Parlamento Europeo: Risoluzione del 3 settembre 2008 sull impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2008/2038(INI))

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1 Parlamento Europeo: Risoluzione del 3 settembre 2008 sull impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2008/2038(INI)) 1

2 Il Parlamento europeo, - visto il Trattato CE, in particolare l articolo 2, l articolo 3, paragrafo e, e l articolo 152, - visto la legislazione comunitaria sui diritti delle donne e la parità tra donne e uomini, - viste la piattaforma d azione adottata alla quarta conferenza mondiale sulle donne a Pechino il 15 settembre 1995 e la sua risoluzione del 18 maggio 2000 sul seguito dato alla piattaforma d azione di Pechino, - vista la direttiva 89/552/CEE del Consiglio del 3 ottobre 1989, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l esercizio delle attività televisive (direttiva sui servizi dei media audiovisivi), 2

3 - vista le direttiva 2004/113/CE del Consiglio del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l accesso ai beni e servizi e loro fornitura - vista la tabella di marcia della Commissione per la parità tra donne e uomini (COM(2006)0092) e relativa valutazione d impatto (SEC(2006)0275), - Vista la sua risoluzione del 25 luglio 1997 sulla discriminazione della donna nella pubblicità - vista la risoluzione 1557(2007) dell Assemblea parlamentare del Consiglio d Europa dal titolo Image des femmes dans la publicité, 3

4 - visto il Patto europeo per la parità di genere adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles del 23 e 24 marzo 2006, - visto l articolo 45 del suo regolamento, - vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l uguaglianza di genere (A6-0199/2008), 4

5 A. considerando che la socializzazione (attraverso la scuola, la famiglia e l ambiente socioculturale) è un processo che genera identità e valori, convinzioni e atteggiamenti che conferiscono all individuo un posto e una funzione nella società in cui cresce e che quello d identificazione è un concetto chiave per comprendere i meccanismi di questo processo, B. considerando che occorre fare di più per promuovere un uso ragionevole e responsabile della televisione e delle nuove tecnologie, in ambito sia scolastico che domestico, fin dai primi anni di vita, 5

6 C. considerando che la pubblicità che presenta messaggi pubblicitari discriminatori e/o degradanti basati sul genere e gli stereotipi di genere sotto qualunque forma rappresentano ostacoli per una società moderna e paritaria, D. considerando che gli stereotipi possono contribuire a comportamenti che costituiscono altresì vettori di identificazione, E. considerando che la pubblicità e il marketing riflettono la cultura e contribuiscono altresì a crearla, 6

7 F. considerando che la pubblicità è una componente dell economia di mercato ed è uno degli aspetti della realtà cui ciascuno è confrontato nella vita quotidiana, G. considerando che la pubblicità può qualche volta presentare la vita reale degli uomini e delle donne in modo caricaturale, H. considerando che la discriminazione di genere nei media è tuttora diffusa e che la pubblicità e i media che presentano stereotipi di genere possono essere considerati come parte di tale fenomeno, 7

8 I. considerando che la pubblicità che presenta stereotipi di genere riproduce un iniqua distribuzione del potere tra i sessi, J. considerando che è necessario combattere gli stereotipi di genere a tutti i livelli della società per consentire l uguaglianza e la cooperazione tra le donne e gli uomini tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica, K. considerando che gli stereotipi di genere possono contribuire fin dai primi anni di socializzazione del bambino a una discriminazione di genere che consolida il perpetuarsi delle ineguaglianze tra uomo e donna lungo tutto l arco della vita e l emergere di comportamenti di segregazione in base al genere, 8

9 L. considerando che lo stereotipo di genere è controproducente e nel mercato del lavoro contribuisce a creare divisioni di genere nell ambito delle professioni in cui le donne generalmente guadagnano meno degli uomini, M. considerando che, per evitare di perpetuare stereotipi di genere occorre la partecipazione dell intera società, in quanto si tratta di una responsabilità che dovrebbe essere condivisa tra tutti i soggetti della società, N. considerando che occorre eliminare gli ostacoli che si frappongono alla trasmissione di un immagine positiva dell uomo e della donna nelle diverse situazioni sociali, 9

