LA PROTEZIONE ANTIFURTO NELL INDUSTRIA ORAFA

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1 LA PROTEZIONE ANTIFURTO NELL INDUSTRIA ORAFA INTERVENTO AL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA FONDAZIONE GIACOMO RUMOR QUALE SICUREZZA PER LE NOSTRE AZIENDE VICENZA, 9 marzo Il punto di osservazione di una Compagnia di Assicurazione sul problema della sicurezza anticrimine è certamente interessante perché una CdA può avere una visione d insieme del fenomeno della criminalità e dei suoi trend di sviluppo. Una CdA segue migliaia di sinistri furto ed è quindi in grado di conoscere quali sono le tecniche maggiormente utilizzate dalla criminalità -in particolare quelle nuove che devono essere individuate e analizzate rapidamente per predisporre difese adeguate-, conosce i punti di vulnerabilità più diffusi e pericolosi ed è quindi in grado, in base a queste conoscenze di avanzare suggerimenti utili per migliorare le misure di protezione. Il mio intervento ha proprio questo obiettivo, di evidenziare quanto emerge dalle nostre conoscenze del fenomeno per avanzare alcune proposte in materia di prevenzione dei furti. Questo, naturalmente senza nessuna pretesa di dettare legge o di dare soluzioni miracolose, con la speranza di fornire un contributo in termini costruttivi e in collaborazione con tutti gli operatori coinvolti nel problema, a partire dagli imprenditori e dai loro collaboratori, ma anche assieme ai progettisti e agli installatori di impianti, agli istituti di vigilanza. Le Compagnie di Assicurazione sono particolarmente interessate al miglioramento e alla promozione di sistemi di protezione affidabili perché da essi è possibile ottenere una riduzione significativo dei sinistri. Misure di protezione migliori comportano evidentemente una riduzione del rischio che le Compagnie si assumono, consentendo una corrispondente riduzione dei tassi e/o un ampliamento delle garanzie prestate. Questo, naturalmente, se i sistemi di sicurezza rispettano alcuni requisiti e standard minimi di cui tenterò di fornire nel seguito una schematica proposta.

2 2. SICUREZZA COME SISTEMA La sicurezza è un problema complesso, come tutti i problemi che non hanno una soluzione univoca e la cui soluzione richiede un sistema equilibrato e coordinato di risorse diverse. Nello specifico, la protezione anticrimine di un azienda non ha una soluzione predefinita e pronta, ma questa deve essere trovata in base alle specifiche caratteristiche dell azienda in questione. Inoltre essa richiederà un sistema coordinato di diverse risorse, che comprendono: Protezioni passive, cioè tutte le barriere fisiche che vengono frapposte fra il bene da tutelare e colui che se ne volesse appropriare, quindi porte, muri, inferriate, mezzi forti; Protezioni attive, in generale gli impianti di allarme e sorveglianza che rilevano un intrusione e lo segnalano ad una centrale di sorveglianza. Servizi di sorveglianza, a cui sono affidati la vigilanza e l intervento a fronte di allarmi Servizi di gestione, attività volte a garantire efficienza e continuità di esercizio all insieme delle risorse impiegate nella sicurezza. Tutte queste risorse sono necessarie e tutte devono essere coordinate e bilanciate fra di loro per ottenere il massimo dei risultati al minor costo possibile. Si tratta perciò di un normale processo di ottimizzazione per ottenere il miglior bilanciamento tra un risultato economico e di un risultato funzionale. Normale ma non banale, né semplice. Nessuna delle risorse citate può essere esclusa o trascurata. Ad esempio, da sole le protezioni passive non servono a nulla: se i ladri hanno tempo a disposizione sono in grado di superare qualsiasi barriera, è sufficiente che ne valga la pena, poiché possono disporre di attrezzatura tecnica e di abilità in grado di superare la più robusta delle camere corazzate. D altro canto anche le protezioni attive da sole servono a poco. La loro funzione è quella di richiamare un intervento, che però normalmente richiede un certo tempo per raggiungere il sito. Per questo protezioni passive ed attive devono essere dimensionate in modo coordinato, affinché il tempo richiesto ai ladri per superare le protezioni passive sia superiore al tempo necessario perché l intervento, richiamato dall allarme, possa giungere sul posto. Un altro aspetto da sottolineare è che tutte le risorse citate coinvolgono sia aspetti tecnicoimpiantistici e che aspetti organizzativi- gestionali. Ad esempio gli impianti di allarme, pur essendo risorse tecniche, come tutte le apparecchiatura, hanno bisogno di manutenzione e gestione. Spesso si tende a sottovalutare nella sicurezza gli aspetti gestionali e a badare al sodo, all hardware. Nella sicurezza invece gli aspetti gestionali hanno almeno pari dignità di quelli tecnici, perché mantengono costantemente in efficienza gli impianti e garantiscono loro affidabilità nel tempo, ma consentono anche di introdurre significativi miglioramenti nei livelli di sicurezza, ottimizzandone l uso e l integrazione delle risorse esistenti, con costi normalmente inferiori a quelli necessari a implementazioni impiantistiche.

