LE STAGIONI DEL BOSCO

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1 LE STAGIONI DEL BOSCO di Carlo Signorini Il Timo Signorini Selene Stampato in proprio il 20 marzo 2014

2 Indice SOLSTIZIO D'INVERNO Il Solstizio; Un caro amico ovunque; Il Licopodio; L'Erica; Il Tarassaco. EQUINOZIO DI PRIMAVERA La Primavera; Il Narciso; Il Tiglio; La Betulla. SOLSTIZIO D'ESTATE L'Estate; Il Frassino; Il Sambuco; Il Salice. EQUINOZIO D'AUTUNNO Il Picchio; La Salamandra; Il Faggio; Il Larice.

3 Inizio Mi hanno sempre affascinato i cambiamenti delle stagioni che si compiono attraverso i Solstizi e gli Equinozi. Non sono le variazioni climatiche che avvengono a interessarmi così tanto e nemmeno per il fatto che possono rappresentare, metaforicamente, le stagioni della vita umana. Per me, il motivo del loro fascino è molto più vasto, Cosmico. Sono attratto dalla profondità del Mistero che si esprime attraverso le inclinazioni, le rotazioni, le orbite e tanti altri movimenti che creano l'equilibrio perfetto, affinché la vita si possa esprimere nella forma più congeniale. La Magia che da sempre ha accompagnato la conoscenza dei movimenti e i flussi di energie che scatenano. Influssi, presenti, tangibili, eppure ignorati e dimenticati dalla maggior parte delle persone. Combinazioni sottili, capaci d'alzare gli Oceani, far crescere le piante, modificare gli umori, influenzare la psiche, cambiare l'esistenza, rinnovare la Vita. Mistero, mistero che nessuna equazione matematica può descrivere concretamente fino in fondo, eppure ci avvolge in spirali di energie eteriche e oltre, spesso solamente intuibili. Il confine tra reale e irreale è talmente labile, da essere inesistente. Il Bosco è vivo e pertanto emanazione cosmica. Nel Bosco ritrovo il Cosmo, ciò che sta in basso è rappresentato da quello che sta in alto, il Micro e il Macro Cosmo degli antichi. Sulle alte vette, nel folto degli alberi, nei morbidi prati, ovunque, si dispiega la Magia che schiude i confini tra reale e irreale. Confini fatti di rigidi muri innalzati dall'ignoranza dell'arroganza, dalla stupidità che spesso accompagna la razionalità materialistica. Ormai saper sognare è condizione di pochi, perseverare nei propri sogni è ancor più raro. Il mio desiderio è prender per mano chi mi sta leggendo e insieme andare nel Bosco, per vedere, ascoltare, sentire, toccare, i sussurri delle ombre. Non la luce accecante e nemmeno l'oscurità che copre, bensì l'orizzonte di mezzo, dove attraverso la marcatura delle ombre, è possibile definire la profondità delle cose. Alberi, Animali, Acqua, Terra, Luoghi e ogni altra cosa, sono intesi vivi e come tali, Esseri. Per riuscire a fare questo, è necessario uscire dagli schemi mentali cui siamo abituati e imparare a intendere in modo diverso: con la Mente del Cuore. 1

4 Ogni Essere avvicinato in questa maniera, esprime il suo Cuore, l'essenza della propria esistenza. Racconta il profondo significato della propria presenza, nell'impegno d'evolvere attraverso l'amorevole, reciproca convivenza. Camminando insieme, andando avanti con i racconti, desidero farvi percepire la profonda energia che si esprime continuamente in ogni momento e che ogni passo rappresenta una nuova occasione. BUON CAMMINO. SOLSTIZIO INVERNALE Inverno Il mese che caratterizza maggiormente l'inverno è Gennaio, il cui nome deriva da Giano. Giano era una divinità del mondo antico raffigurato con due facce: una davanti e una dietro; quella davanti rideva mentre quella di dietro piangeva. Rappresentava la metafora che esiste tra vecchiaia e gioventù, vita e morte, tutti gli opposti che caratterizzano le fasi e le vicissitudini della vita umana e non. Prima che la religione Cattolica avesse il potere che poi assumerà, il calendario che segnava lo scorrere del tempo pagano (così sarà definito), aveva le sue festività e ricorrenze che la Chiesa non ha potuto togliere definitivamente ma mascherare con Santi o momenti sacri della liturgia. Nel periodo del solstizio invernale, in cui la forza della luce del sole si rinnova, il giorno 27 dicembre, fu dedicato a Giovanni l'evangelista; portatore della testimonianza della venuta al mondo della Nuova Luce Divina Invece il 24 giugno, nel periodo dell'equinozio estivo, dove la luce del sole inizia il suo declino, fu ricordato Giovanni Battista che muore. Il Giano triste che perisce, rappresentato dalla forza del Sole che lentamente ma inesorabilmente muore. Ecco le due facce di Giano, quella lieta di Giovanni l'evangelista e quella triste di Giovanni Battista che muore. Col Giano che ride, l'energia e la luce del Sole incominciano lentamente ad accrescere e a espandersi, mentre le giornate iniziano ad allungarsi. Gli umori vitali, specialmente nei vegetali, iniziano a dilatarsi e salire verso l'alto. Qualche tempo 2

