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1 Distretti del sapere nell Europa dell Est Gianfranco Giraudo Alexsander Naumow CA FOSCARI FORMAZIONE E RICERCA

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4 DISTRETTI DEL SAPERE NELL EUROPA DELL EST Tutti i diritti riservati Stampa Litocenter snc Limena (Pd) 2003 Unimedia Srl IN COPERTINA, DA SINISTRA: statua dei Santi Cirillo e Metodio dall Università di Banja Luka e immagini dalle Università di Vilnius, Banja Luka, Tallin, Sofia, Ljubliana, Praga.

5 Distretti del sapere nell Europa dell Est Gianfranco Giraudo Alexsander Naumow CA FOSCARI FORMAZIONE E RICERCA

6 Distretti del sapere nell Europa dell Est: una ricerca dedicata alle imprese che multilocalizzano L imprenditore che decide di valutare nuove occasioni e formule di business per acquisire e presidiare attivamente i mercati dei Paesi dell Europa dell Est si trova a dover affrontare un mondo in gran parte sconosciuto sia dal punto di vista economico che da quello culturale e sociale. Favorire la presenza di investimenti diretti dell imprenditoria italiana sui mercati dell Est europeo implica un passaggio strategico: conoscere con chiarezza le potenzialità di sviluppo del Paese d interesse, le dotazioni infrastrutturali sia materiali che immateriali. Uno sviluppo che, nell Europa dell Est come altrove, si basa non solo sulle capacità della manodopera, ma soprattutto sulla spinta propulsiva della conoscenza, dell innovazione, della ricerca applicata al mondo dell industria e dell economia in genere. Costruire una nuova fabbrica in un Paese dell Est europeo significa, quindi, organizzare risorse umane, professionali e capacità tecniche in grado di fare impresa. Non basta. Significa anche trasferire know how e rendere autonomi e competitivi in loco funzionari e manager capaci ed affidabili. Questo contributo, nato dalla sinergia tra Unindustria Venezia e Università Ca Foscari, vuole sottolineare che i cervelli non sempre devono essere importarti dall Italia. Le più importanti Università delle capitali dell Europa dell Est offrono un livello di qualità formativa ed accademica che ha poco da invidiare ai più blasonati Atenei di Parigi, Venezia o Londra. Basta conoscere nel dettaglio i corsi di laurea e di istruzione superiore presenti nei Paesi d interesse per attivare una collaborazione impresa ateneo volta ad individuare professionalità locali di ottimo livello. Questo libretto vuole essere, a tal proposito, uno strumento per conoscere e utilizzare le opportunità offerte da un patrimonio culturale tecnico e scientifico. Lo scopo dell iniziativa è essenzialmente quello di censire gli istituti superiori e le università, i centri di eccellenza e della Ricerca, raccogliendo informazioni soprattutto su: organizzazione interna e settori di attività, rapporti con la società civile, imprese e mondo del lavoro. Gli Autori di questo lavoro hanno voluto incrociare questi dati con quelli sulla situazione socio-politica di ogni singolo Stato, magari con qualche spunto riguardo al rapporto interculturale tra Italia e Paese in esame, per favorire l approccio dell imprenditore italiano. 6

7 Il processo di multilocalizzazione - ossia la creazione di unità locali all estero integrate all azienda madre in Italia - si appoggia sul sapere chi e come sa fare. Una scommessa sul lungo periodo ed una responsabilità quotidiana nel governare l allargamento dell Unione Europea che è pure un occasione di sviluppo per l imprenditoria del Nord Est e italiana in genere, ma anche per molti giovani preparati e per i loro Paesi d appartenenza. Dissipare luoghi comuni e offrire nitidezza sulle prospettive di crescita ed evoluzione dei diversi Paesi costituisce già un primo obiettivo importante. Coglierne il valore aggiunto per la propria azienda e gli elementi di competitività per un Nord che dovrà guardare sempre più ad Est, spetta ora a ciascun imprenditore. Buona lettura. Diego Lorenzon Vice Presidente Unindustria Venezia 7

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9 Indice Introduzione... 8 Albania Slovenia Croazia Bosnia-Erzegovina Serbia Montenegro Macedonia Bulgaria Romania Ungheria Polonia Repubblica Ceca Slovacchia Estonia Lettonia Lituania Moldova Sintesi

