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1 PREVENZIONE: NEI PRINCIPI E NELLA PRASSI DEL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE di Luisa Spisni Vicepresidente del Consiglio Nazionale dell Ordine degli Assistenti sociali Livorno, 4 maggio 2005 Credo innanzitutto di dovere un riconoscimento particolare ai rappresentanti di questa università e degli enti territoriali (che quindi ringrazio anche per l invito) che hanno organizzato e collaborano per l attuazione di questo ciclo di seminari su un tema - politiche sociali e cittadinanza sociale - tanto vasto e impegnativo, quanto, negli ultimi tempi, inspiegabilmente desueto nei dibattiti e all attenzione pubblica. Per quanto infatti possa apparire paradossale, la Legge 8 novembre 2000, n. 328 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, attesa da un secolo, da sempre invocata dai tecnici e tanto dibattuta in itinere, sembra avere attenuato e assopito molte delle energie culturali e politiche che sono state cornice e supporto della sua gestazione e della sua nascita. Come se fossero scontate, da più parti si danno per acquisite questioni come l integrazione sociosanitaria, il diritto dei cittadini alla esigibilità delle prestazioni, la priorità della prevenzione come ottica e metodo delle politiche e degli interventi della materia sociale e sociosanitaria, senza che in alcuni casi siano state costruite neppure le premesse indispensabili: che non sono solo politiche ma anche di conoscenza e di partecipazione della collettività a processi di maturazione culturale democratica e civile. Non così la Toscana, regione che ha coltivato e mantenuto nel tempo una sensibilità e una cultura istituzionale che la pongono da tempo all avanguardia anche rispetto ai principi ispiratori ed ai più importanti contenuti innovativi della riforma e che attraverso un costante impegno anche legislativo, nel campo sociale e socio sanitario ha l onore e l onere di essere da tempo fra le regioni leader in Italia. Ancora di più quindi sottolineo l importanza del tema odierno, la prevenzione nel sociale, che, e ancora qui rimarco una specie di difetto di ottica, quasi mai è posta in stretto legame con le 1

2 competenze e il mandato istituzionale del servizio sociale professionale, a cui si preferisce attribuire più marcatamente un ruolo di tipo riparativo e/o di immediata risposta al bisogno del cittadino in situazione di disagio. Il sistema dei servizi sociali e sanitari sta sicuramente affrontando una fase che chiamerei di sofferenza evolutiva, sottoposti come sono da una parte ai numerosi problemi legati alla attuazione nelle sedi territoriali della normativa (legge 328/00, modifiche Titolo V della Costituzione) con tutti i cambiamenti e le innovazioni ad essa legate e dall altra alla necessità e talora all urgenza di affrontare le ricadute che i complessi fenomeni di grande impatto sociale (demografici, culturali, economici) determinano sempre più rapidamente e non sempre prevedibilmente, ponendo nuove domande a chi amministra la cosa pubblica, rappresentando bisogni diversi dei singoli e delle famiglie. Si affacciano sullo scenario infatti insicurezze crescenti per ampie fasce di cittadini, legate a nuove categorie come la precarietà del lavoro, l assorbimento nel tessuto sociale di culture diverse conseguenti alle migrazioni, povertà percepite non più riducibili ad una classe sociale tradizionale, ecc. E, all interno di queste dinamiche, l allargamento progressivo della fascia della popolazione anziana (forse meglio definirla della quarta età), le difficoltà dei giovani ad avviare e trovare percorsi di autonomia, i disagi relazionali nei nuclei familiari complessi, dove le parti più deboli mostrano tutta la loro fragilità. Inoltre le analisi dei fenomeni sociali mostrano sempre più che mentre fino agli anni settanta/ottanta i fenomeni di patologia sociale interessavano determinate fette di popolazione, con particolari connotazioni di rischio, attualmente sono enucleabili delle situazioni di disagio che colpiscono la maggioranza e non la minoranza della popolazione 1. All interno di tali dinamiche,la necessità di fare fronte alle forti spinte che provengono dai cittadini, oltre alla limitatezza delle risorse a disposizione, può fare da velo a chi governa e amministra l ente pubblico e presiede all organizzazione dei servizi (Comuni, aziende sanitarie) circa le scelte prioritarie e gli investimenti di politica sociale da effettuare, inducendo ad indirizzare le risorse 1 Caritas Italiana - Fondazione E. Zancan, Vuoti a perdere - Rapporto 2004 su esclusione sociale e cittadinanza incompiuta, Feltrinelli, Milano,

