LIBERTÀ NOTIZIARIO DELLA F.I.V.L. FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTÀ - NOVEMBRE 2011

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1 LIBERTÀ Anno Numero 3 dal Popolo Aut. del tribunale di Cuneo n 625 del 20 settembre Sped. in a.p. art. 2 comma 20/C legge 662/96 filiale di Cuneo - Dir. resp. Aldo Benevelli Realizzazione GRAPHEDIT - stampa TIP. BOVESANA Boves (CN) PERCHÉ LIBERTÀ DAL POPOLO? Perché Libertà, Democrazia ed Unità le avevamo gradualmente perse per 20 anni dall imbroglio fascista, dalla ignominosa fuga di Monarchia, Governo e Stato Maggiore e poi dalla feroce invasione nazista (8 settembre 1943). Ripartendo DAL basso DALLA gente comune (soldati sbandati, operai e contadini, studenti, uomini e donne) l abbiamo, con gli Alleati, riconquistata e restituita all Italia. NOTIZIARIO DELLA F.I.V.L. FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTÀ - NOVEMBRE 2011 A VERONA IL 21 SETTEMBRE SOLENNE MEMORIA DELL ECCIDIO DI CEFALONIA DELLA DIVISIONE ACQUI CONSEGNATE LE MEDAGLIE D ARGENTO FIVL AI 50 SUPERSTITI DELLA STRAGE Anche quest'anno la città di Verona ha celebrato la commemorazione ufficiale, a livello nazionale, dell'eccidio subito dalla Divisione Acqui, nelle isole ioniche di Cefalonia e Corfù, giunto al 68 anniversario. La ricorrenza vuole ricordare uno dei più tragici fatti subiti dall Esercito italiano durante la seconda guerra mondiale, tra il 12 ed il 26 settembre del 1943, con il massacro di circa soldati italiani. La Divisione Acqui era dislocata in Grecia, nelle isole di Cefalonia e Corfù, l Italia ancora alleata della Germania. Con l armistizio dell 8 settembre 1943, il Governo del Regno d Italia firmò la tregua nei confronti degli anglo americani. All intimazione di deporre le armi da parte degli ufficiali tedeschi, la Divisione Acqui preferì il combattimento ed il sacrificio, al disonore della resa e della consegna delle armi, mantenendo fede al giuramento fatto alla Patria lontana. Cominciarono le battaglie e la Divisione Acqui, lasciata a lungo senza ordini chiari, come tutto l Esercito italiano, fu sopraffatta dalle preponderanti forze tedesche e la rappresaglia della Vehrmacht fu tremenda. La Divisone Acqui si immolò mantenendo l onore dell Esercito e la fedeltà alla Patria. A Cefalonia morirono in combattimento 65 ufficiali, 1250 sottufficiali e soldati, furono fucilati 325 ufficiali e 5000 sottufficiali e soldati ed oltre 3000 sottufficiali e soldati risultarono dispersi in mare, per l affondamento delle navi che dovevano trasportarli nei campi di concentramento e di prigionia. Nell isola di Corfù morirono in combattimento 2 ufficiali e 600 sottufficiali e soldati ed altri 17 ufficiali furono fucilati. Alla Cerimonia di mercoledì 21 settembre, presso il monumento nazionale, eretto a Verona nel 1966, per l elevato numero di veronesi caduti a Cefalonia e Corfù, e inaugurato alla presenza dell onorevole Aldo MORO, allora Presidente del Consiglio, hanno partecipato 50 superstiti di quelle tragiche giornate, provenienti da tutte le Regioni d Italia, ai quali sono stati ufficialmente consegnate le medaglie d'argento del 150 dell Unità d Italia coniate dalla FIVL. Assente, per motivi di salute, il presidente nazionale FIVL, comm. Guido DE CARLI, hanno onorato la consegna del prestigioso riconoscimento, la presidente dell'associazione Nazionale Divisione Acqui, prof.ssa Graziella BETTINI e le numerose autorità politiche presenti, in rappresentanza del Comune e della Provincia di Verona, della Prefettura. Hanno presenziato numerosissimi labari e bandiere delle Associazioni d Arma, Combattentistiche e della Resistenza e numerosi gonfaloni di città e province decorati al Valor Militare. Particolari onori sono stati riservati al Medagliere dell Associazione Nazionale Divisione Acqui, con le sue 27 medaglie d oro, ai decorati viventi ed ai famigliari dei decorati alla memoria, nonché alla bandiera di guerra del 17 Reggimento Fanteria Acqui, decorati di medaglia d oro al valor militare. continua in 2 pagina 7 OTTOBRE: NAPOLITANO CON I COLLEGHI GIOVANOTTI EX PARTIGIANI, DEPORTATI, INTERNATI... CUNEO 2 MEDAGLIE D ORO DELLA RESISTENZA ABBRACCIA IL SUO PRESIDENTE NAPOLITANO EMOZIONE RECIPROCA NEL RICEVERE DALLE MANI DEI PARTIGIANI, DAL PREFETTO E DAL SINDACO LA MEDAGLIA D ARGENTO CONIATA DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE EX COMBATTENTI DELLA LIBERTÀ PER IL 150 DELL UNITÀ D ITALIA. È UN FESTOSO E PARTICOLARMENTE CORDIALE COMMIATO E ARRIVEDERCI IL SALUTO CORDIALE AI COLLEGHI GIOVANOTTI Vi ringrazio per la calorosa accoglienza e permettetemi di rivolgere un saluto particolarmente cordiale ai miei colleghi giovanotti che siedono nelle prime file. Mi hanno colpito i ricordi di don Aldo Benevelli e, oggi, sono qui perché davvero non avrei potuto concludere le celebrazioni del 150 anno dell Unità d Italia senza rendere omaggio a questa città per quello cha rappresentato nello sviluppo della nostra storia nazionale, per i valori di attaccamento alla Patria e allo Stato e per la Resistenza degli eroi Galimberti, Vian ecc Quando abbiamo cominciato a discutere come festeggiare il 150 Anniversario abbiamo capito che c era bisogno di recuperare la memoria del Risorgimento e di tutte le vicende del processo unitario Ci sono stati alla guida di quel moto grandi personalità che si sono anche combattute tra di loro. Però Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele, Cattaneo nei momenti decisivi hanno saputo riconoscere quale doveva essere lo sforzo comune. Poi, il capolavoro della Resistenza che è stato quello di restituire agli italiani l idea di nazione e l amor di patria Dal dopoguerra agli Anni Sessanta abbiamo fatto uno straordinario balzo in avanti: da Paese distrutto dal fascismo siamo diventati tra i più avanzati del mondo. Ma, un altra volta, pur tra dure lotte politiche ed aspre polemiche in Parlamento, tutti, da diversi punti di vista, hanno cooperato per costruire uno straordinario sforzo collettivo nazionale. Questo è stato il segreto di quel periodo. Oggi, siamo dinanzi a problemi duri: è una fase in cui non si possono avere certezze e nemmeno posizioni acquisite Bisogna guardare oltre le frontiere: dobbiamo sentirci italiani, ma anche europei Però occorre dircelo francamente e lo ha detto anche Obama abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi Dobbiamo, perciò, avere la capacità di individuare nuove strade per crescere uniti, ma anche per vivere in modo più solidale e più sobrio Abbiamo bisogno che si stabilisca un clima di questo genere, che presuppone l abbandono delle faziosità, delle contrapposizioni politiche e, soprattutto, delle contrapposizioni tra una parte del Paese e l altra E abbiamo bisogno che l Italia torni a parlare con una sua voce autorevole e convinta in Europa La politica non è una cosa sporca e la cosa pubblica siamo tutti noi. Guai a non ritrovare il senso della politica come realtà che ci appartiene e a cui non dobbiamo rinunciare. Soprattutto voi giovani non dovete abbandonarla: contiamo tanto su di voi e vi guardiamo con ammirazione per quello che fate Teniamo viva la dignità della politica e diamo il nostro contributo a riabilitarla e a rilanciarla nel nostro Paese. BENVENUTO DEL SINDACO ALBERTO VALMAGGIA La Sua presenza qui, oggi, ci riempie di gioia e dà un senso ancora più compiuto e solenne al cammino che abbiamo intrapreso,come Comitato Cuneese per i 150 anni dell Unità d Italia, dal 17 marzo scorso quando abbiamo dato l avvio ufficiale, qui a Cuneo, alle celebrazioni. Molte iniziative sono state realizzate da allora, coinvolgendo il mondo giovanile, come la splendida e apprezzata mostra Italiaeuropa che ha coinvolto le nostre scuole, fino alle celebrazioni dell 8 settembre scorso con un concerto memorabile, sempre rivolto ai giovani. Riprendo oggi un pensiero che ho condiviso il 17 marzo scorso qui in città, il giorno prima dell avvio ufficiale ed emozionante delle celebrazioni a Torino, che Lei, Signor Presidente, con la Sua presenza ha reso ancor più solenne e ricco di significato. Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato si spegne : appuntava così il nostro Cesare Paese nel suo diario Il mestiere di vivere nel Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato si spegne Noi non vogliamo che il nostro popolo oggi si spenga. Noi vogliamo che vivano i sogni, le idealità, i progetti dei nostri giovani, confrontati al lavoro che manca o che è troppo precario per consentire la costruzione di un futuro sereno Su questo fronte situazioni preoccupanti interessano anche la nostra città come il recente paventato trasferimento in altro sito della storica azienda cuneese Alpitour. Noi vogliamo che vivano i piccoli Comuni, soprattutto quelli di montagna. Sono culle di storia, cultura, tradizioni e presidi oggi di solidarietà, volontariato civile. Noi vogliamo che abbiano voce gli ultimi della fila, quelli che fanno più fatica e che per primi sono messi ai margini da questa crisi. Perché questo avvenga ci siamo messi in cammino il 17 marzo scorso per ritrovare nella memoria il seme del futuro e il senso vitale del nostro passato. Per questo ci ritroviamo in questo teatro con questi simpatici giovanotti suoi coetanei, signor Presidente. Hanno al collo fazzoletti di colori diversi e alle spalle storie almeno altrettanto colorate e ricche di sapienza. Giovanotti che tanto ci hanno insegnato e continuano a insegnarci col loro entusiasmo, la loro testimonianza, il loro impegno, la loro fedeltà a una Costituzione che hanno coraggiosamente conquistato per noi e i nostri figli Siamo qui per dirle che noi ci siamo, come ci furono allora questi Giovanotti e, come loro e con loro, non ci rassegniamo a vedere il nostro popolo spegnersi, resteremo uniti, perché solo così potremo insieme superare le difficoltà del momento.

