ASSISTENZA PER LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA INTEGRATO STRATEGICO DEL TERRITORIO PROVINCIALE ARETINO E INDIVIDUAZIONE DEGLI STRUMENTI DI INTERVENTO CON

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "ASSISTENZA PER LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA INTEGRATO STRATEGICO DEL TERRITORIO PROVINCIALE ARETINO E INDIVIDUAZIONE DEGLI STRUMENTI DI INTERVENTO CON"

Transcript

1 ASSISTENZA PER LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA INTEGRATO STRATEGICO DEL TERRITORIO PROVINCIALE ARETINO E INDIVIDUAZIONE DEGLI STRUMENTI DI INTERVENTO CON L OBIETTIVO DI VINCERE LA SFIDA DELLO SVILUPPO ECONOMICO Bologna,

2 Ricerca commissionata da Via Ristoro d Arezzo, 96 Arezzo A cura di Società di studi economici Strada Maggiore,44 Bologna Comitato di Coordinamento Territoriale Roberto Castellucci, Enzo Moretti, Massimo Nibi, Giuseppe Salvini, Lorenzo Zanni Coordinamento scientifico Luigi Scarola Gruppo di lavoro Costanza Arlotti, Massimiliano Bondi, Francesco Galassi, Alessandro Grandi, Paola Piccioni, Marco Sassatelli, Luigi Scarola

3 Sommario Premessa... 5 PARTE PRIMA: IL CONTESTO DI RIFERIMENTO 1. La situazione competitiva italiana Il posizionamento geo-strategico del Sistema Italia nel panorama internazionale Il ruolo dei distretti produttivi nel nuovo paradigma industriale I sistemi distrettuali e lo sviluppo del Paese Le infrastrutture per la competitività Il posizionamento strategico di Arezzo Arezzo nel quadro strategico nazionale Arezzo nel quadro strategico regionale Il modello aretino La mappa settoriale L'apertura internazionale Le filiere produttive I sistemi produttivi manifatturieri Innovazione e settori emergenti Il sistema dei servizi Il Welfare e il sistema sociale Le infrastrutture e l ambiente Il ruolo del turismo Infrastrutture immateriali e produzione di conoscenza Una mappatura delle politiche attuate e in essere Il portafoglio delle azioni e la rete dei protagonisti dello sviluppo locale La matrice Swot PARTE SECONDA: GLI SCENARI 6. Scenari emergenti: fattori di contesto per Arezzo Il contesto geostrategico Popolazione e mercato del lavoro Le filiere e i distretti produttivi Il settore turistico L approccio per simulazioni La metodologia utilizzata tra approccio quantitativo e qualitativo Una tavola input-output per la provincia di Arezzo Arezzo 2015: traiettorie possibili per il futuro Simulazione con ipotesi di bassa crescita Simulazione con ipotesi a media crescita Simulazione con ipotesi ad alta crescita Sintesi delle simulazioni PARTE TERZA: PRIORITA' E STRUMENTI PER IL PROGRAMMA DI SVILUPPO INTERGRATO 9. Traiettorie per lo sviluppo aretino Direzioni e priorità La flessibilità delle linee di azione generale

4 9.2.1 Priorità per la bassa crescita Priorità per la crescita accelerata Lo schema logico delle politiche di intervento ALLEGATI I progetti bandiera Il Laboratorio del design Agenzia a rete per lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e la promozione della competitività territoriale Azioni integrate per l apertura internazionale Il modello di governo

5 Premessa Il sistema economico produttivo della provincia di Arezzo si trova oggi a dover affrontare una fase molto complessa del proprio sviluppo economico, con un processo di riconfigurazione complessiva che implica nuove e consapevoli riflessioni circa le traiettorie di crescita che il sistema locale va intraprendendo. Ad Arezzo, come in molti territori di natura distrettuale, gli attori locali si trovano a dover programmare in un contesto di inedita incertezza dovuta sia al mutamento degli scenari economici internazionali, sia alla consapevolezza che oggi più che mai la fragilità dei sistemi produttivi locali e la scarsità di risorse economiche disponibili, richiedono forti attenzioni nella definizione di policy efficaci ed integrate. Il presente contributo si è posto, quindi, l obiettivo di compiere una riflessione che, partendo dai caratteri peculiari e dalle trasformazioni in atto nel sistema industriale (e non solo) dell area, contribuisca a delineare i mutamenti strutturali del sistema economico ed a tracciare alcune delle direttrici per l avvio di nuovi percorsi virtuosi di sviluppo. È qui utile sottolineare come la realtà economico istituzionale aretina, sino ad oggi, abbia prodotto una cospicua mole di documenti e studi che analizzano, anche in maniera efficace e puntuale, le caratteristiche e la composizione di ciascun ambito sociale, ambientale, infrastrutturale, industriale, turistico e terziario che concorre a determinarne l attuale sistema socio economico provinciale. Attraverso il presente studio si è tentato di spostare il punto di vista verso la costruzione di potenziali futuri scenari competitivi per testare come a parità di policy il sistema aretino reggerebbe e modificherebbe la propria struttura. Da qui una serie di indicazioni di politiche pubbliche attivabili. A fronte di un obiettivo così ambizioso è necessario premettere che il rapporto non può avere e non ha certamente l aspirazione di dare una risposta esaustiva alle problematiche del sistema competitivo e distrettuale con cui il territorio di Arezzo si sta confrontando, quanto, piuttosto, vuole rappresentare un contributo per l avvio di un ragionamento circa le prospettive di crescita e riconfigurazione futura del tessuto produttivo locale ed, in relazione a ciò, di quali potrebbero rappresentare le linee prioritarie di intervento attivabili nel sistema locale anche attraverso l implementazione di un efficiente modello innovativo di governance. La struttura del rapporto ripercorre quelle che sono state le fasi attraverso le quali si è giunti a definire le ipotesi di intervento. Nella prima parte si è riportato il quadro del posizionamento strategico di Arezzo, rispetto a quella che è oggi la situazione competitiva a livello nazionale ed internazionale. Attraverso una analisi dei documenti e degli studi prodotti a livello locale, integrati da una lettura critica delle principali fonti statistiche ufficiali disponibili, dei documenti di programmazione comunitari, nazionali e regionali si sono definiti i punti di forza, di debolezza le opportunità e le minacce per l attuale struttura socio-economica provinciale, ricostruendo altresì il quadro programmatico di riferimento a livello locale ed extra-locale. Nella seconda parte, partendo da quelli che oggi rappresentano gli scenari relativi all evoluzione del contesto geostrategico internazionale, si sono delineate le possibili traiettorie dello sviluppo e della crescita aretina da oggi al 2015, in particolare per ciò che attiene al comparto industriale oggetto principale del mandato. 5

6 La metodologia implementata è stata piuttosto complessa ed ha unito un approccio di tipo econometrico, attraverso il quale si è giunti ad isolare il sistema di variabili ed i coefficienti ponderali, ad elementi di natura qualitativa che hanno consentito di cogliere anche aspetti non ancora codificati delle dinamiche in corso sia a livello locale, sia a livello internazionale. Delineate le possibili evoluzioni del sistema produttivo di Arezzo, anche attraverso la definizione a livello provinciale di tavole input-output, nell ultima parte del lavoro si sono portate a sintesi le linee di azione generali verso le quali il sistema provinciale aretino dovrebbe puntare. Sulla base della strategia sono altresì stati individuati tre possibili progetti bandiera: la strategia individua infatti l indirizzo e ne delinea un percorso utile per poter raggiungere il risultato desiderato, rappresentando la cornice logica all interno della quale muoversi, i progetti bandiera proposti rappresentano invece dei possibili esempi di come, in presenza di risorse scarse, si possa segnare il primo passo del percorso strategico nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo prioritari. Il lavoro si conclude con una riflessione relativa a come innovare l'attuale modello di governance, al fine di dare maggiore concretezza ed efficacia all azione di governo delineata, sfruttando appieno l elevato livello di collaborazione e di partecipazione politico istituzionale che oggi già esiste nel sistema provinciale di Arezzo. 6

7 PARTE PRIMA: IL CONTESTO DI RIFERIMENTO 1. La situazione competitiva italiana 1.1 Il posizionamento geo-strategico del Sistema Italia nel panorama internazionale Gli ultimi venti anni di storia sanciscono il recupero delle relazioni economiche internazionali successivo ai conflitti mondiali e alla grande depressione generata dagli shock petroliferi. Il recupero appare testimoniato da un accrescimento del peso del commercio mondiale sul valore della produzione. La stessa dinamica degli scambi di beni e servizi ha registrato mutamenti importanti determinati, soprattutto, da un cambiamento degli attori del commercio internazionale. La liberalizzazione degli scambi, favorita da una politica di apertura dei mercati nazionali sia a livello multilaterale che a livello regionale e dalla contrazione dei costi di trasporto, non ha agito però in modo esattamente simmetrico. Così alcune aree geografiche - e al loro interno alcuni paesi - hanno visto modificato in maniera sostanziale il proprio peso relativo nelle relazioni economiche internazionali. In questo mutato contesto geo-economico, è l oriente del Mondo ad assumere un peso crescente. Gli attori emergenti sono stati in primo luogo le economie asiatiche: negli anni novanta le sei cosiddette tigri asiatiche (Corea, Singapore, Malesia, Indonesia, Taiwan, e Hong Kong); oggi l India e la Cina in particolar modo. Tra le aree decisamente più dinamiche del pianeta, anche le economie in transizione dell Est Europa che, in pochi anni, hanno saputo raddoppiare i propri scambi con l estero. In un contesto di considerevole crescita del benessere mondiale, sono state proprio queste due aree a guadagnare posizioni nelle graduatorie economiche mondiali e a sancire un nuovo incerto - equilibrio generale. Le tendenze recenti confermano le dinamiche di lungo periodo, sancendo il ruolo di un continente, quello asiatico, ed al suo interno, della Cina, nel ridefinire le geometrie economiche mondiali. Il 2006 ha visto infatti l economia internazionale proseguire nella fase di espansione segnando un ritmo eccezionalmente elevato (+5,4%) vicino ai massimi degli ultimi trent anni, raggiunti nel 2004: il prodotto globale, in particolare, è stato sospinto dalle locomotive cinese (+10,7%), indiana (+9%) e russa (+6,5%) 1. 1 Banca d Italia, Bollettino Economico - primo trimestre 2007, n

