Questo Libro è per sempre

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1 Questo Libro è per sempre 1

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3 Elio D Anna 3

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5 La Scuola degli Dei Proprietà letteraria riservata Copyright by European School of Economics (International Ltd) ISBN13: :

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7 Al Dreamer che è in me che spinge il mio Sogno ad altezze oltre il mio intelletto e ad abissi oltre le mie emozioni che mi chiama e mi comanda per rendermi libero 7

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9 INDICE Capitolo I L incontro con il Dreamer 1 L incontro con il Dreamer 2 Il lavoro è schiavitù 3 Sono una donna 4 Una specie in estinzione 5 Il risveglio 6 Cambiare il passato 7 Perdonarsi dentro 8 Self-observation is self-correction 9 La morte non è mai una soluzione 10 La guarigione procede dall interno 11 I Padroni di casa 12 Judith, la signorina 13 Grazie Luisa! Capitolo II Lupelius 1 Incontrare la Scuola 2 Il mondo ci è stato raccontato 3 La Scuola del capovolgimento 4 Lupelius 5 L incontro con Padre S. 6 La dottrina di Lupelius 7 Offri un gallo ad Asclepio 8 Vietato uccidersi dentro 9 The School for Gods 10 Mea Culpa 11 Stati ed eventi I 12 Stati ed eventi II 13 Metti Dio al lavoro! 14 L arte di vegliare 15 Le cattive abitudini 16 Non ce la farai! 17 Capovolgi le tue convinzioni 18 La sindrome di Narciso 19 Un uomo non può nascondersi Capitolo III Il Corpo 1 Il mondo sei tu 2 I nani psicologici 3 Il canto di dolore 4 Il corpo non può mentire 5 Sii frugale! 6 Un mondo senza fame 7 Il mondo è come tu lo sogni 8 No war within, no war without 9 Thinking is Destiny Capitolo IV 9

10 10 La Legge dell Antagonista 1 La Corsa 2 I custodi di Main Street 3 I muri 4 La Legge dell Antagonista 5 Ama il tuo nemico 6 Impara a sorriderti dentro 7 La suite al St James 8 Prima che il gallo canti 9 A cena con il Dreamer 10 L amministratore disonesto 11 La vittima è sempre colpevole Capitolo V Addio a New York 1 Per le strade di Manhattan 2 Gli strumenti del Sogno 3 La menzogna 4 Addio New York 5 Chi ama non può dipendere 6 Non si può sognare e dipendere7 Un futuro di seconda mano 8 A cena con lo Sceicco 9 Fuga nella malattia 10 Il ragno e la preda 11 Il cucù dell esistenza 12 La bottiglia 13 I veri poveri 14 La paura è amore degradato 15 The solution comes from above Capitolo VI A Kuwait City 1 Questa è economia! 2 Dimenticare il Sogno 3 Preoccuparsi è animalesco 4 La fuga è per pochi 5 Programmare senza crederci 6 L Agenda 7 Pronto, chi sono? 8 Sgambetto alla meccanicità 9 Vincere se stessi 10 Il Sogno è la cosa più reale che ci sia 11 Heleonore 12 L adozione Capitolo VII Ritorno in Italia 1 La clausola 2 Un brusco risveglio 3 L ignoranza è sempre a un palmo di distanza 4 Ritorno al passato 5 L inquinamento psicologico 6 Nella pancia della balena 7 L incidente 8 La lettera. Un Re Mida al rovescio 9 Danza, perdio, danzaaa! 10 Sei vivo e sincero solo sotto minaccia! 11 La guarigione può avvenire solo dall interno 12 Elogio dell ingiustizia 13 Il mondo è creato dai nostri pensieri 14 Il passato è polvere 15 Volontà e Accidentalità Capitolo VIII

