ISTITUTO OMNICOMPRENSIVO MONTEFELTRO SASSOCORVARO (PU) A.S. 2009/2010 I A IPSS e IV A Liceo scientifico. Lontani da dove?

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1 ISTITUTO OMNICOMPRENSIVO MONTEFELTRO SASSOCORVARO (PU) A.S. 2009/2010 I A IPSS e IV A Liceo scientifico Lontani da dove? 1

2 ISTITUTO OMNICOMPRENSIVO MONTEFELTRO SASSOCORVARO (PU) Classe I A IPSS Anno scolastico 2009/2010 LONTANI DA DOVE? 2 3

3 LE SCELTE L adesione al progetto provinciale Lontani da dove? nasce dalla consapevolezza della necessità di costruire un futuro di condivisione e di vera integrazione tra gli uomini. Da subito gli alunni delle due classi hanno manifestato interesse per il progetto e si sono intrapresi i due percorsi, che, se pur tra loro molto diversi, avevano il medesimo scopo ed hanno perseguito lo stesso comune obiettivo. Le due classi sono tra loro estremamente differenti: la classe dell IPSS è una prima costituita da ventiquattro alunne, di cui dodici provenienti da altri paesi (Europa dell est, Africa), l età anagrafica rispecchia il loro vissuto: convivono insieme quattordicenni e ragazze ormai maggiorenni; la classe del Liceo Scientifico è una quarta ed è pertanto composta da ragazzi grandi e, ad eccezione di una sola alunna, italiani. Tale diversità è stata dirimente nella progettazione dei percorsi e delle attività, ma è per noi importante sottolineare come proprio questa differenza di esperienze, di vissuti e di sensibilità, sia stata significativa e preziosa. Noi pensiamo, infatti, che l intercultura non sia una materia d insegnamento a sé stante, ma un occasione irrinunciabile per arricchire l offerta formativa, una chance per una scuola che lavora per l uguaglianza delle opportunità. L immagine di una società in cui la trasmissione culturale tenga conto di una dimensione sovraterritoriale e multietnica, porta alla necessità di attivare processi educativi che valorizzino i fenomeni di metissage e di contaminazione culturale. La pedagogia interculturale che la scuola intende seguire con questo progetto, prevede di lavorare nel segno dell interazione e dell integrazione. Parole chiave di questo processo di integrazione sono: 4 5

4 accoglienza, come attenzione e ascolto dei bisogni, dei diritti, della voce degli immigrati; stabilizzazione come accettazione della convivenza di più culture (quella propria e quella del nuovo contesto), di due lingue (la propria e la nuova), di due psicologie (ciò che si è stati e ciò che è necessario essere); formazione, come canale per imparare a convivere nella complessità della propria condizione e come superamento dell incertezza e dell insicurezza. In questo contesto Accogliere vuol dire: assumere un atteggiamento di serenità e di calma di fronte a situazioni di totale non comunicabilità adottare e promuovere atteggiamenti di ascolto e apertura, ma anche di rispetto dei tempi del SILENZIO per non incorrere in fraintendimenti dare il tempo necessario alla famiglia e all alunno di capire e adattarsi alle nuove regole mettere in gioco tutte le possibilità non verbali della comunicazione stabilire spazi di negoziazione sugli aspetti della vita quotidiana prevedere e organizzare dispositivi per dare risposte qualificate ai problemi didattici essere disponibili a modificare il percorso didattico in relazione ai bisogni FINALITA Pensare una politica dell accoglienza coerente con i compiti evolutivi propri dell adolescenza; rispondere all urgenza della scolarizzazione orientata ad un progetto di vita per l integrazione socio-culturale e professionale degli alunni stranieri; studiare un approccio interculturale che si rivolga alla totalità della classe e sappia rileggere l evento presenza dell alunno straniero come uno stimolo, una risorsa, una sfida culturale che partendo dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle differenze, si cimenti in un percorso di cittadinanza del mondo intesa come nuova dimensione della convivenza democratica; proporre non solo la conoscenza delle culture altre (conoscere non basta per apprezzare) ma favorire l incontro, il dialogo fra culture, in presenza e non di immigrati; mirare a far apprezzare le differenze, facendo leva sul cognitivo. La differenza culturale favorisce scontri: occorre trovare interpretazioni condivise, individuare orizzonti comuni per realizzare comportamenti prosociali e favorire la coesione sociale; stimolare la relazione costruttiva con l alterità; ampliare e consolidare la conoscenza e acquisire gli strumenti culturali necessari alla formazione di una cittadinanza consapevole e libera da pregiudizi e stereotipi, nell ottica del superamento dell eurocentrismo e dell etnocentrismo; sviluppare la capacità democratica di interazione e partecipazione, nel riconoscimento dell altro e nella condivisione; costruire una nuova Paideia che unisca identità e differenza, nel reciproco rispetto e nella reciproca e sinergica azione, capace di coniugare locale e globale, universale e relativo. 6 7

