ADDENDUM LE NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ASSICURAZIONE

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1 LUIGI DESIDERIO TEMI E PROBLEMI DI DIRITTO DELLE ASSICURAZIONI ADDENDUM LE NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ASSICURAZIONE Successivamente alla pubblicazione del volume Temi e problemi di diritto delle assicurazion i (in appresso il VOLUME) la materia assicurativa è stata interessata da alcuni provvedimenti legislativi, che hanno a volte integrato, altre volte modificato (spesso in misura incisiva) la disciplina preesistente. Di conseguenza il VOLUME, nella parteincuiquelladisciplinaèstata integrata o sostituita, è divenuto inattuale o, addirittura, obsoleto, in tal senso assumendo il valore, eminentemente storico, del come eravamo. In attesa di una nuova edizione, che tenga conto delle variazioni od integrazioni disciplinari nel frattempo intervenute, si è convenuto di redigere il presente AD- DENDUM che, in accordo con l Editore, viene inserito nel sito della Giuffrè e, con specifico riguardo alle esigenze didattiche, in quello personale in essere presso la Facoltà di Giurisprudenza della LUISS, a disposizione degli studenti del corso di diritto delle assicurazioni. L ADDENDUM costituirà parte integrante delle lezioni (e, si aggiunge, degli esami) che impegneranno gli alunni dell Ateneo; vengono in proposito espressamente indicate le parti del VOLUME da integrare ovvero sostituire. È rimasto il carattere problematico della trattazione, non mancandosi di sottolineare che la nuova disciplina nasceinunclimadiemergenza,piùche da riflessioni sistematiche, con decreti legge convertiti a colpi di fiducia, sicché i nodi interpretativi che essa propone a volte sopravanzano le soluzioni offerte dal Legislatore. È dunque sperabile che non manchino opportunità dipiù pacate riflessioni a misura degli approfondimenti della dottrina e dei suggerimenti della pratica. La nuova disciplina della r.c. auto. Particolarmente rilevanti appaiono gli interventi operati in tema di disciplina della r.c.auto dal d.l. n. 1/12, convertito dalla legge n. 27/12.

2 2 Temi e problemi di diritto delle assicurazioni La norma che dà avvio alle variazioni è l art. 28, dedicato alle polizze Vita stipulate a corredo di mutui immobiliari o di operazioni di credito al consumo. Si ricorda in proposito che già l ISVAP con il provvedimento n del 6 dicembre 2011, integrando l art. 48 del Regolamento n. 5/06 aveva stabilito il divieto per gli intermediari di assumere, direttamente o indirettamente, la veste di beneficiari o vincolatari delle prestazioni assicurative e, nello stesso tempo, di collocatori delle polizze che prevedevano tali prestazioni; ciò per evitare che si lucrasse un doppio vantaggio, quello degli interessi per il mutuo o finanziamento concesso e l altro delle provvigioni per l intermediazione compiuta. Un provvedimento della specie lo si rammenta perlastoria eragiàstato emanato in passato dall ISVAP (pag. 127 del VOLUME), ma il TAR Lazio lo aveva annullato per ragioni procedurali sicché l ISVAP, rispettando la procedura di legge segnatamente per quanto riguarda la preventiva consultazione dei destinatari che era prima mancata, aveva reiterato il divieto della doppia intermediazione con una determinazione radicale, anche se di dubbia ortodossia. Tornando all art. 28, dispone la norma che possono essere stipulate polizze Vita a garanzia dei mutui o dei crediti al consumo, ma che la stipula deve avvenire ad opera di intermediari diversi da quelli che sia pure ad altro titolo sono essenzialmente gli operatori di banca assicurazione hanno concesso il mutuo o finanziato operazionidicreditoalconsumo.ètuttavia previsto che, nel concedere mutui immobiliari o finanziamenti al credito al consumo, dovranno essere proposti al cliente almeno due preventivi di polizze offerte da gruppi assicurativi diversi, libero questi di scegliere sul mercato la polizza ritenuta più conveniente. Rimane, in ogni caso, la configurazione di tali polizze come fideiussorie o cauzionali, stipulate cioè dal debitore (ed a sue spese) nell interesse delle pretese creditorie dell istituto che ha concesso un mutuo o un altro finanziamento. Non è invece consentito subordinare l erogazione del mutuo o del finanziamento alla stipula di una polizza offerta dallo stesso ente mutuante o finanziatore, sia pure nella veste di intermediario, ovvero all apertura di un conto corrente presso quest ultimo; una condizionedelgenerevieneconsideratapraticacommercialescorrettasecondo il Codice del consumo, da assoggettare come tale alla valutazione dell Antitrust. Ciò induce a lasciar ferma la vigenza del provvedimento ISVAP n. 2946, che per vero considerava nulla, senza assoggettamento alle valutazioni ed alla conseguente attività istruttoria di altra Autorità, la concessione del mutuo o finanziamento da parte

