I COSTI PROF. MATTIA LETTIERI

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1 I COSTI ROF. MATTIA LETTIERI

2 Indice 1. LE FUNZIONI DI COSTO I COSTI DELL IMRESA NEL BREVE ERIODO I COSTI DELL IMRESA NEL LUNGO ERIODO LA DIFFERENZA TRA RICAVI TOTALI E COSTI TOTALI L EGUAGLIANZA TRA RICAVI MARGINALI E COSTI MARGINALI LA CURVA DI OFFERTA DELL IMRESA di 21

3 1. Le funzioni di costo er produrre l imprenditore deve acuistare i fattori produttivi necessari, sostenendo, uindi, i relativi costi. er poter realizzare la massimizzazione dei profitti, l imprenditore, deve scegliere la combinazione produttiva che gli consente di produrre la massima uantità di output al più basso costo possibile. Il costo viene distinto, dalla teoria economica in: Costo contabile; Costo economico. Nel costo contabile entrano tutte, e solo, le spese effettivamente sostenute dall impresa per l acuisto dei fattori produttivi: salari pagati ai dipendenti, l affitto e l assicurazione dello stabilimento, il costo delle materie prime necessarie alla produzione, gli interessi pagati sul capitale preso in prestito. Il costo economico comprende, invece, oltre alle spese effettive anche i costi impliciti. Nelle decisioni economiche, infatti, riveste un ruolo fondamentale il costo-opportunità. Uno dei principi economici fondamentali è che le risorse sono scarse, e ogni volta che si decide in uale misura destinare una risorsa, si rinuncia alla possibilità di utilizzarla per scopi alternativi. Il costo-opportunità è esattamente il valore del bene o del servizio a cui si rinuncia ogni volta che si attua una scelta. Nella teoria della produzione i costi-opportunità si ricollegano ai fattori produttivi che l imprenditore possiede e impiega direttamente nella propria impresa. Nell esempio della produzione del grano, se l imprenditore agricolo è anche il proprietario del terreno che coltiva, il costo opportunità è il ricavo che potrebbe realizzare ualora affittasse l appezzamento di terreno ad un altro agricoltore anziché utilizzarlo direttamente per la coltivazione di grano. Nei costi opportunità rientra anche il tempo che l imprenditore dedica per organizzare la produzione e che, invece, potrebbe offrire a ualche altra impresa in cambio di una remunerazione. Tutti uesti costi rientrano nel costo economico, ma se non comportano almeno un costo esplicito, non vengono computati dal punto di vista contabile. L imprenditore impegna il proprio tempo nell organizzazione dell attività produttiva, investe capitali, così facendo rinuncia all opportunità di destinare lavoro e capitale per impieghi 3 di 21

4 alternativi. L imprenditore sostiene costi opportunità che entrano nella determinazione dei costi economici. L insieme di tutti i costi opportunità viene definito con il termine di profitto normale, ovvero il reddito che l imprenditore ricava dalla sua attività. Il profitto economico è la differenza tra costi totali e ricavi totali. Questo profitto è indicato come extra-profitto, ed è ciò che resta del ricavo totale all imprenditore dopo che egli ha remunerato tutti i fattori produttivi, incluso il lavoro e il capitale da lui stesso prestato. Quando si parla, uindi, di massimizzazione del profitto, non ci si riferisce al profitto normale ma al profitto economico o extra-profitto. Gli extra-profitti potrebbero essere nulli uando i ricavi sono esattamente uguali ai costi, ma potrebbero anche essere che i ricavi siano inferiori ai costi, in tal caso l imprenditore non realizza extra-profitti ma subisce una perdita. 4 di 21

5 2. dell impresa nel breve periodo Nel breve periodo i costi dell impresa possono essere distinti in: Costi fissi totali; Costi variabili totali. Costi fissi totali sono i costi complessivi che l impresa sostiene per i fattori produttivi fissi, come ad esempio, l affitto dello stabilimento, il leasing degli impianti e dei macchinari, le assicurazioni. Questi costi non cambiano ualunue sia il livello di produzione dell impresa, anche uando lo stabilimento è chiuso e gli impianti non funzionano. Questi costi devono essere comunue sostenuti dall impresa. variabili totali sono uei costi che l impresa sostiene per i fattori produttivi variabili: materie prime impiegate nella produzione; l energia necessaria a far funzionare gli impianti; il salario dei lavoratori addetti alla produzione. Questi costi variano in relazione alla uantità prodotta, per cui tanto maggiore è la produzione tanto superiore sarà anche il tempo di attività degli impianti e uindi l energia necessaria al loro funzionamento, l impiego di manodopera e del personale addetto, tanto più elevati saranno i costi totali necessari a remunerare uesti fattori variabili. totali (CT) che l impresa sostiene nel breve periodo sono pari alla somma dei costi fisi totali (CFT) e dei costi variabili totali (CVT): costi totali = costi fissi totali + costi variabili totali CT = CFT + CVT 5 di 21