5 dopo, il verde della clorofilla diventerà un mare, che inonderà l'intero paesaggio. Gemme, germogli, foglie e fiori infiammeranno la natura, rinnovando una fragorosa esplosione di vita risorta. Il Giano che piange è segnato dall'equinozio estivo, che è stagione di maturità, dove il decorso della vita porta i propri frutti Ciò che la maturità prepara, non dovrebbe essere egoisticamente solamente per sé ma anche, per garantire sane certezze alle proprie discendenze, la continuità della vita. Vicino al Giano che ride, si trova la pianta dell'olivo, carica di compassione e dell'amore di Dio. Fin dai tempi antichi, con il suo olio si sono unte le persone che nascevano o che morivano, ribadendo la sacralità dell'eterno movimento ciclico della vita- morte, rappresentato quotidianamente dal sorgere e dal tramontare del Sole. Tutto il portamento dell'olivo manifesta una forte carica di sacralità; la sua presenza infonde pace e benessere. Contiene medicine che aiutano a sostiene il cuore nelle sue funzioni, leniscono i dolori, le infiammazioni, proteggono e rigenerano la pelle, sciolgono i grassi nocivi, isolano le sostanze troppo acide, facilitano la digestione, aiutano l'intestino. Vicino al Giano che piange, si trova l'iperico perforato, la sostanza rossa contenuta all'interno dei suoi fiori gialli come il Sole, rappresenta il sangue di Giovani Battista morto decapitato ma anche quello causato dalle dolorose miserie del genere umano. Osservando in controluce le sue foglie, si notano delle piccole ghiandole che sembrano tanti forellini e che gli hanno conferito il nome Perforuatum; anche questi spazi vuoti, rappresentano simbolicamente la nullità di certi futili valori umani. Quello dell'iperico è luogo dove matura il periodo del declino, infonde calma e toglie gli isterismi, cicatrizza le ferite e ferma le emorragie, lenisce ogni tipo di scottatura, facilita la circolazione sanguinea, dona vigore alla mente e al corpo. Olivo e Iperico, due piante solstiziali legate al Sole; nel nostro corpo il Sole governa il cuore, il sangue, la distribuzione del calore nell'organismo, la milza. Agisce sul sistema nervoso cerebro spinale e su quello circolatorio, sulla tonicità e sulle forze vitali, sugli occhi; i suoi raggi alimentano il cervello, presiede all'eccitazione cellulare, irrobustiscono le ossa, partecipa alla formazione della preziosa vitamina D. 3

6 Un caro amico ovunque I disturbi più comuni dell'inverno sono rappresentati dal Raffreddore e dall'influenza. Difficilmente queste malattie mi prendono, però oggi sento nelle ossa dei brividi, inconfondibile segno dell'incipiente malanno. Sentendomi poco bene, decido di saltare la cena e di coricarmi presto. Prima di andare a letto, sorseggio una tazza di caldo infuso di Salvia, Timo e fiori di Sambuco, sono certo che mi aiuteranno. Sono un po' preoccupato perché domani mattina avrei un importante impegno e se lo dovessi saltare, causerei una notevole perdita economica alla mia famiglia. Prima di coricarmi mi ritiro in una breve meditazione, dove esorto le Forze che stanno sopra ogni cosa a sostenermi, affinché domani mattina possa stare un po' meglio. Faccio fatica ad addormentarmi e quando il sonno finalmente arriva, è poco riposante. Sono disturbato dai brividi che sento scorrere in tutto il corpo e nel dormiveglia, mi sembra che il tempo non passi mai. Probabilmente il sonno leggero e agitato in cui mi trovo, è dato dallo stato di febbre in cui mi trovo. A un certo punto ho una visione, non so se sia la febbre o il sonno ma vedo nitidamente un grande albero galleggiare nell'aria sopra la mia figura. Possiede un tronco enorme su cui si trovano alcuni fori che ricordano due occhi e una bocca. Dal loro interno escono grandi fiamme alimentate da un cuore di fuoco; la visione è grandiosa e m'incute un certo timore. L'albero s'inclina lentamente verso il mio petto, mi sfiora senza toccarmi. Dopo tale operazione, lentamente si raddrizza assumendo la posizione iniziale. Osservo tutto questo dall'esterno, come fossi uno spettatore, sono confuso quando lo sento parlare. - Non spaventarti, sono venuto a curarti. - Chi sei - chiedo ancora impressionato dalla visione. - Sono il tuo amico albero, il Larice sotto il quale spesso ti fermi a meditare -. Effettivamente sono diversi anni mi fermo sovente sotto un grande albero di Larice, alla ricerca di momenti intimi e profondi. Quando mi siedo sotto il Larice, mi trovo bene e diventa tutto più semplice. Dopo tanto tempo trascorso in comunione, provo un grande sentimento d'amore verso il gigantesco essere. Rifletto sui fatti vissuti questa notte, chiedendomi come siano potuti accadere fatti così straordinari. 4

7 - Noi piante amiamo in modo particolare voi esseri umani, specialmente nei momenti profondi che spesso pratichi tu; condividendo insieme spazi di profondo silenzio, viene a formarsi un rapporto d'indissolubile fratellanza -. Adesso la paura che ho provato nel momento in cui le fiamme mi hanno sfiorato è passata e mi sento leggero, quasi aeriforme. - Ma come é possibile chiedo che tu sia qui a parlarmi mentre ti trovi lontano, nel bosco -. - Certo, risponde con il suo vocione anche perché non possediamo arti e mezzi per muoverci o spostare. Però le cose stanno diversamente da come appaiono in un primo momento, sempre. Si può viaggiare nello spazio anche senza gambe, ali, pinne o altro. In determinate situazioni, alcuni di voi umani riescono a farlo, sono in grado di lasciare il loro corpo, viaggiando nel tempo e nello spazio. Questa è una capacità che possiede ogni essere vivente, voi fate più fatica perché vi siete allontanati molto dalla Natura e dal modo di vivere naturale. Gli animali che vivono immersi nella Natura, lo fanno comunemente, così le piante, i fiori, gli insetti, ogni essere selvatico è in grado di farlo in maniera istintiva -. Sono assorto nel pensiero di quanto il mondo e la vita siano diversi dalle apparenze che comunemente s'intendono, sicuramente sono più vasti e privi di limiti. - È fantastico ciò che mi racconti dico ti ho sempre inteso come un essere rigido e radicato esclusivamente nel luogo in cui sei nato, ti ho anche un po' compatito, t'immaginavo prigioniero di quell'unico posto. Invece puoi muoverti liberamente, spaziare dove desideri, senza limiti o barriere; dico bene? -. Trascorre un po' di tempo in silenzio, poi riprende: - In questa maniera si può viaggiare velocemente non solo nello spazio, ma anche nel tempo, è possibile andare in quello definito come passato e anche nel futuro; ti sembrerà assurdo, ma ti assicuro che è proprio così. Ho imparato ad amarti caro fratello umano e anche se ti trasferissi dall'altra parte della Terra, sarei in grado di viverti vicino -. Un conto rispondo è lasciare il proprio corpo per viaggiare momentaneamente nello spazio, un'altro è stabilirsi in un luogo; come ti sarebbe possibile fare questo? -. - Noi alberi abbiamo sviluppato un modo molto evoluto di compiere il viaggio astrale, il quale ci permette non solo di spostandoci nello spazio, ma anche scambiarci il corpo materiale gli uni con gli altri. Quando desidero fermarmi più a lungo in un luogo, basta che trovi un corpo solido di albero momentaneamente libero e occuparlo. Ti posso garantire che in un bosco, è facile trovare un corpo solido dormiente, dove stabilirsi per un certo periodo. In questo modo mi sarà possibile seguirti in ogni luogo tu vada -. Mi trovo assorto nella riflessione delle straordinarie possibilità che gli esseri viventi possiedono, le quali si manifesta attraverso impensabili sfumature. Inconcepibili per la maggior parte delle persone che in questo modo, si privano della gioia del gioco e della fantasia, quale la vita in definitiva è. - Come farei - domando a trovarti in mezzo a un bosco, in un luogo sconosciuto? -. - Non ti preoccupare, quando due cuori si uniscono e diventano uno solo, l'unione 5

