Brigate Rosse, un brand per tutte le stagioni

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1 Giuseppe Bucca Gilberto Mastromatteo Brigate Rosse, un brand per tutte le stagioni Analisi linguistica del revival politico-eversivo sui giornali italiani, dopo gli arresti del 12 febbraio 2007 Pagina 1 di 31

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3 Chi è stato morso dal serpente anche solo una volta avrà sempre paura di camminare nell erba alta Proverbio cinese Pagina 3 di 31

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5 INDICE: 1. Introduzione Brigate Rosse e mass media, l analisi di un difficile rapporto. 2. I fatti del 12 febbraio 2007: Gli arresti di Torino, Milano, Padova e Trieste; L Ordinanza di custodia cautelare. 3. Analisi dei titoli del 13 febbraio 2007 comparsi sui quotidiani: Corriere della Sera; la Repubblica; La Stampa; Il Giornale; Libero; il manifesto; Il Foglio; L Espresso; Il Gazzettino; Corriere Adriatico. 4. Analisi testuale di articoli comparsi su: Corriere della Sera; la Repubblica; La Stampa; Il Giornale; Libero; il manifesto. 5. Conclusioni. 6. Bibliografia. Pagina 5 di 31

6 1. INTRODUZIONE 12 febbraio Dopo un indagine durata tre anni tra Torino, Milano, Padova e Trieste, la Polizia porta in carcere 15 persone. L imputazione è di associazione sovversiva e banda armata. La sigla del gruppo è Partito Comunista Politico-Militare (Pcp-m). Ma nell ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Milano Guido Salvini, compare un mero riferimento ad uno dei gruppi più noti dell eversione di sinistra: le Brigate Rosse. Tutti i quotidiani e periodici italiani, con isolate eccezioni, riporteranno nei giorni successivi la notizia degli arresti, utilizzando titoli a più colonne con la menzione della sigla Br. Un riferimento che oggi, a circa quattro mesi di distanza, tende ad essere sgonfiato sia dai media che dagli stessi inquirenti. Il lavoro che segue, si propone di descrivere, mediante un analisi di titoli e articoli comparsi sui giornali del 13 febbraio, tale caso di informazione superficiale. Un vizio che, peraltro, il sistema italiano dei mass media aveva già espresso durante gli anni 70 e 80. In ultima analisi, cercheremo di evidenziare come l argomento terrorismo politico produca ancora oggi, in Italia, il ricorso ad un campionario linguistico mutuato dagli anni 70 e ormai non più in uso nel linguaggio comune. Brigate Rosse e mass media, l analisi di un difficile rapporto Nel corso degli anni 70, alcuni termini del lessico italiano hanno subito delle oscillazioni linguistiche rilevanti, sintomo di notevoli mutamenti intervenuti nel contesto politico e sociale del Paese. Parole come lotta armata, eversione, terrorismo 1 sono divenute tristemente familiari e hanno finito, anche negli anni futuri, per qualificare un determinato periodo della storia italiana, rievocandone gli assunti e gli umori. Così è stato almeno fino all 11 settembre 2001, quando gli attentati terroristici firmati dal gruppo islamico Al Qaeda al World Trade Center di New York hanno segnato l inizio di un nuova alterazione semantica per quei termini. È probabile, quindi, che l evoluzione diacronica del contenuto della parola terrorismo, e di quelle ad essa vicine, porti in futuro a diluirne l importante richiamo all eversione armata degli anni 70. Di certo quella stagione così buia della storia repubblicana d Italia resterà per sempre identificabile con l espressione anni di piombo, coniata nel 1981 dalla regista tedesca Margarethe Von Trotta per intitolare il suo film sulla Rote Armee Fraktion, o con quella di notte della Repubblica 2, inventata alcuni anni più tardi dal giornalista Sergio Zavoli. Un periodo la cui estensione temporale fluttua tra i quindici e i venti anni, ma che rimane grosso modo compreso tra la fine degli anni 60 e la metà degli anni 80. Per definirne una data d inizio si è soliti utilizzare quella del 12 dicembre 1969, quando una bomba esplose a Milano, nella sede della Banca dell Agricoltura, causando la prima strage politica del nostro paese. Ma nella narrazione del contesto è spesso prassi assodata ricomprendervi anche l anno 1968, non si sa bene se come mero termine di inizio o come parte integrante di quella serie di sconvolgimenti che avrebbero investito, di lì in avanti, la realtà politica, sociale e culturale italiana. Il gruppo eversivo di estrema sinistra più tristemente noto saranno le Brigate Rosse. Ma che cosa sono le Brigate Rosse? Per tracciarne una storia bisogna risalire alla fine degli anni 60. Le radici ideologiche del gruppo eversivo sono tre. Quella universitaria proviene da Trento. È qui che nel 1967 sorge il movimento di Università Negativa, uno dei prodromi del Sessantotto. Da questa esperienza provengono Renato Curcio e Margherita Cagol, che verranno in seguito definiti gli ideologi delle Br. La componente politica, invece, giunge da Reggio Emilia, dove sorge un Collettivo politico operai-studenti che convoglia alcuni dissidenti del Pci e della Federazione giovanile comunista, come Alberto Franceschini 1 M. G. Lo Duca, Parole politiche nel linguaggio della sinistra storica: ordine/disordine e terrorismo (II), in Problemi dell Informazione, aprile-giugno 1980, n. 2, pp S. Zavoli, La notte della repubblica, Nuova Eri, Roma, Pagina 6 di 31