8 Tab Distribuzione geografica delle esportazioni e delle importazioni mondiali (di merci) Esportazioni (in miliardi di $) Importazioni (in miliardi di $) Mondo Quote Mondo America del Nord 16,8 18,0 15,8 14,9 18,5 24,5 22,7 21,8 Stati Uniti 11,2 12,7 9,9 9,2 14,3 16,0 17,1 16,5 America Centro Meridionale 4,4 3,0 2,9 3,1 3,8 3,3 2,5 2,6 Brasile 1,2 1,1 1,0 1,1 0,9 0,7 0,7 0,7 Argentina 0,4 0,4 0,4 0,4 0,2 0,4 0,2 0,2 Europa 43,5 45,4 46,1 45,3 44,2 44,8 45,4 44,8 Economie in transizione.. 1,5 2,7 3,0.. 1,2 1,7 1,9 Africa 4,5 2,5 2,4 2,6 4,6 2,6 2,2 2,3 Sud Africa 1,0 1,0 0,7 0,5 0,8 0,5 0,5 0,6 Medio oriente 6,8 3,4 4,1 4,4 6,2 3,3 2,6 2,7 Asia 19,1 26,1 26,1 26,8 18,5 23,3 23,0 24,0 Cina 1,2 2,5 6,0 6,7 1,1 2,8 5,4 6,1 Giappone 8,0 9,9 6,4 6,4 6,7 6,4 5,0 4,9 India 0,5 0,6 0,8 0,8 0,7 0,6 0,9 1,1 Sei tigri asiatiche 5,8 9,7 9,4 9,7 6,1 9,9 8,1 8,5 Australia e Nuova Zelanda 1,4 1,5 1,2 1,2 1,4 1,5 1,4 1,4 Fonte: WTO, International Trade Statistics, Alla spinta fornita da questi paesi, si è accompagnata una crescita delle principali economie industrializzate, in primis degli Stati Uniti (+3,3%) e dell Area euro (+2,6%) segnando un progresso superiore alle aspettative più rosee formulate sino ai primi mesi dell anno passato - e dal confermato vigore del Giappone. Il centro propulsore della crescita degli scambi internazionali è, così, saldamente collocato in Asia. Alla rilevante espansione delle importazioni di Cina e India si è associata la ripresa del Giappone. In generale tutta l Asia sud-orientale ha segnato ritmi molto sostenuti di incremento del commercio, anche per effetto della sempre più intensa integrazione produttiva intra-regionale. Una tra le conseguenze è che la Cina, in particolare, di recente è risultata l unica tra le grandi economie esportatrici a guadagnare posizioni nelle graduatorie internazionali. La preminenza del suo ruolo nello scacchiere internazionale è confermata da un avanzamento anche in termini di importazioni. In questo nuovo contesto l Italia sembra faticare a trovare una collocazione competitiva solida, che le permetta di giocare un ruolo vincente nel confronto con gli altri competitors mondiali. I segnali di questa difficoltà si moltiplicano, così come le interpretazioni dei motivi. Gli accenti vengono di volta in volta su una produttività del lavoro che cresce meno che altrove, sul ritardo tecnologico dovuto alla specializzazione produttiva e alla modesta strutturazione delle imprese, sino al venire meno delle possibilità di svalutazioni monetarie, per citare le ragioni più largamente condivise 2. Gli effetti più evidenti sono la perdita di quote di mercato internazionali, scese dal 3,9% del 1996 al 3,1% del 2005, e la contrazione del contributo alla crescita economica che viene dalla domanda estera, sceso nello stesso periodo dal +4,2% al +0,4% 3. 2 OCSE, Economic Survey of Italy 2005; Banca d Italia, Relazione annuale sul Rapporto ICE L'Italia nell'economia internazionale. 8

9 Tab I primi venti esportatori mondiali di merci (1) Graduatoria Germania 1 9,9 9,3 2. Stati Uniti 2 8,9 8,7 3. Cina 3 6,5 7,3 4. Giappone 4 6,2 5,7 5. Francia 5 4,9 4,4 6. Paesi Bassi 6 3,9 3,9 7. Regno Unito 8 3,8 3,6 8. Italia 7 3,8 3,5 9. Canada 9 3,4 3,5 10. Belgio 10 3,3 3,2 11. Hong Kong 11 2,9 2,8 12. Corea Sud 12 2,8 2,7 13. Russia 15 2,0 2,4 14. Singapore 13 2,2 2,2 15. Messico 14 2,0 2,1 16. Taiwan 17 2,0 1,9 17. Spagna 16 2,0 1,8 18. Arabia Saudita 19 1,4 1,7 19. Malaysia 18 1,4 1,4 20. Svezia 20 1,3 1,3 Somma dei 20 paesi 74,5 73,4 Mondo 100,0 100,0 (1) Secondo la graduatoria del 2005 Fonte: elaborazioni ICE su dati FMI-DOTS. Tab I primi venti importatori mondiali di merci (1) Graduatoria Stati Uniti 1 16,0 16,1 2. Germania 2 7,5 7,2 3. Cina 3 5,9 6,1 4. Giappone 4 4,8 4,8 5. Regno Unito 5 4,9 4,7 6. Francia 6 4,9 4,6 7. Italia 8 3,7 3,5 8. Paesi Bassi 7 3,4 3,3 9. Belgio 9 3,0 3,0 10. Canada 10 2,9 3,0 11. Spagna 11 2,9 2,8 12. Hong Kong 12 2,7 2,6 13. Corea Sud 15 2,4 2,4 14. Messico 13 2,2 2,2 15. Singapore 14 1,8 1,9 16. Taiwan 17 1,8 1,7 17. India 16 1,0 1,2 18. Australia 19 1,1 1,2 19. Russia 18 1,0 1,2 20. Austria 20 1,3 1,2 Somma dei 20 paesi 75,3 74,6 MONDO 100,0 100,0 (1) Secondo la graduatoria del 2005 Fonte: elaborazioni ICE su dati FMI-DOTS. 9

10 La minore capacità di presidio sui mercati mondiale ha senza dubbio influenzato la crescita economica nazionale che negli anni ha subito un forte rallentamento sino a fermarsi nel Il Pil italiano è passato infatti da una espansione media del +1,9% del periodo , al +1,3% di quello , contro il +2,6% registrato dall economia statunitense, il +2,1% della Francia, il +2,8% della Gran Bretagna. Tra i principali paesi industrializzati solo la Germania ha avuto dinamiche peggiori (+1,2%), mentre il Giappone ha registrato una crescita pari a quella italiana 4. Neppure la ripresa del 2006 segna un recupero del nostro Paese verso i principali competitors. Se il Pil nazionale cresce del +1,9%, quello dei Paesi industrializzati registra un aumento del +3,2% e quello dell Uem del +2,7%. Nessuna tra le grandi economie continentali, poi, presenta ritmi inferiori a quelli italiani. La Francia è quella meno dinamica (+2%), la Germania e l Inghilterra avanzano su ritmi del +2,7-2,8%, la Spagna addirittura del +3,9% 5. L Italia stenta quindi ad agganciare il mutamento degli equilibri geo-economici mondiali denunciando una sostanziale incapacità di interpretare e valorizzare la propria collocazione geografica, oltre che economica. L essere al centro del Mediterraneo offre infatti all Italia una straordinaria opportunità di sviluppo dei trasporti e della logistica, così come di fare avanzare l industria nazionale su sentieri di internazionalizzazione più compiuta. Questo perché ancora oggi, non troppo diversamente dal passato, l economia nazionale sconta un posizionamento competitivo debole rispetto ad altre piattaforme produttive e perchè il vantaggio comparato delle delocalizzazioni produttive non sembra essersi modificato in maniera sostanziale nel tempo. L indice di attrattività elaborato dalla Heriot Watt University, ad esempio, dalla fine del degli anni novanta ad oggi, registra una crescita di oltre il 30% per i paesi dell est e dell Asia, a fronte di una variazione nettamente più contenuta nell area mediterranea (+10%) e di una sostanziale stabilità nell Europa continentale (+1%). Sintomatico di una trasformazione ancora in divenire è che l intensità e le nuove forme che sta assumendo la divisione internazionale del lavoro, l estensione delle filiere produttive a nuove aree geografiche del pianeta e l avanzata asiatica, ancora non si desumono da molti dati di flusso: basti vedere come il traffico di perfezionamento attivo tende a rimanere costante nel tempo, e come appare già evidente che le merci asiatiche tendano sempre di più a bypassare il nostro paese 6. Nella geometria dei flussi commerciali appare invece chiaro come il nostro paese stia piuttosto integrandosi con le produzioni dei paesi dell Est Europa. Si può quindi affermare che il sistema economico italiano, pur con la debolezza di presentare una debole integrazione con le economie del Far East, e pur con il peggioramento rispetto alle relazioni con il Nordamerica, parte da una posizione di progressiva interrelazione con i paesi emergenti del continente, che dovrebbero registrare una crescita rilevante nei prossimi anni. 4 Oxford Economic Forecasting, World Long-Term economic prospect, Fonti varie: FMI, OCSE, Commissione Europea. 6 - Venticinque anni di ricerche ( ), Logistica, Istituzioni, Imprese - materiali per il Convegno, CNEL, Roma, 23 novembre

11 1.2 Il ruolo dei distretti produttivi nel nuovo paradigma industriale Nel corso degli anni si è osservata un progressiva sofisticazione della domanda che ha portato le imprese ad una ricerca continua e accelerata di un innalzamento qualitativo delle capacità cognitive, manageriali ed imprenditoriali. La dimensione globale obbliga le imprese a individuare e presidiare il proprio vantaggio competitivo in un ambiente complesso e che richiede imponenti investimenti in capitale fisico e umano. Ne è disceso un processo di crescente specializzazione verso il proprio core business ed una concomitante esternalizzazione delle fasi della produzione non core. L esternalizzazione di fasi del processo produttivo, va tenuto conto, si inserisce in un contesto produttivo già altamente parcellizzato, storicamente composto da una netta prevalenza di aziende di micro e piccola dimensione. All interno di quello che è un continuum di forme organizzative l Italia partiva (e in larga misura parte) da una situazione di evidente polarizzazione su due estremi: un piccolo nucleo di grandi gruppi integrati (sostanzialmente di estrazione pubblica, seppure oggi parzialmente immessi sul mercato), dalla natura spesso conglomerale, attivi nei servizi, nelle utilities, ed in settori ad elevata dimensione di scala; un esteso tessuto di piccole e piccolissime realtà, che operano su fasi molto limitate del ciclo produttivo, che concorrono su nicchie di mercato in settori a bassa intensità di capitale. Questo è l humus in cui sono nati e si sono sviluppati storicamente i distretti industriali. È in questo sistema che si sta facendo strada la necessità di guadagnare flessibilità di fronte all incertezza di mercati che, a seguito della velocità di innovazione tecnologica, della globalizzazione e, quindi, della sempre maggiore competizione, sono diventati più instabili e turbolenti, ma anche di liberare risorse da investire in capitale fisico e conoscenza. Ne è nato un processo di convergenza che ha visto, da una parte, i grandi gruppi cedere parti non primarie di attività, processo favorito anche da alcune situazioni di crisi aziendale; dall altra, ha segnato l affermazione di un sistema di medie e piccole aziende strutturate, che da alcuni anni sono diventate un motore della crescita economica del paese 7. Il risultato è stato una moltiplicazione di rapporti gerarchici tra imprese. L affermazione sui mercati internazionali in molti casi ha un nome e un cognome di un azienda che si è fatta strada grazie alla sua capacità di competere, nonostante operasse in un settore in difficoltà. Il micro sempre di più tende a divergere dal macro. Ciò deriva dal fatto che negli anni è andato emergendo e rafforzandosi un sistema di imprese leader che, grazie ad una formula competitiva vincente ed alla loro propensione ad approvvigionarsi di molti input produttivi dall esterno, hanno dato vita, animano e governano filiere di prodotto, dando vivacità a molta parte del sistema di fornitura nazionale. È bene sottolineare che, al momento, appare ancora un mutamento in larga misura inespresso e dai confini ancora incerti. Manca un modello di riferimento univoco e stabile, presentandosi 11