2 IL SALUTO DEL NOSTRO DIRETTORE COMMOSSA LETTURA STORICA DALL 8 SETTEMBRE 1943 AL DELIRIO POPOLARE DELLA LIBERAZIONE: IL 25 APRILE NON SI TOCCA! IL PRIMO SALUTO AI COLLEGHI GIOVANOTTI Caro Presidente Mi perdoni e anche la città mi sopporti come una grande famiglia riunita per l evento di questa sera ha pazienza con il nonno che racconta. E una specie di storia, di saga deamicisiana quasi. Dunque: correva l anno 1943, un settembre caldo più del solito, a tempo perso progettavo già di come avrei festeggiato i miei 20 anni Ero davvero un ragazzo fortunato perché avrei celebrato il mio ventennale nientemeno che in quella coda di storia che seppellì l umiliante lunga parentesi dei vent anni di fascismo. Poche settimane prima della notte sul 26 luglio, anziché inaugurare il Palazzo dei buchi nella Roma-Eur il duce cadeva ad opera del Consiglio nazionale del suo partito fascista. Anziché predisporre la festa del mio compleanno fui travolto da un delirio di festa popolare con tutta Cuneo e paesi in piazza tra danze, canti, abbracci e qualche schiaffo a gerarchetti ignari del crollo notturno della dittatura. Come tutti i giovanotti, il sottoscritto, ex balilla, seppellì il suo straccio di camicia nera senza galloni, senza benemerenze o meriti cuciti sul petto. A pieni polmoni, con tutti, respirai un aria finalmente pura. Mi parve un sogno, non più essere inquadrato in un colore unico, e per di più tinta carbone, con il mio cervello versato all ammasso insieme a 40 milioni d italiani. Il primo giorno di vita consumato in una incredibile strage di quadri, targhe, statue del duce frantumate, giornali e libri del regime fatti falò nelle strade Tutti poi ad ascoltare il discorso dell avvocato Duccio Galimberti, cospiratore antifascista che,sulla frase del capo del governo Badoglio La guerra continua affermò La guerra continua, ma contro i tedeschi. Fu un uragano di applausi che salì al cielo. Una miracolosa inattesa stagione nuova. Durò poco; ci cadde addosso l 8 settembre una delle pagine più angosciose della mia vita. Era stato firmato l armistizio con gli Alleati; sarebbe dovuto finire la guerra. Di nuovo molti sulle piazze di Cuneo e dei paesi per abbracciarsi, ballare e piangere di gioia. Invece abbandonati dai nuovi Capi nel giro di poche ore il Paese libero fu agguantato al collo dalla morsa dell ex alleato Adolfo Hitler. Fu uno tsunami di rabbiosa vendetta, una grandine di camicie brune soffocò il tenero germoglio della libertà appena dischiuso. Ne avevamo basta di nuove camicie! Altro miracolo: il germoglio appena in fiore si serrò nei suoi fragili petali, si fece robusto, cocciuto nella sua voglia di non cedere e di salvare i colori brillanti dei suoi petali: bianco rosso verde. Raccattò tutte le sue forze, la sua vocazione di ribelle, il sangue nelle sue vene riprese a gorgogliare forte contro un Golia barbaro, contro lo scarpone gigantesco dell armata più potente d Europa, contro la bandiera uncinata dell inferno nazista. Sui nostri paesi e sulle nostre città calò la nebbia e la notte: nebel und nacht ; strage di paesi inermi, assassinio di giovani uomini disarmati, canzoni gutturali sugli incendi e sui massacri del centro e nord Italia. Non fecero però i conti con noi, con un popolo che a mani nude si unì in difesa. Nasce la Resistenza, quella che Ciampi chiamerà il secondo Risorgimento. Due anni di sangue, di odio, di forche, di fucilazioni in massa, di interrogatori sotto tortura.a Cuneo la rivolta popolare la guidarono due martiri: Duccio Galimberti percosso, schiaffeggiato e ucciso dagli sgherri neofascisti; Ignazio Vian torturato per giorni e notti, stremato volle vergare sulla parete della cella: Morire ma non tradire impiccato a Torino il 22 luglio 1944, gridò: Viva l Italia!. Ma tutto un popolo fu martire, sul suo sangue fiorì la primavera dell aprile 1945, finalmente una festa vera che ci fece impazzire mentre entravamo nei paesi e nelle città liberate. Non dimentichiamo oggi che i partigiani, gli internati, i deportati, gli eroi di Cefalonia furono toscani, piemontesi, abruzzesi, veneti, liguri ecc tutti insieme, con gli alleati, ricostruirono e diedero un anima sola a un paese lacerato. La festa del 25 aprile non si tocca! Abbiamo avuto presidenti della Repubblica che hanno combattuto con noi, come Pertini, Scalfaro e Ciampi. Vennero a visitare Cuneo, Boves (il paese della prima rappresaglia in Italia), Alba. Oggi abbiamo un Capo dello Stato che ha ragione a predicarci l unità. Giorni fa ci ammonì: La crisi morale ed economica la supereremo se saremo tutti uniti Caro Presidente, noi uomini e donne della Resistenza ancora viventi, reduci da rastrellamenti e carceri, sopravvissuti ai vagoni bestiame, ai campi di eliminazione, di internamento, oggi nonni d Italia, la ringraziamo, con i sindaci e la gente di questa Provincia Granda, delle sue fatiche, dei suoi incoraggiamenti, dei suoi periodici discorsi vigorosi, saggi e coraggiosi per rimproverarci quando anziché coltivare rettitudine ed esemplarità scivoliamo in pubblico nella rissa, nella volgarità, nello spreco, nella corruzione, nel razzismo, nella mafia politica. Caro Presidente, voglia sempre difendere e conservare la Costituzione nata dalla Resistenza l inno d Italia, la bandiera con cui più volte abbiamo avvolto i resti dei nostri compagni caduti come Gino Pistone che moribondo ha scritto col suo sangue sullo zaino Viva l Italia Lei è stato ed è ogni giorno sulla breccia con la saggezza di un padre, col coraggio d un profeta; noi fedeli nonni d Italia saremo sempre al suo fianco. Grazie Presidente! Viva l Italia libera ed unita! d. Aldo Benevelli vice Presidente Nazionale FIVL FOTO-CRONACA DELLA GIORNATA SI APRE LO STORICO EVENTO DELLA CITTÀ DI CUNEO: ACCANTO AL PRESIDENTE IN PIEDI: IL SINDACO ALBERTO VALMAGGIA, IL PROF. GUSTAVO ZAGREBELSCHI, L EX PARTIGIANO DON ALDO BENEVELLI IL CORDIALE APPROCCIO DEI GIOVANI A CUI IL PRESIDENTE RISPONDE: TENETE VIVA LA DIGNITÀ DELLA POLITICA! MEMORIA DELLA STRAGE DI CEFALONIA LA GIORNATA È STATA ORGANIZZATA DAL SINDACO E DALLE AUTORITÀ DELLA CITTÀ DI VERONA 2 continua dalla prima pagina Presente un nutrito reparto di formazione pluriarma, una fanfara militare e numerosi alunni delle scuole medie e superiori della città di Verona. L organizzazione della cerimonia è stata curata nei minimi particolari dal Comune di Verona, con particolare impegno da parte del sindaco Flavio TOSI, dal Comando Militare RFC Regionale Veneto, coordinato dal Ten. Col. Giorgio CASTA- GNA, in stretta collaborazione con la sezione provinciale di Verona dell'associazione Nazionale Divisione Acqui, del presidente Claudio TONINEL, vice presidente nazionale e della segretaria nazionale Sig.ra Luisa CA- LEFFI. NUMEROSE DELEGAZIONI DELLA RESISTENZA ITALIANA SONO ARRIVATE A CUNEO DA VENEZIA (IL NIPOTE DELL EROE IGNAZIO VIAN), UN GRUPPO DA PAVIA, IL MEDAGLIERE DELLA FIVL DA TORINO, UNA SQUADRA DALLA LIGURIA, UN ALTRA DA MILANO E LOMBARDIA, DAL VENETO, ECC... IL RADUNO NAZIONALE È STATO RINVIATO A CAUSA DELL IMPROVVISA FELICE COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE NAPOLITANO

3 L inverno scorso, un anziano signore di Bussolengo, il cui viso mi ricordava vagamente un vecchio amico di mio padre conosciuto da bambino, ha bussato sulla vetrina del mio ufficio e, una volta entrato mi ha apostrofato così: Carissimo Ugo, prima che scada il mio tempo voglio che tu abbia queste poche pagine che ho scritto. I giovani non devono perdere quello che per noi è stato il 25 aprile del 45. Tu sei un giornalista e so che ne farai buon uso. Tra l altro una parte importante ce l ha avuta anche tuo padre. Puoi ben immaginare il mio stupore e la mia emozione, anche perché nostro padre ha raramente ricordato con noi figli quei momenti e non amava molto parlarne. Per lui la guerra era finita quel giorno e, fresco sposo dall ottobre del 44, probabilmente voleva solo guardare avanti. L 8 settembre del 43 lo aveva colpito dalle tue parti a Cuneo da dove, sbandato come tutti, era arrivato a casa in Veneto marciando di notte per non farsi prendere dai tedeschi. Mia madre, oggi novantenne, mi ha aiutato a ricostruire quei momenti e mi ha regalato qualche documento originale dell epoca da lei gelosamente conservato. Ti passo le carte che l anziano amico di mio padre mi ha consegnato. E una rievocazione manoscxritta semplice di letteratura torica popolare; può servirti per la pagina Il nonno racconta. Ti allego una foto di mio papà Romolo e la copia dell attestato del CLN. Il 25 aprile del 45 io ero un bambino di 8 anni e abitavo in una via che portava verso il fiume Adige e di lì passavano i tedeschi e altri militari in fuga per andare verso il Brennero. Questo è quello che in quei giorni si sentiva dire, ma anche qualche tempo prima il posto era meta di accampamenti militari e noi bambini si andava a cercare di recuperare un po di rancio, così non si era particolarmente impauriti per la situazione di guerra (si conviveva). Ma il 25 aprile, alle prime ore del mattino, la tensione era già alta e pericolosa, era qualche ora che si sentivano in strada spari di fucile e scariche di mitra, mia madre ci impedì di uscire per vedere cosa succedeva e intanto un mio zio bussò alla porta, veniva dalla Chiesa dei Frati e ci ha detto che i partigiani inseguivano i tedeschi perché c era stato un morto ammazzato nel vicolo dei Biscardi. Si trattava del Sordo Mar: diceva mio zio che lo avevano avvisato che c era un tedesco poco lontano ma lui, essendo sordo, non aveva capito bene e aveva sporto la testa e così era stato colpito. La reazione dei partigiani era stata furiosa e hanno rincorso i tedeschi fin giù all Adige, erano circa le 8 del mattino quando mia madre dice a mio padre: devo mettere alla finestra il lenzuolo bianco in segno di resa, o cosa si deve fare? Sì, perché nel frattempo si sentiva qualche colpo di cannone e dicevano che erano gli americani che stando al Crosòn sparavano verso la Valpolicella per spaventare i tedeschi e perché se ne andassero verso il Brennero. In quel tempo siamo Il nonno racconta... RUBRICA DI STORIE VERE DELLA RESISTENZA RACCOLTE 60 ANNI DOPO SORPRESE STORICHE SUL 25 APRILE LE CARTE DI GINO, AMICO DI MIO PADRE usciti dalle case e abbiamo fatto in tempo a vedere i partigiani che impugnavano il fucile e avevano la bandiera italiana. Un altro aveva perfino la bandiera nera con il teschio, così mi hanno detto quelli più grandi, per far capire che anche i fascisti erano contro di loro. Alle 9 del mattino cominciarono gli sganci, cioè si entrava nei magazzini dei tedeschi che si trovavano nella palestra e alla filanda di via Piorta e si portava a casa quello che c era, pere secche, patate sale calzoni zucchero biciclette scatolame di ogni genere. Bastava portare a casa roba. Il municipio è stato devastato, c era gente che si portava a casa sedie tavoli vetrini bacheche e il resto era distrutto. Io e il mio amico coetaneo abbiamo preso un fucile e dei colpi e abbiamo tentato di caricarlo; lungo la via del Monumento passò Checo Spaca e ce lo tolse dalle mani perché non ci facessimo male. In piazza intanto, le donne considerate fasciste erano state rapate a zero i capelli e venivano derise dalla popolazione. Loro