Dalla scuola del sapere a quella del conoscere, passando per la Robotica Educativa, in direzione di 2.0

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1 Dalla scuola del sapere a quella del conoscere, passando per la Robotica Educativa, in direzione di 2.0 Patrizia Battegazzore Rete Robocup Jr ITALIA Direzione Didattica Primo Circolo, Tortona (Al) Una scuola che cambia non si contrappone necessariamente a quanto è stato fatto in passato ma è una scuola che, seguendo la normale evoluzione dei tempi, modifica il proprio modo di essere, per permettere ai propri allievi di apprendere, cioè di divenire consapevoli della realtà in cui vivono e della propria realtà interiore. Il documento qui presentato è la semplice narrazione di un team di insegnanti che hanno cercato di portare i propri alunni verso la conoscenza, attraverso l'uso costante e curricolare della Robotica educativa e del metodo pervasivo ad essa associato. Le contaminazioni tecnologiche che via via si sono realizzate hanno fatto emergere alcune riflessione sulle relazioni che intercorrono tra i processi di conoscenza, l'esperienza, i soggetti, gli oggetti e l'ambiente di apprendimento in cui si realizzano. Introduzione Nel nostro team, siamo insieme da ormai 7/8 anni e condividiamo l'esperienza d'insegnamento su due classi a modulo, dove ancora insegniamo, organizzando il nostro orario, per ambiti disciplinari. All'inizio abbiano cercato, in qualche modo, di controllare il forte cambiamento che avvertivamo nell'utenza e nelle loro famiglie. Un cambiamento rapido, dovuto soprattutto all'allargamento delle diverse comunità di extracomunitari, e all'arrivo di cittadini italiani migranti, per lavoro, che ha portato inevitabilmente un acuirsi delle problematiche presenti. Era spesso necessario migliorare la conoscenza della lingua italiana di alcuni alunni, senza togliere spazio all'apprendimento di altri. La presenza di più culture e quindi di stili di vita differenti portava spesso all'aggressività e alle incomprensioni, ed era quindi necessario intervenire anche con le famiglie. Bisognava inoltre considerare le difficoltà di quegli alunni che, per le difficoltà specifiche di apprendimento, si dimostravano lenti, insicuri e molto fragili. Per ovviare alle necessità di lavoro mirato ai bisogni, era necessario un

2 grande lavoro di coordinamento tra noi insegnanti e une precisa predisposizione dei materiali, secondo percorsi individualizzati, che divenivano applicati con estrema difficoltà per l'alto numero di alunni, presenti in classe, generando una profonda crisi del nostro modo di fare scuola. Ma come era possibile insegnare in modo differenziato.. individualizzato.. personalizzato... quando avevamo a fronte un numero così alto di alunni diversi? Com'era possibile realizzare un percorso di insegnamento/ apprendimento adeguato ad ogni specificità? Le difficoltà con cui ci siamo scontrate, credo siano quelle che ogni insegnante incontra in una classe dove la diversità è normale. A sostenerci, alcune esperienze forti, costruite insieme ad altri, che talora ci sono stati guida, stimolo per il confronto e per fare ricerca: esperienze interdisciplinari territoriali come l'educazione ambientale e il teatro dei burattini; esperienze a carattere regionale o nazionale, con forte motivazione alla ricerca educativa, come la Robotica educativa, nata dal gruppo dell'ex IRRE Piemonte [sito di progetto: e il Problem Solving, con le Olimpiadi, e il supporto dell'usr Piemonte. Ora una nuova sfida: il progetto Ministeriale Le nostre radici: la Robotica educativa I nostri attuali alunni, sono i primi che hanno vissuto l'approccio alla Robotica educativa fin dai 5 anni, alla scuola dell'infanzia, e con il Robot (diverso a seconda dell'età) hanno imparato ad affrontare numerosi percorsi didattici, in tutte le discipline. Con Bee-bot, una piccola ape programmabile dotata di tasti posti sulla sua schiena, hanno imparato a riconoscere le direzioni, ad orientarsi nello spazio, a riconoscere lettere dell'alfabeto e a compiere semplici operazioni numeriche, sulla linea dei numeri. [Battegazzore, in Atti Didamatica 2009] Foto 1 -Toccare, vedere, sentire diventano gli strumenti per conoscere. Foto 2 - Osservare gli altri mentre compiono un gesto può incoraggiare i più timorosi a ripetere l'esperienza. Foto 3. il codice di programmazione iconico permette la visualizzazione di un diagramma di flusso Foto 4 Lo scribbler cerca di uscire da una piazza, utilizzando il sensore di prossimità

