Tocqueville e l autonomia della politica

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1 per il ciclo Che cos è la democrazia? primo appuntamento incontro con Angelo Panebianco, ordinario di Relazioni Internazionali all Università degli Studi di Bologna, editorialista de Il Corriere della Sera introduce Salvatore Carrubba, editorialista de Il Sole 24 Ore presenta Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Corriere della Sera Sala Buzzati, Fondazione Corriere della Sera, via Balzan 3, Milano Giovedì 20 febbraio 2014 Via Zebedia, 2, Milano tel fax

2 PIERGAETANO MARCHETTI: Buonasera. Ho il piacere di annunziare il primo incontro di questo ciclo di quattro incontri: Che cos è la democrazia, con letture di testi di Tocqueville, organizzati dal Centro Culturale di Milano, con Critica Sociale e la nostra Fondazione che ben volentieri ha partecipato a questa importante iniziativa. È inutile che dica come Tocqueville, variamente declinato, è un esempio di sempreverde, che a seconda dei periodi è sempre oggetto di nuove scoperte e modi di approccio e quindi vitalissimo. Stasera abbiamo il professor Angelo Panebianco, ed è inutile che io citi le numerose qualifiche accademiche, perché dico solo che è autorevolissimo e fondamentale editorialista del Corriere della Sera, con Salvatore Carrubba, che conosciamo e che introdurrà la seduta. Complimenti per l iniziativa: cerchiamo tutti di far sì che anche nelle prossime sedute, che si terranno in Sala Verri al Centro Culturale di Milano, sia fatto il meglio. Grazie e buona serata. SALVATORE CARRUBBA: Grazie al presidente Piergaetano Marchetti, anche a nome di Camillo Fornasieri, presidente del Centro Culturale di Milano. Vi do il benvenuto a questa serata importante perché iniziamo un esplorazione, un viaggio in quattro tappe nel pensiero e nell attualità di Alexis de Tocqueville, e iniziamo con una guida di eccezione come il professor Panebianco, che pure ringrazio per averci raggiunto da Bologna per questa serata. Riprendo una parola che ha usato il presidente Marchetti: Tocqueville è sempreverde. Negli anni Ottanta, il direttore di un importante rivista americana a carattere politico e sociale vietò ai propri giornalisti di citare Tocqueville, tanto era ormai diventata smodata l abitudine di mettere in bocca a Tocqueville cose, di utilizzarlo per le citazioni, che andavano sempre bene: si diceva che Tocqueville fosse attuale come il quotidiano del giorno stesso. uesto è il segno di quanto Tocqueville sia diventato popolare negli tati niti, il paese che visit e dal quale prendiamo le mosse questa sera. isogna chiedersi e Angelo ci darà una mano su questo quanto sia attuale e condiviso questo entusiasmo per Tocqueville, quanto l Europa, dalla quale proveniva e alla quale rimase profondamente legato, la Francia e l Italia, siano consonanti con il pensiero di Tocqueville e quanto il suo insegnamento sia penetrato nella cultura politica europea e in particolare italiana. Devo dire che, considerando Tocqueville come uno dei padri del liberalismo e della democrazia liberale moderna e vista la debolezza del liberalismo italiano, almeno di quello organizzato, forse possiamo già arrischiare di dire che è stata scarsa l influenza di Tocqueville, quindi il suo pensiero merita di essere ripreso alla luce di alcuni elementi di attualità 20/02/2014 2

3 che ci sono. Quindi, a maggior ragione, è importante questa iniziativa a cui diamo il via questa sera, che ci invita a riflettere sull attualità di Tocqueville grazie al contributo di alcuni studiosi di grande fama, tra i più noti intellettuali italiani: lo stesso Panebianco, Francesco Forte, Sabino Cassese, Andrea Simoncini, che affronteranno quattro aspetti del pensiero di Tocqueville. È significativo che questa iniziativa rispecchi l adesione di una serie di sigle che hanno organizzato questo stesso ciclo, e le persone che vi partecipano, e l insieme di persone e sigle manifestano un pluralismo di culture politiche che fa ben sperare che Tocqueville sia sentito, almeno qui, patrimonio di tutti, e voglio ricordare, oltre al Centro Culturale di Milano, Critica Sociale, espressione della cultura socialista-democratica, assieme alla Fondazione Corriere della Sera e alla Libera Associazione Forense, anch esse espressione di quel pilastro fondamentale nella visione di Tocqueville della democrazia liberale, che è rappresentato dalla società civile. Dieci anni fa, in occasione di una nuova traduzione di Tocqueville negli Stati Uniti, una studiosa di questo periodo, di questo filone, Bianca Maria Fontana, tornava a chiedersi che cosa rappresenti realmente l opera più celebre di Tocqueville, appunto il viaggio negli Stati Uniti da cui nacque La democrazia in America. La democrazia in America, come sapete, fu scritto da Tocqueville trentenne, dopo un viaggio che aveva effettuato nel Nuovo Mondo. La Fontana si chiedeva dieci anni fa se questo libro rappresentasse la consapevolezza della straordinaria novità che il sistema americano rappresentava e che avrebbe imposto un modello rifiutando il passato storico dell Europa e della Francia, ovvero rappresentasse il fantasma, il simbolo di ci che la.francia avrebbe potuto essere o sarebbe potuta diventare appunto seguendo il modello americano. In questo senso, Tocqueville ci interroga e ci sfida ancora, indicandoci modello e rischi di una democrazia compiuta, formalmente libera, ma soggetta al dominio implacabile del conformismo. Quindi si spiega la notazione del maggiore studioso di Tocqueville che cito volentieri perché so essere particolarmente caro ad Angelo Panebianco il professor Nicola Matteucci, il quale considerava appunto l attualità di Tocqueville con queste parole: «La libertà per Tocqueville è anche un concetto filosofico che se non appare sempre del tutto chiaro nella sua pagina sorregge per con coerenza tutta l impostazione della sua diagnosi sull avvenire dell umanità e sul compito che spetta a ogni singolo individuo. In sintesi, come la democrazia era un fatto quindi solo una realtà, al di là del bene e del male, con cui gli uomini dovevano fare i conti, così la libertà era il solo ed unico valore in base al quale gli uomini dovevano agire nel mondo. La libertà, come ideale della vita morale dell uomo, non coincideva mai con le 20/02/2014 3

