I Facoltà di Medicina e Chirurgia. Corso di Laurea Specialistica in

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1 I Facoltà di Medicina e Chirurgia Corso di Laurea Specialistica in Scienze delle Professioni Sanitarie della Prevenzione Presidente prof. Antonio BOCCIA Tesi di Laurea PREVENZIONE e FORMAZIONE: riflessioni sulla formazione pedagogica del Tecnico della Prevenzione nell Ambiente e nei Luoghi di Lavoro in un ottica comparativa Relatore: prof. Antonio BOCCIA Laureando: Vincenzo DI NUCCI matricola: Anno Accademico 2005/2006

2 SOMMARIO Premessa...4 Introduzione...6 Storia del Profilo Professionale e dell organizzazione dei servizi...8 Evoluzione della professione...11 Ambiti d esercizio professionale...13 Vecchio sistema formativo ed attuale sistema...20 ECM Formazione Continua...28 Punti critici e proposte...29 Sistemi di rappresentanza ordine - albo...31 Ricognizione dei percorsi di studio attivi nelle università italiane Metodo...33 Risultati e Discussione...38 Dati Generali e Curiosità...49 Ricerca di analoghi percorsi nell Unione Europea...75 Conclusioni...81 Bibliografia:...85 Sitografia:...87 tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 2

3 INDICI Tabella 1 - Tipologie attività formative e corsi integrati e/o attività...35 Tabella 2 - Scheda raccolta dati dai presidenti di corso di laurea...36 Tabella 3 - Indicazione struttura delle tabelle del database realizzato...37 Tabella 4 - Università e sedi di corso di laurea per TdP...39 Tabella 5 - Prima serie dati domande e posti per corsi TdP...40 Tabella 6 - Seconda serie dati domande e posti per corsi TdP...41 Tabella 7 - Terza serie dati domande e posti per corsi TdP...42 Tabella 8 - Quarta serie dati domande e posti per corsi TdP...43 Tabella 9 - Sedi Universitarie dei corsi per TdP in relazione alla fonte dei dati (Piano di Studio CINECA)...47 Tabella 10 - SSD Presidente del Corso per Università...49 Tabella 11 - Totali SSD nei corsi TdP e Università...50 Tabella 12 - Distribuzione dei CFU per tipologia di Attività Didattica e Università...51 Tabella 13 -Distribuzione dei CFU per Tipologia di Attività e per Università...52 Tabella 14 - Distribuzione dei CFU per corso integrato nelle Attività Formative di Base...53 Tabella 15 - Distribuzione dei CFU per Corso Integrato nelle Attività Caratterizzanti...54 Tabella 16 - Distribuzione dei CFU per corso integrato nelle Attività Integrative ed Affini...55 Tabella 17 - Distribuzione dei CFU nelle Attività Specifiche della Sede...56 Tabella 18 - Distribuzione dei CFU nelle Attività ulteriori art Tabella 19 - Distribuzione % dei CFU per area appartenenza dei SSD...58 Tabella 20 - Distribuzione % dei CFU per area appartenenza dei SSD gruppi principali...59 Tabella 21 - Primi 25 SSD per somma totale dei CFU Attributi nelle varie sedi...60 Tabella 22 - Primi 25 SSD per numero totale dei moduli attivati nelle varie sedi...61 Tabella 23 - Numero totale dei CFU assegnati al Tirocinio nelle varie sedi (in grigio le sedi che raggiungono il livello minimo stabilito dal DM/270)...62 Tabella 24 Distribuzione delle Università per classe dei CFU assegnati al Tirocinio...63 Tabella 25 - Confronto tra Totale CFU assegnati e moduli attivati per alcuni significativi SSD (in grigio SSD MED/50 Insegnamento di Tecniche della Prevenzione)...64 Tabella 26 - Confronto tra distribuzione dei CFU nelle varie aree di appartenenza dei SSD tra diverse tipologie di corso di laurea (in grigio la media dei CFU assegnati ai corsi di TdP nelle varie università)...65 Tabella 27 - Distribuzione del numero totale di SSD diversi attivati per ciascun corso di laurea e raggruppamento per classi di numerosità di SSD utilizzati...67 Tabella 28 - Costi del Sistema Universitario (fonte dati CNVSU)...68 Figura 1- Grafico Prevenzione e campo d'azione del TdP...14 Figura 2- Grafico campo di attività del TdP e degli altri professionisti...15 Figura 3- Grafico Prevenzione vs Vigilanza...18 Figura 4- Grafico Università sede di corso TdP, posti, domande e iscrivibili per A.A...45 Figura 5- Grafico posti persi, rapporto domande/posti e % posti persi per A.A...46 Figura 6 - Grafico distribuzione Università per fonte informativa - Blu Piano di Studio - Rosso Piano di Studio incompleto necessità di arrotondamenti - Giallo nessun Pinao di Studio dati Dbase MIUR-CINECA...48 Figura 7- Grafico SSD Totali nei corsi TdP e Intero mondo Accademico...50 Figura 8 - Grafico Distribuzione % dei CFU per Aree appartenenza dei SSD...58 Figura 9 - Grafico distribuzione % principali aree SSD...59 Figura 10 - Grafico distribuzione Università per classi di assegnazione CFU al Tirocinio...63 Figura 11 - Grafico CFU e moduli Attivati per alcuni significativi SSD...64 Figura 12 - Grafico confronto attribuzione dei CFU alle varie aree appartenenza dei SSD tra diverse tipologie di corso di laurea...66 Figura 13 - Grafico confronto Attivita Didattica Formale e Attività Formativa Professionalizzante 69 tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 3

