Atti Parlamentari 17 Camera dei Deputati

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1 Atti Parlamentari 17 Camera dei Deputati rappresenta il mio punto di non condivisione, l unico, in questa mozione. Abbiamo un Corpo, infatti, che, nel 2011, ha dato dei numeri eccezionali: quando si parla di controlli ad esempio quelli svolti a Milano, nella tanto reclamizzata operazione, oppure a Cortina e si dice che vi sono 120 esercizi commerciali controllati, vorrei ricordare che, nel 2011, la Guardia di finanza ha effettuato 800 mila controlli strumentali. Basti pensare, poi, che il vero contrasto alla criminalità organizzata viene portato avanti proprio dalla Guardia di finanza, con numeri incredibili. Nel 2011, sono stati avviati accertamenti patrimoniali riguardanti soggetti, di cui persone fisiche e persone giuridiche, arrivando, addirittura, al sequestro di ben 3 miliardi di euro, di cui confiscati circa 946 milioni di euro. In altri termini, quasi un miliardo di euro è già entrato nelle casse dello Stato, arrivando, addirittura, al sequestro di pezzi tra appartamenti, auto e aziende che la criminalità organizzata ormai utilizza, perché si inserisce sempre di più nel tessuto economico. Rispetto a questa situazione, noi abbiamo un patrimonio importante che è, appunto, l operatività capillare e quotidiana della Guardia di finanza. Ad esempio, l altro giorno, a Milano, sono stati impiegati i vigili urbani per svolgere controlli sulle auto di grande cilindrata per avere un attività dedicata al controllo fiscale. Ebbene, mi sembra che, in questo modo, diventiamo un Paese nel quale ognuno vuole fare il mestiere dell altro, perché, probabilmente, quell «ognuno» non svolge per bene il proprio mestiere. Forse, è meglio che i vigili urbani di Milano restino dedicati alle loro attività concernenti il traffico, altrimenti ci saranno doppie file e morti. Badassero all inquinamento! PRESIDENTE. La invito a concludere. FRANCESCO BARBATO. La Guardia di finanza, invece, nel 2011, ha effettuato 45 mila controlli: ecco come si controllano le auto di grossa cilindrata e, soprattutto, le auto sospette! Per questa ragione, noi riteniamo ed io ritengo che la militarità sia un moltiplicatore di efficienza nell operatività. Noi abbiamo bisogno di uno Stato e, quindi, di un sistema fiscale che funzioni sempre meglio, che sia sempre più rigoroso, più autorevole, più forte e più determinato. Questa è la militarità. Altro che renderlo più rammollito, altro che svuotarlo! Noi non possiamo seguire i radicali nelle battaglie concernenti la smilitarizzazione della Guardia di finanza: noi siamo l Italia dei Valori e, a differenza loro, non stiamo con la testa tra le nuvole. Di questo passo, va a finire che li seguiremo anche sul tema dell amnistia! Noi, invece, vogliamo uno Stato forte, un sistema fiscale efficiente. Essere attuali significa trovare anche i punti d intesa con l altro grande alleato con il quale dobbiamo costruire un alternativa di Governo seria per questo Paese. Il Partito Democratico, nella sua mozione, alla lettera l) dell impegno, prevede che si rafforzi la Guardia di finanza. PRESIDENTE. Deve concludere. FRANCESCO BARBATO. Pertanto noi, su temi fondamentali quali il fisco, dobbiamo parlare lo stesso linguaggio. È questa la ragione per la quale e concludo, signor Presidente, ringraziandola per la disponibilità che ci ha concesso chiediamo di rinforzare e continuare il contrasto all evasione fiscale, naturalmente, tenendo forti e solidi quei punti importanti, quali, appunto, la Guardia di finanza, che rappresenta un tassello importante del sistema fiscale italiano che non possiamo storpiare. Anzi, noi, l Italia dei Valori, il partito della legalità, il partito del rigore, il partito che ha bisogno di più ordine siamo per la militarità, nell interesse del Paese, per contrastare davvero evasori, mafiosi, potenti e prepotenti rispetto ai quali abbiamo bisogno di uno Stato forte. PRESIDENTE. È iscritto a parlare l onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà. ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, il peso dell evasione e dell elusione

2 Atti Parlamentari 18 Camera dei Deputati fiscale nel nostro Paese come hanno evidenziato altri colleghi intervenuti prima di me è divenuto davvero insopportabile, ciò a causa della sua dimensione: infatti, per quanto non vi siano stime certificate sul valore dell evasione e dell elusione, è consolidata la convinzione che siano circa 120 i miliardi di euro sottratti all erario ogni anno e che 120 miliardi rappresentino davvero una cifra enorme ed enormemente scandalosa. Ciò anche perché, mentre si taglia la spesa pubblica, riducendo i servizi che lo Stato offre ai cittadini, mentre si aumentano le tasse per far fronte alle necessità imposte dalle condizioni della finanza pubblica, risulta davvero insopportabile che si sottraggano annualmente risorse così ingenti allo Stato attraverso l evasione fiscale. Il mancato gettito derivante da un elevata evasione e da un altrettanta elevata elusione fiscale, costituisce uno degli ostacoli principali alla disponibilità di risorse aggiuntive da destinare alla crescita e anche un ostacolo alla migliore redistribuzione delle risorse pubbliche. La lotta all evasione fiscale è, infatti, soprattutto, una lotta per l equità del nostro sistema fiscale. Noi riteniamo che sia la battaglia principale per rendere più equo il nostro sistema fiscale. Da più parti, ogni volta che si licenzia una manovra, si richiamano il Governo e le istituzioni a considerare le difficoltà che quella manovra impone, soprattutto dal punto di vista dell equità fiscale. Da più parti, quando si fanno scelte di politica economica, ci si richiama ad uniformarsi al criterio dell equa distribuzione dei carichi fiscali e, poi, nel nostro Paese, si consente agli evasori di squilibrare enormemente il peso di tali carichi tra i cittadini. Vorrei citare soltanto qualche dato, perché è davvero singolare che, in un Paese come il nostro, su 41 milioni 500 mila contribuenti, soltanto lo 0,16 per cento, più o meno, dichiari più di 200 mila euro l anno, questo è un dato che la dice lunga sulla dimensione dell evasione e dell elusione fiscale nel nostro Paese. La politica e le istituzioni devono essere, dunque, più coraggiose. È assolutamente giusto affermare che l alta pressione fiscale, associata peraltro ad un livello scadente dei servizi offerti dallo Stato, rappresenti uno straordinario incentivo ad evadere le tasse, ma è assolutamente sbagliato far diventare questa circostanza un alibi o, almeno, nel migliore dei casi, un attenuante all evasione fiscale. E, soprattutto, è assolutamente sbagliato che a farlo siano la politica e gli uomini delle istituzioni, come tante volte è accaduto nel nostro Paese, anche da parte di uomini di Governo, negli anni passati. Ha ragione il Presidente Monti: «Chi oggi evade le tasse, reca danno ai concittadini» così egli ha affermato qualche giorno fa «ed offre ai propri figli un pane avvelenato», rendendoli, peraltro, «cittadini di un Paese non vivibile». Non ci deve essere, certo, un intento vessatorio, ma è giusto che lo Stato abbia il coraggio di inviare segnali diversi rispetto a quelli che, per anni, ha lanciato attraverso i condoni e gli scudi fiscali. Arriverei a dire che non sarebbe neanche sbagliato che si inserisse in Costituzione come qualcuno ha proposto il principio per il quale i condoni sono illegittimi: non ci si può, infatti, stupire del livello dell evasione, se lo Stato per primo non dà certezza della sua volontà di percepire da tutti i cittadini ciò che è giusto percepire. I provvedimenti varati dal Governo, sia da quello Berlusconi ma ancor di più dal Governo Monti, per combattere l evasione, costituiscono dei sensibili passi in avanti: dagli indicatori di spesa, alla tracciabilità dei pagamenti, dalla limitazione del contante all introduzione del sistema informatizzato Serpico che consentirà di incrociare le banche dati, che già sono disponibili per quanti vogliono fare la lotta all evasione, e tutti i dati sensibili relativi ai contribuenti per combattere davvero l evasione e l elusione fiscale. Nonostante questi significativi passi in avanti, emerge la necessità di prevedere ulteriori misure per rendere la lotta all evasione e all elusione fiscale ancora più

