COMUNE DI CIVITAVECCHIA (Provincia di Roma)

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1 COMUNE DI CIVITAVECCHIA (Provincia di Roma) Assessorato Urbanistica e Territorio REGOLAMENTO EDILIZIO COMUNALE (Art. 4 D.P.R. 6 giugno 2001 n 380) Il Sindaco Giovanni Moscherini L Assessore Ing. Mauro Nunzi Il Dirigente Dr. Federico Balsani Novembre 2010

2 INDICE Capo I Art. 1 Art. 2 Art. 3 Art. 4 Art. 5 Art. 6 Art. 7 Art. 8 Art. 9 Art. 10 Art. 11 Art. 12 Art. 13 Art. 14 Art. 15 Art. 16 Contenuti del Regolamento Edilizio e norme sulle procedure per le abilitazioni alle trasformazioni edilizie Contenuti del Regolamento Edilizio Definizione degli interventi Attività edilizia libera Opere di competenza delle Pubbliche Amministrazioni, opere su aree di proprietà demaniale e nelle aree circostanti al demanio marittimo ed alla linea costiera. Attività soggette a denuncia di inizio attività Opere soggette a permesso di costruire Certificati di destinazione urbanistica Piani attuativi di iniziativa privata Documentazione per la presentazione dei progetti Asservimenti ed atti d obbligo Surroga dell adempimento per la dotazione di aree a parcheggio di uso pubblico (monetizzazione) Diritti di segreteria Procedure per la presentazione della Denuncia di Inizio Attività Procedure per l esame dei progetti Procedure per il rilascio del permesso di costruire Comunicazione dei motivi ostativi al rilascio del permesso di costruire Art. 17 Esercizio della subdelega paesaggistica di cui agli artt. 146 e 158 del D.Lgs. n. 42/2004 Art. 18 Art. 19 Capo II Art. 20 Art. 21 Art. 22 Art. 23 Art. 24 Art. 25 Capo III Art. 26 Art. 27 Art. 28 Art. 29 Art. 30 Art. 31 Art. 32 Art. 33 Art. 34 Art. 35 Art. 36 Art. 37 Art. 38 Art. 39 Varianti essenziali e non essenziali Agibilità degli edifici Norme di esecuzione Inizio lavori, allestimento e gestione del cantiere di lavoro Occupazione temporanea e manomissione di suolo pubblico Ponti e scale di servizio - Mezzi di sollevamento Movimentazione di mezzi e materiali Norme particolari per i cantieri edili Ultimazione dei lavori Norme sulle modalità costruttive Accessi e passi carrabili, rampe carrabili e pedonali Parcheggi Piani porticati Aggetti, balconi e similari Cavedi e canne fumarie, camini Cortili Coperture Gronde e pluviali Locali o volumi tecnici Verande Prospetti su spazi pubblici Infissi vetrati e serramenti Recinzioni e cancelli Pertinenze degli edifici

3 Art. 40 Art. 41 Art. 42 Art. 43 Art. 44 Art. 45 Art. 46 Capo IV Art. 47 Art. 48 Art. 49 Art. 50 Art. 51 Art. 52 Art. 53 Art. 54 Art. 55 Art. 56 Art. 57 Art. 58 Art. 59 Art. 60 Art. 61 Capo V Art. 62 Art. 63 Art. 64 Art. 65 Art. 66 Art. 67 Art. 68 Art. 69 Art. 70 Art. 71 Art. 72 Art. 73 Art. 74 Art. 75 Art. 76 Art. 77 Art. 78 Art. 79 Art. 80 Art. 81 Art. 82 Piscine Allacci alle utenze Soppalchi Volumi da computarsi a tutti gli effetti Volumi e spazi da escludere dal computo della volumetria Distanza tra i fabbricati Distanza minima dai confini Norme sul decoro cittadino e sull arredo urbano Decoro cittadino Spazi destinati all uso pubblici Marciapiedi Strutture accessorie all aperto su suolo pubblico (Dehors) Insegne, pubblicità e bacheche Vetrine Tendaggi Aree urbane inedificate Colori e rivestimenti, unitarietà degli interventi Toponomastica, numeri civici e segnaletica Impianti di illuminazione per esterni - Regime autorizzativo Prevenzione e controlli Sanzioni e disposizioni finali Apparati tecnologici esterni, antenne e pannelli solari Stemmi, iscrizioni ed opere d arte Norme per il risparmio energetico e il contenimento dei consumi idrici Orientamento dell edificio Controllo del microclima esterno Protezione dal sole Tetti verdi Illuminazione naturale Fonti energetiche rinnovabili Isolamento termico dell involucro degli edifici nuovi Isolamento termico dell involucro degli edifici ristrutturati Prestazione dei serramenti Materiali ecosostenibili Isolamento acustico Attestato di Certificazione Energetica Certificazione di sostenibilità degli interventi di bioedilizia Attività di controllo Sanzioni Sistemi di produzione di calore ad alto rendimento Regolazione locale della temperatura dell aria Sistemi a bassa temperatura Contabilizzazione energetica Efficienza degli impianti elettrici Inquinamento elettromagnetico interno

4 Art. 83 Art. 84 Art. 85 Art. 86 Art. 87 Art. 88 Art. 89 Art. 90 Art. 91 Art. 92 Capo VI Art. 93 Art. 94 Art. 95 Art. 96 Art. 97 Art. 98 Art. 98 bis Art. 99 Art. 100 Art. 101 Art. 102 Art. 103 Art. 104 Art. 105 Art. 105 bis Capo VII Art. 106 Capo VIII Art. 107 Art. 108 Appendice Allegato A Impianti solari termici Impianti solari fotovoltaici Predisposizione impianti solari termici e fotovoltaici Sistemi solari passivi Valorizzazione delle fonti energetiche rinnovabili nelle diverse tipologie Contabilizzazione individuale dei consumi di acqua potabile Installazione dispositivi per la regolamentazione del flusso delle cassette di scarico Alimentazione delle cassette di scarico con le acque grigie Utilizzo delle acque meteoriche Modalità per l ottenimento degli incentivi Norme igienico sanitarie, di vivibilità e controllo del soleggiamento Deposito rifiuti, concimaie e ricoveri per animali Criteri generali di orientamento e controllo del soleggiamento Condizioni di salubrità del terreno ed isolamento Qualità degli spazi abitativi Qualità dell illuminazione naturale e dell aria Qualità dell illuminazione artificiale Superamento delle barriere architettoniche Cortili e patii Locali sottotetto Locali al piano terreno Locali al piano interrato o seminterrato Locali destinati a deposito temporaneo per la raccolta differenziata dei rifiuti Autorimesse Riduzione effetto gas radon Prescrizioni e disposizioni per la salvaguardia e la formazione del verde Vigilanza Vigilanza sull attività urbanistica ed edilizia - Sistema sanzionatorio Norma finale ed entrata in vigore Norma finale Entrata in vigore

5 Capo I Contenuti del Regolamento Edilizio e norme sulle procedure per le abilitazioni alle trasformazioni edilizie Art. 1 Contenuti del Regolamento Edilizio 1. Il regolamento edilizio contiene la disciplina delle modalità costruttive, tecnico-estetiche, igienicosanitarie, di sicurezza e di vivibilità degli immobili e delle loro pertinenze ed indica le modalità di svolgimento delle procedure tecnico amministrative connesse all edilizia, nell ambito delle disposizioni di cui agli articoli 20 e 23 del DPR 6 giugno 2001 n. 380; 2. Le norme del regolamento edilizio integrano le Norme Tecniche di Attuazione del vigente Piano Regolatore Generale. Sono altresì integrative delle norme del Codice Civile. 3. Tutti i procedimenti attinenti il rilascio dei titoli abilitativi relativi agli interventi di edilizia di cui al presente regolamento sono di competenza dello Sportello Unico dell Edilizia, conformemente a quanto disposto all art. 5 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 e s.m.i., le cui funzioni sono attribuite al Servizio competente per l Edilizia. Art. 2 Definizione degli interventi 1. La definizione degli interventi edilizi è contenuta nell articolo 3 del DPR 6 giugno 2001 n Sono riconducibili agli interventi di ristrutturazione edilizia (art. 3 comma d) DPR 6 giugno 2001 n. 380) i seguenti interventi: Art. 3 Insegne di pubblici esercizi; Strutture accessorie esterne degli esercizi commerciali (Dehors); Tende esterne agli esercizi commerciali; Cambi di destinazione d uso all esterno della zona omogenea A che non comportino variazioni alla dotazione di standards urbanistici ovvero se realizzati in esecuzione di uno strumento urbanistico attuativo; Verande. Attività edilizia libera 1. Ai fini dell applicazione dell art.6 del DPR 380/01, così come modificato dall art. 5 del D.L. n. 40/2010 convertito con L. n. 73/2010, sono eseguibili senza titolo abilitativo i seguenti interventi purché interessino immobili non vincolati e fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell attività edilizia, delle norme antisismiche di sicurezza, antincendio, igienico- sanitarie, di quelle relative all efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42: a) Rinnovamento e sostituzione delle finiture esterne degli edifici: riparazione o rifacimento degli intonaci, delle tinteggiature, dei rivestimenti, sostituzione degli infissi, sistemazioni esterne senza l esecuzione di movimenti di terra; b) Revisione delle coperture, sostituzione di pluviali e gronde anche se eseguiti con materiali diversi purché nel rispetto delle caratteristiche geometriche preesistenti; c) La sostituzione dei serramenti esterni, anche se realizzati con materiali diversi dai preesistenti, se si mantengono le medesime caratteristiche geometriche; d) La manutenzione del verde privato e l installazione di elementi ornamentali e di arredi esterni che non abbiano caratteristiche di pertinenza dell immobile principale, quali barbecue, pergolati aperti, tende da sole; e) La riparazione e la sostituzione di recinzioni, anche se eseguita con materiali diversi dai preesistenti, se si mantengono le medesime caratteristiche geometriche e di collocazione; f) Le installazioni di cui all art. 19, comma 4 della L.R n. 26 (impianti per il ricorso a fonti energetiche rinnovabili) a condizioni che gli impianti siano installati in ambiti preventivamente individuati in fase progettuale ed integrati con il contesto immobiliare ed

