Consiglio Superiore della Magistratura *** Incontro di studio sul tema: Il codice delle assicurazioni private Roma, marzo 2007 ***

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1 Consiglio Superiore della Magistratura *** Incontro di studio sul tema: Il codice delle assicurazioni private Roma, marzo 2007 *** Marco Rossetti L azione diretta del danneggiato nei confronti dell impresa assicuratrice per la RCA e di altri soggetti legittimati. La procedura stragiudiziale per la liquidazione dell indennizzo. *** SOMMARIO: 1. Le azioni dirette nei confronti dell assicuratore. Il dato normativo L azione diretta nei confronti dell assicuratore del responsabile Le eccezioni opponibili Il litisconsorzio necessario Le condizioni di proponibilità della domanda contro l assicuratore Alcuni problemi posti dall art. 145 cod. ass L azione diretta nei confronti dell UCI L azione diretta nei confronti dell impresa designata L azione diretta del trasportato nei confronti dell assicuratore del proprio vettore L azione diretta della vittima nei confronti del proprio assicuratore L ambito di applicazione La legittimazione passiva L azione diretta nei confronti del commissario liquidatore dell impresa in l.c.a L azione diretta nei confronti del mandatario per la liquidazione dei sinistri La procedura stragiudiziale di liquidazione del danno Nelle ipotesi ordinarie Nei casi di indennizzo diretto. *** 1. Le azioni dirette nei confronti dell assicuratore. Il dato normativo. Pagina 1 di 54

2 L abrogata legge n. 990 attribuiva alla vittima di un sinistro stradale tre diverse azioni dirette, aggiuntive a quella ordinaria che la vittima poteva proporre nei confronti del responsabile ex artt c.c.: (a) l azione diretta nei confronti dell assicuratore del responsabile, nel caso di sinistro causato da veicolo immatricolato ed assicurato in Italia (art. 18 l n. 990); (b) l azione diretta nei confronti dell UCI, nell ipotesi di sinistro causato da veicolo immatricolato all estero (art. 6, comma 7, lettera (c), l. 990/69); (c) l azione diretta nei confronti dell impresa designata, nel caso di sinistro causato da veicolo sconosciuto, non assicurato od assicurato con impresa posta in l.c.a. (art. 19, comma 4, l. 990/69). Tale quadro normativo è significativamente mutato per effetto dell entrata in vigore del codice delle assicurazioni private (d. lg n. 209), il quale prevede ora: (a) l azione diretta nei confronti dell assicuratore del responsabile, nel caso di sinistro causato da veicolo immatricolato ed assicurato in Italia (art. 144 cod. ass.); (b) l azione diretta nei confronti dell UCI, nell ipotesi di sinistro causato da veicolo immatricolato all estero (art. 126, comma 3, lettera (c), cod. ass.); (c) l azione diretta nei confronti dell impresa designata, nel caso di sinistro causato da veicolo circolante prohibente domino, sconosciuto, non assicurato od assicurato con impresa posta in l.c.a. (art. 283 cod. ass.); (d) l azione diretta del trasportato nei confronti del proprio vettore (art. 141 cod. ass.); (e) l azione diretta della vittima nei confronti del proprio assicuratore della r.c.a., nei casi in cui trova applicazione la procedura di indennizzo diretto (art. 149 cod. ass.); (f) l azione diretta nei confronti del commissario liquidatore dell impresa del responsabile, posta in l.c.a., se autorizzato alla liquidazione dei sinistri (art. 284 cod. ass.); Pagina 2 di 54

3 (g) infine - ma, si anticipa, è ipotesi problematica - è parere di chi scrive che debba ammettersi, in virtù di una interpretazione conforme al diritto comunitario, una azione diretta anche nei confronti del mandatario per la liquidazione dei sinistri, nel caso di sinistri avvenuti all estero e la cui vittima risieda in Italia (art. 152 cod. ass.). Esaminiamo ora partitamente queste singole ipotesi, ponendo l accento principalmente sui problemi da esse posti. 2. L azione diretta nei confronti dell assicuratore del responsabile. I primi due commi dell art. 144 cod. ass. riproducono l art. 18 l. 990/69; il terzo comma riproduce il primo periodo dell art. 23 l. cit.; l ultimo comma, infine, riproduce l art. 26, comma 1, l. 990/69. A parte la diversa sistematica adottata dal codice rispetto alla legge 990, il contenuto precettivo delle norme è rimasto sostanzialmente immutato. Anche con riferimento all azione diretta prevista dall art. 144 cod. ass. troveranno perciò verosimilmente applicazione alcuni princìpi ormai consolidati in giurisprudenza, che vale la pena ricordare brevemente. In primo luogo, quanto alla fonte dell obbligazione dell assicuratore del responsabile, essa non è rappresentata dal fatto illecito, ma da una complessa fattispecie alla cui integrazione concorrono l'illecito, il contratto di assicurazione e la relazione diretta che la legge instaura tra il danneggiato e l'assicuratore, estendendo al primo gli effetti del contratto (Cass., , n. 5218, in Assicurazioni, 1983, II, 2, 237, con nota di GERI; Cass., , n. 5219, in Dir. e pratica assic., 1983, 316; dopo tali decisioni che costituirono le sentenze capostipite, nello stesso senso si vedano Cass n. 7019; Cass , n. 6694; Cass , n. 4950; Cass , n. 6128, in Assicurazioni, 1995, II, 2, mass. 109; Cass , n. 3624; Cass , n , in Arch. circolaz. 1995, 986). È altresì pacifico in giurisprudenza che l azione diretta si affianca, e non si sostituisce a quella ordinaria ex art c.c. (Cass , n. 1471; Pagina 3 di 54

