REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

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1 Tribunale di Verona Sentenza (Composizione monocratica Giudice LANNI) REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI VERONA SEZIONE QUARTA nella persona del dott. Pier Paolo Lanni ha pronunciato la seguente S E N T E N Z A nella causa civile iscritta al n del Ruolo Generale degli Affari Contenziosi dell anno 2010 del Tribunale di Verona, posta in decisione all udienza del e vertente TRA CNI S.R.L. - attore - E CM in qualità di titolare dell omonima ditta - convenuta - -omissis- ESPOSIZIONE DEI MOTIVI DELLA DECISIONE In via pregiudiziale si precisa che la presente sentenza viene redatta secondo lo schema contenutistico delineato dagli artt. 132 e 118 disp. att. c.p.c., come modificati dalla legge n. 69/09 (e quindi con omissione dello svolgimento del processo ed espressione succinta delle ragioni di fatto e diritto della decisione). Con atto di citazione notificato il 2/7/10, la CNI S.r.l. ha convenuto in giudizio MC, quale titolare dell omonima ditta, chiedendo: a) l accertamento dell avvenuta risoluzione del contratto di affiliazione commerciale stipulato dalle parti il , per 1

2 effetto della dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva comunciata dalla stessa attrice il ; b) la condanna della convenuta al pagamento della penale di di euro , prevista dall art. 4 del contratto del , oltre interessi legali dal al saldo effettivo, per aver posti in essere atti di concorrenza vietati, quali in particolare la vendita di prodotti commercilizzate da altre società e la pubblicizzazione di tali prodotti su una rivista del settore; c) la condanna della convenuta al pagamento della penale di euro prevista dall art. 10 del contratto, oltre interessi legali dal al saldo effettivo, per aver introdotto nel negozio merci provenienti da società concorrenti; d) la condanna della convenuta al pagamento di euro 974,40 a titolo di canone di affiliazione , oltre interessi legali dal al saldo effettivo; e) la condanna della convenuta al risarcimento degli ulteriori danni da inadempimento contrattuale subiti dall attrice, corrispondenti al mancato guadagno dell attrice, quantificato nella somma di euro Con comparsa depositata l 11/11/10 si è costituita in giudizio la convenuta ed ha contesto le domande dell attrice. In particolare, la convenuta ha eccepito in via pregiudiziale l incompetenza territoriale del Tribunale di Verona, nonché l improcedibilità della domanda per la mancata effettuazione del tentativo di conciliazione presso la sede della CCIA corrispondente alla residenza dell affiliato, mentre nel merito: a) ha chiesto la dichiarazione di nullità del contratto di franchising per violazione dell art. 4 L. 129/04 (in quanto l attrice non aveva consegnato la bozza del contratto ed i suoi allegati 30 giorni prima della sottoscrizione del contratto stesso) e quindi la condanna dell attrice 2

3 alla restituzione delle somme versate in esecuzione del contratto stesso; b) ha contestato l applicabilità delle penali pretese dall attrice (anche per invalidità delle relative clausole per difetto di sottoscrizione); c) ha chiesto la condanna dell attrice al risarcimento dei danni subiti per la fornitura di prodotti non corrispondenti alle prescrizioni di legge. Orbene, l eccezione pregiudiziale di incompetenza formulata dalla convenuta deve giudicarsi infondata, in quanto, a tacer d ogni altra considerazione, la parte si è limitata ad invocare il criterio del foro generale, senza alcun riferimento agli ulteriori criteri di collegamento previsti dall art. 20 c.p.c., sicché l eccezione deve considerarsi non proposta (v. sul punto Cass. n. 3989/11). Anche l eccezione di improcedibilità della domanda deve giudicarsi infondata, atteso che, anche ritenendo nulla la previsione del contratto di franchising che ha previsto l esperimento del tentativo di conciliazione presso la CCIA corrispondente alla sede dell attrice, e quindi ritenendo eterointegrata tale previsione con la sostituzione del corrispondente organismo di conciliazione relativo alla sede dell affiliato, nel caso di specie la convenuta, nella sua prima difesa, non ha formulato l istanza di sospensione prevista dall art. 40 comma 6 del D.L.vo 5/03, applicabile nella fattispecie in esame ratione temporis in virtù dell espresso richiamo contenuto nell art. 7 della Legge n. 129/04 (non essendo all epoca ancora entrato in vigore il D.L.vo n. 28/10). Quanto al merito, va premesso che la consegna della bozza di contratto di franchsing e dei relativi allegati nei trenta giorni precedenti la stipulazione del contratto stesso non è prescritta dall art. 4 della Legge n. 129/04 a pena di invalidità, ma rientra tra le 3

