DOMANDA E DISTRIBUZIONE CENNI GENERALI

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1 DOMANDA E DISTRIBUZIONE CENNI GENERALI Osservatorio Commercio N IT

2 I consumi alimentari e non alimentari In un contesto di perdurante perdita di potere d acquisto, si registra una contrazione dei consumi in Italia (-1,1% nel periodo ). Molto meglio l Emilia-Romagma dove i consumi crescono addirittura del 4,5% nel periodo considerato. Hanno sofferto, particolarmente, quei settori tradizionalmente trainanti come l abbigliamento (-8,9%; -1,2% in Regione) e l arredamento (-6,3%; -5,7% in Regione). Negli ultimi mesi 2010 e nel primo scorcio del 2011 hanno mostrato un andamento negativo anche comparti che avevano dati segni di vitalità, come i prodotti tecnologici. Crescono, invece, ma non è una buona notizia, i consumi (le spese in realtà) legate all abitazione e alle utenze (+5,2%; +2,3% in Regione). La contrazione dei consumi è stata, tutto sommato, contenuta dal minor risparmio effettuato dalle famiglie o, addirittura, dall aver utilizzato per la spesa corrente le disponibilità accantonate in passato. Questo scenario di contrazione del potere d acquisto, da un lato, e del risparmio delle famiglie, dall altro, incide sulla fiducia dei consumatori: l indice del clima di fiducia pare in netto calo per tutto il Ed è noto che se tale indice è basso, la propensione al consumo si deprime, con un evidente effetto sui volumi scambiati sul mercato. È pur vero che la crisi colpisce asimmetricamente sul territorio nazionale. Il fulcro della crisi dei consumi si registra nel Mezzogiorno, dove calano del 4% nel quadriennio , mentre nel Centro Nord restano sostanzialmente stabili. La distribuzione Il commercio risente della congiuntura economica generale. Nel 2010 le vendite sono aumentate dello 0,2% in Italia (ma, al primo semestre 2011, il commercio registra di nuovo una perdita dello 0,4%). In linea, l Emilia-Romagna con una crescita dello +0,3%. Ovviamente, si rilevano differenze significative tra i vari comparti e canali di vendita. In particolare, con una buona tenuta della grande distribuzione organizzata e di un accentuazione della crisi dei piccoli operatori tradizionali. Cresce, invece, il discount favorito dalla propensione del consumatore a modificare la struttura del paniere della spesa a vantaggio dei prodotti più economici. Pertanto, se la grande distribuzione cresce dello 0,7% nel 2010 e cala dello 0,3% al giugno del 2011, le cose vanno assai peggio per le piccole superfici (-0,4% in entrambi i periodi). 2

3 La distribuzione alimentare Il comparto alimentare registra un andamento negativo a livello nazionale (-0,3%): visto il contesto, piuttosto positivo è, invece, l andamento in Regione (+0,9%).L andamento differenziale tra grande distribuzione organizzata e piccole superfici appare molto significativo, per due motivi: il primo più evidente sta nell entità dello spread (2010: +0,4% per GDO contro -1,4% tradizionali; primo semestre 2001: +0,5% per GDO contro -0,4% tradizionali); il secondo, il fatto che il peso della grande distribuzione organizzata nel settore è particolarmente importante (iper, super, discount e libero servizio rappresentano oltre il 15% del totale dei negozi alimentari italiani, contro appena lo 0,5% del non alimentare). Nonostante sia noto che i consumatori premino nell alimentare la concentrazione degli acquisti in un unica shopping expedition, la grande distribuzione organizzata veicola poco più della metà (58%) delle vendite dei beni di largo consumo (alimentari, igiene casa e cura persona). Tra l altro, con riferimento alle categorie dei prodotti freschi venduti sfusi prevalgono i negozi specializzati e i mercati rionali con una quota pari ai due terzi del mercato. La grande distribuzione organizzata appare predominante con riferimento ai prodotti confezionati, concentrando più dell 80% dei consumi (84%). Tra i vari formati distributivi, si conferma il predomino dei supermercati e degli ipermercati che contribuiscono rispettivamente al 41% e 33% delle vendite grocery veicolate dalla grande distribuzione organizzata. Il discount e il libero servizio svolgono un ruolo marginale con quote limitate a circa il 13% ciascuno. Il fenomeno più importante degli ultimi quattro anni è il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori ed il conseguente riassetto dei pesi tra i formati distributivi in termine di vendite. Innanzitutto, da sottolineare il momento favorevole dei discount che mettono a segno una crescita di quasi il 43% nell ultimo quadriennio. Poi, che all interno dei formati super-iper si verifica un estrema polarizzazione delle performance con i formati intermedi (supermercati con superficie di vendita mq e piccoli ipermercati con superficie di vendita fino a 4499 mq) che godono di un sempre maggior consenso da parte dei consumatori. Al contrario, sono in crisi o, comunque, in stagnazione i piccoli supermercati (con superficie di vendita fino a 799 mq) e gli ipermercati di maggiore dimensione (superficie di vendita da 4500 mq in su). Ma, più in crisi di tutti, sono i negozi a libero servizio, vale a dire i minimercati e i supermercati di prossimità localizzati nei piccoli centri urbani e nei quartieri delle città. 3