4 Cass , n. 2056; Cass , n. 6128, in Assicurazioni, 1995, II, 2, mass. 109; Cass , ibidem, 1984, II, 2, mass. 49), e che pertanto il danneggiato può proporre cumulativamente le due azioni (in tal senso, dopo alcuni iniziali contrasti, si vedano ex permultis Cass , n. 8717, in Assicurazioni, 1997, II, 2, mass. 18; Cass , n. 3624), e che l obbligazione risarcitoria del danneggiante e quella indennitaria del suo assicuratore sono legate da un vincolo di solidarietà, ancorché atipico (c.d. solidarietà imperfetta o ad interesse unisoggettivo). Conseguenze di questa cumulabilità e del vincolo di solidarietà passiva, per quanto atipico, trattandosi di obbligazioni solidali ad interesse unisoggettivo, sono che: (a) sul piano sostanziale deve riconoscersi effetto liberatorio al pagamento effettuato da uno dei debitori (Cass , n. 6402; Cass , n. 6428, in Riv. giur. circolaz. trasp. 1983, 279; (b) l'azione esperita contro l'assicuratore contiene implicitamente la domanda di accertamento della responsabilità del conducente e del proprietario (Cass , n. 4887, in Resp. civ. prev. 1983, 448) Le eccezioni opponibili. Anche l art. 145, comma 2, cod. ass. (come il previgente art. 18 l. 990/69) statuisce che per l'intero massimale di polizza l'assicuratore non può opporre al danneggiato, che agisce direttamente nei suoi confronti, eccezioni derivanti dal contratto, né clausole che prevedano l'eventuale contributo dell'assicurato al risarcimento del danno. Per eccezioni derivanti dal contratto devono intendersi quelle relative all'invalidità ed all'inefficacia del contratto, mentre restano estranee al suddetto regime soltanto le ipotesi di nullità del contratto di assicurazione e di inesistenza del rapporto assicurativo. Sono state ritenute eccezioni inopponibili: Pagina 4 di 54

5 (a) le eccezioni di annullabilità del contratto, come nel caso di dichiarazioni inesatte o reticenti (art e 1893 c.c.); b) l'eccezione di aggravamento del rischio (art c.c.), come nel caso di trasporto anomalo (Cass , n. 1786; Cass , n. 2125); c) l'eccezione di mancata denunzia di vizio della cosa (art c.c.); d) L'eccezione di inadempimento dell'obbligo di avviso e di salvataggio (art c.c.), ossia nel caso di circolazione di veicolo, la mancata denunzia del sinistro, ferma restante la facoltà dell'assicuratore di rivalersi sull'assicurato in ragione del pregiudizio sofferto; e) l'eccezione di guida senza patente o di patente non regolare, nell'ipotesi che la polizza subordini l'operatività della copertura assicurativa al possesso da parte del conducente della patente richiesta (Cass., sez. III, , n , Arch. circolaz., 2004, 383; Cass n. 5110; Cass , n. 1786; Cass , n. 382); (f) l'eccezione di dolo, ossia che il fatto illecito ha carattere doloso (Cass , n. 1502); g) l'eccezione del mancato pagamento del premio o della prima rata di premio (art. 1901, 1o c.), se l'assicuratore ha rilasciato il certificato di assicurazione ed il contrassegno (Cass , n. 5834; Cass , n ); h) la stipula del contratto da parte di impresa non autorizzata, in quanto ciò non dà luogo a nullità o annullabilità del contratto, ma solo a risoluzione ex nunc, su formale denuncia dell'interessato (Cass , n. 586); i) l'inosservanza dell'art. 98 cod. strad. che impone la presenza a bordo di autoveicoli con targa prova del titolare dell'autorizzazione a circolare con la targa prova o di un suo dipendente, poiché non incide sull'esistenza del rapporto assicurativo, salvo che tale circostanza risulti prevista quale elemento essenziale della copertura assicurativa (A Torino, , in Riv. giur. circolaz. trasp. 1984, 692); Pagina 5 di 54

