samantha terrasi ti aspetto

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3 samantha terrasi ti aspetto

4 Titolo ti aspetto Autore Samantha Terrasi Grafica di copertina Paolo Guido TUTTI I DIRITTI RISERVATI Lupo Editore 2014 ISBN: Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso dell Editore Lupo Editore Prov.le Copertino-Monteroni (km III cp.93) Copertino (Lecce) Tel lupoeditore.it

5 Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere! antoine de saint-exupéry, Il piccolo principe

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7 Astronave L uscita da una discoteca. Una fra le tante. Una serata di fuga. Una serata tra amiche. Una serata normale, fatta di acqua tonica, un po di musica, ma soprattutto di aria fresca da respirare. Una borsetta piccola e uno zaino grande. La ricerca delle chiavi della macchina. Uno sguardo veloce al mondo intorno sempre molto silenzioso alle due di notte. Quattro scalini prima di svoltare l angolo. Un ragazzo sdraiato, fermo come le lancette di un orologio in attesa del tempo. Le mani sugli occhi a reggersi la testa. Una scarpa sì e l altra finita in fondo alle scale. Un bicchiere di plastica trasparente vuoto. Una camicia bianca e un respiro troppo lento. La paura di trovarsi una persona in difficoltà, una persona sofferente. L ansia, l attesa. Una strada percorsa alla svelta. Uno scalino e la voce strozzata dal timore. «Ehi Mi senti??? Mi senti? Tutto bene?». Nessuna risposta «Chiamo un ambulanza?... Ohi, mi senti???... Bevuto parecchio...??? Vuoi che chiamo qualcuno? Mi sentiiiii... Ehi tu ragazzo... Per favore mi stai facendo preoccupare. Va bene io chiamo l ambulanza così ci pensano loro a te». Minuti che passano lenti. Silenzio vuoto, le mani si spostano senza fare rumore. Occhi senza risposta persi in echi di pensieri fuori da ogni spazio. «Ehi... Ci sei??? Sei tra noi?? Guarda che sto chia- 7

8 mando... Ora arrivano e vedrai che starai subito meglio...». Una mano lenta accenna qualcosa. «Allora ci sei... Meno male... Sta squillando, tranquillo, vedrai in pochi minuti arrivano». Il cenno della mano dice no. La mano continua a dire no. «Ok... L ambulanza non la chiamo, ma posso fare qualcosa per te?». La lingua cerca le parole, gli occhi si chiudono di nuovo, le mani si spostano senza traiettoria. «Ma lasciami in pace, ma chi sei? Ma chi ti conosce??... Ma vattene un po e lasciami perdere». «Ma... di che ti sei fatto, eh????». «Piano, ragazza, piano con le parole. Tu esci tutta pettinata, tutta sobria, capace di parlare, ancora tutta intera... Che ci fanno le tipe come te in una discoteca, aspettano l anima gemella????». «Io mi diverto lo stesso, senza bere troppo e senza darmi al primo venuto. Che dici è confacente, sua maestà?????». «Come no, ma chi minchia sei, Santa Maria Goretti? Sei scesa fino a noi, comuni mortali, sugli scalini della discoteca per rimproverarci di una sbronza». «Ma certo sua maestà. Senti ho la macchina qui dietro, se vuoi ti do un passaggio fino a casa, sennò mi rimani sulle scale ad aspettare l astronave...». «Ho detto lasciami in pace. Ma di, sei sordaaaaaaaa? SANTA MARIA GORETTI Ahahahahaha... Ma non ti chiamerai mica Maria, vero????? Ahahahahah...». «No mi chiamo Giovanna, ma tutti mi chiamano Nina. Contento???». «Oh, ma che ti urli?? Qui la testa scoppia e non sono sordo Santa Giovanna... Esisterà sul calendario, no???? Santa Giovanna in Goretti. Ahahahahahahah». E scoppiano a ridere come due bambini davanti a 8