3 Addendum 3 dello stesso intermediario che aveva collocato la polizza. Tanto si dice alla luce del richiamo della norma alla deliberazione adottata dall I- SVAP ai sensi dell art. 183 Cod. Ass., a prescindere dal fatto che l art. 13 d.l. n. 95/12, convertito dalla legge n. 135/12, abbia fatto successivamente salve tutte le disposizioni emanate in precedenza dall ISVAP (comma 43), anche se quest ultimo è stato (come si dirà) sostituito dall IVASS. Incidentalmente, il TAR Lazio con sentenza n. 7729/12 ha ritenuto affrancate dal divieto di cui al ricordato provvedimento ISVAP n. 2946/11 le imprese esercenti il leasing. La sentenza appare discutibile almeno con riguardo al leasing finanziario, che è del tutto simile ad una operazione creditizia. Non essendo stata impugnata nei prescritti 60 giorni, essa è passata in giudicato; in prosieguo, gli operatori interessati dovranno comunque tenere conto della nuova disciplina dettata dall art. 28 d.l. n. 1/12. L art. 29 è abbastanza generico nel disporre, con riguardo alla procedura di risarcimento diretto, che le imprese perseguano obiettivi di efficienza produttiva nel calcolo dei costi dei risarcimenti. Non è chiaro se la norma voglia anche imporre di contenere i rimborsi dovuti all impresa del danneggiato.sihapresentechegiàilprovvedimento applicativo dell art. 150 Cod. Ass. aveva previsto che il riconoscimento di quanto dovuto dall impresa del responsabile civile a quella del danneggiato non avvenisse a piè dilista,mainmisura forfettaria (pag. 194 del VOLUME). Ove si volessero ulteriormente ridurre i costi del risarcimento, ciò potrebbe costituire una remora in più per il ricorso all indennizzo diretto, avendo presente che tale procedura, prevista come obbligatoria dal Codice delle Assicurazioni, è stata successivamente depotenziata dalla nota sentenza della Corte costituzionale (la sentenza n. 180/09 del 19 giugno 2009) che ne ha sancito la facoltatività (pag. 195 del VOLUME). Importante è l art. 30, volto alla repressione delle frodi, un fenomeno finora sottovalutato al quale finalmente il Legislatore dedica maggiore attenzione. In effetti, i rilievi statistici effettuati dall ISVAP, basati come erano sulle comunicazioni delle stesse imprese, davano una visione sottostimata delle frodi, che si calcolavano nella misura di poco più del 2% dei sinistri; avendo presente che tale percentuale era del 10% in Inghilterra e del 5% in Francia, non è credibile che inglesi e francesi fossero più proclivi degli italiani alla frode, da ciò dovendosi inferire che il difetto era, come suol dirsi, nel manico, cioè nei meccanismi della rilevazione statistica in quanto come si è detto essa si fondava sulle notizie offerte dalle imprese, per defini-

4 4 Temi e problemi di diritto delle assicurazioni zione scarsamente impegnate nella lotta alla frode. Per indurle ad un maggiore impegno, l art. 30 richiede che le imprese inviino con cadenza annuale all Autorità di vigilanza una relazione circa le misure adottate sul piano dell organizzazione e della liquidazione dei sinistri allo scopo di arginare i comportamenti fraudolenti (è da ritenere, in fase sia assuntiva che liquidativa), per di più indicando le prevedibili riduzioni di spesa determinate dalla lotta alle frodi. Nel caso di inottemperanza, esse sono passibili di una sanzione amministrativa da diecimila a cinquantamila euro. L art. 31 preannuncia, sempre nell ottica della lotta ai comportamenti fraudolenti, la dematerializzazione dei contrassegni, misura rimessa ad un emanando regolamento ministeriale, per cui si sostituisce il controllo sui contrassegni con le indagini che la polizia può compiere raffrontando i dati derivanti dalle contestazioni stradali con quelli tratti da eventuali sistemi elettronici o telematici (in pratica, i cc.dd. palmari); non essendo plausibile che tutti gli automobilisti fruiscano di uno strumento siffatto, sarà obbligatorio per essi portare a bordo dell auto sia il contratto di assicurazione, sia la quietanza di avvenuto pagamento del premio (o dell ultima rata di premio). È in ogni caso singolare l ulteriore previsione, pure contenuta nell art. 31, in rapporto alla quale gli automobilisti possono circolare senza assicurazione fino ad un massimo di 15 giorni, venendo iscritti in un elenco a disposizione della polizia e delle Prefetture se non si assicurano entro tale termine. È dunque da credere che, ove negli anzidetti 15 giorni gli automobilisti dovessero provocare danni senza essere assicurati il danneggiato, mancando un assicurazione di riferimento, sia garantito dal FGVS, al quale dovrebbe chiedere l indennizzo dei danni subiti. Rispetto alla normativa vigente, che impone un assicurazione già al momento della messa in circolazione dell auto, la soluzione legislativa introdotta dall art. 31 sembra costituire un arretramento, non un avanzamento sul piano disciplinare. L art. 32 ha suscitato qualche polemica, non nella parte in cui, prevedendo la facoltà per l automobilista di accettare l ispezione del veicolo da assicurare, sancisce l obbligo a carico dell impresa di ridurre (non si dice di quanto) la tariffa, ma piuttosto laddove, una volta installata sul mezzo la c.d. scatola nera, prevede che le imprese vengano obbligate ad una riduzione tariffaria significativa (anche qui non è detto di quanto). Le imprese e l ANIA sostengono che l installazione della scatola nera, da effettuare comunque a spese delle stesse compagnie, sia per esse una facoltà, l ISVAP ha stabilito invece

