Rassegna stampa. 27 luglio Responsabile : Claudio Rao (tel. 06/

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1 Ufficio stampa Rassegna stampa 27 luglio 2007 Responsabile : Claudio Rao (tel. 06/

2 SOMMARIO Pag. 3 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO:Giustizia: ddl Mastella in dirittura d arrivo, avvocati ancora critici (osservatorio sulla legalità) Pag. 4 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO: Ddl giustizia verso l ok (il sole 24 ore) Pag. 5 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO: Il rifiuto dell esame e del confronto sulle proposte concrete è pernicioso (mondo professionisti) Pag. 6 PROFESSIONI: Qualifiche professionali: per il recepimento della direttiva il Cnf chiede il rispetto dell'ordinamento nazionale (diritto e giustizia) Pag. 7 PROFESSIONI: Consiglio nazionale forense - Lettera del presidente Guido Alpa al Premier Romano Prodi, al Guardasigilli Clemente Mastella e al ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino - Roma 26 luglio 2007 (diritto e giustizia) Pag. 9 PROFESSIONI: Gli Albi si mobilitano sulle qualifiche Ue (il sole 24 ore) Pag.10 PROFESSIONI: Qualifiche, stop da Mastella (italia oggi) Pag.11 PROFESSIONI: Firme per la riforma (italia oggi) Pag.12 PROFESSIONI: Nuovi appalti, round finale (il sole 24 ore) Pag.13 PROFESSIONI: L agenda dell incontro (il sole 24 ore) Pag.14 AVVOCATI: Non dalla sola tecnica le basi dei futuri avvocati di Antonio Gambaro (il sole 24 ore) Pag.15 GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA: Processi online, obiettivo 2009 (italia oggi) Pag.16 UNIVERSITA : Corsi di laurea, via alle linee guida (italia oggi) 2

3 OSSERVATORIO SULLA LEGALITA Giustizia : ddl Mastella in dirittura d'arrivo, avvocati ancora critici Il parlamento e' alle ultime battute, prima della pausa estiva, per il voto sul ddl Mastella sull'ordinamento giudiziario. Gli avvocati pro' sono insoddisfarri dell'andamento della discussione, o per l'assenza di discussione dettata in parte alla necessita' di non far entrare in vigore la riforma Catelli, necessita' che richiede di approvare una nuova normativa entro il 31 luglio "La sostanziale rinuncia ad un esame dei contenuti del DDL di iniziativa governativa, da più parti invocata, sotto la minaccia dell'entrata in vigore della normativa approvata nella precedente legislatura commenta Valter Militi, presidente AIGA finisce con il rendere impossibile la creazione di un testo normativo condiviso sia dentro che fuori dalle Aule Parlamentari. I Giovani Avvocati, che hanno fornito il proprio contributo critico e propositivo in occasione delle audizioni presso i due rami del Parlamento prosegue Militi evidenziano come la scelta di muro contro muro su una serie di opzioni, fatta dal Governo, abbia impedito al Senato di migliorare il DdL anche su opzioni condivise da esponenti della stessa maggioranza". "Approvare un testo blindato - conclude Militi rinunciando a risolvere i nodi centrali di una riforma di sistema e ad intervenire sulle criticità significa accettare l'idea che l'impianto dovrà essere oggetto di immediata rivisitazione. Senza dimenticare che sull'ordinamento giudiziario, ritenuto erroneamente ed inaccettabilmente l'ordinamento della magistratura, si è innescato un meccanismo perverso, in base al quale ogni maggioranza di governo impone le proprie scelte sottovalutando o, peggio, ignorando le numerose questioni poste dall'avvocatura". Intanto continua l azione unitaria dell avvocatura, che vede l'oua e l'ucpi sulle stesse posizini relativamente alla questione dell'ordinamento giudiziario Alla fine di un incontro con il responsabile giustizia dello Sdi, Enrico Buemi, questa settimana, il presidente dell'oua, Michelina Grillo, ha reso noto il documento unitario sottoscritto dall Organismo Unitario dell avvocatura e dall Unione Camere Penali in cui si chiede al Consiglio Nazionale Forense e ai Consigli dell Ordine di invitare tutti gli avvocati, attualmente componenti i Consigli Giudiziari a dimettersi dall incarico istituzionale ricoperto e di dichiarare sin d ora l indisponibilità ad accettare nomine in seno al Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione e nei Consigli Giudiziari. "È la resa della Politica al potere di una parte della magistratura ha denunciato Michelina Grillo, che con il presidente dell'ucpi Oreste Dominioni, aveva partecipato anche ad un dibattito il 18 luglio, nel corso dell'astensione dorense dalle udienze. - La marginalizzazione degli avvocati con l esclusione dei consigli giudiziari è stato un atto di arroganza dettato dalla mancanza di buon senso - ha proseguito Grillo - Si è così dimostrato chi è che ha a cuore i delicati equilibri del nostro sistema giudiziario e chi, invece, si comporta come un semplice difensore dei propri interessi corporativi. Abbiamo assistito al Senato ad una contrattazione sindacale, dove non hanno alcun ruolo ed importanza i diritti dei cittadini e la tenuta di un sistema giudiziario che da anni è in uno stato di grave crisi". Il ministro Mastella aveva invece sottolineato in un'intervista che le critiche di avvocati e magistrati erano dovute ad una visione dei problemi della giustizia dai rispettivi punti di vista, e che egli aveva invece inteso mettere al primo posto - con il provvedimento presentato al parlamento - i problemi dei cittadini. Mauro W. Giannini 3

