MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE ai sensi del Decreto Legislativo 231/01

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1 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE ai sensi del Decreto Legislativo 231/01

2 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE ai sensi del D.Lgs. 231/01 2 INDICE DEFINIZIONI I PRINCIPI GENERALI DEL D. LGS. 231/ LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI I REATI PRESUPPOSTO L ADOZIONE DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE QUALE ESIMENTE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL ENTE ORGANISMO DI VIGILANZA SISTEMA DISCIPLINARE LE LINEE GUIDA ABI I MODELLI ORGANIZZATIVI L ORGANISMO DI VIGILANZA (ODV) IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE BANCA MARCHE IL CONCETTO DI MO&G PER IL GRUPPO BANCA DELLE MARCHE RILEVAZIONE DEI PROCESSI SENSIBILI IL MO&G E IL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI Principi e Regole di Comportamento ORGANISMO DI VIGILANZA Composizione dell Organismo di Vigilanza Nomina, durata in carica e sostituzione dei componenti dell OdV Compiti dell'organismo di Vigilanza Funzioni e poteri dell'organismo di Vigilanza Reporting verso il Consiglio di Amministrazione FLUSSI INFORMATIVI VERSO L ORGANISMO DI VIGILANZA SISTEMA DISCIPLINARE PRINCIPI GENERALI MISURE NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DIPENDENTE DELLA BANCA AI SENSI DEL D.LGS. 231/ MISURE NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI MISURE NEI CONFRONTI DI COLLABORATORI, CONSULENTI, ED ALTRI SOGGETTI TERZI INFORMAZIONE E FORMAZIONE INFORMATIVA E FORMAZIONE DEL PERSONALE INFORMATIVA AI COLLABORATORI, CONSULENTI ED ALTRI SOGGETTI TERZI SCHEMA DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE AI SENSI DEL D. LGS. 231/ STATUTO SOCIALE (FASCICOLO 200)... 47

3 ai sensi del D.Lgs. 231/ ORGANIGRAMMA (FASCICOLO 100) REGOLAMENTO DELLA BANCA (FASCICOLO 100) REGOLAMENTO COMITATI PERMANENTI DELEGHE DI POTERE (FASCICOLO 101) REGOLAMENTO DELLA NORMATIVA INTERNA (FASCICOLO 104) DOCUMENTO PROGRAMMATICO SULLA SICUREZZA (FASCICOLO PRIVACY) SISTEMA DI GESTIONE DELLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO (FASCICOLO 206) CODICE ETICO (FASCICOLO 110) CODICE DISCIPLINARE (FASCICOLO 205) PROCEDURA DI SEGNALAZIONE... 55

4 ai sensi del D.Lgs. 231/01 4 DEFINIZIONI Nel presente documento, le successive espressioni hanno il significato di seguito indicato: AUTORITÀ: Autorità Giudiziaria, Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni nazionali o estere, Consob, Banca d Italia, Antitrust, Borsa Italiana, Unità di Informazione Finanziaria (ex Ufficio Italiano Cambi), Garante per la protezione dei dati personali e altre Autorità di vigilanza italiane ed estere. BANCA, CAPOGRUPPO, SOCIETÀ, ENTE: Banca delle Marche S.p.A. CCNL: Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Aziende di credito, finanziarie e strumentali. CODICE ETICO: dichiarazione dei diritti, dei doveri, anche morali, e delle responsabilità interne ed esterne di tutte le persone e degli Organi che operano nelle società del Gruppo BM, finalizzata all affermazione dei valori e dei comportamenti riconosciuti e condivisi, anche ai fini della prevenzione e del contrasto di possibili illeciti ai sensi del D.Lgs. 8 giugno 2001, n CONTROLLATE: Società del Gruppo Bancario Banca delle Marche S.p.A. DIPENDENTI E PERSONALE: tutti coloro che intrattengono con la Banca un rapporto di lavoro subordinato. DIRIGENTI: coloro per i quali - secondo quanto previsto nell art. 2 del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende di credito, finanziarie e strumentali applicabile alla Banca - sussistano le condizioni di subordinazione di cui all art del codice civile ed in quanto ricoprano nell azienda un ruolo caratterizzato da un elevato grado di professionalità, di autonomia e di potere decisionale ed esplichino le loro funzioni di promozione, coordinamento e gestione generale al fine di realizzare gli obiettivi dell azienda, siano dalle rispettive aziende cui appartengono come tali qualificati. D.LGS. 231/2001 O DECRETO: Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001 e successive modificazioni ed integrazioni. GRUPPO: Banca delle Marche S.p.A. e le Società da essa controllate ai sensi dell art del Codice Civile e del TUB. LINEE GUIDA: le Linee Guida diramate dall ABI per la costruzione dei modelli di organizzazione e gestione ex D.Lgs. 231/2001, cui si è ispirata la Banca. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE O MO&G: insieme delle regole interne idoneo a prevenire i reati, così come previsto dagli articoli 6 e 7 del Decreto Legislativo 231/2001.

