Quando inizia una guerra la prima vittima è la verità. Eschilo, poeta greco. una cortina di bugie. Winston Churchill, statista inglese

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1 Quando inizia una guerra la prima vittima è la verità. Eschilo, poeta greco In tempo di guerra la verità è così preziosa che sempre bisogna proteggerla con una cortina di bugie. Winston Churchill, statista inglese Non si mente mai tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia. Otto von Bismarck, statista tedesco Nei bollettini dei supremi comandi è antica abitudine riferire di una battaglia persa come se propria persa non fosse o al più si trattasse di posizione lasciata. Viceversa si strombazzano per vittorie di gran conto i successi di minima entità. Mòr Jòkai, scrittore ungherese Una delle più orribili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vociferazioni, le menzogne, l'odio provengono inevitabilmente da coloro che non combattono. George Orwell, scrittore inglese La gente non vuole la guerra. Sono i leader delle nazioni a determinare le regole. La questione è semplicemente quella di trascinare la gente, viva essa in democrazia, o in qualsiasi altro regime. Hermann Göring, gerarca nazista Introduzione L'idea di questa tesi nasce dalla volontà di approfondire il sottile e labile rapporto tra stampa e ricostruzione storica. Al suo interno ci si è voluti soffermare

2 sull'informazione italiana nel corso del primo conflitto mondiale, più precisamente a partire dall'attentato di Sarajevo, per giungere infine alle conseguenze della disfatta italiana di Caporetto. Nel primo capitolo si è ritenuto opportuno costituire una cornice storica, nella quale inquadrare più facilmente il successivo lavoro di approfondimento: l'analisi del quotidiano Gazzettino, scelto in quanto giornale più diffuso nell'area veneta. Grazie al materiale ricavato da atlanti storici e dal supporto di alcuni testi dedicati alla storia del giornalismo, è stata realizzata una traccia cronologica che affronta i vari passaggi intercorsi tra il giugno del 1914 e la fine del 1917, nel variegato panorama della stampa italiana. L'ultimo anno di guerra non è stato analizzato per due motivi: innanzitutto le edizioni del Gazzettino dopo l'1/11/17 non sono state reperite, in secondo luogo si è preferito studiare lo scollamento tra stampa e realtà storica, arrivata al suo culmine nei giorni della disfatta di Caporetto. Così facendo non è stato analizzato il vero ruolo che ebbe la stampa nel 1918, grazie al volere del comandante supremo Armando Diaz. I quotidiani analizzati subiscono negli anni della guerra una profonda trasformazione e influenzano fortemente la società italiana, ancora alla ricerca di un'identità precisa. Ampio spazio viene dato al dibattito tra le diverse ideologie politiche rappresentate dai giornali, i quali, tramite i propri direttori ed editori, saranno i principali responsabili dell'entrata in guerra contro l'austria. La prima parte della tesi, oltre a chiarire i cambiamenti nella caratterizzazione dei giornali durante il corso del conflitto, serve anche a capire come la stampa abbia cercato di far fronte all'arduo compito di rendere la realtà della guerra accettabile e giusta agli occhi e al cuore del suo pubblico. Sono stati spiegati i motivi per cui le informazioni pubblicate fossero spesso manipolate e così i relativi interessi politici ed economici sottostanti. Inoltre è stato dato spazio all'avvento della censura governativa, la quale ha imposto la piattezza informativa dei quotidiani di guerra, mentre l'analisi della discussa figura del corrispondente ha fatto luce sui retroscena che hanno caratterizzato il flusso di informazioni tra fronte e redazione giornalistica. Per la vastità dell'argomento trattato si è preferito soffermarsi su episodi particolarmente significativi della guerra italiana, criticandone la rappresentazione distorta fatta dai

3 giornali. Tramite le attuali informazioni storiche è stato possibile infine confrontare ciò che è stato detto con ciò che è stato fatto per rendere palese al lettore differenze e analogie tra le diverse verità sostenute dalle testate. Il secondo capitolo, il più originale del lavoro, riguarda l'analisi del quotidiano veneto il Gazzettino, compresi i numeri risalenti al periodo 29/6/14-1/11/17. Lo scopo di questa ricerca è quello di ricostruire la versione del primo conflitto mondiale che il Gazzettino offrì al lettore, mettendone in luce contraddizioni, interpretazioni, mancanze e intenti comunicativi. Tutto ciò per dimostrare come la percezione degli eventi quotidiani, mista alla versione dei fatti propagandata dal direttore del giornale, si discosti decisamente dalla realtà storica condivisa ai giorni nostri. Allo stesso tempo si fa notare come il Gazzettino sia, già allora, un quotidiano autorevole e almeno fino al maggio del 1915, attendibile. Il motivo di questa considerazione è dovuto alla scelta del giornale di riportare in prima pagina articoli provenienti dai maggiori quotidiani italiani ed europei dell'epoca, offrendo così un panorama vasto e completo dei fatti politici nazionali. All'inizio del capitolo sarà presentato il giornale, dalla sua fondazione, alla sua caratterizzazione stilistica e organizzativa di partenza. Nell'analisi del periodo bellico invece, saranno privilegiate le notizie riguardanti la situazione italiana toccando i temi della neutralità del '14, del dibattito interventista, del nazionalismo, della censura di guerra, della manipolazione delle notizie scomode, fino ad arrivare alla disfatta di Caporetto. Non mancheranno però nella tesi, riferimenti alla situazione estera, per metterne in luce, anche qui, le diverse versioni riguardo le battaglie più importanti della guerra e la selezione accurata dei dispacci da pubblicare e quelli da evitare, per offrire al lettore lo scenario voluto. Il criterio prescelto per sviscerare le complessità del giornale è essenzialmente cronologico. Si vuole infatti dare la possibilità al lettore di scorrere mano a mano tutti i diversi episodi, riportando le notizie giornaliere più significative. A tal proposito, vista l'abbondanza di informazioni sul medesimo argomento, si è scelto di riportare spesso e volentieri notizie contro-corrente, curiosità e approfondimenti per mettere in luce pregi e difetti del Gazzettino ma anche le opinioni diverse dei differenti stralci di giornale, da un lato decisamente ingenue e dall'altro profeticamente illuminanti.