10 Distretti del sapere nell Europa dell Est 10

11 Introduzione Stati presi in considerazione Albania Ex Jugoslavia Slovenia Croazia Bosnia Erzegovina Serbia e Montenegro (ed ex Repubbliche Autonome di Kosovo e Vojvodina) Macedonia Bulgaria Romania Ungheria Polonia Ex Cecoslovacchia Rep. Ceca Slovacchia Ex U.R.S.S. Estonia Lettonia Lituania Moldova Quadro politico Tranne la Moldova, in cui la guerra civile rimane incombente, l Albania e, in certa misura, Serbia Montenegro e Macedonia, per l ancor alta conflittualità interetnica, gli Stati dell Europa Centro Orientale e Danubiano Balcanica sembrano avere un assetto istituzionale più o meno stabile con Parlamenti democraticamente eletti ed accettazione del principio dell alternanza. Slovenia, Ungheria e Polonia sono stati i primi in ordine di tempo e sono attualmente i più affidabili; la Federazione serbo montenegrina è stata l ultima in ordine di tempo. 11

12 Distretti del sapere nell Europa dell Est Più o meno pesanti sono i problemi della transizione politica (che è stata cruenta nella sola Romania): il troppo rapido passaggio alla democrazia ha provocato la sparizione (o, a volte, la mimetizzazione) delle élites preesistenti e portato alla ribalta seconde e terze scelte (un processo analogo, ma molto più traumatico, di quello italiano, dalla Prima alla Seconda Repubblica), oppure le forze di sottogoverno. Sul piano economico è doppio l ordine dei problemi: per tutti i Paesi il passaggio da un dirigismo rigido ad un economia di mercato spesso senza regole; per i Paesi nati dallo smembramrnto di entità multinazionali un processo simile a quello verificatosi dopo la Prima Guerra mondiale con la dissoluzione dell Impero Austro Ungarico, allorché aree economicamente complementari, spesso ad alta specializzazione, si sono trovate prive di materie prime e/o di impianti di trasformazione e/o di mercato. Spesso, tanto sul piano economico quanto su quello politico, la transizione ha significato paradossalmente eliminazione di quanto di buono vi era nel vecchio regime e conservazione degli elementi negativi, quali una pesante burocrazia ed una diffusa corruzione dei quadri medio-alti, che, peraltro, era l unica possibilità di far marciare un economia soffocata dalle pesantezze del sistema. Se nei Paesi a maggioranza cattolica (Slovenia, Croazia, Rep.Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia) un margine più o meno ampio era lasciato all iniziativa privata, in quelli a tradizione ortodossa il Comunismo era attecchito su un terreno predisposto ad accettarlo, in quanto, per ormai secolare tradizione, il Principe era lo Stato, l unico imprenditore ed il Padre amorevole che soddisfaceva a tutte le esigenze del suo popolo. Quasi tutti i Paesi sono attualmente orientati verso gli USA, dai quali si attendono aiuti economici ed ai quali sono disposti ad offrire incondizionato sostegno politico. 12

13 Introduzione Alcuni indicatori economici e sociali Stato PIL/ab. % PIL % PIL % PIL (US$) I settore II settore III settore Albania Bosnia-Erzegovina n. d. n. d. n. d. Bulgaria Croazia Estonia Lettonia Lituania Macedonia Moldova Polonia Rep. Ceca Romania Serbia Montenegro Slovacchia Slovenia Ungheria Italia Stato Analfabetismo % Calorie/ab./giorno Albania 15, Bosnia-Erzegovina 14, Bulgaria 1, Croazia 1, Estonia 0, Lettonia 0, Lituania 0, Macedonia 5, Moldova 1, Polonia 0, Rep. Ceca n. d Romania 1, Serbia Montenegro 2, Slovacchia n. d Slovenia 0, Ungheria 0, Italia 1,

