Proposta di analisi per la tavola rotonda ed il work shop Casa internazionale delle donne Roma 4 ottobre 2012

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1 Proposta di analisi per la tavola rotonda ed il work shop Casa internazionale delle donne Roma 4 ottobre 2012 Premessa La Relazione sugli aspetti della povertà femminile a cura della Commissione per i diritti e l uguaglianza di genere al parlamento europeo ci ha ricordato che la povertà delle donne è una realtà consolidata nel tempo che solo recentemente si è cominciato ad analizzare. Nella relazione si afferma che a livello globale le donne sono più povere degli uomini e che è opportuno intervenire per lo sviluppo di uno dei cinque obiettivi misurabili della Commissione proposti per la strategia UE 2020: la lotta alla povertà, appunto. Per intervenire sono necessari tuttavia dati affidabili che permettano l individuazione,l adozione ed il monitoraggio di indicatori specifici di genere. L obiettivo della nostra indagine è stata proprio quello di analizzare secondo un ottica di genere gli studi e le analisi presenti nel nostro Paese. 1 Esercizio non sempre facile, va subito chiarito, ancora troppe indagini, anche di fonti ufficiali, quali l Istat si dimenticano che senza un analisi in ottica di genere non è possibile avere una visione corretta della realtà, e conseguentemente programmare ed offrire interventi efficaci. Esercizio sempre più necessario proprio in un momento in cui la crisi, i tagli intervenuti, nei servizi e non solo, chiederebbero sempre di più una maggiore giustizia sociale nella distribuzione delle scarse risorse. La recente indagine sulla povertà in Italia redatta dall Istat ci offre un primo spunto di riflessione importante,anche se va detto subito che tutto il corposo e complesso rapporto non ci offre purtroppo nessun dato disaggregato tra donne uomini, e quindi procederemo per successivi approfondimenti per capire la condizione di donne e uomini. Se il reddito medio di una famiglia composta da due persone è inferiore a euro al mese, secondo l ISTAT e secondo i centri di ricerca europei, questa famiglia viene considerata sotto la soglia di povertà relativa. E, nel nostro Paese ormai oltre 11 famiglie su cento sono in questa condizione e 5 su 100 lo sono ancora di più: si parla per loro infatti di povertà assoluta. Se due persone vivono, con fatica con poco più di euro al mese (i poveri relativi) che dire di chi vive con meno: di tutte quelle e quelli che vivono con la metà. Allora andiamo a vedere chi sono su 100 persone quelle che vivono con più o meno di 500 euro al mese. Il gruppo più numeroso a livello europeo e nazionale sono i single, il 25%, e tra questi sappiamo bene che la stragrande maggioranza è composta da donne, senza lavoro o con lavori precari, che si trasformano con il tempo in pensioni da fame. Infatti il gruppo altrettanto povero in coppia è solo il 9,4%. Le donne sono il 16,1%: il doppio degli uomini. Ma su tutti avanza il gruppo degli over 65 anni che rappresenta quasi il 40% dei poveri in assoluto. 1 Si ricorda a questo proposito la scarsa attenzione ad un analisi in ottica di genere peraltro normata dal 4 comma dell articolo 1 del novellato Codice delle pari opportunità che recita infatti: L obiettivo della parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere tenuto presente nella formulazione e attuazione, a tutti i livelli e ad opera di tutti gli attori, di leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività. 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 1

2 Povertà di genere, quindi, aggravata dal fattore generazionale. Essere donna e anziana non è insomma una condizione auspicabile. E questo primo dato non è frutto di una crisi congiunturale ma la naturale conseguenza di una vita lavorativa o casalinga che non sembra destinata a trasformarsi rapidamente per le giovani generazioni. Lavorare in maniera saltuaria, dentro e fuori il mercato soprattutto per esercitare il lavoro di cura per figli ed anziani, accettare lavori meno pagati degli uomini (gender pay gap), ricorrere volontariamente o meno al part time non può che prefigurare stante gli attuali sistemi pensionistici non solo una vita lavorativa poco soddisfacente economicamente, ma l'accesso a redditi di pensione conseguenti. La variabile geografica incide sicuramente in modo negativo e lo cercheremo di dimostrare analizzando i dati divisi per aree geografiche, dove è noto che la condizione delle donne nel sud è strutturalmente difficile, stante i livelli di occupazione, la carenza di servizi che aiutano le donne nel lavoro di cura, ma anche osservando la presenza e la collocazione delle donne straniere in Italia. Quadro di contesto 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 2