6 Costi CT = CFT + CVT = CFT CFT CVT Figura n. 30 CFT Quantità prodotta fissi totali (CFT) sono indipendenti dal livello di produzione dell impresa dal punto di vista grafico sono pertanto rappresentabili con una retta parallela all asse delle ascisse, la cui intercetta è pari all ammontare del costo fisso totale. Qualunue sia il livello di produzione i costi fissi non variano. (figura n. 30). variabili totali (CVT) dipendono dalla uantità prodotta dall impresa. Sono pari a zero se la produzione è nulla, la funzione parte dall origine degli assi, e crescono al crescere dell output, più lentamente all inizio dell origine degli assi. Crescono al crescere dell output più lentamente all inizio come indicato dal grafico, figura n. 30, e più rapidamente oltre un certo livello. totali sono la somma fra costi fissi e costi variabili, l andamento di uesta funzione è simile alla funzione di CVT. Si differenzia dalla CVT solo perché l intercetta, anziché partire 6 di 21

7 dall origine, si trova in corrispondenza di un valore pari all ammontare dei costi fissi totali. La distanza tra CT e CVT è sempre la stessa ualunue sia il livello di output. Il costo medio totale (CMT) è il costo totale (CT) diviso la produzione totale (T). Il costo totale (CT) è la somma dei costi fissi totali (CFT) e dei costi variabili totali (CVT): CT = CFT + CVT T T T Costo medio = costo medio + costo medio Totale fisso variabile CMT = CMF + CMV Il costo marginale (CMg) indica come varia il costo totale uando l impresa produce un unità in più: costo marginale = variazione del costo totale variazione della uantità prodotta CMg = ΔCT ΔT Quando varia la produzione variano solo i costi per i fattori produttivi variabili, nella determinazione dei costi marginali non entrano i costi fissi. Nella figura n. 31, vengono rappresentate le curve di costo medio e marginale. 7 di 21

8 Costi CMg CMT CMV CMF Quantità prodotta Figura n. 31 Osservando il lo andamento possiamo ricavare: medi fissi (CMF) hanno un peso via via minore al crescere della produzione; Le funzioni di costo medio totale (CMT), di costo medio variabile (CMV) e di costo marginale (CMg) hanno una forma ad U, diminuiscono al crescere della produzione, raggiungono un punto minimo oltre il uale iniziano a crescere; 8 di 21

9 marginali diminuiscono e poi aumentano più in fretta rispetto ai costi medi; La distanza tra le funzioni di CMT e di CMV è data dai costi medi fissi (CMF), per bassi livelli produttivi uesta distanza è elevata, mentre diventa sempre più piccola al crescere della produzione; La funzione di costo marginale (CMg) interseca le curve dei costi medi, totali e variabili, in un punto in cui tali funzioni sono al loro livello minimo. Le funzioni di costo assumono una forma ad U ed è legata alla legge dei rendimenti marginali decrescenti. Questa legge economica afferma che, nel breve periodo, la produttività di un fattore variabile è dapprima crescente, raggiunge un livello massimo e poi è continuamente decrescente; tale andamento si riflette sulla forma delle curve di prodotto medio e marginale. Il passaggio dalle grandezze totali a uelle medie e infine a uelle marginali, consente all imprenditore di decidere uale può essere il livello produttivo ottimale, grazie alle informazioni, sempre più dettagliate sull andamento dei costi. La ragione per cui la produzione è decrescente è legata alla presenza del fattore produttivo. In tali situazioni l imprenditore dovrà programmare i propri investimenti futuri, dovrà uindi porsi in un ottica di lungo periodo. 9 di 21

10 3 dell impresa nel lungo periodo Nel lungo periodo la distinzione tra costi fissi e costi variabili non esiste più perché tutti i fattori sono variabili, poiché possono essere modificati dall impresa in relazione alle sue aspettative, presenti e future, sulle condizioni di mercato. Nel caso in cui l impresa prevede o spera in un aumento della domanda del bene che essa produce, avrà interesse a modificare le proprie dimensioni per essere in grado di far fronte a tale aumento di domanda, uindi di poter offrire un output maggiore. Se i prezzi di un dato fattore produttivo impiegato nella produzione sono particolarmente elevati, l impresa cercherà di disporre di tecniche produttive e di impianti che permettano di ridurre l impiego del fattore produttivo più costoso. L imprenditore nel lungo periodo dovrà valutare uali tecniche produttive adottare e uale livello di output risulterà più adeguato rispetto alle proprie previsioni e aspettative. La combinazione di fattori ottimale è data, sovrapponendo gli isouanti e gli isocosti, dal punto in cui sono tangenti, al uale è associato il minimo costo. Indichiamo le funzioni di costo di lungo periodo con la lettera L: Il CMT L è il rapporto tra costi totali di lungo periodo e uantità prodotta; Il CMg L misura di uanto aumenta il costo totale uando la produzione viene aumentata di un unità. 10 di 21