5 OBIETTIVI Riflettere su come vediamo noi gli altri e su come gli altri ci vedono. Analizzare, conoscere e valutare gli stereotipi che caratterizzano il nostro modo di vedere gli altri. Scoprire i pregiudizi che ci guidano nella valutazione delle persone, degli eventi e delle culture. Considerare lo shock culturale nella transizione dalla cultura di partenza a quella di accoglienza. Sviluppare e rinforzare l identità dell alunno, individuale, collettiva, sociale e nazionale, considerati in un continuo divenire. Attivare elementi di disponibilità ad una cultura della solidarietà. Imparare a risolvere i problemi insieme accettando le diverse soluzioni. Imparare a convivere con l incertezza. I PROTAGONISTI Dirigenti Scolastici: Ottaviani Guerrino a. s. 2009/2010 e Marinai Anna Maria a. s. 2010/2011 Ufficio Cooperazione internazionale e nazionale, politiche migratorie della Provincia di Pesaro-Urbino Docenti: Mandrelli Anna Grazia, Schiavi Donatella, Ugoccioni Susanna Alunni della classe IA IPSS e IV A Liceo Scientifico Tecnico di Laboratorio: Ugolini Luigi METODOLOGIA E STRATEGIE Metodo narrativo È forse questo il metodo più caldo e accogliente e democratico per fare intercultura. Tutti, infatti, hanno qualcosa da narrare, se però qualcuno è disposto ad ascoltare. Senza l ascolto dell altro non si dà interculturalità. Se l interculturalità è un movimento di reciprocità, allora non basta parlare all altro, né parlare dell altro, ma occorre ascoltare l altro. L obiettivo della pedagogia narrativa non è tanto quello di aumentare il volume dei materiali narrativi nella scuola, quanto piuttosto quello di dare un impianto narrativo al percorso educativo. In questo modo la narrazione non è più intesa soltanto come oggetto (il contenuto) dell educazione ma come un suo nuovo e originale principio epistemico (educare narrando). Metodo comparativo Si tratta di mettere a confronto due o più narrazioni o sguardi o versioni su uno stesso oggetto. Ciò che è importante sul piano educativo è l allargamento della visione attraverso l utilizzazione di una nuova risorsa. In questo modo si esce da un impostazione unilaterale e unidimensionale dell educazione, evitando di far credere che esista una sola riproduzione vera e fedele di una determinata realtà. Il metodo comparativo è dunque, potenzialmente, una via per educare alla complessità e al pluralismo, alla relatività e al confronto. Metodo decostruttivo Quando culture diverse si incontrano/scontrano, si collocano il più delle volte in rapporto asimmetrico. Bisogna mettersi fuori da un ideologia della neutralità. Sicché non basta il riconoscimento formale dell uguaglianza, in termini di valore e di civiltà, poiché 8 9

6 rimangono da risolvere i rapporti di forza tra le stesse culture e i soggetti che ne sono portatori. Che fare, allora, affinché il dialogo interculturale sia veramente una relazione di reciprocità? Una delle risposte possibili è quella che passa attraverso la pratica della decostruzione dei pregiudizi, degli stereotipi, dei luoghi comuni, delle immagini deformanti, delle categorie linguistiche etnocentriche, ecc. La decostruzione va dunque intesa come promozione della capacità di mettersi in questione, di rivisitare e rivedere le proprie idee. Si tratta di un processo di revisione, di relativizzazione, di storicizzazione, di decentramento delle proprie categorie concettuali. Metodo del decentramento o dei punti di vista Educare al confronto interculturale significa innanzitutto far crescere la capacità di decentrarsi dal proprio punto di vista, imparando a considerare il proprio modo di pensare non come l unico possibile o l unico legittimo ma, uno fra molti. Il decentramento contiene in sé un antidoto all intolleranza e al razzismo. È un tirocinio democratico, un allenamento per imparare ad accettare la parzialità della propria verità, mai totalizzante, mai assoluta, mai definitiva. Il riconoscimento del debito culturale Eccoci ad un metodo un po particolare, ma molto importante ai fini dell educazione interculturale: si tratta di portare l alunno a riconoscere il debito culturale che la sua cultura di appartenenza ha nei confronti di altre culture. Infatti tante realtà culturali (parole, utensili, prodotti alimentari, piante, animali, simboli, riti, ecc.) che oggi sono considerati come parte essenziale della mia cultura, una volta non mi appartenevano. Poi, attraverso gli scambi culturali, le mescolanze, le contaminazioni, le ibridazioni, i prestiti ecc. sono diventati elementi incorporati anche dalla mia cultura a tal punto e così profondamente che oggi forse lo abbiamo dimenticato. A questo serve il riconoscimento del debito culturale. Il metodo dell azione o pedagogia dei gesti L educazione interculturale oltre alle conoscenze e agli atteggiamenti deve saper valorizzare anche i gesti, le azioni, i comportamenti, ossia la via pragmatica dell educazione alla cittadinanza attiva. La via ludica Attraverso la via ludica all interculturalità si valorizza il coinvolgimento diretto, il mettersi in gioco mediante simulazioni, giochi di ruolo, danze, spettacoli teatrali, drammatizzazioni, ecc Ovviamente ci sono tante altre buone pratiche per fare intercultura, si può partire valorizzando ciò che i curricoli disciplinari e i libri di testo già contengono, rendendo più visibili, in definitiva, gli indicatori dell interculturalità nella strumentazione didattica ordinaria. FASI DEL PROGETTO CLASSE I A IPSS AZIONE 1: Accoglienza Giornate dell accoglienza: ci presentiamo, conosciamo la scuola e il suo territorio, giochiamo insieme. AZIONE 2: Alfabetizzazione Costruire la competenza fonologica. Riteniamo che le conoscenze relative alla competenza fonologica e a quella comunicativa della lingua debbano precedere le esercitazioni morfo-sintattiche, alle quali verrà dato spazio in un secondo momento, quando si avvertirà che l alunno avrà familiarizzato con la lingua