6 urbano cui si riferiscono, previa comunicazione, anche per via telematica, dell inizio dei lavori all amministrazione comunale; g) Le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione delle attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato; h) I movimenti di terra strettamente pertinenti all esercizio dell attività agricola e le pratiche agrosilvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari; i) Le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell attività agricola. 2. Per gli immobili con vincolo imposto da leggi statali o regionali il parere preliminare agli interventi, qualora necessario, deve essere acquisito presso gli Enti preposti. 3. Costituiscono attività edilizia libera e sono liberamente eseguibili anche in immobili vincolati per i quali non esistono diverse disposizioni di leggi statali o regionali: l) Rinnovamento e sostituzione delle finiture interne degli edifici: riparazione o rifacimento degli intonaci, delle tinteggiature, dei pavimenti e dei rivestimenti, sostituzione degli apparecchi igienico sanitari, sostituzione degli infissi interni; m) Opere necessarie all adeguamento ed alla manutenzione degli impianti tecnologici che non comportino l inserimento di nuovi macchinari o elementi esterni all edificio; n) Opere volte all eliminazione delle barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell edificio. 4. Nel rispetto dei medesimi presupposti di cui all art. 5, comma 1 del D.L. n. 40/2010 convertito con L. n. 73/2010 e previa comunicazione, anche per via telematica, dell inizio dei lavori da parte dell interessato all amministrazione comunale, possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo i seguenti interventi, ferma restando l osservanza di quanto previsto ai commi 3, 4 e 5 del medesimo D.L.: Art. 4 o) gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all art. 3 comma 1, lettera b) del DPR 380/01 ivi compresa l apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell edificio, non comportino aumento delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici; p) le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni; q) le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombali; r) i pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A) di cui al D.M. n.1444/68; s) le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici. Opere di competenza delle Pubbliche Amministrazioni, opere su aree di proprietà demaniale e nelle aree circostanti al demanio marittimo ed alla linea costiera. 1. Le opere di competenza delle Pubbliche Amministrazioni sono regolate dall articolo 7 del DPR 6 giugno 2001 n. 380 e per esse non trovano applicazione le norme del presente regolamento. 2. Le opere private da eseguire su proprietà demaniale sono soggette alle disposizioni del DPR n. 380/2001 e s.m.i., come disposto dall art. 8 del medesimo, nonché dal presente regolamento. 3. La costa urbana ed extraurbana è interessata dalla fascia di rispetto della proprietà demaniale che, ai sensi dell articolo 55 del Codice della Navigazione, si estende internamente alla demarcazione di quest ultima per una distanza di trenta metri. Per le opere da realizzare in questa fascia occorre acquisire, sempre ai sensi del suddetto articolo 55, il preventivo parere del competente Ufficio demaniale. 4. Per le opere da realizzare all interno della fascia di rispetto doganale, lungo la costa urbana ed extraurbana occorre acquisire il preventivo parere dell Ufficio delle Dogane, fatto salvo quanto previsto dall art. 94 della L.R. n. 14/99.

7 Art. 5 Attività soggette a denuncia di inizio attività 1. Possono essere soggetti a denuncia di inizio attività gli interventi non riconducibili agli artt. 3 e 6 del presente regolamento, tra cui i seguenti: a) interventi di manutenzione ordinaria, recante mutamento all esteriore aspetto degli immobili, nel caso in cui i fabbricati oggetto di intervento: ricadano in Zona A come definita dal D.M. 1444/1968; siano vincolati o ricadano in aree vincolate ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004; siano assimilabili ai fabbricati vincolati ai sensi delle disposizioni delle N.T.A. del vigente strumento urbanistico o dei vigenti strumenti di pianificazione esecutiva; b) interventi di manutenzione straordinaria, che comportino apertura di porte interne o spostamento di pareti interne che riguardino le parti strutturali dell edificio, aumento del numero delle unità immobiliari o che implichino incremento dei parametri urbanistici; c) interventi di restauro e risanamento conservativo; d) interventi di ristrutturazione edilizia, fatti salvi gli interventi di cui all art. 10, comma 1, lettera c) del DPR n. 380/01che soggetti invece a permesso di costruire, tenuto comunque conto di quanto previsto all art. 22, comma 3, lettera a) del DPR n. 380/2001; e) opere di rinterro e di scavo non connesse all attività edilizia o alla conduzione dei fondi agricoli e che non riguardino la coltivazione di cave e torbiere; f) i mutamenti di destinazione d uso degli immobili anche in assenza di opere edilizie conformemente alle destinazioni previste dalle N.T.A. del vigente strumento urbanistico; g) le demolizioni di edifici o di manufatti non preordinate alla ricostruzione o alla nuova edificazione; h) le occupazioni di suolo per esposizione o deposito di merci o materiali, che non comportino la trasformazione permanente del suolo stesso; i) muri di cinta, delimitazioni di pertinenze mediante messa in opera di ringhiere e/o cancellate; j) revisione o installazione di impianti tecnologici a servizio di edifici o di attrezzature esistenti e di volumi tecnici. Sono inclusi: la realizzazione di canne fumarie esterne, la modifica di tralicci, antenne e ripetitori, la realizzazione di impianti termo-elettrici; k) varianti a permessi di costruire già rilasciati che siano conformi agli strumenti urbanistici vigenti e non in contrasto con quelli adottati, che non comportino modifiche della sagoma né innovazioni che incidano sui parametri urbanistici e sulle dotazioni di standard, che non modifichino la destinazione d uso e la categoria edilizia e che non violino le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire; l) la realizzazione di autorimesse pertinenziali nel sottosuolo di lotti di pertinenza o al piano terreno dei fabbricati; m) ogni altra trasformazione attuata per mezzo di opere edilizie che in base al presente regolamento e alle vigenti disposizioni nazionali e regionali non sia soggetta a permesso di costruire. 2. Possono altresì essere assoggettati a denuncia di inizio attività, in alternativa al permesso di costruire, i seguenti interventi: a) interventi di nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani di ricognizione e di quelli vigenti; b) interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni volumetriche, ovvero qualora lo strumento urbanistico generale non subordini la realizzazione dei singoli interventi edilizi alla preventiva redazione di un piano di dettaglio; c) interventi di ristrutturazione edilizia di cui all art. 10, comma 1, lettera c) del DPR n. 380/2001 e s.m.i.. In tali interventi sono ricompresi quelli di demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma. Per tali interventi, ai fini del calcolo della volumetria, non si tiene conto delle innovazioni necessarie per l adeguamento alla normativa sismica

