ll ruolo del Medico di Medicina Generale nello sviluppo delle cure primarie: le sinergie con l ospedale

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1 ll ruolo del Medico di Medicina Generale nello sviluppo delle cure primarie: le sinergie con l ospedale Guido Marinoni Milano, 25 novembre, Legge Regionale 31 dell' La riforma introdotta dalla legge 31 del 1997 è stata da più parti accusata di aver sancito la separazione tra ospedale e territorio La separazione funzionale tra ospedale e territorio è un fatto storico precedente e rappresenta da sempre una criticità Al di la dei luoghi comuni comuni, il problema è riconducibile ibil alla separazione amministrativa i i tra asl e aziende ospedaliere o ha motivazioni più complesse? 1

2 E' possibile che la parcellizzazione delle attività territoriali rappresenti un ostacolo alla collaborazione tra ospedale e territorio? Sul territorio è certamente evidente la separazione tra sociale e sanitario Sociale e sanitario dovrebbero lavorare insieme sul soggetto fragile, ma si interfacciano con difficoltà tra di loro sul territorio e parlano con difficoltà e separatamente con l' ospedale La difficoltà di integrare nell'adi l'attività del medico di assistenza primaria, degli erogatori di prestazioni sanitarie e del sociale può dipendere da queste divisioni? Prima ancora di chiederci come si rapporta il medico di medicina generale con l'ospedale, non dovremmo chiederci come si rapporta con la rete territoriale? Chi deve fare sintesi ed essere il garante della rete territoriale? Dovrebbe essere il ruolo del distretto. Con quali mezzi? Con quali risultati? Chi in alternativa? 2

3 Il Medico di medicina generale Svolge un ruolo nell'adi, in quanto ciò è previsto dall'accordo collettivo nazionale, ma non ha nessuna relazione formale con gli erogatori dell'adi Da anni non è più presente nelle RSA Non ha rapporti formali con l' Ospedale ed ha regole ed obiettivi diversi da quelli dei colleghi ospedalieri, talvolta contraddittori Le forme associative tra medici i di medicina i generale sono state parzialmente incentivate, ma poi non ne sono state utilizzate completamente le potenzialità, per mancanza di strategia e forse per una concorrenza tra erogatori I luoghi comuni Aumentando la disponibilità oraria dei medici di medicina generale diminuiscono gli accessi al pronto soccorso: non è vero, si migliora un servizio, ma le motivazioni dei codici bianchi e verdi sono diverse, come dimostra l'indagine dell'ordine di Bergamo del Non è un problema di orari, è un problema di prestazioni erogabili. I medici di medicina generale dovrebbero frequentare le corsie ospedaliere per aggiornarsi: forse sarebbe utile, ma la medicina generale è una disciplina ormai molto differenziata e i ritmi di lavoro lasciano ben poco spazio a esperienze di questo tipo. L'Ospedale deve uscire sul territorio: le esperienze di ospedalizzazione domiciliare tuttavia sono parcellari e non decollano. 3

4 Il burn out del medico di medicina generale Il medico di medicina generale si sente isolato, nel suo studio e rispetto agli altri attori della rete territoriale. Ancora maggiore è l'isolamento dei medici di Continuità Assistenziale. i Vede continuamente aumentare il suo carico lavorativo, ma insieme a maggiori responsabilità cliniche legate alla deospedalizzazione si vede oberato di incombenze burocratiche imposte dall'esterno e che spesso non comprende Non si sente attore della rete: si sente usato da altri soggetti (ospedale, rete territoriale, sociale), che gli attribuiscono attività percepite come di scarso contenuto professionale E' assediato da una congerie di richieste da parte dei cittadini, che è difficile ricondurre all' appropriatezza L'attività non è più sostenibile senza un supporto amministrativo e infermieristico. La medicina generale deve cambiare La medicina di famiglia come la conosciamo oggi nasce nel 1978 con la legge 833: da 33 anni non è mai cambiata. Sono poche le istituzioni che non sono cambiate negli ultimi 30 anni (la Chiesa? L'Esercito?...) La medicina generale deve cambiare Deve cambiare in quanto senza la medicina generale Deve cambiare in quanto senza la medicina generale non può esistere un servizio sanitario efficace e in quanto la medicina generale non si può lasciare fuori dal servizio sanitario 4

