L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI"

Transcript

1 3 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI (Prof. Sido Bonfatti) Parte Prima 1. Premessa. Effetti diretti ed indiretti della disciplina dell azione revocatoria fallimentare sul soddisfacimento dei creditori del fallito e sulle soluzioni delle crisi d impresa. Gli articoli da 64 a 71 della legge fallimentare disciplinano una serie di fattispecie, intervenendo le quali determinati atti posti in essere dal fallito (o anche da terzi, ma con effetti sul patrimonio del fallito) possono essere dichiarati, o resi, inefficaci nei confronti della generalità dei creditori concorrenti nel fallimento, con la duplice conseguenza di porre nel nulla l attribuzione patrimoniale conseguita dal soggetto convenuto in revocatoria; e di produrre per questa via una serie di corrispondenti implementazioni del patrimonio del fallito, e per esso della percentuale di recuperabilità dei crediti ammessi al passivo. Queste fattispecie non hanno identica natura, e tanto meno identica disciplina: ma sono riassunte (con particolare riguardo a quelle, largamente più importanti, previste dagli articoli da 64 a 67, alle quali si applica anche l art. 71) nella espressione sintetica azione revocatoria fallimentare. E di tale convenzione terminologica sarà opportuno prendere atto, considerata la unanimità dei consensi che tale semplificazione espressiva riceve. E importante considerare sin d ora come la disciplina della azione revocatoria fallimentare rivesta carattere centrale non solamente per la rilevanza degli interessi economici che possono investire le fattispecie dalle quali può derivare, a determinate condizioni, la ricordata inefficacia di atti di disposizione del fallito (o su beni rientranti nel patrimonio del fallito). Essa ha carattere centrale anche indirettamente, per come la sua considerazione è in grado di condizionare i comportamenti dei soggetti (le banche; i fornitori; i clienti; i potenziali partners industriali o finanziari), con i quali l imprenditore allaccia quotidianamente rapporti inerenti l esercizio dell impresa. Una disciplina più o meno severa dell azione revocatoria fallimentare condiziona fortemente la propensione degli interlocutori dell imprenditore ad intraprendere, o mantenere, rapporti commerciali con lo stesso, ed a sostenere oppure a prendere le distanze dalle iniziative rivolte a su-

2 4 perare od a comporre le situazioni di crisi nelle quali l imprenditore si trovi a versare. Il condizionamento al quale alludiamo può manifestarsi in una pluralità di situazioni e determinare risultati pratici che possono ricevere valutazioni positive o negative, in base alla importanza attribuita ai diversi e divergenti interessi in gioco. Così, se prendiamo in esame l ipotesi nella quale l imprenditore in stato di insolvenza proponga ai creditori una procedura di concordato preventivo con cessione dei beni (art. 160 l.f.), anche la valutazione più pessimistica sugli effettivi risultati della liquidazione potrà indurre determinati creditori (per esempio, e principalmente: le banche) a preferire questa pur deludente soluzione, che esclude comunque il pericolo di potere subire azioni revocatorie fallimentari (giacchè le stesse non sono proponibili se non nell ambito del fallimento); piuttosto che rischiare la dichiarazione di fallimento, che a prescindere da ogni altro profilo apre la via alle azioni di recupero del curatore fallimentare sorrette dall esercitabilità dell azione revocatoria fallimentare. E ben si comprende: a) come tale propensione a sostenere la prima soluzione sia tanto più elevata, quanto più ampia sia la portata delle azioni revocatorie fallimentari che risulterebbero proponibili nell ambito del fallimento; b) come lo spauracchio delle azioni revocatorie fallimentari possa essere agitato con eguale efficacia (come è quotidianamente nelle situazioni di crisi d impresa ) anche al fine di imporre ai creditori delle soluzioni concordatizie stragiudiziali, che per quanto poco brillanti evidenziano tuttavia il pregio di evitare (o di ritardare) il fallimento, in tal modo escludendo (o limitando) i costi aggiuntivi che potrebbero derivare ai creditori interessati dalla dichiarazione di inefficacia revocatoria di atti posti in essere precedentemente con l imprenditore in crisi. Nello stesso modo, anche l imprenditore che affermi di versare in una situazione di difficoltà di adempiere soltanto temporanea, avrà buon gioco a proporre ai creditori una procedura di amministrazione controllata (art. 187 l.f.), che per quanto illusoria possa essere, comunque non consente (per intanto) l esercizio delle azioni revocatorie fallimentari nei confronti degli atti compiuti in precedenza: perchè ciò che i singoli creditori possono rischiare di dovere restituire all eventuale fallimento a seguito di azioni revocatorie fallimentari, può largamente superare l entità dei crediti attualmente vantati nei confronti dell imprenditore, la rinuncia (formale o sostanziale) ai quali può rivelarsi come il minore dei possibili mali.

3 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 5 A tale proposito si deve anche considerare come il condizionamento di cui abbiamo discorso può produrre effetti perversi e pure tale fenomeno è largamente ricorrente - anche in direzione opposta, e cioè in senso sfavorevole per l imprenditore: ed è questa la manifestazione del fenomeno sulla quale è necessario soffermare maggiormente l attenzione. A maggiore severità ed a maggiore ambito di applicazione dell azione revocatoria fallimentare corrisponde un proporzionale maggior timore della sopravvenienza del fallimento del proprio interlocutore. Bene si comprende, pertanto, come nelle situazioni di crisi, anche apparentemente soltanto contingenti, superabili, reversibili, un formidabile deterrente a sostenere i progetti di ripresa dell impresa possa essere costituito, per i terzi interessati, dalla gravosità delle conseguenze revocatorie di un eventuale fallimento sugli atti posti in essere dall imprenditore e con l imprenditore nel perseguire tale tentativo. L importanza dell istituto spiega la grande quantità e l elevato livello degli studi ad esso dedicati nel corso del tempo; la vivacità del dibattito che ancora oggi anima le sedi scientifiche nelle quali si discute di problemi attuali della legge fallimentare; l interesse con il quale sono stati seguiti i Progetti di riforma, che si sono succeduti l uno all altro, con specifico riguardo agli interventi sulle disposizioni concernenti l azione revocatoria fallimentare; e, infine, la circostanza che l unica significativa riforma del diritto fallimentare positivo (d.-l. n. 35/2005, convertito nella legge n. 80/2005) riguardi per larga parte proprio il ridimensionamento, quantitativo e qualitativo, della portata dell azione revocatoria fallimentare come vedremo in dettaglio -. Gli studiosi hanno proposto una certa varietà di teorie generali, tese ad individuare la ratio, la filosofia della disciplina dell azione revocatoria contenuta nella legge fallimentare del 1942, al fine sia di offrire i criteri interpretativi atti ad individuare le corrette soluzioni alle questioni che non trovino nel diritto positivo una immediata risposta; sia al fine di comprendere se la filosofia dell istituto fosse ancora attuale, così da fare meritare alla sua disciplina una sostanziale conferma; oppure se sessant anni di evoluzione della società e dell economia del nostro Paese avessero reso inattuale quel modo di regolare i rapporti tra l imprenditore ed i suoi principali interlocutori, nell occasione della crisi dell impresa, ed imponessero conseguentemente l introduzione di nuove regole del gioco - sotto il profilo della possibile soggezione o meno degli atti posti

4 6 in essere da o con un imprenditore alla rivisitazione dell azione revocatoria fallimentare, che elimina, per così dire, gli effetti giuridici che quegli atti si erano ripromessi di produrre -. De jure condendo, un approccio all istituto che privilegi la considerazione di quale debba essere la funzione dell azione revocatoria fallimentare, e da ciò prenda le mosse per costruirne la disciplina di diritto positivo, sarebbe stato, ed è tuttora, certamente corretto. De jure condito, prendere le mosse dalla affermazione della funzione dell azione revocatoria fallimentare avrebbe il significato, qui più che in altri luoghi, di una petizione di principio, tante e tanto autorevoli essendo le ricostruzioni che la dottrina ha proposto dell istituto. Per tale ragione, pare preferibile privilegiare la considerazione dei risultati ricavabili, anzitutto, da un esame per quanto possibile oggettivo e logico delle determinazioni di diritto positivo: valutando solo successivamente se e quali indicazioni sistematiche esse consentano di proporre. In questa prospettiva, le mosse devono essere prese dalla considerazione della disciplina di diritto positivo riservata all azione revocatoria ordinaria: sia perché secondo autorevoli opinioni l azione revocatoria fallimentare e l azione revocatoria ordinaria avrebbero essenzialmente una identica natura; sia perché l azione revocatoria ordinaria è ricompresa nella disciplina riassuntivamente denominata della revocatoria fallimentare, laddove si afferma (art 66) che il curatore può domandare che siano dichiarati inefficaci gli atti compiuti in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile (relative all azione revocatoria ordinaria); sia, infine, perché a sua volta la disciplina dell azione revocatoria ordinaria fa salve (art 2904 c.c.) le disposizioni sull azione revocatoria in materia fallimentare, creando un indiscutibile collegamento tra i due istituti. Ciò che vale per la individuazione della ratio della disciplina dell azione revocatoria secondo le norme previgenti, vale anche per la soluzione del corrispondente problema interpretativo sulla natura dell azione revocatoria come ricavabile dalle disposizioni introdotte dalla Riforma di cui al d.-l. n. 35/2005. Né si tratta solamente di un problema di metodo, quanto piuttosto anche del prodotto della constatazione che - come vedremo la nuova disciplina non detta principi generali capaci di gettare luce di per sé sulla funzione che essa intenda attribuire alla nuova revocatoria

5 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 7 2. Segue. Il ruolo della disciplina dell azione revocatoria alla luce della riforma conseguente all approvazione del decreto-legge 15 marzo 2005, n. 35. Il d.-l. 15 marzo 2005, n. 35 poi convertito nella legge n. 80/2005 ha mirato principalmente a dettare una nuova disciplina dell azione revocatoria fallimentare, sia incidendo profondamente sulla portata del mezzo, quando venga rivolgo nei confronti degli atti a titolo oneroso ( anomali oppure normali) posti in essere dal debitore (o sul suo patrimonio); sia introducendo nuove ed importantissime fattispecie di esenzione dall applicabilità dell azione revocatoria. Si è peraltro già ricordato come la legge di riforma non autorizzi a sovvertire l importanza tradizionalmente riservata allo studio dell istituto, per due principali ragioni: a) la nuova disciplina dell azione revocatoria fallimentare non è applicabile né alle cause in corso; nè alle cause che saranno radicate anche nel futuro, ma nell ambito di procedure concorsuali iniziate prima dell entrata in vigore del decreto-legge poi convertito (quindi prima del 17 marzo 2005) supra, Introduzione -; b) la nuova disciplina dell azione revocatoria fallimentare non altera la struttura della disciplina originaria, dal momento che: i) lascia totalmente immutati gli artt. 64, 65 e 66 l.f.; ii) lascia sostanzialmente immutata anche l impostazione ed il contenuto dell art. 67 l.f., salvo il dimezzamento dei periodi sospetti variamente previsti per le tipologie di atti presi in considerazione ed una precisazione in materia di revocatoria delle garanzie sulle quali si avrà modo di ritornare -; iii) introduce soltanto in aggiunta al ricordato dimezzamento dei periodi sospetti nuove fattispecie di esenzione dalla revocatoria, legate o alla volontà di ridimensionarne la portata assunta in taluni orientamenti giurisprudenziali; o alla volontà di favorire l accesso e la esecuzione delle procedure di composizione negoziale delle crisi d impresa; o alla volontà di riservare un trattamento di favore a talune categorie di creditori considerate particolarmente meritevoli di tutela (i dipendenti; i collaboratori dell imprenditore; gli acquirenti di immobili ad uso abitativo da destinarsi ad abitazione principale propria o di stretti parenti).