10 O. Considerando che i bambini sono un gruppo particolarmente vulnerabile, in quanto ripongono la loro fiducia non solo nelle figure di autorità ma anche nei personaggi di racconti, programmi televisivi, libri illustrati, materiale didattico, videogiochi, pubblicità di giocattoli ecc.; considerando che i bambini imparano imitando e mimando le proprie esperienze e che, per questo motivo, la pubblicità che presenta stereotipi di genere non solo influisce sullo sviluppo individuale, ma accentua anche la percezione per cui il sesso di appartenenza determina cosa è possibile e cosa non lo è, 10

11 P. considerando che la pubblicità sui vari media è parte della vita quotidiana di tutti; che è particolarmente importante che la pubblicità sui media sia disciplinata da norme etiche e/o giuridiche vincolanti e/o dai codici di condotta esistenti che proibiscono la pubblicità che trasmette messaggi discriminatori o degradanti basati sugli stereotipi di genere o che incita alla violenza, Q. Considerando che una pubblicità responsabile può influire positivamente sulle percezioni della società relativamente a nozioni come immagine del corpo, ruoli di genere e normalità e che la pubblicità può essere uno strumento efficace per opporsi e combattere gli stereotipi, 11

12 1. insiste sull importanza di dare alle donne e agli uomini le stesse possibilità di svilupparsi come individui; 2. rileva che gli stereotipi di genere esistono ancora in ampia misura malgrado i diversi programmi comunitari volti a conseguire la parità tra i sessi; 3. osserva che ulteriori ricerche potrebbero illustrare meglio il legame tra la pubblicità che presenta stereotipi di genere e l ineguaglianza tra i sessi; 4. esorta il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri ad avvalersi delle ricerche in suddetto campo e dei risultati che ne emergono e a provvedere a darne diffusione; 12

13 5. sottolinea l importanza del rispetto da parte dgli Stati membri degli impegni assunti in virtù del sopra citato Patto europeo per la parità di genere; 6. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a conformarsi agli orientamenti adottati tramite diversi programmi comunitari, come EQUAL, e alle direttive generali in materia di parità di genere; 7. invita il Consiglio e la Commissione a monitorare l attuazione delle vigenti disposizioni di diritto comunitario in materia di discriminazione sessuale e di incitamento all odio basato sul sesso; 13

14 8. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a lanciare campagne di sensibilizzazione contro gli insulti a sfondo sessista o le immagini degradanti della donna e dell uomo nella pubblicità e nel marketing; 9. invita gli Stati membri ad effettuare studi e predisporre relazioni sull immagine delle donne e degli uomini nella pubblicità e nel marketing; 10. sottolinea che la presenza di stereotipi negli spot pubblicitari trasmessi durante i programmi per i bambini costituisce un vero problema a causa delle sue potenziali ripercussioni sulla socializzazione di genere e, di conseguenza, sul modo in cui i bambini vedono sè stessi, i propri familiari e il mondo esterno; 14

15 11. Constata che gli sforzi volti a combattere gli stereotipi di genere nei media e nella pubblicità dovrebbero essere affiancati da strategie e misure educative per sensibilizzare i bambini fin dall infanzia e per sviluppare il senso critico fin dall età adolescenziale; 12. Insiste sul ruolo fondamentale che deve svolgere il sistema scolastico per lo sviluppo nei bambini di uno spirito critico verso l immagine e i media in generale, onde prevenire gli effetti sgraditi prodotti dal persistere di stereotipi sessisti nel marketing e nella pubblicità; 15