9 una marachella, una risata lunga tra estranei che in una notte di stelle alte nel cielo non hanno niente da perdere. La risata della ragazza è una risata contratta: lei non si lascia mai andare troppo. La risata di lui mostra una ferita profonda sul cuore difficile da rimarginare, ferita che vive sulla cresta dell onda da troppo tempo. Ma intanto Nina viene catturata da quella risata come se non avesse mai riso fino a quel momento. Nina che rimane sempre nell ombra ora si scopre vulnerabile, felice, spensierata e si chiede, ma le stelle hanno questo effetto? La risata cattura come una corda che unisce, occhi sospesi che si abbracciano. Nina è seduta vicinissima al ragazzo dalla camicia bianca. Ora sta passando una macchina rossa con il parafango a terra e la risata riprende. Ora si ritrovano quasi abbracciati, a ridere. Si siedono più vicini sulle scale della discoteca di periferia, cercano l astronave fuggita e per un attimo quasi impercettibile si ritrovano a puntare lo stesso cielo e a respirare la stessa aria, a sentire lo stesso battito che vuole uscire ma rimane soffocato. Si ritrovano con lo stesso sguardo... Che cosa si cerca quando non si ha più voglia di scoprire niente? Confidenza, complicità, compassione per una vita da cui cercavano invano di fuggire? Un alternativa? Una possibilità o solamente una meta da raggiungere? «Ma non ci sono le stelle cadenti?». «No, Nina, niente stelle cadenti Per quelle devi aspettare agosto... Ora siamo a giugno, è presto ancora Ah, a proposito, io mi chiamo Michele, ma tutti mi chiamano Mickey...». «Mickey Mouse! Ahahahahah... Non ci posso credere, tu mi prendi in giro con Santa Maria Goretti e tu ti chiami come un cartone?». Nina continua a ridere ma non si accorge che Mi- 9

10 chele si alza dalle scale, barcolla e non ride. La guarda fissa negli occhi e lei vorrebbe sprofondare come inghiottita dagli scalini e non riemergere. Vorrebbe non aver detto, non avere pensato, perché a lei certe battute non riescono. Lei è fatta di numeri e di formule, non di battute. Lei questo effetto non lo aveva calcolato. Si era lasciata andare e aveva sbagliato come se le sue leggi avessero cambiato rotta... Ora se ne va Ora se ne va... Chiude gli occhi e a sorpresa trova due mani che le fanno il solletico. «No... Il solletico no...», e la risata riprende e lasciarsi andare non è poi così male. Nella sua testa Nina dà un calcio al libro di Fisica e alle sue formule perché l effetto è stupendo e poi vale la pena di prenderselo il solletico, fa ritornare bambina. Eppure Nina non è ancora grande, gioca a esserlo, a camuffarsi da adulta ma ancora si sente una bambina che ha bisogno di attenzioni. «No, il solletico no... Aiutoooooo Lasciami!». «Ti devo punire Santa Nina perché Mickey Mouse è dispettoso, lo sai??». «Non lo so... Aiutooooo, non mi fai respirare Michele, ti prego Michele». Dritta, ferma, una sola freccia e... BANG, segno rosso, punteggio pieno. Michele ora la guarda, sono vicini, due correnti nello stesso mare. «Sai che nessuno mi chiama più Michele? Nemmeno mia madre». «È un nome bellissimo e allora per me sarai Michele». «Allora io ti chiamo Giovanna, ok?». «Veramente a me Giovanna non piace, è il nome di qualche parente...». «Ma come? Giovanna come Giovanna D arco, famosa paladina francese... Coraggio, astuzia e audacia tutto in una sola donna...». «Io non sono così... Io sono piccola, la piccola Nina. 10