7 e Prospero Gallinari. Il gruppo trentino e quello emiliano vengono a contatto nel 1969 a Milano: nasce il Collettivo politico metropolitano. Si tratta di un movimento extraparlamentare di ispirazione marxista-leninista, che produce una propria rivista dal titolo Sinistra Proletaria e nel quale sin da subito confluisce una terza componente. Sono operai e sindacalisti provenienti dalle grandi fabbriche milanesi, membri dei Comitati unitari di base della Pirelli, o dei Gruppi di studio nati nel frattempo alla Sit Siemens e alla Ibm. Uno di questi è Mario Moretti. Ma il Cpm, alla vigilia degli anni 70, è solo una delle tante sigle che affollano la galassia dell extraparlamentarismo di sinistra. A Milano è già presente da qualche mese Avanguardia Operaia. A Roma, da una costola dissidente del Pci, si è costituito il gruppo del Manifesto. Tra i movimenti più attivi del nord Italia, poi, c è Potere Operaio, fondato a Padova dal docente universitario Toni Negri. Lotta Continua, invece, nasce a Torino da una costola del collettivo operaio-studentesco incarnata da Mauro Rostagno e Adriano Sofri. Sono le organizzazioni che animano i cortei del 68 e del 69. La lotta armata è presente nella teoria. Ma non viene mai trasformata in atto. La scelta delle armi avviene di lì a poco. È l agosto del 1970 quando a Pecorile, sull appennino emiliano, nasce la Brigata Rossa, la cui sigla si cristallizzerà nel giro di pochi mesi in quella di Brigate Rosse (Br). Si definiscono gruppo guerrigliero. L ispirazione è quella proveniente dalla Resistenza, sul cui modello ideologico si erano costituiti anche i Gruppi d azione partigiana (Gap) di Giangiacomo Feltrinelli. Ma nell organizzazione e nelle strategie operative le Br sono simili al Movimento Nazionale Tupamaro, sorto in Uruguay pochi anni prima. Come i Tupamaros, anche i brigatisti si dividono in colonne, praticano sabotaggi e mettono in fila una serie di sequestri-lampo, per attuare la cosiddetta propaganda armata. Inoltre, sin dall inizio della loro storia, le Br iniziano a intrattenere contatti internazionali con analoghi gruppi eversivi sorti in tutta Europa. In Francia c è Action Directe, braccio armato della Gauche Proletarienne. In Spagna operano i Grapo. Ma la sigla che forse più si avvicina alle Br è la Rote Armee Fraktion tedesca, meglio conosciuta con la dicitura Raf, o come Banda Baader Mehinoff, dal nome dei due fondatori Andreas Baader e Ulrike Mehinoff. Nate nel 1970, le Brigate Rosse, con alterne denominazioni, espulsioni e scissioni, continuano ad operare sino al All interno di tale lasso temporale è possibile distinguere tre fasi con riferimento al rapporto tra media e terrorismo: - Il primo periodo è quello compreso tra il 1969 e il 1976, contraddistinto dalla propaganda armata che il gruppo eversivo intendeva ottenere tramite le prime azioni, nonché da quello che alcuni hanno definito lo strabismo 3 dei mezzi d informazione, nel delineare l immagine ideologica della formazione presso il pubblico. Per i giornali di sinistra, ma in un primo momento per la gran parte della stampa nazionale, si tratta di un gruppo sedicente e fantomatico, di fascisti mascherati di rosso, di Brigate al servizio dei servizi segreti. Molti tra i più grandi giornalisti italiani incappano nell errore di ravvisare trame nere dietro le Brigate Rosse. Un errore dovuto al clima di diffidenza che seguì la strage di piazza Fontana, nel 1969, quando i primi indiziati, poi rivelatisi del tutto innocenti, furono gli anarchici Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. Basti pensare che un cronista del calibro di Giorgio Bocca, ancora nel 1975, scriveva della vicenda brigatista come di una favoletta per bambini scemi o insonnoliti ( Il Giorno, 23 febbraio 1975). Un errore del quale, con grande onestà intellettuale, avrebbe fatto pubblicamente ammenda in seguito. Appartengono a tale fase i primi sequestri lampo operati ai danni di alcuni dirigenti e sindacalisti di fabbrica a Milano e Torino, ma anche la prima azione contro un magistrato: il lungo sequestro del giudice Mario Sossi, nel 3 G. Mastromatteo, Quando i media staccano la spina. Storia del blackout informativo durante gli anni di piombo, Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2007, p. 22. Pagina 7 di 31

8 1974, che, di fatto, inaugura un nuovo modello di resoconto giornalistico da parte degli organi d informazione; - La seconda fase si colloca, invece, tra l 8 giugno del 1976 e il 16 marzo del 1978, ovvero tra il primo omicidio politico deliberatamente messo in atto dalle Br contro il procuratore della Repubblica di Genova Francesco Coco e il rapimento, a Roma, del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro. Due momenti rilevanti di quello che la psicofisiologia definisce diversione emotiva 4, ovvero del cambiamento di atteggiamento nei confronti di un dato argomento a seguito di un evento scatenante. Il sistema nazionale dell informazione giunge alla presa di coscienza definitiva della reale entità del fenomeno brigatista e del suo potenziale offensivo nei confronti di ogni apparato statale. Avviene un cambiamento d atteggiamento nei confronti del gruppo eversivo che, da fantomatico e sedicente, passa ad essere lucido, spietato, composto da professionisti e capace di commettere crimini efferati, agghiaccianti, aberranti. Da un certo modo di disinformare sulle Brigate Rosse, si passa ad un altro, di segno opposto ma, se possibile, ancora più pericoloso, perché sottintende un implicito timore nei confronti di un avversario che non si riesce più a tenere a bada e rischia di ingenerare nell opinione pubblica il mito del terrorista come bandito inafferrabile. Alla sopravvalutazione militare l omicidio Coco assomma, nell immagine collettiva che delle Br giunge all opinione pubblica, una valenza fortemente negativa, insostenibile, di rifiuto assoluto. Le Br sono repentinamente divenute organizzate, militarizzate, potenti. Ma non possono essere più Robin Hood, né i compagni che sbagliano. Ora alzano la P38 e sparano per uccidere, sono assassini. La comparsa della morte, nell esperienza eversiva delle Brigate Rosse segna senza dubbio l inizio di quella deriva che, in breve tempo, e soprattutto a seguito della tragedia di Aldo Moro, le condurrà all isolamento e alla crisi. Il mutamento avviene nell opinione pubblica, secondo un canale diretto e lasciando, in tal senso, i mezzi d informazione come mero strumento, nel senso più asettico del termine. Ad essi basta riportare la notizia dell omicidio, ed associarlo alla sigla Br, per produrre nell opinione pubblica un cambiamento ben più profondo di quanto avrebbero potuto fare attraverso pagine di inchieste ed approfondimenti. Il terrorista è isolato e la violenza che produce resta emarginata in un atto criminale, legato al contesto metropolitano, che non può tradursi in esperienza rivoluzionaria neppure da un punto di vista simbolico. Nell arco di meno di due anni si consuma, dunque, un radicale mutamento di condotta che, però, avviene in parte sulla pelle stessa dei giornalisti, bersaglio conclamato dei brigatisti a partire dal giugno del 1977; - È a partire dal 1978, infine, che nel sistema mediatico nazionale prende le mosse un dibattito in merito all opportunità di bloccare le informazioni sul terrorismo. La discussione sul blackout, tratteggiata nelle linee essenziali già con il caso Moro, raggiungerà toni aspri e drammatici, oltre che un barlume di attuazione pratica, con il sequestro del magistrato Giovanni D Urso, rapito dalle Br il 12 dicembre 1980 e rilasciato il 15 gennaio dell anno successivo. La parola d ordine, mutuata da una provocazione del massmediologo canadese Marshall McLuhan, è: Staccate la spina e non ci sarà più terrorismo. Alcuni quotidiani scelgono di percorrere tale via in maniera ortodossa, altri si appellano alla libertà di informazione e al ruolo del giornalista. Ne emerge una delle più profonde autoanalisi professionali che il mondo del giornalismo italiano abbia mai conosciuto. 4 M. Boneschi, Il processo di assuefazione emotiva della stampa quotidiana ai sequestri di persona per estorsione, in Problemi dell Informazione, aprile-giugno 1979, n. 2, pp Pagina 8 di 31

