ANDREA BRUSTOLON ANGELI

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1 ANGELI primo decennio del sec. XVIII policromato e dorato 106 x 82 x 33 cm (angelo reggifiocco) 114 x 95 x 36 cm (angelo reggicroce) Il baldacchino sovrastante l altare maggiore, sorretto da sei angeli, fu terminato nel 1840 su commissione e ideazione del Rettore della chiesa di San Pietro monsignor Matteo Miari come risulta dalla scritta riportata sul retro. I due angeli sommitali sono di Andrea Brustolon mentre gli altri quattro, per il passato genericamente attribuiti alla sua scuola, sarebbero invece di Giovanni Battista Besarel. La fonte di tale attribuzione è Valentino Panciera Besarel il quale, nelle sue Memorie, scrive: Mio padre raccontava l enorme fatica e l assiduità del lavoro di questi Angeli. La provenienza delle due sculture brustoloniane è stata alquanto discussa e anche se ci sono tesi discordanti, non è azzardato ipotizzare che i due angeli siano stati eseguiti da Andrea Brustolon proprio per la chiesa di San Pietro. Nell Archivio Sartori, alla data 11 novembre 1723, si legge a proposito di P. Girolamo Deletto da Solmona: Di questo Convento fu gran benefattore. Fece fare colle sue proprie elemosine (...) due Angeli indorati per sostenere le due Lampade dell Altar Maggiore di mano del Sig. Andrea Brustolon celebre scultore. L altare maggiore era stato realizzato su disegno di Cesare Vecellio, come si legge in un atto notarile, stipulato mercoledì 25 febbraio 1587: l opera davanti sia fatta tutta di cirmo, ovver altro legno più al proposito al giudizio di mastro Cesare conveniente all opera e al disegno. La postura dei due angeli sommitali del baldacchino, i quali sorreggono un fiocco e la croce, è perfettamente compatibile con la precedente funzione di sorreggere le due lampade. Si può inoltre ipotizzare che gli angeli, dopo che venne realizzato un altare maggiore in marmo nella nuova chiesa di San Pietro e l altare precedente di legno fu trasferito nella cappella del Crocifisso, siano rimasti in deposito finché Matteo Miari prospettò la nuova e attuale soluzione.

2 CROCIFISSIONE 1729 monocromato 331 x 190 x 30 cm La grande pala lignea siglata e datata 1729 è una delle ultime prove di Brustolon nella città natale; gli era stata commissionata da Francesco Benetti, probabilmente dopo aver visto l effetto della precedente Morte di san Francesco Saverio, conclusa nel Il modello preparatorio in terracotta della pala, oggi conservato al Museo Civico di Belluno, porta infatti la data 1728 sul retro, dato che testimonia un rapporto da tempo in essere. Antonio Agosti rimarcava nel 1833 con fare benevolo il fatto che Brustolon togliendoci con fino accorgimento la vista spiacevole degli empii manigoldi, della soldatesca insolente e della dispettosa burbanzade Farisei e de Sacerdoti, ci ha solo riservato a quella parte di storia ch è più atta a commuovere, ad ispirare sentimenti di pietà, ed a condurci a contemplazioni divote. Per quanto riguarda gli snodi figurali, lo scultore riprende modelli già ampiamente collaudati negli anni precedenti: così il Crocifisso ripropone, aggiornandolo, quello del Calvario di Farra d Alpago, realizzato più di vent anni prima, e allo stesso modo si ripercorrono la Maddalena e il san Giovanni, denunciando non tanto stanchezza compositiva, quanto piuttosto il desiderio di creare una sorta di testamento scultoreo, che riassumesse il senso di un intera carriera. Per il resto, le vicende storico critiche della pala in esame sono del tutto analoghe a quelle del suo pendant raffigurante la morte del missionario gesuita.

