Il dovere di fedeltà. Violazione. La responsabilità del terzo per induzione alla violazione. Avv. Katia Mascia

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1 Il dovere di fedeltà. Violazione. La responsabilità del terzo per induzione alla violazione. Avv. Katia Mascia L art.143 c.c., nell elencare i doveri dei coniugi nascenti dal matrimonio, annovera l obbligo reciproco alla fedeltà. Secondo la più antica e tradizionale concezione- seguita da alcuni autori ancora oggi- il dovere di fedeltà deve intendersi come l obbligo reciproco dei coniugi di astenersi dall intrattenere relazioni e/o rapporti sessuali con terzi. Come espressione di tale concezione materialistica del dovere di fedeltà dei coniugi meritano di essere citate la definizione - data nel 1975 dal Busnelli 1 - secondo la quale la mutua dedizione dei corpi è strumento naturale e normale di realizzazione e di consolidamento di quella comunione spirituale tra i coniugi che costituisce il fine primario del matrimonio. Ed è in diretta correlazione con tale fine che va concepito il dovere di fedeltà, e quella più recente del Pilla 2 il quale ritiene che Se ( ) con il matrimonio sorge il diritto-dovere di instaurare una relazione sessuale con il coniuge, l unione coniugale impone che tale relazione sia esclusiva, nel senso che devono considerarsi in violazione degli obblighi coniugali e, pertanto, illeciti tutti i contatti sessuali con soggetti diversi dal partner. Questa concezione, prettamente materialistica, che identifica il dovere di fedeltà con l esclusiva sessuale, appare, tuttavia, inadeguata, riduttiva e anacronistica se si considera che, in seguito alla Riforma del diritto di famiglia operata nel 1975, i rapporti tra i coniugi sono improntati sull uguaglianza giuridica degli stessi e basati sulla comunione di vita che non è soltanto materiale ma anche e soprattutto morale e spirituale. Nella più moderna e recente elaborazione dottrinale il divieto di intrattenere relazioni extraconiugali ha finito col perdere progressivamente il suo ruolo di nucleo centrale e predominante del dovere di fedeltà. Il suo fulcro non è più l imperativo negativo non tradire, non commettere adulterio, ma quello positivo volto alla ricerca, alla realizzazione e al consolidamento della comunione di vita materiale e spirituale- agognata dalla Riforma del della finalità di intenti e di un progetto attivo di vita insieme 3. Nel contesto odierno la fedeltà viene intesa nel significato più ampio di lealtà e dedizione vicendevole: consiste nell impegno dei coniugi di non tradire la fiducia reciproca, ovvero nel non 1 Busnelli, Il dovere di fedeltà coniugale, in Giust. it., 1975, IV, Pilla, in Persona e danno a cura di P.Cendon, III, Le persone deboli, i minori, i danni in famiglia, Giuffrè, 2004, 2922ss. 3 Contiero, I doveri coniugali e la loro violazione, Giuffrè, 2005, 13.

2 tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale 4. La fedeltà reciproca perde, quindi, la connotazione dell esclusiva dedizione di carattere sessuale e, pertanto, non si riduce ad essa. Si estende fino a comprendere la tutela e il rispetto della sensibilità e della dignità della persona dell altro coniuge, e, pertanto, risulta essere incompatibile anche con quei comportamenti che ingenerano o possono ingenerare la convinzione - sia nel partner che nell ambiente sociale in cui si vive - dell avvenuta violazione della fedeltà 5. Infatti, anche il comportamento del coniuge che, a prescindere dall effettivo adulterio perpetrato nei confronti dell altro coniuge, sia idoneo ad evidenziare- agli occhi di terzi- la sua infedeltà, rappresenta in sé causa di menomazione della dignità dell altro coniuge e, come tale, una violazione dei doveri derivanti dal matrimonio ai sensi dell art. 143 c.c. 6 Anche la Giurisprudenza ha progressivamente contribuito a dare un accezione progressista ed evolutiva al concetto di fedeltà, superando, così, la definizione tradizionale della stessa. Nei primi anni 70 la giurisprudenza 7 era radicalmente orientata sulla scia della definizione materialistica e conservativa del dovere di fedeltà, ma progressivamente, già a partire dalla Riforma del diritto di famiglia operata nel 1975, comincia a verificarsi una rivoluzione copernicana, un vero e proprio