6 l) lo stato di ebbrezza del conducente (P. Piazza Armerina, in Arch. circolaz. 1978, 257); m) la clausola che preveda l'eventuale contributo dell'assicurato al risarcimento del danno; n) la mancata esposizione del contrassegno da parte del veicolo danneggiante, essendo prevista solo a tutela dell'affidamento del danneggiato la disposizione del secondo comma di detto articolo secondo la quale l'assicuratore è tenuto nei confronti dei terzi per il periodo di tempo indicato nel certificato (Cass , n. 1944). Sono, invece, state ritenute eccezioni opponibili: a) L'inesistenza o nullità assoluta del contratto assicurativo, per mancanza dei requisiti essenziali di cui all'art c.c. (Cass , n. 8460); b) l'inesistenza del rischio, che comporta la nullità del contratto (art c.c., Cass , n cit.), con esclusione dell'ipotesi del dolo; c) il mancato pagamento delle rate del premio successive alla prima, dopo il decorso del periodo di tolleranza, se l'assicurato non sia in possesso del certificato (Cass , 4906); d) il limite del massimale (Cass , n. 646; Cass , n. 4611, con onere della prova del limite del massimale a carico dell'assicuratore); e) nel caso di danno provocato da rimorchio, in movimento perché agganciato alla motrice, l'assicuratore del solo rischio statico ben può opporre l'inoperatività del contratto, in quanto non si tratta di un'eccezione contrattuale, ma di inesistenza di garanzia connessa alla circolazione del rimorchio (se il rimorchio viene agganciato alla motrice, diviene componente di un unico veicolo a motore e perde la propria autonomia, con la conseguenza che nei confronti del terzo danneggiato non risponde l'assicuratore del solo rimorchio, non vertendosi in tema di limite della responsabilità dell'assicuratore, ma di identificazione del veicolo il cui Pagina 6 di 54

7 rischio è stato assicurato) (Cass , n ; Cass , n. 8972; Cass , n. 950;); f) nel caso in cui trattasi non di responsabilità ex art c.c., ma di colpa professionale, quando il sinistro è provocato per cause ascrivibile al soggetto che abbia effettuato la riparazione (Cass , n. 1538, relativamente al caso del distacco di una ruota, mentre alla guida vi era il meccanico che aveva provveduto a riparare la stessa); g) la mancanza di copertura assicurativa, nel qual caso è onere del danneggiato di provare, anche con testimoni, che tale danno si è verificato nel periodo di copertura assicurativa indicato nel contrassegno apposto sul veicolo investitore, ovvero nel periodo di tolleranza previsto dall'art. 1901, c. 2o, c.c., oppure che, essendosi verificato il sinistro nel periodo di sospensione assicurativa, ex art. 1901, c.c., il premio sia stato pagato dall'assicurato anteriormente al sinistro (Cass , n. 5194; Cass n. 4803). L'assicuratore, che non abbia potuto opporre al danneggiato che agisce in via diretta, eccezioni derivanti dal contratto né le clausole di contributo a carico dell'assicurato, ha diritto di rivalsa nei confronti dell'assicurato nella misura in cui avrebbe avuto diritto contrattualmente di rifiutare o di ridurre la propria prestazione. In merito alla disciplina dell'azione di rivalsa, la giurisprudenza e la dottrina hanno enucleato i seguenti principi: a) l'azione di rivalsa è esperibile anche se il danneggiato sia stato tacitato stragiudizialmente; se però l'assicurato non ha consentito al pagamento o non sia stato fatto partecipe delle trattative, egli può contrastare la domanda di rimborso dell'assicuratore con eccezioni sia in ordine alla responsabilità sia in ordine all'ammontare del risarcimento pagato (Cass , n. 981); b) l'esercizio dell'azione di rivalsa si sostanzia in una vera e propria domanda e non in una semplice eccezione, sicché non è proponibile per la prima volta in appello (Cass , n. 4805); Pagina 7 di 54

8 c) tuttavia, se l'assicuratore, convenuto con azione diretta, faccia valere contro l'assicurato, anch'esso convenuto, la rivalsa di cui all'art. 143 cod. ass., introduce una pretesa strettamente connessa per comunanza di titolo con quella avanzata dall'attore e riconducibile tra i mezzi di difesa esperibili contro quest'ultima (Cass , n. 2940); d) conseguentemente, la procura al difensore rilasciata dall'assicuratore per contraddire in ordine alla domanda del danneggiato deve ritenersi comprensiva del potere di proporre la domanda di rivalsa nei confronti dell'assicurato (Cass , n. 2940, cit.); e) nel caso di circolazione prohibente domino la domanda di rivalsa può essere proposta solo contro il conducente e non contro il proprietario (Cass , in Giust. civ. 1982, I, 64). Controverso è il problema della legittimazione passiva rispetto all azione di rivalsa. Secondo un primo orientamento, maggioritario e più risalente, l' assicurato nei confronti del quale l'assicuratore può esercitare l'azione di rivalsa si identifica non solo nel contraente della polizza, ma anche nel proprietario e/o conducente del veicolo responsabile del sinistro, soggetto titolare dell'interesse assicurato (Cass , n. 2764, in Giust. civ. 1994, I, 2015). Più di recente, invece, Cass., sez. III, , n ha ritenuto che l azione di rivalsa di cui alla norma qui in commento spetta all assicuratore esclusivamente nei confronti dell assicurato e non nei confronti del terzo conducente del veicolo (conforme Cass., sez. III, , n. 8622, in Dir. e giustizia, 2003, fasc. 25, 55). Quest ultimo orientamento tuttavia mi sembra palesemente erroneo, in quanto non considera che l ass. della r.c.a. è una assicurazione ambulatoria, nella quale il titolare dell interesse esposto al rischio (e cioè l assicurato, in senso tecnico) è chiunque si ponga, col consenso del proprietario, alla guida del veicolo Il litisconsorzio necessario. Pagina 8 di 54

