LA SIMBOLOGIA DEGLI ANIMALI

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1 LA SIMBOLOGIA DEGLI ANIMALI a cura degli alunni di 3 C IL SERPENTE Il serpente è un animale che ha diversi significati. Nella Bibbia è rappresentato come il demonio tentatore. In molte culture simboleggia il mondo degli Inferi e il regno dei morti per la sua abitudine di rintanarsi in luoghi nascosti o in buche e anche per la caratteristica di rinnovarsi cambiando pelle. In tutto il mondo diventa così simbolo della vita e della morte, del chiaro e dello scuro. Il serpente è anche noto come medico e indovino. Esculapio, il dio greco della medicina, è rappresentato con il caduceo, cioè un bastone con due serpenti attorcigliati. Il termine farmaco deriva dal greco pharmakon, che significa sia medicina sia veleno. I due serpenti, secondo alcune versioni, rappresenterebbero questa duplice natura del farmaco. E da molto tempo che vogliamo fare un viaggio in un paese esotico India? Brasile? Africa? No, niente affatto! Vogliamo andare in Australia: nella savana, tra gli alberi di eucalipto e di acacia. SILVESTRO Ma sssstt silenzio sentiamo un sibilo.. Scappiamo, ma scorgiamo un serpente. Lo soprannominiamo Silvestro. Silvestro è sinuoso, spaventoso, selvaggio e soprattutto silenzioso. Sopravvive strisciando sul suolo scottante della savana. Sostituisce, spelandosi su un sasso, il suo splendido e straordinario strato superficiale di pelle. Stritola, serrando tra le sue spire, saporiti sorcetti e poi s addormenta sognandoli.

2 L AQUILA L aquila è la regina di tutti gli uccelli, avendo il dominio assoluto dell aria ed è l equivalente celeste del leone. Ha la capacità di volare fino ad altezze impensabili per l uomo. E considerata un uccello solare ed è denominata anche uccello di fuoco, per la sua abilità nello sfidare il sole guardandolo senza bruciarsi e assorbendo la forza dai suoi raggi. Questa volta vogliamo fare un viaggio in un paese di montagna per respirare l aria pura e tersa, quindi andremo sulle Ande. Amadigia Aiuto! Un aquila attraversa l aria avvicinandosi alle nostre acconciature. L aquila Amadigia avvista, accanto ad un arbusto, un airone, appellato Arturo, che s abbevera ad un acquitrino abitato da anfibi. Amadigia è attenta ad ogni aspetto, avventurosa, agile, arzilla, autoritaria, audace, affamata, ma anche ansiosa nell afferrare i suoi alimenti. Abita sulle Ande ad alte altitudini assieme all aria fresca e, alla fine, Amadigia s addormenta accompagnata dall armonia degli altri animali. Roberta Di Vincenzo, Chiara Valerio, Elena Zuccoli Classe 3^C

3 Il GATTO Il gatto è considerato da tutti un animale da compagnia; tutti siamo abituati a immaginarlo mentre dorme sul divano o che mangia, sdraiato davanti alla sua ciotola. In realtà il gatto è un animale molto misterioso, protagonista dei racconti di molti popoli. Alcune leggende gli attribuiscono sette vite. In alcune tradizioni, il gatto, in particolare quello nero, può avere caratteristiche negative ed è nemico della divinità della luce. Gli Egizi l hanno associato alla luna e alla notte. Il gatto nero rappresenta l'oscurità e la morte e nel Medioevo era il simbolo del diavolo. Questo animale rappresenta anche l'agilità e il senso di indipendenza, inoltre insegna a osservare quietamente le situazioni, prima di prendere una decisione Il gatto Leopoldo Leopoldo era un gatto elegante, tutto nero e, al buio, i suoi occhi erano gialli, luminosi e tondi come la luna piena. Di giorno era un gatto normale, abituato a stare in casa e a farsi coccolare dalla sua padrona, un anziana donna sugli ottant anni. La notte, Leopoldo vagabondava per le strade della città e portava via con sé le anime delle persone che il destino aveva scelto. Un giorno, la sua padrona si sentì male: il gatto le era molto affezionato e non voleva perderla. La stessa notte si ritrovò davanti a casa sua e una voce inquietante dentro di lui gli ripeteva il nome della sua padrona. Era il destino, che gli diceva:- Teresa, Teresa, - Era come un sospiro, che lo spingeva a compiere il suo dovere. Sapeva che un giorno l avrebbe dovuto fare, ma lui pensava che non sarebbe mai arrivato. Adesso, però, era lì e doveva consegnare alla notte la persona che gli era stata più cara nella sua settima e ultima vita. Scrutava l oscurità, come se stesse cercando qualcosa o qualcuno. In realtà stava pensando a come sfuggire al suo destino insieme alla sua padrona. Ad un certo punto vide due lucine gialle in fondo alla via: erano i fanali di una macchina che si avvicinava ad alta velocità. A Leopoldo, tuttavia,