mutamento di orientamento. Importante in tale contesto risulta essere una pronuncia della Suprema Corte 8 (ripresa successivamente in maniera integrale da due sentenze di merito 9 ) secondo la quale il contenuto del dovere di fedeltà non può essere ridotto solamente all astensione- dei coniugi- dall intrattenere rapporti di tipo sessuale con soggetti terzi, ma deve intendersi anche e soprattutto come volta a salvaguardare e a consolidare la comunione spirituale e materiale tra i coniugi che ( ) costituisce l essenza stessa del matrimonio. Al dovere medesimo deve riconoscersi un ampia portata, in quanto destinato ad incidere più profondamente, come impegno reciproco di devozione, sull andamento della vita familiare. Degna di nota è anche una pronuncia del 1988 del Tribunale di Roma 10, secondo la quale, essendosi dilatato il contenuto e il significato dell obbligo di fedeltà, la stessa non si riduce più alla grossolanità del non commettere adulterio. La fedeltà ha perduto l originario carattere di 4 Ruscello, Diritti e doveri nascenti dal matrimonio, in Trattato di diritto di famiglia, diretto da Zatti, Giuffrè, 2002, I, 745; Bianca, Diritto civile, II, La famiglia.le successioni, Giuffrè, 2001, 62ss; Sesta, Diritto di famiglia, Cedam, 2003, Autorino Stanzione, Il diritto di famiglia,1997, Ruscello, op. cit, C. Cost. 18 aprile 1974, n. 99, secondo la quale il contenuto del dovere di fedeltà andava individuato nell astensione dei coniugi dall intrattenere rapporti sessuali con terzi; Cass. Pen. 2 febbraio 1972, secondo la quale la fedeltà si estrinsecava nel dovere di astensione non soltanto da rapporti sessuali con terzi, ma anche da relazioni puramente sentimentali. 8 Cass. Civ. 24 marzo 1976, n Trib. Napoli 27 giugno 1981; Trib. Napoli 30 giugno Trib. Roma 17 settembre 1988.

3 obbligo formale imposto dall esterno, per assumere un significato sostanziale, sganciato dal dovere di esclusiva sessuale e collegato invece al reciproco vincolo di responsabilità dei coniugi. In questo processo di evoluzione si inserisce la sentenza, estremamente rilevante, della Suprema Corte del ,la quale afferma che il dovere di fedeltà ( ) consiste nell impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che (..) non deve essere intesa soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali. La nozione di fedeltà va avvicinata a quella di lealtà, la quale impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di saper sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda. Grazie all ausilio della giurisprudenza, quindi, si è assistito nel tempo ad un processo di trasformazione del significato del dovere di fedeltà. Spogliato progressivamente della veste arcaica e riduttiva di dovere pubblicistico a contenuto prevalentemente sessuale è venuto ad assumere nel tempo i caratteri propri di un obbligo sancito ex lege, pienamente vincolante, la cui efficacia viene rapportata al ruolo dei coniugi nella vita familiare e all esigenza di salvaguardare l unità e la stabilità della famiglia 12. Tuttavia, ciò premesso, occorre rilevare che, anche se l obbligo di fedeltà non investe soltanto la sfera dei rapporti sessuali, le violazioni di esso che vengono fatte valere e lamentate in sede giudiziaria riguardano, invece, in modo prevalente se non esclusivo, tale sfera 13. Ma, oggi, la violazione dell obbligo in esame può assumere rilievo anche in assenza della prova specifica di una relazione sessuale extraconiugale intrapresa da un coniuge, essendo sufficiente l esternazione di comportamenti tali da ledere il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, ferendo la sensibilità e la dignità di colui o colei che subisce gli effetti di quei comportamenti 14. Già nel diritto romano l adulterium, che ricorreva nell ipotesi in cui un soggetto legato da vincolo matrimoniale intratteneva rapporti sessuali con persona esterna alla coppia, era sanzionato dalla Lex Iulia de adulteriis coercendis. Nel nostro ordinamento, anteriormente alla Riforma del diritto di famiglia del 1975, i rapporti tra i coniugi erano improntati alla disuguaglianza degli stessi, tant è che i rapporti sessuali 11 Cass. 18 settembre 1997, n Contiero, op. cit., De Filippis, Trattato breve di diritto di famiglia, Cedam, 2002, Cass. 18 settembre 1997 n cit.