4 Capitolo I La stampa nazionale 1) Le reazioni dei giornali italiani di fronte all'esplosione del conflitto L'attentato di Sarajevo del 28 giugno raggiunse le redazioni dei giornali italiani in un momento di instabilità governativa dovuta all'insediamento del conservatore Antonio Salandra, al posto del riformista Giovanni Giolitti, il quale aveva dominato la scena politica italiana dall'inizio del XX secolo. Analizzando i principali quotidiani liberali nel luglio del 1914 si notano almeno due elementi comuni: da un lato l' estrema frammentazione delle notizie che si susseguono vorticosamente e dall'altra la conseguente mancanza di coerenza nelle posizioni sostenute di giorno in giorno. La difficoltà di affrontare un avvenimento così importante si traduce nella formazione di diverse correnti di pensiero che saranno analizzate nei prossimi paragrafi. Il Corriere della Sera è sicuramente il quotidiano più influente della scena politica nazionale e in questi giorni si allinea su una scelta editoriale prudente. Il giornale milanese è storicamente a favore della Triplice Alleanza, pertanto sono chiari gli intenti del direttore Luigi Albertini di creare nell'opinione pubblica un clima distensivo nei confronti di Austria e Germania. In un'interessante lettera destinata al corrispondente capo del giornale, Andrea Torre, Albertini spiega come vi sia un'enorme responsabilità nel pubblicare notizie tendenti a danneggiare l'immagine dell'austria per non scatenare una crisi grave tra i due paesi. 1 Alla luce di questo si può notare come la notizia di Sarajevo venga data in sordina e che le corrispondenze sull'uccisione dell'arciduca e l'analisi sulle conseguenze politiche dell'evento vengano confinate nelle pagine interne. Il primo editoriale dedicato all'attentato esce in data 14 luglio a firma Vico Mantegazza e tende anch'esso a minimizzare la portata dell'assassinio, escludendo che questo possa generare un nuovo conflitto. 2 A mano, a mano che i giorni passano - dice Brunello Vigezzi ne l'italia neutrale - e lo spettro di una guerra europea si materializza sempre più, i maggiori quotidiani liberali mettono da parte l'attrito austro-italiano nei Balcani riportando l'attenzione sulla Triplice Alleanza. Il primo agosto il Corriere, in un 1 L. Albertini, Epistolario , Milano, A. Mondadori, 1968 p. 239 e V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, Bari, Laterza, 1979, p. 241

5 articolo intitolato L'abuso della semplificazione, rinuncia ad esprimere un opinione sull'eventualità della guerra italiana decidendo di affidarsi esclusivamente alla volontà del governo. Questo atteggiamento fa trapelare per la prima volta come Albertini, al di là delle simpatie austriache di facciata, sia favorevole a un mutamento nella condotta dell'italia (il giorno prima aveva scritto alla moglie: Se l'inghilterra scende in campo noi dovremmo farlo o con l'austria o contro l'austria. Io vorrei contro ). 3 Altre testate liberali come la Stampa di Alfredo Frassati e la Tribuna di Olindo Malagodi, dopo l'ultimatum tedesco, sostengono invece come l'italia debba prestare fedeltà alle alleate, affinché possano essere difese da eventuali insidie. Al contrario, prendono le distanze dagli austro-tedeschi sia il Secolo XIX, che esclude la possibilità di un accordo con gli Imperi centrali e il Sole che non nasconde la sua ostilità verso l'austria. 4 La stampa nazionalista, prima della dichiarazione di neutralità del 2 agosto, adotta una tattica di attesa: se da una parte si vede con timore un possibile ingrandimento dell'austria, dall'altro si teme che combattere con la Triplice Intesa (Francia, Inghilterra e Russia) possa rafforzare queste potenze nel mar Mediterraneo, rendendo ancor più flebile il peso italiano in questa zona. Alfredo Rocco scrive il primo agosto sul Dovere Nazionale come l'italia, per salvaguardare i suoi interessi, debba diffidare sia dai nemici storici austriaci e francesi e soprattutto mobilitare l'esercito per allontanare ogni rischio di sopraffazione. 5 La stampa cattolica (l'italia, il Momento, l'avvenire d'italia), ovviamente si allinea nel generale sentimento (anche se per molti solo formale) di appoggio alla Triplice Alleanza, vista la volontà di sostenere la cattolica Austria piuttosto che gli slavi ortodossi. Non mancano però anche qui le voci pacifiste dell'osservatore Romano e dell'avvenire Cattolico, di fatto sorde alle campane di guerra, oltre ad un foglio come l'azione che il 29 luglio, nell'articolo Contro la Guerra, scrive: Badi, vivaddio, il governo italiano a non portare in questo momento uomini e armi, cioè sacrifici e vite, a nessuno, tanto meno all'austria! L'Italia non è ancora uscita da una guerra. Aborra da quest'altra guerra! Il popolo cosi vuole. 6 A proposito di popolo, la stampa socialista, storica portavoce dei diritti dei meno abbienti, appare la più tormentata del paese. Il giornale più significativo della sinistra: l'avanti, di 3 L. Valiani, Recenti pubblicazioni sulla prima guerra mondiale in Rivista Storica Italiana, LXXII, n 3, set. 1960, p B. Vigezzi, L'Italia neutrale, Milano-Napoli, Ricciardi editore, 1966 p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p Ivi p. 245

