Allegato A DIRETTIVE PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE INERENTI LA SICUREZZA DEGLI ALIMENTI E DEI MANGIMI NELLA REGIONE TOSCANA

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1 Allegato A DIRETTIVE PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE INERENTI LA SICUREZZA DEGLI ALIMENTI E DEI MANGIMI NELLA REGIONE TOSCANA

2 INDICE Premessa CAPO 1: UNITA DI CRISI 1.1 Unità di crisi della Regione Toscana 1.2 Unità di crisi delle Aziende USL CAPO 2: FUNZIONI 2.1 Funzioni dell Unità di crisi della Regione Toscana 2.2 Funzioni dell Unità di crisi delle Aziende USL CAPO 3: LABORATORI COINVOLTI NEL PIANO DI EMERGENZA CAPO 4: AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE CAPO 5: COMUNICAZIONE CAPO 6: PUNTI DI CONTATTO CAPO 7: PROCEDURE OPERATIVE PER L ATTIVAZIONE DEL PIANO NAZIONALE 7.1 Attivazione del Piano nazionale in concordanza con il Piano generale dell Unità di crisi comunitaria 7.2 Attivazione del Piano nazionale sulla base di segnalazione dalle Unità di crisi delle aziende USL 7.3 Attivazione del Piano nazionale sulla base di segnalazione dall Unità di crisi della Regione Toscana CAPO 8: TERMINE DELLA CRISI

3 Premessa La decisione n. 478 della Commissione (CE) del 29 aprile 2004, relativa all adozione di un piano generale di gestione delle crisi nel settore degli alimenti e dei mangimi, individua, ai sensi dell articolo 55 del regolamento (CE) n. 178/2002, le situazioni che comportano rischi diretti o indiretti per la salute umana derivanti da alimenti e mangimi che, verosimilmente, le disposizioni in vigore non sono in grado di prevenire, eliminare o ridurre ad un livello accettabile o che non possono essere gestiti in maniera adeguata mediante la sola applicazione degli articoli 53 e 54 dello stesso regolamento. La sezione 2.1 dell allegato alla predetta decisione, per l insediamento dell Unità di crisi comunitaria e l attuazione del Piano di emergenza per la sicurezza degli alimenti e dei mangimi da parte di tutte le parti interessate, individua i seguenti fattori critici: a) situazioni che implicano seri rischi, diretti o indiretti, per la salute umana e/o percepiti come tali; b) diffusione o possibile diffusione del rischio attraverso una parte considerevole della catena alimentare; c) potenziale ampiezza del rischio per più stati membri o Paesi terzi. L articolo 13 del regolamento (CE) n. 882/2004 prescrive l obbligo per gli stati membri di elaborare piani operativi di emergenza in cui si stabiliscano le misure da attuarsi senza indugio allorché risulti che mangimi o alimenti presentino un serio rischio per gli esseri umani o gli animali, direttamente o tramite l ambiente. Sussiste l esigenza che le misure siano adeguate al rischio, proporzionali al livello di protezione ricercato, non discriminanti, coerenti con quelle già prese in situazioni analoghe o che fanno uso di approcci analoghi. Pertanto, si rende necessario: - creare procedure operative appropriate ed uniformi per la gestione delle emergenze, garantendo la salute pubblica; - migliorare le procedure gestionali da attuare in occasione del verificarsi di emergenze dovute all immissione in commercio di alimenti dannosi per la salute pubblica; - applicare il principio di precauzione quando sussiste un incertezza o quando non esistono informazioni scientifiche complete sul rischio potenziale; - considerare la necessità di intervenire rapidamente adottando tutte le misure necessarie quando esista anche la sola possibilità che un alimento possa produrre effetti nocivi sulla salute. In attuazione dell articolo 13 del regolamento (CE) n. 882/2004 e in conformità a quanto stabilito dall intesa il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano n. 6/CSR del 24 gennaio 2008, la Regione Toscana emana, per gli aspetti di propria competenza, direttive per la gestione delle emergenze inerenti la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, in concordanza con il piano generale comunitario. CAPO 1: UNITA DI CRISI La Regione Toscana si raccorda e collabora con le seguenti unità di crisi: - Unità di crisi nazionale; - Unità di crisi regionali e delle province autonome; - Unità di crisi delle aziende USL.