7 AZIONE 3: Chi siamo Presentazione da parte delle alunne nella propria lingua madre. Giochi di ruolo utilizzando la lingua madre delle alunne straniere, lingue (Arabo, bulgaro, macedone, albanese) che sono state insegnate alle compagne di nazionalità italiana. Racconto, orale e scritto, della propria storia di immigrata. Racconto, orale e scritto, dell esperienza del vivere in una classe multietnica. Racconto della propria storia di immigrati da parte dei genitori delle ragazze di I IPSS di nazionalità non italiana. AZIONE 4: Nei laboratori Elaborazione dei testi. Elaborazione delle immagini. FASI DEL PROGETTO CLASSE IV A LICEO AZIONE 1: Presentazione e sensibilizzazione al progetto AZIONE 2: Individuazione di conoscenti e congiunti, italiani e stranieri, che hanno vissuto l esperienza della emigrazione. AZIONE 7: Progettazione e realizzazione di un sito Web Offline con risorse multimediali (immagini, video, audio, testi scritti). Contenuto del Sito Home page con presentazione del progetto sezione News con contributi dall attualità sezione con contributi multimediali(testi di canzoni, traduzioni, video, riadattamento di brani musicali da parte degli studenti) sezione dati statistici con relativa presentazione e problematizzazione interviste effettuate dagli studenti ad immigrati in Italia testimonianze di emigrati italiani raccolte dagli studenti sezione Voci e riflessioni poesie blog contenente post pubblicati dalla docente di filosofia Donatella Schiavi sulla piattaforma Moodle della scuola ispirati a riflessioni ed affermazioni di diversi intellettuali del presente e del passato: i filosofi I. Kant, J. Habermas, E. Morin, J. Rawls, M. Bovero, Amartya Sen AZIONE 3: Redazione di questionari da parte degli alunni AZIONE 4: Effettuazione delle interviste con riprese video ed allestimento delle presentazioni multimediali AZIONE 5: Ricerca materiale statistico AZIONE 6: Scelta e presentazione dei temi di riflessione e degli approfondimenti, poesie, canzoni 12 13

8 A Kengah, una gabbiana dalle piume color argento, piaceva particolarmente osservare le bandiere delle navi, perché sapeva che ognuna rappresentava un modo di parlare, di chiamare le stesse cose con parole diverse. Com è difficile per gli umani. Noi gabbiani, invece, stridiamo nello stesso modo in tutto il mondo commentò una volta Kengah con un compagno di volo. Proprio così. E la cosa più straordinaria è che ogni tanto riescono anche a capirsi stridette l altro. Nota introduttiva Ogni intuizione nasce da un percorso interiore compiuto, interrotto o rimandato. Ogni intuizione, quando incontra dei volti e delle storie, diviene prassi didattica e desiderio di scrittura. Ogni prassi didattica vive di passato, di presente e di futuro collocandosi, contemporaneamente, in un percorso temporale diacronico e sincronico. Così questo lavoro: è ciò che arriva da un intuizione e da un incontro. Raccontarlo, dopo averlo vissuto, è ancora una volta riappropriarsene mostrandone tutte le potenzialità anche quelle inespresse. Il desiderio è che la lettura provochi nel lettore moti d anima inattesi e nuovi. Prof.ssa Anna Grazia Mandrelli tratto da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda 14 15

9 Caro diario, oggi per caso, ho ritrovato vecchie cartoline e poster della mia terra Le guardo quanto tempo è passato! Quante cose sono cambiate da quel lontano giorno in cui sono partita Era il 19 aprile del 2007, fu un giorno molto triste perché non potevo più stare vicino ai miei nonni e a tutte le persone care. Da una parte ero felice perché volevo conoscere l Italia e le persone che già vivevano in Italia, ma guardavo attentamente i miei nonni come piangevano, mi si spezzava il cuore ma non potevo fare niente perché i miei genitori avevano bisogno di lavorare in Italia perché nel nostro paese il salario è molto più basso. Sono arrivata in Italia di sabato, era il 20 aprile del 2007, sono scesa dal pulmino e mi sono fermata per guardare intorno, per vedere com era diversa l Italia dalla Romania, in realtà nulla era diverso, io mi immaginavo tutt altro, in Romania le case hanno soltanto un piano, io pensavo che in Italia ci fossero solo ville ma non era cosi. La prima parola italiana che ho sentito è stato il buongiorno del nostro padrone di casa, lui ci guardava attentamente, io non conoscevo la lingua italiana, sapevo soltanto dire Buongiorno e Ciao. All inizio ho avuto difficoltà nel parlare una lingua che non conoscevo e questo può capirlo solo chi ha provato questa esperienza sulla sua pelle. All inizio provavo vergogna nell andare a scuola ma dopo 2 settimane mi sono fatta coraggio e ho deciso di incontrare le persone che volevo vedere da tanto tempo. Finalmente il primo giorno di scuola arrivò, sono andata a scuola alla fine di Aprile, era tardi, ma volevo conoscere un può di più come stavano le cose in realtà. In segreteria c era una donna gentile, si chiama Carla, era la segretaria, mi fece conoscere Mirella, che mi avrebbe aiutato ad imparare la lingua italiana. Poverina mi spiegava sempre se non capivo qualcosa, era sempre vicino a me. Quando Mirella andava a potenziamento io rimanevo in classe con la prof di Italiano, mi ha aiutato tanto, la prima cosa che ho imparato è stata l alfabeto, vicino alle lettere mi faceva un disegno per farmi carpire quello che significava quella parola e quando e come si usava. All inizio era difficile, non capivo niente, e i miei compagni, quando parlavo io, non capivano niente. A casa prendevo il dizionario per trovare le parole che non conoscevo, piangevo, era difficile essere straniero, non capire niente a scuola nel mio paese ero brava, qui. In 3 mesi parlavo in italiano e l ho studiato per tutta l estate. Tutti i ragazzi erano fuori a giocare e io sui libri o alla televisione per imparare questa lingua! In classe ho poi incontrato tante amiche straniere come me e ho potuto aiutarle anche perché sapevo quello che provavano. E stato difficile imparare l Italiano anche perché quando parlavo male la lingua tante persone mi ridevano in faccia e questa cosa mi faceva molto male, ma con l aiuto delle persone che mi volevano bene passava tutto. Ho imparato una cosa molto importane dai miei vecchi prof: loro mi dicevano che quando qualche compagno mi offendeva non dovevo sempre rispondere, così avrebbe smesso prima. Qualche volta funzionava! Ora sono passati 3 anni e sono molto contenta di essere riuscita a conoscere l Italia e la sua lingua. Bobonea Dorina Gabriela 16 17