5 Addendum 5 che si tratti di un obbligo. Pende al riguardo un ricorso dinanzi al TAR Lazio, per il quale si attende ai principi di novembre 2013 una pronuncia nel merito. Frattanto il Governo sta procedendo alla redazione di un decreto attuativo dell obbligo. Nell art. 32 si prevede anche l incremento dei dati da inserire nell attestato di rischio e, soprattutto, l invio del documento al cliente per via telematica. Si è venuto incontro alle richieste delle imprese, le quali hanno da sempre lamentato che l invio per posta è spesso causa di frode, anche se si è presupposta una dimestichezza con gli strumenti informatici e telematici o, addirittura, una loro disponibilità da parte dell utenza, che non sempre ha riscontro nella realtà. È stabilito inoltre che, in presenza di almeno due indici di significatività come definiti dall ISVAP con un provvedimento del 25 agosto 2010, emergenti dalla consultazione delle banche dati di cui all art. 135 Cod. Ass. e ingeneranti sospetti circa l autenticità delsinistro, le imprese possono sospendere per i tempi previsti dall art. 148, commi 1 e 2, Cod. Ass. la procedura risarcitoria, salvo a riprenderla se gli ulteriori accertamenti nel frattempo effettuati non confermino la falsità del sinistro ovvero ad insistere nel rifiuto del risarcimento ove, a seguito delle loro indagini, dovessero proporre querela ai sensi dell art. 642 c.p. È poi previsto che, prima della stipula di un contratto r.c.auto, siano presentati ed illustrati al cliente almeno tre diversi preventivi, anche qui fermo restando che l assicurando potrà liberamente scegliere di assicurarsi con l impresa che gli offra un prodotto più conveniente. Per la verità, non è passato per la mente del legislatore che esistono agenti monomandatari i quali, proponendo preventivi in ipotesi più convenienti di quello che si collega ai prodotti che essi devono vendere per obbligo di mandato, possono operare per il re di Prussia, ossia per la concorrenza. A proposito dei preventivi, la legge n. 229/12 (cd. legge di stabilità), integrando il disposto dell art. 22 d.l. n. 179/12, ha demandato all IVASS l emissione entro 180 giorni di un regolamento disciplinante l accesso ad una piattaforma di interfaccia comune per l attività di consultazione di cui all anzidetto art. 34 del d. l. n. 1/12 (in pratica, per la scelta dei preventivi da offrire all utente) nonché per l attività di preventivazione, monitoraggio e valutazione dei contratti di assicurazione contro i danni (non solo quindi dei contratti relativi alla r.c. auto). Sempre allo scopo di accrescere lo strumentario delle indagini sulle frodi, è prevista l istituzione, accanto alla banca dati sinistri, della banca dati relativi all anagrafe dei testimoni e quella dei dati ri-