3 Con Scribbler si è capito meglio cosa vuol dire programmare, cioè prevedere tutti i diversi comandi per ottenere un risultato (il programma informatico utilizzato per questo robot utilizza un codice iconico, facilmente manipolabile dai bambini e rappresentato su una pagina di programmazione, in cui l'algoritmo appare come un diagramma di flusso): semplicemente disegnare una linea spezzata o curva, una forma geometrica o muoversi nello spazio, attuando comportamenti a seconda degli ostacoli incontrati (per uscire da un labirinto, utilizzando i sensori) o semplicemente per travestire il robot e raccontare storie. Ognuna di queste opzioni prevede la trascrizione di un codice informatico e solo con la correttezza dei singoli comandi e della successione tra loro, si potrà pervenire al risultato atteso. Attualmente, in classe terza, abbiamo introdotto RCX della Lego e con questo ci siamo avventurati in un nuovo percorso, chiamato Marchingeni e Robot, perchè basato sull'uso dei robot in uso nella nostra scuola, ma anche su altri oggetti e strumenti tecnologici, appartenenti alla vita di tutti i giorni o costruiti dagli stessi alunni per uno scopo ben preciso (marchingeni). Alla base di tutto, da una parte la necessità di ricostruire quelle competenze pratiche e operative, che sembrano essere quasi completamente scomparse (come utilizzare le forbici con la carta o utilizzare oggetti di materiali diversi per assemblarli in modo da poter giocare), dall'altra la finalità di rendere visibile alla mente ciò che inizialmente è solo visibile agli occhi dei nostri alunni, attraverso la manipolazione, lo smontaggio e la ricostruzione di oggetti, per favorire la loro naturale crescita, per aumentare la loro acquisizione di competenze, per aiutarli almeno un poco a capire come si fa a capire. Come direbbe Papert [Papert, 1980], anche noi siamo convinte che la costruzione che ha luogo 'nella testa' spesso si verifica in modo particolarmente felice quando è supportata dalla costruzione di qualcosa di molto concreto: un castello di sabbia, una torta, una casa di Lego o una società, un programma per computer, una poesia, o una teoria dell'universo. Il curricolo di classe terza ha offerto numerosi spunti per la costruzione di oggetti utili alla comprensione, in geometria ( la macchina semplice, gli sviluppi dei solidi,..), in matematica ( l'abaco, macchine per contare,...), in geografia ( carte per l'orientamento,.. ), in italiano ( testi da smontare e rimontare, tavole componibili per l'analisi delle parole, ) e, naturalmente anche in tecnologia ( forme di carta per la costruzione di automobiline, omini, alberi e paesaggi). Foto 5 Oggetti costruiti in attività interdisciplinari, connesse alla Robotica Educativa

4 I punti di contatto tra le diverse discipline sono stati utilizzati per sviluppare percorsi integrati con la robotica educativa, che è divenuta uno strumento per capire meglio quanto sarebbe stato comunque realizzato in forma tradizionale. Le attività sono state svolte nelle ore di lavoro curricolare, in parte nello spazio dell'aula e in parte nel laboratorio di robotica, dove sono presenti 4 postazioni fisse, numerosi kit, i diversi materiali connessi ai robot: pile, caricabatterie, scatole, altri pezzi Lego.. ) Il nostro primo oggetto meccanizzato è stato realizzato con il mattoncino RCX e un solo motore che, con movimenti alternati (avanti e indietro) muove, tramite diversi ingranaggi, un bastone che fa sventolare una bandiera. Foto 6 Un RCX, con un solo motore, compie il lavoro di far muovere una piccola bandiera Le prime realizzazioni di Robot, montati secondo i modelli più semplici del kit, ha permesso di focalizzare l'attenzione sulle ruote. Sono stati osservati, attraverso immagini e dal vivo, numerosi mezzi di locomozione come il treno, il carro, il calesse.. per lo studio dei quali sono state messe in gioco competenze numeriche, scientifiche (dimensioni, il tempo e la velocità), linguistiche ( testo narrativo, il testo regolativo), spaziali ( orientamento), rappresentative ( il disegno) in stretta interazione reciproca, così che una è divenuta fondamentale per la comprensione e la realizzazione dell'altra, in un rapporto di complessità che ha dato valore aggiunto alle diverse attività eseguite. E la Robotica ha avuto il merito di fare da collante e di rendere manipolabile quel qualcosa che i bambini dovevano imparare: ha reso visibile la complessità della realtà e ha introdotto i nostri alunni alla comprensione delle variabili, da cui è governato il sistema in cui viviamo [Arcà, Guidoni, 1987]. Qui hanno avuto un ruolo importante le differenze individuali, (le conoscenze, i punti di vista, i linguaggi personali) ma anche il transito delle conoscenze da un linguaggio all'altro ( non solo linguistico, ma anche grafico, plastico, musicale, gestuale, ecc.)

