Abuso sui minori: l audizione protetta quale primo strumento di indagine

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1 Università degli Studi di Torino FACOLTÀ DI PSICOLOGIA Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Criminale ed Investigativa Tesi di Laurea Magistrale Abuso sui minori: l audizione protetta quale primo strumento di indagine Candidata: Simona Fiorentino Relatore: Prof. Maurizio Tirassa Matricola: A. A. 2011/2012 1

2 Alla mia famiglia. 2

3 INDICE INTRODUZIONE CONSIDERAZIONI PERSONALI RINGRAZIAMENTI Cap. 1 L ABUSO 1.1 L abuso sessuale: indicatori psicologici, indicatori fisici; 1.2 L abuso fisico 1.3 L abuso psicologico 1.4 Patologie delle cure: incuria, discuria, ipercura. Cap.2 NON SOLO TRAUMA SESSUALE: IL TRAUMA PSICOLOGICO 2.1 Le conseguenze psicologiche 2.2 dissociazione e trauma: le conseguenze psicopatologiche 2.3 altri problemi associati all abuso, 2.4 problemi dell abuso intrafamiliare, 2.5come intervenire. Cap.3 ABUSO SU MINORE E ITER GIURIDICO: 3.1 Reati sessuali ai danni di un minore: atti sessuali con minorenni, corruzione di minore, altre tipologie di violenze sessuali su minore; 3.2 Il minore e il processo penale: esame del minore in sede di incidente probatorio, la consulenza psico- forense, periti e consulenti, la consulenza tecnica d ufficio in caso di abuso sessuale. Cap. 4 LA TESTIMONIANZA DEL MINORE VITTIMA DI ABUSO 4.1 La testimonianza del minore: premessa, idoneità del minore e valutazione evidence- based, criteri di valutazione; 4.2 Le domande suggestive: la vulnerabilità alla suggestione, l influenza sociale, cenni storici alla suggestione; 4.3 Ascolto e intervista del minore: premessa, ascolto e osservazione, il colloquio con il bambino, l audizione protetta, fasi dell intervista investigativa; 4.4 Fonti di errore nelle valutazioni di abuso sessuale: false denunce di abuso sessuale, gli errori di valutazione, gli errori dei testimoni, memoria, testimonianza ed emozioni. Cap. 5 ANALISI DESCRITTIVA DI UN CAMPIONE DI MINORI SENTITI IN AUDIZIONE PROTETTA 3

4 5.1. Premessa: introduzione espiegazione del lavoro 5.2. Descrizione dello strumento di lavoro 5.3 L analisi degli aspetti qualitativi dell atto sessuale 5.4 Analisi sulle generalità del minore dal campione di riferimento: analisi dell età dei minori vittima di abuso sessuale, analisi del genere sessuale. 5.5 Analisi sulle generalità dell indagato: analisi della posizione del presunto abusante rispetto al nucleo famigliare della vittima, analisi dell età, analisi del genere sessuale. CONCLUSIONI 4

5 INTRODUZIONE Tra le numerose forme di violenza e maltrattamento agite nei confronti di un minore, l abuso sessuale è quella che, nel corso degli ultimi anni, si è trasformata in un vero e proprio fenomeno con rilevanza sociale (grazie soprattutto all azione dei mass media) che coinvolge diverse figure professionali come avvocati, giudici, autorità giudiziarie, psicologi e psicoterapeuti. In questo elaborato si cerca, dunque, di analizzare e descrivere i diversi aspetti del fenomeno, esplorando la figura dell abusante e della sua vittima. Per fare questo, è stata effettuata un analisi descrittiva di numerosi casi di presunto abuso sessuale nei confronti di diversi individui minorenni: sono stati, infatti, considerati 348 verbali di testimonianze, ottenute attraverso audizioni protette con una psicologa incaricata dai Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica (Tribunale Ordinario di Milano e Tribunale di Minori di Milano), che coinvolgono diversi bambini e con diverso titolo (possono essere vittima di una violenza sessuale, testimone di un abuso specifico o persona informata sui fatti). Prima di arrivare al cuore del lavoro, l analisi sulle testimonianze appena descritta