INCONTRI RIFORMISTI 2012 SISTEMI SANITARI IN EUROPA

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1 INCONTRI RIFORMISTI 2012 SISTEMI SANITARI IN EUROPA Contributo di Claudio Garbelli La Commissione Europea ha recentemente proposto il Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla istituzione del programma Salute per la crescita terzo programma pluriennale d azione dell UE in materia di salute per il periodo In questa proposta la salute non è solo un valore in sé, ma anche un importante fattore di crescita economica. Solo una popolazione sana può conseguire appieno il proprio potenziale economico. Il settore sanitario, in particolare, è spinto dall innovazione e da una forza lavoro altamente qualificata. A livello dell UE, il settore sanitario è uno dei più vasti, rappresenta circa il 10% del prodotto interno lordo, occupa un lavoratore su dieci ed è caratterizzato da una percentuale superiore alla media di operatori in possesso di un livello d istruzione universitaria. La salute svolge quindi un ruolo importante nell agenda di Europa Nella sua comunicazione del 29 giugno 2011 Un bilancio per la strategia Europa 2020 la Commissione ha sottolineato che promuovere la buona salute fa parte integrante degli obiettivi di crescita intelligente e inclusiva della strategia Europa Mantenere i cittadini attivi e in buona salute più a lungo ha ricadute positive sulla produttività e la competitività. L innovazione nelle cure sanitarie può contribuire a raccogliere la sfida della sostenibilità nel settore, nel contesto dei cambiamenti demografici in corso e le iniziative volte a ridurre le diseguaglianze in ambito sanitario sono importanti per conseguire una crescita inclusiva. Infatti vi sono le seguenti correlazioni positive: -aspettativa di vita e PIL procapite (in Italia nel periodo si è guadagnato un aumento della vita media di oltre 10 anni,passando da 70 anni ad oltre 80, mentre il PIL procapite,come indicato dai dati della Banca Mondiale 2011,aumentava da circa 5000 a dollari) -100 euro in sanità attivano 183 euro nel sistema economico (moltiplicatore= 1,83) di cui 37 euro nell industria (dati Meridiano sanità 2011) -1 unità di lavoro in sanità determina 1,47 unità di lavoro nel sistema economico (moltiplicatore =1,47) di cui 0,15 unità di lavoro nell industria (dati Meridiano sanità 2011). Gli obiettivi generali del programma Salute per la crescita sono quelli di collaborare con gli Stati membri per incoraggiare l innovazione in ambito sanitario e aumentare la sostenibilità dei sistemi sanitari, per migliorare la salute dei cittadini dell UE e proteggerli dalle minacce sanitarie transnazionali. Il programma si concentra su quattro obiettivi principali, il cui scopo è conseguire un forte potenziale di crescita economica grazie al miglior stato di salute: 1. sviluppare strumenti e meccanismi comuni a livello dell UE per affrontare la carenza di risorse umane e finanziarie e agevolare l adozione dell innovazione nell assistenza sanitaria, al fine di contribuire a sistemi sanitari innovativi e sostenibili; 2. migliorare l accesso alle competenze mediche e alle informazioni concernenti patologie specifiche anche su scala transnazionale e sviluppare soluzioni condivise e orientamenti per 1

