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1 MASARYKOVA UNIVERZITA Filozofická fakulta Ústav románských jazyků a literatur Italský jazyk a literatura Lucie Reiglová Le specificità dell uso della punteggiatura nella lingua dei giornali Vedoucí diplomové práce: PhDr. Jan Pavlík

2 Prohlašuji, že jsem diplomovou práci vypracovala samostatně s využitím uvedených pramenů a literatury.... 2

3 Za odborné vedení diplomové práce, velmi cenné rady a připomínky děkuji PhDr. Janu Pavlíkovi. 3

4 Obsah 1 INTRODUZIONE I LINGUAGGI SETTORIALI IL PROBLEMA DI UNA DENOMINAZIONE LINGUISTICAMENTE CORRETTA LE CARATTERISTICHE DEI LINGUAGGI SPECIALI LINGUAGGI SPECIALI DAL PUNTO DI VISTA DI MANUALI TRADIZIONALI IL LINGUAGGIO GIORNALISTICO STUDIO DELLA TITOLISTICA DIFFERENZIAZIONE GENERALE DEI TITOLI TIPOLOGIA DEI TITOLI L ASPETTO DELLA MODALITÀ DEI TITOLI L ASPETTO DEI TITOLI DAL PUNTO DI VISTA DELLA LORO FUNZIONE COMUNICATIVA L ASPETTO MORFOSINTATTICO DEI TITOLI L ASPETTO TECNICO STRUTTURE MORFOSINTATTICHE DEI TITOLI STILE NOMINALE Avverbi Sintagmi nominali PUNTEGGIATURA L uso della punteggiatura dal punto di vista della sintassi TOPICALIZZAZIONE L uso della punteggiatura dal punto di vista dei costituenti frasali anteposti IL RUOLO DEI SEGNI DI INTERPUNZIONE CONCLUSIONE BIBLIOGRAFIA

5 1 Introduzione Il linguaggio dei giornali costituisce una materia ricchissima per lo studio del linguista; infatti, esso offre un numero infinito di argomenti che si prestano ad essere esaminati in dettaglio. La presente tesi si propone di studiare le specificità del linguaggio giornalistico dal punto di vista della sintassi e, più precisamente, le manifestazioni di tali specificità nella titolistica giornalistica, concentrando la attenzione specialmente sugli usi particolari della punteggiatura. Il lavoro è diviso in sei capitoli. Innanzi tutto, appoggiandoci sulle ricerche in merito, cercheremo di fare una sintesi descrittiva del fenomeno dei linguaggi speciali. La ricerca, spinta dal desiderio di assumere un punto di vista ponderato sulla problematica, è stata preceduta dallo studio delle osservazioni riguardanti la lingua e i vari linguaggi, fornite da commenti e studi provenienti da maggiori linguisti italiani, come per esempio Maurizio Dardano, Michele Cortelazzo o Giacomo Devoto. La maggior parte dei linguisti che si occupano dei linguaggi settoriali, prestano la loro attenzione soprattutto (o esclusivamente) al fenomeno del lessico settoriale presente nelle manifestazioni di tali linguaggi; il nostro obiettivo era di esaminare il livello sintattico. Siccome la nostra intenzione era, tra l altro, quella di dimostrare l importanza dei linguaggi speciali e la rilevanza del loro studio, ci siamo interessati anche del fatto se e in che modo modo vengano esplicate e descritte le specificità di tali linguaggi nelle opere per un pubblico non esperto in linguistica. Avendo trovato notevoli informazioni sulle lingue specialistiche nelle grammatiche tradizionali, abbiamo dimostrato la nostra ipotesi: i linguaggi speciali non costituiscono solo oggetto d interesse degli scienziati ma rappresentano un fenomeno vivo e brioso di cui esistenza sono cosienti tutti. In riferimento allo studio parallelo di due tipi di manuali si mostra utile constatare che, avendo esaminato diverse definizioni trovate nelle grammatiche scolastiche e negli studi linguistici, abbiamo troviamo, in entrambi i tipi, le stesse classificazioni basate sulla preferenza dello studio delle specialità lessicali. 2

