Alabastri e Alabastri-Onici della Toscana Genesi, loro presenze nelle opere e antiche zone di estrazione

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1 Boll.Ing. n :47 Pagina 10 Alabastri e Alabastri-Onici della Toscana Genesi, loro presenze nelle opere e antiche zone di estrazione Rino SARTORI Molti materiali lapidei translucidi che presentano zonature e concrezioni di vari colori vengono genericamente definiti alabastri comprendendo così con questo termine sia i veri alabastri, che sono di origine gessosa, che gli alabastri-onici, che invece sono di origine calcarea. L impiego di quest ultimi nelle opere architettoniche fiorentine è stato notevole e le cave della toscana hanno fornito ottime qualità. Parole chiave: Alabastro, Alabastro-Onice, Travertino, Gesso Nelle ornamentazioni architettoniche interne di molte chiese, non solo fiorentine, capita spesso di osservare dei materiali lapidei che presentano zonature e concrezioni 1 di vari colori tanto da poterli scambiare per marmi particolari. Effettivamente non si tratta di marmi e questi particolari materiali lapidei vengono genericamente definiti alabastri. Occorre precisare però che questo termine viene usato indifferentemente per due litotipi di roccia, una gessosa e l altra calcarea, ambedue di origine sedimentaria ma aventi genesi diverse ma con in comune alcune caratteristiche morfologiche quali translucidità, zone concentriche e lineazioni a colorazioni alternate. Il primo litotipo, gessoso, viene normalmente definito Alabastro di Volterra essendo nel volterrano la zona esclusiva di massima produzione mentre il secondo, calcareo, viene definito Alabastro Orientale o Alabastro-Onice essendo questo il nome assegnato ai primi alabastri che i romani facevano venire dall Egitto ossia dall Oriente. Un sinonimo di questi due ultimi termini abbastanza usato è Alabastrite. La diversità tra gli alabastri calcarei e quelli gessosi veniva già evidenziata nel 700 da Giovanni Targioni Tozzetti nelle sue Relazioni d alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana (1774) 2 il quale precisava che della Pietra chiamata Alabastro, se ne danno tre differenti generi. Il primo genere Alabastro Agatato o a Onde di differentissimi colori, sì Nostrale, che Orientale, e a questo si potrebbe ridurre il Tartaro (ossia la fase iniziale del Travertino e quindi l alabastro calcareo). Il secondo, si cava da tavolati di Ingemmamenti triedri dello Spato, ed anche da quelli del Gesso, e della Selenite, segati per traverso, come è l Alabastro detto della Matella, e perlopiù quegli Alabastri che si dicono diacciati (mancano notizie di questo genere di alabastro la cui natura dovrebbe essere comunque gessosa) Il terzo infine si trova questo disposto a filoni anche di grande altezza e nella prima apparenza molto si accosta al Marmo. Di questo genere è l Alabastro che si trova in copia immensa nel Volterrano (alabastro gessoso). Il Targioni Tozzetti ci segnala pure che: si trovano alabastri simili a quelli di Volterra in Puglia in Monte Gargano poiché ne ho vedute fatte certe rozze statuette di S.Michele Arcangelo che di là si mandano per devozione. Anche Emilio Repetti 3 nel suo Dizionario Geografico, Fisico, Storico della Toscana del 1835 in merito all Alabastro di Montalcino ne precisa la natura definendolo orientale differenziandolo quindi da quello di natura gessosa: cave di alabastro bianco, agatato, venato a onde di tinta cangiante, in guisa che sembra una varietà dell alabastro orientale, anche rapporto ai principi dai quali è formato. Avvegnaché questa roccia non è un solfato di calce, o alabastro gessoso, Fig. 1 - Alabastro-Onice - Campione di cava - Buca dell Onice di Monte Girello Alpi Apuane. Fig. 2 - Volterra Duomo - Cappella S. Paolo - Specchiature in Alabastro Cotognino. Fig. 3 - Alabastro di Volterra Chiesa Badia Fiorentina Mino da Fiesole (1469) Madonna col Bambino benedicente e i Ss. Leonardo e Lorenzo. 1 Concrezioni. Sono aggregati cristallini che formano zonature (strati con composizione chimica diversa) con superfici di discontinuità e con diverse colorazioni. Sono dovute a depositi successivi di soluzioni acquose mineralizzate. 2 G. Targioni Tozzetti (1774), Relazioni d alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, Ristampa anast., Arnaldo Forni, Bologna, III, pp.266 e E. Repetti (1835), Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana. Firenze con i tipi di A. Tofani. I, p N

