Unità 4. I mass media tradizionali. 1. Il giornale

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1 Unità 4 I mass media tradizionali Contenuti Il giornale Il cinema La radio La televisione 1. Il giornale per approfondire I primi giornali 1/1 Nota introduttiva Nella società contemporanea la stampa, pur svolgendo la funzione d informazione dell opinione pubblica, è diventata fattore di formazione della coscienza civile e politica di un popolo. Il giornale, ad esempio, è uno degli strumenti più efficaci non solo per comunicare, ma anche per orientare e per formare i lettori. Nel passato, le notizie e l informazione sono state trasmesse oralmente, attraverso i banditori. I primi giornali di una certa importanza che si sono diffusi, all interno delle classi borghesi dei principali paesi europei, sono stati, nell Ottocento: The Times e The Observer (Inghilterra); Le Monde (Francia); Corriere delle Sera (Italia). Il primo giornale diffuso tra le classi popolari è stato il Daily Mirror, la cui pubblicazione inizia, nel 1903, in Gran Bretagna. Nel Novecento, poi, il giornalismo diventa un industria e la diffusione dei quotidiani e dei periodici, specialmente in Inghilterra, diventa capillare. I giornali possono essere: 1. Quotidiani (pubblicati tutti i giorni). 2. Periodici (pubblicati con una cadenza periodica). Secondo il contenuto, essi possono essere suddivisi in: 1. Indipendenti, quelli che esprimono idee libere e si propongono di fornire ai lettori informazioni obiettive e imparziali. 2. Di partito, quelli che veicolano ideologie politiche. Questi interpretano le notizie secondo l orientamento di un partito e, in linea di massima, si rivolgono ai lettorielettori, al fine di informarli sulle direttive della loro organizzazione politica. 3. Economici, quelli che trattano soprattutto i problemi economici e finanziari. 4. Sportivi, quelli che s interessano delle attività sportive. I quotidiani, inoltre, tenendo conto della diffusione, si suddividono in: 1. Quotidiani a diffusione locale, quelli che dedicano maggiore spazio ai problemi di una certa zona e sono venduti e diffusi localmente. 1

2 Modulo Comunicazione e mass media 2. Quotidiani a diffusione nazionale, quelli che, pur riservando piccoli spazi a notizie locali, trattano problemi d interesse nazionale e sono venduti e diffusi su tutto il territorio di una nazione. Il giornale è uno dei più antichi strumenti d informazione per la maggior parte delle popolazioni; la sua tecnica di realizzazione, dai tempi dell invenzione dei caratteri mobili ad oggi, ha fatto progressi da gigante sia nel campo della raccolta delle notizie, che avviene con strumenti molto veloci (telefono, telegrafo, telescrivente, collegamento via radio, telefoto, radiofoto e così via), sia nel rapido sviluppo di stampa. I giornali sono, poi, soggetti ad una spietata concorrenza da parte di altri mezzi di comunicazione come la radio, la televisione e i rotocalchi prima, Internet poi. Essi, per uscire indenni da tale situazione di difficoltà, dovrebbero saper sfruttare alcune risorse: ampliamento delle notizie, analisi approfondita, in maniera critica, dei fatti, e un impaginazione organizzata come vetrina delle notizie. 1/2 Titolazione e impaginazione Il giornale è composto di una serie di pagine che trattano temi di politica, cultura, economia, cronaca, spettacolo, sport e inchieste varie. Le prime due pagine affrontano, normalmente, argomenti di politica nazionale e internazionale. Le altre vertono, invece, su temi di: 1. Cronaca economica, politica, sociale e sindacale. 2. Cronaca nera (incidenti, sciagure e fatti delittuosi) o bianca (fatti positivi di avvenimenti politici, amministrativi, sindacali, di avvenimenti comici e di episodi curiosi). 3. Cronaca locale (cittadina, provinciale e regionale). 4. Cronaca rosa (storie sentimentali, soprattutto di personaggi famosi). 5. Cronaca gialla (scandali o fatti misteriosi). 6. Spettacolo (musica, teatro, televisione, cinema e così via). 7. Economia (temi economici e finanziari). 8. Sport (calcio, tennis, nuoto, boxe e così via). 9. Inchieste (sondaggi d opinione, commenti economici e politici, pubblicità ecc.). In un giornale l impaginazione e la titolazione di una notizia sono di fondamentale importanza per un lettore. Esse hanno la funzione di orientare e di far facilmente rilevare un informazione dal testo. Sono i titoli e l impaginazione a produrre, indicandone anche lo stile, la fisionomia di un quotidiano. L efficacia di una notizia è, dunque, costituita dall impaginazione, fattore topografico, e dalla titolazione, fattore tipografico. L esposizione grafica di una notizia giornalistica non è, perciò, solo decorazione, ma è anche efficace comunicazione. 1/3 Struttura Il giornale è anche un contenitore; esso, in Italia, si presenta fondamentalmente in due modelli: 1. Formato tradizionale ( ad esempio, il Corriere della Sera). 2. Formato tabloid (come la Repubblica). Il formato, giacché il giornale è un contenitore, rappresenta già di per sé un messaggio. 2

3 Le prime pagine di un quotidiano con formato tradizionale (a sinistra) e un tabloid (a destra) Unità 4 I mass media tradizionali Il modello del formato tradizionale è legato allo schema diffuso dai quotidiani fin dalle origini. L altro modello, quello del formato tabloid, è moderno ed è stato introdotto non solo perché pratico nella lettura, ma anche perché meno ingombrante. Ambedue i modelli, però, impaginano e titolano le notizie topograficamente e tipograficamente allo stesso modo. Nell uno e nell altro, infatti, il menabò, vale a dire il disegno schematico della prima pagina, è, complessivamente, lo stesso. Il nome o il titolo del giornale (il Corriere della Sera, la Repubblica e così via) è chiamato testata. Lo schema della prima pagina di solito è il seguente: 1. La notizia più importante del giorno, impaginata, di solito, in alto a sinistra, è detta apertura o pastone. Naturalmente non tutti i giornali ritengono importante la stessa notizia. 2. La notizia che è ritenuta rilevante, pur non essendo la più importante, è impaginata in alto a destra, ed è chiamata spalla; essa può essere di carattere locale oppure di carattere nazionale ed internazionale. 3. L articolo di fondo è una riflessione che il direttore o un editorialista del giornale compie, di solito, sull argomento messo in evidenza nell apertura o nel pastone. 4. Il taglio alto è, di solito, una notizia di cronaca, che può avere una rilevanza non solo di carattere locale, ma anche nazionale e internazionale; tale notizia è impaginata al centro della pagina, verso l alto. 5. Il taglio medio tratta notizie di media rilevanza, collocate al centro della pagina, verso il basso. La prima pagina di un quotidiano 6. Il taglio basso tratta una notizia o espone una foto, che ne rinvia lo sviluppo della trattazione all interno del giornale ed è collocata in basso alla pagina. 7. La collocazione del box pubblicità varia, anche se, di solito, è posto o in alto, ai margini della testata o in basso, al margine sinistro della pagina. Il box pubblicità è un riquadro, che pubblicizza un convegno, un libro e così via. 3