6 Noi invece continuiamo a credere che sono proprio le particolarità della sintassi causate dall uso specifico dei segni d interpunzione che rappresentano, secondo noi, uno dei tratti distintivi più importanti del linguaggio giornalistico (e soprattutto della titolistica) che ci autorizzano a classificarlo tra i linguaggi settoriali. Elencati i tratti caratteristici delle lingue specialistiche, comuni a tutte le lingue (come per esempio il lessico adattato alle esigenze del dato orientamento tematico e una sintassi semplificata), verteremo sui tratti specifici proprio per il linguaggio giornalistico l argomento generale della presente tesi. In seguito, prima di entrare nei particolari del nostro studio, ci soffermeremo, nel quarto capitolo, sulla definizione dei titoli come tali, sulle loro differenze e divisioni, aggiungendo indicazioni sulle singole parti della titolatura e sul loro ruolo nel sistema compositivo dei titoli. La parte più rivelante del lavoro, il quinto capitolo, è volta ad evidenziare le specificità delle strutture morfosintattiche caratteristiche per lo stile dei titoli. Prima di studiare i segni d interpunzione ed i loro usi, presenteremo quattro figure sintattiche studiate prevalentemente come manifestazioni della lingua parlata che si possono, in molti casi, identificare con le anormalità sintattiche nei titoli. Poi continueremo con l esposizione di tutti i segni di punteggiatura confrontando i loro usi tipici con quelli che figurano nelle titolature. Nella seconda parte del quinto capitolo, nel nucleo del lavoro, affronteremo l argomento a cui in particolare è stata rivolta l attenzione nella nostra tesi, ossia all uso dei segni di punteggiatura nei titoli giornalistici ed alle anomalie sintattiche che ne risultano. Passando ad una ricerca più accurata, noteremo che i segni di punteggiatura (soprattutto la virgola ed i due punti) possiedono la capacità di sostituire alcuni costrutti della frase creando così frasi ellittiche, prive dunque di un elemento costitutivo; infatti tale elemento viene sostituito dalla punteggiatura. Attraverso queste pagine cerchiamo di presentare un esame approfondito del linguaggio giornalistico. Siccome i linguisti e gli autori di grammatiche preferiscono lo studio 3

7 del lessico specialistico, noi abbiamo optato per il campo sintattico (che rappresenta la seconda parte delle particolarità linguistiche). Parlando della sintassi, troviamo le più significative differenze dalla lingua standard nell ambito dei titoli giornalistici. Quello dei titoli è un mondo indipendente, autonomo rispetto agli articoli e tutelato dal privilegio di non dover rispettare tutte le regole grammaticali della lingua comune. Nonostante ciò molti tratti si ripetono e costituiscono così figure quasi caratteristico del suddetto fenomeno. Nei capitoli seguenti cercheremo di esporre e di esplicare i risultati raggiunti durante la nostra indagine, ponendo l accento soprattutto sul ruolo significativo della punteggiatura nel procedimento della differenziazione tra la lingua standard e le varietà dei linguaggi. 4

8 2 I linguaggi settoriali All inizio del nostro studio, puntato sulle particolarità del linguaggio giornalistico, è opportuno definire alcuni punti fermi da cui partire, per tanto si comincia con la presentazione delle caratteristiche dei linguaggi specialistici in generale. Per tracciare le circostanze della nascita di un importante ramo linguistico, facciamo una menzione sulle origini della ricerca dei linguaggi settoriali e in seguito continuiamo col presentare le caratteristiche dei linguaggi specialistici in generale. Secondo le fonti disponibili lo studio e l analisi delle lingue specialistiche risale all anno 1939, quando uscì il primo numero della rivista «Lingua nostra», la quale rappresentava una novità tra le riviste scientifiche nel campo della linguistica. Fino a quell anno gli studi sulla lingua italiana non erano strettamente orientati. Furono i linguisti Giacomo Devoto e Bruno Migliorini a fondare un periodico che trattava argomenti rigorosamente linguistici. E fu nella suddetta rivista dove vennero pubblicati articoli sui sottocodici scritti da molti linguisti italiani. Si conoscono attualmente molte riviste di questo genere ma il mensile in questione è riuscito a mantenersi il primato e a godere dello statuto di quella più antica e prestigiosa, che ha fatto da battistrada per tutte le altre. 1 Per sintetizzare gli aspetti comuni delle lingue speciali ci permettiamo di citare il linguista Michele Cortelazzo, il cui lavoro ha fornito la materia fondamentale ed essenziale per il presente lavoro. Egli caratterizza le lingue specialistiche come: «una varietà funzionale di una lingua naturale, dipendente da un settore di conoscenze o da una sfera di attività specialistici, utilizzata, nella sua interezza, da un gruppo di parlanti più ristretto della totalità dei parlanti la lingua di cui quella speciale è una varietà, per soddisfare i bisogni comunicativi (in primo luogo quelli referenziali) di quel settore specialistico; la lingua speciale è costituita a livello lessicale da una serie di corrispondenze aggiuntive rispetto a quelle generali e comuni della lìngua e a quello morfosintattico da un insieme di selezioni, ricorrenti con regolarità, all'interno di forme disponibili nella lingua.» 2 1 crf. site/d_page.asp?idpagina=40&section= 2 Cortelazzo M.A. Italienisch: Fachsprachen/Lingue speciali in Holtus G., Metzeltin M., Schmitt Ch., Lexikon der Romanistischen Linguistik (1988, 246) 5