tentavano di coprirsi la testa col fòlar ma veniva sistematicamente tolto dalla gente per poterle ulteriormente deriderle. Quel giorno non si è mangiato ne è mancato il tempo perché verso le 10,30 cominciarono a passare casa per casa gli inglesi col fucile e la baionetta in canna. Sembravano molto alti e ci mettevano paura, uno di loro tirò il caltò (cassetto) della tavola e prese con la mano libera le uniche tre patate che UN FRAMMENTO DEL RACCONTO MANOSCRITTO DELL AMICO GIGI c erano rimaste. Io glielo detto subito a mia mamma, lo rincorremmo e lei gli ha detto ho avuto 2 anni i tedeschi in casa e non ci hanno mai rubato niente, dammi le patate e così l inglese che non aveva capito neanche una parola aprì la giberna e ce le rese. Alle 3 del pomeriggio arrivarono gli americani con i carri armati e ci lanciavano gomme da masticare alla menta un po salate e bianche e quadrate poco dolci ma si mangiava tutto, erano le mente contro il sonno per i carristi io così non chiusi occhio per due notti. Gli artificieri americani intanto erano andati a verificare se il ponte sul canale Biffi fosse minato e se avesse la portata per il passaggio dei carri. Visto che era tutto ok sono proseguiti verso Arcè per passare l Adige dove fosse possibile. Mi ricordo che mentre sostarono nei pressi del Monumento le ragazze e quelli più grandi di me cantavano la canzone cara mamma dammi cento lire che in America voglio andar e offrivano fiori. Eravamo a piedi nudi e mi ricordo che sono salito su un carro e mi sono scottato i piedi ma si era abituati a tutto e costretti a guarire in fretta. Ecco la cosa che ci sta a cuore di quel giorno. Erano le 6 di sera e dal muro del Monumento si poteva vedere cosa succedeva verso l Adige, c erano una ventina di partigiani con la fascia al braccio che incitavano tedeschi a salire la scalinata di 112 scalini che porta dall Adige al centro del Paese di Bussolengo. Avevano le mani sulla nuca erano sbracati con le uniformi sporche e stracciate, dalle dita delle mani sulla testa colava sangue che proveniva dalla nuca. Raggiunti in cima alla scala c era il vecio Passarin che gridava ai partigiani lasei nar da so mama no vedi che iè buteléti! (lasciateli andare dalla loro mamma, non vedete che sono dei bambini!) E intanto venivano scortati verso la caserma dei carabinieri scherniti e spinti dalla popolazione, la causa era forse e senza forse perché qualche giorno prima i tedeschi, non proprio quelli, avevano fatto saltare il ponte di Pescantina e il forte polveriera di Corrubio lasciando oltre ai morti uno squarcio di colore tufo sulla collina visibile per molti anni dopo. Era stato un momento veramente di terrore allora c era aria di vendetta. In questa pagina parlo di un uomo che si chiamava Romolo, che nel dopoguerra dopo anni come industriale calzaturiero mise la sua esperienza al servizio di una grande ditta di Bussolengo, sempre nella calzatura. Ho avuto modo di parlare con lui di una volta e anche del periodo della guerra. Aveva 13 anni più di me e ne sapeva di cose e mi raccontò del 25 aprile Lui era in quel gruppo di partigiani che inseguivano i tedeschi che cercavano di attraversare l Adige per andare verso la Germania ma, raggiunti in zona Pra de riso verso la frazione di Pol sono stati presi prigionieri e subito nella foga c era chi voleva fucilarli, ma Romolo, così mi raccontò e c è da credere, estrasse di tasca la sua pistola e l ha puntata verso i suoi compagni facendoli desistere dalla loro decisione dicendo a loro non vogliamo fare noi quello che loro hanno fatto ai nostri in Cefalonia. Li portiamo in caserma e poi si vedrà Personalmente lo ricordo come un grande uomo e sono orgoglioso che sia stato mio amico. Gigi IL PARTIGIANO ROMOLO PICCOLI (AL CENTRO) CON DUE SUOI CUGINI COME GRAZIE ALLA RISCHIOSA NOTIZIA D UNA STAFFETTA PARTIGIANA FU ARRESTATO UN GIORNALISTA FASCISTA E REALIZZATO LO SCAMBIO PER 3 SOCIALISTI Ecco il racconto di mia madre che La prega di non firmarlo a suo nome e di non essere nominata in quanto non vuol fare la figura di una "Primula rossa" ormai appassita. Ecco il racconto di mia madre che si descrive in prima persona. Una giovane staffetta partigiana si trovava a viaggiare verso Mondovì seduta accanto ad un uomo maturo, che affermava di essere un giornalista di un importante quotidiano nazionale ed amico di Mussolini; naturalmente detestava quei "banditi dei partigiani" e si augurava che fossero finalmente sterminati. Il discorso venne ascoltato con molta partecipazione dalla ragazza che disse di dover scendere prima della fermata di Mondovì per cercare uova in una cascina. Prima di alzarsi, si informò sull'ora in cui sarebbe tornato il suo interlocutore, per avere il piacere di incontrarlo nuovamente. Appena scesa, la ragazza avvertì i partigiani, di guardia ad un posto di blocco nelle vicinanze, che sul pullman di ritorno da Mondovì, quella sera, avrebbe viaggiato un signore di cui descrisse dettagliatamente l'aspetto: bisognava arrestarlo e consegnarlo a Giacosa come persona molto utile per uno scambio. Ciò avvenne puntualmente la stessa sera e tale arresto permise al Commissario politico Dino di trattare la liberazione di tre importanti rappresentanti del partito socialista, detenuti nel carcere di Torino. La staffetta partigiana corse un serio rischio qualche tempo dopo, quando incontrò per le vie di Cuneo il giornalista di cui sopra 1 che la inseguì ma fu "seminato" poichè non abbastanza pratico dei quartieri della città. 1 Si trattava di Mirko Giobbe ex direttore della Nazione di Firenze ed amico di Mussolini che si interessò personalmente della sua liberazione. M.T. LA RADIOSA FOTO DELLA SPOSINA GIUSTA CAVALLERA, COMPAGNA ARDIMENTOSA DELLA PRI- MULA ROSSA, MAMMA DI M.T. CHE CI HA INVIATO LA BREVE TESTIMONIANZA SOPRA IMPAGINATA. AMBEDUE OPERAVANO NELLE RISCHIOSE AVVENTURE DEL SERVIZIO X COLLEGATO ALL INTEL- LIGENCE DELLE FORZE ALLEATE. IL LORO PARTIGIANATO È STATO PIÙ VOLTE SPERICOLATO, MA HA RISOLTO SITUAZIONI NEFASTE E COMPLICATE. CON GIUSTA È IL FORTUNATO CONIUGE ERNST BRAUN, VALOROSO PARTIGIANO DELLA COMPAGNIA COMANDO DEL CAP. PIERO COSA FINE AGOSTO AL FORTE DI NAVA UNA LAPIDE PER RICORDARE LE VITTIME CIVILI DELLA LOTTA PER LA LIBERAZIONE L Associazione Garibaldini Indipendenti di Imperia, in collaborazione con l A.N.P.I. e l Istituto Storico della Resistenza, ha organizzato sabato 20 agosto 2011 una cerimonia nel FORTE CENTRALE DI NAVA (Comune di Pornassio), per ricordare i partigiani ed i civili caduti durante la II Guerra Mondiale. La manifestazione si è svolta con la deposizione di una corona d alloro alla lapide murata all esterno della Cappella sita nel Forte Centrale di Nava, a seguire la S. Messa officiata da S.E. Mons. Mario Oliveti, Vescovo della Diocesi di Alberga-Imperia e l orazione ufficiale dell on.manfredo Manfredi, Presidente ISRECIM: Hanno preso parte alla cerimonia una delegazione della F.I..V.L., con il Presidente Guido De Carli, il vice presidente Lelio Speranza. Il segretario Giuseppe Tizzoni, il consigliere Arturo Actis, insieme ad un nutrito gruppo di cittadini, di rappresentanti dei Comuni, delle Forze Armate e delle Associazioni combattentistiche e d Arma. Presenti il Medagliere della F.I.VL. e le bandiere della F.I.VL. Imperiose, della Sezione A.N.P.I di Imperia, della F.I.VL. Sezione Ingauna e dell Associazione Nazionale Bersaglieri d Imperia. 3

4 IERI-OGGI-DOMANI calendario VEDUTA DALL ALTO DEL CIMITERO DI GUERRA A CERTOSA DI PESIO Lettera aperta al Presidente De Carli LIBERTÀ DAL POPOLO: UN TITOLO SIGNIFICATIVO, PIACE! Guido Carissimo, nel ringraziarti sentitamente per le finalità perseguibili con l assegnazione delle medaglie d argento nel 65 della Liberazione e nel 150 dell Unità d Italia, consentimi uno sfogo personale, a corollario. Non possiamo non convenire che la quotidianità, nel suo susseguirsi, altera nella sostanza il volto autentico della Resistenza nella quale e della quale fummo attori comprimari; quella Resistenza considerata, sì, ufficialmente, ma a volte purtroppo riveduta e corretta secondo convenienze che originano delle circostanze; non è infrequente, nelle cerimonie che la celebrano (come il 25 aprile) che la si racconti come vicenda, storia degli altri., dei partigiani quelli cioè che la STORIA l hanno fatta col risultato che si finisce generalmente per considerarla come una guerra come tutte le altre! E bene invece precisare che la Resistenza (quella con l iniziale maiuscola) non fu guerra di offesa o di difesa nel senso che comunemente si conviene, ma una LOTTA, strenua, per la riappropriazione di uno STATUS CIVILE, anche se praticata con le armi, giacchè le furono impossibili i mezzi pacifici: in definitiva una guerra ideologica. E il coraggio con cui la sostenemmo si nutriva di entusiasmo morale, non di odio fazioso! In quell impresa collettiva ed anonima il vero protagonista l unico a ben considerare fu la gente: il POPOLO; lo sappiamo. Così come sappiamo (giova ripeterlo) che illuminante fu l idea morale che determinò il comportamento di chi oggi tra la gente visse, agì morì per ridare senso alla vita, alla STORIA Vale quindi la pena rammentare che il termine libertà ha innumeri accezioni, ma che tra quelle, sovrana è: la possibilità di scegliere il BENE SOMMO, allorchè nulla dall esterno costringa ad essere in un senso o nell altro. Condizionati da circostanze ambientali oltre che dai condizionamenti biologici, è impossibile concepire una scelta che non sia anche conseguenza di ciò che la determina dall esterno.allora libertà di? Libertà da? Libertà per? Libertà con.? Libertà come diritto, come dovere,? Continuo è lo scontro di diritti che ciascuno rivendica in nome della propria libertà, così che è inevitabile concludere che v ha un ambito della Libertà che è limite della libertà di ciascun altro: i diritti legittimi (gli interessi tutelati formalmente dalla Legge) si scontrano con i diritti soggettivi che la Legge non tutela né può tutelare in tutti i casi Le libertà civili che dovrebbero essere garanzia politica sono incessantemente concusse (Ironia del caso: si è soliti dire che la Democrazia è il meno/peggio dei sistemi di governo e a tanto basti considerare quel che avviene giornalmente nel mondo e a casa nostra! In breve: ci si deve convincere che la LIBERTA non è una soluzione o la soluzione e nemmeno un problema E IL problema, un CONTINUUM da affrontare in ogni istante. LIBERTA DAL POPOLO il titolo del notiziario F.I.V.L. non poteva essere più significativo... Cav. Alberto Oldani oggi Il 67 anniversario dei 23 giorni DENSO PROGRAMMA CELEBRATIVO DELLA REPUBBLICA DI ALBA In occasione del 67 anniversario dei 23 giorni della Libera Repubblica di Alba (10 ottobre novembre 1944), la città di Alba, in collaborazione con l Associazione Colle della Resistenza, l A.N.P.I. Sezione di Alba e l associazione Padre Girotti, ha organizzato alcuni momenti di incontro e riflessione: sabato 22 ottobre,presso la Sala del Palazzo Mostre e Congressi, ricordo di ENRICO MARTINI Mauri nel centenario dalla nascita, con interventi di Livio Berardo La rappresaglia dei 23 giorni, Michele Calandri La vicenda partigiana di Mauri, Pier Franco Quaglieni Il diario partigiano di Mauri