2 Boll.Ing. n :47 Pagina 11 stro invece era dovuto alla forma dei vasi conici senza manici costruiti con alabastri calcarei nei quali si conservavano unguenti e profumi 8 mentre per altri ancora derivava dal recipiente della Dea Ebaste 9. Secondo Renato Gnoli 10 però la formazione etimologica di alabastro non è altrettanto chiara. L etimologia degli antichi, secondo cui alabastro derivava dalla forma dei vasi fatti di questa pietra, i quali erano sprovvisti di anse è insostenibile. Infine anche i greci chiamavano alabastri i vasi fatti con questa pietra anche se talvolta i vasi erano di vetro, marmo o gesso. Fig. 4 - Badia Fiorentina - Mino da Fiesole ( ) particolare Madonna col Bambino. 4 R. Gnoli, Marmora Romana, Ediz. dell Elefante, Roma p Occorre precisare che in mineralogia con il termine Onice viene definita una varietà di calcedonioagata (Il calcedonio è un quarzo microcristallino. Le agati si formano per cristallizzazioni successive di calcedonio entro cavità amigdolari di rocce basaltiche in depositi idrotermali di bassa temperatura o di alterazione). È translucido ed ha zonature di colore contrastanti ( durezza ~7 scala Mohs). Questi onici in passato servirono per produrre cammei, vasi e coppe come pure per il commesso di pietre dure. 6 F. Corsi, Delle Pietre Antiche con notabile aggiunta al III libro, Tipografia Gaetano Puccinelli, Roma,1845. p. 125 come quello descritto all articolo Castellina Marittima, ma sivvero un carbonato calcare concrezionato. Ai nostri giorni, sempre in merito alla distinzione degli alabastri, Raniero Gnoli in Marmora Romana (1997) 4, afferma che Onici 5 o alabastri, in effetto, sono per noi, tutti quei marmi formati dalla deposizione di calcite da acque calcarifere. In merito al nome Faustino Corsi, in Delle Pietre Antiche (1845) 6, scrive che il più antico nome dell alabastro è quello di Onice perchè avendo qualche vena curva e bianca sopra un fondo rosso bigiastro e quasi tendente al carnicino vi si riconosce qualche somiglianza alle macchie bianche le quali si vedono nell attaccatura delle unghie, ondeché fu chiamata pietra onichina (dal greco onyz=unghia) e ancora più avanti: presso la città di Tebe in Egitto, giusta l autorità di Plinio, esiste un castello chiamato Alabastra da cui tolse il nome la pietra che prima chiamavasi onice. Una pietra chiamata onice è ricordata anche nella Bibbia 7. Per altri il nome alaba- ALABASTRI GESSOSI Gli Alabastri gessosi che si trovano in Toscana, a Volterra ed a Castellina Marittima (provincia di Pisa), appartengono alle Evaporiti messiniane della Formazioni Gessoso-solfifera del Miocene. Queste evaporiti comprendono il Solfato di calcio (Anidrite, CaSO 4 ) che per successiva idratazione si trasforma in gesso (Solfato di Calcio biidrato, CaSO 2H 2 O). Circa la genesi delle Evaporiti alcuni ipotizzano che l attuale Mare Mediterraneo si sia essiccato nel Messiniano, per un periodo di un milione e mezzo di anni, a causa della chiusura dello stretto di Gibilterra che lo alimentava con le acque dell Oceano Atlantico. Altri ipotizzano invece che queste Evaporiti si siano formate a seguito delle ripetute evaporazioni delle acque marine che rialimentavano bacini e lagune che si stavano isolando dal mare aperto sia a causa dell abbassamento del livello marino sia a causa dei sollevamenti orogenetici dell Appennino e di altre catene mediterranee (fase tettonica intra-messiniana) 11. Altre fasi tettoniche dislocarono poi questi bacini, con le evaporiti formatesi, nelle zone dove oggi si