4 Modulo Comunicazione e mass media 8. L indice delle principali notizie, che il giornale complessivamente contiene, è detto flash o sommario. Esso ha collocazione varia. 9. Il box vignetta è un piccolo spazio che, con collocazione varia, tratta temi di satira politica. Esso spesso è spiegato o commentato con una didascalia. 10. L occhiello, posto al di sopra del titolo di apertura o pastone, ha la funzione di introdurre o richiamare, indicando circostanze di tempo e di luogo, l argomento di apertura. 1/4 Realizzazione tecnica I giornali a tiratura nazionale sono ormai diventati, nella quasi totalità, delle aziende di grandi dimensioni. Spesso le loro sedi sono collocate in strutture dove si trova anche la tipografia o altri tipi di servizi tecnici. Il processo di realizzazione di una testata è, in ogni modo, articolato e complesso. Il punto di partenza è la selezione delle notizie sul fatto o sull avvenimento da comunicare ai lettori, utilizzando sia agenzie d informazione o di stampa sia giornalisti corrispondenti, inviati speciali, fotoreporter, riprese televisive e così via. La fase successiva si svolge nella direzione e nella redazione del giornale: il direttore tiene, normalmente, due riunioni quotidiane (una in tarda mattinata e un altra intorno alle 17.00) per preparare e per selezionare, in collaborazione con i capi redattori, il materiale da pubblicare. Dopo aver fatto l ultima selezione delle notizie, tutto il materiale è trasmesso al sistema di produzione. Il sistema di produzione elettronica del giornale avviene con computer o terminali video; gli articoli, i pezzi giornalistici e le foto, con tale metodo, sono prodotti direttamente in formato utile all impaginazione. Un altra fase importante per la realizzazione del giornale è la composizione del menabò, ovvero la bozza della struttura e della paginazione. L ultima fase è l uscita del prodotto sul mercato con la distribuzione ai lettori per abbonamento o attraverso le edicole. I quotidiani che arrivano a casa dei lettori o che si trovano quotidianamente nelle edicole nascono, dunque, in un processo d elaborazione e di realizzazione tecnica, tramite complesse operazioni che numerosi professionisti e tecnici predispongono e realizzano. 1/5 Interpretazione critica Normalmente i lettori comprano e leggono giornali con i quali hanno un assonanza cognitiva o ideologica. La maggior parte dei quotidiani propone addirittura messaggi che corrispondono alle attese dei lettori. Compito degli insegnanti è allora promuovere un interpretazione critica dell informazione mediatica; solo in tal modo, le nuove generazioni potrebbero cominciare ad interpretare autonomamente e criticamente i principali fatti della vita sociale. Funzione tipica della scuola è, infatti, di spingere gli allievi a elaborare un pensiero di tipo critico, tale da mettere in discussione le conoscenze precostituite ed elevare il sapere. Il peso crescente della comunicazione di massa richiede che i sistemi scolastici assumano nuove ed improrogabili responsabilità educative. 4

5 Unità 4 I mass media tradizionali 2. Il cinema 2/1 Nota introduttiva Il cervello umano capta una serie di immagini che si susseguono ad intervalli piccolissimi l una dall altra producendo l illusione che esse siano in movimento. Questo fenomeno è alla base dell illusione cinematografica. Il merito di aver inventato, nel 1895, uno strumento che oggi costituisce il principio della cinematografia spetta a due fratelli francesi Louis e Auguste Lumière. Tale strumento è denominato cinematografo (scrittura in movimento); esso è la proiezione capovolta, attraverso lo scorrere di una pellicola fotografica, di immagini in movimento su uno schermo. La pellicola, in verità, non scorre, ma scatta, proiettando singole istantanee, percepite come un unica immagine in movimento. Louis Lumière È nato a Besançon, nel 1864, ed è morto a Bandol (Tolone), nel Con la partecipazione del fratello Auguste ( ), ha compiuto esperimenti sulla fotografia e sul cinema. Lumière ha, così, inventato il cinematografo ed è stato regista cinematografico. Egli ha, a tal proposito, operato alcune riprese dal vivo: L uscita dalle officine Lumière e L arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (1895). Gli oggetti in movimento, tramite la proiezione cinematografica, assumono un significato particolare rispetto alla superficie piana, ovverosia si separano dallo sfondo e acquisiscono una dimensione corporea. 2/2 Nascita del cinema: cenni storici Ogni epoca storica è caratterizzata da una forma d arte dominante. Il Novecento ha avuto il cinema, nel quale sono confluiti: la musica, la pittura, il costume, l architettura e le tecnologie avanzate. Il cinema è, quindi, diventato in modo immediato una forma molto popolare d arte. Per affermarsi come arte, esso ha vissuto, con alterne vicende, un lungo processo storico. Le prime immagini fotografiche fisse furono prodotte da Louis Daguerre nel 1839; quelle in movimento sono state proiettate per la prima volta nel 1895 con il cinematografo dei fratelli Lumière. Nelle prime scene filmate, i fratelli Lumière, convinti che il cinema avrebbe dovuto svilupparsi solo come riproduzione della natura, hanno prodotto proiezioni realistiche di vita quotidiana (uscita degli operai dalle industrie, avvenimenti familiari e così via). Agli inizi del Novecento il primo artista che ha cominciato a sfruttare La pellicola cinematografica ha un lo strumento cinematografico, affinché fosse ritratto il mondo della formato standard di 35 mm fantasia e dell immaginazione, è stato un illusionista e prestigiatore di Parigi, Georges Méliès. Questi è ritenuto l inventore della regia cinematografica. Nei primi anni, l attività cinematografica ha ancora un forte legame con il teatro. 5

