Agorà. di Baragalla e Belvedere Giornalino a diffusione interna - Composizione e stampa in proprio. - Via G. D Arezzo, REGGIO E.

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1 Agorà L Agorà Anno II N 5 Dicembre 2012 di Baragalla e Belvedere Giornalino a diffusione interna - Composizione e stampa in proprio. - Via G. D Arezzo, REGGIO E. Qu e s t o n u m e r o In queste pagine non abbiamo inserito il solito argomento guida (il dossier ), che ha costituito il fuoco centrale dei numeri precedenti, ma iniziamo con gli auguri di Natale del parroco e raccontiamo le grandi (e tanto attese) novità che hanno portato aria nuova nella nostra Unità Pastorale. E un numero dai contenuti più vari, articolati sui due argomenti principali. Il primo riguarda le esperienze che hanno vissuto i giovani della nostra zona, che sono capaci di scelte diverse, decisamente controcorrente; una raccolta di testimonianze da diversi paesi, che ci è sembrato utile condividere, perchè i nostri giovani mostrano di saper fare riflettere anche gli adulti. Il secondo argomento riguarda le macchinette per i videogiochi; pensato ta tempo, lo abbiamo voluto affrontare con l intervento di un esperto e con una testimonianza diretta; nel frattempo il dibattito è esploso anche a livello comunale, siamo convinti che qualche cambiamento vero si possa ottenere. La pagina dei giovani, assicurata in ogni numero, questa volta non è solamente scritta da loro, ma anche vissuta in prima persona. E poi don Mario, sono passati 6-7 mesi dalla sua scomparsa, abbiamo raccolto materiale per ricordarlo. Non volendo perdere nulla di quanto ricevuto, che stiamo ancora ordinando, abbiamo deciso di dedicare a un don Mario diverso dal solito il dossier del prossimo numero (speriamo prima di Pasqua); in questo numero abbiamo inserito un piccolo anticipo, con un primo ricordo personale. Infine 3 riflessioni a ruota libera, di 3 autori ben differenti come età e profilo. A tutti coloro che hanno la pazienza di leggerci, un invito a farci pervenire i vostri pareri, critiche e suggerimenti per il futuro. xq BUON NATALE Il Natale 2012 porta alle nostre parrocchie tre grandi novità, per questo colgo l occasione, assieme agli auguri fraterni, per accennare a queste innovazioni: la nuova unità pastorale, l arrivo di un collaboratore nella persona di don Roberto e la prossima, speriamo vicina, inaugurazione del Centro Pastorale. Da alcuni anni le parrocchie del Sacro Cuore e Preziossimo Sangue sono entrate in una Unità Pastorale, condividendo non solo il parroco, ma tante attività: Consiglio Parrocchiale e progettazione, soggiorni estivi, celebrazioni liturgiche, attività caritative, sito internet ed anche questo giornalino. Il 18 settembre scorso, con un incontro plenario svoltosi a Coviolo, il vescovo Adriano ha annunciato la costituzione di un Unità Pastorale allargata anche a Coviolo. Questo ci porta a ripensare, gradualmente, alla nostra organizzazione pastorale. Un piccolo segno di condivisione è già questo numero di Agorà, distribuito anche a tutte le famiglie di Coviolo. Mentre invece le tre parrocchie hanno votato per l elezione del nuovo Consiglio Pastorale, unico per tutta la Unità Pastorale. Un secondo annuncio, bellissimo, è che alla nuova Unità Pastorale (per cui stiamo anche pensando al nome) il vescovo ha assegnato un altro sacerdote, don Roberto Ruozi, che si è già immerso nella nostra realtà. Don Paolo Bizzocchi, che continua a risiedere nella canonica di Coviolo con la Comunità Propedeutica del seminario, rimane come collaboratore per tutta l Unità Pastorale. Anche il seminario ha inviato per un anno, due seminaristi come aiuto durante il sabato e la domenica: Matteo e Armando. I Doni sono abbondanti, ora tocca a tutti noi lasciarci coinvolgere e trascinare in questo nuovo cammino di fede in unità. Dopo l organizzazione e le persone, il terzo annuncio riguarda le strutture: con la prima settimana di dicembre abbiamo finalmente completato la costruzione del nuovo polo pastorale: il 10 novembre il sindaco Del Rio ed il vescovo Adriano hanno intitolato a Monsignor Gilberto Baroni (vescovo di Reggio dal 1965 al 1989) la via davanti alla nuova chiesa; appena possibile mi trasferirò nei nuovi locali parrocchiali ed inizieremo ad utilizzare le aule ed il salone grande. Non ci nascondiamo che per arrivare ad un uso pieno, aperto ed ospitale del nuovo polo pastorale l impegno sarà notevole, e possibile solo se largamente condiviso da tutti noi, ognuno secondo le proprie possibilità, capacità ed inclinazioni. L ultimo passo sarà la consacrazione ed inaugurazione della nuova chiesa. Come gesto di co- Continua a pag. 2

2 UN ESTATE DIVERSA I nostri giovani sanno fare scelte alternative Sulle spalle uno zaino pesante e un mandato missionario, in tasca l ultima confezione di pastiglie anti tifo e la Bibbia a portata di mano. Parecchi ragazzi delle nostre parrocchie hanno affrontato così le vacanze estive: per il mondo, in missione. Una delle parrocchie più attive, con molti progetti rivolti ai giovani, è San Pellegrino. Chiara Branchetti, 22 anni e studentessa di Giurisprudenza, ha scelto di passare la prima metà di agosto in Terra Santa, tra Gerusalemme e Nazareth, con il gruppo che aveva don Davide Fiori come guida spirituale. Perché? Ero alla ricerca di un esperienza comunitaria che mi permettesse di vivere a stretto contatto con giovani della mia età spiega Chiara-, un viaggio che aprisse i miei orizzonti a realtà più complesse e che mi aiutasse a comprendere meglio me stessa. Desideravo inoltre vedere continua da pag. 1 munione, attendiamo la disponibilità del nuovo vescovo Massimo, che ha sostituito il vescovo Adriano. Possiamo quindi ipotizzare non lontana la data della inaugurazione e per questo momento attendiamo con affetto i due vescovi Adriano e Massimo. Con la disponibilità della nuova chiesa, e quindi della sua amplissima aula liturgica, cominceremo a condividere alcune celebrazioni liturgiche, come deciso dal Consiglio Pastorale. con i miei occhi la natura di un conflitto, quello israeliano-palestinese, che è prima di tutto sociale (religioso oltre che politico) e che fino ad allora non conoscevo, se non attraverso qualche notizia televisiva. Agli occhi dei genitori e degli amici partecipare a un c a m