5 ai sensi del D.Lgs. 231/01 5 ORGANI SOCIALI: Assemblea dei Soci, Consiglio di Amministrazione, Presidente del Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale, Comitato Esecutivo della Banca e delle altre Società del Gruppo Banca delle Marche. ORGANISMO DI VIGILANZA o OdV: Organismo previsto dall art. 6 del Decreto, avente il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza del modello di organizzazione e gestione, nonché sull aggiornamento dello stesso. P.A.: la Pubblica Amministrazione, nazionale e comunitaria, inclusi i relativi funzionari ed i soggetti incaricati di pubblico servizio. PROCESSO SENSIBILE: processo nel cui ambito ricorre il rischio di commissione dei reati; trattasi dei processi nelle cui fasi, sottofasi o attività si potrebbero configurare le condizioni, le occasioni o i mezzi per la commissione di reati - presupposto. REATI PRESUPPOSTI: i reati ai quali si applica la disciplina prevista dal D.Lgs. 231/2001 e successive modifiche (per come eventualmente modificato ed integrato in futuro). REATI PECULIARI: i reati che possono presentare nell ambito bancario rischi di verificazione in ragione di specifiche attività della Banca. REATI GENERALI: i reati non connessi, se non in virtù di un rapporto occasionale, allo svolgimento dell attività bancaria. SCI: Sistema dei controlli interni adottato dalla Banca in ottemperanza a quanto previsto dalle istruzioni di vigilanza della Banca d Italia. SISTEMA DISCIPLINARE: insieme delle misure sanzionatorie applicabili in caso di violazione del MO&G. SOGGETTI APICALI: soggetti che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché i soggetti che esercitano anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (art. 5, comma 1, lett. a) del Decreto). VALORI: i valori enunciati nel Codice Etico.

6 ai sensi del D.Lgs. 231/ I PRINCIPI GENERALI DEL D. LGS. 231/ La responsabilità amministrativa degli Enti In data 8 giugno 2001 è stato emanato - in esecuzione della delega di cui all art. 11 della Legge 29 settembre 2000, n il Decreto Legislativo n. 231, entrato in vigore il 4 luglio successivo (di seguito Decreto ). Tale Decreto ha inteso adeguare la normativa nazionale in materia di responsabilità delle persone giuridiche ad alcune convenzioni internazionali, cui l Italia ha da tempo aderito. Lo stesso recepisce una serie di provvedimenti comunitari ed internazionali che spingono verso la responsabilizzazione della persona giuridica, individuando, in tale intervento, un presupposto necessario ed indefettibile per la lotta alla criminalità economica. In particolare, il Consiglio d Europa ha da tempo segnalato l esigenza di creare un apparato sanzionatorio, riferibile all ente, concretamente idoneo a tutelare gli interessi (prevalentemente economici) dell Unione Europea. Il D.Lgs. 231/2001, recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica ha introdotto, per la prima volta in Italia, una peculiare forma di responsabilità degli Enti che si configura ogni qualvolta i reati presupposto, per i quali si richiede che siano stati commessi nell interesse o a vantaggio dell Ente medesimo, vengano posti in essere: 1) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione o da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo (soggetti in posizione apicale); 2) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti prima indicati (soggetti in posizione subordinata). Il reato commesso dalle persone fisiche (soggetti in posizione apicale o sottoposti), per avere rilevanza ai fini della responsabilità amministrativa dell Ente, deve costituire espressione della politica aziendale ovvero, quanto meno, derivare da una colpa di organizzazione. La responsabilità dell Ente va, quindi, a cumularsi con quella della persona fisica che ha commesso il fatto illecito. La nuova responsabilità, introdotta dal D.Lgs. 231/2001, mira a coinvolgere, nell ambito delle fattispecie criminose espressamente sancite, il patrimonio degli Enti in presenza dei presupposti di cui sopra. Il regime sanzionatorio di cui al Decreto in esame prevede sempre l irrogazione di una sanzione pecuniaria; per i casi più gravi sono previste anche misure interdittive, quali la sospensione o revoca di licenze e concessioni, il divieto di contrarre con la P.A., l interdizione dall esercizio dell attività (che però non può essere applicata alle banche in via cautelare vedi D.Lgs. 9 luglio 2004 N.197, art. 4 che ha introdotto nel D.Lgs. 385/93 l art bis), l esclusione o revoca di finanziamenti e