4 sue concrete attuazioni e sempre le trascendeva. Essa era piuttosto un compito, un compito rivolto verso il futuro nella piena, ma fredda e disincantata, accettazione del nuovo». Come vedete emerge una lettura della libertà di Tocqueville come tensione morale, nella quale si può riconoscere facilmente anche chi non è un liberale doc, una libertà vista come strumento e come programma di innovazione e di cambiamento, da un lato, e come impegno di responsabilità, dall altro; e proprio da questo nasce l esperienza di Tocqueville sull importanza dell autogoverno, della società civile, delle espressioni della società civile, del fatto che questo mondo e queste articolazioni potessero rappresentare un antidoto al dominio della maggioranza e quindi all imporsi della visione egualitaristica, conformistica che avrebbe appiattito la democrazia liberale. E qui naturalmente veniamo ad affrontare un tema che è molto attuale di cui abbiamo visto, secondo me, un ulteriore manifestazione ieri, quando abbiamo visto il leader del partito più votato in Italia, che ha dichiarato espressamente e orgogliosamente di non essere democratico pensate cosa sarebbe successo se l avesse detto negli anni 70 Almirante o negli anni 90 erlusconi. Evidentemente siamo di fronte a un crinale, a un passaggio nella considerazione della democrazia che passa anche dalla cosiddetta democrazia telematica, in cui trionfa proprio una visione che è completamente all opposto di quella su cui abbiamo basato e costruito il modello di democrazia liberale, di cui aveva gettato i semi Tocqueville. È una democrazia nella quale rischia di prevalere proprio il conformismo, l essere tutti uguali, pensarla tutti allo stesso modo, come ci dice il capo, rispetto invece alla ricchezza, al pluralismo della comunità di cui facciamo parte che deve manifestarsi. E quindi anche questo ci riporta all attualità di Tocqueville, che sarà messa alla prova in questo viaggio in cui affronteremo appunto il tema dell autonomia politica con Panebianco, il tema dell economia con Forte, dello stato con Cassese e della società civile con Simoncini. È un viaggio che sarà accompagnato da Tocqueville in persona, o quasi, che sarà con noi attraverso le sue stesse parole; delle parole che ho selezionato per questa sera da La democrazia in America, poi nelle prossime sere avremo anche altre fonti, che ci saranno lette questa sera da Andrea Carabelli, al quale prestissimo darò la parola. Quindi cominciamo con la pagina sulla democrazia, che ci verrà letta adesso, in cui affiora il maggiore rischio paventato da Tocqueville: quello dell ansia di un egualitarismo che porta secondo la frase celeberrima «a far preferire la servitù nell egualianza alla disegualianza nella libertà». È una tendenza come spiega uno dei più famosi studiosi di Tocqueville, il francese Pierre Manent che può condurre a due condizioni contrapposte: proprio perché siamo 20/02/2014 4

5 uguali da un lato cerchiamo di raggiungere e superare le migliori condizioni attraverso l impegno e la concorrenza e nell immagine di Tocqueville questo è impersonato dal commerciante statunitense il quale lotta, briga e forca tutte le mattine per diventare più ricco del suo concorrente e proprio perché si pensa che siamo tutti uguali e quindi si ha il diritto di darsi da fare per poter diventare migliori degli altri. L altra visione è quella invece di chi vuole appiattire, di chi vuole riportare chi è più avanti al livello medio e impedire a chi è più bravo di eccellere. uindi due visioni contrapposte appunto fra l egualitarismo, l appiattimento da un lato, e la meritocrazia dall altro, con un dilemma che non ha a che fare esclusivamente con la morale ma con l efficienza di un sistema democratico e liberale che deve dimostrare la propria validità e la propria vitalità nell offrire delle opportunità di crescita, di cambiamento, di sviluppo, di manifestazione della propria libertà, responsabilità, capacità quindi nell offrire degli ascensori sociali che permettono, all interno di una società liberale, di una società democratica, di vincere le condizioni dalle quali partiamo e che ci danno l opportunità di ottenere nuovi progressi, nuovi miglioramenti. Quindi invito perché non voglio farla poi troppo lunga, dobbiamo sentire Angelo Panebianco e magari dare poi a voi la possibilità di fargli qualche domanda Andrea Carabelli a leggerci queste righe di Tocqueville, che ce lo faranno sentire vicino, e poi darò la parola ad Angelo Panebianco. Alexis de Tocqueville, La democrazia in America DEMOCRAZIA LIBRO I: Conseguenze politiche dell assetto sociale degli Anglo-americani PARTE I: Le istituzioni degli Stati Uniti CAPITOLO III: L assetto sociale degli Anglo-americani È facile dedurre le conseguenze politiche di un tale assetto sociale. Non è possibile credere che l eguaglianza non finisca per penetrare anche nel mondo politico come altrove. Non si pu concepire che gli uomini siano assolutamente eguali in tutto, tranne che in un unico punto. Essi finiranno pertanto con l essere eguali in tutto. Ora, non vi sono che due modi per ottenere l eguaglianza in sede politica: o dare dei diritti politici a tutti i cittadini, o non darne a nessuno. 20/02/2014 5

6 Per i popoli che siano giunti allo stesso assetto sociale degli Anglo-americani, è difficilissimo trovare una situazione intermedia tra la sovranità di tutti e il potere assoluto di uno solo. Non bisogna nascondersi che l assetto sociale, che ho or ora decritto, si presta facilmente all una e all altra soluzione. Vi è infatti una passione maschia e legittima per l eguaglianza, che spinge gli individui a voler essere tutti egualmente forti e stimati. Questa passione tende ad elevare i piccoli al rango dei grandi. Ma nel cuore umano si pu trovare anche un gusto depravato per l eguaglianza che porta i deboli a voler degradare i forti al loro livello, e che riduce gli uomini a preferire l eguaglianza nella schiavitù alla diseguaglianza nella libertà. Non è che i popoli, il cui assetto è democratico, siano portati necessariamente a disprezzare la libertà; anzi hanno per essa un amore istintivo. Ma la libertà non è l oggetto principale e continuo del loro desiderio; ci che amano d un amore eterno è l eguaglianza. Essi si slanciano verso la libertà con rapidi impulsi e sforzi improvvisi, ma, se falliscono lo scopo, finiscono per rassegnarsi. Nulla, per, potrebbe soddisfarli senza l eguaglianza, e preferirebbero morire piuttosto che perderla. D altro canto, quando i cittadini sono tutti quasi eguali, riesce loro assai difficile difendere la propria indipendenza contro le aggressioni del potere. Poiché nessuno di loro è abbastanza forte per lottare da solo con qualche speranza, non c è che l unione delle forze di tutti che possa garantire la libertà; e questo non sempre avviene. I popoli possono, dunque, trarre due conseguenze politiche dello stesso assetto sociale, conseguenze che differiscono enormemente fra loro, e che tuttavia scaturiscono dal medesimo fatto. Gli americani per primi hanno affrontato questa tremenda alternativa, e sono stati tanto fortunati da sfuggire al potere assoluto. Le circostanze, l origine, l educazione e, soprattutto, il costume, hanno permesso loro di fondare e di osservare la sovranità del popolo. LIBRO I: Conseguenze politiche dell assetto sociale degli Anglo-americani PARTE II: Il funzionamento delle istituzioni: la vita politica PARAGRAFO 2: Tirannide della maggioranza Considero empia e detestabile questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tutto, e tuttavia pongo nelle volontà della maggioranza l origine di tutti i poteri. Sono, forse, in contraddizione con me stesso? Esiste una legge generale che è stata fatta, o almeno adottata, non solo dalla maggioranza di questo o quel popolo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini. Questa legge è la giustizia. 20/02/2014 6

