Comuni d Europa 8. Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d Europa

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1 Comuni d Europa 8 Europa: novità e contraddizioni. Gli interventi del primo ministro lituano Brazauskas, del vicepresidente del Parlamento europeo Mauro, del commissario alla cultura Figel Regioni: ottava legislatura ormai partita La sfida aperta dai nuovi Statuti Cultura: cuore d Europa o luogo di eccezione? L Europa aspetta la Turchia. La costruzione di un processo politico difficile. In tempi difficili. Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d Europa Piazza di Trevi Roma tel fax Sped. in abbonamento postale 45% Articolo 2 comma 20/b - legge 662/96 Filiale di Roma copertina.indd 1 08/06/

2 Anno LIII - n. 8 nuova serie - giugno 2005 Rivista dell'aiccre, Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'europa EDITORIALE Cultura, cuore d Europa di Roberto Di Giovan Paolo pag. 3 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE I nuovi statuti regionali tra due Costituzioni di Gabriele Panizzi pag. 5 La composizione di un trinomio di Maria Teresa Coppo Gavazzi pag. 10 L integrazione europea tra allargamento e riforme: il punto di vista della Lituania di Algirdas Brazauskas pag. 13 (Original version pag. 91) Utopia, identità europea, rapporti intergenerazionali di Gianfranco Martini pag. 18 CULTURA VALORE FONDANTE La cittadinanza europea mette radici di Ján Figel pag. 22 Uniti nelle diversità intervista all on. Mario Mauro pag. 25 La metamorfosi della metropoli industriale di Ibon Areso pag. 29 La città e la cultura intervista a Renato Nicolini pag. 36 La Rencontre de Rome pag. 38 Cultura: ancora quanta strada intervista a Roger Tropeano pag. 39 Una scelta d intervento di Roberto Di Giovan Paolo pag. 42 Il caso italiano: in riforma permanente di David Alcaud pag. 46 Il valore del capitale umano di Emilio Cabasino pag. 51 Tra Stato e mercato di Paolo Terenzi pag. 55 Roma: un balcone sull Europa di Emmanuel Wallon pag. 57 Territorio, spettacolo e cultura di Gianni Profita pag. 61 cde8_bozza2.indb 1 08/06/

3 LA TURCHIA NELL EUROPA L opportunità dell ingresso della Turchia in Europa di Michele Scandroglio pag. 65 Quei giorni che fondano la memoria e la storia di Iris Borelli pag. 67 STUDI E RICERCHE Cooperazione rafforzata tra stabilità e crescita di Domenico Moro pag. 79 Comuni d Europa Rivista dell Aiccre, Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d Europa Presidente Raffaele Fitto Vicepresidenti: Nello Musumeci (vicario), Mercedes Bresso, Giovanni Orsenigo, Franco Punzi, Nazzareno Salerno Segretario generale: Fabio Pellegrini Segretari generali aggiunti: Roberto Di Giovan Paolo, Michele Scandroglio Tesoriere: Francesco Crocetto Direzione e redazione a cura della struttura stampa Aiccre: Mario Marsala, Pino D Andrea, Lucia Corrias, Anna Pennestri, Giuseppe Viola Piazza Fontana di Trevi, Roma tel fax Registrato al Tribunale di Roma n dell Direttore Politico: Nicola Zingaretti Direttore Responsabile: Umberto Serafini L Aiccre edita Comuni d Europa, EuropaRegioni on line e dossier cartaceo, la newsletter settimanale on line e il suo sito Per ogni iniziativa ed informazione si può corrispondere con il responsabile della Segreteria politica per stampa e multimedialità: Abbonamento annuo individuale Euro 25,00 per Enti Euro 104,00 sostenitore Euro 250,00 benemerito Euro 500,00 I versamenti devono essere effettuati: 1) Sul c/c bancario n. 274/72 intestato ad Aiccre c/o Banca di Roma, Dipendenza 88 - CAB 03379; ABI 3002; CIN Y 2) A mezzo assegno circolare - non trasferibile - intestato ad Aiccre, specificando la causale del versamento Impaginazione: Prom.it - Roma Stampa: Futura Grafica - Roma ISSN Questo numero è andato in stampa il 9 giugno 2005 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 2 08/06/

4 EDITORIALE Cultura, cuore d'europa di Roberto Di Giovan Paolo Segretario generale aggiunto dell Aiccre È anche questo un numero ricco, di Comuni d Europa, grazie al lavoro del personale Aiccre, capitanato da Mario Marsala, che ringrazio qui pubblicamente, assieme a Lucia Corrias, Pino D Andrea, Anna Pennestri. Grazie a loro e grazie ad alcuni amici, Gabriele Panizzi in testa, abbiamo impostato un lavoro che ora affidiamo, continuando a garantire il nostro stare alla stanga, all europarlamentare Nicola Zingaretti, direttore politico delle riviste Comuni d Europa ed Europaregioni fino al nostro Congresso, che sarà celebrato presumibilmente ad inizio Un grazie anche a lui per aver accettato di affiancarci ed aiutarci con la sensibilità politica e culturale che gli conosciamo. Quello delle riviste è un lavoro talvolta oscuro, fatto però con l intenzione di mirare in alto, di sollevare questioni e problemi su cui riflettere con un tempo lungo, che va oltre la polemica del momento ed i titoli dei giornali (che ovviamente leggiamo, ma anche per capire le tendenze del futuro, non solo la polemica quotidiana). E allora andiamo a vedere cosa ci offriamo come spunto di riflessione e anche, se si vuole, di convegni ed iniziative delle n. 8 giugno nostre federazioni regionali. Innanzitutto l attualità dell inizio dell ottava legislatura regionale nella maggior parte delle Regioni italiane; tutti hanno commentato, a caldo ed a freddo, i risultati dal punto di vista politico ma a noi interessa anche il risultato futuro, che bene analizza Gabriele Panizzi, e cioè la capacità che i futuri Consigli e Giunte eletti siano in grado di elevarsi al livello di un dibattito non solo sul confronto con il nostro Stato Nazionale, ma anzi che essi partecipino delle tematiche europee, facendosi promotori di una cultura della coesione non solo economica, ma anche culturale e sociale. Di questi temi, che coinvolgono soggetti istituzionali come il Comitato delle Regioni, che festeggia i suoi primi dieci anni di attività (e la Carta delle autonomie locali ben venti), soggetti della società civile e della cultura, si fanno testimoni con i loro interventi anche Maria Teresa Coppo Gavazzi e Gianfranco Martini, mentre sul futuro dell Europa abbiamo non a caso lasciato uno spazio a sé al Premier della Lituania, che come prima nazione ha ratificato il Trattato di Roma, dando un segnale di fiducia e di ottimismo delle nuove nazio- cde8_bozza2.indb 3 08/06/