4 IL SOLE 24 ORE Ddl giustizia verso l ok È partita ieri a Montecitorio la maratona sulla riforma dell ordinamento giudiziario Il testo deve diventare legge entro la fine del mese, per evitare che entri in vigore la riforma Castelli. Il primo Pomeriggio di votazioni ha prodotto 45 emendamenti respinti su 378, e il rinvio della votazione del primo articolo a questa mattina. Critiche da parte dell opposizione, che ha accusato la maggioranza di «limitarsi a ratificare il testo già approvato al Senato», considerando i tempi ristretti, e ha invocato totem della separazione delle carriere. Intanto il ministro della Giustizia Mastella ha rivendicato la decisione di non porre la fiducia sul provvedimento, a differenza di quanto avvenne con la riforma Castelli. «Non per gusto del rischio ha detto il guardasigilli ma perché riforme di questo tipo richiedono il massimo confronto e la condivisione del Parlamento». 4

5 MONDO PROFESSIONISTI Il rifiuto dell esame e del confronto sulle proposte concrete è pernicioso L Aiga lancia un appello ai deputati sulla riforma della Giustizia Valter Militi, Presidente dei Giovani Avvocati Italiani, invita i Deputati a non rinunciare ad offrire un effettivo contributo critico nella discussione sulla riforma dell Ordinamento giudiziario. «La sostanziale rinuncia ad un esame dei contenuti del Ddl di iniziativa governativa, da più parti invocata, sotto la minaccia dell entrata in vigore della normativa approvata nella precedente legislatura commenta Valter Militi finisce con il rendere impossibile la creazione di un testo normativo condiviso sia dentro che fuori dalle Aule Parlamentari dagli operatori della Giustizia». «I Giovani Avvocati, che hanno fornito il proprio contributo critico e propositivo in occasione delle audizioni presso entrambi i rami del Parlamento prosegue Militi evidenziano come la scelta al Senato di un muro contro muro su una serie di opzioni, fatta dal Governo, abbia impedito di migliorare il Ddl anche su opzioni condivise da esponenti della stessa maggioranza». «Approvare un testo blindato - conclude Militi rinunciando a risolvere i nodi centrali di una riforma di sistema e ad intervenire sulle criticità significa accettare l idea che l impianto dovrà essere oggetto di immediata rivisitazione. Senza dimenticare che sull Ordinamento giudiziario, ritenuto erroneamente ed inaccettabilmente l ordinamento della magistratura, si è innescato un meccanismo perverso, in base al quale ogni maggioranza di governo impone le proprie scelte sottovalutando o, peggio, ignorando le numerose questioni poste dall Avvocatura». 5

6 DIRITTO E GIUSTIZIA Qualifiche professionali: per il recepimento della direttiva il Cnf chiede il rispetto dell'ordinamento nazionale Ieri il presidente del Consiglio nazionale forense ha scritto al premier Romano Prodi, al Guardasigilli Clemente Mastella e al ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino mettendo in rilievo le criticità dello schema di D.Lgs di recepimento della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali nell ambito dell Unione europea. Il riconoscimento di professioni straniere non regolamentate in Italia. Nella missiva (qui leggibile nei documenti correlati) Alpa sostiene che il testo attualmente al vaglio di Via Arenula e del ministero delle Politiche comunitarie «contiene, ai fini della definizione della definizione di cosiddette piattaforme comuni volte a facilitare la verifica della competenza professionale di soggetti che intendano ottenere il riconoscimento di qualifiche conseguite all estero, una disposizione i cui effetti potrebbero essere pregiudizievoli». L articolo 25 del D.Lgs, continua la lettera, prevede infatti che «sulla ipotesi di piattaforma elaborata dall autorità competente [...] vengono sentiti, se si tratta di professioni regolamentate, gli ordini, i collegi e le associazioni di categoria rappresentative sul territorio nazionale e, se si tratta di professioni non regolamentate nel territorio nazionale, sentite le associazioni di categoria rappresentative a livello nazionale». La disposizione, dice ancora il documento, elabora piattaforme di riconoscimento di professioni straniere non regolamentate in Italia di cui la direttiva comunitaria non si occupa. Del resto, l articolo 1 della direttiva 2005/36/CE è chiaro nello specificare che l ambito di applicazione è limitato alle professioni regolamentate o a quelle il cui esercizio è subordinato ad attestazioni di qualifica. Per cui, aggiunge ancora il leader del Cnf, prevedere la necessità di una procedura di riconoscimento rispetto ad un attività già liberamente praticabile in Italia avrebbe un effetto gravemente restrittivo della concorrenza e della libertà di iniziativa economica e professionale. E ancora «Mantenere una disposizione di questo tipo concreterebbe non solo un eccesso di delega rispetto alla legge 29/2006, che prevede il recepimento della direttiva 2005/36/CE senza alcuna integrazione del suo contenuto, ma rischierebbe di incorrere in censure delle istituzioni comunitarie stesse, giacché concreterebbe un recepimento non corretto della direttiva comunitaria». La verifica della capacità professionale spetta ai Consigli nazionali delle professioni e al ministero vigilante. Guido Alpa, nella lettera, stigmatizza anche la disposizione che prevede la consultazione con «associazioni di categoria rappresentative» anche in vista di piattaforme relative a professioni regolamentate. Tale partecipazione, afferma il presidente «è del tutto sovrabbondante, posto che l ordinamento nazionale affida ai Consigli nazionali delle professioni e al Ministero vigilante l esclusiva competenza a svolgere le procedure di verifica della capacità professionale, e sono questi soggetti, quindi, i più indicati a fornire indicazioni circa le necessità tecniche proprie di tali procedure». In effetti, si legge ancora nella lettera, una disposizione che preveda un riconoscimento pubblico per le associazioni di categoria finisce per aggirare la riforma delle professioni liberali, sulla quale si stanno impegnando in queste settimane il Parlamento e il Governo. Per questi motivi, conclude la missiva, gli avvocati italiani chiedono di eliminare il riferimento alle associazioni di categoria. (cri.cap) 6