3 Atti Parlamentari 19 Camera dei Deputati incisiva. Sono necessarie più misure dal punto di vista delle risorse impegnate nei controlli; qualcuno, all inizio di questo dibattito ha citato uno studio condotto in America: negli Stati Uniti sono convinti che ogni dollaro investito in accertamenti ne produca quattro di entrate recuperate; per tale ragione le risorse investite nella lotta all evasione sono risorse investite per diminuire il carico fiscale per tutti i cittadini, soprattutto per quelli che le tasse le pagano sempre. È necessario quindi un maggiore investimento dal punto di vista delle risorse, anche delle risorse di personale. Infatti, l amministrazione finanziaria italiana, al netto dei militari della guardia di finanza anche noi siamo contrari alla smilitarizzazione della guardia di finanza conta oltre 33 mila 550 addetti, pari alla metà di quelli presenti in Francia, dove ci sono 72 mila 800 addetti, o di quelli del Regno Unito, con 70 mila 700 addetti e quattro volte in meno di quelli occupati in Germania, dove gli addetti alla lotta all evasione fiscale sono 112 mila 300 circa. Occorre dunque un cambio di passo; nel nostro Paese, per esempio, ci si stupisce per i controlli fiscali; qualcuno l ha fatto anche oggi, in questo dibattito, citando i controlli che l Agenzia delle entrate ha disposto a Cortina oppure a Milano; mentre questi controlli, in un Paese civile dovrebbero essere la norma, non l eccezione. Qualcuno peraltro, mi riferisco alla Lega Nord Padania, ho letto anche la loro mozione, ha indicato nel sud il luogo dell evasione fiscale, dicendo che questi controlli vanno fatti al sud e non al nord o vanno fatti prima al sud e poi, magari, al nord. Io vorrei citare lo studio di una università che molto meridionale non è, l università Bocconi di Milano, che dice che il sommerso al sud è cresciuto, è vero, dal 2005 al 2008, dal 16,9 per cento al 21,8 per cento, ed è cresciuto a danno del sud e a danno degli operatori economici del sud. Tuttavia, negli stessi anni, il sommerso è cresciuto anche nel centronord ed è cresciuto più che al sud, infatti è cresciuto dal 28,1 per cento al 35,4 per cento del totale dell economia. Queste sono percentuali che rendono conto delle variazioni, appunto, in termini percentuali; se queste variazioni le calcoliamo sul valore dell economia, ci rendiamo conto di come più ingente, molto più ingente, sia l evasione nelle regioni economicamente più ricche. Quindi noi vogliamo che la lotta all evasione si faccia dappertutto, si faccia al sud perché è utile a sradicare l economia illegale, anche l economia della mafia, ma si faccia anche al nord senza che qualcuno, dal nord, evochi alcuni argomenti che a volte hanno il sapore dell alibi o dell attenuante per chi non paga le tasse. Così come dovrebbe ritenersi naturale che la lotta all evasione fiscale sia una lotta che si fa a vantaggio di chi le tasse le paga, perché ogni euro recuperato serve a ridurre la pressione fiscale per chi le tasse le paga già, serve a ridistribuire il reddito in favore di chi le tasse le paga sempre; per questo ho detto che il principale intervento nella direzione di rendere più equo il nostro sistema fiscale consiste in una lotta decisa, incisiva all evasione e all elusione fiscale. Bisogna inoltre fare in modo che tra i cittadini si abbia una più reale percezione della gravità del tax gap, di quanto potrebbe contribuire un maggiore recupero dell evasione ad una redistribuzione più equa del reddito e bisogna contrastare la diffusa sensazione di impunità da parte degli evasori. Infatti, la deterrenza è il modo migliore per ridurre l evasione: non servono provvedimenti che facciano vedere la faccia cattiva dello Stato se poi lo Stato annuncia, a volte, attraverso gli uomini delle istituzioni la volontà di fare in futuro condoni o sanatorie di qualsiasi genere. Il cittadino deve sapere che la volontà dello Stato è quella di recuperare l evasione proprio perché la deterrenza è il modo migliore per combattere questo fenomeno. A causa delle lungaggini e delle farraginosità del contenzioso, il fisco in Italia incassa solo il 10,4 per cento di quello che ha accertato contro il 94 per cento degli Stati Uniti, il 91 per cento dell Inghilterra, l 87 per cento della Francia, l 84 per cento

4 Atti Parlamentari 20 Camera dei Deputati del Belgio, l 81 per cento del Spagna, l 80 per cento della Svezia e il 31 per cento della Grecia. Riconosciamo al Governo il merito di aver proposto degli interventi importanti in questa direzione e gli riconosciamo anche il merito di averli proposti senza impegnare delle quantità di risorse attese da questi interventi. Infatti quando si fa la lotta all evasione le risorse devono essere delle sopravvenienze che poi vengono distribuite e non è stato sempre così. Negli ultimi anni, a fronte di interventi che andavano, ad esempio, nel senso di potenziare gli strumenti dell Agenzia delle entrate o di aumentare il ricorso ai pagamenti elettronici, si stabilivano nel bilancio dello Stato delle entrate attese che poi servivano a finanziare altri provvedimenti. Questo Governo invece non ha utilizzato i suoi interventi a copertura di altri interventi. Noi dell UdC però chiediamo al Governo di impegnarsi ancora. Nella mozione che stiamo presentando vogliamo impegnare il Governo ad introdurre meccanismi di trasparenza e di semplificazione del sistema tributario velocizzando soprattutto il contenzioso, attraverso un maggior uso della mediazione e degli accertamenti con adesione. Vogliamo invitare il Governo ad impegnarsi ulteriormente nella direzione di introdurre progressivamente un ulteriore riduzione dell uso del contante, attraverso un implementazione delle modalità di pagamento telematiche, che però non devono costituire un aggravio di costi, soprattutto per le famiglie ed i pensionati. Invitiamo anche il Governo a sperimentare forme di contrasto di interessi, a partire dalle spese più direttamente collegate ai bilanci correnti delle famiglie con figli. Sappiamo che non è semplice questa è una attività estremamente controversa anche nella discussione, ma aprire una sessione di discussione su questo, sulla possibilità di contrastare l evasione attraverso il contrasto degli interessi credo sia importante per questo Governo. Così come lo invitiamo, e concludo, a controllare la consistenza e la composizione dei patrimoni dei contribuenti al di sopra di una certa soglia minima quali elementi integrativi per l accertamento dell evasione e dell elusione fiscale. Ci auguriamo che il dibattito di oggi, con la presentazione di tante mozioni da parte di ciascun gruppo parlamentare, possa rappresentare la reale volontà di tutto il Parlamento non solo dell ampia maggioranza che sostiene il Governo, ma anche di tutto il Parlamento di fare della lotta all evasione e all elusione un valore assolutamente condiviso. Infatti, si tratta di un valore utile a costruire un futuro migliore rapporto tra generazioni e utile per fare in modo che lo Stato che noi stiamo cercando di costruire possa essere uno Stato capace di consegnare ai nostri figli un ordinamento fiscale più equo, dove le tasse le paghino tutti e non soltanto i soliti noti (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo). PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta. Discussione delle mozioni Della Vedova e Toto n , Monai ed altri n , Misiti ed altri n , Moffa ed altri n , Lanzillotta ed altri n , Lo Monte ed altri n , Dozzo ed altri n , Galletti ed altri n , Valducci ed altri n e Meta ed altri n concernenti iniziative volte a favorire lo sviluppo delle reti a banda larga (ore 11,30). PRESIDENTE. L ordine del giorno reca la discussione delle mozioni Della Vedova e Toto n , Monai ed altri n , Misiti ed altri n , Moffa ed altri n , Lanzillotta ed altri n , Lo Monte ed altri n ,