16 13. constata che è necessario mettere in discussione la suddivisione tradizionale dei ruoli per poter conseguire la parità dei sessi; 14. evidenzia in particolare la necessità di eliminare dai testi scolastici, dai giocattoli, dai videogiochi per pc e console, da Internet e dalle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione (TIC) e dalla pubblicità trasmessa dai vari tipi di media, i messaggi che ledono la dignità umana e che contengono stereotipi di genere; 15. rileva con estrema preoccupazione che l offerta di prestazioni sessuali sulla stampa, compresi i quotidiani locali, oltre a rafforzare lo stereotipo della donnaoggetto, rende tali messaggi visibili ed accessibili ai minori; 16

17 16. constata che è necessario condurre una formazione continua rivolta ai professionisti dei media e in collaborazione e in collaborazione con questi, e azioni di sensibilizzazione della società in merito agli effetti negativi degli sterotipi di genere; 17. richiama l attenzione sul fatto che i bambini e gli adolescenti fanno crescente uso della televisione e delle nuove tecnologie, che tale fenomeno inizia in età precoce e che la visione televisiva senza supervisione adulta è in aumento; 18. osserva che la rappresentazione dell ideale corporeo nella pubblicità e nel marketing può influire negativamente sull autostima delle donne e degli uomini, in particolare delle adolescenti e di quante sono esposte al rischio di disordini alimentari come l anoressia nervosa e la bulimia nervosa; invita i pubblicitari a considerare con attenzione il ricorso a modelle estremamente magre per la pubblicità dei prodotti; 17

18 19. invita gli Stati membri a provvedere con idonei mezzi affinchè il marketing e la pubblicità garantiscano il rispetto della dignità umana e dell integrità della persona, non comportino discriminazioni dirette o indirette nè contengano alcun incitamento all odio basato su sesso, razza o orifgine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, e non contengano elementi che, valutati nel loro contesto, approvino, esaltino o inducano alla violenza contro le donne; 20. riconosce il lavoro fin qui svolto dalle autorità di regolamentazione dei media di alcuni Stati membri per esaminare gli effetti degli sterotipi di genere ed esorta le competenti autorità di tutti gli Stati membri a condividere le migliori prassi in materia; 18

19 21. ricorda alla Commissione che la summenzionata direttiva 2004/113/CE, nella prima versione da essa proposta, trattava anche la discriminazione nei mass media; invita la Commissione ad intensificare il suo impegno nella lotta contro questo tipo di discriminazione; 22. sottolinea la necessità di buoni esempi (da una prospettiva di genere) nel campo dei media e della pubblicità per mostrare che un cambiamento è possibile e auspicabile; ritiene che gli Stati membri dovrebbero ufficializzare l aggiudicazione di un premio da parte dell industria pubblicitaria ai propri appartenenti e di un premio da parte del pubblico per i messaggi pubblicitari che si allontanano maggiormente dagli stereotipi di genere per dare un immagine positiva e valorizzante delle donne, degli uomini e dei rapporti fra i due sessi; 19

20 23. sottolinea la necessità di diffondere i principi della parità di genere nei media tramite pubblicazioni e programmi rivolti a differenti fasce di età e tendenti a far conoscere le migliori prassi e il rispetto per le differenze di genere; 24. sottolinea la necessità di intrattenere una discussione permanente nella pubblicità e nel marketing e il loro ruolo per quanto riguarda la creazione e il mantenimento di immagine stereotipate di genere; 25. invita gli Stati membri ad elaborare e lanciare iniziative didattiche informate a uno spirito di tolleranza e di astensione da ogni forma di stereotipo e aventi lo scopo di promuovere ka cultura della parità di genere attraverso idonei programmi educativi: 20

21 26. sottolinea che gli sterotipi di genere devono essere eliminati; 21

22 Cosa succede nel resto d Europa, prima della Risoluzione europea del settembre 2008? 22

23 In Austria, oltre ad un organismo di autocontrollo, c è una Legge per il trattamento paritario che stabilisce, tra le altre cose, che non si possono usare parti nude del corpo femminile per pubblicizzare prodotti che non siano direttamente correlati. 23