14 Distretti del sapere nell Europa dell Est Stato pop. pop. pop. consumo disoccuattiva % attiva M/F % urbana % energia/ pazione % ab.kwh Albania 49 59/41 21, ,8 Bosnia-Erzegovina 41 n.d ,4 Bulgaria 55 53/47 69, ,4 Croazia 48 55/45 57, ,1 Estonia 57 52/48 68, ,3 Lettonia 55 51/ Lituania 55 50/50 67,2 12,6 Macedonia 47 58/ ,2 Moldova 51 51/49 46,1 2,1 Polonia 52 54/46 65,6 15 Rep. Ceca 55 53/47 74,7 8,8 Romania 48 54/46 56,2 10,5 Serbia Montenegro 48 57/43 52,2 27,3 Slovacchia 54 54/46 57,4 17,9 Slovenia 49 54/46 50,4 7,4 Ungheria 47 55/ ,4 Italia 38 n. d Stato speranza mortalità infantile abitanti/ Casi AIDS di vita M/F <1anno/>5anni medico per ab. Albania 70/76 15/ ,3 Bosnia-Erzegovina 70/73 3/ Bulgaria 69/76 14,5/ ,6 Croazia 69/76 7,7/9 501 n. d. Estonia 65/76 8,9/ ,9 Lettonia 64/75 10,4/ Lituania 68/78 8,8/ ,3 Macedonia 71/75 15,7/ ,1 Moldova 64/72 17,4/ ,4 Polonia 69/77 8,1/ ,5 Rep. Ceca 71/78 4,1/ ,1 Romania 67/74 18,6/ ,8 Serbia Montenegro 70/75 12,6/ n. d. Slovacchia 69/77 8,6/9 265 n. d. Slovenia 71/79 5,1/ ,2 Ungheria 67/76 9,2/9 76 2,8 Italia 77/83 5,7/ ,5 14

15 Introduzione Istruzione Nel regime socialista l istruzione era obbligatoria e gratuita con cicli tra gli 8 e gli 11 anni, secondo i Paesi; la scuola di base dava di norma un informazione ampia e di buon livello, seppure con un severo controllo ideologico. Il tasso di alfabetizzazione, con qualche differenza tra Paese e Paese, era vicino al 100% e rimane tuttora altissimo, con l eccezione dell Albania e della Bosnia Erzegovina. L accesso all istruzione superiore era a numero chiuso, gli studenti ricevevano una retribuzione, norme severe regolavano la frequenza e gli esami. Il modello prevalente offriva tre livelli: scuole tecniche (sul modello delle Fachhochschulen tedesche) che davano una qualificazione professionale; Istituti pedagogici, che preparavano i futuri insegnanti; Università che preparavano i futuri quadri. I corsi post laurea erano egualmente a numero chiuso. Oggi l istruzione superiore pubblica versa in una crisi, più o meno accentuata secondo i Paesi, per mancanza di fondi, cui si cerca di supplire con accordi di collaborazione e sovvenzioni da parte di Università e Fondazioni straniere (americane soprattutto, ma anche canadesi, inglesi, tedesche, scandinave, etc.). Si registra comunque una proliferazione delle sedi universitarie: singole Stato % PIL per istruzione e ricerca Facoltà o Scuole Superiori Albania 3,1 Tecniche, sorte come sedi staccate di Bosnia Erzegovina n. d. Bulgaria 3,8 grandi Università ottengono lo status Croazia n. d. di Università autonome a pieno Estonia n. d. titolo. Lettonia 6,5 Lituania 5,4 Il processo, già iniziato negli anni Macedonia 5,1 70, continua parallelamente alla Moldova n. d. creazione di sempre più numerose Polonia 8.2 Istituzioni di insegnamento superiore Rep. Ceca 5,1 private locali o emanazione di Romania 4,2 Istituzioni straniere. Serbia Montenegro n. d. Slovacchia 5.0 Slovenia 7,1 Ungheria 5,3 15

