nelle decisioni. Il pc lentamente caricava, ancora dovevano apparire le icone del desktop, guardava lo schermo con la speranza che si connettesse. Mancavano solo due minuti alla scadenza del tempo. Se qualcuno avesse fatto un offerta più alta, lui non avrebbe potuto rilanciare. I secondi passavano e sullo screensaver era apparsa l immagine di Nikolaj Lenin. -TI prego fa che non abbiano rilanciato sulla mia offerta! Finalmente la connessione era pronta. Come pagina iniziale apparve il sito di un giornale russo marxista-leninista, sicuramente l ultimo che esisteva in occidente, tra l altro scritto in cirillico. Per Vladimiro non era utile averla come prima pagina, però gli piaceva e non voleva toglierla, preferendo digitare sulla barra degli indirizzi. Avendo la mano destra rovinata, cercava con la mano sinistra di muovere il mouse, ma la freccetta prendeva strane direzioni uscendo persino dalla vista, il tutto facendogli perdere del tempo prezioso. Finalmente si collegò sul sito di e-bay. Ma la connessione era lenta. Vladimiro aveva osservato che ogni qualvolta aveva fretta nel fare una ricerca, quella maledetta macchina sembrava che gli leggesse nella mente. Quella fottutissima bastarda non si muoveva, per caricare il sito ci impiegava una vita, bloccandosi spesso. Invece quando navigava in maniera svogliata, andava velocissima. Ecco, finalmente era sul sito; compose il suo nik name con la password. -Ci sono! Finalmente ci sono Quello che vide gli fece sentire improvvisamente quanto male avesse alle dita. L offerta si era conclusa: un altro utente si era aggiudicato il libro qualche minuto prima per soli due euro in più.. -Lo sapevo che non era una giornata fortunata. Si alzò recandosi in bagno. La mano era malconcia, forse era il caso di andare in ospedale. Si disinfettò con un poco di acqua ossigenata, tra l altro anche svanita per la mancanza del tappo. Prese dal mobile della cucina una bottiglia di Rum del suo amico cubano (in realtà era di Montoggio, picc ola località nei dintorni di Genova, ma aveva sposato una ragazza cubana) e se ne versò un abbondante dose nel bicchiere. Era stanco, bagnato, indolenzito e in più non era riuscito ad aggiudicarsi il libro di Aleksej Michajlovic Remizov. Non aveva fame, con la mano dolorante prese una scatola dal comodino. Dentro c era il necessaire per fumare una canna, almeno quella lo avrebbe rilassato un po. Gli venne in mente che l aveva quasi terminata. In quegli ultimi giorni fumava molto e quello strozzino di Aziz il marocchino, gliene dava sempre meno. Ogni mese spendeva più di cinquecento euro, una follia per lo stipendio che guadagnava. Ma era il suo unico vizio. Aveva iniziato a fumare in India trentacinque anni prima e non aveva 5