6 Modulo Comunicazione e mass media La macchina da presa, posizionata in maniera fissa, registra una scena per l intera durata della ripresa. Solo in seguito il cinema ha cominciato ad utilizzare, attraverso la tecnica del montaggio, forme espressive nuove. Esso, dividendo un soggetto in sequenze e suddividendo ogni sequenza in inquadrature, si è potuto liberare dalle convenzioni teatrali. Sono, in verità, i movimenti di macchina che, permettendo al montaggio di trasformarsi da strumento puramente tecnico ad elemento del linguaggio cinematografico, fanno compiere un miglioramento al cinema. Secondo il regista russo Sergej Eisentein, il montaggio ha, tramite la cinepresa, la funzione di definire il significato del materiale filmato: ogni inquadratura ha un senso definito soltanto quando si collega con le inquadrature precedenti e con le successive. Linguaggio cinematografico: è l insieme delle potenzialità espressive che il regista di un filmato organizza attraverso le tecniche di montaggio. Sergej Michailovic Eisentein È nato a Riga, nel 1898, ed è morto a Mosca, nel È stato un regista teatrale e cinematografico. Ha operato prima nel teatro, mettendo in scena le commedie di Arbatov e di Mass e, in seguito, nel cinema, dove ha girato film famosi, quali: Sciopero (1925); La corazzata Potëmkin (1926); Ottobre (1928); La linea generale (1929). Eisentein ha, inoltre, scritto i seguenti libri: Il senso del film (1942); La forma del film (postumo, 1949); Note di un regista (postumo, 1958); Saggi sul film (postumo, 1968). Il cinema è nato muto, ma alla fine degli anni venti (1928) si ha l avvento del sonoro. La visione della pellicola cinematografica incomincia, così, ad essere accompagnata dalla musica. Questa permette anche di coprire il ronzio del proiettore. Nei decenni degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento viene introdotto il colore, anche se la tecnica del bianco e del nero continua ad essere utilizzata come elemento stilistico di base. Il cinema a colori si è affermato, in concorrenza all avvento della televisione, in maniera graduale. Alcuni anni or sono, per la diffusione capillare di alcuni mass media maggiormente interattivi, il cinema ha attraversato un periodo di crisi. Oggi, invece, l arte cinematografica sta ritornando in auge, grazie al fatto che essa si è perfettamente collegata alle nuove tecnologie, soprattutto all informatica e alla televisione. La prima gli ha offerto, attraverso la tecnologia digitale, la possibilità di utilizzare gli effetti speciali e le proiezioni virtuali. La seconda, attraverso proiezioni di film interessanti, ha fatto maggiormente sentire al telespettatore l esigenza di accostarsi al cinema come rito collettivo. 2/3 Il cinema: linguaggio e realizzazione tecnica Per realizzare e portare a termine la produzione di un film, è necessario l interesse di un produttore nel mettere a disposizione un capitale non solo per affrontare le spese relative alle scenografie, ai costumi, all affitto degli studi e delle attrezzature varie, ma anche per scritturare il cast, vale a dire l insieme di tecnici, di attori e regista. Il processo di realizzazione di uno spettacolo cinematografico avviene, sotto la guida del regista, in tre fasi fondamentali: 1. Stesura del copione. 6

7 Unità 4 I mass media tradizionali 2. Ripresa. 3. Montaggio. Alla stesura del copione provvede lo sceneggiatore, alla ripresa è addetto l operatore e del montaggio s interessa il montatore. Durante la prima fase, l idea che nasce diventa un soggetto. In seguito si passa, attraverso una scaletta, alla sceneggiatura; questa è divisa in sequenze e in inquadrature. Le sequenze sono scene che l operatore, dopo aver ripreso, taglia e assembra nel migliore modo possibile, affinché ognuna di esse sia, nella lunghezza, proporzionata alle precedenti e alle successive. Le inquadrature, giacché circoscrivono lo spazio da inquadrare per proporlo allo spettatore, rappresentano l unità di base del linguaggio cinematografico. Esse sono, dunque, fotogrammi, ripresi senza interruzione, da una posizione panoramica (fissa) della macchina da presa. Le tecniche di ripresa possono procedere per diversi tipi di inquadrature: dettaglio, campo medio, campo lungo, campo lunghissimo, primo piano, piano medio, piano americano, primissimo piano e figura intera. I tipi di campo e di piano sono il risultato della distanza tra la macchina da presa e il soggetto che deve essere inquadrato. Campi e piani di distanza tra la macchina da presa e i soggetti inquadrati Denominazione Contenuto e funzione Dettaglio Oggetto inquadrato da molto vicino. Campo medio La figura umana è ripresa a una distanza minore di trenta metri, senza toccare né con la testa né con i piedi il margine inferiore del quadro. Campo lungo Inquadra un ambiente. In esso le figure umane, riprese a più di trenta metri di distanza, si distinguono e si definiscono parzialmente. Campo lunghissimo È utilizzato sia per l ambientazione sia per gli esterni ; le figure umane, quando compaiono, sono indistinte e piccolissime. Primo piano La figura è tagliata all altezza delle spalle. Piano medio La figura umana è tagliata a mezzo busto dal margine inferiore del quadro. Piano americano La figura umana è tagliata all altezza del ginocchio dal margine inferiore del quadro. Primissimo piano La figura umana è tagliata poco sopra alle spalle. Figura intera La figura umana tocca, con i piedi, il margine inferiore del quadro. Il campo è, inoltre, anche utilizzato sia per circoscrivere l ambientazione sia per definire unitariamente le scene. Alle inquadrature segue la fase di montaggio. Il linguaggio cinematografico è nato all inizio del secondo decennio del Novecento con la scoperta delle potenzialità espressive della tecnica di montaggio. Questa consiste, come abbiamo visto, nel mettere insieme, in base al linguaggio e all ordine narrativo stabilito dal regista, le migliori inquadrature. 7