8 rimane salda. Potrebbe succederti di passeggiare nel bosco e sentire una forte attrazione verso un albero che non avevi mai visto prima. Il forte richiamo ti porterebbe ad abbracciarlo e in quel momento sentiresti che sono io, il tuo amico venuto da lontano -. L'apprendimenti di questi straordinari fatti, mi infondono profonda serenità allo spirito e leggero conforto al corpo; senza rendermene conto, scivolo in un profondo sonno risanante. La mattina mi sveglio presto e di buonumore, riposato e senza alcun sintomo d'influenza. Prima di alzarmi dal letto, ripenso a ciò che ho vissuto durante la notte, ai momenti trascorsi insieme al mio verde maestro. Sono certo che quando si è inclinato per sfiorami, mi abbia trasferito la sua medicina. Esco da casa con animo sereno, un po' in anticipo, così che mi posso incamminare verso il bosco. Mi avvicino emozionato al grande Larice, lo abbraccio con tutto il mio essere, felice di avere sempre e ovunque accanto,un caro amico che mi ama. Il Licopodio Durante la notte, sulle cime delle alte montagne è caduta la prima neve che è arrivata a lambire i bordi del paesetto. Il risveglio del mattino è rallegrato dal paesaggio colmo di luce. La giornata si presenta serena e il fulgore della luce del Sole è riflessala da ogni parte umida, la quale abbaglia gli occhi ancora leggermente assopiti. Dalle candide vette, la neve pare stirarsi pigra, allungandosi fino alle prime case. Sembra che stia porgendo la mano per un saluto; è venuta ad avvisare che più avanti scenderà abbondante, per coprire ogni cosa e mettere tutto a dormire. Dopo aver pranzato, approfitto delle ore più calde per visitare il bosco. Nonostante la stagione si trovi verso la fine dell'equinozio e con il Sole in massimo declino, i suoi raggi ampliati dal riverbero della neve, acquisiscono forza ed irradiano intorno una dolce sensazione di tiepido. In alto il cielo è limpido e di color azzurro raro, identico a quello che si vede tra i seracchi dei ghiacciai perenni. Nel folto del bosco osservo gli ultimi infreddoliti funghi, timidamente nascosti dai muschi e dalle foglie, manifestano poca intenzione d'uscire completamente dal rifugio che li ripara. 6

9 Vicino al ruscello incontro una grossa Felce, che la luce trapelante dai rami rende lucente, evanescente, creatura irreale. Mi fermo ad ascoltare quel che ha da raccontare il torrente, perché l'acqua è una gran chiacchierona, pettegola, ma anche molto saggia. Chiudo gli occhi e resto in attesa che arrivino i discorsi. Ecco, vicino mi scorre una voce che pare ingozzarsi nell'impeto del dire troppo cose insieme. In fianco vi è un ritmico mormorio di limpidi suoni cristallini, cadenzati da espressioni di profonde conoscenze. Intorno si levano armoniosi canti, nenie e filastrocche; perché quando l'acqua parla, esprime contemporaneamente molti modi di dire. Proseguo camminando su un velo di neve ghiacciata, che scrocchia sgranando un suono che diventa musica. I passi cadenzati imprimono il ritmo di una Marcia che offre al passo un tempo costante. In questo modo, camminare diventa leggero e tutto più facile; non distinguo più con precisione se è il ritmo o il passo che mi fa procedere meccanicamente. Mi fa pensare che in fondo sono così anche i passi che si compiono nella Vita, perché non è facile uscire dalla meccanicità che muove causa ed effetto. Non posso tirare dritto quando passo davanti all'amico Licopodio, stupenda piantina strisciante e sempre verde. In questo momento lo trovo alquanto affabile e mi pongo in silenzio, ad ascoltare la sua storia: Licopodio significa Zampa di Lupo: le persone attente fanno presto a capire che il nome che porta le è appropriato. Il portamento della pianta non è esclusivamente strisciante, ogni tanto un pezzetto si erge ritto e al suo apice emette un'appuntita infiorescenza chiara. Quest'appendice verticale ricorda moltissimo un dito della zampa di Lupo, peloso e munito di un acuminato artiglio ricurvo. Come il Lupo, anche la pianta è poco appariscente e solamente le persone esperte riescono a vederli. Entrambi sono legati a brutte storie dettate dalle paure umane; racconti di stregoneria, di diavoli, di Luna Piena. Entrambi sono esseri miti, importanti tasselli di un ampio cerchio; il Grande Cerchio della Vita. Pochi sono i trattati che parlano a fondo delle virtù medicamentose del Licopodio e quando lo fanno, lo descrivono in maniera affrettata e superficiale. Invece è una pianta dai forti poteri, misteriosi per i frivoli, fecondi per chi con umiltà gli porge attenzione. Mi sta raccontando che guarisce la gola malata, fa prendere alle mani inferme, fa muovere i piedi fermi, libera le reni e la vescica. Però bisogna fare molta attenzione nel maneggiarlo: possiede il carattere del forte lupo e non del mansueto cane. Nei momenti in cui la persona sente cedere la mente e perdersi nel fuoco della lucida caduta. Il dolore, la disperazione che consegue, lo smarrirsi nella confusione, quello è il momento di trovare un briciolo di lucidità per rivolgersi al Licopodio. Arriverà trasformato in mite cane che guiderà verso l'uscita del buio tunnel. Come un cieco si 7