3 Morte di san Francesco Saverio 1727 monocromato 332 x 190 x 32 cm Già nella chiesa dell ordine gesuita di Sant Ignazio in Favola, soppressa nel 1773, la pala è stata in seguito traslata in duomo, per essere poi sistemata nell attuale collocazione nel 1833, quando con grande magniloquenza venivano inagurati i due altari in marmo disegnati da Antonio Diedo per ospitare questa pala e il suo pendant con la Crocifissione. La pala era stata commissionata a Brustolon da Andrea Miari, e il relativo contratto era stato siglato in data 29 aprile 1723, dopo che trattative erano state intavolate sin dall anno prima. Nel documento si specificava che il soggetto doveva rappresentare la Vergine sopra le nuvole col Bambino, o in piedi con Angioletti al bisogno, e nuvole; San Giuseppe, in atto supplicante con altri angioletti e nuvolette; San Francesco Saverio poi nel piano, spirante sulla spiaggia; di lontano nell infimo posto, tre bambini [i tre figli di Andrea Miari] ecc. e, dulcis in fundo con quello tutto sarà in parere del detto sig.r Andrea Brustoloni. I lavori dureranno sei anni, ma il risultato, testato nello splendido modelletto in terracotta, sarà di grandissimo effetto tra i contemporanei. Colpiva nella pala la volontà di mettere a contatto pittura e scultura, nonché il desiderio di rivaleggiare con la scultura in marmo, visto che l opera era stata pensata sin dall inizio in forma di finta pietra marmorizzata.

4 BOTTEGA DI ANDREA SANT ANTONIO DA PADOVA terzo decennio (?) del sec. XVIII simulacro in legno di cirmolo policromato, occhi del santo in pasta vitrea, vesti non originali 170 x 85 x 50 cm La statua processionale, realizzata su commissione dei frati minori francescani per la chiesa di San Pietro annessa al loro convento (oggi Semiraio Gregoriano), fu oggetto di intenso culto incentivato dagli stessi regolari sino al 1806 quando questi - per disposizione napoleonica vennero allontanati da Belluno. Forse verso gli ultimi anni dell Ottocento, in un periodo culturale di marcata indisposizione mentale e di svalutazione estetica nei confronti dei simulacri vestiti, già tanto cari alla devozione popolare sei-settecentesca per la loro coinvolgente carica mimetica e l inclinazione scenografica di gusto barocco, il sant Antonio viene esposto nella sacrestia. Successivamente tornerà in chiesa per essere esposto nella nicchia dell altare ove tutt ora si trova. L opera, tradizionalmente attribuita ad Andrea Brustolon, è stata recentemente ascritta al catalogo di Giovanni Battista Alchini. Per quanto non sia affatto agevole giungere ad acclarare definitivamente la questione solo tramite riscontri di natura stilistica, va notato che la tecnica esecutiva del volto, la resa e la concezione stessa dei dettagli paiono in effetti essere assai più in sintonia con la produzione alchiniana che con quella tipica del Brustolon. Se dell arte di quest ultimo emergono talune incontestabili consonanze soprattutto sul piano morfologico-ideativo, ciò non contrasta con il fatto che proprio un collaboratore sulla scorta di un disegno o, comunque, sulla base di precise direttive del titolare della bottega, abbia potuto eseguire il lavoro. Accettando detta riflessione la cronologia potrebbe orientarsi, quindi, verso il terzo decennio del Settecento, tenendo conto sia dell ipotetica, tarda, datazione al quale si è accennato sia delle vicine date dei decessi del Brustolon (1732) e dell Alchini (1734).