8 e alle norme di cui al Titolo VI del presente Regolamento Edilizio. Gli interventi di ristrutturazione tengono conto delle norme di cui alla Legge 122/89 e s.m.i. in materia di parcheggi privati. Gli interventi di ristrutturazione edilizia, comprendenti quelli di demolizione e ricostruzione con medesima volumetria e sagoma, devono uniformarsi alle prescrizioni del Piano Urbanistico e/o del Regolamento Edilizio inerenti le caratteristiche tipologiche, architettoniche e formali (prospetti, coperture, materiali, colori, etc.) di carattere generale, valevoli per l intero territorio. Ciò al fine di un armonico inserimento nel tessuto circostante. Ove non in contrasto con le normative urbanistiche ed edilizie vigenti la ricostruzione di immobili preesistenti può avvenire anche in posizione diversa da quella originaria purché effettuata nell ambito del medesimo lotto di pertinenza. Nei casi di demolizione e ricostruzione i locali per l adeguamento alle norme di cui alla Legge 122/89 sono realizzati nel sottosuolo dell l immobile da ricostruire. 3. Le norme di cui al precedente comma, per quanto stabilito dalla Legge, sono applicabili anche per immobili legittimati da condono edilizio. 4. Tutte le opere e gli interventi di cui al presente articolo sono subordinati alla preventiva acquisizione degli atti di assenso, comunque denominati, qualora dovuti, rilasciati dalle competenti autorità. In particolare, nel caso di immobili ed aree assoggettati alle disposizioni di cui: - alla parte II e III del D.Lgs. n. 42/2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio); - alla Legge n. 394/91 (aree protette e parchi); - alle prescrizioni o alle misure di salvaguardia dei piani di bacino di cui alla Legge n. 183/1989 (norme per l assetto funzionale e organizzativo della difesa del suolo); - al R.D. n. 3267/39 e L.R. n. 53/1998 (vincolo idrogeologico); - Altre disposizioni attinenti l imposizione di specifici vincoli. 5. Ai fini esplicativi l Amministrazione Comunale emana un prontuario degli interventi edilizi e dei titoli abilitativi. 6. Le attività soggette a denuncia di inizio attività (DIA) di cui al comma 1, con le esclusioni riportate al comma seguente, possono essere sostituite dalla Segnalazione Certificata d Inizio Attività (SCIA) secondo quanto stabilito all art. 49, comma 4-bis del D.L. 78/2010 convertito in Legge 122/2010. La Segnalazione Certificata d Inizio Attività dovrà essere supportata da asseverazioni tecniche, certificazioni, attestazioni, dichiarazioni sostitutive o autocertificazioni in conformità alle previsioni di legge e dovrà essere corredata di idonei elaborati tecnici. Art La Segnalazione Certificata d Inizio Attività (SCIA) non si applica: a) agli interventi di cui al comma 1, lettere l) ed m), in quanto afferenti ad opere per le quali è previsto un limite o uno specifico strumento di programmazione; b) in tutti i casi previsti dalla legge o da specifici regolamenti comunali; c) in tutti i casi in cui è richiesto il permesso di costruire o la denuncia di inizio attività (DIA) alternativa al permesso di costruire (c.d. SuperDIA); d) nei casi in cui è indispensabile l acquisizione di pareri, autorizzazioni o nulla osta da competenti organismi o enti pubblici. Opere soggette a permesso di costruire 1. Le opere che comportano la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale sono subordinate al rilascio di un permesso di costruire per tutti gli interventi diversi da quelli citati al precedente art. 5. In particolare, ai sensi di quanto disposto dal DPR n. 380/2001, sono soggetti a permesso di costruire, oneroso o gratuito, i seguenti interventi: a) gli interventi di nuova edificazione come definiti dall art. 3 del DPR n. 380/2001; b) l installazione di manufatti, anche prefabbricati e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee, quali esplicitamente risultino in base alle vigenti disposizioni; c) costruzione di opifici, immobili e strutture destinate all industria, all artigianato, al commercio, ai servizi e alle attività produttive in genere;

9 d) costruzioni cimiteriali e cappelle gentilizie; e) la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria da parte di soggetti diversi dal comune; f) la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria da parte di soggetti privati, compreso i soggetti esercenti a diverso titolo i pubblici servizi (ad esclusione del Comune) per la gestione delle reti idriche, fognarie, telefoniche, gas, energia elettrica; g) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato; h) la realizzazione di depositi di merci o di materiali e la realizzazione di impianti per attività produttive all aperto, che comporti l esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato; i) gli interventi di ristrutturazione urbanistica, cioè quelli rivolti a sostituire l esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modifica del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale; j) le addizioni volumetriche agli edifici esistenti non assimilate alla ristrutturazione edilizia; k) la realizzazione di autorimesse pertinenziali nel sottosuolo del lotto di pertinenza o al piano terra dei fabbricati (in alternativa all art. 5, comma 1, lettera m); l) gli interventi di sostituzione edilizia, intesi come demolizione e ricostruzione di volumi esistenti non assimilabile alla ristrutturazione edilizia, anche con diversa articolazione, collocazione e destinazione d uso, senza alcun intervento sulle opere di urbanizzazione. m) interventi di ristrutturazione edilizia di cui all art. 10, comma1, lett. c, del DPR 380/2001 e s.m.i.. In tali interventi sono ricompresi quelli di demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma. Per tali interventi, ai fini del calcolo della volumetria, non si tiene conto delle innovazioni necessarie per l adeguamento alla normativa sismica e alle norme di cui al Titolo VI del presente Regolamento Edilizio. Gli interventi di ristrutturazione tengono conto delle norme di cui alla L. 122/1989 e s.m.i. in materia di parcheggi privati. Gli interventi di ristrutturazione edilizia, comprendenti quelli di demolizione e ricostruzione con medesima volumetria e sagoma di quello preesistente, devono uniformarsi alle prescrizioni del Piano Urbanistico e/o del Regolamento Edilizio inerenti le caratteristiche tipologiche, architettoniche e formali (prospetti, coperture, materiali, colori, etc.) di carattere generale, valevoli per l intero territorio. Ciò al fine di un armonico inserimento nel tessuto circostante. Ove non in contrasto con le normative urbanistiche ed edilizie vigenti la ricostruzione di immobili preesistenti può avvenire anche in posizione diversa da quella originaria purché effettuata nell ambito del medesimo lotto di pertinenza. Nei casi di demolizione e ricostruzione i locali per l adeguamento alle norme di cui alla Legge n. 122/89 sono realizzati nel sotto l immobile da ricostruire. 2. Le norme di cui al precedente comma, per quanto stabilito dalla Legge, sono applicabili anche per immobili legittimati da condono edilizio. 3. Per le opere pubbliche condotte ai sensi del vigente Codice degli Appalti Pubblici di cui al D.Lgs n. 163 e s.m.i., assistite dalla validazione del progetto ai sensi dell art. 47 del DPR n. 554/99, la deliberazione del competente organo con la quale il progetto definitivo/esecutivo viene approvato e l opera autorizzata, ha i medesimi effetti del permesso di costruire. Analogamente per le opere pubbliche di interesse comunale da eseguirsi da parte di altre amministrazioni, la deliberazione di approvazione e/o autorizzazione ha i medesimi effetti del permesso di costruire. In tal caso i progetti dovranno essere corredati da dichiarazione a firma di un progettista abilitato che attesti la conformità del progetto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie. 5. Ai fini esplicativi l Amministrazione Comunale emana un prontuario degli interventi edilizi e dei titoli abilitativi. Art. 7 Certificati di destinazione urbanistica 1. I certificati di destinazione urbanistica sono rilasciati dall Ufficio preposto entro trenta giorni dalla richiesta. 2. Il certificato indica la destinazione dell area, l indice di edificabilità, le altezze massime e minime, i distacchi dagli altri edifici, dagli spazi pubblici e dai confini, le prescrizioni relative alla destinazione d uso delle unità immobiliari e ogni altra normativa di carattere edilizio e vincolistico comunque applicabili

10 all area e del quale si deve tener conto nella redazione del progetto. Le previsioni di PRG applicabili devono essere trascritte per esteso o allegate in copia al certificato. Art. 8 Piani attuativi di iniziativa privata 1. I piani attuativi d iniziativa privata possono essere presentati dai soggetti aventi titolo, conformemente alla vigenti disposizioni di legge. I medesimi possono richiedere un parere preliminare al Servizio urbanistica comunale. Il parere preliminare viene comunicato agli interessati entro trenta giorni dalla richiesta. 2. I piani devono avere i contenuti minimi elencati all articolo 13 della legge 17 agosto 1942 n e di quanto ulteriormente e diversamente stabilito dalle vigenti e specifiche disposizioni Regionali. La loro attuazione è subordinata alla stipula della convenzione prevista all articolo 28 della stessa legge, ai sensi della quale deve essere elaborata. 3. E facoltà dell Amministrazione provvedere alla elaborazione ed approvazione di una specifica convenzione tipo, alla quale i soggetti proponenti dovranno adeguarsi. Art. 9 Documentazione per la presentazione dei progetti 1. I progetti devono contenere tutte le informazioni necessarie alla loro valutazione tecnico-urbanistica come stabilito dalle norme del DPR n. 380/2001 e s.m.i., nonché da eventuali norme regionali. 2. Nell allegato A al presente regolamento è indicata la documentazione da presentare. in relazione ai titoli abilitativi di cui a precedenti articoli 3, 5 e Nell allegato medesimo è indicato anche l elenco dei pareri, nulla osta o atti di assenso eventualmente da acquisire obbligatoriamente per l ottenimento del titolo abilitativi alla realizzazione degli interventi assoggettati a Denunci di Inizio Attività o a Permesso di costruire. Art. 10 Asservimenti ed atti d obbligo 1. Nei casi di nuova edificazione o di ampliamento di edifici esistenti deve essere sempre stipulato un atto d obbligo, registrato e trascritto, con il quale la cubatura realizzata è vincolata in quota proporzionale al terreno edificabile, con l obbligo di vincolare il lotto minimo previsto dalle norme di PRG quando il volume richiesto è inferiore alla potenzialità massima edificatoria del lotto minimo stesso, ad eccezione dei casi in cui l edificazione sia conseguente a piani urbanistici attuativi ove non è previsto il lotto minimo. 2. L atto d obbligo non è necessario nei casi di realizzazione di locali pertinenziali o volumi tecnici la cui volumetria non è computata tra i volumi di cui all art L atto d obbligo è comunque necessario in tutti i casi che comportano incremento della volumetria di edifici esistenti. L asseverazione al terreno dovrà riguardare l intera volumetria qualora non esista già un atto d obbligo per la volumetria esistente. Art. 11 Surroga dell adempimento per la dotazione di aree a parcheggio di uso pubblico (monetizzazione) 1. L obbligo di soddisfare gli standard di cui all art. 5, comma 1, punto 2) del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, di norma, può essere surrogato mediante la corresponsione al Comune del relativo valore, in termini monetari (monetizzazione), esclusivamente nelle zone omogenee di categoria A e B, come definite dal citato D.M., per le seguenti tipologie di intervento: a) cambi di destinazione d uso di fabbricati, di parti di fabbricati o di singole unità immobiliari; b) interventi di ristrutturazione edilizia, demolizione e ricostruzione, e di nuova costruzione nei casi in cui sono consentiti interventi singoli diretti; c) per le tipologie di intervento di cui all art. 27, commi 6 e Quanto previsto al precedente comma è consentito a condizione che l Amministrazione comunale si doti del programma urbano dei parcheggi di cui alla Legge 24 marzo 1989 n Le somme scaturite dalle monetizzazioni concorrono esclusivamente al finanziamento del programma di cui al comma precedente. 4. La misura dell indennizzo, o monetizzazione, è stabilita dal competente organo dell Amministrazione comunale con apposito provvedimento, nell ambito del quale potranno essere emanate ulteriori disposizioni in materia.