10 fida del suo Cane, così sarà necessario fidarsi completamente alle cure del Licopodio. Il Licopodio secco va bruciato sopra il carbone ardente come incenso e diffuso nei locali in cui si dimora. Tenere un piccolo sacchetto di tele di Licopodio secco sul comodino e quando si sente smarrimento, portarlo al cuore invocando aiuto. Durante il giorno, è possibile portarlo addosso, appendendo il sacchetto di stoffa al collo come un monile. Rarissimo è l'incontro con il Lupo, ma se apri il tuo cuore, nel bosco potrai ammirare più sovente il Licopodio, se ti fermi e ascolti, da lui potrai ricevere un dono di Medicina del Silenzio. Il Tarassaco Nel pieno dell'inverno è sempre piacevole incontrare la pianta del tarassaco, essere salutati dal suo fiore giallo simile al Sole. Quassù sulla montagna è difficile incontrarlo fiorito nella fredda stagione e quando succede, il fiore trasmette stupore, allegria, speranza in un prossimo imminente arrivo della Primavera. Il Sole splende in qualsiasi stagione, così il Tarassaco alza in cielo il suo piccolo fiore in ogni mese dell'anno; piccola immagine speculare del grande Astro. Oggi è una serena giornata di fine inverno, tiepido pomeriggio, invitante alle passeggiate, così m'incammino lungo un sentiero roccioso, contornato da muretti a secco. Attento avanzo lento, assorto per qualche inaspettato incontro, primizie che riscaldano il cuore. Non passa molto tempo che sono premiato dall'apparire di uno stupendo fiore di tarassaco, cresciuto attaccato al muretto, per ripararsi dal freddo. Lo percepisco pieno di entusiasmo e carico di vita, euforico d'innalzare verso il cielo, il suo caldo fiore così simile al Sole. Il tarassaco trasmette la lezione della modestia, della grandezza celata nella poca appariscenza. Questo piccolo essere, insignificante e invadente per i distratti, in verità per gli attenti, è un grande dono offerto in ogni periodo dell'anno e la sua importanza per la nostra salute è importante. Possiede una grande capacità di adattamento ai cambiamenti climatici: durante la stagione fredda, riduce le proprie fattezze, diventando una piccolissima pianta quasi invisibile; nella stagione più calda, le sue foglie diventano piuttosto grandi, i fiori sono sostenuti da un lungo peduncolo vuoto che può superare in altezza i cinquanta centimetri. Sotto la terra, sviluppa una radice molto grossa che supera in dimensioni la parte aerea. La grassa radice la tiene salda al terreno, tanto da rendere alquanto difficoltosa la sua estrazione. Durante la piena maturità, l'intera pianta è in grado di secernere un bianco lattice, dal 8

11 gusto amaro. Attraverso la parte interrata che è più sviluppata di quella aerea, esprime profondamente le feconde Energie femminili di Madre Terra. Invece durante la fioritura, quando porta verso il cielo un fiore giallo, simile a un piccolo caldo Sole, diventa consono all'infuocata energia maschile dell'astro Supremo. Una volta sfiorito, si trasforma in una soffice palla bianca, simile a una nuvola, dove basta un lieve soffio per disperderla nell'aria, trasportando lontano il suo fecondo carico di vita. Questo piccolo essere esprime apertamente i quattro elementi che compongono ogni cosa: Terra = radice / Aria = semi / Fuoco = fiori / Acqua = lattice. Il piccolo Nano può competere con i mitici giganti, poiché possiede tutte le qualità per rappresentare l'albero della Vita: la congiunzione tra il Cielo e la Terra. Racchiude in sé energie sia Femminili sia Maschili e unificandole, espande armonia. Nei momenti in cui ci sentiremo intimamente divisi da varie incertezze che accompagnano il nostro percorso, quando questo diventa un peso insopportabile, tanto da compromettere la nostra integrità, affidiamoci all'unità del Tarassaco, troveremmo sempre aiuto e conforto: basta saper ascoltare! Il Tarassaco è una pianta Gioviale; Giove rappresenta i principi che donano fiducia nella vita, la fede nel suo significato più puro, gli ideali e i valori delle persone, la ricerca e il ritrovamento del senso personale della vita. Simboleggia pure le forze di crescita che danno impulso alla vita, stimolando la maturazione individuale, lo sviluppo della personalità, l'ampliamento di vedute. A questo proposito sarebbe buona abitudine portare al collo l'angelica figura del Tau, intagliato dalla dura radice essiccata. I nomi volgari con cui è identificato sono svariati e cambiano secondo della zona, i più comuni sono: Dente di Leone e Dente di Cane, dovuti al fatto che la forma delle sue foglie dentate, ricordano i denti di animali carnivori. In altre zone è conosciuto come Pissainlet (la pianta che fa pisciare nel letto), il nome rammenta la sua ottima capacità di far aumentare la diuresi e in persone particolarmente sensibili, può causare quel fastidioso inconveniente. Un altro nome, alquanto curioso, è Brusaoci (Brucia occhi). Personalmente deduco che derivi da un vecchio racconto tramandato della gente di campagna, per intimorire i piccoli e farli stare fermi, composti. Rammento che quando ero piccino, le cuginette più grandicelle mi ammonivano di non avvicinare le infiorescenze di Tarassaco agli occhi, altrimenti quei fiori me li avrebbero bruciati. Adesso racconto come sono andati poi i fatti: essendo un bambino assai vivace, di nascosto lo avevo fatto ma non era successo proprio niente. Questo fatto mi aveva confermato che spesso le persone più grandi, inspiegabilmente si comportavano da sciocchi ma il più brutto era che se glielo facevi notare, loro ti sgridavano. Nel tardo inverno fino a primavera inoltrata, vengono raccolte le rosette basali del tenero e piccolo Tarassaco, per diventare una prelibata insalatina. Quest'uso è un modo utile e dilettevole per mantenersi sani e in forma. Nella stagione del 9