7 La giustizia rappresenta, dunque, il limite del diritto di ogni popolo. Una nazione è come una giuria incaricata di rappresentare la società universale e di applicare la giustizia, che è la sua legge. La giuria, che rappresenta la società, deve forse avere più poteri della società stessa di cui applica le leggi? Quando, pertanto, rifiuto di obbedire ad una legge ingiusta, non nego affatto alla maggioranza il diritto di comandare ; faccio appello soltanto dalla sovranità del popolo alla sovranità del genere umano. Vi sono alcuni che hanno osato affermare che un popolo, nelle questioni che interessano lui solo, non può mai, per definizione, uscire dai limiti della giustizia e della ragione, e quindi non si deve temere di dare tutto il potere alla maggioranza che lo rappresenta. Ma questo è un li linguaggio da schiavi. Cos è, infatti, una maggioranza presa collettivamente, se non un individuo che ha opinioni e più spesso interessi contrari a quelli di un altro individuo che si chiama minoranza? Ora, se ammettete che un uomo, investito di un potere assoluto, può abusarne contro i suoi avversari, perché non ammettete la stessa cosa per una maggioranza? Gli uomini, riunendosi, hanno forse cambiato carattere? Diventando più forti, sono forse diventati più pazienti di fronte agli ostacoli? Per parte mia, non posso crederlo; e un potere onnipotente, che io rifiuto a uno solo dei miei simili, non l accorderei mai a parecchi. Non è che, per conservare la libertà, io creda che si possano mescolare insieme diversi principi in uno stesso governo, in modo da opporli realmente uno all altro. Il governo che si chiama misto mi è sempre parso una chimera. A dire il vero, governo misto (nel senso che si dà a questa parola) non esiste, perché, in ogni società, si finisce sempre per scoprire un principio d azione che domina tutti gli altri. L Inghilterra del secolo scorso, che è stata sovente ricordata come esempio di questo tipo di governo, era uno Stato essenzialmente aristocratico, benché si trovassero nel suo seno grandi elementi democratici, proprio perché le leggi e i costumi erano stabiliti in modo che l aristocrazia potesse sempre, a lungo andare, predominare e dirigere secondo la sua volontà gli affari pubblici. L errore è derivato dal fatto che, vedendo continuamente gli interessi dei grandi alle prese con quelli del popolo, non si è guardato che alla lotta, invece di fare attenzione al risultato di questa lotta, che era il punto veramente importante. Quando una società giunge ad avere realmente un governo misto, cioè egualmente diviso tra principi contrari, essa entra in una fase rivoluzionaria o si dissolve. Ritengo, dunque, che bisogna sempre porre da qualche parte un potere sociale superiore a tutti gli altri; ma credo che la libertà sia in pericolo, quando questo potere non trova davanti a sé nessun ostacolo capace di rallentare il suo cammino e di dargli il tempo di moderarsi. L onnipotenza è in sé cosa cattiva e pericolosa. Il suo esercizio mi sembra al di sopra delle forze dell uomo, chiunque egli sia; e non vedo che Dio che possa senza pericolo essere onnipotente, perché 20/02/2014 7

8 la sua saggezza e la sua giustizia sono sempre uguali al suo potere. Non vi è, dunque, sulla terra autorità tanto rispettabile in sé stessa, o rivestita di un diritto tanto sacro, che io vorrei lasciar agire senza controllo e dominare senza ostacoli. Quando vedo accordare il diritto e la facoltà di far tutto a una qualsiasi potenza, si chiami essa popolo o Re, democrazia o aristocrazia, sia che lo si eserciti in una monarchia o in una repubblica, io affermo che là è il germe della tirannide; e cerco d andare a vivere sotto altre leggi. Ciò che rimprovero di più al governo democratico, come è stato organizzato negli Stati Uniti, non è, come molti credono in Europa, la sua debolezza, ma, al contrario, la sua forza irresistibile. E ciò che mi ripugna di più in America, non è l estrema libertà che vi regna, ma la scarsa garanzia che vi è contro la tirannide. Quando negli tati niti, un uomo o un partito subisce un ingiustizia, a chi volete che si rivolga? All opinione pubblica? È essa che forma la maggioranza e la serve come uno strumento passivo; alla forza pubblica? La forza pubblica non è altro che la maggioranza sotto le armi; alla giuria? La giuria è la maggioranza investita del diritto di pronunciare sentenze: i giudici stessi, in certi Stati, sono eletti dalla maggioranza. Per iniqua o irragionevole che sia la misura che vi colpisce, è necessario che vi sottomettiate. Supponete, invece, un corpo legislativo composto in modo tale che rappresenti la maggioranza, senza essere necessariamente lo schiavo delle sue passioni, un potere esecutivo che abbia una forza sua propria, e un potere giudiziario indipendente dagli altri due poteri: avrete ancora un governo democratico, ma non vi saranno quasi più probabilità per la tirannide. Con questo non affermo che attualmente in America si faccia un frequente uso della tirannide; dico soltanto che non vi sono sufficienti garanzie contro di essa, e che bisogna pertanto cercare le cause della dolcezza del governo nelle circostanze enei costumi, piuttosto che nelle leggi. LIBRO I: Conseguenze politiche dell assetto sociale degli Anglo-americani PARTE II: Il funzionamento delle istituzioni: la vita politica CAPITOLO SETTIMO: L onnipotenza della maggioranza negli Stati Uniti e suoi effetti PARAGRAFO 4: Potere che la maggioranza esercita in America sul pensiero Negli Stati Uniti, quando la maggioranza si è irrevocabilmente fissata su una questione, non si discute più Perché Autorità morale che la maggioranza esercita sul pensiero Le repubbliche democratiche rendono immateriale il dispotismo 20/02/2014 8