9 Figura 1 Una prima pagina del quotidiano Il Lavoro di Genova, durante il blackout del L inizio degli anni 80, segna però anche il primo periodo di crisi per le Br. Il primo pentito, Patrizio Peci, ha un ruolo fondamentale nel rendere possibile la grande retata messa in atto dalle forze dell ordine. Nel 1981 le Brigate Rosse reagiranno al tradimento uccidendo suo fratello Roberto, dopo due mesi di sequestro. Nello stesso anno avviene anche una scissione. Con l arresto di Mario Moretti la dirigenza passa nelle mani di Giovanni Senzani, noto criminologo che rimarrà celebre con il soprannome di professor bazooka. Da una parte restano i militaristi del Partito Comunista Combattente. Dall altra si stacca il Partito Guerriglia da lui guidato. In mezzo c è la Brigata Walter Alasia che opera a Milano. A Padova verrà detenuto per 50 giorni il generale americano Lee Dozier, poi liberato grazie all intervento dei Nocs. L ultima scissione, prima della ritirata strategica avviene nel Questa volta a staccarsi dal cuore militarista è Seconda Posizione. Una componente che predica il sindacalismo armato e scansa l ortodossia militare. Entrambe le anime si auto-sospendono alla metà degli anni 80 e restano in letargo per quindici anni. Il revival della stella a cinque punte è storia recente. La prima a ricomparire è la sigla Br-Pcc, che tra il 1999 e il 2003 rivendica gli attentati a Massimo D Antona, Marco Biagi e all agente della Polfer Emanuele Petri, morto sul rapido Roma-Firenze, dopo un conflitto a fuoco in cui trova la morte il neo-brigatista Mario Galesi. Viene arrestata la nuova ideologa della formazione, Nadia Desdemona Lioce. Nel 2007 gli arresti del gruppo Pcp-m vengono ricondotti, dagli inquirenti, alla Seconda Posizione delle Br. Pagina 9 di 31

10 2. I FATTI DEL 12 FEBBRAIO 2007 a. Gli arresti di Torino, Milano, Padova e Trieste Il 12 febbraio 2007 la Polizia porta a termine l Operazione Tramonto. Un indagine durata tre anni, coordinata dal Sostituto procuratore della Repubblica di Milano, Ilda Boccassini, e che ha coinvolto l Ucigos, il Sisde e le Digos di quattro Questure italiane: Torino, Milano, Padova e Trieste. Vengono arrestate 15 persone, accusate di aver costituito una banda armata con fini di sovversione dello Stato, denominata Partito Comunista Politico-Militare. Gli arrestati sono: Davide Bortolato, Amarilli Caprio, Alfredo Davanzo, Bruno Ghirardi, Massimiliano Gaeta, Claudio Latino, Alfredo Mazzamauro, Valentino Rossin, Davide Rotondi, Federico Salotto, Andrea Scantamburlo, Salvatore Scivoli, Vincenzo Sisi, Alessandro Toschi e Massimiliano Toschi. Tra di essi ci sono alcuni irriducibili provenienti da diverse formazioni armate degli anni 70 e 80, come Alfredo Davanzo, considerato l ideologo della nuova formazione, Claudio Latino e Bruno Ghirardi. Ma ci sono anche sindacalisti di fabbrica, come Davide Bortolato, e ragazzi poco più che ventenni, provenienti dal Centro Popolare Occupato Gramigna di Padova, come Alfredo Mazzamauro, Amarilli Caprio, Federico Salotto e i fratelli Toschi. Stando alle rivelazioni degli inquirenti il gruppo era in possesso di un arsenale di armi ed era già pronto per effettuare alcuni attentati. Erano stati infatti individuati come futuri obiettivi nelle conversazioni, e già alcune volte fatti oggetto di sopralluoghi ed embrionali inchieste, sedi legate al mercato del lavoro, come il Punto Marco Biagi di Via Savona a Milano, o persone legate alle medesime tematiche, come il professor Pietro Ichino; soggetti ritenuti responsabili di situazioni di nocività in fabbrica come ex dirigenti della Breda, azienda coinvolta nella vicenda dell amianto; luoghi simbolici delle aree politiche di centro-destra, quali la villa della famiglia Berlusconi in Via Vincenzo Monti e le sedi di Mediaset e dell emittente Sky a Cologno Monzese; la sede dell Eni a San Donato milanese e obiettivi israeliani da colpirsi con esplosivo fabbricato con prodotti di uso comune come i fertilizzanti. L obiettivo più vicino nel tempo avrebbe dovuto essere, a Pasqua, la sede del quotidiano Libero in Viale Majno, sempre a Milano, oggetto già nel gennaio 2007 di due sopralluoghi ad opera di Claudio Latino e Bruno Ghirardi. Ma tra i possibili obiettivi c erano anche esponenti della vecchia destra neofascista milanese quali Pasquale Guaglianone di cui gli indagati avevano in osservazione la palestra Doria da lui diretta. Tuttavia, l unico obiettivo sicuramente già colpito da esponenti del Pcp-m rimane la sede padovana del movimento di estrema destra Forza Nuova, oggetto di un attentato con materiale infiammabile il 22 novembre del b. L Ordinanza di custodia cautelare Prima di procedere con l analisi degli articoli comparsi sui giornali italiani del 13 febbraio 2007, ci concentriamo ora sulla ricostruzione di quanto comunicato dalle autorità inquirenti in merito agli arresti operati tra Torino, Milano, Padova e Trieste. Gli stralci che seguono sono tratti in parte dalle 173 pagine dell Ordinanza di custodia cautelare redatta dal Gip di Milano Guido Salvini, in parte dalla conferenza stampa tenuta il 12 febbraio 2007 presso la Questura di Padova, alla quale abbiamo preso parte. Innanzitutto val la pena riportare il capo d imputazione che grava sui 15 arrestati. A pagina 2 del documento prodotto dal Tribunale di Milano si legge che essi sono accusati: dei reati di cui agli artt comma, 112 n. 1, e 3 comma (in relazione all art. 270 bis c.p. e quindi aggravato dall art.1 Legge 15/1980) nonché all art. 270 bis 1 e 2 comma c.p. per avere, in concorso tra loro e con altre persone sconosciute (e, quindi, con l aggravante del numero delle persone superiore a cinque) secondo le qualifiche a ciascuno di loro rispettivamente ascritte ed appresso specificate, da un lato costituito, organizzato e partecipato, al fine di commettere il delitto di cui all art. 270 bis c.p., ad una banda armata (306 c.p.) e Pagina 10 di 31