7 ai sensi del D.Lgs. 231/01 7 contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi. 1.2 I Reati Presupposto La trattazione dei singoli reati previsti dal Decreto è contenuta nel documento I reati presupposto della responsabilità amministrativa ai sensi del D. Lgs. 231/2001 e successive modifiche che sarà aggiornato in parallelo alla introduzione di nuove fattispecie di reato presupposto o a seguito di modifiche della disciplina legislativa comunque rilevanti. Si elencano qui di seguito le fattispecie delittuose rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/01. A) Reati previsti dal D. Lgs. 231/01 art. 24: - Malversazione a danno dello Stato (art. 316 bis c.p.) - Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316 ter c.p.) - Truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640, 2 comma n. 1 c.p.) - Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) - Frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640 ter c.p.) B) Reati introdotti dall art. 7 della L n. 48 (art. 24 bis D.Lgs. 231/01): - Falsità in documenti informatici (art. 491 bis c.p.) - Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.) - Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615 quater c.p.) - Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615 quinquies c.p.) - Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617 quater c.p.) - Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617 quinquies c.p.) - Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635 bis c.p.) - Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635 ter c.p.) - Danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635 quater c.p.)

8 ai sensi del D.Lgs. 231/ Danneggiamento di sistemi informatici o telematici per pubblica utilità (art. 635 quinquies c.p.) - Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640 quinquies c.p.) C) Reati introdotti dall art. 2, comma 29, della L.15 luglio 2009 n. 94 (art. 24 ter D. Lgs. 231/01): - Associazione per delinquere (art. 416 c.p.) - Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416 bis c.p.) - Delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall art. 416 bis c.p. ovvero al fine di agevolare l attività delle associazioni di tipo mafioso - Scambio elettorale politico mafioso (art. 416 ter c.p.) - Sequestro di persona a scopo di estorsione (630 c.p.) - Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope (art. 74 DPR 309/90) - Delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall art. 2, comma 3, L. 110/1975 (art. 407 comma 2 lettera a) numero 5) c.p.p.). D) Reati previsti dal D. Lgs. 231/01 art. 25: - Concussione (art. 317 c.p.) - Corruzione per un atto d ufficio (artt. 318 e 320 c.p.) - Corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio (artt. 319 e 320 c.p.) - Corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter c.p.) - Induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319 quater c.p.) - Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.) E) Reati introdotti dalla L. 23 novembre 2001 n. 409 (Disposizioni in vista dell introduzione dell Euro) e dall art. 15, comma 7, della L. 23 luglio 2009 n. 99 (Art. 25 bis D.Lgs. 231/01): - Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.) - Alterazione di monete (art. 454 c.p.) - Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.) - Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.)

9 ai sensi del D.Lgs. 231/ Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.) - Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.) - Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.) - Uso di valori di bollo contraffatti o alterati (art. 464 c.p.) - Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (art. 473 c.p.) - Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.) F) Reati introdotti dall art. 15, comma 7, della L. 23 luglio 2009 n. 99 (art. 25 bis 1 D. Lgs. 231/01): - Turbata libertà dell industria o del commercio (art. 513 c.p.) - Illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513 bis c.p.) - Frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.) - Frode nell esercizio del commercio (art. 515 c.p.) - Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.) - Vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.) - Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517 ter c.p.) - Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517 quater c.p.) G) Reati introdotti dall art. 3 del D.Lgs. 11 aprile 2002 n. 61 (Art. 25 ter D.Lgs. 231/01): - False comunicazioni sociali (art c.c.) - False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art c.c.) - Falso in prospetto (art. 173 bis D. Lgs. 58/98) - Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art c.c.) - Impedito controllo (art. 2625, 2 comma c.c.) - Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.) - Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.) - Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.) - Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.)