9 Michele Cortelazzo ammette il fatto che nella sua definizione si sente grande affinità con quella di Gaetano Berruto. Possiamo affermare, dunque, che tutti gli studi si basano su informazioni e definizioni simili. Il fatto discordante riguarda la terminologia del fenomeno in questione; sono conosciute molte varietà dei nomi ed ogni linguista opta per un altro. 2.1 Il problema di una denominazione linguisticamente corretta I linguisti non sono unanimi sul termine che colga ed esprima in modo oggettivo la realtà linguistica dei linguaggi specialistici; esistono parallelamente molte varietà. Cortelazzo dichiara scetticamente (ma a giusta ragione) che le differenziazioni terminologiche non vengono accompagnate da una chiara differenziazione definitoria e negli studi (che sono pochi secondo lui) mancano definizioni esplicite delle caregorie usate; «Più spesso si fa implicito riferimento ad un idea intuitiva di lingua speciale». 3 Concentriamoci adesso all esposizione delle varietà di termini e cerchiamo di adottarne uno che corrisponda ai nostri scopi. Volendo stabilire un termine adatto per descrivere il presente oggetto dell interesse, si parte all inizio da tutti i nomi già esistenti, cercando di classificarli dal punto di vista della loro adeguatezza e capacità di tracciare le peculiarità della lingua dei giornali. Prima ci occupiamo del significato della espressione tedesca. Il tedesco ha stabilito, per denominare il fenomeno dei linguaggi che si distinguono per diversi tratti lessicali e morfosintattici, la parola «Fachsprachen». Tale espressione descrive ed aiuta a comprendere in molti casi il suo significato linguistico, ma non include le specificità di tutti i linguaggi specialistici. Nel caso che prendessimo la parola tedesca per un termine adeguato e caratterizzante la realtà linguistica, dovremmo sicuramente (e sbagliatamente), guardando il problema del linguaggio giornalistico e prendendo in considerazione la traduzione tedesca ad litteram, opporci alle definizioni che indicano la lingua dei giornali come una lingua specialistica. Il linguaggio giornalistico non racchiude espressioni appartenenti solamente ad un ramo di mestieri. Per 3 Cortelazzo M. A., Italienisch: Fachsprachen/lingue speciali in Holtus G., Metzeltin M., Schmitt Ch. (a cura di), Lexikon der Romanistischen Linguistik, vol. IV (Italienisch, Korsisch, Sardisch), Tübingen 1988, p