11 dall altro costituito, diretto, organizzato, finanziato e partecipato a tale associazione (270 bis c.p.) avente iniziale denominazione PCP-M - Partito Comunista Politico-Militare, che si propone il compimento, anche con l uso delle armi, di atti di violenza (contro l ordine pubblico, la vita e l incolumità delle persone ed altri obiettivi politici ) con finalità terroristiche e di eversione dell ordine democratico; associazioni caratterizzate da rapporti con altri gruppi operanti anche all estero (in particolare in Svizzera) aventi analoghi obiettivi, nonché da una struttura compartimentata, avente un vertice operante in stato di clandestinità e dotate, infine, di un foglio di propaganda, clandestinamente diffuso, denominato L Aurora; associazioni costituite in Milano, tra il 2003 ed il 2004, tuttora operanti, aventi il loro principale centro operativo e logistico in Milano, ma aventi anche strutture operanti in altre zone d Italia, tra cui Veneto e Piemonte 5. Nessun cenno viene, dunque, fatto circa la discendenza o contiguità dell associazione eversiva con altre formazioni attive negli anni 70 e 80 e, segnatamente, con le Brigate Rosse. Tale riferimento compare più avanti, nella PREMESSA, che analizza con dovizia di particolari il contesto all interno del quale l organizzazione Pcp-m si muoveva. Ne riportiamo ampi stralci: La presente ordinanza di applicazione di misura cautelare riguarda i militanti sinora conosciuti e comunque il nucleo essenziale di una organizzazione con finalità inequivocabilmente eversive dell ordinamento costituzionale venuta alla luce a seguito delle indagini delegate a partire dal 2004 dalla Procura di Milano e condotte con grande professionalità e impegno dalle Digos di Milano, Padova e Torino 6. Figura 2 L Ordinanza di custodia cautelare Al fine di meglio comprendere i soggetti e gli avvenimenti che si muovono all interno di un indagine anche tecnicamente così complessa e di collocarli in una corretta posizione nella storia e nell esperienza del terrorismo interno quale si è sviluppato, pur con periodi di pausa, 5 Tribunale Ordinario di Milano (Giudice per le indagini preliminari Guido Salvini), Ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, 29/01/2007, p Ibidem, p. 8. Pagina 11 di 31

12 dall inizio degli anni 70, occorre ricordare che il livello di attenzione nei confronti del ritorno all azione di gruppi eredi delle vecchie Brigate Rosse non poteva dirsi esaurito con lo scompaginamento e l arresto di quasi tutti i militanti della nuova organizzazione che era ricomparsa nel L organizzazione cioè Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Comunista Combattente responsabile degli omicidi del prof. Marco Biagi e del prof. Massimo D Antona. Infatti non bisognava dimenticare, e non lo hanno dimenticato gli investigatori e gli inquirenti che non hanno disperso le conoscenze maturate nel tempo sui fenomeni eversivi, che il possibile ritorno delle Brigate Rosse non si esauriva nella ricostituzione del Partito Comunista Combattente, pressoché sgominato dalle ultime indagini, ma doveva non sottovalutare il fatto che nel 1984, nelle vecchie Brigate Rosse in fase di sconfitta e di ritirata dopo la neutralizzazione negli anni precedenti di intere colonne, si erano manifestate, nel corso del dibattito appunto sulla ritirata strategica, due posizioni: la cosiddetta Prima Posizione di impianto prettamente militarista che ribadiva la validità dell attacco al cuore dello Stato e la cosiddetta Seconda Posizione che criticava le derive militariste e soggettiviste e sceglieva la linea di una guerra più propriamente rivoluzionaria di lunga durata. Tale secondo spezzone delle vecchie B.R., dopo aver dato origine all Unione dei Comunisti Combattenti responsabile negli anni 1986/1987 del ferimento dell economista Antonio Da Empoli e dell uccisione del generale Licio Giorgeri, a sua volta smembrata da una serie di arresti, non era tuttavia del tutto scomparso continuando, anche grazie alla latitanza in Francia di alcuni militanti, ad operare sotterraneamente sino a oltre la metà degli anni 90 e oltre e dando vita alla Cellula per la costituzione del Partito Comunista Combattente che pubblicava attraverso vari canali semi-legali l opuscolo Per il Partito, di fatto progenitore del bollettino L Aurora 7. È proprio attorno alle tesi espresse all interno di tale pubblicazione, che gli inquirenti ravvisano il legame più forte, dal punto di vista ideologico e strategico, tra la formazione eversiva attuale e il segmento brigatista movimentista staccatosi dal cuore militarista delle Br nel Riferimenti espliciti a questa lettura sono evidenti sia nella PREMESSA, che successivamente, all interno dell Ordinanza, laddove si parla dell indagine di supporto operata dal Sisde: Il bollettino L Aurora si dichiara esplicitamente erede della Seconda Posizione delle Brigate Rosse ed afferma la necessità della costituzione appunto del Partito Comunista Politico- Militare [ ] secondo il modello maoista della guerra popolare prolungata, diversificandosi con ciò tanto dal Partito Comunista Combattente, che continuerebbe a dare la prevalenza all azione militare sull azione politica e di massa, quanto dall area dei C.A.R.C. e degli altri gruppi radicali antagonisti accusati di attendismo e di aver abbandonato ogni prospettiva realmente rivoluzionaria, sino addirittura a partecipare alcune volte alle competizioni elettorali 8. Il sodalizio criminoso si muoveva su un doppio livello: uno occulto (rectius clandestino) e l altro palese ed aveva come organo di diffusione delle proprie istanze la pubblicazione clandestina L AURORA. L associazione riproponeva le tesi proprie di seconda posizione (formazione sorta nel 1984) a seguito di una spaccatura all interno delle Brigate Rosse 9. Concetto ribadito anche dal Questore di Padova Alessandro Marangoni e dal capo della Digos patavina Lucio Pifferi, durante la conferenza stampa convocata il 12 febbraio nella Questura della città del Santo. Il 7 Ibidem, pp Ibidem, p Ibidem, p Pagina 12 di 31