6 8 Il ridimensionamento dell istituto dell azione revocatoria, che viene naturale ricavare dalle ricordate caratteristiche delle nuove disposizioni in materia, potrà non presentare, di fatto, le dimensioni economiche e per così dire giudiziarie che si potrebbe essere portati ad attendersi, alla luce delle considerazioni che: a) l impatto del dimezzamento dei periodi sospetti potrà in parte essere ridotto da una accelerazione delle istruttorie prefallimentari: in tal modo infatti un certo numero di atti che hanno prodotto effetti pregiudizievoli sul patrimonio del debitore potrà comunque rimanere soggetto all azione revocatoria; b) la disciplina delle nuove fattispecie di esenzione risulta a tal punto costellata di imprecisioni, lacune, contraddizioni, da fare ipotizzare un inevitabile incremento, piuttosto che un ridimensionamento, del contenzioso giudiziale in materia. 3. Segue. Prescrizione e decadenza dalla proposizione dell azione revocatoria (ordinaria e fallimentare) nelle prospettive di riforma. Come si è detto, per gli atti posti in essere anteriormente al sorgere del credito che ne risulterà pregiudicato, la prescrizione dell azione revocatoria ordinaria inizia a decorrere essendo ancorata al compimento dell atto revocando - addirittura prima che venga ad esistenza colui (il futuro creditore) che può (rectius: potrà) esercitare il diritto soggetto a prescrizione in quanto l atto di disposizione fosse preordinato a pregiudicarne le ragioni recuperatorie originate dalla successiva concessione di credito al debitore -. In qualche modo, la prescrizione comincia a decorrere quando l azione revocatoria, sul cui esercizio è destinata ad incidere, non è ancora nata. Un fenomeno non dissimile è destinato a prodursi con la prevedibile riforma dei presupposti di esercitabilità dell azione revocatoria fallimentare. Lo Schema di decreto legislativo recante la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, approvato dal Governo in esecuzione della delega allo stesso conferita dal Parlamento con la legge 14 maggio 2005, n. 80, nel testo trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari per il rilascio del previsto parere - nel mese di ottobre 2005, registra l introduzione [art. 55 dello schema di decreto legislativo] di un nuovo articolo 69-bis della (nuova) legge fallimentare, la cui Ru-

7 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 9 brica è intitolata Decadenza dall azione, e secondo il quale Le azioni revocatorie disciplinate nella presente Sezione non possono essere promosse decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi cinque anni dal compimento dell atto. La nuova disposizione apporterebbe pertanto alla disciplina dell azione revocatoria fallimentare le seguenti modificazioni: a) il termine di proponibilità sarebbe espressamente qualificato come termie di decadenza, quindi insuscettibile di qualsivoglia interruzione o sospensione; b) il termine decadenziale avrebbe durata triennale rispetto alla data del fallimento dunque rispetto alla data di esercitabilità dell azione da parte del curatore fallimentare - ; c) il termine decadenziale avrebbe (per di più) durata quinquennale rispetto alla data di compimento dell atto revocando dunque rispetto ad una data alla quale l azione revocatoria fallimentare non è ancora nata, non essendo ancora intervenuto l indispensabile presupposto del fallimento dell autore dell atto di disposizione (o del titolare del patrimonio interessato dall atto di disposizione) 1. Stante la dizione della (ipotizzata) disposizione, che allude alle a- zioni revocatorie disciplinate nella presente Sezione, la nuova disciplina non sarebbe applicabile all azione revocatoria ordinaria (esercitata fuori dal fallimento): il chè non potrà non alimentare le discussioni sulla individuazione della effettiva natura del regime dettato dall art cod. civ, per la proponibilità di tale azione, che pur facendo esplicito riferimento alla prescrizione di essa, sarebbe già a sua volta espressivo piuttosto - di un regime di decadenza 2 4. La revocatoria fallimentare degli atti a titolo gratuito alla luce della riforma della legge fallimentare (d.-l. n. 35/2005). La revocatoria degli atti costitutivi di garanzia. 1 Per una prima critica a tale prospettiva v. M. MONTANARI, La riduzione del termine di decadenza per l esercizio della revocatoria, in Fallimento, 2005, V. in argomento C. CONSOLO M. MONTANARI, La revocatoria ordinaria nel fallimento e le questioni di prescrizione (recte decadenza), in Corr. giur., 2005, 404.

8 10 Il decreto legge 15 marzo 2005, n. 35 ha modificato il testo del secondo comma dell art. 67 l. fall., non solo come si vedrà riducendo da un anno a sei mesi il c.d. periodo sospetto : ma anche precisando che la disciplina revocatoria ivi disposta concerne (tra gli altri) gli atti.. costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati.. : e l innovazione è rappresentata dalla precisazione prima assente - che la disposizione si applica anche agli atti costitutivi di diritti di prelazione posti in essere anche ai fini di garantire l adempimento di debiti altrui. Per le azioni revocatorie proposte nell ambito di procedure concorsuali iniziate successivamente al 17 marzo 2005, pertanto, si dovrà escludere l assoggettabilità delle garanzie (reali) prestate per debiti altrui alla disciplina (degli atti a titolo gratuito, ergo) dell art. 64 l.f. La nuova norma, come detto, disciplina, insieme agli atti a titolo oneroso, quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati. A rigore, pertanto, la innovazione, che sottrae le garanzie contestuali alla possibile applicazione dell art. 64 l.fall. anche se prestate nell interesse di terzi, concerne le sole garanzie reali ( atti costitutivi di un diritto di prelazione ): e non riguarderebbe invece le garanzie personali (tipicamente, la fideiussione, nell ipotesi dunque di fallimento del fideiussore). Tale conclusione è tuttavia del tutto irrazionale, e non merita di essere condivisa. Il nuovo art. 67, co. 2 l.f. deve considerarsi applicabile, a nostro avviso, a tutti gli atti costitutivi di garanzie, anche non reali, ivi comprendendosi sia le figure di garanzia più affini alle garanzie reali (come la cessione del credito, quando posta in essere con funzione di garanzia e cfr. in argomento, in particolare, la nuova disciplina delle cc.dd. garanzie finanziarie, che equipara la cessione del credito al pegno di credito); sia le figure di garanzia più strettamente personali, quali la fideiussione. 5. Segue. La revocatoria dei pagamenti di debiti altrui. Alla stessa stregua di quel che si è già visto per gli atti costitutivi di garanzia nell interesse di terzi, anche i pagamenti di debiti altrui sono normalmente assoggettati a revocatoria biennale ai sensi dell art. 64 l.f. Sono questi degli atti che, ancora una volta, se considerati dal punto di vista dello accipiens (di norma, ancora: la banca)

9 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 11 sono caratterizzati da elementi di onerosità (il pagamento estingue il credito vantato verso il debitore); mentre se vengono considerati dal punto di vista del solvens, poi fallito, rappresentano una disposizione patrimoniale senza corrispettivo diretto (giacchè l effetto positivo connesso all estinzione dell obbligazione soddisfatta si riflette sul patrimonio di chi era l effettivo debitore del debito pagato dal fallito). Anche in questa situazione si ripropone la contrapposizione incontrata in materia di prestazione di garanzie per debiti altrui: ed anche in questa ipotesi sarebbe preferibile considerare il fenomeno dal punto di vista dell accipiens, che ricevendo il pagamento di un debito potrà essere assoggettato alla sola disciplina della revocatoria degli atti estintivi di una obbligazione, come qualsiasi creditore soddisfatto direttamente dal debitore (se mai venendo in considerazione la possibile proposizione dell azione revocatoria ex art. 64 l.f. nei confronti del debitore liberato dal pagamento effettuato dal fallito). Non è peraltro suscettibile di essere ricompreso nella categoria di coloro che pagano debiti altrui chi adempia una obbligazione che è anche propria, come il coobbligato solidale o il fideiussore. In tal caso il pagamento rimarrà bensì un atto revocabile, ma sui presupposti ed alle condizioni previsti dalla disciplina della revocatoria dei pagamenti di debiti propri (secondo i casi, art. 67, co. 1, n. 2 l.f., oppure art. 67, co. 2). La riforma della legge fallimentare di cui al d.l. n. 35/2005 non incide, come detto, sulla disciplina dell art. 64 l.f.: né introduce disposizioni idonee ad aggiungere elementi di riflessione a proposito del dibattito sul regime revocatorio da riservarsi al pagamento dei debiti altrui, che dovrebbe dunque rimanere ancorato agli orientamenti giurisprudenziali già ricordati. In fatto non sarà agevole spiegare, in ipotesi, perché l atto costitutivo di garanzia per debiti altrui (contestuale alla concessione del credito) sia oggi normativamente definito atto a titolo oneroso anche ai fini dell assoggettamento a revocatoria fallimentare; mentre il pagamento del debito altrui dovrebbe ancora potere essere qualificabile come atto a titolo gratuito. 6. Segue. La disciplina revocatoria dei pagamenti anticipati alla luce della riforma della legge fallimentare (d.-l. n. 35/2005).