4 sembrava che non arrivasse mai: capì che questa era la sua sorte e si buttò in mezzo alla strada. Questa era la sua ultima vita. La mattina dopo, Teresa si svegliò e capì subito che qualcosa era cambiato. Si affacciò alla finestra e vide il suo gatto privo di vita. Non pianse, forse aveva capito tutto, forse l aveva sempre saputo che, il suo, era un gatto speciale. LA TARTARUGA La Tartaruga dona stabilità e aiuta a rimanere coi piedi per terra. Fornisce protezione e insegna a rallentare il ritmo. Essa lascia agire il calore del Sole sulle sue uova e indica così come sia importante lasciare maturare in silenzio le idee, prima di esprimerle. La Tartaruga è anche simbolo della prudenza. LA TARTARUGA A passo lento, senza fretta torna a casa la Tartaruga e tra le foglie di lattuga scorge il vento, nella propria casetta. -Su, amica, un po di ebbrezza! E impressionante la tua lentezza! Se tu avessi un appuntamento faresti tardi con questo passo lento. -A te che importa, grande Vento, del mio tardo camminare, che sia veloce o un poco lento l importante è arrivare! Il vento indignato provoca una tempesta e la tartaruga ripara nel guscio la sua testa. La Tartaruga, finito l uragano, con le foglie di lattuga ricostruisce la casetta piano piano. In uno dei giorni seguenti, una leggera folata porta oltre i battenti della sua casa un barattolo di marmellata. Sopra vi è scritto: Cara Tartaruga, per farmi perdonare, marmellata alla lattuga ti ho voluto regalare! Ella, avendo nelle idee molta chiarezza, pensa con saggezza, e conoscendo il vento monello, non cade nel tranello. Con furbizia ed eleganza rende al Vento la malvagia pietanza sotto forma di succosa arancia. Egli un forte grido lancia: la marmellata è avvelenata e il frutto succoso è un inganno pericoloso; gli viene un forte mal di pancia e si crea una burrasca che arriva fino in Francia.