6 6 Temi e problemi di diritto delle assicurazioni guardanti i danneggiati. Ciò che manca è ilfeed back delle decisioni del Magistrato, nel senso che il Giudice può consultare le banche dati in questione, ma non è tenuto a comunicare l esito dei propri accertamenti circa la genuinità o l inautenticità dei sinistri che sono stati denunciati e per i quali abbia proceduto. È poi integrato l art. 133 Cod. Ass. sulle formule tariffarie nella parteincuiprevedecomeautomaticaladiminuzionedeipreminel caso di assenza di sinistri all interno del sistema bonus malus. Anche tale punto vede in disaccordo le imprese e l associazione di categoria rispetto alle disposizioni dell ISVAP per il quale, una volta praticato dopo il primo anno senza incidenti un premio ridotto, tocca alle compagnie indicare preventivamente che terranno ferme le tariffe anche per l anno successivo. La contraria opinione dell ANIA e delle imprese, sostenuta in sede giudiziale, è stata condivisa da un parere tecnico dell Ordine Nazionale degli Attuari. Va anche ricordato che, sempre secondo l ISVAP, ove il contratto venga disdettato per iniziativa dell impresa, l eventuale stipula con essa di un nuovo contratto deve avvenire alle stesse condizioni del contratto disdettato. In tale caso (e solo in questo), le imprese non potranno esercitare la disdetta per un mero adeguamento delle tariffe alle proprie condizioni patrimoniali ovvero all evoluzione del mercato. Sempre nell ottica della repressione delle frodi, va visto con favore l inasprimento (art. 33) della pena a carico di medici e di periti che, rispettivamente, attestino danni alla persona inesistenti o superiori al vero oppure rilascino perizie gonfiando o inventando i danni: ad essi vengono comminate la reclusione da 1 a 5 anni e la multa da 400 a euro. Inoltre sul piano disciplinare è prevista la radiazione dall Albo professionale, intendendosi equiparato all Albo il Ruolo dei periti. Talune disposizioni dell art. 32 toccano il tema nevralgico del danno biologico, in grado di assumere livelli macroscopici se alle spalle del danneggiante si trovi un assicurazione, cioè un soggetto solvibile(pag.158delvolume).neldannobiologico,colfioriredi tabelle che ne calcolano variamente l entità a seconda dei giudici aditi (per Cassazione 7 giugno 2011, n le tabelle da utilizzare sono chissàperché quelle elaborate dal Tribunale di Milano), si scontrano due opposti obiettivi, quello dell autonomia delle imprese postulata dal Mercato Unico, che sarebbe vulnerata da eventuali vincoli tariffari imposti dall esigenza di dare alla gestione del ramo un saldo positivo, e quello della tutela del consumatore che, incoraggiato

7 Addendum 7 dalle Associazioni rappresentative, chiede tariffe sempre più contenute. Il Legislatore si prova a far quadrare il cerchio imponendo trasparenza alla concorrenza fra le imprese; ma la concorrenza può incidere sui premi, non necessariamente sulla qualità del servizio mentre, per suo conto, la trasparenza dovrebbe incoraggiare atteggiamenti di autoprotezione non sempre coltivati dagli utenti. Da qui la tendenza dello Stato ad intervenire con provvedimenti di stampo dirigistico, che spesso scontentano le imprese senza appagare la clientela. In particolare, non è appagante per quest ultima la previsione, contenuta nei commi 3 e 4 dell art. 32, secondo cui la risarcibilità del danno biologico permanente, derivante da lesioni di lieve entità (le cc.dd. micropermanenti), è consentitasoloseessepossonoessereaccertate clinicamente o, comunque, hanno un riscontro medico-legale. D altra parte, sono scontentate le imprese dalla disposizione dell art. 34-ter, per cui il risarcimento è dovuto anche se il sinistro sia stato denunciato all A.G. e l inchiesta non sia ancora chiusa; ciò fatta eccezione per il caso in cui la denuncia è stata presentata ai sensi dell art. 642 c.p. Se è consentito formulare una valutazione critica circa la congruità di alcuni degli interventi legislativi qui esaminati, resta dubbio che le modifiche introdotte nella disciplina r.c. auto determinino un reale decongestionamento, pure auspicabile, dei livelli tariffari, come continuamente richiesto dalle associazioni dei consumatori. Tanto si dice, con l eccezione ovviamente della repressione delle frodi, che tuttavia sembra anche qui resa meno incisiva dal fatto che l art. 642 c.p. è perseguibile non d ufficio, il che ne accrescerebbe la deterrenza, ma a querela di parte, adempimento questo al quale, come si è detto, le imprese sono apparse finora restie. Altra misura che non si è ritenuto di introdurre è quella secondo cui il risarcimento dei danni dovrebbe essere subordinato alla prova della sua avvenuta riparazione, in modo da evitare che uno stesso danno venga risarcito più volte. Una previsione della specie, introdotta per il solo caso in cui il veicolo sia stato riparato prima di essere ispezionato dalla compagnia (art. 32, comma 1), avrebbe meritato un applicazione generalizzata. La nuova vigilanza assicurativa. Gli assetti della vigilanza assicurativa sono stati radicalmente modificati dalle disposizioni del d.l. n. 95/12, convertito dalla legge