10 12 La riforma della legge fallimentare di cui al d.l. n. 35/2005 non incide sulla disciplina dettata dall art. 65 l.f. Essa continuerà pertanto ad essere interessata dal dibattito sviluppatosi a proposito della disciplina previgente. Una questione interpretativa di particolare rilievo è quella costituita dal dubbio se l art. 65 l.f. si applichi sempre e comunque, quando la scadenza originaria del credito soddisfatto si sarebbe collocata dopo il fallimento (o avrebbe coinciso con la data della sentenza dichiarativa), anche se al momento del pagamento il credito era venuto a scadenza per fatto indipendente dalla volontà del debitore a causa della decadenza dal beneficio del termine, invocata dal creditore ricorrendo i presupposti previsti dall art c.c.; oppure a causa della risoluzione del contratto (per esempio, di finanziamento bancario), provocata dal creditore per inadempimento del debitore (per esempio per mancato pagamento di una o più rate del finanziamento) -; oppure se nelle ipotesi nelle quali il debito, pur originariamente caratterizzato da una scadenza protratta, sia legittimamente divenuto esigibile prima della scadenza prevista, la disciplina applicabile al pagamento del debitore debba essere quella prevista per l adempimento di obbligazioni liquide ed esigibili (quindi, secondo il carattere normale o anormale del mezzo di pagamento, l art. 67, co. 2, l.f., oppure l art. 67, co. 1, n. 2). La giurisprudenza mostra di preferire la prima soluzione: ma un parallelo con la disciplina dell art. 64 l.f. giustificato dalla identicità del regime revocatorio delle due fattispecie induce a preferire la seconda. Mentre la condizione di chi benefici, per pura sorte, del pagamento anticipato di un credito che altrimenti lo avrebbe sottoposto al concorso fallimentare (perché scadente dopo il fallimento o il giorno del fallimento), può essere assimilata alla condizione di chi benefici di un atto gratuito; la condizione invece del creditore che tutelando legittimamente le sue ragioni provochi la scadenza del credito e ne consegua il pagamento, dovrebbe essere assimilata a quella di ogni altro creditore soddisfatto di una obbligazione liquida ed esigibile, e quindi essere interessato, nei termini descritti, dalla disciplina dell art. 67, co. 2, l.f. oppure a quella dell art. 67, co. 1, n. 2, secondo il carattere normale od anormale dei mezzi di pagamenti utilizzati.

11 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI La revocatoria fallimentare degli atti anormali alla luce della riforma della legge fallimentare (d.-l. n. 35/2005). La nuova legge fallimentare (d.l. n. 35/2005) ha apportato alla disciplina degli atti anomali le seguenti modificazioni: a) il dimezzamento dei periodi sospetti (divenuti 12 mesi per i nn. 1, 2 e 3 dell art. 67, co. 1; e 6 mesi per il n. 4); b) la precisazione, a proposito degli atti sproporzionati, che l atto caratterizzato da una eccessiva onerosità a danno del fallito sarà assoggettabile alla revocatoria prevista dalla norma in commento in tanto in quanto la sproporzione denunciata oltrepassi di un quarto ciò che è stato dato o promesso al fallito stesso. La norma recepisce, in sostanza, quello che si era andato formando come un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato in materia di individuazione dei criteri atti a qualificare come notevole la sproporzione dell atto in danno del fallito. 8. La disciplina dell azione revocatoria degli atti normali alla luce della riforma della legge fallimentare (d.-l. n. 35/2005). Per ciò che concerne gli atti che abbiamo definito normali, il d.-l. n. 35/2005 ha apportato alla loro disciplina revocatoria le seguenti modificazioni (applicabili, come più volte ricordato, alle sole controversie originate da procedure concorsuali iniziate dopo il 17 marzo 2005): a) il dimezzamento del periodo sospetto (da un anno a 6 mesi); b) la sottoposizione alla disciplina della revocatoria degli atti normali anche delle garanzie costituite per debiti di terzi, se contestuali al credito agli stessi concesso (supra, Sezione I, n. 5). Con tale previsione si conferisce rilievo normativo all orientamento giurisprudenziale già favorevole a considerare applicabile anche all azione revocatoria fallimentare la corrispondente regola dettata, per l azione revocatoria ordinaria, dall art. 2901, co. 2, c.c. Ciò indurrà a riconsiderare, come detto, anche la sorte che deve attribuirsi ai cc.dd. pagamenti dei debiti altrui, anch essi suscettibili di essere considerati come

12 14 atti normali e quindi assoggettabili alla sola azione revocatoria di cui all art. 67, co. 2, l.fall. -, se considerati dal punto di vista degli effetti sul patrimonio dello accipiens (che si arricchisce del pagamento ricevuto, ma si impoverisce del credito e- stinto con il pagamento), piuttosto che dal punto di vista degli effetti sul patrimonio del solvens fallito per il quale all impoverimento provocato dal pagamento non corrisponde, in linea di principio, alcun arricchimento (che se mai si verifica nel patrimonio del debitore, in conseguenza dell estinzione del credito soddisfatto dal solvens) Segue. Revocatoria fallimentare e patrimoni destinati nella prospettiva della riforma della legge fallimentare. La recente riforma del diritto societario come è noto, ha introdotto nel nostro ordinamento l istituto dei patrimoni destinati, prevedendo (artt bis ss. Cod. civ.) che la società per azioni, con deliberazione presa (salvo diversa disposizione dello statuto) dal consiglio di amministrazione o di gestione, possa costituire uno o più patrimoni ciascuno dei quali destinato in via esclusiva ad uno specifico affare, per un valore complessivamente non superiore al dieci per cento del patrimonio netto della società. Tale istituto ha posto sin dalla sua introduzione una serie di interrogativi concernenti la disciplina fallimentare da riservargli, ivi compresa la stessa configurabilità dell assoggettabilità a fallimento del patrimonio destinato (incapiente) in quanto tale, a prescindere cioè dall assoggettamento a fallimento della società che l avesse costituito 3. Per ciò che concerne la disciplina dell azione revocato- 3 In argomento v. S. BONFATTI P.F. CENSONI, Manuale di diritto fallimentare, II^ ristampa (con Appendice di aggiornamento), Padova, Per ciò che concerne questo profilo, lo Schema di decreto legislativo recante la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, approvato dal Governo in esecuzione della delega allo stesso conferita dal Parlamento con la legge 14 maggio 2005, n. 80, nel testo trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari per il rilascio del previsto parere - nel mese di ottobre 2005, registra l introduzione [artt. 136, 137 e 138 dello schema di decreto legislativo] di

13 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 15 ria fallimentare, in particolare, si è posto il problema della revocabilità degli atti compiuti nell esercizio dell affare per il cui compimento fosse stato costituito un patrimonio destinato, e dei presupposti relativi. Il d-l. di riforma n. 35/2005 nulla dispone in argomento. Al contrario, lo Schema di decreto legislativo recante la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, approvato dal Governo in esecuzione della delega allo stesso conferita dal Parlamento con la legge 14 maggio 2005, n. 80, nel testo trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari per il rilascio del previsto parere - nel mese di ottobre 2005, registra l introduzione [art. 53 dello schema di decreto legislativo] di un nuovo articolo 67-bis della (nuova) legge fallimentare, secondo il quale Gli atti che incidono su un patrimonio destinato ad uno specifico affare previsto dall articolo 2447-bis, primo comma, lettera a) del codice civile, sono revocabili quando pregiudicano il patrimonio della società. Il presupposto soggettivo dell azione è costituito dalla conoscenza dello stato di insolvenza della società. La bozza di Relazione allo schema di decreto legislativo in commento è meramente descrittiva, e non coglie nepdue nuovi articoli 137 e 138 della (nuova) legge fallimentare, secondo i quali : a) in caso di dichiarazione di fallimento della società, l amministrazione del patrimonio destinato è attribuita al curatore fallimentare; b) il curatore provvede alla liquidazione del patrimonio destinato, ove possibile, nel suo complesso: in caso contrario provvede alla sua liquidazione secondo le regole della liquidazione della società, in quanto compatibili; c) il corrispettivo della cessione del patrimonio destinato (al netto dei debiti dello stessi), oppure il residuo netto attivo della sua liquidazione, sono acquisiti all attivo fallimentare; d) se a seguito del fallimento della società o nel corso della gestione il curatore rileva che il patrimonio destinato è incapiente, provvede alla sua liquidazione secondo le regole della liquidazione della società, in quanto compatibili; e) i creditori particolari del patrimonio destinato possono insinuarsi al passivo fallimentare della società [solo] nelle ipotesi di responsabilità sussidiaria o illimitata di questa previste dal codice civile; f) se risultano violate le regole della separatezza tra il patrimonio destinato ed il restante patrimonio sociale, la conseguenza è costituita [solo] dalla promuovibilità di a- zioni di responsabilità da parte del curatore fallimentare nei confronti dei membri degli organi di amministrazione e controllo della società

14 16 pure i più vistosi effetti che l introduzione di tale disposizione provocherebbe sul regime dell azione revocatoria fallimentare nel suo complesso. Innanzitutto risulterebbero non assoggettabili ad azione revocatoria fallimentare gli atti posti in essere con la piena consapevolezza della incapienza del patrimonio destinato sul quale in prima battuta, e tendenzialmente in via esclusiva, sono destinati ad incidere -, tutte le volte nelle quali il curatore fallimentare non riuscisse a dimostrare che il soggetto convenuto in revocatoria fosse a conoscenza dello stato di insolvenza della società in quanto tale con la cui restante attività imprenditoriale il terzo può non avere alcun rapporto -. In secondo luogo e soprattutto - risulterebbero non assoggettabili ad azione revocatoria fallimentare gli atti posti in essere con la piena consapevolezza sia della incapienza del patrimonio destinato, sia dello stato di insolvenza della società in quanto tale, tutte le volte in cui l atto di disposizione su beni facenti parte del patrimonio destinato non avesse pregiudicato il patrimonio della società: con un chiaro recupero della concezione indennitaria della funzione dell azione revocatoria fallimentare, la cui adozione per la sola fattispecie degli atti compiuti su beni del patrimonio destinato risulta di difficile comprensione. 10. La disciplina della revocatoria delle rimesse su conto corrente bancario nella nuova legge fallimentare. La nuova legge fallimentare incide profondamente sulle conclusioni alle quali aveva portato, in materia di revocatoria delle rimesse bancarie, l orientamento affermatosi in giurisprudenza. Tale conclusione è ricavabile dalla nuova disciplina delle fattispecie di esenzione dall azione revocatoria: dalla quale si desume come si vedrà che in linea di principio le rimesse su conto corrente bancario non sono più revocabili, salvo che esse assumano la connotazione di atti solutori sulla base di criteri che pure sono precisati nella legge di riforma. E pertanto necessario inquadrare l esame della nuova disciplina della revocatoria delle rimesse bancarie nell ambito della valutazione delle innovazioni introdotte in materia di fattispecie di esenzione dall azione stessa..