5 EDITORIALE ni aderenti alla Ue, per non perdere le radici ma anche per guardare al futuro ed alle sfide che ci sono innanzi. C è poi l inizio di una riflessione, che sarà certo lunga e non scevra di problemi complicati, sulla Turchia da parte del collega Segretario generale aggiunto Michele Scandroglio, una riflessione di una nostra vecchia conoscenza come Iris Borelli e il Segretario della Federazione Piemonte, Domenico Moro, che ragiona di cooperazione rafforzata. Il cuore di questo numero, però, è la cultura, con una premessa doverosa: gli interventi di Tropeano, il mio, e quelli dei professori Alcaud, Cabasino, Terenzi, Wallon e Profita fanno parte di un nutrito stuolo di relazioni al convegno che Aiccre e Les Rencontres hanno tenuto più di un anno fa alla Sala della Protomoteca di Roma, sui temi della cultura e del suo ruolo negli enti locali e regionali in Europa. Ci sembrava bello, per l attualità dei temi, offrirli qui ai nostri lettori, unendo una serie di riflessioni aggiornate con interventi del 2005 che racchiudono quelle osservazioni, direi strutturali, in un quadro legato ad oggi. Ed allora ecco il Commissario Ue Figel e il Vicepresidente del Parlamento Europeo Mauro, che si rifanno alla dichiarazione del Presidente della Commissione Ue Barroso, che si è impegnato a proporre una composizione europea delle politiche culturali che, come sappiamo, per ora non rientrano nelle materie oggetto di politiche comuni. Gli interventi di uomini sul campo, come Ibon Areso e Renato Nicolini, completano il quadro ponendoci la questione in maniera completa. È evidente come nasce la questione della cultura come materia rimasta fuori dal paniere Ue; ma oggi, nel 2005, quando la Ue determina le sue politiche comuni in maniera molto più vistosa del passato, quando anche le scelte di welfare o di politica di immigrazione fanno (nel bene e nel male, non entriamo ora nel merito ) cultura in senso lato, si può davvero pensare che l unica soluzione è lasciare ogni Paese libero nelle scelte di un mondo della cultura e della comunicazione sempre più legato e sempre più globale? Salvare le identità è essenziale per salvare l Europa come la vogliamo ma, per esempio, la percentuale di Iva sui cd musicali o sui libri deve per forza essere solo un argomento fiscale ed economico? Non sarebbe male giungere ad un confronto su questi temi anche in sede di enti locali e regionali europei. Le diversità e le eccezioni culturali arricchiscono, certamente, ma se c è un confronto, e non la semplice convivenza. 4 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 4 08/06/

6 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE I nuovi statuti regionali tra due Costituzioni di Gabriele Panizzi Segretario della Federazione laziale dell Aiccre e membro della Direzione nazionale Inizia l ottava legislatura delle Regioni a statuto ordinario con un quadro costituzionale nuovo, con riferimento sia al Trattato che adotta una Costituzione per l Europa (in seguito denominato Trattato costituzionale), firmato a Roma dai Capi di Stato e di Governo dei 25 Paesi della Unione europea il 29 ottobre 2004 ed in corso di ratifica, con differenti modalità, in ciascun Paese, sia alla Costituzione italiana, sottoposta ad un procedimento di modificazione che, pur innestandosi sulle precedenti riforme costituzionali (le leggi costituzionali 22 novembre 1999, n. 1 - Disposizioni concernenti l elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l autonomia statutaria delle Regioni - e 18 ottobre 2001, n. 3 - Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione - ), esaspera alcuni aspetti dell autonomia delle Regioni ed indebolisce il tessuto nazionale di coesione economica, sociale e territoriale, con nocumento per le aree più deboli del territorio nazionale, a partire dal Mezzogiorno. Nove Regioni (Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria) si sono dotate di un nuovo Statuto che, tra l altro, dovrebbe riconfigurare i rapporti sia fra Regione ed enti locali, sia fra Regione e Stato nazionale, in relazione alle titolarità normative definite dal titolo V della Costituzione. Nelle considerazioni che seguono, non si tratterà la parte del disegno di legge costituzionale in discussione al Parlamento che modificherebbe i ruoli del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei Ministri ed i rapporti fra Governo e Parlamento. Viceversa, si accennerà all ipotesi di riforma del Senato della Repubblica che, negando rappresentanza ai soggetti istituzionali territoriali, non consentirebbe al nuovo Senato, impropriamente denominato federale, di assolvere al ruolo di camera di compensazione fra le esigenze di autonomia regionale e quelle di unitarietà nazionale, con conseguenze negative per la funzionalità e l efficacia del complessivo ordinamento istituzionale ed amministrativo della Repubblica. Senza analizzare quanto i singoli Statuti regionali abbiano configurato, in questa sede saranno svolte alcune con- n. 8 giugno cde8_bozza2.indb 5 08/06/

