CARBONIA-IGLESIAS. provincia CI

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1 LA PROVINCIA DI CARBONIA-IGLESIAS provincia CI superficie ettari, comuni 23, abitanti Presidente Pierfranco Gaviano sede provvisoria: Via Fertilia, Carbonia tel fax CARBONIA-IGLESIAS Bugerru Calasetta Carbonia Carloforte Domusnovas Fluminimaggiore Giba Gonnesa Iglesias Masainas Musei Narcao Nuxis Perdaxius Piscinas Portoscuso San Giovanni Suergiu Santadi Sant Anna Arresi Sant Antioco Tratalias Villamassargia Villaperuccio LEGENDA LEGENDE LEGEND superstrada, con uscita Schnellstraße, mit Ausfahrt motorway, with exit strada a percorrenza veloce, senza spartitraffico Einbahnige Schnellstraße rapid way strada statale Bundesstraße hightway strada asfaltata Asphaltierte Straße paved road strada non asfaltata Nicht asphaltierte Straße unpaved road distanze chilometriche Entfemungen in Kilometer distances in km traghetto Fähre ferry-boat linea di navigazione Schiffahrtslinie motorship-line faro, fanale Leuchtturm, feuer lighthouse, beacon porto Hafen port ferrovia, con stazione Einsenbahn, mit Bahnohof railway, with station aeroporto Flughafen airport campeggio Zeltplatz camping rifugio montano Berghütte mountain hotel nuraghe nuraghe nuraghe zona archeologica Ausgrabungsstätte archeological excavation torre Turn tower rocca Schloß, Burg castel, fortress Abbazia Abtei abbey grotta Höhle cavern spiaggia attrezzata Bewachter strand guarded beach confine di provincia Provinzgrenze provincial boundary acque Gewässer waters monte Berg mount altitudine Höhe spot elevation bosco Wald wood parco naturale Naturpark natural park Copyright Mare nostrum editrice. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata dalla legge. Nessuna parte di questa cartina può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l autorizzazione scritta dell editore. Carbonia Iglesias 81

2 A M B I E N T E SQUALO L imponenza di un Carcharodon carcharias, mentre viene ammirato dalla folla, dopo la cattura in una tonnara ligure nel secolo scorso. 82 NOSTRUM Testo e foto di Simone Repetto O rmai è un fatto assodato, anche tra i più scettici e meno ferrati in materia. Gli squali sono presenti e nuotano, da tempo immemorabile, nelle acque sarde, che si tratti di Mar Tirreno, Mare o Canale di Sardegna. Ci sono, perché sono in continuazione avvistati o catturati, da pescatori professionisti, dilettanti, sub o semplici fruitori del mare, turisti o diportisti che siano. Per coloro che hanno abitualmente a che fare con l ambiente marino, questa circostanza non è una novità, ma per i più, ancora legati alla vecchia concezione di squalo, come feroce assassino mangiatore di uomini, la notizia rappresenta quasi una novità e può destare qualche preoccupazione. Che è, naturalmente, infondata, anche per l assenza di attacchi registrati a persone o imbarcazioni. E questo nonostante, nelle acque sarde, siano presenti alcune specie potenzialmente pericolose, come la verdesca, il martello, il mako ed il famigerato grande squalo bianco, the white dead, come viene soprannominato in altre parti del mondo, dove, seppur conosciuto, rispettato e protetto, continua ad essere uno spauracchio molto temuto. Dunque, le splendide spiagge isolane sarebbero a rischio? Non proprio, ma qualche comparsa c è già stata, come nel settembre 1996 quando, nella zona portuale di Oristano, venne catturata una verdesca dal molo, con la lenza, o come nell estate 2001, una vera e propria summer shark, con lo squalo grigio di Su Portu (Marina di Orosei, agosto), che si aggirava in acque basse, destando la curiosità di bagnanti ed osservatori, un altra verdesca al Poetto (Cagliari, settembre), anch essa sorpresa a girovagare di fronte all arenile, e l ipotetico squalo bianco di Punta Fenugu (Torre delle Stelle, settembre) emerso, durante una battuta di pesca a traina. Per fare maggior chiarezza, un pool di ricercatori ha avviato un interessante ed esaustivo progetto di ricerca, mai prima d ora realizzato, che punta a conoscere, nel dettaglio, gli elasmobranchi (squali e razze) dei mari sardi. Si chiama SLED (Sardinia Large Elasmobranch Database), da un idea di Benedetto Cristo, Tiziano Storai, Luca Zinzula, Marco Zuffa ed Antonello Floris, in collaborazione con l Università degli Studi di Sassari, l Istituto di Scienze Naturali e Biologia Marina di Olbia e il Museo di Scienze Naturali di Pescia. Lo SLED, è stato avviato da circa tre anni, allo scopo di focalizzare l attenzione sulla biodiversità marina della Sardegna, con particolare riferimento ai pesci cartilaginei. Si articola in quattro fasi, o direttrici di ricerca: a) Check list delle specie di squali presenti nelle acque sarde. b) Indagini sulla presenza di squalo bianco in Sardegna. c) Raccolta di segnalazioni puntuali, storiche e recenti, dei grandi elasmobranchi dei mari sardi. d) Ricerche sulle specie biologicamente e numericamente più significative, per approntare un monitoraggio delle eventuali popolazioni presenti. La prima fase, ha già raggiunto un esito pressoché definitivo (seppur aperta a nuove segnalazioni), ed i relativi risultati, sono stati presentati al nono meeting dell EEA (European Elasmobranch Association), tenutosi nel Museo Oceanografico del Principato di Monaco lo scorso novembre. Alla formazione del database, hanno concorso le segnalazioni di pescatori, cooperative di pesca, capitanerie di porto, aziende sanitarie locali, centri faunistici e diving center, col prezioso contributo offerto da reperti museali, letteratura scientifica e testimonianze dirette. Sulla base della ricerca, nei mari sardi nuotano 26 specie di squali (come indicato nella tabella, con relativo nome dialettale), suddivisi in 12 famiglie, comprendenti specie che vivono a stretto contatto con i fondali, vicino alla costa ed in mare aperto. La seconda fase, è oggetto di un altro studio, che sarà presentato la prossima estate, in occasione del trentasettesimo congresso della Società Italiana di Biologia Marina, in programma a Grosseto, mentre le ultime due fasi sono in corso d opera, con 12 specie monitorate ed un centinaio di segnalazioni già recensite. Sicuramente, il maggior interesse verte sullo squalo bianco. Ed i motivi, sono presto detti, poiché il Carcharodon carcharias, non è affatto una rarità nei pressi delle coste sarde, così come si potrebbe pensare. E ormai noto che esso non solo è presente nel Mediterraneo (praticamente ovunque, Mar Nero escluso), ma avrebbe stabilito una sorta di nursery area, cioè una zona di riproduzione, tra la Sicilia e la Tunisia, suffragata dalle catture di esemplari adulti e maturi, o giovani appena nati. Dall area suddetta, a raggiungere la Sardegna, per un nuotatore potente e veloce come il bianco, il passo è breve. Lo è ancora di meno se fiuta l odore di una tra le sue prede preferite, il tonno, un assiduo frequentatore della costa occidentale sarda. La presenza del Carcharodon carcharias, è confermata da una ricerca del biologo inglese Ian Fergusson, che sta monitorando la presenza del predatore in Mediterraneo, dal 1850 ai giorni nostri. Ebbene, in Sardegna, sono stati già registrati almeno una decina di casi: tre nei pressi delle isole sulcitane, uno vicino a Villasimius e Santa Caterina di Pittinnurri, mentre il resto, si concentra nella costa settentrionale, dall