p o di lavoro missionario, r i s p e t t o alla classica vacanza con amici, a volte, può sembrare strano. Ho ricevuto reazioni diverse e contrastanti: c era chi si preoccupava Buon Natale Per ora, non mi resta che inviare a tutte le famiglie della nostra Unità Pastorale il mio affettuoso augurio per un santo Natale 2012, dove celebriamo la rivelazione di Gesù come Figlio di Dio e nostro maestro nella fede del Padre comune. Una preghiera particolare per i malati, per le famiglie in difficoltà, per coloro che sono soli. don Luciano per la mia sicurezza, chi mi prendeva in giro per la scelta della meta religiosa così lontana dalle mie visioni, chi condivideva con me la voglia di visitare la Palestina ed essere testimone della guerra che la divide. Importante è vivere a pieno il cammino che si è scelto di affrontare, come racconta Chiara: Ciò che più mi ha sorpreso dei luoghi che ho visitato è l intimo legame che unisce quei popoli alla religione. Una religione che sa creare guerra e dolore quanto, a volte, risoluzioni di pace e fratellanza. Essa riesce a unire dove l unione sembra impossibile, a dare vita a basi di solidarietà e di vita comune in realtà davvero al margine. Ho avuto modo di visitare un luogo realmente santo, un luogo che si nutre di fede e che non esisterebbe senza di essa. Ho imparato a rispettare le idee che non mi appartengono, a non considerare semplice quello che è complesso, a partecipare e lottare quando sento che la battaglia è giusta. Sulla via del ritorno, in direzione casa, è tempo per i resoconti. Cosa lascia un viaggio del genere? Questo viaggio mi ha lasciato poche sicurezze, molti dubbi e qualche consapevolezza spiega Chiara -. Tra le consapevolezze quella di voler essere parte di un cambiamento, quella di volermi impegnare affinché nella mia vita io non sia solo spettatore inerte di simili ingiustizie. Sicuramente il bellissimo viaggio di quest estate mi 2

3 ha arricchita e le amicizie che lì hanno avuto vita mi offriranno l opportunità di lanciarmi di nuovo alla ricerca di simili esperienze. Riprendiamo il nostro viaggio insieme ai giovani missionari reggiani, ci spostiamo di parrocchia, siamo al Preziosissimo Sangue, e la bussola questa volta punta verso sud-ovest: Sierra Leone (corno d Africa). Chiara Binini e Sara Tagliavini, entrambe ventenni ed universitarie, hanno passato l agosto in Africa Occidentale. Per Chiara, già in Brasile nel 2011, questa esperienza è stata l opportunità di continuare a conoscere tutto ciò che è lontano da noi, sia fisicamente, sia culturalmente. E non è mancato l appoggio di amici e genitori: Tutti hanno sempre visto positivamente le mie partenze e non si sono mai opposti. Anche i miei amici sono sempre stati felici, perché anche loro hanno fatto esperienze simili. Anche a sette mila chilometri da Reggio ci si può sentire a casa. Chiara mescola l esperienza in Brasile e quella in Sierra Leone per ribadire un concetto fondamentale: Ho sempre trovato tanto amore, tanti sorrisi da parte dei bambini, ma anche degli adulti. Ho trovato paesi colorati, popoli colorati, pronti ad accoglierti con grandi abbracci e canti! I sorrisi sono la cosa che mi ha lasciata più sconcertata, anche noi missionari eravamo più sorridenti. Il Brasile è povertà, la Sierra Leone è miseria. Ho imparato a ricevere da questi bambini, ad assorbire ogni sorriso, ogni ballo e ogni abbraccio. Ho imparato ad aprire il cuore e chiudere la mente, perché è 3 L Agorà così che si vive quando non si ha niente!. L amica e compagna di avventura, Sara, al secondo anno di ostetricia, ha visto con occhi diversi la sua Africa. Prima di tutto perché partire? Sinceramente non so bene il motivo per cui sono partita. Inizialmente ho detto di sì perché sentivo che la mia vita aveva bisogno di un cambiamento, ma poi questo cambiamento è avvenuto già prima di partire. Nei mesi di preparazione al viaggio ho avuto modo di maturare le mie motivazioni, grazie agli incontri che abbiamo fatto col gruppo e pian piano ho capito che andavo in Sierra Leone per arricchirmi, ma non sapevo ancora bene di cosa. Non sono voluta partire con delle aspettative per lasciare la mente libera e raccogliere quello che sarebbe arrivato. Ciò che ha colpito Sara, una volta giunta in Africa, sono proprio gli africani. Non essendo immersi in un mondo in cui non si ha più tempo per pensare perché si è troppo presi da tantissime cose da fare, gli africani hanno il tempo per curare le relazioni, per dedicarsi al dialogo e alla condivisione con gli altri, per aiutarsi l uno con l altro. Sanno vivere con più serenità perché non sono stressati, sanno mostrare l affetto, soprattutto i bambini che non appena ti vedono ti saltano al collo cercando il contatto fisico. Da loro ho imparato l importanza di un sorriso e la capacità di gioire per quello che si ha, senza dover sempre cercare qualcosa di più. Per Sara, come per Chiara, l appoggio esterno è stato incoraggiante. Le persone che sono venute a conoscenza della mia decisione erano tutte molto entusiaste e si sono sempre complimentate per la mia scelta. I miei genitori mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto sempre, così come i miei amici, molti dei quali avevano già fatto un esperienza simile. Anche per Sara la domanda finale è sempre la stessa: cosa ti ha lasciato una vacanza del genere? La cosa che più mi è rimasta dal viaggio è stata la bellezza della vita che ci è stata donata e che quindi va custodita con cura e vissuta in pienezza. Sono tornata con tanti propositi, ma purtroppo ritrovandomi catapultata nel mio tram-tram quotidiano non ho avuto molto tempo per provare a rifletterci su e a metterli in pratica. Però qualcosa è cambiato: ho una mente e un cuore più aperti all osservazione e all ascolto e sono meno incline ai giudizi. Inoltre appena ho un po di tempo cerco di prendermi i miei spazi per riflettere su quello che vivo ogni giorno. E un viaggio che diventa partenza per altre future mete. Mi ha fatto nascere la curiosità di conoscere anche altre realtà diverse conclude Sara -, magari l America Latina. La zona pastorale da Coviolo a San Pellegrino e passando per l Immacolata Concezione, quest estate, è diventata una parrocchia itinerante. Alcuni giovani hanno deciso di passare una settimana a Roccella Ionica, Locri, assieme a don Paolo Bizzocchi. Ce ne parlano Michele Delrio di Sanpelle (presente anche in TerraSanta) e Sara Palladi, dell Immacolata. Ogni Estate non può essere programmata senza lasciare un piccolo grande spazio ad eventuali progetti delle nostre parrocchie, perché queste esperienze diverse ti rendono diverso. La Calabria, è vi-