7 Consiglio nazionale forense Lettera del presidente Guido Alpa al Premier Romano Prodi, al Guardasigilli Clemente Mastella e al ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino Roma 26 luglio 2007 Oggetto: recepimento della direttiva comunitaria 2005/36/CE in materia di «riconoscimento delle qualifiche professionali» Eccellenze, avuto notizia che si è proposto di inserire nello schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali nell'ambito dell'unione europea mi corre l'obbligo, nella mia qualità e, nell'esercizio delle competenze affidate dalla legge al Consiglio Nazionale Forense, di sottoporre alla Loro attenzione le argomentazioni giuridiche in base alle quali la proposta disposizione appare palesemente in contrasto con la disciplina costituzionale e con la stessa normativa europea a cui si vorrebbe dare attuazione. Il testo attualmente al vaglio delle Amministrazioni cointeressate e che sarà sottoposto alla attenzione del Consiglio dei Ministri contiene, ai fini della definizione di cosiddette piattaforme comuni volte a facilitare la verifica della competenza professionale di soggetti che intendano ottenere il riconoscimento di qualifiche conseguite all'estero, una disposizione i cui effetti potrebbero essere pregiudizievoli. In particolare, all'art. 25, primo e secondo comma, dello schema si prevede che «sulla ipotesi di piattaforma elaborata dall'autorità competente [...] vengono sentiti, se si tratta di professioni regolamentate, gli ordini, i collegi e le associazioni di categoria rappresentative sul territorio nazionale e, se si tratta di professioni non regolamentate nel territorio nazionale, sentite le associazioni di categoria rappresentative a livello nazionale». Segue una dettagliata procedura atta all'individuazione e alla registrazione delle associazioni di categoria «rappresentative a livello nazionale». Un primo aspetto di rilevante difetto della disposizione è nel riferimento alla elaborazione di piattaforme di riconoscimento di professioni straniere non regolamentate in Italia: innanzitutto la direttiva comunitaria non si occupa di questo aspetto, essendo chiaro l'art. 1 dell'atto normativo comunitario nello specificare che l'ambito di applicazione è limitato alle professioni regolamentate o a quelle il cui esercizio è subordinato ad attestazioni di qualifica. Perciò prevedere la necessità di una procedura di riconoscimento rispetto ad un'attività già liberamente praticabile in Italia avrebbe un effetto gravemente restrittivo della concorrenza e della libertà di iniziativa economica e professionale. Mantenere una disposizione di questo tipo concreterebbe non solo un eccesso di delega rispetto alla legge 25 gennaio 2006, n. 29, che prevede il recepimento della direttiva 2005/36 senza alcuna integrazione del suo contenuto, ma rischierebbe di incorrere in censure delle istituzioni comunitarie stesse, giacché concreterebbe un recepimento non corretto della direttiva comunitaria. In secondo luogo deve essere sottolineata la grave criticità anche della prima parte della disposizione citata, ove si prevede la consultazione con «associazioni di categoria rappresentative» anche in vista di piattaforme relative a professioni regolamentate. La partecipazione di associazioni di diritto privato nella consultazione relativa all'individuazione di criterî di verifica della competenza professionale è del 7

8 tutto sovrabbondante, posto che l'ordinamento nazionale affida ai Consigli nazionali delle professioni e al Ministero vigilante l'esclusiva competenza a svolgere le procedure di verifica della capacità professionale, e sono questi soggetti, quindi, i più indicati a fornire indicazioni circa le necessità tecniche proprie di tali procedure. Si crea, invece, una sovrastruttura burocratica di difficile comprensione, istituendo una categoria privilegiata di associazioni ed un procedimento di verifica della rappresentatività che costituisce un onere ulteriore a carico delle Amministrazioni, del tutto sproporzionato allo scopo perseguito. Senza aggiungere che una disposizione che preveda un riconoscimento pubblico per le associazioni di categoria, a qualsiasi fine essa sia prevista, finisce per aggirare e sopravanzare surrettiziamente la riforma delle professioni liberali, sulla quale si stanno impegnando in queste settimane il Parlamento ed il Governo. Il recepimento della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali, dovrebbe invece rimanere il più fedele possibile agli obiettivi della direttiva medesima e non è affatto auspicabile che anticipi profondi cambiamenti nel sistema italiano delle professioni, per di più al di fuori della sede propria, che è, con tutta evidenza, la riforma delle professioni stesse. La forte e pressante richiesta degli avvocati italiani, perciò, non può essere che nel senso di eliminare il riferimento alle associazioni di categoria dai commi primo e secondo dell'art. 25, sopprimendo conseguentemente il terzo comma. Colgo l'occasione per porgere cordiali saluti. Avv. Prof. Guido Alpa 8