10 ai sensi del D.Lgs. 231/ Formazione fittizia del capitale (art c.c.) - Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.) - Corruzione tra privati (art c.c.) - Illecita influenza sull assemblea (art c.c.) - Aggiotaggio (art c.c.) - Ostacolo all esercizio delle funzioni delle Autorità Pubbliche di Vigilanza (art c.c.) - Omessa comunicazione del conflitto d interessi (art bis), introdotto dall art. 31 della L. 262/2005. H) Delitti con finalità di terrorismo e di eversione dell ordine democratico contemplati dall art. 25 quater del D. Lgs. 231/01, introdotto dall art. 3 della L n. 7. I) Reati introdotti dall art. 3 della L n. 7 (art. 25 quater 1 D.Lgs. 231/01): - Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583 bis c.p.) J) Reati introdotti dall art. 5 della L n. 228 (art. 25 quinquies D.Lgs. 231/01): - Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.) - Tratta di persone (art. 601 c.p.) - Acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.) - Prostituzione minorile (art. 600 bis c.p.) - Pornografia minorile (art. 600 ter c.p.) - Detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c.p.) - Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600 quinquies c.p.) K) Reati e illeciti amministrativi introdotti dalla L. 18 aprile 2005 n. 62 (art. 25 sexies D.Lgs. 231/01): - Abuso di informazioni privilegiate (art. 184 e 187 bis D.Lgs. 58/98) - Manipolazione del mercato (art. 185 e 187 ter D.Lgs. 58/98) L) Reati introdotti dall art. 9 della L. 3 agosto 2007 n. 123 e successivamente modificati dall art. 300 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (Art. 25 septies D.Lgs. 231/01): - Omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (art. 589 c.p.) - Lesioni colpose gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (art comma c.p.)

11 ai sensi del D.Lgs. 231/01 11 M) Reati introdotti dal Decreto Legislativo 21 novembre 2007 n. 231, recante attuazione della Direttiva 2005/60/CE (che ha abrogato il riferimento contenuto nell art. 10 commi 5 e 6 L. 146/2006 ai reati ex art. 648 bis e 648 ter) (Art. 25 octies). - Ricettazione (art. 648 c.p.) - Riciclaggio (art. 648 bis c.p.) - Impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.) N) Reati introdotti dall art. 15, comma 7, della L. 23 luglio 2009 n. 99 (art. 25 novies D. Lgs. 231/01): - Reati previsti dagli articoli 171, primo comma, lettera a-bis e terzo comma, 171 bis, 171 ter, 171 septies, 171 octies della L n. 63, in materia di protezione del diritto d autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. O) Reato introdotto dall art. 4, comma 1, della L. 3 agosto 2009 n. 116 e modificato dal D.lgs. 121/2011 (art. 25 decies D.Lgs. 231/01): - Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377 bis c.p.). P) Reati introdotti dall art. 2 del D.Lgs. 121/2011 (art. 25 undecies D.Lgs. 231/01): - Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art. 727 bis c.p.) - Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto (art. 733 bis c.p.) - Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose (art. 137, comma 2, D.Lgs. 152/06) - Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose in difformità da prescrizioni (art. 137, comma 3, D.Lgs. 152/06) - Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose oltre i valori limite (art. 137, comma 5, D.Lgs. 152/06) - Scarichi su suolo, sottosuolo e acque sotterranee (art. 137, comma 11, D.lgs. 152/06); Artt. 103 e 104 D.Lgs. 152/06 - Scarico da navi o aeromobili di sostanze vietate (art. 137, comma 13, D.Lgs. 152/06) - Attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256, comma 1, D.Lgs. 152/06) - Discarica non autorizzata (art. 256, comma 3, D.Lgs. 152/06) - Miscelazione di rifiuti (art. 256, comma 5, D.Lgs. 152/06) - Deposito temporaneo rifiuti sanitari pericolosi (art. 256, comma 6, D.Lgs. 152/06)