11 A Shanghai con il Dreamer 1 La perfezione non si ripete mai 2 La ragione dell'uomo è armata 3 L animale che mente 4 Diventa un uomo libero! 5 Il papà del Budda 6 Ciò che dipende non è reale 7 Vision and reality are one 8 La razza da impiego 9 Fai solo ciò che ami 10 La direzione terribile e meravigliosa 11 To fall in love 12 Io sono tu! 13 Uni-verso. Verso l uno 14 Il Re è la terra, la terra è il Re 15 La Realtà è il Sogno più il tempo 16 Essere toccati dal Sogno Capitolo IX Il Gioco 1 Credere per vedere 2 Cambia la tua vitaaa! 3 Il Pagamento 4 Noi siamo l arco, la freccia e il bersaglio 5 Sono venuto a liberarti! 6 Recitare i ruoli 7 Il cammino a ritroso 8 Non sei pronto! 9 La scorciatoia 10 Comprimere il tempo 11 Gli altri ti rivelano 12 Recitare intenzionalmente. The Art of Acting 13 Il Gioco degli Incontri 14 Il nuovo paradigma 15 Il Replay 16 Aspettarsi dal mondo 17 Questo libro è per sempre! Capitolo X La Scuola 1 La Visione verticale 2 Una Scuola per sognatori pragmatici 3 Il sogno del Sogno 4 Il paradiso portatile 5 La verità economica più grande 6 Avere è Essere 7 Università significa verso l uno 8 La nascita della Scuola 9 La Missione della Scuola 10 Credere senza credere 11 Il Segreto del fare 12 The past is a lie 13 State is place 14 Diventa un Re, un Regno ti sarà dato 15 La Banca 16 Money is not real 17 Il Digiuno prima della Battaglia 18 L Asta 11

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13 La Scuola degli Dei Questo Libro Questo libro è una mappa, un piano di fuga. Il suo scopo è mostrarvi il percorso che un uomo comune ha seguito per sfuggire al racconto ipnotico del mondo, alla descrizione lamentosa ed accusatoria dell esistenza, per deragliare dai solchi di un destino già tracciato. Questo libro non sarebbe mai esistito, né avrei potuto scriverne un solo rigo, se non avessi incontrato il Dreamer e il Suo insegnamento. Al Dreamer va la mia infinita gratitudine per avermi accompagnato per mano nel mondo del Sogno, nel mondo del coraggio e dell impeccabilità, dove il tempo e la morte non esistono e dove la ricchezza non conosce né ladri né crimini. In questo viaggio di ritorno all essenza ho dovuto abbandonare tanta zavorra: pensieri mediocri, emozioni negative, convinzioni ed idee di seconda mano. Ho dovuto riconoscere le mie incomprensioni ed affrontare la parte più oscura di me. Tutto ciò che vediamo, tocchiamo e sentiamo, la realtà in tutta la sua varietà, non è altro che la proiezione di un universo invisibile che esiste al di sopra del nostro mondo e ne è la vera causa. Difficilmente siamo consapevoli di essere circondati dall invisibile, di vivere in un mondo prodotto dal Sogno, dove tutto ciò che conta ed è reale in un uomo è invisibile. Tutti i nostri pensieri, sentimenti e fantasie, sono invisibili. Le nostre speranze, ambizioni, segreti, memorie e immaginazioni, paure e incertezze e tutte le nostre sensazioni, attrazioni, desideri, avversioni, amori ed odi, appartengono all impalpabile, ma reale mondo dell Essere. L invisibile non è qualcosa di metafisico, di poetico o mitico, e neanche di misterioso, segreto o soprannaturale; non è una porzione stabile del mondo dei fenomeni e degli eventi, delle categorie del reale. In ogni epoca il cambiamento del momento storico, del clima intellettuale, l uso di strumenti più sofisticati, ne modificano continuamente i confini facendo rientrare porzioni 13

14 sempre più vaste dell invisibile di ieri, tra i legittimi soggetti della ricerca scientifica di oggi. Questo libro è la storia della rinascita di un uomo comune, epitome di una umanità decaduta, sconfitta. Il suo viaggio di ritorno all essenza è un nuovo esodo alla ricerca dell integrità perduta. La prima condizione per intraprendere questo viaggio è la consapevolezza del proprio stato di schiavitù. La radice, la causa prima di tutti i problemi del mondo, dalla povertà endemica di intere regioni del pianeta alla criminalità ed alle guerre, è che l'umanità pensa e sente negativamente. Le emozioni negative governano il mondo che conosciamo. Esse sono irreali eppure occupano ogni angolo della nostra vita. Per cambiare il destino dell'uomo bisogna cambiarne la psicologia, il suo sistema di convinzioni e di credenze. Bisogna estirpare dal profondo la tirannia di una mentalità conflittuale, fragile, mortale. La malattia più temibile del pianeta non è il cancro né l'aids, ma il pensiero conflittuale dell uomo. È questo l architrave su cui poggia la visione ordinaria del mondo, il vero killer planetario. La direzione indicata dal Dreamer è terribile e meravigliosa, sofferta e gioiosa, assurda e necessaria come il corso di un salmone che risale il fiume controcorrente. La Sua filosofia mi apparve inizialmente come una trasgressione alle leggi naturali cui è soggetta l'intera umanità; essa è invece prevista e voluta dall'ordine universale delle cose e ne è la visione più alta. Il libro è il racconto degli anni di studio e di preparazione vissuti accanto a un Essere straordinario, da Lui ho ricevuto in dono il più incredibile dei compiti: la creazione di una Scuola planetaria, un Università senza frontiere. Ho sognato una Rivoluzione Individuale capace di capovolgere i paradigmi mentali della vecchia umanità e liberarla per sempre dalla sua conflittualità, dal dubbio, dalla paura, dal dolore. Ho sognato una Scuola che educhi una nuova generazione di leader ad armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, azione e contemplazione, potere finanziario e amore. 14