3 economiche e professionali prioritariamente, a volte unicamente, sul bisogno manifesto, per interventi la cui visibilità sia immediata e spendibile anche sul piano dell immagine dell amministrazione e ponendo meno interesse, invece, per programmi ad onda lunga, benché con ricadute e benefici più duraturi e qualitativamente più rilevanti. Gli assistenti sociali rappresentano la professione forse maggiormente incardinata nel sistema dei servizi alla persona, sia negli ambiti cosiddetti di base che specialistici; e soprattutto sono stati partecipi e attori insieme ad altre figure professionali di quelle grandi trasformazioni che si sono andate sviluppando fin dalla legge di riforma sanitaria 833/78, che ha fra i suoi meriti, fra l altro, quello di avere introdotto e fissato il concetto di integrazione socio-sanitaria anche nell organizzazione dei servizi, con la nascita dei Consorzi sociosanitari prima e successivamente delle USL, riforme che hanno visto da allora la collocazione degli assistenti sociali anche dell intero Servizio Sanitario Nazionale. In seguito, essi hanno condiviso pienamente la logica e il metodo perseguito con i Progetti Obiettivo ( introdotti dalla legislazione sanitaria e ribaditi nella sostanza dal Piano sanitario 1998/2000) per affrontare tematiche complesse come quelle relative alla salute mentale, alla tutela della maternità e infanzia, all handicap o disabilità, alla tossicodipendenza, alle problematiche dell autosufficienza/non-auto degli anziani, trovando in quelle modalità operative il superamento della prestazione prettamente assistenzialistica e l affermazione del diritto della persona al rispetto della sua globalità. Concetti chiave: il rafforzamento della integrazione anche istituzionale tra assistenza sanitaria e sociale, la valorizzazione della prevenzione, l indicazione di privilegiare la territorialità e la domiciliarità dell assistenza, l integrazioni delle prestazioni, delle risorse e delle responsabilità professionali sul progetto individualizzato. In questo il servizio sociale ha riconosciuto aspetti molto importanti della propria cultura e della sua prassi. Infatti, l azione del servizio sociale professionale si pone, per principi e metodi, per contenuti scientifici e culturali della formazione specifica, per precisi riferimenti deontologici, in una ottica di emancipazione dal bisogno e di promozione al benessere attraverso il superamento della dipendenza e dell assistenzialismo. 3

4 Essa mette in atto processi di aiuto che hanno comunque e in ogni caso l obiettivo della responsabilizzazione massima e della autodeterminazione compatibile, nel rispetto e nella valorizzazione delle capacità soggettive, in una duplice direzione: nei confronti della persona (singolo,famiglia,gruppo), nei confronti della società, intesa sia nel senso micro (comunità locale) che macro (regione, Stato). Questi aspetti caratterizzanti la professione costituiscono le sue fondamenta e sono espressi nel Codice deontologico che il Consiglio Nazionale dell Ordine ha emanato nel 1998 ed ha rivisitato nel 2002 alla luce dei mutamenti inerenti la normativa della professione, come ad esempio la legge sul segreto professionale (Legge 3 aprile 2001, n ), e delle politiche sociali. Il codice deontologico, vincolante per l esercizio della professione, non costituisce infatti solo il fondamentale riferimento filosofico ed etico per gli assistenti sociali. In esso vengono bensì rappresentate le basi dell agire professionale, le linee guida che devono orientare ed entro cui rintracciare non solo il senso e le finalità generali del proprio lavoro ma anche le indicazioni dei modi e i mezzi attraverso i quali esso si esplica, e che, appunto, ne connotano l identità. Né potrebbe essere altrimenti. Il campo operativo cui si rivolge il servizio sociale è quello in cui si muovono soggetti deboli cui devono essere indirizzati progetti di aiuto in grado di sviluppare o stimolare le migliori capacità di autodeterminazione per la soluzione dei problemi, utilizzando in via prioritaria la relazione fra professionista e utente. 2 Legge 3 Aprile 2001, n. 119 "Disposizioni concernenti l obbligo del segreto professionale per gli assistenti sociali" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2001 Art. 1. (Obbligo del segreto professionale) 1. Gli assistenti sociali iscritti all albo professionale istituito con legge 23 marzo 1993, n. 84, hanno l obbligo del segreto professionale su quanto hanno conosciuto per ragione della loro professione esercitata sia in regime di lavoro dipendente, pubblico o privato, sia in regime di lavoro autonomo libero-professionale. 2. Agli assistenti sociali di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui agli articoli 249 del codice di procedura civile e 200 del codice di procedura penale e si estendono le garanzie previste dall articolo 103 del codice di procedura penale per il difensore. 3. Agli assistenti sociali si applicano, altresì, tutte le altre norme di legge in materia di segreto professionale, in quanto compatibili. Art. 2. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 4