3 3. PUNTI CRITICI NEI SISTEMI DI SICUREZZA Dove c è stato un furto evidentemente c èra qualche punto critico nei sistemi di sicurezza che ha aiutato i ladri. I ladri vanno alla ricerca dei punti critici, perché sono quelli che facilitano la loro azione e riduce il loro rischio di essere catturati. Quando li individuano organizzano il furto. I furti non sono mai improvvisati, a parte quelli dei ladruncoli, ma vengono accuratamente studiati e quindi, per sventare un furto, si deve essere in grado di individuare anche le attività preparatorie. Dalla nostra esperienza risulta che i punti critici dei sistemi di sicurezza sono più frequentemente presenti nei seguenti elementi: Impianti e della componentistica degli impianti di allarme, in particolare i sensori Mezzi trasmissivi, cioè dei dispositivi per la trasmissione dei segnali di allarme o di segnali in genere, fra gli impianti di allarme e le centrali di telesorveglianza Qualità delle informazioni trasferite dall impianto di allarme alla centrale di sorveglianza Procedure di intervento, cioè la sequenza di azioni predefinite da attuare a fronte di tipologie specifiche di allarme Gestione delle risorse, attività cioè volte alla ottimizzazione delle risorse disponibili e al mantenimento dell affidabilità.

4 4. AFFIDABILITA DI IMPIANTI E COMPONENTI Veniamo ai punti critici che noi individuiamo negli impianti di allarme in occasione di sinistri. Gli impianti di allarme, com è noto, sono costituiti da una grande molteplicità di componenti. Oltre alla centrale di gestione vi sono numerosi sensori e dispositivi attuatori. L affidabilità dell intero impianto coincide con quella del componente meno affidabile, come nel caso di una catena, la cui resistenza dipende da quella dell anello più debole. Capita abbastanza spesso di trovare impianti complessivamente di buon livello, dispongono di alcuni sensori scarsamente affidabili perché facilmente manomissibili o accecabili. Mi riferisco, in particolare ai sensori volumetrici ad IR passivi non dotati di dispositivi di antiaccecamento che risultano oscurabili semplicemente schermandoli con un cartone, un scatola di plastica. Il rischio è particolarmente elevato quando questi sensori sono posti in posizioni facilmente raggiungibili senza uso di scale o di sollevatori. Sensori di questo tipo, se anche può essere accettabile in un ambiente dove non sono presenti valori elevati, non può essere utilizzato in settori che trattano materiali preziosi, dove ci si deve confrontare con una criminalità preparata, attrezzata e determinata. La scarsa affidabilità di un sensore può dipendere oltre che dalle sue caratteristiche tecniche, anche da una errata collocazione, che consente di accecarlo, spostarlo, oppure aggirarlo. Queste situazioni non si determinano in genere per errori di progettazione o di installazione, ma più frequentemente sono la conseguenza di una modifica degli spazi interni, come ad esempio lo spostamento di una scaffalatura, o l apertura di una nuova porta, o la realizzazione di un soppalco, modifica che richiederebbe una conseguente ricollocazione dei sensori. Questo è un ulteriore conferma dell importanza degli aspetti gestionali e organizzativi. Un altra causa di scarsa affidabilità di un sensore dipende da un posizionamento che produce frequenti falsi allarmi, come può essere un sensore orientato verso fonti di calore o di luce occasionali. I falsi allarmi frequenti, oltre ad essere una grossa scocciatura, riducono il livello di sicurezza perché abbassano il livello di attenzione. Spesso addirittura un sensore fonte di frequenti falsi allarmi viene disattivato. I falsi allarmi non vanno sottovalutati ma devono essere interpretati, perché hanno sempre una spiegazione. Qualche volta la spiegazione sono i ladri che attivano gli allarmi per studiare le reazioni dei servizi di vigilanza o per cercare varchi nelle barriere protettive, o per indurre a disattivare l impianto per evitare scocciature notturne, come qualche volta è realmente accaduto. I falsi allarmi quindi devono essere trattati, specialmente quando sono ricorrenti, come allarmi ai quali va trovata una spiegazione, con l intervento dell installatore. La scarsa affidabilità di un sensore può dipendere anche da un insufficiente coordinamento fra protezioni passive ed attive. Se devo proteggere, ad esempio, dei preziosi dietro un vetrina espositiva collocata sulla strada, è evidente che un sensore di vibrazione posto sulla vetrata non ha utilità alcuna se la vetrata non è antisfondamento, perché il ladro è già lontano quando arriva la vigilanza richiamata dall allarme: la spaccata e il prelievo del malloppo richiede infatti un tempo molto minore di quello richiesto per l intervento.