15 La Scuola degli Dei Crescendo e mutando sotto i miei occhi, come un essere in gestazione, giorno dopo giorno, La Scuola degli Dei si costruiva, ed io mi costruivo. Apparentemente ero io a scriverlo, in realtà il libro era già scritto da sempre. Le leggi del Dreamer, le Sue idee, stanno ancora scavandomi dentro e tuttora, per la maggior parte, esse restano incomprese. Come Prometeo, ho carpito una scintilla dal mondo del Dreamer e l ho tenuta stretta per poterla un giorno donare a uomini e donne che, come me, vorranno abbandonare i gironi infernali dell ordinarietà. Una volta credevo che scrivere, e soprattutto insegnare, fosse il vero dare. Ora so che insegnare è solo uno stratagemma per conoscersi, per scoprire la propria incompletezza e guarirla. Si può insegnare solo se non si sa dice il Dreamer Chi realmente sa non insegna! Quello che abbiamo compreso, ciò che realmente possediamo, non si può trasferire. La felicità, la ricchezza, la conoscenza, la volontà, l amore non possono essere acquisiti dall esterno, non possono essere dati ma soltanto ricor-dati. Sono beni inalienabili dell Essere, e per questo, patrimonio naturale di ogni uomo. Nessuna politica, religione o sistema filosofico può trasformare la società dall esterno. Solo una rivoluzione individuale, una rinascita psicologica, una guarigione dell Essere, uomo per uomo, cellula per cellula, potrà condurci verso un benessere planetario, verso una civiltà più intelligente, più vera, più felice. Nel raccontare quanto ho appreso accanto al Dreamer ho evitato intenzionalmente di includere episodi, avvenimenti e rivelazioni che potevano eccedere la capacità di accettazione del lettore, riferendo solo quelli che, benché rivoluzionari, mi sono sembrati puntuali con lo stato attuale dell umanità. 15

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17 La Scuola degli Dei CAPITOLO I L incontro con il Dreamer 1 L incontro con il Dreamer A quel tempo vivevo a New York in un appartamento di Roosevelt Island, la piccola isola nel mezzo dell East River, tra Manahattan e Queens. L isolotto, come una nave all ancora, sembrava sul punto di sciogliere gli ormeggi per scivolare con la corrente verso la libertà dell oceano; ma giorno dopo giorno restava immobile nell oscurità ondosa del fiume. Entrai in camera per dare la buonanotte ai bambini, ma già dormivano. In punta di piedi ritornai nel soggiorno. Il silenzio della notte mi fasciava e mi nascondeva. Un senso di estraneità vicino alla repulsione mi faceva sentire un ladro penetrato nella vita di uno sconosciuto. Restai ad osservare il profilo punteggiato di luci del Queensborough Bridge. Il ponte sembrava sospeso sul vuoto immenso dei suoi atomi di metallo. Era freddo, incombente come una minaccia. Jennifer si era da poco ritirata in camera, nello stile americano che conclude un litigio. Ero tornato tardi quella sera. Ero stato al J. F. Kennedy Airport a prendere un amico che non vedevo da tempo. Dall incontro ricavai l impressione che la sua vita fosse più agiata, più felice della mia. Sentimenti di invidia, di gelosia e una rivalità cieca, rigurgiti di un passato non risolto, scattarono insieme ad una loquacità meccanica, ad un impulso a parlare senza freno. In macchina, una bugia dietro l altra, venne fuori una storia romanzata dei miei anni a New York. Gli raccontai dell impossibilità di partecipare a tutti i party cui ero invitato, dei 17