10 concludere questo ragionamento, però, si deve sostenere che «Fachsprachen» non è una denominazione idonea perché non è possibile applicarla a tutti i tipi di linguaggi conosciuti. La lingua dei giornali si ispira, infatti, ai termini dei linguaggi speciali (giuridico, economico, finanziario ecc.) di cui è composta, senza però appartenere a nessuno degli insiemi del lessico della lingua italiana, tracciati dagli scienziati come più significativi. Il lessico giornalistico, essendosi caratterizzato oltre che per i tecnicismi, anche per l uso di pseudotecnicismi, termini colti, arcaismi, latinismi, forestierismi, astrattismi, parole ambigue, neologismi originali, eufemismi, abbreviazioni, sigle ed acronimi, non rappresenta una lingua che possieda specialità di un mestiere, parole appartenenti solamente ad un settore; anzi, a questo punto bisogna notare che il linguaggio giornalistico deve essere capace di cogliere tutti i settori della vita umana ed adoperare svariati termini. In ogni caso si rivela ingiusto escludere il linguaggio giornalistico dalle lingue speciali perché infatti possiede molte specificità linguistiche (che saranno sviluppate nei seguenti capitoli) che lo rendono diverso dalla lingua comune. Una volta accenato al punto controverso tra la denominazione tedesca e la peculiarità del linguaggio giornalistico si procede alla presentazione di altri termini in merito alla denominazione del fenomeno dei linguaggi. Vari linguaggi che si distinguono per diversi tratti dalla lingua comune, possono assumere vari nomi: lingua speciale; lingua o linguaggio specialistico; lingua di mestiere; sottocodice (Dardano 1973, Berruto 1974); linguaggio tecnico; linguaggio speciale (soprattutto nelle sottospecificazioni linguaggio scientifico, linguaggio filosofico, linguaggio sportivo ecc., ma anche linguaggio giornalistico, linguaggio pubblicitario, linguaggio televisivo); linguaggio tecnico (ad es. Parisi 1962); linguaggio settoriale; tecnoletto; microlingua (Balboni 1982) ecc. 4 Più diffuso di tutti gli altri risulta il termine linguaggio settoriale proveniente da Gian Luigi Beccaria a cui si oppone Michele Cortelazzo sostenendo che lingua, rispetto a linguaggio, limita la considerazione al codice verbale (escludendo altri sistemi di codificazione ciò costituisce una denominazione più concreta rispetto a quella del linguaggio); per questo Cortelazzo ha scelto il nome di lingue speciali, sottolineando l avvicinamento di tale termine alle alternative nelle lingue straniere (special languages, 4 Ibid. 7

11 langues de spécialité) contrastato solamente dalle tedesche Fachsprachen. Da questa definizione nasce la necessità di distinguere lingue speciali in senso stretto e lingue speciali in senso lato le quali sono vicine al termine linguaggi settoriali. 5 Per dimostrare l ambiguità terminologica che nasce inevitabilmente con la problematica in questione e coinvolge tanto i linguisti perché nessuna definizione può essere in pieno oggettiva illustriamo l esempio con una citazione sul linguaggio amministrativo del linguista Giuseppe Siracusa: «Il linguaggio amministrativo viene definito come un linguaggio speciale ma sarebbe più opportuno definirlo linguaggio settoriale perché si caratterizza per un lessico appartenente alle altre sfere del sapere: giuridica, economica, finanziaria ecc.» 6 Anche se nel presente brano non si parla proprio del linguaggio giornalistico, si sente il problema del lievissimo margine tra un termine e l altro che dovrebbe includere tutti i tipi di specificità linguistica. Per quanto sia libera la terminologia dei linguaggi bisogna stabilire la differenza tra i sottocodici con un lessico particolare e gli altri termini come linguaggio settoriale ecc. che riteniamo diversi. Dardano sostiene che «sottocodice equivale a linguaggio settoriale» ma aggiunge che «la denominazione sottolinea il rapporto di subordinazione tra il sottocodice e il codice» 7. Grazie questa osservazione si è in grado di affermare che un sottocodice raffigura soltanto una varietà del codice e non possieda delle specialità sostanziali. Dardano, tra l altro, distingue anche i livelli delle lingue speciali, mettendo in rilievo l esistenza di grandi differenze: «I diversi linguaggi settoriali possiedono diversi gradi di specificità, si ritiene per esempio che il linguaggio politico sia meno specifico di quello della medicina.» 8 Comunque, il problema che ci siamo proposti sta nel risolvere la questione d impostazione di un iperonimo che corrisponda nel miglior modo alle funzioni e alle caratteristiche comuni. Siccome noi, nel presente lavoro, adoperiamo il termine linguaggio giornalistico, si presta idoneo scegliere il termine di linguaggi settoriali e linguaggi specialistici. 5 Dardano, M. Il linguaggio dei giornali italiani. Bari: Laterza Dardano, M. etrifone, P. Grammatica italiana con nozioni di linguistica. Bologna: Zanichelli, Ibid. 8