5 Una protezione del genere ha senso solo se la vetrata può resistere diversi minuti alla rottura. Se i tempi di intervento però sono lunghi può essere necessario proteggere la vetrina con una serranda allarmata, in modo che l allarme parti durante la forzatura del primo elemento. Analogamente se la merce può essere sottratta rapidamente dall interno di un locale, un sensore volumetrico a protezione solo del locale interessato non è sufficiente. Occorre allora prevedere una ulteriore barriera che individui il ladro prima che sia entrato nel locale, e che questo sia costretto ad operare a lungo su un mezzo di chiusura prima di accedervi. E questo il caso di una cassaforte o di una camera corazzata.

6 5. AFFIDABILITA DEI MEZZI TRASMISSIVI Un elemento particolarmente critico dei sistemi di sicurezza e che spesso costituisce l anello più debole, è rappresentato dai sistemi trasmissivi, cioè dagli elementi che consentono il trasferimento dei segnali di allarme dagli impianti localizzati nelle aziende alle centrali di telesorveglianza. Occorre ricordare che anche gli impianti di allarme più sofisticati e tecnologicamente evoluti, se vengono isolati per un avaria o una manomissione dei mezzi trasmissivi, diventano del tutto inutili e inidonei a svolgere la loro funzione, che è appunto quella di inviare la segnalazione di allarme in una postazione remota da dove vengono attivate le azioni di contrasto. L impianto senza trasmissione è da considerare fuori servizio, a meno che non ci si voglia affidare a dispositivi locali come le sirene o i lampeggiatori, che forse hanno sventato il furto di qualche ladruncolo improvvisato ma certamente non quelli di professionisti. Anzi, spesso le sirene vengono utilizzate dai ladri durante l organizzazione e la preparazione dei furti, perché se ne servono ad esempio per individuare varchi di passaggio nelle protezioni perimetrali o per studiare i tempi di intervento della vigilanza. I sistemi di trasmissione sono pertanto elementi fondamentali, che devono essere curati e scelti con grande accuratezza. La affidabilità dei mezzi trasmissivi può essere compromessa da: Unicità / Assenza di ridondanza. Quando il mezzo trasmissivo è unico la sua manomissione isola l impianto di allarme. Assente o scarsa monitorabilità, cioè quando non è possibile interrogare un mezzo trasmissivo per informarsi se è attivo regolarmente, oppure anche quando questa verifica viene fatta con una frequenza insufficiente. E evidente che, per essere credibile, l intervallo di tempo fra due verifiche deve essere significativamente inferiore al tempo necessario ai ladri per portare a termine il furto. Un ponte radio bidirezionale interrogato due o tre volte per notte non costituisce, a nostro avviso, un mezzo trasmissivo sicuro. Facilità di manomissione, che naturalmente è maggiore quando l operazione di manomissione può essere fatta all esterno dei locali protetti, come nel caso di certe linee telefoniche, oppure di antenne di ponti radio poste imprudentemente su una copertura. Un grave problema di manomissibilità si è presentato da quando sono in uso dispositivi che accecano i ripetitori dei ponti radio utilizzati per i collegamenti fra le centrali di telesorveglianza e i siti protetti. Questo problema è molto grave perché l IdV che è collegato su quel ripetitore con una molteplicità di siti, non è in grado si sapere quale di questi è sotto attacco, a meno che non sia attivo un altro mezzo trasmissivo. Dati questi punti critici, occorre sempre prevedere opportune difese e protezioni per gli organi di trasmissione che, quando possibile, devono essere installati in locali dotati di protezioni passive e attive e rimanere lontani dagli sguardi di estranei.