15 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 17 Parte Seconda 1. Premessa. La convivenza tra la nuova legge fallimentare e le norme previgenti in materia di esenzione dalla revocatoria. Anche in materia di disposizioni che riguardano le fattispecie di esenzione dall applicazione dell azione revocatoria si pone il problema della convivenza delle norme previgenti, destinate a trovare applicazione nelle azioni revocatorie già pendenti, nonché in quelle proposte nell ambito di procedure concorsuali già iniziate (art. 2, co. 2, d.-l. n. 35/2005); con le norme introdotte dalla legge di riforma, applicabili alle sole azioni revocatorie nuove originate da procedure concorsuali nuove (cioè iniziate dopo il 17 marzo 2005). Il rapporto tra le due categorie di norme origina peraltro una situazione particolare. Le nuove norme in primo luogo confermano l applicabilità delle disposizioni previgenti in materia di esenzione, tanto per quelle già contemplate nell art. 67, co. 3, l.f. (Istituto di emissione; credito su pegno; credito fondiario) ora riprodotto nell art. 67, co. 4: infra; quanto per quelle contenute nelle leggi speciali - prima fatte salve dal terzo comma della norma in esame, e oggi fatte salve dal quarto comma: infra -. Le nuove norme, in secondo luogo, introducono diverse ed ulteriori fattispecie di esenzione, prima sconosciute. La nuova disciplina, pertanto, si sovrappone ed assorbe quella precedente: onde potrebbe essere giustificato un approccio che rispetti l ordine nel quale le norme sulle esenzioni dall azione revocatoria sono oggi poste dalla legge fallimentare così anteponendo l esame delle nuove fattispecie introdotte con il rinnovato terzo comma dell art. 67 l.f. a quello delle fattispecie già vigenti, oggi ridisciplinate nel quarto comma della stessa norma, per poi concludere con le ulteriori fattispecie innovative introdotte nel rinnovato articolo E tuttavia apparso preferibile rispettare la stessa impostazione che si è ritenuto di adottare per le precedenti Sezioni del presente lavoro, anteponendo in linea di principio l esposizione della disciplina e delle problematiche suscitate dalle norme di esenzione previgenti

16 18 a quella che riguarda le norme di esenzione introdotte dalla Riforma. 2. La esenzione da revocatoria dello Istituto di emissione (art. 67, co. 3, l.f. previgente). La prima fattispecie che viene indicata quale esempio di esenzione dall azione revocatoria nell art. 67, co. 3, f.l. previgente è costituita dall Istituto di emissione: cioè dalla Banca d Italia. Nell attuale contesto normativo, la Banca d Italia non esercita (più) attività creditizia nei confronti del pubblico: onde non sono configurabili situazioni nelle quali l assoggettamento a fallimento di un imprenditore commerciale ( di diritto comune ) possa costituire l occasione di una valutazione di revocabilità in relazione ad operazioni poste in essere dalla Banca d Italia nell esercizio della sua propria attività istituzionale. Diversamente è a dirsi per i rapporti che la Banca d Italia intrattiene con le aziende di credito. Tali rapporti, infatti, possono avere natura squisitamente creditizia, ed anzi è individuata come una funzione tipica istituzionale della Banca Centrale quella di esercitare una attività di credito di ultima istanza nei confronti delle imprese bancarie, con particolare riguardo alle fattispecie nelle quali queste versino in situazioni di difficoltà. Nelle ipotesi descritte, non può escludersi che la banca in difficoltà venga assoggettata a liquidazione coatta amministrativa, e che a seguito della dichiarazione giudiziale dello stato di insolvenza anche gli atti posti in essere dalla banca possano essere assoggettati ad azione revocatoria fallimentare. In questa prospettiva, la esenzione dalla revocatoria disposta per la Banca d Italia sembra dovere essere spiegata con la indicata funzione di prestatore di ultima istanza delle banche (in difficoltà) attribuita istituzionalmente alla stessa, ed in ultima analisi come contributo alla salvaguardia del valore della stabilità del sistema creditizio. 3. Segue. La esenzione dello Istituto di emissione nella nuova legge fallimentare. L art. 67, co. 4, l.f., come introdotto dal d.-l. n. 35/2005, ribadisce che le disposizioni di questo articolo non si applicano all istituto di emissione

17 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 19. Le parole utilizzate per esprimere il concetto sono identiche a quelle già contenute nel previgente terzo comma della norma: onde è facile concludere che nulla cambia. Occorre se mai avvertire ma lo si è già fatto nella sede opportuna che la lettera della legge tradisce, all evidenza, il pensiero del legislatore, il quale affermando che questo articolo (l art. 67 l.f.) non si applica all Istituto di emissione, non vuole certamente intendere come pur dice! di escludere la Banca d Italia dall applicabilità delle esenzioni contemplate nel terzo comma della norma in commento (a prescindere dalla circostanza che la portata generale del principio di esenzione dettato per l Istituto di emissione varrebbe comunque a preservarne l operato da conseguenze revocatorie). Se mai si può aggiungere che la conferma del carattere squisitamente soggettivo della esenzione disposta per la Banca d Italia a differenza di quelle originariamente previste per altri soggetti, come gli Istituti di credito fondiario accredita l interpretazione, dalle conseguenze irrazionali, di una sottrazione dell Istituto a qualsiasi ipotesi di assoggettabilità all azione revocatoria, ivi comprese quelle concernenti atti di gestione non tipicamente inerenti l esercizio dell attività di vigilanza sul settore creditizio, ma più genericamente connessi con la vita dell Istituto come sarebbe per es. l acquisto di un immobile come sede di una propria Filiale, o la vendita di un cespite; o ancora la effettuazione di operazioni di investimento/disinvestimento delle disponibilità finanziarie dell Istituto -. Una lettura più corretta della norma di esenzione induce invece a considerare applicabile tale beneficio alle sole operazioni poste in essere dalla Banca d Italia nell ambito della sua attività istituzionale: attività che non prevede più la possibilità di allacciare rapporti creditizi con imprenditori privati, ma prevede ancora la possibilità di effettuare interventi di sostegno finanziario in favore delle aziende di credito, particolarmente nelle situazioni di crisi. Sono pertanto le operazioni creditizie poste in essere dalla Banca d Italia quale prestatore di ultima istanza (delle banche) a potere essere correttamente considerate esonerate dal pericolo di assoggettamento ad azione revocatoria, nell ambito dell eventuale procedura di liquidazione coatta amministrativa disposta nei confronti di una azienda di credito già

18 20 sovvenuta (evidentemente senza successo) dalla Banca d Italia. 4. La esenzione da revocatoria degli Istituti autorizzati a compiere operazioni di credito su pegno. L'art. 67, u. co., l. f. previgente, afferma che le disposizioni "di questo articolo" non si applicano, tra gli altri, agli Istituti autorizzati a compiere operazioni di credito su pegno, limitatamente a dette o- perazioni. Tale norma e' stata intesa, nel passato, da taluni interpreti, come suscettibile di applicazione a qualsiasi Istituto od Azienda di credito (in quanto abilitati ad esercitare il credito su pegno nell'ambito della generale autorizzazione ad esercitare l attività creditizia), e per qualsiasi operazione assistita da garanzia pignoratizia, financo quelle assistite da garanzie soltanto assimilabili al pegno, come la cessione di credito con funzione di garanzia. Più recentemente, peraltro, si e' affermata la tesi contraria, secondo la quale la norma di favore in commento si applicherebbe solamente a quegli Istituti od a quelle Aziende di credito, specificamente autorizzati all'esercizio dell attività di piccolo prestito pignoratizio: e comunque esclusivamente alle operazioni di piccolo prestito pignoratizio stesse. Questa seconda tesi e' quella che si fa preferire, per molte ragioni: quella che pare più convincente e' la ragione fondata sulla considerazione che non si può fare applicazione di una disciplina (come e' quella della revocatoria fallimentare), che si incentra sulla conoscenza delle caratteristiche soggettive (imprenditore) ed oggettive (situazione di stato di insolvenza) della controparte, ad operazioni caratterizzate invece essenzialmente dall'anonimato del prenditore di credito, come sono le operazioni di piccolo credito pignoratizio Occorre poi ricordare che le operazioni di credito su pegno sono oggi disciplinate (per profili diversi dall esenzione dalla revocatoria) dall art. 48 t.u.l.b. Tale norma in origine (d.lgs. n. 385/1993) limitava l esercizio del credito su pegno (da intendersi come operazioni di piccolo credito pignoratizio) a quelle sole banche che avessero ottenuto o che ottenessero uno specifico nulla osta della Banca d Italia, nonché l ulteriore licenza del Questore. A seguito di una serie di modificazioni, culminate con quella disposta dall art. 10, co. 1, d.lgs. n. 342/1999, l attuale art. 48 t.u.l.b. prevede ora che [tutte] le banche possono intraprendere l esercizio del credito su pegno dotandosi delle necessarie strutture e dandone comunicazione [successiva] alla

19 L AZIONE REVOCATORIA FALLIMENTARE NEI NUOVI FALLIMENTI 21 Banca d Italia, così liberalizzando anche questa categoria di operazioni. 5. Segue. La esenzione delle operazioni di credito su pegno nella nuova legge fallimentare. L art. 67, co. 4, l.f. introdotto dal d.-l. n. 35/2005 afferma che: Le disposizioni di questo articolo non si applicano alle operazioni di credito su pegno. La norma previgente che corrisponde a tale previsione escludeva dall applicabilità dell art. 67 l.f. gli istituti autorizzati a compiere operazioni di credito su pegno. La norma di esenzione è quindi passata da un approccio soggettivo ( gli Istituti autorizzati ) ad un approccio oggettivo ( le operazioni di credito su pegno. ): e se la ragione della innovazione è difficilmente discutibile, gli effetti della modificazione si prestano invece ad interpretazioni divergenti. La ragione dell innovazione sta nelle definitiva abolizione della categoria degli Istituti autorizzati ad esercitare il credito pignoratizio: alla fine di un articolato iter (di cui supra, n. 4) si è giunti all affermazione del principio che le banche non possono distinguersi secondo che siano o non siano autorizzate ad esercitare il credito pignoratizio, perché tutte lo sono per definizione, in conseguenza dell ottenimento dell autorizzazione all esercizio dell attività creditizia. Gli effetti della innovazione si prestano ad interpretazioni divergenti per il carattere ambiguo della espressione operazioni di credito su pegno. Secondo alcuni dei primi commentatori, la norma sarebbe tale da autorizzare l estensione della esenzione da revocatoria a qualsiasi operazione di credito su pegno: dall anticipazione bancaria (con pegno su merci) all apertura di credito in conto corrente garantita da pegno su titoli. La conclusione peraltro non è condividibile, perché farebbe assumere alla norma un carattere del tutto irrazionale, nonchè contrario al principio costituzionale di eguaglianza. Non sarebbe in alcun modo giustificabile l attribuzione di una disciplina di favore per le operazioni di credito su pe-