osservano mentre successive idratazioni della anidrite hanno portato alla formazione del gesso. L Alabastro gessoso, di struttura granulare minuta e di aspetto candido trasparente, si trova in queste formazioni gessose entro masse lenticolari comprese in argille marnose fossilifere sotto forma di sferoidi, coperti da un leggero strato argilloso, detti anche ovuli 12, le cui dimensioni massime possono raggiungere il metro e mezzo circa. Per quanto concerne la formazione di questi ovuli contenenti gesso microcristallizzato, alcuni autori li ritengono avvenuti per aumenti di volume e temperatura nel momento della trasformazione da anidrite in gesso seguiti da occasionali stiramenti del deposito sedimentario con conseguenti effetti di boudinage 13. Di questi ovuli in Toscana ne venivano estratti notevoli quantità a Volterra e, sopratutto, a Castellina Marittima. Da quet ultima località venivano inviati per le lavorazioni principalmente a Volterra come pure a Parigi, Vienna e Berlino 14. L Alabastro gessoso è presente pure in Sicilia a Pietra Incarnata (Trapani) e a Gibellina. A Volterra, l Alabastro fu utilizzato fin dal IV sec. a.c dagli Etruschi per la produzione di urne cinerarie, statue e bassorilievi. Relativamente alle N

3 Boll.Ing. n :47 Pagina 12 manifatture di alabastro E. Repetti (1843) 15 ci fa sapere che esse principiassero costà nel tempo degli Etruschi, non ne lasciano dubbio i numerosi ipogei del civico museo; ma codeste manifatture in seguito per molti secoli cessarono e solamente si torna a ritrovare urne storiate ed alcune statue scolpite nella pietra tufacea di grana fine (lumachella) sulla fine del sec. XV e nel successivo. Uno sviluppo assai maggiore nell arte degli alabastri volterrani si è mostrato da mezzo secolo in quà, specialmente in vasi, colonnini, tavole a colori e in lavori di ornato... Agostino del Riccio 16 al cap. XCI dell Istoria delle pietre scriveva nel 1597 che: non ci è casa e monasterio nella città di Firenze ed in altre città che non vi sieno vasetti, candelieri, figure piccole ed altri lavori fatti di questo alabastro di Volterra. Il Targioni Tozzetti, nelle Relazioni 17, descrive i vari tipi di alabastri estratti nel volterrano, i cui nomi ricordano quelli degli alabastri calcarei: Alabastro Cotognino a onde assai bello, del quale se ne vedono quattro spere, che adornano le pareti della bellissima Cappella di S. Paolo nel Duomo di Volterra. Di Alabastro Agatato, cioè con macchie cipollate, o a occhi, di vari colori, bianco, rosso, e trasparente di più gradi di cui vedonsi gormati adesso quattro Candeglieri dell altare della medesima Cappella. Verso la fine del 700 vari lavori di alabastro volterrano venivano inviati in Inghilterra e nell ottocento furono realizzati, nella fabbrica volterrana di Amerigo Viti, tavoli con i piani in commesso di alabastro con elementi colorati a bagno. Nell 800 nello studio fiorentino dei fratelli Pisani fu messa a punto la tecnica della cottura mediante la quale l alabastro gessoso perdendo in trasparenza acquistava in durezza e diventava simile al marmo 18. Ancora oggi a Volterra l alabastro viene lavorato per la produzione di soprammobili ed altri oggetti ornamentali. Di notevole interesse in Inghilterra è stata l arte e l industria dell alabastro sviluppatasi nei sec. XIV- XVI nella Contea di Derby nella zona di Chellaston ove esistevano zone di estrazione di alabastri gessosi ( Alabastri inglesi ) 19. Questi manufatti, anche di notevole interesse artistico (statue, 7 Nella Genesi 2, 6, 12, si legge che: un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre tutto intorno al paese di Avila dove c è l oro...; qui c è anche la resina odorosa e la pietra d onice. (La Bibbia di Gerusalemme, 1977, Grafiche Dehoniane, Bologna. p.38) 8 Nel Vangelo, Matteo 26, 6-8, si ha: Mentre Gesù si trovava a Betania, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. 9 Dea Ebaste o Bubastis. Dea-gatta eponima di una antica città egiziana del delta del Nilo. È raffigurata come donna a testa di gatto. 