5 Il gruppo è diventato luogo di apprendimento, perchè nell'interscambio di informazioni e osservazioni, i linguaggi di ognuno si sono potuti arricchire, e integrarsi, affinarsi, generarsi o anche scontrarsi per poi rinnovarsi. Attraverso la robotica e alla metodologia ad essa applicata, che lascia il bambino libero di interagire con l'oggetto, con gli altri bambini e con gli insegnanti, abbiamo potuto osservare in quali e quanti modi diversi questa interazione può avvenire. Infatti, è differente da soggetto a soggetto, il modo di guardare i fatti, di descriverli, di modificarli, di dare loro forma comprensibile e manipolabile. Ciò secondo il proprio punto di vista che deriva dalla propria esperienza e/o alla differente esigenza di ricostruire operativamente e cognitivamente, in maniera selettiva e schematizzata, i modi di essere dei fatti stessi ( o dei comportamenti) [Bateson,1977]. Particolarmente significativo è stato comprendere l'esistenza di questa molteplicità di linguaggi, fermandosi a guardare, concedendosi una pausa per riflettere meglio; è stato importante riflettere noi stessi sui nostri modi e lasciare spazio e tempo ai bambini, per fare, prima di tutto esperienza, muovere, toccare, guardare senza fretta, avendo il tempo per capire, e per riflettere su come si fa a capire. La didattica si è via via trasformata e ha trasformato la scuola in un luogo di ascolto: quello dei bambini che ascoltano gli altri bambini, quello degli insegnanti che dialogano tra loro per condividere e progettare, per accogliere le differenze [Perticari P.,1996] quello dellle diverse parti che interagiscono per decidere che strada intraprendere, per continuare ad imparare. Dall'osservazione dei comportamenti dei nostri alunni, ci siamo resi conto che non si può vedere/ pensare/ riflettere contemporaneamente; pertanto risulta impossibile avere contemporaneamente conoscenza della realtà in tutti i suoi aspetti. E' la mente che sceglie di volta in volta, un aspetto di ciò che succede su cui concentrarsi; lo analizza nelle sue componenti individuali, lo formalizza, mettendo in evidenza le relazioni interne; integra il risultato di ogni analisi con altre analisi e procede così scartando gli aspetti poco dominabili, per mettere a fuoco le regole per le schematizzazioni più elementari. Quando un robot compie un'operazione semplice come il movimento in avanti, ad esempio e' possibile concentrare l' osservazione sullo spazio attraversato, sul tempo impiegato per effettuare il percorso, sulla relazione tra la lunghezza del percorso e la dimensione delle ruote, sul tipo di costruzione effettuata, sul peso del robot, sulla grammatica della programmazione ecc.. E' durante questi momenti che occorre l'intervento didattico per guidare gli alunni su diverse strade cognitive: indirizzando di volta in volta l'attenzione sui diversi aspetti da considerare, facendo risaltare con il linguaggio le diverse sfaccettature e le diverse dinamiche degli eventi. Ma facendo attenzione a non sovrapporre il proprio pensiero, di insegnante adulto, a quello di un bambino che esplora quella realtà per la prima volta: ognuno vedrà quel che potrà