5 Atti Parlamentari 21 Camera dei Deputati Dozzo ed altri n , Galletti ed altri n , Valducci ed altri n e Meta ed altri n concernenti iniziative volte a favorire lo sviluppo delle reti a banda larga (Vedi l allegato A Mozioni). Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione delle mozioni è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta di giovedì 26 gennaio (Discussione sulle linee generali) PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni. È iscritto a parlare l onorevole Toto, che illustrerà anche la mozione sua e dell onorevole Della Vedova n Ne ha facoltà. DANIELE TOTO. Signor Presidente, la ratio della mozione è presto sviluppata, presto spiegata: naturalmente lo sviluppo delle reti di nuova generazione rappresenta una modernizzazione di un Paese e anche un criterio di competitività e di produttività, oltre che di crescita e di innovazione. Notevoli sono state le analisi e gli studi, di cui uno, molto autorevole, che riguarda la Banca mondiale che, nel 2009, ha stabilito che un aumento di 10 punti percentuale nell accesso alla banda larga determina un aumento del PIL di 1,21 punti percentuali. Questo vuol dire, dunque, che vi è una correlazione tra la crescita di un Paese e la crescita di offerte di reti NGN, banda larga e fibra ottica, la cui, ahimè, penetrazione, per quanto riguarda il nostro Paese, nei confronti di quelli che sono i nostri competitor europei più accreditati, quindi Francia e Germania, ci vede soccombenti. Infatti, per quanto riguarda la banda larga abbiamo una penetrazione del 22 per cento, a fronte di una media dei competitor che ho detto pari al 30 per cento; e nella fibra ottica siamo addirittura al 10 per cento, e l attività di investimento si è fermata. Questa mozione arriva in un momento di grande criticità, cioè di passaggio, poiché dopo due anni, finalmente, l Authority per le telecomunicazioni ha dettato le nuove regole per le infrastrutture in fibra. La settimana scorsa il presidente Calabrò è venuto in IX Commissione a stabilire quelle che erano le linee generali e, naturalmente, l unbundling è presente, e non poteva essere altrimenti, stante che la Commissione europea ce lo aveva richiesto espressamente. Tuttavia esso è temperato da un obbligo di fare, ove tecnicamente possibile, e noi sappiamo già che la rete scelta dall ex monopolista, la Gpon, non permette tecnicamente la possibilità dell unbundling. A ciò si è ovviato attraverso un progetto denominato «end to end» con il quale l ex monopolista, su richiesta degli OLO, cioè di quelli che sono i nuovi competitor, si obbliga a portare la fibra. E qui vi è un primo punto di criticità che riguarda il corrispettivo, cioè il prezzo. Il presidente Calabrò ha spiegato magistralmente, in Commissione, come la criticità che poteva esserci, chiedendo in luogo di un canone un usufrutto, è stata bypassata: è interesse, appunto, dell Autorità chiedere un canone. Ricordo che, se si fosse chiesto un usufrutto, il rischio sarebbe stato tutto sugli OLO, e poi, probabilmente, si sarebbe arrivati ad un differimento rispetto a quella che è la decisione finale sulle costruzioni di una rete a banda larga. Qui bisogna essere molto chiari e molto diretti, nei confronti di quelle che sono le prospettive di proiezione futura di un sistema sì complicato, ma anche produttivo di economia. Occorre, senza dubbio, definire un modello in grado di coniugare lo stimolo agli investimenti, eventualmente anche attraverso la partecipazione pubblica, creando, al contempo, una reale possibilità di competere. Cosa vogliamo dire? Senza dubbio la costruzione di più reti in fibra parallela tra loro non è economicamente possibile, questo va detto e va ricordato; è dunque necessario incentivare forme di co-investimento per la costruzione di un unica rete che deve essere aperta e competitiva. Deve

6 Atti Parlamentari 22 Camera dei Deputati essere sottolineato, in questo caso, il modello dell unbundling, che deve essere salvaguardato da parte di quella che è l azione del Governo, e poi, naturalmente, le condizioni di accesso rispetto a quelli che sono gli altri OLO, nei confronti dell ex monopolista, devono essere condizioni economicamente vantaggiose, che permettano di sfruttare e di portare quello che è il livello dei servizi ad una utilizzabilità che possa garantire, appunto, uno sviluppo. Molte sono, quindi, le valutazioni che ci hanno indotto a presentare per primi questa mozione, anche in relazione al fatto che gli 800 milioni di euro previsti nella normativa di riferimento sono, ahimè, poca cosa rispetto ai miliardi di euro stimati per quella che è la costruzione di fibra ottica in banda larga. Quindi, è necessario che il Governo intervenga attraverso un opera che serva, da un lato, probabilmente a dare una disciplina normativa più coerente per una situazione che rappresenta un vantaggio, anche prevedendo magari incentivi fiscali per lo sviluppo di investimenti privati ed economici, e, dall altro, a riservare una fetta di risorse che possa portare alla costruzione di una rete che possa finalmente modernizzare il Paese e dare una spinta economica fondamentale (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo). PRESIDENTE. È iscritto a parlare l onorevole Monai, che illustrerà anche la sua mozione n Ne ha facoltà. CARLO MONAI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, questo è un tema che abbiamo appreso con soddisfazione essere nell agenda del Governo, tant è che abbiamo letto con particolare attenzione l esito della conferenza stampa nella quale alcuni giorni fa (lo scorso 27 gennaio) il Presidente del Consiglio, professor Monti, ha annunciato che nel decreto «semplifica Italia», che stiamo aspettando di vedere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ci sono disposizioni volte proprio ad istituire l agenda digitale italiana. L agenda digitale italiana, se vogliamo, è un po il trait d union delle mozioni che oggi occupano la discussione parlamentare. L agenda digitale italiana dovrà avere auspicabilmente l obiettivo di adottare iniziative, misure e incentivi strategici per metterci al passo con gli ambiziosi traguardi indicatici dalla Commissione europea nel quadro dell agenda digitale europea. Il pacchetto sulla banda larga prevede che entro il 2013 ci sia la possibilità per tutti i cittadini d Europa di accedere alla banda larga base e traguarda al 2020 l obiettivo di un accesso alla banda larga veloce. Stiamo parlando di un ganglio vitale per l economia mondiale e soprattutto per un Europa che vuole togliersi dalle sacche della recessione e guardare con prospettiva più rosea allo sviluppo futuro. C è tanto bisogno di crescita, sia in Europa, e soprattutto nel nostro Paese, e questa crescita può trovare linfa vitale proprio da una politica organizzata, coordinata e convinta sulla promozione delle reti di accesso di nuova generazione (NGA). Perché questo è un dato che possiamo dare per acquisito? Perché, come ha ricordato il collega Toto in precedenza, ci sono già studi che accreditano una proporzione diretta e incisiva tra la crescita di questi settori della tecnologia digitale e della banda larga rispetto all incremento del PIL dei vari Paesi. Anche Confindustria nel 2010, con il progetto «Italia digitale», ha elaborato uno studio da cui è emerso sostanzialmente che sarebbero ben 40 i miliardi di euro che andremmo a risparmiare o a guadagnare ponendo il settore della banda larga al servizio del telelavoro, dell e-government, dell impresa digitale piuttosto che dei settori giustizia e sicurezza o gestione energetica intelligente, e ancora sull e-learning. Quindi, non a caso Paesi molto evoluti dal punto di vista della tecnologia stanno investendo ingenti risorse per mettere il loro asset produttivo al passo con i tempi. In particolare, gli Stati Uniti, la Cina, la