7 Un altro elemento che caratterizza l affidabilità di un mezzo trasmissivo è la capacità di trasmissione. Un mezzo di trasmissione in grado di trasferire solo messaggi elementari, quale un semplice segnale di allarme generico, senza ulteriori specificazioni, è certamente meno efficiente di un mezzo trasmissivo in grado di trasferire messaggi complessi, con informazioni articolate e dettagliate e con adeguata velocità. E vediamo subito perché.

8 6. QUALITA DELLE INFORMAZIONI TRASMESSE Molti sinistri sono agevolati dal carente contenuto di informazioni trasmesse dall impianto di allarme ed in possesso del personale di vigilanza che interviene sul sito allarmato. Per spiegare meglio quello che intendo dire, è utile soffermarsi brevemente sulle condizioni in cui opera normalmente una pattuglia inviata a controllare un sito. La pattuglia che arriva sul posto deve operare di notte, spesso in aree isolate e male illuminate e normalmente deve controllare delle aree aziendali ampie, con perimetri di alcune centinaia di metri, con numerosi accessi, non solo quelli ordinari ma anche quelli potenziali come finestre o lucernari, con zone non illuminate, ecc. Quasi sempre il controllo viene effettuato dall esterno del fabbricato, o anche dall esterno dell area recintata, non disponendo le guardie delle chiavi di accesso all area. Le condizioni operative sono quindi spesso difficili e i controlli accurati possono richiedere molto tempo. Si tenga inoltre presente che di tutti gli allarmi che giungono ad una centrale di telesorveglianza, la grande maggioranza si rivelano falsi allarmi, cioè causati da un anomalia delle apparecchiature o da disturbi esterni interpretati come intrusioni. Questa prevalenza può arrivare fino all %. Di fronte ad una tale evidenza statistica chi interviene porta con se una presunzione di trovarsi di fronte ad un falso allarme, oltre ad un certa disposizione psicologica che si tratti di un falso allarme, perché nessuno, a parte qualche pericolosissimo Rambo, si augura di trovarsi di fronte ad un criminale armato e per nulla intenzionato a farsi arrestare o a farsi sfuggire il bottino. Fatta questa premessa sulle condizioni operative del personale di vigilanza, vediamo come si svolge un intervento in diverse condizioni caratterizzate da un diverso contenuto di informazioni trasmesse dall impianto di allarme ed in possesso del personale di vigilanza. Vediamo un primo caso limite in cui l impianto di allarme ha inviato un generico segnale di allarme, senza alcuna specificazione ulteriore, come quello trasmesso da un combinatore telefonico. La pattuglia viene inviata sul posto e procede ad un controllo completo di tutto il perimetro e di tutti gli accessi dall esterno del fabbricato, in quanto non è previsto l accesso ai locali. Supponiamo che l allarme sia reale, che i ladri siano effettivamente penetrati nel fabbricato ad esempio da un uscita di emergenza o da un lucernario- e abbiano abilmente occultato i segni dello scasso e che non sia previsto un controllo all interno dei locali. E verosimile che durante l ispezione non venga rilevata alcuna effrazione e che l allarme venga derubricato come falso. Se intanto i ladri sono riusciti a manomettere qualche sensore o addirittura la centrale di allarme o i mezzi trasmissivi, dopo che la pattuglia si è allontanata possono procedere indisturbati nella loro azione. Per quanto paradossale questo tipo di situazione è piuttosto frequentemente, anche in presenza di buoni impianti di allarme ma in grado di inviare solo semplici segnali di allarme. Vediamo ora lo stesso caso ma con un impianto in grado di trasmettere informazioni più precise e dettagliate, in particolare l indicazione dei singoli sensori andati in allarme e la sequenza temporale con cui sono andati in allarme. Poniamo ad esempio che siano stati attivati in