8 Modulo Comunicazione e mass media Per compiere tale operazione, gli operatori si servono della moviola: una tecnica che permette di accelerare o di fermare la pellicola oppure di farla retrocedere o avanzare. La moviola è stata sostituita, oggi, da alcuni strumenti elettronici. Questi permettono non solo una maggiore velocità, ma anche più precisione ed effetti speciali nuovi. Con l avvento del sonoro si affianca, poi, alla colonna visiva la registrazione tanto dei dialoghi quanto dei rumori e delle musiche (colonna sonora). Nella produzione di un film, il montaggio è, in realtà, una fase molto creativa. I registi, infatti, lo curano con lo stesso interesse delle riprese. La macchina da presa opera alcuni movimenti, definiti: 1. Panoramica (la macchina da presa esplora lo spazio, ruotando su un supporto sia da destra a sinistra o viceversa (in orizzontale) sia dall alto in basso o viceversa (in verticale) sia lungo la diagonale dell inquadratura (in senso obliquo). 2. Carrellata (la macchina da presa è posta su un carrello scorrevole e si muove o allontanandosi (carrellata all indietro) o avvicinandosi (carrellata in avanti) al soggetto inquadrato. 3. Ripresa a mano (la macchina da presa viene manovrata manualmente dall operatore). Non è, pertanto, fissata su alcun supporto. 4. Ripresa aerea (la macchina da presa è fissata su un cavo d acciaio e viene manovrata e guidata attraverso impulsi elettrici). 5. Dolling (la macchina da presa è posta su un supporto posto su una piattaforma). Tale supporto può essere scorrevole su ruote oppure manovrato con un braccio meccanico. L angolazione è una tecnica che determina la posizione della macchina da presa rispetto ai soggetti inquadrati. Essa può essere, rispetto al piano orizzontale: 1. Inquadratura dall alto, quando si vuole rappresentare il soggetto inquadrato minore del normale. 2. Inquadratura dal basso, quando si vuole, invece, rappresentare il soggetto inquadrato maggiore del normale. Rispetto all asse verticale, l angolazione può essere un inquadratura a piombo oppure un angolazione obliqua (l inquadratura a piombo viene utilizzata perché produce un senso d angoscia e d oppressione; l angolazione obliqua viene usata giacché evidenzia una sensazione d alterazione della realtà). L illuminazione è una tecnica cinematografica utile nel risaltare un soggetto oppure necessaria per produrre una particolare atmosfera d ambientazione. Essa può essere naturale (luce solare) oppure artificiale (riflettori). La tecnica dell illuminazione è: 1. Frontale, quando l operatore vuole rafforzare l immagine del soggetto da inquadrare. 2. Di taglio, quando s intende lasciare in ombra una parte del soggetto da inquadrare. In questo caso si produce un effetto d ambiguità. La distribuzione è una tecnica per mettere in circolazione i film. Essa fa, attraverso il noleggio, da tramite tra la produzione e le sale cinematografiche. Spesso il produttore è anche un distributore del film, ovverosia pubblicizza, noleggia e mette in circolazione pellicole o home video. 8

9 Unità 4 I mass media tradizionali 3. La radio 3/1 Nota introduttiva Un modello di radio in uso tra gli anni 40 e 50 del secolo scorso Il telegrafo e il telefono sono stati ottimi strumenti di comunicazione a distanza. Essi hanno, però, avuto, almeno fino ad alcuni anni fa, un inconveniente: funzionavano per mezzo di fili e di cavi. Non potevano, pertanto, soddisfare le esigenze degli eventuali utenti in viaggio o di oggetti in movimento, come gli aerei e le navi. A cambiare questo stato di cose ha provveduto l invenzione della radio, detta anche telegrafo senza fili. È stato possibile, in tal modo, per i viaggiatori sia in aereo sia sulle navi non solo di aggiornarsi continuamente sul resto del mondo, ma anche di comunicare. brani d autore L esperienza tutta privata della comunicazione radiofonica La radio tocca intimamente, personalmente, quasi tutti perché presenta un mondo di comunicazioni sottintese tra l insieme scrittore-speaker e l ascoltatore. È questo il suo aspetto immediato: un esperienza privata. Le sue profondità subliminali sono cariche degli echi risonanti di corni tribali e di antichi tamburi. Ciò è insito nella natura stessa del medium, per il suo potere di trasformare la psiche e la società in un unica stanza degli echi. Coloro che scrivono per la radio, tranne poche eccezioni, ignorano questa sua dimensione risonante. La famosa trasmissione di Orson Welles sull invasione dei marziani era una semplice dimostrazione della portata onnicomprensiva e totalmente coinvolgente dell immagine auditiva della radio. E fu Hitler a trattare sul serio la radio alla maniera di Welles. L esistenza politica di Hitler deriva direttamente dalla radio e dai modi di rivolgersi al pubblico. Ciò non significa che tali media trasmettessero effettivamente al popolo tedesco i suoi pensieri. Questi ultimi, in realtà, avevano pochissima importanza. La radio fornì la prima grande esperienza d implosione elettronica, in altre parole di un totale capovolgimento degli indirizzi e dei significati della civiltà alfabetica occidentale. Per i popoli tribali, vale a dire per quelli la cui esistenza sociale è un estensione della vita familiare, la radio continuerà ad essere un esperienza violenta. Le società ad alto livello d alfabetismo, che da qualche tempo in politica come in economia, subordinano la vita familiare all individualismo, sono riuscite ad assorbire e a neutralizzare quest implosione senza scosse rivoluzionarie. Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano 1968 I segnali radiotelegrafici producono onde elettromagnetiche. Queste sono onde invisibili e più lunghe di quelle luminose. Viaggiano alla velocità della luce, ovverosia a circa trecentomila chilometri al secondo. Le onde elettromagnetiche hanno, poi, la possibilità, attraversando con correnti ad elevata frequenza le cosiddette antenne, di essere emesse in tutte le direzioni. Tali onde sono quasi tutte riflesse dalla ionosfera e non viaggiano, come si potrebbe pensare in linea retta, passando da un antenna ad un altra. Alla scoperta della radio hanno contribuito in maniera decisiva gli studi dell italiano Guglielmo Marconi che, nel 1901, riuscì a captare da Terranova, in Canada, segnali radio trasmessi dalla Cornovaglia, attraverso l Atlantico. 9

