Argomenti di MICROECONOMIA E MACROECONOMIA

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1 rgomenti di MICROECONOMI E MCROECONOMI Sommario Titolo pag. 1. Scelte intertemporali: decisioni di risparmio e di investimento, tasso di interesse 3. Scelte in condizioni di incertezza 9 3. simmetrie informative 1 4. Le esternalità positive e negative Studio di caso: Condominio, metafora perfetta del vivere sociale Esercizi su esternalità e beni pubblici Esercizi sul Duopolio 1 8. La stima di una funzione e le previsioni in campo economico (correlazione e regressione) 6 9. Temi di Macroeconomia (II livello) - La crescita economica 1. Le fonti della crescita 30. Il prototipo dei modelli di crescita: Harrod-Domar (di impostazione keynesiana) 3. Il modello di Solow (di impostazione neoclassica) 4. La crescita endogena: premessa - Modelli di crescita endogena 0. Premessa Il modello K e il Learning by doing. Modelli con capitale umano 3. Innovazione attraverso la R&S - La teoria del ciclo economico reale 45 - Il modello di arro-gordon 1. Esposizione del modello 46. Una valutazione critica - La regola di Taylor 49 - La Nuova Macroeconomia Keynesiana 1. L impostazione della NMK. I contratti impliciti 3. I salari di efficienza 4. La teoria dei contratti a lungo termine 50 1

2 5. La teoria dei contratti periodici 6. I modelli di contrattazione sindacale 7. I modelli insider-outsider 8. Il NIRU 9. Conclusioni - Una mappa delle scuole in Macroeconomia Esercizi di Macroeconomia (II livello) 63

3 1. Scelte intertemporali: decisioni di risparmio e di investimento, tasso di interesse di G.Garofalo 1 Supponiamo che l'orizzonte decisionale del consumatore sia composto da due periodi 1 e : R 1 e R sono i redditi alle due date che assumiamo dati esogenamente; C 1 e C le spese di consumo (in realtà la spesa è data dalle quantità di beni di consumo alle due date per i rispettivi prezzi; la semplificazione che adotteremo sarà quella di supporre che p 1 = 1 oggi e p = 1 domani; il prezzo del bene è lo stesso nei due periodi, nel senso che non vi è inflazione, e pari ad uno). Da notare che C e R sono grandezze attese; nel nostro schema però le aspettative sono corrette per cui vi è coincidenza tra grandezze attese e grandezze effettive. Se C 1 = R 1, allora C = R. Se, invece, C 1 < R 1, allora il soggetto risparmia; prestando il reddito risparmiato nel primo periodo al tasso di interesse r, il soggetto può consumare nella seguente misura: C = R + (R 1 - C 1 ) (1 + r) [1.36] Ovviamente è anche possibile che il consumatore nel primo periodo si indebiti (C 1 > R l ) sempre al tasso di interesse r, per cui il risparmio è negativo. Il vincolo di bilancio intertemporale del consumatore rappresentativo pone l'eguaglianza tra la somma dei redditi e la somma delle spese di consumo nei due periodi, chiaramente attualizzate (non vi sono dunque eredità), per cui: C 1 (1 + r) + C = R 1 (1 + r)+r [1.37] o indifferentemente: C R C1 + = R r 1+ r Risolvendo una delle due ultime espressioni rispetto a C, otteniamo: C = R 1 (1 + r) + R - C 1 (1 + r) [1.38] che ci dà l'intercetta verticale (punto nella Figura 6), pari a R 1 (1 + r) + R,, che è il valore futuro della dotazione iniziale, ossia la quantità massima di bene che il soggetto potrebbe consumare nel secondo periodo risparmiando l'intero reddito del periodo corrente. Troviamo ora l'intercetta orizzontale (punto nella Figura 6) risolvendo rispetto a C 1 : R 1 C1 = R1 + C 1+ r 1+ r dove R 1 + R / (1 + r) è il valore attuale della dotazione iniziale, ossia la quantità massima di bene che egli potrebbe consumare nel periodo iniziale se prendesse a prestito tutto l'ammontare di reddito (bene) che potrà ricevere l'anno successivo. 1 Tratto da G.Garofalo, Economia politica. Corso intermedio con Esercitazioni, Torino, Giappichelli, 1998, pp