4 I CARE ancora Su una parete della nostra scuola c è scritto grande: I care. E il motto intraducibile dei giovani americani migliori. Me ne importa, mi sta a cuore. E il contrario esatto del motto fascista Me ne frego. don Lorenzo Milani lettera ai giudici, 1965 Premessa Il lavoro che segue, realizzato a conclusione del ciclo di studi del Corso di Laurea Specialistica in Scienze delle Professioni Sanitarie della Prevenzione presso l Università degli Studi La Sapienza di Roma, prima facoltà di Medicina e Chirurgia, intende mostrare una panoramica delle problematiche legate alla formazione del Tecnico della Prevenzione nell Ambiente e nei Luoghi di Lavoro con particolare attenzione ai corsi di laurea di base attivati presso le università italiane. Lo scrivente opera, quale tecnico della prevenzione nell ambiente e nei luoghi di lavoro, nell Area Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (APSAL) del dipartimento di prevenzione della ASL Roma G in Guidonia (Roma) fin dal 1998, ma dal 1984 è in servizio ininterrottamente nelle varie strutture che via via si sono succedute in conformità al variare dell assetto istituzionale del servizio. Ha prestato servizio, quindi, prima nel servizio igiene pubblica della ex USL RM/25, e poi nel servizio igiene pubblica della Roma G ed infine nell attuale ufficio. Ha avuto modo, nel tempo, di occuparsi di molteplici aspetti e di vari settori che rappresentano il campo d intervento del dipartimento della prevenzione della ASL, dal settore statistico-epidemiologico di sorveglianza delle malattie infettive, alla gestione del sistema di codifica delle cause di morte, dalla vigilanza nel settore degli alimenti, al controllo della distribuzione delle acque potabili, dalla gestione delle problematiche legate alla vigilanza e monitoraggio delle apparecchiature contenenti PCB/PCT, agli aspetti d igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro in molteplici comparti produttivi: dall edilizia alla lavorazione di materiali lapidei, dalla produzione della carta a quella tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 4