12 risveglio, è importante che si faccia uso di questa pianta, la sua azione depurativa e disintossicante su tutto l'organismo, la rende indispensabile durante il cambio di stagione. Con l'avanzare della stagione più calda, aumentano le dimensioni della pianta che assume il sapore di un amaro più marcato. Le grosse foglie raccolte, sono lessate e mangiate come una catalogna; ottimo sarebbe sorseggiare durante la giornata la sua acqua di cottura priva di sale, diluita con altrettanta acqua potabile; le sostanze amare disciolte, sono ottimi depurativi e disinfiammanti del Fegato. Le virtù benefiche del Tarassaco sono molteplici: tonico, febbrifugo, stomatico, depurativo, lassativo, diuretico e altro. Efficace è il decotto delle sue radici contro gli ingorghi del fegato e della milza. Radici secche e contuse gr. 50, bollite cinque minuti in un litro di acqua e lasciate infondere coperte quindici minuti; una tazza la mattina e una di sera, una mezzora dopo i pasti. Le radici si raccolgono in autunno o inverno, tagliate a rondelle ed essiccate all'aria. L'Erica In questa stagione, quando il sole inizia a irradiare il rigoglioso stimolo alla Vita, il bosco mi appare pieno di fiamme, infuocato dal rosso dell'erica fiorita. L'Erica è una pianta che nei nostri boschi fiorisce nel periodo dell'ariete del quale Marte, il dio della guerra, del fuoco, del ferro ne è il dominatore. Osservo nell'erica fiorita, il manifestarsi del focoso carattere marziale, i suoi fiori che vanno dal rosa al rosso carico, donano al bosco, in parte ancora chiazzato di bianca neve, una parvenza di gioioso incendio. A volta si presenta in grandi colonie e interi dossi o collinette, si tingono come tizzoni ardenti. In altre occasioni si manifesta con modesti ciuffi isolati tra loro, allora sembrano fuochi fatui, frutto di scherzi ideati dagli spiritelli del bosco. È una delle prime piante a fiorire dopo il solstizio invernale, il suo apparire apre le porte alla futura primavera, mentre le fiamme dei suoi rossi fiori, sembrano anticipare lo scioglimento della neve ormai stanca. E' una pianta di Marte, il dio del ferro e del fuoco e per questo, non teme le fiamme. In alcune brughiere soggette a incendi, si è visto che l'erica è una tra le rare piante che non muoiono a causa del fuoco, tanto che dopo poco tempo, ricaccia nuovi getti freschi. Anticamente, osservando la sua resistenza alle fiamme, con la sua grossa radice, si è pensato di costruire Pipe per fumare, usanza che si è protratta fino ai tempi nostri. Il loro pregio, consiste nel sopportare egregiamente le alte temperature che si raggiungono nel fornello durante la combustione del tabacco. 10

13 Il suo carattere di fuoco lo esprime anche nei rimedi curativi che racchiude: per le sue spiccate qualità antisettiche, la parte fiorita, si è sempre usata contro i fastidi della cistite. Il disturbo si manifesta con un grande bruciore alle vie urinarie e nei casi acuti, è come avere del fuoco che dolorosamente brucia dentro. Si usa mettere quattro cucchiai di sommità fiorite della pianta in un litro abbondante di acqua e bollite per cinque minuti, a fuoco lento e con coperchio. Dopo la cottura, si lasciano in infusione coperta per altri quindici minuti circa. Il decotto va assunto in tre volte: mattina, pomeriggio, sera, lontano dai pasti. Non bisogna scordare che l'erica è una pianta marziale e il suo uso va ponderato, poiché il suo carattere di fuoco può a sua volta, essere infiammante: con il fuoco è meglio essere cauti. I fiori dell'erica sono piccoli ma ricchi di nettare, così le api esauste dal digiuno invernale, possono ricevere il primo sostanzioso nutrimento. Il miele che se ne ricava, si presenta di color scuro e molto apprezzato dagli intenditori. Per il fatto d'essere la prima a fiorire nel bosco, sola e senza compagnia, anticamente ha ispirato sentimenti che simboleggiano la solitudine. Quando si regala un mazzolino di Erica fiorita, è come se si chiedesse un poco di affetto e di compagnia. In tempi lontani, i Maghi usavano portare amuleti fatti con questa pianta, per accrescere le facoltà di chiaroveggenza e potenziare i fenomeni paranormali. Erica = È /ricca; ricca di che cosa? Lo abbiamo appena visto: medicina, leggenda, magia, sentimenti e altro. Una piccola - grande pianta, da cui le persone di buona volontà potranno trarne utili e rari benefici. EQUINOZIO DI PRIMAVERA Primavera Inizia con l'equinozio primaverile, il 21 Marzo e termina il 21 Giugno. È il periodo dell'anno in cui l'energia della Vita, preparata e tenuta serrata durante l'inverno, esplode manifestando l'istintiva forza della riproduzione, per la continuazione della specie. Sbocciano una grande quantità di fiori, pronti per essere fecondati. Richiami con canti e riti di corteggiamento si manifestano fra gli animali, pronti per il fecondo accoppiamento. Il tutto è favorito dal clima stagionale, mite e umido, ideale per assecondare la penetrante forza della nuova Vita. Oltre al clima favorevole, anche l'etere, in cui viviamo immersi, si carica di una forte energia Cosmica che incita gli esseri viventi a 11

14 partecipare alla nuova vita. Questo sarebbe il momento propizio per favorire l'espressione della parte creativa e altruista che ogni persona porta dentro. La volontà cosciente di voler partecipare al cambiamento, rappresenterebbe l'occasione per allentare lo smarrimento e le paure che conseguono quando si decide di cambiare abitudini, per entrare in uno spazio d'idee nuove. Nelle quattro stagioni che rappresentano le differenti età dell'essere umano, la Primavera esprime l'infanzia, cosicché in questo periodo, diventa più facile ritrovare il bambino che è in noi, per imparare nuovamente a meravigliarsi di ogni cosa, a sorridere spontaneamente, ad avere fiducia negli altri. Riscoprire la grandezza delle piccole cose che ci circondano, capirne i significati meno appariscenti e apprezzarle per quello che sono, senza desiderare altro che questo. Nello zodiaco, la Primavera è caratterizzata dalla presenza di Ariete, Toro, Gemelli. Inizia con una febbrile preparazione alla riproduzione, rappresentato da Ariete, segno di Fuoco che divampa; energia Maschile, forte e irruente; vi dimora Marte che rappresenta l'irruenza del guerriero. Nel mezzo della stagione si trova il Toro, legato alla fecondità della Terra; guidato dalla ciclicità dell'energia Femminile, accompagnato dalla bellezza di Venere che vi dimora. Verso la fine si trovano i Gemelli, in cui la vita si diffonde con il segno d'aria, dove l'energia Maschile e il carattere ermafrodita di Mercurio si manifestano senza irruenza, esprimendo creatività e fantasia. Il Narciso Mito di Narciso: La ninfa Liriope, rimasta gravida dopo essere stata violentata dal dio del fiume Cefiso, interrogò un indovino per sapere se il figlio, prossimo alla nascita, sarebbe vissuto fino a tarda età. Se non conoscerà se stesso fu l'enigmatica risposta alla quale non seppe dare spiegazione. Narciso fu il nome che gli fu dato dopo la nascita. A quindici anni era un bellissimo e ambiguo giovinetto, desiderato sia dai maschi che dalle femmine, tuttavia li respingeva entrambi poiché non trovava nessuno che fosse degno della sua persona. L'ora del castigo per il superbo giovinetto, giunse quando uno dei suoi spasimanti, esasperato dai continui rifiuti colmi di disprezzo, si tolse la vita. Prima di morire levò le mani al cielo implorando gli dei: Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama. La triste implorazione fu udita dalla dea Nemesi che decise di castigare il superbo Narciso. Un giorno, il giovane si chinò a una fonte con l'intenzione di bere e nelle limpide acque vide la propria immagine riflessa. Confuso da tanta bellezza, non si accorse che si trattava del suo medesimo riflesso e s'innamorò follemente della propria immagine. Narciso si struggeva per 12