24 In Belgio vigilano addirittura due autorità, una per la lingua francese e una per il fiammingo. La legge richiede una particolare attenzione ai messaggi dove si usa il corpo umano senza alcun legame oggettivo e soggettivo con il prodotto commercializzato. Lo stesso concetto appare nella legislazione ceca, in quella finlandese e in quella slovacca. 24

25 In Francia si dedica un intero capitolo agli stereotipi sessuali, di genere e razziali e si scrive esplicitamente che la pubblicità non può ridurre la persona umana, e in particolare la donna, a un oggetto. 25

26 Riferimento al genere fanno anche i codici di autocontrollo in Germania, Ungheria e Irlanda, mentre in Polonia e in Olanda si proibiscono in modo sommario discriminazioni tra uomo e donna nella rappresentazione commerciale del corpo umano. 26

27 La legislazione più avanzata è quella svedese, dove si proibisce in maniera esplicita la visione vecchio stile dei ruoli sessuali e si condannano gli stereotipi. 27

28 In Gran Bretagna ci sono ben 3 enti preposti al controllo preventivo dei messaggi: uno per la stampa, cinema, mail e media in generale, uno solo per la televisione e uno solo per la radio. 28

29 Discorso a sé merita la Spagna. Qui la pubblicità sessista è illegale e la proibizione è inserita nella legge contro la violenza di genere. E la prima legge fatta approvare dal leader socialista Zapatero il 28 dicembre Si intitola Misure di prevenzione contro le violenze di genere. 29

30 In Italia esiste l Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP), un istituzione privata che si è data un codice di autoregolamentazione. Le aziende che si associano allo IAP devono rispettare questo codice. Inutile dire che la maggior parte delle case di moda non è associata. 30

31 la Ministra Carfagna, anche per le nostre continue segnalazioni che inoltriamo anche a lei per conoscenza, ha siglato con lo Iap un protocollo d intesa il 26 gennaio scorso. In questo protocollo si parla di accelerare il procedimento di ingiunzione di desistenza (punto c) e a verificare con la massima celerità le segnalazioni (punto 4). In Italia abbiamo anche un autorità pubblica o antitrust, l AGCM, che però si occupa, per quanto riguarda questo argomento, di pubblicità ingannevole. 31

32 Nei Comuni, dipende dalla grandezza, ci sono spazi dati in concessione e spazi pubblicitari di autonoma gestione. ad esempio a Milano ci sono mq. di spazi pubblicitari dati in concessione. Finora Il Comune non ha autorità preventiva su questi spazi, che rappresentano comunque una grossa entrata il Comune potrebbe far firmare un codice etico prima di concedere gli spazi. 32

33 Tenendo presente il punto P della Risoluzione europea, è stata presentata dal Comitato Immagine differente, un progetto di legge sulla parità e la non discriminazione tra i generi. 33

34 Moratoria cittadina delle pubblicità lesive della Dignità della Donna Città libere dalla pubblicità offensiva poiché essa legittima e genera violenza sulle donne 34

35 di aderire all iniziativa promossa dal Coordinamento Nazionale dell UDI sostenendo il contrasto delle pubblicità lesive della dignità di genere. Questa operazione non può essere considerata, né vuole essere in alcun modo una forma di censura, come anche precisato nel merito dalla Risoluzione Europea cui si fa riferimento di impegnarsi a tale contrasto, con apposita Delibera, facendo propria la Risoluzione Europea del 3 Settembre 2008 sull impatto di marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2008/2038 INI), che presenta come inammissibile il modello pubblicitario lesivo verso il genere femminile e indica agli Stati membri il compito di adeguare decretazioni e leggi in tal senso di sollecitare tutte le responsabilità diffuse sui territori a svolgere un ruolo attivo nel contrasto alla diffusione di modelli violenti nella relazione tra i sessi di coinvolgere l Ufficio Affissioni e Pubblicità, il Comando dei Vigili Urbani e ogni altro Ufficio competente e a disposizione del Comune la cui collaborazione venga considerata necessaria. 35