13 riferimento, infine, compare ancora una volta nella parte terminale del documento firmato da Salvini, nel paragrafo intitolato, per l appunto, La pubblicazione clandestina L Aurora organo di propaganda del gruppo e strumento di reclutamento, laddove si passa ad analizzare nello specifico i contenuti del bollettino clandestino e le tesi in esso descritte: L Aurora ha cominciato a circolare clandestinamente a partire dal febbraio Con il numero zero gli autori avevano annunciato la costituzione del Partito Comunista Politico- Militare PCP-M, dichiarando di aderire alla linea di seconda posizione, fondavano la loro strategia sulla guerra popolare prolungata, in cui il partito, operando in clandestinità, assume la guida delle masse popolari recependone le istanze ed educandone la coscienza rivoluzionaria 10. Sul sito della Polizia di Stato, del resto, compare proprio il 12 febbraio, un documento in Pdf che tenta di spiegare al pubblico chi sono gli arrestati. Si parla di una associazione sovversiva vicina all ala movimentista delle Br, questo il titolo del breve scritto che ripercorre le già citate tappe di evoluzione della Seconda posizione brigatista. Anche qui, poi, si parla delle tesi propagandate mediante la rivista L Aurora: Si tratta di un impianto di chiara derivazione movimentista, che pur criticando l impostazione militarista delle BR-PCC, si distacca dalle stagnanti posizioni espresse dai CARC. Le indagini hanno consentito di riscontrare che al gruppo disarticolato con l operazione odierna è sicuramente riconducibile la redazione e la diffusione dell opuscolo L Aurora 11. Questi, dunque, gli elementi indiziali e probatori addotti dalla Digos e dal Sisde e, successivamente, ratificati dal Tribunale di Milano che ha emesso gli ordini di arresto. Ne emerge un quadro di certo coerente quanto al contesto nel quale operava il gruppo eversivo sgominato. E un analisi piuttosto convincente sui richiami di questo alla componente movimentista delle Brigate Rosse. Tuttavia, nessun elemento probatorio attesta la reale contiguità e continuità del gruppo denominato Pcp-m con le Brigate Rosse. Né vi sono evidenze fattuali che la certifichino, come fu nel 2003, quando a finire in carcere furono i militanti di un gruppo che si autodefiniva Brigate Rosse Partito Comunista Combattente. Val qui la pena di ricordare, infine, che l Ordinanza di custodia cautelare rappresenta un mero documento d indagine preliminare, che, di fatto, dà il via ad una inchiesta giudiziaria e, dunque, espone il risultato delle indagini compiute da Procura della Repubblica e forze dell ordine sino al momento dell arresto degli indagati. Sulla base di ciò, passiamo ora ad analizzare il comportamento della stampa italiana, il giorno dopo gli arresti. 10 Ibidem, p Approfondimento Chi sono, in Pagina 13 di 31

14 3. ANALISI DEI TITOLI DEI QUOTIDIANI DEL 13 FEBBRAIO 2007 Già da una prima disamina dei titoli riportati dai quotidiani italiani nell edizione del 13 febbraio 2007 appare chiaro che gli arresti operati dalla Polizia abbiano avuto un forte impatto sulle scelte redazionali. Il riferimento alla sigla Brigate Rosse, fatto dagli inquirenti in tutte e quattro le concomitanti conferenze stampa di Milano, Torino, Trieste e Padova, convince tutti gli organi di stampa nazionali a dedicare ampio spazio alla vicenda. Tra gli elementi che contribuiscono a montare la notizia c è, inoltre, il fatto che tra i possibili obbiettivi della formazione figurerebbe l ex Presidente del Consiglio e leader della Casa delle libertà Silvio Berlusconi. In quasi ogni prima pagina, l apertura è dedicata al blitz anti-terrorismo. E nei titoli compare quasi sempre un esplicito riferimento alle Brigate Rosse. Vediamoli nel dettaglio. Il Corriere della Sera titola su sei colonne Blitz contro le Br: Erano pronte a colpire. Nell occhiello si informa: Inchiesta della Procura di Milano. Amato: sventato un attentato. Ecco tutte le carte. Infine il sommario: Quindici arresti, ci sono anche iscritti della Cgil. Nel mirino Ichino e una casa di Berlusconi. In un video le esercitazioni armate. La Boccassini: si consideravano in guerra con lo Stato. Quindi, il giornale di via Solferino dedica 6 pagine interne all accaduto, corredando gli articoli con tabelle che tracciano la storia delle Brigate Rosse dal 1970 in poi. Figura 3 La prima pagina del Corriere della Sera del 13 febbraio 2007 Pagina 14 di 31

15 Simile è l atteggiamento de La Stampa, che apre a tutta pagina con il titolo Colpite al cuore le Nuove Br, sotto una fotografia che ritrae gli agenti della Digos in azione a volto coperto e, di spalla, un editoriale di Riccardo Barenghi dal titolo Un lungo filo rosso. Ci pare qui interessante proporre alcune considerazioni in merito al titolo di prima pagina scelto dal quotidiano di Torino. Oltre al riferimento esplicito alla sigla Br, che come abbiamo detto sarà fatto proprio da quasi tutti i quotidiani, appare emblematica la costruzione del titolo: Colpite al cuore le Nuove Br. L uso dell espressione colpire al cuore rimanda direttamente agli anni 70 e, segnatamente, al primo comunicato redatto dalle Brigate Rosse nel 1974 durante il sequestro del magistrato genovese Mario Sossi. Un azione che l allora direzione strategica delle Br inquadrò in una nuova fase dello scontro, descritta dal motto: Contro il neogollismo portare l attacco al cuore dello Stato. Nella simbologia brigatista, mutuata peraltro dalle teorie della rivoluzione prodotte negli anni 60 da alcuni guerriglieri sudamericani come il brasiliano Carlos Marighella 12, l attacco al cuore dello Stato doveva essere la fase immediatamente successiva a quella della propaganda armata, ossia del proselitismo. L espressione colpire al cuore, inoltre, rimase talmente radicata nella terminologia brigatista da divenire uno degli slogan di più facile impatto sui mezzi di informazione e finendo per identificare dapprima le Brigate Rosse, quindi l intera galassia eversiva di sinistra. Tanto che, alla metà degli anni 80, il regista Gianni Amelio intitolò proprio in questo modo il suo film sugli anni di piombo. Nel titolo de La Stampa, infine, l espressione viene utilizzata con piglio retorico. Ad essere colpite al cuore sono le Nuove Br e non lo Stato. Anzi, è lo Stato che colpisce al cuore gli eredi delle vecchie Brigate Rosse. Un titolo che ci pare, dunque, emblematico non solo perché utilizza una terminologia che riporta immediatamente agli anni 70, ma anche perché propone un accattivante inversione di senso. La prima pagina de La Repubblica ricalca il titolo del Corriere: Presi 15 br pronti a colpire. Anche il giornale fondato da Eugenio Scalfari non ha riserve nel trovare un incontestabile collegamento con il brigatismo rosso. Il sommario recita: Sindacalisti Cgil tra gli arrestati. L economista Pietro Ichino nel mirino. In un riquadro appena sotto il titolo d apertura si leggono i richiami alle interviste, sviluppate nelle pagine interne, a Ichino e al leader della Cgil Guglielmo Epifani. Siamo nemici, ci usano come copertura : è la dichiarazione allarmata del sindacalista, che invoca la necessità per il sindacato di manifestare compatto il messaggio di lotta al terrorismo, come accaduto durante gli anni di piombo. I commenti sono affidati a Giuseppe D Avanzo. Le esternazioni di Epifani e l articolo di fondo di D Avanzo - dal titolo emblematico Il fantasma terrorista sembrano riproporre paure e proclami d antan, simili a quelli che trovavano spazio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali nel periodo in cui le Br avevano raggiunto il punto di maggiore esposizione mediatica. È il profilo di un terrorismo cinico scrive D Avanzo, assassino, ma non disperato perché consapevole di poter far leva sulle divisioni sociali, sulla rabbia dei più giovani, sulla frustrazione dei lavoratori, sulla paura delle comunità, sul timore di ciascuno di perdere quel che si ha senza averne in cambio nemmeno una speranza. L editorialista di Repubblica, di fronte a fatti da poco avvenuti e non ancora chiaramente delineati, si sbilancia in direzione di una precisa tesi interpretativa. La riemersione delle Br non deve stupire più di tanto. Esse non erano scomparse. La loro ideologia era rimasta latente in un contesto sociale caratterizzato da un forte disagio giovanile e da un evidente precarietà lavorativa. D Avanzo sembra essere sicuro che il tema del giorno è il brigatismo e sembra blandire l ipotesi che il fenomeno, al di là della recente operazione di polizia e magistratura, debba considerarsi ancora vivo e lontano da una soluzione definitiva. Berlusconi e Mediaset nel mirino delle Br è il titolo de il Giornale. Anche in questo caso viene asserita senza possibilità di equivoci l appartenenza dei 15 arrestati allo storico gruppo eversivo. È curioso notare che il titolo di prima pagina, come spesso accade nel giornalismo italiano, presenti toni perentori e sensazionalistici che non trovano riscontro nello sviluppo dell articolo collegato. In un solo caso, e a metà del testo, il giornalista Gianluigi Nunzi parla di una colonna delle Brigate Rosse smantellata. L incipit 12 C. Marighella, Piccolo manuale della guerriglia urbana, stampato in proprio, Pagina 15 di 31