9 successione una micro onda esterna, un contatto magnetico su una porta e un sensore volumetrico interno. Una simile sequenza indica in maniera inequivocabile che è in corso un intrusione, perché se un falso allarme su un singolo sensore è frequente, lo è molto meno su diversi sensori, posti inoltre lungo un evidente percorso di ingresso e con una sequenza temporale coerente con una intrusione reale. Un livello ancora maggiore di informazione si ottiene integrando l impianto di allarme con un impianto di videotrasmissione, in grado di riprendere immagini di un area allarmata e di trasmetterla alla centrale di telesorveglianza fornendo un immediata evidenza di quanto sta effettivamente accadendo. Avendo a disposizione informazioni precise è possibile predispone e organizzare un intervento idoneo alla situazione che si dovrà fronteggiare. Si faranno intervenire forze adeguate e consapevoli della situazione in corso, verranno avvertite e coinvolte le FFOO che non è possibile chiamare per un generico allarme ma possono essere allertate a fronte di un evidente azione effrattiva, si chiederà la disponibilità dei mezzi di apertura al personale reperibile dell Azienda. L informazione consente perciò ai servizi di sorveglianza di intervenire in modo tempestivo e con consapevolezza di quanto sta accadendo, migliorando significativamente l efficacia dell azione e tutelando la sicurezza degli operatori.

10 7. PROCEDURE Abbiamo visto che l efficacia dell azione di contrasto messa in atto dalla vigilanza è elevata se si dispone di sufficienti informazioni, ma è anche necessario che a fronte dell allarme vengono prese decisioni corrette e adeguate. Un allarme è sempre una situazione di emergenza, nella quale è necessario prendere decisioni rapide e idonee. Molto spesso le situazioni di emergenza non consentono di prendere sul momento decisioni azzeccate, perché vengono prese da persone che in quel momento sono sottoposte a stati di stress, tensione, sovraccarico operativo, ecc. Inoltre gli interventi richiesti sono elaborati, con sequenze di operazioni complesse e non ripetitive, e richiedere l intervento di persone o enti che è necessario individuare e contattare. Per tali ragioni gli interventi a fronte di allarmi, o di situazioni di emergenza in genere, non possono essere improvvisate o decise sul momento da chi riceve l allarme. Gli interventi devono invece seguire procedure già individuate, ragionate a fondo, condivise tra l Istituto di vigilanza e l Azienda. Diversamente le scelte potrebbero essere affrettate e non adeguatamente calcolate perché influenzate dallo stress o dalla fretta.