36 Abruzzo Penne (Pescara) Campania Napoli Campania Salerno Emilia Romagna Bologna Emilia Romagna Minerbio (Bologna) Emilia Romagna Ravenna Emilia Romagna Conselice (Ravenna) Emilia Romagna Cotignola (Ravenna) Emilia Romagna Solarolo (Ravenna) Emilia Romagna Bagnacavallo (Ravenna) Emilia Romagna Ferrara Emilia Romagna Jolanda di Savoia (Ferrara) Emilia Romagna Provincia di Modena Emilia Rpmagna Carpi (Modena) Emilia Romagna Bastiglia (Modena) Emilia Romagna Unione Comuni della Bassa Romagna Lazio Frosinone Lazio ROMA Lazio ROMA - Provincia di Roma Lazio ROMA Municipio Roma XVI Lazio Viterbo Lombardia Palazzolo sull'oglio (Brescia) Lombardia Provincia di Mantova Piemonte Barge (Cuneo) Piemonte Cuneo Piemonte Provincia di Cuneo Puglia Arnesano (Lecce) Puglia Campi Salentina (Lecce) Puglia Otranto (Lecce) Puglia Soleto (Lecce) Sardegna Sassari Sicilia Caltagirone (Catania) Sicilia Mascalucia (Catania) Sicilia Francofonte (Siracusa) Sicilia Niscemi (Caltanissetta) Sicilia Piazza Armerina (Enna) Sicilia San Giovanni La Punta (Catania) Sicilia Sant'Agata Li Battiati (Catania) Toscana Provincia di Massa Carrara Umbria Gubbio (Perugia) 36

37 Delibera di Bologna ha assunto i seguenti orientamenti -di aderire all'iniziativa promossa dal Coordinamento Nazionale dell'udi a sostegno della Moratoria della pubblicità lesiva della dignità di genere; - di chiedere agli organi di governo nazionale e regionale, per quanto di competenza, l attuazione della risoluzione Comunitaria n del 3 settembre 2008 del Parlamento Europeo sull impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2008/2038(INI)), che indica come inammissibile il modello pubblicitario lesivo verso il genere femminile indicando agli stati membri di adeguare decretazioni e leggi in tal senso. ha dato incarico di darne comunicazione a : Al Capo Dipartimento Servizi alle Famiglie - Dott.ssa Maria Grazia Bonzagni Alla Direttrice Settore Istruzione Dott.ssa Pompilia Pepe e p.c. Al Direttore Generale - Dott. Gaudenzio Garavini " All'Assessore Simona Lembi Il Segretario Generale Avv. Caterina Grechi 37

38 Delibera Roma Il Comune di Roma, proprio nel giorno della Festa della Donna, ha quindi sancito che, a decidere se definire o meno "la pubblicità lesiva della dignità della donna", sarà d'ora in poi una commissione tecnica costituita presso il Gabinetto del Sindaco. Entro 90 giorni dall'approvazione della delibera la Commissione sarà costituita congiuntamente con la Commissione delle Elette, la Delegata alle Pari Opportunità e le associazioni impegnate nel riconoscimento dei diritti delle donne. Il Sindaco Alemanno ha dichiarato, che "con questa delibera si vuole colpire quella strumentalizzazione e mercificazione del corpo delle donne a soli scopi commerciali. Ci sarà una Commissione che avrà la facoltà di giudicare se quei messaggi possono divenire messaggi subliminali di violenza o mercificazione del corpo delle donne: una società squilibrata, ove gli uomini sono più rappresentati sia nel mondo del lavoro che nel mondo politico, ha detto non può dare occasioni di crescita nè essere armonica". 38

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