4 UN GREST AFRICANO Addis Abeba chiama Reggio sta, troppo spesso, con gli occhi del pregiudizio. Ma cosa hanno trovato Michele e Sara? Di sorprendente nella terra calabrese abbiamo trovato l ospitalità delle persone che la abitano. Una terra tanto enigmatica quanto difficile. Certo, questo lo sapevamo ancor prima di partire, ma è una terra che possiede potenzialità incredibili, e forze giovani piene di energie. Abbiamo imparato che il pregiudizio è causa di errato giudizio e che spesso quando si viene a contatto con le persone lo stesso pregiudizio si rivela errato. Visitando la Locride abbiamo imparato a farci delle domande, il più delle volte senza risposta, a mettere continuamente in discussione la nostra opinione, il nostro punto di vista. Una vacanza scandita dalle preghiere e dall impegno sociale. Dopo un viaggio come questo raccontano i due giovani -, sicuramente torni a casa con qualcosa in più dentro di te. Starà poi a ognuno di noi decidere se lasciare che quel qualcosa cambi la nostra quotidianità e il nostro modo di pensare! Più di una persona ci ha chiesto di tornare, chi per il campo giochi chi per lavorare per il comune, segno che i legami che abbiamo stretto con la Locride sono autentici. Certo i progetti in testa per le prossime estati sono tanti e diversi, ma c è anche la voglia di tornare, per rivedere le persone e per conoscere, sempre meglio, una realtà che è molto più vicina a noi di quanto ci piaccia credere. Come vedete, non mancano i giovani che sanno osare e non temono di volare come aquile... Ed ecco altre due testimonianze in presa diretta : Alessandro Iotti (26 anni, ingegnere presso Fiat-CNH, del Sacro Cuore) e Cecilia Rotteglia (21 anni, al III anno di ostetricia, di San Giuseppe) Cosimo Pederzoli Ciò che davvero non puoi aspettarti, partendo per un esperienza di Grest in Africa, è sicuramente la naturalezza di un accoglienza interculturale che non conosce differenze di età e di origine. Nonostante le difficili condizioni di vita, le complicazioni che animano il quotidiano, la precarietà che caratterizza un incerto futuro, in Etiopia lo sconforto è un concetto ignoto. Per due settimane, nell oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Addis Abeba, ci sono passati davanti agli occhi sguardi, visi, sorrisi di quasi 200 bambine di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, le cui povertà di cose materiali sono riccamente compensate da un grandissimo cuore e da un intenso spirito. Calati nell arena di un cortile di oratorio di matrice salesiana, ti confondi con loro, diventi una di loro condividendo giochi, danze, canti. In un pomeriggio tipo di oratorio, trova spazio la preghiera, lo studio della lingua inglese (così importante per queste bambine per non rimanere emarginate dalla società), e poi i giochi di squadra, quest anno rigorosamente legati alle Olimpiadi. La gioia e l allegria sono semplici e trasparenti, lo stile è essenziale, perché per divertirsi non serve tanto: la compagnia di un amico di un altra età o di un altro paese, la semplice tua presenza è sufficiente per passare un pomeriggio speciale, che loro attendono in trepidazione e per 4

5 il quale son disposte a compiere anche lunghi tratti di strada a piedi (alle volte anche un ora di cammino per partecipare al Grest). Giunti dall occidente con il nostro carico di giochi e canzoni, pronti per animare i pomeriggi di queste bimbe, ci siamo trovati in realtà nella situazione di essere noi quelli accolti, abbracciati da un entusiasmo e da una energia, tali che noi faticavamo a tenere il passo. Comprendiamo così, giorno per giorno, che la vera ricchezza non è più la nostra, 5 GREST AFRICANO i nostri agi, le nostre comodità, il possesso di una abbondanza effimera e contingente, bensì la loro, ovvero quella ricchezza interiore e non materiale, che in modo duraturo ti fa apprezzare le cose piccole e semplici, e che si trova nella trasparenza dei sentimenti e nella grande fede che caratterizza questo popolo, tanto da volerne fare un simbolo espresso anche dai colori della bandiera etiopica. È inevitabile che al termine di questa esperienza ciò che ci rimane nel cuore sia una netta L Agorà sensazione: pur essendo partiti preparatissimi per la missione alla quale eravamo stati invitati a partecipare, in verità ciò che ci portiamo a casa è che il bilancio tra quello che abbiamo dato e quello che abbiamo ricevuto sia assolutamente sbilanciato in negativo : la lezione di vita che abbiamo ricevuto in questi pochi giorni nella capitale etiope ci accompagnerà nel nostro cammino come preziosissimo monito. Il più bel gioco del mondo non sarebbe stato sufficiente come merce di scambio per questo enorme insegnamento. Alessandro Iotti Una carezza a Kimbondo Questa estate nel mese di agosto, insieme a dodici ragazzi reggiani e milanesi, abbiamo deciso di prender parte al progetto BananaCoccoBaobab di Annulliamo la Distanza Emilia Romagna onlus, per fare volontariato presso l ospedale pediatrico di Kimbondo fondato da padre Hugo Rios, a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. Qualcuno già l anno scorso aveva svolto volontariato nella parrocchia Mater Dei, ed i loro racconti ci hanno convinti ad aggregarci per operare in questo angolo di Africa che aveva lasciato ricordi ed emozioni indelebili. In realtà la struttura è un ospedale pediatrico, orfanotrofio e casa per disabili, che accoglie oltre 700 bambini di tutte le età. Il nostro compito era quello di fare animazione/educazione in particolare ai piccoli. Ci siamo trovati davanti ad una situazione davvero drammatica, alla luce della nostra mentalità occidentale, e la nostra programmazione è stata rivoluzionata per andare incontro ai bisogni contingenti. Soprattutto all inizio, infatti, si è reso necessario completare una serie di lavori manuali piuttosto urgenti. Ci siamo dedicati al rinnovamento della sala della terapia intensiva, all allestimento di una casa