11 5. L autorizzazione alla monetizzazione è concessa dal Dirigente Responsabile del Servizio nell ambito del procedimento autorizzativo all esecuzione dell intervento richiesto. 6. Le aree a parcheggio pertinenziale dovranno essere sempre garantite e non potranno essere oggetto di alcuna surroga dell adempimento prescritto dall art. 41 sexies dalla legge 1150/42, come modificato e integrato dall art. 2 dalla legge 122/89. Art. 12 Diritti di segreteria 1. I diritti di segreteria dei servizi relativi all edilizia ed all urbanistica sono versati in unica soluzione contestualmente alla presentazione di istanze, comunicazioni e richieste, nei casi previsti da apposita disposizione del competente organo nella quale verrà stabilito l importo da versare per tutti i procedimenti, atti, certificazioni, attestazioni, riproduzioni, ecc. di competenza dei servizi in trattazione ed è aggiornato, di norma, annualmente. 2. I diritti versati saranno comprensivi di ogni importo dovuto per accertamenti, verifiche di allineamento e quote, sopralluoghi. 3. La mancata dimostrazione dell avvenuto pagamento dei diritti è considerata carenza documentale e, pertanto, non consente l avvio del procedimento istruttorio e la decorrenza dei termini di legge per la conclusione del procedimento. Detta condizione non si applica per i procedimenti di verifica di conformità per opere realizzate senza titolo. Per quest ultima fattispecie il mancato pagamento dei diritti autorizza l Amministrazione Comunale all attivazione della procedura coattiva di riscossione, previa diffida ad ottemperare. 4. Si considerano esenti dal pagamento dei diritti di segreteria tutte quelle opere atte all abbattimento delle barriere architettoniche. Art. 13 Procedure per la presentazione della Denuncia di Inizio Attività 1. Ai sensi e per gli effetti dell art. 23 del DPR n. 380/2001 e s.m.i., almeno trenta giorni prima dell effettivo inizio dei lavori, il proprietario, o chi ne abbia titolo, deve presentare la denuncia dell inizio dell attività, corredata dell indicazione dell impresa a cui si intende affidare i lavori. accompagnata da: a) una dettagliata relazione a firma di un professionista abilitato che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici adottati o approvati, al regolamento edilizio e alle norme di riferimento vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie e la previsione della realizzazione delle misure di superamento delle barriere architettoniche e di sicurezza; b) gli elaborati progettuali e la descrizione dello stato di fatto dell immobile oggetto dei lavori; c) ogni parere, nulla osta o atto di assenso comunque denominato, necessario per poter eseguire i lavori, oppure copia della documentazione per l acquisizione da parte del Comune. 2. Qualora entro trenta giorni dalla presentazione della denuncia di inizio attività edilizia sia verificata l incompletezza ovvero la non rispondenza formale alle disposizioni del presente regolamento, il Responsabile del Procedimento provvederà a darne comunicazione all interessato, invitandolo a presentare. entro 60 giorni, le necessarie integrazioni. La comunicazione interrompe il procedimento. Qualora le integrazioni richieste non pervengano entro i termini assegnati, il dirigente Responsabile del Servizio notifica agli interessati l ordine motivato di non effettuare le trasformazioni previste e conclude il procedimento. 3. Il Comune, entro il termine di trenta giorni, verifica la denuncia di inizio attività e qualora sia riscontrata l assenza di uno o più dei presupposti legittimanti, notifica agli interessati l ordine motivato di non attuare le trasformazioni previste. 4. Il superamento dei termini di cui al precedente comma 3 non preclude, in ogni caso, la potestà di controllo del Comune e la adozione dei conseguenti provvedimenti sanzionatori e/o di autotutela. 5. Qualora successivamente alla scadenza del termine di cui al comma 3. sia riscontrata l incompletezza o l inadeguatezza degli elaborati di cui al comma 1, lettera b) del presente articolo, il Responsabile del Procedimento invita l interessato a regolarizzare la denuncia entro il termine di 30 giorni dalla data della richiesta. Fatto salvo quanto previsto dal precedente comma 4, la mancata regolarizzazione nel termine assegnato comporta l applicazione della sanzione di Euro 516,00, sempre che le opere in esecuzione siano conformi alle vigenti disposizioni urbanistiche ed edilizie. 6. Nel caso di varianti in corso d opera la denuncia è integrata, a cura dell interessato, con la presentazione di una nuova D.I.A., recante la descrizione delle variazioni apportate al progetto depositato; all integrazione della denuncia si applicano le medesime disposizioni previste per la stessa denuncia.

12 7. La denuncia di inizio attività consente l esecuzione dei relativi lavori entro e non oltre il termine massimo di tre anni dalla data di possibile inizio dei lavori, calcolate in base alle predette disposizioni. Il termine per l inizio dei lavori non può, a pena di decadenza, essere superiore ad un anno dalla data di presentazione. 8. L interessato ha l obbligo di comunicare al comune l effettivo inizio dei lavori allegando alla comunicazione la documentazione attestante la regolarità contributiva ed assicurativa (DURC) dell impresa stessa. 9. Al termine dei lavori ne deve essere data comunicazione al competente Ufficio comunale, allegando la documentazione prevista dall art. 23, comma 7 del DPR n. 380/2001 e s.m.i., con le modalità di cui all art. 8 del D.Lgs. n. 192/2005 e s.m.i., provvedendo a richiedere il certificato di abitabilità/agibilità nei termini e nei modi previsti agli art. 24 e 25 del medesimo DPR. Nel caso in cui l intervento non preveda l obbligo della richiesta del certificato di abitabilità o agibilità, con le modalità di cui al successivo articolo 19, alla comunicazione anzidetta dovrà comunque essere allegata ogni certificazione prevista dalla legge in merito agli impianti installati. 10. Il progettista assume la qualità di persona esercente un servizio di pubblica necessità ai sensi degli artt. 359 e 481 del codice penale. In caso di dichiarazioni non veritiere nella relazione di cui al comma 1 lettera a), il comune ne dà comunicazione anche al competente ordine professionale per l irrogazione delle sanzioni disciplinari. 11. L esecuzione delle opere subordinate a denuncia inizio dell attività è sottoposta, ove non disposto diversamente dalla legge, alla disciplina definita dalle norme nazionali e regionali vigenti per le opere eseguite su rilascio del permesso di costruire. 12. Con esclusione della fattispecie di cui all art. 17, comma 3, del DPR n. 380/2001, la denuncia di inizio attività comporta la corresponsione del contributo di cui all art.16 del Decreto medesimo. 13. Il contributo, calcolato dal progettista abilitato, o la prima rata di esso, unitamente alla garanzia fidejussoria dell importo eventualmente rateizzato, è corrisposto al comune entro i venti giorni successivi alla data della denuncia di inizio attività. Art. 14 Procedure per l esame dei progetti 1. Il procedimento amministrativo edilizio è regolato dall articolo 20 del DPR 6 giugno 2001 n. 380 e s.m.i. 2. Le richieste di permesso di costruire sono esaminate in base all ordine cronologico di presentazione al protocollo generale. Nell ambito dei tempi stabiliti dall articolo 20 del DPR 380/2001 avranno priorità: - Le varianti ai permessi di costruire già rilasciati; - I progetti per i quali il Responsabile del Procedimento ha richiesto integrazioni o chiarimenti, a seguito della presentazione degli atti o chiarimenti richiesti; - I progetti per i quali sono stati comunicati i motivi che ostano all accoglimento della domanda ai sensi dell articolo 10 bis della legge 241/90 e per i quali pervengano, nei tempi prescritti, osservazioni e documenti; - I progetti presentati da enti o aziende pubbliche (ASL, ATER, Autorità Portuale, etc.); - In tutti gli altri casi previsti dalla legge (ERP, etc.). 3. Nella disamina degli elaborati progettuali presentati ai fini dell ottenimento dei titoli abilitativi di cui agli art. 5 e 6 che precedono, per casi particolari, l istruttoria del Responsabile del procedimento può essere supportata dal parere di una Commissione Interna al Servizio competente, all uopo costituita dal Dirigente Responsabile del Servizio stesso, su richiesta del Responsabile del procedimento e assenso del Dirigente. 4. I tempi necessari per l ottenimento del predetto parere non possono costituire presupposto per lo slittamento dei termini previsti dal presente regolamento per la conclusione del procedimento. Art. 15 Procedure per il rilascio del permesso di costruire 1. Il Permesso di Costruire è rilasciato al proprietario o a chi ne abbia titolo. 2. Entro 10 (dieci) giorni della presentazione dell istanza, l ufficio abilitato a riceverla comunica al richiedente, o ad un suo delegato, il nominativo del Responsabile del procedimento di cui agli articoli 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n L esame delle domande formalmente complete si svolge secondo l ordine di presentazione, fatte salve le ipotesi di cui all art. 14 del presente regolamento.