12 2.2 Le caratteristiche dei linguaggi speciali Il ruolo del protagonista che assume le caratteristiche generali di tutti i linguaggi specialistici viene spesso attribuito al linguaggio tecnico-scientifico: esso costituisce un accostamento di connotati comuni a tutti i sottocodici. Si mostra lecito affermare che i tratti distintivi tra la lingua standard e i linguaggi si concentrano proprio nel linguaggio tecnicoscientifico. Prendendo spunto dalle opinioni dei linguisti più diffuse e dalle informazioni più frequentemente presentate nelle grammatiche della lingua italiana, si possono definire, seppur in modo schematico, le principali qualità discriminanti dei linguaggi peculiari; si vedrà che una di tali caratteristiche, comune a tutte le lingue specialistiche, viene rappresentata dalle peculiarità del lessico. Tutti i linguaggi utilizzano, rispetto alla lingua comune, dei segni aggiuntivi 9 per poter denominare le realtà del loro settore. Per esempio, studiando le varie analisi del linguaggio tecnico-scientifico, considerato come un rappresentante tipico dei linguaggi settoriali, arriviamo alla conclusione che tale linguaggio deve rispondere all esigenza di denominare nuovi prodotti ed oggetti non percepibili e non denominabili da non specialisti (con termini specialistici, più analitici e monoreferenziali rispetto alla lingua standard). Per molti linguaggi anche per quello giornalistico sono tipiche le neoformazioni (spinte dal desiderio di denominare nuove realtà) di parole delle lingue standard; tali strutture nascono dal collegamento di svariati affissi (prefissi, suffissi e suffissoidi ). In tutti i linguaggi un ruolo importante viene provveduto dagli anglicismi, i prestiti dalla lingua inglese i quali vengono chiamati una volta forestierismi l altra internazionalismi; ciò dipende dal livello della loro divulgazione. Una delle caratteristiche molto importanti, un tratto caratteristico tra l altro del linguaggio giornalistico, sta nell uso di sigle e acronimi le cui parti sono non raramente formate proprio dalle espressioni inglesi. «[...] perplessità che ogni giorno prova il lettore trovando nelle colonne del giornale termini sempre nuovi e spesso di 9 9

13 oscuro significato, almeno al primo incontro.» 10. L autore 11 nello stesso tempo ammette che non è possibile afferrare tutto, perché: «Nessun linguaggio subisce trasformazioni così rapide quanto quello giornalistico.» e aggiunge che: «Un cenno a parte meritano le sigle. Quello delle sigle è un mondo mutevole a ogni battito d orologio e sconfinato come un oceano.» 12 Procedendo la rassegna delle specificità dei linguaggi, giungiamo al sistema della sintassi che può essere definito, nell ambito di tutti i linguaggi settoriali, con delle caratteristiche prevalentemente comuni ad ognuno di essi. Tra le principali qualità speciali riteniamo necessario menzionare il cambio dei sintagmi verbali in quelli nominali, la cosiddetta nominalizzazione. La sostituzione dei verbi, o il loro uso in forme incomplete, impedisce all espressione delle informazioni su tempi, modi e persone verbali. Si preferiscono le forme indicative, coordinate e impersonali. La sintassi segue l unico traguardo che sta nell economia del testo. L importanza dei verbi sta decrescendo e le proposizioni, che descrivono oggetti e fenomeni da un punto di vista impersonale e generalizzabile, sono intenzionalmente desoggettivizzate 13. Per quanto riguarda la struttura testuale, analizzando i due tipi di linguaggi specialistici linguaggio giornalistico (oggetto del nostro lavoro) e linguaggio tecnicoscientifico (considerato il più tipico rappresentante dei sottocodici) è indispensabile constatare la loro diversità.gli articoli giornalistici, data anche la loro lunghezza, non sono organizzati con troppa rigidità. A volte infatti coincidono con lo stile letterario 14 ma il loro ruolo principale è di rappresentare testi solamente informativi. Maria Luisa Altieri Biagi dice a proposito: «Articoli giornalistici che si limitino a riferire fatti ed avvenimenti (senza commentarli o interpretarli) sono informativi [...] Anche se alcuni testi giornalistici hanno registro narrativo, non possiedono una trama e si limitano sempre a portare delle informazioni» 15. L affermazione documenta il fatto che negli articoli giornalistici si possono 10 Fucci,F. Dizionario del linguggio giornalistico. Milano: Ceschina, F. Fucci: l autore del Dizionario del linguaggio giornalistico, cerca di dare esplicazioni di parole non conosciute a tutti, che vengono adoperate dai giornalisti. 12 Ibid Prendiamo in considerazione tutti gli articoli, non soltanto quelli di prima pagina e cronaca. 15 Altieri Biagi, M. L. La grammatica dal testo : grammatica italiana e testi per le scuole medie superiori. Milano: Mursia,