11 8. GESTIONE DELLA SICUREZZA Un ultimo ma non meno importante elemento costitutivo di un affidabile sistema di sicurezza è rappresentato dalla Gestione, cioè da tutte quelle attività che l Azienda svolge per garantire la massima efficienza e affidabilità nel tempo alle risorse dedicate alla sicurezza. Purtroppo questo è un aspetto spesso sottovalutato, e viene constatato in occasione di molti sinistri, perché la sicurezza non costituisce un problema urgente, legato direttamente alla produzione o all attività istituzionale dell azienda ma rimandato e accessorio. La sicurezza diventa un problema impellente e concreto purtroppo quando avviene un sinistro, ma a quel punto è troppo tardi. In genere ci si occupa di sicurezza quando si predispongono le misure di sicurezza, poi, quando sono stati installati gli allarmi o sottoscritti i contratti di vigilanza, ci si disinteressa ad essa. Dimenticando che gli impianti di allarme e di protezione sono macchine e come tutte le macchine hanno bisogno di manutenzione e di verifiche di funzionalità, operate in modo regolare per garantire l efficienza. Inoltre le misure di protezione sono intimamente legate alle caratteristiche dei locali e all organizzazione aziendale e pertanto vanno adattate ad esse ogni qualvolta si verificano delle modifiche degli spazi e dell organizzazione. Altri aspetti che vanno accuratamente gestiti sono i guasti e i falsi allarmi che vanno immediatamente rimossi, e nel frattempo compensati con altre soluzione. Infine un aspetto particolarmente delicato della gestione riguarda l uso delle informazioni sensibili per la sicurezza che vanno trattate con molta discrezione e prudenza. Nessun imprenditore si dimentica di tenere monitorati i livelli di efficienza e produttività dei propri impianti produttivi. Altrettanto occorre fare per gli impianti di sicurezza, dedicandovi gestione e organizzazione, manutenzione preventiva per prevenire i guasti e manutenzione straordinaria. Una carente gestione dei mezzi di sicurezza è purtroppo abbastanza diffusa, per la tendenza a rimuovere i problemi non urgenti a favore di quelli quotidiani e ricorrenti, che all interno di un azienda sono quelli legati alla produzione. Questo si verifica in tutti i settori della sicurezza, in particolare in quella antincendio, dove vengono spesso fatti rilevanti investimenti per realizzare tutte le opere e gli impianti richiesti per ottenere l autorizzazione dei Vigili del Fuoco e poi questi stessi impianti vengono scarsamente manutenuti e sorvegliati facendo loro perdere qualità e col rischio di non trovarli in efficienza nel momento in cui fosse richiesto il loro impiego. Quindi un investimento sprecato e un falso e pericoloso senso di sicurezza derivante dalla convinzione che la sicurezza sia garantita da impianti in realtà non affidabili. La gestione delle dotazioni di sicurezza è pertanto importante, richiede solo un piccolo sforzo organizzativo e costi limitati, ma garantisce qualità ad un investimento e un elevato grado di sicurezza nel tempo.

12 9. REQUISITI MINIMI DELL IMPIANTO DI ALLARME Fatta questa sommaria disamina delle carenze che riscontriamo in occasione di sinistri, illustriamo ora quelli che riteniamo i requisiti minimi che secondo noi dovrebbero avere i diversi elementi che compongono il sistema di sicurezza. Si tratta di indicazioni generiche che non entrano nel dettaglio tecnico, materia questa di installatori e progettisti, e che vorrebbero esser il nostro contributo per individuare, in collaborazione con tutti gli operatori interessati al problema, soluzioni che migliorino nel loro complesso il livello di sicurezza contro i furti. La filosofia che proponiamo è orientata più che al potenziamento degli impianti e delle protezioni, che normalmente sono adeguati, ad interventi più leggeri e meno onerosi che abbiano come obiettivo l integrazione e il miglioramento delle sinergie fra risorse già presenti. Per quanto riguarda gli impianti di allarme, dalla nostra esperienza risulta che in genere gli impianti oggi instalati in ambito aziendale rispettano uno standard adeguato, almeno per quanto riguarda le centrali. Queste sono ormai tutte di tipo evoluto, sanno riconoscere i singoli sensori e di trasmettere informazioni complesse leggibili e interpretabili dalle centrali di telesorveglianza. Sono inoltre dotate di alimentazione elettrica di soccorso per far fronte a mancanza di alimentazione di rete anche prolungata, di memorie eventi per registrare tutti i cambiamenti di stato e gli eventi individuati, di livelli autorizzativi diversificati che consentono un impiego sicuro e flessibile dell impianto. Più frequentemente sono invece rilevate carenze nella sensoristica per la presenza di sensori poco affidabili, sia perché facilmente manomissibili o accecabili, sia perché collocati in posizione non corretta. Tali insufficienze in genere non derivano da errori di installazione ma spesso da installazione di nuovi impianti che hanno mantenuto alcuni vecchi sensori o dalle trasformazioni subite nel tempo dagli spazi interni e a cui non sono seguiti i necessari adattamenti degli impianti di allarme. Suggeriamo, come azione preliminare, quella di procedere periodicamente, con l ausilio del proprio installatore, ad una verifica dei sensori per accertarsi della loro affidabilità, del loro corretto posizionamento, del loro coordinamento con le protezioni passive. Un miglioramento significativo che ci sentiamo di caldeggiare è quello di integrare l impianto di allarme con un impianto di videosorveglianza, spesso esistente ma con funzioni di semplice videoregistrazione o di sorveglianza degli ingressi durante l orario di lavoro. Tale integrazione può dare numerosi vantaggi, sia operativi che economici. Ad esempio consente di: - avere una immediata evidenza di quanto sta accadendo nello stabilimento, evitando spesso la necessità di effettuare un sopralluogo, ad esempio nel caso dell attivazione di un solo sensore esterno, senza successivi allarmi provenienti da sensori perimetrali o interni; - effettuare periodiche videoronde, che potrebbero sostituire i passaggi sul posto delle pattuglie;

13 - verificare la causa di falsi allarmi diversamente difficilmente spiegabili e anche di impedire le fasi di preparazione del furto da parte dei ladri.