9 Nel giudizio promosso contro l assicuratore del responsabile, ai sensi dell art. 144 cod. ass., è litisconsorte necessario il responsabile del danno, tradizionalmente identificato nel proprietario del veicolo che ha causato il danno. La ratio di detto litisconsorzio è individuata nell'esigenza di assicurare che l'esistenza della responsabilità sia accertata in contraddittorio con il responsabile del danno, sicché essa non può ritenersi applicabile se non quando, esperita dal danneggiante l'azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dell'assicuratore ex art. 144 cod. ass., debba procedersi nel relativo giudizio all'accertamento della responsabilità, la cui esistenza costituisce il presupposto dell'obbligo incombente all'assicuratore in forza del contratto di assicurazione (Cass. S.U , n. 5350, in Assicurazioni 1983, II, 2, 84, in Giust. civ. 1983, I, 148). Mentre nel giudizio sull'an debeatur, promosso dal danneggiato contro l'assicuratore della responsabilità civile, è sempre necessaria la partecipazione al processo del responsabile del danno, nel giudizio sul quantum, qualora questo si svolga separatamente dal giudizio sull'an (perché instaurato successivamente alla pronuncia di condanna generica dell'assicuratore e del responsabile al risarcimento) detta partecipazione non è necessaria (Cass , n. 5350). L obbligo del litisconsorzio non sussiste ovviamente nel caso di azione esperita contro il responsabile a norma dell'art c.c. In questa ipotesi la partecipazione al giudizio dell'assicuratore può avvenire ad iniziativa dell'assicurato che lo chiami in causa a titolo di garanzia impropria, a norma dell'art. 106 c.p.c., senza che sussista in assenza di sua iniziativa, l'obbligo per il giudice di disporre l'integrazione del contraddittorio a norma dell'art. 102 c.p.c. (Cass , n. 6074). Il litisconsorzio necessario sussiste anche nel caso di domanda di accertamento negativo dell'operatività della garanzia assicurativa proposta dall'assicuratore, per cui tale domanda deve essere rivolta sia Pagina 9 di 54

10 nei confronti del danneggiato che dell'assicurato (Cass n. 5461). Le conseguenze del suddetto litisconsorzio necessario sono che: a) deve essere disposta l'integrazione del contraddittorio ex art. 331, nel caso in cui la sentenza non sia stata impugnata nei confronti di tutti i litisconsorti (Cass , n. 3277; b) in caso di omesso adempimento di tale onere, deve essere dichiarata l'inammissibilità dell'impugnazione (Cass , n. 3648); c) il litisconsorte citato a seguito di ordine di integrazione del contraddittorio, potrà effettuare l'impugnazione in via incidentale tardiva ex art. 334 c.p.c.; d) l'appello proposto dal solo assicuratore investe tutte le risultanze processuali, con facoltà del giudice di decidere sulla responsabilità del sinistro con accertamento valevole per tutte le parti, e quindi, anche nei confronti dell'assicurato (Cass , n. 198); e) l'impugnazione proposta da uno dei condebitori spiega i suoi effetti anche nei confronti dell'altro condebitore (Cass , n. 4661). Tuttavia se fu proposta l'azione ex art. 18 nei confronti dell'assicuratore e contemporaneamente e cumulativamente l'azione ex art nei confronti del conducente e del proprietario dell'auto, il giudice d'appello chiamato a pronunciare sulla nullità della sentenza impugnata conseguente alla nullità insanabile della citazione nel giudizio di primo grado del proprietario del veicolo, nel dichiarare detta nullità deve, in conseguenza della non integrità del contraddittorio, rimettere al primo giudice la causa promossa nei confronti dell'assicuratore e del proprietario del veicolo e trattenere e decidere nel merito quella promossa nei confronti del conducente, atteso che solo il proprietario del veicolo è litisconsorte necessario nella azione diretta e che non è ipotizzabile, con riferimento al giudizio di appello, un litisconsorzio necessario dipendente dall'effettiva partecipazione anche del conducente del veicolo al giudizio di primo grado (Cass , n. 1976; Cass , n. 4622). Pagina 10 di 54