12 ai sensi del D.Lgs. 231/ Bonifica dei siti inquinamento (art. 257, comma 1, D.Lgs. 152/06) - Bonifica dei siti inquinamento da sostanze pericolose (art. 257, comma 2, D.Lgs. 152/06) - Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258, comma 4, D.Lgs. 152/06) - Traffico illecito di rifiuti (art. 259, comma 1, D.Lgs. 152/06) - Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260, comma 1, D.Lgs. 152/06) - Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti ad alta radioattività (art. 260, comma 2, D.Lgs. 152/06) - Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (art. 260 bis, comma 6, 7, 8, D.Lgs. 152/06) - Superamento valori limite di emissione e di qualità dell'aria (art. 279, comma 5, D.Lgs. 152/06) - Reati relativi all'applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione (art. 1, comma 1 e 2, art. 2 comma 1 e 2, art. 3 bis, comma 1, e art. 6, comma 4, D.Lgs. 150/92) - Cessazione e riduzione dell impiego delle sostanze lesive (art. 3, comma 6, L. 549/93) - Inquinamento provocato da navi (art. 8, comma 1 e 2, art. 9 comma 1 e 2, D.Lgs. 202/07) Q) Reati introdotti dall art. 2 del D.Lgs. 16 luglio 2012, n. 109 (art. 25 duodecies D.lgs. 231/01): - Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 22, comma 12 bis, D.Lgs. 286/1998) R) Delitti transnazionali introdotti dall art. 10 della L. 16 marzo 2006 n. 146: - Associazione per delinquere (art. 416 c.p.) - Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416 bis c.p.) - Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (art. 291 quater D.P.R. 43/1973) - Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope (art. 74 DPR 309/90) - Riciclaggio (art. 648 bis c.p.) - Impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.) - Violazione delle disposizioni in materia di immigrazioni clandestine (art. 12 del D.Lgs. 286/98)

13 ai sensi del D.Lgs. 231/ Induzioni a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria (art. 377 bis c.p.) - Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) 1.3 L adozione del Modello di Organizzazione e Gestione quale esimente della Responsabilità Amministrativa dell Ente Gli artt. 6 e 7 disciplinano le condizioni al verificarsi delle quali l Ente non incorre in responsabilità amministrativa in relazione, rispettivamente, a reati commessi da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza. In particolare, l art. 6 stabilisce che, nel caso di reato commesso da soggetti che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da soggetti che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (c.d. soggetti apicali ), l Ente non risponde se prova che: (a) l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; (b) il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento sia stato affidato a un Organismo dell Ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (l Organismo di Vigilanza); (c) non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell Organismo di Vigilanza in ordine ai modelli di organizzazione e gestione; (d) i soggetti abbiano commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e gestione. Con riferimento agli illeciti perpetrati da soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza, l art. 7 precisa che l Ente risponde solo se la commissione del reato è stata resa possibile dall inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza. Detta inosservanza è, in ogni caso, esclusa qualora l Ente, prima della commissione del reato, abbia adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Tale modello deve in ogni caso rispondere alle seguenti esigenze: individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati previsti dal Decreto; prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell Ente in relazione ai reati da prevenire e alle attività a rischio di reato; individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di tali reati; prevedere obblighi di informazione nei confronti dell Organismo deputato a

14 ai sensi del D.Lgs. 231/01 14 vigilare sul funzionamento e l osservanza del modello; introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. L art. 6, comma 1, lett. a) del Decreto, riferisce infine che è l organo dirigente ad adottare ed efficacemente attuare il modello di organizzazione e gestione. Il dettato della norma, necessariamente generico, data l assoluta diversità dei soggetti cui il decreto si riferisce, consente di ritenere che, per Banca Marche, l organo dirigente sia il Consiglio di Amministrazione ORGANISMO DI VIGILANZA In via generale si osserva come il legislatore abbia inteso chiarire che la mera elaborazione di direttive e linee guida di comportamento non sia sufficiente ad escludere la responsabilità dell Ente per i reati eventualmente commessi nel suo interesse o a suo vantaggio. Così delineato il modello di organizzazione e gestione è solo astrattamente idoneo a prevenire i reati di cui al Decreto, mentre è necessario che il modello stesso sia anche efficacemente attuato. Il Decreto (art. 6, comma 1, lett. b) richiede, dunque, l istituzione di un Organismo di Vigilanza (di seguito anche OdV ) con il compito di vigilare sul funzionamento, sull efficacia e sull osservanza del predetto Modello e di curarne l aggiornamento. I compiti assegnati all OdV comportano che lo stesso debba essere dotato di adeguati poteri e della necessaria autonomia SISTEMA DISCIPLINARE L ente deve prevedere, inoltre, un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello di organizzazione e gestione. Il sistema disciplinare deve avere riguardo all attività sia dei vertici aziendali che delle persone sottoposte all altrui direzione. L Ente deve reagire alla violazione delle regole di condotta, anche se il comportamento del soggetto non contempli gli estremi del reato ovvero non determini responsabilità amministrativa dell Ente medesimo. La sanzione disciplinare deve essere proporzionata alla violazione commessa.