5 Devono essere quindi molto chiari e rigorosi i principi e le premesse su cui si muovono questi rapporti e i processi che ne derivano. Dal Codice Deontologico dell Assistente sociale: Titolo II, Principi: art. 6. La professione è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; ne valorizza l autonomia, la soggettività, la capacità di assunzione di responsabilità; li sostiene nell uso delle risorse proprie e della società nel prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio e nel promuovere ogni iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione. art. 7. L assistente sociale pone la persona al centro di ogni intervento. Considera e accoglie ogni persona portatrice di una domanda, di un bisogno, di un problema come unica e distinta da altre in analoghe situazioni e la colloca entro il suo contesto di vita, di relazione e di ambiente, inteso sia in senso antropologico-culturale che fisico. Titolo III, Responsabilità dell assistente sociale nei confronti della persona utente e cliente: art. 11. L assistente sociale deve impegnare la sua competenza professionale per promuovere la piena autodeterminazione degli utenti e dei clienti, la loro potenzialità ed autonomia, in quanto soggetti attivi del progetto di aiuto. E più avanti, vengono definiti i doveri del professionista in ordine alla partecipazione e promozione al benessere sociale: Titolo IV, Responsabilità dell assistente sociale nei confronti della società: art. 33. L assistente sociale deve contribuire a sviluppare negli utenti e nei clienti la conoscenza e l esercizio dei propri diritti-doveri nell ambito della collettività, promuovere e sostenere processi di maturazione e responsabilizzazione sociale e civica, favorire percorsi di crescita anche collettivi che sviluppino sinergie e aiutino singoli e gruppi, anche in situazione di svantaggio. art. 34. Nelle diverse forme dell esercizio della professione l assistente sociale non può prescindere da una precisa conoscenza della realtà socio-territoriale in cui opera e da una adeguata considerazione del contesto culturale e di valori, identificando le diversità e la molteplicità come una ricchezza da salvaguardare e da difendere. E su queste premesse che il lavoro degli assistenti sociali diventa terreno di incontro con le finalità della prevenzione in campo sociale e se ne fa promotore, con un approccio sistemico ed ecologico anche multi-professionale e integrato, attraverso i suoi programmi. Attraverso la relazione, l accompagnamento e il sostegno, il lavoro di rete,la ricerca e il potenziamento di risorse partendo dallo stesso utente e dal suo ambiente di vita, il fine è quello di 5

6 sviluppare il più possibile capacità autonome compatibili per contrastare il bisogno e la dipendenza assistenzialistica, prevenendo o riducendo il rischio di aggravamento e cronicità, inabilità ed emarginazione. In questo sta la tipologia dell azione del servizio sociale che ne rivela la sua autentica missione: aiutare ad aiutarsi, a capire come poterlo fare (o fare meglio) servendosi delle risorse proprie e della comunità, per potere, in seguito, essere (più) autosufficienti ed autonomi. E importante che ciò venga compreso e condiviso sia dall ente che eroga che dall utente che ne è beneficiario,in quanto richiede un ruolo partecipato e attivo del cittadino:in questo senso anche la collettività può trovare giusto che i servizi sociali siano orientati a questa ottica di lavoro - e che le Istituzioni vi investano - non solo perché eticamente più corretto ma anche perché conveniente, sul piano dell efficacia a lungo termine. Non si deve con questo intendere che si ritenga svuotato di senso e di contenuto l intervento di tipo prettamente assistenziale,che può essere indispensabile mezzo per trovare nel breve tempo un argine al bisogno acuto,così come ai problemi di emergenza sociale sempre più frequenti : ma non si può prescindere da una visione complessiva e globale del problema e da una idea progettuale individualizza e concordata entro cui questo atto si deve collocare. E questo è, credo e sottolineo, compito del servizio pubblico, che deve anche misurare l efficacia e la produttività degli strumenti che mette a disposizione dalla possibilità (probabilità) che i problemi affrontati tendano a diminuire di intensità o non si ripresentino. Sotto questo profilo si ritiene che siano motivate le riflessioni anche critiche che professionisti e organizzazioni di cittadini rivolgono ad alcune tipologie di politiche e di welfare realizzate in qualche Regione in seguito ai trasferimenti delle competenze nel settore, in particolare a quelle forme di interventi che, a fronte di un problema complesso, prevedono un bonus economico per l acquisto di un servizio a scelta del cittadino; o ancora ad interventi di tipo economico con criteri predeterminati, per settori (al secondo o terzo figlio, ecc.). Pur non escludendo che tali interventi possano in alcuni casi essere adeguati ai bisogni di alcune fasce di cittadini,ad essere in discussione non è tanto il fatto che il cittadino possa scegliere il tipo di servizio quanto il timore che non ci siano sufficienti garanzie o venga a mancare un progetto di promozione globale verso obiettivi di migliore qualità di vita o perché difficile da perseguire o perché la risorsa economica si esaurisce rapidamente. Cosa questa particolarmente preoccupante 6