5 IL COCCODRILLO Il coccodrillo è simbolo di finzione e tradimento. Finzione perchè finge di essere morto in modo da far avvicinare le prede; tradimento perché una volta sbranate le sue vittime secerne lacrime dovute, non al pentimento, ma al fatto che per eliminare i sali, accumulati col cibo, non riesce a sudare ed è quindi costretto a versare abbondanti lacrime. IL COCCODRILLO Un tempo il Coccodrillo si credeva l animale più forte della Terra e sosteneva che non avrebbe mai ceduto al pianto. Ogni giorno uccideva almeno un animale di ogni specie, anche solo per divertirsi. Per questo tutti erano terrorizzati e, quando lo vedevano, si rifugiavano nelle loro tane. In quei giorni gli animali, stanchi del suo comportamento, chiesero aiuto a Gea e Diana, le dee della Terra e della caccia. Preoccupate, esse scesero sulla terra e parlarono al Coccodrillo che disse: -Come potete pensare che io, il Coccodrillo, l animale più nobile della Terra, che non si inginocchia mai davanti al pianto, possa cedere alle richieste di insulsi animali e di dee incapaci come voi?- Le dee risposero indignate: -Pensi veramente di riuscire a resistere ai sentimenti? Stipuliamo allora un patto. Se ancora una volta oserai far del male a un animale, ti puniremo, facendo sì che sentirai delle schegge di ghiaccio colpire il tuo cuore. Se piangerai gli animali avranno la meglio su di te e tu non ti considererai più il migliore sulla Terra. Ciò accadrà ogni volta che tu ucciderai un animale. Il Coccodrillo accettò, sicuro di sé. Il giorno dopo, come se nulla fosse successo, attaccò una zebra e usò le sue interiora come divertimento. Subito, come previsto dalle dee, una fitta lo colpì al cuore e i suoi occhi si lasciarono scappare una lacrima. Tutti gli animali, improvvisamente, accerchiarono il Coccodrillo e le due dee scesero dal Monte Olimpo. Hai visto?- dissero. Ora, come avevamo stabilito, tutte le volte che farai del male a un animale, verrai punito. E così, ancora oggi, i coccodrilli, prima di attaccare un animale, fingono di dormire o di essere morti, sperando di non essere visti dalle dee, in modo da sfuggire alla maledizione. Dopo aver mangiato, però, una lacrima scende sempre dai loro occhi. Si spiega, così, perchè i coccodrilli piangono dopo aver mangiato una preda. Donzelli Giulia, Ferrazzano Elisa, Landoni Benedetta 3^C

6 IL RICCIO Nelle antiche civiltà, a causa della forma arrotondata e delle spine di protezione, il riccio è stato considerato una personificazione della dea babilonese Ishtar. E un animale pacifico ed amichevole, non attacca mai, gli bastano i suoi aculei per difendersi. Il riccio è anche un simbolo di autodifesa, perché in caso di pericolo si racchiude in una sfera pungente. Ci sono molti miti e racconti tramandati oralmente sul riccio. Secondo uno di questi, il riccio immagazzina il cibo nelle spine. Un'altra leggenda narra che il riccio passa sotto le piante di mele e sceglie le migliori, poi le infilza e se le porta via. In realtà può essere accaduto che mentre un riccio era intento a mangiare una mela gliene sia caduta una sulle spine, rimanendovi infilzata. LO STRUZZO In Egitto la penna dello struzzo era simbolo di giustizia e di equità, dal momento che le penne di struzzo sarebbero tutte della stessa lunghezza. La stessa dea Maat, dea della giustizia e della verità, quando presiedeva alla pesatura delle anime, aveva sulla testa una penna di struzzo, la quale serviva anche da giusto peso nella bilancia del giudizio. La dea come la piuma di struzzo rappresenta l'ordine universale fondato sulla giustizia.

7 IL CANE Il cane da sempre è considerato simbolo di fedeltà e vigilanza. Nel Medioevo, su molte lapidi, il cane era raffigurato come simbolo di fedeltà coniugale. In alcune sculture simboleggiava una fede incrollabile, ma anche ira sfrenata. Ai cani si attribuiva la capacità di vedere gli spiriti, perciò proteggevano i padroni dai pericoli invisibili. In alcune culture primitive, l'amico a quattro zampe era ritenuto portatore di beni e felicità, in altre, invece, come nella tradizione islamica, è considerato impuro. Nell'antica Cina, infine, il cane rappresenta l'undicesimo segno dello zodiaco. IL MISTERIOSO CASO DI EPERVYL Era un giorno d autunno, il sole splendeva. Due ricci grandi e tre piccini si avviarono verso un campo di meli. Lì di solito accumulavano le mele cadute dagli alberi e, rotolandosi su di esse, le infilzavano con i loro aghi. Appena arrivati al campo, non trovarono altro che escavatrici pronte a rimuovere la distesa di alberi, per costruire abitazioni. La povera famiglia di ricci, ormai affranta se ne ritornò a casa. A questo punto, chiesero aiuto a Ugo lo struzzo, avvocato di Epervyl, che rappresentava la giustizia e l equità cittadina. Ugo, inoltre, suggerì alla famiglia di consultare il commissario Rex, cane poliziotto dell intera contea che, ligio al suo dovere, non rifiutò l incarico. L indomani la famiglia, accompagnata dal poliziotto e dall avvocato, si recò presso il terreno per discutere e verificare l idoneità del permesso dell impresa edile Blam, rilasciato dal giudice Flint. Scrutarono attentamente le carte e tutto sembrava in regola. Rex, però, sentiva che non quadravano i conti. Lo struzzo, sfogliando le carte, vide un assegno di un milione di slam (moneta di Epervyl) con allegato un biglietto che dichiarava:<< Se non riceverò tutto il denaro che mi è stato promesso per realizzare il villaggio turistico, farò sospendere i lavori >>. Ugo riconobbe subito la calligrafia del giudice, essendo stato un suo compagno di scuola. Il commissario interrogò il proprietario dell impresa edile che, dopo molti tentativi, confessò il reato di corruzione. Il padrone dell azienda venne subito arrestato e con lui il suo spietato complice, il giudice Flint. La famiglia di ricci poté ritornare tranquillamente a cibarsi delle prelibate mele. Colombo Giulia, Rebecca Triggiani, Lorenza Uccheddu, classe 3^ D.