5 della gomma, dalla produzione di cemento alla lavorazione del legno. Ha avuto la fortuna di lavorare assieme a medici, fisici, ingegneri, epidemiologi, tecnici, infermieri, statistici ecc, il tutto ha ovviamente influenzato l approccio personale al mestiere di preventore ; dalla gran parte di loro ha imparato ad osservare i fenomeni con sguardi, aperture, disponibilità e sensibilità diverse. Negli ultimi anni ha avuto la fortuna di conoscere molti colleghi italiani, nell ambito delle attività dell associazione italiana dei tecnici della prevenzione AITeP ( ricoprendo il ruolo di presidente nazionale. Da questo punto di vista privilegiato ha potuto costatare che le problematiche sono abbastanza simili in tutto il paese, e molte di esse sono sovrapponibili anche a tutto il comparto delle professioni sanitarie, basti pensare alla formazione, all aggiornamento alla tutela dell esercizio professionale ecc. Per questo le riflessioni che seguono partono da considerazioni comuni a molti e talvolta affrontano aspetti generali dell esercizio della professione. La realizzazione del presente elaborato ha comportato che fossero contratti molti debiti di riconoscenza, con i presidenti dei corsi, i docenti universitari, i loro collaboratori, i colleghi, gli esperti, i funzionari ministeriali ecc. che mi hanno generosamente fornito informazioni, commenti, chiarimenti, osservazioni, suggerimenti, consigli, indicazioni, idee, spunti, che sono stati molto preziosi. Un ringraziamento agli amici dell associazione AITeP ed ai colleghi d ufficio che, più di altri, hanno sopportato le mie logorroiche ed interminabili riflessioni. Infine, un pensiero particolare a tutta la mia famiglia, ed in special modo alle mie donne: mia moglie Gianna, le mie figlie Alessandra ed Eleonora che, mentre sono ancora impegnato ad individuare la strada da percorrere da grande, riescono ad affrescare giorno dopo giorno le belle pagine della nostra storia. tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 5

6 Introduzione In questo lavoro si vuole avviare una riflessione relativa agli scenari connessi all evoluzione della figura professione del tecnico della prevenzione nell ambiente e nei luoghi di lavoro. Si valuteranno soprattutto gli aspetti legati alla sua formazione. Si compareranno i vari percorsi attivi nelle università italiane e si farà un accenno alle esperienze all estero cercando di individuare anche le possibili ricadute in termini di incremento dei livelli di prevenzione. Si cercherà di valutare se le esperienze fin qui realizzate hanno prodotto risultati adeguati in tema di maggiore diffusione della cultura della prevenzione e si cercherà di suggerire eventuali percorsi supplementari ed azioni correttive. La motivazione principale della scelta dell argomento risiede nel fatto che, dopo un lungo percorso, oggi il Tecnico della Prevenzione nell Ambiente e nei Luoghi di Lavoro è certamente da considerare un professionista. Tale affermazione è confortata dal complesso delle norme varate in questi ultimi quindici anni per regolarne l ambito d esercizio professionale e, tra queste, particolare rilievo assume quanto indicato recentemente dalla legge 43 del 1 febbraio Questa norma conclude il percorso di valorizzazione delle professioni sanitarie ratificandone la definitiva appartenenza alle professioni intellettuali, infatti, sono sanciti canoni simili a tutte le altre professioni intellettuali o almeno alla maggior parte di loro. Questa disposizione realizza, inoltre, il coronamento di un lungo cammino intrapreso agli inizi degli anni 90 con la riforma sanitaria del D.Lgs. 502/92. Metaforicamente si può affermare che è terminata la costruzione di un ponte tra il vecchio modo d essere espressione di un mestiere sanitario subalterno, ausiliario, subordinato e la nuova realtà espressione di una professione intellettuale al centro della quale ci sono valori come l autonomia, la competenza, la preparazione, la perizia, la capacità, la responsabilità, l affidabilità, lo scrupolo, la consapevolezza e la deontologia professionale. La legge 43/2006 è quindi la chiave di volta su cui si tiene l arcata del ponte tra il vecchio ed il nuovo mondo che riutilizza concetti già affermati nelle precedenti norme, specialmente nella 42/99 e nella 251/2000. D altra parte queste stesse affermazioni sono ratificate dall art. 1 della citata legge 42/99, vera testata d angolo dell edificio delle nuove professioni sanitarie, laddove fissa il campo d azione e la responsabilità del professionista sanitario individuando tre limiti per la sua determinazione che sono: il profilo professionale, i regolamenti didattici tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 6