4 regole di comportamento e i doveri informativi (valorizzati dall art. 6 della medesima legge), la cui violazione può giustificare l adozione degli ordinari rimedi contrattuali (ossia l azione di annullamento per dolo od errore, condividendosi l orientamento dottrinario secondo cui l art. 8 della Legge n. 129/04 non esclude l applicabilità della disciplina generale contenuta nel Capo XII del Libro IV del Codice Civile). Nella fattispecie in esame la convenuta non solo non ha proposto le indicate azioni di annullamento, ma non ha neanche allegato in quale misura l eventuale deficit informativo abbia inciso sulla stipulazione del contratto. Ne consegue che le domande riconvenzionali di accertamento della nullità del contratto e di ripetizione dell indebito, a prescindere dall accertamento dell effettiva consegna preventiva della bozza di contratto e degli allegati, devono giudicarsi infondate e vanno rigettate. La stessa statuizione va pronunciata in riferimento alla domanda riconvenzionale di risarcimento del danno, posto che le allegazioni sulla mancanza delle necessarie informazioni tecniche sui prodotti forniti dall attrice sono state formulate in modo del tutto generico. Accertata la validità del contratto di franchising stipulato dalle parti ed escluso l inadempimento dell attrice fatto valere dalla convenuta, può procedersi all esame delle domande formulate con l atto di citazione. Al riguardo va rilevato che la convenuta non ha contestato di: a) essersi presentata nell aprile del 2009 come il distributore per il Veneto di prodotti di un impresa concorrente; b) di aver riconosciuto 4

5 l utilizzazione di prodotti di un impresa concorrente per l effettuazione di una pubblicità non autorizzata dall attrice; c) di aver venduto prodotti di società concorrenti in costanza di rapporto. Tali comportamenti devono quindi ritenersi provati a norma dell art. 115 comma 1 c.p.c. e giustificano, per un verso, l avvenuto esercizio da parte dell attrice del diritto potestativo di risoluzione del contratto previsto dall art. 11 delle sue condizioni generali (in conseguenza della violazione del divieto di attività concorrenziali previsto dall art. 4 e dall ultimo comma dell art. 11 delle medesime condizioni generali) e, per altro verso, l applicazione delle penali previste dalle citate diposizioni negoziali, con la duplice precisazione che: a) l art. 11 delle condizioni generali rientra tre le clausole richiamate con l indicazione del numero e dell oggetto nella specifica approvazione per iscritto in calce al contratto (nel rispetto quindi dell art comma 2 c.c.: v. Cass /04); b) la previsione di clausole penali non rientra tra le clausole vessatorie (v. Cass. n. 6558/10). Con specifico riferimento alle penali, va poi rilevato che la somma complessiva di per le attività di concorrenza vietate dall art. 4 e dall art. 11 delle condizioni generali del contratto appare manifestamente eccessiva, tenuto conto dell interesse dell attrice al rispetto del divieto (parametrato al guadagno potenziale garantito dall esecuzione del contratto di franchising e al consolidamento della propria posizione sul mercato locale) e della modesta entità dei guadagni possibili in caso di protrazione della corretta esecuzione del contratto per tutta la sua durata (quantificati dalla stessa attrice in 7.000). 5

6 Proprio tenuto conto di tali rilievi, le penali in esame devono essere ridotte d ufficio in base all art c.c. (v. sul punto Cass. SU n /05) all importo complessivo di , con la precisazione che la previsione di irriducibilità della penale contenuta nell art. 4 delle condizione generali deve ritenersi nulla per violazione della norma imperativa contenuta nel citato art c.c. (v. sul punto Cass. n /06). Ne consegue che la prima domanda condannatoria dell attrice può essere accolta limitata all importo su indicato, oltre interessi legali dalla messa in mora (25/5/09) al saldo. Deve invece giudicarsi infondata la domanda di risarcimento del danno ulteriore, posto che l omesso guadagno, nei termini esposti dalla stessa attrice, è stato considerato nella rideterminazione della penale e quindi non può essere, di per sé solo, giustificare un ulteriore statuizione risarcitoria. Infine, deve giudicarsi fondata e va accolta la domanda di condanna al pagamento delle royaties maturate fino alla risoluzione del contratto, pari ad 974,40, oltre interessi legali dalla messa in mora (25/5/09) al saldo. Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno quindi poste a carico della convenuta nella misura liquidata in dispositivo ex DM 140/12 (in rapporto al valore per cui è stata accolta la domanda). P.Q.M. definitivamente pronunciando: 1. dichiara l avvenuta risoluzione del contratto stipulato dalle parti per esercizio da parte dell attrice del diritto potestativo previsto dall art. 11 delle condizioni generali del contratto stesso; 6

7 2. condanna MC a pagare in favore della CNI S.r.l.: a) la somma di , oltre interessi legali dal 25/5/09 al saldo; b) la somma di 974,40, oltre Iva ed interessi legali dalla domanda al saldo; 3. rigetta le ulteriori domande dell attrice; 4. rigetta le domande della convenuta; 5. condanna MC a rimborsare alla CNI S.r.l. le spese di lite, che liquida in complessivi 3.000, di cui 350 per spese ed il resto per compenso, oltre CPA. Verona, 15/4/13 Il Giudice Dott. Pier Paolo Lanni 7

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