11 Egualmente, nel caso di confluenza nello stesso processo, dell'azione ex art c.c. nei confronti del responsabile del danno e della causa di garanzia proposta da questi contro l'assicuratore, il danneggiato non è parte del rapporto processuale relativamente a questa seconda causa e non ha quindi interesse ad impugnare le statuizioni relative (Cass , n. 1134). Si ha in questo caso una semplice connessione di causa, con litisconsorzio passivo facoltativo, per cui la sentenza impugnata nei confronti di uno solo dei convenuti passa in giudicato per l'altro, nei cui confronti non può essere modificata dal giudice d'appello (Cass , n. 6074; Cass , n. 4684) Le condizioni di proponibilità della domanda contro l assicuratore. L azione diretta nei confronti dell assicuratore del responsabile è soggetta all onere di preventiva richiesta scritta di risarcimento all assicuratore stesso, e del decorso dello spatium deliberandi previsto dalla legge. Tale onere è imposto dall art. 145 cod. ass., il quale ha riprodotto, con modificazioni, l art. 22 l. 990/69. Le principali novità introdotte dal codice sono: (a) l introduzione di un diverso termine, al cui decorso è subordinata la procedibilità dell azione diretta nei confronti dell assicuratore, a seconda del tipo di danni dei quali si chiede il risarcimento: 60 gg. nel caso di sinistri con danni a cose, e 90 nel caso di sinistri con danni a persone; (b) la previsione di un termine diverso a seconda che la domanda sia proposta nei confronti di un assicuratore in bonis o dell impresa designata: nel primo caso il termine è di 60 gg. (anche per i danni a persone); nel secondo caso sarà di sei mesi se il sinistro è stato causato da persona assicurata con impresa posta in l.c.a., di 60 gg. in tutti gli altri casi (art. 287 cod. ass.). Ne emerge un composito e non del tutto razionale quadro, che per semplicità può essere riassunto nella seguente tabella: Pagina 11 di 54

12 Sinistro causato da veicolo assicurato con impresa in bonis Sinistro causato da veicolo sconosciuto, non assicurato o circolate prohibente domino Sinistro causato da veicolo assicurato con impresa in l.c.a. Danni a cose 60 gg. 60 gg. 6 mesi Danni a persone 90 gg. 60 gg. 6 mesi Pacificamente la dottrina e la giurisprudenza ritengono che la funzione della richiesta scritta consiste nel costituire in mora l'assicuratore, una volta che sia decorso inutilmente il termine stabilito dalla legge. Quanto al dies a quo di detto termine, esso non è costituito dalla data di spedizione della raccomandata ma da quella di ricezione (Cass , n. 1423, Cass n. 809), dovendo essere libero lo spatium deliberandi in favore dell'assicuratore. Oltre tale funzione strettamente giuridica, la richiesta scritta ha anche quella di politica giudiziaria di facilitare le procedure di risarcimento, restringere il contenzioso ed evitare l'aggravamento dei costi di gestione dei sinistri. Pertanto mentre il danneggiante è costituito in mora dalla data del fatto illecito, l'assicuratore lo diventa soltanto dal momento dell'inutile decorso dello spatium deliberandi dalla richiesta del danneggiante che rende operante un'accessoria e coordinata obbligazione avente ad oggetto, ai sensi dell'art c.c., gli interessi moratori ed il maggior danno costituito dalla sopravvenuta svalutazione monetaria (Cass n. 5996; Cass n. 6014) Alcuni problemi posti dall art. 145 cod. ass.. Mentre l'art. 22 l. 990/69 non stabiliva quali fossero gli elementi che la richiesta doveva contenere per essere ritenuta completa, limitandosi a stabilire che la richiesta deve essere effettuata con raccomandata con ricevuta di ritorno, l art. 145 cod. ass. prescrive che la richiesta abbia i contenuti di cui agli artt. 148, 149 e 150, a seconda del sistema di indennizzo applicabile. Pagina 12 di 54

13 Un primo problema posto dalla nuova norma è quindi stabilire se possa ritenersi improponibile l azione diretta quando la richiesta scritta non possegga i suddetti contenuti. Riterrei che a tale quesito non possa darsi una risposta categorica. Se infatti è vero, per un verso, che l assicuratore ha l obbligo di attivarsi alla stregua dell ordinaria diligenza professionale da lui esigibile (art. 1176, comma 2, c.c.) per accertare il danno e liquidare l indennizzo, e quindi non può sottrarsi a tale obbligo opponendo fiscali obiezioni sullo scostamento tra il contenuto della richiesta concretamente inviata e quello imposto dall art. 148 cod. ass., per altro verso è altresì vero che il danneggiato ha l obbligo di uberrima bona fides nel corso delle trattative, e non può limitarsi ad inviare all assicuratore richieste del tutto generiche e prove di adeguato corredato documentale, come tali assolutamente insufficienti per la stima del danno (e ciò a mente dell art c.c., alla stregua del quale il creditore deve compiere quanto necessario perché il debitore possa adempiere). Una adeguata soluzione al problema qui in esame mi sembra possa raggiungersi muovendo dalla ratio dell art. 145 cod. ass., che è quella - lo si è detto - di favorire gli accordi stragiudiziali. Da ciò consegue che, abbia o non abbia il danneggiato rispettato alla lettera le prescrizioni dell art. 148 cod. ass., la domanda sarà comunque procedibile se gli elementi inviati erano comunque sufficienti, con l uso dell ordinaria diligenza, per l accertamento della responsabilità e la stima del danno. Per contro, la domanda andrà dichiarata improcedibile se nella richiesta scritta di risarcimento manchino gli elementi indispensabili per la stima del danno. Così, ad esempio, riterrei non ostativa alla procedibilità della domanda l omessa indicazione, nella richiesta scritta di risarcimento, del codice fiscale del danneggiato (purché la persona sia inequivocabilmente individuabile attraverso i datai anagrafici), ovvero delle dichiarazioni dei redditi, quando la vittima non abbia patito (e quindi non domandi) alcun danno da perdita della capacità di guadagno. Pagina 13 di 54