7 dei corsi di studi universitari ed i codici deontologici. Come si vede la costruzione del giusto percorso formativo, l individuazione di precisi e specifici obiettivi didattici divengono necessità imprescindibili, essenziali per la definizione di un esatto spazio professionale. tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 7

8 Storia del Profilo Professionale e dell organizzazione dei servizi Iniziamo dalla citazione di un brano di un documento, inviatomi dal prof. Nicola Comodo dell università di Firenze, dal titolo Relazione circ'a salsicciotti e soprassate viziate e di cattiva qualità nel quale è riportata la risposta di tale Giovanni Targioni Tozzetti ad una lettera dell'ufficio dell'annona con la quale si chiedeva una perizia su alcuni salumi di dubbia commestibilità, per sapere se fossero da "disperdersi" o "a riserva di quelli che è parso a due dei periti fiscali, che potessero essere in grado di perdere il cattivo odore, e correggersi in modo da renderli vendibili, almeno alla povera gente. Illustrissimi Signori In esecuzione dei Loro riveriti comandi, ieri mattina, in presenza del signor, Cancellier Nesterini, e coll'assistenza dei due periti pizzicagnoli, esaminai diligentemente ad uno per uno i novantasette casi di salumi, fra soprassate e salsicciotti, che erano nel palazzo del Bargello alla custodia del caporale Antonio Ciotti. Di questo numero, settantasette capi, fatti tagliare parte saggiati con introdurvi uno stecco di legno, si trovarono di pessima qualità onninamente viziosi perché o affatto imputriditi o affatto invietiti, benché siano manipolati di poco tempo, e tutti con fetore così abominabile, che si rendeva nauseoso, e perciò questi 77 si messero a parte come cattivi a tutta sostanza, ed incapaci di esser mai con qualunque diligenza rinsanicati e migliorati; laonde credo necessario il seppellirgli, affine che niuno mai ne possa far uso anche con altri mescugli in grandissimo pregiudizio della salute umana. Degli altri venti, un solo salsicciotto si trovò ben condizionato e manipolato, e sul quale non vi è eccezione veruna. I rimanenti diciannove capi, fra salsicciotti e soprassate, benché non siano fiore di roba né di perfezione mercantile, tuttavia ci parvero passabili ed usabili, ed in quanto a me, giudico secondo la mia perizia e tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 8

9 coscienza, che non possano recare nocumento alcuno alla salute di chi ne mangiasse. Che è quanto. Di casa, 11 febbraio 1775 Come si vede già oltre 230 anni fa si potevano rintracciare casi di esercizio di funzioni oggi affidate ai tecnici della prevenzione. Nel tempo la società è divenuta sempre più complessa ed articolata, ed oggi non si può analizzare la realtà dell agire del tecnico della prevenzione senza ricostruire lo scenario entro il quale questo professionista è chiamato ad operare e senza dare uno sguardo a come sono cambiati man mano nel tempo i bisogni di salute, a come si sono trasformate le organizzazioni dei servizi per rispondere a detta domanda, ed agli sforzi che conseguentemente sono stati prodotti dai vari professionisti per dare soluzioni alle diverse richieste. La riforma del SSN, avvenuta con la legge 833/78, ha tentato di ricondurre ad un approccio unitario le problematiche che influenzano lo stato di salute delle persone, ed in essa c era il tentativo, seppur non perfettamente compiuto, di un approccio univoco alle tematiche della prevenzione. Per la prima volta si mettevano insieme funzioni, competenze, operatori sino ad allora abituati ad operare in situazioni di spazio e tempo separati, in strutture a controllo centrale che seppure avevano una loro espressione operativa a livello di nuclei territoriali, non si raccordavano nel momento dell azione, si privilegiava sostanzialmente l approccio specialistico ai problemi senza nessuna preoccupazione dell integrazione degli interventi. Basti pensare alle strutture dei medici provinciali e comunali che operavano con i vigili sanitari, piuttosto che le strutture dell ispettorato del lavoro, con gli ispettori del lavoro, invece che i nuclei dell ENPI o ANCC con i tecnici che operavano nei controlli degli apparecchi e negli impianti ecc. In questo la legge 833/78 ha rappresentato un momento di forte superamento del precedente modello, intanto perché per la prima volta in Italia i tre momenti fondamentali relativi alla tutela della salute venivano unificati in un unica struttura dove era possibile organizzare la prevenzione, la cura e la riabilitazione facendo non solo sinergia ed economia di scala, ma tentando anche di dare maggiore efficacia ed efficienza agli interventi attuati. Inoltre, la creazione di uno spazio comune determinava l unione delle funzioni e delle competenze altrimenti disseminate in vari organismi, tentando di passare a una visione organica dei problemi di salute. C erano, tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 9