6 vedere e si eserciterà a cambiare punto di vista per procedere, con analisi successive alla conquista di una maggior conoscenza [Arcà, Guidoni, 1987]. Foto 7 I bambini osservano il comportamento di Scribbler. Foto 8 L'insegnante guida l'osservazione del diagramma di una programmazione Precedentemente abbiamo parlato del fatto che i robot possono aiutare i bambini a cogliere il significato delle variabili. Alla prima costruzione, secondo un modello molto semplice, il robot viene programmato per compiere movimenti in avanti, indietro a destra, a sinistra. Ad un certo punto, dopo aver provato in gruppo, viene chiesto ai bambini di sottoporre la loro costruzione ad un test: viene definito un percorso, lineare, e il robot dovrà percorrerlo senza rompersi, così da verificare la robustezza della costruzione. In questa situazione, più volte è capitato di vedere i robot eseguire uno stesso programma, con effetti differenti. La curiosità dei bambini abituati ad osservare e riflettere è sempre scattata puntuale: Ehi, come mai io ho detto al robot avanti e lui sta andando indietro? Qualcuno mi aiuta? Hai controllato i cavetti? Prova a girarli.. Perchè il robot del mio gruppo dovrebbe andare avanti e invece curva a destra? E' colpa delle ruote? No! Guarda cosa hai lasciato sotto al mattoncino! Vero, guarda qui, questo pezzetto raspa il pavimento e fa andare il robot storto Sono gli stessi bambini che imparano gli uni dagli altri, osservandosi reciprocamente, coinvolgendosi in un piacevole gioco cognitivo, di cui i robot e le loro azioni, il proprio pensiero e i pensieri degli altri, sono gli attori essenziali. La curiosità creativa è il traino dell'attività stessa, perchè condiziona le scelte; i bambini sono liberi di esprimere le loro osservazioni, le loro domande, provano modelli e comportamenti sempre nuovi, senza togliere mai spazio al programma curricolare delle diverse discipline, ma aggiungendo qualcosa al normale lavoro di insegnamento/apprendimento. Attualmente la progettazione si è intrecciata con il percorso di animazione teatrale (teatro di figura) attualmente in corso nelle nostre classi, così che è stato naturale pensare alla scenografia, introducendo oggetti meccanizzati

7 progettati direttamente dai ragazzi e piccoli robot che interagiscono per raccontare una storia, da loro costruita. Quanto previsto nella programmazione, delle diverse discipline, non è stato utilizzato in modo sequenziale ma si è intrecciato continuamente tra esperienza e riflessione, tra l'atto di costruire per sperimentare e la necessità di modificare le proprie idee, in una spirale di aggiustamenti continui. Inoltre, la scoperta che non esiste nulla di perfetto ma ogni modello può sempre essere migliorato, alla luce di nuove riflessioni o scoperte ha dato forza e continua motivazione a molti alunni. E così la voglia di mettersi alla prova, di migliorare il proprio operato, di renderlo migliore ha dato entusiasmo e voglia di fare; ha sviluppato impegno ed esercizio autonomo, migliorando gli apprendimenti e il clima della classe. La totalità degli alunni, nell'apprendere ha dimostrato una motivazione intrinseca che nessun insegnante potrebbe suscitare in tale misura. Occorre sottolineare, dunque, come l attività di Robotica educativa, contemporaneamente all'affinamento motorio/manipolatorio, abbia attivato processi, abbia introdotto modalità, procedure e favorito la nascita della capacità di pensare per decidere. Capacità che, una volta acquisita rimane per sempre. Anche mentre si fa italiano o matematica, tale capacità rimane in uso, motivando gli alunni ad una partecipazione attiva, dandogli forza per fare le proprie osservazioni e per divenire consapevole della propria capacità di conoscere. L'insegnante, in questa situazione cambia il proprio ruolo: viene percepito dagli alunni come double/face, cioè capace di insegnare ma anche di apprendere, appare disponibile a mettersi a pavimento dove si muovono i robot, per cambiare punto di vista, per dare il proprio supporto e operare mediazione culturale ( con offerte disciplinari, strumentali). E' presente al lavoro dei bambini come un coach, che dirige il lavoro, senza comparire mai in campo, dotato di quella sensibilità che gli permette di affiancarsi all'alunno per fare insieme a lui e tirare fuori quanto di meglio ognuno sa fare. 2. Problem solving In questi ultimi due anni, sulla scia delle prove Invalsi e delle relazioni dell'ocse/pisa, la nostra attenzione si è concentrata sulle attività di problem solving, inteso come la capacità di risoluzione di problemi in situazioni concrete, mediante la propria capacità critica, comparativa e creativa. Ripensando ai contenuti e ai percorsi sviluppati con i nostri alunni con la Robotica Educativa, ci siamo resi conto di quanto questa fosse proprio basata su tale capacità. Alla fine di ogni percorso, quando scattava il desiderio di mettersi alla prova, ecco concretizzarsi più di una esperienza di problem solving. Talvolta erano gli stessi allievi a sfidarsi, nella costruzione di semplici percorsi, altre