11 Non sono Giovanna, non assomiglio neanche per un po alla paladina, io non mi sarei mai spinta oltre». «Ummhhhh Allora sarai Nina e io sarò Michele Ci stai???». «OK Ci sto Michele, qua la mano...». Ma le mani le avevano già attaccate da mezzora. Guardano tutti e due quello strano intreccio di innocenza e stupore di mani tenute insieme da un filo invisibile. Sensazioni magiche quasi da film. Un film è un istante di una storia presa nel tempo. Il tempo dell inizio. E le loro mani si stringono più forte e sentono qualcosa di strano. È come se ci fossimo sempre conosciuti, detto a fil di voce in una notte che volge al termine. Frase solo per lei... Solo per la piccola Nina. Ed è l ultima frase del suo diario quella sera È come se ci fossimo sempre conosciuti, scritta in rosso e sottolineata perché gli eventi eccezionali vanno messi in rilievo. Sono quelli per cui il cuore batte a mille quando li incroci su quelle pagine che fanno rumore quando le sfogli. Hanno un segno, le scorri con la mano, hanno un ricordo, un profumo e nel tempo hanno quel sapore malinconico di lacrime salate. Sono le sei del mattino e Nina non riesce ancora a dormire. Ha ancora gli occhi spalancati su quelle stelle, sulla risata che non assomiglia per niente al soffitto della sua camera. Nina si sente presa da quei due occhi che parlavano una lingua diversa da quelli incontrati fino ad allora. Nina ci sei? Terra chiama Nina... È un domenica mattina qualunque. Ora la verranno a chiamare per andare a messa, ma sa già che oggi in chiesa la aspetteranno. Perché Nina dormirà o sognerà. Secondo tutti Nina non può sognare. Lei progetta, finalizza, concretizza. Lo ha sempre fatto. Lei non sogna, potrebbe farsi male, quindi niente sogni. 11

12 X, Y o Z? «Nina, perché non sei scesa per andare a messa? Lo sai che andiamo tutte le domeniche a messa? Non dirmi che eri stanca. Nina, mi stai ascoltando? Nina, non mi piace questo tuo modo di fare, non hai mangiato nulla a pranzo e sembri avere la testa da qualche parte». «Sì, papà», annuisce Nina senza espressione. «Ma stai studiando?». «Lo sai che ho finito gli esami del primo anno in anticipo e ora credo di riposarmi un po in vista del secondo anno». «Nina, con quale media hai finito l anno?». «Papà, lo sai, ho la media del 29». «Questo significa che non è 30». «Papà, a un esame ho preso 28. Il professore non dava di più». «Nina, per questo ti dico che tu non studi abbastanza. Come ti devo spiegare che di mezze calzette all Università ne escono sempre? Qui serve gente qualificata». «Papà, non alzare la voce, ho capito, ho capito, ho capito tutto. Io studio sempre, tutto il giorno, tutti i giorni, anche la domenica». «Allora vuol dire che incrementerai le ore di studio». «Sì papà, va bene, va bene». «Anzi. Quest estate poco mare e poche uscite con le amiche, perché comincerai a preparare gli esami del secondo anno. Ho da qualche parte delle dispense degli esami che devi fare il secondo anno. Adesso le cerco. Comincia a studiare ora, così il prossimo anno ti porti 12

13 avanti, non pensare che il primo anno è quello duro, il secondo è anche peggio». «Sì, papà. Studierò di più. Mi porterò avanti. Come vuoi». «Ma io lo faccio per il tuo bene. Ricordalo sempre, ti voglio laureata con il massimo dei voti così andrai a lavorare in America a fianco dei migliori scienziati. Tu devi realizzarti. Andare in America. L America è un ottimo trampolino di lancio». «Sì papà, sarai fiero di me, nel nostro progetto». Ci sono delle cose che ti scivolano addosso, e questa è una di quelle conversazioni unilaterali dove il senso non c è e Nina non lo vuole cercare. Nina osserva la tenda del salotto che ondeggia, si gonfia e ritorna com era. Scivola tutto. Si alza da tavola e comincia a ripetere quello che deve fare. Studiare, studiare, studiare... Rivedere Michele... Ma bisogna studiare. Entra in camera e apre il libro ormai sottolineato e cerca gli argomenti del prossimo esame. E cerca, segna, sottolinea e apre il cassetto per prendere l evidenziatore ed è lì, il diario. Diario dagli elastici colorati, complice di tanti segreti, ora con un nome troneggiante: Michele. È solo un nome, ma le dà quel senso di perduto, di strano, di misterioso. Ora Nina apre il libro di Fisica Quantistica, è intenta a studiare ma proprio non ce la fa. Riprende in mano il diario e lo sfoglia, lì c è quel mondo segreto di bambina che non può venire fuori e non in quella casa. Nessuno sa chi è Nina dentro. Lei porta dentro un segreto grande, una paura grande, troppo grande che non le permette di sognare. Una paura dai codini rossi fermi su una scala. Nina ha paura, per la prima volta sente qualcosa di diverso, come un onda. 13