7 mai voluto smettere il fumare rappresentava anche un modo di vivere e di intendere le cose. Non che ci fossero dei problemi particolari. A parte qualche calo di sonno nei primi giorni, ma lui amava quel modo di rilassarsi e mai ci avrebbe rinunciato. Prese dalla scatola un piccolo pezzo, l ultimo che gli era rimasto. Non riusciva a tenerlo in mano, così si avvicinò alla cucina per appoggiarlo sul lavandino e scaldarlo. Ma fece male i conti; cercando di dividerlo in due per risparmiare almeno un altra canna, sbagliò la pressione del coltellino, così la piccola pallina schizzò verso il buco del lavandino finendoci dentro. Vladimiro non poteva credere ai suoi occhi L unica canna che aveva, era ora nelle fogne genovesi e si dirigeva verso il mare. Si buttò sul letto sconsolato, cercò le sigarette, anche quelle erano finite. Per un attimo pensò che poteva uscire a comprarle nella macchinetta, ma aveva perso il tesserino del codice fiscale. Alla fine si girò dall altra parte cercando di dormire. Capitolo 3 Il Terzo Quel giorno Roberto Furlan, uscì dalla sua casa sulle alture di Ovada prima del solito. Sua moglie dormiva ancora e per una volta si era evitato la solita colazione a base di latte e brioches confezionate, che gli creavano sempre dei gonfiori alla pancia, con inevitabili flatulenze intorno alle dieci. Il caffè lo preparava la sera, sua moglie non ne sopportava l odore alla mattina, così Roberto Furlan era costretto a berlo freddo; per sopravvivere aggiungeva sempre del latte nella tazza del servizio buono che sua suocera gli aveva regalato. I ragazzi dormivano ancora, quella mattina la scuola era in festa, lui invece aveva l appuntamento che immaginava tutte le notti prima di andare a dormire. Aveva detto a sua moglie che aveva un incontro con un cliente per la fornitura di duecento confezioni di salame. Sarebbe tornato a sera tardi, in quanto il cliente era di Torino. Prima di avviarsi nel suo box, passò dall edicola che era appena aperta. Si era messo il vestito di lino più elegante che aveva. Era riuscito anche a non sudare troppo mentre lo faceva. I suoi centoventi chili gli creavano qualche problema. Era alto più di uno e ottanta, cinquantaquattro anni, una grossa pancia dalle dimensioni di due angurie. I capelli rossicci erano oramai un ricordo lontano, quelli che erano rimasti venivano portati in avanti dalla nuca fino alla fronte creando un effetto autostrada al contrario. Il tutto schiacciato con del sapone come si usava negli anni sessanta al posto del gel. -Giovanni, dammi una copia della Padania! E non scordarti di darmi anche l inserto di oggi. C è la biografia del nostro capo Renzo Bossi. Dopo la morte di suo padre nessuno immaginava che sarebbe divenuto ancora più grande del senatur! Avevano anche provato a toglierlo d intorno con quelle accuse infamanti, ora il trota è divenuto uno squalo! L uomo pagò il conto e si diresse verso il box. Pochi minuti dopo, uscì a tutta velocità con l auto aziendale con la scritta sul fianco Salami Marici: Suini felici! Quella mattina aveva un appuntamento troppo importante. Erano due mesi che la notte, quando tornava e sua moglie dormiva, si connetteva sulla chat Space hard sex. Era un sito di privati a pagamento, c era di tutto, scambio di coppie, bondage, uomini e donne, donne e donne e tutte le varianti più strane sul tema. Finalmente Roberto Furlan aveva contattato una coppia, marito e moglie, che voleva fare sesso con un singolo. Dopo le rispettive informazioni, si erano dati appuntamento davanti all autogrill di Albisola. Si sarebbero conosciuti, avrebbero preso un caffè e se poi ci fosse stato del feeling sarebbero andati nella casa della coppia. Durante le loro conversazioni, i coniugi avevano chiesto alcune particolarità a Roberto Furlan. Loro amavano le persone grasse, con la 6

8 tendenza a sudare. Chi meglio di lui corrispondeva a questi requisiti?! Fin da piccolo gli amici lo prendevano in giro perché gli puzzavano i piedi. Non aveva mai avuto molta fortuna con le donne. Dopo la ragioneria aveva conosciuto sua moglie. Anche lei non era certo una bella donna. Un anno dopo lei era già in attesa di un bambino. Lui lavorava da trenta anni presso la ditta Marici specializzata in carni suine. Non aveva mai cambiato lavoro, gli piaceva viaggiare, soprattutto gli permetteva di rimanere lontano dalla consorte. La sera prima aveva fatto tardi perché era rimasto nella sede della Lega per alcune ore. Si discuteva di come, finalmente vinto il referendum, la secessione da parte delle regioni del nord dall Italia sarebbe stata cosa di pochi mesi. Finalmente il grande sogno dell Umberto si sarebbe realizzato, ma lui non aveva avuto la fortuna di vederlo: un Nord Indipendente dall Italia. Era l estate del duemilaquindici, tutto era iniziato ventisei anni prima. Furlan aveva funzione di tesoriere della sede della sezione Si era iscritto al partito molti anni prima. Quando aveva visto Bossi parlare per la prima volta a pochi metri da lui, aveva percepito dentro di sé un emozione immensa: quell uomo sul palco lo faceva sentire partecipe di un progetto comune. Soprattutto, si era scocciato di fare l elemosina agli zingari agli angoli delle strade. E poi tutti quei musi neri che arrivavano non li sopportava più. Non che fosse razzista, in fondo sua madre era di Napoli, ma questo non c entrava. Lui voleva tutto pulito, gli stranieri a casa propria. Il senatur buon anima ci era riuscito! Nel frattempo era arrivato all appuntamento. Anche con l aria condizionata, la sua camicia era fradicia di sudore. La sua fronte era imperlata di goccioline che scendevano lungo il grosso naso finendo sul mento. Lui si odiava quando era in quello stato e purtroppo c era quasi sempre. Anche d inverno sudava tanto. Si era fatto visitare più volte, ma i dottori gli avevano detto che il suo problema si chiamava iperidrosi e non poteva farci nulla se non conviverci. Lui preferiva la stagione calda, almeno si poteva mischiare con le altre persone normali che sudavano solo per il caldo. Era arrivato venti minuti prima. Era nervoso, non gli era mai capitata un esperienza cosi. Durante i dialoghi con la coppia, il marito gli aveva detto che a lui piaceva vedere la moglie essere soddisfatta da un altro mentre lui si sarebbe masturbato. Roberto sentiva il suo pene gonfiarsi nei pantaloni mentre si era acceso l ennesima sigaretta. Quei pensieri lo eccitavano quasi più dell incontro. Finalmente vide una Citroen c4 color nero venire verso di lui. Si posizionò a pochi metri. Le luci cominciarono a lampeggiare a intermittenza. Era il segnale che aspettava. Lui rispose almeno dieci volte, pentendosi dopo di averlo fatto per un numero così elevato. -Penseranno che sia un novellino di queste situazione Dalla macchina scesero due persone e si diressero verso l autogrill. Roberto con fatica si slacciò la cintura e si diresse anche lui verso il bar. Sentiva il cuore esplodergli dentro, era emozionantissimo e nello stesso tempo sentiva il suo membro ingrossarsi sempre di più. Finalmente l occasione che aveva sempre sognato si stava realizzando. Entrò nel bar, non fece in tempo a uscire dalla porta girevole che li vide davanti. Lei era bellissima. Nera di capelli, piccolina, un po tracagnotta come piaceva a lui. Aveva una gonna corta colorata di rosa con delle scarpe a punta rosse. Una camicetta bianca dalla quale spuntava un florido seno. Gli sorrise. -Ciao! Tu sei Roberto? Io sono Gianna e lui è mio marito Giancarlo. Roberto si girò verso il marito. Era un omone alto, con dei grossi baffi. Roberto lo guardò facendogli una specie di sorriso. L altro rispose, ma pochi attimi dopo le sue labbra si erano richiuse. 7