16 Distretti del sapere nell Europa dell Est Minoranze Forti correnti nazionalistiche spesso suggerite dall identificazione di ethnos e confessione religiosa interessano quasi tutti i Paesi, così come quasi tutti hanno problemi di minoranze. Nei Paesi della ex-jugoslavia il melting pot dell epoca titoista è un lontano ricordo dopo le pulizie etniche incrociate provocate dal conflitto del In Slovenia la situazione non sembra drammatica, nonostante qualche rivendicazione della minoranza tedesca ed il contenzioso (ereditato, insieme con la Croazia, dalla ex Jugoslavia) con l Italia per le proprietà degli Italiani. In Croazia la minoranza serba già consistente, è stata in parte eliminata o costretta all emigrazione, mentre la parte rimasta difficilmente quantificabile si è mimetizzata. In Bosnia Erzegovina spariti o quasi Ebrei e Zingari resta difficile la convivenza tra i Serbi e la precaria Federazione croato-musulmana. Peraltro molti Musulmani, prima che Tito inventasse la pseudo-etnia musulmana, si definivano Serbi. Mentre le minoranze ungherese e ucraina (rusyna) della Vojvodina non sembrano minacciate, resta esplosiva la situazione del Kosovo, dove la neominoranza serba è minacciata dalla maggioranza locale albanese. Curiosa è la situazione linguistica del serbo-croato, codificato in due varianti alla metà dell Ottocento ed ora scisso in due lingue, mentre bosniaco e montenegrino rivendicano a loro volta l identità di lingue nazionali. Precaria è la situazione in Macedonia, sia sul piano religioso, in quanto la Chiesa ortodossa locale è non-canonica (cioé non riconosciuta dalle altre Chiese ortodosse), sia sul piano etnico per la presenza di una consistente minoranza albanese (otre il 30%). In corso è un intricato gioco politico, difficilmente decifrabile per un osservatore esterno. Per di più, pesa la rivendicazione sul nome e forse non solo da parte della Grecia, dove esisteva una minoranza slava della quale non si hanno ora notizie. In Albania è in corso una guerra linguistica (tra le varianti ghega e tosca), riflesso dello scontro tra i clans del Nord e del Sud. La Romania, dopo le persecuzioni delle minoranze linguistiche e religiose all epoca di Ceau4escu, non sembra avere problemi. Contrariamente a quanto 16

17 Introduzione avvenuto nella ex Jugoslavia, dove la crisi economica ha esasperato le rivalità, la difficile situazione economica sembra aver messo loro la sordina. Il problema, comunque, riguarda quasi esclusivamente la Transilvania, dove esiste una minoranza ungherese in maggioranza calvinista ed una tedesca, cattolica (gli Svevi) e luterana (i Sassoni). Qualche conflitto si registra tra Ortodossi ed Uniati, senza peraltro pericolo di scontri fisici. Il problema più scottante è quello dei rapporti con l Ungheria, dove un piccolo, ma potente, gruppo di estrema destra cerca di far leva su sentimenti revanscisti in Ungheria ed irredentisti in Transilvania. In Bulgaria, prima del 1989, erano riconosciuti come minoranze solo Armeni ed Ebrei, mentre la minoranza turca era stata forzosamente bulgarizzata. Dopo il 1989 una parte di essa era emigrata in Turchia, mentre la parte rimasta ha costituito un partito che è l ago della bilancia della politica bulgara. Singolare è la situazione della Chiesa ortodossa, scissa in due tronconi che si accusano a vicenda di eresia. Se nella Rep.Ceca ed in Ungheria, la situazione appare tranquilla, qualche problema sussiste in Slovacchia: qui Ucraini e Rusyny (in forte conflitto tra di loro) sono favoriti dal Governo centrale ai danni delle minoranze ungherese e tedesca. In Polonia una consistente minoranza ucraina (ortodossa e uniate) è divisa tra il Nord Ovest, dove è stata costretta ad emigrare a forza, e le province orientali di origine. Qui sorge un problema per gli Uniati, che erano nella giurisdizione della diocesi di Leopoli (L viv, Lwów, L vov, Lemberg) in Ucraina: poiché la legge polacca non ammette che cittadini polacchi si trovino a dipendere da una diocesi di un Stato straniero, la regione dei Lemky è stata posta sotto la diretta Amministrazione Apostolica. Nel Nord Est vi è una piccola minoranza bielorussa. Nella Slesia ex tedesca serpeggia qualche tendenza separatista. Nelle Repubbliche baltiche ex-sovietiche, la consistente minoranza russa (che sfiora il 50%), parte di antico insediamento, solo in parte arrivata dopo la Seconda Guerra Mondiale (militari e funzionari sovietici), è sottoposta ad una forte discriminazione: ai suoi membri è richiesto un certificato di conoscenza della lingua ufficiale dello Stato per poter accedere alle cariche pubbliche e godere di alcuni diritti civili. 17