10 Mi chiamo Stefania ho 14 anni, frequento una classe con tante ragazze straniere. La mia classe è una classe multietnica, viverci è un po come fare il giro del mondo senza avere i bagagli dietro! Non mancano, come in tutte le classi, bisbigli, battibecchi, litigate... poi però facciamo pace. Per me l incontro tra persone di culture diverse è un occasione di crescita, di confronto, un privilegio e non un peso. Bianca Maria Simoncini Il primo giorno di scuola, appena sono entrata, mi sono guardata intorno e mi sono detta: questa è una classe con solo ragazze straniere? Quasi, quasi avevo paura, non so il perché pensavo di essere l unica italiana, invece, poi, ho scoperto di non essere sola. Se devo dire la verità, è la prima volta che sono in una classe con ragazze straniere: né alle elementari, né alle medie ho avuto compagne straniere. Per me è un esperienza nuova! Alcune delle mie compagne straniere dimostrano di non stare sempre bene in questa classe forse perché non conoscono ancora la lingua italiana. Penso che le ragazze straniere dovrebbero essere aiutate molto nell imparare la nostra lingua, tante difficoltà sparirebbero. Conosco tanti ragazzi e ragazze italiani che prendono in giro i compagni stranieri che puzza! dicono, oppure, con tono aggressivo, perché sei in Italia?. Per me l incontro tra persone straniere, in certi casi, può essere difficile ma poi diventa sempre un occasione di crescita. Stefania Murgia 18 19

11 Io vivo in una classe multietnica e ne sono felice. Nelle precedenti scuole che ho frequentato la maggior parte dei miei compagni era italiana; io ero l unica straniera. Provengo, infatti, dall Argentina, anche se sono arrivata in Italia all età di un mese.mi sento italiana a tutti gli effetti. Molte persone pensano che gli immigrati portino solo disagio sociale e rubino il lavoro agli italiani, io non penso assolutamente che sia così. L Italia è un paese con un tasso di natalità basso, senza persone straniere l Italia diventerebbe un paese formato esclusivamente da persone anziane. Grazie agli stranieri c è più lavoro e l Italia va avanti. E vero, c è sempre qualche persona che ruba o spaccia droga ecc.., ma non sono solo stranieri, ci sono anche gli italiani. Secondo me l Italia sta diventando un paese un po razzista. Spesso al telegiornale sento che molte persone vengono discriminate perché hanno la pelle di un altro colore, ma non è giusto essere picchiati o derisi per questo, non è giusto essere guardati in modo diverso. Molte persone vengono in Italia perché nel loro paese non c è lavoro, vengono qua con la speranza di un futuro migliore per i loro figli. Non è giusto cacciarli via e riportarli indietro. Devono però essere in regola e non vivere come clandestini, senza alcun documento o lavorare in nero. Molti vengono qui addirittura con il gommone rischiando la propria vita e quella dei loro figli affidandosi alla sorte. Al telegiornale ho sentito parlare di un uomo indiano che è stato aggredito da un italiano mentre aspettava la corriera. Lui ha cercato di chiedere aiuto ai passanti, ma nessuno gli ha prestato soccorso, nessuno ha mosso un dito. Per fortuna, alla fine, una donna si è avvicinata e lo ha portato al pronto soccorso.la legge italiana non l ha tutelato, l uomo che l ha accoltellato è riuscito a scappare e nessuno l ha fermato. Ci vuole più giustizia, ci vogliono leggi più severe. Molti delinquenti di altri paesi vengono in Italia, perché sanno che da noi le leggi non sono dure, nei loro paesi non è così! Sono contenta di essere in una classe dove non sei giudicato perché provieni da un altro paese e dove non ci sono episodi di bullismo. Sono orgogliosa di frequentare questa classe perché posso accrescere la mia cultura e allargare i miei orizzonti. Sofia Romeri 20 21

12 Era il 2002, era tanto tempo che non vedevo mio padre... e finalmente il giorno più bello della mia vita era arrivato perché di nuovo la famiglia si riuniva. Io ero felice di venire qua, anche perché mio padre mi aveva detto che c erano alcuni miei amici che mi volevano già tanto bene. Il giorno della partenza ho visto tante persone che piangevano, mia sorella aveva 2 anni, appena vedeva mia madre piangere iniziava a piangere anche lei, io non capivo il perché. Poi ad ottobre ho iniziato la 2ª elementare, all inizio sono stata accolta molto bene poi, in 3ª elementare mi prendevano in giro. In seconda non sapevo parlare in italiano e utilizzavo sempre i segni. A poco a poco, la mia maestra di sostegno, Luana, mi ha insegnato l italiano e ho iniziato a dire parole nuove: gomma, matita, temperino ecc così, al posto dei segni, anche per poter andare al bagno, dicevo solo bagno. Una volta in classe abbiamo fatto il gioco del silenzio e toccava a me, io invece di dire un testo in italiano ne ho detto uno in albanese, tutti sono rimasti a bocca aperta perché non avevano capito cosa avevo detto, dopo un po ci siamo messi a ridere e abbiamo continuato il gioco fino alla fine. Solo adesso ho capito cosa vuol dire avere nostalgia del proprio paese, delle proprie tradizioni, ho lasciato amici che non vedrò più, è una cosa bruttissima, l ho capito solo quando sono andata in Albania e sono ripartita per tornare in Italia, ci siamo salutati piangendo, ho provato lo stesso dolore che ha provato mia madre. Ho una busta piena delle mie vecchie foto con i miei genitori, amici e parenti. Mio padre è partito quando io ero neonata, mia madre mi raccontava che mio padre mi ha salutato piangendo, mi disse che era partito per trovare lavoro. Quando poi, dopo tanto tempo tornò, io pensai, fra me e me, ma chi è questo? Sarà uno zio che non ho mai visto, ma perché non me lo hanno presentato prima? Mia madre mi chiese chi è lui?. Lei lo sapeva ma voleva che lo indovinassi, io risposi è mio zio. Mio padre, piangendo di gioia, mi abbracciò e mi disse che non era mio zio ma mio padre. Io ho voluto pensarci per un po di giorni e alla fine mi sono convinta e mi sono detta si, questo è mio padre. Eralda Mehmeti 22 23