Asinara alla Maddalena. Senza contare tutte le catture o segnalazioni mai raccontate o poco diffuse, soprattutto nei secoli addietro, considerata l esiguità delle notizie storiche in merito. A questo punto, c è da chiedersi che cosa attira la morte bianca, non essendoci, ad esempio, concentrazioni di otarie o leoni marini, che formano la sua abituale dieta. Sicuramente il tonno rosso, nel suo periodo riproduttivo, rappresenta la principale preda, anche per l alta diffusione che i branchi di corsa raggiungono sottocosta; non a caso, alcune segnalazioni giungono dalla zona dove operano le tonnare, calate a Carloforte, Portoscuso e Stintino. Per il resto, non ci sarebbero particolari aggregazioni di cibo, tali da giustificare la presenza del superpredatore. Prima, si poteva pensare alla foca monaca, ma la sua pressoché totale scomparsa (e l assenza di registrazioni certe dei bianchi nella costa orientale, dove prima dimorava la foca), lascia il campo a prede quali altri mammiferi marini (balene e delfini), tartarughe, mole, pesci spada, carangidi, altri tonnidi e piccoli squali, senza sottovalutare l importante fonte di cibo costituita dalle carcasse morte, o specie di scarso interesse commerciale, rigettate in mare dai pescatori. Insomma, lo squalo bianco sembra comportarsi da vero nomade desaparecidos, che appare ogni tanto, quando e dove meno te lo aspetti. E questo perché (e il discorso vale anche per gli altri squali ed, in generale, per i grandi pelagici), l ambiente dove deve vivere è divenuto complesso e pericoloso: la pesca, si fa sempre più selvaggia ed è in costante aumento il traffico marittimo, diportistico e navale (vedi l allarmante via vai di petroliere nelle Bocche di Bonifacio, frequentate anche dal bianco), come l inquinamento, civile ed industriale. Nonostante tutto questo, ci sono fenomeni abbastanza stupefacenti. Quali, ad esempio, la straordinaria concentrazione di squali elefante (Cetorhinus maximus), registrata la scorsa primavera nei dintorni di Arbatax, in altre zone della costa orientale e nel Golfo dell Asinara. Chissà, forse avranno trovato microaree favorevoli all alimentazione o alla riproduzione, e non è la prima volta che accade, in quanto il grande cetorino (il secondo maggiore pesce esistente, dopo lo squalo balena), è praticamente comune in tutta l isola. Altra specie molto diffusa, è lo squalo volpe (Alopias vulpinus), dalla lunghissima coda, spesso catturato accidentalmente dai pescatori o incappato nelle reti delle tonnare. Tra i vari che lo riguardano, è noto un caso assai curioso, di un suo stretto parente, il raro volpe occhione (Alopias superciliosus), trovato morto a Tavolara, nel 1994, con un bel ricordino lasciatogli da un pesce spada, che gli trafisse la testa. Altre specie relativamente comuni, sono il capopiatto (Hexanchus griseus), un grande squalo predatore dei fondali, con le caratteristiche 6 fessure branchiali e gli occhi quasi luminescenti, e la verdesca (Prionace glauca), squalo pelagico elegante, dalla livrea blu e dalle lunghe pinne pettorali, assiduo cacciatore di pesce azzurro e calamari. Nel febbraio 1998, ad Alghero, si tentò un esperimento ardito: tenere in cattività, nell acquario cittadino, un esemplare catturato vivo. Sarebbe stata una novità mondiale, ma il tentativo non ebbe successo, così come si temeva, per la scarsa propensione di questa specie a resistere in vasca. Tra le varie specie che vivono vicino ai fondali, oltre a quelle delle famiglie Squalidae, Oxynotidae, Squatinidae, Scyliorhinidae e Triakidae, và ricordata la presenza dello squalo martello comune (Sphyrna zygaena), dal caratteristico capo a forma di T, a volte cat- Particolare della testa di uno squalo volpe. Detto anche pesce bandiera, lo squalo volpe è spesso vittima delle insidie dei pescatori.. 83

3 A M B I E N T E La luce del sole, illumina uno squalo immagliatosi nelle reti dei tonnarotti, a Calasetta. turato anche in tonnara, e del raro squalo toro, o nutrice grigia (Carcharias taurus), dal corpo massiccio e dalla dentatura esposta. Della famiglia Carcharinidae, infine, oltre alla verdesca, sono presenti due squali tipici, quali il grigio (Carcharhinus plumbeus), abbastanza comune vicino alla costa e nei dintorni delle secche, identificabile dalla lunga pinna dorsale, ed il bruno (Carcharhinus obscurus), una specie che ha destato, recentemente, l interesse scientifico internazionale, poiché, in base ad alcune catture effettuate nel nord Sardegna, si è stabilita la massima estensione settentrionale di questa specie in Mediterraneo. Questi selaci, sono stati per anni le prede preferite di un vecchio pescatore turritano, Maurilio Usai, noto per cacciare gli squali quando, come e dove voleva. Incredibile a dirsi, il signor Usai li pescava con una certa facilità, perché sapeva come tendergli l insidia (con lenze o palamiti di profondità), soprattutto di fronte alla zona industriale di Porto Torres, la cui attività induceva un anomalo riscaldamento delle acque dei fondali, tale da attirare diverse specie inconsuete, tra cui gli squali. Il contatto uomo squalo, in Sardegna, non è dunque una novità, come si desume dai racconti di molti marinai, pescatori e tonnarotti anziani, praticamente abituati ad incontrarli, se non a pescarli, un tempo, durante lo svolgimento delle loro lavoro in mare. Un tempo, si è detto, poiché questi incontri, per cause diverse, si fanno sempre più sporadici. Ma il risultato della ricerca dello SLED, conferma che gli elasmobranchi ci sono ancora. Censire ventisei specie di squali (oltre la metà di quelle che popolano tutto il Mediterraneo), appartenenti ai vertici della catena alimentare, significa, inequivocabilmente, affermare che l attuale biodiversità marina della Sardegna non è cosa da poco e va assolutamente tutelata, prima che sia troppo tardi. Tabella degli squali sardi. Fonte: Progetto SLED. FAMIGLIA SPECIE NOME DIALETTALE Hexanchidae Squalidae Oxynotidae Squatinidae Odontaspididae Alopidae Cetorinidae Lamnidae Scyliorhinidae Triakidae Carcharinidae Sphyrnidae Heptranchias perlo (Bonnaterre, 1788) Hexanchus griseus (Bonnaterre, 1788) Centrophorus granulosus (Bloch & Schneider, 1801) Dalatias licha (Bonnaterre, 1788) Etmopterus spinax (Linnaeus, 1758) Squalus acanthias (Linnaeus, 1758) Squalus blainvillei (Risso, 1826) Oxynotus centrina (Linnaeus, 1758) Squatina squatina (Linnaeus, 1758) Carcharias taurus (Rafinesque, 1809) Alopias superciliosus (Lowe, 1839) Alopias vulpinus (Bonnaterre, 1788) Cetorhinus maximus (Gunnerus, 1765) Carcharodon carcharias (Linnaeus, 1758) Isurus oxyrynchus (Rafinesque,1810) Lamna nasus (Bonnaterre, 1788) (?) Galeus melastomus (Rafinesque, 1810) Scyliorhinus canicula (Linnaeus, 1758) Scyliorhinus stellaris (Linnaeus, 1758) Galeorhinus galeus (Linnaeus, 1758) Mustelus asterias (Cloquet, 1821) (?) Mustelus mustelus (Linnaeus, 1758) Carcharhinus obscurus (Lesueur, 1818) Carcharhinus plumbeus (Nardo, 1827) Prionace glauca (Linnaeus, 1758) Sphyrna zigaena (Linnaeus, 1758) Pisci angiova Pisci manzu Agugliau Pisci porcu Angelu; pisci squadru Pisci bandiera Canusu; piscicani Sbrigliu Ganiottellus; gattu de mari Gattu steddari Canuzzo Mussola steddari Mussola; palunnu Canisca Verdoro; verdisca Pisci carabinieri 84