4 Come risulta dalla [38], la pendenza - negativa - del vincolo è data da (1 + r) che è il fattore di interesse (nel caso più generale, per valori di p 1 e p diversi da 1, sarebbe [p 1 (1 + r)] / p ] ed indica, in termini nominali, il prezzo odierno di una unità monetaria espresso in termini di unità monetarie del periodo futuro e, in termini reali, il numero di unità di bene che potranno essere consumate in più in futuro rinunciando al consumo di una unità di reddito (bene) - che viene prestato - nel periodo corrente. Lungo la linea di bilancio il punto D di coordinate R 1 e R rappresenta la dotazione iniziale del consumatore: se egli si sposta dal punto D verso il basso, ciò significa che egli ha preso a prestito una quantità di bene (dal momento che consuma più quest'anno e meno il prossimo); nel caso opposto si avrà risparmio, nel senso che egli si astiene dal consumare una certa quantità del bene nel corso del periodo corrente, che viene data a prestito, per poter accrescere il proprio consumo differito. Le preferenze del consumatore rappresentativo sono espresse dalla seguente funzione di utilità: con U ' > 0 e U ' > C U = U (C 1, C ) [1.39] C Differenziando la funzione, possiamo calcolare il valore del SMS intertemporale, che misura la sostituibilità del consumo attuale con il consumo futuro: du = U ' C dc + U ' C dc 0 [1.40] 1 = 1 da cui: dc dc 1 U ' = U ' C1 C < 0 [1.41] La rappresentazione grafica della [39] è data nello spazio C 1 - C, da una mappa di curve di indifferenza inclinate negativamente e convesse verso l'origine degli assi. La massimizzazione della [39] soggetta al vincolo rappresentato dalla [37] porta a concludere che in equilibrio il soggetto eguaglia il suo saggio marginale di sostituzione intertemporale con il fattore di interesse: U ' C1 = 1+ r [1.4] U ' C 4

5 Nel caso generale, per valori di p 1 e p diversi da 1 e in presenza di inflazione, a secondo membro abbiamo: p 1 (1 + r) p dove p può essere espresso come: p = p1(1 + P& ) con P & che indica il tasso di variazione del livello dei prezzi, cioè il tasso d'inflazione. Sostituendo abbiamo il fattore di interesse espresso in termini reali: 1+ r = 1+ ρ 1+ P& dove ρ (rho) è il tasso d'interesse reale. Dall'ultima eguaglianza possiamo determinare ρ: 1+ r r P& ρ = 1 = 1+ P& 1+ P& Se P & non è troppo elevato, il denominatore sarà approssimativamente uguale a 1 e: ρ = r - P & r=ρ + P & Quella scritta da ultimo è l'equazione di Fisher che collega i due tassi d'interesse, quello nominale e quello reale. Grazie alle nostre ipotesi semplificatrici, P & = 0 e i due tassi coincidono. Da un punto di vista grafico si tratta di combinare la mappa di indifferenza con la linea di bilancio: l'equilibrio è individuato dal punto di tangenza di quest'ultima con la più alta delle curve di indifferenza accessibili per il consumatore. Figura 6 C R E D R 1 C 1 5

6 Nel caso prospettato nella Figura 6 il consumatore si sposta dalla posizione iniziale individuata dal punto D in corrispondenza del punto E risparmiando in vista di un maggior consumo futuro: facendo il rapporto tra il livello dei consumi e il livello del reddito alla data 1 abbiamo quella che con terminologia keynesiana definiremmo propensione media al consumo; essa risulta minore dell'unità. Il tasso di interesse è il premio per l'astensione dal consumo presente. Un aumento del tasso di interesse fa sì che la retta di bilancio diventi più inclinata, mentre le sue intercette si spostano verso l'alto, per quanto riguarda quella verticale, e verso sinistra, per quanto riguarda quella orizzontale: complessivamente, quindi, la linea di bilancio si presenta più ripida come la nella Figura 7. Figura 7 C F E 1 C 1 Il consumatore si porterà su una curva di indifferenza più alta modificando le proprie decisioni di consumo e di risparmio: passando dal punto E a F, si ha un minor consumo corrente ed un maggior consumo in futuro. In realtà si sommano un effetto sostituzione (movimento lungo la curva di indifferenza iniziale), che provoca una riduzione di C l ed un aumento di C, ed un effetto reddito (passaggio sulla curva di indifferenza più alta), che accresce ulteriormente C, ma tende a far aumentare anche C 1. Quanto più forte è il primo effetto rispetto al secondo, tanto più si nota un legame inverso tra consumo presente e tasso di interesse e, quindi, diretto tra risparmio e tasso d'interesse. Il modello descritto è il più semplice dei modelli intertemporali relativi alle scelte del consumatore. Nella letteratura ne esistono altri che ipotizzano l'esistenza di: a) generazioni sovrapposte, come in Samuelson [1958] (ad ogni data vi sono giovani e vecchi; i primi lavorano, consumano e risparmiano, mentre i secondi non lavorano e vivono con i frutti del risparmio accumulato in precedenza); b) un ciclo vitale, come in Modiglianirumberg [1954] (l'individuo pianifica i consumi per l'intero orizzonte temporale, che è scandito in tre fasi: periodo di formazione, vita lavorativa, pensione; fasi caratterizzate da un differente profilo del reddito e della ricchezza); c) un reddito permanente, come in Friedman [1957] (si rinvia direttamente al 5.1, dove l'argomento sarà affrontato). Un'ultima osservazione riguarda le conseguenze sulle scelte del consumatore della presenza del settore pubblico. La spesa che quest'ultimo effettua e la conseguente imposizione fiscale fanno sì che il reddito rilevante per il consumatore sia quello disponibile che è dato da: Y D = Y - T + Q, dove T è la tassazione e Q sono i trasferimenti. 6