sopra, nel Capitolo 1 si definisce la categoria del childabuse: verrà differenziato l abuso di tipo sessuale, dalla violenza fisica e dall abuso di tipo psicologico e verranno, poi, analizzate le diverse patologie delle cure che possono essere messe in atto dai genitori o dalle persone più prossime al bambino, proprio nei confronti del benessere fisico e psichico di quest ultimo. La differenziazione tra le diverse violenze vuole sottolineare la condizione di potere e superiorità che possiede l aggressore nei confronti della propria vittima minorenne, la quale può essere profondamente danneggiata, non solo fisicamente, ma anche e soprattutto psicologicamente, ottenendo conseguenze tali da perdurare nel corso della sua vita. Nel Capitolo 2, invece, viene focalizzata l attenzione esclusivamente sul trauma di tipo psicologico che un abuso sessuale comporta sul bambino: si indagheranno le diverse conseguenze psicologiche scaturite da una violenza sessuale ed in particolare si descriverà la condizione psichica di totale dissociazione che può comparire in alcuni soggetti in seguito ad un esperienza traumatica, portando all instaurarsi di diversi quadri sintomatologici e disturbi psicopatologici nel corso del tempo (come ad esempio, il Disturbo Post traumatico da Stress). Infine, si tratterà degli altri problemi associati all abuso (?), di quelli associati all abuso intrafamiliare (quando la violenza sessuale si consuma all interno di un nucleo familiare e in cui l abusante è, di solito, un genitore del bambino) ed, infine, si cercherà di indicare la migliore strategia di intervento nelle relazioni interpersonali e comunicative della vittima. Successivamente viene analizzata la parte più giuridica e penale a cui è sottoposto un minore vittima di un abuso sessuale (Capitolo 3). Verranno, innanzitutto, descritti i diversi ed ulteriori reati sessuali che possono essere commessi ai danni di un soggetto minorenne e verrà analizzato poi l iter giuridico a cui il bambino è sottoposto in caso ricopra il ruolo di presunta vittima di un abuso sessuale. In questa parte 5

6 dell elaborato saranno analizzati alcuni aspetti del processo penale e saranno descritte nel dettaglio le modalità di ascolto del minore, di ausilio per le indagini giudiziarie, la quale sono in grado di raccogliere la sua testimonianza su quanto si sospetta sia accaduto: l esame del minore in sede di incidente probatorio e la consulenza psicoforense. Prima di descrivere ancora la consulenza tecnica d ufficio attuata nel caso specifico dell abuso sessuale, verranno citate e descritte le figure professionali competenti in questo campo: i periti e i consulenti (consulente tecnico d ufficio e consulente tecnico di parte). A questo punto del lavoro, è stato opportuno analizzare in che modo viene raccolta la testimonianza del minore circa un presunto abuso sessuale, quando si può affermare che un bambino sia idoneo a rendere una testimonianza, e quando questa sia attendibile e credibile. Esistono infatti dei Criteri specifici di valutazione per accertare l idoneità del bambino, la quale, se idoneo ad effettuare un colloquio, spesso può mostrare una forte vulnerabilità a seconda delle domande specifiche dello specialista: l alta suggestionabilità dei bambini e l influenza sociale dell adulto, infatti, possono rappresentare un problema nel momento in cui si ricerca la verità sui fatti da una testimonianza di un soggetto ancora immaturo e poco attendibile. Infine, sempre nel Capitolo 4, verranno analizzati dettagliatamente i diversi casi in cui si compie un errore di valutazione (creando delle false denunce) durante l indagine o l esame con il minore: gli errori di valutazione degli specialisti (procedurali, metodologici ecc) e gli errori