12 piuttosto un insieme di possibili organizzazioni strumentali a strategie mutevoli e divaricate, non solo in funzione dei mercati geografici e dei prodotti, ma anche in funzione delle economie esterne, politiche di approvvigionamento e di servizio che le leader intraprendono. La nascita delle imprese leader ha in qualche modo sparigliato il modo di leggere e interpretare il sistema produttivo nazionale. È proprio sulla base di questa fluidità di situazioni, di questa perdita di democraticità dei rapporti tra imprese e di questa dinamicità concentrata in aziende mediamente strutturate che da parte di molti si è dato per superato il modello distrettuale. Da parte di molti studiosi certamente, così come da una politica che ha sempre faticato a ritagliare iniziative mirate alle realtà distrettuali 8. Il dibattito rimane aperto e segue la trasformazione organizzativa del sistema produttivo, sottendendo logiche diversificate e differenziate sia sotto il profilo delle modalità, sia sotto il profilo dei tempi del cambiamento. Anche per questa ragione il decisore pubblico sembra mantenere posizioni fluide, poco dogmatiche, in tema di interventi mirati sui distretti che lasciano sempre una porta aperta pur tardando ad attuare azioni concrete e decise. In tale processo si trovano a confronto situazioni divaricate. Se da un lato appare tramontata l impresa distrettuale classica, prevalentemente coincidente con la fabbrica, con i processi manifatturieri, ma competitiva - seppur con un profilo strategico modesto - grazie a un controllo strettamente personale/familiare, a strutture organizzative piatte e informali, alla forte motivazione, alla snellezza e non burocratizzazione nella conduzione del business; dall altra parte, emerge sempre più netta la presenza di situazioni in cui la crescita delle capacità strategiche di alcune imprese guida, ha assunto e assume una importanza centrale per affrontare la scenario competitivo. Si tratta di imprese che nascono prevalentemente e si sviluppano nei distretti industriali. E sono sempre le aree distrettuali che risultano centrali, perché è al loro interno che sempre più spesso matura questo processo, che assume sempre più frequentemente la forma di una strutturazione di piccole imprese, invece che di una destrutturazione delle grandi. Infatti se il downsizing dei grandi gruppi ha dato vita nel tempo a aziende di media dimensione (dato tra l altro in calo dal 1981, quando erano oltre 2.946), il processo di strutturazione in seno ai territori distrettuali ne ha generate 3.720, quando era all inizio degli anni settanta 9. In diverse realtà distrettuali convivono oramai realtà imprenditoriali di media e piccola dimensione che hanno saputo costruire un network produttivo sempre più diffuso dal punto di vista geografico e che tende a specializzarsi su delimitati ambiti di attività, ed i follower, ovvero 7 Come i rapporti curati dagli Uffici studi di Mediobanca e Unioncamere sulle medie imprese italiane testimoniano da diversi anni. 8 L identificazione stessa e l iter che ha seguito testimoniano le difficoltà e le incertezze che studiosi e policy maker hanno evidenziato negli anni. Dall anno di promulgazione della legge che riconosce i distretti industriali (L. 317/91) sono passati due anni prima che fossero emanati i decreti di applicazione (D.M. 21 aprile 1993); quasi contestualmente è nato un dibattito che ha portato ad una nuova modalità di individuazione che dopo sei anni è stata incorporata in una nuova legge (L. 140/99). Il risultato è stato il moltiplicarsi di distretti riconosciuti, con mappature molto divaricate tra loro (si veda ad esempio quanto proposto dall IPI) e azioni di policy pertanto molto diluite nei loro confronti. 9 Ufficio Studi Mediobanca, I tratti caratteristici delle medie imprese all italiana, presentazione di Fulvio Contorti, Parma, 25 novembre

13 coloro che sono rimasti ancorati al distretto e ai suoi rapporti economici e sociali, intessendo semmai relazioni internazionali indirette, mediate dalle aziende leader. Ciò che appare inoltre chiaro, anche in questa fase di trasformazione organizzativa del modello, è che, nonostante la forte inclinazione internazionale, le imprese-rete emergenti dai distretti appaiono frequentemente mantenere un radicamento locale. La presenza di una rete locale si affianca ad una presenza in reti ampie anche globali non solo di produzione, approvvigionamento, commercializzazione, ma anche di acquisizione di know-how, collaborazione con centri di ricerca di eccellenza, ecc. A queste condizioni, l interazione fra imprese leader e distretti rappresenta una delle parti più vitali del capitalismo italiano: realtà emerse o emergenti dai distretti la cui crescita si associa ad una positiva evoluzione dei distretti stessi 10. È grazie a questa nuova geometria organizzativa che i sistemi distrettuali stanno scoprendo come fare vera R&S direttamente (premessa indispensabile per sapere come farla fare anche a terzi) e come ibridare sapere contestuale e sapere codificato; le realtà minori lentamente stanno dando maggiore attenzione al marketing ed alla distribuzione, gli ambiti di maggiore generazione del valore dei settori tradizionali; le catene di fornitura distrettuali si stanno disciplinando e qualificando, dando sempre maggiore priorità ai tempi di risposta al cliente. Si tratta inoltre di una strada proficua anche per le strutture meno avanzate che iniziano ad approcciarsi ai mercati esteri in maniera non occasionale e più matura, non solo cioè legata ad esportazioni finali. 1.3 I sistemi distrettuali e lo sviluppo del Paese Le realtà distrettuali forniscono un contributo indiscusso alla crescita del paese, anche grazie alla loro capacità competitiva di penetrazione sui mercati internazionali. Nel momento in cui il paese ha evidenziato maggiori difficoltà di crescita, ovvero dopo il 2001, lo stesso tessuto distrettuale ha evidenziato segnali di debolezza, pur continuando a garantire un contributo costante su valori esportati, che però faticano a crescere. Sono soprattutto i distretti del Made in Italy a segnare il passo: seppure continuino a generare oltre un terzo del valore esportato dalla manifattura nazionale, dopo il 2001 vedono ridotto il contributo relativo dal 37,1% al 36,2%. Le realtà sono molto variegate sia dal punto di vista merceologico che territoriale, dove alle contrazioni anche significative osservate in Abruzzo, Marche e Toscana, si contrappone l incremento evidenziato dalle aree distrettuali della Basilicata, della Sardegna, del Friuli Venezia Giulia, piuttosto che della Campania o del Piemonte. 10 Considerazioni che emergono dagli studi condotti sul territorio nazionale da Mediobanca e Unioncamere e confermate in alcune realtà distrettuali. In merito si rimanda ad esempio alla ricerca condotta da S.p.a. e Scuola superiore Sant'Anna dal titolo: Analisi e ricerca sulla riorganizzazione dei distretti industriali e dei sistemi produttivi locali, Firenze Regione Toscana,

14 Le difficoltà sembrano quindi addensarsi sulle aree a maggiore vocazione distrettuale, facendo invece emerge un avanzamento nei territori con una minore tradizione. Tab. 1.4 Contributo dei distretti alle esportazioni delle regioni nel Made in Italy, esportazioni di manufatti italiani (valori percentuali e miliardi di euro) Media Media Media Piemonte 17,5 24,3 23,3 22,6 22,2 22,3 22,0 21,7 22,6 Lombardia 40,2 41,3 39,7 40,4 40,9 40,7 41,0 41,3 40,4 Veneto 48,8 49,9 49,4 47, ,8 48,5 49,0 47,6 Friuli Venezia Giulia 39,6 43,2 41,6 43,2 43,4 42,7 41,3 40,5 42,7 Emilia Romagna 28,6 29,2 29, ,7 28,4 28,5 28,6 28,3 Toscana ,1 42,5 40,2 41,9 44,9 46,3 42,4 Marche 63,5 63,6 60,3 54, ,5 63,1 56,0 Abruzzo 52,2 37,1 36,7 35,5 33, ,6 45,6 34,7 Campania 36,6 36,4 35,9 36,8 35,6 32,2 34,3 33,9 35,1 Puglia 14, ,8 12,4 9,8 9,1 12,6 13,8 10,5 Basilicata 77,4 86,8 90,4 94,4 92,3 90,2 86,6 83,6 91,8 Sardegna 5 10,6 11,2 9,1 9,8 11,4 9,4 8,9 10,4 Totale Made in Italy 36, ,7 37,6 37,6 38,1 38,1 37,1 36,2 Totale manufatti 29,7 30, ,9 30, ,4 29,9 29,7 Valore esportato 192,3 265,5 261,5 254,5 273,8 288,3 238,5 220,8 269,5 Fonte: elaborazioni su dati Ice-Istat.. La lettura delle tendenze non deve però mettere in secondo piano l entità del contributo e quindi l importanza per le diverse economia locali delle realtà distrettuali. In regioni come le Marche dove oltre la metà delle esportazioni derivano da tali aree appare infatti difficile pensare ad una rilancio che non interessi i sistemi di impresa distrettuali. Lo stesso appare evidente anche in regioni come il Veneto, la Toscana, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e al sud la Basilicata con il suo distretto del mobile 11. La difficoltà di identificare in maniera sufficientemente esaustiva e univoca la natura di distretto industriale, definizione resa ancora più complessa dalla evoluzione stessa vissuta da molte di tali realtà, è probabilmente una delle ragioni che ha reso difficoltoso disegnare delle politiche ad hoc, a livello nazionale soprattutto. Ed è forse da questa incapacità che è scaturita un attenzione a intermittenza sui distretti e sulle politiche dedicate, ed alcune contraddizioni di indirizzo. La loro importanza per il rilancio del paese ha generato una nuova discussione 12, che nel 2005 ha riportato l attenzione sui distretti industriali anche da parte del legislatore nazionale all interno della legge finanziaria di quell anno 13. Essa tuttavia rimandava la finalizzazione delle ipotesi di intervento ad un confronto tecnico-politico successivo. Il primo pilastro della politica industriale nazionale seguente, la Legge finanziaria 2007, raccoglie questo indirizzo e, tra le disposizioni che consentono di finanziare azioni di sistema per il 11 Ice, Osservatorio sull internazionalizzazione dei distretti industriali, n.1 luglio Si pensi ad esempio alla proposta di intervento avanzata da Sylos Labini nel 2005 in seno al CNEL. 13 In particolare negli artt

15 recupero di competitività del sistema produttivo, cita espressamente la definizione di un sistema di incentivi per i distretti produttivi 14. Non di tale avviso sembra essere invece il secondo pilastro nazionale, il ddl Industria 2015 (nella sintesi disponibile a giugno 2007) 15, all interno del quale sono esplicitati i nuovi indirizzi per la politica industriale nazionale. Il ministero competente (quello dello sviluppo economico), sembra spingere in una visione divergente. Oltre ad avere sospeso il tavolo di discussione nato per l attuazione delle disposizioni contenute nella Finanziaria del 2005, produce un documento nel quale non si fa menzione ai distretti industriali tra gli asset per il rilancio della competitività nazionale. La strategia del ddl Industria 2015 indica piuttosto le nuove reti di impresa come strumenti per favorire da un lato, lo sviluppo di nuove produzioni nei settori ad alto contenuto tecnologico; dall altro la riqualificazione e il rafforzamento dei sistemi di piccola e media impresa, senza dare loro però un vincolo territoriale definito. Si punta a reti di imprese sensibilmente legate tra loro, ma con connotazioni ancora da definire puntualmente 16. All interno di tale quadro per certi versi contraddittorio, ma soprattutto in divenire, la Regione Toscana sembra avere fatto una scelta di campo più decisa relativamente alle politiche distrettuali. A partire dal Programma Regionale di Sviluppo (PRS) , dove si individua nei sistemi locali di piccole e medie imprese presenti nel territorio, nel mondo dell artigianato, nel movimento cooperativo, nelle singole imprese di medie e grandi dimensioni, gli elementi su cui intervenire in una logica di sistema a rete a scala regionale. Per questo nel PRS si sviluppa una proposta, adottata nel luglio del 2007 nel Piano Regionale dello Sviluppo Economico (PRSE), di proiettare la politica industriale regionale nell ambito di un Distretto Integrato Regionale (PIR 1.3) 17. Cosa si debba intendere con questo termine è definito all interno dell asse 3 del PRSE 18 come complesso di azioni integrate finalizzato alla creazione e al consolidamento di un sistema di relazioni fra i sistemi territoriali locali produttivi (distretti industriali, sistemi produttivi locali, poli di produzione, cluster tecnologici) intesi quali poli di competitività, un distretto costituito dalle eccellenze settoriali integrate e aperto al coinvolgimento di altre realtà produttive e economiche 14 Con la finanziaria (commi ) può essere riconosciuto un contributo statale in favore dei distretti produttivi adottati dalle regioni per un ammontare massimo del 50% delle risorse pubbliche complessivamente impiegate in ciascun progetto Nel dettaglio, il Governo, su proposta del Ministro per lo Sviluppo economico (insieme al Ministro dell economia e al Ministro della Giustizia) è delegato ad adottare decreti legislativi per: - definire le forme di coordinamento stabile di natura contrattuale tra imprese (aventi distinti centri di imputazione soggettiva) idonee a costituire in forma di gruppo paritetico o gerarchico una rete di imprese; - definire i requisiti di stabilità, di coordinamento e di direzione necessari al fine di riconoscere la rete di imprese; - definire, anche con riguardo alle conseguenze di natura contabile e impositiva, gli effetti giuridici della rete di imprese, eventualmente coordinando o modificando le norme vigenti in materia di gruppi e consorzi di imprese; - prevedere, con riferimento alle reti che comprendono imprese aventi sede legale in diversi paesi, una disciplina delle reti transnazionali, eventualmente distinguendo tra reti europee e reti internazionali; - prevedere che ai contratti possano aderire anche imprese sociali ed enti senza scopo di lucro che non esercitino attività d impresa. 17 Regione Toscana, Programma Regionale di Sviluppo , proposta approvata dalla Giunta il 30 maggio del