9 In America, la maggioranza traccia un cerchio formidabile intorno al pensiero. Nell ambito di questi limiti, lo scrittore è libero; ma guai a lui se osa uscirne. Non ha da temere un auto-da-fè, ma è esposto ad avversioni di ogni genere e a persecuzioni quotidiane. La carriera politica gli è chiusa: ha offeso la sola potenza che abbia la facoltà di aprirgliela. Gli si rifiuta tutto, perfino la gloria. Prima di rendere pubbliche le sue opinioni, credeva di avere dei partigiani; gli sembra di non averne più, ora che si è fatto conoscere da tutti; poiché coloro che lo biasimano si esprimono ad alta voce e coloro che pensano come lui, senza avere il suo coraggio, tacciono e si allontanano. Egli allora cede, si piega sotto lo sforzo quotidiano e rientra nel silenzio, come se provasse rimorsi di aver detto il vero. Catene e carnefici sono gli strumenti grossolani che la tirannide usava un tempo; ma ai nostri giorni la civiltà ha perfezionato perfino il dispotismo, che pure sembrava non avesse più nulla da imparare. I principi avevano, per così dire, materializzato la violenza; le repubbliche democratiche dei nostri giorni l hanno resa del tutto spirituale, come la volontà umana, che essa vuole costringere. otto il governo assoluto di uno solo, il dispotismo, per arrivare all anima, colpiva grossolanamente il corpo; e l anima, sfuggendo a quei colpi, s elevava gloriosa al di sopra di esso; ma nelle repubbliche democratiche, la tirannide non procede affatto in questo modo: essa trascura il corpo e va dritta all anima. Il padrone non dice più: tu penserai come me o morirai; dice: sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resta; ma da questo giorno tu sei uno straniero tra noi. Conserverai i tuoi privilegi di cittadinanza, ma essi diverranno inutili, poiché, se tu ambisci l elezione da parte dei tuoi concittadini, essi fingeranno anche di rifiutartela. Resterai fra gli uomini, ma perderai i tuoi diritti all umanità. uando ti avvicinerai ai tuoi simili, essi ti fuggiranno come un essere impuro; e, anche quelli che credono alla tua innocenza, ti abbandoneranno, poiché li si fuggirebbe a loro volta. Va in pace, io ti lascio la vita, ma ti lascio una vita che è peggiore della morte. S. CARRUBBA: Dopo questa prefazione eccellente ed eccezionale che porta il nome di Tocqueville, do la parola al professor Panebianco. ANGELO PANEBIANCO: Usando una espressione che si usa di solito, devo dire che sono molto contento, per ragioni di sostanza, di essere qui a parlare di Tocqueville. In realtà è un tema di cui parlo, quando mi capita, sempre molto volentieri, perché per me è una sorta di omaggio alla memoria di quello che io considero il mio più importante maestro: Nicola Matteucci. Nicola Matteucci ebbe un ruolo fondamentale nel diffondere il pensiero di Tocqueville in Italia ed è questa la ragione per cui sempre con grande piacere parlo di questo autore. Autore che, per rispondere a quello che diceva Carrubba prima, ha avuto molto più successo in Europa e in 20/02/2014 9

10 particolare a casa sua, in Francia, soltanto da alcuni decenni per la verità, grazie soprattutto all azione di divulgazione che fece il sociologo Raymond Aron, Tocqueville è stato fortemente rivalutato. Per molto tempo non è stato così né in Francia, né nel resto dell Europa continentale. Le ragioni, credo, sono diverse, ma soprattutto due. La prima ha a che fare con la dura condanna dell accentramento statale e amministrativo di Tocqueville. In Francia, per tradizione e cultura politica, si ritiene che gli ideali repubblicani e la centralizzazione politico amministrativa non siano in conflitto. Tocqueville invece ne L antico regime e la rivoluzione, che è la seconda grande opera dopo La democrazia in America, condanna duramente l accentramento amministrativo come minaccia alla libertà. La seconda ragione, forse ancora più forte, è che Tocqueville è un sostenitore della tesi, assolutamente scandalosa dal punto di vista legato alla tradizione che viene dall Illuminismo francese, del necessario rapporto tra religione e libertà. Questo è un fatto scandaloso e non conformista, assolutamente contrario alla tradizione europeo-continentale del liberalismo. Il liberalismo europeo continentale francese, ma anche italiano e spagnolo, ha, per ragioni storiche, un nucleo che non è soltanto tradizionalmente anticlericale, ma anche antireligioso. Lo spirito di libertà, come dice Tocqueville, e lo spirito religioso in Europa sono sempre entrati in conflitto. Non si sono sposati come invece è avvenuto, secondo lui, in America. Credo che queste siano le due ragioni che spiegano perché Tocqueville, fino a non molto tempo fa, venisse continuamente citato, anche a sproposito, negli Stati Uniti, e non venisse invece citato in Europa. Io naturalmente, dato che è la lezione introduttiva di questo ciclo, faccio un discorso generale su Tocqueville e quindi mi scuso con coloro che conoscono già il pensiero di questo autore e che sentiranno cose che hanno già incontrato. Fondamentalmente noi incontriamo o ci imbattiamo nel nome di Tocqueville nel suo nome sia nei testi di storia della filosofia politica o di storia del pensiero politico, sia nei manuali di scienze sociali, perché Tocqueville è stato al tempo stesso un grande scienziato sociale e un pensatore politico, e sono due facce della stessa medaglia. Il suo modo di fare scienza sociale, cioè di studiare i fenomeni e cercare spiegazioni di quei fenomeni, influenza il pensatore politico e il pensatore politico, naturalmente, influenza lo scienziato sociale. In quasi tutte le sue opere continuamente ricorre la condanna delle filosofie della storia e delle teorie generali della società, delle teorie che ci vogliono spiegare in un colpo solo il passato, il presente e il futuro. Questo si vede per esempio nei Ricordi, che è la terza opera più importante di Tocqueville. Le tre opere più importanti sono appunto La democrazia in America 20/02/