compiuti dagli eventuali testimoni del fatto. Nell ultimo capitolo dell elaborato, Capitolo 5, viene effettuata l analisi di un campione di minori sottoposti all audizione protetta in quanto sospettati di aver subìto una forma di abuso sessuale: sono stati, infatti, redatti 129 verbali ottenuti in seguito al colloquio tra la psicoterapeuta e i bambini, ed analizzati dettagliatamente tutti gli aspetti e i dati che emergono da tali casi. I risultati ottenuti riguardano non solo la tipologia di atto sessuale consumato nei confronti del minore, ma anche una descrizione precisa del presunto aggressore e della sua vittima: per entrambe le figure, infatti, vengono analizzati l età e il genere. Infine, per avere un profilo più completo del presunto abusante, è stata indicata la posizione dell aggressore rispetto alla famiglia o al nucleo famigliare della vittima; nel caso in cui l abuso non si sia consumato nella famiglia stessa del bambino, è stato specificato se l abusante rappresenta comunque un soggetto conosciuto dal minore. 6

7 CONCLUSIONI L obiettivo dell elaborato era quello di fornire un analisi e una descrizione precisa del fenomeno dell abuso sessuale ai danni di un soggetto minorenne, utilizzando, come strumento principale di lavoro, un campione di 348 testimonianze di minori coinvolti (come vittima, o come testimone o come persona informata sui fatti) riguardo a presunti casi di violenza sessuale ed ottenute in seguito alle audizioni protette con la psicoterapeuta. Si è cercato, innanzitutto, di descrivere gli aspetti del fenomeno e le sue differenziazioni (Capitolo 1): il child abuse, infatti, può costituire, non solo un atto di connotazione sessuale, ma anche di natura strettamente fisica e psicologica che conduce a conseguenze profondamente negative la quale perdurano nel corso dello sviluppo della vittima. Successivamente (Capitolo 2) è stato analizzato l abuso esclusivamente per il trauma e le conseguenze di natura psicologica che comporta alla vittima minorenne; particolare attenzione è stata rivolta verso la condizione di dissociazione psichica creata da eventi negativi come la violenza sessuale subìta e i risultati che tale condizione causa a livello psicopatologico: è possibile, infatti, che il soggetto, dopo aver avuto un esperienza profondamente traumatica, sviluppi a poco a poco sintomi psicopatologici di quadri clinici specifici come il Disturbo Post traumatico da Stress. Sono stati, inoltre, analizzati gli ulteriori problemi a cui l abuso sessuale può condurre, soprattutto all interno di un nucleo familiare e (ancor più in caso di abuso intrafamigliare dove l aggressore è uno dei genitori del bambino) alle relazioni personali tra i suoi membri. In seguito alla descrizione di tali problemi, si è cercato di descrivere la modalità di intervento più efficace potenziando la comunicazione all interno delle relazioni sociali. Il Capitolo 3, prettamente giuridico, ha descritto innanzitutto i possibili reati sessuali ai danni di un minore, trattando anche di corruzione di minore e analizzando le altre possibili forme di violenza sessuale nei confronti di un bambino. In seguito, è stato esaminato il percorso giuridico che intraprende un minore quando viene coinvolto in un Processo Penale e a seguito di un abuso: esso verrà, infatti, sottoposto ad esame in sede di incidente probatorio, alla consulenza psicoforense e tecnica d ufficio con un perito o un consulente specializzato. Strettamente collegato al tema dell abuso sessuale nei confronti dei minori è la loro testimonianza sull evento accaduto da cui si possono trarre numerosi dettagli e particolari utili alle indagini giudiziarie in corso, con lo scopo di punire il responsabile. Sono stati, dunque esaminati, all interno del Capitolo 4, il tema della testimonianza del minore, i criteri relativi all idoneità di quest ultimo a sottoporsi ad un colloquio con gli specialisti e i criteri specifici per valutare una testimonianza di un soggetto di età minorenne. Tra i problemi che si possono riscontrare durante il colloquio, analizzato dall elaborato in tutte le sue fasi di svolgimento, vi è quello dell influenza dell adulto sul bambino e sull alta suggestionabilità di quest ultimo 7