3 La popolazione italiana occupati, disoccupati non forza di lavoro (valori in migliaia) maschi femmine 0 occ disocc non forze maschi femmine Questa è la situazione alla fine dello scorso anno che riguarda le persone dai 15 ai 65 anni, le persone attive, ed è evidente la simmetria tra le donne occupate e le non forze di lavoro. Oltre la metà delle donne è in condizione non lavorativa. Il dato relativo alle persone in cerca di occupazione presenta un valore maggiore per i maschi perchè vi incide il dato del mezzogiorno, che nell'ultimo periodo ha visto diminuire il dato degli scoraggiati che rimanevano al di fuori del mercato del lavoro. Tra le donne occupate il 34,3% e il 49,6% degli uomini sono occupati a full time in un lavoro dipendente. Il 20,1% delle donne svolge un lavoro part-time contro il 4,9 degli uomini. Un ulteriore indicatore per capire la situazione delle donne italiane è rappresentato dal tasso di natalità 2. Le donne italiane sono tra le meno prolifiche d Europa, creando il paradosso messo tante volte in risalto da studiose, e addetti ai lavori che è quello per cui le donne italiane sono quelle che lavorano in basse percentuali fuori casa, ma fanno anche pochi bambini. Viene sfatata con questa osservazione, una volta per tutte, la convinzione che il lavoro femminile per il mercato sia quello che tiene lontane le donne dalla maternità: in tutti gli altri Paesi Europei avviene invece esattamente l opposto. E proprio il confronto con gli altri paesi europei o con le Regioni più virtuose del nostro Paese ci permette di affermare che il tasso di occupazione femminile cresce, e crescono quasi sempre anche gli indici di natalità lì dove vi è una rete efficace di servizi per l infanzia che permettono di conciliare vita lavorativa e vita familiare. 2 Il tasso di natalità è dato dal rapporto tra il numero dei nati vivi nell'anno e l'ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per mille. Analogamente, sostituendo al numeratore il numero di morti dell anno, si calcola il tasso di mortalità. La differenza tra i due tassi fornisce il tasso di crescita naturale che risulterà positivo se le nascite superano le morti, negativo nel caso opposto. 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 3

4 Per approfondire questo argomento è opportuno affrontare anche il problema della condivisione familiare del lavoro domestico. Se la conciliazione infatti tra vita lavorativa e vita familiare viene vista quasi sempre come un affare di donne e madri, così non dovrebbe essere, e le stesse leggi per la conciliazione, parlano di congedi parentali, anche se sappiamo che pochissimi sono i padri che ne usufruiscono. Proprio all origine del ruolo marginale giocato dalle donne nel mondo del lavoro sta quasi sempre il problema del ruolo familiare delle donne di cui vengono considerate le uniche depositarie. L abbandono del lavoro dopo la nascita del primo figlio (volontario od imposto, nonostante le norme che lo vietino, interessa 1 donna su 10), il fatto che ¾ delle persone che utilizzano il part-time siano donne e che ne usufruiscano per meglio conciliare il doppio ruolo sono due aspetti che marcano quasi sempre la condizione delle donne lavoratrici. Le strategie di conciliazione, rappresentano in Italia, quindi un problema sostanzialmente delle donne. I servizi pubblici, e quelli privati, ma ancora in maniera massiccia quello che viene definito aiuto intergenerazionale (l aiuto dei nonni) in assenza come abbiamo visto di una reale condivisione da parte dei partner sono gli aiuti che permettono alle donne di stare nel mercato del lavoro. Anche su questo versante siamo molto al di sotto degli obbiettivi fissati dalla Commissione Europea pari al 33%. Come si può notare dalla tabella 1. che segue, oltre la metà dei bambini viene affidato ai nonni. Così come sono marcate le differenze tra nord e sud del Paese riguardo all offerta di asili nido pubblici. Tab. 1 Bambini nella fascia di età 1-2 anni, per persone o servizi a cui sono affidati prevalentemente quando la madre è al lavoro, per ripartizione geografica di residenza. Anno 2005 (valori percentuali) Persone o servizi che si occupano del bambino quando la madre lavora. Ripartizione Genitori Nonni Baby Asilo nido Asilo nido Altri Totale geografica sitter pubblico privato parenti/ amici Nord ovest 6,5 56,9 8,7 12,9 12,1 2,8 100,0 Nord est 6,4 53,1 7,2 18,8 12,6 2,1 100,0 Centro 7,3 50,5 8,8 16,7 13,6 2,9 100,0 Sud 9,5 49,2 12,2 5,4 17,5 6,2 100,0 Isole 8,0 44,3 10,2 11,8 21,4 0,1 100,0 Italia 7,3 52,3 9,2 13,5 14,3 3,4 100,0 Fonte: Istat, indagine campionaria sulle nascite 2005 Anche avanzare nella carriera è per le donne molto difficile. A pari grado di istruzione le donne occupano posizioni molto diverse per livello di qualificazione professionale rispetto agli uomini. E ciò comporta che le donne occupano meno posizioni direttive, ruoli manageriali o di supervisione. Nei ministeri, in magistratura, nella scuola, nell Università, nelle amministrazioni locali la percentuale delle donne diminuisce progressivamente al salire dei livelli gerarchici. I fattori che incidono su questo fenomeno derivano in primo luogo dal fatto che le carriere continuano, anche nei settori avanzati e nella Pubblica Amministrazione, a richiedere alti investimenti di tempo, e di disponibilità (anche ai trasferimenti ad esempio) che male si conciliano con il doppio ruolo femminile. 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 4