11 (la prima parte scritta nel 35, la seconda parte nel 40), L antico regime e la rivoluzione, che scrive sul finire della sua vita, e l insieme dei suoi Ricordi. Va detto che Tocqueville quando fa il viaggio in America nel 1831 ha 26 anni. È naturalmente il viaggio decisivo della sua vita. Lui è magistrato, è un aristocratico, ripudiato dalla sua classe di origine (e questo è molto importante per capire il suo pensiero), non sarà mai compiutamente accettato dal mondo borghese che si afferma dopo la rivoluzione, e rifiutato dalla sua classe di provenienza, è sospeso tra due mondi. Nel 1830 aderisce alla nuova dinastia, al regime di Luigi Filippo: è un tradimento per il suo mondo che era legato ai Borboni. Ricordiamo anche che i suoi genitori hanno rischiato anche la ghigliottina, si sono salvati per poco durante l epoca del terrore giacobino. E Tocqueville nel 1831 parte, accettando l incarico di andare a studiare il sistema penitenziario americano, semplicemente perché vuole togliersi da una situazione molto difficile per lui, e anche vuole in qualche modo chiarirsi le idee. Ne La democrazia in America ricorrerà spesso l elogio del silenzio, del silenzio che ti consente di parlare con te stesso, di stare con te stesso, e ci sono evidentemente delle importanti ragioni personali per cui Tocqueville vuole stare anche solo con se stesso. Naturalmente studierà anche il sistema penitenziario ma essenzialmente scoprirà un mondo che conosce solo attraverso i lavori di chi in America non c è mai stato né ha osservato l nione Americana con occhi non ideologici. Dicevo del rifiuto delle filosofie della storia e la scelta di basare le spiegazioni della realtà sociale o politica sull osservazione diretta dei comportamenti umani. Che si tratti della visione positivista o di quella idealista, della filosofia della storia che troviamo in Auguste Comte o di quella che troviamo in Hegel, la condanna di Tocqueville di questo modo di guardare alla società, è sempre netta. Per esempio nei Ricordi scrive: «Io per parte mia odio i sistemi assoluti che fanno dipendere tutti gli avvenimenti della storia da grandi cause prime, collegate le une alle altre da una catena fatale e che sopprimono per così dire l'uomo dalla storia del genere umano: li trovo limitati nella loro pretesa grandezza, e falsi con la loro aria di verità matematica». Tocqueville vuole spiegare la varietà dei comportamenti umani risalendo alle loro molteplici cause. Il modello a cui si ispira è Montesquieu, il Montesquieu de Lo spirito delle leggi. Montesquieu è idealmente il suo maestro, la sua fonte di ispirazione come lui stesso dichiara. Per bisogna dire che, dato che l intento di Tocqueville è più limitato di quello di Montesquieu, perché lui sta studiando la democrazia (anche se dovremo capire che cos è la democrazia in Tocqueville, perché non è il regime politico a cui noi normalmente ci riferiamo), siccome vuole 20/02/

12 studiare un problema più circoscritto, il suo obiettivo conoscitivo è più circoscritto, le sue dense analisi scavano più in profondità di quanto non faccia Montesquieu. Il metodo di Tocqueville è un metodo che oggi chiamiamo comparativo, le sue analisi si fondano sempre su un confronto, spesso esplicito, talvolta implicito, fra alcuni casi che sono sempre gli stessi: l America, la Francia, l Inghilterra, ma anche occasionalmente altri paesi come la Germania. Confrontando i casi fra loro Tocqueville vuole spiegare le diverse strade mediante le quali i diversi paesi affrontano la comune sfida della democrazia, e al tempo stesso la comparazione è lo strumento che gli permette di spiegare molti fenomeni particolari che all avvento della democrazia sono collegati. Faccio rapidamente due esempi e sto parlando del Tocqueville scienziato sociale qui, non ancora del Tocqueville pensatore politico che ha un suo posto, una sua collocazione in tutte le storie del pensiero liberale. Due esempi di spiegazioni causali che Tocqueville ci presenta sono esempi piuttosto famosi e quindi non mi dilungherò troppo. Mi interessa soprattutto evidenziare la logica della spiegazione cui Tocqueville ricorre e anche la sua modernità, cioè il fatto che ci sono correnti contemporanee delle scienze sociali che continuano a spiegare i fenomeni sociali nello stesso modo di Tocqueville. Primo esempio: ne L antico regime e la rivoluzione, Tocqueville ricorre a una comparazione tra Inghilterra e Francia per spiegare perché l agricoltura francese, alla vigilia della rivoluzione, fosse in condizioni di abbandono e di decadenza, con una produttività ormai da tempo declinante. E questo stato dell agricoltura francese secondo Tocqueville fu, insieme a diverse altre, una delle cause della rivoluzione. Perché l agricoltura francese era in declino mentre quella britannica, nello stesso periodo, era fiorente? La spiegazione di Tocqueville è centrata sul fatto che la Francia era uno stato politicamente e amministrativamente accentrato, mentre l Inghilterra non lo era. L accentramento politico e amministrativo aveva delle conseguenze importanti: faceva sì che i nobili ma anche i borghesi più ricchi cercassero di elevarsi ulteriormente per status e per reddito attraverso la ricerca di prebende distribuite dallo Stato centrale. Per questo i nobili lasciavano nell incuria le loro terre e i ricchi borghesi non avevano incentivi a investire nella terra. La caccia ai benefici pubblici distribuiti da un amministrazione centralizzata spingeva i nobili a non fare nelle loro terre quelle innovazioni tecniche che sarebbero state necessarie per fermare il declino economico e rilanciare la produttività. Opposta era la situazione dell Inghilterra: qui i nobili e borghesi non potevano competere fra loro a Londra per impieghi e 20/02/

13 privilegi amministrativi. In Inghilterra non c era accentramento amministrativo: nobili e borghesi investivano nella terra, diventando imprenditori agricoli, introducendo innovazioni e facendo prosperare l agricoltura. Il secondo esempio riguarda, potremo dire, il rapporto tra intellettuali e politica, è un esempio che oggi verrebbe chiamato di sociologia della conoscenza. Da dove deriva, si chiede Tocqueville, la differenza di stile intellettuale (qui forse ci riconoscete un po un pezzetto di Italia) fra gli uomini di cultura francesi e quelli americani, differenza di stile che per altro ha alcune importanti ricadute e conseguenze politiche, cioè influenza la cultura politica di ciascun Paese. Gli intellettuali francesi, quando discettano di politica, amano, potremmo dire, i massimi sistemi, producono utopie, si pasciano di idee astratte, dice Tocqueville; quelli americani ma anche inglesi, per contro, adottano uno stile assai più pragmatico (il termine ovviamente non è di Tocqueville), si occupano di problemi pubblici più circoscritti e definiti. Ciò che soprattutto spiega questa differenza, che è al tempo stesso stilistica ma anche di sostanza, è secondo Tocqueville la distanza o, per contro, la vicinanza ai luoghi della politica, dove si prendono le decisioni pubbliche. Gli uomini di cultura francese per secoli, esclusi dal potere e lontani dai luoghi in cui si decide, adottano lo stile sopraddetto perché fondamentalmente non hanno alternative: mancano di qualunque diretta esperienza o contatto con le decisioni pubbliche. Quelli americani, per contro, hanno assai più familiarità con i luoghi ove si decide, spesso ne fanno direttamente parte o parlano ai cittadini che in vari modi partecipano alle scelte pubbliche; sono quindi interessati alla risoluzione di problemi concreti. Si noti che questo diverso stile intellettuale ha grandi effetti politici perché le idee degli uomini di cultura (basta pensare alla rivoluzione e a come circolavano le idee degli intellettuali in quel momento) si diffondono nell opinione pubblica influenzandone gli atteggiamenti. Che cosa hanno in comune queste due spiegazioni sull agricoltura e sugli intellettuali? Hanno in comune quello che in seguito verrà denominato metodo individualistico, ed è lo stesso che alcuni decenni dopo utilizzerà, con ancor più raffinatezza naturalmente, il grande sociologo tedesco Max Weber: si parte da una macro-condizione, il contesto, e poi si osserva come gli uomini reagiscono al contesto e perché lo fanno in un modo o in un altro, e poi si osservano gli effetti, i macro-effetti che le azioni di tanti, cumulandosi, producono mettendo in rovina l agricoltura oppure generando idee astratte che influenzano il modo in cui le persone guardano la politica. 20/02/