8 alle domande che gli vengono poste durante l esame, la quale possono condurre a numerosi errori di valutazione (sia degli specialisti che conducono il colloquio, sia dei testimoni coinvolti nel fatto). L ultimo Capitolo dell elaborato rappresenta la parte più importante e una sorta di fotografia precisa del fenomeno indagato e di tutti i suoi precisi aspetti: sono stati, infatti, esaminati numerosi verbali ottenuti in seguito agli incontri di audizione protetta tra la psicologa incaricata dai Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica (Tribunale Ordinario di Milano e Tribunale per i Minori di Milano) e minori sospettati di aver subìto una violenza di tipo sessuale. E stato, dapprima, analizzato l atto sessuale specifico commesso nei confronti dei 129 minori che presumibilmente hanno subìto una qualche forma di violenza sessuale: sono state raccolte le diverse tipologie di abuso con le rispettive frequenze e percentuali rispetto al Campione iniziale per verificare quale violenza è stata effettuata più frequentemente rispetto ad altre. Successivamente, è stata presa in considerazione la vittima (i 129 minori) analizzandone in particolare l età al momento dei fatti (è stato calcolato un valore di età media insieme ad un valore corrispettivo di deviazione standard) e il genere sessuale. La stessa analisi è stata svolta per la figura del presunto abusante, nonché principale indagato: è stato indicato a quale fascia d età appartiene (minore, giovane adulto, adulto ed anziano); il genere sessuale ed, infine, la posizione assunta nei confronti del nucleo famigliare del bambino vittima della violenza sessuale. In particolare, è stato differenziato l abuso intra- famigliare (in cui l aggressore è un membro della famiglia della vittima) dall abuso extra- famigliare (il soggetto abusante non appartiene alla famiglia della vittima): in questo caso sono state ancora analizzate le frequenze e le percentuali relative ai casi in cui il soggetto abusante è un individuo conosciuto dalla vittima o sconosciuta ad essa. Saranno ora riportate delle riflessioni emerse in seguito all analisi effettuata; per aiutare il lettore verranno ora riportate due tabelle riassuntive di tutto il lavoro svolto e dei dati ottenuti. 8

9 Età*del*minore*al*momento* dei*fatti*((in*anni) Generalità*del*minore Posizione*dell'indagato*rispetto*al*nucleo* famigliare*(frequenze) Generalità*dell'indagato Modalità*dell'atto*abusante Modalità*dell'atto*abusante:*dettaglio Genere*del*minore* Età*dell'indagato*al*momento*dei*fatti*(frequenze) Genere*dell'indagato (frequenze) Extrafamigliare Minore Giovane*adulto Adulto Anziano* N.*D. (frequenze) Intrafamigliare Azioni*subite*dal*minore Frequenza Percentuale Azioni*subite*dal*minore:*dettaglio N % Età*Media Dev*Standard Maschi Femmine Conosciuto Non*conosciuto 0D18 19D30 31D60 Oltre*60 D Maschi Femmine Penetrazione*Vaginale 13 10,1% Solo*Penetrazione 17 13,2% Vaginale*+*Anale 1 0,8% 10,29 4, Penetrazione*Anale 3 2,3% Penetrazione*+*Petting 14 10,9% 12,8 3, Baci* 2 1,6% Solo*Petting 40 31,0% Baci*+*Toccamenti 7 5,4% 9,69 4, Toccamenti 31 24,0% Petting*+*Altre*modalità 23 17,8% 11,8 1, Sesso*orale 5 3,9% Esposizione*a* 13 10,1% Solo*Altre*modalità 21 16,3% Costrizione*all'autoerotismo 1 0,8% 9,17 3, Orale*+*Esposiz.