13 Sono partita il 29 di Luglio del 2007 insieme a mio babbo e a mia sorella. Io pensavo che tutto sarebbe stato bello e tranquillo, credevo anche che gli italiani fossero bravi, intelligenti, gentili con tutti gli stranieri che vengono in Italia solo per un pezzo di pane, per il Lavoro. Ecco qua che anche noi facevamo parte di quel mucchio di stranieri partiti per il pane. Era bello vedere la terra italiana, i suoi colori, le case. Lungo la strada in pulman pensavo solo a mia mamma, non la vedevo da 4 mesi circa. Quando l ho vista l ho abbracciata così forte che lei non riusciva a respirare, mi era mancata moltissimo. Mi sentivo strana, non sapevo dov ero, era così diverso. Dopo 3,4 mesi non riuscivo ancora a capire dov ero, l atmosfera era molto diversa Con il tempo ha cominciato a mancarmi il mio paese, la Bulgaria, e la mia città: Etropole, gli amici e i parenti che avevo lasciato, mi mancavano le mie amiche, la mia scuola, l allegria delle giornate d estate nella mia terra. Petya Georgieva Petrova Era il 29 Luglio del 2007 quando sono salita sulla Corriera per venire in Italia. Ero molto felice perché potevo vedere la mia mamma dopo 2 mesi, mi mancava un sacco. Poi andavo a conoscere un altro paese, un altra nazione, diverse persone. Per me era tutto un altro mondo. Quando sono arrivata con mia sorella e mio babbo siamo andati a casa di mia zia, lei ci aspettava insieme con mia cugina, ci siamo salutati. Per strada tutto quello che vedevo mi piaceva molto.dopo un po di tempo mi sono ricordata delle persone care che avevo lasciato nel mio paese, mi sono ricordata del giorno della partenza, di come tutti piangevano e mi sono ricordata dei nostri balli, e dei giochi in estate: era la mia infanzia, il periodo più bello della mia vita. Ancora oggi, quando ci penso, mi mancano questi giorni di allegria. Adesso sono in Italia da 2 anni. Nel 2008, in Agosto, sono andata in Bulgaria in vacanza, ho rivisto tutti, però nulla era uguale a prima, tutto era cambiato.quando sono in Italia posso dire che questo è il luogo dove sono cresciuta, dove ho incontrato persone a me care,.. ma il mio paese resta, per me, il luogo più bello. Mi manca il mio paese ma qui, in Italia, ho la possibilità di studiare, qui voglio rimanere per realizzare i miei sogni, e andare avanti. Io dico così: sempre avanti e mai indietro. Ivalina Georgieva Petrova 24 25

14 Caro diario, sono da tre anni in Italia. Era il 21 Maggio quando ho lasciato il mio paese, il Benin, la mia mamma, mia sorella, mio fratello e miei nonni per raggiungere mio padre in Italia. Quel giorno per me è stato molto doloroso, ho lasciato tutto, soprattutto la mamma che è la persona che amo più di ogni cosa al mondo. Erano le 23,30, dovevo prepararmi per andare all aeroporto, mia mamma era molto triste ma calma, mia nonna invece piangeva. Alle 24,00 eravamo già all aeroporto, io parlavo con la mamma quando mi chiamarono, era ora di andare via, vedevo mia madre che stava per piangere tornai indietro ad abbracciarla, mi disse: Bambina mia, prenditi cura di te e ricordarti di me. Io le risposi: Anche tu mamma. Quando salii in aereo non facevo altro che pensare a come sarebbe stata l Italia se potevo essere felice con mio padre. Il 22 Maggio 2006 arrivai finalmente a Roma alle 11,00. All aeroporto vidi mio padre, non lo vedevo da 4 anni ma in quel momento non ero per niente contenta di vederlo. Nessuno mi aveva obbligata a lasciare mia madre un giorno senza di lei e già mi mancava. Mio babbo mi chiedeva se ero felice di vederlo, io non rispondevo, poi mi sono messa a piangere. A casa di mio padre non parlavo con nessuno, ero diventata antipatica, mio padre mi comprava i giocattoli ma la mia nostalgia non passava. Dopo 15 giorni cominciai a ridere e per mio padre questo fu una grande gioia. Justine Dhadho L immigrazione è ormai un dibattito aperto, io che vivo le mie mattinate di scuola in una classe multietnica posso affermare questo: da una parte è un esperienza molto bella perché si conoscono altre lingue, altre religioni, altre tradizioni e altri mondi. Dall altra parte è faticoso perché non è facile comprendersi partendo da mondi anche molto diversi. Ci sono molti pregiudizi sugli stranieri: si dice che gli stranieri rubano, violentano e uccidono... ma sono le stesse brutte azioni che anche gli italiani commettono! Dunque cosa c entra la nazionalità? Secondo me l incontro tra persone di culture diverse è un occasione di crescita molto importante, un occasione da non perdere anche se difficile. Alice Alessandroni 26 27