7 Atti Parlamentari 23 Camera dei Deputati Corea, ma anche la India e l Australia si sono distinti in questi anni per una forte spinta nell implementazione della banda larga, così come in Europa eccellono il Regno Unito, l Olanda e le economie scandinave. Noi qua, in Italia, il Paese nel genio italico, oggi abbiamo la maglia nera. Siamo ultimi nelle classifiche europee quanto alla alfabetizzazione informatica, all uso della moneta digitale e alla pratica dell e-commerce e, quindi, dobbiamo assolutamente essere consapevoli che forse quel federalismo tanto vagheggiato da alcuni colleghi qui dentro può essere un elemento di criticità nello sviluppo coeso e coerente di un Paese che voglia competere sullo scenario internazionale. Tant è che molte delle regioni del nostro Paese ci presentano una sorta di Italia a più marce, neanche più nella contrapposizione tradizionale Nord-Sud, ma anche all interno di queste macro aree, con regioni più virtuose, che hanno saputo magari investire in politiche finanziarie, ma anche di sostegno alla piccola e media impresa, e altre che, invece, sono rimaste alla linea di partenza. Io vengo dal Friuli-Venezia Giulia e anche ciò che è avvenuto in questa regione è un esempio abbastanza emblematico. Quando, nel 2006, licenziammo la legge regionale n. 8, che voleva appunto dotare la regione di interventi speciali per la diffusione della cultura informatica nel Friuli Venezia Giulia, abbiamo attuato un piano straordinario triennale per diffondere l uso del computer e della telematica soprattutto in quelle fasce della popolazione, che sono abbastanza diffuse in tutto il Paese, che poca abitudine hanno al computer, perché magari l età media è piuttosto elevata e quindi è difficile adeguare i canoni del vivere quotidiano a questa rivoluzione di Internet e del computer. Ma tant è. Abbiamo organizzato e finanziato, coinvolgendo gli istituti scolastici, le università, gli istituti di formazione, dei corsi gratuiti, al termine dei quali, oltre all attestazione del perseguimento degli obiettivi tarati sui canoni europei, garantivamo anche dei bonus per l acquisto di computer a coloro che avessero frequentato tali corsi. Ebbene, sappiate che questa è stata un iniziativa vincente. Abbiamo dovuto addirittura rinnovare e duplicare l offerta di questi corsi tanta e tale è stata la richiesta, la domanda di casalinghe, di pensionati e di gente che mai ci saremmo aspettati avesse questa fame di Internet e di conoscenza. Allora, è un peccato che, dopo l esperienza illuminata, che nella mia regione ha avuto l artefice nel presidente Riccardo Illy e di cui sono stato anch io in qualche modo protagonista, quella legge oggi sia rimasta nei cassetti, non sia stata più finanziata, sia stata persa un importante occasione per rendere quella regione al passo con i tempi, in una rincorsa anche a superare quel digital divide, quel divario digitale che fa sì che, per esempio, la banda larga fissa sia una chimera in molte parti del nostro Paese e purtroppo anche nel Friuli-Venezia Giulia. Ci stiamo attrezzando, avevamo costituito un società ad hoc, la Mercurio, che poi è stata inglobata nell Insiel, ma certo è che un agenda digitale italiana, che sia in grado di coordinare quello che fanno le regioni, di incentivare una politica statale unitaria per rendere il Paese più competitivo, con maggiori possibilità di sviluppo, è un obiettivo che noi, come Italia dei Valori, sosteniamo a gran voce. Abbiamo presentato questa mozione, non è la prima, e lo abbiamo ribadito anche in passato quando, per esempio, il 10 novembre 2010 abbiamo avuto l onore e il piacere di ascoltare la commissaria Neelie Kroes, che ha proprio la responsabilità dell agenda digitale europea e che è stata, in audizione congiunta al Senato, nostro ospite. Ebbene, anche in quell occasione abbiamo raccomandato al Governo di allora di prendere con grande decisione, con grande determinazione questo cavallo così esuberante, che, però, nel nostro Paese, almeno fino a ieri, è rimasto considerato un ronzinante piuttosto che un cavallo purosangue. Noi oggi guardiamo con attenzione all intraprendenza del Governo Monti e al Ministro Passera, che dei temi dell inno-

8 Atti Parlamentari 24 Camera dei Deputati vazione si alimenta professionalmente quotidianamente. Quindi, guardiamo con estremo interesse alle novità, che auspichiamo vengano ben perseguite. Del resto, il nostro Paese ha la maglia nera sulle classifiche europee. Per esempio, gli utenti abituali di Internet in Europa sono mediamente il 65 per cento, in Italia il 47,6. La percentuale delle famiglie con connessione fissa a banda larga è in Europa il 61 per cento e in Italia scende al 49. I cittadini che utilizzano servizi bancari on line sono il 17,6 per cento in Italia, mentre in Europa il dato è pressoché raddoppiato: 36 per cento. Quelli che utilizzano l e-commerce per acquistare sono il 15 per cento in Italia contro una media europea che supera il doppio, cioè il 40. Ma anche nel settore delle imprese, se guardiamo al settore più produttivo del Paese, il dato non è molto confortante. Infatti, la media europea di imprese che utilizzano Internet per vendere direttamente i loro prodotti è attestata al 13 per cento, mentre solo il 4 per cento, invece, sulla base dei dati Eurostat 2011, sono le imprese italiane che utilizzano questa risorsa. Quindi, ben venga la segnalazione del dottor Calabrò (presidente dell AGCOM, che, come è stato ricordato, la settimana scorsa abbiamo audito in Commissione trasporti), nel momento in cui il 12 gennaio scorso ha elaborato la segnalazione al Governo in tema di liberalizzazioni e di crescita, invitando proprio ad istituire l agenda digitale per l Italia. Quindi, noi ci siamo fatti in qualche modo paladini di questa segnalazione. Abbiamo raccolto le richieste e le sollecitazioni dell AGCOM e abbiamo guardato anche con molto interesse all agenda digitale europea, trasfondendo in questa mozione dei contenuti precettivi (non solo enunciativi) per il Governo, affinché si faccia presto, bene e in modo organico e coordinato con le regioni e con le altre strutture produttive del Paese penso agli operatori delle telecomunicazioni in primis e alle imprese che realizzano opere pubbliche e che debbono essere obbligate o incentivate a consentire agli operatori di rete fissa l installazione delle tubazioni necessarie per apprestare questo importante complesso di reti di nuova generazione, in modo tale che ci sia una progettazione coordinata, sinergica e completa che veda il Governo, insieme agli altri enti locali e alle società più importanti del settore, lavorare insieme e coordinare il lavoro di tutti. Noi confidiamo che questa sia una volontà trasversale nel Parlamento: al di là delle talvolta stucchevoli dichiarazioni di principio e, se vogliamo, anche delle interrogazioni o delle mozioni che spesse volte presentiamo un po «a tampone», auspichiamo che ci sia la consapevolezza concreta e reale che su questo terreno si gioca veramente una partita decisiva per lo sviluppo del Paese, per la crescita italiana e per le nostre future generazioni (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Lega Nord Padania). PRESIDENTE. È iscritto a parlare l onorevole Simeoni, che illustrerà anche la mozione Valducci ed altri n , di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà. GIORGIO SIMEONI. Signor Presidente, ringrazio la disponibilità del collega Iapicca che mi ha dato modo di poter intervenire subito per illustrare la mozione presentata dai colleghi del Popolo della Libertà (e che ha come primo firmatario il presidente Valducci), che riguarda le modalità con le quali si può favorire lo sviluppo delle reti a banda larga. Come dicevo, la necessità di favorire lo sviluppo della banda larga può sembrare un argomento particolarmente specifico, tecnico, limitato o comunque prettamente focalizzato ad aspetti economici e produttivi che tale scelta può comportare. Certamente, è così. Certamente esistono ragioni economiche, specie in chiave di rilancio dello sviluppo e delle competitività del Paese, che motivano l attualità di tale opzione. Eppure, affrontare tale questione ci offre la possibilità e ci pone davanti alla