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5 LA PROVINCIA DEL MEDIO CAMPIDANO provincia MD Medio Campidano superficie ettari, comuni 28, abitanti Presidente Fulvio Tocco sede provvisoria: Municipio di Sanluri, 1 piano, Via Carlo Felice, Sanluri tel fax MEDIO CAMPIDANO LEGENDA LEGENDE LEGEND superstrada, con uscita Schnellstraße, mit Ausfahrt motorway, with exit Arbus Barumini Collinas Furtei Genuri Gesturi Gonnosfanadiga Guspini Las Plassas Lunamatrona Pabillonis Pauli Arbarei Samassi San Gavino Monreale Sanluri Sardara Segariu Serramanna Serrenti Setzu Siddi Tuili Turri Ussaramanna Villacidro Villamar Villanovaforru Villanovafranca strada a percorrenza veloce, senza spartitraffico Einbahnige Schnellstraße rapid way strada statale Bundesstraße hightway strada asfaltata Asphaltierte Straße paved road strada non asfaltata Nicht asphaltierte Straße unpaved road distanze chilometriche Entfemungen in Kilometer distances in km traghetto Fähre ferry-boat linea di navigazione Schiffahrtslinie motorship-line faro, fanale Leuchtturm, feuer lighthouse, beacon porto Hafen port ferrovia, con stazione Einsenbahn, mit Bahnohof railway, with station aeroporto Flughafen airport campeggio Zeltplatz camping rifugio montano Berghütte mountain hotel nuraghe nuraghe nuraghe zona archeologica Ausgrabungsstätte archeological excavation torre Turn tower rocca Schloß, Burg castel, fortress Abbazia Abtei abbey grotta Höhle cavern spiaggia attrezzata Bewachter strand guarded beach confine di provincia Provinzgrenze provincial boundary acque Gewässer waters monte Berg mount altitudine Höhe spot elevation bosco Wald wood parco naturale Naturpark natural park Copyright Mare nostrum editrice. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata dalla legge. Nessuna parte di questa cartina può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l autorizzazione scritta dell editore. 89

6 I t i n e r a r i Veduta del Castello. Scalinata della corte interna. C era una volta intorno al 1300 circa, al centro del Campidano, un borgo con il suo castello: Sanluri. Siamo in pieno periodo medioevale con la Sardegna suddivisa in quattro giudicati: Sanluri si trova in posizione limitrofa tra il giudicato di Cagliari e quello d Arborea (Oristano) a cui appartiene. E l epoca dei castelli. Il castello era la fortezza, dalla quale le popolazioni si difendevano dagli attacchi esterni spesso condotti da truppe armate di catapulte. E il castello di Sanluri, per la sua posizione, svolgeva una importante funzione di controllo di confine in quanto le vedette dalle sue torri erano in grado di controllare tutti i movimenti per un raggio di decine di chilometri: avvistare la polvere sollevata da un gruppo di cavalli o un qualche raggruppamento di nemici in avvicinamento. L altro compito importante era il controllo dell unica strada che collegava la Sardegna del sud a quella del nord, una funzione di dogana per il traffico di merci e passeggeri, il cui pedaggio, riscosso anche in tempo di pace, costituiva per i Signori della zona un importante fonte di reddito.durante il periodo medievale erano circa una novantina i castelli edificati in Sardegna dei quali oggi non rimangono che i ruderi. Questo perché sotto il dominio degli aragonesi persero l originaria funzione di fortezza, e furono abbandonati. L unico castello medievale rimasto integro fu proprio quello di Sanluri. Perché? A differenza degli altri manieri, spesso costruiti in luoghi solitari e impervi, questo castello godeva di una ottima posizione: era stato realizzato in territorio pianeggiante, aveva un borgo fortificato intorno, il pozzo al suo interno e una importante arteria di comunicazione nelle vicinanze. E il re Pietro IV il Cerimonioso, l allora re d Aragona, modificò il castello rendendolo più abitabile. Difatti aveva promulgato con alcuni editti la spesa per la sua ristrutturazione e il rafforzamento. IN VISITA AL CASTELLO DI SANLURI Testo di Cristiana Sarritzu Come fu modificato? Le dimensioni del cortile originario furono ridotte per creare al suo interno un palazzo in grado di ospitare la sua corte, o permettere alla famiglia del castellano di viverci più comodamente. Infatti in origine il castello era solo un torrione con un cortile racchiuso da un grande muro di cinta: un vero e proprio bunker. Oggi, se osserviamo le pareti interne dei nuovi edifici adibiti a palazzo vediamo che il loro spessore è di settanta centimetri, non due metri come l originale parete esterna. Essi cioè sacrificarono una parte di cortile per ricavare questi ambienti che quindi hanno una sessantina d anni in meno del resto. Anche dagli stessi criteri architettonici notiamo il cambiamento di utilizzo: le finestre sono diventate grandi e luminose, in grado di fare entrare la luce e l aria, vi si potrebbe vivere senza accendere la luce. Mentre nella struttura originaria, il torrione è completamente buio. La luce filtra solo dalle feritoie che dovevano servire affinché chi vi stava dentro con l arco potesse scoccare le frecce contro gli assalitori, svolgendo una funzione minima di illuminazione e ricambio d aria. Fa impressione poter percorrere gli ambienti in cui è vissuta anche la regina Eleonora D Arborea per cinque anni durante una aspra fase delle guerre condotte contro l esercito aragonese. Dopo la sconfitta delle truppe giudicali, il castello fu abitato dai feudatari spagnoli che lo ebbero in possesso con il territorio circostante, racconta Manuel Villa Santa, appartenente alla famiglia attualmente proprietaria del castello. Oggi il castello è stato riconvertito per una terza volta, questa volta in chiave museale. Ospita infatti tre musei, di cui uno fortemente voluto dopo la sanguinosissima prima guerra. La Sardegna era stata la regione che aveva pagato il prezzo di sangue più alto di tutti grazie al sacrificio dei suoi coraggiosi soldati. Questi eroi avevano diritto ad un museo che ricordasse alle generazioni future il loro valore! Fu così che il duca d Aosta decise di fondare un museo in onore dei caduti sardi durante la prima guerra mondiale. E chiese al suo fidato consigliere militare, il generale Nino Villa Santa, di individuare una struttura adatta ad ospitare tale museo. Fu trovato questo castello, ormai abbandonato dai precedenti proprietari feudatari, dopo l acquisizione dei feudi da parte di Carlo Alberto. Insieme lo ristrutturarono e iniziarono ad allestire il primo museo, con i cimeli di guerra che il duca spediva in Sardegna. Fu così intorno agli anni che naque il museo delle guerre risorgimentali e della prima guerra mondiale in onore dei sardi caduti per la patria. Durante il fascismo e le guerre coloniali, il generale Villa Santa, ebbe il compito di comandare una delle divisioni italiane che secondo i dettami di Mussolini era andata a riprendersi il posto al sole. E il periodo della missione in Abissinia. Il generale fu inviato in Etiopia per la riconquista di Adua. Ogni volta che individuava oggetti importanti, li catalogava e li spediva in Sardegna. Finita la guerra, il castello ebbe il suo secondo museo: un museo sulle guerre Coloniali ed il Ventennio Fascista. I Villa Santa sono una famiglia di collezionisti e amanti dell arte. L intero castello è stato arredato con mobili d epoca del 1600 fino al 1800, periodo risorgimentale. Esso non è più abitato da cinquant anni ma è tutt