13 3. Qualora entro 15 (quindici) giorni dalla presentazione della richiesta di permesso di costruire sia verificata l incompletezza ovvero la non rispondenza formale alle disposizioni del presente regolamento, il Responsabile del Procedimento provvederà a darne comunicazione all interessato, invitandolo a presentare entro 60 (sessanta) giorni le necessarie integrazioni. La comunicazione interrompe il procedimento. Qualora le integrazioni richieste non pervengano entro i termini assegnati, il Dirigente Responsabile del Servizio notifica agli interessati la conclusione del procedimento sul presupposto che la carenza della documentazione prevista dal presente regolamento è motivo di dichiarazione di improcedibilità. 4. Nel caso in cui all istanza di permesso di costruire siano stati allegati tutti i pareri, nulla-osta o atti di assenso comunque denominati, necessari per l esecuzione dei lavori, entro i sessanta giorni successivi alla presentazione della domanda o della documentazione integrativa di cui al precedente comma, il Responsabile del Procedimento cura l istruttoria, acquisisce tutti i necessari pareri di competenza comunale, redige una dettagliata relazione contenente la qualificazione tecnico-giuridica dell intervento richiesto, accompagnata dalla propria valutazione di conformità del progetto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie e alle norme di riferimento vigenti e di conseguenza formula una motivata proposta al Dirigente Responsabile del Servizio quale autorità preposta all emanazione del provvedimento conclusivo. 5. Nel caso in cui all istanza di permesso di costruire non siano stati allegati tutti gli atti di assenso comunque denominati di altre amministrazioni, necessari per l esecuzione dei lavori, il Responsabile del Procedimento, fermi restando gli adempimenti previsti dal comma 4 del presente articolo, acquisisce gli atti di assenso medesimi entro 60 (sessanta) giorni dalla presentazione della istanza, ovvero indice a tal fine entro 20 (venti) giorni dalla presentazione della stessa, una conferenza dei servizi ai sensi della normativa vigente, al fine di acquisire tali atti di assenso, nei tempi e con le modalità ivi disciplinate. 6. Il provvedimento finale, da notificare all interessato anche a mano, è adottato dal Dirigente Responsabile del Servizio o dal Responsabile della Sezione, su delega di questi, entro quindici giorni dalla proposta di cui al precedente comma 4., dal ricevimento degli atti di assenso ovvero dall esito della conferenza dei servizi di cui al precedente comma 5. Dell avvenuto rilascio del permesso di costruire ne è data notizia al pubblico mediante affissione all albo pretorio anche tramite elenco mensile. 7. I termini di cui ai commi 4 e 5 sono raddoppiati per i progetti particolarmente complessi secondo motivata risoluzione del Responsabile del Procedimento da comunicarsi immediatamente all interessato a cura del Dirigente Responsabile del Servizio. 8. Decorso inutilmente il termine per l emanazione del provvedimento conclusivo, l interessato può, con atto trasmesso in plico raccomandato con avviso di ricevimento, richiedere al dirigente Responsabile del Servizio, quale autorità competente, di adempiere entro 15 (quindici) giorni dal ricevimento della richiesta. 9. Decorso inutilmente anche il termine di cui al comma 8, l interessato può inoltrare istanza alla Regione Lazio, la quale, ai sensi dell art. 21 del DPR n. 380/2001, nomina, nei successivi quindici giorni, un commissario ad acta che nel termine di sessanta giorni adotta il provvedimento, fatto salvo quanto previsto dall ultimo capoverso del comma 2 del predetto art Gli oneri finanziari relativi all attività del commissario di cui al precedente comma 9 sono a carico del Comune. Art. 16 Comunicazione dei motivi ostativi al rilascio del permesso di costruire 1. Qualora, nei termini di cui al comma 4 del precedente art. 15, il Responsabile del Procedimento ravvisi motivi ostativi al rilascio del permesso di costruire provvede a darne tempestiva e dettagliata comunicazione agli istanti. 2. Entro 10 (dieci) giorni dal ricevimento della predetta comunicazione gli interessati hanno diritto di presentare osservazioni scritte accompagnate, eventualmente, da pertinente documentazione. 3. La comunicazione di cui al precedente comma 1 interrompe i termini di legge per la conclusione del procedimento, che riprendono a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o dalla scadenza del termine di cui al precedente comma. 4. Nel provvedimento finale è data ragione delle motivazioni sia dell accoglimento che del mancato accoglimento delle osservazioni. Art. 17 Esercizio della subdelega paesaggistica di cui agli artt. 146 e 158 del D.Lgs. n. 42/ Le autorizzazioni relative alla funzioni subdelegate in materia di tutela ambientale di cui all art. 1, comma 1, della L.R n. 59, qualora confermate dalla Regione Lazio in attuazione degli artt. 146 e 158 del D.Lgs. n. 42/2004, sono adottate dal competente organo comunale sentita la Commissione edilizia

14 comunale, se istituita, integrata qualora non ne faccia già parte, da almeno un tecnico in possesso del diploma di laurea riconosciuto ai sensi dell art. 3 del D.Lgs. 27 gennaio 1992 n. 129 iscritto al relativo ordine da almeno cinque anni con esperienza in materia paesaggistico-ambientale e che non sia dipendente comunale. In assenza di detta Commissione o della Commissione locale per il paesaggio di cui all art. 148 del Codice di cui al D.Lgs. 42/2004, il parere è espresso sulla base di apposita relazione istruttoria predisposta da un tecnico dell Ufficio comunale competente al rilascio dell autorizzazione paesaggistica, avente adeguata esperienza in materia paesaggistica ed ambientale, storia dell arte e dell architettura, restauro, recupero e riuso dei beni architettonici e culturali, etc., e comunque rispetto del criterio di differenziazione tra funzioni edilizie e paesaggistiche, anche avvalendosi del parere del tecnico di cui al comma seguente. L autorizzazione paesaggistica subdelegata è rilasciata dal Dirigente dell Ufficio competente, previa attivazione delle procedure previste dal Codice. 2. Qualora ne ricorrano le condizioni, la struttura competente si può avvalere del parere di un tecnico avente i requisiti di cui all art. 1, comma 5, della L.R. n. 59/95, ovvero con le modalità diversamente disciplinate dalla Regione Lazio. In tal caso il tecnico è nominato, con provvedimento della Giunta Comunale, tra i professionisti iscritti all albo professionale in base a dettagliato e completo curriculum professionale, previa emanazione di specifico avviso pubblico. 3. Contestualmente a detta procedura può essere nominato un secondo tecnico avente funzioni vicarie. 4. La giunta determina le condizioni per l espletamento dell incarico ed i relativi compensi che costituiranno base per il contratto da stipulare. 5. I tecnici incaricati durano in carica tre anni. E possibile una proroga per un massimo di anni due. 6. Oltreché per i pareri in materia paesaggistica di cui al comma 2, il tecnico di cui sopra, su specifica e motivata richiesta del Dirigente Responsabile del Servizio o del Responsabile del Procedimento, rilascia pareri anche per opere non assoggettate a specifici vincoli, nei casi ritenuti meritevoli di tale considerazione e senza che questo comporti aggravio del procedimento. Art. 18 Varianti essenziali e non essenziali 1. Le varianti essenziali al progetto approvato si hanno quando si verifica una o più delle seguenti condizioni: a) mutamento della destinazione d' uso che implichi variazione degli standards previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444; b) modifiche delle destinazioni d' uso, con o senza opere a ciò preordinate, quando per le modifiche stesse è richiesta, ai sensi del precedente articolo 7, il permesso di costruire; c) aumento superiore al 2 per cento del volume o della superficie lorda complessiva del fabbricato; d) modifica dell' altezza quando, rispetto al progetto approvato, questa sia superiore al 10 per cento sempre che rimanga inalterato il numero dei piani; e) modifica della sagoma quando la sovrapposizione di quella autorizzata, rispetto a quella realizzata in variante, dia un' area oggetto di variazione (in debordamento od in rientranza) superiore al 10 per cento della sagoma stessa; f) modifica della localizzazione quando la sovrapposizione della sagoma a terra dell' edificio autorizzato e di quello realizzato, per effetto di rotazione o traslazione di questo, sia inferiore al 50 per cento; g) mutamento delle caratteristiche dell' intervento edilizio assentito in relazione alla classificazione dell'articolo 3 del DPR n. 380/2001; h) violazione delle norme vigenti in materia di edilizia antisismica quando non attenga a fatti procedurali. La modifica della localizzazione del fabbricato non e' comunque considerata variante essenziale quando, a prescindere dai limiti stabiliti nella precedente lettera f), rimangono invariate le destinazioni d' uso, la sagoma, il volume, le superfici, l'altezza della costruzione e semprechè la nuova localizzazione non contrasti con leggi, norme e regolamenti.; 2. Le variazioni non essenziali sono attuabili con le procedure previste dall articolo 32, comma 2 del DPR n. 380/2001 e secondo le procedure previste nei commi 3 e 4 dell art. 17 della L.R. n. 15/2008.