9 Atti Parlamentari 25 Camera dei Deputati necessità di un ulteriore riflessione di fondo, cioè vedere un po come sono andate le cose fino ad oggi. Si rifletta che quando, intorno alla metà del 1400, fu inventata la stampa si trattò di una grande rivoluzione tecnico-scientifica, come si pensava. Ma effettivamente, ben presto ci si rese conto, ed emerse in tutta la sua portata sociale, culturale e politica, che tale invenzione non era più soltanto ristretta all ambito tecnico-scientifico. Il sapere e la sua diffusione, la divulgazione della conoscenza, la reale possibilità di scegliere sulla base delle proprie conoscenze, tutto questo ha fatto sì che l invenzione della stampa non rimanesse solo un invenzione tecnica, ma diventasse una vera e propria rivoluzione. Da allora, la tecnologia ha accompagnato l evoluzione politica e sociale dell intera umanità. La democrazia moderna, a differenza del suo modello classico greco-latino, è indissolubilmente legata al sapere e alla sua diffusione. Da sempre per la democrazia moderna è fondamentale il rapporto esistente tra il sapere, l informazione e la sua divulgazione. Oggi tale rapporto è ancora più importante e, alla luce dei continui progressi tecnologici, diventa sempre più complesso e delicato. È fondamentale riflettere sul divario esistente tra chi ha accesso effettivo, non più al sapere o alle informazioni, ma alle tecnologie dell informazione, in particolare personal computer e Internet e chi invece ne è escluso, in modo parziale o totale. Internet è sì una nuova grande rivoluzione, per certi versi paragonabile alla stampa, e può certo avere una grande valenza democratica. Ma, paradossalmente, può divenire anche uno strumento potentissimo di esclusione. A determinare tali esclusioni possono convergere diverse variabili: condizioni economiche, livello di istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica, tutti fattori determinanti per l accesso alle nuove tecnologie. Si tratta, appunto, del cosiddetto digital divide o divario digitale, che resta una variabile da tenere in grande considerazione ed è poi una delle principali questioni legate proprio allo sviluppo della banda larga, che potrebbe evidentemente limitarlo: una questione non solo tecnica e neppure esclusivamente economica, ma assolutamente e squisitamente politica. Onorevoli colleghi, il rapporto tra sviluppo tecnologico e accesso reale a tale sviluppo da parte della popolazione resta la sfida principale che la politica dovrà affrontare a livello globale all alba di questo nuovo millennio. Con tale consapevolezza appare certo utile riflettere su alcuni aspetti specifici di fondamentale importanza per il nostro Paese, a partire dalle valutazioni espresse dal presidente dell Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel corso della sua audizione presso la Commissione trasporti della Camera, il 18 gennaio scorso. Le reti di nuova generazione, fisse e mobili, possono promuovere la crescita almeno di un punto di PIL per ogni incremento di 10 punti percentuali di diffusione della banda larga e, al contempo, generare importanti risparmi, valutati in quasi 40 miliardi di euro all anno a regime per l Italia. È necessario, però, tenere presente che la realizzazione delle nuove reti comporta investimenti di notevole entità, che solo in parte possono essere sostenuti dalle imprese. Quindi, appare ineludibile un forte impegno di risorse pubbliche. Ovviamente, non si può non tener conto che in Europa i vincoli imposti dalle normative comunitarie limitano la possibilità di ricorso ad investimenti pubblici e che parimenti l Italia ha accumulato un notevole ritardo nel percorso verso la più ampia e diffusa fruizione della rete Internet con 13,3 milioni di accessi a banda larga fissa, pari a circa il 22 per cento della popolazione, contro una media europea del 26 per cento e con una copertura territoriale di reti in fibra ottica pari al 10 per cento, con poco più di due milioni e mezzo di edifici passati in fibra e solo 300 mila accessi attivi, pari allo 0,6 per cento della popolazione.

10 Atti Parlamentari 26 Camera dei Deputati È proprio nella prospettiva di colmare tale ritardo che si è proceduto nell anno passato alla gara per le frequenze destinate agli operatori di telefonia, gara che si è conclusa nel settembre 2011 con un incasso per l erario di oltre 3,9 miliardi di euro. Si può certamente e si deve fare di più, per questo chiediamo al Governo di procedere, sulla via intrapresa per assicurare lo sviluppo e la diffusione delle reti fisse e mobili di nuova generazione su tutto il territorio nazionale, anche mediante l implementazione di un adeguata infrastruttura in fibra ottica, il tutto in coerenza con gli obiettivi indicati dall Agenda digitale europea; ad adottare le necessarie iniziative anche di carattere normativo. È uno sprone essenziale chiaramente nei confronti del Governo: la nostra parte la faremo. Ho ben compreso anche le mozioni presentate dai colleghi degli altri gruppi che vanno verso la direzione di incentivare sempre di più la potenzialità della banda larga; ci aspettiamo dal Governo che possa proseguire e andare avanti su quanto già realizzato dal Governo Berlusconi e continuare su questa strada perché da questa strada non si può tornare indietro, né varrebbe la pena di farlo. Pertanto, come Popolo della Libertà, ho illustrato questa mozione, con la disponibilità lo dico ai colleghi eventualmente di arrivare anche ad una mozione unitaria, ad un testo unico. C è in questo senso una completa disponibilità da parte nostra. Non conosco gli interventi degli altri colleghi, ma già dagli interventi dei colleghi Toto e Monai ho visto che ci possono essere le condizioni per una piattaforma comune. PRESIDENTE. È iscritta a parlare l onorevole Lanzillotta, che illustrerà anche la sua mozione n Ne ha facoltà. LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, credo che sia molto significativo che oggi nell Aula della Camera, con mozioni presentate in una direzione assolutamente convergente, si discuta della necessità di accelerare gli investimenti per la realizzazione delle reti di nuova generazione. Questo accade nel momento in cui al centro dell azione del Governo italiano, ma ora forse sperabilmente anche dell Europa, si è posta la questione della crescita. Quella di «Europa 2020» è una strategia per assicurare nel prossimo decennio in tutta Europa una crescita che garantisca livelli adeguati di occupazione e sappiamo che l Agenda digitale è una leva fondamentale di questa strategia. Ora però bisogna assolutamente evitare che l Agenda digitale divenga un esercizio retorico come in parte da noi è stato se lo ricordate l Agenda di Lisbona, che doveva fare il salto delle economie europee verso l economia della conoscenza, agenda che alcuni Paesi hanno attuato e che, difatti, ora vedono, in termini di risultato, tassi di crescita molto superiori ai nostri. Per noi questa non deve diventare l ennesima occasione persa, ma dobbiamo dirci chiaramente che l Agenda digitale, cioè lo switch-off dell economia della società e delle istituzioni verso un sistema di funzionamento digitale che usi prevalentemente le comunicazioni Internet, si fonda sul presupposto che esista una rete di nuova generazione, coerente con gli obiettivi posti dall Agenda digitale. Questi sono l intera popolazione collegata ad Internet veloce con 30 mega e il 50 per cento delle famiglie con un collegamento a Internet super veloce con 100 mega. Noi siamo molto distanti perché sappiamo che il 25 per cento degli italiani ancora non ha l adsl a due mega; quindi bisogna, a questo punto, non più discutere del se ma discutere del come e credo che questa discussione e il confronto con il Governo possa dare delle indicazioni importanti. Intanto molto si è parlato in questi due anni del modello, del rapporto pubblico-privato, di come conciliare gli interessi dell incumbent e degli OLO, a questo punto bisogna che si definisca una linea operativa. Innanzitutto è necessario che il Governo dia la mappa degli obiettivi di connettività secondo le priorità indicate