per i bambini dai 3 ai 6 anni, alla riorganizzazione e catalogazione dei depositi di cibo, farmaci ed abiti. Un altro compito importante e bellissimo è stata la pulizia quotidiana dei piccoli della Neonatologia: il primo mattino è infatti il momento in cui i bambini vengono spogliati, lavati e cambiati. Le maman svolgono questo compito velocemente, noi abbiamo cercato di aggiungere una carezza e un abbraccio per questi bambini, che per gran parte della giornata non hanno nessuna interazione con figure materne. Siamo inoltre riusciti a trascorrere un po di tempo anche con i bambini più grandi: nonostante qualche problema di lingua, abbiamo portato loro giochi e insegnato canti e, a nostra volta, ce ne siamo fatti insegnare alcuni congolesi. Siamo riusciti a svolgere attività creative con tempere, matite e pennarelli, colorando muri e cartelloni per le pareti. È sempre incredibile l entusiasmo col quale questi bambini si lasciano coinvolgere in tutto ciò che viene proposto e come siano in grado di affezionarsi subito. Emerge ciò che notano tutti coloro che transitano da Kimbondo: una carenza affettiva ed educativa sconvolgente, dovuta al fatto che non ci sono forze sufficienti per assicurare ai bimbi tutte le cure e le attenzioni a cui avrebbero diritto. Siamo stati felicissimi di prendere parte a questa prima esperienza, di esserci buttati e speriamo di aver lasciato un ricordo positivo del nostro passaggio in quei bambini così bisognosi d affetto. Cecilia Rotteglia

6 Il quartiere? Lo preferisco slot-machine-free Innanzi tutto è utile dire che il gioco d azzardo in Italia è vietato dal Codice Penale (articoli 718 e seguenti), salvo eventuali deroghe specifiche decise dal governo. E sotto gli occhi di tutti il fatto che gli ultimi governi (dalla metà degli anni 90 ad oggi) abbiano deciso di introdurre sempre nuovi giochi, con la speranza (rivelatasi erronea) di aumentare le entrate per lo Stato. Come chiarisce il Codice Penale, i giochi d azzardo sono quelli nei quali il risultato è legato in toto o in parte alla sorte, e ai quali si gioca per vincere denaro: i gratta e vinci, totocalcio e lotto, le slot machine, il win for life, e tutti gli altri In considerazione della vastità dei giochi disponibili, si assiste ad una platea molto vasta di utilizzatori: sappiamo che quasi il 70% della popolazione italiana ha giocato d azzardo almeno una volta nell ultimo anno. La gran parte della popolazione gioca senza complicazioni e solo per tentare saltuariamente la fortuna, ma una percentuale della popolazione gioca con una modalità molto rischiosa ed alcuni instaurano una vera e propria dipendenza (secondo il CNR l alto rischio o la dipendenza riguardano il 2.2% della popolazione). Quando si instaura la dipendenza, il gioco diviene l interesse primario della persona; per il gioco d azzardo vengono messi in secondo piano gli affetti, gli impegni lavorativi, quelli sociali e tutto il resto. Il gioco e l inseguimento della grande vincita che il giocatore sente vicina, divengono il pensiero fisso della persona e le risorse famigliari ed economiche sono spesso assorbite da questo vortice. L Associazione Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII dal 2000 ha aperto un attività specifica sul gioco d azzardo per dare una mano alle persone che perdono il controllo sul gioco: attraverso dei gruppi settimanali per giocatori d azzardo, attraverso delle consulenze sui frequenti casi di sovraindebitamento, e mediante colloqui specifici con professionisti del settore. In questi anni abbiamo avuto in trattamento oltre 650 giocatori, il 65% di costoro aveva instaurato una dipendenza da slot machine (comunemente chiamate videopoker o macchinette ). Le slot machine sono ormai sparse in ogni luogo e le concessioni vendute dallo Stato sono oltre 420 mila in tutt Italia. In Italia nel 2011 le slot machine hanno fatturato oltre 44 miliardi di euro, pari al 56% di quanto fatturato nel nostro Paese da tutti i giochi d azzardo (79,9 miliardi). A livello medio nazionale nel 2011 ogni slot machine ha incassato mensilmente quasi euro, che sono stati così divisi: il 75% torna in premi ai giocatori, il 12,6% va allo Stato, l 1% va al concessionario nazionale, il 5,7% va al noleggiatore, il 5,7% va all esercente (es. barista): in una media nazionale questo 5,7% nel 2011 corrisponde a 543 euro al mese per ogni singola macchina. E facile capire quanto le slot rappresentino un interesse per tutta la filiera che le gestisce. In considerazione dell alto numero dei giocatori e del fatto che una percentuale di questi perde il controllo, diversi Comuni hanno cercato di limitare l apertura di luoghi di gioco o di vietarli in prossimità di luoghi sensibili (come scuole o centri giovani); ma la legge italiana non riconosce ancora la dipendenza da gioco d azzardo (riconosciuta dall Organizzazione Mondiale della Sanità dal 1980) e non permette di limitare le attività commerciali legate al gioco d azzardo. Questo è il motivo per il quale molte ordinanze dei Comuni, volte a limitare il gioco, fossero poi ritirate dopo sentenze contrarie dei Tribunali Amministrativi Regionali. La Regione Emilia Romagna ha da poco presentato una proposta di decreto legge che consenta di porre limiti a questa proliferazione di giochi d azzardo, ma come tutte le proposte dovrà essere sottoposta ai tempi e ai modi previsti dalla legge. I cittadini di fronte a questa situazione solo apparentemente non possono fare nulla, ma divenire consapevoli di un problema, e chiedere alle proprie Istituzioni di farsene carico, è tutt altro che nulla. In ogni caso, anche nella semplicità della quotidianità, se io devo fare un acquisto cerco di farlo sostenendo le attività commerciali che hanno scelto di non avere proposte di gioco d azzardo. Ogni giorno, ognuno di noi può fare qualcosa. Matteo Iori Presidente dell Associazione Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII 6