15 Art. 19 Agibilità degli edifici 1. L agibilità degli edifici è subordinata al rispetto di tutti i requisiti igienico sanitari e di sicurezza comunque applicabili all edificio. Il rilascio del certificato di agibilità è regolato dagli articoli 24 e 25 del DPR n. 380/2001 e dagli articoli 7 e 9 del D.M. n. 37/ Al fine del rispetto dei requisiti igienico sanitari degli immobili ad uso abitativo, con esclusione dei locali di servizio per la residenza, dovendo avere un altezza utile interna non inferiore a m. 2,70 a termini di legge, questi sono da considerarsi agibili anche se detta altezza rappresenta la media di altezze diverse ove comunque l altezza minima non sia inferiore a m. 2,40. E fatto salvo quanto previsto dalla L.R n. 13 per il recupero a fini abitativi di sottotetti esistenti alla data prevista dalla legge stessa. Per gli immobili destinati ad attività commerciale, direzionale e produttive si farà riferimento a quanto previsto all art. 43, comma 4 del presente Regolamento. 3. Nei casi e con le modalità di cui al D.Lgs n. 192 e s.m.i. è obbligatoria la presentazione della certificazione energetica, tenuto conto di quanto previsto dalla L.R n. 6, anche relativamente alla certificazione di sostenibilità degli interventi di bioedilizia di cui all art. 9 della legge stessa, fermo restando il carattere volontario di quest ultima (vedi art. 73 e 74). Capo II Art. 20 Norme di esecuzione Inizio lavori, allestimento e gestione del cantiere di lavoro 1. Prima dell allestimento del cantiere di lavoro deve essere espletato di cui all art. 13, comma 8 del presente regolamento. Tutti i cantieri di lavoro devono essere recintati e mantenuti liberi da materiali inutili o dannosi per tutta la durata dei lavori. Il cantiere sarà altresì organizzato con segnalazioni di pericolo e di ingombro diurne (bande bianche e rosse) e notturne (luci rosse), dispositivi rifrangenti ed integrazioni di illuminazione stradale, conformemente alle specifiche disposizioni vigenti in materia messe in opera dal costruttore che ne è il responsabile. 3. I cantieri devono avere porte apribili verso l interno ed essere munite di serrature e catenacci che assicurino la chiusura nelle ore di sospensione dei lavori. 4. L installazione di materiale pubblicitario sulle recinzioni di cantiere è subordinata al rilascio di apposita autorizzazione dell Ufficio competente in materia di affissioni. La richiesta di autorizzazione all esposizione dovrà essere corredata di precise indicazioni del tipo, dimensione, coloriture e modalità di installazione del materiale da esporre. 5. In tutti i cantieri di lavoro deve essere affissa, in vista al pubblico, una tabella chiaramente leggibile in cui siano indicati: a) sintetica indicazione delle opere da eseguire; b) nome e cognome del titolare del permesso di costruire ed, eventualmente, dell amministrazione pubblica interessata ai lavori; c) nome, cognome e titolo professionale del progettista e del direttore dei lavori; d) nome, cognome e titolo professionale dei coordinatori per la sicurezza in fase di progetto ed in fase di esecuzione; e) generalità dell impresa esecutrice; f) nome e cognome dell assistente di cantiere; g) indicazione del numero e della data del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività. 6. Immediatamente dopo il completamento dei lavori, il costruttore deve provvedere alla rimozione dei ponti, barriere o recinzioni, installati per l esecuzione delle opere, restituendo alla circolazione il suolo pubblico, libero da ogni ingombro o impedimento. 7. L inottemperanza alle predette disposizioni, accertata dai competenti organi dell Amministrazione Comunale addetti al controllo del territorio, comporta la comminazione della sanzione amministrativa dell importo di. 500,00. Art. 21 Occupazione temporanea e manomissione di suolo pubblico 1. In caso di necessità di occupazione di suolo pubblico, deve essere inoltrata apposita e separata domanda al competente Ufficio comunale, con l indicazione planimetrica dell area da includere nel recinto

16 di cantiere, corredata da esauriente servizio fotografico, per ottenerne la concessione temporanea per la durata presunta dei lavori. 2. La concessione è subordinata al pagamento della tassa di occupazione spazi ed aree pubbliche ed al versamento di un deposito cauzionale da determinare a cura del competente Servizio per la rimessa in pristino di eventuali manomissioni. Art La restituzione della cauzione avverrà in esito al positivo accertamento del competente servizio. Ponti e scale di servizio. Mezzi di sollevamento 1. E vietato costruire ponti e porre assi a sbalzo sopra il suolo pubblico senza specifica autorizzazione comunale. Art. 23 Movimentazione di mezzi e materiali 1. E vietato gettare, tanto dai ponti di esercizio che dai tetti o dall interno degli edifici, materiali di qualsiasi genere. 2. I materiali di rifiuto, raccolti in opportuni recipienti o incanalati in condotti chiusi, potranno essere fatti scendere con le dovute precauzioni e, se necessario, ammucchiati obbligatoriamente entro le e recinzioni delimitanti il cantiere, per essere poi trasportati agli scarichi pubblici autorizzati. 3. Durante i lavori, specie se di demolizione, dovrà essere evitato il sollevamento di polveri, mediante bagnature o altri accorgimenti del caso. 4. Il responsabile del cantiere deve provvedere ad assicurare il costante mantenimento della pulizia delle strade pubbliche per tutta l estensione della costruzione e le immediate vicinanze. 5. Il trasporto dei materiali utili, o di rifiuto, deve essere eseguito in modo da evitare ogni deposito od accatastamento lungo le strade pubbliche. Ove ciò si verificasse, il responsabile del cantiere è tenuto a provvedere alla immediata rimozione dei materiali depositati su spazio pubblico. 6. L accertata inottemperanza alle predette disposizioni da parte degli organi comunali addetti al controllo comporta la comminazione di una sanzione amministrativa dell importo di Art. 24 Art. 25 Norme particolari per i cantieri edili 1. Si richiamano espressamente: a) Le norme di prevenzione degli infortuni e di sicurezza delle opere provvisionali, dei mezzi d opera di qualsiasi tipo, dell uso dell energia elettrica, di combustibili e dei macchinari; b) l obbligo, a termine di legge, della denuncia di eventuali ritrovamenti archeologici ed artistici durante i lavori di sterro e di demolizione; c) la responsabilità relativa a danni o molestie a persone e cose, pubbliche e private, in dipendenza dei lavori. Ultimazione dei lavori 1. Fermi restando tutti gli obblighi di legge per quanto attiene al completamento dell opera ed alla sua agibilità, l ultimazione dei lavori dovrà sempre essere comunicata per iscritto al competente Ufficio comunale, con le modalità previste all art. 13 comma 9 del presente Regolamento. Capo III Norme sulle modalità costruttive Art. 26 Accessi e passi carrabili, rampe carrabili e pedonali 1. Fatte salve le norme introdotte da pianificazioni esecutive approvate, nelle nuove costruzioni e, ove possibile, negli interventi sull edilizia esistente, le uscite carrabili dai locali interrati o seminterrati devono essere realizzate mediante piani inclinati terminanti in zone di sosta orizzontale. 2. Fra le uscite suddette e le uscite pedonali dei locali collettivi (scuole, cinema, etc.) deve intercorrere una distanza di almeno 10,00 metri misurata tra gli stipiti più vicini. 3. In ogni caso deve essere assicurata buona visibilità al conducente di veicoli (eventualmente anche a mezzo di specchi opportunamente disposti). 4. Esse devono essere realizzate in materiale antisdrucciolevole con scanalature per il deflusso delle acque e fornite di corrimano, almeno da un lato, ad un'altezza pari a m. 0,90.