15 quell'impossibile amore, non mangiava né riposava, sempre intento a contemplare l'inafferrabile figura. Un giorno, vinto dalla disperazione, si tuffò nell'acqua per afferrare l'immagine e non ritornò più in superficie. Nei nostri prati di montagna è facile trovare cespi di Narciso selvatico. Fiorisce verso la fine del periodo dei Pesci, nella seconda decade di Marzo. I sui fiori sono più piccoli di quello coltivato ma il profumo che sprigiona è talmente intenso da essere inebriante se portato in casa. Il suo sbocciare, assieme al mattutino canto del Merlo, annuncia il lento declino dell'inverno e l'arrivo della imminente Primavera. I bellissimi e profumati fiori non ti guardano negli occhi, sono ancora assorti verso il basso, nella maniacale ricerca della propria immagine riflessa. Simbolicamente il fiore rappresenta la gioventù e la bellezza esteriore, due momenti intensi ma nello stesso tempo effimeri. Rappresenta anche la ricerca della parte nascosta alle apparenze, quel riflesso nel buio e nella profondità che giace nel subconscio. E' la capacità di vederla, intenderla, capirla e amarla fino al punto di perdersi in essa; chiudendosi in un proprio mondo ingannevole. Il narciso è una pianta d'acqua, nettuniana; nello zodiaco, il pianeta Nettuno manifesta il suo potere sulle acque e sugli abissi profondi difficilmente sondabili, sugli umori, sugli estri, sugli stati psichici inconsci e celati, tenebrosi. Nettuno dimora nei Pesci, segno d'acqua, Femminile, Mobile. Al pari del giovane vanitoso dell'antica storia mitologica, chi maneggia il Narciso per scopi curativi, può correre il rischio di farsi del male. Il suo intenso aroma e le sostanze di tutta la pianta possono causare confusione, intorpidimento, morte. Il nome in antico greco che porta lo descrive bene: nàrkissos; narkào (intorpidisco, irrigidisco); nàrke (torpore, irrigidimento); nàrkesis (torpore). Nell'espressione contemporanea, la parola narcotico descrive una sostanza che inebria, confonde, altera lo stato di coscienza. Anticamente il suo fiore essiccato era usato come sedativo, antispasmodico e antidiarroico ma il solo uso che consiglio, è quello di annusarlo. Chi desidera compire viaggi dentro i propri abissi interiori, desideri avere una guida per non perdersi nei tortuosi meandri psichici della propria persona, può rivolgersi al Narciso, chiedendo d'essere accompagnato e protetto in questo arduo compito. Per tale ricerca, consiglio porsi a meditare in mezzo a piante fiorite di Narciso, chiedendo aiuto e protezione allo Spirito della pianta. Meglio evitare l'olio essenziale di Narciso o incensi con questa fragranza, poiché quasi nella totalità dei casi, si tratta di prodotti di sintesi chimica, non naturali. 13

16 Il Tiglio Per come li vedo, gli alberi sono diversi da come appaiono comunemente alla maggior parte delle persone, poiché spesso li intendo come Angeli. Un grande spirito di Angelo Custode lo percepisco nell'albero di Tiglio. Un Angelo dalla chioma verde, dall'aroma soave, d'indole benevola. Inconsciamente, spesso si usa mettere alberi di Tiglio lungo viali, strade, sentieri; senza ponderare che anche le strade della vita, sono costellate da Angeli, che in silenzio, ma con amorevole presenza, confortano e sostengono lungo le aspre difficoltà del cammino. E' facile trovarli nei parchi e nei giardini, dove i bambini giocano protetti con amore. I Tigli si trovano sempre dove necessitano, pronti a infondere energia di gioia e sicurezza, in silenzio ma sempre presenti, attenti alle necessità umane. La forma delle sue foglie ricorda quella del cuore; impariamo ad aprirgli il nostro cuore, con sincerità e umiltà, lasciando andare le vecchie tensioni e per ricevere rinnovato amore. Il profumo del Tiglio in fiore è dolce e inebriante, gli insetti letteralmente impazziscono, trasformando la chioma dell'albero fiorito, in un fiume di ronzii e infiniti voli roteanti. Col il nettare dei suoi fiori, le api elaborano un miele pregiato, molto ricercato dagli intenditori. Chiudendo gli occhi sotto un tiglio fiorito e ascoltando il ronzio delle centinaia o migliaia d'insetti intenti al lavoro, si può ascoltare il canto della Vita, simile a un prolungato OOOOOMMMMM. Le persone che sostano sotto questo soave aroma, specialmente nelle calde sere di giugno, in un primo momento provano un senso di pace e poi un profondo stato di gioia tanto che alla fine diventa difficile distaccarsi dal luogo. Il Tiglio è una pianta Gioviale; rappresenta i principi che donano fiducia nella vita, la Fede nel suo significato più puro, gli ideali e i valori delle persone, la ricerca e il ritrovamento del senso personale della vita. Simboleggia pure le forze di crescita che danno impulso alla vita, stimolando la maturazione individuale, lo sviluppo della personalità, l'ampliamento di vedute. Tutte le parti della pianta contengono diverse sostanze curative, la più usata sono i fiori con o senza brattee. Si tratta di un rimedio blando, che agisce beneficamente su tutti i disturbi dovuti a strapazzo nervoso, depressione, insonnia, contrazioni spastiche, per la prevenzione o moderazione del diabete e ipertensione, possiede una spiccata proprietà sudatoria. Non meno efficace è il suo potere di lenire la tosse, emolliente nei catarri delle vie respiratorie. Aumenta le urine e calma le coliche alle reni. L'infuso si prepara mettendo un cucchiaio di fiori per ogni tazza d'acqua calda, cinque minuti d'infusione con coperchio, si bevono due o tre tazze, secondo il bisogno. 14