8 8 Temi e problemi di diritto delle assicurazioni n. 135/12. Le previsioni originarie erano ancora più incisive, prevedendo che fossero accorpate in un unico ente (non a caso denominato IVARP) le prerogative non solo dell ISVAP, ma anche della COVIP, che venivano entrambi soppressi. In sede di conversione è caduta l abrogazione della COVIP, con la conseguenza che si è soppresso il solo ISVAP, le cui competenze in materia di vigilanza sulle imprese e sugli intermediari sono state trasferite ad un nuovo ente, chiamato IVASS. Per vero, da più parti si era auspicata sì una riforma, ma della disciplina codicistica del contratto assicurativo, essendo quella in vigore risalente al 1942 e risultando superata dalla prassi, oltreché dalla normativa comunitaria. Come si è ricordato (pag. 3 del VOLUME), lo stesso Consiglio di Stato, nel dare il proprio parere sul progetto di Codice Assicurativo, aveva sollecitato il Governo a provvedere in tal senso. Viceversa si è ritenuto di modificare gli apparati del controllo pubblico, sebbene essi abbiano avuto una sistemazione non cento anni fa, ma nel 1998 e siano stati confermati dal Codice entrato in vigore nel Non cessano qui le singolarità dal momento che la disposizione di riforma della vigilanza assicurativa (l art. 13) è stata introdotta con un provvedimento destinato a contenere le spese a carico dell Erario (il c.d. spending review), quando è noto che le spese di funzionamento della vigilanza assicurativa sono poste unicamente a carico dei soggetti vigilati, senza alcun contributo da parte dello Stato. Né imprese ed intermediari sono stati sgravati dall onere di contribuire al finanziamento della vigilanza, postoché tale contributo continua ad onerare le une e gli altri, risultando ripartito fra gli enti deputati al controllo (art. 13, comma 37). È vero (come si dirà) che, essendosi il Direttore Generale della Banca d Italia nominato Presidente dell IVASS, presumibilmente la nuova carica non sarà compensata; avendo tuttavia presente la remunerazione dovuta ai consiglieri del Direttorio della Banca d Italia integrato (altro organo dell IVASS), dovrà convenirsi sul fatto che non si è determinata alcuna riduzione dei costi per il funzionamento della nuova Autorità. Di sicuro la riforma ha vulnerato il carattere sezionale della vigilanza, avendone distribuito i compiti fra enti distinti, rispettivamente l IVASS, l ente privato da creare per la tenuta del RUI, infine la CONSAP chiamata a vigilare sui periti, oltreché a gestire il centro di informazione di cui agli artt. 154 e 155 Cod. Ass. La conseguenza è che un controllo unitariamente esercitato su tutti gli operatori assicurativi secondo la scelta del Codice viene sminuzzato fra organismi di-

9 Addendum 9 versi, non sempre coordinati fra loro. È vero che la Banca d Italia vigilerà sull IVASS e sulla futura associazione tenutaria del RUI; ma, a parte il fatto che essa non ha alcun potere di vigilanza sulla CON- SAP, non può dirsi la stessa cosa se il controllo nei confronti di imprese ed intermediari viene attribuito ad un unica Autorità o invece ad Autorità diverse. In realtà, l assegnazione della vigilanza assicurativaallabancad Italiasembrafondarsisullaconvinzionechefrapolizze e prodotti creditizi non vi siano differenze; convinzione questa che non tiene conto né della specificità dell attività assicurativa né del fatto che l equiparazione potrebbe al massimo riguardare le polizze a contenuto finanziario (index o unit linked, capitalizzazioni) mentre non vale né per le polizze Vita tradizionali, né per le polizze Danni. Detto dei dubbi di costituzionalità derivanti dall improprio inserimento della riforma in un provvedimento destinato a contenere la spesa pubblica, va anche ricordato che in passato si era dibattuto sull opportunità di introdurre un modello di vigilanza per funzioni secondo cui i controlli di solvibilità su banche, assicurazioni e imprese finanziarie sarebbero dovuti passare alla Banca d Italia mentre quelli di trasparenza si dovevano assegnare alla CONSOB; nella logica dei riformatori nazionali rimaneva il sindacato dell Autorità Antitrust, quale titolare della concorrenza da attuare nei settori finanziari (pag. 66delVOLUME).Loschemadellavigilanza per funzioni aveva trovato realizzazione solo nella lontana Australia e, in Europa, nei Paesi Bassi mentre nel resto del Continente e, addirittura, del mondo occidentale, si fronteggiavano due distinti modelli, quello della vigilanza di tipo sezionale, assunto dalla Francia oltreché dall Italia, e quello della vigilanza unica sul tipo della FSA inglese. La riforma, se non recepisce in assoluto nessuno dei due cennati schemi, non adotta neppure quello della vigilanza per funzioni, nel senso che la CONSOB mantiene le proprie competenze solo con riguardo ai prodotti assicurativi-finanziari (art. 13, comma 1 d.l. n. 95/12); quanto all Antitrust, ataleautoritànonèassegnata alcuna competenza specifica, al di là del generale potere di interpello riconosciutole dall art. 5, comma 3 d.l. n. 1/12 in materia di accertamento della vessatorietà delle clausole contrattuali, materia che indirettamente può riguardare anche (ma non solo) i contratti assicurativi. In definitiva l IVASS, pur essendo autonomo sul piano finanziario, contabile e (con qualche dubbio) organizzativo, non sembra esserlo pienamente sul piano funzionale dal momento che la vigilanza assicurativa è essenzialmente esercitata dal Direttorio della Banca d I-