oggi agibile: vi sono le stanze da letto, la cucina, i bagni, l acqua corrente e i caminetti. Tra i mobili più antichi è molto particolare un letto spagnolo del 1600: un letto a baldacchino di piccole dimensioni, come si usava allora; noi lo definiremo ad una piazza e mezzo. I letti a baldacchino di solito suscitano interesse, piacere a guardarli, e forse qualcuno si sarà chiesto: perché il baldacchino? I letti avevano il baldacchino perché allora i vetri alle finestre erano rari, d inverno c era freddo, ed il baldacchino con le sue pesanti cortine aiutava a ripararsi dagli spifferi e dalle correnti. Inoltre le camere erano collocate una di seguito all altra, non si usavano ancora i corridoi, perciò il baldacchino consentiva di mantenere un minimo di privacy nei continui attraversamenti della stanza da parte degli occupanti delle camere adiacenti. Chissà, ci si domanda mentre si visita il castello, chi avrà vissuto nella stanza ora arredata con il letto a baldacchino Era la stanza, così racconta la leggenda, di una principessa, chiamata Preziosa di Sanluri. Era la figlia del feudatario di Sanluri, un certo De Sena, il quale aveva appoggiato la rivolta dell Alagon (l ultimo moto di libertà sarda per riprendere il potere agli spagnoli). La figlia, Preziosa, era stata obbligata a sposarsi con una persona che non amava, in quanto innamorata di un altro uomo: il comandante delle guardie. Poiché si era rifiutata di sposarsi era stata condannata a morte: ad essere gettata di sotto dallo scoglio di S. Elia di Cagliari. Ma la leggenda racconta Dal museo delle ceroplastiche, miniatura in cera di Bianca Capello, moglie del Gran Duca di Toscana. L unico castello medievale rimasto integro fu proprio quello di Sanluri. (foto gentilmente concesse da Manuel Villa Santa) Sala delle udienze. 91

7 I t i n e r a r i che il comandante delle guardie, suo innamorato, riesce con alcuni pescatori a recuperare il corpo non appena cade in acqua, e quindi a salvarla. Una vera e propria storia d amore romanzata che ha come protagonista, l ultima principessa del castello di Sanluri. Un altra donna, in tempi più remoti, abitò nel borgo del castello e fece parlare di se, un eroina, che nel suo piccolo influenzò il corso della storia: la Bella di Sanluri. La Bella di Sanluri, di cui si ignora il nome, era la più avvenente tra le ragazze del borgo. Era una delle tante donne sarde che dopo la sconfitta della Battaglia di Sanluri furono fatte schiave dagli Aragonesi. Martino il Giovane, figlio del re di Aragona Martino il Vecchio, anziché inviarla in Spagna con le altre prigioniere la volle per sé. La storia racconta che questa ragazza desiderosa di vendicare i lutti che il re aveva arrecato alla popolazione e alla sua famiglia, avendo come Visite al castello Inverno: domenica ; arma solo il proprio corpo decise di usare quello contro il figlio del re. Infatti si Estate: dal martedì al venerdì solo pomeriggio Previa prenotazione si effet- giorni muore sfinito. Tuttavia non dobbiamo tralasciare che Martino il Giovane congiunse al re con numerosi e sfibranti rapporti tanto che quest uomo in venti tuano visite guidate fuori dagli orari suddetti. aveva contratto la febbre malarica, quindi era già debilitato nel fisico. La Bella di Costo del biglietto: euro 5.00 a persona Sanluri aveva probabilmente contribuito a renderlo più debole fino alla morte. E Ridotto ragazzi: euro 2.50; proprio in questo castello, nella stanza più in fondo che scherzosamente chiamiamo la stanza a luci rosse, si sono svolti questi fatti.. Oggi il castello di Sanluri, Ridotto gruppi euro 3.50; Info: ospita un terzo museo: il museo delle ceroplastiche. In Italia si sa c è tanta arte: tel la scultura, la pittura, l architettura, notoriamente definite arti maggiori, cui fanno seguito le altre, ugualmente nobili e belle, come la porcellana, l oreficeria, il ferro battuto, le stoffe, le cere, ma che purtroppo sono considerate arti minori, e in Museo delle quanto tali poco conosciute. La mia famiglia ebbe la fortuna di acquisire una collezione di ceroplastiche. Sono ceroplastiche, 343 pezzi di grande pregio, dal rinascimento fiorentino fino ai primi dell 800. Questa collezione è una delle S. Sebastiano martire. più importanti d Europa. La cera a tutt oggi con la sua grana finissima è il materiale che riproduce meglio l incarnato. I ritrattini in cera, non sono semplicemente dipinti in superficie, ma sono resi indelebili e non sbiadiscono, perché il pigmento è fuso nella materia. I colori sono veri, naturali e uguali a come erano stati realiz- Letto a baldacchino del XVI sec. zati centinaia di anni fa. A quel tempo era usuale tra le famiglie che combinavano il matrimonio, scambiarsi i ritrattini in cera prima dello stesso, per evitare di sposarsi senza neanche conoscere l aspetto del futuro consorte. Le cere furono utilizzate anche come materiale per i bozzetti. Nel museo sono esposti bozzetti di opere future anche importanti. Abbiamo quello originario di una delle Naiadi, le divinità marine che circondano la Fontana del Nettuno di Firenze (quella che di recente è stata sfregiata). Il bozzetto era stato realizzato dall Ammannati, architetto e artista della famiglia Medici. Il corpo centrale della fontana è opera del Ammannati mentre per le Naiadi laterali fu preferito il Giambologna. Noi abbiamo il bozzetto del Ammannati che fu scartato dalla realizzazione. Altri pezzi sono puramente artistici, come i tableau: rappresentazioni con più soggetti con uno sfondo tipo quinta teatrale. Infine una copiosa collezione di Agnus Dei, 97 pezzi circa. Pensate che in una stanza del castello è conservato un Agnus Dei antichissimo, del 1581, di Papa Clemente VII. Un castello ricco di storia, arte, ed importanti testimonianze. Particolarmente interessante è un epistolario di D Annuzio: le lettere che il poeta-patriota durante la guerra inviava all amico generale Nino Villa Santa. D Annunzio aveva partecipato attivamente alle fasi prebelliche del conflitto mondiale e al conflitto stesso in quanto fervente interventista. Fu il vate che doveva arringare le folle, dar vita ai comizi in favore della guerra. L epistolario è stato ricostruito di recente. E un quadro storico del periodo, e testimonia l amore che lui provava per la Sardegna e per i sardi. Considerava i sardi come esempio di superuomismo. Elogiava i ragazzi della Brigata Sassari per il fervore, il furore e l aggressività con cui si lanciavano in guerra. Lo lasciava attonito il coraggio con cui combattevano, spesso con la Pattadese in tasca e senza alcuna paura di morire. Ci sono delle pagine che parlano di questi ragazzi e descrivono il loro eroismo. Altre lettere contengono aggiornamenti su operazioni belliche ancora segrete, annuncia il discorso fatto a Fiume, l impresa del volo su Vienna... E molto interessante perché in queste lettere anticipa ciò che poi fece davvero. Quanti secoli di storia, quante vicende umane hanno varcato la soglia di questo castello! E chissà quanti misteri ancora racchiusi dentro le sue mura! Passaggi segreti, vivaci spiritelli che si aggirano da una stanza all altra 92