4 1.1 Unità di crisi della Regione Toscana L Unità di crisi della Regione Toscana è composta da: - il Dirigente del Settore Medicina Predittiva - Preventiva e dal Dirigente del Settore Igiene Pubblica, o loro sostituti, della Direzione Generale Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà della Regione Toscana (Responsabili dell Unità di crisi regionale), ciascuno per le rispettive competenze specifiche; - il Direttore Sanitario dell Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana (IZSLT) o suo sostituto; - i Direttori di Unità Operativa di area B (Igiene degli alimenti di origine animale), i Direttori di Unità Operativa di area C (Igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche), i Direttori di Unità Operativa di area A (Sanità animale) e i Direttori di Unità Operativa di Igiene degli alimenti e nutrizione dei Dipartimenti di Prevenzione delle aziende USL del territorio coinvolte, o loro sostituti; - il Direttore Generale dell Agenzia Regionale Protezione Ambientale Toscana (ARPAT), ove coinvolta, o suo sostituto; - il Responsabile del laboratorio di Sanità Pubblica dell Area Vasta Centro, ove coinvolto, o suo sostituto. L Unità di crisi della Regione Toscana, ove lo ritenga necessario, può coinvolgere altri soggetti pubblici o privati. L Unità di crisi della Regione Toscana è fisicamente ubicata presso un ufficio dell Assessorato al Diritto alla Salute della Regione Toscana, all interno della Direzione Generale Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà. L ufficio, che corrisponde al punto di contatto regionale per la gestione delle allerte sanitarie degli alimenti e mangimi, deve essere chiaramente identificato e attrezzato almeno con i seguenti strumenti minimi: telefono (la cui linea corrisponde alla linea telefonica dedicata alle allerte), cellulare, telefax, fotocopiatrice, computer e stampante, scanner, collegamento internet, i necessari software gestionali, database con gli elenchi delle altre Unità di crisi regionali e delle province autonome, delle Unità di crisi delle aziende USL, dell Unità di crisi nazionale, delle forze pubbliche, della protezione civile localmente competente, accesso ai database inerenti gli operatori del settore alimentare, mangimistico, compresi quelli della produzione primaria ed ogni altro elenco di persone o strutture utili e quanto altro sia ritenuto necessario per lo svolgimento dell attività dell Unità di crisi della Regione Toscana. 1.2 Unità di crisi delle aziende USL L Unità di crisi di ogni azienda USL è composta: - dal Direttore Sanitario di ciascuna azienda USL competente per territorio (Responsabile dell Unità di crisi dell azienda USL) o suo delegato; - dai Direttori di Unità Operativa di area B (Igiene degli alimenti di origine animale), dai Direttori di Unità Operativa di area C (Igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche), dai Direttori di Unità Operativa di area A (Sanità animale) e dai Direttori di Unità Operativa di Igiene degli alimenti e nutrizione dei Dipartimenti di Prevenzione delle aziende USL del territorio coinvolte, o loro sostituti. L Unità di crisi di ogni azienda USL, ove lo ritenga necessario, può coinvolgere altri soggetti pubblici o privati.

5 L Unità di crisi di ogni azienda USL è ubicata presso una sede designata dall azienda USL stessa competente per territorio, che assicura anche l adeguato supporto tecnico e gestionale, compresi i database con gli elenchi delle Unità di crisi regionali, delle province autonome e di quelle delle altre aziende USL, dell Unità di crisi nazionale, delle forze pubbliche, accesso ai database inerenti gli operatori del settore alimentare, mangimistico, compresi quelli della produzione primaria ed ogni altro elenco di persone o strutture utili e quanto altro sia ritenuto necessario per lo svolgimento dell attività dell Unità di crisi aziendale. L ufficio in cui è fisicamente ubicata l Unità di crisi di ogni azienda USL può coincidere con il punto di contatto delle allerte. CAPO 2: FUNZIONI 2.1 Funzioni dell Unità di crisi della Regione Toscana L Unità di crisi della Regione Toscana: a) coordina e verifica le attività previste sul proprio territorio; b) assicura l invio tempestivo, per via informatizzata, dei dati e delle informazioni inerenti l emergenza; c) promuove l organizzazione di corsi di formazione ed addestramento per il personale dei servizi veterinari, dei servizi di igiene degli alimenti e della nutrizione, dell Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana (IZSLT), dell Agenzia Regionale Protezione Ambientale Toscana (ARPAT) e dei Laboratori di Sanità Pubblica dei Dipartimenti dei Prevenzione delle aziende USL, in collaborazione con l Unità di crisi nazionale. I Responsabili dell Unità di crisi regionale, ciascuno per le rispettive competenze specifiche, hanno il ruolo di garantire la cooperazione con l Unità di crisi nazionale. 2.2 Funzioni delle Unità di crisi delle aziende USL L Unità di crisi di ogni azienda USL: a) individua il proprio punto di contatto, da comunicare, per il tramite dell Unità di crisi della Regione Toscana, all Unità di crisi nazionale, alle Unità di crisi delle altre regioni e alle Unità di crisi delle province autonome. Il punto di contatto individuato assicura, tramite un servizio di pronta reperibilità (telefono cellulare e ), la corretta attivazione del flusso operativo; b) verifica che i database inerenti il proprio punto di contatto siano aggiornati e ridistribuiti periodicamente e segnatamente in caso di variazioni; c) attua tutte le misure indicate dalle strategie operative individuate a livello nazionale e/o regionale; d) si adopera per assicurare, in caso di necessità, la rapida attuazione delle misure di ritiro o richiamo stabilite, con eventuale sequestro e/o distruzione delle partite; e) fornisce, per il tramite dell Unità di crisi della Regione Toscana, il debito informativo definito in ambito di Unità di crisi nazionale.