9 IL SOLE 24 ORE Attività senza confine. Proteste da Cnf e Cup Gli Albi si mobilitano sulle qualifiche Ue Il perimetro di applicazione della direttiva sulle qualifiche professionali «è limitato alle professioni regolamentate o a quelle il cui esercizio è subordinato ad attestazioni di qualifica». Ogni altra patente di riconoscimento delle professioni senz Albo «costituisce un eccesso di delega» e «finisce per aggirare e sopravanzare surrettiziamente la riforma delle professioni liberali». Una contestazione tutta giocata sul piano strettamente tecnico-giuridico quella inviata alla vigilia del Consiglio dei ministri che dovrà esaminare, in prima lettura, lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2005/36/Ce dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, all indirizzo del presidente Romano Prodi, del Guardasigilli Clemente Ma- stella e del ministro per le Politiche comunitarie, Emma Bonino. Secondo le argomentazioni giuridiche di Alpa, l articolo 25 dello schema di decreto legislativo appare non solo in contrasto con la disciplina costituzionale, ma rischia anche la censura delle stesse istituzioni comunitarie per recepimento non corretto. Così come «è del tutto sovrabbondante» la consultazione di associazioni di professionisti ordinistici, nella predisposizione di criteri formativi, laddove verifica e capacità professionali sono già affidati a Ordini e ministero della Giustizia. Dunque, gli avvocati chiedono l eliminazione di ogni riferimento alle associazioni nei commi 1 e 2 dell articolo 25. Con conseguente soppressione del terzo, che ne delineava i termini per la rappresentanza Una posizione espressa al Guardasigilli con distinta e sintetica missiva anche da Raffaele Sirica, alla guida del Cup (il coordinamento degli Ordini e dei Collegi). Ma dalle politiche comunitarie nessuna retromarcia. La preoccupazione è che all elaborazione di piattaforme di riconoscimento di professioni straniere ma non codificate dal legislatore nazionale l Italia non abbia nessuno da mandare al tavolo del negoziato, subendo decisioni altrui. «Per questo spiegano dal ministero un effettiva attuazione dell articolo 15 della direttiva 2005/36/Ce impone di individuare soggetti in grado di delineare o approvare i contenuti minimi di un percorso formativo condivisibile con gli altri Paesi Ue. Non è un surretizio riconoscimento, se non per una competenza specifica sulle piattaforme comuni». Infine, una rassicurazione «Nessuno - affermano dal ministero intende ridimensionare gli Ordini sulle piattaforme comuni. Abbiamo disciplinato il molo che spetta allo Stato italiano. Ma l iniziativa di formulare progetti sui criteri formativi verrà lasciata agli organismi rappresentativi delle professioni». Laura Cavestri 9

10 ITALIA OGGI Dal Mingiustizia le modifiche alla bozza di dlgs. E il Cup scrive al ministro Qualifiche, stop da Mastella Regolamentazione ad hoc per le associazioni Lo stop al riconoscimento delle libere associazioni nella direttiva qualifiche è opera del ministero della giustizia. Che, vista la bozza di dlgs di recepimento presentata qualche settimana fa, è intervenuto per far cambiare rotta alle politiche comunitarie. Perché altre sono le sedi competenti per la disciplina delle professioni non regolamentate. A motivare le modifiche apportate al dlgs di recepimento della direttiva qualifiche, oggi in consiglio dei ministri, è il capo di gabinetto del ministero per il commercio internazionale e le politiche europee, Gianfranco Dell'Alba. «Il nostro approccio non è quello che emerge dall'ultima versione», ha spiegato, «nella prima bozza abbiamo voluto infatti specificare le professioni non regolamentate. Poi sono intervenute altre amministrazioni, e il Mingiustizia in particolare, per dire che non toccava a noi disciplinare le libere associazioni, che invece necessitano di una specifica regolamentazione». Quanto poi alla limitazione della partecipazione di ordini e associazioni alle piattaforme comuni, Dell'Alba assicura che «questo aspetto verrà specificato meglio in consiglio dei ministri. È emersa infatti la necessità di disciplinare le piattaforme, ma questo non vuol dire che ordini e associazioni non possano presentarle alla Commissione europea». E proprio al ministro della giustizia, Clemente Mastella, si è rivolto ieri il Cup, attraverso una lettera firmata dal presidente Raffaele Sirica (architetti). Nel dettaglio, l'accusa è rivolta al punto 2 dell'articolo 25 sulle piattaforme comuni, dove si prevede, anche per le professioni organizzate in ordini, la consultazione delle associazioni di categorie rappresentative sul territorio nazionale. «In spregio alla legge italiana», si legge nella lettera, «che attribuisce in via esclusiva la rappresentanza istituzionale al sistema ordinistico». E ancora, il presidente del Cup contesta il punto 3, dove «si continua impropriamente a fare riferimento alle professioni non regolamentate, in spregio alla stessa direttiva che circoscrive espressamente il suo ambito applicativo alle professioni regolamentate». Il punto, insomma, è che per il Cup la parola associazioni va abolita dal testo. Perché la direttiva europea si riferisce a quelle anglosassoni, che equivalgono alle professioni regolamentate italiane. Sonore critiche allo schema di dlgs anche da parte di chi è stato relatore della direttiva, l'europarlamentare Stefano Zappalà. «Il dlgs di recepimento», ha spiegato, «in molti punti non è conforme alla direttiva, e non solo all'articolo 25. Per esempio, non va bene la definizione di professione regolamentata, e poi ci sono tutta una serie di questioni che fanno riferimento alle associazioni. Insomma, il testo, così com'è, viola i dettami europei». Anche il Colap, infine, ha preso una posizione unitaria sul nuovo testo. Che non va poi così male. «Se dovesse uscire questo testo dal consiglio dei ministri», ha dichiarato il presidente Giuseppe Lupoi, «a noi andrebbe bene. Per le piattaforme comuni, quello che ci interessava era essere rappresentativi». Anche per Arvedo Marinelli (Ancot), vicecoordinatore del Colap, «è già di per sé positivo il fatto che possiamo essere sentiti». Gabriele Ventura 10