Noi del primo gruppo di Divisioni Alpine; venerdì 28 ottobre, presso il Campo Sportino M. Coppino. Inaugurazione di un cippo restaurato in memoria di Caduti Partigiani e, presso la Sala Beppe Fenoglio, presentazione del 2 itinerario del progetto Strade delle memorie partigiane, con letture ed interventi musicali; martedì 1 novembre S. Messa nel Campo della Memoria, in onore ai caduti, con riflessioni e Ricordi; domenica 6 novembre S. Messa presso la Chiesa Madonna degli Angeli, loc. Altavilla, in suffragio dei caduti durante i 23 giorni e le rappresaglie che ne seguirono. domani Domenica 13 novembre TORNEREMO TUTTI AL CIMITERO DI CERTOSA Nella giornata di domenica 13 novembre p.v. ci uniremo tutti nel silenzio di questo discreto e struggente ritorno accanto ai nostri Compagni Caduti, a quelli che, uno dopo l altro, in seguito al luminoso Aprile 1945, ci salutarono con il loro arrivederci. Il ricordo di TUTTI riaffiorerà. Per averli più vicini, ci raccoglieremo attorno alla Mensa del primo Martire, quel Gesù, giovane, umile artigiano e poi coraggioso Maestro di vita, annunciatore e modello di una Buona Notizia o Vangelo. E poi saliremo a San Bartolomeo ed al Sacrario di Certosa di Pesio dove la terra custodisce le spoglie dei Comandanti Piero Cosa e Ignazio Vian e di altri Amici. Sarà la giornata del nostro affettuoso ritorno accanto a tutti loro. Il Presidente Aldo Benevelli dell Assoc. PArt. Ignazio Vian Programma-orario: ore S.Messa Parrocchia Chiusa di Pesio ore salita a San Bartolomeo con sosta sulla tomba del cap.piero Cosa ore pranzo ristorante Valle Pesio (da Tonietta) S.Barolomeo nel pomeriggio salita facoltativa al Sacrario partigiano di Certosa di Pesio prenotazioni per il pranzo: CELEBRATO IL 27 E 28 AGOSTO 2011 A CANTALUPO LIGURE L ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI PERTUSO DAVANTI A UNA FOLLA DI PARTIGIANI, FAMIGLIARI, AMICI, SINDACO ED ALTRE AUTORITÀ LIBERTÀ DAL POPOLO -TI INFORMA? -TI AIUTA A RICORDARE I VALORI? -TI PIACE? AIUTACI AD USCIRE CON MAGGIORE FREQUENZA ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO NATALIZIO ieri Con il Ministro G.B. Bertone (l uomo che trasse su dal buio le finanze del Paese) c erano altri Ministri, i due Vescovi di Mondovì e Fossano, molti Comandanti e partigiani attorno al leggendario capitano Piero Cosa, il capo dei suoi fazzoletti color ginestra...il sacrario fu consacrato, benedetto e accolse i resti dell eroe nazionale Ignazio Vian, martire la cui salma fu esumata ancora con la corda al collo al cimitero di Torino. Con lui altri Caduti tra cui un russo e un tedesco e il primo Mario Ferrua. oggi IL NUOVO PREFETTO DI PAVIA INCONTRA LE ASSOCIAZIONI PARTIGIANE In questi giorni il nuovo prefetto di Pavia, dott.ssa Peg Strano Materia, ha ricevuto nel suo accogliente ufficio di piazza Guicciardi le rappresentanze di alcune associazioni combattentistiche e d'arma, che da anni lavorano in stretta armonia tra di loro anche nell'ambito del territorio pavese. Si tratta di: Fivl (Federazione italiana volontari della libertà), con il presidente Guido De Carli e il segretario Giuseppe Tizzoni; Rap (Raggruppamento autonomo padano) di Voghera, con Carlo Scotti, città di cui è stato anche sindaco; Apc (Associazione partigiani cristiani), federata alla Fivl, con il presidente nazionale Raffaele Morini, il vicepresidente Emanuele Gallotti, e il presidente della sezione "Don Nicola De Martino" di Sant' Angelo Lodigiano, Luigi Gatti; Aned (Associazione nazionale ex deportati), con il presidente provinciale e consigliere nazionale Luigi Bozzini. L'incontro, svoltosi in un clima sereno e cordiale, ha permesso ai partecipanti di presentare, alla massima autorità dello Stato nell' ambito provinciale, le origini, le finalità e i programmi delle diverse associazioni presenti. Si è parlato, tra l'altro, dell'assegnazione, entro il corrente anno, della medaglia d'argento coniata dalla Fivl per il 150mo dell'unità d'italia. Morini ha donato al prefetto il suo ultimo libro, edito da Mursia, dal titolo "Enrico Mattei. Il partigiano che sfidò le sette sorelle". Gallotti, invece, ha dato in omaggio "L'Amore che tutto vince. Vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli" a cura di mons. Paolo Rizzi e gli Atti del convegno su Olivelli, tenutosi a Pavia il 30 aprile 2003 presso il collegio Ghislieri. Al termine, prima della foto di gruppo, Gatti ha consegnato al prefetto il foulard azzurro dell' Ape. 4 PER I CONTRIBUTI AL GIORNALE SUGGERIAMO L USO DEL C.C.P. N VI RINGRAZIAMO PER LA VITA ED IL SUCCESSO DI LIBERTÀ DAL POPOLO! SIAMO ANCORA COSTRETTI A RINVIARE ARTICOLI E COLLABORAZIONI DI EX PARTIGIANI E DI AMICI, A CAUSA DELLO SPAZIO LIMITATO. CI SCUSIAMO, VI OSPITEREMO NEL PROSSIMO NUMERO DI NATALE E CAPODANNO. IL TUO GIORNALE LIBERTÀ DAL POPOLO VUOLE CRESCERE NELLA SUA IMMAGINE E NELLE PAGINE. SERVITI DEL BOLLETTINO POSTALE ALLEGATO. MANDA IL TUO CONTRIBUTO! GRAZIE!

5 UOMINI E DONNE della Resistenza L ardimento di don Carlo LIBERÒ BEN PRIGIONIERI ORGANIZZÒ LE BRIGATE FIAMME VERDI Nella mattina di Domenica 4 Settembre a Villa Minozzo dapprima nella Chiesa Parrocchiale e poi nella piazza del paese si sono ritrovati i 27 partigiani oggi superstiti dei tanti giovani montanari o giovani della città e della pianura che seguirono Don Domenico Orlandini, per tutti e per sempre Don Carlo nella sua generosa avventura. Dapprima si trattò di organizzare il salvataggio sia di soldati italiani che di prigionieri anglo-americani sbandatisi dopo l armistizio dell , indi di organizzare una Brigata partigiana apolitica che anche in guerra facesse proprio il rispetto delle Convenzioni Internazionali di Ginevra a tutela della vita dei combattenti di entrambi i fronti, e soprattutto dei prigionieri. Non tutti erano presenti di persona anche perché Villa Minozzo, comune decorato di medaglia d argento per la sua partecipazione alla Guerra di Liberazione è un comune montano ove nel dopoguerra molti giovani dovettero emigrare in cerca di lavoro: tra i decorati tre, con i quali anche la sorella di Don Carlo, vivono stabilmente in AUSTRALIA, un altro in Argentina ed un altro ancora in Francia. Erano pertanto rappresentati da famigliari residenti in Italia. In un suo interessante libro di memorie sotto il titolo Dal Prampa alle Murge Don Orlandini descrive la sua coraggiosa e rischiosa opera nel portare in salvo nell Italia meridionale già liberata dalle Forze alleate un gran numero di prigionieri alleati fuggiti dai campi di prigionia. Ufficialmente Don Orlandini era in pellegrinaggio ad Assisi e Loreto, ma invece raggiunse, sia pure attraverso mille peripezie e contando sull ospitalità di tanti parroci, Guglionesi, nell entroterra di Termoli in Abruzzo, ove finalmente entrò in contatto con i Comandi Inglesi che lo accolsero al meglio., e poi lo accompagnarono a Bari al comando della 4 Armata. Don Carlo dette prova del suo coraggio e della sua determinazione al Comando Inglese, e così ebbe inizio la sua avventura, che tanti frutti raccolse nella collaborazione con l A FORCE inglese. Il collegamento con i comandi inglesi da lui avviato fu di grande aiuto al movimento partigiano in quanto ottenne gli aviolanci di armi e materiali ed inoltre una missione inglese si stabilirà nel territorio di Villa Minozzo. Fu decorato con la Victoria Cross la più alta onorificenza inglese, per aver raccolto e fatto fuggire dai campi di prigionia italiani, 3700 prigionieri alleati, ai quali fece poi attraversare le linee del fronte fino a condurli ai comandi inglesi. Nel vero spirito cristiano, espressione del sentimento dell amore e carità verso il prossimo, nei mesi che precedettero e seguirono la Liberazione nella provincia di Reggio Emilia, salvò innumerevoli cittadini di pregresse simpatie fasciste e tanti ultimi disperati combattenti della Repubblica Sociale. Il lunedì di Pasqua del 1944, dopo essere stato clandestinamente sbarcato a Rimini, mentre rientra nella sua parrocchia apprenderà la tragica notizia dell arresto e della fucilazione di Don Pasquino Borghi, l amico con cui aveva condiviso le ansie e le speranze dei primi mesi di lotta ed a cui aveva lasciato, partendo, la responsabilità spirituale dei suoi ragazzi. Arresto e successiva mancata liberazione, frutto anche della disorganizzazione dei comandi partigiani del tempo. Don Borghi per la sua opera di aiuto ai prigionieri, sarà poi decorato di medaglia d oro alla memoria. I rapporti sia militari e politici che Don Carlo aveva curato durante la sua presenza in Puglia anche con le autorità governative italiane, che tra l altro stavano ricostituendo un Esercito regolare italiano che si affiancherà agli eserciti anglo-americani nella guerra di Liberazione, lo avevano indotto a ritenere essenziale il rapporto tra movimento partigiano e le forze armate alleate. E così nel gennaio 1945 Don Carlo, che nel frattempo aveva costituito sotto il suo comando la Brigata partigiana delle Fiamme Verdi inviò a Roma al Ministero della Guerra una delegazione per ottenere il riconoscimento della sua brigata come reparto ufficiale del Regio Esercito italiano. E questo riconoscimento venne ottenuto : Il Ministro Casati del Governo Bonomi adottò il Decreto datato 20 Gennaio 1945 prot che disponeva testualmente: Sotto la data del 1 Febbraio 1945 la BRIGATA PATRIOTI FIAMME VERDI assume, a tutti gli effetti, la regolare veste di reparto operante italiano con la denominazione di BATTAGLIONE FIAMME VERDI DEL CUSNA. L ufficialità del Decreto Ministeriale ha giustamente indotto l Associazione Alpini reggiana, a considerare ascrivibili all A.N.A. anche i superstiti partigiani delle Fiamme Verdi, molti dei quali prima di aderire alla resistenza avevano prestato servizio militare di leva nel Corpo degli Alpini. D altra parte i partigiani delle Fiamme Verdi, le cui prime brigate si formarono nelle valli alpine del Bresciano, assunsero questa denominazione in continuità con le mostrine verdi degli Alpini. E così in occasione della grande adunata provinciale degli Alpini che si è tenuta a Villa Minozzo il 3 e 4 Settembre scorsi ai 27 partigiani superstiti delle Fiamme Verdi è stato consegnato dall A.N.A. il cappello con la penna e dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà la medaglia d argento coniata per l occasione del 150 Anniversario dell Unità d Italia. E noto che dopo la Liberazione Don Carlo non rivendicò per se onori e prebende, e ne avrebbe avuto ben titolo: dopo la direzione della redazione reggiana de L Avvenire d Italia, obbedirà al Vescovo accettando la cura di Parrocchie della sua montagna: dapprima a Talada di Busana, indi a Monzone di Toano e in fine a Pianzano di Carpineti ove riposa nel piccolo cimitero nella nuda terra sovrastata da un Cappello d alpino fuso nel bronzo., e che ora è stato giustamente consegnato ai superstiti suoi partigianialpini. Danilo Morini Presidente dell Associazione Liberi Partigiani di Reggio Emilia. LANGUASCO - UOMINI E DONNE DEL MONREGALESE ERANO DALLA NOSTRA PARTE LA POPOLAZIONE DI MONDOVI ERA CON LA RESISTENZA Nel mese di febbraio del 1945 ero carcerato nella Caserma Galleano di Ceva. Ero in compagnia di una ventina di partigiani che come me erano stati presi nei vari rastrellamento