8 volte l'insegnante richiedeva una certa prova, calibrandola sulle competenze che dovrebbero essere già in parte acquisite. Occorre inoltre evidenziare, come l'esperienza di costruzione e di programmazione, siano sempre gestite in gruppo: quel che fa uno, viene condiviso con gli altri componenti del gruppo; insieme si discute delle scelte da attuare e ciò sviluppa così una maggior capacità di comunicare le proprie decisioni/azioni, divenendo sempre più consapevoli di ciò che si sta facendo. Non ci pare proprio roba da poco che mentre si gioca si possa migliorare la propria capacità di analisi e la consapevolezza metacognitiva, in un contesto collaborativo orientato alla competizione ( attività sostenuta anche dalla Robocupjr che quest'anno vede per la prima volta protagonisti anche i ragazzi under 14) [Lund, Pagliarini, 2000]. Lo sviluppo continuo di attività di Problem solving per la robotica ha suggerito la possibilità di utilizzare la stessa modalità operativa anche per le materie curricolari: la preparazione che si attua per affrontare una prova disciplinare, un compito, è stata realizzata in gruppo, così da permettere il confronto, la condivisione delle conoscenze, l'utilizzo del proprio linguaggio, o attività di mediazione nelle spiegazioni ai compagni; Il più delle volte invece di fare lezione frontale, le attività vengono presentate sotto forma di gioco, guidando gli alunni a scoprire da soli, con logica e deduzione, ad esempio, alcune regole del parlare o del contare. Abbiamo verificato che le capacità di pensiero necessarie per la risoluzione di situazioni di problem solving sono quelle già stimolate dalla Robotica educativa ( che peraltro ha lo stesso approccio al sapere, di tipo costruttivista ), come ampiamente sostenuto nel contributo di Giovanni Marcianò, La Robotica quale ambiente di apprendimento [Marcianò G., Atti di Didamatica 2007]. Il nostro tentativo è stato quello di dare una definizione più precisa di tali capacità, di trovare una metodologia che ci permettesse di potenziare le diverse abilità di pensiero necessarie, così da poterle utilizzare in modo diffuso, in tutto il curricolo, per coniugare il fare con il fare mentale. Questo lo schema, elaborato a supporto di tutta l'attività didattica, secondo la teoria delle tre intelligenze di Stemberg [Stemberg, Spear- Swerling,1997]. ANALISI (INTELLIGENZA ANALLITICA) INTUIZIONE (INTELLIGENZA CREATIVA) CONTROLLO (INTELLIGENZA PRATICA) Identificazione del problema Scelta delle informazioni rilevanti Rappresentazione delle informazioni Scelta del procedimento: codificazione selettiva combinazione selettiva analogia Formulazione di nuove domande Allocazione delle risorse Applicazione dei procedimenti Valutazione delle soluzioni Eliminazione degli errori