11 ITALIA OGGI Gli ordini rilanciano la raccolta di sottoscrizioni per una pdl Firme per la riforma Il riordino va fatto al più presto Gli ordini non mollano la presa per la raccolta di firme del progetto di iniziativa popolare sulla riforma dell'ordinamento delle professioni intellettuali. Anzi, in occasione di un convegno che si è svolto a Pescara il 20 luglio, hanno rilanciato con più forza l'iniziativa, invitando tutti i professionisti ad aderire a questa proposta che interessa 29 professioni regolamentate, che raccolgono complessivamente 1,820 milioni di professionisti. Una proposta di legge che vuole fornire un contributo al parlamento perché quello del ministro della giustizia, Clemente Mastella, secondo i promotori dell'iniziativa popolare, presenta una serie di imperfezioni e troppe deleghe al governo. E in attesa di conoscere la proposta Mantini, che, slittata ormai a settembre, continua a tenere con il fiato sospeso gli ordini. «Il timore è, infatti», come ha dichiarato il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, Berardino Cantalini, «che anche questa volta non si approdi a nulla di concreto, dopo oltre 15 anni che si parla di riforma delle professioni». Una preoccupazione giustificata anche dal fatto che, come ha precisato il presidente del Cnpi, l'ordinamento che regola la professione risale al 1929 e i profili professionali del perito industriale al 1961, «mentre la nostra è una professione che deve essere aggiornata di continuo», sia per tenere il confronto con gli altri paesi europei sia per bloccare l'invasione di tutti quei tecnici che arrivano dall'estero. Insomma, secondo Cantalini, la riforma delle professioni non solo va fatta al più presto «ma va fatta valorizzando l'opportunità di un accorpamento razionale degli ordini. Un'operazione necessaria per dare continuità, soprattutto generazionale, alle professioni tecniche». Con questa proposta di legge, ha poi dichiarato Pietro De Paola, presidente del comitato promotore, «ci siamo svincolati sia dal centro-destra sia dal centro-sinistra. Aspettiamo di leggere la proposta Mantini, ma nel frattempo non molliamo e andiamo avanti con il nostro testo, che è asettico». Tra gli obiettivi della pdl ci sono alcuni principi inderogabili che vanno dal ripristinare i minimi tariffari facendo attenzione a salvaguardare la qualità della prestazione al garantire la permanenza dei professionisti in tutti i centri, anche i più piccoli, fino a garantire l'autonomia del sapere e l'autonomia della libertà dei professionisti. «A questa autonomia», ha commentato l'assessore comunale alle libere professioni di Pescara, Carmine Ciofani, «non vogliamo rinunciare. Il mio assessorato, che a Pescara rappresenta circa 10 mila persone», ha aggiunto, «si schiera a fianco di questa iniziativa, che offre la possibilità di arricchire il dibattito e il confronto, stigmatizzando alcuni punti deboli della proposta avanzata dal ministro Mastella». Dal canto suo, il presidente nazionale del Cup, Raffaele Sirica, ha invece spiegato che si punta a mantenere e rafforzare il valore legale del titolo di studio e a mantenere ordini e collegi, che devono essere una garanzia al servizio del cittadino, che così vede assicurate le caratteristiche del professionista e della prestazione in termini di qualità. 11