11 Atti Parlamentari 27 Camera dei Deputati dall Agenda digitale e, quindi, dove si punta ad avere Internet super veloce e dove i 30 mega; ottimizzare e promuovere, addirittura costringere, attraverso i poteri che il Governo in questa materia sicuramente ha, regioni ed enti locali ad assicurare l interoperabilità e la connessione delle reti esistenti a livello locale e, quindi, ad identificare quali investimenti pubblici, finanziati da risorse europee e nazionali, dovranno concorrere con i capitali privati ad assicurare la realizzazione della rete. Noi sappiamo che per realizzare questa rete le risorse necessarie sono una cifra oscillante tra i dieci ed quattordici miliardi, se valutiamo il rapporto tra costi e benefici credo che assolutamente non ci possiamo permettere di non recuperare le risorse pubbliche e private. Si tratta però di orientarle e veicolarle attraverso i meccanismi ed i tariffari identificati dall Agcom ma anche attraverso un azione di promozione, orientamento e moral suasion che il Governo ha nei confronti degli operatori. In questo senso dovrà anche, a nostro avviso, assumere iniziative per prevedere che questo è un altro punto molto importante sui cui chiediamo un impegno del Governo i contributi pubblici a fondo perduto non vadano ad ingrossare inutili carrozzoni ma siano assegnati con procedure di evidenza pubblica. Impegniamo inoltre il Governo a promuovere le iniziative per la partnership pubblico-privato. Si è molto discusso di una società mista a cui partecipasse anche lo Stato; bisogna scegliere il modello e non traccheggiare altri mesi o anni perché il gap si allarga. Vorrei anche sottolineare che far partire le attività per la realizzazione della rete nell immediato avrebbe anche un importante valore anticiclico sui territori perché i lavori tipici di realizzazione della rete sono lavori prevalentemente di edilizia, che coinvolgono quindi quel sistema delle imprese che oggi soffrono moltissimo della crisi economica. Infine, impegniamo il Governo ad assumere iniziative normative, alcune sono state già introdotte ma bisogna monitorarle e verificare perché non ci siano impedimenti procedurali e regolamentari a livello regionale e locale che ritardano l attuazione delle reti. In questo senso occorre attivare quei poteri sostitutivi che in qualche misura sono stati già prefigurati dal decreto-legge sia sulla concorrenza sia sulle semplificazioni; ma per la realizzazione di questo obiettivo strategico e cioè quello delle reti NGN devono essere sicuramente utilizzati ed attivati. Penso che questa è l occasione perché il Parlamento si trovi unito su un obiettivo utile per il futuro dell Italia e mi auguro che il Governo con questo spirito dia delle indicazioni operative puntuali e precise che segnino un punto di svolta sulla realizzazione di una infrastruttura strategica per la crescita ed il futuro dell Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto- Alleanza per l Italia e Unione di Centro per il Terzo Polo). PRESIDENTE. È iscritto a parlare l onorevole Crosio, che illustrerà la mozione Dozzo ed altri n , di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà. JONNY CROSIO. Signor Presidente, con questa mozione intendiamo sensibilizzare il Governo affinché anche nel nostro Paese si possa ridurre il differenziale di sviluppo e crescita delle reti di nuova generazione. È assodato e non voglio dire una banalità che il Ventunesimo secolo è riconosciuto come il secolo del digitale, per cui va considerato che a livello globale la Internet economy supera 10 mila miliardi di dollari. Pertanto, crediamo che nel predisporre il piano delle liberalizzazioni il Governo debba tener conto che, in questi anni, il principale settore che ha generato valore nelle economie avanzate è l economia di Internet. Per cui, porre il nostro Paese nelle condizioni di sviluppare appieno le potenzialità di Internet e delle nuove tecnologie di fatto vuol dire: creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ad alto valore aggiunto; migliorare di conseguenza la trasparenza, semplificare e rendere efficiente la pubblica amministrazione con nuovi

12 Atti Parlamentari 28 Camera dei Deputati servizi ai cittadini; recuperare crediamo sia molto importante per il nostro Paese il ruolo storico che si è sempre ricavato come esempio di imprenditorialità e leadership nella produzione e di ricerca, sapere e innovazione; generare un tessuto economico e sociale capace di valorizzare il talento, il merito, la competenza e il coraggio con maggiore equità nelle opportunità e nei diritti. Purtroppo, signor sottosegretario, nel nostro Paese i dati di alfabetizzazione informatica sono nettamente al di sotto della media europea. Non a caso il peso di Internet nel PIL italiano è ancora al 2,5 per cento contro, ad esempio, il 7 per cento dell economia inglese. Questo dato da solo spiega forse meglio di tutti il differenziale di crescita fra l economia del nostro Paese e le economie occidentali che mantengono una prospettiva di sviluppo. I principali Paesi europei si sono da tempo dotati di piani strategici di sviluppo delle reti di nuova generazione NGN (next generation network), in linea con gli obiettivi dell agenda digitale europea che Neelie Kroes, il Commissario per la società dell informazione e i media della Commissione europea, considera elemento base della sostenibilità socioeconomica. Qui è bene fare una riflessione. In questi momenti di difficoltà economica e di sconcerto per quanto riguarda la programmazione finanziaria ed economica, c è un dato molto chiaro: tutti i maggiori analisti economici a livello globale e mondiale concordano sul fatto che ogni Paese che investe in reti di nuova tecnologia ha la garanzia di avere un ritorno nel prodotto interno del proprio Paese. Per cui crediamo che questo sia sicuramente un punto di partenza sul quale fare una seria e fondata riflessione. Nel nostro Paese le risorse pubbliche destinate al superamento del digital divide sono esigue e certamente insufficienti a fronte di un fabbisogno stimato pari a 20 miliardi di euro per passare nella penetrazione della banda larga dall attuale 17 per cento al 23 per cento della media europea. I finanziamenti pubblici devono essere destinati, a nostro giudizio, nell ambito delle aree sottoutilizzate, ai bacini territoriali caratterizzati da importanti insediamenti demografici ed industriali. Su questo passaggio, signor sottosegretario, vorrei ricordare l importante risoluzione che abbiamo fatto in IX Commissione, in cui tutti abbiamo condiviso quella che deve essere la strategia per la messa a disposizione delle risorse per le reti di nuova generazione, strategia che deve andare a privilegiare innanzitutto dove si trasportano i dati. Queste autostrade informatiche di alta performance vanno realizzate dove concretamente i dati vengono trasportati. Questo è molto importante, perché noi sappiamo che su un universo di circa un milione di piccole e medie imprese, circa 300 mila sono dislocate in aree che necessitano di banda ultra larga. Di queste, 100 mila si trovano in aree con più elevata priorità, in quanto corrispondenti a zone ad alta densità di aziende. Sviluppare, per cui, moderne infrastrutture di nuova generazione con una capacità di trasmissione nelle suddette aree, tale da consentire l interconnessione di tutte le 100 mila aziende in aree con una maggiore priorità mediante un infrastruttura di rete di nuova generazione a banda ultralarga. Dobbiamo pure sottolineare, in tema di liberalizzazioni, quella sancita dalla Corte costituzionale trentacinque anni fa nel settore televisivo. Ha reso possibile l avvio dello sviluppo dell emittenza privata consentendo alle piccole e medie imprese del Paese di accedere ai media per la promozione delle loro attività. La capacità delle televisioni locali di operare anche come aziende di telecomunicazione, oltre che editoriali, ha portato alla migliore ottimizzazione possibile nell utilizzazione dello spettro radioelettrico dedicato alle trasmissioni televisive, consentendo lo sviluppo di una rete di aziende produttrici di apparati di trasmissione che, partendo da approcci spesso anche artigianali, costituiscono ancora oggi un comparto fra i primi cinque al mondo. Di conseguenza la recente gara per i servizi mobili di quarta generazione (4G) ha generato un introito di circa 4 miliardi