4 extraconiugali intrattenuti dalla moglie venivano incriminati ai sensi dell art. 559 c.p., mentre quelli del marito puniti (ex art. 560 c.p.) solo se e nel caso in cui essi avessero dato vita ad una vera e propria relazione extraconiugale, connotata dalla convivenza more uxorio. Il marito, in sostanza, conservava maggiore libertà di comportamento ed era punito soltanto se teneva una concubina nella casa coniugale o notoriamente altrove. La stessa Corte Costituzionale in un primo momento 15 aveva ritenuto che la disparità di trattamento tra i coniugi adulteri non fosse in contrasto con il principio di uguaglianza garantito dall art. 2 della Carta Costituzionale e che fosse, invece, giustificato in ragione dell unità familiare, ravvisando nella condotta illecita della moglie una più grave e maggiore influenza sulle delicate strutture e sui più vitali interessi della famiglia, e considerando il grave turbamento psichico che poteva essere arrecato ai figli e la possibilità di introdurre, in seno alla famiglia legittima, eventuali figli illegittimi. Successivamente, però, muta il suo originario orientamento, dichiarando 16 l illegittimità costituzionale degli artt. 559 e 560 c.p. che discriminavano l adulterio della moglie rispetto a quello perpetrato dal marito, dato il pericolo e il nocumento che tale discriminazione poteva comportare alla concordia e all unità della famiglia. La legge n. 151/1975 di riforma del diritto di famiglia ha provveduto ad improntare i rapporti tra i coniugi sulla base del rispetto vicendevole e della parità giuridica e morale degli stessi. Parte della dottrina ancora oggi, nonostante le evoluzioni progressive del concetto di fedeltà, continua a fare rigoroso riferimento al suo significato tradizionale e restrittivo: qualche autore 17 ritiene che solo intrattenendo rapporti sessuali con persone diverse dal coniuge e di sesso diverso possa delinearsi una violazione del dovere di fedeltà; qualcun altro 18, invece, ritiene che anche la relazione sessuale con persona dello stesso sesso possa integrare una violazione dello stesso. Altra parte della dottrina 19 - più evoluta- invece, ritiene che per integrare la violazione del dovere in esame possa rilevare l infedeltà sentimentale e addirittura quella apparente, qualora il coniuge fedifrago assuma, nel rapportarsi con gli altri, dei comportamenti tali da ingenerare in essi la convinzione circa l esistenza di una sua relazione extraconiugale, ossia creando le apparenze di una 15 C. Cost. 28 novembre 1961, n C. Cost. 19 dicembre 1968 n. 126; C. Cost. 3 dicembre 1969 n Scardulla, La separazione personale dei coniugi ed il divorzio, Giuffrè, 2003, 244ss: intrattenere rapporti sessuali di tipo omosessuale, secondo l autore, non com porta una violazione dell obbligo in esame. 18 Pilla, in Persona e Danno, a cura di Cendon, Giuffrè, III, 2004, 2925ss. 19 Ruscello, op. cit., 747.

5 sistematica e continua violazione del dovere di fedeltà- anche se nella realtà dei fatti ciò non si verifica- ledendo in tal modo la dignità personale, l onore e la sensibilità dell altro coniuge 20. La giurisprudenza più recente 21 sembra dare rilievo alla fedeltà coniugale a prescindere dalla lesione della dignità e dell onore dell altro coniuge, indipendentemente, cioè, dalla circostanza che la relazione extraconiugale sia vissuta con discrezione o meno, purchè vi sia un nesso causale tra il perpetrato adulterio e l intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale. L inosservanza dell obbligo di fedeltà, dunque, può essere causa, anche esclusiva, di addebito della separazione ad un coniuge, piuttosto che all altro, ai sensi dell art. 151, comma 2, c.c., quando il giudice accerti che a tale violazione sia riconducibile, in concreto, la crisi dell unione familiare 22, ossia verifichi l effettiva incidenza di detta violazione nel determinarsi della situazione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale 23. Per escludere la pronuncia di addebito della separazione per violazione del dovere di fedeltà, dalla quale sia conseguita eziologicamente una crisi coniugale intollerabile, non è sufficiente che il coniuge infedele sostenga che il consorte tradito abbia accettato passivamente i tradimenti, potendo trovare- questi atteggiamenti- una giustificazione nel quieto vivere, o in spiegazioni di carattere 20 In Giurisprudenza v. Trib. S. Maria Capua Vetere 9 dicembre 1997; Cass. 14 aprile 1994, n. 3511; Corte App. Perugia, 28 settembre 1994 secondo cui sussistono i presupposti della separazione con addebito a carico del coniuge il quale, pur senza porre in essere un adulterio reale, intrattenga con un estraneo una relazione platonica, che, in considerazione degli aspetti esteriori con cui il sentimento è coltivato e dell'ambiente ristretto in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibile sospetto di infedeltà, comportando offesa alla dignità ed all'onore dell'altro coniuge; Cass. 3 gennaio 1991, n Cass. 13 dicembre 2002, n.17841; Cass. 9 giugno 2000, n Trib. Napoli 28 dicembre 2004: La separazione personale dei coniugi va addebitata, su domanda dell'altro coniuge, a quello che ha tenuto