Le funzioni del leader

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1 LEADER E LEADERSHIP Il problema più evidente del funzionamento di ogni gruppo è strettamente connesso alla problematica del comando ed allo stile di leadership esistente in un gruppo. Per Leader dobbiamo intendere : colui che, nel corso della sua appartenenza alla vita di un gruppo, influenza - in un qualche momento e per un qualche aspetto gli altri membri e, più in generale, le attività che il gruppo svolge o si accinge a svolgere. Le funzioni del leader IL LEADER COME DIRIGENTE ESECUTIVO Il più ovvio ruolo di un leader, in qualsiasi gruppo, é quello di coordinatore delle attività di gruppo. Anche se non sempre egli assume il ruolo diretto di determinare direttive e obiettivi dei gruppo, la responsabilità di sovrintendere alla esecuzione di tali direttive é sua. Talvolta il leader non svolge personalmente il lavoro necessario, bensì lo demanda ad altri membri del gruppo. Quando però, egli non riesce a delegare ad altri responsabilità ed autorità si verificano degli inconvenienti all'interno del gruppo: o il leader diventa un «ingorgo», oppure impedisce il diretto coinvolgimento degli altri membri nelle attività che richiedono responsabilità. IL LEADER COME PROGRAMMATORE Il leader assume spesso il ruolo di programmatore decidendo i modi e i mezzi con i quali il gruppo conseguirà i suoi fini. Ciò comporta, da parte del leader, la determinazione di misure a breve o a lunga scadenza di cui egli solo conosce l'intero schema che spesso non é chiaro agli altri elementi del gruppo. IL LEADER COME ESPERTO Il leader é spesso fonte di informazioni e di capacità tecniche immediatamente utilizzabili. Nel caso di un alto grado di specializzazione i leader dei gruppi formali si avvolgono dell'opera di assistenti tecnici. Nei gruppi spontanei e informali non a caso il Leader é colui che dimostra di possiede conoscenze tecniche, spesso si realizza una polarizzazione di potere che egli sfrutta per consolidare il suo ruolo di leader. IL LEADER COME RAPPRESENTANTE ESTERNO DEL GRUPPO Poiché é impossibile, per i membri di un gruppo cospicuo, tenere i rapporti con il mondo circostante, il leader assume il ruolo di rappresentante dei gruppo nei rapporti esterni e di portavoce ufficiale del gruppo. In tal modo sia le comunicazioni verso l'esterno che quelle provenienti dall'esterno sono tutte incanalate verso il leader.

2 IL LEADER COME ARBITRO E MEDIATORE Collegata alla funzione propria del leader, é quella di mediatore di conflitti interni del gruppo. Oltre ad agire conte giudice egli può ridurre o incoraggiare le divisioni interne a seconda degli scopi personali che persegue. IL LEADER COME CAPRO ESPIATORIO Così come il leader può costituire un oggetto ideale egli può anche servire da bersaglio per l'aggressione del gruppo frustrato e deluso. E' questo il rovescio della medaglia: nella misura in cui il leader assume una sua responsabilità, egli deve attendersi, in caso di fallimento, di essere biasimato. Stili di leadership Illustriamo, di seguito, le caratteristiche del leader e della leadership indicando tre modalità principali di esercitare il comando all'interno di un gruppo. Questi tre stili di comando sono definiti: * democratico * autoritario * permissivo e sono così schematizzati Comportamento del leader e stili di leadership nei gruppi Autoritario Democratico Permissivo - prende tutte le decisioni e stabilisce il da farsi; - determina i procedimenti, i tempi e le tecniche dell'attività di volta in volta; in tal modo l'orientamento futuro resta imprecisato e incerto per i membri del gruppo; - incoraggia ed assiste il gruppo nelle discussioni e decisioni collettive; - suggerisce, se necessario, eventuali consigli tecnici proponendo due o tre alternative; nel corso della discussione vengono stabilite le prospettive generali - lascia ampia libertà di decisione partecipando in grado minimo; - fornisce i materiali necessari all' attività del gruppo e si dichiara disponibile per eventuali informazioni, ma non partecipa in altro modo alla discussione.

3 - stabilisce il compito particolare e l'eventuale compagno di ciascun membro del gruppo; - critica e loda il lavoro dei membri del gruppo in base a criteri soggettivi e si astiene dalla partecipazione attiva tranne che in fase di dimostrazione. dell'attività futura e le tappe necessarie per raggiungere gli obiettivi del gruppo; - lascia lavorare liberamente i membri dei gruppo sia nella divisione dei compiti che nella scelta dei compagni di lavoro; - è imparziale sia nel lodare che nel criticare e cerca di adottare un comportamento da membro normale, senza svolgere una parte di lavoro troppo grande. -non partecipa. - non regola e non valuta il corso degli eventi; commenta spontaneamente e solo su richiesta l'attività dei membri del gruppo. Come si può notare il leader democratico tende a suscitare il massimo di cooperazione e di partecipazione nei membri alla determinazione degli obiettivi alle attività del gruppo. Cerca ed offre la massima collaborazione, accetta critiche e suggerimenti dagli altri, discute sul da farsi, favorisce il dialogo con tutti e fra tutti i membri del gruppo. Distribuisce, piuttosto che accentrarle, le responsabilità; incoraggia e consolida i rapporti ed i contatti interpersonali tra tutti i membri; riduce i conflitti e le tensioni interne; evita privilegi e differenze di grado. Il leader autoritario esercita invece il potere in maniera dispotica, non ammette consigli, non dà confidenza, rifiuta ogni rapporto, dà pochi suggerimenti e informa freddamente. Determina da solo la linea di condotta del gruppo e lui solo conosce esattamente le tappe del lavoro da fare. Impone i compiti e distribuisce i premi ed i castighi. Tende a difendere i suoi diritti e privilegi, opponendosi ad ogni cambiamento. Favorisce le divisioni tra i membri del gruppo per meglio dominarli, rendendosi così indispensabile al gruppo e mettendolo così in pericolo di disfarsi non appena egli si ritiri o sparisca.