10 10 Temi e problemi di diritto delle assicurazioni talia, a parte la foglia di fico dell integrazione con due esperti del ramo, è previsto che Presidente dell Ente sia (come si è detto) il Direttore Generale dell Istituto di emissione, riceve dal Direttorio, sia pure integrato, indirizzi e direzione strategica (è significativo il marchio BI nel logo dell IVASS). La circostanza che il Direttorio integrato della Banca d Italia si sforzi, per quanto possibile, di rispettare l autonomia dell IVASS, non toglie che si tratti pur sempre di un autonomia concessa, non invece istituzionale. Pare perciò dicapireche l Autorità di vigilanza assicurativa sia figlia di un Dio minore, essendo regredita nella situazione di marginalità che aveva prima della riforma del 98. In estrema sintesi, l IVASS è un Istituto con personalità giuridica pubblica di cui, oltre al Presidente, che ne ha la rappresentanza legale, sono organi il Consiglio, composto dallo stesso Presidente e da due consiglieri scelti fra persone di indiscussa moralità edindipendenza oltreché di elevata qualificazione professionale, ed il Direttorio della Banca d Italia, integrato dagli anzidetti consiglieri. Al Consiglio spetta l amministrazione generale dell IVASS, la gestione delle sue risorse umane, l approvazione del bilancio mentre al Direttorio della Banca d Italia competono, oltre all attività diindirizzo e direzione strategica, l emanazione di provvedimenti di rilievo esterno in materia di vigilanza assicurativa, l approvazione della relazione sull attività dell Istituto da inviare annualmente al Governo ed al Parlamento, l adozione dei provvedimenti di distacco del personale, anche presso l Autorità europea delle assicurazioni e, infine, quella dei provvedimenti a carattere normativo. I consiglieri facenti parte del Consiglio dell IVASS durano in carica 6 anni e sono rinnovabili per un ulteriore mandato. La loro nomina avviene con decreto del Presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei Ministri ad iniziativa del Presidente del Consiglio, su proposta del Governatore della Banca d Italia e di concerto col Ministro dello Sviluppo economico; i relativi emolumenti sono fissati con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, su proposta del Governatore della Banca d Italia. L IVASS ha un proprio statuto, approvato in sede di prima applicazione dal Direttorio (non integrato) della Banca d Italia. L approvazione avviene con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, di concerto col Ministro dello Sviluppo economico, previa delibera del Consiglio dei Ministri; secondolastessaproceduraèda ritenere che si approvino le modifi-

11 Addendum 11 che statutarie. Nello Statuto sono contenute norme di dettaglio sulle competenze dei diversi organi dell ente ed è prevista la facoltà di nomina di un Segretario Generale; in quella sede sono pure ricomprese le disposizioni sulla consulenza e sulla rappresentanza in giudizio dell Istituto. La contabilità dell IVASS viene verificata da revisori esterni, fermi restando i controlli già esercitati sull ISVAP dalla Corte dei Conti. Lo Statuto attuale è entrato in vigore l 1 gennaio 2013, contestualmente alla soppressione dell ISVAP, nel frattempo messo in liquidazione con l attribuzione al Presidente allora in carica delle funzioni di Commissario Straordinario. Entro due anni dall entrata in vigore del decreto legge sarà costituito (come si è anticipato) un organismo che curerà la tenuta del RUI ed eserciterà la vigilanza sugli intermediari; nell occasione potranno anche ridefinirsi le categorie dei soggetti tenuti all iscrizione del Registro. L organismo, istituito con regolamento governativo, avrà la forma di un associazione di diritto privato e sarà soggetto alla vigilanza del IVASS; nel Regolamento istitutivo ne saranno individuati gli organi e le competenze rispettive. Nell ambito della vigilanza sugli intermediari il nuovo organismo eserciterà le funzioni che furono già dell ISVAP; potrà dunque adottare (è da ritenere) anche i provvedimenti di carattere sanzionatorio ovvero disciplinare nei confronti degli intermediari. È dubbio in proposito che un soggetto privato possa emettere atti aventi rilevanza pubblica; ciò senza dire che, se si trattasse di atti privati, ne sarebbe contestabile la competenza (ora prevista) del giudice amministrativo a sindacarne la legittimità in sede di impugnazione. Non mancano, per la verità, opinioni che, ancorché espresse con riguardo al soggetto, anch esso di diritto privato, che è previstodall art. 113 TUB per la tenuta degli elenchi di coloro che erogano microcrediti ed è stato presumibilmente preso a modello in ambito assicurativo, ritengono gli enti della specie onerati di pubbliche funzioni e, perciò, dotati anche del potere di cancellazione degli iscritti dall elencoovverodisegnalazionealla Banca d Italia di irregolarità riscontrate nelle rispettive gestioni (così, adesempio,e.bani, sub art. 113, in Commentario del T.U. delle leggi in materia bancaria e creditizia, a cura di F. Capriglione, III, Padova, 2012, 1490). Ma è tesi che, in relazione all ampiezza dei poteri conferiti all ISVAP dal Codice delle assicurazioni nei confronti degli intermediari, suscita qualche perplessità. L alternativa potrebbe essere quella di riconoscere rilevanza esterna ai provvedimenti sanzionatori e disciplinari, che sarebbero