14 trovare difatti delle sfumature letterarie ma l autore nello stesso tempo aggiunge che i giornalisti non hanno a disposizione mezzi stilistici da poter paragonarsi con gli scrittori di narrativa. Continuando l analisi delle specificità del linguaggio in oggetto, si può menzionare altrettanto la persuasiva di alcuni articoli giornalistici; sia negli argomenti politici sia in quelli sportivi o anche culturali sentiamo spesso l opinione di chi scrive. I testi tecnico-scientifici, al contrario, non vengono mai considerati persuasivi ma argomentativi, perché le opinioni degli autori richiedono essere confermate proprio sulla argomentazione. Per poter concludere questo argomento si deve ammettere il fatto che anche in alcuni articoli giornalistici con l eccezione di quelli di prima pagina, considerati i maggiori rappresentanti dello stile giornalistico, bensì in vari commenti che «discutono e invitano alla discussione» 16 si possono trovare brani di tipo argomentativo, che però non parlano mai di argomenti basati sulle conoscenze, anzi sono affermazioni basate sulle proprie esperienze che variano di persona in persona e dunque rappresentano piuttosto un opinione. 2.3 Linguaggi speciali dal punto di vista di manuali tradizionali L educazione linguistica rappresenta un argomento notevolmente discusso ed i linguisti in collaborazione con i docenti d italiano cercano continualmente di innovare le pratiche didattiche e di migliorare il sistema dell apprendimento della lingua italiana. «Giova ricordare che proprio Chomsky ha espressamente avvertito che altro è una grammatica linguistica, cioè scientifica, e altro è una grammatica scolastica, redatta a fini pedagogici, per realizzare processi di apprendimento e di maturazione comunicativa.» 17 In relazione all opinione di Chomsky, partendo dalla sua definizione, possiamo giungere alle riflessioni sull importanza di linguaggi settoriali. La loro rilevanza in questo caso discende proprio dal fatto che le menzioni di essi si trovano in tutte le grammatiche, 16 Altieri Biaggi, M. L. La grammatica dal testo : grammatica italiana e testi per le scuole medie superiori. Milano: Mursia, Tommasino, W. in Progetto speciale lingue e linguaggi a cura di Marilena Nalesso Diana. IRRSAE-FVG, Friuli-Venezia Giulia, 1992, p

15 anche in quelle scolastiche ritenute «redatte ai fini pedagogici» e diverse da quelle scientifiche ciò sostiene la nostra opinione sull importanza dello studio di essi. È interessante accorgersi che proprio nella Grammatica italiana di Bruno Migliorini, uno dei fondatori della ricerca linguistica, non abbiamo trovato nessuna menzione sulle lingue speciali. Migliorini presenta in questa opera solamente le regole grammaticali, vari idiomi e nell appendice scarse informazioni sui versi, senza ricordare altro. Altri autori invece hanno un atteggiamento diverso. Umberto Panozzo e Domenico Greco definiscono il linguaggio specialistico in generale come: «[...] è la capacità, la facoltà di comunicare e rappresentare a sé stessi la propria realtà interiore ed esteriore.». Rispetto al linguaggio giornalistico gli autori avvertono dell abuso delle sigle e acronimi che non sono facilmente decifrabili per tutti e possono rendere il messaggio incomprensibile. Maria Luisa Altieri Biagi vede il termine di linguaggio in: «capacità di formulare e trasmettere ad altri il pensiero usando i suoni articolati dalla voce», la lingua: «è prodotto storico di quella capacità» e si serve della parola sottocodici per denominarlo. Prende lo spunto dalla lingua comune come rappresentante di un codice standard e tutto quello che sembra diverso dallo standard, sia definito un sottocodice. Elena Pugliese Giachino formula la definizione: «Linguaggio - complesso di suoni variamente combinati in modo da formare le parole.» con una caratteristica: «[...] frasi modellate, abbandono di certi nessi funzionali[...]», «[...] servono a snellire e a rendere più chiaro, più vivo e più spontaneo il discorso.» 18. Maurizio Dardano e Pietro Trifone sono autori del manuale più importante per la nostra ricerca, Grammatica italiana con nozioni di linguistica, che dedica sufficiente spazio all argomento della linguistica, alla definizione della lingua, al linguaggio ed anche dei linguaggi settoriali. L esplicazione delle varietà linguistiche comincia con il termine sottocodici che è caratterizzato come «varietà del codice che ai dati di base del codice 18 Giachino, E. Il sistema linguistico degli italiani : Nozioni di grammatica descrittiva e storica della lingua italiana. Torino: Edisco,