10 Modulo Comunicazione e mass media Guglielmo Marconi È nato a Bologna nel 1874 ed è morto a Roma, nel Nel 1893, come fisico ed elettrotecnico, ha iniziato a compiere, sulla scia dei risultati teorici di James C. Maxwell e delle ricerche di Hertz, esperimenti sulla trasmissione di segnali per via elettromagnetica. Nel 1896, dopo aver inutilmente cercato aiuto in Italia per proseguire le sue ricerche, si trasferisce in Inghilterra, dove brevetta il suo sistema di telegrafia, fonda la Marconi s Wireless Telegraph Co. Ltd, e, riuscendo a migliorare i suoi strumenti, trasmette segnali di onde elettromagnetiche dalla Cornovaglia a Terranova. Nel 1909 riceve il premio Nobel per la fisica. 3/2 Natura, effetti e linguaggio della radio La radio, dal punto di vista tecnico, si limita alla trasmissione dei suoni. Il suo linguaggio si compone di parole, di effetti sonori e di silenzio. Attraverso le parole, la radio informa e comunica; tramite gli effetti sonori (musica, suoni naturali ed elettronici) costruisce scene e con il silenzio offre all ascoltatore la possibilità di riflettere e di meditare sulle parole appena ascoltate. Neanche l avvento di Internet ha messo in crisi la radio: al contrario di altri media che si sono sentiti minacciati dalla rivoluzione informatica, essa ha utilizzato nuove tecnologie per accrescere le proprie potenzialità. La radio si avvicina a tutti personaggi che prende in considerazione, tocca i soggetti nel loro intimo, a livello personale, giacché rappresenta, in modo immediato, ciò che è sottinteso tra lo scrittore-speaker e l ascoltatore. 4. La televisione 4/1 Nota introduttiva Le società tecnologicamente avanzate sono caratterizzate da veloci e spesso incontrollabili trasformazioni; esse, perciò, nella maggior parte degli esseri umani, producono sul piano psicologico non solo senso d insicurezza ma anche problemi di disadattamento. Il progresso tecnologico ha fatto in modo che, in tali società, i mass media, invece di far acquisire agli uomini autonomia e libertà, agevolassero in loro comportamenti conformistici rafforzandone l identità sociale. I mass media sono stati gli strumenti che hanno fatto emergere le differenti caratteristiche tra le società moderne e quelle tradizionali; hanno, inoltre, anche veicolato la cosiddetta informazione sul presente. Agli inizi del nostro secolo, non era ancora possibile diffondere le notizie sui fatti e sugli avvenimenti contemporanei. Esisteva soltanto l informazione sul passato, che era assicurata dalla stampa, dai libri, dalla comunicazione orale, dalla comunicazione scritta (composta di relazioni o di documenti) e così via. I fatti e gli avvenimenti erano conosciuti immediatamente solo da chi vi assisteva, come spettatore, o da chi vi partecipava in prima persona. Negli anni successivi, lo sviluppo tecnologico e i progressi economici nelle società industrialmente avanzate hanno permesso la nascita e lo sviluppo di numerosi mass media (cinema, radio, telegrafo, telefono, televisione e così via) e, quindi, la possibilità di trasmettere le notizie dei fatti e degli avvenimenti contemporaneamente al 10

11 Unità 4 I mass media tradizionali loro verificarsi; questo è avvenuto, inizialmente, soltanto mediante l immagine oppure attraverso la parola; in seguito, fatto rivoluzionario, tramite l interazione e l interdipendenza dell immagine, della parola e del suono. Negli ultimi decenni addirittura il processo di diffusione delle comunicazioni di massa si è sviluppato in modo vertiginoso. La televisione, in questo rapido e costante sviluppo, è stata lo strumento che ha permesso a tutti di percepire e di cogliere maggiormente i cambiamenti. Essa ha introdotto, come valore aggiunto, all immediatezza delle notizie, l immagine. Ha permesso di unire e di fondere insieme, in perfetta sincronia, la contemporaneità dei fatti e degli avvenimenti e la loro rappresentazione visiva, non ferma, ma in continuo movimento ed è stato il mass medium che, secondo alcuni massmediologi, ha determinato e fatto nascere la civiltà dell immagine. 4/2 Nascita e sviluppi L avvento della società di massa ha anche fatto sorgere, nell essere umano, l esigenza di doversi informare, in modo permanente, sulla complessità del mondo circostante. La televisione è, a tal proposito, considerata lo strumento più adeguato. Il suo modello di comunicazione, però, non è interattivo; è unidirezionale o monodirezionale. Essa ci permette di poter osservare il mondo stando seduti sulla poltrona del nostro salotto. La televisione è stata inventata in una fase storica in cui i conflitti e le tensioni tra i popoli avevano assunto una dimensione planetaria; così, è riuscita ad internazionalizzare tutte le questioni e a portarle, attraverso lo schermo, nelle nostre case. Spesso, ciò non è avvenuto in modo obiettivo; tuttavia, nelle democrazie occidentali, con l emancipazione delle classi e delle categorie sociali più deboli, attraverso lotte politiche e sindacali, anche il processo d informazione è diventato sempre più trasparente. Non è stato così, però, nelle società non democratiche. Nei sistemi di potere totalitario i mass media sono stati sempre utilizzati come mezzi sia per orientare sia per plasmare le masse. La televisione è uno strumento che si è diffuso celermente soltanto negli ultimi decenni del Novecento. Essa è Uno dei primi televisori in bianco e nero nata in Inghilterra, dove, già nel 1926, vengono compiuti, con uno strumento rudimentale, i primi esperimenti nel laboratorio di John Logie Baird. La rete BBC (British Broadcasting Corporation) è stata la prima stazione televisiva. Essa è entrata per la prima volta in funzione nel 1936 e ha incominciato, a Londra, a trasmettere pubblicamente. Bisogna attendere, in ogni modo, la fine della seconda guerra mondiale per far sì che del nuovo strumento di comunicazione di massa possa essere organizzata la produzione a livello industriale. L uso, perciò, a livello di massa, si ha solo negli anni successivi. In Italia, le prime trasmissioni televisive sono apparse agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento ed hanno avuto un impatto notevole sui comportamenti della popolazione, producendo cambiamenti nei costumi e nelle abitudini di moltissimi italiani. 11

12 Modulo Comunicazione e mass media I più piccoli non dovrebbero mai essere lasciati soli davanti al televisore Negli anni Cinquanta del secolo scorso, era attivo soltanto un canale della Rai; negli anni Sessanta ha cominciato a trasmettere anche un altro canale; negli anni Settanta, oltre al terzo canale della Rai, sono state immesse sul mercato numerose televisioni private e commerciali (network). Questa forte espansione delle reti televisive e dei linguaggi mediali potrebbe produrre, mediante una cultura elettronica sia standardizzata sia simbolica, il rischio di un omologazione di massa negli utenti. Per tale motivo, nella coscienza collettiva è nata l esigenza della funzione sociale dell informazione e, quindi, la necessità di disciplinarne l uso. Ognuno, dunque, dovrebbe non solo prendere coscienza della potenziale pericolosità dei messaggi televisivi, ma anche tentare di evitare ogni forma di condizionamento; solo così sarebbe possibile difendersi dalla persuasione occulta e dalla manipolazione. 4/3 Televisione: funzioni e problemi La televisione ha ormai assunto, nella nostra società, anche un importante funzione educativa; questo è avvenuto perché essa, da un lato, è riuscita a diffondere capillarmente la lingua nazionale e, dall altro, ha elevato notevolmente il livello culturale delle masse. Ciò non si può non riconoscerlo. La televisione, però, per svolgere correttamente tale funzione, dovrebbe essere utilizzata con metodologie rigorose. L uomo, oggi, è legato alla televisione in un rapporto quasi indissolubile. Questo avviene perché le immagini, soggette ad un loro continuo sovrapporsi, non danno agli utenti la possibilità di riflettere né di prendere coscienza; esse agiscono sull inconscio, specialmente dei bambini, predisponendoli all assuefazione o all accumulo d aggressività. Questa, poi, deve essere scaricata, producendo, a volte, violenza verso se stessi o verso gli altri. La scuola, perciò, come agenzia educativa, non può trascurare la televisione e il suo potenziale. Lo strumento televisivo non dovrebbe mai assumere la funzione di cattiva maestra e educare, in tal modo, alla violenza. brani d autore Censura e TV Karl Popper, nel 1992, ha sostenuto in un intervista che i bambini subiscono una continua violenza attraverso la televisione. L essere umano ha bisogno di censura, perché non si è liberi se non responsabili. La mia tesi era ed è che noi stiamo oggi educando i nostri bambini alla violenza attraverso la televisione e gli altri mezzi di comunicazione [...]. Purtroppo noi abbiamo bisogno della censura. Mi dispiace dirlo proprio perché sono un liberale e non sono favorevole alla censura. Il fatto è che la libertà dipende dalla responsabilità. Se tutti fossero pienamente responsabili per il modo in cui vivono in cui dovrebbero vivere se considerassero gli effetti delle loro azioni sui bambini non avremmo bisogno della censura. Ma purtroppo le cose non stanno così e la situazione è andata sempre peggiorando: la gente vuole sempre più violenza, chiede alla televisione di mostrare più violenza. Non possiamo accettare che si vada avanti così. Karl R. Popper, La lezione di questo secolo, intervista di Giancarlo Bosetti, Marsilio, Venezia