12 IL SOLE 24 ORE Consiglio dei ministri. Esame definitivo del testo che riscrive te regole sospese fino al 1 agosto Nuovi appalti, round finale All ordine del giorno il recepimento di 19 direttive comunitarie Sarà Palazzo Chigi a sciogliere i nodi su appalti e qualifiche professionali. Approdano infatti questa mattina all esame di un Consiglio dei ministri particolarmente affollato, tra gli altri, il decreto correttivo del Codice dei contratti pubblici e il provvedimento incaricato di recepire la direttiva 2005/36/Ce sulle qualifiche professionali. E se per quest ultimo che riunisce le norme sul riconoscimento delle qualifiche e sui diversi profili professionali si tratta dell esame preliminare (si veda il servizio in pagina), per il decreto correttivo del Codice degli appalti è l ultimo passaggio di un lungo iter. Un via libera molto atteso, perché il provvedimento dovrebbe entrare in vigore entro il 1 agosto. Solo fino a quella data infatti sono sospese alcune parti del Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 163 del 2006), come la trattativa privata, la liberalizzazione dell appalto integrato di progettazione ed esecuzione e il dialogo competitivo. Punti sui quali interviene proprio il decreto correttivo. Sotto esame 19 direttive. Complice l avvicinarsi delle scadenze fissate per il recepimento a infoltire l ordine del giorno della riunione di oggi sono venti decreti legislativi che attuano 19 direttive comunitarie tre dei quali cercano il sì definitivo di Palazzo Chigi. Tra questi, i decreti che inaspriscono il contrasto alle pratiche commerciali scorrette e alla pubblicità ingannevole (attuati- vi della direttiva 2005/29/Ce). In particolare, il primo decreto riscrive inpiù puntiil Codice del consumo (decreto legislativo 206/2005). Il provvedimento vieta le pratiche commerciali sleali nei rapporti tra professionisti e consumatori, vale a dire quelle «ingannevoli», con informazioni non vere o idonee a far cadere in errore il consumato- re, e quelle «aggressive», che ricorrono a molestie o anche alla forza fisica, per convincere il consumatore a prendere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso. Per tutelare i cittadini, il provvedimento punta sull Antitrust che, d ufficio o su richiesta degli interessati, può fermare le pratiche scorrette ed eliminare. gli effetti. Al Garante anche il potere di applicare sanzioni più pesanti (fino a 200mila euro) rispetto a quelle attuali. Cerca il sì definitivo anche il provvedimento attuativo della direttiva 2004/u4/Ce che, modificando il Testo unico sull immigrazione (decreto legislativo 286 del 1998), integra le regole per l ammissione in Italia degli studenti provenienti da Paesi extra-ue. Tra l altro sì concede allo straniero che ha un permesso di soggiorno per studio di proseguire la formazione anche con se cambia corso di laurea e di passare più facilmente da un altro Paese Ue all Italia senza chiedere il visto d ingresso. Sono, invece, all esame preliminare il decreto legislativo che recepisce la terza direttiva anti-riciclaggio (2005/60/Ce), che dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri senza correzioni rispetto alla bozza diffusa nelle scorse settimane, e il provvedimento sulla transparency che attua la direttiva 2004/109/Ce. Primo sì anche per il decreto attuativo della direttiva 2005/19/Ce, che estende (come anticipato dall agenzia Radiocor) la neutralità fiscale già concessa alle scissioni totali agli spin off di uno o più rami aziendali delle società con sedi in Paesi Ue diversi. Le altre misure. Oltre al pacchetto europeo figura, tra gli altri, il decreto corretti- vo all esame preliminare del Codice ambientale (decreto legislativo 152 del 2006) che riscrive le norme su Via e Vas. Primo passaggio al Consiglio dei ministri anche per il decreto legislativo che attua la legge i del 2007 per il raccordo scuola-università. Dovrebbe invece slittare l esame del disegno di legge di riforma dell editoria e del decreto legge con il rinvio per l intramoenia dei medici. Valentina Maglione 12

13 IL SOLE 24 ORE L agenda dell incontro Regole Ue al sì finale. Sono tre i decreti legislativi attuativi di direttive comunitarie all esamedefinitivo del Consiglio dei ministri di oggi: uno dedicato alle pratiche commerciali scorrette e l altro alla pubblicità ingannevole, che recepiscono entrambi la direttiva 2005/29. Secondo passaggio a Palazzo Chigi anche per il decreto che attua la direttiva 2004/114 sull ingresso degli studenti extracomunitari Direttive al primo esame. Esame preliminare per 17 decreti che attuano altrettante direttive Ue. Si tratta della 2005/36 sulle qualifiche professionali, della 2005/60 sulla lotta al riciclaggio, della 2004/109 che modifica la direttiva Mifid, della 2005/19 che estende la neutralità fiscale alle scissioni parziali tra società che hanno sede in Paesi Ue diversi e della 2005/14 sulla Rc auto. Agevola i risarcimenti per ca subito un reato in un Paese diverso da quello di residenza il decreto che attua la direttiva , mentre regolano lo status di rifugiato e la procedura per chiedere protezione umanitaria i provvedimenti che attuano le direttive 2004/83 e 2005/85 ed è dedicato all ammissione dei ricercatori extra-ue il decreto che recepisce la direttiva 2005/71. Arrivano all esame di Palazzo Chigi anche i decreti che recepiscono le direttive 2004/36 (sicurezza degli aeromo bili di Paesi extra-ue che utilizzano aeroporti comunitari), (prescrizioni per salvaguardare i lavoratori esposti ai campi elettromagnetici), 2004/108 (ravvicinamento delle legislazioni sulla compatibilità elettromagnetica), 2004/113 (parità di trattamento per l accesso a beni e servizi), 2005J28 (medicinali in fase di sperimentazione a uso umano), 2005/33 (tenore di zolfo nei combustibili marittimi), 2004/23 (donazione di tessuti e cellule umani) e 2004/41 (sicurezza alimentare) Appalti. Ultimo sì per il decreto correttivo del Codice dei contratti pubblici (Olgs 163! 06) Misure all esame preliminare. Primo giro per il decreto legislativo che regola «Via» e «Vas», per il provvedimento che attua il collegamento tra scuola e università e per due Dpr che riorganizzano il ministero degli Esteri e gli uffici di diretta collaborazione del ministro Altri interventi. All ordine del giorno anche una direttiva del presidente del Consiglio con misure per le vittime del terrorismo e delle stragi e un Dpr che estende l ecobonus alle bisarche 13