10 R. Gnoli, Marmora Romana, cit., p A. Bosellini, E. Mutti & F. Ricci Lucchi - Rocce e Successioni Sedimentarie. Scienze della Terra, UTET, p Definiti anche cogoli dal Targioni Tozzetti, in Relazioni cit., III, p. 266 e nell ottocento definiti anche arnioni in: Enciclopedia delle Arti e Industria, Unione Tipografico-Editrice, Torino. Ristampa anastatica, Soc. Editrice Apuana II, p Boudinage. Si ha in uno strato rigido, intercalato in rocce relativamente più plastiche, quando è sottoposto ad uno stiramento. 14 Enciclopedia delle Arti e Industria, cit., II, p E. Repetti (1835), Dizionario, cit., V, p A. Del Riccio (1597), Istoria delle pietre, Riproduzione anastatica del MS 230 della Biblioteca Riccardiana, a cura di P.Barocchi, S.P.E.S, Firenze, G.Targioni Tozzetti, Relazioni, cit., III, p M. Cozzi (1986), Volterra dal Settecento all Art. Deco. Cantini ed., Firenze lastre in bassorilievo), furono esportati in varie parti dell Europa. Si differenziano da quelli di Volterra per una minore trasparenza, per non essere mai perfettamente bianchi ma generalmente di colore scuro o bigio, talvolta giallastro, rossastro o macchiato. ( Enc. Arti e Industria) 20. Nella Badia Fiorentina è presente un dossale d altare di notevoli dimensioni, rappresentante la Madonna col Bambino benedicente e i SS. Leonardo e Lorenzo, realizzato in alabastro volterrano negli anni da Mino da Fiesole L Alabastro è molto solubile in acqua per cui non può essere impiegato all aperto. La sua durezza è bassissima tanto da essere scalfito con l unghia ed inoltre non reagisce all acido cloridrico reazione che può servire a differenziarlo immediatamente da quello calcareo. ALABASTRI-ONICI CALCAREI Gli Alabastri-Onici sono costituiti da masse calcaree variegate. La loro genesi avviene, lentamente nel tempo, per la precipitazione del carbonato di calcio da acque circolanti su formazioni travertinose 21 o calcaree 22 nelle cavità e fratture di queste, precipitazioni che danno luogo per gocciolamento alla formazioni di stalattiti, stalagmiti ed altre forme 23. L arricchimento di carbonato di calcio di queste acque è dovuto a parziali dissoluzioni delle masse calcaree sulle quali circolano superficialmente e dalle quali asportano anche terre e ossidi. I blocchi estratti da queste cavità, definiti Alabastri-Onici, mostrano a seconda del taglio disegni e forme con andamenti suggestivi. La colorazione dei vari strati rappresenta, oltre agli intervalli di tempo tra una precipitazione e l altra, il tipo di terre o ossidi trasportati dalle acque circolanti. In genere i colori sono dovuti alla presenza di sostanze organiche, quali acidi umici o fulvici 24, ioni metallici e sostanze pigmentanti. La durezza di questi calcari cristallini è circa 3 della scala Mohs. Il contenuto di carbonato di calcio può superare il 99%. 19 L Alabastro calcareo, in Inghilterra, viene invece definito Onyx marble oppure Egyptian alabaster o, come noi, Oriental alabaster. 20 Enciclopedia delle Arti e Industria, cit., II, p Travertino. Roccia sedimentaria di origine chimica la cui deposizione è avvenuta, e avviene ancor oggi, presso sorgenti, cascate e bacini lacustri per precipitazione del carbonato di calcio presente nelle acque. Tale precipitazione avviene sia per meccanismi fisicochimici (es. sottrazione di CO 2 per decompressione, aumento di temperatura, ecc.) che biochimici (ad opera di organismi che sintetizzano la CaCO 3 per la costruzione dei loro gusci) da acque sovrasature di bicarbonato di calcio: Ca(HCO 3 ) 2 Æ CaCO 3 + CO 2 + H 2 O. 22 Un esempio di alabastro-onice che si genera in masse calcaree non travertinose, è quello che si estraeva sulle apuane fino al dopoguerra, alla Buca dell Onice di Monte Girello o Guello, nella località di Casania ( sulla strada che da Massa conduce a Resceto nel Bacino del Frigido). La cava si trovava entro una grotta naturale e l Onice veniva estratto nel pavimento della grotta