4 Il leader permissivo dimostra, invece, disinteresse ed indifferenza, non stimola, non aiuta, non controlla, non collabora, lascia a tutti la massima libertà d'azione e di comportamento. Colui che dirige fornisce le indicazioni necessarie all'attività di gruppo ma non prende parte, in alcun modo alla discussione sul lavoro da svolgere; si tiene in disparte. Non tenta neppure di valutare o regolare il corso degli eventi, facendo solo rari commenti spontanei sull'attività dei membri, ovvero rispondendo a specifiche richieste. Si tratta, in pratica, di un ruolo caratterizzato da un rispetto passivo per l'autonomia dei membri e prevalentemente limitato a dare, su richiesta, informazioni tecniche. Effetti degli stili di leadership Stile autoritario Lo stile autoritario tende, in genere, a sviluppare e favorire la produttività tout court, a danno della realizzazione e della soddisfazione dei membri del gruppo. Stile democratico Lo stile democratico è teso, invece, a sviluppare e favorire la soddisfazione dei membri a discapito della produttività a tutti i costi. I cinque stili fondamentali di interazione del leader con i membri del gruppo: Stile centrato sulla produzione: il leader che possiede questo stile di conduzione mostra una costante attenzione ed un interesse esclusivo (a volte addirittura ossessivo) verso la produttività del suo gruppo di lavoro. Gli aspetti riguardanti il clima emotivo dei membri non hanno alcuna importanza mentre vi è una ferrea organizzazione del lavoro. Le persone sono viste esclusivamente come gregari e come strumenti per raggiungere gli obiettivi definiti in precedenza. Le relazioni fra leader e subordinati sono basate sull'esercizio dell'autorità e dell'obbedienza. Il motto di questo leader è: "il risultato prima di tutto". Stile amicale: lo stile del leader ricorda l atmosfera di un circolo ricreativo: la sua azione è tesa ad instaurare ed a mantenere rapporti amichevoli ed emotivamente significativi con i membri del gruppo. Gli atteggiamenti ed i sentimenti delle persone sono importanti e vengono prima di tutto. Vi è grande attenzione, quindi, ai bisogni delle persone anche se ciò può comportare il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dall'organizzazione. Il motto è: "cerco di capire cosa gli altri desiderano e poi programmo il lavoro inconseguenza". Stile dello "struzzo": corrisponde allo stile del leader permissivo. Il leader non esprime un chiaro interessamento nè verso le esigenze del personale, nè verso la produzione ed esercita uno sforzo minimo per far eseguire il lavoro richiesto tendendo a scaricare il più

5 possibile le proprie responsabilità. «L'obiettivo è la sopravvivenza all'interno del sistema, per arrivare allo stipendio e alla pensione». Il motto è: "non mettere la mano in un nido di vespe"; darsi da fare, cioè, il meno possibile: quanto basta per alleggerire la pressione esercitata su di lui. Stile orientato all'organizzazione: è il leader che mostra un orientamento sia verso il fattore umano, il personale, che verso la produzione in quanto tale. Talvolta, però, questo stile si esprime mediante comportamenti ambivalenti che possono ingenerare confusione nei ruoli e nelle aspettative : in bilico tra la necessità di produrre e curare rapporti soddisfacenti, il leader oscilla tra la pressione sul gruppo affinchè si attenga alle direttive per un'alta produttività ed il porsi come persona interessata soprattutto a mantenere un buon clima interpersonale all'interno del gruppo. Il concetto dominante di questo leader non è di cercare il miglior risultato per la produttività o per il personale (che sarebbe troppo "ideale"), bensì di trovare una posizione che stia tra le due componenti, in una via di mezzo". Il motto è: "usare il metodo del bastone e della carota". Stile centrato sul gruppo di lavoro: è sicuramente lo stile di leadership ideale poichè rappresenta il corretto equilibrio tra le esigenze e le aspettative dei personale e quelle provenienti dall'organizzazione. L'azione di questo leader presuppone che non vi sia necessariamente conflitto tra lo scopo dell organizzazione produttiva ed i bisogni delle persone. Il gruppo gestito con questo stile appare simile al gruppo con un clima veramente democratico in quanto acquisisce una solida coesione ed un alto spirito di corpo che preservano dalle spinte conflittuali sia interpersonali che di ruolo. Il motto è: "interessare e far partecipare le persone all'organizzazione". Come si può intuire tra i diversi stili quello ritenuto meno valido è il terzo, nel quale in effetti il leader rinuncia ad utilizzare il suo potere, mentre quello più efficace è l ultimo dove viene esercitata un'attenzione elevata e costante sia ai risultati del lavoro, sia alla soddisfazione dei propri collaboratori. Gli altri tre stili si trovano ad occupare posizioni intermedie, ad eccezione di quello orientato all'organizzazione che costituisce una soluzione accettabile, per quanto riguarda l'utilizzazione del potere organizzativo.

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