16 italiane 19. La connotazione territoriale resta nel disegno regionale, aprendo però a forme reticolari di respiro non locale, ma piuttosto con una scala di interesse regionale, 20 aperta a relazioni esterne. Quale interesse rivesta la riorganizzazione dei distretti industriali e dei sistemi produttivi locali per la Regione Toscana è desumibile dall impegno finanziario previsto. Nel solo 2007 questo asse dovrebbe intercettare infatti oltre 85 milioni di euro, il 46,9% delle risorse destinate all attuazione del PRSE per quell anno (181,5 milioni). Tale quota sale nell intero periodo al 47,7% del totale per un ammontare dedicato ai soli sistemi produttivi locali di oltre 352 milioni di euro su un totale che sfiora i 739 milioni di euro di fondi pubblici. Complessivamente si stima un contributo del PRSE per 0,12 punti di PIL regionale all anno su un orizzonte di medio-lungo periodo Le infrastrutture per la competitività E opinione consolidata in letteratura che in assenza di reti e nodi di trasporto efficienti non possa esistere competitività 22. I network infrastrutturali sono senza dubbio essenziali per incoraggiare l insediamento delle aziende, ma anche permettere una ottimale organizzazione di impresa e permettere quei fenomeno di sviluppo reticolare anche se su scala globale di cui si è accennato più sopra. Ma le infrastrutture non generano solo esternalità funzionali al mondo della produzione: non è solo il movimento delle merci a beneficiare di una armatura infrastrutturale efficiente. Anche la mobilità dei cittadini ne trae giovamento, fatto che migliora la qualità della vita oltre a favorire la competitività economica, due fattori che devono andare necessariamente di pari passo in una economia avanzata. È questa l idea che muove anche l Unione Europea quando destina una parte rilevante dei fondi di coesione (Fesr e Fse) alla creazione di infrastrutture. Gli interventi non vengono infatti definiti prendendo in considerazione la sola realizzazione dell opera, ma considerando l impatto potenziale che essa avrà sulla vita economica e sociale e sull ambiente circostante. Finalità rilevanti diventano quindi la creazione e il sostegno delle attività locali e dell occupazione che l infrastruttura può generare e la riduzione del danno all ambiente naturale e antropico. Il tutto in un quadro di sviluppo armonico dei territori. Se senza infrastrutture efficienti è assodato non si possa competere, come è largamente condivisa l opinione che l infrastruttura non è solo un bene in quanto tale, non altrettanto chiaro è quale sia 18 Regione Toscana, Piano Regionale Dello Sviluppo Economico (PRSE) , Firenze, aprile Regione Toscana, Piano Regionale Dello Sviluppo Economico (PRSE) , p L idea è quella di attivare e generare un effetto distretto su scala regionale, Regione Toscana, Piano Regionale Dello Sviluppo Economico (PRSE) , p Andrea Gennai, Subito vantaggi all edilizia del Piano di Sviluppo Il Sole 24 Ore Centro Nord, 11 luglio 2007; Regione Toscana, Piano Regionale Dello Sviluppo Economico (PRSE) A partire dalla fine degli anni Ottanta sono stati condotti numerosi studi che analizzano la relazione esistente tra la dotazione di infrastrutture e lo sviluppo economico di un territorio. In tutti è riconosciuta l esistenza di un forte legame tra infrastrutturazione e crescita economica di un area. Per una rassegna si veda ad esempio Istat, Le infrastrutture in Italia - Un analisi provinciale della dotazione e della funzionalità,

17 la soglia oltre la quale il deficit infrastrutturale determina evidenti danni alla competitività o alla qualità della vita. In Italia la situazione appare quanto mai controversa anche in ragione di una lacunosità delle informazioni che solo di recente l Istituto Nazionale di Statistica ha aiutato a superare, fornendo un contributo utile a valutare una situazione da tutti percepita come critica, ma il cui stato reale è ancora poco conosciuto. L immagine che ne emerge è quella di una rete dei trasporti senza gravi ritardi, come dotazione media, dalla situazione europea, ma condizionata negativamente da colli di bottiglia concentrati in alcuni territori snodo, fattore che pesa in maniera sostanziale sulla percezione della rete e sulla sua adeguatezza oggettiva rispetto alle necessità di traffico. A ciò va aggiunto il grado di congestionamento della rete che peggiora ulteriormente il giudizio di efficienza. Ad un livello di congestionamento medio superiore alla situazione continentale, con punte in Lombardia, Lazio e Campania (la Toscana è linea con il dato nazionale), si va a sommare una dotazione che appare lacunosa in molte parti della penisola. Procedendo da Nord, in particolare, in Lombardia e Trentino Alto Adige, in Toscana, e in Sicilia, e che nel complesso evidenzia un ampio squilibrio tra Nord e Sud del Paese. Il divario tra le due ripartizioni territoriali si attesta intorno ai 26 punti, con una punta in Campania il cui indice di dotazione è del 35% più basso rispetto a quello della Lombardia. Fig Il grado di congestionamento della rete stradale Fonte: elaborazioni REF su dati Eurostat; Istat. 17

18 La revisione del della delibera CIPE 2001 non sembra spostare il pendolo, almeno da un punto di vista finanziario. Il documento si sofferma sul trade-off esistente tra i fabbisogni di convergenza e competitività del Paese e i vincoli finanziari 24, sottolineando la necessità di giungere all individuazione di un numero limitato di opere prioritarie selezionate secondo criteri di efficacia nell utilizzo delle risorse. Se si va a vedere la distribuzione territoriale dei finanziamenti per opere, lo squilibrio sembra confermarsi se non rafforzarsi nei prossimi anni. Infatti: il 77% dell investimento complessivo (e il 68% del fabbisogno finanziario), necessario al completamento degli interventi, è localizzato nelle regione del Nord, contro, rispettivamente, il 13% e il 24% nelle regioni del Centro e il 10% e l 8% nelle regioni del Mezzogiorno; nelle stesse regioni del Mezzogiorno, viceversa, è localizzato il maggior numero di interventi contenuti nel Primo Programma delle Infrastrutture Strategiche ( ) che risultano non finanziati e non approvati dal CIPE, anche se solo in linea tecnica. In considerazione delle priorità individuate dal programmatore, con riferimento alle categorie di interventi di breve-medio termine 25, emerge la prevalente attenzione per le infrastrutture di collegamento terrestre (strade, autostrade e ferrovie), priorità che si scontra con una insanabile carenza di copertura finanziaria. Con una disponibilità che supera il 60% per il Corridoio plurimodale adriatico e per gli allacciamenti ferroviari e stradali dei grandi hub aeroportuali; mentre risultano particolarmente scarse le risorse disponibili per gli hub portuali e il Corridoio Plurimodale Dorsale e Centrale. Il dato finanziario fornisce un importante indizio sulla fattibilità della strategia di riposizionamento nazionale in termini di infrastrutture per lo sviluppo. Rispetto alla riflessione avviata dal Ministero delle Infrastrutture sugli interventi prioritari, la delibera CIPE appare in assoluta coerenza, mostrando però come le scelte di concentrazione delle risorse e degli interventi già prefigurate dal Dicoter siano ancora fuori dalla portata rispetto alle dotazioni finanziarie disponibili. 23 Allegato Infrastrutture al DPEF Il quadro di copertura del costo degli interventi (alle analisi di aprile 2006 del DPEF) risulta così articolato: a) opere con finanziamento integrale (29,3%); b) opere con finanziamento parziale (51,1%); c) opere approvate in linea tecnica (19,6%). 25 Aggiornati ad aprile

19 Tab. 1.5 Costo e disponibilità degli interventi di breve-medio termine direttamente connessi alle opere infrastrutturali prioritarie sui nodi (realizzazione prevista entro il 2011), in mio euro (aggiornamento aprile 2006) Infrastrutture strategiche Costo Totale Disponibilità disponibilità /costo (%) Sistema dei Valichi , ,000 24,01% Corridoio Plurimodale Padano , ,930 38,85% - sistemi ferroviari , ,046 34,88% - sistemi stradali e autostradali , ,884 42,53% Corridoio Plurimodale Tirreno - Brennero 4.673, ,608 27,08% - sistemi ferroviari 2.536, ,608 13,75% - sistemi stradali e autostradali 2.137, ,000 42,89% Corridoio Plurimodale Tirrenico - Nord Europa , ,763 34,05% - sistemi ferroviari , ,643 40,66% - sistemi stradali e autostradali , ,120 28,37% Corridoio Plurimodale Adriatico 2.194, ,951 61,05% - sistemi ferroviari 742, ,240 91,93% - sistemi stradali e autostradali 1.452, ,711 45,28% Corridoio Plurimodale Dorsale Centrale 5.091, ,932 11,70% - sistemi ferroviari 3.966,142 38,734 0,98% - sistemi stradali e autostradali 1.125, ,198 49,52% Corridoi Trasversali e Dorsale Appenninica , ,599 13,64% - sistemi ferroviari 3.998, ,206 3,36% - sistemi stradali e autostradali , ,393 15,70% Piastra Logistica EuroMediterranea della Sardegna 2.086, ,340 20,53% Hub Portuali Ancona /Civitavecchia /Taranto /allacciamenti plurimodali Genova- Savona-La Spezia /Trieste piattaforma logistica /Napoli-Salerno Hub Interportuali Gioia Tauro /Nola-Battipaglia-Marcianise /area romana /Segrate /Jesi /centro merci Novara /area brindisina /Catania /Termini Imerese /Livorno-Guasticce /piastra logistica umbra /conca di accesso e attrezzature porto di Cremona 3.286, ,903 17,49% 1.664, ,813 34,65% Allacciamenti ferroviari e stradali grandi hub aeroportuali 1.649, ,761 60,01% Fonte: Delibera CIPE n. 130/2006 Rivisitazione programma delle infrastrutture strategiche 6/4/2006. Un supporto finanziario al superamento del gap infrastrutturale nazionale e quindi a favore del potenziamento del ruolo dell Italia nel Mediterraneo, può venire dall attivazione del cosiddetto Corridoio Meridiano, dispositivo territoriale in grado di alimentare la creazione di una armatura euro-mediterranea di riqualificazione delle risorse, di sviluppo delle accessibilità e delle economie e di promozione delle eccellenze. Il corridoio è inserito nel più ampio quadro della redazione di un Piano Strategico per il Mediterraneo che intende contribuire, nel contesto della programmazione dei Fondi Strutturali , alla definizione di politiche di convergenza verso obiettivi di sviluppo comuni dell'area MEDA. 19

