LE BASI BIOLOGICHE DEL LINGUAGGIO

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1 1 LE BASI BIOLOGICHE DEL LINGUAGGIO Il linguaggio è un sistema che mette in relazione significati con suoni. Sistema inteso nel suo significato proprio di dispositivo costituito da più componenti, ciascuna delle quali svolge il proprio ruolo interagendo con le altre. Vi sono dei sistemi artificiali, inventati dall uomo, come ad esempio la scrittura. La scrittura è un sistema (le cui unità sono le lettere o grafemi), che richiede il lavoro del cervello e di vari organi del corpo umano; ma non è un sistema naturale. Il linguaggio è invece un sistema naturale, ovvero un sistema biologico (Chomsky lo ha anche chiamato organo del linguaggio ). Non tutti i linguisti condividono l idea che il linguaggio abbia delle basi biologiche, cioè che, nella sua essenza e nei suoi fondamenti, sia una facoltà naturale e biologicamente determinata della specie umana. Alcuni ritengono al contrario che le lingue naturali siano dei sistemi convenzionali culturalmente trasmessi, basati su facoltà cognitive generali, cioè non specificamente linguistiche, e sviluppati per finalità comunicative. La concezione secondo cui l abilità linguistica sia in effetti una facoltà biologicamente determinata si fonda su una serie di osservazioni, che riguardano il modo in cui gli umani apprendono e usano il linguaggio. Vediamone alcune. ACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO Un bambino impara a usare la sua lingua in pochi anni, molto prima di andare a scuola, e lo fa in modo spontaneo, senza un impegno particolare, mentre è impegnato ad imparare altre cose importanti (camminare, socializzare). E questo avviene per tutti i bambini, quelli più seguiti e stimolati e quelli deprivati di attenzione o anche quelli che possono avere difficoltà di apprendimento. Nonostante le differenze individuali, l acquisizione avviene per tappe di sviluppo predeterminate, in tempi relativamente veloci e sostanzialmente uguali per tutti gli individui. Se guardiamo cosa succede ad un adulto che vuole imparare una lingua, ci accorgiamo che è tutto diverso. Anche quelli che trovano minori difficoltà, hanno bisogno di applicazione, di studio, della guida di un insegnante, di una forte motivazione. E difficilmente si arriva al punto di controllare completamente la seconda lingua. Un dato interessante è che i bambini in genere non hanno un modello molto ricco e coerente della lingua. Le persone intorno a loro non pronunciano sempre enunciati perfetti e coerenti, anzi spesso è vero il contrario (false partenze, frasi frammentarie). Ha poca importanza anche l intervento correttivo da parte degli adulti. Gli adulti, infatti, quando intervengono direttamente tendono a correggere soprattutto aspetti riguardanti l uso del linguaggio, cioè la pragmatica; ad esempio possono dire Non si dice voglio, si dice vorrei ; oppure Si dice grazie. A volte viene la correzione riguarda