7 Passiamo ora ad esaminare il comportamento dell'impresa rappresentativa relativamente alla scelta di effettuare un investimento produttivo, cioè di accrescere il proprio stock di capitale reale. Le possibilità di produzione dell'impresa nel periodo corrente sono condizionate allo stock iniziale di capitale K 1, che supponiamo dato. L'investimento è la spesa per l'acquisto di nuovi beni capitali da impiegare nel periodo successivo per produrre i beni di consumo futuro. L'impresa si procura le risorse necessarie a finanziare tale spesa prendendo a prestito fondi. Da un punto di vista reale ciò significa attingere al risparmio dei consumatori, che rappresenta, dunque, il prerequisito per la spesa di investimento. Il capitale è, per ipotesi, proprietà dei consumatori; il suo uso da parte dell'impresa comporta l'erogazione di servizi produttivi da parte dei consumatori-proprietari del capitale che per questo ricevono un corrispettivo; tale rendimento rappresenta per l'impresa un costo aggiuntivo. I profitti attesi per il secondo periodo in termini reali sono, pertanto, dati da: w q π = X N K [1.43] P P dove si ipotizza per semplicità che i prezzi futuri, compreso il salario, siano identici nei due periodi mentre q indica il costo del servizio per l'uso del capitale. La funzione dei profitti viene massimizzata subordinatamente al vincolo rappresentato dalla funzione tecnica di produzione: X = X (N, K ) [1.44] Sostituendo la [44] nella [43], si ha: π w q ( N K P P = X N, K ) Derivando quest'ultima espressione rispetto alla grandezza K, variabile decisionale, ed eguagliando a zero, otteniamo che: q X ' K = [1.45] P cioè che in equilibrio per l'impresa la produttività marginale del capitale in termini fisici eguaglia il costo, in termini reali, per l'uso del capitale, o, il che è equivalente, il valore della produttività marginale del capitale ( P X ' K ) è pari al rendimento nominale dei consumatori per unità di capitale. Poiché il mercato del capitale è per ipotesi in condizioni di concorrenza perfetta qualunque sia il suo segmento, il tasso reale di rendimento del capitale fisico è pari al tasso d'interesse (reale) di mercato sui fondi 7

8 prestati e presi a prestito (il pareggiamento dei due tassi avviene a seguito di spostamenti del capitale monetario attratto da remunerazioni più alte: ciò determina eccessi di domanda positivi o negativi e quindi variazioni dei prezzi delle attività reali e finanziarie; data la relazione inversa tra prezzi e tassi di rendimento di un'attività, si modificano anche questi ultimi che tendono a convergere): q = r P [1.46] Dalla [45] e dalla [46] segue che il capitale atteso (desiderato) nel secondo periodo è funzione del tasso d'interesse: la relazione è inversa avendo assunto che la produttività marginale del capitale è decrescente. In definitiva, l'investimento, grandezza flusso data dalla differenza tra lo stock di capitale nei due periodi, è funzione inversa del tasso di interesse. I = K (r) - K 1 =I (r) [1.47] La curva dell'investimento coincide con la curva della produttività marginale del capitale. Come vedremo meglio nel 9.9, l'analisi precedente è riferita in senso stretto agli investimenti netti: quelli lordi infatti considerano anche la ricostituzione del capitale che si è deprezzato nel corso del ciclo produttivo; tale ricostituzione avviene grazie agli ammortamenti (in tal senso la grandezza K l andrebbe moltiplicata per 1 meno il tasso di ammortamento). Il tasso d'interesse, se da un punto di vista soggettivo (delle preferenze dei risparmiatore) rappresenta il premio per l'astensione dal consumo corrente, dal punto di vista oggettivo (nella sfera produttiva) coincide con la produttività marginale del capitale: il suo livello dipende quindi dalla struttura delle preferenze intertemporali dei consumatori (parsimonia) e dalle funzioni di produzione prevalenti in futuro (produttività). 8