12 12 Temi e problemi di diritto delle assicurazioni istruiti e proposti dall organismo, ma dovrebbero venire adottati dal Direttorio integrato della Banca d Italia. In ogni caso, maggiore chiarezza sarebbe sul punto auspicabile per evitare incertezze nella disciplina dei controlli, che è stata elemento qualificante delle scelte del Codice delle Assicurazioni e non merita di subire arretramenti nell ambito della riforma. Il divieto di proroga tacita. Ai sensi dell art. 22 d.l. n. 179/12, convertito dalla legge n. 221/ 12, il contratto r.c.auto e i contratti eventualmente abbinati non possono essere stipulati per una durata superiore all anno o, su richiesta dell assicurato, all anno più frazione, né possono essere tacitamente rinnovati. La normativa civilistica viene così derogata sia sotto il profilo della durata dei contratti r.c. auto, non potendo essi superare l anno mentre per l art c.c. la durata può essere anche superioreseciòviene contrattualmente contemplato, sia sotto il profilo della proroga, non essendo consentita una proroga tacita, come è invece previsto dall art. 1901, pen. co. c.c. Le due disposizioni, non solo per ragioni di contesto, devono intendersi congiuntamente nel senso che, stabilita l obbligatorietà della durata annuale, eventualmente aumentata, su richiesta dell assicurato, di una frazione d anno, non è concesso prorogare in via tacita il contratto scaduto. Ciò comporta che, una volta venuto a scadenza, esso possa essere prorogato solo in forma espressa, vale a dire convenendovi l assicurato attraverso (come detto) la stipula di un contratto che sia la prosecuzione del precedente; il che significa altresì che, nel caso di proroga espressa, non vi sarà bisogno di dare all assicurato una documentazione precontrattuale e contrattuale ulteriore rispetto a quella già consegnatagli in occasione del contratto scaduto. Se non si intendessero in modo congiunto le due disposizioni, vorrebbe dire ma sarebbe stata necessaria una norma ad hoc che l art. 22 rechi deroga sia al disposto dell art. 1901, comma 2, in punto di tolleranza di 15 giorni se il premio non venga corrisposto alla scadenza, sia a quello dell art. 1932, che consente una disciplina della deroga in senso più favorevole all assicurato. Nulla dice la disposizione se nel caso in cui, decorsi i 15 giorni di tolleranza senza la stipula di un nuovo contratto, nel cennato termine di tolleranza rimanga o venga meno la copertura offerta dalla vecchia polizza. Se, come pare, la copertura per-