2 2 aspetti della morfologia, ad esempio le forme dei verbi irregolari: Non aprito, aperto ; ma i bambini sono in genere refrattari a recepire le correzioni, e continuano per un certo periodo ad usare le forme regolari (è il momento in cui stanno imparando le regole). E raro che si corregga la pronuncia; e anche quando succede i bambini sembrano in genere non recettivi: - Com è il latte? -Banco -No, bianco; prova, bianco - Bianco - Brava, il latte è? - Banco Gli studi fatti sull acquisizione mostrano che il bambino non procede alla cieca nel capire come funziona la lingua, nel costruirsi nella mente la grammatica della sua lingua. Non procede cioè per tentativi ed errori (come fa, ad esempio, con la scrittura); per la maggior parte di ciò che impara, segue un percorso che appare predefinito (perché sostanzialmente parallelo in tutti i bambini di tutte le lingue), che è non dipende non da ciò che viene detto intorno a lui. Acquisizione della fonologia Su questo sono state scoperte alcune cose importanti, che non ci si aspetterebbe. I neonati percepiscono molte più differenze fonologiche degli adulti; questo è in accordo col fatto che un neonato deve poter imparare qualsiasi lingua, e quindi deve saper cogliere la differenza tra tutti i possibili suoni usati dalle lingue naturali. E solo in un secondo momento che potrà concentrarsi sui suoni significativi per la lingua a cui è esposto. Nei primi 10 mesi di vita il bambino perde progressivamente la capacità di riconoscere suoni che non sono presenti nella lingua che sta imparando. A circa un anno di vita, le differenze che non sono distintive in questa lingua, non sono più percepite. Ad esempio, i neonati distinguono [la] e [ra]; ma mentre un bambino di 10 mesi italiano continuerà a distinguerli, non è così in genere per un bambino giapponese, per il quale la differenza tra i due suoni non è significativa. Il bambino giapponese la dimentica, e da allora in poi non saprà né riconoscerla, né pronunciarla. Fin dai primi giorni il bambino emette molti suoni e vocalizzi, ma è solo intorno ai 6 mesi che questi suoni hanno una forma regolare, cioè quella di sillabe: comincia il fenomeno del balbettio o lallazione che consiste di sillabe Consonante-Vocale (di preferenza vocale la [a]). Sicuramente la lallazione è anche un esercizio motorio, un allenamento al parlato; ma è sicuramente qualcosa di previsto dalla natura specificamente per il linguaggio, visto che non solo tutti i bambini passano attraverso questa fase, ma anche i bambini sordi, che imparano le lingue dei segni, passano attraverso una fase di balbettio manuale, in cui ripetono ritmicamente alcuni movimenti manuali, che non hanno alcun significato.

3 3 Acquisizione del lessico Il primo problema che si presenta al bambino è quello della segmentazione, cioè la suddivisione degli enunciati in parole; compito non facile, dal momento che il parlato nelle lingue naturali è un flusso ininterrotto di suoni, solo ogni tanto ogni tanto intervallato da momenti di silenzio. Per fare questo il bambino utilizza degli indizi, come la posizione dell accento, o la durata delle sillabe. Studi al riguardo hanno mostrato che i bambini fanno delle analisi di tipo statistico che gli permettono di arrivare a capire dove stanno i confini tra una parola e l altra. Si parte da alcune più semplici (il proprio nome, e quello di altri protagonisti della vita quotidiana) e poi da lì si parte per arrivare a segmentare tutto il lessico. Un altro problema è capire il significato delle parole. All inizio infatti il bambino riconosce le parole senza sapere che hanno un significato; è verso i mesi che comincia la scoperta dei significati. Per questo è necessaria una stretta correlazione tra parola e oggetto, e questa situazione è favorita dal tipo di scambi che il bambino ha: ripetitivi, concreti, riferiti a circostanze e entità presenti, spesso indicate con le mani. A circa 12 mesi il bambino sa riconoscere circa 70 parole, ma non ne pronuncia ancora. Compaiono dopo questa fase le protoparole, cioè sequenze fisse tipo lala, nanna, che hanno un significato, o alcuni significati per il bambino e per chi lo conosce. Le prime vere parole si riferiscono a cose che il bambino sente o vede, presenti e concrete. E l inizio dell acquisizione di parole dal significato stabile e generale, che è graduale, ma non omogenea. Verso i 24 mesi inizia l esplosione lessicale, una fase in cui il bambino arriva a imparare anche 50 parole nuove a settimana. Acquisizione della morfosintassi Fino a mesi circa, i bambini pronunciano parole isolate. Ma in realtà non si tratta semplicemente di parole, si tratta più precisamente di enunciati olofrastici. Se osserviamo bene, queste parole sono prodotte con un intenzione comunicativa precisa, e spesso hanno un intonazione appropriata. Sono enunciati interpretabili solo in relazione al contesto. A questo punto, quando sanno usare circa 50 parole, i bambini cominciano a fare le prime combinazioni. Si tratta di frasi brevissime, costituite in genere da due parole: Latte tanto, palla giù, lupo scappa Oltre ad essere brevi, queste frasi sono diverse dal target, perché non contengono parole funzionali (ausiliari, articoli preposizioni). Però esprimono delle relazioni strutturali (nome-modificatore, nomeluogo; agente-verbo). Il bambino sta scoprendo un mondo di relazioni intorno a sé, ma non le esprime in modo casuale, le esprime in modo linguistico, cioè usando strutture che sono quelle della lingua. In diversi studi, condotti su numerosi bambini, si è visto che tutti i bambini imparano secondo uno sviluppo morfologico e sintattico prevedibile. Questo dimostra che l acquisizione non è un processo passivo, ma segue una direzione che è determinata naturalmente, e non culturalmente.