7 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE siderazioni relativamente al ruolo che Regioni, Province e Comuni, in maniera unitaria (come sistema dei poteri regionali e locali), dovrebbero esercitare per vigilare ed assicurare che le politiche formulate e condotte a livello di Stato nazionale e di Unione europea siano a sostegno del processo di sviluppo nelle realtà territoriali regionali e locali, e facilitino quella coesione economica, sociale e territoriale dalla quale dipende in gran parte il futuro della Unione europea. Come accennato, lo Statuto di ciascuna Regione, non soltanto con riferimento all insufficiente ultimo comma dell articolo 123 della Costituzione ( In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali. ), dovrebbe, tra l altro, configurare e disciplinare i rapporti fra i soggetti istituzionali territoriali costituenti il sistema dei poteri regionali e locali, alla luce degli articoli 114, 118 e 119 della Costituzione. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono soggetti costituenti la Repubblica, al pari delle Regioni e dello Stato, ancorché differenti siano i rispettivi poteri e funzioni, e, quindi le relazioni fra detti soggetti non dovrebbero più essere caratterizzate dalla gerarchia configurata dal precedente dettato costituzionale che attribuiva alle Regioni, attraverso la titolarità delle funzioni amministrative - delegabili -, un ruolo dominante. Lo Statuto regionale dovrebbe configurarsi come carta del sistema dei poteri regionali e locali, e la Regione dovrebbe svolgere il ruolo di soggetto propulsore di una politica mirata a valorizzare e a far pesare l intero sistema ai livelli istituzionali nazionali e dell Unione europea, ove si adottano decisioni che ricadono sugli enti locali e sui cittadini. Il concetto di sistema dei poteri regionali e locali è, altresì, contenuto nel Trattato costituzionale all articolo I-5 ( L Unione rispetta l eguaglianza degli Stati membri davanti alla Costituzione e la loro identità nazionale insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali. ), ed è rafforzato al comma 3. dell articolo I-11 dello stesso Trattato, ove si introduce il principio di sussidiarietà per stabilire che nei settori che non sono di sua competenza esclusiva, l Unione interviene soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell azione prevista non possono essere sufficientemente raggiunti dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale,. Il principio di sussidiarietà è stabilito anche nella Costituzione italiana all articolo 118 (sussidiarietà verticale per i soggetti istituzionali territoriali e sussidiarietà orizzontale per quanto attiene lo svolgimento di attività di interesse generale da parte di cittadini, singoli e associati). L attuazione di detto principio richiede una stretta correlazione fra Regione, Province e Comuni per la formulazione del quadro di riferimento delle azioni amministrative e degli interventi da compiere, in maniera da tradurre positivamente le interdipendenze di detti azioni ed interventi ai diversi livelli istituzionali e territoriali. Il Consiglio delle autonomie locali dovrebbe costituire l organo regionale 6 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 6 08/06/

8 I nuovi statuti regionali tra due Costituzioni idoneo per sviluppare nuove relazioni fra Comuni, Province e Regione. Anche alla luce di questi accenni, va considerato il Comitato delle Regioni, organo consultivo dell Unione europea, composto da rappresentanti delle collettività regionali e locali che sono titolari di un mandato elettorale (articolo I-32 del Trattato costituzionale). Detto Comitato (disciplinato con gli articoli III-386, III-387 e III-388) costituisce l organo attraverso il quale il sistema dei poteri regionali e locali può concorrere alla definizione delle politiche e dei relativi strumenti normativi della Unione europea che abbiano incidenza sulle vicende delle comunità locali. Le Regioni dovrebbero operare per assicurare una partecipazione consapevole e coordinata dei rappresentanti delle collettività regionali e locali al Comitato delle Regioni della Unione europea attraverso la Conferenza dei Presidenti delle Regioni ed i Consigli delle autonomie locali, che, pur essendo solo organi di consultazione fra ciascuna Regione ed i relativi enti locali, dovrebbero essere investiti delle problematiche europee (dalle strategie alla utilizzazione degli strumenti finanziari - i fondi - degli interventi dell Unione). La coesione economica, sociale e territoriale in ciascuna Regione potrà essere conseguita se, attraverso procedure condivise, si riuscirà a definire un quadro organico di riferimento delle azioni che ciascun soggetto (istituzionale e privato) vorrà effettuare, nell ambito delle regole stabilite e tenendo conto delle interdipendenze degli esiti degli interventi sul territorio. A margine di quanto detto, si ribadisce il convincimento, più volte manifestato dall AICCRE, che il Consiglio delle autonomie locali dovrebbe avere lo status di organo regionale (occorre modificare il comma 1. dell articolo 121 della Costituzione) ed assumere competenze legislative nelle materie per le quali le funzioni relative siano state attribuite agli enti locali (l ultimo comma dell articolo 123 della Costituzione dovrebbe, pertanto, essere modificato). Lo Statuto dovrebbe, altresì, configurare, con riferimento all articolo 117 della Costituzione ( Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l Unione europea; commercio con l estero;. Le Regioni, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all attuazione e all esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell Unione europea, ), un ruolo della Regione, da esercitare in armonia con lo Stato. Le Regioni già svolgono un ruolo propulsivo nella politica economica attraverso la facilitazione dei rapporti fra le imprese operanti nel territorio regionale ed i Paesi ove dette imprese intendono localizzare nuovi impianti produttivi o con i quali si attivano ed intensificano rapporti commerciali e di scambio di esperienze. In particolare, per l area mediterranea, le Regioni possono costituire un tramite importante fra l Unione europea ed i relativi Paesi per l attuazione della Dichiarazione di Barcellona del Necessita, pertanto, una correlazione fra n. 8 giugno cde8_bozza2.indb 7 08/06/