8 La coccinella La coccinella nell antichità era associata ad una dea della bellezza e della fortuna. Le sue elitre rosse sono segnate da diversi puntini. Se una coccinella si posa su una mano, assicura fortuna per un numero di mesi pari a quello dei suoi puntini e predice che a breve si riceveranno dei soldi. La fortuna è maggiore se l insetto si posa sulla mano per un totale di tempo pari a ventidue secondi. Il cigno Il cigno era ammirato dai Celti per la sua forza e il suo coraggio che lo portano a difendere la prole anche contro avversari più grandi e potenti di lui. È un uccello monogamo e fedele per tutta la vita alla compagna scelta. Il suo collo ha la forma del serpente sacro, simbolo di saggezza, e sibila come un serpente quando è minacciato. Il cigno rappresenta la comunicazione fra gli elementi, infatti è legato all' acqua (dove nuota), all' aria (dove vola) e alla terra (dove si posa), ma simboleggia soprattutto il fuoco (del sole) da cui trae la sua forza. L oca L oca anticamente era un uccello solare molto venerato che intermediava tra le persone e il mondo superiore. Essa è anche associata alla vita, alla creazione e alla rinascita. Nel IV secolo a.c., lo schiamazzare delle oche segnalò ai Romani l imminente attacco dei Galli, che così poté essere respinto. Le oche perciò furono considerate le salvatrici di Roma. Dopo questo avvenimento, l'oca divenne il simbolo della vigilanza, dell attenzione, della sensibilità e della cautela.

9 TOMMASINO & LA COCCINELLA MAGICA Un giorno uno stormo di oche volava sopra uno stagno. L oca Ermenegilda decise di scendere e durante l atterraggio cadde sbadatamente per terra. Le sue piume erano tutte arruffate, mentre si apprestava a sistemarle si imbatté in Tommasino, un piccolo cigno. L oca si stupì vedendo che il piccolo aveva il becco nero e gli chiese: Come mai il tuo becco, che dovrebbe essere giallo, é di un colore così spento e triste? Tommasino rispose con aria incerta: Non lo so, sarò solo un po sfortunato. Da quel giorno, osservando con più attenzione, Tommasino si rese conto che tutti i cigni della sua età, che vivevano nello stagno, avevano il becco di color giallo. L idea di essere diverso lo rattristò molto. Una notte, mentre dormiva, gli si posò sul becco una coccinella magica, di nome Esterina. Sulle sue elitre aveva un solo punto bianco, segno di una fortuna che sarebbe durata per sempre. Il cigno venne circondato da un aura magica. La mattina seguente Tommasino si svegliò più felice del solito. Specchiandosi nello stagno vide che il suo becco era diventato giallo come il sole a mezzogiorno. Da quel momento Tommasino ritrovò la felicità e divenne uno splendido cigno amato da tutti i suoi simili. L unica che non si accorse di nessun cambiamento, fu l oca Ermenegilda che, indaffarata a parlare freneticamente con le sue amiche, notò solo che il becco di Tommasino era leggermente sporco di terra. La colomba Carraro Luca, Marazzato Jacopo & Vuolo Luca classe 3^C Nell'Antico Testamento è presente una ricca simbologia riguardante la colomba. Nella Genesi, ad esempio, è una colomba a portare a Noè il rametto d'ulivo, mostrandogli così la fine del Diluvio Universale e l'inizio di una nuova era di pace tra Dio e gli uomini. L'immagine, quindi, della colomba con un ramo d'ulivo in bocca evoca la pace. In genere, inoltre, la colomba, animale dalla natura dolce e mite, è un simbolo di mitezza, innocenza e purezza.