14 Un secondo problema posto dagli artt cod. ass. (ma già sorto nel vigore della disciplina previgente) è se la richiesta dell assicuratore di ulteriori informazioni nel caso di domanda incompleta, ai sensi dell art. 148, comma 5, cod. ass., comporti l interruzione, oltre che dei termini per la formulazione dell offerta di cui ai commi 1 e 2 della norma ora citata, anche l interruzione del termine di 60 o 90 giorni per il promovimento della azione diretta, di cui al comma 1 dell art145 cod. ass.. A tale delicato problema, in assenza (sinora) di precedenti giurisprudenziali, mi sembra debba darsi risposta affermativa. Lo spatium deliberandi di cui all art. 145, comma 1, cod. ass. è previsto dalla legge al fine di consentire all assicuratore di valutare se e quanto offrire a titolo di indennizzo. Di tale termine l assicuratore deve poter fruire interamente, tanto è vero che se la richiesta è incompleta il termine per l offerta è differito: dunque la richiesta incompleta è inidonea a provocare la mora debendi dell assicuratore (art. 148, comma 5, cod. ass.). Alla luce di tali considerazioni non mi sembra peregrino qualificare il termine di cui all art. 145 cit. come un termine di adempimento a favore del debitore, imposto direttamente dalla legge: con la conseguenza che prima della scadenza di tale termine il credito è inesigibile (in virtù del principio secondo cui soltanto quod sine die debetur, statim debetur). Se, dunque, il termine di cui all art. 148, comma 1 e 2 cod. ass., è prorogato per effetto della richiesta di chiarimenti avanzata dall assicuratore dinanzi ad una richiesta incompleta, il credito sarà inesigibile fino alla scadenza del termine prorogato, e di conseguenza l assicuratore non potrà essere convenuto in giudizio. Pertanto mi pare possa concludersi nel senso che la richiesta incompleta, là dove l assicuratore si avvalga della facoltà di chiedere integrazioni, produca l effetto di differire il termine per il promovimento dell azione diretta di cui all art. 145, comma 1, cod. ass.. Un terzo problema posto dal nuovo combinato disposto degli artt. 144 e 145 cod. ass. è se le nuove norme sulla procedibilità della domanda si applichino ai giudizi introdotti dopo il (data di entrata in vigore Pagina 14 di 54

15 del codice delle assicurazioni), quando il sinsitro si sia verificato prima e la richiesta scritta di risarcimento sia stata inoltrata nel vigore dell art. 22 l. 990/69. Tale problema è di agevole soluzione: infatti è pacifico, nella giurisprudenza di legittimità, che le norme le quali impongono condizioni di procedibilità della domanda sono disposizioni processuali, e come tali soggette al principio tempus regit actum (Cass., sez. III, , n. 2527; Cass., sez. III, , n. 4803; Cass., sez. III, , n. 9544). Pertanto il rispetto delle condizioni di procedibilità va accertato in base alle norme vigenti al momento in cui la condizione di procedibilità è stata (o doveva essere) osservata, e non al momento dell introduzione del giudizio, né a quello della sentenza. Se, dunque, il danneggiato ha inviato, prima del , una richiesta scritta di risarcimento difforme dai precetti di cui all art. 148 cod. ass., ma conforme a quelli di cui all art. 22 l. 990/69, la domanda sarà procedibile, anche se introdotta dopo il ; non lo sarà, invece, se la richiesta scritta difforme dal dettato dell art. 148 cod. ass. sia pervenuta all assicuratore dopo l entrata n vigore del codice, a nulla rilevando che il sinistro si sia verificato in precedenza. 3. L azione diretta nei confronti dell UCI. L art. 126 cod. ass. ha riprodotto l art. 6 l. 990/69 - per quanto qui rileva, e cioè il promovimento dell azione diretta nei confronti dell UCI - senza novità di rilievo, eccezion fatta per un infortunio nomopoietico in cui è incorso il legislatore. Il terzo comma dell art. 126 cod. ass. stabilisce infatti che quando si cita l UCI in giudizio con l azione diretta, il termine a comparire fissato nell atto di citazione dev essere aumentato del doppio, risultando perciò stabilito in centottanta giorni per il giudizio di fronte al tribunale e in novanta giorni per il giudizio di fronte al giudice di pace. Pagina 15 di 54