*+*Costrizione*all'autoerotismo 1 0,8% Cessione*a*terzi 1 0,8% Penetrazione*+*Altre*modalità 4 3,1% 13,25 0, Globale 10 7,8% 11,17 4, Totale ,0% 10,91 3, Figura 39- Tabella riassuntiva con frequenze e percentuali dei dati raccolti nell'analisi descrittiva del Campione di minori che hanno subìto una forma di abuso sessuale (N=129). Generalità*del*minore Generalità*dell'indagato Posizione*dell'indagato*rispetto*al*nucleo* Età*del*minore*al*momento* Modalità*dell'atto*abusante Modalità*dell'atto*abusante:*dettaglio Genere*del*minore* famigliare*(percentuali) Età*dell'indagato*al*momento*dei*fatti*(percentuali) Genere*dell'indagato dei*fatti*((in*anni) (percentuali) Extrafamigliare Minore Giovane*adulto Adulto Anziano* N.*D. (percentuali) Intrafamigliare Azioni*subite*dal*minore Frequenza Percentuale Azioni*subite*dal*minore:*dettaglio N % Età*Media Dev*Standard Maschi Femmine Conosciuto Non*conosciuto 0D18 19D30 31D60 Oltre*60 D Maschi Femmine Penetrazione*Vaginale 13 10,1% Solo*Penetrazione 17 13,2% Vaginale*+*Anale 1 0,8% 10,29 4,5 2,3% 10,9% 2,3% 10,9% 0,0% 3,1% 0,8% 4,7% 0,0% 4,7% 13,2% 0,0% Penetrazione*Anale 3 2,3% Penetrazione*+*Petting 14 10,9% 12,8 3,36 0,8% 10,1% 4,7% 4,7% 1,6% 0,0% 2,3% 7,8% 0,0% 0,8% 10,9% 0,0% Baci* 2 1,6% Solo*Petting 40 31,0% Baci*+*Toccamenti 7 5,4% 9,69 4,25 4,7% 26,4% 17,1% 10,9% 3,1% 0,8% 0,8% 20,2% 4,7% 4,7% 29,5% 1,6% Toccamenti 31 24,0% Petting*+*Altre*modalità 23 17,8% 11,8 1,3 6,2% 11,6% 4,7% 13,2% 0,0% 0,0% 1,6% 14,0% 2,3% 0,0% 17,1% 0,8% Sesso*orale 5 3,9% Esposizione*a* 13 10,1% Solo*Altre*modalità 21 16,3% Costrizione*all'autoerotismo 1 0,8% 9,17 3,37 7,8% 8,5% 4,7% 10,1% 1,6% 1,6% 0,0% 13,2% 0,0% 1,6% 12,4% 3,9% Orale*+*Esposiz.*+*Costrizione*all'autoerotismo 1 0,8% Cessione*a*terzi 1 0,8% Penetrazione*+*Altre*modalità 4 3,1% 13,25 0,5 0,0% 3,1% 0,0% 3,1% 0,0% 1,6% 0,8% 0,8% 0,0% 0,0% 3,1% 0,0% Globale 10 7,8% 11,17 4,83 1,6% 6,2% 6,2% 1,6% 0,0% 0,0% 0,8% 4,7% 2,3% 0,0% 7,8% 0,0% Totale ,0% 10,91 3,84 23,30% 76,70% 39,5% 54,3% 6,2% 7,0% 7,0% 65,1% 9,3% 11,6% 93,80% 6,20% Figura 40- Tabella riassuntiva di tutti i dati calcolati nell'analisi descrittiva del Campione di minori che hanno subìto un abuso sessuale (N=129) 9

10 L ATTO Dall analisi effettuata sul Campione di minori che hanno subìto un abuso sessuale (n=129), emerge come la violenza effettuata con più frequenza dai presunti aggressori sia rappresentata dalla categoria del Petting con 40 casi sui 129 a disposizione (segue, con una frequenza di 23 casi sul totale, la categoria del Petting unito ad altre modalità di abuso come l esposizione a scene di sesso, sesso orale ecc). Nei 40 casi appena citati rientrano le azioni come toccamenti (frequenza pari a 31 casi), baci (2), baci insieme a dei toccamenti delle parti intime del bambino (7 casi descritti). I casi in cui è stata evidenziata un azione di penetrazione (vaginale, anale o con altri oggetti) sono 17 con una percentuale pari al 13,2% sul totale del campione di riferimento: questa categoria rappresenta, forse, l azione sessuale più intima e profonda nei confronti di un bambino ancora impotente, sessualmente inattivo e ingenuo, che non comprende il reale significato dell abuso. Sebbene tutte le forme di abuso sessuale siano delle azioni gravi ed invasive, la penetrazione di un bambino da parte di un soggetto adulto (appartenente alla famiglia del minore o esterno ad essa ma comunque conosciuto dalla vittima) rappresenta una penetrazione nella sfera più intima del bambino, depravando la sua innocenza e la sua immaturità giustificata dall età che possiede. LA VITTIMA Analizzando la figura dei minori coinvolti, il dato che salta subito all occhio è il numero di minori di genere femminile che hanno riportato esperienze di abuso sessuale valutate come