7 quando, come spesso in questi casi,non c è partecipazione attiva dell utente per il quali viene chiesto l intervento in quanto o troppo inabile o minore. In questo senso hanno espresso preoccupazioni anche alcune associazioni di volontariato che, in Lombardia, sono vicine alle famiglie portatrici di problematiche di salute mentale e che rappresentano i pericoli di interventi non coordinati, parziali, mirati più al controllo che ad una migliore prospettiva di vita per la persona affetta dal disturbo. La necessità di fare riferimento ad un progetto globale è di particolare importanza in aree ad alta complessità come quella della salute mentale, area che in Toscana, peraltro, ha visto e vede esperienze molto interessanti, in cui il Servizio sociale ha un ruolo strategico determinante, soprattutto nei casi di gravi scompensi in fase giovanile. Gli interventi medici e psicoterapeutici non sono quasi mai sufficienti, da soli, a predisporre, nella famiglia e nell ambito di vita di chi è affetto da gravi disturbi psichici (scuola, lavoro, tempo libero), condizioni tali da prevenire recidive, aggravanti, cronicità. Uscire da situazioni prolungate o acute di crisi, da esperienze dolorose come ripetuti ricoveri in reparti psichiatrici o devastanti come il T.S.O., ma soprattutto prevenire tutto questo è percorso lento e complesso, che necessita di un lavoro allargato su più piani e a più mani. Occorrono, accanto alle cure mediche, interventi che mirino a riposizionare la persona nel tessuto sociale, che tolgano ostacoli al percorso di integrazione e di autonomia, che favoriscano l accettazione e il reinserimento. E allora gli interventi necessari possono coinvolgere la formazione professionale, la ricerca di attività mirate di lavoro;e poi attività di sostegno alla famiglia e nell ambiente che favoriscano anche la crescita della possibilità di relazioni positive, di conoscenza di sé e l aumento della autostima, terreno e basi indispensabili per il lavoro di contrasto e la prevenzione del disturbo. Questa è l indispensabile attività che svolge il servizio sociale con o nei D.S.M del territorio, in un rapporto che non è sempre facile anche in relazione alla configurazione e alla organizzazione dei servizi, dove la necessità di continuità degli interventi può a volte scontrarsi con la discontinuità e la carenza di personale assistente sociale nei distretti e nei comuni:cosa questa sempre più frequente. Tutto questo per sottolineare quanto sia importante che l istituzione pubblica assuma le proprie responsabilità in ordine agli indirizzi delle politiche sociali e in particolare eserciti i suoi compiti 7