6 Benito Mussolini, pubblica il 26 luglio un editoriale intitolato: Abbasso la guerra, dove i celebri toni retorici e sopra le righe del futuro Duce esortano l'italia a non entrare nel conflitto, appellandosi allo slogan proletario: Non un uomo non un soldo!. Solo una settimana dopo, il 2 agosto, esce un altro editoriale ( Il nostro dovere ) dove c'è già una significativa marcia indietro: viene capito infatti che la guerra è inevitabile e l'avanti chiede al governo di capire chi sono i nemici e quali gli alleati del paese. Si avverte dunque una contraddizione di fondo tra gli ideali antimperialisti e pacifisti del movimento operaio e la speranza che una guerra possa essere lo strumento giusto per rinnovare la lotta politica, rivoluzionando gli equilibri governativi italiani. Un esponente del partito socialista come Ernesto Cesare Longobardi, pur mantenendo un atteggiamento di fondo contro la guerra, comincia a fare chiare valutazioni sui due blocchi di potenze, privilegiando l'intesa per vari motivi. In caso di una vittoria austriaca, infatti, la paura per i socialisti era che venisse restaurata una coalizione cattolica e antidemocratica nel continente, mentre con la vittoria anglo-francese l'europa sarebbe stata sotto l'influenza di paesi dove le libertà politiche e l'influenza del popolo sullo Stato erano ormai consolidate. 7 Si fa notare, come in questa considerazione, non venga dato il giusto peso al ruolo della Russia, paese facente parte dell'intesa e sicuramente più tirannico ed elitario di Austria e Germania. 2.1) I quotidiani nazionali dopo la dichiarazione di neutralità Dopo il 2 agosto del 1914 sulle colonne di quasi tutti i giornali la fa da padrone il sentimento di soddisfazione e appoggio al governo per aver scongiurato l'intervento nel conflitto. La stampa nazionalista però non si limita a una passiva accettazione bensì, come si legge sull'idea Nazionale del 6 agosto, parla di una neutralità virile, armata e vigilante. 8 Il fondatore/direttore del giornale Roberto F. Davanzati, afferma che la neutralità italiana equivale ad un' uscita dalla Triplice e che l'esigenza di tutelare i propri interessi nell'adriatico e nei Balcani avrebbe reso necessaria una guerra contro 7 V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p Ivi p. 249

7 l'austria, segnando così una precisa scelta di campo che sarebbe rimasta inalterata. La stampa liberale preferisce invece non mutare il suo atteggiamento filo-governativo, caratterizzato da alcune critiche ai paesi alleati, senza però intromettersi nella vita politica del paese, in totale appoggio alle future scelte che il governo dovrà compiere. Per capire meglio il pensiero liberale basta leggere il Corriere del 7 Agosto, il quale, spiega come l'italia sia stata coerente con gli accordi dell'alleanza, che prevedeva l'ingresso in guerra di un paese alleato solo a carattere difensivo, a differenza dell'austria che non lo ha rispettato, trasgredendo (con l'invasione della Serbia) il principio di mantenimento dello status quo nei Balcani. La Stampa incalza facendo notare, tramite un articolo del corrispondente da Roma Benedetto Cirmeni, come l'italia non aderì all'alleanza per favorire la lotta del germanesimo contro lo slavismo 9 denunciando così l'aggressione voluta da Vienna. La vicenda del quotidiano torinese merita un approfondimento: il direttore Frassati aveva fatto più volte nei suoi editoriali appello alla prudenza, vista l'impreparazione militare italiana rispetto ad un eventuale conflitto. Al contrario, i due redattori della Stampa: Giuseppe Bevione e Virginio Gayda, si rivelano di simpatie nazionaliste e alla loro influenza si devono i continui e vistosi cambiamenti dell'ideologia del giornale, tant'è che nell'autunno del '14, perfino Albertini crede di avere il quotidiano torinese dalla sua parte. In alcuni giornali persiste, nonostante tutto, un atteggiamento di fiducia verso la Triplice. Voci di ammirazione per la Germania Guglielmina provengono sia dal Messaggero, il quale spera ancora che le richieste tedesche di bloccare la mobilitazione russa possano essere considerate, sia dal Giornale d'italia, il quale definisce i francesi come dei pazzi ad attaccare e a farsi sconfiggere fuori dal loro confine in campo aperto. 10 Neppure la Tribuna si discosta molto da queste voci scrivendo che l'italia è autosufficiente dal punto di vista economico e industriale. Il giornale romano vuol far intendere che il paese è pronto ad entrare in guerra a fianco della Triplice. 11 La stampa cattolica invece non dedica molte pagine ai rapporti italiani con gli Imperi centrali, limitandosi ad un atteggiamento prudente e agli ultimi appelli pacifisti di Papa Pio X, prima di concentrarsi, in settembre, sul 9 V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p S. Sonnino, Carteggio 1914/16 a cura di Piero Pastorelli, Laterza, Bari 1974, p Tratto dal Gazzettino del 4/8/1914

8 conclave che eleggerà al soglio pontificio il successore Benedetto XV. I quotidiani di sinistra, tra dichiarazioni di simpatia per le democrazie occidentali e i loro partiti socialisti aggrediti, non si espongono più di tanto, a differenza del settimanale Critica Sociale, nel quale Claudio Treves diffida Salandra per non aver proposto una politica di concordia nazionale che avesse unito in un fronte unico tutti i partiti italiani. Un discorso a parte merita la coraggiosa ma discutibile scelta dell'unità di Gaetano Salvemini (allora settimanale democratico e antinazionalista). Il 4 settembre il settimanale, credendo che l'intervento italiano sia ormai prossimo, annuncia tramite l'editoriale Non abbiamo niente da dire che, ritenendosi un foglio di cultura, piuttosto che occuparsi di temi bellici, preferisce chiudere e cosi farà fino al 4 dicembre. Constatato il protrarsi della neutralità, da quel giorno l'unità tornerà a battersi sia contro un eventuale ritorno al potere del ministro della malavita Giolitti, sia contro i socialisti, da cui Salvemini si era distaccato in occasione delle mancate manifestazioni contro la guerra di Libia. Altra caratteristica dell'unità sarà la contrarietà alla politica del sacro egoismo, ovvero di una partecipazione eventuale alla guerra in termine di mera convenienza e all'espansionismo nei Balcani, entrambe predicate dai nazionalisti. 2.2) Il tradimento di Mussolini Dal 1912 Mussolini dirigeva il quotidiano l'avanti, al quale, grazie anche all'influenza della socialista ucraina Angelica Balabanoff, seppe dare un'impronta rivoluzionaria portando in due anni le tirature da a copie. Come visto in precedenza, Mussolini era un neutralista convinto, come confermano gli slogan: La guerra rappresenta la forma più acuta della collaborazione di classe e L'Italia non ha bisogno di eserciti della morte ma di eserciti della vita. Clamorosamente, il 18 ottobre il direttore dell'avanti fa uscire un articolo: Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante il quale rappresenta il suo personale dietrofront. In esso Mussolini afferma come le nuove esigenze del paese richiedano una politica differente, auspicandosi l'intervento in guerra italiano per accelerare la fine del conflitto. In realtà i reali motivi che spingono Mussolini a cambiare atteggiamento, sono l' antica insofferenza per la tradizione pacifista del partito e la