13 Unità 4 I mass media tradizionali Il bambino trascorre mediamente davanti al televisore un tempo eccessivo, con conseguenze sicuramente negative; ciò succede, spesso, anche perché, mentre i genitori lavorano, i figli devono confrontarsi e misurarsi da soli con i messaggi televisivi. Gli effetti di tale prassi hanno un riscontro sul piano fisico (i piccoli hanno bisogno di movimento e di spazio) e sul piano cognitivo (i bambini necessitano di attivare l intelligenza pre-operativa, mentre la televisione fornisce loro informazioni disorientanti e incerte sul piano emotivo). I bambini sono, in tal modo, costretti ad accumulare tensioni e frustrazioni che, superando la soglia di sopportazione, si trasformano facilmente, se non sublimate, in forme d aggressività. Lo studioso John Condry, a tal proposito, nel saggio Ladra di tempo, serva infedele (1994) ha sostenuto che i messaggi dei programmi televisivi producono una violenza superiore alla realtà quotidiana. La famiglia, collaborando con la scuola, dovrebbe, perciò, essere chiamata in causa, per attutire l impatto dei contenuti dei programmi televisivi sull infanzia. L una e l altra sono, infatti, gli istituti primari di socializzazione. Quanto più tali istituzioni non funzionano, tanto più la televisione diventa un surrogato. È così che i bambini vengono allontanati non solo dalla curiosità di ascoltare le fiabe raccontate dai genitori e qualche volta dai nonni (non sempre presenti nelle famiglie nucleari), ma anche dalla possibilità di abituarsi ad una sana e corretta lettura. Il valore della lettura, come attività della mente, oggi è erroneamente trascurato e ad esso subentra negativamente l esigenza di utilizzare sempre di più le immagini televisive, spesso prodotte addirittura da operatori non esperti in campo sia psicologico sia educativo. Una televisione, senza alcuna funzione educativa, è tesa soltanto a trasmettere, per accaparrarsi i telespettatori, immagini in cui la violenza è sempre presente. Un bambino americano, grazie alla televisione, secondo il saggio La violenza in TV del ricercatore e studioso Charles S. Clark, «assiste in media ad ottomila omicidi e a centomila atti di violenza prima di aver terminato le scuole elementari. L ipotesi che è esistito un legame tra violenza simulata, proposta dal piccolo schermo, e le aggressioni reali della vita quotidiana risale agli albori della TV, negli anni Cinquanta, ed è stata sempre respinta dall industria televisiva». La maggior parte degli esperti conferma questo legame. Allora è necessario che gli operatori di questo gigantesco e mostruoso strumento di comunicazione diventino professionalmente responsabili. brani d autore Una patente per la TV Chiunque faccia televisione deve necessariamente essere organizzato, deve avere una patente. E chiunque faccia qualcosa che non avrebbe dovuto fare secondo le regole dell organizzazione, e sulla base del giudizio dell organizzazione, può perdere questa patente. L organismo che avrà facoltà di ritirare la patente sarà una sorta di Corte. Tutti, in un sistema televisivo che operasse secondo la mia proposta, si sentirebbero, perciò, sotto la costante supervisione di questo organismo e dovrebbero sentirsi costantemente nelle condizioni di chi, se commette un errore, sempre in base alle regole fissate dall organizzazione, può perdere la licenza. Questa supervisione costante è qualcosa di molto più efficace della censura, anche perché la patente, nella mia proposta, deve essere concessa solo dopo un corso d addestramento al termine del quale ci sarà un esame. Uno degli scopi principali del corso sarà d insegnare a chi si candida a produrre televisione che, di fatto, gli piaccia o no, sarà coinvolto nell educazione di massa, in un tipo d educazione che è terribilmente potente e im- 13