14 10. REQUISITI MINIMI DEI MEZZI TRASMISSIVI I mezzi trasmissivi sono un elemento fondamentale del sistema sicurezza, e spesso rappresentano un punto debole perché è quello più facilmente manomissibile e quello la cui manomissione dà il massimo risultato a chi sta tentando un furto. Quindi massima attenzione ai dispositivi e ai mezzi di trasmissione che, a nostro parere, devono avere i seguenti requisiti minimi per garantire la continuità della vigilanza: - protezione dei dispositivi di trasmissione. Essi, nel limite del possibile, devono essere posti in luoghi non accessibili e non a conoscenza di estranei, protetti con dispositivi passivi e attivi; - ridondanti, cioè un solo mezzo trasmissivo non può essere sufficiente; - monitorabili, per cui dobbiamo sapere in ogni momento se un mezzo trasmissivo è attivo. Essi devono essere interrogabili con una frequenza il più elevata possibile, preferibilmente in continuo, ma comunque tenendo conto che non è accettabile un intervallo di tempo fra due interrogazioni comparabile con i tempi di esecuzione di un furto; - velocità di trasmissione. Almeno uno dei mezzi trasmissivi deve essere in grado di trasferire elevate quantità di dati in formato digitale e con protocolli compatibili con quelli della centrale di telesorveglianza e immagini in movimento. Questi requisiti dovrebbero assicurarci che, a fronte della manomissione o dell avaria di funzionamento di un mezzo trasmissivo, almeno un altro mezzo trasmissivo continua a svolgere regolarmente la propria funzione mantenendo la capacità di inviare allarmi, veniamo informati del fuori servizio in tempi molto ristretti. Inoltre tali requisiti consentono, in condizioni normali, di avere dall impianto di allarme informazioni precise e dettagliate utili per organizzare, in caso di necessità, interventi adeguati sul posto. Il fuori servizio di un mezzo trasmissivo deve essere considerato un allarme grave che richiede immediate verifiche per accertarsi se si tratta di un guasto tecnico o di un azione dolosa.

15 11. SERVIZI DI VIGILANZA Il sistema di sicurezza che abbiamo delineato è costituito da impianti e attrezzature di protezione, ma è comunque incardinato attorno a qualcuno che riceve gli allarmi ed è incaricato di intervenire per sventare il furto. Tale intervento viene normalmente affidato ad un Istituto di Vigilanza che riceve gli allarmi e invia sul posto una pattuglia per l intervento. Abbiamo sottolineato l importanza di mettere l Istituto nelle migliori condizioni possibili per effettuare l intervento, in particolare fornendogli informazioni il più dettagliate e precise possibili. Naturalmente Istituto deve essere in grado di ricevere e sfruttare al meglio tali informazioni ed è necessario che esso disponga di: una centrale di telesorveglianza con le tecnologie adeguate a ricevere e gestire i segnali e le informazioni ricevute un organizzazione in grado di gestire i segnali in centrale e di garantire interventi tempestivi ed efficaci sul campo. Gli interventi dovrebbero essere eseguiti in base a procedure elaborate e concordate con fra gli Istituti e le Aziende, in modo che ad ogni tipologia di allarme corrisponda una risposta idonea preventivamente valutata e che ogni intervento sia frutto di una preventiva analisi e non di scelte prese sul momento o imposte dalle contingenze. Un Istituto di Vigilanza che concorda con l azienda le procedure di intervento, a nostro parere, dovrebbe assumersi contrattualmente l impegno di effettuare gli interventi in base a quelle procedure concordate.