16 dell articolo, in prima pagina, invece, è decisamente più prudente: si parla di una presunta associazione terroristica che voleva creare un Partito comunista politico-militare. Dall inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Milano Ilda Boccassini emerge che tra gli obbiettivi degli attentati che il Pcp-m sembrava stesse organizzando c era anche il quotidiano milanese Libero. Libero odiato dalle Br. Bene. Un breve ma pregnante occhiello chiarisce il tema di cui si sta parlando: attentati terroristici. A centro pagina una foto del direttore Vittorio Feltri e i titoli-richiamo a due articoli di approfondimento che si soffermano su coperture e complicità che, a giudizio del quotidiano milanese, parte dei sindacati e dei partiti di sinistra avrebbero offerto alla nuova formazione terroristica. Il quotidiano Il Foglio, poi, apre il proprio colonnino dedicato a La Giornata con un titolo che bissa quelli sinora analizzati: Blitz contro le nuove Brigate Rosse. Arrestate 15 persone. Di spalla il consueto approfondimento del giornale di Giuliano Ferrara, questa volta intitolato Le Br sono sempre con noi. Preparavano attentati a Libero, Eni, Cav. e Ichino. Il manifesto apre con la consueta foto-notizia in prima pagina. L immagine mostra una stella a cinque punte incisa su una parete, il titolo recita: Fuori stagione. Il giorno successivo la foto mostrerà uno degli arrestati mentre viene tradotto su una gazzella della Polizia, con l altrettanto emblematico titolo: Danni di piombo. Il sommario spiega: I presunti terroristi, interrogati senza avvocato, si chiudono nel silenzio e un altro di loro si proclama prigioniero politico. L opposizione attacca: La sinistra deve fare autocritica. Rivendicazione al Corriere della Sera. Clima da emergenza nazionale. Prodi: duro colpo, spero fatale. Epifani: il sindacato reagirà. Da sottolineare, in questo caso, è dapprima la formula presunti terroristi utilizzata dal Manifesto, unico tra tutti i quotidiani da noi analizzati, ad usare l aggettivo cautelativo e ad evitare il termine brigatista. Nello stesso sommario, tuttavia, si fa riferimento al fatto che uno degli arrestati si sia dichiarato prigioniero politico. Pratica, quest ultima, in uso da parte degli eversori politici degli anni 70. Anche l espressione clima da emergenza nazionale richiama gli assetti politici di quel periodo, ispirati alla solidarietà di tutte le forze politico-istituzionali per combattere l idra terroristica e superare il momento critico sul fronte dell ordine pubblico. A pagina 4, poi, il quotidiano comunista riporta un titolo che, sotto la testatina Terrorismo e movimenti parla anche della imminente manifestazione di Vicenza contro la base americana al Dal Molin. Tra gli intervistati c è Luca Casarini: Il leader dei disobbedienti padovani: Il nostro è un altro album di famiglia. L espressione album di famiglia è, anche in questo caso, un chiaro retaggio degli anni di piombo. Ad utilizzarla fu, infatti, Rossana Rossanda, proprio sulle colonne del Manifesto, durante il sequestro Moro, evidenziando i richiami e le discendenze che il linguaggio delle Brigate Rosse dimostrava di avere con quello di tutta la sinistra italiana e, in particolare, con quello del Pci del dopoguerra: Chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle Br. Sembra di sfogliare l album di famiglia: ci sono tutti gli elementi che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria 13. Anche i periodici, del resto, malgrado il maggior tempo a disposizione per somatizzare la notizia, espongono sulle proprie pagine l inequivocabile sigla Brigate Rosse. È il caso del settimanale L Espresso che, nell edizione del 22 febbraio, titola in prima pagina Baby Br, spiegando poi nel sommario: Sono le nuove leve del terrorismo. Reclutate in fabbrica e nei centri sociali per fare proselitismo tra i giovani. Passando ai quotidiani locali, interessante è altresì l apertura de Il Gazzettino, che sulla prima pagina nazionale informa a sette colonne: Nel veneto la nuova centrale del terrore Br. E nell occhiello: Nei piani sequestri e gambizzazioni. Quindi, sulla prima pagina dell edizione di Padova rilancia: Terrorismo, bloccata la colonna padovana. E più in basso, nel sommario: Erano collegati agli arrestati di Milano, Br di Seconda posizione. Nel caso del Gazzettino ci sembrano evidenti alcuni dei vizi che hanno contraddistinto l intera informazione nazionale all indomani degli arresti del 12 febbraio. Innanzitutto il riferimento alla sigla Br che, nel caso del quotidiano del Nordest, diviene ancor più azzardato, con l utilizzo dell espressione Br di Seconda 13 R. Rossanda, Il discorso sulla Dc, in Il Manifesto, 28 marzo 1978, p. 1. Pagina 16 di 31