5 Un ultimo elemento da considerare per conoscere, la complessiva situazione delle donne lavoratrici in Italia è il divario retributivo tra uomini e donne 3. L Italia sembrerebbe essere investita meno che gli altri Paesi europei, (il cui valore medio è del15%) rispetto a questo problema: con un quasi 10% in meno. Questo dato, se si distingue tra lavoro privato e lavoro pubblico diventa più problematico, nel senso che nel lavoro pubblico, soprattutto quello più femminilizzato le differenze sono minime, ma ci sono anche in questo settore, rispetto al lavoro privato dove le medie si allineano con quelle ben più alte dell Europa. I giovani anni occupati disoccupati non forze di lavoro anni (valori in migliaia) maschi femmine 0 occ disocc non forze maschi femmine Come si può notare, la situazione non migliora per le nuove generazioni, anzi presenta delle caratteristiche leggermente peggiori. Rispetto al 2008 si sono persi oltre 1 milione di occupati di età inferiore ai 34 anni non del tutto compensati dall'occupazione di età superiore. Più della metà dei disoccupati ha meno di 35 anni, si presenta sul mercato del lavoro senza una esperienza precedente e soprattutto nel sud ha probabilità di rimane disoccupato per oltre un anno. Un nuovo fenomeno, che statisticamente non è ancora monitorato a sufficienza è anche quello del numero sempre più crescente di giovani, soprattutto quelli più istruiti, con lavori precari e con minori legami familiari che emigrano. Nel nostro Paese pur in presenza di titoli di studio inferiori alle medie europee assistiamo al fenomeno della scarsa utilizzazione del percorso scolastico: nel primo anno di lavoro il 62,6% delle laureate e il 37,4 % dei laureati sono sottoinquadrati. Recentemente è stata messa in evidenza la presenza nella fascia d'età tra anni di giovani che non sono né studenti, né in cerca di lavoro (Neet) in maggioranza ragazze con 3 Il differenziale retributivo di genere è la differenza tra il guadagno medio orario lordo di un uomo e di una donna pagato dai datori di lavoro come percentuale del guadagno medio orario lordo di un occupato dipendente tra i 16 e i 64 anni che lavora almeno 15 ore settimanali nel complesso dell economia. Approfondimenti su questa ed altre tematiche consultabile sul portale all interno della collana elettronica Studi Isfol, e 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 5