16 12. PROCEDURE DI VIGILANZA Le procedure di intervento sono necessarie perché le decisioni non possono essere prese in situazioni di emergenza ogni azienda ha proprie caratteristiche che possono richiedere modalità di intervento specifiche. Le procedure dovrebbero pertanto essere individuate in concorso fra l Istituto e l Azienda, tenendo delle numerose variabili che caratterizzano un Azienda, ed in particolare: i tempi di intervento in caso di allarme; la tipologia delle merci presenti (in relazione all appetibilità e alla facilità di prelievo) la tipologia del sito, (in relazione alla difficoltà di effettuare i controlli); le caratteristiche dell impianto di allarme e dei mezzi trasmissivi; la disponibilità di personale reperibile dell azienda, di chiavi di accesso Le procedure non devono essere troppo complesse e numerose, perché diversamente sarebbero difficili da attuare, tuttavia è utile differenziare le modalità di intervento in base alla gravità dell allarme, dosando e ottimizzando le risorse messe in campo e accelerando i tempi di esecuzione mediante un protocollo già definito e deciso e per il quale non sono richiesti tempi di decisione o sovrapposizioni di funzione. Le procedure possono riguardare anche operazioni di routine, da ripetere periodicamente per effettuare i controlli del sito e le verifiche di funzionalità non in situazione di allarme. Tra queste sono compresi: passaggi di ronda sul posto video ronde periodiche verifica dell inserimento regolare degli impianti inserimento di impianti da remoto verifica dei mezzi trasmissivi ecc.

17 Le procedure da attuare in caso di allarme dovranno prevedere un cosa fare per ogni evento segnalato dall impianto di allarme. Il loro uso consente una maggiore velocità di intervento e interventi meglio adeguati e mirati. Facciamo alcuni esempi. In un sito dotato di protezione esterna, perimetrale e interna, e con mezzi di trasmissione idonei, l attivazione di un solo sensore esterno può essere valutato come un semplice preallarme, da verificare con una videoronda - se esiste un impianto di video trasmissione -, oppure da inserire senza particolare urgenza controlli delle ronde sul campo. Se a questo primo allarme dovesse invece seguire un allarme proveniente da un sensore perimetrale o da un sensore interno, dovrà attivarsi un intervento immediato, con un controllo dei punti dove gli allarmi sono stati individuati e possibilmente con l accesso ai locali per un controllo interno. L ausilio di immagini in questo caso sarebbe di grande utilità per risalire alla causa degli allarmi e per avere informazione sul numero degli intrusi e sui luoghi dove potrebbero essersi occultati. Allarmi ripetuti provenienti dal medesimo sensore dovrebbero comportare un controllo sul posto. In questi casi la video trasmissione è quasi sempre in grado di spiegare l origine degli allarmi, che potrebbero anche essere provocati dai ladri per testare il funzionamento dell impianto, oppure essere provocati da disturbi esterni come animali o passaggi di veicoli. Va tuttavia esclusa la possibilità di disattivare un sensore, se prima non viene fatta una verifica tecnica che evidenzi un anomalia non causata da manomissione. E, comunque, in alcuni casi la disattivazione di un sensore potrebbe richiedere, in attesa del ripristino, un piantonamento o un più frequente controllo tramite video o passaggi di pattuglia. Misure di sorveglianza specifiche vanno prese a fronte di atti manomissivi. In particolare la esclusione di mezzi trasmissivi va trattata con grande attenzione, prevedendo anche la possibilità di piantonamenti sul posto in caso di isolamento completo dell impianto di allarme.

18 15. GESTIONE Il mantenimento in efficienza degli impianti di protezione è un esigenza prioritaria per l Azienda, e deve essere garantita da una attenta gestione. E necessario prevedere programmi di manutenzione preventiva e straordinaria. Occorre anche periodicamente verificare che: la protezione realizzata dai sensori sia integrale e non siano presenti zone d ombra, aree o varchi non sorvegliati a seguito di modifiche nelle strutture o nei layout, come l apertura di una nuova finestra, o lo spostamento di una scaffalatura o di una cassaforte intervenire immediatamente su guasti intervenire immediatamente su ricorrenti falsi allarmi. Tra le attività di gestione occorre inoltre prevedere un uso molto discreto e prudente delle informazioni riservate relative agli impianti e alle procedure di sicurezza, delle chiavi meccaniche e di quelle elettroniche, delle password.

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