17 Rivolgiamoci al Tiglio, quando le fatiche che comportano la vita, esauriscono le nostre energie e ci rendono ansiosi, nervosi. Un prolungato stato di tensione, abbassa le difese naturali che il nostro corpo possiede, facilitando il proliferale di gravi malattie. Ogni tanto, concediamoci del tempo tutto nostro e ritiriamoci per un po' dai caotici ritmi della comune vita di tutti i giorni. Impariamo ad aprirci intimamente con l'angelo Tiglio abbracciandolo, egli ci risponderà subito, perché era da tanto che ci aspettava. La Betulla Una giornata limpida e serena, fa caldo e da circa un'ora mi sono tolto la giacca poiché mi faceva sudare. Indossando la sola camicia, sento i movimenti meno impacciati, mentre l'aria tiepida mi tonifica il corpo. Mi fermo per gustare a pieno il senso di beatitudine che il sano momento mi dona. Lascio che i miei pensieri siano ammorbiditi dalle bellezze che scaturiscono da ogni parte. Lentamente mi guardo intorno, nell'intento di gustare integralmente le gioie offerte dallo sazio in cui mi trovo. A una certa distanza davanti a me, osservo un gruppo di candidi esseri, sono linde, immacolate, le Betulle, spose del bosco. Una macchia di giovani alberi dall'esile apparenza che però, attraverso una delicata eleganza, sono in grado di esprimere un portamento regale. Per niente austero, come invece fanno i superbi ma gioviale, come sanno essere i generosi d'animo. Approfitto sempre delle imprevedibili situazioni che spesso mi offre il bosco, lentamente mi porto in mezzo a loro, stendo la giacca per terra e mi siedo comodo. Chiudo gli occhi e mi lascio scivolare in un dolce sogno. Fin da subito, la sensazione è quella di trovarmi bene in mezzo a queste meravigliose spose in abito bianco, allegre e un pochino civettuole. Trasportato dalla tiepida aria, mi giunge un sommesso canto femminile, dolce come una ninna nanna, la quale m'incanta e m'induce il pensiero a diventar leggero come i sogni. L e percepisco vicine le giovani Spose, con le loro chiome scompigliate al vento. Odo l'alito leggero di giocosi girotondi, di canti e aggraziati movimenti. La forte energia femminile del momento tocca ogni cosa ed espande qualità di tolleranza, tenacia, allegria e gioia di vivere. Alla nascita, le Betulle portano un vestito scuro, rossiccio che cambieranno in un momento più maturo, dove diventeranno spose. Durante l'inverno, quando copiosa cade la neve, può succedere che qualche Betulla venga piegata dal peso fino a toccare terra. Allora accade che il violento gelo le 15

18 imprigioni a sé, bloccandole per la chioma. Saranno costrette dalla brutalità a rimanere inginocchiate per tutto l'inverno. Il violento non capisce che la flessibilità femminile le permetterà di resistere senza spezzarsi, come invece succede ai rigidi e maschili Pini. Con i primi caldi della Primavera, la violenza si scioglie inesorabilmente e la Betulla, lenta, lenta, si raddrizzerà nuovamente, assumendo la sua naturale posizione retta. Con la nuova stagione mite, è una delle prime piante a emettere tenere foglie verdi, esortando il bosco al risveglio. In autunno invece, è nuovamente una delle prime ad addobbarsi la chioma con sgargianti ghirlande, dai colori presi all'arcobaleno. Sempre pronta a esprimere la propria femminilità, attraverso la spensieratezza con cui si trucca la chioma di tinte sgargianti, ma anche attraverso la saggezza, la perspicacia, la tolleranza che esprimono gli esseri di natura buona. Le grandi virtù della Betulla, stanno nella capacità di trasmettere perseveranza, costanza, adattabilità, ma anche allegria e gioia di vivere. Pianta adatta a chi si sente sopraffare dallo smarrimento o dalla insicurezza. La Betulla, la sposa vestita di bianco, offre sempre rifugio e protezione, con ferma dolcezza supporterà chi chiederà aiuto. Per avvicinarsi nella maniera giusta alla Betulla è necessario essere sinceri e leali, prima di tutto verso se stessi e poi verso gli altri. Avere fiducia in quelle espressioni che in un primo momento possono sembrare troppo semplici ma che poi, si potrebbero rivelare fonte di grande ricchezza. Buona abitudine è portare indosso monili fatti con il legno o parti di Betulla; passeggiare in boschi di Betulle, oppure sedersi in meditazione sotto di esse, evocando protezione. In tempi non molto lontani, durante il periodo di tardo autunno, gli uomini della montagna raccoglievano e legavano in mazzi i giovani rami di Betulla che terminando in fitte e sottili diramazioni, diventavano ottime ramazze per scopare la casa, il cortile, la stalla. Con il suo legno erano costruite le stoviglie di un tempo: piatti e scodelle, cucchiai e spatole, mattarelli e pestelli ma anche zoccoli e suole per sgalmere. Generosamente le Spose Betulle accudivano le case e le necessità familiari, compiendo i lavori più umili. L'amore che la Betulla porta alle persone, si esprime attraverso i doni divini che essa racchiude dentro di se. Tutti possono usufruire dei suoi benefici salutari, poiché ogni parte di essa contiene sostanze medicamentose. Con le giovani foglie raccolte in primavera, si fanno infusi per togliere gli acidi urici accumulati. Sciatiche, sciatalgie, reumatismi e dolori, troveranno giovamento con l'infuso di foglie primaverili di Betulla. A questo scopo si prepara un decotto facendo bollire per cinque minuti in un litro abbondante d'acqua e dopo averla tolta dal fuoco, aggiungere quattro o cinque cucchiai di foglie (secche o fresche, dipende dalla stagione) vanno lasciate in infusione coperta per sei ore. Il decotto si beve a bichieri durante la giornata, lontano dai pasti. Con le gemme raccolte durante l'inverno, essiccate e poi contuse, si prepara un 16