11 CT CT (a) 0 Figura n. 32 Quantità prodotta Nella figura n. 32, sono rappresentate le funzioni di costo totale. Nella figura n. 33, sono rappresentate le funzioni di costo medio e marginale nel lungo periodo. 11 di 21

12 CM CM g CMg CM L 0 Rendimenti crescenti Rendimenti costanti Rendimenti decrescenti Quantità prodotta Figura n. 33 Nel lungo periodo i costi totali aumentano al crescere della uantità prodotta e le funzioni di costo medio e marginale assumono ancora la forma ad U. Le ragioni di uesto andamento sono riconducibili alla presenza dei rendimenti di scala. I rendimenti di scala indicano come varia l output al variare di tutti gli input nella stessa proporzione. A ciascun impiego di fattori corrisponde anche un costo, la relazione tra rendimenti e costi è evidente. La relazione per il costo medio di lungo periodo (CM L ): Quando i rendimenti di scala sono crescenti, i costi medi sono decrescenti; Quando i rendimenti di scala sono costanti anche i costi medi tendono ad essere costanti; Quando i rendimenti di scala sono decrescenti, i costi medi sono crescenti. 12 di 21

13 Nel primo tratto della curva fig. n. 33, poiché prevalgono rendimenti crescenti, i costi medi diminuiscono al crescere della dimensione di impresa. Tendono a stabilizzarsi uando prevalgono rendimenti costanti. Se le dimensioni di scala sono tali da generare rendimenti decrescenti i costi medi aumentano gradualmente. 13 di 21

14 4 La differenza tra ricavi totali e costi totali Consideriamo l ipotesi di un impresa molto piccola che opera su un mercato in cui vi sono tante altre imprese, altrettanto piccole, nessuna delle uali può decidere il prezzo di vendita del bene. Il prezzo viene definito dal mercato, dalle condizioni di domanda e di offerta complessive. Il ricavo totale che l impresa riuscirà a realizzare dipenderà allora dal prezzo di mercato,, oltre che dalla uantità venduta (): RT = 1 La funzione di ricavo totale è una retta crescente che parte dall origine degli assi (RT = 0 se =0) con un coefficiente angolare, inclinazione, pari a. Tanto più elevato è il prezzo di mercato tanto più ripida è la funzione di ricavo totale (figura n. 34). RT RT CT CT RT CT profitti CT RT 0 p (a) 0 (b) perdite CF (c) Figura n di 21

15 totali hanno un intercetta sull asse verticale pari all ammontare dei costi fissi e che crescono al crescere della produzione, ma non in modo costante. er la legge dei rendimenti marginali decrescenti il loro aumento è più graduale per bassi livelli di output e più rapido oltre un certo livello di produzione. er poter individuare la uantità di output che permetterà di realizzare il massimo profitto, dobbiamo sovrapporre le due funzioni (figura n. 34, c). Dal grafico, abbiamo che, se la produzione è inferiore a 1, i costi superano i ricavi e uindi l impresa è in perdita. Una produzione superiore a 1 garantisce dei profitti in uanto i ricavi sono maggiori dei costi. Il livello di output in corrispondenza del uale costi e ricavi si eguagliano( 1 ) viene chiamato punto di pareggio o breakeven point. A destra di uesto punto si trova l area di profitto mentre a sinistra l area delle perdite. I profitti sono massimi uando la produzione è pari a 2, dove la distanza tra funzione di ricavo totale e funzione di costo totale è la più ampia possibile. 15 di 21

16 5 L eguaglianza tra ricavi marginali e costi marginali er poter determinare l output di euilibrio per l impresa si può utilizzare un altro modo, ovvero uello che si basa sulle grandezze marginali anziché totali. Il ricavo marginale (RMg) misura la variazione del ricavo totale per ogni variazione unitaria delle vendite: ricavo marginale = variazione del ricavo totale = variazione della uantità venduta RMg ΔRT Δ Tracciando un grafico vedremo che la funzione di ricavo marginale, si presenta come una retta parallela all asse delle ascisse con un intercetta sull asse delle ordinate pari a, figura n. 35. Riportando nello stesso grafico anche la curva di costo marginale, possiamo individuare la uantità ottimale di produzione come uella uantità che garantisce l uguaglianza tra costi marginali e ricavi marginali, punto E. 16 di 21