20 Fig. 1.2 Il Corridoio Meridiano Fonte: Ministero Infrastrutture, Dicoter. La finalità ultima è quella di contribuire al processo di ri-centralizzazione del Mediterraneo in un'ottica di riequilibrio competitivo del sistema integrato Euromediterraneo. Tale finalità appare del tutto coerente con le prospettive di traffico che si prefigurano alla luce della rimodulazione della distribuzione degli asset produttivi mondiali di cui si è scritto in precedenza. L'avvio di un processo di pianificazione strategica per il Mediterraneo si inserisce inoltre nel quadro offerto da un nuovo strumento di prossimità, l`enpi, il quale richiama i paesi del sistema euro-mediterraneo ad una politica di forte convergenza e coalizione sugli obiettivi di sviluppo relativi ai temi strategici per la competitività e la coesione Dall inizio del nuovo ciclo finanziario nel 2007, il supporto finanziario alla Politica Europea di Vicinato (European Neighbourhood Policy, ENP) e i Paesi ENP potranno avvalersi di uno strumento dedicato, l ENPI (European Neighbourhood and Partnership Instrument). Lo strumento ha come obiettivo di favorire lo sviluppo sostenibile e l avvicinamento alle politiche e alla legislazione europee, e di migliorare la capacità di supportare la cooperazione trasnfrontaliera lungo i confini esterni dell UE. L ENPI sostituirà MEDA e TACIS e altri strumenti esistenti come la European Initiative for Democracy and Human Rights (EIDHR). 20

L INDUSTRIA ITALIANA COSTRUTTRICE DI MACCHINE UTENSILI, ROBOT, AUTOMAZIONE

L INDUSTRIA ITALIANA COSTRUTTRICE DI MACCHINE UTENSILI, ROBOT, AUTOMAZIONE L INDUSTRIA ITALIANA COSTRUTTRICE DI MACCHINE UTENSILI, ROBOT, AUTOMAZIONE I DATI RELATIVI AL 2014 Nel 2014 l economia mondiale ha mantenuto lo stesso ritmo di crescita (+3,1%) dell anno precedente (+3,1%).

Dettagli

Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici ABSTRACT

Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici ABSTRACT Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici ABSTRACT Volume 6 DICEMBRE 2005 CRIF DECISION SOLUTIONS - NOMISMA OVERVIEW CAPITOLO 1 FATTI E TENDENZE INDICE 1.1 L economia internazionale

Dettagli

ROADSHOW PMI INFRASTRUTTURE, TRASPORTI E PMI. A cura di Confcommercio

ROADSHOW PMI INFRASTRUTTURE, TRASPORTI E PMI. A cura di Confcommercio ROADSHOW PMI INFRASTRUTTURE, TRASPORTI E PMI A cura di Confcommercio Premessa L efficienza dei sistemi di trasporto e logistica costituisce una condizione essenziale per la capacità competitiva di tutto

Dettagli

QUADERNO DI LAVORO: GLI SCENARI ECONOMICI (gennaio 2007)

QUADERNO DI LAVORO: GLI SCENARI ECONOMICI (gennaio 2007) QUADERNO DI LAVORO: GLI SCENARI ECONOMICI (gennaio 2007) CRS PO-MDL 1 GLI SCENARI ECONOMICI Prima di affrontare una qualsiasi analisi del mercato del lavoro giovanile, è opportuno soffermarsi sulle caratteristiche

Dettagli

INDUSTRIA ELETTROTECNICA ED ELETTRONICA ITALIANA

INDUSTRIA ELETTROTECNICA ED ELETTRONICA ITALIANA INDUSTRIA ELETTROTECNICA ED ELETTRONICA ITALIANA Hannover Messe 2014 Walking Press Conference, 8 Aprile 2014 L industria Elettrotecnica ed Elettronica in Italia ANIE rappresenta da sessant anni l industria

Dettagli

L Internazionalizzazione dell Economia Italiana: Nuove Prospettive, Nuove Politiche?

L Internazionalizzazione dell Economia Italiana: Nuove Prospettive, Nuove Politiche? L Internazionalizzazione dell Economia Italiana: Nuove Prospettive, Nuove Politiche? Sintesi dei risultati Premessa L internazionalizzazione del sistema produttivo italiano costituisce uno degli obiettivi

Dettagli

IL PRESENTE RAPPORTO E STATO ELABORATO CON LE INFORMAZIONI DISPONIBILI AL 16 dicembre 2004 DA:

IL PRESENTE RAPPORTO E STATO ELABORATO CON LE INFORMAZIONI DISPONIBILI AL 16 dicembre 2004 DA: Istituto nazionale per il Commercio Estero PROMETEIA S.R.L. Evoluzione del commercio con l estero per aree e settori Gennaio 2005 PROMETEIA S.R.L. Via G. Marconi, 43 40122 Bologna 051-6480911 fax 051-220753

Dettagli

Il Piano Regionale dei Trasporti e della Mobilità La politica della mobilità delle merci in Sicilia

Il Piano Regionale dei Trasporti e della Mobilità La politica della mobilità delle merci in Sicilia Il Piano Regionale dei Trasporti e della Mobilità La politica della mobilità delle merci in Sicilia La necessità che anche la Sicilia si dovesse dotare di uno strumento di pianificazione del settore dei

Dettagli

Intervento di Anna Maria Artoni Spunti di discussione

Intervento di Anna Maria Artoni Spunti di discussione Lo sviluppo asiatico e il business logistico Roma, 24 gennaio 2007 Intervento di Anna Maria Artoni Spunti di discussione Il Mediterraneo torna al centro del mondo Nel mercato globale - e nella Grande Europa

Dettagli

GLI SCENARI ECONOMICI INTERNAZIONALI E LE OPPORTUNITA DI INTERNAZIONALIZZAZIONE PER LE PMI TRENTINE

GLI SCENARI ECONOMICI INTERNAZIONALI E LE OPPORTUNITA DI INTERNAZIONALIZZAZIONE PER LE PMI TRENTINE GLI SCENARI ECONOMICI INTERNAZIONALI E LE OPPORTUNITA DI INTERNAZIONALIZZAZIONE PER LE PMI TRENTINE Raffaele Farella Dirigente con incarico speciale per l internazionalizzazione e la promozione estera,

Dettagli

Ministero dello Sviluppo Economico

Ministero dello Sviluppo Economico Ministero dello Sviluppo Economico DIPARTIMENTO PER L IMPRESA E L INTERNAZIONALIZZAZIONE DIREZIONE GENERALE PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE E GLI ENTI COOPERATIVI OSSERVATORIO MPMI REGIONI LE MICRO, PICCOLE

Dettagli

Il contributo del PON Reti e Mobilità allo sviluppo dei porti

Il contributo del PON Reti e Mobilità allo sviluppo dei porti Arch. Cynthia Fico Autorità di Gestione del PON Reti e Mobilità Ing. Giovanni Infante Responsabile Linea di Intervento Porti e Interporti Pagina 0 Traffico merci nel Mediterraneo Pagina 1 , Bando di gara

Dettagli

Aeroporti e territorio: il caso Malpensa

Aeroporti e territorio: il caso Malpensa Aeroporti e territorio: il caso Malpensa * Aeroporti, magneti di imprese Nella storia le trasformazioni economiche hanno da sempre avuto forti riflessi sulla società, inducendo cambiamenti nel modo di

Dettagli

Intervento del Prof. Carlo Pace all incontro Il Sud Est d Italia: nuovo polo europeo di attrazione degli investimenti produttivi

Intervento del Prof. Carlo Pace all incontro Il Sud Est d Italia: nuovo polo europeo di attrazione degli investimenti produttivi Intervento del Prof. Carlo Pace all incontro Il Sud Est d Italia: nuovo polo europeo di attrazione degli investimenti produttivi Bari, Fiera del Levante, 12 settembre 2002 Il programma di Sviluppo Italia

Dettagli

La Toscana del turismo tra crisi e capacità competitiva Enrico Conti Firenze, 8 luglio 2015

La Toscana del turismo tra crisi e capacità competitiva Enrico Conti Firenze, 8 luglio 2015 Turismo & Toscana La Toscana del turismo tra crisi e capacità competitiva Enrico Conti Firenze, 8 luglio 2015 Il turismo nell economia Toscana Nel 2014 oltre 43,5 milioni di presenze ufficiali (+ 3 milioni

Dettagli

Infrastrutture. Legge Obiettivo Rapporto grandi opere

Infrastrutture. Legge Obiettivo Rapporto grandi opere 42 Legge Obiettivo Rapporto grandi opere Primo bilancio, a 10 anni dall entrata in vigore delle Legge Obiettivo, sullo stato di attuazione delle opere strategiche in Italia: a cura della Fondazione Fastigi,

Dettagli

Provincia di Reggio Calabria. Provincia di Reggio Calabria MANIFESTO. Piano Strategico della Città Metropolitana

Provincia di Reggio Calabria. Provincia di Reggio Calabria MANIFESTO. Piano Strategico della Città Metropolitana Provincia di Reggio Calabria MANIFESTO Piano Strategico della Città Metropolitana Reggio Calabria - Novembre 2013 Provincia di Reggio Calabria INDICE Perché un Piano Strategico Quale visione del futuro

Dettagli

IV edizione del Workshop Le regioni italiane: ciclo economico e dati strutturali

IV edizione del Workshop Le regioni italiane: ciclo economico e dati strutturali IV edizione del Workshop Le regioni italiane: ciclo economico e dati strutturali Il capitale territoriale: una leva per lo sviluppo? Bologna, 17 aprile 2012 Il ruolo delle infrastrutture nei processi di

Dettagli

Seminario «Imprese, mercati, nuove tecnologie e nuovi settori: come cambia l organizzazione aziendale nello scenario competitivo»

Seminario «Imprese, mercati, nuove tecnologie e nuovi settori: come cambia l organizzazione aziendale nello scenario competitivo» Seminario «Imprese, mercati, nuove tecnologie e nuovi settori: come cambia l organizzazione aziendale nello scenario competitivo» Torino, 28-30 Novembre 2011 Luca Pignatelli Demografia (2010-2011) Popolazione

Dettagli

Una Piattaforma Logistica per Il Nord-Ovest

Una Piattaforma Logistica per Il Nord-Ovest Comitato Regionale Giovani Imprenditori Confindustria Liguria Comitato Regionale Giovani Imprenditori Confindustria Lombardia Federazione Regionale Gruppi Giovani Imprenditori Confindustria Piemonte Una

Dettagli

INTERNAZIONALIZZAZIONE PASSIVA E ATTRATTIVITÀ

INTERNAZIONALIZZAZIONE PASSIVA E ATTRATTIVITÀ INTERNAZIONALIZZAZIONE PASSIVA E ATTRATTIVITÀ Se confrontata con i principali paesi europei, l Italia si colloca nella fascia bassa, per quanto riguarda la presenza di imprese estere sul proprio territorio.