8 primari nel campo della difesa dei più deboli, soprattutto laddove questo significa mettere in campo oltre alla buona professionalità degli operatori, il monitoraggio dei bisogni e la lettura della loro complessità e interdipendenza,quindi le coerenti azioni di previsione,di programmazione e di verifica. In questo senso si considera essenziale che il lavoro degli assistenti sociali sia presente nei tavoli tecnici preparatori e nella stesura dei piani di zona e nei momenti di dibattito e di concertazione con i vari soggetti pubblici e privati che concorrono alla definizione e alla attuazione dei programmi. La loro formazione, la loro conoscenza e la loro ottica circolare dei problemi sono risorse indispensabili anche in relazione alle ricadute ai vari livelli di operatività. In queste sedi territoriali vengono definite le priorità e vengono anche presi accordi per gli impegni relativi alla allocazione delle risorse economiche, ai tempi e modi di esecuzione dei programmi stessi. Questioni di non trascurabile rilievo se si considera che l importanza e l efficacia di molti programmi (si pensi ai settori infanzia adolescenza,disagio e disabilità) risiede in gran parte nella precocità, tempestività e nella continuità degli interventi. E necessario prendere atto ed essere tutti più consapevoli non solo delle competenze che gli assistenti sociali hanno consolidato nel tempo ma anche di quante ne hanno sviluppato e potenziato in rapporto alle innovazioni e alle sfide che hanno affrontato, culturali e formative innanzitutto, e nel continuo confronto sul campo anche con altre professioni. Aree considerate eccezionali o discrezionali come la direzione dei servizi, la presenza attiva nella pianificazione e nella programmazione integrata, la consulenza, mostrano una maturità di questa professione, che peraltro con la riforma universitaria ha acquisito, come è noto, un percorso completo (Laurea e Laurea magistrale ex specialistica) che ampiamente la legittima a questi compiti. I profili dell assistente sociale e assistente sociale specialista, contenuti nel D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328, indicano le funzioni attribuite a questi professionisti funzioni che lo stato ha inteso tutelare, inserendo la professione fra quelle ordinistiche ed istituendo quindi l Ordine ed il relativo Albo professionale con la Legge 23 marzo 1993, n D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328 Modifiche e integrazioni della disciplina dei requisiti per l ammissione all esame di Stato e delle 8

9 Come è ben evidente, se si può dire che l ottica della prevenzione deve ritenersi indispensabile, quasi connaturata e niente affatto residuale nella prassi dell assistente sociale quando affronta il caso singolo secondo un progetto individualizzato, tuttavia è quando si interviene con un più ampio respiro a livello di pianificazione e di programmazione, nella progettazione per la realizzazione di servizi per predisporre le priorità e le risorse,per costruire le alleanze e le reti, che si definiscono i presupposti metodologici e operativi che tengano conto non solo e non tanto di percorsi riparativi, che si coglie il significato più proprio e completo dell azione del servizio sociale. E quindi qui il discorso non può non coniugarsi con le politiche sociali,alla necessità che gli assistenti sociali pongano una attenzione vigile e attiva al loro sviluppo e si adoperino affinché tali politiche siano massimamente indirizzate alla tutela e alla crescita di opportunità per le aree svantaggiate e a potenziale rischio. relative prove per l esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale S.O. n. 212/L del 17 agosto 2001 Art. 21. Attività professionali 1. Formano oggetto dell attività professionale degli iscritti nella sezione A, ai sensi e per gli effetti di cui all articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa, oltre alle attività indicate nel comma 2, le seguenti attività professionali: a) elaborazione e direzione di programmi nel campo delle politiche e dei servizi sociali; b) pianificazione, organizzazione e gestione manageriale nel campo delle politiche e dei servizi sociali; c) direzione di servizi che gestiscono interventi complessi nel campo delle politiche e dei servizi sociali: d) analisi e valutazione della qualità degli interventi nei servizi e nelle politiche del servizio sociale; e) supervisione dell attività di tirocinio degli studenti dei corsi di laurea specialistica della classe 57/S -Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali; f) ricerca sociale e di servizio sociale: g) attività didattico-formativa connessa alla programmazione e gestione delle politiche del servizio sociale. 2. Formano oggetto dell attività professionale degli iscritti nella sezione B, ai sensi e per gli effetti di cui all articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa, le seguenti attività: a) attività, con autonomia tecnico-professionale e di giudizio in tutte le fasi dell intervento sociale per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie. gruppi e comunità in situazioni di bisogno e di disagio, anche promuovendo e gestendo la collaborazione con organizzazioni di volontariato e del terzo settore; b) compiti di gestione, di collaborazione all organizzazione e alla programmazione; coordinamento e direzione di interventi specifici nel campo delle politiche e dei servizi sociali; c) attività di informazione e comunicazione nei servizi sociali e sui diritti degli utenti; d) attività didattico formativa connessa al servizio sociale e supervisione del tirocinio di studenti dei corsi di laurea della classe 6 - Scienze del servizio sociale: attività di raccolta ed elaborazione di dati sociali e psicosociali ai fini di ricerca. 9