9 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE le Regioni e lo Stato, a partire dal Parlamento, ove si traducono nazionalmente le normative e gli indirizzi dell Unione europea concernenti le relazioni internazionali I rapporti fra Regioni e Stato dovrebbero essere istituzionalizzati attraverso un ramo del Parlamento nazionale (il Senato federale) che abbia la titolarità di concorrere alla legislazione nazionale per quegli aspetti che incidano sulle competenze e sulle funzioni attribuite al sistema dei poteri regionali e locali. Il Senato federale dovrebbe essere composto da rappresentanti dei soggetti istituzionali territoriali, in primo luogo, le Regioni. La Costituzione vigente e la ipotesi di Costituzione in discussione al Parlamento non rispondono alla esigenza di recepimento di un modello federale dello Stato, dal quale conseguirebbe una maggiore unitarietà dei soggetti istituzionali costituenti la Repubblica e, quindi, una attenuazione delle conflittualità fra i diversi livelli istituzionali. Le Regioni dovrebbero intervenire nel processo di revisione costituzionale in atto, a nome dell intero sistema dei poteri regionali e locali, con proposte di assetto istituzionale autenticamente federale. Il tal modo, peraltro, sarebbe possibile eliminare una serie di artificiosi organismi costituiti per correlare Stato, Regioni ed enti locali. Le Regioni sarebbero maggiormente credibili se, contestualmente alla proposta di Senato autenticamente federale, cioè composto di rappresentanti dei soggetti istituzionali territoriali, formulassero una proposta di revisione dell ultimo comma dell articolo 123 della Costituzione, per attribuire al Consiglio delle autonomie locali la titolarità di concorrere alla formulazione delle leggi regionali, con i limiti prima ricordati. Lo Statuto di ciascuna Regione dovrebbe, inoltre, tradurre l articolo 119 della Costituzione (autonomia finanziaria di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, attraverso risorse autonome, tributi ed entrate propri e compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio; fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale; risorse aggiuntive ed interventi speciali dello Stato) in principi ai quali la Regione intenda riferirsi per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni. Le norme statutarie concernenti la finanza ed il bilancio della Regione dovrebbero riguardare, per alcuni aspetti, l intero sistema dei poteri regionali e locali, al fine di finalizzare l uso delle risorse finanziarie pubbliche, complessivamente disponibili nel territorio regionale, alle problematiche prima enunciate. In tale quadro dovrebbero essere stabiliti criteri coerenti con gli obiettivi di sviluppo regionale per la utilizzazione delle risorse finanziarie europee. Tale aspetto assume particolare rilevanza a causa delle modificazioni delle discipline che regolano l accesso alle risorse finanziarie europee e di quelle quantitative dei flussi finanziari, in conseguenza del processo di allargamento della Unione europea e delle conseguenti necessarie politiche europee di 8 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 8 08/06/

10 I nuovi statuti regionali tra due Costituzioni coesione economica, sociale e territoriale interne ed estere, con particolare riferimento ai paesi mediterranei. Altra questione importante che, certamente, gli Statuti delle Regioni dovrebbero trattare, è quella relativa alle persone umane immigrate dai Paesi prossimi dell Unione europea, non solo quelli mediterranei. Ferme restando le competenze dello Stato e ribadendo che l Unione europea deve formulare e sostenere una politica volta ad attenuare e disciplinare i flussi di persone in ingresso, attraverso interventi efficaci da svolgere nei Paesi di provenienza, non si può trascurare la esigenza di azioni coordinate da sviluppare localmente da parte di Regione, Province e Comuni. Dette azioni devono essere intraprese per garantire agli immigrati i diritti fondamentali della persona umana e per creare condizioni di convivenza civile tra le comunità locali che li accolgono e gli stessi immigrati. Regioni, Province e Comuni devono assumere adeguate responsabilità in materia, avvalendosi di soggetti esterni (organizzazioni religiose e laiche) per l attuazione di politiche di assistenza e del lavoro (in primo luogo, formazione professionale). I problemi dell immigrazione sono destinati ad assumere crescente rilievo: la decelerazione delle dinamiche di sviluppo della società europea non attenua i flussi immigratori. Quelli sopra accennati sono alcuni dei temi che le Regioni si troveranno ad affrontare fin dall inizio della ottava legislatura. Certo, immediate urgenze ed emergenze incombono sulle Regioni: la sanità e l assistenza sociale, la casa, le politiche economiche da formulare e condurre in maniera compatibile con le caratteristiche territoriali ed ambientali, il sostegno alle imprese attraverso la realizzazione nel territorio di adeguate infrastrutture e sistemi di comunicazione, la creazione di reti per dar luogo a sinergie tra i centri di ricerca (le Università, ma non solo) e le imprese (soprattutto le piccole e medie) per assicurare gli adeguamenti tecnologici ed organizzativi necessari per competere sui mercati internazionali, la organizzazione e la gestione dei servizi pubblici (dal trasporto di persone al ciclo delle acque ed ai rifiuti solidi urbani). Tuttavia, le Regioni e l intero sistema dei poteri regionali e locali devono cimentarsi anche con problematiche che appaiono astratte, ma che, viceversa, costituiscono il quadro di riferimento istituzionale entro il quale le urgenze e le emergenze sopra elencate (ed altre) possono essere correttamente ed adeguatamente fronteggiate. La definizione di un chiaro reticolo istituzionale (dal Comune all Unione europea), la individuazione dei soggetti che lo compongono e delle relative competenze al fine di affrontare efficacemente le complesse problematiche della società contemporanea, caratterizzate da crescenti interdipendenze, e la consapevolezza della scarsità delle risorse finanziarie disponibili per affrontarle, sono il presupposto per una coerente azione di governo della cosa pubblica. n. 8 giugno cde8_bozza2.indb 9 08/06/

11 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE La composizione di un trinomio di Maria Teresa Coppo Gavazzi Responsabile Aiccre per il Comitato delle Regioni Il dialogo strutturato tra la Commissione europea e le associazioni nazionali ed europee dei poteri territoriali, iniziato durante l ultimo periodo della presidenza Prodi, è proseguito con Barroso, attuale Presidente della Commissione. Si tratta di un ulteriore strumento per l Europa dei cittadini. La Commissione, ritenendo pressoché impossibile dialogare direttamente con più di centomila comuni, oltre trecentocinquanta regioni ed un numero non ben precisato di enti intermedi, e dovendo realizzare la governance e attuare il principio di sussidiarietà, ha ritenuto di individuare nelle associazioni dei poteri territoriali i migliori intermediari per conoscere, valutare e interpretare le differenti realtà substatuali di ogni stato membro e di scegliere come strumento il dialogo strutturato. Correttamente il Comitato delle Regioni è stato riconosciuto come l organismo deputato a favorire e organizzare tale dialogo che la scorsa e seconda volta (23/02/05) è avvenuto all interno della Plenaria del Comitato stesso, quasi a voler sottolineare la stretta correlazione di questo con le associazioni e la legittimità di un costante rapporto tra questi due interlocutori, che assieme devono contribuire a realizzare la politica di prossimità dell Unione. Se queste sono le prospettive positive del dialogo strutturato, non pochi a nostro avviso - sono i rischi di vanificazione, se non si pone mano ad alcune disfunzioni che hanno caratterizzato sia il primo che il secondo incontro. Per meglio comprendere le disfunzioni di cui dicevamo è necessario, in primis, sottolineare i contenziosi, anche se non gravi, che erano presenti già nel momento delle scelte organizzative. Il primo riguardava il livello delle associazioni che avrebbero dovuto partecipare al dialogo strutturato. Le associazioni europee, quali CCRE, CRPM, ARE ecc., ritenevano di essere le sole ed esaustive interpreti della politica europea e delle esigenze di tutti gli enti locali e regionali dell Unione e quindi si ritenevano gli unici interlocutori del dialogo strutturato. A questa convinzione ha implicitamente risposto la Commissione scegliendo che fossero chiamate a partecipare tutte le 10 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 10 08/06/