14 Per Tocqueville ovviamente, come si capisce da questi esempi, sono sempre gli uomini ad agire, mossi dai loro costumi e dalle idee che si sono fatti sul mondo. Il fatto che egli nelle sue analisi, come vedremo tra poco, attribuisca un importanza maggiore ai costumi che alle leggi è un riflesso di questa scelta. Ma naturalmente, come Tocqueville sa benissimo, gli uomini possono reagire alle condizioni esterne in modi diversi. Come farà in seguito anche Weber, egli va dunque alla ricerca dell agire tipico: come tipicamente si comportano i nobili o i borghesi o gli intellettuali e così via, come reagiscono gli uomini tipicamente influenzati da certe credenze, dai propri costumi e da una certa visione dei propri interessi di fronte a certe macro-condizioni in cui si trovano a operare. E qual è, si domanda, l effetto macro-sociale o macro-politico che ne deriva? Vengo al Tocqueville pensatore politico. Notoriamente Tocqueville è ricordato giustamente come un pensatore liberale e lo è certamente. Ma, come molti hanno osservato, e quindi non vi sto dicendo nulla di originale, è un liberale atipico non facilmente collocabile nella mappa del liberalismo moderno e contemporaneo. Tocqueville è prima di tutto un liberale che, a differenza della maggioranza dei pensatori liberali, non svaluta affatto il ruolo e l importanza della politica nel favorire o sfavorire l affermazione di condizioni di libertà. Per le correnti dominanti del liberalismo la politica è fondamentalmente un male necessario: ne abbiamo bisogno per garantire condizioni di sicurezza, proteggere i diritti di proprietà, sanzionare coloro che violano i contratti ecc. ma è dalla politica, dalla sua invadenza, dalle sue tendenze espansionistiche che, secondo le correnti maggioritarie del liberalismo, occorre difendere la libertà. Ne deriva e ne è sempre derivata una certa svalutazione dei processi politici, processi da tenere a bada, da contenere mediante lo strumento del diritto e la forza, se c è e quando c è, del mercato. Tocqueville è un liberale diverso, anche lui teme i guasti del dispotismo statale e lo dice a più riprese, ma pensa anche che la politica abbia compiti cruciali da svolgere al servizio della libertà di ciascuno. Tocqueville è in qualche modo il capostipite di una corrente minoritaria, forse anche ultra minoritaria del liberalismo che lungi dallo svalutare o minimizzare il ruolo della politica e delle istituzioni politiche; ne esplora non solo i pericoli ma anche le potenzialità. Ciò incide direttamente sulla sua concezione della libertà: anche qui c è un anomalia, un atipicità di Tocqueville. Se il liberalismo per lo più per libertà intende prevalentemente ciò che Benjamin Constant chiama libertà dei moderni, libertà da, libertà dallo tato, o ci che nel XX secolo il filosofo Isaiah Berlin chiama libertà negativa, che è essenzialmente la libertà come assenza 20/02/

15 di impedimenti, Tocqueville fa senza dubbio una scelta diversa: egli valorizza, come normalmente il liberalismo non fa, la libertà politica, cioè quella che nei termini di Constant è la libertà degli antichi, la libertà degli Ateniesi del IV e del V secolo. Questa enfasi sulla libertà politica rende, secondo i parametri odierni, Tocqueville un liberale anomalo. Ma a proposito di libertà c è anche un altro aspetto da considerare che già Carrubba aveva toccato: in Tocqueville la libertà, e quella politica in particolare, è soprattutto un mezzo anziché un fine. ui c è certamente il suo côté aristocratico che svolge un ruolo. Il suo infatti essenzialmente, dice il mio maestro Matteucci (e io mi attengo a quello che dice), è un liberalismo etico. Per lui la libertà è innanzitutto una qualità morale, un ideale di vita frutto di una scelta che rende la vita degna di essere vissuta. La libertà intesa come scelta morale prescinde, almeno in una certa misura, dalle caratteristiche delle istituzioni politiche che di volta in volta si affermano nella storia, anche se certe istituzioni, come vedremo tra pochissimo, preservando la libertà politica sono più idonee a mantenere nell uomo l amore per la libertà. Per inciso, due pensatori che io mi trovo, per varie ragioni, a conoscere piuttosto bene, il primo il suddetto Nicola Matteucci e l altro il francese Raymond Aron, vennero chiaramente entrambi attratti da Tocqueville sia perché Tocqueville enfatizza il ruolo della politica e quelli sono due pensatori che hanno sempre enfatizzato l importanza del ruolo della politica, ma forse ancora di più per la dimensione etica del suo liberalismo, una dimensione che è presente in Aron attraverso un rapporto con la tradizione kantiana e nel caso di Matteucci attraverso un influenza che gli viene da enedetto Croce. Questa condizione di liberale anomalo non è però la vera causa, come ho detto, del perché in Francia Tocqueville non abbia mai avuto fortuna. Le ragioni sono le altre che ho già indicato. Che cos è la democrazia per Tocqueville? Nelle pagine che sono state lette dovrebbe essere stato chiarito ma lo ripeto. Fondamentalmente Tocqueville non indica, come indichiamo noi, un regime politico, sta indicando essenzialmente l uguaglianza delle condizioni, il processo che porta la democrazia è, secondo lui, cominciato tanti secoli fa in Europa. È un processo con alti e bassi, con arretramenti ma che avanza in modo provvidenzialistico, cioè con una forza che si impone agli uomini. Dirà più volte che la democrazia è un fatto, è qualcosa che non può essere evitato, è una corrente che ci trascina, è il nostro presente e sarà ancora di più il nostro futuro, è l uguaglianza delle condizioni. Fondamentalmente, la democrazia in Tocqueville è il fatto che gli uomini diventano socialmente uguali, vuol dire che crollano le barriere e le distinzioni, vuol dire che ciascuno nella società compiutamente democratica può raggiungere qualunque posizione 20/02/