effettuati nell inverno dalle forze repubblichine e tedesche. Ricordo benissimo una parte dei miei compagni di prigionia; ricordo il mio fraterno amico Sola Elia, Tomaso Merolle, i fratelli Vaschetto di Cuneo, Guido Bucchioni di Pontremoli ed il Tenente Tozzi Luigi. Tutti gli altri nomi son riportati nel libro che Lebole Ferrruccio ha scritto per ricordare Sola Elia, intitolato Partigiani Martiri. Non voglio addentrarmi nel particolare perché è un altro episodio che voglio mettere in risalto. Dopo la minaccia del Colonnello Languasco che ci voleva fucilare il giorno 26 febbraio 1945 intervenne in modo decisivo il Clero del Monregalese il quale propose uno scambio di prigionieri tra noi Partigiani ed altrettanti Repubblichini. Ho semplificato molto il fatto ma in realtà fu una trattativa molto complessa che è molto ben spiegata nel libro di Lebole Ferruccio. Noi di Ceva siamo stati caricati su due camion e, guardati a vista da soldati repubblichini e tedeschi, siamo partiti per Carrù. Il mese di prigionia ci aveva ridotto in condizioni veramente disastrose...eppure qualcosa rappresentavamo ancora. I camion si fermarono casualmente a Mondovì in Corso Statuto proprio sotto le finestre ed i balconi dell Ospedale comunale. In un baleno la gente capì che dei camion con prigionieri partigiani si erano fermati malgrado la cosa fosse molto insolita e rara. In pochi secondi le finestre ed i balconi si riempirono di gente, visitatori degli ammalati, degenti e personale ospedaliero; tutti cominciarono ad applaudirci, a salutarci ed a gettarci tanti fiori che non so da dove venissero. E stato uno spettacolo talmente spontaneo, sincero e coraggioso che sorprese anche noi. Dopo un attimo di titubanza cominciammo anche noi a salutare ed a ringraziare quel popolo che ci dimostrava tanta riconoscenza e simpatia. Siccome lo spettacolo continuava, i repubblichini ed i tedeschi spararono qualche raffica per spaventare la gente ma la scena cessò solamente quando i camion ripartirono per Carrù. Avevamo vissuto dei momenti indimenticabili e senza precedenti. Ne eravamo particolarmente fieri e soddisfatti perché avevamo avuto la prova che la popolazione era schierata dalla nostra parte e riconosceva il tributo dei nostri sacrifici e che il sangue versato da tanti nostri compagni era stato speso per la conquista della Libertà di tutti. Mi piace sempre ricordare la frase dialettale di Carlo Regis : a costa mace d sangh la Libertà. Ed ancora ricordare la frase di Primo levi che dice: Le cose che si dimenticano potrebbero ritornare. Il nostro viaggio continuò sino a Carrù ma lo scambio di prigionieri non avvenne totalmente perché una parte di granatieri di Sardegna rifiutò di ritornare nei propri reparti. Avvenne lo scambio di nr. 8 Partigiani il 1 marzo del 1945 in Piazza delle La giornata del Ricordo e della Riconoscenza è stata celebrata dal Raggruppamento Divisione Patrioti Alfredo Di Dio: Uova a Carrù ed avvenne nominativamente (per fortuna c ero anch io). Il 6 marzo ben sette partigiani che dovevano far parte dello scambio, furono fucilati dopo un processo davanti ad un tribunale farsa presieduto dal Ten. Rizzo Attilio e dal Ten. Farina Alberto. Sono stati fucilati alle ore 22 circa con Satanico furore come scriverà il Tribunale di Cuneo nel novembre del Sono stati fucilati da un accozzaglia di delinquenti che per tutto il giorno successivo hanno lasciato i corpi, crivellati dai proiettili, alla vista di tutti, anche dei bambini che si recavano a scuola. Voglio terminare rivolgendomi agli scribacchini che allora non erano ancora nati e che adesso hanno la presunzione di giudicare il clima esistente sessant anno or sono. Voglio chiedere loro se hanno conosciuto questi episodi che stabiliscono da che parte era la delinquenza e da che parte parteggiava il popolo che non ne poteva più di subire i soprusi e le carneficine che repubblichini e nazisti facevano in continuazione. Le facevano grazie alla loro malvagità ma anche grazie alle loro possibilità belliche ed ai loro mezzi di trasporto. Le facevano anche per le possibilità economiche che prelevavano dalle casse dello Stato Italiano. Chissà forse qualcuno, anche senza camicia nera, vuole riportare adesso un clima che possa essere favorevole alle sue esigenze politiche e finanziarie. Ricordiamoci sempre delle frasi di Carlo Regis e di Primo Levi. Giorgio Levratto A CURSOLO-ORNAVASSO RICORDATI CON I BAMBINI I PATRIOTI MONETA E DI DIO - a Ornavasso venerdì 14 ottobre, con la presentazione del libro Racconti Ribelli del Partigiano della Valtoce Renato Pantera, e domenica 16 ottobre con la S.Messa al Santuario del Boden, con ricordo dei caduti e deposizione della corona al Monumento della Divisione Valtoce - al Sasso di Finero, domenica 16 ottobre, con la presenza del Presidente FIVL Guido De Carli, che ha tenuto l orazione ufficiale. Sono anche intervenuti, a nome delle rispettive amministrazioni, il sindaco di Malesco Enrico Barbazza e il Sindaco di Cursolo-Orasso Alberto Bergamaschi. Alle manifestazione hanno partecipato numerose persone tra cui anche discendenti di vittime della Resistenza e gli ultimi partigiani. A Sasso particolarmente significativa la presenza dei bambini della Scuola di Orasso che tra l altro hanno recitato una poesia inedita che Eraldo Generelli ha dedicato al padre (mai conosciuto) morto nella prima guerra mondiale. MA ANCHE I RAGAZZI SONO CON LA RESISTENZA LA BANDIERA DEL 150 DELL UNITÀ D ITALIA CONSEGNATA AGLI SCOLARI DI GOVONE DAGLI UOMINI DELLA FORESTALE ALLE ASSOCIAZIONI DEI MILITARI DEL FASCISMO. Brigate nere, Littorio dell U.P.I. (Ufficio Politico Investigativo) di Pavolini, Battaglioni S. Marco del Principe Borghese, Reparti Monterosa, Bersaglieri, ecc. del Maresc. Graziani. Lo Stato (cioè noi cittadini) dovrebbe dare contributi di Legge!!! Perdonare è giusto ma fare una legge per finanziare i boia e i carnefici con i quattrini sarebbe VER-GO-GNA NAZIONALE! 5

6 Commozione, giusto orgoglio e gratitudine Questi i sentimenti che trasparivano dai volti delle persone che affollavano, sabato 10 settembre scorso, la sala del Consiglio Comunale a Senago. Si svolgeva una cerimonia importante e significativa per tutti. Numerose le autorità presenti: il vice-prefetto d.ssa Bruzzese, il Presidente della F.I.V.L. comm. De Carli, le maggiori autorità civili, militari e religiose della nostra città, i rappresentanti di Associazioni come l A.N.P.I provinciale, i Combattenti e Reduci, gli Internati, le Famiglie dei Caduti e Dispersi, gli Scout, oltre agli ex-sindaci di Senago e di alcuni comuni vicini. Assente per impegni l on. Tabacci, il cui messaggio, fatto pervenire, sottolineava che la libertà che i partigiani hanno strenuamente difeso con la forza delle loro idee e la cultura irrinunciabile della dignità è un patrimonio altissimo dell umanità è sobrietà e religione dei sentimenti più nobili è in una parola Finalmente l A.V.L. di Oderzo domenica 19 giugno, con una cerimonia intensa e toccante, ha inaugurato la sua sede, in località Rustignè. Sede che l amministrazione comunale, sempre sensibile alle esigenze delle associazioni e dei volontari, ha messo a disposizione, nonostante il difficile momento. Gli associati ed i simpatizzanti dell A.V.L., accompagnati dalle Autorità civili e militari, dalle Associazioni Combattentistiche e d Arma, dal gonfalone della Città di Oderzo, dai labari e dai gagliardetti, hanno partecipato alla Santa Messa in Duomo. CRONACHE PARTIGIANE COMMOZIONE E FESTA A SENAGO SABATO 10 SETTEMBRE LA MEDAGLIA DEI 150 ANNI DELL UNITÀ D ITALIA AI 18 RAGAZZI DELLA LOMBARDIA grandiosità d animo, per la quale hanno sacrificato se stessi e le loro aspirazioni. Dopo il canto dell Inno Nazionale ad opera del Coro Alpino Lombardo si è fatta una breve storia delle Brigate del Popolo, che hanno operato dal 1943 alla Liberazione nel Milanese ed in Brianza, raggruppando circa partigiani organizzati in 3 divisioni. I DICIOTTO EX PARTIGIANI DECORATI DELLA MEDAGLIA D ARGENTO FIVL Erano nate, per la maggior parte, negli ambienti cattolici più sensibili ed insofferenti alle ingiustizie ed ai soprusi di una odiosa dittatura, puntellata dall armata di occupazione tedesca. Molti furono i sacerdoti che negli oratori della Provincia organizzarono o semplicemente protessero gruppi di partigiani cattolici, dediti principalmente ad azioni di disturbo e sabotaggio della produzione bellica e dei mezzi di comunicazione tra i vari comandi tedeschi, alla raccolta di armi e munizioni recuperate in azioni di guerriglia, al collegamento tra i comandi alleati, il C.L.N. milanese e le formazioni partigiane che operavano in montagna. Fu così che, ad esempio, nacque la 16^ Brigata del Popolo, con sede a Garbagnate Milanese e formata da gruppi di giovani di tutti i paesi della Pieve di Bollate. A Senago fu proprio l Oratorio, con il suo assistente don Giovanni Fumagalli, ad organizzare una trentina di giovani, alcuni dei quali, a distanza di quasi 70 anni, hanno voluto sottolineare questo fervore ideale seminato in oratorio, proponendo alla F.I.V.L. il conferimento della Medaglia d Argento, proprio all Oratorio. Medaglia che è stata consegnata dal presidente De Carli al Responsabile della Comunità Pastorale di Senago don Roberto Gatti. Nel suo discorso ufficiale, più volte interrotto da scroscianti applausi, De Carli ha fatto vibrare le coscienze dei presenti ricordando con toni appassionati gli ideali e la dignità dei giovani di allora, artefici del 2 Rinascimento della nostra Italia, completato successivamente con la stesura della Costituzione Repubblicana. Il vice-prefetto Bruzzese ha poi consegnato la medaglia della F.I.V.L. a 18 partigiani (di Senago, Bollate, Cesate, Garbagnate, Varedo, Cernusco sul Naviglio, Carugate, Magenta e Sondrio) che hanno potuto appuntarsela al petto tra la commozione e la festosa esultanza dei parenti e di tutti i presenti che li hanno lungamente applauditi. È stata la giornata della riconoscenza nei confronti dei protagonisti, ancora viventi, di un glorioso passato, che hanno riscattato l Italia dalla tirannide e, unitamente alle forze alleate hanno riconquistato quella libertà di cui, ancora oggi, tutti noi godiamo. Alle attuali e future generazioni il compito di difenderla ad ogni costo, anche a perenne memoria di chi per essa ha lottato, sino a sacrificare, in molti casi, la propria esistenza. Lino Pogliani INAUGURAZIONE DELLA SEDE AVL PAROLE DI INCITAMENTO A ODERZO AI GIOVANI SI RISCOPRANO I NOSTRI VALORI FONDAMENTALI! 