20 22 gno in generale, rispetto alle operazioni creditizie assistite da altro genere di garanzia, od addirittura prive di garanzie. E giustificabile, invece, che siano esonerate dalla disciplina dell azione revocatoria le operazioni di piccolo prestito pignoratizio, che hanno natura di vendita del bene (alla banca) con patto di riacquisto (previa restituzione del prestito), e che prescindono da una valutazione dell affidabilità del soggetto finanziato - e dunque della sua condizione o meno di insolvenza -, dal momento che in caso di mancata restituzione del prestito non consentono di richiederne la restituzione al cliente, ma consentono esclusivamente la vendita del bene oppegnorato. 6. La esenzione da revocatoria degli Istituti di credito fondiario. La seconda fattispecie che a mente del previgente art. 67, u. co., l.f., è esonerata dalla disciplina dell azione revocatoria fallimentare (secondo le disposizioni di questo articolo ) è rappresentato dagli istituti di credito fondiario. La norma non appare oggi espressamente abrogata: ma la sua portata deve essere misurata in base alla considerazione della disciplina sopravvenuta delle operazioni di credito fondiario (supra, Cap., n. 2), nell ambito della quale disposizioni specifiche sono propriamente dedicate alla esenzione dalla azione revocatoria (cfr. art. 39 d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia T.U.L.B. -). E pertanto necessario accertare in via preliminare quale sia l ambito di applicazione dell attuale disciplina di esenzione da revocatoria delle operazioni di credito fondiario, per potere poi stabilire se essa debba essere considerata assorbente, oppure solamente integrativa, della pregressa disciplina della esenzione degli istituti di credito fondiario. L art. 39 T.U.L.B. afferma che le ipoteche a garanzia dei finanziamenti non sono assoggettate a revocatoria fallimentare, quando siano iscritte dieci giorni prima della pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento; e che l art. 67 della legge fallimentare non si applica ai pagamenti effettuati dal debitore a fronte di crediti fondiari. La disposizione è inequivocabilmente rivolta (e circoscritta) alle operazioni di credito fondiario: la descrizione delle quali è oggi rinvenibile nell art. 38 T.U.L.B., che pone oggi esclusivamente requisiti connessi: 1) alla

Patrimoni destinati ad uno specifico affare. A cura di Davide Colarossi Dottore Commercialista

Patrimoni destinati ad uno specifico affare. A cura di Davide Colarossi Dottore Commercialista Patrimoni destinati ad uno specifico affare A cura di Davide Colarossi Dottore Commercialista Riferimenti normativi D.Lgs. Numero 6 del 17 gennaio 2003 Introduce con gli articoli 2447-bis e seguenti del

Dettagli

La prescrizione dell azione sociale di responsabilità nelle procedure concorsuali

La prescrizione dell azione sociale di responsabilità nelle procedure concorsuali La prescrizione dell azione sociale di responsabilità nelle procedure concorsuali SOMMARIO: 1. - La fattispecie concreta 2. Le azioni di responsabilità contro gli amministratori: caratteri essenziali 3.

Dettagli

a cura della Commissione di diritto societario dell Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano

a cura della Commissione di diritto societario dell Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano La ricostituzione della pluralità dei soci nella s.a.s. In ogni numero della rivista trattiamo una questione dibattuta a cui i nostri esperti forniscono una soluzione operativa. Una guida indispensabile

Dettagli

Aspetti procedurali (1) ed aspetti sostanziali (2)

Aspetti procedurali (1) ed aspetti sostanziali (2) Istanza di fallimento e procedimento di concordato preventivo in bianco Dott. Francesco Pedoja Presidente del Tribunale di Pordenone Aspetti procedurali (1) ed aspetti sostanziali (2) 1- La L. n.134/2012

Dettagli

RISOLUZIONE N. 211/E

RISOLUZIONE N. 211/E RISOLUZIONE N. 211/E Direzione Centrale Normativa e Contenzioso Roma,11 agosto 2009 OGGETTO: Sanzioni amministrative per l utilizzo di lavoratori irregolari Principio del favor rei 1. Premessa Al fine

Dettagli

Roma, 11 marzo 2011. 1. Premessa

Roma, 11 marzo 2011. 1. Premessa CIRCOLARE N. 13/E Direzione Centrale Accertamento Roma, 11 marzo 2011 OGGETTO : Attività di controllo in relazione al divieto di compensazione, in presenza di ruoli scaduti, di cui all articolo 31, comma

Dettagli

di Roberto Fontana, magistrato

di Roberto Fontana, magistrato 10.1.2014 LE NUOVE NORME SULLA FISSAZIONE DELL UDIENZA E LA NOTIFICAZIONE DEL RICORSO E DEL DECRETO NEL PROCEDIMENTO PER DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO di Roberto Fontana, magistrato Sommario. 1. La nuova

Dettagli

Adempimenti fiscali nel fallimento

Adempimenti fiscali nel fallimento ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI DI LECCO Adempimenti fiscali nel fallimento A cura della Commissione di studio in materia fallimentare e concorsuale Febbraio 2011 INDICE 1. Apertura

Dettagli

CONVENZIONE TRA LA SANTA SEDE E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA IN MATERIA FISCALE

CONVENZIONE TRA LA SANTA SEDE E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA IN MATERIA FISCALE CONVENZIONE TRA LA SANTA SEDE E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA IN MATERIA FISCALE La Santa Sede ed il Governo della Repubblica Italiana, qui di seguito denominati anche Parti contraenti; tenuto conto

Dettagli

La compensazione impropria nei rapporti di dare avere quale rimedio al maggior danno nei contratti di mutuo. ANALISI TECNICA

La compensazione impropria nei rapporti di dare avere quale rimedio al maggior danno nei contratti di mutuo. ANALISI TECNICA La compensazione impropria nei rapporti di dare avere quale rimedio al maggior danno nei contratti di mutuo. ANALISI TECNICA Per un proficuo approccio alla problematica presa in esame si propone, qui di

Dettagli

CIRCOLARE N. 20/E. Roma, 11 maggio 2015

CIRCOLARE N. 20/E. Roma, 11 maggio 2015 CIRCOLARE N. 20/E Direzione Centrale Normativa Roma, 11 maggio 2015 OGGETTO: Trattamento agli effetti dell IVA dei contributi pubblici relativi alle politiche attive del lavoro e alla formazione professionale

Dettagli

Fatturazione verso soggetti non residenti: le nuove regole dal 1 gennaio 2013

Fatturazione verso soggetti non residenti: le nuove regole dal 1 gennaio 2013 Ai Gentili Clienti Fatturazione verso soggetti non residenti: le nuove regole dal 1 gennaio 2013 Con i co. da 324 a 335 dell unico articolo della L. 24.12.2012 n. 228 (Legge di Stabilità 2013), l ordinamento

Dettagli

NOTA OPERATIVA N. 15/2014

NOTA OPERATIVA N. 15/2014 NOTA OPERATIVA N. 15/2014 OGGETTO: La crisi di impresa e le possibili soluzioni - Introduzione La crisi economica, che ha investito il nostro Paese, sta avendo effetti devastanti sulle imprese; la presente

Dettagli

CIRCOLARE N. 14/E. Roma, 4 giugno 2014

CIRCOLARE N. 14/E. Roma, 4 giugno 2014 CIRCOLARE N. 14/E Roma, 4 giugno 2014 OGGETTO: Le perdite e svalutazioni su crediti La nuova disciplina ai fini IRES e IRAP introdotta dall articolo 1, commi 158-161, della legge 27 dicembre 2013, n. 147

Dettagli

L abuso edilizio minore

L abuso edilizio minore L abuso edilizio minore L abuso edilizio minore di cui all art. 34 del D.P.R. 380/2001. L applicazione della sanzione pecuniaria non sana l abuso: effetti penali, civili e urbanistici. Brunello De Rosa

Dettagli

Passività iscritte nei bilanci IAS: il coordinamento fiscale con le modifiche apportate allo IAS 37

Passività iscritte nei bilanci IAS: il coordinamento fiscale con le modifiche apportate allo IAS 37 Le novità civilistiche e fiscali per la stesura del bilancio di Stefano Chirichigno e Vittoria Segre Passività iscritte nei bilanci IAS: il coordinamento fiscale con le modifiche apportate allo IAS 37

Dettagli

SVALUTAZIONI E PERDITE SU CREDITI. Dott. Gianluca Odetto

SVALUTAZIONI E PERDITE SU CREDITI. Dott. Gianluca Odetto Dott. Gianluca Odetto ART. 33 DL 83/2012 Novità Inserimento del piano di ristrutturazione del debito tra le procedure concorsuali. Inserimento tra le ipotesi di non sopravvenienza attiva della riduzione

Dettagli

Le Circolari della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. N.6 del 29.05.2013 SOCIETA TRA PROFESSIONISTI

Le Circolari della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. N.6 del 29.05.2013 SOCIETA TRA PROFESSIONISTI Le Circolari della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro N.6 del 29.05.2013 SOCIETA TRA PROFESSIONISTI Introduzione Le Societá tra Professionisti, introdotte dalla legge 183/2010, sono una delle novitá

Dettagli

Parere: Assegnazione mansioni superiori

Parere: Assegnazione mansioni superiori Parere: Assegnazione mansioni superiori Fatto: Le Poste italiane S.p.a. affidano il conferimento temporaneo di mansioni superiori dal livello C a B, ai propri dipendenti, i quali, di conseguenza, sono

Dettagli

SOCIETA COOPERATIVE TRA PROFESSIONISTI: ASPETTI FISCALI. Bologna, 22 luglio 2014

SOCIETA COOPERATIVE TRA PROFESSIONISTI: ASPETTI FISCALI. Bologna, 22 luglio 2014 SOCIETA COOPERATIVE TRA PROFESSIONISTI: ASPETTI FISCALI Bologna, 22 luglio 2014 INQUADRAMENTO NORMATIVO FISCALE La nuova disciplina sulle società tra professionisti non contiene alcuna norma in merito

Dettagli

Il regime fiscale degli interessi e degli altri redditi derivanti dai Titoli di Stato domestici

Il regime fiscale degli interessi e degli altri redditi derivanti dai Titoli di Stato domestici Il regime fiscale degli interessi e degli altri redditi derivanti dai Titoli di Stato domestici Il presente documento ha finalità meramente illustrative della tassazione degli interessi e degli altri redditi

Dettagli

4) In ogni caso, a prescindere dal rimedio scelto la vittima dell altrui inadempimento potrà comunque agire per il risarcimento dei danni subiti.