16 sociale, può svolgere qualunque attività e solo le sue capacità, le barriere formali o sociali sono travolte e superate. Questa è la democrazia per Tocqueville. Da lì parte il grande dilemma di Tocqueville. La democrazia sarà liberale, tutelerà la libertà o sarà autoritaria, dispotica? Questa è la sua domanda ed è quella che regge tutta la sua ricerca e per la verità anche tutta la sua attività politica. La vita di Tocqueville si svolge nella prima metà del XIX secolo. Nel 1831, a 26 anni, fa il viaggio decisivo in America, nel 1839 diventa per la prima volta deputato e poi sarà anche per un breve periodo ministro degli esteri prima del 18 brumaio, il colpo di stato che porta alla fine della repubblica. Ma anche nella sua attività politica sarà spesso isolato, proprio perché quelle diffidenze che gli vengono dai mondi di cui partecipa, e dall uno dei quali non è più accettato e dall altro mai completamente accolto, lo limitano anche nell attività politica. Soprattutto, Tocqueville ha posizioni inaccettabili in una Francia che accetta l accentramento statale come un fatto che per lui è un modo per preparare una nuova schiavitù, per portare alla distruzione della libertà. Il fatto che gli uomini siano socialmente uguali nella democrazia, non può significare che diventino anche economicamente uguali questa è una condizione impossibile né intellettualmente uguali. Significa che non ci sono più differenze ereditarie e che l accesso a qualunque posizione è formalmente libero per tutti e significa anche che si afferma dominante, imperioso, un amore fortissimo per l uguaglianza: le pagine che sono state lette danno bene il senso di questo processo storico. La democrazia è il nostro presente e il nostro futuro, ma sono le scelte degli uomini che decideranno se la democrazia sarà liberale, se preserverà la libertà, o se sarà dispotica, se darà vita a una nuova forma di schiavitù che per Tocqueville pu essere terribile come nessun altra nel passato, perché questa volta, per la prima volta nella storia, sarà un dispotismo con connessa schiavitù esercitato in nome del popolo e per conto del popolo. uesto è il tema dell opera complessiva di Tocqueville e anche la bussola che orienta la sua attività politica di parziale successo. A far pendere il piatto della bilancia da una parte o dall altra verso il dispotismo o verso la democrazia liberale sarà quello che essenzialmente accadrà nella sfera politica ed ecco perché la politica svolge un ruolo così centrale. Si tratti di America, di Francia o di Inghilterra, Tocqueville analizza le istituzioni politiche con spirito antiformalistico perché egli pensa che le leggi siano vitali solo se coerenti con i costumi e vivificate dai costumi. Nell introduzione alla prima parte de La democrazia in America, dice che la democrazia americana è stata influenzata nell ordine (dalla cosa meno importante alla cosa più importante) 20/02/

17 dalla condizione geografica, importante perché la posizione isolata dell unione americana le ha risparmiato minacce territoriali e le ha consentito di sviluppare in relativo isolamento i suoi statuti della libertà e poi le leggi e i costumi, e questi ultimi per lui sono i più importanti perché sorreggono e vivificano la struttura pluralistica che alimenta e preserva la democrazia americana. Fondamentalmente tra le condizioni che Tocqueville trova in America e che a suo giudizio assicurano il pluralismo, anche se non difendono mai gli americani totalmente da quel conformismo che preme sulle persone e che ne riduce la libertà d azione e la libertà di pensiero, ma che tuttavia assicurano il pluralismo, la prima è data da quella simbiosi tra religione e libertà a cui si è già accennato. In America lo spirito religioso e lo spirito di libertà si sposano in una situazione anomala perché l America ha realizzato una situazione di libere chiese (al plurale) in libero Stato, quindi la separazione tra Stato e chiesa che però porta a un ricongiungimento del rapporto tra religione e azione sociale e politica, il che spiega quel grande paradosso per cui i riferimenti religiosi sono continui nella società americana benché ci sia una separazione formale molto rigida tra lo Stato e le chiese. Quindi questa è la prima condizione che crea un anticorpo importante, una barriera contro i rischi che pu far correre l uguaglianza delle condizioni, i rischi per la libertà. La seconda condizione è data dall autogoverno. Gli Americani che lui osserva sono, ripeto, degli Americani osservati nel 1831 e di cui parla nei due volumi de La democrazia in America del 1835 e del 1840, quindi non stiamo parlando di America contemporanea, anche se ovviamente ci sono tradizioni che durano pure nelle trasformazioni. Dicevo l autogoverno. Gli Americani si occupano con intensità degli affari locali ed è misurandosi con gli affari pubblici della loro comunità che molti di loro apprendono l arte dell azione politica. Ed è un frutto dell autogoverno, delle tradizioni di autogoverno, il fatto che nella società americana dei suoi tempi fosse diffusa una cosa totalmente inesistente in Francia, e cioè la pratica dell associazionismo. Gli americani, dice Tocqueville, si associano continuamente fra loro per risolvere questo o quel problema collettivo. Ed è questo continuo associarsi a rendere cosi dinamica e ricca la vita civile e politica americana. La terza condizione è data dal federalismo. Il federalismo favorisce la libertà perché attribuisce al governo centrale solo pochi compiti essenziali e lascia tutto il resto agli Stati e alle comunità locali. È sostanzialmente l altra faccia dell autogoverno. ui sta parlando dell America e sta dicendo implicitamente: «Nella mia patria succede esattamente il contrario: non c è autogoverno 20/02/

18 e lo Stato centrale svolge tutti i compiti». Si noti anche che, andando in America, Tocqueville scopre una società che corrisponde grosso modo a quella che aveva immaginato e ipotizzato Montesquieu. Ne Lo spirito delle leggi e poi nell opera sulla grandezza e sulla decadenza di Roma dice che sulle repubbliche storicamente pesa una maledizione: la libertà repubblicana e gli istituiti della libertà possono prosperare solo se la repubblica vige in uno stato di dimensioni ridotte, in un piccolo stato. È lì che può vivere la repubblica. Gli stati grandi, pensa Montesquieu, sono abitualmente retti in modo dispotico. La maledizione della repubblica sta in ciò: se resta un piccolo stato prima o poi verrà distrutta e conquistata da potenti e più grandi nemici; se per evitare questo destino si espande, diventa sempre più grande, alla fine dovrà rinunciare alle libertà repubblicane e abbracciare il dispotismo (ovviamente Montesquieu sta pensando al passaggio di Roma dalla repubblica all impero). In un solo caso le repubbliche possono sfuggire a questo destino: se si federano, se danno vita a una grande repubblica federata, cioè a una federazione di piccole repubbliche. In quel caso potranno combinare la libertà, che può prosperare solo in un piccolo stato, con la grandezza e la potenza che può proteggerla dai nemici esterni. L nione americana, pensa Tocqueville, è precisamente questo: la grande repubblica, ossia una federazione di repubbliche, che può combinare grandezza e forza con la tutela degli istituti di libertà. Tocqueville parla dell America, ma pensa all Europa, e soprattutto alla Francia. Pensa che la democrazia sia il destino dell Europa quel processo provvidenzialistico necessario e inarrestabile, ma che qui in Europa le condizioni che rendono più sicura la libertà in America o manchino o siano troppo deboli: l accentramento amministrativo francese, l assenza di tradizioni di autogoverno, l assenza di una tradizione di magistrature indipendenti, la conseguente abitudine di guardare allo Stato centrale aspettando solo da esso, anziché dall iniziativa dei cittadini, la soluzione ai problemi della società, anche di quelli locali, il divorzio e il contrasto fra la religione e lo spirito di libertà e non ultime le continue rivalità politico-militari fra gli Stati europei, per cui non sono propizi allo sviluppo della democrazia liberale. Arrivo ad alcune critiche a Tocqueville: i classici, infatti, non vanno imbalsamati, non bisogna avere timore reverenziale, ma vanno utilizzati strumentalmente. Io leggo un classico per capire se ha delle risposte interessanti da darmi, e normalmente se è un grande classico le ha. Però non devo trattarlo come certi miei coetanei e amici trattavano un tempo Marx, non c è bisogno, i classici vanno anche strapazzati: «Dimmi, che cos hai da dire a me, in questo momento storico 20/02/