attendibili durante l audizione protetta con la psicologa. Sui 129 minori del campione di riferimento, infatti, 99 sono vittime femminili mentre i restanti 30 minori sono bambini di genere maschile. Analizzando l età delle vittime al momento del fatto, l età media di tutti i casi è pari a 10,91: entrando più nel particolare, l età media più alta (12,8) è rappresentata dal gruppo di minori che hanno subìto azioni di petting unite ad altre modalità di abuso sessuale; quella più bassa, invece, si riferisce al gruppo di vittime di altre Modalità di violenza sessuale (9,17). L età media totale dei 129 minori indica, dunque, che i minori scelti dai loro abusanti hanno all incirca 10 anni, età in cui il bambino non è ancora in grado di elaborare l evento negativo in quanto il suo sviluppo psichico e cognitivo ancora non glielo permette. Le vittime non comprenderanno, inoltre, il gesto e non gli attribuiranno il giusto significato; possono, quindi, attribuire a loro stessi la colpa di quanto è avvenuto dando un immagine del tutto sbagliata al proprio sé. Proprio in questi casi, quando si ha a che fare con minori che hanno vissuto un esperienza traumatica, è necessaria una figura specializzata, adulta, in grado di acquistare piano piano la fiducia ormai persa del bambino, ed in grado di elaborare il vissuto negativo secondo la giusta categoria di significato in modo da inquadrare l evento secondo la sua corretta connotazione negativa: questo passaggio è, infatti, fondamentale per favorire la codifica, l immagazzinamento e il recupero dell evento nella memoria del bambino. 10

11 Un altro aspetto importante emerso nel corso dell analisi dei dati a disposizione, si riferisce alla potenza del trauma che l abuso sessuale comporta nella mente ancora immatura di un bambino. I dati riferiti alla posizione dell abusante rispetto alla famiglia del minore stesso (su cui si rifletterà qui di seguito) indicano come, nella maggior parte dei casi, il male proviene dalle persone più vicine e più care; individui che, secondo la morale comune, dovrebbero prendersi cura del benessere fisico e psichico del bambino, soprattutto se questi è molto piccolo. Accade invece, come mostrato dalle frequenze e dalle percentuali degli studi effettuati nell elaborato, che la vittima provi emozioni e vissuti profondamente negativi come la colpa, il tradimento dalle persone a lui più care, l inadeguatezza, la sfiducia negli altri ma anche in sé stesso, l impotenza rispetto a ciò che gli sta accadendo. Questi specifici vissuti possono, a poco a poco, condurre all instaurarsi di meccanismi patogenici e dissociativi nella mente del bambino 1 : i maltrattamenti, gli abusi e le violenze durante l infanzia di un bambino, soprattutto se provocate da un genitore (la figura di attaccamento del bambino) 2, rappresentano delle condizioni basilari per disturbi dissociativi, alterazioni psicopatologiche e particolari disgregazione delle funzioni psichiche 3. Ricordando il concetto espresso da Bowlby circa la sua Teoria dell attaccamento, intesa come propensione a stringere relazioni emotive intime con particolari individui come una componente di base della natura umana, già presente in forma germinale nel neonato e che permane durante la vita adulta e la vecchiaia 4, si sottolinea l importanza dell ambiente sano e di benessere costruito dai genitori al proprio bambino, che svolge una funzione chiave per la sopravvivenza, per l protezione, per lo sviluppo di relazioni interpersonali efficaci e per il funzionamento della personalità e della salute mentale del bambino. Lo schema di attaccamento che un individuo assume già nella prima infanzia nei confronti delle figure genitoriali è profondamente influenzato dal modo con cui i suoi genitori lo