14 Un onda che sale lenta dentro di sé. Sale, sale e lei vorrebbe bloccarla e invece sente l impeto della corrente mentre sfoglia quella copertina: la copertina dei segreti. Nina ora chiude il cassetto tornando alle formule. Evidenziatore alla mano, libro sotto gli occhi e una mano pronta, un cervello sempre attivo. Ma è questo che vuoi Nina? Nina è fredda, razionale, deve esserlo; lei investe nel futuro studiando, lei ama le sue formule, ha creato un mondo perfetto dove rifugiarsi, dove 2+2 fa sempre 4 e mai 5. Un mondo perfetto dove la soluzione se moltiplichi o dividi per due non cambia la questione ma risolve il problema. E Michele allora cosa è, la X o la Y? O forse è un espressione a tre incognite X,Y e Z senza dati noti? È l imprevisto, il caso. È qualcosa che non sa accettare. Forse è VITA, Nina, solo la vita che ti sei negata di accettare. Pausa. Pausa d animo e una porta che si apre senza bussare come chi entra e non sa che dall altra parte c è una persona. «Nina le ho trovate, queste sono le dispense, sono solo 300 pagine, è l esame importante che ti dicevo stamattina e su questo si basa la preparazione di tutto il secondo anno». «Sì papà». Poche sillabe per Nina, non pensava di dover studiare in estate, ma se è per far felice suo padre che tiene tanto a questo progetto studierà. Di arrivare pallida all inizio dell anno non le importa. Tanto studio e poco mare. Magari pronuncerà quel Sono fiera di te che Nina aspetta da tanto tempo. Troppo forse. Ma non sempre le parole hanno un suono. A volte sono nei gesti. Le parole sono nelle dispense, ma Nina non sa leggere alfabeti diversi da quelli parlati. 14

15 «Nina, un altra cosa». «Dimmi». Il padre tutto d un pezzo, con dei grandi occhiali, occhi freddi senz anima, si volge verso quella pila di fotocopie-dispense senza guardare la figlia, guarda solo quello che vuole vedere, la sua immagine riflessa che ha dedicato una vita alla Fisica e si è dimenticato di amare fino in fondo quella bambina dai codini rossi. «Dimmi papà» con l evidenziatore in mano. «Ho riflettuto. Non posso farti studiare sette giorni su sette...». A Nina si accende un barlume di speranza ma non toglie lo sguardo dai libri si potrebbe scoprire. «Nina, allora, mi sono messo d accordo con il parroco, servirai il pranzo della domenica per cui andremo alla messa delle 10 e tu sarai in refettorio dalle 11 e 30 fino alle 12 e 30, rientro previsto a casa per mangiare alle 13 già seduta a tavola». Il pensiero di Nina corre a Michele. Vorrebbe vederlo, forse servirebbero il pranzo insieme, e si scopre a immaginare e si spaventa anche di questo. Pensava a quello che avrebbero potuto fare insieme. Ma lei non vorrebbe costringere nessuno a fare qualcosa. Lei non è suo Padre. Lei è Nina. Pausa di un istante di vita in più. «Siamo intesi Nina, conto su di te?». Il padre non ha volto né espressione. «Sì papà, va bene. Grazie». «Mi ringrazierai quando sarai in America tra i migliori scienziati a lavorare, lì mi ringrazierai, ora devi pensare a studiare, a lavorare sodo, laurearti con 110 e lode. Al tuo futuro ci penso io, ho investito soldi e prospettive, ho dei grandi progetti per te». «Sì papà». Quel padre esce chiudendo la porta con calma come 15