15 ai sensi del D.Lgs. 231/ LE LINEE GUIDA ABI L Associazione Bancaria Italiana, alla luce delle disposizioni contenute nel D.Lgs. 231/01, ha predisposto le Linee Guida dell Associazione Bancaria Italiana per l adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle Banche. I punti fondamentali sviluppati dalle suddette linee guida possono essere così brevemente riassunti. 2.1 I modelli organizzativi Le Banche, in ragione della disciplina speciale primaria e regolamentare ad esse applicabile, sono società in cui la cultura del controllo è fortemente sviluppata; le stesse sono dotate di complessi sistemi di regole interne che assolvono alla funzione di organizzare il sistema dei poteri, delle deleghe e dei controlli; di procedimentalizzare e disciplinare le attività svolte nel proprio ambito; di disciplinare i flussi informativi tra le varie funzioni e/o organi. Tali regole contenute in ordini di servizio, disposizioni interne, fascicoli normativi, codici di autodisciplina, codice deontologici, codici disciplinari ecc., già di per sé possono costituire dei modelli organizzativi o quanto meno la base precettiva di ciò che costituisce un modello organizzativo ai sensi del D. Lgs. 231/01, che, in quanto tale, deve essere funzionale alla prevenzione dei reati ivi contemplati. Spetta all organo dirigente valutare e decidere gli interventi da espletare al fine di dotare l ente di un modello organizzativo idoneo. 2.2 L Organismo di Vigilanza (OdV) Attesa la genericità con la quale il Decreto definisce l Organismo di Vigilanza, sono astrattamente configurabili soluzioni eterogenee circa la struttura, la composizione ed il funzionamento dell Organismo medesimo. In ogni caso, affinché l OdV possa assolvere in modo esaustivo i compiti ad esso assegnati dall art. 6 del Decreto, è necessario che lo stesso sia dotato di adeguati poteri. In particolare, si ritiene che lo stesso debba: disporre di un budget idoneo ad assumere decisioni di spesa necessarie per assolvere alle proprie funzioni; poter colloquiare alla pari, senza vincoli di subordinazione gerarchica, anche con i vertici della Banca; poter costituire, in ragione della professionalità ed indipendenza dei propri componenti, un riferimento credibile per i dipendenti della Banca e per i soggetti esterni; essere dotato di poteri di richiesta ed acquisizione di informazioni da e verso ogni livello e settore della Banca;

16 ai sensi del D.Lgs. 231/01 16 poter essere il soggetto che accerta i comportamenti e propone le sanzioni a carico di coloro che abbiano violato le prescrizione del modello organizzativo. È necessario che siano azionabili flussi informativi tali da permettere all OdV di svolgere efficacemente il proprio compito. L OdV deve, pertanto, essere messo in grado di accedere a tutte le fonti di informazione dell Ente, poter prendere visione di documenti e consultare dati relativi all Ente, senza necessità di autorizzazioni. Va da sé che tutti i componenti dell Organismo in questione devono essere espressamente vincolati a mantenere riservati i documenti e le informazioni acquisite nello svolgimento del proprio compito e che deve essere assicurato il rispetto della vigente disciplina in materia di privacy ricorrendo, se necessario, al potere di indirizzo e controllo del Garante. È inoltre opportuno che la Banca preveda l uso di canali di comunicazione interna che consentano ai dipendenti di riferire direttamente all organismo di controllo sui comportamenti criminosi eventualmente riscontrati. 1. Il contenuto del modello organizzativo Individuazione delle attività nel cui ambito possono essere commessi i reati. Le Banche devono procedere ad una mappatura delle attività o funzioni aziendali nell ambito delle quali possono essere commessi reati rilevanti ai sensi del Decreto, al fine di commisurare i presidi da adottare in relazione all esistenza di rischi concreti. Alla luce di tale attività sarà possibile valutare l idoneità dei presidi esistenti ed assumere decisioni in ordine alla eventuale implementazione delle procedure di controllo. In questo contesto rileva la distinzione tra reati peculiari, che possono presentare rischi di verificazione in ragione di specifiche attività della banca, e reati generali, non connessi, se non in virtù di un rapporto occasionale, allo svolgimento dell impresa bancaria e quindi non riconducibili a specifiche aree di attività. Mentre per i primi si rende necessaria la verifica dei presidi esistenti al fine del loro eventuale adeguamento alle prescrizioni del decreto, per i secondi si ritengono sufficienti modelli organizzativi generali che richiamino principi di correttezza e probità. Previsione di regole dirette a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire e individuazione delle modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati. L Ente deve adottare meccanismi di procedimentalizzazione delle decisioni (o perfezionare quelli esistenti) al fine di rendere documentate e verificabili le fasi del processo decisionale, impedendo così la gestione impropria delle risorse finanziarie.