15 Il 3 gennaio del 2006 è stato un giorno brutto e bello: brutto perchè dovevo andare via, lasciare tutta la mia famiglia, i miei amici, la mia scuola, la mia infanzia bello perchè stavo finalmente per fare una nuova esperienza: incontrare nuove persone, una nuova cultura, una nuova lingua. Quella mattina, quando mi sono alzata, avevo un ansia grandissima, mal di testa, mal di pancia, nausea. Mia mamma faceva le valigie e mi sono messa ad aiutarla, poi sono andata dai miei nonni, ho passato qualche ora con loro, poi sono arrivati gli altri parenti e gli amici. Sono andata in camera con le mie amiche e le mie cugine, abbiamo giocato, parlato, lì mi sono dimenticata che dovevo partire, mi sono divertita un sacco fino a che mia mamma è entrata in camera e mi ha detto che dovevamo andare. Io pensavo che stesse scherzando invece è arrivato anche mio babbo a dirmi la stessa cosa, io non sapevo cosa fare mi è girata la testa, non sentivo le gambe mia cugina mi ha abbracciata e mi ha detto che sarei ritornata, che non andavo via per sempre. Così ho cominciato a salutare tutti, mi dispiaceva molto per i miei nonni perché mi hanno cresciuta loro, mio babbo era già in Italia. Quando ho salutato i miei nonni mi sono messa a piangere con loro, sono salita in macchina piangendo e ho pianto molto fino a che non mi sono addormentata. Mi sono svegliata la mattina dopo verso le 5:00 e ho chiesto a mio babbo se eravamo arrivati. Lui mi ha risposto che mancava ancora un ora per entrare in Italia. Da quel momento mi sono messa a guardare fuori dal finestrino perchè avevo voglia di vedere l Italia ma poi ho finito per non accorgermi del confine, avevo la testa per aria, pensavo a cosa avrei fatto appena arrivata, a cosa indossare per uscire Un ora dopo mia sorella mi ha detto: Ti sei accorta? Siamo già in Italia!. Dopo ho visto e ho vissuto l Italia così ho dimenticato il pianto. Adesso quando vado nel mio paese non vedo l ora di ritornare in Italia. Alma Mehmed 28 29

16 Il primo giorno di scuola, quando ho visto che in classe c erano più stranieri che italiani, mi sono messa le mani nei capelli. Ero abituata alle medie: quando arrivava un ragazzo straniero che non sapeva la lingua italiana finivamo per rimanere indietro con il programma così mi sono detta: E adesso? Pensavo che fosse uno svantaggio trovarsi in una classe multietnica, ma dopo pochi giorni di scuola ho cambiato idea: penso che frequentare una classe così sia un grosso vantaggio, un privilegio, possiamo partecipare a progetti che di certo una classe di tutti italiani non avrebbe permesso. Io mi ricordo di quando, in seconda media, è arrivata una ragazza che adesso è in classe con me, lei non sapeva per niente l italiano, la prendevamo in giro in quei momenti sembrava la cosa giusta da fare, quando però l anno dopo, lei ha cambiato scuola, abbiamo capito di aver sbagliato, esagerato ma ormai non si poteva tornare più indietro. Io appena l ho vista entrare, il primo giorno di scuola superiore, ho pensato che lei non mi avrebbe mai più parlato per come l avevo trattata invece no, siamo molto amiche. Io non sono d accordo con chi afferma che gli immigrati portano solo disagi sociali e rubano il lavoro agli italiani, perché il lavoro non lo rubano, anzi fanno i lavori più duri, quelli che gli italiani evitano, cioè lavorare tutta la notte per fare il pane ecc E non è assolutamente vero che portano disagi, no, posso davvero testimoniare il contrario. Rossi Giorgia 30 31

17 Io penso che vivere metà giornata, tutti i giorni, in una classe multietnica sia un privilegio, perché oltre ad imparare le materie di scuola, si imparano a conoscere anche altre culture. Ora che faccio questa esperienza posso dire che è falso tutto ciò che sentiamo dire sugli stranieri, un affermazione come la seguente gli immigrati rubano il lavoro agli italiani è falsa, se non ci fossero loro che ci aiutano facendo i turni extra al lavoro, se non ci fossero le badanti con i nostri anziani, noi saremmo un paese molto più arretrato e povero Penso anche che sia giusto affermare che gli immigrati, per vivere nel nostro paese, devono accettare la nostra Costituzione e i valori della nostra civiltà soprattutto per quanto riguarda il ruolo delle donne e i loro diritti; rispettare le donne è fondamentale, un mondo senza donne è un mondo senza bambini e senza bambini non ci sarebbero più uomini e la razza umana si estinguerebbe. Altre affermazioni, divenute per me non vere, sono queste: le persone vanno aiutate a rimanere nel loro paese nessuna emigrazione perché siamo troppo diversi e convivere insieme non è possibile niente di più falso: proprio perchè siamo diversi dovremmo cercare di imparare gli uni dagli altri e migliorare così, a vicenda. Linda Ribiscini 32 33