14 di Antonio Gambaro IL SOLE 24 ORE INTERVENTO Non dalla sola tecnica le basi dei futuri avvocati Il problema dell accesso alle professioni legali non può prescindere del tutto da un esame della preparazione universitaria. Molte sono le lamentele. in proposito. In esse si nascondono alcune esagerazioni. Certo, lo studente che non frequenta e si limita ad apprendere lungo un arco di tempo prolungato il contenuto sommario di un singolo manuale, esce da una facoltà di giurisprudenza con una laurea in tasca e una preparazione professionale lamentevole. Studenti frequentanti facoltà di buona tradizione acquistano una preparazione eccellente, come si constata in occasione di confronti internazionali. La criticità dei nostri studi universitari non risiede nella scarsa preparazione che possono offrire, quanto nella loro eccessiva durata; la quale dipende in larga misura dall inutile nozionismo di molte discipline che si vogliono privilegiare nel piano di studi perché vicine alla pratica. Solo che dalla pratica forense gli studenti sono cronologicamente lontani. Nel tempo necessario a completare l iter formativo e superare i concorsi, molti dati normativi faticosamente appresi a memoria saranno mutati, o il loro ricordo sarà svanito. L università dovrebbe limitarsi a fornire una cultura giuridica di base e gli strumenti intellettuali per continuare ad apprendere, lasciando alle Scuole forensi, più vicine all ingresso nella vita professionale, il compito di fornire le nozioni maggiormente connesse alla pratica. Sino a quest ultimo passaggio una formazione unitaria e generale è preferibile a precoci specializzazioni per le quali manca il necessario collaudo vocazionale Il modello di formazione muta bruscamente segno solo dopo l inizio dell attività professionale. L avvocato, il giudice e anche il notaio non emergono nei rispettivi campi di attività perché vi giungono preparato, ma perché si preparano tutti i giorni: studiando le questioni impreviste e imprevedibili, aggiornandosi sulle novità e giurisprudenziali e anche perché si riservano uno spazio per riflettere sulle dinamiche che li circondano In un assetto di formazione permanente le specializzazioni sono inevitabili: più accentuate nei grandi centri urbani; a compasso maggiormente allargato in altri contesti; ma, contrariamente a quanto accade nel periodo delta formazione scolastica, il professionista tuttologo è un essere che ha la sola caratteristica di non esistere. E nella fase della formazione permanente che emergono in modo assai netto i benefici effetti di un adeguata preparazione culturale di fondo. Purtroppo si ha la sensazione che tale preparazione culturale di fondo sia più connessa all ambiente familiare o sociale da cui lo studente proviene che non il frutto di mia trasmissione pubblica del sapere. Molte possono essere le cause di questa lacuna. Non ultima la tendenza demiurgica di molti a pensare alla formazione del giovane avvocato, giudice o notaio, come, secondo la lettera del racconto biblico,dio pensò all uomo: a propria immagine e somiglianza e quindi già munito di tutte le conoscenze che il demiurgo ha appreso nel corso degli anni. Non vi sono molti modelli del passato da imitare in quest epoca di veloci mutamenti; ed è eccessiva l enfasi posta sulla preparazione tecnica, che poi significa conoscenza dei dati normativi e giurisprudenziali del momento, la quale è più facile da accertare in sede di concorso o esame. Intendiamoci, tali conosceure sono assolutamente indispensabili, ma questa ovvia direttiva dice poco circa il problema cruciale che consiste nell individuare il grado di conoscenze esigibili ai fini dell ingresso nella vita professionale e il suo rapporto ottimale con altre doti intellettuali indispensabili. Il professionista oggi non può vivere di ricordi: si forma e si accultura nell esercizio della professione; ma vi deve giungere con un bagaglio di conoscenze linguistiche e culturali adatte al mondo globale in cui vivrà. Al riguardo è difficile fare previsioni. Salvo una: il mondo economico e sociale sarà sempre più intessuto da regole giuridiche: per le professioni legali non c è alcuna avvisaglia di tramonto. Il numero degli avvocati, si dice, è eccessivo. Questo è vero se si pensa all avvocato come al patrono di liti e controversie. Qui il limite è dato dalla capacità,già superata, del sistema di dirimerle. Non sembra che l avvocato del futuro possa essere un litigator, come si dice in America. L attuale popolazione di avvocati può sopravvivere solo se smette di pensare che la lite sia l unica fonte sicura di guadagno e prestigio e inizia a concepire la professione di avvocato come servizio volto a rendere meno disagevole la vita altrui. 14