18 Distretti del sapere nell Europa dell Est Stato Cattolici Ortodossi Protestanti Musulmani Altri* Albania 6,2 8,7 84,4 0,7 Bosnia-Erzegovina 18,0 29, ,1 Bulgaria 36,8 13,1 50,1 Croazia 72,2 14,0 0,7 1,2 11,9 Estonia 19,4 13,9 66,7 Lettonia 14,9 7,6 14,6 62,9 Lituania 72,2 2,4 25,4 Macedonia 54,4 29,9 15,7 Moldova 44,4 55,6 Polonia 90,7 1,4 7,9 Rep. Ceca 39,1 0,2 4,0 56,7 Romania 5,1 86,8 8,1 Serbia Montenegro 5,8 62,6 19,0 12,6 Slovacchia 60,4 6,1 33,5 Slovenia 82,7 17,3 Ungheria 63,1 25,4 11,5 *Compresi non dichiarati ed atei Fonte: Calendario Atlante DeAgostini

19 Albania Ottenuta l indipendenza dall Impero Ottomano, il Regno d Albania è stato occupato alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale dall Italia, ed il Re d Italia ha assunto il titolo di Re d Albania. Alla fine della Guerra si è in instaurata la dittatura di Enver Hoxha che ha chiuso il Paese in un assoluto isolamento e creato un sistema rigido sino alla paranoia di controllo sulla popolazione: tra le altre cose, era proibita qualsiasi forma di culto religioso, così come era vietata la circolazione di veicoli a motore. Dopo la morte del dittatore si è creato un fragile sistema di democrazia, condizionato da riesplose rivalità tribali, una corruzione diffusa e la presenza di una forte malavita organizzata. Nonostante l instabilità politica endemica, è presente, soprattutto tra i giovani, una forte richiesta di cultura che guarda soprattutto all Italia. Durante il regime la televisione italiana era l unica finestra sul mondo. Vi è un liceo bilingue italiano-albanese a Scutari. Il sistema scolastico di base è così organizzato: Scuola elementare: 4 anni (6 10) Scuola di base: 4 anni (10 14) Scuola secondaria: 4 anni (14 18) Scuola professionale 4 anni (14 18) Scuola di avviamento al lavoro 3 anni (14 17) L istruzione è obbligatoria dai sei ai quattordici anni: il diploma di Scuola secondaria o professionale dà diritto a sostenere l esame d ammissione a Istituti d Istruzione Superiore professionali e tecnici o all Università, questa e quelli a numero chiuso. Il sistema universitario prevede tre livelli: Laurea: 4 6 anni, secondo le Facoltà Specializzazione: 2 3 anni Dottorato: non prevede obbligo di frequenza né di esami, soltanto la preparazione, senza limiti di tempo, di una tesi di dottorato. Nei primi anni del regime gli studenti albanesi venivano mandati a studiare nelle Università dei Paesi socialisti. Nel 1957 viene fondata l Università di Tirana, nella quale confluiscono i preesistenti Istituti d Istruzione Superiore: Economia, Giurisprudenza, Medicina, Pedagogia e il Politecnico. Nel 1991 il Politecnico si stacca dall Università. Sono attivi i seguenti Istituti d Istruzione Superiore: Università di Tirana Accademia di Belle Arti di Tirana Università di Agraria di Tirana Accademia di Sport ed Educazione Fisica di Tirana Scuola Superiore Militare Unificata di Tirana Università Luigj Gurakuqi di Shkoder (Scutari) Università Aleksander Xhuvani di Elbasan Università Eqerem Cabej di Gjirokaster (Argirocastro) Università Fan Noli di Korçe Università Ismail Qemali di Vlore Segnaliamo l Albania Education Development Program sostenuto dalla Fondazione Soros. L università di Tirana ha attualmente le seguenti Facoltà: 19