stessa per uno spessore di circa 3-4 m. Non si hanno però notizie storiche circa il suo impiego. Altro esempio di alabastro presente in masse calcaree si ha in una cava coltivata in epoca imperiale, segnalata da F. Penta (1956) in Suppl. I materiali da costruzione del Lazio. CNR Roma, presente sul promontorio del Circeo (Lazio). Pure Matthias Bruno in Studi Miscellanei, 31, Su una cava d alabastro del Circeo in località la Batteria, L Erma di Bretschneider - Roma, ipotizza un impiego antico di questo alabastro ed oltre a fornire ampie notizie circa l ubicazione delle cave documenta lo sfruttamento delle cave all inizio della seconda metà del cinquecento e l impiego a Roma dei materiali estratti. 23 Quando la goccia non si stacca e scorre per un certo tempo sulla volta della cavità si formano le cortine, cerchi e tubolari mentre le eccentriche si generano per risalite di acque sature per capillarità. Ved. Paolo Forti, 2000, I depositi chimici delle grotte, Quaderni didattici, 7, SSI, Erga Edizioni, Genova 24 Acidi Umici: sostanze di carattere acido di provenienze diverse, tra le quali prodotti di demolizioni di vegetali, solubili in alcali di colore bruno e nero. Acidi Fulvici: prodotti della biodegradazione in ambiente acido e quindi liscivianti. 12 N

4 Boll.Ing. n :47 Pagina 13 Fig. 5 - Alabastro-Onice fiorito Chiesa di Santa Maria Novella Tarsia pavimento nella Cappella Gondi. Fig. 6 - Alabastro-Onice fiorito Chiesa di Santa Croce Cappella Niccolini. 25 A. Del Riccio (1597), Istoria delle pietre, cit. Cap. XII, XLVI e CXXVIII bis. 26 Idem, cap. CXXVIII bis. 27 Sul commesso ved. Eternità e Nobiltà di materia. Itinerario artistico fra le pietre policrome, a cura di Annamaria Giusti. Opificio delle Pietre Dure (2003). Edizioni Polistampa, Firenze. Le dimensioni di questi blocchi sono in genere modeste e sempre non coprono completamente i limiti di un opera tanto che in certi casi si può notare assieme all alabastro-onice, costituente principale, la presenza occasionale di travertino o di calcare compatto (ciò si può osservare in manufatti di discrete dimensioni come in alcuni sarcofagi e colonne). Alcuni travertini a bassissima porosità, presentanti vivaci alternanze di colori risultano molto simili agli alabastri tanto da esserne scambiati, vengono chiamati Travertini-oniciati. l Alabastro-Onice calcareo, è stato la pietra egizia usata dalle antiche dinastie faraoniche (statua del faraone Mycerinos della metà del III millennio a.c) e fu largamente usato, oltreché dagli egiziani e dai greci, anche dai romani. Della sua prima introduzione a Roma ne parla espressamente Plinio. I romani si approvigionavano degli alabastri a Tebe in Egitto, a Damasco in Siria come pure in Arabia e Algeria. Grazie ad una loro relativa facile lavorabilità, alla perfetta lucidabilità e armonia di colori, erano impiegati nella statuaria, ornati architettonici, arredi liturgici, rivestimenti parietali e mattonelle per pavimenti. Studiosi di marmi antichi come Faustino Corsi, in Delle Pietre Antiche, e Raniero Gnoli in Marmora Romana, descrivono gli Alabastri o Onici impiegati nella Roma antica citando notevoli fonti storiche sulle loro zone di provenienza. Il padre domenicano fiorentino Agostino del Riccio (1597) 25 nell Istoria delle pietre, tratta dei vari tipi di Alabastri-Onici presenti in chiese fiorentine. Li definisce con i nomi di Trasparente, Orientale, Cotognino, Diacciato, Occhiato, Scuro e li considera genericamente tutti orientali. Per i nomi di quelli presenti a Roma scrive inoltre che se io dovessi dire le sorti d alabastri che si ritrovano nella città di Roma, empirei per descriverli quasi un libro. L impiego degli Alabastri Orientali si diffuse a Roma nell epoca repubblicana in particolare nella Sectilia pavimenta e nelle Incrustaziones mentre dal II sec. interessò anche la statuaria. Per l abbellimento delle basiliche cristiane, nel Rinascimento, furono reimpiegati antichi marmi di spoglio, e tra questi gli alabastri