10 E soprattutto ai professionisti che si pongono a questi livelli di intervento che chiediamo un forte impegno nell utilizzo delle competenze per lo sviluppo del servizio sociale nella logica preventiva e promozionale. Dal Codice Deontologico dell Assistente sociale: Titolo IV, Responsabilità dell assistente sociale nei confronti della società: art. 36. L assistente sociale deve contribuire alla promozione, allo sviluppo ed al sostegno di politiche sociali integrate favorevoli alla emancipazione di comunità e gruppi marginali e di programmi finalizzati al miglioramento della loro qualità di vita. art. 37. L assistente sociale ha il dovere di porre all attenzione delle istituzioni che ne hanno la responsabilità e della stessa opinione pubblica situazioni di deprivazione e gravi stati di disagio non sufficientemente tutelati. art. 38. L assistente sociale deve conoscere i soggetti attivi in campo sociale, sia privati che pubblici, e ricercarne la collaborazione per obiettivi e azioni comuni che rispondano in maniera articolata, integrata e differenziata a bisogni espressi, superando la logica della risposta assistenziale e contribuendo alla promozione di un sistema di rete integrato. Ed è una ottica che è sempre più necessaria anche in quel luogo e in quel tempo/spazio che, nei vari sistemi, si configura come la porta di accesso alla domanda del cittadino utente. Intendo riferirmi qui alla funzione del segretariato sociale, sottolineando l importanza che questo delicato compito sia pensato e vincolato ad una dimensione professionale specifica, con contenuti e valenza tecnica che soli ne possono fare un importante momento non solo di accoglimento ma anche di consulenze e di orientamento competente. art. 39. L assistente sociale deve contribuire ad una corretta e diffusa informazione sui servizi a favore delle persone per l accesso e l uso delle risorse e delle opportunità per tutti. Sembra il caso inoltre di sottolineare che il segretariato sociale costituisce un ambito di intervento esplorativo in relazione alle problematiche emergenti, portando dati e informazioni da cui, se bene analizzati, si possono trarre indicazioni utili per i piani di intervento, per definire gli obiettivi, i tempi, le priorità, le risorse economiche e professionali da mettere in campo. In questa fase è anche in gioco un aspetto cruciale per i servizi alla persona: una prima valutazione del bisogno rappresentato può costituire un aiuto al ridimensionamento del problema; o, al contrario,può portare ad una sua importante ridefinizione, con tutte le ricadute che questo avrà nell uno o nell altro caso. 10

11 E importante che venga sentita e riconosciuta da parte del cittadino la disponibilità alla relazione e la competenza del professionista che accoglie la sua richiesta: anche la dispersione della domanda e lo scoraggiamento del cittadino hanno riflessi negativi su diversi piani. Ed è altrettanto importante che l approccio sia in grado di realizzare da subito una visione trasversale e dinamica della situazione presentata, ne comprenda le possibili interconnessioni degli elementi in gioco. Spesso problemi complessi o anche drammatici si nascondono dietro atteggiamenti confusi o richieste improprie. In questi casi l allontanamento nel tempo di una presa in carico può rivelarsi molto negativo per l evoluzione di uno stato di crisi. Si pensi a problematiche al cui centro si trovano implicati bambini o adolescenti, a serpeggianti situazioni di disagio in cui si mescolano povertà (vecchie e nuove) a disturbi mentali più o meno riconosciuti, a quanto possa essere grave una mancata individuazione o la sottovalutazione di elementi importanti, ancorché poco chiari. E quanto può essere determinante avviare il processo di aiuto individuando i segnali precoci. Sono interessanti, a questo riguardo, i progetti di nuovi modelli organizzativi che si stanno avviando anche in Toscana su vaste aree, dove attraverso la costruzione di procedure condivise dai vari soggetti, si tende a superare la disomogeneità dell accesso ai servizi sociali e della presa in carico, la frammentazione dei percorsi relativamente all integrazione sociosanitaria, le difficoltà della progettazione multidisciplinare (vedi bibliografia ). I consultori familiari si prestano a rappresentare un esempio di struttura ad alta integrazione adeguato a questo tipo di approccio: non solo interventi programmati per la prevenzione, ma anche interventi che appoggiano e accompagnano processi di maturazione diretti a rendere più consapevoli le persone affinché apprendano e sviluppino la capacità di affrontare e cercare di risolvere i propri problemi. Le sofferenze economiche possono indurre le aziende sanitarie a tagliare fondi e personale per queste attività territoriali e in molti casi questo avviene facendo assumere a queste strutture aspetti inadeguati e poco riconoscibili rispetto ai servizi che devono offrire. Dovrebbero invece essere un terreno di continua promozione e innovazione, in quanto importanti luoghi di accesso ai giovani oltre che alle famiglie, soggetti per i quali è indispensabile un forte 11