18 L Incontro con il Dreamer vernissage, delle prime teatrali, dei miei successi professionali, dei miei hobbies, e soprattutto di quanto ero felice con Jennifer. Le parole mi arrivavano in gola morte e un pianto mi montava dentro. La nausea per quel fiume di insincerità che scorreva denso, inarrestabile, il senso di impotenza a governare quella sequela di menzogne, divenne insopportabile. Avrei voluto interrompere quell assurda esibizione; ma più tentavo di arrestare quel disastro e più sentivo l impossibilità di porvi rimedio. Eravamo in due nello stesso corpo. Il pensiero di essere intrappolato in una entità bifronte, siamese, centauro, androgino, prigioniero per sempre di una simbiosi grottesca e feroce, mi atterrì. L aria si oscurò. Mi accorsi di aver sbagliato strada. Ci stavamo addentrando in un labirinto desolato di vie male illuminate e sempre più sporche. Le parole si smorzarono e a poco a poco un silenzio freddo si impossessò dell auto. Procedevo ormai a passo d uomo sotto scrosci di pioggia torrenziale, quando notai i fari di una macchina tallonarci ed intravidi alcune ombre fare capolino dai pilastri di una soprelevata. Mi voltai a guardare il mio amico e raggelai. Tremava senza controllo, la sua faccia era una maschera di paura. Accelerai. I battiti del cuore si erano fatti così forti da squassarmi il petto. Svoltai d istinto nella prima strada che trovai. Con una brusca sterzata evitai un gruppo di vagabondi stretti intorno ad un bidone in fiamme. Le ombre dei palazzi erano fauci mostruose, la gorgia di un inferno che ci stava fagocitando. Un suono di sirene spiegate lacerò l aria e urtò quell atmosfera angosciosa spezzandola. Nel retrovisore, da cui lanciavo di continuo occhiate disperate sulla macchina che ci inseguiva, vidi i fari allontanarsi fino a sparire, ingoiati dal buio. Riconobbi i segni di un quartiere più umano ed alcuni cartelli indicatori che finalmente ci riportarono a casa. Non rividi mai più quel vecchio amico. Feci il breve tratto in ascensore in compagnia di un gigante nero, un idiota che con il suo farfugliare mi accompagnò fino al sedicesimo piano. Roosevelt Island era a quel tempo un esperimento di integrazione e non era raro l incontro con portatori di handicap che risiedevano sull isola con i loro accompagnatori. L accoglienza che mi riservò Jennifer, i suoi capelli arricciati nei bigodini ondeggianti come serpi di medusa, la sigaretta tra le dita mentre sbraitava e misurava a passi nervosi il soggiorno, furono gli 18

19 La Scuola degli Dei ultimi suoi riflessi nello specchio della mia vita. Sentii la vacuità della nostra relazione e tutta la dolorosità della mia esistenza, come se il lento anestetico che mi aveva intorpidito per anni stesse d improvviso cessando il suo effetto. Quell appartamento, il rapporto con quella donna e qualunque oggetto su cui ora poggiavo lo sguardo mostravano una mediocrità insanabile. Quelle scelte che credevo espressioni della mia personalità si stavano rivelando trappole senza vie d uscita. Non era così che avevo sognato la mia vita! Avvertii la mia impotenza con ripugnanza. Una disperazione muta mi travolse. Un fiume gelido e denso abbatté ogni argine, ogni bugia, ogni compromesso e mi gettò come un naufrago su una sponda desolata dell Essere. Reclinai la fronte sulle braccia. Poi la tristezza si fece sonno. L interno della villa era immerso in un buio profondo appena stemperato da un presagio d alba. Un antica tela occupava la parete di fondo della grande sala. Alla fioca luce disponibile vi indovinai uno scenario silvestre con al centro una figura sognante. Come il dipinto, ogni dettaglio di quell ambiente, dall architettura agli arredi, trasmetteva un intenso messaggio di bellezza. Trovarmi in quella villa, a quell ora incerta tra la notte e l alba, era molto strano, eppure non sembravo sorpreso. Tutto mi appariva familiare, anche se ero certo di non esserci mai stato prima. La villa restava silenziosa, come assorta in un pensiero. Salii le antiche scale di pietra fino alla massiccia porta di una camera. Osservai che ero accuratamente vestito, come se dovessi incontrare un autorità sconosciuta. Non ricordo cosa agitasse il mio animo, ma ero ansioso e di cattivo umore. Una ridda di sentimenti alimentava il mio monologo interno come sterpi in una fornace. Mi slacciai le scarpe e le deposi sulla soglia. Anche questa operazione mi sembrò naturale. Per certo, quei movimenti, noti e necessari, erano parte di un rituale eseguito già altre volte. Mi sembrava perfino di sapere che cosa mi attendesse oltre quella porta, senza però averne la minima idea. Nel bussare avvertii un improvvisa inquietudine che sostituì d un colpo il flusso dei miei pensieri; una specie di timore riverenziale. Qualcosa dentro di me sapeva. Senza attendere risposta ai miei leggeri colpi, poggiai il mio peso sulla maniglia di ferro battuto e spinsi abbastanza da creare un varco. 19