9 . Scelte in condizioni di incertezza di G.Garofalo Molte decisioni in campo economico e nell'esperienza quotidiana, ivi comprese quelle riferite al bene salute, coinvolgono il futuro e devono essere prese in un contesto dominato dall'incertezza. Tale fattore in alcuni casi può essere affrontato con il calcolo delle probabilità (si parla allora di rischio quantificabile in modo probabilistico), in altri è da intendere in senso forte per cui mancano riferimenti precisi per la scelta (in tal caso tendono a valere convenzioni e fattori imitativi per cui cerchiamo di inferire elementi di valutazione da soggetti che riteniamo più informati). Come detto, il rischio viene quantificato attraverso il calcolo delle probabilità. Esso presuppone che di un evento sia possibile disporre di diverse manifestazioni ciascuna associata ad un valore di probabilità circa il suo manifestarsi. Normalizzando a 1 le probabilità complessive, un valore di 0, indica una probabilità del 0% che si verifichi un dato valore (le altre possibili manifestazioni avranno, nel complesso, una probabilità residua dell'80%). Se la distribuzione di probabilità è di tipo normale, essa sarà rappresentata da una gaussiana con un valore centrale di massima probabilità e valori minori o maggiori con probabilità via via inferiori: la dispersione attorno al valore mediano è simmetrica verso sinistra e verso destra. Probabilità Valore L'area costituita dalla porzione di campana fino ai due punti di flesso rappresenta circa i /3 dell'intera distribuzione, per cui, una volta indicati il valore centrale (la media sia 5) e la dispersione (la varianza sia ± 1) vi è una probabilità del 68,6% che il valore che si realizza effettivamente sia compreso tra il primo valore accresciuto o ridotto del secondo (4 e 6). Una curva più affusolata indicherà un maggior grado di confidenza assegnato al realizzarsi di un dato valore (fino ad arrivare all'estremo di una stima puntuale cui viene attribuita una probabilità del 100%). Facciamo un esempio ipotizzando che vi siano tre eventi (il rendimento di un titolo può essere del 3, del,6 o del 3,8 per cento) con probabilità pari, rispettivamente, a 0,5, 0,4 e 0,1. Il valore atteso sarà: 0,03 0,5 + 0,06 0,4 + 0,038 0,1 = 0, , ,0038 = 0,09 La proprietà di tale valore atteso è che la somma algebrica degli scarti dei valori di partenza da esso, pesati in Tratto da G.Citoni e G.Garofalo, Servizi sanitari. Economia e management, ologna, Esculapio, 003, pp

10 base alle probabilità, è pari a zero. La misura della dispersione è ottenuta tramite la somma di tali scarti (in questo caso però si prescinde dal segno) elevati al quadrato (si evita in tal modo la compensazione tra scarti di segno opposto, e si dà maggior peso agli scarti maggiori), sempre pesati in base alle probabilità. La cosiddetta varianza sarà data perciò da: (0,0008) 0,5 + (- 0,003) 0,4 + (0,0088) 0,1 = 0, , , = 0, Una misura alternativa è data dalla radice quadrata di tale valore, il cosiddetto scarto quadratico medio: nel nostro esempio è pari a 0, La funzione di utilità attesa ttraverso un ulteriore esempio possiamo introdurre la funzione di utilità attesa di von Neumann- Morgenstern. Si consideri la scelta di prendere o meno l'ombrello nell'uscire di casa, una decisione apparentemente banale, ma sufficientemente emblematica. Le azioni (prendo/non prendo l'ombrello), tenuto conto degli stati del mondo (piove/non piove, con probabilità relative stimate dall'ufficio meteorologico, poniamo, del 40% e del 60%), comportano delle conseguenze in termini di utilità, di benessere. ssegniamo un punteggio massimo (diciamo 10) alla conseguenza migliore (supponiamo, "prendo l'ombrello e piove") e uno minimo (0) alla conseguenza peggiore (evidentemente, "non prendo l'ombrello e piove"). Per stabilire l'utilità della conseguenza "prendo l'ombrello e non piove" (il fastidio di questa alternativa è ovvio), immaginiamo che sia possibile porla in alternativa ad una lotteria o scommessa che fa vincere 10 se si verifica la precedente conseguenza migliore o 0 se prevale la precedente conseguenza peggiore. Il valore atteso della lotteria è condizionato dalle probabilità che si assegnano al verificarsi dei due eventi, come risulta dalla formula, appunto del valore atteso, vista nell'esempio precedente. Il soggetto razionale deciderà ponendo idealmente le due alternative sui due piatti di una bilancia e vedendo dove pende; regolando le probabilità farà in modo di eguagliare i valori in gioco. Supponiamo che ciò avvenga allorché assegno al verificarsi della conseguenza migliore/peggiore le probabilità, rispettivamente, di 0,3 e 0,7, per cui il valore medio della lotteria è: 10 0, ,7 = 3. Con la stessa procedura si definisce l'utilità dell'ultima conseguenza "non prendo l'ombrello e non piove": poniamo sia 8. Gli elementi in gioco sono riassunti nella tabella: Piove Non piove Prendo l'ombrello 10 3 Non prendo l'ombrello 0 8 Calcoliamo ora l'utilità attesa delle due azioni tenuto conto delle probabilità che si verifichi l'uno o l'altro stato del mondo (ricordiamo che piove/non piove hanno una probabilità rispettivamente del 40% e del 60%): 10 0, ,6 = 5,8 0 0, ,6 = 4,8 10