4) In ogni caso, a prescindere dal rimedio scelto la vittima dell altrui inadempimento potrà comunque agire per il risarcimento dei danni subiti. LA RISOLUZIONE. PREMESSA Sappiamo che un contratto valido può non produrre effetto, o per ragioni che sussistono sin dal momento in cui lo stesso viene concluso (ad es. la condizione sospensiva), o per

Dettagli

TUTTO CIO PREMESSO, si conviene e si stipula quanto segue:

TUTTO CIO PREMESSO, si conviene e si stipula quanto segue: CONTRATTO DI GARANZIA CONDIZIONI GENERALI 1 Sviluppo Artigiano Società Consortile Cooperativa di Garanzia Collettiva Fidi, (d ora in avanti Confidi), con sede in 30175 Marghera Venezia - Via della Pila,

Dettagli

FOGLIO INFORMATIVO. relativo alle operazioni di

FOGLIO INFORMATIVO. relativo alle operazioni di FOGLIO INFORMATIVO relativo alle operazioni di FINANZIAMENTI IMPORT, ANTICIPI E PREFINANZIAMENTI EXPORT, FINANZIAMENTI SENZA VINCOLO DI DESTINAZIONE (questi ultimi se non rientranti nel credito ai consumatori)

Dettagli

PROGETTO DI ARTICOLI SULLA RESPONSABILITÀ DELLO STATO DELLA COMMISSIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

PROGETTO DI ARTICOLI SULLA RESPONSABILITÀ DELLO STATO DELLA COMMISSIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE PROGETTO DI ARTICOLI SULLA RESPONSABILITÀ DELLO STATO DELLA COMMISSIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE (2001) PARTE I L ATTO INTERNAZIONALMENTE ILLECITO DI UNO STATO CAPITOLO I PRINCIPI GENERALI Articolo 1

Dettagli

ASPETTI CIVILISTICI DEL RECESSO DEL SOCIO NELLE SOCIETA DI PERSONE.

ASPETTI CIVILISTICI DEL RECESSO DEL SOCIO NELLE SOCIETA DI PERSONE. Trattamento delle somme corrisposte da una società di persone al socio nel caso di recesso, esclusione, riduzione del capitale, e liquidazione, ed aspetti fiscali per la società. Questo convegno ci offre

Dettagli

OSSERVAZIONI AL REGOLAMENTO IN PUBBLICA CONSULTAZIONE

OSSERVAZIONI AL REGOLAMENTO IN PUBBLICA CONSULTAZIONE OSSERVAZIONI AL REGOLAMENTO IN PUBBLICA CONSULTAZIONE Quest Associazione apprezza la decisione dell ISVAP di avviare la procedura per la revisione del regolamento n.5/2006, sull attività degli intermediari

Dettagli

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare Adozione con delibera

Dettagli

CIRCOLARE N. 22/E. Direzione Centrale Normativa. Roma, 9 giugno 2015

CIRCOLARE N. 22/E. Direzione Centrale Normativa. Roma, 9 giugno 2015 CIRCOLARE N. 22/E Direzione Centrale Normativa Roma, 9 giugno 2015 OGGETTO: Modifiche alla disciplina dell IRAP Legge di Stabilità 2015 2 INDICE Premessa... 3 1) Imprese operanti in concessione e a tariffa...

Dettagli

L ATTIVITA DI DIREZIONE E COORDINAMENTO. La pubblicità dei gruppi nella riforma del diritto societario

L ATTIVITA DI DIREZIONE E COORDINAMENTO. La pubblicità dei gruppi nella riforma del diritto societario L ATTIVITA DI DIREZIONE E COORDINAMENTO. La pubblicità dei gruppi nella riforma del diritto societario Di Claudio Venturi Sommario: - 1. Premessa. 2. Ambito di applicazione. 3. Principi fondamentali. 3.1.

Dettagli

LA NON IMPONIBILITÀ IVA DELLE OPERAZIONI CON ORGANISMI COMUNITARI

LA NON IMPONIBILITÀ IVA DELLE OPERAZIONI CON ORGANISMI COMUNITARI LA NON IMPONIBILITÀ IVA DELLE OPERAZIONI CON ORGANISMI COMUNITARI Tratto dalla rivista IPSOA Pratica Fiscale e Professionale n. 8 del 25 febbraio 2008 A cura di Marco Peirolo Gruppo di studio Eutekne L

Dettagli

Decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi per i lavoratori cui si applicano le tutele crescenti

Decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi per i lavoratori cui si applicano le tutele crescenti Decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi per i lavoratori cui si applicano le tutele crescenti 08 Giugno 2015 Elisa Noto, Mariateresa Villani Sommario La prescrizione breve in materia di rapporto

Dettagli

LA SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO (art. 2291 c.c./ 2312c.c.)

LA SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO (art. 2291 c.c./ 2312c.c.) LA SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO (art. 2291 c.c./ 2312c.c.) COSTITUZIONE DELLA SOCIETA INVALIDITA DELLA SOCIETA L ORDINAMENTO PATRIMONIALE Mastrangelo dott. Laura NOZIONE (ART. 2291 C.C) Nella società in

Dettagli

OIC ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ PRINCIPI CONTABILI. Conti d ordine. Agosto 2014. Copyright OIC

OIC ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ PRINCIPI CONTABILI. Conti d ordine. Agosto 2014. Copyright OIC OIC ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ PRINCIPI CONTABILI Conti d ordine Agosto 2014 Copyright OIC PRESENTAZIONE L Organismo Italiano di Contabilità (OIC) si è costituito, nella veste giuridica di fondazione,

Dettagli

REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA

REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA Lombardia 300/2014/PAR REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA composta dai magistrati: dott. Gianluca Braghò dott. Donato Centrone dott. Andrea Luberti

Dettagli

Il comune non può costituire una fondazione per ricerca di finanziamenti

Il comune non può costituire una fondazione per ricerca di finanziamenti ........ Reperimento risorse per interventi in ambito culturale e sociale Il comune non può costituire una fondazione per ricerca di finanziamenti di Federica Caponi Consulente di enti locali... Non è

Dettagli

Tra gli odori inconfondibili del tartufo, dal prezzo mai come quest anno, inarrivabile,

Tra gli odori inconfondibili del tartufo, dal prezzo mai come quest anno, inarrivabile, Tra gli odori inconfondibili del tartufo, dal prezzo mai come quest anno, inarrivabile, e della cioccolata, in una cornice resa particolarmente suggestiva dal sole che illuminava la bella valle circostante,

Dettagli

Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14

Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14 Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14 Lussemburgo, 18 dicembre 2014 Stampa e Informazione Parere 2/13 La Corte si pronuncia sul progetto di accordo sull adesione dell Unione

Dettagli

CIRCOLARE N. 45/E. Roma, 12 ottobre 2011

CIRCOLARE N. 45/E. Roma, 12 ottobre 2011 CIRCOLARE N. 45/E Roma, 12 ottobre 2011 Direzione Centrale Normativa OGGETTO: Aumento dell aliquota IVA ordinaria dal 20 al 21 per cento - Articolo 2, commi da 2-bis a 2-quater, decreto legge 13 agosto

Dettagli

LA TERRITORALITÀ IVA DEI SERVIZI RIFERITI AGLI IMMOBILI

LA TERRITORALITÀ IVA DEI SERVIZI RIFERITI AGLI IMMOBILI INFORMATIVA N. 204 14 SETTEMBRE 2011 IVA LA TERRITORALITÀ IVA DEI SERVIZI RIFERITI AGLI IMMOBILI Artt. 7-ter, 7-quater e 7-sexies, DPR n. 633/72 Regolamento UE 15.3.2011, n. 282 Circolare Agenzia Entrate

Dettagli

CIRCOLARE N. 15/E. Roma, 10 maggio 2013. Direzione Centrale Normativa

CIRCOLARE N. 15/E. Roma, 10 maggio 2013. Direzione Centrale Normativa CIRCOLARE N. 15/E Direzione Centrale Normativa Roma, 10 maggio 2013 OGGETTO: Imposta di bollo applicabile agli estratti di conto corrente, ai rendiconti dei libretti di risparmio ed alle comunicazioni

Dettagli

CIRCOLARE N. 21/E. Roma, 10 luglio 2014

CIRCOLARE N. 21/E. Roma, 10 luglio 2014 CIRCOLARE N. 21/E Direzione Centrale Normativa Roma, 10 luglio 2014 OGGETTO: Fondi di investimento alternativi. Articoli da 9 a 14 del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 44 emanato in attuazione della

Dettagli

2. L iscrizione nel Registro delle Imprese

2. L iscrizione nel Registro delle Imprese 2. L iscrizione nel Registro delle Imprese 2.1 Gli effetti dell iscrizione nel Registro delle Imprese L art. 2 del d.lgs. 18 maggio 2001, n. 228 (in materia di orientamento e modernizzazione del settore

Dettagli

CONTRATTO DI PRESTAZIONE IN REGIME DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA

CONTRATTO DI PRESTAZIONE IN REGIME DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA CONTRATTO DI PRESTAZIONE IN REGIME DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA L'Università degli Studi di Parma con sede in Parma, via Università n. 12 codice fiscale n. 00308780345 rappresentata dal

Dettagli

Disciplina delrapportodilavoro deilavoratoridisabili

Disciplina delrapportodilavoro deilavoratoridisabili Disciplina delrapportodilavoro deilavoratoridisabili Assunzione Tipologie contrattuali Ai lavoratori avviati mediante il cd. collocamento obbligatorio vanno applicate le norme valide per la generalità

Dettagli

RIFORMA DEL PROCEDIMENTO CAUTELARE: quali effetti nelle controversie di lavoro

RIFORMA DEL PROCEDIMENTO CAUTELARE: quali effetti nelle controversie di lavoro N. 1 ANNO 2008 Diritto dei Lavori RIFORMA DEL PROCEDIMENTO CAUTELARE: quali effetti nelle controversie di lavoro di Antonio Belsito* 1 Sommario: 1. Introduzione 2. Il procedimento cautelare dinanzi al

Dettagli

INFORMAZIONI EUROPEE DI BASE SUL CREDITO AI CONSUMATORI

INFORMAZIONI EUROPEE DI BASE SUL CREDITO AI CONSUMATORI 1. IDENTITÀ E CONTATTI DEL FINANZIATORE/ INTERMEDIARIO DEL CREDITO Finanziatore/Emittente CartaSi S.p.A. Indirizzo Corso Sempione, 55-20145 Milano Telefono 02.3488.1 Fax 02.3488.4115 Sito web www.cartasi.it

Dettagli

CIRCOLARE N. 37/E. Roma, 29 dicembre 2006

CIRCOLARE N. 37/E. Roma, 29 dicembre 2006 CIRCOLARE N. 37/E Direzione Centrale Normativa e Contenzioso Roma, 29 dicembre 2006 OGGETTO: IVA Applicazione del sistema del reverse-charge nel settore dell edilizia. Articolo 1, comma 44, della legge

Dettagli

I CHIARIMENTI DELL AGENZIA DELLE ENTRATE SUL REVERSE CHARGE

I CHIARIMENTI DELL AGENZIA DELLE ENTRATE SUL REVERSE CHARGE I CHIARIMENTI DELL AGENZIA DELLE ENTRATE SUL REVERSE CHARGE Circolare del 31 Marzo 2015 ABSTRACT Si fa seguito alla circolare FNC del 31 gennaio 2015 con la quale si sono offerte delle prime indicazioni

Dettagli

TRIBUNALE DI PORDENONE. Decreto ex art. 180, comma V, R.D. 16 marzo 1942 n. 267

TRIBUNALE DI PORDENONE. Decreto ex art. 180, comma V, R.D. 16 marzo 1942 n. 267 TRIBUNALE DI PORDENONE Decreto ex art. 180, comma V, R.D. 16 marzo 1942 n. 267 Il Tribunale, riunito in camera di consiglio nelle persone dei magistrati: - dr. Enrico Manzon - Presidente - dr. Francesco

Dettagli

Il tema principale che giustifica il provvedimento che quest oggi ci. occupa verte sulla possibilità di confusione fra le denominazioni di due

Il tema principale che giustifica il provvedimento che quest oggi ci. occupa verte sulla possibilità di confusione fra le denominazioni di due Il tema principale che giustifica il provvedimento che quest oggi ci occupa verte sulla possibilità di confusione fra le denominazioni di due società, regolamentata dell art. 2564 c.c., che prevede l integrazione

Dettagli

Nel procedimento per la sospensione dell esecuzione del provvedimento impugnato (art. 5, L. 742/1969).