4 4 PERIODO CRITICO DELL ACQUISIZIONE Molti studiosi ipotizzano che esista periodo critico per l acquisizione del linguaggio. Il periodo critico è una fase della vita di un organismo in cui esso presenta una spiccata sensibilità agli stimoli esterni che sono necessari allo sviluppo di una determinata abilità; l abilità non si sviluppa, o si sviluppa solo parzialmente, se lo stimolo non arriva nel momento giusto. Si tratta in particolare dello sviluppo di capacità innate, che tuttavia (come il linguaggio) comportano però un esposizione a stimoli ambientali. Effetti di periodo critico sono stati osservati in numerose specie di uccelli in relazione all apprendimento del canto proprio della specie (o, in alcuni casi, della popolazione ). Sono riportati nella letteratura dati relativi ai cosiddetti bambini selvaggi, cioè cresciuti in uno stato di deprivazione linguistica nella prima infanzia. Uno è il caso, ben documentato e risalente alla fine del Settecento (raccontato in un film di Truffaut), di Victor, un ragazzo vissuto in un bosco in Francia, fino a quando fu raccolto e istruito da un medico che se ne prese cura. Un caso molto più recente è quello di una di una ragazzina, Genie, cresciuta relegata e in isolamento, che fu successivamente (dai 13 anni in poi) seguita e istruita da una squadra di psicologi e linguisti. I due ragazzi non giunsero mai ad un buon livello di acquisizione linguistica, arrivando solo ad uno stadio rudimentale di grammatica. E dubbio però che questi casi siano una prova dell esistenza di un periodo critico per il linguaggio, perché ci sono motivi per ritenere che la segregazione e la deprivazione cognitiva e affettiva abbiano impedito un normale sviluppo cognitivo, non solo linguistico, di queste persone. Invece sono molto più evidenti i dati che riguardano i bambini sordi figli di genitori udenti, che non conoscono lingue dei segni. Se esposti solo tardivamente a lingue dei segni, i bambini imparano peggio, e se questa esposizione inizia dopo la pubertà, la completa competenza della lingua è decisamente compromessa. LA COMPLESSITÀ LINGUISTICA È DIVERSA DALLA COMPLESSITÀ CULTURALE Gli studi sulla variazione linguistica iniziati nel Novecento e in particolare gli sviluppi più recenti della linguistica formale degli anni 80, hanno mostrato con chiarezza che le lingue condividono la gran parte delle proprietà strutturali (fonologiche e morfosintattich e) e che anche il lessico è un sistema in parte arbitrario e convenzionale, che funziona però in base a proprietà universali condivise da tutte le lingue naturali. Lo studio del linguaggio nelle sue proprietà più astratte e generali, insieme all abbondante quantità di dati raccolti grazie alla ricerca sul tema della diversità interlinguistica, hanno dimostrato che nonostante la grande diversità culturale che può esistere tra le popolazioni del mondo, tutte le lingue naturali sono basate su principi dello stesso tipo, senza alcuna correlazione con il progresso tecnologico e culturale: la grammatica delle società moderne e/o tecnologicamente avanzate non è in alcun modo più complessa della grammatica di lingue

5 5 parlate da popolazioni preistoriche o in società basate su economie rurali o di cacciatori e raccoglitori. Questo concetto può essere espresso come il Principio di uniformità del linguaggio.

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