12 La composizione di un trinomio associazioni di enti territoriali presenti negli stati membri, oltre, ovviamente, a quelle europee. Tale decisione è stata un segnale forte della volontà della Commissione di allargare al massimo la base della consultazione, per meglio rispondere ai principi della governance, ma è risultata anche una risposta affermativa alle richieste pervenute da molte associazioni nazionali, anche da quelle, e sono molte, i cui rappresentanti non fanno parte del Comitato delle Regioni. Il secondo concerneva la modalità stessa di organizzazione del dialogo. Accertato che è ritenuta una decisione molto favorevole al Comitato essere stato riconosciuto come interlocutore tra l ampia base dell associazionismo degli enti territoriali e la Commissione e che tale scelta aumenta la sua legittimità quale interprete delle organizzazioni substatuali, è necessario che il CdR sappia concretamente coinvolgere tutte le associazioni interpellate, in modo che, durante gli incontri del dialogo non siano solo i membri del Comitato ad essere soggetti attivi, oltre, ovviamente, ai rappresentanti delle associazioni europee di cui si diceva. Così, di fatto, fino ad ora è avvenuto. Se si proseguisse su questa strada, ben presto l ampia base voluta dalla Commissione si restringerebbe ad imbuto in quanto le associazioni, anche se involontariamente, emarginate, diserterebbero l incontro, riducendo in tal modo il dialogo ad un incontro a tre: Commissione, Comitato e Associazioni europee. Dialogo che risulterebbe superfluo in quanto tra il CdR e la Commissione è vigente un protocollo di intesa e collaborazione che supera il dialogo e le Associazioni europee sono, da sempre, interlocutori della Commissione da prima che fosse istituito il Comitato e deò Comitato stesso e non necessitano di altro per far sentire la loro voce. Il dialogo strutturato deve invece servire ad avvicinare, più e meglio, l Europa ai cittadini. Fermo restando che le osservazioni fin qui esposte sono state fatte con spirito costruttivo e nella convinzione dell importanza di tutti gli strumenti che aiutano ad avvicinare Bruxelles, riportiamo i brani salienti dell intervento che il Presidente Barroso ha fatto durante l incontro di cui si detto. Le grandi sfide che si profilano rendono l anno in corso particolarmente importante. La prima di esse è la Costituzione (ndr così l ha chiamata). Questo documento cruciale getta le basi per l ulteriore progresso dell integrazione europea ed è ora in fase di ratifica negli Stati membri. I Parlamenti e i popoli europei sono ora impegnati in un dibattito di fondo le cui risposte iniziali sono state molto incoraggianti. La Lituania, l Ungheria, la Slovenia e la Spagna (ndr. ora anche l Italia) hanno tutte detto si: speriamo che questo risultato sia imitato anche da tutti gli altri stati membri. Il 2005 è l anno in cui ci auguriamo di raggiungere un accordo integrale sulle prospettive finanziarie per il periodo La Commissione rispetterà naturalmente le posizioni di tutti gli stati membri, ma dovrà sottolineare che l impegno finanziario non è un opzione come le altre, in quanto da essa dipende n. 8 giugno cde8_bozza2.indb 11 08/06/

13 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE la qualità delle nostre politiche. Senza risorse finanziarie adeguate non ha senso parlare di politiche di solidarietà interna ed esterna, di reti transeuropee o di una più sostanziale capacità di ricerca. Dobbiamo essere coerenti, avere più politiche e politiche più efficaci significa accertarsi che vi siano le risorse necessarie per finanziarle. Non possiamo avere più Europa per meno denaro Vogliamo che le politiche di coesione territoriale e sociale restino al centro del funzionamento dell Unione? Vogliamo mantenere la possibilità di aiutare le regioni più deboli e aiutare le categorie più svantaggiate? Non è possibile fare tutto ciò senza risorse, dal che deriva l importanza di definire prospettive finanziarie adeguate. Occorre superare la contraddizione tra la crescente domanda di rafforzare la solidarietà, proveniente dalla maggioranza degli stati membri, e la richiesta di ridurre o, quanto meno, di non aumentare il bilancio in misura sostanziale. Gli enti locali e regionali devono far sentire la propria voce, a patto ovviamente che condividano l idea di una maggiore solidarietà. Un altro compito che ci attende quest anno consiste nel riflettere sulla scarsa partecipazione alle ultime elezioni europee, ma soprattutto dovremo escogitare una risposta pratica per superare la mancanza di interesse da parte dei cittadini. Sono convinto che la risposta dell Europa debba provenire da un parternariato tra tutti gli organi decisionali europei, nazionali regionali e locali, da un lato, e la società civile, le parti sociali e, ovviamente, la gente comune, dall altro. Il Comitato delle Regioni, così vicino alla realtà della vita quotidiana dei cittadini comunitari, costituisce un canale di comunicazione privilegiato per recuperare il rapporto con essi e proseguire lungo la strada che ci ha condotto al benessere, alla democrazia e alla sicurezza per così tanto tempo: gli oltre 50 anni del processo di integrazione europea. L Europa non si costruisce solo a Bruxelles. A volte siamo tentati di dimenticarcene, ma bisogna resistere a questa tentazione. Gli enti locali e regionali svolgono il ruolo chiave di portavoce del livello comunitario, dato che spesso le risposte di Bruxelles giungono tramite i rappresentanti locali. Sono convinto che il Comitato delle Regioni sia un pilastro fondamentale istituito dal Trattato per collegarci alle realtà locali e regionali e che l esistenza di contatti politici diretti con le associazioni rappresentative sia un elemento non meno essenziale ai fini di una sana governance. A questo riguardo, crediamo importante rinnovare e rafforzare il protocollo di cooperazione che ha disciplinato i nostri rapporti sin dal 2001 È giunto il momento di essere più ambiziosi e adeguarsi alle sfide politiche che ci attendono. 12 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 12 08/06/