11 L'utilità attesa è la media ponderata delle utilità delle conseguenze condizionate alle probabilità degli stati di natura. La regola di massimizzazione induce a scegliere l'alternativa che comporta il valore più alto: nel nostro esempio "prendere l'ombrello" perché 5,8 > 4,8.. La banalità dell'esempio non deve trarre in inganno: certamente nell'esperienza quotidiana non ci mettiamo a fare calcoli così complicati, ma è "come se" li facessimo perché, quando usciamo di casa, nel decidere cerchiamo l'alternativa meno fastidiosa tenuto conto delle previsioni del tempo e di nostri personali elementi di valutazione; i termini della scelta possono essere riferiti a campi più seri, come quello della sanità. 11

12 3. simmetrie informative di G.Garofalo 3 Si hanno asimmetrie informative quando in uno scambio sul mercato vi sono soggetti, dal lato della domanda o dell'offerta, che possiedono informazioni riservate che non hanno interesse a rendere note agli altri. La situazione paradigmatica è quella del mercato assicurativo dove il soggetto che intende assicurarsi ha buoni motivi per non rivelare le proprie caratteristiche quanto più a rischio è la propria posizione, e, una volta assicurato, per non svelare quanto il proprio comportamento possa contribuire al verificarsi di un evento sfavorevole. spetti analoghi si ritrovano però in molti campi, dal contratto di credito al contratto di lavoro, al rapporto medico-paziente o, ritornando al campo assicurativo, nel caso delle polizze sanitarie. In tali casi si parla di rapporti di agenzia in cui uno o più soggetti (gli "agenti") con i loro comportamenti possono contribuire a determinare la posizione dell'altro (il "principale"). In sanità nella veste di principale troviamo il paziente, nel ruolo di agenti i medici e il personale sanitario in generale. Se l'informazione fosse perfetta e simmetrica, si avrebbe un mercato per ciascuna tipologia di contraente: l'assicurato "buono" e quello "cattivo", il lavoratore operoso e quello scansafatiche, l'impresa che si propone di utilizzare il fido bancario per iniziative che presentano buone prospettive rispetto al debitore a rischio di bancarotta, il medico che prescrive terapie costose per necessità obiettive rispetto a quello che sfrutta l'ignoranza del paziente. In ogni mercato si avrebbe un prezzo, che risulterebbe, ovviamente, più alto per l'oggetto di contrattazione di migliore qualità. L'esistenza delle asimmetrie informative comporta che il prezzo sia unico - una sorta di media dei due - il che tende a favorire gli agenti che offrono "merce" di cattiva qualità. Il processo è detto di selezione avversa perché vengono favoriti i contraenti meno validi (un esempio classico è contenuto alla fine della scheda su La teoria dei giochi nel capitolo 4). Le asimmetrie informative sono all'origine anche dei fenomeni di azzardo morale per cui il comportamento degli agenti successivo alla stipula del contratto può causare un danno alla controparte. Per evitare questi problemi occorrono meccanismi che siano in grado di rivelare le caratteristiche degli agenti prima della stipula (si pensi ai "segnali" di qualità costituiti dal grado di istruzione e di specializzazione) e nel corso della validità del contratto (monitoraggio in itinere), e che lo incentivino a comportamenti che siano nell'interesse del principale (si pensi alle franchigie o alle clausole bonus-malus in campo assicurativo). 3 Tratto da G.Citoni e G.Garofalo, Servizi sanitari. Economia e management, ologna, Esculapio, 003, pp