4 In Emilia-Romagna, il peso della grande distribuzione organizzata si attesta sopra la media nazionale (18% vs del 15% dei punti vendita). Nell ultimo quadriennio ( ) la Regione registra una crescita importante delle vendite a valore (+9,7%, quarta performance in Italia). Il risultato è direttamente correlato all incremento della superficie di vendita moderna. La struttura della crescita si conferma differenziata con i discount in prima linea con un +21,1% nel periodo ; supermercati ed ipermercati a seguire con rispettivamente il 14,1% ed il 13,3%. L unico formato distributivo moderno in contrazione è il libero servizio (-5,1%) che subisce anche un decremento della superficie di vendita. Da segnalare, che il maggior ritmo di crescita del discount si innesta su una quota ancora limitata (9%) ed inferiore alla media nazionale (12,6%). La distribuzione non alimentare Il comparto non alimentare vede una crescita nel 2010 dello 0,3% in Italia, ma una contrazione dello 0,2% in Regione. Ancora una volta, si assiste ad un andamento differente tra grande distribuzione organizzata e piccole superfici, con la prima in aumento dell 1,1% e la seconda del tutto stagnante. Molto più negativo l andamento del primo semestre 2011 (-0,7%), con perdite meglio ripartite (-0,9% grande distribuzione organizzata; -0,6% piccole superfici). Ancora più differenziato l andamento dei singoli comparti: si va da settori che stanno resistendo bene (nel primo semestre ,5% prodotti di profumeria e cura della persona, calzature e articoli in cuoio +0,3%) ad altri che registrano un vero crollo (nel primo semestre 2011 supporti magnetici e strumenti musicali -3,7%, elettrodomestici, radio e tv -3,2%). Tra gli estremi, si colloca un ampio ventaglio di performance sostanzialmente negative. Quanto ai canali distributivi, si è già visto che - almeno in numerica il peso della grande distribuzione organizzata è minimo, a livello nazionale così come in Emilia-Romagna: nel 2010 su punti vendita solo 215 appartengono alla grande distribuzione organizzata. La quota delle grandi superfici specializzate domina il panorama della distribuzione moderna, attestandosi al 70-80% dei punti vendita. Naturalmente, il numero ridotto dei punti vendita (in rapporto a quelli del canale tradizionale) non toglie il fatto che veicolino quote molto rilevanti del giro d affari (28% in Regione e 24% a livello nazionale) e in alcuni settori anche maggioritarie. Nonostante lo scenario poco incoraggiante sotto il profilo delle vendite, il settore non alimentare mostra un insospettata vitalità. Il numero di esercizi è cresciuto costantemente dal 2000 ad oggi (in totale del 13,7%), con un trend positivo che è continuato anche in questi ultimi anni di crisi 4

5 accentuata, seppure in modo rallentato. Si evidenzia, quindi, come il settore continui ad attrarre risorse imprenditoriali e ad essere uno sbocco lavorativo attraente. Fonti: Istat per dati su consumi e vendite al dettaglio; Nielsen per numero di punti vendita e vendite per forma distributiva 5

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