Dettagli

LA STAZIONE E LA RETE NUOVE INFRASTRUTTURE MEDIO PADANE

LA STAZIONE E LA RETE NUOVE INFRASTRUTTURE MEDIO PADANE LA STAZIONE E LA RETE NUOVE INFRASTRUTTURE MEDIO PADANE Le proposte di UNINDUSTRIA REGGIO EMILIA, CONFINDUSTRIA MANTOVA, CONFINDUSTRIA MODENA per una nuova governance infrastrutturale 1 CAIRE - Urbanistica

Dettagli

ANDAMENTO ECONOMICO DEL SETTORE PELLETTERIA: PRE CONSUNTIVO 2012

ANDAMENTO ECONOMICO DEL SETTORE PELLETTERIA: PRE CONSUNTIVO 2012 ANDAMENTO ECONOMICO DEL SETTORE PELLETTERIA: PRE CONSUNTIVO 2012 Prosegue la corsa dell export di settore anche nella parte finale del 2012: + 21,8% nei primi 10 mesi dell anno. La conferma del dato a

Dettagli

Claudio GAGLIARDI. Rapporto PIQ 2011. Una nuova misura dell economia per leggere l Italia e affrontare la crisi. Segretario Generale Unioncamere

Claudio GAGLIARDI. Rapporto PIQ 2011. Una nuova misura dell economia per leggere l Italia e affrontare la crisi. Segretario Generale Unioncamere Claudio GAGLIARDI Segretario Generale Unioncamere Rapporto PIQ 2011 Una nuova misura dell economia per leggere l Italia e affrontare la crisi Roma, 10 dicembre 2012 Perché puntare l obiettivo sulla qualità?

Dettagli

I soggetti del marketing territoriale

I soggetti del marketing territoriale I soggetti del marketing territoriale Anyway Soggetti Pubblici => legami col governo Privati => fine di lucro Misti Conflitti => Agenzie di marketing territoriale Livelli di ampiezza della responsabilità

Dettagli

- 2 trimestre 2014 -

- 2 trimestre 2014 - INDAGINE TRIMESTRALE SULLA CONGIUNTURA IN PROVINCIA DI TRENTO - 2 trimestre 2014 - Sommario Riepilogo dei principali risultati... 2 Giudizio sintetico sul trimestre... 3 1. Il quadro generale... 4 1.1

Dettagli

Roadmap per la ricerca e l innovazione

Roadmap per la ricerca e l innovazione Roadmap per la ricerca e l innovazione EXECUTIVE SUMMARY Questo documento ha l obiettivo di descrivere visioni e strategie per il futuro del manufacturing italiano. Il documento è il risultato dell'attività

Dettagli

Advisory Board Liberalizzazione e competizione: lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi ferroviari in Europa e in Italia

Advisory Board Liberalizzazione e competizione: lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi ferroviari in Europa e in Italia Advisory Board Liberalizzazione e competizione: lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi ferroviari in Europa e in Italia I 10 punti chiave del rapporto I 10 PUNTI CHIAVE DEL RAPPORTO 1. L Europa,

Dettagli

MESSINA 2020- VERSO IL PIANO STRATEGICO

MESSINA 2020- VERSO IL PIANO STRATEGICO MESSINA 2020- VERSO IL PIANO STRATEGICO COMMISSIONE 3 : SERVIZI PER LO SVILUPPO LOCALE DEI TERRITORI Sintesi risultati incontro del 9 Febbraio 2009 ASSISTENZA TECNICA A CURA DI: RAGGRUPPAMENTO TEMPORANEO

Dettagli

LA NUOVA POLITICA REGIONALE DELL UNIONE EUROPEA PER IL PERIODO 2014-2020

LA NUOVA POLITICA REGIONALE DELL UNIONE EUROPEA PER IL PERIODO 2014-2020 LA NUOVA POLITICA REGIONALE DELL UNIONE EUROPEA PER IL PERIODO 2014-2020 Direzione Affari economici e Centro Studi Ing. Romain Bocognani «I finanziamenti europei diretti ed indiretti per il settore delle

Dettagli

Tecnica e Pianificazione Urbanistica

Tecnica e Pianificazione Urbanistica Università di Palermo - Scuola Politecnica Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Civile Anno accademico 2014-2015 Tecnica e Pianificazione Urbanistica Prof. Ignazio Vinci Lezioni frontali La dimensione

Dettagli

ALLEGATO AL QUADRO STRATEGICO NAZIONALE 2007-2013

ALLEGATO AL QUADRO STRATEGICO NAZIONALE 2007-2013 Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione -------------------- ALLEGATO AL QUADRO STRATEGICO NAZIONALE 2007-2013 La politica regionale nazionale del FAS

Dettagli

NEWSLETTER PON AGOSTO 2015. In questo numero... La programmazione 2007-2013. La programmazione 2014-2020. L avviso LAN/WLAN

NEWSLETTER PON AGOSTO 2015. In questo numero... La programmazione 2007-2013. La programmazione 2014-2020. L avviso LAN/WLAN AGOSTO 2015 NEWSLETTER PON In questo numero... La programmazione 2007-2013 La programmazione 2014-2020 L avviso LAN/WLAN LA PROGRAMMAZIONE 2007-2013 Nel 2007 la Commissione Europea ha approvato per l Italia

Dettagli

Seminario di presentazione del Rapporto Giorgio Rota su Napoli: Ci vuole una terra per vedere il mare

Seminario di presentazione del Rapporto Giorgio Rota su Napoli: Ci vuole una terra per vedere il mare con il sostegno della Seminario di presentazione del Rapporto Giorgio Rota su Napoli: Ci vuole una terra per vedere il mare Spunti di riflessione su società, economia e progetti dell area metropolitana

Dettagli

Focus dal Rapporto dell Ufficio Studi Confcommercio su trasporti e logistica presentato oggi a Cernobbio

Focus dal Rapporto dell Ufficio Studi Confcommercio su trasporti e logistica presentato oggi a Cernobbio Cernobbio, 12 ottobre 2015 Focus dal Rapporto dell Ufficio Studi Confcommercio su trasporti e logistica presentato oggi a Cernobbio I RITARDI INFRASTRUTTURALI DELLE REGIONI ITALIANE: INADEGUATEZZA, BUROCRAZIA

Dettagli

1.3. La nuova geografia economica mondiale

1.3. La nuova geografia economica mondiale 28 A cavallo della tigre 1.3. La nuova geografia economica mondiale Internet, elettronica, auto: da Occidente a Oriente Negli ultimi tre-cinque anni si sono verificati mutamenti molto profondi nell importanza

Dettagli

OSSERVATORIO SUL CREDITO AL DETTAGLIO

OSSERVATORIO SUL CREDITO AL DETTAGLIO OSSERVATORIO SUL CREDITO AL DETTAGLIO NUMERO G I U G N O 2003 QUATTORDICI INDICE PREMESSA pag.5 TEMI DEL RAPPORTO 7 CAPITOLO 1 LO SCENARIO MACROECONOMICO 11 CAPITOLO 2 L ANALISI DEL MERCATO DEL CREDITO

Dettagli

Il Sud si muove. Si muove l Europa.

Il Sud si muove. Si muove l Europa. Il Sud si muove. Si muove l Europa. PON TRASPORTI 2000-2006 Programma di sviluppo infrastrutturale della rete trasporti nel Sud Italia Il Programma Nell ambito delle politiche cofinanziate dai Fondi strutturali

Dettagli

Il Sistema Moda verso il rinnovamento strategico in un mercato dove sono strutturalmente cambiate le leve della competizione

Il Sistema Moda verso il rinnovamento strategico in un mercato dove sono strutturalmente cambiate le leve della competizione Il Sistema Moda verso il rinnovamento strategico in un mercato dove sono strutturalmente cambiate le leve della competizione Con il rapporto di ricerca presentato dalla Filtea al direttivo del 6 maggio

Dettagli

SVILUPPO DELL INTERMODALITA

SVILUPPO DELL INTERMODALITA SVILUPPO DELL INTERMODALITA Autostrade del mare 2.0 e combinato marittimo ANDREA APPETECCHIA Roma, 21 luglio 20151 I PUNTI DEL RAGIONAMENTO Commercio estero nazionale: orientamenti e modalità di trasporto

Dettagli

OBIETTIVO CRESCITA. Le sfide delle PMI nel contesto macroeconomico

OBIETTIVO CRESCITA. Le sfide delle PMI nel contesto macroeconomico OBIETTIVO CRESCITA Impresa, banca, territorio Le sfide delle PMI nel contesto macroeconomico I principali temi Crescita dimensionale Reti d impresa e altre forme di alleanza Innovazione e ricerca Capitale

Dettagli

Rapporto Export SACE 2014-2017 / Executive Summary

Rapporto Export SACE 2014-2017 / Executive Summary executive summary Il Rapporto Export di quest anno si compone di due sezioni. Nella prima si analizzano le evoluzioni nella struttura dell export italiano tra il 2007 e il 2012, per valutare l impatto

Dettagli

MANIFATTURIERO LOMBARDO: RITORNO AL FUTURO

MANIFATTURIERO LOMBARDO: RITORNO AL FUTURO MANIFATTURIERO LOMBARDO: RITORNO AL FUTURO Intervento Roberto Albonetti direttore Attività Produttive Regione Lombardia Il mondo delle imprese ha subito negli ultimi anni un accelerazione impressionante:

Dettagli

La competitività dei territori italiani nel mercato globale

La competitività dei territori italiani nel mercato globale La competitività dei territori italiani nel mercato globale Zeno Rotondi, Responsabile Ufficio Studi Italia Bologna, aprile 2011 Indice Quadro congiunturale La competitività dei territori e il ritorno

Dettagli

L attuazione delle politiche di coesione 2007-2013 al 30 giugno 2015: un focus sul turismo nelle politiche comunitarie in Italia

L attuazione delle politiche di coesione 2007-2013 al 30 giugno 2015: un focus sul turismo nelle politiche comunitarie in Italia L attuazione delle politiche di coesione 2007-2013 al 30 giugno 2015: un focus sul turismo nelle politiche comunitarie in Italia Al 30 giugno 2015, i progetti finanziati dagli strumenti programmatici delle

Dettagli

Europa 2020 Obiettivi:

Europa 2020 Obiettivi: Europa 2020 Obiettivi: 1. Occupazione 2. R&S innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni) dell'ue aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al

Dettagli

Il turismo incoming: situazione attuale e prospettive. Fabrizio Guelpa Direzione Studi e Ricerche

Il turismo incoming: situazione attuale e prospettive. Fabrizio Guelpa Direzione Studi e Ricerche Il turismo incoming: situazione attuale e prospettive Fabrizio Guelpa Direzione Studi e Ricerche Milano, 10 febbraio 2016 Turismo incoming in crescita progressiva Arrivi di turisti negli esercizi ricettivi

Dettagli

GLI SCENARI: DOVE STANNO ANDANDO LE SCELTE DELL EUROPA

GLI SCENARI: DOVE STANNO ANDANDO LE SCELTE DELL EUROPA GLI SCENARI: DOVE STANNO ANDANDO LE SCELTE DELL EUROPA Riccardo Roscelli INFRASTRUTTURE E CRESCITA SOSTENIBILE Il Corridoio dei due mari ed il Mediterraneo 30/10/2013 Gli scenari: dove stanno andando le

Dettagli

Il turismo nello scenario internazionale

Il turismo nello scenario internazionale Il turismo nello scenario internazionale 1 INDICE Il turismo internazionale nel mondo Partenze mondiali Partenze per Paese Primi 20 Paesi per spesa ed entrate Il turismo internazionale in Italia Arrivi

Dettagli

APPENDICE B RIFERIMENTO AI SINGOLI ASSI STRATEGICI. Asse strategico 1 UNA STRATEGIA PER LO SVILUPPO TURISTICO

APPENDICE B RIFERIMENTO AI SINGOLI ASSI STRATEGICI. Asse strategico 1 UNA STRATEGIA PER LO SVILUPPO TURISTICO APPENDICE B I MATERIALI DI INDIRIZZO PER GLI APPROFONDIMENTI DEI TAVOLI DI CONCERTAZIONE CON RIFERIMENTO AI SINGOLI ASSI STRATEGICI Asse strategico 1 UNA STRATEGIA PER LO SVILUPPO TURISTICO Premessa Il

Dettagli

Rapporto Finale Dicembre 2009. Distretti produttivi e nodi logistici lungo il percorso italiano del Corridoio 1 Berlino Palermo

Rapporto Finale Dicembre 2009. Distretti produttivi e nodi logistici lungo il percorso italiano del Corridoio 1 Berlino Palermo Distretti produttivi e nodi logistici lungo il percorso italiano del Corridoio 1 Berlino - Palermo Rapporto Finale Dicembre 2009 Dicembre 2009 pagina 1 Uniontrasporti è una società promossa da Unioncamere

Dettagli

Roma, 4 luglio 2015. Per la competitività e la ripresa economica del Paese serve un Sistema Mare che funzioni.