15 IL SOLE 24 ORE Per Consiglio di Stato e Tar Processi online, obiettivo 2009 Gli avvocati potranno andare meno spesso in tribunale. Almeno, per ora, in quelli amministrativi. Dall obiettivo di accelerare i processi amministrativi conl uso delle tecnologie nasce l intesa tra ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, e presidente del Consiglio di Stato, Egidio Schinaia. Un intesa che punta a creare una sorta di fascicolo virtuale, aggiornato in ogni fase del processo, dal deposito del ricorso alla pubblicazione del provvedimento finale, e consultabile online da tutte le parti che ruotano attorno al procedimento: magistrati e avvocati in primis. Questi ultimi potranno evitare di recarsi fisicamente in tribunale, per esempio, per leggere i registri: tutti i documenti prodotti dalle parti durante lo svolgimento del processo amministrativo entreranno, infatti, nel fascicolo digitale. L intesa tra ministero della Funzione pubblica e Consiglio di Stato, che prevede uno stanziamento di u milioni di euro, ripartiti tra Governo (3 milioni) e Consiglio ( milioni all anno per tre anni), nelle intenzioni del ministro dovrebbe concretizzarsi in tempi rapidi. «Si procederà a macchia di leopardo ha spiegato Nicolais e ci auguriamo che la copertura di tutte le sedi possa essere completata entro il 2009». E quella della giustizia amministrativa sarebbe una prima fase, perché l intento, ha detto il presidente del Consiglio di Stato, «è estendere la digitalizzazione anche alla giustizia penale e a quella civile e contabile». Il protocollo si propone di intervenire in tre direzioni. Il primo obiettivo riguarda la creazione di un vero e proprio processo in forma digitale, a partire dalla resa informatizzata degli atti e dall interazione delle componenti del processo (i difensori, la segreteria, i magistrati) e i relativi dati e documenti. A questo scopo viene attivata una modalità di accesso unico ordine per avvocati, rappresentanti delle parti, consulenti. La parola d ordine è trasparenza, ma anche semplificazione delle procedure, attraverso la creazione di banche dati: per vedere, per esempio, i ricorsi simili o riunirli per materia. Secondo obiettivo del protocollo la continuità del servizio, rendendo omogeneo il funzionamento degli Uffici del Tar e dei Consiglio di Stato, e le modalità per fronteggiare le possibili criticità tecniche del sistema. Infine, il protocollo punta a mettere ordine nel panorama estremamente vario dei ricorsi al Tar. Il carico di lavoro è gravoso, soprattutto presso i Tar di Lazio e Campania, con circa 100 mila ricorsi giacenti senza dati o con una registrazione parziale dei dati: quelli contenuti negli archivi locali saranno trasferiti dal vecchio al nuovo sistema informatico centrale. Questo, già in funzione nei Tar di Ancona, Aosta, Genova, l Aquila, Latina, Brescia, Trieste, diventerà operativo entro l estate a Torino, Parma e Pescara. Le linee guida Processo digitale e punto unico di accesso Nel processo digitale vengono informatizzati gli atti, i dati e documenti di tutte Le parti in causa. Gli utenti esterni accedono da un punto unico online alle informazioni Continuità di servizio e disaster recovery. Previste modalità comuni di funzionamento degli uffici del Tare Consiglio di Stato, con adeguate risorse per risolvere le criticità Registrazione e completamento dei dati sui ricorsi arretrati. I dati assenti o incompleti dei ricorsi al Tar negli archivi locali verranno completati e passeranno al nuovo sistema informatico centrale 15

16 ITALIA OGGI Firmato da Mussi il decreto con le nuove regole Corsi di laurea, via alle linee guida Nuove regole per gli atenei italiani: requisiti minimi, obiettivi formativi, numero massimo di docenti per corso di laurea. Eccole qui, nero su bianco, le attese linee guida contenute nel decreto emanato ieri dal ministro dell'università e della ricerca Fabio Mussi. Una sorta di vademecum a cui gli atenei dovranno attenersi per istituire e attuare i corsi di studio delle nuove lauree triennali e magistrali. Un provvedimento, la cui urgenza era stata sollecitata, solo pochi giorni fa, dalla Conferenza dei rettori delle università italiane, che lamentava un ritardo tale da mettere in difficoltà le università nella progettazione dei corsi che dovranno essere attuati gradualmente a partire dal Vengono così fissati con precisione gli obiettivi formativi della laurea e della laurea magistrale, indirizzando la competizione tra gli atenei verso la qualità. Una delle caratteristiche a cui le università si dovranno uniformare sarà quella di seguire regole di trasparenza al fine di orientare in maniera chiara la scelta dello studente. Ma non solo, perché nel testo ci sono indicazioni precise su tutti quei requisiti di tipo quantitativo: dal numero dei docenti alla tipologia degli stessi per poter attivare un corso di laurea triennale e magistrale: si passa a 12 e otto in vista di una riduzione del numero complessivo delle lauree su tutto il territorio nazionale e di un miglioramento della qualità dell'offerta formativa. Almeno la metà dei docenti dovrà, poi, essere dei settori disciplinari che caratterizzano il corso di laurea. E il ministero ha pensato anche a delle eccezioni, nel caso in cui ci siano dei corsi di laurea sdoppiati nella stessa sede perché troppo affollati o per quelle università non statali che dovranno comunque adeguarsi, seppur gradualmente, presentando un piano triennale da sottoporre, poi, all'approvazione degli organi universitari competenti. Nelle linee guida si indicano anche alcune specifiche azioni da intraprendere, soprattutto per favorire la mobilità degli studenti. Ma anche le tendenze da correggere, a fronte del fatto che gli atenei saranno poi sottoposti a valutazione da parte dell'agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario. Il decreto sarà a giorni inviato alla Corte dei conti per la registrazione. Dopo l'estate quindi gli atenei potranno iniziare a lavorare sulle prime modifiche. Benedetta P. Pacelli 16

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