10 insomma, quasi tutte le condizioni potenziali per un approccio integrato alle problematiche che interessano gli ambienti di vita e di lavoro delle persone. Il parziale fallimento (soprattutto in termini di recupero d efficienza) di tale visione dell organizzazione dei problemi di prevenzione sta, probabilmente, nel non aver investito in maniera adeguata nella formazione degli operatori, nel far crescere e mantenere le loro motivazioni e nel mancato sviluppo di un dibattito culturale tra gli stessi, che avevano storie, vissuti, competenze, stili di lavoro a volte inconciliabili. Lo dimostra lo stato attuale dei nostri dipartimenti di prevenzione dove le strutture, le competenze, le capacità degli stessi si sono costruite più per spinta dei singoli che su un modello programmatorio, pertanto abbiamo nelle diverse realtà del nostro paese situazioni diversissime, piene di luci e di molte ombre. Anche il dibattito politico e le scelte legislative che ne sono conseguite hanno influito non poco, basti qui ricordare le due riforme del SSN, che hanno inciso in maniera decisiva nei modelli organizzativi entro i quali operano i tecnici della prevenzione nell ambiente e nei luoghi di lavoro. La creazione dei dipartimenti di prevenzione avrebbe dovuto rappresentare un momento nel quale le istanze d integrazione trovavano una più adeguata valorizzazione. Purtroppo le logiche di difesa corporativa e di posizione hanno talvolta tarpato ogni anelito d integrazione ed approccio integrato ai problemi, si pensi all assurdità di prevedere legislativamente la creazione di due strutture all interno del dipartimento che si occupano dei problemi della salubrità degli alimenti (il SIAN ed il servizio veterinario di tutela degli alimenti di origine animale). Infine non vanno dimenticati i problemi aperti dalla separazione delle tematiche ambientali da quelle di salute. Gli effetti del referendum che hanno separato le due competenze, con la creazione della rete regionale delle Agenzie Regionali di Protezione Ambientali, ha creato non pochi problemi di raccordo, a distanza di oltre dieci anni, solo oggi il dibattito sull approccio integrato degli interventi ASL/ARPA ha prodotto alcuni modelli pratici d intervento congiunto. tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 10