7 QUANTO INCIDE IL GIOCO? L Agorà Abbiamo chiesto questa riflessione perchè sconcertati sia dalla quantità di luoghi di ritrovo del nostro quartiere, Baragalla - Belvedere - Canalina, che negli ultimi anni hanno installato le slotmachines (bar, tabacchierie, edicole e perfino il Centro Insieme, che come centro sociale gode di altre facilitazioni), sia dalla frequentazione costante di queste macchinette, da parte di anziani ed altre fasce deboli. Il nostro parroco ha già ricevuto richieste di denaro con motivazioni di facciata (visita medica o medicinali) che nascondevano come motivo reale il gioco alle slot-machines. Per dare idea concreta del problema, possiamo aggiungere due numeri: la spesa pro-capite per il gioco d azzardo in Emilia Romagna è di euro/anno (se pensiamo che molti non giocano, la cifra è impressionante); in Italia i gioco-dipendenti sono Che fare? Tre proposte concrete. 1) Scegliere di comprare in esercizi commerciali che hanno scelto di non installare queste macchinette. 2) Appoggiare la recente proposta di legge regionale (vedi articolo di Matteo Iori) che prevede: a) il marchio Slot-free-E-R per gli esercenti che scelgono di non installare queste apparecchiature; b) ubicazione non inferiore ad un raggio di 500 metri da istituti scolastici e altri luoghi frequentati da giovani o strutture sanitarie o socio-assistenziali e ricettive per categorie protette ). 3) Al Comune di Reggio Emilia chiediamo di metter in pratica e far rispettare la delibera comunale 7515/83, regolamento per l istituzione e il funzionamento di sale giochi) che prevede: a) verifica dei metri quadrati a disposizione dell esercizio; b) una licenza ogni abitanti; c) distanza da scuole, caserme e luoghi di culto di almeno 100 metri. Se applichiamo queste regole, nel nostro quartiere di abitanti c è spazio solo per mezza licenza ), ed ancora meglio quelle proposte al consiglio regionale, avremmo un quartiere slot machine free. Facciamo un appello alla nostra ammnistrazione, dove l assessore alla Cura della comunità, Natalia Maramotti ha dimostrato sensibilità su questo tema (dalla sua dichiarazione sul tema della nuova sala giochi ad Ospizio: Purtroppo gli interessi dello Stato a far cassa prevalgono rispetto agli altri beni primari, Il primo malato di ludopatia è dunque lo Stato italiano. Vogliamo sperare che sia possibile, anche con l attuale normativa, fare qualcosa di più per adottare misure limitative, che ricadano nelle comptenze comunali (ad esempio il Regolamento urbanistico edilizio ). Il 20 novembre è arrivata anche la presa di posizione decisa del sindaco Graziano Del Rio, contro la proliferazione delle sale giochi: Non vogliamo essere ambigui, ma dire che siamo contro il gioco d azzardo perché non si può fare finta di niente davanti a un fenomeno che crea grande disagio sociale e rovina le famiglie 7 Testimonianza DIPENDENZA DAL GIOCO D AZZARDO È possibile uscirne? Come hai cominciato? Ho cominciato un po per caso. Ho sempre giocato solo qualche spicciolo come passatempo, poi una volta giocai e vinsi una bella cifra e pensai che in fondo non era così difficile. Un po alla volta mi sono ritrovato sempre più spesso alla macchinetta e le vincite si alternavano alle perdite, ma mi piaceva sempre di più. Davanti alla slot dimenticavo tutto il resto e il tempo passava che quasi non me ne accorgevo. Poi per giocare ho dovuto spendere sempre di più, ogni tanto vincevo e questo mi faceva insistere nel gioco, spesso perdevo ma non me ne rendevo quasi conto. Sentivo che dovevo continuare a giocare se non altro per rifarmi delle perdite, ma poi giocavo ancora anche quando vincevo. Che cosa speravi di ottenere? Subito un passatempo, qualcosa che mi distraesse, poi sempre di più il mio desiderio e il mio bisogno era riferito ai soldi. Non era più una cosa che mi divertiva come all inizio, ma era qualcosa di cui avevo bisogno. Era il mio primo pensiero al mattino e l ultimo della sera, e anche quando non giocavo, pensavo a come recuperare soldi per farlo. In che situazione ti sei ritrovato? Dopo 6 anni di gioco sempre più frequente mi sono ritrovato senza più un soldo, con moltissimi debiti e con le finanziarie alle costole. Nel far questo mi sono bruciato molte amicizie e molti rapporti a cui tenevo molto. Per fortuna mia moglie e mia figlia non mi hanno abbandonato e hanno deciso di rimanermi accanto anche in questa situazione e questo mi ha dato la forza di andare avanti, anche se per anni le ho imbrogliate minimizzando le mie perdite e i miei problemi. Che cosa ti ha dato la forza di interrompere questa dipendenza compulsiva? Essenzialmente due cose: il fatto che mia moglie mi avesse detto che voleva separarsi (e l avrebbe fatto realmente) e il fatto che i debiti mi stavano sovrastando. Non potevo più mentire a me stesso dicendomi che sapevo che la macchina stava per pagare o robe del genere. Avevo perso tutto e stavo per perdere anche gli affetti più cari e ho capito che dovevo smettere. Conosco tanta gente che continua a giocare senza riconoscere il problema e purtroppo se ne accorgeranno quando sarà troppo tardi. o

8 ESTATE GREST 2012 GLI ELEMENTI SIAMO NOI! Tutti sapevano, o meglio, tutti pensavano che quest anno il campo giochi estivo al Preziosissimo non ci sarebbe stato. Non c erano gli organizzatori di sempre, molti educatori degli anni passi non potevano più venire e per questo tutti sembravano convinti e rassegnati che non si poteva proprio fare. E invece, alcuni genitori e soprattutto alcuni ragazzi hanno dimostrato di avere tanta determinazione e coraggio, decidendo di mettersi a disposizione, per non perdere un attività così bella e preziosa, a cui tutti erano affezionati. Nonostante le difficoltà, alla fine ce l hanno fatta, e con il tema dei quattro elementi della natura (aria, acqua, fuoco e terra) hanno lanciato quello che sarà poi descritto dai bambini come addirittura il più bel campo estivo di sempre. Bravi, davvero bravi, ma come avranno fatto? Cosa succedeva veramente ogni giorno in saloncino, durante i giorni del grest? DIETRO LE QUINTE: Cosa è successo veramentep Già dalla prima riunione ci siamo resi conto di quanto fossimo singolari: eravamo un gruppo di staff dalla seconda media all università, ma ognuno ha fatto la propria parte e sono saltate fuori tantissime nuove idee, grazie alle quali siamo subito partiti in quarta. Durante le quattro riunioni successive abbiamo organizzato le due settimane e ci siamo divisi i compiti, in modo da lavorare autonomamente o a piccoli gruppi durante il resto dell estate. Così, tra elenchi del materiale e giochi da inventare, le vacanze sono passate e con un