6 Ciascun Responsabile dell Unità di crisi dell azienda USL, per tutta la durata dell emergenza, assume la responsabilità della gestione delle risorse di tutte le aree funzionali del servizio veterinario e del servizio di igiene degli alimenti e nutrizione dell azienda USL stessa. CAPO 3: LABORATORI COINVOLTI NEL PIANO DI EMERGENZA I laboratori coinvolti nel piano di emergenza sono quelli: 1. dell Istituto Superiore di Sanità; 2. dell Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana (IZSLT); 3. dell Agenzia Regionale Protezione Ambientale Toscana (ARPAT); 4. dei Laboratori di Sanità Pubblica dei Dipartimenti di Prevenzione delle aziende USL. Nel Piano di emergenza può essere coinvolto anche ogni altro laboratorio che, all occorrenza, sia opportuno coinvolgere. Entro trenta giorni dall approvazione del presente documento, ciascun laboratorio coinvolto individua il proprio punto di contatto che assicura, tramite un servizio di pronta reperibilità (telefono cellulare ed ), la corretta attivazione del flusso operativo e lo comunica all Unità di crisi della Regione Toscana. L Unità di crisi nazionale può, in corso di emergenza, diramare informative ritenute utili a favorire l operatività dei laboratori. CAPO 4: AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE L Unità di crisi della Regione Toscana, con la collaborazione dell Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana (IZSLT), dell Agenzia Regionale Protezione Ambientale Toscana (ARPAT), dei Laboratori di Sanità Pubblica dei Dipartimenti di Prevenzione delle aziende USL, delle Università toscane, degli Ordini Professionali e delle associazioni di categoria rispettivamente competenti, indirizza le attività di formazione e/o aggiornamento professionale destinate alle figure operanti nel settore della sicurezza alimentare, tenendo anche conto dell evoluzione della normativa comunitaria e nazionale e di eventuali nuove acquisizioni scientifiche che possono avere impatto sulla salute pubblica. Tali corsi riguarderanno, fra l altro, l epidemiologia, la diagnosi e le strategie di lotta alle tossinfezioni ed intossicazioni alimentari, la gestione delle emergenze epidemiche, ambientali e terroristiche. CAPO 5: COMUNICAZIONE Fermo restando un eventuale e giustificato trattamento riservato dei dati, la corretta informazione dei cittadini sui rischi in corso e sulle misure adottate, o in procinto di essere adottate, per prevenire, contenere o eliminare tali rischi, è assicurata dall Unità di crisi nazionale, nel rispetto del principio di trasparenza richiamato dagli articoli 9 e 10 del regolamento (CE) n. 178/2002. Ciò viene attuato in collaborazione con l ufficio stampa del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e comunicato all ufficio stampa della Regione Toscana che ha il compito di gestire i rapporti con i mezzi di comunicazione.