12 impegno, che va oltre l atto e la prestazione (sanitaria),che,sola,avrebbe altro senso e potrebbe realizzarsi anche in struttura tipicamente sanitaria. I fatti gravi di cronaca che riguardano bambini e genitori che spesso vengono portati al clamore dei mass media ci dicono quanto poco conosciuta e poco visibile sia l attività quotidiana dei professionisti del sociale, e quanto ancora ci sia da fare per far si che l attività indirizzata alle famiglie disagiate, alle persone in stato di marginalità diventi una rete di prevenzione e protezione per i più deboli, i bambini in primo luogo. Credo che faccia parte dei compiti che le istituzioni pubbliche hanno nei confronti dei cittadini e della pubblica opinione quello di essere promotori dei servizi che lo stato predispone negli ambiti di tutela di interesse primari quali la sicurezza e il benessere dei soggetti più fragili della società anche allo scopo di favorirne il loro migliore utilizzo. Di questo gli assistenti sociali sono molto consapevoli. E ritengono che occorre credere e investire in politiche sociali lungimiranti, nazionali e territoriali, congruenti e coerenti alle indicazioni della legge quadro e del piano sociale nazionale, che non a caso inserisce servizio sociale e segretariato sociale nei livelli essenziali di assistenza. Tuttavia alcuni segnali portano ad essere, al momento, molto pessimisti sul quadro generale in cui si muovono le politiche nazionali negli ambiti che hanno riflessi e ricadute certe sullo stato dei servizi sociali, in particolare quelle rivolte alla prevenzione dei disagi nell area maggiormente esposta e più bisognosa di tutela come quella dei minori. Lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, un recente decreto legge relativo alle adozioni internazionali, presentato dal Ministro per le pari opportunità e approvato dal consiglio dei ministri senza che intorno all argomento sia stato possibile un qualsiasi dibattito. Con tale provvedimento vengono eliminati gli interventi degli assistenti sociali e degli psicologi in tutta la fase preparatoria dell adozione: il lavoro con la coppia genitoriale di valutazione e sensibilizzazione, di sostegno e accompagnamento rispetto ad una scelta che mette in gioco molti equilibri ma che soprattutto definisce la vita di una persona - il bambino - che non ha voce e non può scegliere. Il decreto sembra sottovalutare questi aspetti dal momento in cui rimanda al solo giudice la potestà di decidere l idoneità o meno della richiesta, salvo richiedere l intervento a posteriori nel caso emergano, a cose fatte, problemi rilevanti e disfunzioni. 12

13 E evidente come scelte di questo tipo, motivate dalla necessità di snellire le procedure e togliere il più possibile ostacoli alla volontà di chi vuole adottare, nascono anche da una disaffezione al ruolo e al mandato che il servizio pubblico deve avere su una materia di rilevanza primaria. Altrettanto evidente è che se si antepone l interesse di chi vuole adottare prescindendo da un rigoroso e indispensabile percorso di sensibilizzazione e responsabilizzazione, non si tutela in via prioritaria l interesse, la salute, la serenità futura del bambino, che potrebbero essere a rischio, né si prevengono disturbi possibili conseguenti a scarsa preparazione e/o ad aspettative errate. L Ordine nazionale degli assistenti sociali ha fatto sentire il suo motivato dissenso, dissenso che accomuna tutta la comunità professionale e anche altri soggetti dei servizi pubblici e privati esperti dell area, come alcune associazioni di volontariato preoccupate anche rispetto al loro ruolo. Anche fra i magistrati per i minori, che hanno lunga pratica di collaborazione con i servizi sociali sia interni alla giustizia minorile che del territorio, si sono alzate voci in totale disaccordo tra le quali quella del Presidente del Tribunale per i minori di Firenze. Ma la domanda è anche: quali e quanti problemi, nel tempo, si determineranno per non avere attuato quegli interventi preventivi che vengono ora giudicati lungaggini scoraggianti? Il lavoro di prevenzione nel sociale non ha un ritorno immediato, è poco visibile, spesso non è neppure richiesto dai cittadini interessati. E difficile misurarne la quantità se non si pone l accento sulla qualità e l attenzione sugli aspetti che vanno oltre la prestazione e il binomio domanda / risposta, a quegli aspetti cioè che vanno nella direzione di promuovere cambiamenti nelle persone attraverso la relazione e l interazione, di sviluppare movimenti che producano possibilità di migliorare la (auto)-gestione dei problemi dei cittadini utenti dei servizi, anche attraverso una diversa lettura delle loro situazioni problematiche, a modalità di intervento che utilizzano molto il connettere, che ricercano un uso più dinamico ma più responsabile, mirato e consapevole delle risorse,da quelle personali e interne dell utente e della sua rete a quelle esterne della comunità e del territorio. Si rende forse necessario un rinnovato entusiasmo nel lavoro sociale, politico e sociale insieme. Serve forse ricercare basi comuni di riconoscimento e di identificazione, confrontarsi su qualcosa che non può non riguardare valori umani, sociali, culturali. 13