17 RM g CM g CM g CM g2 RM g RM g > CM g E Z RM g <CM g RM g = p CM g Figura n. 35 er una uantità, prodotta e venduta, pari a 0, i ricavi marginali superano i costi marginali (RMg > CMg). Se i ricavi sono superiori ai costi, per l impresa è conveniente continuare ad aumentare la produzione, almeno fino a uando c è spazio per ulteriori guadagni. Se la uantità di output è pari a 2, i costi marginali sono maggiori dei ricavi marginali. In uesto caso l impresa sta realizzando delle perdite ed è conveniente ridurre la produzione. Il punto E identifica, uindi, il livello ottimo di produzione. 17 di 21

18 6 La curva di offerta dell impresa Ora consideriamo il caso in cui il prezzo di mercato aumenta. CMg Curva d offerta dell impresa CMg CM p p RMg RMg p p * p E A RMg RMg 0 0 * (a) (b) Figura n. 36 Se il prezzo aumenta, la uantità di output offerta dall impresa aumenta (figura n. 36, a). Nel caso in cui il prezzo, invece, diminuisce, occorre considerare i costi marginali e i costi medi. Fino a uando il prezzo di mercato permette di coprire almeno i costi medi, all impresa conviene produrre. Se il prezzo di mercato è più basso del costo medio, l impresa lavora in perdita ed è preferibile interrompere la produzione (figura n. 36 b). L impresa ha interesse a produrre solo fino a uando il prezzo di mercato non scende al di sotto di p*, uando il prezzo corrisponde al punto minimo della curva dei costi medi, e il prezzo p* viene definito prezzo di chiusura. 18 di 21

19 Il tratto della curva dei costi marginali che si trova al di sopra del punto minimo della curva dei costi medi è la curva d offerta della singola impresa, ed indica uanto l impresa è disposta ad offrire in relazione a differenti livelli di prezzo. L offerta dell impresa è funzione crescente del prezzo del bene, uando i prezzi aumentano, la uantità offerta dalle imprese aumenta e viceversa, legge di offerta. La curva di offerta è una curva ascendente da sinistra verso destra. L offerta complessiva di un dato bene è la somma delle uantità offerte dalle singole imprese per ogni dato livello di prezzo (figura n. 37). 10 O A 10 O B 10 O Impresa A A Impresa B A Settore industriale o mercato A Figura n. 37 Lungo la curva di offerta si può vedere la relazione che esiste tra prezzi e uantità offerta di beni, e l offerta varia in relazione diretta rispetto al prezzo. Il coefficiente di elasticità dell offerta ci consente di misurare uesta relazione: E = variazione % della uantità offerta variazione % del prezzo 19 di 21

20 la curva di offerta è ascendente da sinistra verso destra, il coefficiente di elasticità dell offerta rispetto al prezzo è positivo. In base ai valori assunti dal coefficiente, l offerta viene definita: Rigida, se Ep < 1; Elastica, se Ep > 1; Neutrale, se Ep = 1. Nel caso in cui si verifica un aumento del prezzo del 10%: L offerta è rigida se la variazione della uantità offerta è inferiore rispetto alla variazione di prezzo; L offerta è elastica se la variazione della uantità offerta è superiore alla variazione di prezzo; L offerta è neutrale se la variazione percentuale dell offerta è uguale alla variazione di prezzo. O 0 Q Figura n di 21

21 Il coefficiente di elasticità dipende dalla capacità dell impresa o di un intero settore industriale di adeguare la propria offerta ai mutamenti del prezzo. Un caso estremo di curva di offerta perfettamente rigida, figura n. 39, dove la uantità offerta non cambia ualunue sia il livello di prezzo, è ad esempio, l offerta di uadri di un pittore non più in vita, come uelli di icasso. L offerta dei suoi uadri è data e non può adeguarsi alle esigenze del mercato. Un aumento della sua domanda determina un aumento dei prezzi a cui nessuno, però, potrà far corrispondere un aumento di offerta. In uesti casi la curva di offerta è una retta verticale parallela all asse delle ordinate e il coefficiente di elasticità è pari a zero. Inoltre tanto più è breve il tempo considerato, tanto maggiori sono le difficoltà per le imprese, di adeguare la loro offerta al cambiamento dei prezzi di mercato. Quando la curva di offerta si sposta verso destra, a parità di prezzo la uantità di beni a disposizione dei consumatori sul mercato aumenta (figura n. 39). Se la curva d offerta si sposta verso sinistra, a parità di prezzo, la uantità offerta sul mercato è inferiore. S S S S 0 Q Q Q 0 Q Q Q (a) (b) 21 di 21

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