13 Le esternalità positive e negative di Giuseppe Garofalo 4 Tra i diversi tipi di fallimento del mercato un ruolo di rilevo è ricoperto dalle esternalità, intese come conseguenze delle azioni individuali che si ripercuotono su altri soggetti, con la precisazione che chi compie l azione non tiene conto delle ripercussioni del proprio comportamento sul benessere degli altri, che egli non intende comunque modificare in modo deliberato la posizione di questi e che non vengono utilizzati in tale comportamento i prezzi di mercato. Le esternalità possono riguardare la produzione o il consumo ed avere effetti positivi o negativi. Tra gli esempi più rilevanti di esternalità positive abbiamo i vantaggi indiretti prodotti dalle interazioni tra attività produttive e dalle spese per ricerca e sviluppo (R&S) nonché dall istruzione e dalle spese in ambito sanitario (entrambe intese come investimento in capitale umano ), mentre casi di esternalità negative sono gli effetti prodotti dall inquinamento o dalla congestione. Concentrandosi sulle esternalità nella produzione, possiamo dire che le esternalità si concretizzano in economie o diseconomie esterne, cioè in benefici o costi a favore/carico di altri. Tali benefici o costi possono essere definiti sociali, in quanto distinti da quelli individuali, che, soli, sono presi in considerazione nelle scelte che gli agenti compiono individualmente sui mercati. In presenza di esternalità positive si verificano benefici sociali maggiori di quelli percepiti individualmente, con la conseguenza che la disponibilità del bene risulta inferiore a quella ottimale da un punto di vista sociale. Infatti il prezzo di mercato, definito in base al confronto tra i benefici e i costi marginali percepiti a livello individuale, risulta relativamente più alto rispetto a quello socialmente ottimo, il che scoraggia la sua produzione. Le precedenti affermazioni possono essere illustrate graficamente (Grafico 1). Consideriamo l equilibrio sul mercato di un determinato bene (punto ), definito attraverso una curva di offerta orizzontale (l ipotesi semplificatrice è che i costi marginali siano costanti) e una curva di domanda tradizionale inclinata negativamente (si fa riferimento alla curva più vicina all origine degli assi). Tale curva riflette i benefici marginali percepiti dai consumatori. La curva di domanda più esterna somma ai benefici individuali quelli sociali, come conseguenza delle esternalità positive (economie esterne). L ottimo sociale è definito dal punto e la quantità ottimale del bene da un punto di vista sociale è Q > Q 1 ; essa però non viene realizzata dato che il mercato si basa sulle sole motivazioni di tipo individualistico. Per accrescere la produzione, i poteri pubblici possono intervenire cercando di ottenere uno spostamento verso il basso della curva di offerta: il prezzo si abbassa a p 0, corrispondente al punto C, e la quantità scambiata è, appunto, Q. La traslazione della curva di offerta può avvenire con la concessione di sussidi alle imprese o attraverso la fornitura diretta al prezzo sussidiato. Non è escluso però che ciò causi problemi legati ai fallimenti dello Stato. Una soluzione alternativa è quella di agire sulla domanda, cercando di ottenere con sussidi alle famiglie una 4 13

14 traslazione verso destra della curva relativa fino al punto (i sussidi devono essere ad hoc, perché trasferimenti generici a favore delle famiglie tendono ad accrescere la domanda di tutti i beni compresi nel loro paniere). Grafico 1 Domanda. p 1 Offerta p 0 C Q 1 Q Un grado molto alto di esternalità positiva è presente in quelli che sono definiti beni pubblici. La loro produzione è poco interessante per i privati perché si combinano due circostanze particolari: - i beni sono non rivali (non viene prodotto un numero discreto di unità e il loro consumo avviene da parte di più individui simultaneamente) con un costo marginale molto basso; - i beni sono non escludibili perché è difficile escludere qualcuno dal loro godimento. Dal lato della domanda i consumatori di beni pubblici tendono a comportarsi da free rider, conseguendo il beneficio senza sopportare alcun onere. Gli effetti delle esternalità negative sono opposti a quanto finora visto. In questo caso i costi sociali sono maggiori di quelli percepiti individualmente, con la conseguenza che la disponibilità del bene risulta superiore a quella socialmente ottima. Il prezzo di mercato, che riflette, come già detto, i benefici e i costi marginali percepiti a livello individuale, risulta relativamente più basso rispetto a quello socialmente ottimo, incoraggiando la sua produzione. Nel Grafico l equilibrio di mercato (punto D) è definito da curve di domanda e offerta di tipo canonico. La curva di offerta di mercato (si fa riferimento alla curva più esterna) riflette i costi marginali sostenuti dalle imprese, mentre quella più alta somma ai costi individuali quelli sociali (per ipotesi il costo marginale sociale è costante), che conseguono alla presenza di esternalità negative (diseconomie esterne). La quantità ottimale del bene da un punto di vista sociale è inferiore a Q, ma una minore produzione non si realizza dato che il mercato contabilizza i soli costi individuali. Per ridurre la produzione del bene, i poteri pubblici possono intervenire cercando di internalizzare le esternalità, cioè fare in modo che l impresa sostenga le conseguenze indirette (i costi sociali) delle proprie azioni. In tal caso si ha uno spostamento verso l alto della curva di offerta in corrispondenza del punto E: il prezzo si alza a p 1 e la quantità scambiata si riduce a Q 1. La traslazione della curva di offerta può avvenire con l imposizione di una tassa, detta pigouviana, sull esternalità (Pigou, occorre però tener conto della difficoltà di calibrare tale tassa rispetto alla disponibilità ottimale del bene), o attraverso formule di mercato (i permessi negoziabili di inquinare). 14