16 aggiungono dei dati particolari che si riferiscono ad un determinato settore di attività culturale e sociale». Abbiamo accennato prima che Dardano considera i sottocodici equivalenti ai linguaggi settoriali ma sottocodice dimostra secondo lui una più grande subordinanza al codice rispetto ai linguaggi. Per quanto riguarda lo stesso linguaggio giornalistico, esso viene ricordato in rapporto con lo stile nominale nei titoli dei giornali; gli autori sostengono allora la stessa opinione come noi, che la titolistica è considerata un tratto importantissimo del linguaggio giornalistico. Il sistema dei titoli, nel tentativo di attirare l attenzione del lettore e di risparmiare il posto, diventa il maggior rappresentatne delle specificità del linguaggio giornalistico.. 13

17 3 Il linguaggio giornalistico Nel capitolo precedente sono state interpretate le caratteristiche più generali delle lingue speciali sia dal punto della vista di linguistica scientifica sia da quello delle definizioni dei linguaggi, presenti in altri testi descrittivi. A questo punto risulta indispensabile limitare la nostra ricerca su di un tipo tra i linguaggi specialistici. Ci concentriamo sul linguaggio giornalistico che, pur essendo descritto come un linguaggio «debole» 19, merita di essere studiato; nel presente capitolo cerchiamo di dimostrare l importanza di tale studio e di dissipare i possibili dubbi in merito. Per riassumere che cosa si intende con il termine di linguaggio in generale presentiamo una, secondo noi, adeguata definizione (anche se ogni linguista chiama e descrive il fenomeno di codici specializzati in modo diverso) di Elena Pugliese Giachino. Ella descrive il fenomeno linguistico in questione come: «codici subordinati al codice generale della lingua, i quali però non prescindono dalle regole generali della lingua stessa, ma utilizzano una serie di elementi in più che non vengono adoperati nella comune conversazione.» 20 Quantunque il linguaggio giornalistico venga collocato spesso al margine di quello che tradizionalmente chiamiamo linguaggio speciale ed alcuni infine dubitano se sia giusto includerlo in questa definizione, la nostra opinione, fondata sulle definizioni linguistiche e sull indagine propria, conta la lingua dei giornali tra i rappresentanti dei linguaggi specialistici; comunque era già espresso nei capitoli precedenti che una volta studiate le definizioni sul linguaggio si può affermare con sicurezza che l appartenenza della lingua dei giornali tra i linguaggi speciali rappresenta un fatto indiscutibile. 19 Dardano in Grammatica italiana : con nozioni di linguistica. Bologna: Zanichelli, 1983 distingue tra lingue settoriali organizzate in tassonomie e campi nozionali forti (come la lingua della botanica, della zoologia, della chimica, della medicina) e quelle con organizzazione lessicale meno strutturata o debole (come il linguaggio marinaresco, quello burocratico e quello giuridico) 20 Giachino Pugliese, E. Il sistema linguistico degli italiani: Nozioni di grammatica descrittiva e storica della lingua italiana. Torino: Edisco,