16 Tale norma è destinata a suscitare seri problemi tra gli interpreti, in quanto per effetto delle modifiche apportate all art. 163 bis c.p.c. dall'art. 2, comma 1, lettera (g), l. 28 dicembre 2005, n. 263, il termine a comparire nei giudizi ordinari di cognizione è stato elevato a 90 giorni dinanzi al tribunale, e 45 dinanzi al giudice di pace. Sicché, se si privilegia la prima parte della disposizione qui in esame ( il termine a comparire dev essere aumentato del doppio ), tale termine dovrebbe essere di 270 giorni, mentre se si privilegia la seconda parte ( risultando perciò stabilito in centottanta giorni ) il termine in questione dovrebbe continuare ad essere di 180 giorni. Non essendo tale problema superabile in base alla lettera della norma, la soluzione preferibile mi sembra quella di ricorrere all interpretazione costituzionalmente orientata e ritenere perciò che il termine a comparire nelle cause in cui sia convenuta l UCI debba restare di 180 giorni, in quanto tale interpretazione è la sola conforme al disposto dell art. 111 cost., nella parte in cui prescrive che il processo debba avere una durata ragionevole. Problemi analoghi sono sorti dall estensione del rito del lavoro alle controversie in tema di sinistri stradali, disposta dall art. 3 l n Nel rito del lavoro, infatti, l art. 415, comma 5, c.p.c., fissa in soli 30 giorni il termine a comparire, sicché sussiste un conflitto apparente di norme tra quest ultima disposizione e l art. 126 cod. ass. Per risolvere tale conflitto, mi sembra si debba muovere dal rilievo che le due norme appena citate si pongono in rapporto di specialità reciproca, in quanto hanno un nucleo comune (entrambe disciplinano l azione di risarcimento di danni da lesioni o da morte causati da veicoli immatricolati all estero), ed elementi di specialità: l art. 3 l. 102/06 si applica anche nel caso di danni causati da veicoli immatricolati in Italia, ai quali è inapplicabile l art. 126 cod. ass.; e quest ultimo si applica anche ai danni causati da natanti ed ai danni a cose, ipotesi invece sottratte alla previsione dell art. 3 l. 102/06. Di conseguenza, il conflitto apparente tra esse va risolto in base Pagina 16 di 54

17 al principio del c.d. bilanciamento di valori, ovvero individuando la norma assiologicamente prevalente sull altra, in quanto espressione di valori superiori (Guastini, Teoria e dogmatica delle fonti, Milano, 1998, 228 e ss.). Pertanto, poiché la finalità dell art. 126 cod. ass., e del più lungo termine a comparire ivi previsto, è quella di consentire all UCI di meglio difendersi, mentre la finalità dell art. 3 l. 102/06 è quella di apprestare una più celere ed incisiva tutela a quelle vittime di sinistri stradali che abbiano patito gravi lesioni personali o degli affetti, l art. 3 l. 102/06 deve prevalere sull art. 126 cod. ass., e quindi la domanda di risarcimento del danno da lesioni o da morte, quand anche proposta nei confronti dell UCI, sarà soggetta alle previsioni dell art. 415 c.p.c., ed il termine a comparire sarà di soli 30 giorni (sia benevolmente consentito, sul punto, il rinvio a Rossetti, Sinistri stradali e rito del lavoro, Milano, 2006, 219). 4. L azione diretta nei confronti dell impresa designata. L art. 283 cod. ass. non ha introdotto novità di rilievo con riferimento all ipotesi di sinistro causato da veicolo non assicurato, sconosciuto, od assicurato con impresa in l.c.a., ove si eccettui l incongruenza già segnalata (rispetto all art. 145 cod. ass.), consistita nell avere previsto, quale condizione di procedibilità dell azione diretta nei confronti dell impresa designata il decorso di un termine di 60 gg. (anche per i danni a persone), salvo che il veicolo sia stato causato da veicolo assicurato con impresa posta in l.c.a., nel qual caso il termine suddetto è di sei mesi (art. 287 cod. ass.). Una novità assoluta è invece la previsione dell intervento del fondo di garanzia, per il tramite dell impresa designata, nel caso di veicolo posto in circolazione contro la volontà del proprietario o delle altre persone chiamate ex lege a rispondere dei danni causati dalla circolazione (art. 283, comma 1, lettera (d), cod. ass.). Con questa norma il legislatore parrebbe essersi avvalso della facoltà concessagli dall art. 2, comma 2, della Direttiva del Consiglio , Pagina 17 di 54