5 DGR IX /1479 del : un'occasione per il cambiamento La gestione della cronicità rappresenta una delle attività più rilevanti del medico di medicina generale. Forse la mission principale La parcellizzazione del sistema, fino ad oggi, non ha consentito una gestione ottimizzata del paziente cronico Si tratta di una delle poche proposte, al mondo, per affrontare il vero problema della sostenibilità di un sistema sanitario nei prossimi anni Introduce un soggetto, il provider CReG, che potrebbe diventare, a regime, il soggetto unificante della rete territoriale e delle relazioni tra ospedale e territorio I CReG e il medico di medicina generale Sebbene questo concetto non sia esplicitato nella delibera di giunta, è del tutto evidente che la gestione dei CReG non sia neppure pensabile in assenza della collaborazione del medico di medicina generale Il ruolo fiduciario, che permane molto forte, tra medico di medicina generale e assistito è fondamentale nella sottoscrizione del patto di cura Il provider non può gestire l'organizzazione dell'assistenza Il provider non può gestire l organizzazione dell assistenza senza la rete capillare dei medici di medicina generale 5

6 E, allora, chi deve essere il provider? Lo abbiamo chiesto ai medici di medicina generale bergamaschi e, a fronte della proposta di vari soggetti (ONLUS, Fondazioni, AAOO, Strutture Sanitarie accreditate e a contratto), abbiamo proposto loro di costituire una società cooperativa dei medici di famiglia Chi lo ha sostenuto? La proposta è stata sostenuta dall'ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Bergamo, che ne è stato facilitatore e garante deontologico E' stata presentata ai medici di medicina generale bergamaschi nel corso di affollatissime assemblee all'inizio della scorsa estate E' stata t supportata t sin dall'inizio i i dall'asl di Bergamo 6

7 In pochi mesi è nata I.M.L. Iniziativa Medica Lombarda 240 soci a Bergamo e 40 a Melegnano Vinta la gara riservata a Bergamo e a Melegnano Realizzata la sede sociale Sottoscritto il contratto con una società esterna per la fornitura dei servizi informatici e del call center In corso di realizzazione la rete informativa di connessione tra isoci In avanzata realizzazione il progetto di programma formativo Disponibili i PDT da proporre alla Regione Che cosa chiediamo? Che si tratti di un progetto di ampio respiro, in grado di coinvolgere tutta la rete territoriale e l'ospedale con obiettivi comuni e realmente sostenuti dalla Regione e dall'asl. E' un'occasione unica e troppo importante per affrontare e risolvere i problemi di parcellizzazione del nostro servizio sanitario Che i risultati vengano valutati e incentivati in termini di qualità, cioè di effettiva realizzazione dei PDT e non solo misurati in termini economici e di EPA (elenco prestazioni attese) Che tutto il percorso sia monitorato sotto il profilo deontologico Che tutto il percorso sia monitorato sotto il profilo deontologico dall'ordine, garante della professione a tutela dei cittadini. 7

8 Se cosi sarà I medici bergamaschi saranno orgogliosi di avere vinto, con l'asl e la Regione, una scommessa che vuole essere una risposta positiva e concreta per la sostenibilità dell'eccellenza del nostro servizio sanitario E in ogni caso I.M.L. costituirà una realtà importante di cooperazione, per fornire servizi a supporto della professione, favorendo l' aggregazione dei medici i e le possibilità di erogazione dei servizi da parte delle cure primarie, il tutto a disposizione del nostro servizio sanitario regionale. 8

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