20 Distretti del sapere nell Europa dell Est Economia Lingue Straniere Scienze Naturali Storia Giurisprudenza Medicina Scienze Sociali Nella Facoltà di Lingue Straniere vengono impartiti insegnamenti di francese, greco, inglese, italiano, russo, tedesco e turco. L università di Scutari conta le seguenti Facoltà: Economia Filologia Giurisprudenza Pedagogia Scienze Naturali Scienze Sociali Storia e Geografia Recentemente è stato costituito un Dipartimento di Italianistica, cui l Università di Firenze fornisce gran parte dei docenti, sul modello del Dipartimento di Germanistica, adottato dall Università di Graz. Nel 1992 la Facoltà di Economia ha stipulato un accordo con l Università del Nebraska per lo sviluppo dei settori: economia di mercato, management e business administration. Nel 2001 si è costituito il Centro Donna Hapar e Lehe in occasione dell incontro della Rete delle Donne del Mediterraneo, del Sud Est Europeo e dei Balcani. L Albania dispone di discrete risorse di materie prime (lignite, petrolio, gas naturale, cromite, minerali ferrosi). L agricoltura è principalmente di sussistenza; diffusa la pesca. I settori industriali principali sono: agro-alimentare, tessile, lavorazione del legno. FONTI Il sito è un eccellente guida, articolata nelle seguenti sezioni: Business Mass-media Guide on line Scommesse Turismo Governo Enti statali Partiti politici Programmi di sviluppo Istituzioni accademiche Sport ONG Eventi Moda Personalia univ.htm 20

21 Slovenia Antico feudo asburgico, la Slovenia è entrata nel 1918 nel regno di Serbia, Croazia e Slovenia e nel 1946 come una delle sei Repubbliche federali della Repubblica Socialista di Jugoslavia. L indipendenza è stata tempestivamente riconosciuta da Italia e Germania ed ha suscitato grande entusiasmo in Vaticano. L istruzione è obbligatoria per dieci anni (6 16). Nella Primorska, dove esiste una consistente minoranza italiana, vi sono scuole con insegnamento solo in italiano, mentre l italiano è materia obbligatoria in tutte le scuole della regione. Nel Prekmurie, dove esiste una consistente minoranza ungherese, l insegnamento è bilingue. Il livello successivo ha tre indirizzi: Ginnasio: quattro anni (15 19); Scuola professionale inferiore: due anni (15 17); Scuola professionale secondaria: tre anni (15 18), con stages presso società ed imprese; Scuola tecnica secondaria: quattro anni (15 19), oppure due anni dopo la Scuola professionale, oppure uno dopo il Ginnasio. Grande importanza ha l educazione musicale, che dura 13 anni (6 19). Vi sono scuole speciali per portatori di handicap e per adulti. Dopo il diploma si può accedere a corsi non universitari professionalizzanti (due/quattro anni) o all Università. Gli studi universitari, cui si accede per concorso, durano quattro/sei anni secondo le Facoltà; Scuole di specializzazione post laurea e Masters due anni, Dottorato tre anni. L Università di Ljubljana (Lubiana), fondata nel 1919, conta attualmente le seguenti Facoltà: Affari Sociali Amministrazione Architettura Biotecnica Economia Elettronica Filosofia Geodesia Giurisprudenza Ingegneria Chimica Ingegneria Civile Matematica e Fisica Medicina Pedagogia Ragioneria e Informatica Scienze Marittime Scienze Naturali Scienze Sociali Sport Teologia Veterinaria Vi sono inoltre le Accademie di Arti Visive, Belle Arti e Musica; la Scuola Superiore di Sanità e quella di Polizia e Sicurezza. Presso l Università hanno sede la Società degli Scultori Sloveni, quella di Didattica nell Insegnamento Superiore e quella dei Giovani Ricercatori. L Università di Maribor ha come fine statutario di partecipare alla creazione di un area intellettuale europea ed al rafforzamento dell identità slovena all interno di 21