6 titoli di studio più bassi della media nazionale, (46% con licenza media, 43,1% secondaria superiore, e 10,9% laurea) Gli over 65 over 65 57% 43% maschi femmine In valori assoluti le donne over 65 sono circa due milioni in più rispetto ai maschi, e lo sbilanciamento tra i sessi aumenta con l'aumentare dell'età: dopo i 75 anni ogni 100 uomini ci sono 164 donne. Le donne in pensione percepiscono assegni più bassi rispetto agli uomini. Lo ha certificato l'istat in uno studio su trattamenti pensionistici e beneficiari, secondo il quale nel 2010 oltre la metà (54,8%) delle donne percepiva meno di mille euro, contro un terzo (34,9%) degli uomini. Il numero degli uomini (597mila) che percepiscono un reddito pensionistico mensile pari o superiore ai euro è di oltre tre volte più elevato di quello delle donne (180 mila). Nel 2010, dei trattamenti pensionistici il 56,5% é stato erogato a donne e il 43,5% a uomini. Le donne, pur rappresentando il 53% dei pensionati (8,8 milioni su 16,7 milioni) e più della metà delle pensioni, percepiva solo il 44% degli oltre 258 miliardi di euro erogati, mentre il 56% è destinata agli uomini. L'importo medio annuo delle prestazioni di titolarità maschile ammonta a euro, il 65,3% in più di quello delle pensioni di titolarità femminile, che si attesta a euro. Visto da un altro punto di vista possiamo dire che il 91% delle donne percepiscono una pensione sotto i euro mensili ma di queste il 91% percepisce una pensione sotto i 500 euro. 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 6

7 Le famiglie donne anni per condizione familiare (2011) 2% 11% Single 8% Monogenitore 59% 20% Coniuge/convivente senza figli Coniuge/convivente con figli Altro (a) La popolazione femminile vive per la maggioranza in famiglia con coniuge/convivente con figli, o senza figli per il 20%,ma ben l'8% è un genitore solo e l'11% si dichiara single. La maggioranza di donne single si colloca nel nord del Paese, e le donne coniugate con figli sono in maggioranza nel sud (il 66%). tasso di occupazionem e F 34/44 anni (2011) ,9 95,5 91,5 70,7 58,4 42,8 1 figlio 2 figli 3 e più figli maschi femmine maschi 95,9 95,5 91,5 femmine 70,7 58,4 42,8 Il tasso di attività di uomini e donne è influenzato in modo completamente differente dalla presenza di figli in famiglia, 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 7

8 Nel 2011 sul totale delle famiglie il 36% aveva uno più anziani conviventi al suo interno il 23% è formata da solo anziani over 65. Anche parlare di famiglia quindi non sembra corretto. Abbiamo vari tipi di famiglia, abbiamo tanti single, che si concentrano soprattutto nelle aree metropolitane Secondo il rapporto Censis, presentato ad un recente convegno organizzato dal Comune di Roma in meno di 10 anni i single sono raddoppiati e sono diventi il 44% delle famiglie, circa persone. Se incrociamo questo dato con i dati dei redditi da pensione possiamo realisticamente pensare che la popolazione dei single è composta in grande maggioranza da donne sole e povere. Gli stranieri e le straniere in Italia 4 Uno degli aspetti collegati alle modifiche nella struttura della domanda delle famiglie è rappresentato dal fatto che alcuni determinati settori, dove la domanda si sta dimostrando più dinamica, sono anche quelli ad elevata incidenza di immigrati nella struttura dell offerta di lavoro. Quello che si osserva relativamente all occupazione immigrata è infatti che la manodopera straniera tende frequentemente a rispondere a peculiari fabbisogni che la manodopera italiana non riesce a soddisfare. I lavoratori stranieri si concentrano infatti nelle costruzioni, nei servizi turistici (alberghi, ristoranti e pubblici esercizi) e nei servizi alle persone. In questi tre macrosettori è impiegata quasi la metà degli occupati immigrati (49.7 per cento), contro meno di un quinto (il 17.5 per cento) degli italiani. La concentrazione settoriale della manodopera immigrata si differenzia in parte in base al genere. Tra gli uomini, si osserva una decisa concentrazione dell occupazione immigrata nell industria manifatturiera, nelle costruzioni e negli alberghi e ristoranti; la quota di occupati nelle costruzioni sul totale dell occupazione immigrata, pari al 26 per cento nel 2011, è più che doppia rispetto a quella rilevata per gli occupati italiani, e più o meno lo stesso divario si osserva anche per i servizi turistici, dove la quota di occupati nel settore, sul totale degli occupati stranieri, è pari al 7.3 per cento, quasi doppia della quota osservata per gli italiani (4.2 per cento). Per le donne, invece, si rileva una decisa concentrazione dell occupazione immigrata nei servizi sociali e alle persone: più della metà delle occupate immigrate (il 51.3 per cento) svolgono servizi alle famiglie o servizi domestici, lavorando quindi come collaboratrici domestiche o assistenti familiari. La quota è quasi sette volte quella rilevata per le occupate italiane, che invece tendono a concentrarsi nel terziario (commercio, servizi alle imprese, pubblica amministrazione, sanità ed istruzione). L alta concentrazione nei lavori domestici e di cura della manodopera immigrata, in particolare delle donne, si è tradotta in flussi elevati di arrivi e regolarizzazioni per le persone con questo particolare tipo di professionalità. Si osserva peraltro come i settori dove tendono a concentrarsi gli immigrati siano tendenzialmente ad elevata intensità di lavoro (si pensi ad esempio ai servizi di cura, che richiedono in genere orari molto lunghi, spesso anche di notte) o dove il tipo di lavoro 4 I contenuti relativi a questo capitolo sono liberamente tratti dall'ultimo rapporto CNEL sul m.d.l. Del 18 settembre ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 8