po di ansia ma anche tanta voglia di iniziare è arrivato il momento di far vedere ai bambini tutto quello che avevamo preparato per loro. Le nostre maglie da staff (tutte troppo larghe) erano verdi, verde-natura, perché proprio i quattro elementi ed il creato ci avrebbero accompagnati, sia nei momenti di gioco che in quelli di attività e preghiera. La grande novità erano i giochi a squadre, grazie alle quali i bambini hanno avuto l occasione, oltre che di consolidare i rapporti con i lori vecchi amici, di creare amicizie trasversali. A parole, durante gli incontri, tutto sembrava abbastanza semplice: nonostante ci fossero ancora alcune cose da definire, avremmo rimediato in poco tempo e con poca fatica. Ma dopo i primi giorni ci siamo accorti che la realtà era diversa e abbiamo dovuto rimboccarci le maniche per far funzionare tutto: l improvvisazione è diventata il nostro motto. Al contrario di quello che può sembrare, si è rivelata un esperienza positiva ed unica, in modo che le attività si svolgessero regolarmente; tutti gli educatori, dal più piccolo al più grande, hanno dovuto lavorare sodo e collaborare molto. Tra noi si sono quindi creati dei legami importanti e abbiamo formato una squadra unita per raggiungere lo stesso fine. Persino i bambini hanno notato questa grande unità e complicità. Grazie al cerchio dei pensieri, un attività in cui si possono esprimere le proprie opinioni e idee, abbiamo capito che eravamo perennemente controllati! Il legame di amicizia tra gli educatori, i nostri atteggiamenti in ogni situazione, il nostro modo di comportarci erano continuamente osservati ed, a volte, anche imitati. Questa era la conferma del nostro ruolo di esempio, una grande responsabilità che, pur non essendo sempre piacevole da assumersi, ci ha fatto crescere. Alla fine di questa meravigliosa esperienza abbiamo capito che i veri elementi di questo campo giochi siamo stati noi e i ragazzi: aria, terra, acqua e fuoco sono elementi diversi ma indispensabili l uno per l altro, e noi siamo stati proprio così. Quindi crediamo che il modo migliore per concludere sia dire che la chiesa permette a tutti di mettersi in gioco, senza valutare l età o la simpatia, facendo in modo che ognuno possa regalare un pezzettino di se stesso agli altri. Gli Staff 8

9 Don Mario e la liturgia Don Mario si interessava in modo particolare alla liturgia, tra l altro succedendo come nuovo cerimoniere vescovile per li vescovo Gilberto Baroni. La sua speciale sensibilità alla liturgia lo contrassegnò per sempre, fino alle ultime messe da lui presiedute o concelebrate. Quando don Mario era alla guida dell assemblea nell atto liturgico per eccellenza, la Messa, la sua attenzione era per la composizione dei fedeli che aveva davanti: talvolta predominavano famiglie, altre volte bambini, altre volte ancora anziani, come accadeva per esempio pres so la casa protetta Le Mimose, ove non fece mai mancare la celebrazione del venerdì mattina, finchè le forze glielo permisero. Memorabili rimarranno le Messe festive concelebrate al Sacro Cuore con don Enrico Mazza: quest ultimo ci veniva a trovare ogni tanto e si verificava una bellissima omelia dialogata tra i due preti, che favorivano di quando in quando anche l intervento di qualche fedele; i presenti si vedevano offrire attualissimi approfondimenti della Parola di Dio e avvincenti momenti di catechesi liturgica, con riferimenti alla storia della Chiesa, in un clima di grande sintonia tra i due presbiteri; la scelta della successiva preghiera eucaristica evidenziava la parte coerente con il discorso cristocentrico fatto in precedenza. Don Mario si fece portatore della costituzione liturgica seguita al Concilio Ecumenico Vaticano II, sfor zandosi di cancellare la vecchia idea del prete come celebrante di una Messa alla quale i fedeli semplicemente assistevano; ormai anche i bambini rispondevano Tutti noi! alla provocatoria do manda che rivolgeva loro: Chi è che celebra la Messa?. L Agorà La Chiesa ha sempre bisogno di forze nuove e don Mario operò sempre per lo sviluppo di vocazioni e ministeri: lettori, accoliti, diaconi, ministri straordinari della Comunione; ricordiamo in particolare l ordinazione presbiterale di don Roberto Fornaciari, ora tra i monaci camaldolesi. Chissà quante persone devono a lui l aver trovato o perfezionato il proprio percorso spirituale. Personalmente, sono stato avviato al ministero di accòlito dalle paterne istruzioni e raccomandazioni di don Mario, oltre che dai motivi di meditazione che don Enrico Mazza mi ha offerto negli anni trascorsi. Due cose soprattutto don Mario mi ha insegnato: che bisogna avere a cuore la verità della liturgia e che occorre saper distinguere i gesti celebrativi da quelli puramente funzionali. Memore della indicazione del magistero, in diverse circostanze don Mario ha ammini strato la prima Comunione Eucaristica a bambini, prima che fosse ultimato il percorso catechistico canonico. Non bastava però che lo chiedessero i genitori, pur fedeli osser vanti: era necessario che direttamente e spontaneamente il bimbo manifestasse il desi derio e la consapevolezza di ricevere Gesù; e si assicurava che la richiesta non fosse solo per il desiderio di imitare i propri cari o gli amici in chiesa e per unirsi ad essi. Massimo Cellario (accolito) Cyberbullismo Se ne parla molto in questo periodo, soprattutto dopo il recente fatto di Amanda Todd; una quindicenne canadese che si è suicidata a causa di una foto osè che circolava su internet e le minacce di uno stalker. Ma spieghiamo bene cosa si intende per cyber bullismo; il cb è una forma di molestia o di bullismo che avviene attraverso mezzi elettronici ( Chat, , cellulari e siti web). Questo fenomeno è più diffuso 9 di quanto si pensi, in Italia il 28% dei giovani tra gli 8 e 17 anni ha subito atti di bullismo online, ma la media europea è ben del 37%. Ma come fare a prevenire tutto ciò? Sicuramente è molto importante il ruolo della famiglia, che deve parlare con i figli dei rischi di internet e metterli al corrente di ciò che possono andare incontro. Ma può essere importante anche la scuola, poiché si possono svolgere delle importanti campagne di sensibilizzazione. Questo fenomeno di bullismo cresce sempre di più in tutto il mondo, poiché è più facile fare o dire certe cose dietro ad un monitor senza farsi vedere, rimanendo nell incognito. Perciò bisogna aiutare le persone che subiscono molestie online (od anche altri mezzi elettronici), le vittime non devono vergognarsi ma cercare subito aiuto. Quindi ragazzi, stiamo attenti a cosa mettiamo su internet, con chi parliamo o cosa facciamo, perché possiamo trovarci in situazioni molto spiacevoli. Elisa Seligardi