16 se dare quel progetto a sua figlia non fosse abbastanza grave, Nina pensa che lo dica per il suo bene. Nina non vorrebbe pensare, vorrebbe sentire. E parlare a suo padre una volta nella vita. Ma non lo sa fare e allora studia, sottolinea, e arriva a sera con 50 pagine già terminate, schematizzate e racchiuse in fascicoli colorati. Perché non manca mai il colore nella sua camera, le pareti sono gialle, le penne sono tutte variopinte, solo il suo cuore è grigio, un grigio strano. Chiude le fotocopie. La domenica sera si cena presto, ma il padre la lascia studiare e le fa trovare un bicchiere di latte con delle fette biscottate integrali servite in silenzio. La sua cena e quella porta si apre e si richiude con troppa disinvoltura, senza confini di identità. Il latte viene sorseggiato e si riapre il cassetto dei segreti. Chiude gli occhi, pensa al solletico e si ritrova a ridere e ad arrossire d improvviso. Abbraccia il cuscino e tutto d un tatto come l illuminazione più profonda, si siede sul letto. Tra sé e sé, un carezza una frase... Vorrei rivederti Michele... Corre alla finestra. La apre, c è un magnifico cielo stellato. Nina chiude gli occhi e affida a una stella, una qualsiasi, il suo pensiero Voglio rivedere Michele... Corre a scriverlo sul diario e stavolta invece di sottolinearlo ci disegna tante stelle come a ricordare la promessa fra lei e la sua stella. Chiude il suo mondo e va a dormire. Un giorno uguale a quello di prima la aspetta. Si ritrova sotto le coperte con quello strano pigiama con gli orsetti che fa troppo le forme di una donna. Si ritrova con una frase in testa mentre chiude gli occhi. Abbraccia il suo mondo e dolcemente a labbra sussurrate, solo per lei Buonanotte Michele, dovunque tu sia. 16

17 Amici? «Tu non riesci a capire Enzo, lei era stupenda, era diversa, era come vedere un angelo. Una pietra preziosa che quando la levighi si illumina... Enzo tu non capisci... lei era». Michele trasognato, parla al suo amico guardando le stelle. «Alt alt, Mickey... Basta basta... Pietà, è un requiem questo... Sapessi qua, sapessi là ma almeno ci hai fatto roba?». Enzo aveva una disinvoltura da Casanova. «Enzo, tu e le tue robe... Ma che dici? Mica sono tutte uguali...». «Ma ce l hanno tutte...». «Ahahahahahah Enzo, sei il solito. Ma come ti devo dire che le donne vanno accarezzate, abbracciate, baciate e non solo... sbattute su un sedile di una macchina...». «Mickey sei il solito romantico, le donne sono tutte uguali le abbracci, va bene, e poi? Forse te la danno e se non lo fanno o sono fidanzate e sono... tutte Santa Maria Goretti... Ma stasera Mickey non si esce a bere una birra o dobbiamo rimanere qui ad aspettare chissà chi? Ah una pietra grezza... Ahahahahahahah». «Enzo, ma posso sapere perché tu sei così materiale?». E Michele ride. «Perché co le donne ce so fa Che te devo da dì?!... Tu voi fa il romantico e ti piji gli abbracci, io...». «Basta Enzo, grazie, non ho bisogno dei dettagli... Aspettiamo ancora un po e vediamo se viene». «Ma dico io Mickey, ma un telefono, un cellulare, un indirizzo... Siamo nel 2013 mica nel Medioevo... Magari 17

18 aspettate un piccione viaggiatore... Ahahahahahah». «Enzo!». «Ahia! Mickey ma mi hai colpito, perché???». «Perché sei il solito idiota». «Io... Aaahhhh sì, ora ti faccio vedere io...». Enzo si butta su Michele. «Enzo... ma che fai????». «Ti meno un po così te passa sta sbornia da pietra grezza... Dai vieni qua che ho voglia di picchiarti per bene!!!». «Arrivo...». «Ehi voi due, ma che siete scemi...». «Nina??», si volta Michele d improvviso. «Chiiiiii??? Adesso chi è sta Nina??? Stavi sotto un treno per Angela e chi è Nina???», Audrey si sposta i capelli dal viso. «Ah... Audrey...», dice Michele guardandola. «Ah Audrey lo dici a tua sorella... Caro, ti ricordo che io sono quella che ti ha ascoltato, supportato, asciugato lacrime per sei mesi e ora spunta fuori questa Nina, ma non c ero prima io in lista?? Sai le amiche consolatrici fanno sempre il loro effetto?». «Audrey, dai, fammi il favore... Tu e io insieme???? Cane e gatto... Non si può neanche pensare...». «Guarda che gli opposti si attraggono, Mickey...». «Beh, se ti fai attrarre ci sono io, pupa...», Enzo si aggiusta la giacca. «Enzo, tu attiri il rottame come una calamita». «Ahahahahahahahahahahah». I due amici, doloranti per quattro cazzotti dati, si ritrovano a ridere abbracciati. «Dai, questa non viene più, forse è con il suo storico fidanzato a pomiciare??? Non ci hai pensato che potrebbe avere quelle storie secolari dove si programma il matrimonio fin da piccoli, dove il primo bacio è a sedici anni, la prima paccata a diciotto e si fa solo dopo il matrimonio???». 18