calcarei. Di questi alabastri ne giunsero pure a Firenze delle piccole quantità in parte utilizzati nelle tarsie di marmi policromi nelle cappelle Gaddi ( ) in Santa Maria Novella e Niccolini ( ) in Santa Croce (A. del Riccio 26 ). L alabastro fu pure impiegato nel commesso fiorentino (Opus sectile), commesso in voga a Roma sin dal primo periodo imperiale ma che a Firenze ebbe il suo massimo splendore per volere di Ferdinando I che, nel 1588, dette vita alla Manifattura delle Pietre Dure. Esempi di impiego degli alabastri nel commesso si hanno, a Firenze, nei piani di alcuni tavoli presenti agli Uffizi, in Palazzo Pitti, al Museo degli Argenti e alla Villa del Poggio Imperiale 27. Per gli alabastri impiegati a Firenze non è possibile verificarne l effettiva provenienza anche mediante l impiego di analisi petrografiche e geochimiche: per quelli impiegati nelle citate cappelle dobbiamo quindi credere ad A. del Riccio che le vide realizzare pochi anni avanti la stesura del suo manoscritto. N

5 Boll.Ing. n :47 Pagina 14 In molte altre chiese di Firenze è notevole la presenza degli Alabastri-Onici: sono da segnalare le belle specchiature in alcune cappelle della chiesa Santi Michele e Gaetano, le due colonne d altare e la cornice sopra la mensa dell altare stesso nella cappella di S.Filippo Benizzi della SS.Annunziata. Nella chiesa di Santa Trinita, si possono osservare sei candelabri in onice, la mensa d altare i tre riquadri nelle pareti della cappella, compreso quello che contiene il crocifisso del Palma su sfondo in Portoro, ed infine le molteplici specchiature presenti nei quattro pilastri del baldacchino di Giovan Battista Caccini in S.Spirito che formano una collezione di notevole interesse. Per quanto riguarda gli Alabastri-Onici italiani mancano notizie relative alle antiche zone di estrazione ma è probabile che i nostri alabastri, impiegati nell antica Roma, siano stati molto più numerosi di quelli che alcuni studiosi ritengono. Può darsi che la nostra produzione non fosse stata conosciuta dai romani come può darsi che per dare maggior valore ai nostri alabastri, i romani, li facessero passare per orientali. Da notare infine che gli alabastri che noi ammiriamo non sempre provengono da zone di estrazione note ma in certi casi fanno parte di ritrovamenti occasionali avvenuti entro masse calcaree sfruttate per altri impieghi. F. Corsi, nel 1845, ad un particolare alabastro, rinvenuto a Roma all interno della Villa Palombara sull Esquilino, un tempo facente parte di residenze imperiali, assegnò il nome Alabastro di Palombara 28 e lo ritenne originario dell Asia Minore. In merito a questa provenienza, Vincenzo De Michele e Ugo Zezza 29 in Le pietre ornamentali di Roma Antica del 1979, scrivono che questo alabastro sembra identificarsi invece con un tipo proveniente dalle cave di Jano-Montaione (Pisa). Nei Notiziari Cronologici presenti in La Cappella dei Principi e le Pietre Dure a Firenze, (1979) di Umberto Baldini et alii, 30 un documento registra, per l anno 1622, la consistenza dei materiali lapidei presenti nell Arsenale di Pisa da utilizzarsi nelle tribune della Cappella e, tra questi, precisa Alabastri di Campiglia ed altri cotognini: 41 pezzi. Alabastri di Montauto: 21 pezzi. Alabastro di Caldana: 1 pezzo. Alabastro trasparente bianco orientale: 3 pezzi. Nel caso degli alabastri di Campiglia (Livorno), pur mancando notizie storiche di altri impieghi, non possiamo escludere che questi siano stati estratti nella zona di Campiglia ( Monte Valerio, Monte Parodi e nel Fumacchio) dove, durante l escavazione di antiche gallerie per l estrazione di minerali di ferro e stagno, furono trovate grotte ricche di stalattiti e stalagmiti 31. Stessa supposizione per il pezzo di Caldana (Grosseto) dato che anche in questa zona sono presenti formazioni calcaree (si estraeva la breccia Portasanta simile al Portasanta greco o Marmor Chium ). A Caldana, pur non essendo mai esistite cave di alabastri questi sono stati trovati occasionalmente all interno di fratture. Per quanto riguarda invece gli alabastri di Montauto mancano notizie circa la effettiva zona di estrazione. Campioni di questo alabastro, si possono osservare in due foto presenti nel Campionario dei Marmi in Delle Pietre antiche di Caterina Napoleone 32 definiti Fig. 7 - Alabastro-Onice di Jano o Alabastro del Pescatore - Campione di cava Fig. 8 - Alabastro-Onice listato Certosa di Firenze. Colonne edicola tabernacolo. 14 N