19 decotto che ha la proprietà di promuovere la secrezione biliare, facilitando l'assimilazione dei grassi. Il decotto si prepara come quello delle foglie, solamente che la quantità d'acqua è di tre tazze, in verrà posto un cucchiaio scarso di gemme (secche o fresche, dipende dalla stagione) e lasciate in infusione coperta per quindici minuti; Il decotto si beve mezzora dopo i tre pasti principali. Sia la corteccia che il legno colti nel tardo autunno, danno per distillazione a secco un catrame, (Olio di Betulla). Questa lavorazione è piuttosto laboriosa ed è meglio comperare il prodotto già fatto. Il catrame di Betulla possiede spiccate proprietà antisettiche e cicatrizzanti, usato per curare ulcere, piaghe e affezioni cutanee purulente. Il carbone del suo legno combusto e finemente polverizzato, possiede preziose qualità assorbenti, antisettiche, sfiammanti, usato nelle affezioni gastrointestinali, meteorismo, fermentazioni anomale, avvelenamenti. Tra la gente delle nostre montagne, in primavera e durante il periodo di luna crescente, era usanza recidere alcuni giovani rami, da cui in breve colava abbondante una linfa chiara e opaca. Il liquido colante finiva in una bottiglia legata al ramo tagliato e introdotto nel contenitore. La linfa così raccolta non aveva una lunga durata organolettica e doveva essere usata in breve tempo. Si beveva a bicchieri durante la giornata e lontano dai pasti, come cura depurativa primaverile o per sciogliere i calcoli renali. Ultimamente ho visto nelle Erboristerie vendere la Linfa di Betulla, stabilizzata con sterilizzazione. Nella Betulla sono impresse le qualità che il segno astrologico di Venere che espande energie benevoli che rappresentano la bellezza estetica, la femminilità e la sessualità in tutta la sua espressione migliore. Venere influisce sull'addome, sulle reni, sul timo, sulla circolazione del sangue venoso, sulle ghiandole linfatiche, sul seno, sul chilo della digestione intestinale, sulla diuresi, sulla fermentazione, sulla fecondazione, sugli organi generatori interni, sulla maternità, sul seme, sul periodo di remissione della febbre. Leggenda del Nord Europa: In un tempo ormai tanto lontano, successe che in un giorno in cui si stava prospettando un brutto temporale, un contadino vide una vecchia che non era del luogo. La donna stava dormendo sotto un albero e sembrava non accorgersi della imminente tempesta che stava per arrivare. Preoccupato, il buon uomo la svegliò perché si mettesse al riparo e vedendo che aveva gli arti deformati dai dolori, la invitò ad entare nella propria casa. Fuori infuriava tremenda la bufera che in breve tempo si placò e ritornò il sereno. A quel punto, anche la povera donna decise di uscire per riprendere la propria strada, però prima di lasciare la casa, si rivolse all'uomo: - Sei una brava persona e per questo ti ringrazio. Ricordati che se per qualsiasi motivo, ti trovassi lontano dal paese e dai tuoi cari e la loro lontananza ti facesse tanto male, cerca una Betulla contorta, bussa sul suo tronco e domanda: La contorta è in casa? -. 17

20 Trascorse molto tempo dopo quel fatto, tanto che il brav'uomo se l'era anche dimenticato. Spesso gli uomini fanno cose che non dovrebbero fare, come le guerre, però studiando la loro storia, sembra che non ne possano fare a meno. Vi fu una nuova guerra e il contadino fu chiamato alle armi, spedito a combattere in una terra lontana e straniera. Tutti i giorni vedeva amici cadere e pensava che una volta o l'altra sarebbe successo anche a lui. Non era questa paura quella che lo faceva soffrire maggiormente ma la lontananza dalla sposa e dai figli. Immaginava i campi invasi dalle erbacce e gli animali abbandonati e senza cure. Un giorno che stranamente le battaglie sembravano essersi calmate, stava camminando in un boschetto con il cuore colmo di nostalgia. Assorto nel suo dolore, non si accorse di dove fosse ma improvvisamente si trovò davanti il tronco di una vecchia Betulla contorta. In quel momento gli vennero in mente le parole dette dalla straniera tanto tempo prima. Si avvicinò al rugoso tronco e bussò ripetendo le parole che aveva sentito dire. Subito dopo apparve la vecchia donna che aveva aiutato tanto tempo prima, la quale lo toccò sulla fronte con un dito e lui perse immediatamente coscienza. Si svegliò sul luogo non lontano da casa, dove aveva trovata addormentata l'anziana deforme e con gioia vide in lontananza la dolce casa che lo stava spettando. Lo Sparviero Quanta forza di vita gira nell'aria di questa serena giornata di Primavera. Nei prati dei pascoli intorno alla Malga di Anterivo, percepisco ovunque l'impeto dello sbocciare della vita: nell'aria, nel sole, nel vento, nel canto degli uccelli, nello scorrere dell'acqua, in ogni cellula del mio corpo. Sensazione forte che diventa tangibile presenza, carica di entusiasmo per il rinnovamento, mentre la spinta della procreazione, colma ogni cosa di sensualità. Il maschile e il femminile si compenetrano, riempiendosi di Nuovo. Attesi colori riempiono gli occhi, profumi caldi di aspettative colmano l'olfatto. Premurosi tasselli del grande mosaico delle stagioni che sono in grado di anticipare attraverso il presente, ciò che saranno in futuro. Tutto l'insieme di queste meraviglie, esprimono la Perfezione che si trova nella Natura, frutto offerto incondizionatamente dall'amore Divino. Interamente il mio essere sente di partecipare a questa espressione di totalità, colmandomi di gioia d'esistere qui, in questo momento. Improvvisamente, il volo rasente di un magnifico esemplare di Sparviero, mi distoglie bruscamente dalle dolci sensazioni che stavo assaporando, vira alla mia altezza e va ad appollaiarsi su un basso ramo di Larice. 18

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