18 n. 84/5 ( Concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli ), secondo cui nel caso di veicoli rubati o ottenuti con la violenza, gli Stati membri possono prevedere che il fondo di garanzia intervenga in luogo e vece dell'assicuratore. E tuttavia non può non registrarsi un evidente iato tra la previsione comunitaria e quella codicistica: la prima parla infatti di veicoli rubati o ottenuti con la violenza, la seconda di veicoli posti in circolazione contro la volontà del proprietario, il che ovviamente può avvenire anche in assenza di furto o violenza. Tuttavia la norma codicistica può essere interpretata in senso conforme al diritto comunitario, ove si consideri che l art. 122 cod. ass., il quale prevede l esonero dell assicuratore del veicolo nel caso di circolazione prohibente domino, stabilisce espressamente che l assicurazione cessa a partire dalle ore del giorno in cui è stata presentata la denuncia agli organi di polizia. Pertanto, leggendo unitariamente l art. 2 Direttiva 84/5, l art. 122 e l art. 283 cod. ass., deve concludersi che l azione diretta nei confronti del fondo va proposta non in qualunque ipotesi di circolazione contro la volontà del proprietario, ma solo nei casi in cui la circolazione sia frutto di furto o violenza. Qualche incertezza l art. 283 cod. ass. può far sorgere, nel caso di sinistri causati da veicoli circolanti prohibente domino, anche per quanto attiene i danni risarcibili. La legge prevede infatti (comma 2) che il risarcimento è dovuto sia per i danni alla persona sia per i danni a cose, ma soltanto: (a) ai terzi non trasportati; (b) ai trasportati contro la propria volontà; (c) ai trasportati inconsapevoli della circolazione illegale. La lettera della norma lascia insoluti alcuni problemi, ed in particolare se ai trasportati consapevoli della circolazione illegale spetti da parte del Fondo solo il risarcimento del danno alla persona, anche il risarcimento Pagina 18 di 54

19 del danno a cose, nei limiti di cui alla prima parte del secondo comma dell art. 283, oppure non spetti alcun risarcimento da parte del Fondo. Quest ultima sembrerebbe l opinione preferibile in base alla lettera della norma: la inconsapevolezza della circolazione illegale è infatti presupposto per l intervento del Fondo in favore del trasportato, e dunque se manca la prima, non potrà avvenire il secondo. E tuttavia non può negarsi che in tal modo si crea un pericoloso vuoto di tutela: il terzo consapevole della circolazione illegale infatti non potrebbe proporre l azione diretta nei confronti di alcuno: non nei confronti dell impresa designata, perché lo esclude l art. 283, comma 2, cod. ass.; non nei confronti dell assicuratore del vettore, perché lo esclude l art. 122, comma 3, cod. ass.. Questa conclusione è però insostenibile, perché in contrasto col diritto comunitario. stabilisce, infatti, l art. 1, comma 1, Direttiva Consiglio , n. 90/232 ( Relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli ) che l'assicurazione obbligatoria della r.c.a. deve coprire la responsabilità per i danni alla persona "di qualsiasi passeggero, diverso dal conducente, derivanti dall'uso del veicolo. Né. ovviamente, la mera consapevolezza della circolazione illegale del veicolo sembra costituire una giusta ragione per derogare a tale principio. In prima approssimazione, riterrei che la soluzione preferibile sia quella di disapplicare, per contrarietà insanabile col diritto comunitario, l art. 283, comma 2, ult. parte, cod. ass., secondo l insegnamento della Corte di giustizia (ex permultis, da ultimo, Corte giustizia Comunità europee, , n. 462/99, in Riv. dir. internaz. privato e proc., 2004, 748). 5. L azione diretta del trasportato nei confronti dell assicuratore del proprio vettore. L art. 141 cod. ass. disciplina l ipotesi di danni patiti dal terzo trasportato, e costituisce una previsione del tutto nuova. La norma non distingue tra le Pagina 19 di 54

20 varie ipotesi di trasporto, e dunque deve ritenersi applicabile sia nel caso di trasporto di cortesia, sia nel caso di trasporto gratuito, sia nel caso di trasporto oneroso. L art. 141 cod. ass. è forse una delle norme meno felici dell intero codice delle assicurazioni; sia per la tecnica con la quale è stato scritto, sia per il contenuto, che nella migliore delle ipotesi è ambiguo, e nella peggiore inutilmente peggiorativo rispetto all attuale stato di cose. Affinché sia ben chiaro questo concetto, è opportuno brevemente ricordare di che tipo di tutela abbia goduto fino ad oggi, per diritto vivente, il trasportato su un veicolo a motore, che in conseguenza di un sinistro abbia patito danni alla persona. Nel caso di sinistro stradale senza urto tra veicoli, il trasportato a qualsiasi titolo poteva pretendere il risarcimento del danno, ex art. 2054, comma 1, c.c., dal proprio vettore e dall assicuratore della r.c.a. di quest ultimo. Nel caso di sinistro stradale con scontro tra due o più veicoli, il trasportato a qualsiasi titolo poteva pretendere l intero risarcimento sia dal proprio vettore, sia dai conducenti degli altri veicoli, invocando nei confronti di ciascuno di essi la presunzione di responsabilità di cui all art. 2054, comma 1, c.c., e di conseguenza il beneficio della solidarietà di cui all art c.c. (ex permultis, Cass., sez. III, , n. 7500, in Arch. circolaz., 2004, 982; Cass., sez. III, , n. 3868, in Arch. circolaz., 2004, 742). Fino all entrata in vigore del codice, quindi, il terzo trasportato aveva dinanzi a sé una nutrita platea di debitori solidali: i conducenti, i proprietari ed i rispettivi assicuratori. La colpa di tutti costoro era presunta. L art. 141 cod. ass. stabilisce ora in modo tranchante che il danno subito dal trasportato è risarcito dall impresa di assicurazione del veicolo sul Pagina 20 di 54

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