17 5. Le caratteristiche costruttive dei passi carrai, le distanze dei medesimi fra loro e gli arretramenti, devono rispettare le norme di cui agli artt. 45 e 46 del DPR 495/92 (Regolamento Codice della Strada). 6. Ad eccezione delle zone omogenee A e B del D.M. 1444/1968 e salvo diverse specifiche disposizioni normative, le rampe carrabili devono essere adeguatamente distanziate dalle facciate dei fabbricati; lo sbarco della rampa al piano dei locali da raggiungere non può avere ampiezza maggiore di ml. 5, L'apertura di passi carrai sulla pubblica viabilità è subordinata alla autorizzazione dell'ente gestore della strada. 8. I passi carrai devono essere realizzati in modo da favorire la rapida immissione dei veicoli nella proprietà laterale. L eventuale cancello o serranda a protezione della proprietà laterale deve essere arretrato allo scopo di consentire la sosta, fuori della carreggiata del veicolo in attesa di ingresso. 9. In alternativa all'arretramento è data la possibilità di dotare i cancelli o le serrande di sistemi automatici di apertura a distanza. Art Non sono ammesse parti mobili che invadano spazi pubblici. Parcheggi 1. Negli interventi di nuova costruzione, di ristrutturazione edilizia, compresa la demolizione e ricostruzione, nei cambi di destinazione d uso di fabbricati, parti di fabbricati o singole unità immobiliari, devono essere garantiti spazi per parcheggio pertinenziale in misura non inferiore a un metro quadro ogni 10 mc di costruzione oltre quelli già stabiliti dalle norme relative agli edifici destinati al commercio, attività terziarie e produttive in genere, comunque previsti dalla vigente legislazione. 2. Negli edifici residenziali deve essere garantito almeno un posto auto per alloggio. 3. Ai sensi della circolare del Ministero LL.PP. 28 ottobre 1967 n. 3210, per spazi a parcheggio debbono intendersi gli spazi necessari tanto alla sosta, quanto alla manovra ed all accesso degli autoveicoli; la cubatura e la superficie rispetto alla quale va determinata la consistenza dell area da destinare a parcheggio è costituita dalla sola cubatura e superficie lorda di piano destinata ad abitazioni, uffici e negozi, con l esclusione perciò delle altre parti dell edificio quali: scantinati, servizi, volumi tecnici e locali similari aventi funzioni accessorie o complementare che non prevedano la permanenza stabile di persone né il loro uso ai fini produttivi. 4. I parcheggi possono essere ricavati nella stessa costruzione ovvero in aree esterne oppure promiscuamente o anche in aree limitrofe che non facciano parte del lotto, oggetto dell intervento a condizione che esse: a) siano nella piena e libera disponibilità del richiedente il titolo abilitativo; b) non risultino destinate a verde privato o comprese in zone soggette a vincolo preordinato all esproprio o a servitù di uso pubblico; c) siano ubicate ad una distanza non superiore a 150 mt. di percorso pedonale dall area oggetto dell intervento. Per comprovate necessità è ammesso un incremento massimo del 10%; d) vengano vincolate a tale funzione per tutta la durata del fabbricato oggetto dell intervento mediante atto registrato e trascritto nei registri immobiliari a cura e spese del richiedente il titolo abilitativo. 5. Limitatamente alle zone A del D.M. 1444/1968, si assume un raggio di 500 metri quale distanza massima di un area da considerare limitrofa alla costruzione. 6. Quanto previsto al comma 1 si applica anche agli interventi riguardanti gli edifici esistenti nei casi di ristrutturazione edilizia che comportino incremento volumetrico e/o delle superfici utili e/o cambio di destinazione d uso e/o soprelevazione di edifici esistenti senza demolizione, con esclusione degli interventi di ristrutturazioni di tipo conservativo non comportanti incremento di volume e/o di superfici utili rispetto alla situazione ante-operam, ancorché comportanti una diversa partizione interna delle superfici e un minore o maggiore numero di unità immobiliari. 7. Sono soggetti alle disposizioni di cui al comma 1 gli interventi riguardanti il cambio di destinazione d uso di edifici o parti di essi ovvero di singole unità immobiliari, ancorché eseguiti senza opere edilizie, la cui dotazione di aree a parcheggio dovrà essere determinata per differenza tra quella afferente la nuova e la vecchia destinazione, ove la nuova destinazione sia comunque assentibile ai sensi delle norme vigenti in materia. Per questi interventi il cambio di destinazione d uso da residenziale a direzionale/commerciale comporta obbligo di assicurare per intero le aree a parcheggio di uso pubblico dall articolo 5, comma 1, punto 2) del D.M. 1444/68. Art. 28 Piani porticati 1. Costituisce portico lo spazio coperto dal fabbricato o con strutture indipendenti o semi dipendenti, in ogni caso aperte almeno su due lati ed aperte per il 50% della superficie costituita dai lati. I portici

18 destinati a pubblico passaggio devono avere dimensione non inferiore a m. 3,00 di larghezza e altezza minima di m. 3,50 e devono risultati vincolati con atto d obbligo. 2. Nel caso in cui non siano destinati a pubblico passaggio devono avere dimensione non inferiore a m. 2,50 di larghezza e altezza minima di m. 2,50. Sono ammesse chiusure, anche parziali, con cancellate o grigliati. 3. Nei casi in cui il porticato differisca da quanto al comma 1, la parte non conforme deve considerarsi volume a tutti gli effetti (vedi art. 43). 4. Per portici destinati a pubblico passaggio il Servizio competente, in sede di valutazione degli elaborati progettuali, può prescrivere l impiego di specifici materiali e colorazioni per le pavimentazioni, le zoccolature, i rivestimenti e le tinteggiature. 5. Per i porticati o pilotis aperti al pubblico passaggio, il Comune dovrà stipulare una convenzione con il privato per la gestione e la manutenzione di dette superfici. 6. La superficie a pavimento dei portici non può superare il 25% della superficie dell unità immobiliare ovvero dell immobile afferente, fatte salve diverse previsioni di strumenti urbanistici attuativi. Le presenti previsioni non si applicano ai pilotis. Per superficie del portico deve intendersi l area compresa nel perimetro dato dalle pareti dell edificio e dalla strutture verticali di sostegno del portico medesimo. Per i portici si applicano le disposizioni relative ai distacchi tra fabbricati, dai confini e dal filo stradale. Art La costruzione del portico è subordinata a permesso di costruire, o D.I.A., oneroso. Aggetti, balconi e similari 1. Gli aggetti su spazi pubblici sono regolati nel seguente modo: fino a m. 5,00 di altezza sono ammessi solo in presenza del marciapiede e non possono superare i cm Devono inoltre essere osservate la seguenti prescrizioni: a) le tende, ad esclusione di quelle relative a servizi commerciali (vedi art. 53), le tettoie o le pensiline, gli infissi con ante mobili (parte inferiore) non possono proiettarsi sul suolo pubblico ad una altezza inferiore a m. 2,60 rispetto al piano del marciapiede o a m. 5,00 se le strade non sono dotate di marciapiede; b) i lampioni e le lampade fisse nelle vie o piazze non devono essere collocate ad altezza inferiore a m. 3,50 se contenute entro 30 cm all'interno del filo del marciapiede, a m. 5,00 se altrimenti; c) al di sopra di m. 3,50 dal piano del marciapiede o di m. 5,00 dal piano stradale, ove il marciapiede non esista, può essere consentita la costruzione di balconi o terrazzini pensili, aperti o chiusi (bow windows) sporgenti dal filo del fabbricato non più di 1/10 della larghezza dello spazio pubblico antistante e comunque mai oltre i m. 1,50, fatto salvo per le distanze tra edifici, quanto stabilito dall art. 45 del presente regolamento; d) fatte salve le specifiche norme stabilite da piani urbanistici attuativi, nel caso di edifici frontistanti sono vietati bow windows con distacco reciproco inferiore a dieci metri. 2. La tettoia o la pensilina è costituita dalla superficie coperta da una struttura a sbalzo connessa ad un solo lato di un fabbricato, ovvero con struttura portante la sola copertura ed aperta su tutti i lati. 3. La realizzazione di tettoie, porticati e pensiline, quali copertura di spazi aperti, ubicati sia su aree di pertinenza che su terrazzi e lastrici solari, dovranno avere un altezza massima alla gronda di m. 2,50, con pendenza uniforme e falde coerenti con la conformazione planimetrica dell edificio. 4. Le strutture di cui al comma 3 devono rispettare il distacco di m. 3,00 da spazi pubblici e da spazi privati, fermo restando che in questi ultimi casi è ammessa la deroga assistita da nulla osta del confinante. Art. 30 Cavedi e canne fumarie, camini 1. Le canne fumarie e le condutture in genere devono essere collocate in appositi vani e cavedi all interno delle murature dell edificio. 2. Qualora non sia possibile, vanno collocati lungo i prospetti secondari oppure all interno di cortili e chiostrine, purché adeguatamente foderati in muratura intonacata e tinteggiati o rivestiti in rame o pietra. 3. Possono essere collocati sui prospetti principali quando diventino elementi architettonici significativi.