6 A Rustignè, la cerimonia con l alzabandiera e l esecuzione dell Inno Nazionale ha suscitato un emozione intensa e palpabile; alla deposizione di una corona di fiori, in onore dei nostri Caduti, il vento cullava le bandiere come un soffio venuto da lontano Prima del taglio del nastro tricolore, il responsabile di zona, Carlo Boscariol, ha portato i suoi saluti ai numerosi presenti; si sono quindi succeduti il rappresentante del comune di Oderzo, assessore Dott. Giuliano Caldo, il Prof, Cirillo Mezzato, in rappresentanza del Presidente Nazionale, il presidente Osoppo Friuli dott. Cesare Marzona ed il Presidente Provinciale di Treviso Ing. Clarimbaldo Tognana. Parole ad onore dei nostri caduti. Parole di Libertà. Parole di democrazia. Parole a testimonianza di fatti. Parole di incitamento, perché i valori conquistati con tanta determinazione, con il sacrificio di tante vite, dai volontari della libertà, dai nonni, dai padri, non vadano perduti, dimenticati o strumentalizzati. Parole di coraggio, perché si lavori per la riscoperta di questi valori, perché vengano trasmessi alle giovani generazioni. Tutto questo è necessario, non solo per tenere vivo il ricordo dei nostri caduti, ma soprattutto perché si possa capire l intensità dei valori fondamentali, necessari per vivere come Uomini e Donne Liberi: i valori della Libertà, Unità Nazionale, Democrazia, Solidarietà, del servizio al nostro Paese, del rispetto alla dignità delle persone. L augurio che faccio agli amici dell A.V.L. di Oderzo è che la nuova sede sia laboratorio dal quale possa scaturire forza per la trasmissione di tutti questi valori, con la speranza che i nostri giovani possano sempre essere orgogliosi e custodi di quel tesoro che i nostri padri ci hanno donato. Una simpatizzante dell A.V.L. di Oderzo Paola Paladin IN LUTTO LA RESISTENZA FIORENTINA CI HA LASCIATI RINALDO BAUSI Nel Consiglio Comunale di Firenze, cordoglio per la scomparsa di Rinaldo Bausi è stato espresso dal Prof. Valdo Spini, Presidente della Commissione affari istituzionali: Rinaldo Bausi è stato partigiano che giovanissimo ha partecipato ai fatti d arme per la liberazione di Firenze, città decorata di medaglia d Oro al Valor Militare proprio per questo. La partecipazione dei Cattolici Fiorentini alla Resistenza testimonia dell unità effettivamente raggiunta dal Comitato Toscana di Liberazione Nazionale. Più tardi, negli anni ottanta, l ho avuto per collega in Consiglio Comunale e ne ho apprezzato l equilibrio e la lealtà. Partecipo commosso al ricordo. Dalla Federazione Regionale Toscana Associazioni antifasciste e della resistenza di Firenze, riceviamo questo commosso ricordo del Partigiano Rinaldo Bausi, mancato nel mese di giugno scorso. Te ne sei andato senza far rumore, come nella vita è stato tuo costume. Hai lasciato un vuoto, fra gli ultimi che ancora hanno la forza e l amore per difendere la libertà per la quale abbiamo combattuto e sofferto. Ciao, caro Rinaldo, chiudo gli occhi e ti rivedo giovane e baldanzoso, c è appena una strada da attraversare di corsa. Poi s arriva al casone dei ferrovieri e i tedeschi li avremo in faccia. La strada bisogna infilarla di volata perché i cecchini son sistemati a dovere, Non aspettano che un bersaglio. Magari una donna, un bambino. Per un giovane fasciato di tricolore con un fucilaccio in mano tirano ancora più diritto. Da una parte i tedeschi, là, lungo il Mugnone, lungo il fabbricato della Manifattura Tabacchi, ben appostati coi loro cecchini, colle loro mitragliatrici. Qui noi coi nostri fucili scalcinati senza cinghia per portarli, legati collo spago, colle nostre poche cartucce. Ci danno tranquillità quei tre o quattro fucili mitragliatori dei compagni nella macchia. Perché al La F.I.V.L.,con l Associazione Nazionale Divisione Acqui, in occasione del 150 Anniversario dell Unità d Italia ha consegnato al partigiano Edgardo Santini, di Fabriano, la Medaglia d Argento ed il Diploma di riconoscimento per il glorioso contributo dato durante il conflitto nelle Isole Ioniche. Alla cerimonia, nell ufficio del Sindaco di Fabriano, erano presenti il Presidente Territoriale della Ass. Divisione Acqui, dott. Orazio Favignani, il Sindaco di Fabriano Roberto Sorci (che ha consegnato personalmente la medaglia) e l Assessore alla Cultura Sonia Ruggeri. Il riconoscimento è legato ad uno degli eventi più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale: l eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù, del settembre 1943; seimila italiani trucidati dai tedeschi; dei quattromila superstiti oggi ne sono rimasti poco più di cento e tra questi Edgardo Santini, 89 anni, invalido di guerra per un proiettile ricevuto nel braccio durante uno dei tanti conflitti a fuoco di quel periodo. L 8 settembre 43 racconta Santini quando fu firmata la resa dell Italia, casone ci siamo ritrovati in parecchi. E quelli ch erano organizzati nei boschi, sulle montagne, si chiamano quelli della macchia Noi siamo quelli di città. Potranno aver fatto più o meno di noi (ma han fatto certamente di più) Non importa. Ci si abbraccia e si combatte tutti allo stesso modo, senza differenze. Al lato della bara, fui invitato a dire due parole: la mia voce era rotta, ma sentivo che mi capivi, le mia parole erano a te gradite. Grazie Rinaldo, dall alto dei cielo mandacelo tu un segnale di pace. Con affetto Alfredo Poggiali Insieme ai numerosi messaggi di partecipazione (quello del Sindaco di S. Miniato, dell On.le Mauro Vannoni, della sig.ra Liliana Millu Aned) aggiungiamo alcune significative frasi d un vivace discorso che il compianto Rinaldo Bausi tenne, come FIVL, nel cinquantesimo della Liberazione:...se questa nostra unità della Resistenza si è sentita proprio per i valori che sostengono la Resistenza e la lotta di liberazione, occorre pensare a come mantenere ancora, guardare al futuro [...] Ancora non siamo arrivati all ultimo testimone, anche se abbiamo ormai quasi tutti varcato i 70 anni. E direi siamo arrivati in questa condizione anche abbastanza bene. Quando si fanno le riunioni degli antifascisti tutti quanti osservano, anche per gli interventi che fanno in maniera arguta, molti esponenti dell antifascismo toscano: Ma l antifascismo fa veramente bene, perché mantiene giovani e sopratutto mantiene lucidi fino ad età molto avanzata. Allora io direi, non ci lasciamo prendere da questa sorta funerea di oramai imminente fine. Stabiliamo rapporti strettissimi con le nuove energie che lavorano all interno degli istituti storici, ma lasciamo però agli stessi e alle aule universitarie, ai docenti, soltanto la fiaccola fino a che ci sono testimoni. A FABRIANO (AN) LA MEDAGLIA D ARGENTO FIVL A EDGARDO SANTINI DELLA DIVISIONE ACQUI mi trovavo nell Isola greca di Leucade, quindi lontana da Cefalonia dove fu annientata da parte della Wehrmatch la Divisione Acqui. Sfuggito alla cattura, approdai nella Grecia continentale, a Karpenision che già pullulava di soldati sbandati. La situazione era insostenibile a causa della mancanza di vitto, la malaria, l assenza di medici e le ruberie praticate dai greci con minacce d ogni genere, Decisi allora di arruolarmi nella resistenza greca in cui lottai fino al dicembre La 13^ Divisione Elas Elefteria ha combattuto i nazisti in Epiro, Tessaglia, Pindo, Gravena e Corinto, spesso in montagna, a volte in pianura in condizioni sempre disagevoli ed ardue. Non c era solo il nemico, si soffriva la fame, il caldo, il freddo, le malattie incurabili, i pidocchi: combattevamo con i piedi fasciati di pelli d animali. Alcuni di noi morirono congelati o dissanguati da sforzi sovrumani o catturati e fucilati dai tedeschi. I partigiani, pur con tante privazioni, fecero crollare ponti e macigni, bloccando ferrovie e stazioni radio, rendendo quasi impossibile la permanenza dei tedeschi in Grecia e spingendoli al rientro in Germania nel dicembre Ancora oggi penso con commozione ai colleghi partigiani che combatterono con me; ricordo il loro coraggio, il cameratismo, l amicizia e la stima che mi dimostrarono, anche se una volta purtroppo ero loro nemico.

7 CRONACHE PARTIGIANE PER IL 150 DELL UNITÀ D ITALIA: CONSEGNA DELLE MEDAGLIE D ARGENTO FIVL CONVEGNO DELLA OSOPPO IL CON FAZZOLETTI VERDI DEL FRIULI, GORIZIA, TRIESTE In occasione del 150 anniversario dell Unità d Italia, i Volontari della Libertà del Friuli Venezia Giulia si sono riuniti DOMENICA 23 OTTOBRE 2011 per un Convegno di amicizia a San Pietro al Natisone (UD), per rendere omaggio ai Caduti, per rinnovare, nell ora presente, la loro fedeltà ai valori ideali di amore alla Patria e per ricordare questa grande STORIA DI LIBERTA. La cerimonia si è svolta con il ritrovo alle ore 10.00, la deposizione delle corone ai Caduti e la Santa Messa presso la Chiesa Parrocchiale. Alle 12.00, presso il Centro Polifunzionale, i saluti dei Presidenti delle Associazioni. L intervento del prof. Attilio Vuga sul libro Marino Cicuttini, l osovano Cecco di Roberto Tirelli e l intervento del Sen. Mario Toros, osovano e già Ministro della Repubblica. A concludere, la consegna delle MEDAGLIE coniate dalla FIVL in ricordo del 150 anniversario Unità d Italia. E stato un finale di commozione e festa. Ha preso la parola il Presidente della Regione: Per superare il difficile momento che stiamo attraversando, caratterizzato da una forte crisi economica, è FIVL Genova Circolo Partigiano Bisagno Una importante Commemorazione si è tenuta come ogni anno a Fascia (il Comune più alto della Liguria), in ricordo di Bisagno e di tutti i Partigiani della VI zona operativa, presenti numerosi partecipanti ed Autorità. Durante al Messa Don Michele Cavallero, (il Rettore del Seminario Arcivescovile di Genova) ha tratteggiato in modo davvero esemplare la figura di Bisagno con riferimenti storici e spunti di riflessione sulla Fede, direttamente estrapolati dalle lettere alla famiglia dello stesso Aldo Gastaldi. L orazione ufficiale è stata tenuta dalla M.O.V.M. ed ex presidente FIVL prof.ssa Paola Del Din Carnielli. I presenti hanno così potuto apprezzare la schiettezza e la verità di un vissuto, direttamente dalle parole di una delle figure oggi tra le più rappresentative della Resistenza italiana. (trascriviamo alcuni passi significativi della prof.ssa Del Din Carnielli). Nel salutare tutti i presenti a nome del Gruppo delle MOVM d Italia e della Osoppo, ringrazio le persone che mi hanno gentilmente invitato a intervenire qui oggi, ritenendo che fossi all altezza del compito. Non parlo per falsa modestia, ma veramente io guardo alla figura di Bisagno come a quella di un fratello maggiore, come ho sempre guardato al mio stesso Fratello: loro erano dei Comandanti nati, che seppero farsi rispettare e nello stesso tempo benvolere dai loro sodali sia nella breve esperienza militare che nella successiva, insidiosa guerra partigiana, perché erano intrepidi, umani, onesti e perché operavano non per un limitato interesse di partito, ma per quello infinitamente superiore della Patria. Se fossero vissuti, certamente avrebbero continuato a perseguire l ideale di quel mondo, che anche per chi non credeva, doveva essere basato non sul rispetto umano, ma sul rispetto dell uomo quale immagine di Dio, quello tutti aspiravamo quale giusta conseguenza delle prove alle quali eravamo sottoposti. Per noi giovani, che ci sentivamo legati alle memorie del Risorgimento, ai principi morali della nostra cultura, a quanto essa aveva saputo creare attraverso i secoli a dimostrazione della grandezza dello spirito SINDACI, EX PARTIGIANI E AUTORITÀ CON I FAZZOLETTI VERDI necessario trarre insegnamento da ciò che la storia ci insegna, farne tesoro e saperlo trasmettere alle giovani generazioni. Così come abbiamo superato la tragedia della seconda guerra mondiale e, successivamente, quella del terremoto, riusciremo anche a lasciarci alle spalle la situazione attuale, perché nella nostra comunità regionale vi sono dappertutto le energie