11 Evoluzione della professione L evoluzione della professione del tecnico della prevenzione nell ambiente e nei luoghi di lavoro ha subito una notevole accelerazione negli ultimi anni, e riflette in parte l evoluzione del sistema nel quale opera, ma sconta anche delle peculiarità uniche nel panorama dei professionisti sanitari. Tanto per cominciare già l appartenenza a questa categoria di operatori è ancora oggi fonte di molte discussioni e di qualche distinguo tra i colleghi. Ci sono stanzialmente due fazioni, coloro che vedono negli atti concreti che quotidianamente siamo chiamati a compiere, seppure a stretta valenza tecnica, una conseguenza pratica in termini di gestione dei problemi di salute dei singoli, piuttosto che delle popolazioni di riferimento, e motivano con l approccio integrato la propria appartenenza ad un ambito sanitario, diversamente da coloro che ritengono di dover sviluppare maggiormente gli aspetti specialistici e tecnici che farebbero collocare detti professionisti in un ambito tecnico. Per fare una breve cronistoria si può riferire che originariamente, come peraltro capitato anche a tutte le altre professioni oggi non più ausiliare dell arte medica, detti operatori avevano compiti meramente esecutivi anche se con notevole specializzazione tecnica e erano individuati con denominazioni molto diversificate, che riflettevano anche la struttura dalla quale provenivano (come riferito al paragrafo precedente) pertanto trovavamo i vigili sanitari, gli ispettori d igiene, gli ispettori del lavoro, o i periti con le varie specializzazioni (chimici, meccanici, edili, elettrotecnici ecc). Un panorama completamente diverso riguarda invece il mondo della libera professione e della consulenza alle imprese, per il quale gran parte delle affermazioni vanno guardate alla luce di un iper affollamento di esperti dalle più svariate formazioni culturali. La riforma sanitaria fece confluire tutto questo personale in un unico contenitore, almeno per quanto riguarda quella parte degli operatori che erano impiegati nella pubblica amministrazione, la loro denominazione divenne operatore di vigilanza ed ispezione. La normativa concorsuale rifletteva questa impostazione e fino al 2001 per accedere ai concorsi delle ASL e delle ARPA bastava il diploma di perito tecnico o agrario o di geometra. Era sancita, così, un anomalia nel panorama formativo delle professioni sanitarie che già da tempo avevano una formazione aggiuntiva e/o talvolta specifica tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 11

12 per l esercizio professionale, basti far riferimento agli infermieri o alle ostetriche, o ad i tecnici di radiologia ecc. Per le altre professioni, anche se a livello e con graduazioni diversificate, era comunque richiesto un minimo di formazione di base, mentre nulla era previsto per gli operatori di vigilanza ed ispezione. La crescita culturale e professionale di detti operatori era costruita lavorando giorno per giorno, spesso su base spontanea ed individuale. Nel frattempo tutto il complesso di norme che regolano l attività della sanità pubblica, frutto soprattutto del recepimento delle direttive europee, che seppure talvolta imbriglia l attività degli operatori della prevenzione, ha portato ad una reinterpretazione delle funzioni di vigilanza passando dalla prevenzione contro alla prevenzione con, dalla vigilanza al controllo, dal controllo sugli oggetti al controllo sui processi, dal sistema delle regole e delle norme all autocontrollo. tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 12

13 Ambiti d esercizio professionale La riflessione sul campo proprio d attività e di responsabilità del Tecnico della Prevenzione può essere fatta tenendo presente gli schemi seguenti 3 figure nei quali si evidenziano quelle che sono le peculiarità proprie di questo professionista. Innanzitutto si può osservare che a differenza della maggior parte degli altri professionisti sanitari, il Tecnico della Prevenzione non ha come riferimento principale il Paziente, almeno nella sua eccezione classica. Il suo campo d azione più rilevante è rivolto a tutto quello che sta intorno all uomo ovvero gli spazi antropici ed all ambiente in genere che sicuramente possono influenzare il suo stato di benessere, di salute. La maggior parte delle proprie funzioni dovrebbero essere svolte, come per tutti coloro che si occupano di prevenzione primaria, in assenza di malattia. I Tecnici della Prevenzione nell Ambiente e nei Luoghi di Lavoro che hanno acquisito le necessarie conoscenze scientifiche, i valori etici e le competenze professionali pertinenti alle professioni nell'ambito della prevenzione e hanno approfondito lo studio della disciplina e della ricerca specifica, alla fine del percorso formativo sono in grado di esprimere competenze avanzate di tipo preventivo, educativo ed assistenziale, in risposta ai problemi prioritari di salute della popolazione, alle problematiche di individuazione e di valutazione dei fattori di rischio, dei determinanti per la salute, delle misure di contenimento e riduzione del rischio (figura 1). tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 13