9 mania di protagonismo, che evidentemente cozzano con gli ideali socialisti. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, egli ebbe la netta percezione che la seconda internazionale naufragasse sotto le spinte degli ideali e interessi nazionali. In Mussolini nacque allora, dapprima la convinzione che il socialismo avrebbe potuto realizzarsi solo attraverso una via nazionale e successivamente che in Italia la sintesi dei valori sociali e combattentistici fosse la base politica e ideologica per la conquista rivoluzionaria del potere. 12 Nel giro di un mese Mussolini viene prima allontanato dal giornale e poi espulso dal partito socialista. Il 15 novembre, grazie ai fondi raccolti dagli amici interventisti e antisocialisti di Filippo Naldi, direttore del Resto del Carlino, fonda a Milano il Popolo d'italia. L'intraprendenza di Mussolini lo spinge a stringere alleanze persino in Francia e Belgio, dove l'interesse per un coinvolgimento italiano, che avrebbe attenuato l'urto delle forze austro-germaniche, fu così forte da esprimersi con decise sovvenzioni economiche a favore del giornale. 13 Il nuovo giornale di Mussolini entra a far parte così del fronte interventista, con uno stile che rispecchia la retorica attivista e vitalistica dei movimenti elitari primo novecenteschi. Il primo numero del Popolo d'italia presenta un sottotitolo provocatorio: Giornale socialista, mentre in prima pagina svettano due citazioni rivoluzionarie, la prima di Bonaparte recita: La rivoluzione è un' idea che ha trovato delle baionette, l'altra di Blanqui, esponente del socialismo utopico, dice: Chi ha del ferro ha del pane. 14 Il successo fu notevole e rafforzò nei primi sostenitori di Mussolini l'immagine dell'uomo volitivo capace di dar vita ad un giornale in una settimana. Nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, il giornale di Mussolini ricevette dai servizi segreti britannici (secondo un' indagine compiuta recentemente dal docente di storia moderna a Cambridge Peter Martland) un finanziamento di circa 6000 attuali sterline alla settimana. Un provvedimento motivato dal fatto che il governo inglese temesse una serie di manifestazioni pacifiste e rivolte in Italia dopo la presa di coscienza dell'avvenuta disfatta. Il Popolo d'italia era considerato dall' intelligence britannica e in particolare dal tenente Samuel Hoare, come il mezzo più adatto per continuare la battaglia a favore del proseguimento della guerra e a convincere il debole governo italiano a 12 Tratto da consultazione del 19/2/ Tratto da consultazione del 19/2/ V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p.258

10 non considerare la concreta possibilità di uscire dal conflitto. 15 Ipotesi questa, la quale, sommata all'uscita di scena della Russia, avrebbe fatto spostare l'ago della bilancia bellica a favore degli Imperi centrali. 3) Tra una neutralità condizionata e l'antigiolittismo Per osservare una più decisa separazione tra quotidiani neutralisti e interventisti dobbiamo aspettare gli inizi del Più precisamente il fatto nuovo è costituito dalla lettera inviata da Giolitti al deputato Peano, riportata dalla Tribuna il primo febbraio. In essa, lo statista piemontese sostiene come sia possibile ottenere parecchio da trattative dirette con l'austria, in cambio del mantenimento della neutralità. 16 L'effetto si traduce con lo schieramento dei giornali vicini a Giolitti, come la Stampa e altre testate cattoliche e socialiste, a favore di una neutralità condizionata, ovvero legata alla possibilità di guadagni territoriali in cambio della rinuncia all'intervento. Al contrario, l'altra parte dei giornali italiani, vede in questa lettera un tentativo spudorato di Giolitti per affossare il nazionalista Salandra e tornare al potere. La volontà di mettere in crisi il sistema economico-sociale, improntato sull'allargamento dal basso delle basi dello stato voluto da Giolitti, diviene motivo di unificazione tra correnti di pensiero diverse. Tra queste vi erano i nazionalisti, i liberali nazionali, tra cui spiccava il Corriere della Sera, i conservatori e anche forze di sinistra come i democratici, gli anarchici e i radicali. Il Corriere giustifica la sua scelta interventista, oltre che per un' avversità all'operato di Giolitti, dipinto come doppiogiochista e incapace di dare una fisionomia precisa alla politica italiana, anche per il timore che il paese possa pagare il proprio isolazionismo nei futuri assetti geo-politici decisi dalle potenze vincitrici. Il neutralismo di Frassati, il cui schierarsi in febbraio a favore dell'amico Giolitti sciolse l'iniziale titubanza, è dovuto alla condivisione della visione politica giolittiana. Essa prevedeva una neutralità armata, in attesa dell'evolversi degli eventi, per decidere in seguito un' eventuale entrata in guerra solo a conflitto avanzato, con l'appoggio del parlamento e a fronte della stanchezza degli eserciti 15 Tratto da consultazione del 19/2/ V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., pag 258