8 Gastronomia DI M ARINA D ESSÌ B ERLINGUER L uovo: tra sacro e profano BOMBAS 7 de ou a destra: pizzinnas d ou 1 Dal lat., ogni cosa vivente deriva dall'uovo. 2 La fava rappresenta simbolicamente il cordone ombelicale che lega i padri ai figli e quindi l'eterna vicenda del nascere, del divenire; della presenza e della scomparsa. 3 Pane di Pasqua. 4 Dal log., a forma di frutto, rotonda. 5 Dal log., ragazze di uovo 6 Pezzetti minuscoli di carne che si ricavano dalla lavorazione dello strutto. 7 Dal log., Bombe, bombolotti. In Sardegna così come in quasi tutti i paesi dell'area mediterranea caratterizzati da culture agro-pastorali, il monotono rigore di un regime alimentare forzatamente povero si interrompeva in alcune particolari occasioni, prevalentemente nei momenti fondamentali del ciclo umano e del ciclo lavorativo. Un grande spreco, quasi una sorta di dissipazione segnava i giorni di festa e di allegria collettiva, anche se in realtà, molti cibi erano rituali e quindi legati, perché sacrificali, alla solennizzazione della festa in questione. Quando nasceva un figlio, specialmente primogenito e maschio, quando si celebrava un pranzo nuziale ma anche un pranzo funebre, quando giungeva il momento della mietitura, della trebbiatura o della tosatura, tutte queste occasioni, vere e proprie scansioni della vita dell'uomo e della vita della natura, venivano celebrate e vissute in maniera profonda e corale con intensa socialità. Non si perdeva però mai di vista, la bipolarità presente in ogni celebrazione; al polo positivo corrispondeva sempre il suo negativo: vita, morte, rinascita; e, che cosa se non l'uovo, simbolo della vita, poteva rappresentarla meglio in questa duplice valenza? L'uovo è ritenuto sin dalla notte dei tempi il più antico simbolo di rinascita, il nucleo centrale del dipanarsi della vita dalla nascita alla morte, dal principio alla fine, e soprattutto nelle società contadine, ha avuto ed ancora ha un ruolo tanto importante da legare la sua presenza alle celebrazione più significative come quelle della Pasqua: l'uovo infatti è immancabile in questa festività. Certo, la sua simbologia si è modificata nel tempo, se pensiamo ai tempi passati vediamo che nella religione etrusca l'immagineuovo che appare in numerosi affreschi tombali non è altro che una visione della vita come religione cosmica, come augurio di rinascita ad una nuova vita. Anche presso gli egizi l'uovo era simbolo divino, perché Ra, il sole, era nato da un uovo apparso sulle acque. Bellissima e poetica la genesi scandinava che racconta di come lo Spirito dell'aria avesse deposto un uovo sulla grande madre acqua che inavvertitamente ne aveva spezzato il guscio: la metà capovolta divenne così la madre terra mentre l'interno dell'altra metà ospitò la volta celeste; il tuorlo diede vita al sole, l'albume alla luna, le schegge più piccole alle stelle, quelle più scure alle nuvole. Ma ancor più significativa l'affermazione dei romani Omne vivum ex ovo 1, a conferma dell'uovo come simbolo della fertilità. Anche presso i Greci, i Persiani e i Cinesi, sempre durante le feste di primavera, le uova erano presenti come simbolo di vita in sé ma anche di mistero e socialità. I cristiani attribuirono invece all'uovo un significato particolare, nella Pasqua cristiana l'uovo è presente come dono augurale, non più come simbolo di rinascita cosmica ma, molto più significativamente, come simbolo della resurrezione di Cristo. In Sardegna così, la celebrazione dell'uovo continuò a vivere nella Settimana Santa: le uova unite nei vari impasti alla farina di grano, a quella di fave 2 e di ghiande, cibo dei più poveri soprattutto nei periodi di carestia, in quanto normalmente destinati all'alimentazione degli animali, venivano riproposte durante la quaresima, nel venerdì santo o comunque nei periodi di digiuno legati a pratiche religiose. Numerosissimi tipi di pane alcuni riccamente decorati, altri più semplici, dal pane De Pasca 3, dalla bellissima forma a cestinetto riccamente Storia: la ricetta è stata raccolta a Paulilatino ma pare originaria di Ghilarza; si tratta di una pietanza tuttora presente nelle tavole il Venerdì Santo. Con tutta probabilità il riferimento all'uovo è dovuto non tanto alla presenza delle uova nell'impasto quanto a quella di minuscoli pezzetti di formaggio che fissandosi nella superficie esterna delle bombas, le rendono simili a delle vere e proprie uova. Ricetta: Ingredienti: Finocchietti selvatici, 4 mazzi; formaggio fresco, 400 gr; uova, 2; cipolle novelle, 2; pane grattato, 150 gr; latte o liquido di cottura, 1 o 2 cucchiai, se serve; olio di oliva; sale fino. Esecuzione: Lessare in acqua salata i finocchietti selvatici dopo averli ben lavati e privati delle parti più dure; una volta cotti, scolarli con un mestolo bucato e ridurli a pezzetti molto piccoli (conservare un po' del liquido di cottura, potrebbe servire con qualche cucchiaio di latte qualora l'impasto risultasse eccessivamente denso). Tritare i cipollotti e soffriggerli in olio facendovi saltare i finocchietti per qualche minuto; a parte ridurre a pezzi minuscoli il formaggio. Unire ai finocchietti saltati con la cipolla e ormai freddi, il formaggio, le uova ed un cucchiaio di pane grattato. Formare delle palline allungate a forma di uovo e passarle nel pane grattato. Friggere in olio d'oliva ben caldo e quando sono ben dorate scolare e passare su carta paglia. Si mangiano calde e sono ottime accompagnate da una salsa al pomodoro. Osservazioni Quando nei tempi passati si faceva il formaggio a casa, nel siero restavano dei pezzetti minuscoli chiamati cola cola che venivano utilizzati per questo o per altre pietanze perché, sappiamo bene, niente doveva andar sprecato. Noi oggi possiamo utilizzare il formaggio fresco che, comprato anche nei supermercati, viene usato comunemente per confezionare ravioli o dolci di formaggio. Per l'esecuzione della salsa al pomodoro è sufficiente ridurre a dadolata dei pomodori maturi cotti a fuoco dolce per circa un'ora in olio d'oliva con una cipolla intera, 3 carote, 2 gambi di sedano e molto basilico. Si passa il tutto e si uniscono un filo d'oliva, sale fino e timo selvatico secco sbricciolato. Vini consigliati per il piatto di bombas de ou Tuvaoes di Cherchi, vermentino di Sardegna doc bianco di buona struttura; Vermentino di Sardegna Argiolas Is Argiolas del 2004; vino anch'esso ben strutturato e morbido in grado di contrastare e potenziare insieme l'aromatico dei finocchietti. decorato, al pane a melas 4, alle cosidette pizzine d'ou 5 o ad altre figurine antropomorfe sempre caratterizzate dalla presenza di uno o più uova intere col guscio, trattenute, nelle varie forme ovali, circolari, ad anello, a mezza luna, a ferro di cavallo, da cordoncini più o meno sottili, decorati da fiorellini stilizzati. In queste, che spesso sono delle vere e proprie creazioni artistiche, le uova, sempre presenti, rappresentano con perfetto simbolismo la bipolarità dolce-salato: c'è il sale ma spesso anche una punta di zucchero, ci sono i ciccioli 6 del lardo ma anche l'uvetta, il lievito, i ceci, le mandorle macinate dolci e amare. Bombas de ou. Formaggio e finocchietti selvatici