17 ai sensi del D.Lgs. 231/ La pubblicità dei modelli Pubblicità e diffusione L Ente deve dare piena pubblicità al modello organizzativo adottato al fine di assicurare che i destinatari siano a conoscenza delle procedure che devono seguire per adempiere correttamente alle proprie mansioni. A tal fine può essere utilizzato il normale sistema delle comunicazioni interne, delle circolari e dei manuali operativi. Formazione La Banca deve curare per tutto il personale dipendente corsi di formazione, con particolare attenzione ai neo-assunti ed ai dipendenti che sono chiamati a svolgere un nuovo incarico, essendo costoro posti di fronte ad una diversa realtà lavorativa. 3. Il sistema disciplinare Il sistema disciplinare deve avere riguardo all attività sia dei vertici aziendali che delle persone sottoposte all altrui direzione. Giova ricordare che il potere disciplinare è un potere privato concesso in via eccezionale già dal Codice Civile del 1942 al fine di consentire, nell ambito di un rapporto di durata, una reazione agli inadempimenti che non si ritenessero di gravità tale da terminare la risoluzione del rapporto. Proprio questa sua particolare funzione spiega l introduzione da parte della L. 300/70 del Codice Disciplinare, della sua pubblicazione e, più in generale, della procedimentalizzazione del potere disciplinare contestualmente alla stabilizzazione reale dei rapporti di lavoro. La Banca deve tempestivamente reagire alla violazione delle regole di condotta, anche se il comportamento del soggetto non integri gli estremi del reato ovvero non determini responsabilità diretta della Banca medesima. La reazione della Banca può quindi prescindere dall accertamento della rilevanza penale della condotta del soggetto. Infatti, costituisce un principio giuslavoristico consolidato, ben estensibile anche ai rapporti di lavoro parasubordinato, quello secondo cui la gravità del comportamento del lavoratore e l idoneità ad incidere, in maniera più o meno intensa, sul vincolo di fiducia che lo lega all azienda, possono e debbono essere valutate separatamente dalla eventuale rilevanza penale della condotta. Soggetti in posizione apicale Occorre esplicitare, nell ambito del rapporto in essere con la banca (di lavoro subordinato e/o di parasubordinazione e/o di amministrazione), la rilevanza delle violazioni poste in essere rispetto alla normativa in esame ai fini di un anticipata risoluzione del rapporto stesso o dell adozione di altre possibili sanzioni. Le sanzioni disciplinari potranno essere individuate tenendo conto sia del ruolo e dell attività svolta dai soggetti sia dell effettività, ossia dell idoneità di dette sanzioni a svolgere in via preventiva una funzione deterrente e, successivamente alla loro adozione, una funzione realmente sanzionatoria.