2 migliorare la qualità della sanità e della sicurezza dei pazienti allo scopo di migliorare l accesso a un assistenza sanitaria migliore e più sicura per i cittadini europei; 3. individuare, diffondere e promuovere l adozione di buone pratiche convalidate per misure di prevenzione efficaci sotto il profilo dei costi, affrontando i principali fattori di rischio, segnatamente il tabagismo, l abuso di alcole l obesità, nonché l HIV/AIDS, incentrandosi particolarmente sulla dimensione transfrontaliera, al fine di prevenire le malattie e promuovere la buona salute; 4. sviluppare approcci comuni e comprovare il valore per essere più preparati e coordinarsi meglio nelle emergenze sanitarie nell intento di proteggere i cittadini dalle minacce sanitarie transfrontaliere. Il coinvolgimento di questi obiettivi è condizionato anche dalle disponibilità economiche. E quindi significativo il confronto fra spesa sanitaria in Italia e la UE, come indica il rapporto OASI 2011 a cura di CERGAS SDA Bocconi: -la spesa sanitaria totale procapite in Italia nel 2009 risulta il 16% inferiore al dato complessivo UE-15,il cui valore è a sua volta inferiore rispetto ad altri paesi europei ad elevato reddito come Norvegia e Svizzera -il tasso di crescita medio della spesa procapite pubblica fra il 2001 ed il 2009 è risultato inferiore rispetto al valore UE-15 ( 4,9% vs 6,1%); in particolare è pari a 2443$ rispetto a 2881$ medi per UE-15 -l incidenza della spesa sanitaria pubblica è nel 2009 il 7,4% inferiore rispetto al 8,3% della media UE-15; occorre sempre ricordare un ulteriore spesa del 2,1% come out of pocket -la spesa sanitaria corrente effettiva a carico del SSN ha subito nel 2010 una crescita modesta pari allo 0,9% rispetto al 2009, confermando un significativo rallentamento del trend di crscita negli ultimi anni; nel 2010 invece la spesa privata corrente cresce del 2,8% quindi il triplo rispetto alla spesa pubblica corrente (esempi sono il ricorso a visite libero professionali per superare un tempo d attesa lungo, prestazioni odontoiatriche, acquisto diretto di farmaci) -la spesa sanitaria corrente (pubblica + privata) nel 2010 è pari a 141 miliardi di Euro (9,2% del PIL) ; il finanziamento di spesa pubblica nel 2010 è pari 108,842 miliardi di euro con un incremento dell 1,8% rispetto al 2009 e con un disavanzo pubblico di 2,33 miliardi di euro in diminuzione del 28% rispetto al 2009 Inoltre la spesa farmaceutica procapite in Italia (dati Farmaindistria 2011) è rimasta stabile (315 ) nel 2010 ed inferiore a Francia (541 ) e Germania (517 ). I dati elencati dimostrano come il Servizio Sanitario nazionale sia sottofinanziato rispetto alla media UE-15 e che il trend di crescita del finanziamento sia in costante diminuzione. Risulta quindi immotivata una politica di tagli lineari così come ulteriori diminuzioni di finanziamento per un settore già definanziato. Il punto non è contrastare la spending rewiew in sanità ma utilizzare i risparmi ottenuti con l applicazione della spending rewiew ad esempio in edilizia sanitaria (la rete ospedaliera italiana è in media molto vecchia ) nella ricerca e nella prevenzione. 2

3 La sostenibilità dei sistemi sanitari è determinata da soluzioni innovative per migliorare la loro qualità e l efficienza investendo sul capitale umano e sullo scambio delle buone pratiche. L innovazione non concerne semplicemente la tecnologia e i nuovi prodotti, ma anche modalità di organizzazione e strutturazione dell assistenza sanitaria, di utilizzo delle risorse e finanziamento dei sistemi. L innovazione è la sfida in tutta la UE rispetto al cambiamento del mix demografico ed all aumento delle cronicità, principali driver della spesa sanitaria e della sua dinamica. Le previsioni ISTAT 2011 indicano che nei prossimi decenni la popolazione italiana (in analogia alla popolazione UE 15) resterà stabile ma il mix demografico varierà in modo significativo (nel 2010 la popolazione residente è pari a con over 65 al 20,3%, mentre nel 2050 la stima della popolazione è pari a con over 65 al 33%). Negli ultimi decenni la speranza di vita è molto avanzata, toccando nella UE i 76,4 anni per gli uomini e gli 82,4 anni per la donna. Anche i paesi OECD hanno guadagnato in speranza di vita media (79,8 anni nel 2009) mentre l Italia raggiunge sempre nel anni, superata solo da Giappone e Svizzera. Tuttavia, nella UE, il numero medio di anni di vita sana ha registrato un ritmo di crescita molto più lento, attestandosi a 60,9 anni per gli uomini ed a 62 per le donne. Questo significa che si trascorre in cattiva salute un periodo più lungo di una vita più longeva, e ciò rappresenta uno dei fattori che contribuiscono a far lievitare i costi sanitari e a ostacolare la partecipazione al mercato del lavoro. Uno stato di cattiva salute incide negativamente sullo sviluppo del capitale umano, che è fondamentale per lo sviluppo di un economia basata sulla conoscenza. In Europa le patologie croniche rappresentano la principale causa di morte e di una qualità di vita mediocre. Ogni anno nell Unione Europea muoiono più di 4 milioni di persone affette da patologie croniche, il che costituisce l 87% della mortalità prematura nell UE. Tali patologie comportano anche un notevole onere economico, in quanto causano la perdita della capacità lavorativa delle persone nel periodo più produttivo della vita. Molte patologie croniche si possono prevenire. Esse sono spesso generate da tabagismo, abuso di alcol, una dieta non equilibrata e attività fisica insufficiente. Tali fattori di rischio sono completati da fattori socioeconomici, nonché da fattori ambientali. Si sottolineano in tal senso 3 criticità: 1. Nel Forum Meridiano Sanità del 7 novembre 2011 si è indicato che un investimento in prevenzione di milioni di euro nel 2011 potrebbe conseguire un beneficio entro 10 anni di milioni di euro (pari al 2,4 % della spesa sanitaria italiana prevista nel 2020) 2. Nello stesso Forum si è indicato il costo incrementale (in Italia) associato all aumento atteso del diabete e dell obesità: 24,3 mld nel 2050; 347,5 mld nel periodo