9 3. Alunni con bisogni speciali Anche nel campo delle disabilità la Robotica educativa ci ha dato, seppur indirettamente, una mano. Attualmente, infatti, la pratica scolastica ci mostra una sempre maggior presenza di alunni con difficoltà di apprendimento o con bisogni speciali, a cui diventa difficile rispondere in modo soddisfacente, visti i numeri alti di alunni per classe e i ridotti tempi di contemporaneità. Ma il vedere questi bambini, spesso incapaci di raggiungere le mete di apprendimento dei compagni, cimentarsi con entusiasmo in attività di Robotica, ha sciolto ogni dubbio: la Robotica è risultata essere una attività educativa inclusiva, che non separa gli alunni in bravi e meno bravi, ma che sostiene la tipicità di ognuno, facendola divenire risorsa per il gruppo degli apprendenti. La riflessione, l'analisi continua, la metacognizione, hanno aumentato la capacità di ascolto e hanno permesso a tutti di esprimere il proprio modo di vivere le diverse situazioni, garantendo la partecipazione totale e l'accettazione della diversità, favorendo l'acquisizione delle capacità essenziali per essere cittadini consapevoli, capaci di imparare ad imparare, per tutta la vita. [Raccomandazioni del Consiglio d'europa, 2006]. 4. Il Progetto Ministeriale 2.0 Presentata la domanda di candidatura al bando per l'azione 2.0, abbiamo ottenuto il finanziamento, ed ora che ripensiamo alla nostra classe e al nostro lavoro, ci rendiamo conto della grande possibilità che viene offerta a noi e ai nostri alunni, in termini di esperienza. Siamo già sicure che l'ambiente di apprendimento può essere trasformato con l utilizzo costante e diffuso delle le tecnologie, perchè in parte lo abbiamo già sperimentato. Così, In questa fase, in cui ci viene chiesto di ridefinire la nostra Idea per concretizzarne lo sviluppo nell'arco temporale dei prossimi due anni scolastici, la nostra preoccupazione principale è quella di ripensare, in modo più preciso, all'organizzazione di tutto ciò che è scuola. Vorremmo essere capaci di riunire, ciò che le discipline separano, riformulando un rapporto forte con tutti gli attori del fare scuola, ciascuno con il proprio ruolo: amministratori, insegnanti, operatori scolastici, genitori. Con un pizzico di ambizione, vorremmo che la nostra scuola potesse assomigliare un po' a quella che descrive Loris Malaguzzi: una scuola amabile, operosa, creativa, vivibile, documentabile e comunicabile (luogo di ricerca, apprendimento, ricognizione e riflessione) [Project zero -Reggio children,2009]. Certamente avere a disposizione strumenti come la lavagna interattiva o i notebook per i bambini e lo spazio aula riorganizzato, potrà fare la

10 differenza. La cosa più importante sarà riuscire a gestire le tecnologie per documentare, in modo costante e sicuro, tutto ciò che accadrà in aula e fuori. L'obiettivo della documentazione non sarà solo la comunicazione di quanto avremo realizzato, ma avrà una validità immediata maggiore: servirà a tutti, insegnanti e discenti, per tornare a riflettere sulle proprie azioni, così da tenere traccia dei processi messi in atto dalle menti che lavorano per costruire insieme conoscenza, come viene detto nel contributo di Carla Rinaldi in Rendere visibile l'apprendimento : Quando gli apprendimenti vengono documentati i bambini possono rivisitarli, e quindi dare nuovamente senso alle loro esperienze di apprendimento e allo stesso tempo riflettere su come sviluppare queste esperienze più avanti. L'interpretazione e la riflessione diventano così aspetti fondamentali della documentazione, viste non solo in retrospettiva, ma anche proiettate verso la costruzione di nuovi contesti di apprendimento. ([Project zero -Reggio Children,2009] Una riflessione da approfondire strada facendo: il valore della valutazione in un contesto di apprendimento di gruppo... Bibliografia Arcà, P. Guidoni Guardare per sistemi, guardare per variabili, Emme edizioni 1987 Bateson, G. Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi, 1977 Battegazzore P. - Bee- bot, fare robotica con un giocattolo programmabile a banalità limitata, in atti DIDAMATICA 2009 H. H. Lund, L. Pagliarini, RoboCupJunior with LEGO MINDSTORMS, in Proc. Of Int. Conf. On Robotics and Automation 2000, IEEE Press, NJ 2000 IRRE Piemonte, Uso didattico della Robotica, Torino Sito di progetto Marcianò G., La Robotica quale ambiente di apprendimento, in Andronico A., Casadei G. (acd) DIDAMATICA 2007 Informatica per la didattica, Cesena, 2007a, p Papert S., Mindstorms: children, computers and powerful ideas, Basic Books, USA, 1980 Papert S., Logo Philosophy and Implementation, LCSI, Canada, 1999 Perticari P., Attesi imprevisti, Bollati Boringhieri,1996 Project Zero Reggio Children,- Rendere visibile l'apprendimento, 2009 Raccomandazioni del Consiglio d'europa, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente Robert J. Sternberg, Louise Spear-Swerling, Le tre intelligenze ed. Erickson, 1997

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