17 posizione che, di fatto, identifica senza possibilità di equivoci una formazione nata nel 1984 e dissoltasi pochi anni dopo con la ritirata strategica. Ancor più interessante, però, ci pare l apertura del dorso padovano del giornale, che pur facendo riferimento più in generale al terrorismo, parla altresì di una colonna padovana bloccata dalle forze dell ordine. Ora, il termine colonna identifica, anche qui senza possibilità di fraintendimenti, la compartimentazione logistico-operativa utilizzata dalle Brigate Rosse negli anni 70. E che, a loro volta, i brigatisti ereditarono dai Tupamaros uruguagi. Nulla di quanto affermato dagli inquirenti, né di quanto redatto nell Ordinanza di custodia cautelare, fa supporre che il Pcp-m fosse suddiviso in colonne. Anzi, gli stessi inquirenti fanno spesso riferimento a delle cellule o a dei nuclei, operanti nelle città di Milano, Torino e Padova. Anche qui, dunque, l utilizzo del termine colonna diventa strumentale. Con esso, più che l oggetto in sé, si vogliono richiamare una serie di assunti linguistici che riportano inequivocabilmente alla storia delle Br e, più in generale, al periodo degli anni di piombo. Stesso discorso può essere fatto per l espressione gambizzazioni, che compare sulla prima pagina nazionale, nell occhiello del titolo d apertura. Anche in questo caso torna in auge una terminologia nata, cresciuta e morta nel periodo degli anni 70 e 80. I termini gambizzare e gambizzato vengono utilizzati per la prima volta tra il 1976 e il 1977, specie dopo il triplice attentato ai giornalisti Vittorio Bruno, allora direttore de Il Secolo XIX, Indro Montanelli, direttore de Il Giornale Nuovo e Emilio Rossi, direttore del Tg1. Il tetro neologismo, coniato ad hoc dalla stampa italiana, stava ad indicare il ferimento alle gambe mediante colpi di pistola. Termine che, in ogni caso, era rimasto ben lontano dalle pagine dei quotidiani per oltre vent anni. E lo stesso si potrebbe dire per l espressione autofinanziamento, che compare in un sommarietto sulla prima pagina padovana del Gazzettino. Ad autofinanziarsi tramite rapine erano infatti i brigatisti prima maniera, che non mancarono di consegnare ai propri volantini e, di qui, alle stampe, tale nuovo vocabolo. In ogni caso, il clima da revival della stagione lottarmatista produce, nei giorni successivi agli arresti, una sorta di psicosi mediatica. Telefonate di presunti brigatisti giungono alle redazioni del Corriere della Sera, del Secolo XIX di Genova e di alcuni quotidiani romani. La bandiera caduta è stata raccolta lo slogan registrato dai centralini del quotidiano genovese. Nel caso di Milano, invece, la voce captata in via Solferino dice di appartenere alla Brigata Walter Alasia, la storica colonna meneghina delle Br, staccatasi dal nucleo militarista nel 1981 e sciolta pochi anni dopo. A Roma i messaggi telefonici recano addirittura la firma di una non meglio precisata e mai prima udita Brigata Mario Galesi, dal nome del neobrigatista morto sul rapido Roma-Firenze nel In tutti questi casi i quotidiani riportano la notizia sotto titoli che hanno grosso modo lo stesso tenore: Telefonata Br al Corriere oppure I brigatisti chiamano il Secolo XIX. E addirittura più emblematici sono i casi che si verificano sulle colonne dei quotidiani locali, magari anche geograficamente distanti dai luoghi degli arresti. Citiamo un caso occorso nel Comune di Senigallia (An), di cui si è occupata la testata marchigiana Corriere Adriatico. Il 19 febbraio, una settimana dopo gli arresti operati dalla Polizia nel Nord Italia, un consigliere comunale della cittadina marchigiana, l avvocato Roberto Paradisi, occasionalmente collaboratore del quotidiano Libero, viene fatto oggetto di alcune intimidazioni. Sulle pareti della palestra della Us Pallavolo, di cui è dirigente, compare un volantino con la sua foto, una stella a cinque punte e la dicitura: Paradisi muori. Il giorno dopo il Corriere Adriatico apre la prima pagina con un perentorio titolo a sei colonne: Minacce firmate Br a Senigallia. Nelle pagine interne un ulteriore titolo a tutta pagina: Paradisi muori e a fianco la stella Br. All interno dell articolo il redattore spiega l accostamento con la sigla del gruppo terroristico anni 70: La scritta Paradisi muori sul volantino, così come il suo volto cerchiato sulla fotografia, sono accompagnati entrambi dal simbolo delle Brigate rosse, quella stella a cinque punte tristemente famosa negli anni di piombo, che apriva tutti i comunicati che accompagnavano le azioni dei Pagina 17 di 31

18 terroristi e che proprio negli ultimi giorni, in particolare dopo gli arresti effettuati tra Lombardia e Veneto, è ricomparsa un po ovunque, come mai negli ultimi anni 14. La veloce disamina sin qui compiuta ci sembra sufficiente per evidenziare l approssimazione e, non di rado, il sensazionalismo che hanno contraddistinto le scelte giornalistiche dei quotidiani italiani all indomani degli arresti contro il gruppo denominato Partito Comunista Politico-Militare. Tutti i quotidiani, a parte Il manifesto, espongono in prima pagina la sigla Br o i sostantivi brigatista e brigatista rosso. Sono, quindi, frequenti i riferimenti linguistici alla terminologia eversiva degli anni 70. Dato che si fa più evidente, come abbiamo avuto modo di esporre, sulle testate quotidiane locali. Cercheremo ora di entrare nello specifico, prendendo in esame alcuni articoli comparsi sui giornali del 13 febbraio 2007 e dei giorni successivi. 14 V. Oliveri, Paradisi muori e a fianco la stella Br, in Corriere Adriatico, 20 febbraio 2007, p. 15. Pagina 18 di 31