19 Art. 31 Cortili 1. Nelle zone di completamento edilizio è consentita l edificazione con tipologia a corte con cortili chiusi quando la superficie minima di questi ultimi è pari, o superiore, ad 1/5 della somma delle superfici delle pareti che li circondano. Art. 32 Coperture 1. Le coperture degli immobili possono essere di tipo piano, a tetto o miste, da realizzarsi conformemente a quanto disposto dalle specifiche norme di pianificazione generale o esecutiva. Le falde del tetto non possono avere pendenza inferiore al 15%. 2. Fatto salvo quanto disposto dal precedente comma, le coperture a tetto, quando il relativo volume non è computato nell ambito della volumetria assentibile, devono di norma, conservare l integrità formale e funzionale con esclusione di qualunque intervento edilizio che possa qualificarsi come superfetazione. 3. Per ospitare impianti ascensore o altri impianti, o per illuminare i sottotetti, è consentita l interruzione delle falde per ricavare chiostrine o terrazzini praticabili nonché volumi tecnici. 4. Gli abbaini sono consentiti alla sola condizione che questi siano di forma strettamente funzionale ad ospitare l infisso e che abbiano una superficie illuminante non superiore a 1/12 della superficie complessiva del sottotetto. In ogni altro caso, il volume dell intero sottotetto deve considerarsi volume da computare a tutti gli effetti nella volumetria ammissibile. Art Sulle coperture a tetto è sempre possibile inserire finestre apposte a filo copertura. Gronde e pluviali 1. I canali di gronda, a sezione semicircolare o sagomata, ed i discendenti, di sezione circolare, dovranno essere realizzati in rame o lamiera zincata verniciata a fuoco. E assolutamente vietato l impiego di materiali plastici e lamiera zincata non verniciata. 2. La parte terminale dei discendenti nel caso in cui prospettino la pubblica via, dovrà essere realizzata in ghisa per un altezza di almeno cm. 150 da terra, eventualmente protetta al piede da idoneo paracarro. Art. 34 Locali accessori e volumi tecnici 1. Sono volumi accessori o tecnici quelli che si aggiungono alla costruzione principale e ne sostituiscono pertinenza. I volumi tecnici si differenziano da quelli accessori per il fatto che i primi sono realizzati per ragioni tecniche, mentre i secondi si aggiungono semplicemente ai volumi principali per migliorarne l utilizzazione. 2. I volumi tecnici sono quelli strettamente necessari a contenere o a consentire l accesso agli impianti a servizio dell edificio (impianto idrico, termico, televisivo, di parafulmine, di ventilazione, vano motore o extracorsa di ascensore, ecc.) che non possono essere compresi, per esigenze tecnico-funzionali, entro il corpo dell edificio, quale sarebbe realizzabile secondo i limiti imposti dalle norme urbanistiche. 3. A maggior chiarimento ed a titolo esemplificativo, si evidenzia che possono essere considerati volumi tecnici, per le sole parti emergenti dalla linea di gronda dell edificio, quelli occorrenti per contenere: il vano scala, il vano ascensore, i serbatoi idrici, le canne fumarie o di ventilazione, gli impianti di riscaldamento e/o condizionamento, i pannelli solari o fotovoltaici. 4. Sono considerati locali accessori o di servizio, e quindi non volumi tecnici, quelli non abitabili e che implicano la presenza solo saltuaria di persone connessa a definite attività, quali ad esempio soffitte, autorimesse private, depositi, magazzini, archivi morti, lavanderie e stenditoi ad uso condominiale o privato singolo, ripostigli, sgomberi, cantine, locali di deposito e guardaroba, servizi igienico-sanitari, corridoi e disimpegni, nonché scale di collegamento, ecc., sia che siano ubicati al piano interrato o seminterrato che al piano copertura o sottotetto, a seconda dei casi. 5. I locali accessori o di servizio non abitabili, che costituiscono pertinenze di locali di abitazione, secondo anche quanto stabilito al comma 1, lettera e.6) dell art. 3 del DPR n. 380/2001, sono considerati: a) accessori indiretti, quando costituiscono unità immobiliari a se stanti (cantine, garage, soffitte, deposito o sgombero, stenditoio, lavatoio, ecc). I volumi di questi locali devono essere comunque ubicati nella medesima area edificabile dei volumi principali di cui costituiscono pertinenza, ove per volumi principali si intendono quelli utili, abitabili e/o agibili;

20 b) accessori diretti, quando sono direttamente collegati con ambienti abitabili e/o agibili (cantine, soffitte, ripostigli, servizi igienici, lavatoi, locali deposito e guardaroba, ecc.). 6. Nei locali accessori o di servizio ubicati al piano di copertura ed aventi copertura a tetto, sono ammessi gli abbaini e le superfici finestrate alle condizioni di cui ai commi 4 e 5 dell art I vani di cui sopra, se ubicati al piano di copertura, per essere esclusi dal computo della volumetria dovranno avere le caratteristiche di cui al comma 1, lettera a) dell art. 44 del presente Regolamento, fatto salvo lo scomputo delle maggiori altezze di cui all art. 12 della L.R. n. 6/ I volumi tecnici ed i locali accessori o di servizio non possono essere realizzati in aderenza con l immobile principale se ubicati nell area di pertinenza, né sullo stesso piano dell abitazione se ubicati su terrazzi di copertura di volumi sottostanti. 9. I vani di cui al presente articolo, se fuori terra, salvo specifiche e diverse indicazioni fornite da piani urbanistici attuativi, dovranno rispettare l arretramento di legge di m. 3,00 da spazi pubblici (misurati dal perimetro della facciata del fabbricato qualora posti su solai di copertura di edifici prospicienti spazi pubblici) e da spazi privati, qualora ubicati su terrazzi di copertura, di m. 5,00 negli altri casi, fermo restando che in questi ultimi casi è ammessa la deroga assistita da nulla osta del confinante. Art. 35 Verande 1. La realizzazione di verande è disciplinata da apposito Regolamento per la costruzione di verande a vetri su terrazze, logge e balconi e aree di pertinenza di edifici da emanarsi da parte dell Amministrazione comunale. Art. 36 Prospetti su spazi pubblici 1. L'Autorità comunale, in sede di rilascio degli atti di assenso all'edificazione, ha facoltà di richiedere, con congrua motivazione, soluzioni progettuali specifiche dirette ad ottenere migliori risultati di inserimento ambientale 2. L'Autorità comunale, può altresì disporre la sostituzione o la rimozione di elementi accessori esistenti - quali scritte, insegne, decorazioni, sovrastrutture, etc. 3. I lavori e le opere necessarie per l'arredo complementare, in coerenza con il progetto autorizzato e/o secondo le prescrizioni imposte negli atti di assenso all'edificazione, devono essere totalmente compiuti allo scadere del periodo fissato, ai sensi della normativa vigente. Art. 37 Infissi vetrati e serramenti 1. Gli accessi alle costruzioni dalle strade e dagli spazi pubblici o di uso pubblico devono essere dotati di serramenti che si aprono verso l'interno o a scorrimento, senza invadere tali spazi, fatta eccezione per i serramenti la cui apertura è prescritta verso l'esterno da norme di sicurezza, in tal caso saranno previsti, ove possibile, in posizione adeguatamente arretrata rispetto allo spazio pubblico. 2. I serramenti esterni delle finestre prospicienti spazi pubblici o di uso pubblico possono aprire verso l'esterno solo se siti ad un'altezza dal livello del marciapiede non inferiore a m. 2,60; in nessun caso l'apertura delle ante può invadere il sedime stradale impegnato dal transito dei veicoli. 3. In sede di rilascio degli atti di assenso edilizio, l'autorità comunale, sentiti i competenti uffici, può motivatamente imporre la realizzazione dei serramenti con specifici materiali e coloriture. Negli edifici esistenti non è mai ammessa la sostituzione o l'inserimento di singoli serramenti, diversi per tipologia o forma o colore da quelli rimanenti. 4. I serramenti esistenti che non rispondono ai requisiti di cui al secondo capoverso del presente articolo possono essere mantenuti nella situazione di fatto; nel caso di interventi di trasformazione di fabbricati che implichino il rifacimento dei prospetti, è richiesto l'adeguamento alle norme regolamentari. Art. 38 Recinzioni e cancelli 1. Le recinzioni devono avere un aspetto decoroso e non devono ostacolare la visibilità o pregiudicare la sicurezza della circolazione; l'autorità comunale, in sede di rilascio degli atti di assenso edilizio, può dettare condizioni particolari per conseguire tali finalità e per il migliore inserimento ambientale fermo restando il rispetto delle prescrizioni del Codice della Strada. 2. Le recinzioni di nuova costruzione tra le proprietà o verso spazi pubblici possono essere realizzate: a) con muro pieno di altezza massima di m. 2,50 tra proprietà private; su spazi pubblici questo potrà essere ammesso fino ad un altezza massima di m. 2,00;

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