Nel procedimento per la sospensione dell esecuzione del provvedimento impugnato (art. 5, L. 742/1969). Il commento 1. Premessa La sospensione feriale dei termini è prevista dall art. 1, co. 1, della L. 07/10/1969, n. 742 1, il quale dispone che: Il decorso dei termini processuali relativi alle giurisdizioni

Dettagli

Legge 15 luglio 1966 n. 604 Norme sui licenziamenti individuali. pubblicata nella G.U. n. 195 del 6 agosto 1966. con le modifiche della

Legge 15 luglio 1966 n. 604 Norme sui licenziamenti individuali. pubblicata nella G.U. n. 195 del 6 agosto 1966. con le modifiche della Legge 15 luglio 1966 n. 604 Norme sui licenziamenti individuali pubblicata nella G.U. n. 195 del 6 agosto 1966 con le modifiche della legge 4 novembre 2010, n. 183 (c.d. Collegato Lavoro) Legge 28 giugno

Dettagli

CIRCOLARE N. 2/E. R RrRrrr. Direzione Centrale Normativa

CIRCOLARE N. 2/E. R RrRrrr. Direzione Centrale Normativa CIRCOLARE N. 2/E R RrRrrr Direzione Centrale Normativa OGGETTO: Modifiche alla tassazione applicabile, ai fini dell imposta di registro, ipotecaria e catastale, agli atti di trasferimento o di costituzione

Dettagli

TRA. REGIONE TOSCANA (C.fisc. in persona di autorizzato alla sottoscrizione del presente atto a seguito di deliberazione della Giunta regionale n.

TRA. REGIONE TOSCANA (C.fisc. in persona di autorizzato alla sottoscrizione del presente atto a seguito di deliberazione della Giunta regionale n. PROTOCOLLO D INTESA PER LO SMOBILIZZO DEI CREDITI DEI SOGGETTI DEL TERZO SETTORE NEI CONFRONTI DEGLI ENTI LOCALI E DEL SERVIZIO SANITARIO DELLA TOSCANA TRA REGIONE TOSCANA (C.fisc. in persona di autorizzato

Dettagli

RISOLUZIONE N. 20/E. Roma, 14 febbraio 2014

RISOLUZIONE N. 20/E. Roma, 14 febbraio 2014 RISOLUZIONE N. 20/E Direzione Centrale Normativa Roma, 14 febbraio 2014 OGGETTO: Tassazione applicabile agli atti di risoluzione per mutuo consenso di un precedente atto di donazione articolo 28 del DPR

Dettagli

Pensione più lavoro part-time, i criteri nel pubblico impiego

Pensione più lavoro part-time, i criteri nel pubblico impiego Il decreto spiega tutte le possibilità e i limiti dell'eventuale cumulo Pensione più lavoro part-time, i criteri nel pubblico impiego (Dm Funzione pubblica 331 del 29.7.1997) da CittadinoLex del 12/9/2002

Dettagli

GLI ADEMPIMENTI PUBBLICITARI DELLE SOCIETA DI PERSONE CHE RICHIEDONO LA CANCELLAZIONE DAL REGISTRO DELLE IMPRESE

GLI ADEMPIMENTI PUBBLICITARI DELLE SOCIETA DI PERSONE CHE RICHIEDONO LA CANCELLAZIONE DAL REGISTRO DELLE IMPRESE GLI ADEMPIMENTI PUBBLICITARI DELLE SOCIETA DI PERSONE CHE RICHIEDONO LA CANCELLAZIONE DAL REGISTRO DELLE IMPRESE di Claudio Venturi Sommario: - 1. Premessa. 2. La cancellazione della società senza apertura

Dettagli

Principio contabile internazionale n. 12 Imposte sul reddito

Principio contabile internazionale n. 12 Imposte sul reddito Principio contabile internazionale n. 12 Imposte sul reddito Finalità La finalità del presente Principio è quella di definire il trattamento contabile delle imposte sul reddito. L aspetto principale della

Dettagli

Testi di: Simona Pigini Disegni di: Mario Dalbon

Testi di: Simona Pigini Disegni di: Mario Dalbon UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI COMITATO REGIONALE E PROVINCIALE DI MILANO CONIACUT GUIDA PRATICA ALLA COMPRAVENDITA DELLA CASA Progetto cofinanziato dal Ministero delle Attività Produttive RegioneLombardia

Dettagli

Consiglio nazionale del notariato, Studio 98-2013/I; Codice civile, art. 2363; D.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (Riforma societaria).

Consiglio nazionale del notariato, Studio 98-2013/I; Codice civile, art. 2363; D.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (Riforma societaria). Luogo di convocazione dell assemblea nelle società di capitali della Dott.ssa Roberta De Pirro L ADEMPIMENTO Il Consiglio nazionale del notariato, nello Studio n. 98-2013/I ha fatto il punto sul luogo

Dettagli

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIO- NALE 3 giugno 2010, n. 1309

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIO- NALE 3 giugno 2010, n. 1309 18120 Bollettino Ufficiale della Regione Puglia - n. 104 del 16-06-2010 vista la dichiarazione posta in calce al presente provvedimento da parte dei Dirigenti responsabili per competenza in materia che

Dettagli

La composizione e gli schemi del bilancio d esercizio (OIC 12), le imposte sul reddito (OIC 25) e i crediti (OIC 15)

La composizione e gli schemi del bilancio d esercizio (OIC 12), le imposte sul reddito (OIC 25) e i crediti (OIC 15) La redazione del bilancio civilistico 2014 : le principali novità. La composizione e gli schemi del bilancio d esercizio (OIC 12), le imposte sul reddito (OIC 25) e i crediti (OIC 15) dott. Paolo Farinella

Dettagli

LEGGE 27 LUGLIO, N.212. "Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente"

LEGGE 27 LUGLIO, N.212. Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente LEGGE 27 LUGLIO, N.212 "Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 Art. 1. (Princìpi generali) 1. Le disposizioni della

Dettagli

Visto il decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia;

Visto il decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia; DECRETO LEGISLATIVO RECANTE ULTERIORI DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE DELLA DELEGA DI CUI ALL ARTICOLO 33, COMMA 1, LETTERA E), DELLA LEGGE 7 LUGLIO 2009, N. 88 Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Dettagli

JOBS ACT : I CHIARIMENTI SUL CONTRATTO A TERMINE

JOBS ACT : I CHIARIMENTI SUL CONTRATTO A TERMINE Lavoro Modena, 02 agosto 2014 JOBS ACT : I CHIARIMENTI SUL CONTRATTO A TERMINE Legge n. 78 del 16 maggio 2014 di conversione, con modificazioni, del DL n. 34/2014 Ministero del Lavoro, Circolare n. 18

Dettagli

Circolare Informativa n 57/2013

Circolare Informativa n 57/2013 Circolare Informativa n 57/2013 TRATTAMENTO FISCALE E CONTRIBUTIVO DELLE SOMME EROGATE A SEGUITO DI TRANSAZIONE Pagina 1 di 9 INDICE Premessa pag.3 1) La transazione: aspetti giuridici pag. 3 2) Forme

Dettagli

(Atti non legislativi) REGOLAMENTI

(Atti non legislativi) REGOLAMENTI 24.12.2013 Gazzetta ufficiale dell Unione europea L 352/1 II (Atti non legislativi) REGOLAMENTI REGOLAMENTO (UE) N. 1407/2013 DELLA COMMISSIONE del 18 dicembre 2013 relativo all applicazione degli articoli

Dettagli

FOGLIO INFORMATIVO relativo alle operazioni di FINANZIAMENTO IMPORT IN EURO O DIVISA

FOGLIO INFORMATIVO relativo alle operazioni di FINANZIAMENTO IMPORT IN EURO O DIVISA NORME PER LA TRASPARENZA DELLE OPERAZIONI E DEI SERVIZI BANCARI E FINANZIARI Redatto ai sensi del decreto legislativo 1 settembre 1993, titolo VI del Testo Unico ed ai sensi delle Istruzioni di Vigilanza

Dettagli

LA COMPENSAZIONE DEI RUOLI ERARIALI

LA COMPENSAZIONE DEI RUOLI ERARIALI Circolare N. 21 Area: TAX & LAW Periodico plurisettimanale 18 marzo 2011 LA COMPENSAZIONE DEI RUOLI ERARIALI Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DM 10 febbraio 2011, trovano piena attuazione

Dettagli

RISOLUZIONE N. 42/E QUESITO

RISOLUZIONE N. 42/E QUESITO RISOLUZIONE N. 42/E Direzione Centrale Normativa Roma, 27 aprile 2012 OGGETTO: Interpello (art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212) - Chiarimenti in merito alla qualificazione giuridica delle operazioni

Dettagli

2. 1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro.

2. 1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro. L. 15 luglio 1966, n. 604 (1). Norme sui licenziamenti individuali (2). (1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 6 agosto 1966, n. 195. (2) Il comma 1 dell art. 1, D.Lgs. 1 dicembre 2009, n. 179, in combinato 1.