18 ai sensi del D.Lgs. 231/01 18 Soggetti sottoposti all altrui direzione La previsione e l attuazione di un sistema disciplinare per i lavoratori subordinati, costituisce un elemento connaturato (in virtù di quanto previsto dagli artt. 2086, 2094 e 2106 c.c.) al rapporto di lavoro stesso e si estrinseca attraverso l elaborazione di un codice disciplinare e l applicazione delle misure ivi contenute. Si deve sottolineare come, dal contenuto del Decreto, sembri emergere l intento di attribuire anche ai dipendenti un ruolo attivo nella prevenzione e nell accertamento degli illeciti. A tale riguardo, il meccanismo tradizionale del riferire al proprio superiore potrebbe non essere sufficiente, specie se la valutazione di rischio deriva proprio da una prassi introdotta dal superiore gerarchico ovvero da un comportamento di quest ultimo. Potrebbe quindi essere utile che la Banca preveda la possibilità di azionare canali di comunicazione interna, attraverso i quali i dipendenti possano riferire direttamente all Organismo di Vigilanza - di cui all art. 6, comma 1, lett. b) del Decreto - sui comportamenti illeciti eventualmente riscontrati. 4. Il modello nei confronti dei parasubordinati e dei lavoratori autonomi Lavoratori parasubordinati. Nel novero dei soggetti sottoposti all altrui direzione, destinatari del modello di organizzazione, rientrano non solo i lavoratori subordinati, ma anche i lavoratori legati all ente da rapporti di collaborazione e, comunque, sottoposti ad una più o meno intensa attività di vigilanza e direzione da parte dell ente. I rapporti di parasubordinazione (quali ad esempio quelli con promotori finanziari o consulenti esterni), pur avendo natura autonoma, si caratterizzano per la continuità della prestazione e la coordinazione della stessa con l attività del destinatario della prestazione. Si ritiene dunque che la Banca possa essere chiamata a rispondere anche dell operato dei lavoratori parasubordinati, benché appaia improbabile che gli stessi commettano, nell interesse o a vantaggio dell ente, uno dei reati previsti dal decreto. Naturalmente, attesa la posizione giuridica del lavoratore parasubordinato, la Banca non dovrà dotarsi al riguardo di un sistema disciplinare in senso stretto, potendo inserire nella disciplina contrattuale la rilevanza dell inadempimento nelle materie che qui interessano anche ai fini della risoluzione anticipata del rapporto. Lavoratori autonomi Poiché operano in totale autonomia e autodirezione, i lavoratori autonomi non possono essere fatti rientrare nel novero dei soggetti sottoposti all altrui direzione. Pertanto la Banca non è tenuta a garantire il rispetto del modello da parte di costoro a meno che non rientrino nella categoria dei soggetti aventi un rapporto organico con essa.

19 ai sensi del D.Lgs. 231/ I modelli nel gruppo bancario Ferma restando l opportunità che ciascuna società del Gruppo valuti autonomamente le iniziative da assumere, sarà cura della Capogruppo informare le controllate degli indirizzi da essa assunti in relazione alla prevenzione dei reati di cui al D. Lgs. 231/01 e suggerire criteri generali cui queste dovranno uniformarsi, con gli opportuni adattamenti in considerazione delle specifiche strutture.

20 ai sensi del D.Lgs. 231/ IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE BANCA MARCHE Banca delle Marche S.p.A., capogruppo dell omonimo Gruppo, è da sempre attenta a sani principi di gestione e di controllo, definiti e normati da un completo sistema di regole interne, adeguatamente attuato e pubblicizzato. Inoltre, la Banca ha già da tempo adottato e diffuso ai propri dipendenti e collaboratori un proprio Codice Etico, che delinea i principi morali del Gruppo ed impone doveri generali di comportamento morale e di conformità alle disposizioni di legge ed alle normative interne. Nella predisposizione del presente documento si è opportunamente tenuto conto delle Linee Guida predisposte dall Associazione Bancaria Italiana, illustrate nei tratti salienti al precedente punto 2 ed approvate dal Ministero della Giustizia. 3.1 Il concetto di MO&G per il Gruppo Banca delle Marche Nella accezione di Banca delle Marche, per Modello di Organizzazione e Gestione (MO&G) si intende l insieme delle regole interne di cui la Banca si è dotata in funzione delle specifiche attività svolte e del controllo dei relativi rischi connessi, che si articola nei seguenti componenti base: Statuto della Banca; Organigramma aziendale; Regolamento interno delle strutture aziendali (nel quale sono contenute anche le regole e le competenze attribuite ai Comitati Permanenti istituiti dal CdA); Sistema delle deleghe dei poteri; Fascicoli normativi, circolari e ordini di servizio, che disciplinano processi e procedure operative; Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro (SGSL), ai sensi del D.Lgs. 81/2008; Documento Programmatico sulla Sicurezza declinato nella normativa interna ; Codice Etico; Sistema Disciplinare; a cui, a fronte delle indicazioni del D.Lgs. 231/01, sono stati aggiunti i seguenti elementi: Organismo di Vigilanza (componenti e compiti); Modalità e criteri per l aggiornamento del MO&G; Procedura di segnalazione. Come qualsiasi altro sistema organizzativo e di gestione con strumenti di controllo definiti e regolamentati, il MO&G si regge sul principio indefettibile del normale, regolare e legittimo comportamento dei suoi attori, contrastando in via di principio le devianze che

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