14 A questo proposito ritengo sia di grande utilità, problemi finanziari permettendo, proporre attività di aggiornamento congiunto e integrato su aree tematiche ad alta complessità, fra operatori delle varie professionalità, operatori e amministratori ed altri soggetti, se del caso, istituzionali e non, che si ritrovano anche a livelli diversi ad affondare gli stessi problemi, magari da posizioni o ottiche differenti. Sono laboratori di integrazione delle conoscenze, facilitatori delle buone relazioni fra professionisti e delle prassi condivise. Comunque la necessità di meglio definire, qualificare e quantificare, codificare e valutare le varie tipologie di interventi nel campo del servizio sociale, anche in considerazione di rinnovati modelli operativi, impongono un attenta riflessione agli assistenti sociali ed in particolare alla sua maggiore rappresentanza istituzionale quale è l Ordine professionale, che se ne sta facendo carico anche attraverso un costante monitoraggio delle politiche, dei servizi e della realtà operativa nelle varie regioni. Tutto questo riguarda molto da vicino tutta la comunità professionale in ogni sua espressione e in primo luogo l ambito di formazione universitaria degli assistenti sociali, ambito in cui il Consiglio Nazionale dell Ordine ha profuso molto impegno anche per mantenere un percorso formativo specifico e completo all interno delle riforme in atto. La collaborazione con il mondo accademico vede ancora molto impegnati gli organi di rappresentanza di questa professione, che con una sua connotazione precisa, una storia lunga di lavoro che si è sedimentata nei servizi alla persona, vuole stare al passo con i cambiamenti sociali e culturali e non si sottrae alle sfide. 14

15 BIBLIOGRAFIA: Codice deontologico dell'assistente sociale Ordine degli assistenti sociali - Consiglio Nazionale Roma, 6 aprile 2002 estratti di M. Dal Pra Ponticelli, L. Gui, P. Rossi e altri 1. e 2. Rapporto sulla situazione del servizio sociale EISS (Ente Italiano di Servizio Sociale), 2001/2003 E.Freidson Professionalismo, la terza logica Dedalo, 2002 A.Campanini Il ruolo del servizio sociale professionale alla luce della legge di riforma in Rassegna di Servizio Sociale n. 2/2002 EISS (Ente Italiano di Servizio Sociale), 2002 M. Diomede Canevini e T. Vecchiato (a cura di) L'integrazione delle professioni nei servizi alle persone Centro Studi Zancan, Padova, 2002 O. Okely Front office e segretariato sociale in Prospettive sociali e sanitarie n. 3 IRS Istituto per la Ricerca Sociale, Milano, febbraio 2005 M. Cai L'accesso nei servizi sociali e sociosanitari:un progetto sperimentale in Studi Zancan n. 5/04 Fondazione E. Zancan, Padova, 2004 M. Pittaluga L'estraneo di fiducia. Competenze e responsabilità dell'assistente sociale Carocci Editore, Roma, 2000 Famiglie e politiche di welfere in Italia: interventi e pratiche - vol. I Osservatorio Nazionale sulla famiglia Il Mulino, Bologna, 2005 Valerio Ducci Politiche sociale, lavoro sociale e diritti di cittadinanza in Centralità dell'uomo e scelte etico-politiche e operative Quaderni della Scuola per assistenti sociali, n. 3 Università degli Studi di Siena, dicembre 1990 Infanzia, adolescenza e città sostenibili: un convegno in Emilia Romagna Autonomie locali e servizi sociali n. 2/2004 Il Mulino, Bologna, 2004 Piano d azione sui minori in Toscana Autonomie locali e servizi sociali n. 2/2004 Il Mulino, Bologna, 2004 G. Muscatello L assistente sociale nel ruolo di coordinatore dei servizi: tra continuità e innovazione professionale in Rassegna di Servizio Sociale n. 4/2004 EISS (Ente Italiano di Servizio Sociale),

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