20 L Incontro con il Dreamer Diedi un occhiata al camino. Il bagliore della fiamma mi fece male agli occhi, tanto che dovetti distogliere lo sguardo e chiudere le palpebre per non lacrimare. Lui era accanto al fuoco. Mi volgeva le spalle. Vidi proiettata sulla parete l ombra della Sua sagoma. La stanza, che il fuoco remoto lasciava in penombra, era per due lati percorsa da archi imponenti che incorniciavano finestre antiche, occhiaie di pietra aperte sul buio. Attraverso quelle a est vedevo una porzione di cielo intenerirsi dei colori dell alba. Stavo avanzando cautamente di qualche passo sul bianco lago del pavimento, quando la Sua voce risuonò alta e terribile raggelando ogni mio movimento e pensiero. «Sei in condizioni disastrose! disse, senza voltarsi Lo sento da come entri, dai tuoi passi e soprattutto dal tanfo delle tue emozioni. Sei una moltitudine, una folla di pensieri. Dove vai in questo stato? Ridotto in mille pezzi come sei, a stento riesci a vivere la tua esistenza da impiegato.» «Io non sono un impiegato» rintuzzai con forza, come a difendermi da un attacco fisico, improvviso. Chiunque egli fosse, era opportuno stabilire subito le giuste distanze tra noi. Ma l impeto delle mie parole si spense contro pareti di ovatta. Assalito da un timore sconosciuto, trovai a stento la voce per ribattere: «Io sono un manager!» Il silenzio che seguì si allargò nell Essere a dismisura; una risata beffarda mi echeggiò dentro per un tempo infinito. Poi da quell eternità la voce emerse di nuovo. «Come ti permetti di dire io? disse con un tono sprezzante che mi colpì come uno schiaffo in piena faccia Nel mio mondo pronunciare io è una bestemmia. Io è la divisione che ti porti dentro io è la tua folla di bugie Ogni volta che affermi uno dei tuoi piccoli io stai mentendo. Io può dirlo solo chi conosce se stesso, chi è padrone della propria vita chi possiede una volontà.» Ci fu una pausa. Quando riprese a parlare le Sue parole suonarono ancora più minacciose. «Non pronunciare mai più io o qui non potrai più tornare! Osservati Scopri chi sei! To be a multitude means to be trapped in an unreal, inescapable, self-created system of false beliefs and lies. That you yourself created. Lack of unity leaves man in the prison of 20