14 Modulo Comunicazione e mass media portante. Di questo si dovranno rendere conto, volenti o nolenti, tutti quelli che sono coinvolti dal fare televisione: agiscono come educatori perché la televisione porta le sue immagini sia davanti ai bambini e ai giovani sia davanti agli adulti. Chi fa televisione deve sapere di aver parte nell educazione degli uni e degli altri. Karl R. Popper, Una patente per fare TV, Donzelli, Milano 1994 Serve un Albo professionale ed una patente, ha sostenuto il filosofo Popper, per gli operatori della comunicazione, affinché siano pubblicamente controllati. La patente dovrebbe essere concessa a coloro che, dopo un rigoroso corso d addestramento, superino un esame, e andrebbe ritirata a chi non si attiene alle regole fissate. Gli operatori della televisione devono essere consapevoli di essere coinvolti in una forma d educazione di massa: essi devono agire come educatori, perché la televisione porta le sue immagini sia davanti ai bambini e ai giovani sia davanti agli adulti. «Chi fa televisione deve sapere di aver parte nell educazione degli uni e degli altri». Occorrerebbe fondare, dunque, una pedagogia dei mass media e liberare in tal modo il teleutente da ogni forma di condizionamento, educandolo all uso intelligente e creativo della televisione. I programmi televisivi, oltre a dover essere, perciò, prodotti e condotti da operatori culturali, esperti e autorizzati, dovrebbero, al fine di non imporre modelli precostituiti di comportamento, elaborare e trasmettere messaggi supportati da validi professionisti, tra cui psicologi, sociologi e pedagogisti. Scuola e famiglia, dal canto loro, dovrebbero lavorare in maniera congiunta per far acquisire a tutti la capacità di utilizzare intelligentemente le immagini televisive che vengono presentate quotidianamente. 4/4 Linguaggio e messaggi La televisione ha la capacità di fondere insieme parole e immagini; essa, perciò, essendo uno strumento di comunicazione straordinariamente complesso, va utilizzata criticamente. È importante per gli utenti conoscere sia il linguaggio sia il significato dei messaggi. La televisione, nel combinare insieme le tecniche di altri mass media (radio, cinema e carta stampata), offre all utente numerosi e innegabili vantaggi. Essa, infatti, senza costringere un soggetto a leggere o ad uscire di casa, offre ampi spazi d informazione e di approfondimenti. Il televideo ha, inoltre, potenziato lo strumento televisivo: è diventato un terminale intelligente e ricchissimo di dati. Questi vantaggi non devono, però, far perdere di vista il fatto che la televisione è un mass media che produce conformismo. L utente deve essere, perciò, consapevole che il tasto del telecomando non deve rappresentare un azione passiva e automatica, ma un operazione attiva e responsabile; nello stesso tempo, esso richiede la capacità di una lettura analitica e critica non solo dei linguaggi lessicologici e sintattici, ma anche dei messaggi, che possono essere sia frutto della realtà, quando si riferiscono ai fatti reali, sia frutto della finzione, quando scaturiscono dalla fantasia degli autori o dei registi. Dal punto di vista strutturale, i messaggi si distinguono in: 1. Verbali, in cui il testo è nettamente prevalente sull immagine, che è anodina. 2. Iconico-verbali, in cui si ha una sintesi tra il verbale e il visivo. 3. Iconico-sonori, in cui gli elementi del sonoro e del visivo si fondono insieme (con pari rilievo, con prevalenza dell immagine sul suono o di questo su quella). 14

15 Unità 4 I mass media tradizionali 4. Iconografici, in cui la prevalenza dell immagine è nettamente superiore all elemento verbale; tale immagine può essere statica (fotografia), o cinetica (ripresa dal vivo o ripresa cinematografica). 5. Composti, in cui non prevale nettamente l immagine o il visivo o il sonoro, ma, alternativamente, pur restando il messaggio sempre unitario, un elemento diventa di volta in volta preminente. Una bipartizione fondamentale dei messaggi televisivi in originari e in derivati viene compiuta per distinguere quelli realizzati attraverso l uso di tecniche propriamente televisive da quelli che, pur diffusi dalla televisione, sono prodotti e derivano da altre strutture. Il messaggio televisivo, in base agli aspetti tecnici e temporali, può, inoltre, essere: 1. Originario-contestuale, quando un fatto o un avvenimento è ripreso dal vivo. 2. Originario-differito, quando un fatto o un avvenimento è, invece, ripreso in seguito al suo verificarsi. 3. Derivato-contestuale, quando un fatto o un avvenimento è ripreso dal vivo da strumenti tecnici diversi da quelli della televisione che, in un secondo momento, trasmette l uno o l altro. Il compito dell informazione televisiva, specialmente attraverso i telegiornali, dovrebbe essere quello di far corrispondere fedelmente, con un linguaggio semplice e comprensibile, la notizia, parlata o commentata, all originaria contestualità dell avvenimento. Soltanto le notizie filmate (servizi, inchieste, reportage, illustrazioni filmate e non filmate), pur offrendo l idea dell attualità, dovrebbero essere trasmesse in differita. 4/5 Interpretazione critica Citando ancora una volta Popper, possiamo affermare che la televisione è cattiva maestra. Restare per ore passivamente davanti allo schermo televisivo è molto negativo; si potrebbe diventare vidioti o teledipendenti ; privarsene completamente potrebbe comportare, al contrario, l impossibilità di essere informati su quello che succede al di fuori delle proprie mura domestiche. La televisione è, in ogni modo, una finestra aperta sul mondo. L essere umano ha bisogno non solo di capire se stesso, ma anche di conoscere la realtà che lo circonda. Allora, è necessario considerare la televisione utile, ma non indispensabile; bisognerebbe usarla con distacco, con spirito critico e, soprattutto, con misura; occorrerebbe utilizzare, con rigore critico l intelligenza, al fine di comprendere profondamente i significati e i messaggi della televisione. Il teleutente deve essere soprattutto responsabilmente critico e possedere una spiccata capacità d analisi dei messaggi che gli sono proposti e trasmessi; deve mettere in moto non solo le sue risorse di scelta e di comprensione, ma anche le sue capacità logiche e intuitive. Palinsesto: è la programmazione dei contenuti televisivi, che vengono collocati in orari stabiliti per fare audience. In questo contesto, si definisce peak time TV l orario durante il quale viene toccata la punta massima d ascolto dei telespettatori. I palinsesti televisivi non vanno, perciò, trascurati, ma discussi in famiglia e soprattutto a scuola, durante le attività educative. A tale discussione i bambini devono essere fortemente stimolati, affinché, sin da piccoli, apprendano e si abituino ad essere telespettatori consapevoli e critici. 15

16 Modulo Comunicazione e mass media Solo in tal modo, la televisione, da fattore d omologazione e di limitazione della socialità, potrebbe diventare, oltre che fattore di crescita e d apprendimento, anche motore per acquisire libertà e per diffondere democrazia. brani d autore Il consumatore isolato e obbediente Prima parlavo dello scopo dei media e delle élite opportunamente indottrinate. Ma che dire della maggioranza ignorante e intrigante? Essa deve in qualche modo essere distratta. Le si possono propinare semplificazioni e illusioni emotivamente potenti, cosicché sia capace di scimmiottare la linea di partito. La linea principale è comunque quella di tenerla fuori. Le si lasci fare cose prive d importanza, la si lasci urlare per una squadra di calcio o divertirsi con una soap opera. Ciò che si deve fare è creare un sistema adatto nel quale ciascun individuo rimanga incollato al tubo catodico. È un noto principio delle culture totalitarie quello di voler isolare gli individui: se ne discute dal secolo XVIII. Per la cultura totalitaria è estremamente importante separare tra loro le persone. Quando la maggioranza ignorante e deficiente sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee. Se invece si tengono gli individui isolati, non è interessante se pensano e quello che pensano. Dunque bisogna tenere la gente isolata, e nella nostra società ciò significa incollarla alla televisione. Una strategia perfetta. Sei completamente passivo e presti attenzione a cose completamente insignificanti, che non hanno alcuna incidenza. Sei obbediente. Sei un consumatore. Compri spazzatura della quale non hai alcun bisogno. Compri un paio di scarpe da tennis da 200 dollari, perché le usa Magic Johnson. E non rompi le scatole a nessuno. Se vuoi uccidere quel bambino che sta vicino a casa tua, fallo pure, questo non ci preoccupa. Ma non cercare di depredare i ricchi. Uccidetevi fra voi, nel vostro ghetto. Questo è il trucco. Questo è ciò che i media hanno il compito di fare. Se si esaminano i programmi trasmessi dalla televisione si vedrà che non ha molto senso interrogarsi sulla loro veridicità. E, infatti, nessuno s interroga su questo. L industria delle pubbliche relazioni non spende miliardi di dollari all anno per gioco. L industria delle pubbliche relazioni è un invenzione americana che è stata creata all inizio di questo secolo con lo scopo, dicono gli esperti, di controllare la mente della gente, che altrimenti rappresenterebbe il pericolo più forte nel quale potrebbero incorrere le grandi multinazionali. Questi sono i metodi per attuare questo genere di controllo. Noam Chomsky, Il potere dei media, Vallecchi editore, Firenze