18 Il linguaggio giornalistico si distingue dalla lingua comune in tutti i settori menzionati nei capitoli precedenti. Confrontando le specificità definite sopra con quelle della lingua dei giornali possiamo constatare che essa non possiede un lessico speciale che sia indecifrabile al vasto pubblico, cioè un lessico arricchito di parole sconosciute tipiche soltanto per il suddetto settore o termini tecnici. Anzi, la prosa giornalistica viene mutata da fonti esterne dal lessico di tutti i linguaggi settoriali ed aiuta così a diffondere i loro termini, ugualmente come gli anglicismi ricorrenti molto spesso in tutti i periodici; infatti essa può essere chiamata un linguaggio di riuso 21 oppure linguaggio riciclato, perché cumula in sé elementi di diversi tipi di lingua. Un altra specificità del lessico della stampa sta nel rispondere alle esigenze di una espressività superiore a quella abituale della lingua comune. La specialità che discosta il linguaggio dalla lingua comune e lo inserisce tra le lingue speciali considerando le varietà del lessico per un tratto «d obbligo» è il campo della sintassi. «Negli ultimi anni si è insistito sull impossibilità di ricondurre le lingue speciali al solo lessico «le lingue speciali senza l inclusione della sintassi non sarebbero delle lingue, ma solo un assemblaggio di termini». 22 Nell ambito della sintassi si realizza una grande semplificazione, e sono proprio lo stile nominale e quello ellittico ad essere considerati i tipici rappresentanti del linguaggio giornalistico. I mutamenti nel campo della sintassi vengono sviluppati in modo più dettagliato nei capitoli seguenti dove si parlerà del sistema dei titoli in cui s incontrano le modifiche più visibili. Lo stile nominale, in particolare nelle titolature, porta il duplice vantaggio 1) di essere più sintetico senza troppe descrizioni 2) e di economizzare lo spazio che nei giornali suole essere limitato. Volendo identificare una delle competenze giornalistiche più importanti (in base allo studio di alcuni testi prescrittivi), dobbiamo constatare che tale abilità sta nella capacità di descrivere. Gli autori degli articoli devono portare le notizie ed informare i lettori in modo 21 Dardano, M. e Puoti, A. Conseguenze testuali e rilevanza pragmatica di alcuni tipi di nominalizzazione presenti nella stampa e nel sommario dei telegiornali di oggi. Università di Roma Tre 22 Fluck 1980 in Dardano, M. Il linguaggio dei giornali italiani. Bari: Laterza

19 intelligente e colto avendo a disposizione uno spazio limitato per esprimersi liberamente; una delle qualità più difficili è sapere ben ordinare i fatti e presentarli in modo attraente. Se parliamo della capacità di scrivere e di descrivere conviene ammettere che questo è il compito (o almeno dovrebbe essere) di tutti gli scrittori; la differenza sta nella necessità di dover affrontare, dalla parte degli scrittori della stampa, la esigenza di economia del testo che causa una maggiore difficoltà nel creare gli articoli inclusi i titoli giornalistici di qualsiasi altra opera letteraria. Proprio in questa realtà si può trovare il punto di nascita di molte strutture prefabbricate o di clichés che caratterizzanno la lingua della stampa soprattutto dal punto di vista del lessico, perché con tutta l espressività che gli autori cercano di produrre, il compito della stampa è limitato ad informare in breve il lettore e risulta chiaro che nello stile giornalistico si manifesta la tendenza ad esprimersi in modo generalizzato. Per queste ragioni le parole chiave negli studi sul giornalismo sono soprattutto l automaticità ed il tentativo di evitarla. Il linguaggio della stampa si limita più o meno a due stili, quello informativo che porta le informazioni e quello saggistico che possiede una funzione apellativa o persuasiva; per quanto riguarda il lato impressionistico o belletristico, essi sono abbastanza emarginati, perché intralcerebbero il compito essenziale della stampa che viene rappresentato, oltre dal divertimento e l intrattenimento (che non si possono negare), soprattutto dalla volontà di fornire le notizie e spiegazioni. Il presente lavoro verte infatti sull analisi del piano sintattico del linguaggio giornalistico; sulla base della ricerca si è deciso di focalizzare l attenzione solamente sui titoli giornalistici sapendo che sono essi ad accumulare in sè stessi le maggiori particolarità morfosintattiche attribuite alla stampa in generale. Prima di eseguire lo studio della lingua dei giornali, era necessario fare una selezione dei quotidiani. È importante distinguere tra quotidiani a diffusione nazionale e locale: tale distinzione riguarda sia le modalità di diffusione, sia i contenuti. Il primo riporta notizie che riguardano o che sono di interesse per l intero paese, pur non trascurando, in poche apposite pagine, l informazione locale. Il secondo invece privilegia gli avvenimenti del luogo e riporta eventualmente fatti nazionali che hanno ricadute locali. Esite poi un ulteriore distinzione tra quotidiani specialistici, che trattano esclusivamente notizie di un particolare settore (come La 16

20 Gazzetta dello Sport) e quotidiani generalisti, che invece riportano notizie su vari settori della vita sociale come Corriere della Sera, La Repubblica. 23 Noi abbiamo optato per due testate a diffusione nazionale, particolarmente rappresentativi: Il Corriere della Sera e LaRepubblica. La maggior parte erano versioni cartacee, raccolte nel corso degli anni 2005 e Per approfondire ed aricchire i campioni, ma anche per paragonare il livello sintattico, ci hanno servito ancora altri numeri delle stesse testate trovati sull internet sulle pagine originali: «www.corriere.it» e «www.repubblica.it»

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