4 3. I dati OECD Health Data 2011 indicano, per il periodo , una spesa pubblica destinata alla prevenzione in Italia invariata ed inferiore a Francia, Germania e Spagna. Infine l analisi comparata delle riforme intercorse nell ultimo decennio, con riferimento all offerta di servizi residenziali e domiciliari per anziani over 65 in Europa, dimostra come in Italia entrambe le categorie di servizio non abbiano riconosciuto lo sviluppo di paesi come Olanda, Regno Unito, Francia e Germania, mantenendo inalterato un sistema sostanzialmente fondato sul trasferimento diretto di denaro ai cittadini (la sola indennità di accompagnamento nel 2010 è pari a 12,600 mld ). In sintesi i sistemi socio-sanitari europei si devono misurare, con forte integrazione e cooperazione,: nell applicazione dei 4 obiettivi indicati dal programma salute per la crescita; nello sviluppare l aggregazione dell offerta con la fornitura di servizi socio-sanitari e socioassistenziali integrati alle famiglie, riconvertendo in tal modo l istituto del trasferimento monetario come principale sostegno della disabilità e fragilità. Un ultima riflessione riguarda la mobilità sanitaria europea ed i diritti dei pazienti come definito dalla Direttiva 2011/24/UE del 9 marzo 2011 concernente l applicazione dei diritti dei pazienti relativi all assistenza sanitaria transfrontaliera. La Direttiva riguarda la mobilità dei pazienti, lo sviluppo della sanità online e della cooperazione europea in termini di valutazione delle tecnologie sanitarie. La Direttiva non si applica ai servizi nel settore long term care, all assegnazione ed all accesso agli organi ai fini di trapianto e, parzialmente, ai programmi pubblici di vaccinazione contro le malattie contagiose. Si sottolineano alcuni aspetti della Direttiva: garantire che il paziente possa usufruire di assistenza sanitaria secondo i principi comuni di universalità, accesso alle cure di qualità elevata (con particolare attenzione alla continuità assistenziale), di equità e solidarietà. la non discriminazione di trattamento fra pazienti stranieri e pazienti residenti sia pe4rle prestazioni sanitarie sia per i follow up. la cooperazione per le Reti di Riferimento Europeo, che riuniscono su base volontaria i centri specializzati dei vari stati membri nell ottica non solo di un assistenza integrata, ma anche di un più elevato livello di promozione e ricerca in campo sanitario. l informazione (ruolo strategico negli Stati membri a livello centrale) come garanzia della libertà di scelta del paziente e come tale strettamente connesse ai temi dell equità, della continuità assistenziale e della qualità delle cure. Un ultima considerazione riguarda il dimensionamento e le cause della mobilità. A livello europeo si ritiene che circa l 1% del budget comunitario per la sanità sia dovuto alla mobilità. I fattori che incoraggiano la ricerca di assistenza sanitaria oltre confine sono: la distanza, laddove il centro di assistenza più vicino si trova nel paese confinante e non in quello di appartenenza (frequente nelle zone di frontiera); il tempo, laddove le liste di attesa nel paese straniero sono sensibilmente più brevi di quelle del proprio paese di appartenenza; la reputazione/conoscenza di uno specialista che opera in un altro paese; 4

5 la qualità percepita dell assistenza fornita in un altro paese; l indicazione diretta, da parte dello Stato di affiliazione, di un centro/specialista in un altro paese; il differenziale di costo (solo per alcuni tipi di cure, ad esempio per quanto riguarda le cure odontoiatriche nei paesi del centro Europa); regole e norme di bioetica differenti vigenti in un altro paese. Il Sole 24 Ore Sanità nel 2001 pubblicava che circa cittadini italiani/anno si curano all estero (mobilità passiva) contro europei che cercano assistenza in Italia (mobilità attiva). In particolare la mobilità passiva italiana è maggiore ad esempio verso Francia (50%), Svizzera (20%). Invece l Italia ha mobilità attiva ad esempio verso Regno Unito (43%), Romania (18%), Polonia (11%). Un ulteriore sfida per i sistemi sanitari europei sarà intercettare questa mobilità transfrontaliera anche verso Paesi non UE come ulteriore opportunità di crescita sia professionale che economica. Allegati: OECD Health Data 2011 % spesa sanitaria vs PIL spesa sanitaria procapite 5

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