9 -Vieni andiamo a prenderci un caffè - lo invitò la donna con una voce in falsetto. I tre si sedettero a un tavolino e attesero l arrivo del caffè. Roberto era imbarazzato, la donna continuava a sorridere, mentre suo marito aveva l espressione di chi era lì per caso. -Allora, noi siamo una coppia decisa, non perdiamo tempo. Ad occhio e croce direi che tu corrispondi ai nostri requisiti. Ci hai detto che fai il rappresentante? -Lavoro presso la famosa ditta Marici, quelli della pubblicità con i giapponesi che salgono su un enorme salame a forma di montagna gridando Marici Marici ti apre le narici! -Sì, l ho vista in televisione! Bene Roberto, veniamo a noi, seguici con la tua macchina, abbiamo una casetta sulle alture di Albenga. Ci dà le chiavi un nostro amico. Lui vuole che gli raccontiamo cosa combiniamo sul suo letto, così si eccita tantissimo. I tre salirono sulle rispettive macchine. Roberto era al settimo cielo, tra pochi minuti avrebbe vissuto un avventura erotica eccezionale. Accese la radio; era sulla frequenza di Radio Padania, trasmettevano una vecchia canzone del cantautore genovese Michele, Se mi vuoi lasciare. Cominciò a canticchiarla felice, urlando nel momento del mitico baridinbombon, a squarcia gola. Sentiva il suo membro bello a tiro. - Vedrai, maiala che non sei altro, come ti darà il salame buono il tuo Roberto. E quel finocchio del marito che si farà una sega guardando come mi chiavo sua moglie Dopo circa trenta minuti che percorrevano una strada che portava sulle alture, arrivarono davanti a una cascina seminascosta da un grosso albero di ulivo. Per accedervi bisognava passare di dietro. Intorno non c erano case. La più vicina era a circa duecento metri. Lasciarono le macchine. I tre scesero dirigendosi verso la casa. Roberto si sentiva emozionato. Davanti a lui la donna con le chiavi in mano, dietro di lui il marito. La porta si aprì e i tre entrarono. La casa odorava di umido. I mobili erano colmi di polvere, là sul banco della cucina dei bicchieri vuoti ricolmi di muffa. Roberto non si sentì subito molto a suo agio. -Vieni, accomodiamoci in camera - disse la donna. Roberto ebbe la bella sorpresa di trovare la stanza pulita e con un grande letto, ai lati due grossi specchi. C era una libreria con volumi il cui argomento era il sesso. Su un comodino c erano alcuni falli di varie dimensioni, uno dei quali era davvero incredibilmente lungo e spesso. Mentre si guardava intorno, vide la donna spogliarsi. Tirò giù la gonna, mostrando delle belle cosce in carne. Roberto amava le donne in carne, sua moglie era magra e senza forme; di seno portava la misura prima. Sentiva il membro gonfiarsi sempre di più. Si girò e vide il marito della donna uscire dalla porta. -Dove va adesso tuo marito? -Vedi quello specchio? Si può vedere tutto da dietro. Lui adesso si siederà sulla poltrona e comincerà a guardare mentre noi scopiamo. -Lo fa sempre? -Sempre. Da dieci anni non mi tocca più, mi fa scopare con gli uomini e mentre lo faccio lui si masturba guardandomi. -Allora facciamoglielo venire duro a quel cornuto! Roberto cominciò a stringere i capezzoli della donna. Ci si buttò con la bocca aperta, mentre con la lingua glieli succhiava avidamente. Le infilò una mano dentro la mutandine, aveva la vagina completamente bagnata. -Brutta troia, ti piace farti sbattere! - cominciava a dirle con la bocca vicino all orecchio. Lei ansimava e si muoveva a scatti, si toccava la clitoride ansimando sempre più forte. Roberto non resistette più. Estrasse il suo membro per infilarglielo dentro. A quel punto percepì qualcosa di strano alle sue spalle. Istintivamente si girò e quello che vide non gli 8