14 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE L'integrazione europea tra allargamento e riforme: il punto di vista della Lituania di Algirdas Brazauskas Primo Ministro della Repubblica di Lituania Il 2004 passerà molto probabilmente alla storia come l anno che ha rafforzato l unità dell Europa. Lo storico allargamento ad est dell Unione Europea e la conseguente firma del Trattato che istituisce una Costituzione per l Europa hanno cancellato finalmente le barriere che per lunghissimo tempo hanno diviso il Vecchio Continente. Riveste un significato particolarmente simbolico il fatto che i paesi dell Europa centrale e orientale, in qualità di nuovi stati membri dell Unione, abbiano preso parte alla firma del Trattato, comunemente definito Costituzione dell UE, su basi paritarie. La Costituzione europea è un atto che segna l inizio di una nuova Europa e rappresenta un eccellente opportunità per consolidare, una volta per tutte, solidarietà, democrazia, benessere sociale e prosperità economica delle nazioni del continente europeo. La Costituzione europea ha fatto proprie talune nuove caratteristiche istituzionali atte a promuovere e dare maggiore efficacia all azione e al funzionamento democratico dell UE. Tra queste caratteristiche, è opportuno ricordare il consolidamento dell acquis comunitario, la semplificazione delle procedure legali e la chiara definizione dello status giuridico dell Unione. Inoltre, per la prima volta il Trattato recepisce la Carta dei Diritti Fondamentali come documento legalmente vincolante. La divisione delle competenze fra UE e Stati membri è più chiara ed è stato ampliato il voto a maggioranza qualificata all interno del processo legislativo. Infine, è stato rilanciato il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali per quanto riguarda il processo decisionale. Sono certo che i cambiamenti suddetti renderanno più democratico e trasparente il processo politico e più efficiente il quadro istituzionale dell Unione. Naturalmente, è ancora difficile parlare di fait accompli per quanto concerne il Trattato istitutivo di una Costituzione per l Europa in mancanza di una sua ratifica definitiva. Sebbene non sia da scartare il rischio che i cittadini di alcuni paesi possano votare contro la Costituzione, vogliamo comunque sperare e credere che l impegno di tutti gli stati membri dell UE per un progetto comune di integrazione europea non venga ostacolato n. 8 giugno cde8_bozza2.indb 13 08/06/

15 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE da miopi considerazioni di politica interna. La Lituania, prima fra tutti gli stati membri UE a ratificare la Costituzione europea, ha dimostrato la propria determinazione a intraprendere il cammino verso un Europa unita. L appartenenza all UE è il modo migliore per garantire gli interessi nazionali del nostro paese: quindi, è importante per noi che le riforme assicurino il corretto funzionamento dell Unione, basato sulla partecipazione dei suoi membri su uguali basi. La seconda nazione dopo di noi è stata l Ungheria, anch essa un nuovo membro UE. Ritengo, questo, una ulteriore smentita della credenza, talvolta erronea, per cui gli ultimi arrivati sarebbero più tiepidi nel sostenere una più salda integrazione europea. In ogni caso, non va dimenticato che la riforma istituzionale dell UE è un processo continuo. La sua necessità è stata determinata dal citato allargamento ad est dell Unione e dall esigenza interna di procedere ad una sua riforma. In realtà, il Trattato che istituisce una Costituzione per l Europa è una tappa importante nella vita dell UE, ma non è né l inizio né la fine dello sviluppo istituzionale dell Unione. Tra gli eventi cruciali che hanno dato impulso all integrazione europea, non si può non citare la firma del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea, le prime elezioni dirette del Parlamento europeo avvenute nel 1979, il Trattato di Maastricht e la creazione del Mercato Unico Europeo nel 1992, la nascita dell Unione economica e monetaria, l introduzione dell euro e altro ancora. Questo processo viene spesso descritto come la creazione di una living constitution, una costituzione che serve ai cittadini per esprimere ciò che essi intendono per Unione europea e che cosa realmente significa essere europei. La considerazione di disposizioni specifiche del Trattato costitutivo, firmato recentemente, non è la sola cosa importante. Dovremmo considerare con maggiore attenzione in che modo i principi fondamentali di uguaglianza, libertà e solidarietà delle nazioni europee, giustamente posti al centro dell identità europea, siano effettivamente realizzati all interno dell Unione. Il principio di uguaglianza dispone chiaramente che tutti gli europei abbiano gli stessi diritti di partecipare al progetto comune di integrazione europea. Di conseguenza, è assolutamente naturale che sin dall inizio l approfondimento e l ampliamento dell integrazione europea abbiano proceduto di pari passo. Finora, il quinto e ultimo allargamento dell Europa è stato il più significativo. In termini d importanza, esso eguaglia l adozione della Costituzione europea. L allargamento dell UE è un progetto strategico e morale di unificazione europea; vitale dunque lasciare la porta aperta e offrire assistenza a tutte le nazioni intenzionate ad aderire all UE e determinate a non risparmiare sforzi per il raggiungimento di questo obiettivo. Di conseguenza, l Unione europea allargata necessita in modo particolare di una forte politica di buon vicinato tale da assicurare un Europa senza confini. È estremamente importante mantenere buone relazioni con Russia, Bielorussia e Ucraina, che di 14 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 14 08/06/