Roma, 4 luglio 2015. Per la competitività e la ripresa economica del Paese serve un Sistema Mare che funzioni. Roma, 4 luglio 2015 PIANO STRATEGICO NAZIONALE DELLA PORTUALITÀ E DELLA LOGISTICA: IL SISTEMA MARE, UNA RISORSA, UNA SFIDA ED UN OPPORTUNITÀ PER L ITALIA Per la competitività e la ripresa economica del

Dettagli

Il sistema turistico dell Emilia-Romagna: evoluzione, margini di sviluppo, obiettivi strategici della Regione

Il sistema turistico dell Emilia-Romagna: evoluzione, margini di sviluppo, obiettivi strategici della Regione Supplemento 1.2007 7 Il sistema turistico dell Emilia-Romagna: evoluzione, margini di sviluppo, obiettivi strategici della Regione Venerio Brenaggi* Sommario 1. Il sistema turistico regionale nella l.r.

Dettagli

Roma al 2015. Gli scenari per il futuro della città Auditorium 19 gennaio 2005

Roma al 2015. Gli scenari per il futuro della città Auditorium 19 gennaio 2005 Roma al 2015. Gli scenari per il futuro della città Auditorium 19 gennaio 2005 Nei prossimi anni Roma sarà chiamata a competere in un contesto internazionale ed in uno scenario dominato da alcune macrotendenze

Dettagli

UNA REGIONE GEOGRAFIA. COME FARE Mentre leggi e studi una regione italiana, scrivi le informazioni richieste. Completa la tabella.

UNA REGIONE GEOGRAFIA. COME FARE Mentre leggi e studi una regione italiana, scrivi le informazioni richieste. Completa la tabella. Studiare con... le tabelle Completa la tabella. UNA REGIONE Mentre leggi e studi una regione italiana, scrivi le informazioni richieste. REGIONE... LOCALIZZAZIONE E CONFINI NORD... SUD... EST... OVEST...

Dettagli

Osservatorio sulla Finanza. per i Piccoli Operatori Economici ABSTRACT

Osservatorio sulla Finanza. per i Piccoli Operatori Economici ABSTRACT Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici ABSTRACT Volume 14 DICEMBRE 2009 INDICE 1. Overview...6 1.1 La propensione all investimento dei POE...6 1.2 Analisi territoriale...13 1.3 Analisi

Dettagli

AA 2013-14 Fondamenti di Infrastrutture Viarie

AA 2013-14 Fondamenti di Infrastrutture Viarie AA 2013-14 Fondamenti di Infrastrutture Viarie Territorio ed infrastrutture di trasporto La meccanica della locomozione: Questioni generali Il fenomeno dell aderenza e l equazione generale del moto Dall

Dettagli

Tendenze del turismo internazionale nelle regioni italiane

Tendenze del turismo internazionale nelle regioni italiane Tendenze del turismo internazionale nelle regioni italiane A. Alivernini, M. Gallo, E. Mattevi e F. Quintiliani Conferenza Turismo internazionale: dati e risultati Roma, Villa Huffer, 22 giugno 2012 Premessa:

Dettagli

L agroalimentare nell economia del Paese: occupazione, innovazione, qualità, consumi, export

L agroalimentare nell economia del Paese: occupazione, innovazione, qualità, consumi, export L agroalimentare nell economia del Paese: occupazione, innovazione, qualità, consumi, export Roberto Monducci Istituto nazionale di statistica Direttore del Dipartimento per i conti nazionali e le statistiche

Dettagli

DISEGNO DI LEGGE. Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA N. 682. Misure per favorire lo sviluppo della managerialità nelle imprese del Mezzogiorno

DISEGNO DI LEGGE. Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA N. 682. Misure per favorire lo sviluppo della managerialità nelle imprese del Mezzogiorno Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA N. 682 DISEGNO DI LEGGE d iniziativa dei senatori SANGALLI, BERTUZZI, FIORONI, VITALI e GHEDINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 22 MAGGIO 2008 Misure per favorire

Dettagli

Convegno ANFIA. Torino, 7 maggio 2013

Convegno ANFIA. Torino, 7 maggio 2013 Convegno ANFIA Torino, 7 maggio 2013 Scaletta presentazione Dott. Bonomi INTRODUZIONE anche se il momento è difficile e carico di incertezze bisogna cercare di capire quali sono le occasioni per migliorare

Dettagli

L internazionalizzazione del sistema economico milanese

L internazionalizzazione del sistema economico milanese L internazionalizzazione del sistema economico milanese Il grado di apertura di un sistema economico locale verso l estero rappresenta uno degli indicatori più convincenti per dimostrare la sua solidità

Dettagli

Dalla spesa del visitatore ai risultati di bilancio delle aziende

Dalla spesa del visitatore ai risultati di bilancio delle aziende Dalla spesa del visitatore ai risultati di bilancio delle aziende Dalla spesa del visitatore ai risultati di bilancio delle aziende Regione Toscana Giunta Regionale Direzione Generale dello Sviluppo Economico

Dettagli

La governance. dei sistemi di welfare regionali

La governance. dei sistemi di welfare regionali Università Ca Foscari Venezia Università Cattolica Milano La governance I punti focali dell analisi sulla governance delle regioni aderenti al: dei sistemi di welfare regionali Progetto sperimentale di

Dettagli

Note Brevi LE COOPERATIVE NELL AMBITO DELLA STRUTTURA PRODUTTIVA ITALIANA NEL PERIODO 2007-2008. a cura di Francesco Linguiti

Note Brevi LE COOPERATIVE NELL AMBITO DELLA STRUTTURA PRODUTTIVA ITALIANA NEL PERIODO 2007-2008. a cura di Francesco Linguiti Note Brevi LE COOPERATIVE NELL AMBITO DELLA STRUTTURA PRODUTTIVA ITALIANA NEL PERIODO 2007-2008 a cura di Francesco Linguiti Luglio 2011 Premessa* In questa nota vengono analizzati i dati sulla struttura

Dettagli

INTESA GENERALE QUADRO. tra. GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA e REGIONE CAMPANIA

INTESA GENERALE QUADRO. tra. GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA e REGIONE CAMPANIA INTESA GENERALE QUADRO tra GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA e REGIONE CAMPANIA ROMA, CONSIDERATO che la regione Campania ha una popolazione residente pari a circa il 10% della popolazione italiana con

Dettagli

2. Una economia equilibrata con un cuore pulsante industriale e turistico

2. Una economia equilibrata con un cuore pulsante industriale e turistico L analisi che il CRESME ha condotto, sulla base dell incarico ricevuto da ANCE COMO, con il contributo dalla CAMERA DI COMMERCIO DI COMO e sostenuto da Ordine degli Architetti, Ordine degli Ingegneri di

Dettagli

I N D I C E 1 [ INTRODUZIONE ] 2 [ IL PROCESSO DI INNOVAZIONE ] 3 [ L INNOVAZIONE DI MERCATO]

I N D I C E 1 [ INTRODUZIONE ] 2 [ IL PROCESSO DI INNOVAZIONE ] 3 [ L INNOVAZIONE DI MERCATO] INNOVAZIONE DI MERCATO E LEVA PER LA CRESCITA I N D I C E 1 [ INTRODUZIONE ] 2 [ IL PROCESSO DI INNOVAZIONE ] 3 [ L INNOVAZIONE DI MERCATO] 1. [ INTRODUZIONE ] Capacità d innovazione e adattamento ai numerosi

Dettagli

14. Interscambio commerciale

14. Interscambio commerciale 14. Interscambio commerciale La crescita economica del Veneto è sempre stata sostenuta, anche se non in via esclusiva, dall andamento delle esportazioni. La quota del valore totale dei beni esportati in

Dettagli

DALLA GREEN ECONOMY 102 MLD DI VALORE AGGIUNTO (IL 10,3%) E QUASI 3 MLN DI POSTI DI LAVORO

DALLA GREEN ECONOMY 102 MLD DI VALORE AGGIUNTO (IL 10,3%) E QUASI 3 MLN DI POSTI DI LAVORO I DATI DI GREENITALY DI FONDAZIONE SYMBOLA E UNIONCAMERE DALLA GREEN ECONOMY 102 MLD DI VALORE AGGIUNTO (IL 10,3%) E QUASI 3 MLN DI POSTI DI LAVORO 372MILA IMPRESE (24,5% DEL TOTALE) PUNTANO SULLA GREEN

Dettagli

L INDUSTRIA ITALIANA COSTRUTTRICE DI MACCHINE UTENSILI, ROBOT, AUTOMAZIONE 2 L INDUSTRIA MONDIALE DELLA MACCHINA UTENSILE 8

L INDUSTRIA ITALIANA COSTRUTTRICE DI MACCHINE UTENSILI, ROBOT, AUTOMAZIONE 2 L INDUSTRIA MONDIALE DELLA MACCHINA UTENSILE 8 L INDUSTRIA ITALIANA COSTRUTTRICE DI MACCHINE UTENSILI, ROBOT, AUTOMAZIONE 2 I DATI RELATIVI AL 2011 2 LE ESPORTAZIONI 4 LE CARATTERISTICHE STRUTTURALI 6 La macchina utensile 6 La robotica 7 L INDUSTRIA

Dettagli

SCHEDA DI SINTESI. Le importazioni, anch esse in rallentamento, rimangono però ad un livello significativo (30%) rispetto ai valori esportati

SCHEDA DI SINTESI. Le importazioni, anch esse in rallentamento, rimangono però ad un livello significativo (30%) rispetto ai valori esportati PANORAMA DEL SETTORE In questi ultimi anni, possiamo parlare di più di un decennio ormai, in Europa è prevalsa la politica del libero mercato e della globalizzazione. Politica attuata, però, senza che

Dettagli

X RAPPORTO SULL'APPRENDISTATO Ministero del Lavoro Isfol (scheda di sintesi)

X RAPPORTO SULL'APPRENDISTATO Ministero del Lavoro Isfol (scheda di sintesi) X RAPPORTO SULL'APPRENDISTATO Ministero del Lavoro Isfol (scheda di sintesi) Presentazione X Rapporto di monitoraggio sullo stato di avanzamento dell apprendistato, appuntamento annuale dell Isfol, che

Dettagli

COMITATO DI DISTRETTO DEL DISTRETTO AGROALIMENTARE DI QUALITA JONICO SALENTINO

COMITATO DI DISTRETTO DEL DISTRETTO AGROALIMENTARE DI QUALITA JONICO SALENTINO del LINEA D AZIONE 6 SCHEDA PROGETTO n. 6.3 PROGRAMMA DI SVILUPPO del TITOLO DEL PROGETTO PROGRAMMA DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL DISTRETTO AGROALIMENTARE DI QUALITA JONICO SALENTINO. Pagina 1 di 7 del

Dettagli

Il peso del turismo nell economia Toscana

Il peso del turismo nell economia Toscana Turismo & Toscana Il turismo in Toscana: un modello export led alla prova della crisi Enrico Conti Firenze, 13 giugno 2014 Il peso del turismo nell economia Toscana Nel 2013 oltre 43 milioni di presenze

Dettagli

Certificazione di affidabilità doganale e di sicurezza: L Operatore Economico Autorizzato (A.E.O.)