14 Figura 1- Grafico Prevenzione e campo d'azione del TdP Risulta peraltro evidente che per avere la padronanza in detti campi è necessario avere una formazione e competenze pluridisciplinari dall igiene all ingegneristica, dalla legislazione alla sociologia, dalla pedagogia alla chimica e fisica ecc. Inoltre questi professionisti, a differenza degli altri loro colleghi appartenenti al comparto delle professioni sanitarie, possono vantare un altra peculiarità e particolarità che si concretizza in un elevato grado di autonomia con conseguente assunzione di grandi responsabilità. Infatti, poiché l oggetto del loro agire quotidiano è tutto quello che sta intorno all uomo ovvero gli spazi antropici ed all ambiente in genere, come peraltro si evince anche dalla ridondante denominazione del profilo nell Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, è facile dimostrare che per fare una valutazione dei fattori di rischio, per una loro compiuta ed attenta gestione, per porre in essere le migliori strategie, per proporre gli eventuali rimedi non hanno bisogno i altri professionisti che facciano una diagnosi e prescrivano una cura. In sintesi sono gli stessi tecnici della prevenzione che valutano la bontà della riduzione al minimo dei rischi nella filiera alimentare, piuttosto che la corretta gestione dei rischi ambientali o dell esatta e puntuale valutazione dei pericoli e dei rischi connessi negli ambienti di lavoro, tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 14

15 facendo una diagnosi della situazione e prescrivendo i rimedi del caso, il tutto secondo scienza e conoscenza nella più classica espressione dell esercizio di una professione intellettuale. Questa attività è svolta in completa autonomia e non necessita di altri apporti professionali, se non quelli che derivano dal fatto che spesso si incontrano fenomeni particolarmente complessi che hanno bisogno del contributo di specialisti che devono essere consultati al bisogno, come per tutte le scienze e le situazioni articolate. Non credo che si possa affermare altrettanto per gli altri colleghi delle professioni sanitarie che pur nella loro grande autonomia dell esercizio professionale, cito ad esempio i colleghi infermieri, piuttosto che i fisioterapisti o i vari colleghi che eseguono accertamenti tecnici specialistici; tutti loro hanno bisogno, nella maggior parte dei casi, per esplicare l attività che qualcun altro abbia fatto prima la definizione di un paziente. Sono insomma posti in serie all attività del medico in una ipotetica linea di produzione del bene salute e possono esplicare potenzialmente tutta la loro professionalità solo dopo che questi ha fatto una ipotesi di diagnosi e di possibile terapia. Mentre è evidente che l attività del Tecnico della Prevenzione è praticata senza questa necessità sequenziale non essendo rivolta principalmente ed essenzialmente al sistema biologico uomo (figura 2). Figura 2- Grafico campo di attività del TdP e degli altri professionisti tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 15

16 Per fattori culturali legati all evoluzione stessa del mondo della prevenzione e a quelli che erano gli scenari epidemiologici di evoluzione delle malattie nella storia delle nostre comunità, spesso le funzioni della Prevenzione sono regolate da precise e cogenti norme legislative. Allora si è tentati di concentrare ed esaudire la maggior parte del nostro lavoro nel mero controllo del rispetto di dettami legislativi, relegando quindi la prevenzione alla mera funzione di vigilanza. Per le considerazioni fin qui esposte diviene indispensabile la necessità di una migliore e puntuale definizione della figura professionale del tecnico della prevenzione nell ambiente e nei luoghi di lavoro, andando a rivedere il decreto istitutivo (DM 58/1997) per renderlo aderente ai molteplici cambiamenti della società civile, ai vecchi e nuovi bisogni di salute. Infatti, il citato decreto, seppure non ancora pienamente attuato, risente fortemente del clima culturale nel quale è stato concepito, e tranne una diversa denominazione della figura professionale, ricalca un modello da mansionario nel quale sono enunciati una serie di compiti affidati a questo professionista. I verbi più utilizzati, con una ripetizione quasi morbosa sono vigila e controlla e per quanto si voglia fare sforzi di natura filologica, quest impostazione condiziona tutta l azione del Tecnico della Prevenzione condannandolo ad essere un mero controllore se non un vigilante. Crediamo che sia veramente riduttivo della nostra professionalità e dell impegno che mettiamo nel far crescere la cultura della prevenzione in questo paese, ridurre tutto alla pura funzione di vigilanza e controllo, compito che non rinneghiamo e di cui non neghiamo talvolta l efficacia, ma che certamente non esprime totalmente il nostro ruolo nei servizi, nelle aziende e tra la gente. Non abbiamo nulla contro la funzione di vigilanza che riteniamo debba avere ora e nel futuro un ruolo importante. Pensiamo, infatti, che in un sistema integrato il momento della verifica assuma un ruolo strategico di valutazione della quantità e qualità dello scostamento dall obiettivo prefissato. A tal proposito la metodologia di certificazione e assicurazione della qualità sono un esempio più che esauriente. Nessuno mai, però, implementerebbe un sistema di assicurazione della qualità confidando solo nella mera verifica del rispetto dello standard, era questa una metodica primordiale dei sistemi di qualità che nulla ha in comune con le metodiche ed i modelli attuali ratificati nelle norme internazioni condivise. E delineato dal DM 58/97 una sorta di tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 16