13 Addendum 13 mane anche in questo caso, nei fatti il contratto durerà sempreun anno + 15 giorni, in contrasto con la norma che subordina la durata ultra annuale alla espressa richiesta dell interessato. Abrogazione del divieto di collaborazione fra intermediari. Inoltre, sempre ai sensi dell art. 22, gli intermediari assicurativi dicuialcomma2,letterea, b, d dell art. 109 del d.lgs. 7 settembre 2005, n, 209, nonché quelli iscritti nell elenco annesso al registro degli intermediari medesimi ex art. 33, comma 2 del Regolamento ISVAP n. 5/06, possono adottare forme di collaborazione reciproca nello svolgimento della propria attività anche mediante l utilizzo dei rispettivi mandati. Questo è detto nel comma 10. Aggiunge il comma 11 che gli intermediari assicurativi i quali svolgono attività di intermediazione in collaborazione tra di loro rispondono in solido per gli eventuali danni sofferti dal cliente a cagione dello svolgimento di tale attività, salve le reciproche rivalse nei loro rapporti interni. A decorrere dal 1 o gennaio 2013 conclude il comma le clausole fra mandatario e impresa assicuratrice incompatibili con le previsioni del comma 10 sono nulle per violazione di norma imperativa di legge e si considerano non apposte. La disposizione elimina il divieto rigidamente opposto dall I- SVAP alla possibilità per gli intermediari di collaborare tra loro. Il divieto dell ISVAP derivava da una interpretazione particolare dell art. 109, comma 2, Cod. Ass. il quale, per vero, si limita a disporre che non è consentita la contemporanea iscrizione dello stesso intermediario in più Sezioni del Registro. L interpretazione era stata avallata dal Giudice amministrativo secondo cui l individuazione dell appartenenza alle Sezioni di cui all art. 109 del Codice è avvenuta con l utilizzo di due criteri che operano congiuntamente, quello soggettivo incentrato sulla tipologia dell intermediario e quello di tipo funzionale volto a definire lo spazio operativo delle figure ivi previste con la conseguenza di ritenere che il divieto di iscrizione plurima assume il ruolo di regole caratterizzante del sistema e l attività dell intermediario è segnata dalla Sezione nella quale è iscritto (così TAR Lazio, I, n. 5524/07). Per la verità, quasi a mitigare un interpretazione eccessivamente rigorosa, l ISVAP, col Regolamento n. 5/06 (art. 4, comma 4), con-

14 14 Temi e problemi di diritto delle assicurazioni sentiva, con riferimento agli agenti, la contemporanea iscrizione nelle Sezioni A ed E a condizione che l attività svolta in una delle due Sezioni riguardi incarichi di distribuzione relativi al solo ramo responsabilità civile auto, salvo l obbligo in tale caso dell annotazione della collaborazione nell anzidetta Sezione E. L apertura veniva considerata legittima dalla giurisprudenza che, nel richiamare l art. 8 d.l. n. 223/ 08 (c.d. legge Bersani), osservava come consentire agli agenti senza mandato di collaborare con gli agenti mandatari solo a condizione di cancellarsi dalla Sezione A e di iscriversi nella Sezione E equivarrebbe ad ostacolare il raggiungimento degli obiettivi cui è rivoltala legge in modo da impedire una maggiore diffusione delle relative polizze ed una superiore concorrenzialità tra i prodotti offerti (così Cons. St., VI, n. 5026/08). Quanto ai broker, si consentiva ad un broker c.d. retail, iscritto nella Sezione B del RUI, di collaborare con un altro broker, c.d. wholesale nell attività di intermediazione delle polizze, precisandosi che il broker dettagliante, con la consulenza del grossista, ricercherà lacoperturapiùadeguata alle esigenze del cliente a condizioni che non riuscirebbe altrimenti ad ottenere mentre il grossista, a sua volta, selezionerà prodotti o servizi da segnalare al dettagliante, fornendogli con riguardo agli stessi adeguata consulenza ed assistenza tecnica. Con l art. 22 il Legislatore, consentendo a partire dal 1 o gennaio 2013 la reciproca collaborazione fra gli intermediari, ha rimosso gli eventuali limiti del mandato in quanto ritenuti nulli, anche se ha tenuto ferme le scansioni recate dall art. 109 Cod. Ass. In pratica i mandati conferiti agli agenti non possono più contenere preclusioni alla collaborazione con altri intermediari (agenti od operatori di banca-assicurazione), anche privi di mandati o con mandati conferiti da altre imprese. Per gli agenti la rimozione delle preclusioni non avrà effetto con riguardo alla collocazione di polizze r.c. auto, in quanto in tale ramo la collaborazione era già permessa (viene però meno l obbligo dell annotazione in Sezione E); essa invece estende i suoi effetti agli altri rami assicurativi. Per quanto attiene ai broker, il problema non si pone con riferimento ai rapporti con gli agenti o con gli altri intermediari iscritti nella Sezione D ove ciascuno di essi eserciti il ruolo che gli è proprio, mentre si pone, determinando una facoltà dicooperazionereciproca, con riferimento alla collaborazione con altri broker parimenti iscritti nella Sezione B del RUI. È comunque da ritenere, per la perdurante vigenza dell art. 119, comma 2 Cod. Ass. che anche in presenza

15 Addendum 15 della possibilità di una collaborazione con un agente o un broker l intermediario iscritto nella Sezione D possa collaborare alla stipula dei soli prodotti standardizzati. La circostanza, infine, che gli intermediari siano solidalmente responsabili per gli eventuali danni derivanti a terzi dall affare trattato in comune induce a ritenere, essendo essi muniti di un assicurazione r.c. professionale, che si realizzi un ipotesi di assicurazione cumulativa ai sensi dell art c.c., intendendosi che la rivalsa sarà esercitata fra le assicurazioni e non, come la norma sembra voler dire, fra gli intermediari.

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