10 Il lupo Il lupo è generalmente simbolo di forza e di crudeltà, a causa della sua aggressività verso l uomo. In realtà studi scientifici hanno dimostrato che il lupo attacca l uomo in casi estremamente sporadici solo se affamato o ferito. La fama piuttosto negativa che lo riguarda è da imputare al fatto che può provocare danni all allevamento del bestiame. L aggressività del lupo risponde alla sua natura di predatore intento istintivamente a sfamare sé e la sua prole. Un tempo il lupo era assai diffuso in tutta l Europa, attualmente abita solo in alcune regioni, in certe zone dei Monti Pirenei e della Francia Meridionale, nelle foreste dei territori dell Est e nei Balcani. In Italia, invece, è presente lungo la dorsale appenninica centrale. Il corvo La figura del corvo è contraddittoria. In Cina viene associato alla morte e quindi è un animale lugubre e funesto, in Giappone è simbolo dell'armonia familiare e messaggero divino. In India è chiamato "il messaggero della morte" mentre in Grecia è una creatura positiva, consacrata ad Apollo. Nella mitologia germanica i corvi erano i compagni di Odino che veniva spesso raffigurato con Hugin (lo spirito) e Munnin (la memoria) appollaiati sul suo seggio. Per gli Indiani d'america il corvo è associato al mistero e alla magia. Il nero non ha un significato negativo, anzi è il colore dell'inizio e rappresenta ciò che non si conosce ancora.

11 C era una volta, in una bella città, un corvo che si divertiva tutti i giorni, andando in giro a maledire tutti, con presagi di morte. Una volta si imbatté in un lupo; i due si fissarono in cagnesco e il corvo con il suo solito sorrisetto, come d abitudine, maledisse anche lui. La maledizione consisteva nel far morire tutte le prede del lupo, così sarebbe morto di fame. Come previsto, tutte le prede del bosco morirono all istante. Il lupo si ritrovò così a digiuno, ma disse tra sé e sé: Non importa! Posso resistere dei giorni a digiuno! Il lupo si rintanò per passare il tempo, ormai non aveva nulla da fare. Passarono molti giorni e cominciò ad avere fame, quindi, decise di catturare quel maledetto corvo e di mangiarselo. Escogitò una trappola per il corvo, quella stessa notte si mise a ululare alla luna per attirare a sé il volatile. Il corvo sentì subito l ululato e andò a vedere chi disturbava il suo sonno. Il lupo, allora, fece cadere la rete, sistemata sull albero, apposta per catturare il corvo che rimase bloccato senza speranza. Era ormai l alba e il suo pranzo era quasi pronto, quando ad un tratto una colomba dalle piume bianche e splendenti passò di lì e si fermò ad aiutare il corvo. Senza farsi sentire e vedere lo liberò, ma subito arrivò il lupo che chiese con tono ruggente: Che fai? Non merita questo! La colomba rispose: Merita la vita e la pace, come tutti noi! Sono d accordo, ma mi ha quasi fatto morire di fame con quelle sue maledizioni! ribatté il lupo. Scoppiò una tremenda litigata tra il corvo e il lupo. A quel punto la colomba urlò Basta, finitela! Facciamo un patto: tu corvo non maledirai più nessuno, e tu lupo non ucciderai più, se non per fame. I tre se ne andarono soddisfatti. Prima di dividersi ognuno per la sua strada, il lupo chiese scusa al corvo, la colomba riportò in vita tutti gli animali uccisi per via della maledizione e il corvo accettò le scuse, ricambiò e prese le sue penne da terra per tornare a casa e riattaccarsele. Basso Christian, Calabrese Emanuele e Thomas Medici, classe 3 ^ C