18 Vi voglio parlare della mia classe, cioè delle mie compagne. Devo dire che il primo giorno di scuola, appena entrata in classe ho detto: ma qui siamo tutti stranieri! Mi sembra di vivere in un altro mondo! Col passare del tempo ho capito che era una classe speciale perché multietnica. In questa classe ci sono ragazze che provengono dall Argentina, dalla Macedonia, dalla Romania, dal Senegal, dal Benin e dalla Bulgaria. Io mi trovo benissimo, penso che siamo molto fortunate ad avere una classe multietnica, così le ragazze straniere possono cercare di imparare l italiano, mentre noi possiamo cercare di imparare parole di lingue diverse. Secondo me questa è un occasione per crescere. Caterina Barbanera Nella mia classe ci sono tante ragazze di culture diverse e poche italiane. La prima volta che ho saputo che c erano tanti stranieri ho avuto un po di timore. L impatto non è stato facile perché non sapevo come comportarmi L inizio è stato difficile,anche perché sono un po timida. primi giorni non ci parlavamo tanto, ma poi conoscendoci meglio, ci siamo sciolte. Ora parliamo di tutto e di più, è veramente interessante parlare con queste nuove amiche. In questa classe, a volte, è difficile starci dentro perché, come in tutte le classi, c è sempre qualche discussione e non è semplice calmare queste amiche perché sono molto impulsive, forse perché temono di non farsi capire bene! L incontro tra culture diverse rimane comunque una crescita, da queste mie amiche ho imparato tanto: come si vive nel loro paese, le difficoltà quotidiane che hanno, la sofferenza provata nel lasciare i loro parenti, i loro amici per venire in Italia. È molto ovvio dire che scegliendo di vivere in Italia gli stranieri devono rispettare la nostra costituzione e i valori in essa espressi, per molti di loro è difficile perché le culture sono, a volte molto, molto diverse.. Mainardi Sara 34 35

19 Secondo me non è vero che gli stranieri portano via il lavoro agli italiani, perchè i lavori fatti dagli stranieri, di solito, sono molto faticosi e gli italiani non vorrebbero mai farli. In Italia ci sono stranieri cattivi e buoni ma ci sono anche italiani cattivi e buoni; con questo voglio dire che l essere buoni o cattivi non c entra nulla con la nazionalità. Quando gli stranieri vengono in Italia imparano delle cose ma, se lo straniero viene accolto bene, anche l italiano può imparare qualcosa da lui. Secondo me, gli stranieri che meritano di stare in Italia sono quelli con la testa a posto, cioè coloro che cercano lavoro, non rubano, non danno fastidio a nessuno, hanno una casa, insomma brave persone. Secondo me, uno straniero immigrato in Italia deve rispettare tutte le leggi, deve rispettare le donne, la Costituzione. Gli stranieri e gli Italiani sono diversi come cultura, ma convivere insieme è possibile. Noi, in classe, siamo 23 ragazze; 14 straniere e 9 ragazze italiane, stiamo bene insieme e, ancora, non ci sono divisioni. Secondo me, più cose si imparano più la nostra mente diventa ricca. E bello imparare cose da tutti. Farije Ziberi Era martedì 30 dicembre del La mattina quando ci siamo svegliati, siamo andati a casa della nonna per fare colazione insieme. Quel giorno io non feci colazione perché ero triste. La nonna mi diceva di stare tranquilla, tutto sarebbe andato bene. Dopo la colazione sono andata a casa della mia migliore amica perché lei mi aveva chiesto di accompagnarla, voleva andare in un negozio di scarpe. Appena siamo entrati nel negozio, abbiamo visto due paia di scarpe nere col tacco: lei mi disse che voleva comprarle anche per me... costavano tanto, non aveva neppure tutti i soldi! In tasca io avevo proprio la cifra che mancava, quei soldi me li avevano dati i parenti, erano miei... così decisi di spenderli: abbiamo preso le scarpe e siamo ritornate a casa. Avevamo le stesse scarpe. Verso le 19,30, tutta la mia famiglia si è riunita a casa mia, tutti parlavano della mia partenza, io sono diventata triste perché capivo che dovevo lasciare la mia scuola, i miei amici, la mia casa Sapevo però di rivedere i miei genitori. Io e mia sorella dovevamo partire. Tutti i parenti sono rimasti a cenare con noi, abbiamo preparato la carne con la verdura e le patatine. Quando abbiamo finito di mangiare, abbiamo preparato i bagagli, tutti parlavano con me, tutti mi consigliavano su come dovevo comportarmi una volta arrivata in Italia, tutti mi dicevano che l Italia era un bel paese. Poi arrivò l autista che doveva portarci all aeroporto, solo allora ho capito e mi sono messa a piangere; la mia amica, quella delle scarpe, mi diceva di promettere di chiamarla tutti i giorni. Quando siamo arrivati all aeroporto ho visto tanti viaggiatori: alcuni piangevano, altri erano contenti. Poi il nostro aereo è partito, dentro era bellissimo, io mi sono messa a dormire per non far parlare il mio cuore. Quello è stato il giorno più triste e faticoso. Quando sono arrivata a Milano sono rimasta a bocca aperta, perché era tutto bellissimo, ma, soprattutto, perché ho rivisto i miei genitori e questo ha fatto sparire tutte le mie paure. Yacine Seck 36 37

20 Il primo giorno di scuola, appena entrata in classe, avevo già notato le diverse culture presenti il mio primo pensiero è stato Wow, tante ragazze di diverse origini, ne sono rimasta affascinata. Mi è bastato sentire i cognomi di ognuna di loro, per arrivare alla conclusione che in classe avevo il mondo. Penso che vivere in una classe multietnica sia una vera fortuna. Io che da tempo venivo criticata o emarginata per la mia provenienza, ritrovavo ora tante ragazze uguali a me, ognuna di loro ha una storia, un avventura. Nel corso della mia crescita ho imparato a non giudicare nessuno, accetto le mie amiche con grande ammirazione. Nella nostra classe, nonostante le diverse culture, stiamo imparando a rispettarci nelle differenze, non solo etniche, ma anche di età, senza pregiudizi o emarginazioni, almeno questo è il mio punto di vista. Quando parlo con le altre ragazze cerco di mantenere un linguaggio comprensibile e gentile, infatti già dal primo giorno di scuola, ho cercato di socializzare con tutte. Alcune ragazze tendono a isolarsi o ad avvilirsi se un compito o un esercizio è riuscito male, io cerco di conquistare il loro affetto con piccoli gesti, il mio compito non riguarda solo l ambito scolastico, ma anche i loro piccoli problemi di famiglia: amore, amicizia; mi piace dare consigli e accettare anche le critiche perché mi aiutano ogni volta a riflettere sulle mie azioni. Riguardo ai diversi compiti che ci sono stati assegnati dalla prof. di italiano, trovo molto interessante l idea di imparare alcune frasi e parole della lingua dell amica vicina, secondo me è stato un modo per farci avvicinare alla nostra compagna. Non considero affatto un peso avere persone di culture diverse nella classe, anzi, mi sembra sciocco pensarlo, ormai bisogna capire che l immigrazione è un valore importante, arricchisce tutti. Per quanto riguarda me, italiana ma figlia di genitori argentini mi sarebbe piaciuto essere argentina e dire a voce alta sono fiera di essere straniera..! Ma questo non è possibile, ormai sono nata qua! Natalia Romeri 38 39