15 Grafico p 1 E D Offerta. p 0 Domanda. Q 1 Q Quest ultima modalità consente di definire meglio diritti di proprietà sulle attività che producono esternalità, dato che all origine di tale fenomeno vi sarebbe una definizione carente di tali diritti (Coase, 1960), a fronte della propensione degli agenti ad acquistare in quantità ottimale solo i beni di cui possono avere un godimento pieno ed esclusivo. Difficoltà (o i costi relativi) di reperire le informazioni necessarie per fissare le tasse pigouviane o per definire i diritti di proprietà inducono spesso i poteri pubblici ad adottare controlli sui livelli massimi ammissibili delle attività che generano esternalità negative, anche se tali regolamentazioni possono comportare comunque inefficienze. Studio di caso Condominio, metafora perfetta del vivere sociale di Giuseppe Garofalo 5 Il condominio come un microcosmo significativo, una metafora del vivere sociale è stata proposta dai sociologi e dagli psicologi sociali: esso rappresenta uno spaccato della società dove si svolgono "sociodrammi" su scala ridotta. L'osservazione casuale dei singoli ambienti può fornire esempi dimostrativi, talora di grande efficacia. In questo articolo ci proponiamo di indagare il fenomeno con gli occhiali dell economista. Gli strumenti di analisi della moderna microeconomia che tornano utili si riferiscono ai concetti di esternalità, fallimenti nel coordinamento e regole delle scelte collettive. 5 "Il Sole-4 ore",

16 Le esternalità sono conseguenze delle azioni individuali che si ripercuotono su altri soggetti. Tre sono le condizioni necessarie: chi compie l azione non tiene conto delle ripercussioni del proprio comportamento sul benessere degli altri; egli non intende modificare in modo deliberato la posizione di questi; non utilizza in tale comportamento i prezzi di mercato. Le esternalità possono avere effetti positivi o negativi, nel senso che si possono avere benefici collettivi maggiori di quelli individuali che, soli, sono presi in considerazione nella scelta individuale o, al contrario, costi collettivi maggiori di quelli individuali sopportati effettivamente da chi compie l azione. Vediamo di esemplificare con riferimento alla realtà del condominio: se il vicino ha una propria professionalità (di vario tipo), ciò può far comodo ad altri in situazioni di emergenza; se, invece, è rumoroso, ciò danneggia chi gli sta intorno. La scelta individualistica, basandosi sul confronto tra benefici e costi soltanto individuali, comporta che si tendano a generare per un verso poche esternalità positive e per un altro verso troppe esternalità negative. E la realtà dei condomini rissosi dove ci si fa la guerra reciprocamente e tendono a prevalere torti e ritorsioni con danni collettivi molto forti. La realtà dei condomini è caratterizzata da altri aspetti: alcune scelte sono individuali nel senso che le compiamo in piena autonomia, altre sono interattive perché prendiamo una decisione in base a previsioni su come si comporteranno gli altri (che, a loro volta, faranno altrettanto). In quest ultimo caso si sviluppa una sorta di gioco strategico in cui i giocatori possono prendere o bloccare le decisioni. Oltre alle scelte prima richiamate ve ne sono altre che prendiamo collettivamente: nelle scelte collettive deleghiamo ad un autorità il compito di prendere le decisioni per nostro conto, o, comunque, di istruire il processo per facilitare la decisione in sede assembleare. L esempio classico è quello in cui l autorità delegata è il politico cui demandiamo il compito di fare le leggi e di farle eseguire, o la giustizia cui è demandato il compito di sanzionare i comportamenti scorretti. Un esempio altrettanto significativo e più vicino al vissuto quotidiano è quello dell amministratore di condominio che ci rappresenta nei confronti dell esterno, svolge l attività ordinaria e promuove quella straordinaria, da sottoporre al giudizio dell assemblea che lo ha eletto. Si instaura in tal modo un rapporto di agenzia con i condomini nella veste di mandanti (principale) e l amministratore nel ruolo di mandatario (agente). Tramite un contratto e appropriati incentivi il principale cerca di imporre all agente un comportamento adeguato, superando i problemi di asimmetria informativa che possono sorgere. In via ipotetica l amministratore dovrebbe definire una funzione del benessere collettivo a partire dalle funzioni di preferenza individuali dei singoli condomini. Una volta definita questa (e un vincolo di risorse), la scelta si prospetterebbe come un problema di massimo vincolato, dovendo egli cercare di ottenere il risultato migliore possibile dal punto di vista collettivo, tenuto conto delle limitazioni poste dalle risorse a disposizione. La teoria economica insegna che è impossibile definire una tale funzione del benessere collettivo che sia rappresentativa delle preferenze individuali, inevitabilmente inconciliabili, e che, allo stesso tempo, corrisponda a requisiti di coerenza ed efficienza (il comportamento di una comunità di agenti non ha la coerenza del comportamento di un agente singolo!). Com è noto agli studiosi, è il cosiddetto teorema di impossibilità proposto da rrow in due lavori del 1950 e del