21 La Scuola degli Dei ignorance, fear and self- destructiveness, and causes illness, degradation, violence, cruelty and wars in the outer world. Il mondo è come tu lo sogni è uno specchio. Fuori trovi il tuo mondo, il mondo che hai costruito, che hai sognato. Fuori trovi te! Vai a vedere chi sei. Scoprirai che gli altri sono l immagine riflessa della bugia che ti porti dentro, del compromesso, della tua ignoranza Cambia! e il mondo cambierà. Crei un mondo malato e poi hai paura della tua stessa creatura, della violenza che tu stesso hai generato. Credi che il mondo sia oggettivo ma il mondo è come tu lo sogni. Vai nel mondo e accettali Incontra i poveri, i violenti, i lebbrosi che ti porti dentro. Accettali Non evitarli, non accusarli Arrenditi al tuo mondo. Vai e accetta consapevolmente quello che hai creato: un mondo rigido, ignorante senza vita. Il potere di un uomo è nel possedere se stesso e nello stesso tempo, arrendersi a se stesso.» Bruscamente, la voce assunse il tono ruvido di un ordine: «In Mia presenza carta e penna! comandò Non lo dimenticare mai.» Il tono perentorio, quell improvviso cambiamento di soggetto, mi sconcertarono. Poi lo sconcerto si trasformò rapidamente in paura e questa in panico. Mi sentii sovrastato da una minaccia mortale. Ogni senso era teso allo spasimo quando sentii la Sua voce diventare un sibilo potente: «Questa volta dovrai scrivere. Carta e penna saranno la tua sola salvezza disse Scrivere le Mie parole è il solo modo che hai per non dimenticare Scrivi! Solo così potrai racimolare i brandelli sparsi della tua esistenza.» Poi, come se non si fosse mai interrotto, si riallacciò alla mia ultima affermazione e rimbeccò: «Un manager è un impiegato che si sforza di credere in quello che fa; si impone una fede è il sacerdote di un culto che, per quanto mediocre, gli dà un appartenenza, l illusione di avere una direzione. Ma tu non hai neppure questo! Pensieri, sensazioni e desideri in assenza della volontà sono schegge impazzite nell Essere e tu, un frammento in balia nell universo» Quelle parole mi si rovesciarono addosso come una doccia fredda ed improvvisa che mi lasciò boccheggiante. La temperatura 21

22 L Incontro con il Dreamer sembrò abbassarsi di parecchi gradi e mi sentii gelare. Uno sconfinato imbarazzo, come non lo avevo ancora provato in tutta la vita, mi pervase con crudele lentezza. Il tono era un sussurro rauco, senza dolcezza. «Nelle tribù indiane d America c era una casta degli ultimi: uomini che non erano né sciamani né guerrieri; non cacciavano, non competevano né per il rango né per le donne Erano adibiti ai lavori più umili e gravosi. Erano quelli che indietreggiavano davanti alle prove di coraggio, di incorruttibilità.» Qui si fermò. Poi, rapido, lanciò la sua stoccata. Ero paralizzato e non potei fare nulla per pararla o fermarla. «In qualunque tribù, primitiva o moderna sussurrò con ferocia tu saresti messo lì, a quel punto della scala» Il colpo mi raggiunse in pieno petto. Esplosi di vergogna. Adesso non volevo neppure più che smettesse. Volevo soltanto fuggire; trovare la forza di girare le spalle, semplicemente, e sparire. Se solo uno squillo di telefono o il suono di una sveglia mi avesse tirato fuori di lì. Ma non potevo muovere un muscolo né fare un movimento. Una legge implacabile, lì, nel mondo del Dreamer, non consentiva un solo gesto né un sospiro che non avesse dignità. «Lo so, vorresti uscire dal Sogno incalzò Ma Io sono la realtà. La tua vita, il mondo in cui credi di poter scegliere e decidere, sono irreali sono un orribile incubo. Sposarti, avere figli, far carriera, avere una casa, essere stimato e riconosciuto dagli altri e tutto quello in cui hai creduto, sono feticci senza senso che hai idolatrato e messo avanti a tutto.» «Solo il Sogno è reale affermò Il Sogno è la cosa più reale che ci sia. Impara a muoverti nel mondo del reale. Qui le tue abitudini e convinzioni, i tuoi vecchi codici non hanno più valore... Quella che tu chiami realtà è solo apparenza, va totalmente capovolta e non c è nulla del vecchio che puoi portarti dietro... Dovrai imparare un nuovo modo di pensare, di respirare, di agire e di amare» «Hai vissuto un esistenza senza scopo dolorosa. Nascosto dietro un impiego, dietro la protezione illusoria di uno stipendio, stai perpetuando la povertà, la sofferenza del mondo diagnosticò con voce dolce e severa, come alla constatazione di un danno grave La vita è troppo preziosa per dipendere ed è troppo ricca per perdere! È ora di cambiare!» Una pausa moltiplicò la forza delle parole che seguirono. 22