21 Era il 12 aprile del 2007, ero molto triste, avevo paura di partire, non volevo lasciare il mio paese era come lasciare un pezzo del mio cuore, non volevo che arrivasse l ora della partenza. Prima di partire sono andata a salutare tutti i miei amici, mi sentivo come vuota, pensavo alle difficoltà che mi aspettavano, avevo paura di non essere accettata dai ragazzi a scuola, avevo paura di essere presa in giro. Poi arrivò l ora di partire, era una sera molto fredda, prima di salire in taxi ho salutato i miei nonni e quando li ho visti piangere, sono stata tentata di lasciare partire mia mamma da sola, ma questo non era più possibile. Sono salita in macchina e non smettevo di guardare la casa di mia nonna. Siamo arrivate alla stazione, abbiamo preso il treno che ci doveva portare nella città da cui partire per l Italia. Nel treno mi sono addormentata piangendo. Siamo arrivate alla stazione dove il pulman ci aspettava, sono salita nel pulman, pensavo a quanto era triste lasciare il paese, ma poi pensavo che da quel momento non ci sarebbe stato più bisogno di dividere il pane in quattro pezzi per farlo bastare forse tutto il giorno. La mia situazione era infatti molto difficile, per questo dovevo superare tutto, così non si poteva andare avanti. Quando sono arrivata in Italia, sapevo già che il paese mi sarebbe piaciuto. Io pensavo da subito al primo giorno di scuola. Quando sono entrata in classe, tutti i ragazzi mi guardavano in modo strano, in presenza dei prof. i ragazzi facevano vedere che mi volevano aiutare, ma, quando i prof non c erano mi prendevano in giro. Quando tornavo a casa, piangevo sempre e dicevo non ne posso più. Mia mamma mi diceva di non pensare alle loro parole ma io non ci riuscivo. Poi, piano piano, ho cominciato anche io a parlare e così, quando i miei compagni hanno visto che capivo, hanno smesso di prendermi in giro. Io adesso, quando vedo che qualcuno prende in giro una persona che non sa parlare la lingua, capisco subito la difficoltà, perché mi ricordo di quello che ho passato quando sono arrivata. Ora questo paese mi piace e penso di stare per sempre qui, perché penso che qui potrò avere un futuro migliore rispetto a ciò che mi sarebbe potuto accadere in Romania, dove nulla cambia, anzi la situazione sta peggiorando. Qui i miei genitori hanno uno stipendio; a volte, riusciamo anche a mettere via un po di denaro in futuro vorrei che ai miei figli non mancasse nulla perché a me sono mancate tante cose quando ero nel mio paese. Vorrei terminare questa scuola e poi andare a lavorare e aiutare i miei genitori. So che qui è possibile avere quello che voglio e qui non dobbiamo più spezzare il pane in quattro, sperando che basti. Hanu Silviana Florentina 40 41

22 Vivere in una classe così è come viaggiare in posti diversi senza muoversi perché ho il mondo in una piccola classe. A volte ci sono delle incomprensioni ma poi si risolve tutto risolviamo ogni cosa cercando di chiarirci senza offendere chi abbiamo davanti. Ci può essere chi pensa di non essere ancora accettata perché non conosce bene la lingua italiana, ma per noi non è un problema perché tutti insieme possiamo farcela. E molto raro trovare una classe così, sono stata molto fortunata e spero che in futuro nulla cambi. Marilena Di Stefano Io vengo dal Sud, dalla Sicilia, ho vissuto sulla mia pelle la storia di una difficile integrazione, a scuola piangevo spesso perché non mi sentivo accettata, le compagne ridevano di me,molto spesso stavo zitta Qui mi sento a casa, per la prima volta non sono straniera a casa mia. Alampi Maria Teresa 42 43

23 ISTITUTO STATALE OMNICOMPRENSIVO MONTEFELTRO SASSOCORVARO (PU) UFFICIO COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E NAZIONALE POLITICHE MIGRATORIE PROVINCIA DI PESARO-URBINO Classi IA IPSS e IV A Liceo Scientifico Anni Scolastici 2009/2010, 2010/2011 Lontani da dove? Laboratorio di scrittura Laboratorio di Storia dell Arte ed Espressioni grafiche I testi e le illustrazioni del testo sono state realizzati dalle alunne della classe I IPSS nell ambito del Laboratorio di scrittura e del Laboratorio di Storia dell Arte ed Espressioni grafiche Il progetto è stato coordinato dalle proff.sse Anna Grazia Mandrelli e Susanna Ugoccioni Il sito web presentato nel CD allegato è stato realizzato dagli alunni della classe IV A Liceo coordinati dalla prof.ssa Schiavi Donatella Il progetto grafico del volume e del sito web sono stati ideati, curati e realizzati dalla prof.ssa Ugoccioni Susanna 44 45

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