11 nemici. 17 Il Secolo di Edoardo Sonzogno esce in questi giorni da una lunga alleanza con la politica giolittiana, preferendo affidarsi agli scritti del trentino Cesare Battisti e del leader socialriformista Leonida Bissolati, che si batterono per l'ultima guerra del risorgimento. Su posizioni interventiste si schiera anche qualche rivista cattolica come Vita e Pensiero di Padre Agostino Gemelli, il quale il 30 marzo scrive come l'appoggio alle decisioni che prenderà il governo, unico organo a conoscere ciò che conviene o meno alla patria amata, sia totale da parte della rivista. Riguardo ai giornali cattolici che preferiscono prendere la via del neutralismo, si può distinguere tra chi ne fa una questione di principio, come l'azione di Guido Miglioli, o tra coloro che scelgono di rimanere neutrali solo per una convenienza di tipo politico, come la Libertà di Napoli. La stampa socialista invece, nonostante i timidi tentativi di propinare la neutralità del paese, si rivela debole e poco efficace. 18 Il motivo fu il dissidio all'interno della seconda internazionale fra chi si opponeva alla guerra ritenendo che avrebbe portato solo lutti e sofferenze ai lavoratori, destinati a costituire il grosso degli eserciti, e chi riteneva che invece avrebbe accelerato la crisi del sistema capitalistico, avvalorando la teoria di Marx e spianando la strada alla rivoluzione. 19 Se consideriamo inoltre che il partito socialista francese e quello tedesco votarono a favore della guerra e che una figura carismatica come Mussolini passò all'opposizione, possiamo ben capire la difficoltà creatasi all'interno del partito socialista italiano. 4) La persuasione ad opera dei giornali Il governo italiano in marzo è ancora sostanzialmente timoroso: la trentennale Triplice Alleanza è un intricato nodo da sciogliere e i contatti con l'ambasciatore tedesco Bernhard von Bülow proseguono serrati per ottenere dall'austria i territori irredenti del Trentino e di Trieste. Proprio in uno di questi incontri con l'allora ministro degli esteri Sidney Sonnino, lo stato d'animo inquieto del governo italiano 17 Tratto dal Tempo del 13/2/58 nell'art. Alfredo Frassati italiano all'antica di S.Mauri 18 G. Arfè, Storia dell' Avanti! Milano, Edizioni Avanti! 1958 p Tratto da consultazione del 27/02/10

12 viene espresso con queste parole: Le richieste che vi facciamo non sono brama di conquista, bensì servono a difendere la monarchia dal sentimento risorgimentale diffusissimo nel popolo. Se non troveremo un accordo avremo solo due alternative: o la guerra o la consegna del paese nelle mani dei rivoluzionari. 20 Nello stesso tempo, per coprirsi le spalle, vengono avviati il 4 marzo i contatti con i rappresentanti dell'intesa, che porteranno alla firma del Patto di Londra del 26 aprile. A fronte di un governo impegnato segretamente, ma indeciso agli occhi del paese, traggono giovamento i quotidiani più schierati verso l'intervento come il Corriere della Sera, che vede un aumento delle tirature, mentre al contrario la Stampa filo-giolittiana, perde in poche settimane circa copie. 21 Il Corriere della Sera, percependo il momento di difficoltà della stampa neutralista, decide l'11 aprile di sferrare l'attacco nei confronti del quotidiano torinese: esso viene accusato, mediante una vera e propria opera di propaganda, di essere dalla parte del torto, in quanto artefice di disfattismo interno a favore del nemico. Il Resto del Carlino, il 2 aprile, sempre in riferimento ad una neutralità definita distruttiva, utilizza un lessico retorico e dispregiativo, parlando di delitto neutralista che finirà coll'assassinare il paese. 22 Il 17 Aprile ci si mette anche il Giornale d'italia ad accusare la Stampa, colpevole di deviare e deformare l'opinione pubblica. Ciò che manca però, per realizzare una completa persuasione dell'opinione pubblica italiana, è un sufficiente livello di alfabetizzazione delle masse. Motivo questo che, assieme al linguaggio colto dei giornali, fa sì che la diffusione della stampa sia prevalentemente circoscritta agli ambienti della grande e media borghesia, che è di fatto la vera e propria anima dell'intervento italiano. Il resto degli italiani come percepisce invece l'imminente conflitto? Per rispondere a questa domanda utilizziamo una interessante indagine nazionale voluta dal governo nell'aprile del In essa si cercò di sondare ognuna delle 69 province italiane sull'opinione pubblica nei confronti dell'eventuale entrata in guerra. Da un' analisi ad opera di Vigezzi, emerge che in molte zone d'italia la vita politica era assente e che lo spirito più comune, sia tra i contadini sia tra esponenti della classe dirigente, fosse di rassegnazione. Ovviamente per combattere il pessimismo che si 20 S. Sonnino, Diario, Bari, Laterza 1972, Vol. II: , p V. Castronovo, La stampa italiana dall'unità al fascismo, Bari, Laterza 1970 p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p B. Vigezzi, Un inchiesta sullo stato dello spirito pubblico alla vigilia dell'intervento, Firenze 1969, p.321

13 respira in molte frange del paese, i giornali non riportano queste voci, aumentando così il distacco tra la popolazione e la carta stampata. A Roma, ad esempio, l'indagine notava come l'orientamento dei cittadini fosse nettamente neutralista, mentre al contrario erano presenti, proprio nella capitale, molti fogli interventisti. Altro aspetto interessante riguarda le manifestazioni del 14 maggio nel meridione, le quali non avvengono per pronunciarsi in favore dell'intervento, bensì per protestare contro il reinsediamento di Giolitti (Salandra era pugliese e molti notabili del luogo erano preoccupati di perdere i loro privilegi di tipo clientelistico) e da motivi di rivalsa meridionalista. 24 A Napoli, due giorni dopo, la feroce propaganda dell'interventista Roma, porta addirittura ad un assalto della folla presso la redazione del giornale neutralista della città: il Mattino, i cui fondi provenivano direttamente da Giolitti in persona. 25 In conclusione, analizzando la propaganda di quegli anni, si fa notare come questa si basi su concetti relativamente semplici e per questo capaci di convincere psicologicamente persino esponenti della piccola borghesia e giovani studenti. La ricetta usata fu quella di far leva sia sul mito della patria nazionale, sia sul diritto di inglobare territori austroungarici a maggioranza italiana (completando cosi lo sforzo iniziato con le tre guerre d'indipendenza) ma soprattutto banalizzando la guerra, dipingendola cioè, agli occhi del popolo, come un breve ed esaltante gioco di massa, in quanto ancora lontana e combattuta da soldati stranieri. 5) Il finanziamento dei giornali Nell'atteggiamento dei giornali giocano un ruolo rilevante i grandi gruppi industriali alle loro spalle, i quali premono per l'intervento, preoccupati dal calo d'affari susseguente alla neutralità del paese. E' il caso del Corriere, di proprietà dei fratelli Crespi, industriali del cotone, alla ricerca di nuovi mercati europei, dopo aver approfittato del blocco protezionista che aveva fatto sviluppare enormemente l'industria italiana nel primo decennio del Novecento. Il problema era che, mancando acquirenti esteri, si originò una notevole sovrapproduzione, la quale 24 V. Castronovo, La stampa italiana dall'unità al fascismo,cit., p ACS, Carte Giolitti, Fondo Cavour, busta 2 del 14/6/1902 cfr V. Castronovo, La stampa italiana dall'unità al fascismo, cit., p.236