6 Boll.Ing. n :47 Pagina 15 Fig. 9 - Alabastro-Onice fiorito Certosa di Firenze. Altare maggiore. Fig Alabastro-Onice fiorito Chiesa di Santa Trinità. Cappella Usimbardi. 28 Alabastro di Palombara in Delle Pietre Antiche, cit., p.72, si differisce da tutte le altre specie di alabastri per la costante sua opacità, la sua frattura è compatta, la sua tessitura è a strati. Il colore di fondo è per lo più bianco, o di giallo omogeneo; le sue macchie sono variatissime sì per le forme, e sì per i colori, e sebbene il più comune sia a liste castagna sopra un fondo chiaro, pure ve ne ha del tartarugato...un saggio di questo alabastro è il busto di Adriano nel museo capitolino, stanza degli imperatori num V. De Michele & U. Zezza (1979), Le pietre ornamentali di Roma Antica della Collezione Borromeo nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Atti Soc. Ital. Sci. nat. Museo civ. Stor. nat. Milano (1-2): U.Baldini, A.M. Giusti & A.P. Pampaloni Martelli, La Cappella dei Principi e le Pietre Dure a Firenze, Milano G. Merciai (1904), Le acque Termali di Caldana presso Campiglia Marittima.Tip. Mariotti, Pisa. 32 C. Napoleone, Delle Pietre Antiche. Il trattato sui Marmi Romani a cura di Caterina Napoleone, 2001 FMR spa, Milano. 33 E. Repetti (1835), Dizionario, cit., I, p Per gli impieghi dell alabastro di Montalcino ved. Nota 1, Enc. delle Arti e Industria, cit., V, p Antonio Canestrelli (1910), L Abbazia di S.Antimo, in Siena Rivista Siena Monumentale Editrice. 36 AA.VV., Annuario dei Marmi Italiani. Federazione Naz. Fascista delle Industrie del Marmo, del Granito e delle Pietre affini. Anno VII, p M. Pieri (1969), Marmologia, Ed. Ulrico Hoepli, Milano. p. 416 e Il marmo Onice di Jano, Rivista La Chimica Milano, Gennaio pp M. Pieri (1969), Marmologia, cit. p con il nome Alabastro di Montauto (Toscana). In Toscana di località chiamate Montauto ne esistono diverse ma ricerche effettuate, in quelle dove esistono le condizioni geologiche da poter dare origine agli alabastri, non hanno dato risultati. Per gli alabastri impiegati nella chiesa di S.Antimo a Montalcino (Siena) e di quelli presenti nel duomo ed in altre chiese di Siena (San Francesco, San Domenico, Santa Caterina di Fonteblanda), E. Repetti nel Dizionario 33 ci fa sapere che Nel poggio di Castelnuovo dell Abate sono abbondanti cave di alabastro bianco, agatato, venato a onde di tinta cangiante, in guisa che sembra una varietà dell alabastro orientale...e ancora L alabastro agatato per lo più è sottoposto a quello bianco di apparenza marmorea. Con quest ultimo furono fabbricati non solamente il mon. e la grandiosa antica chiesa di S. Antimo, ma tutti i lavori di quadro e di ornato di edifizi posteriori eretti in Castelnuovo o nelle sue vicinanze. Più ricercato per uso di ornato è l alabastro a onde o venato, conosciuto nelle arti sotto il nome di alabastro di Siena, sebbene questa città ne sia a 28 miglia lontana. Nei sec.xvi e XVII l alabastro di Castelnuovo dell Abate (Siena), conosciuto anche come alabastro di Montalcino 34, fu largamente usato quale materiale decorativo per molti monumenti della Toscana quali le cattedrali di Orvieto e di Grosseto. Nella chiesa di S. Antimo (Montalcino) fu impiegato in bozze regolari nei piloni cruciformi e nei fusti di colonne di un sol pezzo 35. Di questo alabastro sono presenti molte ornamentazioni anche a Firenze come ad esempio nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano. Nel 1929 a circa 9 km da Montalcino, vicino a Castelnuovo