23 La Scuola degli Dei «È tempo di abbandonare la tua visione conflittuale del mondo. È tempo di morire a tutto ciò che non ha vita. È tempo di una rinascita. È tempo di un nuovo esodo, di una nuova libertà. È la più grande avventura che un uomo possa immaginare: la riconquista della propria integrità.» Gli occhi si erano quasi abituati a quella penombra quando l aurora cominciò a dissipare il buio della notte. Un raggio di sole colpì la grande trave di mogano su cui poggiava la cappa di pietra. Incise e dipinte in oro, a grandi lettere gotiche, apparvero le parole: Visibilia ex Invisibilibus. 2 Il lavoro è schiavitù «Chi sei?» ebbi appena la forza di chiedere. «Io sono il Dreamer disse Io sono il sognatore e tu il sognato. Un attimo di sincerità, una breccia nel muro delle tue bugie, ti ha permesso di arrivare a Me.» Il silenzio che seguì allargò i suoi cerchi all infinito. La Sua voce divenne un fruscìo. «Io sono la libertà! annunciò Dopo avermi incontrato non potrai più vivere un esistenza così insignificante.» Le parole che seguirono sarebbero rimaste per sempre incise nella memoria. «Dipendere è sempre una scelta personale, anche se involontaria. Niente e nessuno può costringerti a dipendere, solo tu puoi farlo.» Fissandomi di proposito, affermò che l attitudine ad accusare il mondo e a lamentarsi era la prova più certa della incomprensione di questi princìpi. Un uomo non dipende da un impresa, non è limitato da una gerarchia o da un boss, ma dalla sua paura. La dipendenza è paura. «Dipendere non è l effetto di un contratto, non è legato a un ruolo né nasce dall appartenenza ad una classe sociale Dipendere è la conseguenza di un abbassamento della propria dignità. È il risultato di uno spappolamento dell Essere. Questa condizione interna, questa degradazione, nel mondo prende la forma di un impiego, assume l aspetto di un ruolo subordinato. Dipendere è l effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, dalla propria paura 23

24 L Incontro con il Dreamer La dipendenza è l effetto visibile della capitolazione del Sogno.» Questa conclusione, il modo in cui aveva pronunciato ogni volta la parola dipendere, la lenta scansione delle sillabe, stavano rivelandone il vero significato nascosto dalla banalità dell uso comune. «La dipendenza è una malattia dell Essere! Nasce dalla propria incompletezza denunciò il Dreamer Dipendere significa smettere di credere in se stesso. Dipendere significa smettere di sognare.» Più rimuginavo quelle Sue parole e più le sentivo scavarmi dentro. Il mio risentimento si acuì fino a diventare collera. Quel Suo modo di tranciare giudizi su una categoria così vasta di persone era intollerabile. Cos aveva a che fare la vita, il lavoro di un uomo, con i suoi sentimenti o con le sue paure? Per me questi due mondi, interno ed esterno, erano sempre stati separati e tali dovevano restare. Credevo fermamente che si potesse dipendere fuori ed essere liberi dentro. Questa certezza alimentava la mia indignazione. «Come milioni di uomini, hai vissuto l esistenza nascosto tra le pieghe di organizzazioni senza vita mi accusò Hai barattato la tua libertà per un pugno di certezze illusorie. È tempo di uscire dal tuo sonno ipnotico dalla tua visione infernale dell esistenza!» Nessuno mai mi aveva trattato così. «Chi ti dà l autorità di parlarmi in questo modo?» sbottai in tono di sfida. «Tu» Quella risposta, inaspettata, mi recluse in uno stato di impotenza. Provavo uno schiacciante senso di colpa. Avrei voluto nascondermi. Un inspiegabile sensazione di vergogna mi faceva sentire nudo di fronte a quell Essere che ancora non aveva un volto. Sentii l impulso di fuggire. Con le ultime forze tentai di recuperare quella situazione che mi stava catapultando fuori dai confini del mondo. «Ma come potrebbero le organizzazioni funzionare senza dipendenti?» dissi con pacatezza nel tentativo di ricondurre quel dialogo nei termini della coerenza e della ragione. Il Dreamer taceva. Incoraggiato dal Suo silenzio che scambiai per perplessità, o incapacità a rispondermi, incalzai: «Se non ci fossero loro si fermerebbe il mondo» 24