22 Distretti del sapere nell Europa dell Est essa. Attualmente conta le seguenti Facoltà: Agraria Economia e Business Giurisprudenza Ingegneria Civile Ingegneria Elettrotecnica Ingegneria Meccanica Pedagogia Pediatria Scienze dell organizzazione Ha inoltre Centri di Matematica Applicata e Fisica Teorica, Insegnamento a Distanza, Innovazione e Ricerca Interdisciplinare. Ha rapporti bilaterali di collaborazione con Università di Albania, Australia, Austria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Italia (Udine e Trieste), Lituania, Polonia, Rep. Ceca, Russia, Serbia Montenegro, Svezia e U.S.A. Quanto alla neonata Università di Koper (Capodistria), abbiamo trovato soltanto la menzione di una Facoltà di Management. L Accademia delle Scienze ed Arti di Slovenia (SAZU) ha per fini statutari: partecipare all elaborazione della politica della ricerca e della creazione artistica; fornire valutazioni, proposte e pareri sullo stato, lo sviluppo e le prospettive della ricerca e della creazione artistica; organizzare l attività di ricerca d intesa con le Università ed altre Istituzioni per la conoscenza del retaggio naturale e culturale del popolo sloveno e lo sviluppo della sua lingua e cultura; sviluppare la collaborazione internazionale nel campo delle scienze e delle arti. Attualmente conta le seguenti sezioni: Belle Arti Scienze Filologiche Scienze Matematiche Fisiche, Chimiche e Tecniche Scienze Mediche Scienze Naturali Scienze Storiche e Sociali La Slovenia è riuscita a tenersi in disparte dalla guerra del , il che ha favorito una crescita economica anticipata rispetto agli altri Paesi dell area, crescita che prosegue a ritmo intenso, con una disoccupazione minore della media europea, ma un inflazione molto alta. La Slovenia è povera di materie prime ed ha un agricoltura limitata dall esiguità dei terreni coltivabili. L industria è ben diversificata: i settori di punta sono le telecomunicazioni ed il farmaceutico; si segnalano la chimica, la metallurgia, la meccanica, il tessile, l alimentare ed il mobile. FONTI

23 Croazia Il medioevale regno di Croazia è stato a lungo oggetto di contesa tra la Repubblica di Venezia ed il Regno d Ungheria: a quest ultimo è toccata la Croazia interna, a quella l Istria e la Dalmazia. Entrambe le regioni hanno seguito le sorti dei rispettivi dominatori, per essere infine riunite sotto il dominio asburgico. Un caso particolare è rappresentato da Ragusa, che per sei secoli ha costituito una ricca e potente Repubblica, annessa nel 1807 all Impero Asburgico. Nel 1918 la Croazia è divenuta parte del Regno di Serbia, Croazia e Slovenia, Repubblica indipendente sotto l egida della Germania nazista tra il 1941 ed il 1945 e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, una delle sei Repubbliche federali della Jugoslavia. La dichiarazione unilaterale di indipendenza nel 1991, immediatamente riconosciuta da Italia e Germania e salutata con grande entusiasmo dal Vaticano, ha preceduto di poco l inizio della guerra. Il sistema scolastico croato è stato riformato dopo l indipendenza sulla base di alcuni principi: eliminazione dell ideologia dalla scuola; riforma della legislazione scolastica; carattere nazionale dell insegnamento; introduzione dell insegnamento religioso. Attualmente l istruzione è obbligatoria e uguale per tutti per otto anni (6 14). La scuola secondaria (quattro anni, da 14 a 18) comprende i seguenti indirizzi: - culturale (Grammar School) con quattro curricula: generale, linguistico, classico, scientifico. L accesso avviene in base ad una graduatoria con criteri diversi secondo le scuole. Il diploma di maturità consente l accesso all Università; - artistico, con quattro curricula: musica, danza, arti figurative, disegno; - professionale, con specializzazioni in medicina, economia, commercio e agraria; industria e artigianato (studio parte in classe, parte in laboratorio); scuole del Ministero della Difesa e degli Interni, gestite direttamente dai Ministeri e sottratte alla giurisdizione dell autorità scolastica; - grammar Schools speciali, finalizzate all ottenimento di un International Baccalaureate, bilingui (50% delle materie in croato, 50% in una lingua straniera); - sportive per futuri campioni sportivi. Esistono inoltre scuole per Croati della Diaspora (Americhe, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa), finalizzate all integrazione nei Paesi d immigrazione ed alla preservazione dei caratteri nazionali, alcune finanziate dal Ministero croato dell Istruzione e dello Sport, altre dai Governi dei Paesi ospitanti. Vi sono 260 istituti scolastici per adulti con corsi regolari e per corrispondenza. Per le minoranze nazionali sono previste scuole primarie con insegnamento in cèco, italiano, rusyno, slovacco, ucraino ed ungherese; secondarie in cèco, italiano ed ungherese. Nella transizione dal regime socialista alla tuttora fragile democrazia il sistema universitario, al contrario di quello scolastico, ha subito scarse modifiche. Per l anno in corso sono previste borse di studio statali, di cui per corsi post-laurea. L Università più prestigiosa del Paese è quella di Zagabria, fondata nel 1669 dall Imperatore Leopoldo I e retta dai Gesuiti sino alla soppressione dell Ordine nel 23