17 E pertanto inevitabile ricorrere nelle assemblee di condominio ai voti a maggioranza, che scontentano però chi non si sente rappresentato nella decisione presa alla fine, con le conseguenze del caso; su alcune questioni sarà invece l amministratore che si ergerà a dittatore decidendo in prima persona. Una questione delicata nella vita condominiale è quella della penalizzazione dei comportamenti devianti da parte di singoli. Il problema nasce dalla caratteristica pubblica del bene parti comuni, nel senso che il loro utilizzo avviene da parte di più individui simultaneamente (è un bene non rivale) e che è difficile escludere qualcuno dal suo godimento (il bene non è escludibile, o lo è solo parzialmente). Ciò tende a favorire comportamenti di tipo free riding da parte di chi usufruisce di determinati servizi senza sopportare il loro costo. In definitiva le esternalità condominiali sono un caso di fallimento dei meccanismi di coordinamento basati su una logica individualistica perché i danni collettivi tendono a prevalere sui benefici collettivi. D altra parte le scelte collettive basate sulla delega e sul voto in assemblea possono fallire per altra via, perché non si rispettano tutte le volontà individuali o, per farlo, ci si condanna all immobilismo. Tutto ciò conferma che il condominio è effettivamente un microcosmo sociale che ci fa vedere in scala ridotta quello che accade nella realtà più ampia, ma anche una sorta di laboratorio dove condurre esperimenti in vitro sulle forme di vita associata. 17

18 Esercizio sulle esternalità positive di G.Garofalo Una banca ha la propria sede in un palazzo storico di rilevante interesse artistico che ha bisogno di interventi di restauro. Siano note le seguenti funzioni: - utilità marginale della banca (coincidente con la sua funzione di domanda di restauro): Uma = 10 3 p - utilità marginale comprensiva della valutazione sociale per il decoro artistico: Uma S = 15 3 p - costo marginale dell impresa di restauri (coincidente con la sua funzione di offerta): Cma = 5 + p Calcolare: a. l equilibrio di mercato b. l equilibrio ottimale da un punto di vista sociale e costruire il grafico. Soluzione: a p = 5 + p p = 3 x = 1 b p = 5 + p p = 4 x = 3 p 4 3, x Esercizio sulle esternalità negative di G.Garofalo Le seguenti funzioni si riferiscono al mercato dei derivati del petrolio: - costo marginale della raffineria (coincidente con la sua funzione di offerta: Cma = p - costo marginale comprensivo del danno ambientale per la società: Cma S = p 18

19 - utilità marginale (coincidente con la funzione di domanda): Uma = 0 3 p Calcolare: a. l equilibrio di mercato b. l equilibrio socialmente ottimo e costruire il grafico. Soluzione: a p = 0 3 p p = 3 x = 11 b p = 0 3 p p = 5 x = 5 p x Esercizio sui beni pubblici di G.Garofalo Il Comune di una metropoli decide di far pagare un ticket alle auto in sosta. Le funzioni di domanda e di offerta, espresse in termini di ore di parcheggio, sono: x D = 4 5 p x S = p Calcolare: a. il prezzo (ticket) e la quantità (ore di parcheggio) in equilibrio e rappresentarle graficamente b. l equilibrio che si sarebbe prodotto senza il pagamento del ticket. Soluzione: a. 4 5 p = p p = 3,43 x = 6,86 19

20 b. Se p = 0 [la linea di offerta si appiattisce finendo col coincidere con l asse delle ascisse] x = 4 [la domanda viene soddisfatta fino al limite della saturazione] p 4,8 3,43 0 6,86 4 x 0

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