25 La Scuola degli Dei «Al contrario! ribatté seccamente Il mondo è fermo perché esistono uomini che dipendono, uomini spaventati a morte. L umanità così com è non può concepire una società libera dalla dipendenza.» Accorgendosi che il limite delle mie capacità di comprensione era stato raggiunto e superato, alleggerì il tono che diventò quasi incoraggiante. «Non temere! disse con sarcastica sollecitudine Finché ci saranno uomini come te il mondo della dipendenza ci sarà sempre e continuerà ad essere densamente abitato.» La pausa che seguì raggelò l aria tra noi. Il Suo tono da leggero ed ironico diventò duro come l acciaio. «Tu! non potrai più farne parte perché hai incontrato Me.» Sentii un bisturi di luce perforare dolorosamente strati calcificati di pensieri e ciarpame emozionale. «La dipendenza è la negazione del Sogno continuò La dipendenza è la maschera che gli uomini indossano per nascondere l assenza di libertà, la rinuncia alla vita.» Quella parola, dipendente, l avevo ascoltata e pronunciata tante volte, ma solo da quel primo incontro con il Dreamer ne realizzai tutta la dolorosità. La condizione impiegatizia si rivelava una moderna trasposizione dell antica schiavitù. Uno stato di immaturità interiore, di soggezione. Attraverso uno squarcio nella coscienza, vidi masse umane condannate al destino di Sisifo, incatenate alla ripetitività senza fine di un lavoro-fatica, di un lavoro non scelto, di un lavoro senza creatività. In un flashback, rividi la facciata dell edificio della Rusconi a Milano, in Viale Sarca, con l insegna Ingresso Dipendenti torreggiante sulla lunga teoria di varchi riservati agli impiegati. Attraverso quelle strettoie immaginai uno sterminato esercito di esseri curvi, sconfitti, passare come i romani nel Sannio sotto le Forche caudine, una processione planetaria di uomini e donne che avevano smesso di credere nella propria unicità. Un presagio di morte dell individuo oscurò l aria e tutta la tristezza di quella sorte mi strinse l anima in una morsa d acciaio. Il Dreamer penetrò in questa visione con la delicatezza di chi sta avvicinando i lembi di una ferita mortale. Le Sue parole avevano un intonazione ieratica quando annunciò: 25

26 L Incontro con il Dreamer «Un giorno una società sognante non lavorerà più. Un umanità che ama sarà abbastanza ricca per sognare e sarà infinitamente ricca perché sogna. L universo è totalmente abbondante, è una cornucopia traboccante di tutto quello che il cuore di un uomo può desiderare... In un tale universo è impossibile temere la scarsità. Solo uomini come te, intrappolati nella paura e nel dubbio, possono essere poveri e perpetuare la dipendenza e la miseria nel mondo.» «Ma io non sono povero!» gridai con voce strozzata dall indignazione. «Perché dici questo?» Dentro di me giustificavo, ed affastellavo tutte le possibili ragioni per dimostrare l assurdità di quell accusa. Il Dreamer restava silenzioso. «Io non sono povero! gridai di nuovo Ho una bella casa, ho un lavoro da dirigente, ho amici che mi stimano ho due figli ai quali faccio da padre e madre» Qui mi fermai, sopraffatto da quell intollerabile ingiustizia e da quell offesa senza fondamento. «Povertà significa non vedere i propri limiti precisò il Dreamer Essere povero significa aver ceduto il proprio diritto di artefice in cambio di un lavoro che non ami, che non hai scelto.» «Tu! aggiunse quando già speravo che avesse finito sei il più povero tra i poveri. Perché ancora non sai chi sei Hai dimenticato! A nessun altro ho dato tante opportunità per farcela. Questa è l ultima volta.» D un tratto, quel sentimento di offesa, di ingiustizia, che aveva invaso ogni angolo del mio Essere svanì, ed ogni mia difesa cedette sotto quel decisivo colpo d ariete. Sentii gemere i vecchi cardini su cui poggiava la mia esistenza. Le convinzioni più radicate, come templi scossi dalle fondamenta, stavano crollando. «Apri gli occhi sulla tua condizione e saprai quanto l uomo si sia allontanato dalla sua regalità. Siamo qui apparentemente nella stessa stanza, eppure ci separano eoni infiniti di tempo.» A quelle parole, come al bagliore di un lampo che lacera il buio della notte, ebbi la percezione della distanza da quell Essere. Realizzai la falsità della mia dignità offesa e l insignificanza di quell io che, come uno squittio all universo, avevo pronunciato davanti al Dreamer. Come il sipario su un opera buffa, cadde la mia 26

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