e la capacità di costruire le condizioni per guardare avanti con fiducia. Questi concetti sono stati ribaditi oggi dal presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, intervenuto prima a Mortegliano alla cerimonia di inaugurazione dei lavori di ristrutturazione della chiesa della SS. Trinità, e successivamente a San Pietro al Natisone, a un convegno di amicizia dei "fazzoletti verdi",per commemorare le vicende che hanno visto protagonisti sul confine orientale i partigiani della "Osoppo". Secondo conflitto, lotta partigiana e ricostruzione dopo il terremoto sono stati dunque, per Tondo, il filo conduttore dei suoi interventi, incentrati sul parallelismo tra situazioni certamente molto diverse ma in ogni caso drammatiche, che la gente di queste terre ha saputo affrontare e superare. "Siamo di fronte a una seconda ricostruzione", ha detto Tondo a Mortegliano, mentre a San Pietro, rivolgendosi ai fazzoletti verdi, ha espresso la profonda gratitudine di tutta la comunità regionale "per chi ha combattuto per la libertà non con la speranza di sostituire un regime a un altro, ma con la vera volontà di creare un mondo libero. A noi il compito di mantenerlo, raccogliendo la vostra testimonianza". "È proprio nei momenti difficili - ha aggiunto, riferendosi al presente, da interpretare quale continuazione del passato - che emerge lo spirito migliore della nostra comunità. Ora sono necessari coesione, spirito di sacrificio, superamento degli egoismi, dei particolarismi; occorre saper mettere da parte i localismi che altro non sono che moderni egoismi e corporativismi". I PARTIGIANI LIGURI A FASCIA RICORDANO IL COM. BISAGNO IL FORTE DISCORSO DEL MOVM PROF.SSA PAOLA DEL DIN umano, la fine del conflitto non era solo la fine delle sofferenze materiali. Con il ritorno alla Libertà volevamo anche ritrovare nella vita quotidiana i principi democratici, i quali guarda caso facevano parte di quella che con semplicità veniva definita buona educazione nelle nostre famiglie e dai vecchi insegnanti della scuola; li avevamo ritrovati anche nel libricino senza pretese della nostra dottrina cristiana. Il vizio esisteva anche allora, ma veniva considerato vizio e non virtù (o valore aggiunto come si osa insinuare qualche volta). Eravamo sicuri che nella democrazia vera la giustizia sociale fosse dare a tutti, a ciascuno nel campo a lui più congeniale, la possibilità di portarsi al livello dei migliori, ma non abbassando tale livello per renderlo facilmente accessibile, perché ciò avrebbe significato svilire e distruggere l ideale democratico e negare all essere umano il diritto di veder riconosciuta la sua dignità personale. Sono venuto a combattere il metodo fascista e mentre, per conto mio, non sono d accordo di condannare un fascista solo perché è stato fascista, condanno il metodo fascista e lo condanno in chiunque, sia questi bianco, verde, nero o color cenere. E questa sua un altra affermazione particolarmente coraggiosa allora, e forse anche oggi per troppa gente la quale ritiene che l ideologia venga prima della Patria, tanto che lo strano incidente che pose fine alla giovane vita di Bisagno suscitò sempre molte perplessità. Per riuscire nella sua opera si rendevano necessarie capacità morali e fisiche e lo spirito di dedizione assoluta, che fa di un comandante il punto di riferimento per tutti i suoi uomini. Tale fu Bisagno, l indomito, nel pretendere onestà, serietà e moralità anche dai membri della sua coraggiosa formazione. Scrive Elena Bono: O Bisagno, i tuoi occhi chiari ci guardano ancora. Ancora ci sta davanti invalicabile il tuo vasto petto ogniqualvolta ci chiami cosa che non sia libertà, né diritto, né umano sentire dell uomo. Vivendo all altro estremo della pianura padana, dove premevano anche altri gravissimi problemi politici oltre la guerra e la ricerca della Libertà, non avevo saputo dell esistenza della cosiddetta scuola di Cichero, dove era proibito bestemmiare o dar fastidio alle donne o prendere beni senza pagare; dove il comandante faceva il turno di guardia più pesante, mangiava per ultimo, discuteva e spiegava in gruppo; dove però esistevano disciplina e saluto militare. Ne sentii parlare dal sen. Taviani e da Anacar. Ascoltai con emozione, perché so per certo che tali erano anche i principi di Anselmo mio fratello che per la loro affermazione aveva dato la vita troppo presto. Allora ebbi la conferma che, anche se le rispettive formazioni erano state territorialmente lontane, le concezioni ideali erano state le stesse: la Osoppo, sorta dall unione di diversi gruppi, nei quali alpini della Julia e militari di altri reparti formavano la base tecnicamente esperta e fattiva, le aveva enunciate in uno dei suoi primi ordini del giorno alla fine del che l Italia, e gli Italiani avevano avuto sempre il pensiero unitario, e che soltanto la drammatica situazione venutasi a creare anche in Piemonte con gli arresti dell autunno 1943 aveva impedito si attuassero quel collegamento e coordinamento fra le formazioni patriottiche che forse avrebbe fatto risparmiare tante sofferenze alle nostre genti dando maggior forza agli Italiani nei confronti della politica nazionale internazionale. Purtroppo gli errori della storia sono destinati a ripetersi quando sono molto deficitari i valori di rettitudine, di sincerità, di giustizia tanti cari al Comandante Bisagno e a tutti coloro che amano sinceramente la patria. Più che mai in questo 150 anniversario dell Unità Nazionale vorrei che i tanti, i quali parlano della nostra guerra di Liberazione da tutte le dittature senza averne compiutamente valutato le cause e le conseguenze, tenessero ben presente quale sarebbe stata la forza dell unità anche nelle competizioni del mondo politico. Ci fu chi disse: Povero quel popolo che ha bisogno di eroi Io ripeto sempre Povero è quel popolo che ha bisogno di eroi e non ne ha!, perché è anche grazie a Bisagno MOVM che possiamo ancora gridare Viva l Italia Libera! e vedere il nostro bel tricolore alto sul pennone chiedere con insistenza a chi di dovere maggior rispetto per quella che è stata la nostra storia e per il futuro della Patria. Paola Del Din CONTINUA E CHIUDE LA CRONACA DEL COMPIANTO ALDO CLERICO IL CORSO DI SABOTAGGIO IL PREMIO DI 500 LIRE PRO CAPITE LA MISSIONE ITALO (BESSONE) INGLESE Prosegue dal numero scorso Comandava la banda Enzo Ghigliano, il sottoscritto era capo squadra del gruppo di Tenda e Briga; la banda era scarsa di armi, fu così che la nostra squadra andò in Valle Roja per recuperare delle armi, residui della IV Armata. Durante il ritorno, passando per Carnino, trovammo là uomini del nostro distaccamento, sbandati in seguito ad un attacco tedesco in corso nella Val Corsaglia. Due giorni di attesa e poi decidemmo di partire caricando il nostro bottino su due muli, sempre guardinghi al pericolo tedesco. Giunti nelle vicinanze di Fontane di Frabosa, capimmo che il rastrellamento era finito, il Paese era deserto, non più un uomo della nostra banda, case bruciate; le poche donne incontrate erano spaventate, piene di terrore. Una di esse ci disse che, probabilmente, al Rifugio La Balma avremmo potuto trovare qualcuno dei nostri. Malgrado la stanchezza, decidemmo di arrivare al Rifugio dove trovammo la Banda del tenente dell Aeronautica Giacomino Murge, più alcuni vecchi amici di Fontane sbandati e lì aggregatisi. Dopo qualche giorno di permanenza alla Balma, ci fu assegnata una postazione comandata dal tenente Basso, a Casare Vecchie, in seguito fummo mandati al Lago della Maschera (zona Mongioia) a quota mslm, con lo scopo di proteggere quella zona da eventuali attacchi alle spalle. Finito il presidio al Monte Gioia, scendemmo al Rifugio La Balma ed in quel periodo, dopo alcuni lanci degli Alleati, fummo chiamati a presentarci al Rifugio Metodo Castellino per frequentare un corso di sabotaggio manipolazione di esplosivi etc., condotto dal Capitano paracadutista Lee. Io vi partecipai insieme a Pepe ed altri di cui non ricordo più i nomi. Al termine di questo corso, Pepe Francesco ed il sottoscritto fummo chiamati a Colonia Montana a preparare pacchi di dinamite infilati con miccia detonante. Nella notte del 15 settembre 1944, in seguito all ordine del Comando Divisione, affiancati dalla Brigata Valle Corsaglia, partimmo per la missione ponte sul fiume Pesio sulla statale nr.28 Fossano-Mondovì-Ceva. Vi parteciparono il cap. Ettore Ippolito, l avv.guido Verzone, Toni Colantonio, il ten Luigi Tossi, Gian Pietro Manzo, Ettore Apperlo, Nino Micheletti, Luigi Mondino e Francesco Pepe con il sottoscritto. Fu un lavoro durissimo. Scavare una trincea ci occupò l intera notte. Verso le sei del mattino si riuscì a dare fuoco alle micce. In seguito il nostro distaccamento fu mandato a presidiare Frabosa Sottana con un posto di blocco che sistemammo in località Chiari (Casa Chiari) per la sua ottima visibilità sulla provinciale Mondovì-Villanova- Frabosa Soprana. Costruimmo un fortino per il piazzamento della mitraglia con campo visivo sulla suddetta arteria viaria ed un mortaio da 47 sulla strada all ingresso del paese, come posto di blocco, piazzammo dei blocchi di roccia a pettine. Questa località non era di certo una di quelle tranquille; ogni tanto i tedeschi facevano delle puntate. Ricordo il giorno quando arrivò fin sotto il posto di blocco uno squadrone tedesco a cavallo. Facemmo subito funzionare la nostra mitraglia ed il mortaio. Questi girarono i cavalli ed a grande velocità si ritirarono lasciando tracce di sangue sulla strada. Un altro fortunoso incontro avvenne con un ufficiale tedesco che arrivò in macchina sino al posto di blocco dove si trovò alla presenza di due partigiani, mio fratello Celso e Patelli (disarmati in quanto non erano in servizio) e rivolgendosi a loro domandò: Qui banditi? Patelli rispose Si, banditi!. L ufficiale si tolse la pistola e la consegnò a mio fratello Celso. Tirò fuori il portafoglio, lo aprì e fece vedere le fotografie della sua famiglia continuando a ripetere io ho due bambini. Questo ufficiale era in zona con i documenti (cartoline con i nominativi) necessari alla requisizione di animali da macello. L ufficiale fu fatto prigioniero per eventuali futuri scambi. Il nostro distaccamento, per aver risparmiato la requisizione, venne premiato con 500 lire a persona. Ogni tanto il Comandante Cap. Cosa e l avvocato Dino Giocosa, Capo del Servizio X, ci convocavano per alcune puntate in Valle Roja al fine di sapere notizie sulle forze tedesche ivi dislocate. Il 25 settembre 1944 arriva a Rastello, sede del Comando di Divisione, una nuova chiamata. Il Capitano Cosa mi domandò se ero a conoscenza di un percorso-mulattiera per arrivare a Pigna, transitando per Piaggia (ora comune di Briga Alta). Lo conoscevo benissimo. Così il giorno 26 settembre ci fu affidato, dal Maggiore Temple, il compito di accompagnare i componenti della missione Inside, composta dal Cap. paracadutista inglese Lee (capo della missione), dal giornalista canadese Norton, da due piloti colpiti dall antiaerea italiana i quali avevano raggiunto le nostre formazioni dopo essersi paracadutati e da altri militari alleati. Di questa missione facevano parte anche l avvocato Astengo ed il prof. Bessone. Giunti sul Colle di Langan (distaccamento comandato da Vittò) si trattava di scendere sul Pigna per circa una decina di chilometri su strada militare. A Pigna, quel giorno del 27 settembre 1944 era in atto la festa patronale. Vi era un piccolo Luna Park e la piazza era piena di gente (il paese era presidiato dai partigiani). Come scendemmo dal camion armati di mitra e Sten, accompagnando i paracadutisti inglesi, uomini di corporatura robusta e ben armati, fummo accolti dalla gente come dei liberatori. Si parlava, infatti, in quel periodo, di un imminente sbarco Alleato in Liguria. Il nostro piano era quello di attraversare le linee tedesche passando per il Gran Mondo. Tutto sfumò la mattina dopo il nostro arrivo perché tutta la Vallata Nervia fu attaccata dai tedeschi e dai fascisti informati della nostra presenza da alcune spie. Furiosi furono i combattimenti ed i bombardamenti in quel di Pigna, tuttavia la missione rimase segreta e venne portata a compimento. Il nostro distaccamento Brigata Valle Corsaglia è sempre stato come uomini e come armamento uno dei migliori. Sempre trasferiti in posti a rischio, anche se mal comandati ed informati. Ho ancora vivo il ricordo dei nostri cori serali al Lago della Maschera, esprimevano tutto il nostro sentimento per la Libertà. Del nostro canto che apriva il concerto ed era il nostro preferito, voglio citare una strofa: Figli di nessuno, per la strada noi andiam, ci disprezza ognuno perché laceri noi siam. Ma se troviam qualcuno Che ci sappia dominar e comandar, figli di nessuno anche a digiuno saprem sparar. Aldo Clerico 7