9 ITINERARI COMUNE DI NUORO Comune di Nuoro ufficio turismo del comune di Nuoro via Dante, Nuoro tel /798 fax La statua del Redentore. A destra: Il costume tradizionale di Nuoro. LA CITTÀ DI NUORO La città di Nùoro sorge sulle pendici occidentali del Monte Ortobene, nella parte di Sardegna denominata Barbagia. capoluogo di provincia dal 1927 la città conta circa abitanti. E per tradizione la patria spirituale e culturale dei Sardi: tanti degli intellettuali, dei giuristi, dei letterati, degli artisti che la Sardegna può vantare sono nati e vissuti in questa città, Salvatore Satta, Francesco Ciusa, Antonio Ballero solo per citarne alcuni. Nuoro ha, inoltre, dato i natali a Grazia Deledda, prima donna in Italia a conseguire il Nobel per la letteratura (della quale quest anno ricorre il 70 anniversario della morte e l 80 anniversario del Nobel), alla quale è dedicato il Parco Letterario che ha sede nella zona storica di Santu Predu (San Pietro). La città è anche riconosciuta come la capitale del Folklore e delle tradizioni sarde dell Isola grazie alla presenza del più grande ed importante Museo Etnografico Sardo e delle varie manifestazioni quale la Sagra del Redentore, in onore della statua deposta nel 1901 sulla cima del Monte Ortobene, che ogni anno il 27/28/29 agosto ripropone una sfilata di circa 3000 costumi provenienti da tutte le parti dell Isola. Nell agosto del 2006, il giorno 29, Nuoro celebra 106 anni di storia della Sagra del Redentore. Una storia cominciata nel 1899, quando a Nuoro (la città, insieme con altri luoghi, era stata scelta da un organismo Vaticano come sede dove innalzare una statua al Redentore, in omaggio alla dedicazione dell intero XX secolo alla figura di Cristo) fu costituito un comitato con il compito di raccogliere i fondi necessari per la realizzazione del monumento. Il luogo scelto per l installazione fu il monte Ortobene, e l opera fu affidata allo scultore Vincenzo Jerace, giovane artista formatosi alla scuola napoletana di Saverio Altamura. Il gigantesco monumento al Redentore fu inaugurato la mattina del 29 agosto 1901, alla presenza di diecimila fedeli e pellegrini provenienti da tutte le parti dell Isola. Erano lì sulla cresta in attesa scrisse un cronista dell epoca erano vecchi patriarchi dalla barba bianca e prolissa, vissuti nei piani desolati, nei greppi delle ferrigne ombre giganti, spose e madri arrivate lassù in pellegrinaggio lungo e faticoso. Un momento magico, insomma, per Nuoro e per il suo territorio, cuore di un isola che per tutta l Italia di quel tempo era ancora, in gran parte, una terra oscura e lontana. Oggi, 106 anni dopo, l incantesimo continua, frutto della forte volontà di conservazione e di salvaguardia delle tradizioni da parte delle genti e delle istituzioni pubbliche e culturali. Il Redentore è una festa di colori, di allegre danze, di costumi, di opere d artigianato, di specialità gastronomiche: ma è anche e soprattutto, una festa religiosa che dal 1901 chiama ad un atto di devozione i suoi partecipanti. Le due anime della sagra, non sempre è facile da conciliare, costituiscono tuttavia uno spettacolo di popolo veramente indimenticabile, per la genuinità d espressione che contribuisce ad avvicinare i sardi ai sardi, questi ai continentali, e tutti insieme agli stranieri in maniera autenticamente cosmopolita. Simboli di tutto ciò sono l immagine del Redentore e il Monte Ortobene, che Grazia Deledda volle celebrare con queste parole: No, non è vero che l Ortobene possa paragonarsi alle altre montagne, l Ortobene è uno solo in tutto il mondo, è il nostro cuore, è l anima nostra, il nostro carattere, tutto ciò che c è di grande e di piccolo, di dolce, duro e aspro e doloroso in noi. La sagra del Redentore è indissolubilmente legata al Monte Ortobene, certo la montagna più conosciuta e più amata dai Sardi. Chi avrà la fortuna di trascorrere un affascinante vacanza in Sardegna, dominata dal sole e dal vento, non potrà prescindere dall assistere ad uno degli spettacoli impareggiabili che più riassume l anima, la cultura e la tradizione autentica delle popolazioni sarde. Si troverà di fronte, per l occasione, al più policromo affresco di colori che mai nessun pittore sia riuscito a mettere insieme su una tela. Una grande festa, dunque, per quanti, abbandonate per un giorno le spiagge, vogliano avvicinarsi alle tradizioni autentiche dell isola, ma anche un occasione per tutti i sardi di ritrovare e riconoscere con emozione nei simboli del vestiario, nelle musiche e nelle parole i segni di una identità culturale, che oggi più che mai è necessario proteggere e valorizzare. DA VEDERE: MAN Museo Arte provincia di Nuoro Via Satta, 15 tel Museo della Vita e Tradizioni Popolari Sarde,Via Mereu, 56 tel Museo Archeologico Nazionale Via Mannu, 1 tel Casa Museo di Grazia Deledda Via G. Deledda tel APPUNTAMENTI Giugno (tutto il mese) Kentu Concas Kentu Berrittas rassegna d arte contemporanea, musica e approfondimento culturale organizzata dall Ass.ne Madriche nel centro storico della città. 27 agosto 106 a Sagra del Redentore sfilata di circa 5000 costumi tradizionali provenienti da tutta l isola 29 agosto Pellegrinaggio al Monte Ortobene in onore del Redentore INFORMAZIONI ufficio turismo del comune di Nuoro via Dante, Nuoro tel /798 fax ufficio informazioni Punto Informa, Corso Garibaldi Nuoro tel Il costume di Nuoro sfila durante la festa del Redentore. Piazza S. Satta

10 ITINERARI DI G IANNI S ANNA LA GROTTADI SU MERACULU Concrezioni eccentrice: impalpabili cristalli di calcite. Alcuni giorni orsono, con un gruppo di amici, abbiamo deciso di fare un escursione in Ogliastra per visitare le grotte di Su Meraculu che avevo già avuto modo di vedere nel 2000, anno in cui sono state aperte al pubblico. E stata una gita meravigliosa e vorrei segnalarla agli amanti della natura incontaminata. Abbiamo contattato le guide, che sono anche i custodi delle grotte, e con i fuoristrada siamo arrivati a destinazione. Siamo partiti da Santa Maria Navarrese di buon mattino e siamo saliti sull altopiano di Baunei, tra scenari d azzurro, boschi secolari e ripide falesie, per poi scendere attraverso dei sentieri sterrati verso Cala Sisine. Dopo qualche chilometro, lasciati i fuoristrada, abbiamo proseguito a piedi lungo un sentiero che costeggiava il letto di un fiume, ora in secca. Dopo circa mezz ora di camminata siamo arrivati a sa rutta e su Meraculu (la grotta del miracolo), un ampia cavità, inedita e bellissima. Sa rutta guarda il mare, a ridosso dell antico portu Sisine, la cala che apre alle corone rocciose del Supramonte di Baunei. Per la sua posizione, per l interesse e il fascino che suscita, la grotta ha davvero qualcosa di particolare, quasi di miracoloso. Notevole l impatto scenico paesaggistico. Le guide, molto preparate, ci forniscono una serie di utili informazioni. Nell aspro territorio di Baunei predominano rocce calcaree e mesozoiche. Questi calcari, di deposito marino, risalgono ad un periodo compreso tra 225 e 100 milioni di anni fa. Le acque meteoriche, lo scorrere delle stagioni, l alternanza del freddo invernale e del calore estivo le hanno plasmate esternamente lungo i periodi geologici. Il pianeta Supramonte, dall entroterra fino alla costa orientale, nasconde un mondo sotterraneo segnato dal lavoro paziente dell acqua. Lungo le coste, in conseguenza di una sommersione recente, si trovano cavità a prevalente sviluppo orizzontale, tra queste, estremamente interessante, dal punto di vista naturalistico e speleologico, c è appunto sa rutta e su Meraculu. Il disciogliersi dei calcari a contatto con l acqua ricca