dell Abate, era attiva la Cava Porzia che estraeva delle masse di alabastrite di tinta leggermente dorata che in certi casi era intersecata da vene scure. Questo alabastro si affermava che si avvicinava molto a quello escavato anticamente in Egitto. Veniva commercializzato con i nomi di Unghia di Venere e Onix lapis nomi tratti da una leggenda greca secondo la quale un unghia di Venere, tagliata con una freccia di Cupido si cangiò in una scaglia di pietra bellissima e trasparente 36. M.Pieri (1966) 37 in Marmologia lo definisce, come E. Repetti, Onice di Siena e così ne descrive le sue caratteristiche: Fondo incolore-ghiaccio giallino chiarissimo, con striature zonate dal marrone tendente al castano alternate ad altre bianche. Il contenuto in carbonato quasi sempre supera il 98%; la tonalità cromatica è dovuta principalmente a poco più che tracce di pigmentazione ocraceo-limonitica ed a tracce ematitiche Da molti anni le cave sono inattive. Dell Alabastro-Onice di Jano/Montaione mancano notizie storiche del suo impiego nelle opere. M.Pieri, in Marmologia, ci fa conoscere che: Giace in una formazione travertinosa a grossi cristalli del periodo Quaternario ed ebbe origine da una sorgente calcareo-manganesifera; la sua pigmentazione infatti, dove l onice è nero, rappresenta un eccezione, essendo dovuta ad ossidi del manganese del tipo pirolusite, polianite, silomelano, anziché a sostanze di natura carboniosa non N

7 Boll.Ing. n :47 Pagina 16 geologicamente recenti, qual è negli altri marmi neri. Si presenta con fondo quanto mai variato sempre con oniciature ondulate che vanno dal bianco candido avorio, al giallo ambrato, al nero e si commercia nelle varietà: giallo ambrato, argenteo, bronzeo, nero. Salvo la sua presunta presenza nella Villa Palombara sopra detta non si hanno altre notizia del suo impiego benché a Jano siano presenti tracce di antiche zone di estrazione. Scorrendo il Catalogo della Collezione dei Materiali da costruzione e da ornamento del R Comitato Geologico Italiano del 1875 apprendiamo che l alabastro di Jano veniva addirittura utilizzato, in non piccola quantità, per la produzione di un particolare gesso in polvere, nella fornace situata a Castagno, località non distante da Montaione mentre a Camporbiano verso la fine dell 800, per quanto ci riferisce Jervis 38, si estraeva un gesso saccaroide utilizzato a Firenze per lavori di scagliola. L Onice di Montaione si estraeva a Jano in località Forni e tra Vicarello e Il Castagno. Queste località fornivano alabastri con colorazioni diverse: marrone scuro, a bande marroni e chiare e a bande nere e chiare. Con il taglio effettuato parallelamente al verso di deposizione si ottenevano i nuvolati o fioriti e addirittura i tartarugati questi ultimi come appaiono in certi esempi dell alabastro di Palombara. Tagliando invece perpendicolarmente al verso di deposizione si avevano i lineati ossia alabastri con alternanze di bande di colori. Questi lineati risultano quelli maggiormente presenti nelle ornamentazioni. Un caso particolare di lineato di Jano si ha nell Onice del Pescatore il quale presenta alternanza di bande nere e bande più o meno chiare. Ormai da anni anche queste cave sono inattive ma negli anni 50 molto materiale estratto dalle cave di Jano è stato impiegato anche a Firenze. Rino SARTORI, laureato in Scienze Geologiche nel 1996, ha indirizzato le sue ricerche sui materiali lapidei presenti nell architettura. Tra le varie pubblicazioni sono da segnalare su questa rivista: il n.7, 2001, Il Rosso Maremma è presente nell architettura fiorentina?, nel n. 1-2, 2004, La facciata di S. Maria del Fiore, nel n 11, 2004, Panchina: materiale lapideo tipico di Livorno e Volterra, ed infine il libro Pietre e Marmi di Firenze edito da Alinea nel Fig Alabastro onciato Semi colonna. Opificio delle Pietre dure. 38 Jervis (1881), I tesori sotterranei dell Italia. Loerscher editore, Firenze. II, p N

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