condotte contrarie ai doveri nascenti dal matrimonio, che siano causa della intollerabilità della convivenza, sempre però che tali condotte siano state poste in essere consapevolmente, vale a dire che siano riferibili a dolo e, quindi, che il coniuge in questione sia capace di intendere e di volere ; Corte App. Milano 12 marzo 2004; Cass. 28 ottobre 1998, n : In tema di separazione personale tra coniugi, il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di cui all'art. 143 cod. civ., dovendo, per converso, verificare l'effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. In particolare, l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà può essere causa (anche esclusiva) dell'addebito della separazione sol quando risulti accertato che, a tale violazione, sia, in fatto, riconducibile la crisi dell'unione, mentre il comportamento infedele, se successivo al verificarsi di una situazione d'intollerabilità della convivenza, non è, di per sé solo, rilevante e non può, conseguentemente, giustificare una pronuncia di addebito della separazione quando non sia qualificabile come causa concorrente della rottura del rapporto --TIPSOA-- TDL TPRD Y Y Y1942 N262 PPART143 NCCC TDL TPRD Y Y Y1942 N262 PPART151 NCCC CAUX TDL TPRD Y Y Y1942 N262 PPART143 NCCC CAUX TDL TPRD Y Y Y1942 N262 PPART151 NCCC; --TIPSOA-- TDL TPRD Y Y Y1942 N262 PPART151 NCCC CAUX TDL TPRD Y Y Y1942 N262 PPART151 NCCCCass. 14 febbraio 1990, n. 1099; Cass. 28 maggio 1987, n Cass. 18 settembre 2003, n ; Cass. 12 marzo 2003, n. 5090; Cass. 28 ottobre 1998, n

6 etico e morale, nella prospettiva eventuale di recuperare il rapporto e l affectio, per salvaguardare il vincolo matrimoniale 24. In un tale contesto, ci si è chiesti se il coniuge tradito possa agire nei confronti del soggetto terzo, ritenuto responsabile di aver indotto l altro coniuge alla violazione del dovere di fedeltà. Parte della dottrina 25, che ammette una simile responsabilità, equipara il matrimonio al contratto ed estende analogicamente i principi elaborati in tema di responsabilità del terzo per induzione all inadempimento dell obbligazione. In Giurisprudenza, il Tribunale di Roma, nel , ha esaminato la richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali e morali avanzata da un marito tradito contro l amante della propria moglie, oltre che suo ex dipendente, derivanti dalla relazione adulterina intrattenuta con la stessa. L istanza è stata rigettata poiché l attore non aveva dato prova dell esistenza del nesso causale tra l attività di induzione del terzo e l adulterio del coniuge, né aveva fornito quella dell esistenza dei danni lamentati, correlati al discredito subito a causa dell infedeltà coniugale. Tuttavia è stata ammessa astrattamente la possibilità di riconoscere in capo al terzo- che intromettendosi nel rapporto coniugale, con la sua condotta comporti un ampliamento della probabilità che tale inadempimento si verifichi- una responsabilità per aver indotto il coniuge (fedifrago) a violare il dovere di fedeltà. La responsabilità del terzo, per attiva collaborazione con il coniuge infedele nella violazione del dovere di fedeltà, è stata, invece, esclusa dal Tribunale di Milano, che nel ha esaminato una domanda di risarcimento danni avanzata da un marito nei confronti del terzo- ritenuto responsabile del naufragio del suo matrimonio per aver intrecciato una relazione adulterina con la moglie. Il giudice di merito ha ritenuto di non poter assimilare il rapporto matrimoniale a quello contrattuale. Nell ambito del matrimonio, infatti, l adempimento dei doveri coniugali è incoercibile, dunque l inadempimento degli stessi, specie di quelli di carattere e natura personale, quale quello di fedeltà, non è assimilabile all inadempimento del contratto. 24 Cass. 27 novembre 2003, n ; Cass. 26 maggio 2004, n secondo la quale la relazione adulterina, di per sé, non è necessariamente causa di addebito nell ipotesi in cui, una volta terminata, sia stata poi superata dalla coppia. Diverso è il discorso nel caso in cui la relazione extraconiugale continui nel tempo: in tal caso essa può dare causa al fallimento matrimoniale, poichè il coniuge, che inizialmente abbia sopportato la relazione adulterina, non è tenuto a farlo vita natural durante, ossia a tempo indefinito, venendo a mancare irrevocabilmente il rapporto di fiducia che deve ispirare ogni sana unione e che deve sussistere all interno della famiglia. 25 Lattanzi, Dovere di fedeltà e responsabilità civile e coniugale, in Giur. merito, 1991, Trib. Roma 17 settembre 1989: il soggetto che induce o istiga la moglie di un terzo ad avere con sé relazioni sessuali contribuisce e coopera, col suo comportamento, a produrre il fatto lesivo dell obbligo di fedeltà, concorrendo così con la moglie nella violazione di tale obbligo. In tale contesto, il comportamento del terzo estraneo al rapporto matrimoniale, che induce la moglie di altri all adulterio, può qualificarsi come ingiusto e integra qualora sia doloso o colposo e causativo di danno- la figura dell illecito aquiliano, in quanto lesivo di interessi che sono ritenuti meritevoli di tutela 27 Trib. Milano 24 settembre 2002.