17 carabiniere laico, confinato all attuazione di meri compiti esecutivi, non facendogli fare il salto culturale che invece i profondi cambiamenti della società imporrebbero; questo è forse l aspetto più deleterio delle attuali problematiche che investono la comunità dei tecnici della prevenzione. Se è vero, infatti, che si sta attuando un modello nel quale assume sempre più forza, sempre più valenza, la funzione di autovalutazione, autocontrollo, di assicurazione del rispetto di norme e regole; come delineato, ad esempio, nelle direttive Severo, piuttosto che nel D.Lgs. 626/94, invece che nel sistema HACCP ecc, allora è evidente che non si tratta più di un semplice confronto tra standard elementari, come l affissione d estratti di norme, piuttosto che l applicazione di semplici rimedi, ma si tratta di valutare ed analizzare l intero processo preventivo. C è bisogno di una concreta evoluzione delle competenze e quindi dell agire del tecnico della prevenzione che deve diventare sempre più un regolatore del sistema, che attua una prevenzione per e non una prevenzione contro, nella prospettiva di uno sviluppo realmente compatibile e sostenibile. Sappiamo bene che con interventi preventivi si ottengono risultati migliori ed a minor costo, quest ultima asserzione è oramai scientificamente e universalmente condivisa. E evidente che ai Tecnici della Prevenzione sono richieste capacità e competenze non solo nell approccio all analisi e valutazione dei cicli produttivi, oltre che d impatto ambientale, attraverso la scomposizione, lo studio minuzioso per singolo fattore di rischio, ma si chiedono sempre maggiori conoscenze nella gestione delle relazioni con i datori di lavoro, i lavoratori, i loro rappresentanti e con tutti gli altri soggetti portatori di singoli interessi pubblici e privati (stakeholders), espressione della moderna società civile. Solo così si migliora la relazione comunicativa potenziando le capacità d ascolto al fine di individuare non solo i bisogni espressi di salute ma anche quelli sottaciuti. Oltre alla competenza analitica e critica, necessaria alla corretta supervisione dei processi di gestione del rischio sottoposti alla nostra attenzione, vengono richieste ulteriori capacità nell analizzare e proporre azioni informative e formative di diffusione della cultura della prevenzione. Per questo vogliamo un approccio nuovo alla nostra professione, perché c è ancora molta strada da percorrere nel nostro paese, costretto purtroppo a fronteggiare tante, troppe emergenze. Infatti, bisogna ridurre a livelli accettabili il tributo che i cittadini pagano nei loro posti di lavoro, in termini di danni alla salute sia come infortuni, spesso mortali, sia come malattie professionali (basti guardare le statistiche prodotte dall INAIL). Occorre minimizzare i guasti prodotti in termini d impatto ambientale tesi di Laurea Specialistica Vincenzo Di Nucci Pagina 17

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