13 Atti Parlamentari 29 Camera dei Deputati di euro per le casse dello Stato. Tale incasso, principalmente dovuto alla messa a disposizione delle frequenze pregiate (la cosiddetta banda Uhf) precedentemente destinate ad uso televisivo, sarà inevitabilmente destinato a salire nel caso di nuove aste, considerata la crescita esponenziale del mercato radiomobile trainato dall introduzione degli smartphone e dai tablet, e visto il costante trend di crescita a livello mondiale del valore delle frequenze nell ultimo decennio. Recentemente il Parlamento ha impegnato il Governo ad annullare il bando di gara per l assegnazione dei diritti d uso delle frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara, il cosiddetto beauty contest, che avrebbe aumentato a titolo gratuito la già rilevante dotazione di frequenze dei soggetti già operanti nel mercato televisivo. L impetuosa crescita del wireless broadband impone la liberazione di un ulteriore spettro elettromagnetico insieme a quello del beauty contest da destinarsi ai servizi mobili di quarta generazione. Voglio sottolineare signor sottosegretario senza banalizzare che la rete è un patrimonio che va mantenuto ed implementato (è un patrimonio del Paese, è un nostro patrimonio). Le tecnologie digitali non sono solo un importante mezzo di comunicazione interpersonale sul quale focalizzarsi per evidenziare gli usi distorti che ne possono conseguire, ma sono anche una grande occasione estesa ad ogni settore dell economia e della società per favorire profonde trasformazioni mediante la digitalizzazione. Per cui, signor sottosegretario, noi vogliamo chiedere un impegno importante a questo Governo: innanzitutto, ad attuare un piano di infrastrutturazione tecnologica in fibra ottica per massimizzare la penetrazione dei servizi broadband per restare allineati alle principali economie, assicurando la competitività delle aziende, la continuità operativa dei servizi essenziali e l offerta di servizi sempre più evoluti; a perseguire di conseguenza l obiettivo della creazione di un infrastruttura di telecomunicazione capace di fronteggiare le sfide dell innovazione idonea a permettere sempre più elevate prestazioni, vale a dire far fronte alle crescenti esigenze di nuovi e più evoluti servizi nel settore dell informatica e delle telecomunicazioni. Dei tanti punti in riferimento ai quali chiediamo l impegno del Governo, fondamentale è quello di ritenere prioritaria, in relazione al complesso di interventi volti a sostenere il rilancio dell economia del Paese, la finalità di assicurare, attraverso il piano di sviluppo delle nuove reti, un alta capacità di trasmissione alle principali città ed ai distretti industriali che ancora scontano un forte divario di connettività (è il richiamo che le facevo prima alla risoluzione che è stata fatta in Commissione). Chiediamo anche di promuovere la realizzazione di one network, un unica infrastruttura di rete a banda larga, aperta, efficiente, neutrale, economica e già pronta per evoluzioni future, garantendo rispetto delle regole del libero mercato e concorrenza nella fornitura di accesso e servizi agli utenti finali, privati ed imprese, con un unica rete all ingrosso e concorrenza al dettaglio. Chiediamo anche di promuovere e incentivare una tempestiva migrazione dalla rete in rame a quella in fibra ottica, alla cui realizzazione dovranno partecipare e contribuire tutti gli operatori. Inoltre, a dotare con urgenza, come sottolineava prima il collega Monai, l Italia di una propria agenda digitale, che preveda interventi nell ambito delle infrastrutture tecnologiche, dei servizi finali e infrastrutturali, includendo i necessari standard per l e-business e per i beni digitali, o i neo-beni puri, secondo la definizione che viene data dal CNEL, e di una più organica regolamentazione. Chiediamo, inoltre, di prevedere la neutralità tecnologica per tutti gli operatori di rete, anche quelli televisivi, al fine di ottimizzare l utilizzo dello spettro elettromagnetico, oltre che renderlo remunerativo per lo Stato. Concludendo, signor sottosegretario, voglio condividere l affermazione fatta dalla collega Lanzillotta, che mi ha pro-

14 Atti Parlamentari 30 Camera dei Deputati ceduto, quando dice che questa è un occasione per il Paese e non deve essere l ennesima operazione retorica. Su questo punto voglio essere chiaro: per quanto riguarda le indicazioni che vengono dall Europa noi, come gruppo, siamo prevalentemente e costantemente «freddi». Devo dire che se c è un aspetto sul quale si possa trovare concretamente e seriamente un punto di incontro esso concerne i parametri e gli obiettivi fissati dall agenda digitale europea. E su questo punto vogliamo essere chiari, signor sottosegretario circa lo step dato dall agenda europea, secondo cui viene imposto che, entro il 2020, si debba raggiungere un grado di penetrazione che garantisca all utenza, anche nel nostro Paese, il raggiungimento dell obiettivo per cui almeno il 50 per cento degli utenti dovrà essere sopra i famosi 30 megabit al secondo e il restante 50 per cento dovrà essere sopra i 100 megabit al secondo. Circa la banda ultra larga o NGN, noi vogliamo vigilare e sensibilizzare il Governo affinché tutte le risorse pubbliche che verranno messe a disposizione, dovranno essere messe a disposizione per questo obiettivo. Dobbiamo stare attenti a non cadere nel tranello che qualcuno, anche nel nostro Paese, vuol far passare, che c è una via di mezzo. Attenzione, non dobbiamo permettere che il nostro Paese si trovi a breve con una rete di nuova generazione solo di nome, ma non di fatto, ponendola così in uno stato non chiaro o chiaro sicuramente per qualcuno, ma non chiaro in base all agenda europea. Non possiamo permetterci di costruire una rete in questo Paese che sia obsoleta già nella sua nascita. Voglio essere garante che ci sia veramente un progetto Paese che noi vogliamo condividere. Le condizioni sono queste e credo possano essere e sono condivise da tutti i colleghi, sicuramente in Commissione, ma anche all interno del Parlamento. Con queste condizioni il nostro Paese potrà presentarsi agli appuntamenti, che sono immediati, per quanto riguarda l efficienza delle reti con la serietà che abbiamo sempre dimostrato e con la serietà che ci chiedono cittadini ed aziende, per rendere, non solo le reti performanti, ma anche il nostro sistema sociale ed economico performante (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). PRESIDENTE. È iscritto a parlare l onorevole Rao, che illustrerà anche la mozione Galletti ed altri n , di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà. ROBERTO RAO. Signor Presidente, signori sottosegretari, poco più di un anno fa nel Paese ad opera di un gruppo di innovatori che adesso potremmo dire, col senno di poi, benemeriti, veniva segnalata la necessità di dotare l Italia di una sua definita e precisa agenda digitale. Ricordo che gran parte dei partiti e singoli parlamentari, quelli parlo con maggiore competenza specifica, ma anche quelli che semplicemente intuirono le potenzialità di questa sfida, aderirono all appello. Sembrano tempi antichissimi, ma a distanza di 12 mesi è maturata anche dobbiamo dire, ancora grazie a quell iniziativa, una forte sensibilità nella classe dirigente di questo Paese e anche in questo Parlamento verso Internet e le nuove tecnologie. In Parlamento si è già manifestata quindi una larga e trasversale convergenza. Lo abbiamo visto anche negli interventi dei colleghi di tutte le forze politiche questa mattina nel dibattito generale sulle mozioni per favorire lo sviluppo delle nuove tecnologie. Ricordo per tutte l ultima comune battaglia per semplificare le modalità di accesso ai sistemi wifi-free, le modifiche alle norme del cosiddetto decreto-legge Pisanu le cui lodevoli intenzioni di garanzia di sicurezza costituivano uno degli ostacoli alla diffusione di questo sistema, il sistema wifi, nel nostro Paese, e che si potevano applicare anche con altre più semplici modalità. In quell occasione tutte le forze politiche si schierarono a favore di una modifica. Lo stesso ex Ministro Pisanu si disse pronto ad una modifica di quel testo perché erano superate quelle esigenze di sicurezza e perché era mutato il quadro complessivo della situazione della rete nel nostro Paese e aveva