7 CAPO 6: PUNTI DI CONTATTO Presso l Unità di crisi della Regione Toscana, presso l Unità di crisi di ogni azienda USL e ciascun laboratorio coinvolto, vengono identificati i punti di contatto che hanno la responsabilità di attivarsi nel più breve tempo possibile, secondo le procedure operative descritte al Capo 7 del presente documento. In particolare, il punto di contatto della Regione Toscana è individuato nei Responsabili dell Unità di crisi stessa, ciascuno per le rispettive competenze specifiche, mentre l Unità di crisi di ogni azienda USL provvede ad individuare il proprio punto di contatto così come previsto al Capo 2, paragrafo 2.2 del presente documento. Per garantire la migliore organizzazione del sistema, l Unità di crisi di ogni azienda USL predispone l elenco con l organigramma dell Unità stessa, completa di tutti i recapiti disponibili e lo trasmette all Unità di crisi della Regione Toscana entro trenta giorni dall approvazione del presente documento. L Unità di crisi della Regione Toscana raccoglie gli elenchi delle Unità di crisi delle aziende USL del suo territorio, e trasmette tali elenchi e il proprio all Unità di crisi nazionale, alle Unità di crisi delle altre regioni e delle province autonome entro sessanta giorni dall approvazione del presente documento. L Unità di crisi della Regione Toscana riceve l elenco predisposto dall Unità di crisi nazionale e lo trasmette a tutte le Unità di crisi delle aziende USL. Tali elenchi devono essere aggiornati e ridistribuiti periodicamente (almeno una volta l anno) e segnatamente in caso di variazioni. CAPO 7: PROCEDURE OPERATIVE PER L ATTIVAZIONE DEL PIANO NAZIONALE Sia per l attivazione del Piano nazionale, in concordanza con il Piano generale dell Unità di crisi comunitaria, che per l attivazione del Piano nazionale sulla base di segnalazione aziendale e regionale, tutte le comunicazioni fra i soggetti in causa dovrebbero avvenire, per quanto possibile, a mezzo di posta elettronica, fax e/o telefono cellulare. Per garantire la massima rapidità di comunicazione, si prevede l istituzione di un sistema di pronta reperibilità. Tale sistema, a livello regionale, viene garantito dai Responsabili dell Unità di crisi della Regione Toscana, ciascuno per le competenze specifiche. 7.1 Attivazione del Piano nazionale in concordanza con il Piano generale dell Unità di crisi comunitaria 1. il Coordinatore nazionale, membro dell Unità di crisi comunitaria, avvisa immediatamente il responsabile dell Unità di crisi nazionale; 2. il Responsabile dell Unità di crisi nazionale, tramite la segreteria, informa i punti di contatto regionali e delle province autonome al più presto e comunque non oltre le ventiquattro ore; 3. in contemporanea, il Responsabile dell Unità di crisi nazionale convoca la prima riunione dell Unità di crisi, con la quale l Unità diventa effettivamente operativa, al più presto e comunque entro le ventiquattro ore.

8 7.2 Attivazione del Piano nazionale sulla base di segnalazione dalle Unità di crisi delle aziende USL 1. Qualora l Unità di crisi dell azienda USL riscontri una situazione di serio rischio, oltre ad attivare il sistema di allerta, informa i punti di contatto delle Unità di crisi delle altre aziende USL toscane; 2. i punti di contatto delle Unità di crisi delle aziende USL, se del caso, avvisano al più presto e comunque non oltre le ventiquattro ore, i Responsabili dell Unità di crisi della Regione Toscana, ciascuno per le rispettive competenze specifiche; 3. l Unità di crisi della Regione Toscana provvede ad una valutazione della situazione, al fine di stabilire se procedere mediante la sola applicazione degli articoli 50, 53 e 54 del regolamento (CE) n. 178/2002, oppure avvisare il punto di contatto nazionale; 4. il Responsabile dell Unità di crisi nazionale, se del caso, convoca immediatamente la riunione dell Unità di crisi nazionale, per valutare la situazione ed eventualmente ufficializzare lo stato di crisi, attivando le procedure previste dal piano. Se necessario, tramite il coordinatore di crisi si interfaccia con l Unità di crisi comunitaria; 5. in alternativa, l Unità di crisi nazionale, può ritenere che la situazione non richieda l attuazione del Piano di emergenza, ma possa essere gestita in maniera adeguata secondo la normativa vigente. 7.3 Attivazione del Piano nazionale sulla base di segnalazione dall Unità di crisi della Regione Toscana 1. Qualora l Unità di crisi della Regione Toscana rilevi una situazione di serio rischio, oltre ad attivare il sistema di allerta, avvisa al più presto e comunque non oltre le ventiquattro ore, i Responsabili delle Unità di crisi delle aziende USL, i Responsabili delle Unità di crisi delle altre regioni e delle province autonome e il Responsabile dell Unità di crisi nazionale; 2. Il Responsabile dell Unità di crisi nazionale, se del caso, convoca immediatamente la riunione dell Unità di crisi nazionale, per valutare la situazione ed eventualmente ufficializzare lo stato di crisi, attivando le procedure previste dal piano. Se necessario, tramite il coordinatore di crisi, si interfaccia con l Unità di crisi comunitaria; 3. in alternativa, l Unità di crisi nazionale, può ritenere che la situazione non richieda l attuazione del Piano di emergenza, ma possa essere gestita in maniera adeguata secondo la normativa vigente. CAPO 8: TERMINE DELLA CRISI Quando l Unità di crisi nazionale, sulla base dei dati forniti dalle Unità di crisi regionali, delle province autonome e delle aziende USL, ed eventualmente in concordanza con l Unità di crisi comunitaria, ritiene che il rischio sia ormai sotto controllo, può dichiarare terminata la crisi. A questo punto l Unità di crisi nazionale può procedere ad una valutazione post- crisi, con la partecipazione dei principali soggetti in causa, allo scopo di migliorare eventualmente le procedure operative messe in campo nella gestione della crisi, sulla base delle esperienze effettuate.

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