trattano. Il comportamento violento dei membri di una famiglia nei confronti di un bambino, dunque, possiede una notevole importanza per il modello che egli costruirà di sé stesso e che riflette l immagine che i suoi genitori hanno di lui, immagini che vengono comunicate non solo da come ciascuno lo tratta, ma anche da ciò che ciascuno gli dice 5. Cure amorose ed attente permettono al minore di sapere che può contare sull aiuto e la protezione degli altri quando ne avrà bisogno, e di diventare sempre più fiducioso in sé stesso. Al contrario, se le figure genitoriali rispondono ai bisogni primitivi del bambino con malavoglia e riluttanza, il piccolo tenderà a manifestare un comportamento di attaccamento più ansioso e minacciato dal timore di perdere le sue figure di riferimento nel momento del bisogno. Infine, se il bambino riceve solamente rifiuti o mancanza di risposta ai suoi appelli di aiuto, sarà più facilmente indotto ad essere profondamente sospettoso di chiunque gli stia accanto. 1 Farina; Liotti; (2011). Dimensione dissociativa e trauma dello sviluppo 2 Bowlby; 3 Farina; Liotti (2011); 4 Bowlby; Una base sicura (1988); pag Bowlby; Una base sicura. (1988); pag

12 IL PRESUNTO ABUSANTE Dai dati emersi dall analisi dei 129 casi (dai 348 verbali di partenza) in cui presumibilmente sono stati commessi 129 abusi su vittime minorenni, è possibile tracciare un profilo generale, ma comunque accurato e dettagliato, della figura abusante. Le frequenze e le percentuali di certe caratteristiche permettono di affermare che l individuo medio che abusa sessualmente di minori mostra le seguenti caratteristiche: - nella maggior parte dei casi è un individuo di genere maschile (121 casi su 129) e di età adulta (84 casi su 129) - le vittime prescelte per la sua azione abusante sono di solito minori di genere femminile (99 femmine nei casi totali di 129 minori che hanno subìto una qualche forma di abuso sessuale); dato di particolare importanza se esaminato in relazione al genere sessuale posseduto dalla maggior parte dei presunti abusanti nei 129 casi analizzati: il genere dell indagato e della sua vittima sono perfettamente speculari (l abusante è generalmente maschio, l abusato è femmina); - in 51 casi su 129 in cui si presume un abuso sessuale nei confronti di minore (percentuale del 39,5%), il presunto abusante è un soggetto interno alla famiglia stessa del bambino abusato: le figure genitoriali e gli zii dei bambini hanno una frequenza rappresentata da 13 casi ciascuno (percentuale pari al 25,5% per entrambe le situazioni), mentre con 11 casi riscontrati l abusante è il nonno/la nonna del bambino (21,6%). Questo dato è particolarmente allarmante: le figure che possiedono il ruolo specifico della cura e della protezione del bambino sono invece i soggetti che gli recano un trauma fisico e psicologico particolarmente profondo (da qui scaturiscono i vissuti di colpa e tradimento della vittima; si veda pagina 158 dell elaborato). Inoltre, i dati emersi fanno riflettere su come, spesso, si evita di indagare all interno della famiglia della vittima in questione in quanto si ritiene impossibile o quantomeno improbabile che azioni negative e traumatiche come la violenza sessuale, possano essere messe in atto dalle persone più care e vicine al bambino. Le frequenze dei casi riscontrate, però, permettono di confutare questa metodologia investigativa chiusa e bigotta, cercando di ricercare le possibili fonti di malessere più vicine a noi, o da coloro che non sospetteremmo mai. - nei 78 casi restanti dei 129 di partenza (minori che hanno subìto una violenza sessuale), si è riscontrato un abuso di tipo extra- famigliare: il presunto abusante, dunque, è un soggetto che non appartiene al nucleo famigliare della