7 Il giudice di merito ha ravvisato la legittimità del comportamento del terzo induttore, libero di intrattenere relazioni interpersonali -in quanto titolare di un diritto assoluto, costituzionalmente garantito, alla libera espressione della propria personalità- anche con persone sposate 28. Già in precedenza il Tribunale di Monza 29 ha avuto modo di pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento del danno biologico e patrimoniale subito da un coniuge in conseguenza del tradimento matrimoniale e della situazione di convivenza more uxorio della moglie con l amante. Il giudice di merito ha affermato che La violazione da parte di un coniuge dell'obbligo di fedeltà non fa sorgere nell'altro coniuge il diritto al risarcimento dei danni nei confronti del terzo partecipe del rapporto adulterino: non sussiste, infatti, nei terzi un dovere di astensione da ogni interferenza nella vita familiare dei coniugi. Nell ottica della decisione, dunque, i coniugi sono pienamente liberi, in seno alla famiglia, di autodeterminarsi nelle proprie scelte 30. Quindi non appare prospettabile un concorso del terzo sotto forma di induzione alla violazione degli obblighi matrimoniali, poiché manca nel nostro ordinamento una norma che attribuisca un diritto assoluto, erga omnes, avente ad oggetto esclusivo la famiglia e che preveda un generale dovere di astensione da parte dei consociati, da ogni interferenza potenzialmente nociva per l unità familiare. Parte della dottrina 31 ritiene giustamente, a parere della scrivente, che qualora nel nostro ordinamento si ammettesse l esistenza di una responsabilità del terzo per aver indotto un coniuge a violare l obbligo di fedeltà nascente dal matrimonio, si dovrebbero ritenere esistenti, parimenti, delle forme di responsabilità, ancora presenti presso altri ordinamenti- ma da noi superate- e in base alle quali il rapporto tra i coniugi e tra familiari verrebbe equiparato ad uno di tipo proprietario. Cosa che nel nostro sistema non può concepirsi, essendo la società familiare fondata sulla pari dignità dei coniugi e sulla loro eguaglianza e giuridica e morale. 28 In dottrina v. Zaccaria, L infedeltà: quanto può costare? Ovvero è lecito tradire solo per amore, in Studium Juris, 2000, 525, il quale sostiene che la responsabilità del terzo per induzione all inadempimento del dovere di fedeltà sia configurabile qualora si possa provare che il terzo abbia agito con la precisa intenzione di arrecare danno al coniuge tradito. 29 Trib. Monza 15 marzo In Dottrina v. Cendon, Sebastio, Lei, lui e il danno. La responsabilità civile tra coniugi, in Resp. Civ. prev., 2002, Lattanzi, Dovere di fedeltà e responsabilità civile e coniugale, in Giur merito, 1991, 761, secondo il quale si richiamerebbe,in particolare, l istituto di origine anglosassone dell enticement in forza del quale il marito, nel caso di seduzione della moglie, poteva agire in giudizio lamentando la perdita dei servizi e della compagnia della consorte che lo aveva abbandonato per andare a vivere con il seduttore; Facci, I nuovi danni nella famiglia che cambia, Ipsoa, 2004,30.

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