15 Atti Parlamentari 31 Camera dei Deputati capito anche chiaramente che quelle esigenze di sicurezza potevano essere molto tranquillamente e facilmente aggirabili in altro modo. Devo dire che in quella circostanza tutti, dal Ministro Maroni stesso, dagli altri colleghi della Lega, dall Italia dei Valori, all Unione di Centro, registrarono le convergenze che su questo argomento si sono registrate già in passato e si sono registrate oggi e non so su quanti altri argomenti si potranno registrare ancora in quest Aula. Convergenze più ampie che hanno favorito un processo di sviluppo della rete wifi. In questi mesi molto è stato fatto, anche dagli enti locali. È chiaro che è insufficiente tutto quello che è stato fatto in passato. È chiaro che l intervento del Governo è assolutamente significativo e ne parleremo più avanti, ma sicuramente abbiamo dato un segnale di una volontà complessiva di sbloccare un sistema, di togliere dei lucchetti ad un sistema che andava liberalizzato, anche quello. Dobbiamo favorire investimenti in questo senso e penso alla rete wifi Italia promossa tra gli altri dalla provincia di Roma, dal comune di Venezia, dalla regione Sardegna che deve costituire una sorta di federazione nazionale delle reti wifi pubbliche già esistenti, una sorta di network di numerosi enti locali o anche altre forme integrate promosse da altri enti. Quindi, sono esempi virtuosi di innovazione che, senza guardare il colore politico delle amministrazioni che le hanno promosse, dovrebbero essere di esempio e sicuramente saranno sostenuti e dovranno essere sostenuti da Governo e Parlamento. Oggi l equazione accertata dai maggiori organismi osservatori internazionali che a fronte di una maggiore diffusione di Internet corrisponda un proporzionale aumento del prodotto interno lordo di un Paese è diventata se non un luogo comune quanto meno un patrimonio comune. Sempre più la stampa e i media tradizionali, con dossier e analisi, descrivono la realtà dell Italia come un Paese dalle grandi potenzialità anche su questo settore, ma che oggi è privo dell infrastruttura necessaria. Ieri un noto editorialista, Massimo Sideri, del Corriere della Sera, ha definito la nostra situazione come quella di un sistema in cui si sono costruiti i caselli autostradali senza l autostrada. A me piace più dire che siamo come un aereo modernissimo, ben costruito, pronto al decollo, ma che purtroppo non ha ancora la pista sufficiente per decollare. Ma evidentemente si possono fare molti esempi di questo tipo. Ben venga finalmente l informatizzazione della pubblica amministrazione e l accesso a documenti e certificati mediante il web e su questo dobbiamo riconoscere anche lo sforzo del precedente Governo e del Ministro Brunetta. Infatti, secondo i dati della Commissione europea, a fronte di una percentuale di servizi pubblici di base interamente disponibili on line, che in Italia raggiunge il 100 per cento e che ci per permette di essere addirittura all avanguardia rispetto agli altri Paesi europei ricordava anche questo ieri il Corriere della Sera saldamente davanti alla Germania, che ha «solo» il 90 per cento, la Francia con l 83 per cento e la media dell Unione europea a 27 che si ferma all 81 per cento, le case con un accesso ad Internet in Italia invece sono solo il 62 per cento, contro e qui si ribaltano le percentuali l 83 per cento della Germania, il 76 per cento della Francia, l 85 per cento della Gran Bretagna, l 84 per cento della Finlandia ed il 91 per cento della Svezia. È ovvio che la conformazione geografica un alibi che si è usato in passato di Paesi come la Finlandia e la Svezia porta chiaramente ad incentivare quel sistema rispetto ad altri. Ma l Italia deve andare al passo col resto dell Europa. Perché? Perché il cittadino che è privo di connessione ad alta velocità non potrà fruire adeguatamente dei servizi pubblici on line. Quindi, anche quando è vicino, anche quando non si trova in Paesi sterminati, magari privi di infrastrutture, anche viarie o difficoltosi da percorrere, come la Svezia o la Finlandia, sappiamo quanta difficoltà a muoversi vi sia anche nelle grandi città, ma soprattutto l inutilità di questo movimento, dell inquinamento,

16 Atti Parlamentari 32 Camera dei Deputati della perdita di tempo e di denaro e della mancata semplificazione nei rapporti e nell accesso ai documenti che avviene, se non si dà il giusto sviluppo, che questo Governo intende dare, alla rete. Accanto a questo e deve far riflettere esiste un problema culturale di alfabetizzazione anche all uso digitale, per cui il modello dell uso del PC a casa ed io aggiungerei anche a scuola, purtroppo non si è affermato. Noi vediamo i nostri figli che già hanno una dimestichezza totalmente nuova rispetto alla nostra generazione, ma vediamo anche le differenze tra bambini di dieci anni e bambini di due o tre anni, perché qui si compiono dei passi velocissimi in avanti a cui noi dobbiamo sicuramente guardare con grande attenzione. Le reti a banda larga costituiscono dunque una priorità strategica per lo sviluppo, la crescita economica e l eliminazione del divario digitale, indispensabile, tra l altro, per ridurre il divario delle aree sottoutilizzate, insomma tra il sud ed il nord del Paese. E vediamo quante potenzialità, spesso inespresse per mancanza di infrastrutture, vi sono proprio nel sud del Paese. Questo gap potrebbe essere superato o sicuramente alleviato, ridotto grazie alla rete, con un elemento in questo di grande democrazia e se mi permette anche, signor Presidente, di meritocrazia. In altre parole, chi ha più talenti sulla rete li può investire e probabilmente parte al passo con gli altri anche se vive in un paese sperduto di una zona cosiddetta sottosviluppata del nostro Paese (ovviamente metto mille virgolette su sottosviluppata: adesso si usa dire sottoutilizzata). Illustro brevemente alcuni dati che chiariscono ancor meglio la situazione nel nostro Paese e che costituiscono parte delle premesse della mozione presentata dal nostro gruppo, anche se devo dire che da quello che ho letto delle mozioni degli altri gruppi mi sembrano assolutamente non solo condivisibili, ma che integrano il nostro pensiero. Siamo in ritardo, dal punto di vista infrastrutturale, rispetto agli obiettivi fissati dall Agenda digitale europea. Le connessioni in ADSL coprono solo il 61 per cento del territorio (lo hanno detto già altri colleghi, come risulta dal rapporto del Censis), mentre le connessioni in fibra ottica ad altissima velocità coprono solo parzialmente le grandi città (lo ricordava anche il collega Crosio prima). Nella relazione annuale al Parlamento il presidente dell Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Calabrò ha infatti comunicato che la percentuale di abitazioni connesse alla banda larga, fissa e mobile, è inferiore al 50 per cento, a fronte di una media europea del 61 per cento. Esiste ancora un 4 per cento di digital divide da colmare, a cui si aggiunge circa il 18 per cento della popolazione servita da ADSL sotto i 2 megabyte al secondo. Tutto questo, sempre secondo il presidente Calabrò, potrebbe anche precludere all Italia la possibilità di estendere il servizio universale alla banda larga. Riteniamo che oggi sia possibile, anzi sia doveroso, anche grazie al Governo Monti ed alla volontà di collaborazione dei gruppi in Parlamento, colmare questo spread digitale che ci separa dagli altri Paesi europei e che credo non sia meno grave dello spread che ci separa dal bund tedesco. In questo senso, non possiamo non apprezzare quanto già è stato previsto nel cosiddetto decreto semplificazioni, approvato dal Consiglio dei ministri venerdì scorso, perché è un primo importante passo che va nella direzione auspicata dal dispositivo finale della nostra mozione, cioè, rivedere il quadro programmatico strategico degli investimenti nel settore delle reti di comunicazione a banda larga, al fine di assicurare il conseguimento da parte dell Italia degli obiettivi fissati nell Agenda digitale europea. Quest ultima guarda al 2020 e, secondo noi, è un punto di riferimento molto importante per recuperare anche qui da parte del nostro Paese, questo gap che abbiamo nei confronti dell Europa, rialzarci e poter mettere a frutto tutte le nostre potenzialità e, quindi, poter finalmente come dicevamo prima decollare; perché l aereo è pronto.

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