10 DEDICATA A MONSIGNOR BARONI La via davanti al Centro Pastorale In occasione del centenario della nascita del Vescovo Gilberto Baroni (15 aprile aprile 2013), vescovo di Reggio Emilia dal 1965 al 1989, il Comune di Reggio Emilia (con voto unanime don Roberto si presenta NUOVO COLLABORATORE DELL UNITÀ PASTORALE Ciao a tutti, vorrei che il mio saluto entri gradito nelle vostre case dalle pagine di Agorà. Mi presento: sono don Roberto Ruozi, il nuovo collaboratore pastorale (quello che una volta si chiamava curato) della nuova Unità Pastorale del Sacro Cuore, Preziosissimo Sangue e Coviolo. Sono stato mandato qui dal vescovo in aiuto a don Luciano sulle attività pastorali delle tre parrocchie, prestando particolare attenzione al catechismo, ai ragazzi e ai giovani del nostro del consiglio comunale), ha scelto di intitolargli la strada comunale davanti alla nuova chiesa del Sacro Cuore di Baragalla. Sabato 10-Novembre, dopo un breve ricordo di mons. Baroni, tenuto dal prof. Govannelli nel salone conferenze del nuovo polo pastorale, alla presenza anche delle tre sorelle di monsignor Baroni, il sindaco Graziano Del Rio e mons. Adriano Caprioli hanno scoperto la nuova targa. Tra le diverse testimonianze, il sindaco ha ricordato monsignor Baroni come un vescovo che non ha mai fatto sconti a nessuno, ma sempre molto vicino alla città ed ai suoi sindaci (Bonazzi e Benassi) ; il vescovo ha osservato che ricordare monsignor Baroni con una strada che porta ad una nuova chiesa ci invita ad andare assieme verso una meta comune, e non a separarci in direzioni diverse. territorio, per accompagnarli nel loro cammino di crescita spirituale. Vi racconto un po di me, in modo che se mi incontrate per strada possiamo scambiarci un sorriso e un saluto: ho 36 anni e vengo da Bagnolo in Piano; dopo le scuole superiori mi sono laureato a Parma in Scienze e Tecnologie Alimentari, poi ho lavorato un paio d anni in un laboratorio di Modena prima di maturare la decisione di entrare in Seminario. Sono ausiliare nelle Case della Carità e presbitero dal maggio In questi ultimi due anni ho proseguito gli studi a Padova per conseguire la Licenza in Teologia Spirituale, quel ramo della Teologia che si occupa dell esperienza spirituale cristiana vissuta nelle sue forme concrete. Nei fine settimana, aiutavo il parroco della mia parrocchia di origine nelle celebrazioni domenicali e negli altri sacramenti, così come nei campeggi estivi con i ragazzi. E ora sono qui la mia prima Il sindaco, gettando lo sguardo verso la chiesa ormai pronta, ha concluso la cerimonia con un arrivederci alla prossima inaugurazione ; e noi contiamo di ospitarlo nuovamente, e presto, come segno dell attenzione che l amministrazione comunale ha voluto dare alla nostra nuova chiesa, che vuole essere uno spazio aperto a tutta la città. esperienza pastorale ufficiale! Credo molto in questa nuova Unità Pastorale, di cui spero avremo presto un nome. Il mio sogno? Che questa Unità possa suscitare nuovi fermenti, attivare nuove energie, dare slancio e vigore alle tre comunità parrocchiali: mi piacerebbe vedere nuovi volti nelle celebrazioni domenicali, il coinvolgimento di nuove persone capaci di dare respiro e aiuto a coloro che in tutti questi anni si sono spesi per il bene delle tre parrocchie, mi piacerebbe vedere giovani che hanno a cuore la loro fede, desiderosi di crescere e mettere Gesù sempre più al centro della loro vita e delle loro scelte; giovani che, in forza di quelle capacità tutte particolari che hanno di intraprendenza, amicizia e ricerca di novità, siano disposti ad andare oltre i campanili, gli steccati e le ideologie cristallizzate per aprirsi al soffio dello Spirito che fa nuove tutte le cose. Don Roberto 10

11 GENERAZIONE UNDER 40: PROVACI! Condivido l idea che sia bello per un under 40 averci provato. Anzi mi piace l idea che dopo questa vicenda sarà più facile per la nostra generazione provare a fare qualcosa: magari in un azienda, sul lavoro, in un comune, in un associazione sportiva, domani anche per il Paese. Mi piace pensare che, vedendo un under 40 provarci, anche altri abbiano il coraggio di mettersi in gioco. Il coraggio è davvero contagioso. È un brano del discorso che Matteo Renzi ha pronunciato appena saputo dell esito del ballottaggio alle primarie del PD dello scorso 2 dicembre. Hanno risuonato molto in me quelle parole. Anch io sono un under 40 e anch io è da un po che sento l impulso, la chiamata, il dovere di fare qualcosa, di mettermi in gioco, di prendermi delle responsabilità, di rischiare. Quello che qui voglio fare non è un discorso di parte, ma vuole essere un ragionamento più globale. L Italia non è un paese per giovani? : era questo il titolo del dossier ospitato sulle pagine del numero scorso di questo giornale. Guardando le grandi difficoltà con cui i giovani riescono a trovare spazio nel mondo del lavoro (circa il 36% dei giovani è disoccupato, dicono le statistiche), la precarietà a cui essi sono spesso condannati per anni e anni, l età media di chi ha responsabilità private e soprattutto pubbliche, che fanno assomigliare l Italia a una gerontocrazia (anche la Chiesa stessa a dire il vero non fa eccezione in questo), verrebbe da rispondere di sì. Eppure non sempre è stato così. Anche nel nostro Paese. Leggendo le cronache della vita politica, sociale, economica ed ecclesiale del secondo dopoguerra, ogni volta mi balza all occhio e mi stupisce il trovare 11 dei giovani in posti di responsabilità: Giulio Andreotti ad esempio aveva 29 anni quando fu nominato per la prima volta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Giuseppe Dossetti sn. ne aveva 32 quando fu nominato vice-segretario della DC; Nilde Iotti ne aveva 26 quando approdò all Assemblea Costituente. So anche di molti preti trentenni a cui vennero assegnate parrocchie importanti (in qualità di