5 BOTTEGA DI ANDREA San Francesco d Assisi post 1729 policromato 115 x 55 x 43 cm La statua esposta nella cappella Fulcis in una nicchia ricavata sopra il passaggio che dall annesso Seminario immette nella chiesa di San Pietro è adeguatamente collocata per essere ammirata da sotto in su, secondo il progetto e le finalità dell esecutore. Il santo, con il sembiante intensamente segnato dalle maceranti penitenze ma ravvivato da un interiore luce spirituale, alza allusivamente gli occhi al cielo dopo averli appena distolti dal Crocifisso posizionato sul tronco dell albero che era stato oggetto di assorta contemplazione. Il senso di pacato misticismo trapela poi dallo stesso impianto compositivo e dalla regia gestuale tendente ad una sottile drammatizzazione, peraltro in sintonia con un tipo di sensibilità religiosa tardobarocca passionale e suadente. La scultura a tuttotondo, per l armonia di tono e di gusto è afferente ai canoni figurativi del Brustolon ai quali si ispira in modo convincente. Infatti, senza alcuno sforzo o lambiccato esercizio compositivo, il nostro taumaturgo d Assisi sia nel volto e nei suoi dettagli somatici sia nell apertura delle braccia, metafora di confidente abbandono al divino volere lascia trasparire l ammirazione per l arte di Andrea certificando, nel contempo, la dipendenza dal san Francesco Saverio immortalato nell autografa pala (1729) ornante il secondo altare di sinistra della medesima chiesa. La statua, meritevole di un oculato intervento di restauro, va annoverata tra i dignitosi prodotti di bottega nella quale, più o meno alle dirette dipendenze del titolare, lavoravano artefici periti sul versante squisitamente tecnico e sovente non privi di un individuale personalità artistica. Il punto di riferimento cronologico, come già accennato, è dunque determinato dall addentellato figurativostilistico con La morte di san Francesco Saverio, pala firmata e datata dal maestro al finire del terzo decennio del Settecento.

6 E BOTTEGA TABERNACOLO CON PUTTI tardo sec. XVII policromato e dorato 130 x 140 x 42 cm Il tabernacolo si trovava precedentemente nella Cattedrale di Belluno. Fu trasferito nella chiesa di San Pietro nel 1846, come testimonia il contratto sottoscritto dal fabbricere Jacopo Tasso nel quale è annotato che era ad uso della Scuola del Santissimo la quale aveva in Cattedrale il proprio altare. Le circostanze che hanno portato a trasferire il tabernacolo sono molto probabilmente dovute al desiderio di trovare una sede appropriata alle reliquie insigni della Santa Croce che Papa Gregorio XVI aveva donato nel 1842 al Seminario di Belluno. Non è escluso che promotore dell iniziativa sia stato il canonico Matteo Miari, Rettore della chiesa di San Pietro dal 1826 al Durante il suo rettorato, e precisamente dal 1831 al 1833, vennero realizzati i due altari in marmo per contenere le due pale del Brustolon La morte di San Francesco Saverio e La Crocifissione ed il baldacchino, scolpito da Giovanni Battista Besarel nel 1840 sopra l altare maggiore con i due angeli del Brustolon. Non a caso una lapide collocata accanto alla porta d entrata della chiesa nel 1846 ne ricorda i meriti: Al conte Matteo Miari, canonico bellunese, piissimo rettore di questa chiesa, poiché con assidue cure e grandi spese ne restaurò il culto e ne accrebbe lo splendore, i cittadini posero questo segno di riconoscenza nel In realtà Matteo Miari non poté vedere il tabernacolo nella sua chiesa dal momento che fu sostituito da don Luigi Proclemer perché gravemente malato il 4 novembre1845. Morirà il venticinque maggio1846. Come risulta da una ricca documentazione il passaggio del tabernacolo alla chiesa di San Pietro avvenne in seguito a trattative laboriose caratterizzate da un iniziale diniego dei Fabbriceri della Cattedrale sbloccato in seguito a un intervento diretto del Vescovo Antonio Gava. In quella occasione ci fu anche il riadattamento del tabernacolo a reliquiario con una nuova porticina centrale e probabilmente l inserimento tra le mani dell angelo sommitale di una croce e la ridipintura dell intera opera.

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