19 Enzo è ancora dolorante. «Oh santa pace, Enzo, che cosa orribile... Blehhhh, mi viene da vomitare». Audrey fa una smorfia. «Ma non sono mica tutte come te, Audrey cara, che la danno gratis????». Ride Enzo. «Enzo, penso che se ti prendo ti gonfio. Quindi o mi paghi da bere o non dici più queste cose assurde, sono stata abbastanza chiara????». «Va bene Audrey, mi hai convinto... Insomma... Però pensandoci bene... Io e te... Ahahahahahahahah». «Scordatelo Enzo, sei un carissimo amico e basta». «Va bene, Audrey... Allora mi impegnerò di più con te». Enzo fa l occhiolino ad Audrey che si gira verso Michele. «Mickey, parola di donna ora pensa a te stesso, alla tua carriera, non pensare alle donne, lascia stare portano guai... Vedi com è finita con Angela... Ti ricordo tutta la storia?». «No, grazie Audrey. Mi basta averla vissuta, raccontata farebbe solo più male. Stasera non ho voglia di favole tristi, basta la mia vita di tutti i giorni». «Ecco arriva il pessimismo cosmico alla Manzoni... Ahiahiahiahi». «Enzo era Leopardi... Ma a scuola ci sei andato solo a scaldare i banchi, tu?». «Ahahahahaha Me so sbagliato... su su... Dai, propongo una birra, tutti al solito bar... Eh dai, su Mickey, non fare quella faccia. Tutti al Fatebenefratelli???». «Ma quello è un ospedale, scemo...». «Andiamo da Mario, come la canzone del Liga...????», ribatté Enzo con la sua solita faccia da finto ingenuo. «Oggi è chiuso per lutto Enzo...». «È morto Mario??». «Enzo, ma tu ci fai o ci sei??». Qui Audrey non trattiene le risate. 19

20 «Beh, devo dire la verità, Audrey con te ci faccio. Allora organizziamo anche un dopo-birra?». «Enzo, penso che a te non la darò mai, siamo intesi?». «Ok ok, fai la preziosa, tanto prima o poi la ruota gira... E...». «E tu finisci sotto le ruote di una macchina... Ahahahahahahahah». «Spiritosa Audrey... sì sì», Enzo sorride con il dito puntato su Audrey. «Ehi, terra chiama Mickey, al rapporto che facciamo?». «Andiamo in pizzeria. Ho fame, vi pago la cena e la birra... Ci state?». «Ok Mickey, vedi, ogni tanto sei generoso...», dice Enzo. «Io sono sempre generoso, sei tu che non lavori...», e una pacca vola sulla schiena di Enzo. «Ecco, solo perché tu stai diventando docente universitario e io faccio il meccanico...». «Sì, delle donne...», e Michele prende le chiavi della macchina. «Dico solo che avessi studiato di più forse a quest ora...». «A quest ora mi scassavo a stare come te... Ecco, tutto lì». «Andiamo ragazzi, tanto non viene più e non penso che verrà mai qui a cercarmi... Sono il solito illuso... Forse dovrei solo...». «Solo pensare ai sedili posteriori delle automobili...», fa Enzo «Ma lo sai che sei proprio scemo tu? Eh, te lo hanno detto?», Audrey spalleggia Michele. «Sì, beh, mia madre me lo ripete da sempre...». «Tua madre è una santa... Una santa... che ancora ti lava e ti stira». 20

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