14 andava distribuita tra i futuri partner commerciali europei. Anche l'idea Nazionale, diventata quotidiano nel novembre '14, è posseduta di fatto da una cordata di industriali (i 7/10 appartengono inizialmente alla FIAT) 26 coordinata dal presidente degli industriali torinesi Dante Ferraris. Il motivo di interesse principale per l'industria verso la stampa nazionalista consisteva nella possibilità di utilizzare i suoi toni coercitivi e risoluti come utile strumento per impedire a Giolitti di cancellare i vecchi privilegi del settore. Motivi di preoccupazione per gli industriali erano la revisione del regime doganale statale, l'aumento dell'imposta progressiva dei redditi e le crescenti spinte sindacali degli operai nelle fabbriche. Il Giornale d'italia era stato fondato direttamente da Salandra e Sonnino nel 1901 a Roma, come organo della destra conservatrice, in opposizione alla politica di Giolitti. Nel corso della guerra sarà, grazie alla posizione politica dei suoi fondatori, giornale ufficioso e privilegiato del governo. I finanziamenti del quotidiano provenivano dall'aristocrazia romana e da gruppi imprenditoriali capeggiati da G. Bastogi, i quali guardavano con preoccupazione all'ascesa della democrazia e miravano a tenere in mano le redini della società. Il Resto del Carlino, fino al 1913 a favore delle riforme per i socialisti, entra a far parte della sfera d'interesse di zuccherieri e agrari emiliani, i quali lo rilevano quell'anno, grazie ai finanziamenti del giornalista del Secolo Naldi. Il Resto del Carlino diventa quindi filo-liberale e imperialista in una Bologna rossa, dove il partito socialista aveva appena stravinto le elezioni. Ciò nonostante, i grandi investimenti degli industriali ribaltarono le carte in tavola e fecero sì che le vendite e la diffusione del giornale aumentassero a vista d'occhio (dalle del '13 alle del '15). 27 Sempre a Naldi spetta un ruolo decisivo nel finanziamento del Popolo d'italia di Mussolini, al quale partecipano molti industriali interessati alle cosiddette commesse di guerra (finanziamenti statali ai produttori di armi) tra i quali figurano gli Agnelli e i Perrone, proprietari dell'ansaldo di Genova, speranzosi che la linea editoriale aggressiva del giornale potesse portare l'italia nel conflitto. In seguito, durante la guerra, molte testate furono costrette a chiedere nuovamente aiuto a industrie e banche per affrontare la carenza di materie prime, il susseguente aumento dei costi e la 26 V. Castronovo, La stampa italiana dall'unità al fascismo, cit., p V. Castronovo, La stampa italiana dall'unità al fascismo cit., p

15 carenza di collaboratori partiti per il fronte. 28 6) La vigilia del conflitto Il quotidiano di Frassati, dal canto suo, continua per la sua strada dimostrando però di non essere informato sulla politica estera di Sonnino, (come invece potè fare Albertini) pubblicando l'11 e il 13 maggio notizie errate quali: E' stato smentito che L'Italia si sia impegnata a entrare in guerra a fianco della Triplice o ancora: Non si ode parlare che di Giolitti in Italia e il suo è un programma che si fa innanzi. 29 In realtà, dopo le dimissioni di Salandra (avvenute proprio il 13 maggio), il fronte giolittiano si sfalda clamorosamente, rifiutandosi di formare un nuovo governo e dando così il via libera al conflitto. La Stampa, dunque, è costretta a cedere il 21 maggio, tre giorni prima dell'intervento. Nell'editoriale Tutti Uniti i lettori vennero invitati alla concordia e alla disciplina nazionale, mentre il giornale promise di cessare ogni critica al Governo che sarà da oggi incondizionatamente appoggiato. 30 La sensazione di una sconfitta storica si respira invece nella stampa socialista, ormai rassegnata dal mese di aprile, al fallimento del fronte neutralista. L'atteggiamento del partito, ormai isolato sia dalla sinistra sia dai giolittiani convertiti all'intervento in extremis, si può riassumere nello slogan Né aderire né sabotare col quale si sottolineano sia l'impotenza del proletariato contro la borghesia, sia la mancanza di iniziative antibelliche concrete. Lo sprezzo per i filogiolittiani è ben evidente sia nell'editoriale del Secolo: La vana congiura dei giolittiani e dei socialisti a Roma per fare il gioco di Bülow e abbattere il ministero dell'11 maggio, dove viene perentoriamente esorcizzato il possibile rischio di un tradimento interno al parlamento, sia nell'articolo del Messaggero Come le foglie del 17 aprile. In esso, compiacendosi della caduta progressiva delle speranze neutraliste, si esalta l'intervento come tappa decisiva per l'acquisizione dell'indipendenza e del completamento del processo risorgimentale. 31 Vediamo però come questi ideali (definiti spregiativamente fallaci dal nazionalista Alfredo Rocco 32 ) di innovazione, 28 D.Forgacs, L'industrializzazione della cultura italiana, Bologna, Il Mulino 1990 p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p M. De Marco, Il Gazzettino, Storia di un quotidiano, Venezia, Marsilio 1976 p.35