vittima, tuttavia può essere conosciuta ugualmente da quest ultima. Sono stati, quindi, differenziati gli abusi commessi da soggetti esterni ma comunque conosciuti dal bambino che possiedono una percentuale del 54,3% rispetto al totale (soprattutto amici personali con una percentuale del 34,3%, educatori con percentuale pari al 22,9%, amici di famiglia con percentuale del 12,9% ecc) dai soggetti del tutto sconosciuti al bambino (percentuale del 6,2%). Questi risultati circa l abuso extra- famigliare permettono una riflessione sul fatto che, nella maggior parte dei casi, il bambino conosce (bene o male) il soggetto che gli reca sofferenza, può riporgli una buona quantità di fiducia e può mostrarsi più facilmente 12

13 vulnerabile. I presunti indagati esterni alla famiglia, ma conosciuti dal bambino, possono essere rappresentati da figure come amici personali o della famiglia, soggetti che possiedono maggior contatto con minorenni come gli educatori, gli allenatori o gli insegnanti. Possono anche essere vicini di casa del bambino, parenti di amici ed in casi più gravi dei membri ecclesiastici con cui il minore entra in contatto negli incontri del catechismo. LIMITI DELL ANALISI Come tutte le analisi fondate su dati reali, anche quella effettuata su un Campione di riferimento n cui sono inseriti casi in cui si è consumato un abuso sessuale su minore mostra delle limitazioni specifiche. Il primo limite evidenziato nella ricerca svolta si riferisce sicuramente al Campione di riferimento utilizzato per l analisi descrittiva dell atto sessuale, delle vittime e dei presunti abusanti: dai 348 verbali a disposizione di minori coinvolti in Processi Penali, sono stati estratti 129 casi specifici in cui si ritiene plausibile (seguendo l analisi della psicologa attraverso l audizione protetta con i bambini) che questi 129 minori siano vittime di una qualche forma di violenza di tipo sessuale. E però necessario ricordare, che si tratta di un Campione estratto molto vasto ma comunque relativo solamente agli incontri svolti con una sola figura specialistica (la psicologa coinvolta in tali Processi Penali). Inoltre, anche la fonte da cui provengono i dati è ristretta: si tratta, infatti, di un campione proveniente esclusivamente dalla Provincia di Milano, non sono, pertanto, generalizzabili al resto delle provincie italiane. Un altro limite riscontrabile nell analisi descrittiva delle 129 vittime di una violenza sessuale è rappresentato dalla loro età. Viene esclusivamente presa in considerazione l età specifica del bambino al momento in cui avvengono i fatti descritti. Dai verbali a disposizione non è stato possibile ottenere dati specifici sull età posseduta dal minore nel momento in cui entra in audizione protetta con la psicologa. Inoltre, nel campione di riferimento di vittime di una forma di abuso sessuale (N=129), i minori di cui è stata rilevata l età specifica al momento dei fatti sono solo 54; dei restanti 75 casi di vittime di abuso sessuale non è stata possibile estrarre alcuna età anagrafica: i dati che sono stati ottenuti nel campo in cui si analizza l età del minore sono, pertanto, solamente indicativi. Anche per quanto riguarda l età anagrafica del presunto abusante non è stato possibile ottenere dati specifici in quanto non specificati nei verbali a disposizione: le età possedute dagli indagati, dunque, sono state solamente inferite dall attenta lettura dei diversi casi. Per questo motivo è stato costruito un sistema di categorie specifiche che differenziano 4 fasce di età (minore, giovane adulto, adulto, anziano) ed una categoria prevista per i casi in cui, dal verbale di riferimento, non si evince alcuna età del presunto abusante. 13

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