12 La scimmia La scimmia è simbolo di vanità. Un' antica leggenda africana narra che un tempo le scimmie si vantavano con gli altri animali di poter parlare e di essere simili all'uomo. Il loro creatore così decise di punirle, togliendole la parola. Il delfino Il delfino è simbolo di bellezza, bontà e intelligenza, inoltre essendo un animale marino ricorda all uomo che ha ricevuto la salvezza attraverso l acqua del battesimo.

13 La scimmia e il delfino Tanto tempo fa, su un'isoletta sperduta nell oceano, vivevano un pappagallo, un elefante, una giraffa e una zebra. La piccola isola era ricca di colori vivaci, il sole era sempre alto nel cielo limpido e l allegria regnava tra gli animali. La felicità durava da tanti anni e sarebbe durata ancora per molto, se non fosse comparsa una scimmietta a sconvolgere quell armonia. Da quel momento tutto cambiò: il colore dei fiori diventò spento, il cielo si coprì di nuvoloni grigi e l infelicità si diffuse su tutti e su tutto. La scimmia si faceva chiamare Akuby, che significava il potere è mio. Appena arrivata, infatti, cominciò a imporre le regole più assurde. All inizio della giornata, per esempio, tutti dovevano saltare da un albero all altro, aggrappandosi al ramo con la coda, senza cadere. Tutti gli abitanti ebbero molti problemi. Il pappagallo non ci riusciva data la sua coda pennuta, l elefante a causa del suo peso, la giraffa per colpa del suo lungo collo che toccava sempre terra e la zebra perché non voleva rovinarsi le sue impeccabili strisce. Akuby era diventato il re dell isola e si faceva ubbidire da tutti, addirittura dal leone, che di solito si imponeva sugli altri animali. La scimmia, inoltre, era solita vantarsi di saper sbucciare le banane grazie all agilità delle sue mani, al contrario di qualunque altro animale. Passava le sue giornate a mostrare le sue doti; così, una buccia di qua e una di là, aveva sommerso l isola di giallo.

14 Un giorno si mise a ballare su un albero per attirare l attenzione dei suoi sudditi; sfortunatamente scivolò giù dalla pianta finendo in acqua perché le bucce erano seminate dappertutto, perfino sui rami degli alberi. Nell oceano intorno all isola viveva un delfino di nome Salvatore, detto Salvy perché anche al minimo pericolo era sempre pronto ad aiutare il prossimo. Un giorno, ad esempio, aiutò un cucciolo di pinguino che si era smarrito ed era finito nelle grinfie di un' orca. Salvy attirò l orca a sè, nascondendosi poi in una caverna poco lontana, per far prendere tempo al piccolo amico. Questo è uno dei tanti atti di gentilezza del nostro delfino. Salvy e il suo branco stavano passando di lì mentre Akuby scivolava in acqua. Avendola vista, lui fece notare ai suoi compagni la scimmia in mare. Nessuno però si mosse per paura del terribile squalo che abitava in quella zona; anche gli altri abitanti dell isola non volevano salvare Akuby, stanchi dei suoi capricci e credevano si vivesse meglio senza di lui. Salvy però si precipitò istintivamente a salvarlo nonostante la sua paura per gli squali. La scimmia venne riportata a riva e imparò la lezione: vantarsi non portava a niente se non a grandi pasticci e pericoli. Salvy capì invece che non bisogna lasciarsi influenzare dal giudizio degli altri, ma agire secondo le proprie idee, perché ognuno può compiere gesti positivi e dare un grande aiuto agli altri.

15 Alberti Silvia, Bottacin Linda, Tassi Irene, classe 3^C.

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