19 4. ARTICOLI Passando all analisi testuale degli articoli comparsi sui maggiori quotidiani italiani, quello che colpisce è innanzitutto la discrasia tra la lucidità d analisi dimostrata da (pochi) cronisti attenti alle dinamiche politicoeversive, e la superficialità che contraddistingue la gran parte della categoria. Prendiamo il caso del Corriere della Sera. Sul quotidiano di via Solferino trova albergo una delle migliori analisi, a nostro avviso, tra quelle lette in quei giorni. La firma il cronista giudiziario Giovanni Bianconi, che peraltro vanta una lunga bibliografia sul fenomeno eversivo neo-brigatista. Il pezzo, alle pagine 2 e 3, è intitolato: L uso tattico della lotta armata e il filo degli anni 80. Lo riportiamo integralmente: Il primo foglio clandestino risale all aprile 1999, un mese prima dell omicidio D Antona. Gli altri erano già pronti ad uccidere il consigliere del ministro Bassolino, mentre loro cominciavano ad elaborare teorie. Sempre relative all «avanguardia comunista combattente», ma con un altra prospettiva. Tanto che il secondo documento, datato ottobre 2000, critica l «eccessiva concretezza militare» delle nuove Br, frutto di una «analisi lacunosa di un bilancio complessivo dell attività del movimento comunista internazionale e della stessa politica italiana». Linguaggio involuto, tipico di brigatisti o aspiranti tali. Volevano dire che il delitto D Antona era una fuga in avanti. Così come l omicidio-fotocopia di Marco Biagi, marzo 2002; il numero 0 della rivista clandestina Aurora, stampato nell estate di quell anno, esprime «apprezzamento» per l azione, anche se «il livello di intervento è ritenuto troppo alto se rapportato alle attuali condizioni politiche della massa che deve seguire un percorso di maturazione graduale». Dopo la drammatica esperienza del delitto politico rispuntato dal nulla nel 99, gli investigatori dell antiterrorismo non tralasciano di analizzare nemmeno una riga di documenti come questi. Capiscono e annotano che sta nascendo una nuova fazione brigatista, con evidenti richiami alle idee che nel 1984 portarono la «seconda posizione» delle Br a fondare l Unione dei comunisti combattenti. Criticavano la «strategia della lotta armata» ridottasi al rituale di un omicidio all anno, rivendicando l uso tattico della violenza per arrivare a un più ampio consenso popolare e insurrezionalista. Il miraggio finale era perfino la costruzione di un partito semi-legale che facesse da sponda all organizzazione clandestina in armi, come in Irlanda e nei Paesi baschi. Il paradosso fu che per propagandare quelle posizioni contrarie all assassinio seriale e poco più, l Udcc dovette compiere azioni armate: il ferimento dell economista Da Empoli (1986) e l omicidio del generale Giorgieri (1987). Si sparava per dire che bisognava dare agli spari un significato diverso, ma il risultato era sempre qualcuno lasciato sull asfalto, azzoppato o morto. Oggi il rischio intravisto da polizia e magistrati è esattamente lo stesso. Questa nuova formazione che forse si chiama «Partito comunista politico-militare» si porrà pure in disaccordo con gli assassini di D Antona e Biagi, le Br-pcc, ma per affermare la propria linea doveva mettersi sullo stesso piano: la lotta armata. Tattica anziché strategica, ma sempre lotta armata. Che certamente non ha i campi da arare degli anni Settanta, ma può ancora fare proseliti e soprattutto è un pericolo per le vittime potenziali. Il seguito delle indagini dirà se gli obiettivi di cui si parla in queste prime fossero in reale e imminente pericolo; di sicuro, chi predica la lotta armata attraverso mosse e pubblicazioni clandestine (e accumula armi e soldi, e si esercita nottetempo) prima o poi deve praticarla. S è visto che basta un pugno di uomini e donne a commettere delitti che irrompono sulla vita pubblica (oltre che in quella privata delle vittime) con effetti devastanti. Anche ora che la rivoluzione e la sigla Br sembrano più un vessillo da sventolare contro la mediazione dei conflitti che un reale pericolo per le istituzioni democratiche. Di qui la decisione di intervenire preventivamente, prima che la nuova organizzazione facesse danni più seri di una rapina andata a vuoto o di un attentato a una sede neo-fascista (non firmato, altra similitudine con le Pagina 19 di 31

20 Br-pcc che alle azioni minori riservavano sigle diverse, per dare l idea di un fermento inesistente). La decisione del presunto capo (un clandestino volontario, cioè con falsa identità anche se non ricercato) di dichiararsi «prigioniero politico» rappresenta una prima conferma alle conclusioni, ancora parziali, di un indagine «pura», condotta con metodo quasi scientifico tra mille difficoltà, utilizzando tutti gli strumenti possibili: dalle intercettazioni ambientali decise e realizzate quasi in tempo reale, al «ritardato arresto» di chi commetteva reati ma bisognava continuare a seguire per risalire agli altri rami dell organizzazione. L inchiesta fa intravedere anche la ripresa di antichi rapporti tra brigatisti del tempo che fu, e il ritorno in attività di criminali comuni convertiti alla militanza politica. Vecchi scenari che si riaffacciano dietro un gruppo in cui la maggior parte degli arrestati ha un età che ha consentito loro di respirare il clima della lotta armata propagandata negli anni Ottanta, quando già era cominciato il tramonto e si dividevano tra prime e seconde posizioni, appunto. Ma c è pure chi è nato negli anni Settanta, o addirittura nel Una novità rispetto alle Br che hanno ucciso D Antona e Biagi; segno inquietante del fascino che quel consunto vessillo sventolato a colpi di pistola o mitraglietta può ancora esercitare su qualche giovanissimo 15. Fermo restando il valore intrinseco del pezzo di Bianconi, capace di spiegare con rara capacità d analisi e di sintesi sia i fatti che il contesto nei quali essi sono avvenuti, vogliamo qui mettere in evidenza alcuni dei passaggi chiave di questo articolo, che ne rivelano l assoluta correttezza contenutistica. Bianconi spiega gli addentellati che il gruppo arrestato dalle forze dell ordine potrebbe avere, sia a livello ideologico che strategico, con la vecchia ala movimentista delle Brigate Rosse. Ma non utilizza mai espressioni che possano portare il lettore a ritenere che gli arrestati siano dei brigatisti. Nell impianto della trattazione di Bianconi è chiara la dicotomia tra le Brigate Rosse Partito Comunista Combattente, colpevoli degli omicidi di D Antona e Biagi, e questo nuovo filone, vicino sì alle tesi di Seconda Posizione, ma ancora non bene identificato. Tuttavia il redattore del Corriere, da navigato cronista giudiziario, non incappa mai nell errore di affibbiare sostantivi agli arrestati. Si limita a descriverne l estrazione ideologica, la provenienza politica e la prassi tattica, così come riportate dalle forze dell ordine. Bianconi spiega, non dichiara. Gli altri erano già pronti ad uccidere il consigliere del ministro Bassolino, mentre loro cominciavano ad elaborare teorie, scrive riferendosi per l appunto al doppio binario militarista-movimentista che sarebbe sopravvissuto sino ad oggi dalla scissione del Poco più avanti, nel parlare delle tesi contenute nella rivista Aurora, afferma: Linguaggio involuto, tipico di brigatisti o aspiranti tali. E ancora, sulle forze dell ordine: Capiscono e annotano che sta nascendo una nuova fazione brigatista, con evidenti richiami alle idee che nel 1984 portarono la «seconda posizione» delle Br a fondare l Unione dei comunisti combattenti. [ ] Questa nuova formazione che forse si chiama «Partito comunista politico-militare» si porrà pure in disaccordo con gli assassini di D Antona e Biagi, le Br-pcc, ma per affermare la propria linea doveva mettersi sullo stesso piano: la lotta armata. Chi capisce e annota la nascita di un nuovo gruppo Br sono le forze dell ordine. Il cronista si limita a constatare che la nuova formazione stava per diventare partito armato. E Bianconi non manca altresì di rilevare il peso mediatico che il marchio Brigate Rosse continua ad esercitare: Anche ora che la rivoluzione e la sigla Br sembrano più un vessillo da sventolare contro la mediazione dei conflitti che un reale pericolo per le istituzioni democratiche. Il mestiere e la capacità d analisi dimostrati da Bianconi, tuttavia, trovano immediate disdette sulle stesse colonne del Corriere della Sera. A pagina 5 compare un lungo articolo firmato da Biagio Marsiglia e 15 G. Bianconi, L uso tattico della lotta armata e il filo degli anni 80, in Corriere della Sera, 13 febbraio 2007, pp Pagina 20 di 31

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