parroci, e non solo come ora di collaboratori pastorali). Insomma, sembra proprio che anche nel nostro Paese una volta non si avesse paura di assegnare responsabilità a persone giovani. Ora non è più così. Perché? E soprattutto, è tutta colpa degli adulti? Il discorso è articolato. È vero, in passato sono state fatte scelte che hanno scaricato sul futuro i costi che paghiamo ora (vedi esplosione del debito pubblico negli anni settanta e ottanta), limitando così moltissimo le possibilità di manovra attuali e riducendo in questo modo le opportunità e gli sbocchi per quanti si affacciano alla vita adulta oggi. Penso però che se i nostri padri (e le nostre madri) abbiano una colpa, questa sia soprattutto quella di averci coccolato e protetto troppo. Ci siamo abituati troppo bene (o troppo male). Siamo stati indotti a considerare scontato quello che era stato invece frutto di iniziativa, di sacrificio, di dedizione, di rinunce. Per tanti versi ci è stato consentito di non misurarci con la gestione e la risoluzione di problemi. E così ci siamo riempiti di paura, di poca fiducia in noi stessi e di poca voglia di osare (secondo un processo che la psicologia conosce bene). La questione ha naturalmente più sfumature di quelle che sto tratteggiando qui. Ma credo che un fondo di verità ci sia. E allora che fare? Io resto fiducioso. Penso che qualche segnale di cambiamento ci sia. Molti giovani stanno andando all estero a fare esperienze di studio o di lavoro. Là stanno avendo la possibilità di entrare in contatto con società più mobili, meno ingessate, in cui i giovani non hanno paura di avviare iniziative, anche imprenditoriali (penso, solo per fare un esempio, all inventore di Facebook, Mark Zuckerberg, appena ventenne al momento del lancio della sua creatura). Da questi contatti deriveranno positive contaminazioni per noi. Il prolungarsi della crisi inoltre credo ci stia portando a fare i conti con il fatto che il livello di benessere raggiunto non è scontato e acquisito per diritto divino, che è necessario darsi una mossa, che occorre essere più rigorosi. Stiamo prendendo consapevolezza che il futuro dipende anche da noi. Che non possiamo sempre aspettare di trovarci la pappa pronta. Che si deve osare. Che è possibile provarci e che anche noi abbiamo delle capacità e dei talenti da mettere in gioco. Che non siamo peggiori dei nostri padri e che possiamo, sia pure con non poche difficoltà e incontrando non poche resistenze, chiedere loro di farci più spazio, di fidarsi di noi, di lasciarci provare. E così anche noi diventare adulti! E rimettere in moto l Italia! Valerio Bassi

12 RIVELAZIONE COSMICA E RIVELAZIONE PROFETICA Nelle religioni che non hanno avuto la rivelazione profetica, Dio è conosciuto attraverso i grandi avvenimenti del cosmo che sono manifestazioni di Dio: le stagioni, lo splendore della natura, l immensità dei mari e del cielo. Attraverso questi segni straordinari di una imponenza magnifica e che schiacciano l uomo nella sua piccolezza, l uomo è chiamato a percepire una Realtà e a rendersi conto di un Mistero, di cui questi avvenimenti sono solamente il segno. Quando Dio si fa più vicino, la rivelazione si fa meno impressionante, e l uomo è sollecitato ad entrare finalmente nel mistero di Dio. Mentre nella rivelazione cosmica Dio rimane lontano, in quella profetica Egli si fa vicino all uomo, entra nella sua storia. Nella rivelazione del Cristo, Dio non soltanto si fa vicino, ma si dona e si comunica nell umiltà più profonda di una vita comune. UNITÀ PASTORALE Preziosissimo - S. Cuore - Coviolo ORARI FESTE DI NATALE Confessioni Domenica 23 S. Cuore ore Preziosissimo ore Coviolo ore Lunedì 24 S. Cuore - Preziosissimo - Coviolo ore e La rivelazione della umiltà di Gesù è veramente per l uomo, che non saprà mai credere pienamente a questo amore, un discendere, un entrare nell intimo seno della divinità. Non vi è proporzione tra la gloria che si manifesta nella potenza degli avvenimenti del cosmo e la rivelazione della gloria che si manifesta invece nella delicatezza, nell umiltà di un amore che si spoglia di tutto per tutto donarsi. La rivelazione suprema di Dio è questo suo scomparire nell umiltà del Cristo. Il cammino della gloria è pertanto precisamente un cammino di umiltà di un Dio che si manifesta nella nostra umile vita, nei nostri sentimenti umani. L atto supremo della comunicazione di Dio nella vita presente è in una comunione in cui Dio si dona a te e tu lo possiedi nell umiltà di un suo nascondimento totale, che implica anche un tuo nascondimento in Lui. La rivelazione di Dio non è quindi più tanto negli avvenimenti cosmici o storici, quanto nella impotenza e debolezza di un bambino che ha bisogno di difesa. Nell uomo povero, debole, impotente, Dio pone un segno della sua presenza, perché Egli lo ha assunto e ne ha fatto strumento della sua gloria immensa. Anche nella nostra povertà, che potrebbe sembrarci un ostacolo insuperabile, si manifesta più grande l amore di Dio per noi, per il fatto che Egli ha voluto essere una cosa sola con noi, scegliendo la natura umana nella sua debolezza e povertà di creatura. Poi la suprema manifestazione della gloria di Dio è l amore di un Dio che muore per l uomo. Mai nessuna filosofia o religione avrebbe potuto immaginare una cosa simile. La fede cristiana veramente sconcerta, scandalizza e sgomenta. E noi, che siamo così immersi in questa luce, che siamo oggetto di questa tenerezza, ne rimaniamo forse un po come estranei. Ognuno di noi, essendo della famiglia di Dio, investito dalla Sua presenza, è quindi chiamato ad essere epifania del Signore. Dio muore per vivere in noi e noi moriamo per vivere in Lui. Manlio Bottazzi (diacono) Messe di Natale Venerdì 21 Villa Le Mimose ore Lunedì 24 Preziosissimo Sangue e Coviolo ore veglia ore messa di Natale Martedì 25 Natale Coviolo ore ore Sacro Cuore ore ore Preziosissimo ore ore ore Mercoledì 26 S. Stefano Coviolo ore Preziosissimo Sangue ore Lettere alla Redazione Tutti coloro che hanno commenti, critiche, suggerimenti e vogliono sottoporle alla redazione sono pregati di inviare una mail all indirizzo: Potete scaricare Agorà in formato PDF, leggere le nostre inziative e lasciare commenti sul nostro sito: 12

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