10 piacque affatto: dietro di lui apparve il marito della donna, completamente nudo con una verga da paura, gli piombò sulla schiena e con il suo peso lo buttò con le mani in avanti. Roberto sentì una lingua entrargli nell orecchio. Quell uomo lo voleva possedere. Fu questione di pochi secondi lo stava sodomizzando!. Cercò di divincolarsi. Se pur di grossa stazza Roberto Furlan non riusciva a liberarsi: quell uomo era molto forte. Sotto di lui c era la donna che miracolosamente non era stata affatto schiacciata dal peso dei due uomini. Lei, eccitata ancora di più, si dava da fare con la bocca sull pene di Roberto che nel frattempo si era trasformato in una limacide, comunemente detta lumaca. All inizio voleva gridare, ma qualcosa glielo impediva, dopo un po si rese conto che quella cosa gli piaceva. Più passava il tempo e più gli piaceva. Aveva scoperto che poi non era così male. Sentì ritornare l erezione dentro la bocca della donna. Un attimo dopo venne come mai in vita sua. Mezz ora dopo tutti i protagonisti erano sulle rispettive macchine, allontanandosi senza dire nulla. Roberto era sconvolto da questa esperienza, nello stesso tempo gli era piaciuta da morire. Un misto di vergogna, ma anche la consapevolezza di aver rotto un tabù e non solo quello Capì che da quel momento non sarebbe stato più come prima. Per lui aver provato qualcosa di cosi piacevole era una vera rivelazione. C erano più modi per godere e lui l aveva appena scoperto, ma dentro di se, si ripromise di non ripetere mai più l esperienza Accese radio Padania, trasmettevano Io tu e le rose di Orietta Berti. C era solo una cosa che doveva fare: trovare una farmacia. Le sue fastidiose emorroidi si facevano sentire più del solito Capitolo 4 Il caffè fa male al cuore - Dottor Marchisio, le posso assicurare che la mia società ha tutti i mezzi per poter svolgere un lavoro adeguato per la vendita del suo immobile. I prezzi sono corrispondenti al mercato attuale, credo che in pochi mesi possiamo realizzare almeno l ottanta percento delle vendite. Giovanni Perrini sentiva quello che chiamava il fluido dell acquisitore, scorrergli nelle vene. Le motivazioni per convincere l ingegner Marchisio ad affidargli l incarico di vendita del palazzo le aveva esplicate al meglio, con il suo fare convincente. Sentiva che quell incarico di vendita sarebbe stato suo. Questo avrebbe voluto dire una boccata di ossigeno per la sua attività. C erano in ballo almeno duecentomila euro di provvigioni, con quelli si sarebbe ripreso dal mezzo crack che aveva subito con una scellerata conduzione di titoli in borsa. Ci aveva rimesso quasi duecentomila euro. Tutto quello che era riuscito a mettere da parte. Negli anni ne aveva guadagnati molti di più, però la vita dispendiosa e soprattutto il suo vizio per la polvere bianca, gli avevano prosciugato il conto. Quel colpo era l occasione per risollevarsi. L ingegner Marchisio era un uomo di settanta anni. Era uno dei costruttori più corteggiati dagli agenti immobiliari, tutti pronti ad offrire i propri servizi. Negli anni aveva costruito decine di palazzi a Firenze e provincia. Riuscire a entrare nel suo giro voleva dire assicurarsi l avvenire. - Caro Perrini, lei mi è simpatico, credo anche che possa essere un buon venditore. Ma io avrei già l agenzia che si occuperebbe della vendita. 9

IL MIO CARO AMICO ROBERTO

IL MIO CARO AMICO ROBERTO IL MIO CARO AMICO ROBERTO Roberto è un mio caro amico, lo conosco da circa 16 anni, è un ragazzo sempre allegro, vive la vita alla giornata e anche ora che ha 25 anni il suo carattere non tende a cambiare,

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