19 che risposte posso trovare, puoi darmi?». Se vanno trattati così bisogna parlare anche dei limiti dei classici, sennò si fa soltanto il panegirico. Qui i limiti sono fondamentalmente due: il primo limite che ha inciso pesantemente anche sulla sua attività politica è quello di essere totalmente disinteressato alla dimensione economica della politica. È vero, nella seconda parte de La democrazia in America si occupa dell industrialismo, ma perché si pone la domanda se esso creerà o no una nuova aristocrazia che, egli dice, se ci sarà, sarà terribile, molto più cattiva delle aristocrazie precedenti; però poi risponde che è improbabile perché nel mondo industriale le fortune passano facilmente di mano. Il fatto che la dimensione economica non sia presente spiega perché a un certo punto Tocqueville quando parla della tirannia delle maggioranze, soprattutto dei rischi di schiavitù che la democrazia ci fa correre dice: «L uguaglianza delle condizioni crea soprattutto un amore per il benessere». La società democratica è una società che rincorre il benessere, ed è pronta a sacrificare tutto al benessere, anche la libertà. Quindi, il nuovo dispotismo pu nascere dal fatto che l uomo democratico è disposto a scambiare la libertà col benessere. Il che è vero, è una possibilità, ma Tocqueville ignora la dimensione economica dei problemi e quindi dimentica che ci sono anche altre possibilità, per esempio che se perdi il benessere prima o poi perdi anche la libertà; o che le libertà possono essere necessarie per creare benessere. Ci sono varie possibilità che una maggiore attenzione alla dimensione economica, per esempio della vita americana, oltre che francese, avrebbe potuto dare, ad un uomo di cultura e a un osservatore del mondo così acuto come lui era, degli stimoli importanti. Il secondo limite non è un limite di Tocqueville, ma del pensiero liberale. Tocqueville è atipico anche perché enfatizza il ruolo della libertà politica, mentre altri liberali hanno enfatizzato soprattutto il ruolo della libertà da, la libertà negativa, svalutando la libertà politica. Il problema è che non si è mai riusciti a chiudere il cerchio, cioè a trovare una sintesi coerente che tenesse conto delle giuste idee di Tocqueville sulla necessità di non svalutare la politica, senza però perdere anche di vista che la libertà ha diverse dimensioni, una delle quali, molto importante, è la libertà da, la libertà dallo tato. Io spero che nelle prossime conferenze, nei prossimi incontri che avrete, molti di questi aspetti verranno chiariti. Io ho trattato solo alcuni temi, Tocqueville è un pensatore che collega al suo problema principale una infinità di osservazioni intelligenti su vari aspetti. È un autore che non si riesce a rendere solo parlandone o riassumendolo, perché se ne perde la ricchezza, la sua capacità di penetrazione di situazioni complesse, la sua capacità di leggere la società. 20/02/

20 Per esempio ho tralasciato un tema che a me interessa molto (è uno dei miei temi di ricerca): il fatto che Tocqueville dica cose molto originali e anche assolutamente profetiche sul rapporto tra la democrazia e la guerra. Lui non può saperne niente in quel momento, ma molte delle cose che dice nelle pagine de La democrazia in America e anche nei Ricordi su questo rapporto sono risultate vere alla luce dell esperienza storica successiva, e in particolare del XX secolo. Mi fermo qui così se qualcuno vuole può fare qualche domanda. S. CARRUBBA: Grazie al professor Angelo Panebianco per questa lectio davvero magistralis. Mi pare che soprattutto la conclusione ci ha fatto capire che l operazione che abbiamo questa sera non è di certo un operazione di tipo archeologico, ma invece ci fa entrare nel vivo della discussione attuale, anche politica, nel vivo del modo in cui cerchiamo di dare una risposta alla crisi nella quale, non soltanto in Italia, si dibatte la democrazia. Sono tutte questioni che ci riguardano da vicino e devo dire anche che gli appunti che giustamente Angelo Panebianco ha voluto rivolgere a Tocqueville per desacralizzarlo, farlo scendere dal piedistallo e metterlo in una dimensione più quotidiana, sono degli appunti che non mi sembrano decisivi nell intaccare quella che è invece la grandezza di Tocqueville e soprattutto l originalità che fa di lui un pensatore così particolare, così importante nello sviluppo della democrazia liberale moderna. Adesso a voi se ci sono domande. C. FORNASIERI: Sono tre brevissime e fugaci osservazioni. Mi ha molto colpito nella lettura, ma anche nella sua esposizione, bellissima, quando Tocqueville dice che le società, le repubbliche democratiche, attraverso un dispotismo verso l anima, una costrizione spirituale, possono renderti straniero. Ho letto quest anno anche il libro di Havel, Il potere dei senza potere, in cui parla delle società post-totalitarie quindi veniamo tutti in Europa da società del genere e lui è stato protagonista di una delle poche rivoluzioni dove non si è rotto un bicchiere, curioso, perché è partito tutto dalla persona. Interessante che Tocqueville parli di questa possibilità di influenza culturale e spirituale. Allora la domanda è questa. Ha citato la religiosità e un liberalismo atipico; mi ricordo che il papa a Westminster, in Inghilterra, la patria delle libertà, ha detto: «Non lasciate fuori, nella costruzioni delle leggi, nel dialogo sociale, per dare un ordinamento sempre contemporaneo alla società, il fattore religioso». Cosa ne pensa di questo? 20/02/

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