di acido carbonico, genera infatti doline e grotte ricche di forme di calcite. La cavità si affaccia sull ampia lingua sabbiosa di Sisine e consta di più ambienti ricchi di concrezioni, vere e proprie opere artistiche, rese ancora più singolari da giochi di ombre e colore. Dall ampio atrio, dove la roccia non è più viva, passando per una strettoia facilmente praticabile, ricchissima di formazioni a cavolfiore, si accede al camerone centrale, lungo circa 100 mt. Andando oltre, dopo altri metri ci sono dei vani ulteriori e una sorgente, utilizzata in passato dai pastori. Di lì, seguendo il condotto, si intravedono ambienti tutti da esplorare, studiare e mappare: oltre le pieghe calcaree, il ritmo lento del buio, e dell acqua procede indisturbato. L interno segue uno sviluppo lineare lungo il quale un agevole camminamento consente di ammirare figure, profili e particolarissime formazioni, veri miracoli della natura. Una scenografia bellissima, ricamata su una vasta gamma di concrezioni: possenti colonne (una delle quali ricorda la Torre di Pisa), stalattiti, stalagmiti e pisoliti, splash e vaschett, pavimenti puntellati da emergenze di un bianco e ocra lucidissimi. Alcune di esse sembrano dar vita ad un aula in cui una robusta stalagmite fa la parte del maestro mentre i piccoli cumuli tutt intorno sembrano gli scolari. Altre ancora hanno uno sviluppo verticale ingrossato da strane cromature e improvvise concrezioni che conferiscono alla roccia un aspetto cangiante. Infine, bellissima, quasi un gioco apparente tra archeologia e geologia, una grossa emergenza che sembra raffigurare un anfora seminascosta. Le pareti della grotta sono colorate di grigio rosso a causa dei fenomeni ossidativi. Le altissime volte sono costellate di esili ramoscelli calcarei trasparenti, un vero e proprio cielo stellato i cui lineamenti si possono apprezzare salendo su un soppalco di scisti, una sorta di stanza del tesoro. La calcificazione della roccia, unitamente all accumulo di residui, da luogo a formazioni stravaganti che richiamano figure quali la clessidra e, addirittura, un animale come il ranocchio (ma l occhio attento potrebbe scorgervi ulteriori forme). Ma ancora più sorprendenti sono le concrezioni eccentriche. Sfidando la gravità esse riescono a spingersi verso l alto. Non si formano per gocciolamento, ma sfruttano la forma degli assi dei cristalli e la porosità; la calcite, quindi, si deposita in diverse posizioni formando concrezioni orizzontali o verticali, attorcigliandosi e inseguendosi. Finita la visita alle grotte ci siamo incamminati verso la spiaggia di Cala Sisine dove, lungo il percorso, ci aspettava la tavola imbandita organizzata da una delle guide. All ombra dei lecci, abbiamo banchettato a base di prosciutto, salsiccia, formaggio, porcetto e cinghiale arrosto, il tutto accompagnato da un ottimo vino. Informazioni e prenotazioni: tel Una grande colonna chiamata Torre di Pisa

11 VELA LATINA DI A NTONIO M ANNU VELA LATINA in questa pagina, dall alto: Una suggestiva immagine della scorsa edizione della Regata della Vela Latina. Stintino. Campionato del Mediterraneo di Vela Latina 2005: il battello carlofortino Ruggero II impegnato in regata a Stintino. nella pagina accanto, dall alto a destra: Vele latine e Capo Caccia. Siamo ad Alghero Il gozzo carlofortino Quinta da Masque impegnato a risalire il vento in bolina durante la prima edizione del Campionato del Mediterraneo di Vela Latina, lo scorso agosto a Stintino. Tre barche in andatura di vento largo durante l edizione 2005 Regata della Vela Latina. Delle molte regate riservate alle barche armate a vela latina che, come ogni anno, si disputeranno in Sardegna, parliamo più diffusamente di tre appuntamenti. Due che si terranno a Stintino, uno, il primo in ordine cronologico, ad Alghero. Cominciamo con l appuntamento algherese, la seconda edizione del Campionato del Mediterraneo di Vela Latina, che vedrà confluire nella cittadina di idioma catalano, questo è l auspicio di organizzatori e regatanti, barche provenienti da aree diverse del mediterraneo. La manifestazione, organizzata dall Associazione Vela Latina Alghero, con il supporto tecnico dello Yacht Club Alghero e della 3cento60 Marketing e Comunicazione, si svolgerà dall 11 al 13 di agosto nelle acque della Riviera del Corallo. Il Campionato, che fa parte del calendario A.I.Ve.L. (Associazione Italiana Vela Latina) e F.I.V. (Federazione Italiana Vela), prevede una serie di regate ma anche numerosi eventi collaterali, tra i quali spicca lo spettacolo astronomico e di divulgazione scientifica "Navigare con le stelle", basato sulla descrizione degli antichi sistemi di navigazione stellare. In un momento di positivo sviluppo del settore della nautica da diporto e del movimento della vela latina in particolare, il Campionato del Mediterraneo, forte dell esperienza della precendente edizione a Stintino, si ripropone, non solo come evento promozionale destinato al pubblico degli appassionati, ma anche come vetrina ideale per promuovere e valorizzare il prodotto turistico del Nord Sardegna, dalle tradizioni culturali, alla promozione del territorio e delle sue produzioni agroalimentari Il Campionato del Mediterraneo di Vela Latina 2006 é patrocinato dalla Regione Sardegna, dalla Provincia e dalla C.C.I.A.A. di Sassari, dell A.R.I.E. (Associazione Recupero Imbarcazione d Epoca) e dal Comune di Alghero. Stintino, considerata la patria del rinascimento della vela latina in Sardegna, ospiterà invece quest anno due manifestazioni: la tradizionale Regata della Vela Latina- Trofeo Presidente della Repubblica, che si terrà il 26 e il 27 di agosto, e la Regata di Stintino-Trofeo Antonio Addis, che si terrà il 2 e il 3 di settembre. La Regata della Vela Latina, che giunge quest anno alla sua ventiquattresima edizione, nasce a Stintino nel settembre del L idea era quella di far regatare insieme le imbarcazioni della locale flottiglia di vele latine, apparentemente e miracolosamente l ultima in Italia ad aver conservato le caratteristiche originali di questo tipo di armamento risalente ad epoca altomedioevale. Alla prima edizione parteciparono undici barche, divise tra gozzi e lance tipiche del Golfo dell Asinara. Lo scorso anno l ospite d onore della manifestazione, organizzata dall AVELA e dai fratelli Piero e Paolo Ajello, è stato il veliero Balear, proveniente da Palma di Maiorca. Il fine settimana successivo, 2 e 3 settembre, organizzata dal Circolo Nautico Torres, si terrà invece la prima edizione della Regata di Stintino-Trofeo Antonio Addis, una manifestazione dedicata al ricordo di uno degli armatori di quei gozzi che, mantenuti in perfetta efficienza, hanno permesso a questo mondo affascinante di continuare ad esistere. Perché non vi è dubbio alcuno che senza l amore per gli antichi legni, per quelle pesanti vele in cotone, per quei nomi ancora più segreti di quelli dell altra vela (chi parlava ormai più di caro e balanzina?) oggi di queste storie non staremo forse neppure a parlarne. E quindi opportunamente il Circolo Nautico Torres ha deciso di dedicare questa manifestazione ad Antonio Addis che, con la sua Caterina Madre, partecipò a quella prima regata del 1983 che diede l avvio alla nuova storia della vela latina. La Regata di Stintino, inserita nel calendario