16 uguaglianza e libertà, proposti dagli interventisti democratici, siano destinati ad essere sopraffatti dal principio di autorità sostenuto dai nazionalisti e caratterizzato da tradizione, gerarchia e disciplina nazionale. Ad esempio, leggendo l'idea Nazionale, si capisce come la creazione di uno Stato forte, necessario per mobilitare ed organizzare il paese e il consenso popolare verso il conflitto, predomini rispetto a una visione della guerra come tramite per avviare una rivoluzione. Il 15 maggio, quando il ritorno di Giolitti è uno scenario non ancora scongiurato, dalle colonne del quotidiano di Davanzati, nell'articolo Il parlamento contro l'italia si levano voci indignate. I parlamentari vengono accusati di voler prostituire la patria allo straniero, un termine forte ma necessario, secondo Davanzati, per spingere l'opinione pubblica a favore della guerra in una condizione di incertezza. Questa spinta si realizza presentando l'italia come nazione dalla bellezza augustea e dalla vita immortale parlando degli italiani come di un grande popolo il quale ha una grande missione umana ed è pronto a liberarsi dei loschi intriganti di Montecitorio per proseguire il suo glorioso cammino. 33 I toni adoperati sono sovversivi ed inevitabilmente necessari per catturare il consenso dell'opinione pubblica, anche se vengono usati più per spaventare che per convincere il pubblico dei lettori. Un pubblico che si avvia così verso una guerra a questo punto sempre più imposta anziché scelta liberamente. Anche sul Popolo d'italia emerge il tema della contrapposizione tra nazione e classe politica, tra paese e Parlamento. L'articolo Abbasso il Parlamento dell'11 maggio, sembra scritto qualche anno più tardi, visti i toni violenti e squadristi pronunciati più da un Duce che da un direttore di giornale. Mussolini vorrebbe fucilare nella schiena qualche dozzina di deputati mentre il Parlamento è visto come il bubbone pestifero che avvelena il sangue della nazione. 34 Una differenza tra Idea Nazionale e Popolo d'italia si può riscontrare all'indomani della notizia delle dimissioni di Salandra (14 maggio). Il quotidiano di Davanzati invoca in maniera provocatoria l'intervento del Re: Sire prenda consiglio da sua madre: faccia il suo dovere! 35 mentre il quotidiano di Mussolini si lascia andare al sovversivismo, incitando il popolo a manifestare al grido di: guerra o repubblica. E' un momento, in 33 V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p Tratto da l'idea Nazionale del 15/5/15 nell'articolo Il dovere del re

17 quanto, nei giorni successivi, il Popolo d'italia torna a proporre la concordia nazionale ma è comunque significativo per far capire, in primis, il caos in cui si trova l'italia in quei giorni, la sfiducia di Mussolini e dei nazionalisti nelle istituzioni e la tendenza, mai sopita, dell'ex direttore dell'avanti di rivoluzionare l'ordine esistente, facendo ricorso alla violenza. La stampa cattolica vive in maniera sofferta il passaggio dall'avversione all'intervento. Un fulgido esempio ne è il numero del 15 maggio dell'avvenire d'italia in cui, da una parte si ridimensionano le manifestazioni interventiste: enorme è la sproporzione tra queste piccole manifestazioni di irresponsabili e l'imponente spettacolo di fermezza offerto da tutta la nazione 36 dall'altra si dichiara che i cattolici non verranno meno ai loro doveri di patrioti se la guerra dovrà esserci. Significativo anche l'articolo Cattolici al posto del 23 maggio in cui si giustifica la linea pacifista dei mesi passati e allo stesso tempo si accetta la partecipazione alla guerra, invitando i lettori a sentirsi tutti fratelli e a prodigarsi per tutelare la salute della patria. 7) La censura dei giornali in guerra Un ruolo privilegiato durante il conflitto sarà esercitato dall'agenzia di stampa nazionale, la Stefani, che detterà a tutti i quotidiani italiani il bollettino ufficiale del comando militare, dando indicazioni alla stampa sulle notizie da sopprimere o quelle eventualmente pubblicabili dopo un periodo di blocco. 37 La Stefani ebbe anche il compito di far tacere le polemiche sulla scarsità di notizie: esempio ne è una nota governativa diramata dall'agenzia il 25/6/16. In essa si dice che...nell'opinione pubblica si manifesta una certa pressione per una maggiore conoscenza dell'andamento generale della lotta in Trentino. E' pertanto necessario richiamare il paese al grave pericolo cui il nostro Comando Supremo andrebbe incontro fornendo...dati maggiori di quelli che vengono pubblicati dai quotidiani bollettini...il paese non può e non deve attendersi dal Comando Supremo che notizie necessariamente sobrie e commenti 36 Tratto da l'avvenire d'italia del 14/5/15 nell'articolo Il dovere patriottico della tranquillità e della tolleranza 37 S. Lepri, F. Arbitrio, G. Cultrera, L'agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Firenze, Le Monnier 2001 p.185-6

18 prudenti, per quanto le une e gli altri improntati sempre alla consueta sincerità. 38 Il 3 agosto, segnalando la censura governativa sui dispacci provenienti dall'estero, Albertini scrive una protesta al segretario di Salandra, la cui risposta non figura nell'epistolario del direttore del Corriere. Da una lettura della protesta appare subito evidente la percezione che ha Albertini del proprio giornale che sa tante cose, dà prova di tanta discrezione e aiuta il governo a dirigere l'opinione pubblica 39 anticipandone il ruolo di leader nella stampa di guerra, vista la sua diffusione nel paese e il suo atteggiamento filo-governativo. Le richieste del direttore sono chiare: evitare la censura delle informazioni che danneggia il giornale e disponibilità nel ricevere direttive governative sulle notizie da non pubblicare. Uno spirito decisamente collaborazionista. Già il 28 marzo il governo italiano aveva iniziato il progressivo imbavagliamento della stampa tramite il decreto 313 che vietava la pubblicazione di notizie sulla dislocazione e la mobilitazione delle forze armate nazionali fino al 30 giugno. Il giorno della dichiarazione di guerra all'austria (23 maggio), un nuovo decreto reale (n 675) obbligava i giornali ad attenersi alle comunicazioni del governo e dei Comandi dell'esercito in materia di morti, feriti e prigionieri, sull'eventuale mutamento degli assetti del comando militare e su future probabili operazioni belliche. 40 Il decreto stabiliva inoltre come procedere al sequestro dei giornali, lasciando volutamente ampi margini ai prefetti. I motivi previsti per il sequestro erano due: commissione di un reato o favoreggiamento di un sentimento di sfiducia verso lo Stato. Il secondo motivo era molto generico, tant'è che spesso i prefetti discriminavano soprattutto le testate non allineate politicamente col governo. L'unico modo per molti giornali di continuare a uscire fu quello di sottoporsi ad una censura preventiva volontaria o per meglio dire obbligatoria (dal punto di vista dei quotidiani a rischio). L'Avanti fu talmente perseguitato da venire bandito dei territori definiti militari e ciò scatenò la protesta di Albertini, favorevole alla libertà di opinione anche per i socialisti. Il direttore del Corriere invia una lettera a Salandra l'11 giugno, nella quale si esorta a conciliare le esigenze del governo coll'eguaglianza di trattamento che deve essere fatta ai giornali censurati. 41 La risposta di Salandra fu generica ed elusiva, facendo ben capire 38 Ivi p L. Albertini, Epistolario , cit., p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p L. Albertini, Epistolario , cit., p.403-4