9 svolto è in genere molto duro e faticoso (come ad esempio nelle costruzioni, o anche nel settore della ristorazione), il che spiega la minore offerta di lavoro italiano. La richiesta di manodopera straniera, in particolare nel settore della cura, non sembra quindi aver conosciuto crisi. E questo fenomeno è testimoniato anche dai dati dell Inps, riferiti al 2010, in base ai quali il numero di lavoratori domestici regolarmente iscritti ammonterebbe ad oltre 870mila nel complesso, di cui l 81.5 per cento è straniero (710 mila). In dieci anni (dal 2001 al 2010) il loro numero risulterebbe, peraltro, quintuplicato, mentre per gli italiani l incremento sarebbe più contenuto (+23.7 per cento nello stesso periodo). Il progressivo invecchiamento della popolazione, la relativa maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro e la scarsità dei servizi assistenziali pubblici sembra così spingere molte famiglie ad affidare a terzi (e in prevalenza agli stranieri) la gestione dei propri anziani e della casa. Dato questo che è in totale controtendenza rispetto al resto di quasi tutti i paesi europei. La percentuale di occupati presso le famiglie è infatti il 6,3% del totale degli occupati contro una media europea del 2,8 %, al contrario presso le strutture residenziali è occupato solo 1,9% degli italiani contro una media europea del 4,2 %. Nel contempo questi dati ci possono anche far pensare ragionevolmente che l'aumento relativo di occupazione femminile sia dovuto al segmento delle straniere, fenomeno che nel Lazio abbiamo osservato già dalla fine del Lavoratori domestici stranieri in Italia secondo la provenienza 2011 NAZIONALITA' Maschi Femmine Totale ITALIA ROMANIA UCRAINA FILIPPINE MOLDAVIA PERU' ECUADOR SRI LANKA POLONIA MAROCCO ALBANIA INDIA CINA BULGARIA RUSSIA ALTRI Totale complessivo Italiani Stranieri ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 9

10 Prime proposte di riflessione: Appare evidente che l obiettivo dell innalzamento dei tassi di occupazione femminile non è un problema risolto, ma di cui non può sfuggire l esigenza Anche il tema della conciliazione non è risolto anche e proprio alla luce del cambiamento della struttura familiare, la mancata conciliazione grava non solo sulle donne in famiglia, ma condiziona e influenza le scelte di vita delle donne sole con e senza figli. E necessario approfondire e far conoscere la condizione sociale ed economica della popolazione in particolare delle donne. A tale scopo sono necessarie sempre di più analisi che abbiano sempre un attenzione al genere Quali interventi sono possibili anche in tempi di crisi Che vuol dire affrontare il tema politiche per le famiglie in questo contesto Quali interventi per risolvere il gender gap pay 4 ottobre 2012 Consorzio casa internazionale delle donne 1 0

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