8 DOCUMENTAZIONE N2 SULLA BARBARIE SISTEMATICA QUOTIDIANA NAZIFASCISTA DOVEROSA PREMESSA POICHÉ LA MEDIATICA NAZIONALE E PERIFE- RICA SOVENTE OSPITA LE NOTIZIE DI NUOVI ARRIVI DI NEO-FASCI- SMO O, PEGGIO, DI MENZOGNA STORICA E RIVENDICAZIONI SCAN- DALOSE A FAVORE DELLE BANDE REPUB- BLICHINE, RIPRESEN- TIAMO AI NOSTRI LETTORI UN CAMPIO- NARIO DI DOCUMENTA- ZIONI SUI METODI SISTEMATICI CHE GLI SCIAGURATI GOVERNI E FORZE ARMATE DEL- L IDEOLOGIA NAZIFA- SCISTA UTILIZZAVANO OGNI GIORNO NEI CON- FRONTI DEI PARTI- GIANI CATTURATI, DEI FERITI, DEI SOTTOPO- STI AD INTERROGA- TORI, DEI CONDANNATI A MORTE E NOTO CHE TALI BARBARI ED INUMANI METODI ERANO FRUTTO DI UNA DIABOLICA SCUOLA EDUCATIVA CREATA DA HITLER E DA HEINRICH HIMMLER CHE CAM- BIAVA GIOVANI O UO- MINI COMUNI IN CARNEFICI E BELVE.VEDI IL DOCU- MENTATO E APPRO- FONDITO STUDIO DEL PROF. CHRISTOPHER R. BROWNING REDATTO DOPO LUNGA E PA- ZIENTE RICERCA STO- RICO-SCIENTIFICA SULLE DEPOSIZIONI DI 210 UOMINI (SU 500) APPARTENENTI A RE- PARTI DEI MASSACRI. LA PAGINA RACCOGLIE TESTIMONIANZE SU FATTI E PERSONE DOVE I VIOLATORI DEI TRATTATI INTERNA- ZIONALI SONO MILI- TARI ITALIANI FORMATI UN PO PIÙ RAPIDAMENTE DAI NA- ZISTI ALL USO QUOTI- DIANO SISTEMATICO DI VIOLENZA, TOR- TURA PSICHICA E FI- SICA, CRUDELTÀ RAFFINATE SU UOMINI E DONNE DELLE RESI- STENZA ITALIANA. L EROE NAZIONALE IGNAZIO VIAN GIORNO E NOTTE EFFERATE TORTURE FINO ALL ALLUCINANTE TENTATIVO DI SVENARSI. Tutta la notte nell infermeria nessuno dormì, eravamo in ansia per la sorte del prigioniero. Al mattino sapemmo che era il Capitano Vian. Nel giro per la distribuzione del pane, la guardia di servizio ci disse che nella cella del braccio ove s era svenato, aveva scritto con un moncone di fiammifero la storica frase: PIUTTOSTO CHE TRADIRE MEGLIO MORIRE. Ci mettemmo d accordo tutti i detenuti politici di fare una istanza al Direttore delle carceri perché detta frase fosse difesa, per poter tramandarla al dopo, in testimonianza della dirittura morale del Martire. Ma purtroppo il Direttore ci comunicò essere stato impossibile, in quanto l Alfredo, i torturatore degli Italiani, lui belga ed ebreo, l aveva fatta subito cancellare, facendo raschiare il muro. Al mattino vennero i tedeschi per un nuovo interrogatorio. Volevano sapere il motivo del tentato suicidio. Gli promisero la libertà immediata. Lui muto. Non parlò. Svenne. Il dottore pregò i torturatori di sospendere l interrogatorio date le precarie condizioni fisiche del detenuto. Ritornarono alcuni giorni dopo, e tutti i giorni per ore ed ore subì quella persecuzione. Volevano avere i nomi, i luoghi ed altre informazioni: lui si chiuse in un mutismo esasperante, anche dietro la seduzione di immediata sua Libertà, che certamente non gli avrebbero concessa. Dopo inutili tentativi sospesero e finirono di lasciarlo un po tranquillo, lui e noi, perché anche noi condividevamo le sue sofferenze, ché tutti noi politici, per manifestargli la nostra solidarietà, allontanati gli inquisitori, eravamo al suo capezzale. Da una lettera di G. Givone (Papaleone) compagno nell inferno delle Carceri Nuove (To) IL BOIA GAGLIARDI GUSTO DELL ORRORE PERFINO CON I PROPRI CAMERATI In quei giorni un altra delle solite crudeltà repubblicane fece inorridire tutta la città. Il Gagliardi aveva come attendente un giovane di 19 anni, certo Lorenzo Belli che non si distaccava mai da lui, assieme ad un altro soldato, sì da sembrare la sua ombra. Il Gagliardi scopre che gli mancano lire, forse frutto delle facili e frequenti razzie che fruttavano largamente e il cui provento era diviso tra tutti. Il Belli, preso in sospetto, confessa di averle prese ma non vuole restituirle né dire che ne abbia fatto. Fu percosso a sangue, gli furono legati i piedi alle mani posteriormente, messo ventre a terra e torturato con ferri roventi, poi fu legato e lasciato per tre giorni ad un palo, continuandogli le torture; fu cavato un occhio e bruciata l orbita con un ferro rovente, messogliene un altro in bocca e quando fu ridotto in fin di vita condannato alla fucilazione, che fu preceduta da un manifesto del Gagliardi che ne annunciava l esecuzione perché servisse di monito del come la repubblica trattava i ladri, ecc e la gente commentava: finchè rubò agli altri ebbe premi e pace, ora che ha rubato al suo padrone vien torturato e fucilato. Fu portato alla fucilazione legato su una sedia, coperto testa e petto da un enorme cappuccio perché non si vedesse l orrendo stato a cui era ridotto e fu assistito pietosamente da un sacerdote di S. Paolo. I soldati stessi parlavano di questo fatto con indignazione. Dal Diario di Mons. Luigi M. Grassi Vescovo di Alba (pubblicato nel 1946) Sappiamo poche cose di L nel periodi di detenzione in carcere. E certo che fu torturato perché fornisse notizie importanti sulla resistenza. Ma Vian non parlò; per timore di cadere vittima del Suo fisico ormai stremato, si tagliò le vene dei polsi e scrisse sul muro della celle col proprio sangue: Meglio morire che tradire forse perché i Suoi vecchi compagni d arme non interpretassero ingiustamente il Suo atto estremo. Tentammo ogni mezzo per liberarlo: proponemmo al nemico lo scambio con importanti prigionieri tedeschi in nostre mani,ma tutto fu inutile: la preda era troppo preziosa. Il 22 luglio, in Torino, davanti ad una folla terrorizzata, Vian fu appeso al capestro. l amico Capitano Piero Cosa Venne appeso al capestro, davanti alla folla muta e terrorizzata e sulle risa della soldataglia; Mamma! Viva l Italia, mentre la mano di Padre Sandrone che lo aveva assistito lungo il tragitto tracciava l ultimo segno del perdono. In quell angolo di corso Vinzaglio i l suo corpo penzolante (assieme agli altri martiri giustiziati con lui) rimase a ludibrio. Con suprema ipocrisia i tedeschi trattavan del cambio di Vian. Ancora tre mesi dopo: l ombra Sua non dava loro Pace Don Carlo Falco Giuramento prestato al momento dell arruolamento nelle legioni ss italiane SUI CARRI BESTIAME E NEI LAGER DELLA FAME SISTEMATICAMENTE BASTONATI E SFRUTTATI I 600 INTERNATI MILITARI ITALIANI Dopo l armistizio dell 8 settembre, tutti i militari italiani (ufficiali, sottufficiali, militari) ribelli ai bandi repubblichini, ostili a consegnarsi alle spietate imposizioni hitleriane, furono catturati e trasferiti su carri-bestiame nei campi di internamento nazisti. Ben furono rastrellati da reparti tedeschi e dai risorti militi fascisti. In realtà i cosiddetti internati furono trattati peggio che comuni prigionieri di guerra, i quali - se non altro erano assistiti materialmente e moralmente dalla Croce Rossa Internazionale e dalla Croce Rossa dei rispettivi paesi. Assistenza che nazisti e fascisti interdirono immediatamente agli italiani: internati e non prigionieri. In venti mesi nessun Stato, nessuna organizzazione internazionale poté essere invocata. E quando la violazione era troppo evidente anche per i carnefici stessi, essi avevano sempre, pronta e sempre eguale la stessa risposta: Vi trattiamo troppo bene; meritereste la morte tra i supplizi; non siete dei traditori? Non rifiutate perfino di tornare in patria, di rivedere i vostri cari, pur di non firmare per la repubblica fascista? E così in quei venti mesi i soldati italiani vengono sottoposti a lavori durissimi per tredici, quattordici, quindici ore al giorno. Vengono affamati sistematicamente, costretti a nutrirsi di erbe, di rifiuti trovati nelle immondizie, della carità degli altri prigionieri. Vengono esposti alle terribili incursioni aeree alleate. In alcune città (Manheim per esempio) vengono addirittura assassinati, in quanto vien loro proibito agli internati soltanto! l accesso ai rifugi durante i bombardamenti. In quei venti mesi il numero dei caduti cresce rapidamente. L inverno tedesco coi suoi venti, trenta gradi sottozero fa strage di questa massa svestita, stanca, affamata. Ma più terribile del lavoro massacrante, della fame, del freddo, dei bombardamenti era l anima nazista, spietata, invasata da un fanatismo cieco: insensibile ad ogni sentimento di umanità. Tutto era permesso contro l italiano, non solo nemico, ma traditore. A migliaia e migliaia i soldati d Italia nella terra ostile di Germania, nelle pianure sconsolate di Polonia, sono morti dopo stenti che nessuna penna saprà descrivere; le tombe qualche volta nemmeno sormontate da una croce, qualche volta nemmeno identificabili. Sono morti, i più, erosi dalla tisi, la cui opera i nazi-fascisti hanno favorito con ogni mezzo, col lavoro più bestiale e con la mancanza del minimo assoluto. Diario di Giovanni Giovannini (già vice direttore La Stampa) CONTINUIAMO LA NOSTRA CRUDA ESPOSIZIONE DELL ORRIDO NAZIFASCISTA CON NOMI E COGNOMI DEI CRIMINALI E DELLE VITTIME PERCHÉ GLI ADULTI E I GIOVANI SAPPIANO. L ORRIDO ERA FRUTTO DI ESALTANTE FORMAZIONE. Davanti a Dio presto questo sacro giuramento: che nella lotta per la mia Patria italiana contro i suoi nemici, sarò in maniera assoluta obbediente ad Adolfo HITLER, supremo comandante dell Esercito Tedesco, e quale soldato valoroso sarò pronto in ogni momento a dare la mia vita per questo giuramento. V. pagina 95 del volume Le SS italiane di Primo de LAZZARI SETTIMANALE CUNEESE RIPORTA IN DATA 24 OTTOBRE 1945 LA CONDANNA A MORTE, DEL TRIBUNALE RIMESSO IN PIENA ATTIVITÀ A NORMA DEL CODICE, DEI NOVE AGUZZINI CHE SISTEMATICAMENTE AVEVANO OPERATO COME BOIA E TORTURATORI (E NON COME FUNZIONARI ) DELL U.P.I. NEI PROCESSI CONTRO I PAR- TIGIANI CATTURATI IN COMBATTIMENTO O GRAZIE A SPIE REMUNERATE. LA CONDANNA NON SARÀ ESEGUITA PER IL RICORSO DEI NOVE. 8

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