19 quale fosse l'atteggiamento del governo di fronte ai giornali non allineati. L'aspetto ancora più grave è che anche tra i giornali allineati ci sono differenze: è il caso dell'idea Nazionale (giornale finanziato da Sonnino e Salandra) il quale, riportando il 14 giugno delle informazioni vietate dalla censura, riceve dal Ministro dell'interno soltanto una ramanzina ed un' esortazione a non farlo più. 42 Il comandante in capo dell'esercito è Luigi Cadorna, che non ha nessuna simpatia per la stampa e per i giornalisti e di conseguenza le sue disposizioni sono drastiche (ad esempio viene vietato l'ingresso ai corrispondenti di guerra nelle zone delle operazioni militari). Così la scarsità di informazioni provenienti dal fronte fece sì che, almeno nel primo periodo di guerra, i giornali ricorressero a metodi ingegnosi per reperire notizie. Ad esempio Athos Banti, del Giornale d'italia, riuscì a passare il fronte fingendosi soldato prima di essere scoperto ed espulso, mentre il tenente De Felice, che aveva scritto una corrispondenza dal fronte carnico per il Secolo, venne addirittura arrestato. 43 Il 26 maggio, di fronte a questa situazione di disagio per la stampa nazionale, Albertini esprime il suo punto di vista al governo. Nella lettera recrimina la possibilità per i corrispondenti di dare almeno una impressione generica degli episodi al fronte, tratteggiando l'ambiente in senso favorevole all'impresa italiana, senza fornire informazioni di tipo militare: Ma non vi rendete conto -profetizza Albertini- che a fare il giornale come dite voi si fa una cosa morta che in pochi giorni darà al paese un' idea terribile della guerra, lascerà negli animi una specie di desolazione, un'ansia straordinaria di notizie, farà correre per tutte le bocche le voci più strampalate, accrediterà chissà quali particolari terribili che non rispondono a realtà? 44 Risulta evidente in questa considerazione come la funzione pedagogica della stampa sia fondamentale per Albertini. Il direttore del Corriere, infatti, attribuisce molta importanza alla necessità di informare e formare al tempo stesso il lettore, tramite un' informazione precisa ed esauriente, secondo il modello anglosassone della Credibility and Fairness (Albertini aveva fatto un' importante esperienza presso la redazione del Times di Londra, sul finire del secolo precedente). Tutto il contrario insomma rispetto al deprimente panorama informativo che si intravedeva già nel maggio 1915 e che avrebbe accompagnato i giornali fino alla fine della guerra. La speranza di un rinnovamento della società italiana spinse, come 42 S. Sonnino, Carteggio 1914/16 cit., p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p L. Albertini, Epistolario ,cit., 1968 p.391

20 spiegato in precedenza, ad un appoggio del Corriere in funzione anti-giolittiana al governo Salandra. Il politico pugliese però, più che per una politica di cambiamento, passò alla storia per la sua capacità di gestione del potere. 45 Alla luce delle speranze di Albertini è importante notare come le perplessità del direttore del Corriere vengano sempre confinate sotto forma di corrispondenza privata, per non indebolire il governo tramite uno scontro sulla carta stampata. Il caso opposto è quello che riguarda la Stampa, in particolare in un articolo del 28 agosto, dove, in tema di censura, si accusa il governo di aver talmente limitato le opinioni dei quotidiani da aver impoverito la qualità della stampa italiana. 46 La stampa nazionalista, al contrario, in questo periodo indica la censura come necessità per la guerra e come strumento indispensabile per mantenere l'ordine pubblico. 8.1) La censura al fronte Figura centrale del giornalismo di guerra è il corrispondente. In Italia, all'inizio del conflitto contro l'austria, vennero stabilite delle condizioni per poter esercitare questa delicata professione: il corrispondente doveva avere almeno 40 anni, mentre le sue spese per spostarsi nelle retrovie del fronte (comprese la benzina e la fornitura di un militare-autista) dovevano essere a carico del giornale. 47 Di non secondaria importanza era il fatto che i corrispondenti dovevano essere graditi al Comando supremo, stabilito nella città di Udine. Tra l agosto e il settembre 1915 trentasei inviati ricevettero l autorizzazione a compiere una breve visita al fronte e più tardi Cadorna dovette anche accettare la presenza presso il Comando di dodici inviati (tre dei paesi alleati e nove italiani), ma concesse loro una limitatissima libertà di cronaca. 48 Capiamo dunque come fossero pochi e come fossero costosi per le loro redazioni i primi corrispondenti. I giornali più diffusi riuscirono comunque a trovare i soldi necessari al mantenimento, viste le enormi tirature dei giornali (il Corriere raggiungerà nel corso della guerra la cifra record di di copie in un giorno) favorite dalla sete di notizie delle famiglie dei soldati al fronte. Uno dei 45 V. Castronovo, La stampa italiana dall'unità al fascismo, cit., p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p G. Licata, Storia e linguaggio dei corrispondenti di guerra, Milano, G. Milano, 1972 p V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età liberale, cit., p.283

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