16 L'integrazione europea tra allargamento e riforme: il punto di vista della Lituania recente ha espresso il desiderio di divenire membro UE, cosa che merita senza dubbio supporto e accoglienza. Tuttavia, nel contesto dell allargamento europeo, occorre assicurare che i nuovi arrivati non diventino membri di seconda classe dell UE. Non possiamo accettare l idea, prospettata in varie occasioni, di una Europa a due velocità, che eserciterebbe un influenza distruttiva sul processo stesso di integrazione europea, causando in tal modo una diminuzione dello spirito unificante europeo. Un Europa che si muovesse a velocità e in direzioni diverse vorrebbe dire perdita del comune obiettivo unificante, caos e incompatibilità fra le priorità stabilite. Questi aspetti specifici sono stati affrontati nel quadro della strategia di Lisbona e del suo programma di rinnovamento. L ultimo summit del Consiglio Europeo, tenuto a Bruxelles il marzo scorsi, ha cercato di fissare le priorità politiche (come la Commissione Europea nel suo recente documento Per la crescita e l occupazione: un nuovo inizio per la strategia di Lisbona ) secondo un ordine gerarchico più organico rispetto alla strategia di Lisbona del 2000, stabilendo al tempo stesso una direzione chiara e consolidata per l integrazione europea. L Unione europea è in primo luogo un unione economica, quindi la sua più alta priorità dev essere la crescita economica e l occupazione. È il mercato interno il motore più potente del processo di integrazione europea, nonché una dimostrazione pratica della libertà delle nazioni europee. Il completamento del mercato unico e la sua attuazione hanno dato agli europei una libertà di commerciare, viaggiare e lavorare che non ha precedenti. Si è trattato di un successo unico nella storia del mondo, che ha dato una spinta decisiva verso una maggiore integrazione e crescita economica. Nondimeno, il mercato unico europeo non è stato ancora attuato pienamente, il che è causa di non poche preoccupazioni. Dobbiamo unire i nostri sforzi per eliminare gli ostacoli all occupazione in tutti i paesi dell UE e stabilire un mercato unico per i servizi se vogliamo superare l impasse. Il problema della crescente disoccupazione nell UE, inoltre, non fa che aggravare la situazione. In Europa i disoccupati sono attualmente 19 milioni, di cui i giovani rappresentano il 18 per cento, mentre ci troviamo alle prese con una società in rapido invecchiamento. Questi problemi possono essere affrontati al meglio solo eliminando le rimanenti barriere che limitano i rapporti economici tra i paesi europei. Alcuni stati membri hanno espresso di recente il loro scontento circa le iniziative economiche promosse dalla Commissione Europea. Al tempo stesso, si è ricorso al concetto di dumping sociale nel tentativo di attribuire indirettamente ai nuovi stati membri la colpa per la distruzione del modello sociale e del welfare state. Questo malinteso esige un chiarimento immediato. È vero che i paesi dell Europa centrale e orientale sono tuttora indietro rispetto all Europa occidentale in termini di sviluppo economico, ma i timori che una cooperazione economica interna meno forte possa causare un n. 8 giugno cde8_bozza2.indb 15 08/06/

17 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE degrado degli standard sociali sono ingiustificati. In primo luogo, l eliminazione delle restrizioni all occupazione e all erogazione di servizi nel mercato interno e la fissazione di opportune regole economiche per limitare l economia ombra in crescita nell UE a causa dei naturali processi migratori aiuteranno a combattere la disoccupazione in modo più efficace. In secondo luogo, solo col miglioramento delle condizioni competitive interne ci si può attendere che l obiettivo ambizioso di fare dell UE l economia più competitiva venga raggiunto. Non vi è dubbio: il problema delle disparità economiche nella UE va affrontato con decisione. Ciò richiede un efficace politica fondata sulla coesione economica e sociale, consolidando il sentimento di solidarietà europea. Quindi, insieme alla completa realizzazione del mercato interno, occorre perseguire uno sviluppo sostenibile che possa eliminare le tensioni sociali ed economiche nell UE. Vedremo, nel prossimo futuro, se saremo capaci di farlo. Un accordo politico di massima sulla nuova prospettiva finanziaria per il periodo dovrebbe essere raggiunto già quest anno. È di particolare importanza assicurare adeguati finanziamenti per le principali priorità politiche dell UE. L Unione europea deve concentrare gli sforzi (compresi quelli finanziari) per raggiungere la più rapida integrazione effettiva dei nuovi stati membri nell Unione. A nostro avviso, un rapido progresso dei nuovi Stati membri verso la media UE creerà un valore aggiunto a livello europeo; inoltre, esso contribuirà alla crescita comune dell economia dell UE, fornendo ulteriore impulso alle sue dinamiche. Il Trattato che istituisce una Costituzione per l Europa include una clausola fondamentale quando dichiara che la cittadinanza europea si aggiunge alla cittadinanza nazionale, ma non la sostituisce. L identità europea non contraddice quella nazionale, piuttosto si aggiunge a quest ultima, così come la cittadinanza UE rafforza quella nazionale. È questa la ragione principale del notevole successo dell integrazione europea, bene illustrata dal concreto sostegno espresso dai cittadini dell Europa centrale e orientale a favore dell ingresso nell Unione, cosa che fa svanire tutti i dubbi preesistenti riguardo un loro preteso euroscetticismo e scarso impegno per il progetto comune di un Europa unica. La Lituania è un eloquente testimonianza di quanto è stato appena detto. Non solo perché siamo stati uno dei primi paesi a ratificare il Trattato istitutivo di una Costituzione per l Europa. Sin dall inizio del suo cammino verso l ingresso nell UE, la Lituania ha dato prova di un sostegno sempre più forte ai comuni ideali europei. Nel 2003, il 91,7 per cento dei cittadini lituani che partecipavano al referendum sull ingresso nell Unione europea hanno votato sì (in totale, al referendum aveva preso parte il 64 per cento degli aventi diritto di voto). Attualmente, circa il 77 per cento di tutti i cittadini lituani sono a favore dell adesione del paese all Unione europea. Certamente, almeno fino a un certo punto, questo sostegno è motivato dagli ottimi indici economici della Lituania. Negli ultimi due anni, la Lituania 16 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 16 08/06/

18 L'integrazione europea tra allargamento e riforme: il punto di vista della Lituania ha registrato una crescita impressionante del PIL: 9,7 nel 2003, 6,7 nel Inoltre, siamo uno dei pochi nuovi membri dell UE ad avere una reale possibilità di introdurre l euro già a partire dal 1 gennaio Infine, siamo uno dei due stati membri ad aver raggiunto un obiettivo politico: garantire cioè che il deficit interno derivante dal recepimento delle direttive sul mercato interno non superi il limite dell 1,5 per cento. Tutto ciò dimostra che le fondamenta del nostro impegno verso il progetto comune di integrazione europea poggiano non già sulle parole, bensì su fatti concreti. Sebbene sia passato meno di un anno dall allargamento a est dell UE, l Unione europea è cambiata in maniera significativa: non solo è divenuta più grande, ma le sue ambizioni di fare di più e su più vasta scala sono cresciute. Sul versante opposto, la diversità nei livelli di sviluppo all interno dell Unione è aumentata e la crescita economica dei 25 è inferiore alle previsioni, per quanto i nuovi stati membri, come la Lituania, superino tutte le aspettative grazie a uno sviluppo economico e sociale estremamente rapido. Speriamo che l UE, nel solco dell unità e delle forti tradizioni della costituzione viva, attui la sua ambiziosa agenda, nella quale le priorità assolute sono secondo la Lituania una maggiore competitività ed una più rapida effettiva integrazione dei nuovi stati membri nell Unione europea. n. 8 giugno cde8_bozza2.indb 17 08/06/