24 Distretti del sapere nell Europa dell Est 1773; nel 1776 l Imperatrice Maria Teresa costituì la Regia Scientiarum Academia con Facoltà di Filosofia, Teologia e Giurisprudenza; nel 1874, con decreto dell Imperatore Francesco Giuseppe, prese il nome attuale. Oggi essa conta, oltre alle Accademie di Arte Drammatica, Belle Arti e Musica e ad una Scuola per la formazione degli insegnanti, le seguenti Facoltà: Agraria Architettura Arti Grafiche Biotecnologie Economia Educazione Fisica Educazione Speciale e Riabilitazione Filosofia Geodesia Geologia Giurisprudenza Ingegneria Chimica Ingegneria Civile Ingegneria dei Trasporti Meccanica e Costruzioni Navali Medicina Scienze Forestali Scienze Naturali e Matematica Scienze Politiche Stomatologia Tecnologia Tessile Teologia Cattolica Veterinaria Nella sede staccata di Varazdin vi sono le Facoltà di Informatica e Geotecnica, in quella di Sisak la Facoltà di Metallurgia. Nella Facoltà di Filosofia vengono impartiti insegnamenti di cèco, francese, inglese, italiano, macedone, polacco, russo, slovacco, sloveno, spagnolo, tedesco, ucraino. L Italianistica di Zagabria è di assoluta eccellenza, forse il miglior centro di studi italiani fuori d Italia. La conoscenza dell italiano, sia pure solo a livello colloquiale e in versione veneto-giuliana, era molto diffusa in Dalmazia, così come i dialetti croato-dalmati hanno tuttora un elevata percentuale di termini italiani (veneti). Tra i giovani, viceversa, prevalgono l inglese, e, in minor misura, il tedesco, che resta peraltro la lingua di cultura della Croazia interna. Si nota comunque una certa inversione di tendenza: il Centro Internazionale delle Università Croate di Dubrovnik (Ragusa) organizza da alcuni anni corsi di italiano che hanno sino a 300 studenti. L Università di Zagabria partecipa ai programmi CEEPUS (Central European Exchange Program for University Studies) e Alpe Adria; ha accordi bilaterali con Università di Australia, Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Francia, Italia (Trieste, Udine, Padova e Bologna), Germania, Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Slovenia, Turchia,Ucraina ed Ungheria, nonché accordi multilaterali con Sidney e Parigi IV, con Leoben, Mostar e Maribor. L Università di Zagabria ha promosso la creazione del Centro Internazionale delle Università Croate (ICCU / MSHS) con due sedi in Istria, a Movotun e Brijuni Medulin (Brioni), ed uno a Ragusa. A Movotun vi sono tre centri: per lo studio del Tardo Antico e del Medio Evo, per l editoria e per l architettura. A Brioni vi è un centro di studi archeologici. La sede di Ragusa coordina ed organizza attività didattica e scientifica; in particolare corsi post laurea, scuole estive, congressi e seminari, progetti internazionali (TEMPUS e UNESCO per la conservazione e la ricostruzione di beni culturali), progetti mediterranei, studi su storia e cultura dei Sefarditi, seminari sull integrazione europea, etc. A Ragusa ha sede anche l InterUniversity Centre, fondato nel 1973, che ospita corsi 24

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