Dettagli

Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG)

Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG) INFORMAZIONI SULLA BANCA FOGLIO INFORMATIVO BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI LOCOROTONDO Cassa Rurale ed Artigiana - Società Cooperativa Piazza Marconi, 28-70010 Locorotondo (BA) Tel.: 0804351311 - Fax:

Dettagli

FOGLIO INFORMATIVO. 4g - Altri finanziamenti non cambiari a privati

FOGLIO INFORMATIVO. 4g - Altri finanziamenti non cambiari a privati Pagina 1/8 FOGLIO INFORMATIVO 4g - Altri finanziamenti non cambiari a privati INFORMAZIONI SULLA BANCA CASSA DI RISPARMIO DI VOLTERRA S.p.A. Sede Legale: Piazza dei Priori, 16/18 56048 Volterra (PI) Tel.:

Dettagli

REGOLAMENTO IN MATERIA DI TITOLI ABILITATIVI PER L OFFERTA AL PUBBLICO DI SERVIZI POSTALI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI

REGOLAMENTO IN MATERIA DI TITOLI ABILITATIVI PER L OFFERTA AL PUBBLICO DI SERVIZI POSTALI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Allegato A alla delibera n. 129/15/CONS REGOLAMENTO IN MATERIA DI TITOLI ABILITATIVI PER L OFFERTA AL PUBBLICO DI SERVIZI POSTALI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Definizioni 1. Ai fini del presente

Dettagli

L ESECUZIONE FORZATA NEI CONFRONTI DELLA P.A.

L ESECUZIONE FORZATA NEI CONFRONTI DELLA P.A. L ESECUZIONE FORZATA NEI CONFRONTI DELLA P.A. 1. La responsabilità patrimoniale della P.A. ed i suoi limiti Anche lo Stato e gli Enti Pubblici sono soggetti al principio della responsabilità patrimoniale

Dettagli

.Legge 20 ottobre 1990, n. 302 Norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata

.Legge 20 ottobre 1990, n. 302 Norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata STRALCIO DI ALTRE LEGGI IN CUI, SEMPRE INGRASSETTO, SONO EVIDENZIATI ALTRI BENEFICI VIGENTI A FAVORE DELLE VITTIME DEL TERRORISMO.Legge 20 ottobre 1990, n. 302 Norme a favore delle vittime del terrorismo

Dettagli

Fiscal News N. 206. Sospensione feriale dei termini processuali. La circolare di aggiornamento professionale 23.07.2013. Premessa

Fiscal News N. 206. Sospensione feriale dei termini processuali. La circolare di aggiornamento professionale 23.07.2013. Premessa Fiscal News La circolare di aggiornamento professionale N. 206 23.07.2013 Sospensione feriale dei termini processuali Categoria: Contenzioso Sottocategoria: Processo tributario Anche quest anno, come di

Dettagli

CONTRATTO A TERMINE. Proroga e continuazione di fatto

CONTRATTO A TERMINE. Proroga e continuazione di fatto 2_7.qxd 30/06/2010 14.34 Pagina 2 CONTRATTO A TERMINE Proroga e continuazione di fatto di Geppino Tocci - Funzionario INPS Una delle principali finalità della direttiva europea 28 giugno 1999, n. 1999/70,

Dettagli

LA NUOVA PROCEDURA DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO

LA NUOVA PROCEDURA DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO DEBT RESTRUCTURING AND BANKRUPTCY ALERT Febbraio 2012 LA NUOVA PROCEDURA DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO Negli ultimi mesi i giornali hanno parlato molto di due interventi legislativi

Dettagli

del 23 marzo 2001 (Stato 10 dicembre 2002)

del 23 marzo 2001 (Stato 10 dicembre 2002) Legge federale sul credito al consumo (LCC) 221.214.1 del 23 marzo 2001 (Stato 10 dicembre 2002) L Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visti gli articoli 97 e 122 della Costituzione federale

Dettagli

Per i beni mobili l'autorizzazione non è necessaria trascorsi cinque anni dalla dichiarazione di accettare con beneficio d'inventario.

Per i beni mobili l'autorizzazione non è necessaria trascorsi cinque anni dalla dichiarazione di accettare con beneficio d'inventario. art. 493 Codice Civile L'erede decade (1) dal beneficio d'inventario [490, 494, 505, 509, 564 c.c.], se aliena o sottopone a pegno [2748 c.c.] o ipoteca [2808 c.c.] beni ereditari, o transige [1965 c.c.]

Dettagli

Tale comma 6-bis dell art. 92 del codice è stato abrogato in sede di conversione (cfr. infra). www.linobellagamba.it

Tale comma 6-bis dell art. 92 del codice è stato abrogato in sede di conversione (cfr. infra). www.linobellagamba.it Il nuovo incentivo per la progettazione Aggiornamento e tavolo aperto di discussione Lino BELLAGAMBA Prima stesura 4 ottobre 2014 Cfr. D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 13, comma 1, nella formulazione anteriore

Dettagli

L applicazione delle tassonomie XBRL alle società italiane

L applicazione delle tassonomie XBRL alle società italiane CIRCOLARE N. 12 DEL 20 APRILE 2015 DIRITTO SOCIETARIO MERCATO DEI CAPITALI E SOCIETA QUOTATE L applicazione delle tassonomie XBRL alle società italiane www.assonime.it ABSTRACT Nel corso del 2014 si è

Dettagli

ART. 19 Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali

ART. 19 Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali 121 TITOLO III - DELL ATTIVITÀ SINDACALE ART. Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità

Dettagli

CIRCOLARE N. 1/E. Roma, 9 febbraio 2015

CIRCOLARE N. 1/E. Roma, 9 febbraio 2015 CIRCOLARE N. 1/E Direzione Centrale Normativa Roma, 9 febbraio 2015 OGGETTO: IVA. Ambito soggettivo di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti Articolo 1, comma 629, lettera b), della

Dettagli

LA CORRUZIONE TRA PRIVATI:

LA CORRUZIONE TRA PRIVATI: LA CORRUZIONE TRA PRIVATI: APPROFONDIMENTI In data 18 ottobre 2012, dopo un lungo iter parlamentare, il Senato ha approvato il maxi-emendamento al Disegno di Legge recante Disposizioni per la prevenzione

Dettagli

le situazioni giuridiche soggettive del diritto AMMinisTrATiVo sommario:

le situazioni giuridiche soggettive del diritto AMMinisTrATiVo sommario: Capitolo Secondo Le situazioni giuridiche soggettive del diritto amministrativo Sommario: 1. Definizione di situazione giuridica soggettiva. - 2. Il diritto soggettivo. - 3. Gli interessi legittimi. -

Dettagli

DELIBERA N. 23/13/CRL DEFINIZIONE DELLA CONTROVERSIA XXX MIGLIARUCCI/TELETU XXX IL CORECOM LAZIO

DELIBERA N. 23/13/CRL DEFINIZIONE DELLA CONTROVERSIA XXX MIGLIARUCCI/TELETU XXX IL CORECOM LAZIO DELIBERA N. 23/13/CRL DEFINIZIONE DELLA CONTROVERSIA XXX MIGLIARUCCI/TELETU XXX IL CORECOM LAZIO NELLA riunione del Comitato Regionale per le Comunicazioni del Lazio (di seguito, per brevità, Corecom Lazio

Dettagli

CONVENZIONI. L art. 2, commi 569, 573 e 574, L. 24 dicembre 2007, n. 244 (Legge finanziaria 2008) prevede che:

CONVENZIONI. L art. 2, commi 569, 573 e 574, L. 24 dicembre 2007, n. 244 (Legge finanziaria 2008) prevede che: Prospetto esplicativo riguardante i requisiti soggettivi per l abilitazione ai servizi del Programma per la Razionalizzazione negli Acquisti della Pubblica Amministrazione CONVENZIONI L art. 26, commi

Dettagli

FOGLIO INFORMATIVO Apertura di credito per finanziamenti a fronte di certificati/dichiarazioni di conformità di autoveicoli

FOGLIO INFORMATIVO Apertura di credito per finanziamenti a fronte di certificati/dichiarazioni di conformità di autoveicoli FOGLIO INFORMATIVO Apertura di credito per finanziamenti a fronte di certificati/dichiarazioni di conformità di autoveicoli INFORMAZIONI SULLA BANCA Denominazione Credito Emiliano SpA Iscrizione in albi

Dettagli

Ufficio Tecnico REGOLAMENTO

Ufficio Tecnico REGOLAMENTO Comune di Cabras Provincia di Oristano Comuni de Crabas Provìncia de Aristanis Ufficio Tecnico S e r v i z i o l l. p p. - U r b a n i s t i c a - P a t r i m o n i o REGOLAMENTO PER LA VENDITA DA PARTE

Dettagli

L impresa e l appalto: responsabilità e adempimenti Torino, 1 luglio 2008 LA RESPONSABILITA CONTRATTUALE AI SENSI DEGLI ARTT. 1667 E 1668 C.C.

L impresa e l appalto: responsabilità e adempimenti Torino, 1 luglio 2008 LA RESPONSABILITA CONTRATTUALE AI SENSI DEGLI ARTT. 1667 E 1668 C.C. L impresa e l appalto: responsabilità e adempimenti Torino, 1 luglio 2008 La responsabilità dell appaltatore per i vizi e le difformità dell opera: la verifica e il collaudo Avv. Alessandro SCIOLLA LA

Dettagli

Le opposizioni ex artt. 615, 617 e 618 c.p.c.

Le opposizioni ex artt. 615, 617 e 618 c.p.c. Le opposizioni ex artt. 615, 617 e 618 c.p.c. La riforma del processo esecutivo ha modificato sensibilmente la fase eventuale delle opposizioni siano esse all esecuzione, agli atti esecutivi o di terzi

Dettagli

Scheda approfondita LAVORO PART-TIME

Scheda approfondita LAVORO PART-TIME Scheda approfondita LAVORO PART-TIME Nozione Finalità Ambito soggettivo di applicazione Legenda Contenuto Precisazioni Riferimenti normativi Ambito oggettivo di applicazione Forma Durata Trattamento economico

Dettagli

TABELLA DELLE NUOVE MAGGIORANZE ASSEMBLEARI

TABELLA DELLE NUOVE MAGGIORANZE ASSEMBLEARI TABELLA DELLE NUOVE MAGGIORANZE ASSEMBLEARI AVVERTENZA Nella tabella viene usato il termine per fare riferimento ai partecipanti al condominio, mentre viene usato il termine per far riferimento ai partecipanti

Dettagli

www.lascalaw.com www.iusletter.com

www.lascalaw.com www.iusletter.com LaScala studio legale in association with Field Fisher Waterhouse Focus on LA CANCELLAZIONE DELLE SOCIETÀ DI CAPITALI DAL REGISTRO DELLE IMPRESE: EFFETTI E CONSEGUENZE Luglio 2013 www.lascalaw.com www.iusletter.com

Dettagli

Le procedure concorsuali in rimedio del sovraindebitamento. Una opportunità per le imprese agricole

Le procedure concorsuali in rimedio del sovraindebitamento. Una opportunità per le imprese agricole Le procedure concorsuali in rimedio del sovraindebitamento. Una opportunità per le imprese agricole 1. Cenni introduttivi: le imprese agricole non sono fallibili. Ma sono esdebitabili. 2. «Accordo», «piano»,

Dettagli