19 REGIONI, EUROPA E COSTITUZIONE Utopia, identità europea, rapporti intergenerazionali di Gianfranco Martini Membro della Direzione nazionale dell'aiccre Molte volte, a proposito del processo di unificazione europea e degli ideali che lo sostengono e di fronte alle obiettive difficoltà di cui è disseminato il suo cammino, sentiamo citare, con atteggiamenti talvolta quasi di compatimento per l illusione tenace di un passato non più ripetibile, la parola utopia. C è implicito, in tutto ciò, il tacito invito ad essere realisti, a ritornare con i piedi per terra, a riconoscere che il mondo è cambiato, a non rincorrere sogni. Questo atteggiamento si manifesta non solo nei confronti dei temi europei, ma anche nella politica interna e nelle più ampie problematiche della società italiana. Si è detto che l utopia oggi viene rifiutata anche perché nella nostra società regna una specie di ideologia del presente e dell evidenza immediata, che sembra considerare inutili sia la lezione e la memoria del passato, sia il desiderio di immaginare l avvenire. In sostanza, il rifiuto dell utopia nasce dalla perdita di illusioni nutrite nei confronti di un mondo aperto al progresso, rifiuto rafforzato anche dalle tristi esperienze di eventi che hanno drammaticamente colpito l umanità nel secolo scorso. In altre parole, la fine dell utopia coincide con la convinzione che questa società in cui viviamo non abbia alternative e rivela una sostanziale mancanza della speranza che nel futuro un altro mondo sia possibile. Anche se vi possono essere situazioni intermedie e più graduali, rispetto alle considerazioni forse troppo radicali che precedono, al fondo dell indifferenza (se non vogliamo più parlare di rifiuto) c è sempre una buona dose di scetticismo se non di pessimismo, comunque di inerzia, di immobilismo, di accettazione di ciò che esiste, il culto di un realismo pragmatico, la rimozione della dimensione ideale, una sostanziale adesione passiva al mondo in cui viviamo. Horkheimer ha affermato giustamente che l utopia ha due aspetti: è la critica di ciò che è e la rappresentazione di ciò che dovrebbe essere. Applicando all Europa e all attuale fase del suo faticoso procedere verso una unità sostanziale, politica e democratica, la concezione di Horkheimer, non vi è dubbio che possiamo accettare la 18 Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 18 08/06/

20 Utopia, identità europea e rapporti intergenerazionali prima componente della sua definizione di utopia. Infatti la insoddisfazione per i modi in cui si sviluppa oggi il processo di unificazione europea è facilmente percepibile, anche se detta critica non si basa sempre su criteri di giudizio e risultati convergenti ma è, troppo spesso, ambigua e perfino contraddittoria. È il secondo aspetto che manca, la rappresentazione di ciò che l Europa dovrebbe essere anche se uomini politici e di cultura lanciano di tanto in tanto meditate ipotesi di una diversa concezione dell Europa unita, incontrando però contestazioni e, nella migliore ipotesi, indifferenza. In tal modo l utopia non può affermarsi, le sue potenzialità provocatorie, il suo sguardo che spazia lontano, i progetti che essa alimenta non hanno ascolto o vengono facilmente scambiati per un sogno, anche se un bel sogno. Ma l utopia non è un sogno: è l auspicio di ciò che ancora non esiste, ma che è possibile realizzare se ci si applica, con coerenza, volontà e intelligenza, a creare le condizioni di attuazione di un disegno razionale che crede che un Europa diversa sia possibile. Sia chiaro che l utopia o il grande progetto in prospettiva non esimono, proprio per questo, dal prestare la massima attenzione ai problemi concreti che stanno attualmente sul tappeto dell Europa. Il prossimo referendum francese sulla ratifica della Costituzione europea ne è una testimonianza. Molte motivazioni, spesso contraddittorie, giocano purtroppo in favore di un rifiuto, che farebbe fare un balzo indietro al processo di unificazione europea, perché la Costituzione deve essere ratificata da tutti i paesi membri. Bisogna quindi analizzare attentamente queste motivazioni negative e agire sui punti oscuri di questa Europa. Qui convergono l utopia e la concretezza delle politiche europee e solo così è possibile una vasta mobilitazione dell opinione pubblica europea in favore di una Costituzione che, accanto ai diritti e agli obiettivi di fondo della costruzione europea, tenda a creare le condizioni perché questi obiettivi vengano via via realizzati. Una Costituzione non è solo un documento giuridico o solo procedura, ma è anche e soprattutto valori. Allora bisogna mettere mano seriamente alla strategia delineata a Lisbona, coordinare veramente le politiche economiche nazionali, affrontare il tema della fiscalità europea, rendersi conto che la politica macroeconomica ormai la può fare solo l Europa, riprendere in mano il dossier delle cooperazioni rafforzate, tenendole ben distinte dall ipotesi di Direttori europei, assai pericolosi. I padri fondatori delle prime Comunità europee, i Schuman, i De Gasperi, i Monnet, gli Spaak, gli Adenauer, e particolarmente Altiero Spinelli, avevano ben chiaro il progetto di un Europa unita, progetto che, anche al loro tempo, molti consideravano appunto estremamente utopico. Il progetto di un Europa federale da costruire con pazienza e progressivamente, ma sempre tenendo ben ferma la barra del timone verso l obiettivo finale, cioè l Europa politica, dotata di istituzioni democratiche sopranazionali, capace di far convivere l unità nella diversità e quindi non limitandosi ad n. 8 giugno Comuni d Europa cde8_bozza2.indb 19 08/06/

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