Certificazione di affidabilità doganale e di sicurezza: L Operatore Economico Autorizzato (A.E.O.) Certificazione di affidabilità doganale e di sicurezza: L Operatore Economico Autorizzato (A.E.O.) dott.ssa Cinzia Bricca Direttore Centrale Accertamenti e Controlli Agenzia delle Dogane Milano 25 marzo

Dettagli

Il turismo culturale e l analisi dell impatto economico nelle regioni meridionali

Il turismo culturale e l analisi dell impatto economico nelle regioni meridionali Il turismo culturale e l analisi dell impatto economico nelle regioni meridionali Salvio Capasso Responsabile Ufficio Economia delle Imprese e Mediterraneo - SRM Paestum, 30 Ottobre 2014 Agenda Il turista

Dettagli

CONTI ECONOMICI REGIONALI

CONTI ECONOMICI REGIONALI 23 novembre 2012 Anni 1995-2011 CONTI ECONOMICI REGIONALI In occasione della diffusione delle stime provvisorie per l anno 2011, l Istat pubblica le serie dei Conti economici regionali nella nuova classificazione

Dettagli

Prima riunione del Tavolo Tecnico Jesi, 14 dicembre 2005 Resoconto dell incontro

Prima riunione del Tavolo Tecnico Jesi, 14 dicembre 2005 Resoconto dell incontro Progetto Corridoio Esino Prima riunione del Tavolo Tecnico Jesi, 14 dicembre 2005 Resoconto dell incontro Progetto Sistema Prima riunione del Tavolo tecnico, Jesi 14 dicembre 2005 Che cosa è il Progetto

Dettagli

Rapporto Artigiancassa sul credito e sulla ricchezza finanziaria delle imprese artigiane. 12 edizione. 60 anni Artigiancassa.

Rapporto Artigiancassa sul credito e sulla ricchezza finanziaria delle imprese artigiane. 12 edizione. 60 anni Artigiancassa. Rapporto Artigiancassa sul credito e sulla ricchezza finanziaria delle imprese artigiane 12 edizione 60 anni Artigiancassa Abstract SOMMARIO Descrizione sintetica dei risultati del Rapporto 3 Finanziamenti

Dettagli

6. ITALIA E INVESTIMENTI INTERNAZIONALI DI PORTAFOGLIO

6. ITALIA E INVESTIMENTI INTERNAZIONALI DI PORTAFOGLIO 92 6. ITALIA E INVESTIMENTI INTERNAZIONALI DI PORTAFOGLIO Nel corso degli anni Ottanta e Novanta si è registrata una crescita rilevante dei flussi internazionali di capitali, sia sotto forma di investimenti

Dettagli

Relazione dell Assessore Paolo Magnanensi. Seminario Il Bilancio di Genere nella Provincia di Pistoia. Martedì 7 dicembre 2010

Relazione dell Assessore Paolo Magnanensi. Seminario Il Bilancio di Genere nella Provincia di Pistoia. Martedì 7 dicembre 2010 Assessorato politiche inerenti lo sviluppo sostenibile, l industria, l artigianato, l innovazione produttiva, l università, la scuola, l istruzione, la formazione professionale, coordinamento politiche

Dettagli

Dalla lettura dei dati pubblicati lo scorso primo

Dalla lettura dei dati pubblicati lo scorso primo LE ESPORTAZIONI ITALIANE A LIVELLO TERRITORIALE Nel corso dei primi nove mesi del 2015, l 80% delle regioni italiane ha conosciuto incrementi su base tendenziale delle proprie esportazioni. % 150 130 110

Dettagli

INDAGINE SUL TURISMO ORGANIZZATO INTERNAZIONALE

INDAGINE SUL TURISMO ORGANIZZATO INTERNAZIONALE OSSERVATORIO TURISTICO DELLA REGIONE MARCHE INDAGINE SUL TURISMO ORGANIZZATO INTERNAZIONALE Settembre 2014 A cura di Storia del documento Copyright: IS.NA.R.T. Scpa Committente: Unioncamere Marche Termine

Dettagli

Tassi di crescita reale, su base congiunturale e tendenziale, del PIL e delle sue voci nel secondo trimestre 2015 (variazioni percentuali) 0,3

Tassi di crescita reale, su base congiunturale e tendenziale, del PIL e delle sue voci nel secondo trimestre 2015 (variazioni percentuali) 0,3 IL QUADRO AGGREGATO Come già avvenuto nel primo trimestre dell anno, anche nel secondo il prodotto interno lordo ha conosciuto una accelerazione sia congiunturale che tendenziale. Tra aprile e giugno dell

Dettagli

ALLEGATO 1 C SINTESI DEL PROGRAMMA OPERATIVO PER I CITTADINI

ALLEGATO 1 C SINTESI DEL PROGRAMMA OPERATIVO PER I CITTADINI ALLEGATO 1 C SINTESI DEL PROGRAMMA OPERATIVO PER I CITTADINI SINTESI DEL PROGRAMMA OPERATIVO PER I CITTADINI La Regione Emilia-Romagna giunge all appuntamento con il nuovo periodo di programmazione dei

Dettagli

OPERATORI COMMERCIALI ALL ESPORTAZIONE

OPERATORI COMMERCIALI ALL ESPORTAZIONE 8 luglio 2013 Anno 2012 OPERATORI COMMERCIALI ALL ESPORTAZIONE Nel 2012 gli operatori che hanno effettuato vendite di beni all estero sono 207.920, in lieve aumento (+0,3%) rispetto al 2011. Al netto dei

Dettagli

K I W I. DOSSIER 2012 Il punto della situazione sulla produzione mondiale, i consumi, i nuovi mercati, le novità.

K I W I. DOSSIER 2012 Il punto della situazione sulla produzione mondiale, i consumi, i nuovi mercati, le novità. K I W I DOSSIER 2012 Il punto della situazione sulla produzione mondiale, i consumi, i nuovi mercati, le novità. in sintesi Superficie mondiale di kiwi: 160.000 ettari Produzione mondiale di kiwi: 1,3

Dettagli

I soggetti economici dello sviluppo

I soggetti economici dello sviluppo I soggetti economici dello sviluppo (pp. 435 515 del volume) La numerazione di tabelle, tavole e figure riproduce quella del testo integrale Deindustrializzazione competitiva per guardare oltre la crisi

Dettagli

L ARCHITETTO e L EUROPA L opportunità per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nella Regione Toscana

L ARCHITETTO e L EUROPA L opportunità per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nella Regione Toscana Sarebbe quindi un modo originale di vivere quello di chi tentasse una buona volta di non comportarsi come un individuo definito in un mondo definito dove, direi non c è che da girare due o tre bottoni

Dettagli

Oltre il Pil 2013: la geografia del benessere nelle regioni italiane e nelle città metropolitane

Oltre il Pil 2013: la geografia del benessere nelle regioni italiane e nelle città metropolitane Venezia, 13 dicembre 2013 Oltre il Pil 2013: la geografia del benessere nelle regioni italiane e nelle città metropolitane Presentazione Rapporto Oltre il Pil 2013 Serafino Pitingaro Responsabile Area

Dettagli

Primo Rapporto Osservatorio sul settore delle lavanderie industriali

Primo Rapporto Osservatorio sul settore delle lavanderie industriali ente bilaterale lavanderie industriali fra AUIL FEMCA-CISL FILTEA-CGIL UILTA-UIL Primo Rapporto Osservatorio sul settore delle lavanderie industriali Sintesi Dati di scenario: 600 imprese per 15 addetti

Dettagli

Gli investimenti in tecnologie ed edilizia sanitaria

Gli investimenti in tecnologie ed edilizia sanitaria 9 Gli investimenti in tecnologie ed edilizia sanitaria 9.1. Gli investimenti strutturali per la riqualificazione dell offerta sanitaria Le politiche di zione degli investimenti pubblici dedicati al patrimonio

Dettagli

LE IMPRESE ESPORTATRICI ITALIANE: ANALISI DEL SISTEMA E PROSPETTIVE. Prima parte Analisi del sistema

LE IMPRESE ESPORTATRICI ITALIANE: ANALISI DEL SISTEMA E PROSPETTIVE. Prima parte Analisi del sistema Aspen Institute Italia Studio curato da: Servizio Studi e Ricerche, Intesa Sanpaolo ISTAT IMT Alti Studi, Lucca Fondazione Edison LE IMPRESE ESPORTATRICI ITALIANE: ANALISI DEL SISTEMA E PROSPETTIVE Prima

Dettagli

Territori competitivi Le leve dello sviluppo regionale

Territori competitivi Le leve dello sviluppo regionale Perché la crisi non diventi declino Idee e proposte per Veneto 2015 Territori competitivi Le leve dello sviluppo regionale Vicenza, 6 luglio 2013 Giancarlo Corò Sommario 1. Tendenze di lungo periodo dell

Dettagli

Il mercato IT nelle regioni italiane

Il mercato IT nelle regioni italiane RAPPORTO NAZIONALE 2004 Contributi esterni nelle regioni italiane a cura di Assinform Premessa e obiettivi del contributo Il presente contributo contiene la seconda edizione del Rapporto sull IT nelle

Dettagli

Il differenziale salariale tra italiani e stranieri pag. 2. L appartenenza di genere pag. 4. Il settore di impiego e le condizioni contrattuali pag.

Il differenziale salariale tra italiani e stranieri pag. 2. L appartenenza di genere pag. 4. Il settore di impiego e le condizioni contrattuali pag. Studi e ricerche sull economia dell immigrazione Le retribuzioni dei e i gap retributivi con gli italiani Anno 2011 Il differenziale salariale tra italiani e stranieri pag. 2 L appartenenza di genere pag.

Dettagli

CONGIUNTURA. Approfondimenti. Il commercio al dettaglio di articoli di cartoleria, cancelleria e materiali per l ufficio: un profilo statistico

CONGIUNTURA. Approfondimenti. Il commercio al dettaglio di articoli di cartoleria, cancelleria e materiali per l ufficio: un profilo statistico CONGIUNTURA Centro Studi Approfondimenti Il commercio al dettaglio di articoli di cartoleria, cancelleria e materiali per l ufficio: un profilo statistico Premessa Il commercio al dettaglio di articoli

Dettagli

ECONOMIA DEL MARE - BLUE ECONOMY

ECONOMIA DEL MARE - BLUE ECONOMY Camera Italiana di Commercio e Industria di Santa Catarina (Organo riconosciuto dal Governo Italiano Decreto Mise29/7/2009) Tel.: +55 48 3027 2710 www.brasileitalia.com.br ECONOMIA DEL MARE - BLUE ECONOMY

Dettagli