17 Unità 4 I mass media tradizionali Fissiamo i concetti Nelle società contemporanee, la stampa ha assunto un ruolo fondamentale nella diffusione delle informazioni su scala popolare, contribuendo a formare l opinione pubblica, la coscienza civile e politica dei popoli. I giornali possono essere di diverse tipologie: quotidiani o periodici; a diffusione locale o nazionale; sportivi, economici o d attualità, ecc. Solitamente, nei quotidiani la titolazione e l impaginazione seguono uno schema fisso, con le prime pagine dedicate ai principali fatti della politica interna e internazionale, e le successive che approfondiscono notizie di cronaca, economia, sport, cultura e spettacoli. Le prime immagini cinematografiche in movimento furono proiettate dai fratelli Lumière in Francia nel 1895 e riguardavano scene realistiche di vita quotidiana, come il lavoro in fabbrica. Bisogna aspettare la fine degli anni 20 del Novecento per l introduzione del sonoro, e la metà del secolo per il colore. Elemento centrale del lavoro cinematografico è il montaggio, ovvero la disposizione delle riprese in sequenza. La radio resta tuttora uno dei mezzi di comunicazione di massa più diffusi. La sua invenzione, risalente alla fine dell Ottocento, ha rivoluzionato il modo di trasmettere il sonoro, ora, per la prima volta, senza fili. Secondo alcuni massmediologi, la civiltà dell immagine nasce e si diffonde in relazione al mezzo televisivo. La televisione è stata introdotta in Inghilterra alla fine degli anni 30 ma il suo accesso al grande pubblico è avvenuto solo dopo la seconda guerra mondiale. Per la sua diffusione capillare e per l enorme influenza che ha sul pubblico, soprattutto sulla fascia più debole rappresentata dai bambini, il mezzo televisivo andrebbe controllato e i suoi contenuti attentamente valutati da esperti del settore. Prove di verifica 1. Rispondi alle seguenti domande utilizzando lo spazio a disposizione: a) Qual è il valore aggiunto del giornale, sul piano dell informazione, rispetto ad altri media come radio e TV? b) Cosa determina l efficacia della notizia in un giornale? 17

18 Modulo Comunicazione e mass media Prove di verifica c) Quali elementi distinguono il taglio alto, il taglio medio e il taglio basso sulla prima pagina di un quotidiano? d) Cosa si intende per linguaggio cinematografico? e) Che ruolo ha il silenzio nell ambito della comunicazione radiofonica? 2. Prova a spiegare come e con quali mezzi la comunicazione radiofonica può catturare l attenzione dell ascoltatore, non potendo contare sul supporto delle immagini, come avviene invece per giornali e TV Scegli la lettera cui corrisponde la risposta esatta: a) In cosa consiste la differenza tra formato tradizionale e tabloid di un quotidiano? o A Nel numero di pagine o B Nella titolazione e impaginazione delle notizie o C Nella praticità e nella maneggevolezza o D Nel menabò, ovvero nel disegno schematico della prima pagina 18

19 Prove di verifica Unità 4 I mass media tradizionali b) La notizia più rilevante del giorno, sulla prima pagina di un quotidiano, è detta: o A Spalla o B Apertura o C Sommario o D Taglio alto c) Quali delle seguenti operazioni non rientra nella fase di post-produzione di un film? o A Sonorizzazione o B Montaggio o C Cablaggio o D Doppiaggio d) Un inquadratura in cui la figura umana è tagliata all altezza delle ginocchia è definita: o A Primo piano o B Piano americano o C Campo lungo o D Figura intera e) Quale delle seguenti modalità non rientra nelle tipologie del messaggio televisivo? o A Originario-contestuale o B Contestuale-differito o C Originario-differito o D Derivato-contestuale 4. Spiega brevemente il ruolo che ha ciascuno dei seguenti personaggi nella realizzazione di un film: Regista Produttore Montatore Leggi il brano seguente e rispondi alle domande: La fisionomia di un quotidiano I titoli e l impaginazione creano la fisionomia di un quotidiano, ne indicano lo stile. Se è vero che una titolazione e un impaginazione eccellenti di contenuti mediocri e scritti male hanno un efficacia effimera, è altrettanto vero il contrario. «Nel giornale il materiale è nullo senza l imballaggio, il testo non è niente senza il contesto» ha scritto lo studioso francese René Pucheu. La fisionomia e lo stile 19

20 Modulo Comunicazione e mass media Prove di verifica garantiscono al quotidiano l attaccamento del lettore, creano abitudine, spesso una tenace fedeltà. Per questo i mutamenti formali dei quotidiani sono rari, e seguono un processo lentissimo, in notevole ritardo con l evoluzione dei gesti e delle abitudini. Impaginazione, titoli e fotografie sono importanti per informare rapidamente e per influenzare il lettore; questo scorre il giornale prima di leggere ciò che gli interessa. Il giornale compie, in tal modo, due operazioni: trasmette al lettore quella carica emotiva di cui tutti i quotidiani, in misura diversa, sono permeati; essa è la prima cosa che una lettura critica deve rimuovere, quando questa carica è marcata; manifesta le sue grandi scelte, dando in modo appariscente le notizie e i commenti che considera più importanti. In breve, informa, impressiona e orienta il lettore. Paolo Murialdi, Come si legge un giornale, Laterza, Bari 1975 Secondo l autore, da cosa è determinata la fisionomia di un quotidiano? Qual è, solitamente, l atteggiamento del lettore di fronte al quotidiano? Cosa intende l autore citando la frase: «Il testo non è niente senza il contesto»?

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