A.I.Ve.L., è prova valida per il campionato zonale di Vela Latina CALENDARIO EVENTI 9 luglio, CARLOFORTE Trofeo Giuseppe Covacivich (sez. di Carloforte della Lega Navale Italiana) 15 e 16 luglio, PORTOSCUSO Rotta delle Tonnare (Windsurfing Vela Club e Circolo Nautico Portoscuso) 29 e 30 luglio, CALASETTA Trofeo Città di Calasetta (Circolo Nautico Calasetta) 29 e 30 luglio, OLBIA Veleggiata Re di Tavolara (L.N.I. di Olbia e l Associazione Vela Latina) 5 e 6 agosto, SANT ANTIOCO Trofeo Presidente della Regione Sarda (Associazione Marinai d'italia di Sant Antioco) 12 e 13 agosto, ALGHERO Campionato del Mediterraneo a Vela Latina (Yacht Club Alghero) 19 e 20 agosto, ALGHERO Regata di Sant'Elm (L.N.I. di Alghero) 26 e 27 agosto, STINTINO Regata della Vela Latina (AVELA) 26 e 27 agosto, BOSA Trofeo Città di Bosa (Circolo Nautico Bosa) 2 e 3 settembre, STINTINO Regata di Stintino-Trofeo Antonio Addis (Circolo Nautico Torres) 10 settembre, STINTINO Regata dei 45 (L.N.I. Golfo Asinara) 7 ed 8 ottobre, CARLOFORTE Trofeo Peppino Ferrando e la Vinetta Cup (L.N.I. di Carloforte 14 e 15 ottobre, PORTO ROTONDO Vele Latine a Porto Rotondo (Yacht Club Porto Rotondo) 21 e 22 ottobre, LA MADDALENA Trofeo di Mezzo Passo (L.N.I. La Maddalena e Associazione Velieri a Vela Latina)

12 di Cagliari

13 vela FOTO DI SANDRO RE E CORRADO FANTINI SANDALION CUP 2006 TISCALI CUP La Sandalion Cup 2006 viene organizzata per proseguire la positiva esperienza delle precedenti edizioni di tale evento sportivo turistico, svoltesi nell anno 1999 e nell anno 2000, sotto gli auspici dell Azienda Autonoma di Soggiorno di Cagliari, con la denominazione di regata velica Cagliari e le sue coste, e negli anni 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005 come TISCALI CUP. Le finalità che si propongono gli organizzatori sono volte ad incrementare, ora nell intera Isola, lo svolgimento di importanti appuntamenti velici di carattere internazionale, anche per promuovere la valorizzazione turistica della Sardegna, ed in particolare dei siti votati al turismo nautico, da Alghero a Villasimius, dal Canale di S.Pietro ad Oristano. Si intende altresì interagire con altre iniziative pubbliche e private volte alla promozione turistica del territorio, collegandosi con i Comuni e gli altri enti pubblici territoriali che, per la prossima edizione, vanno particolarmente sensibilizzati. La localizzazione temporale della Sandalion Cup (settembre 2006) favorirà la destagionalizzazione dell offerta turistica della Sardegna. La manifestazione, come nelle precedenti edizioni, verrà allestita nel porto di Cagliari, nelle cui banchine saranno ormeggiate le imbarcazioni partecipanti, provenienti dagli altri porti, dopo aver compiuto singole regate di avvicinamento coinvolgendo per tale scopo i circoli nautici di tutte le località di provenienza e, come già detto, gli enti territoriali interessati. Il villaggio della regata, con tutti i servizi di supporto, verrà eretto nel porto nella via Roma, che in dipendenza dei lavori di trasformazione in corso, diverrà l approdo futuro delle navi crociera. In tal modo si contribuisce anche nel concreto al progetto urbanistico cittadino, che vorrebbe trasformare l intero porto della Via Roma, sottraendolo definitivamente al traffico commerciale, in un rinomato approdo turistico. Appare importante sottolineare che, per la prima volta a decorrere dalla prossima edizione dell evento, sia programmato il coinvolgimento delle comunità di Oristano, Villasimius e Calasetta, oltre a quelle di Portoscuso e Carloforte, già presenti nella decorsa edizione; in tutte le predette località verranno organizzate manifestazioni collaterali che prevedono regate di avvicinamento a Cagliari, anche per coinvolgere equipaggi a bordo di imbarcazioni accostate in tali porti. Agevola indubbiamente tale prospettiva la norma regolamentare della regata che consente la partecipazione all evento delle imbarcazioni da diporto, unitamente a quelle con più spiccate caratteristiche agonistiche. Inoltre gli organizzatori hanno previsto una nutrita serie di eventi collaterali per consentire ai partecipanti una diretta conoscenza delle peculiarità ambientali e naturali della Sardegna meridionale, del Golfo di Cagliari e degli altri siti coinvolti nell evento, ed in particolare con l esaltazione delle tradizioni locali. E infine ragione di certo successo della manifestazione la collaborazione che ha confermato anche per l edizione futura la Società Tiscali che, con la sua capillare rete di trasmissione via Internet, diffonderà in tutto il mondo le notizie relative alla regata ed agli eventi collaterali, illustrandone in tal modo gli aspetti sportivi e turistici; in tale contesto la predetta Società ha un sito della Tiscali Cup, attivo in ben 14 paesi stranieri, con la seguente dicitura: Sulla scorta dei risultati ottenuti dalle precedenti edizioni, ed in virtù dei contatti già perfezionati nei decorsi anni con la Societé Nautique de Ajaccio, con il Club Nautique di Sidi Bou Said e con altri circoli velici stranieri ed italiani, per l edizione 2006 si prevedono le seguenti partecipazioni: n. 250 imbarcazioni; n componenti degli equipaggi; n. 50 imbarcazioni straniere, prevalentemente provenienti da paesi europei e del bacino del Mediterraneo; n. 20 tecnici, dirigenti e giudici di gara; n visitatori e spettatori. Info: tel

14 cultura e storia COMUNE DI TERGU TERGU, STORIA ARCHEOLOGIA E CULTURA A DUE PASSI DAL MARE. Verdeggianti pianure. Veduta di Castelsardo. Comune di Tergu ufficio informazioni: tel Chiesa di Nostra Signora di Tergu. A sinistra: Tramonto sulle antiche mura. Storia Il Comune di Tergu sorge al centro di una vasta zona collinare, dove l occhio si perde tra ampi spazi di verde. Dalle sue alture più elevate gode della vista del Golfo dell Asinara. Le origini del paese sono assai antiche, infatti, la sua nascita è databile a circa 2000 anni fa. Non è un paese tradizionalmente concepito con una periferia e un centro. Assecondando la natura dell attività prevalentemente praticata, le case sono sorte qua e là, sparse o in agglomerati distanti tra di loro. Contraddice questa fisionomia di separatezza, esclusiva e, per certi versi, suggestiva, una comunità fortemente coesa intorno a sentimenti di mitezza, valori di pacifica convivenza e istintiva religiosità. Narra un antica leggenda: una principessa si rifugiò presso un capo di pastori che abitava questi luoghi, il nome di costui era Gericon. In seguito la principessa, per ringraziare il pastore edificò in suo onore una città con il suo nome. Nel tempo il nome subì delle trasformazioni da Gericon a Gerico, da Gerico a Zerigu che italianizzato diventò Tergu. La tesi certa della derivazione del nome Tergu da Gerico è dimostrata dalla lapide-ricordo affissa dal Vescovo di Ampurias e Civitas, oggi murata come pezzo storico all interno della Basilica. L iscrizione dice testualmente: TEMPLUM HOC MARIAE VERGINI IN GERICO DICATUM Archeologia L Abbazia di Nostra Signora di Tergu: fondata agli inizi dell XI secolo, faceva parte del più importante complesso monasteriale Benedettino della Sardegna. L attuale edificio è costruito in stile romanico, interamente realizzato in conci di trachite rossa con inserti calcarei. Il monastero di Tergu, che ospitava oltre 100 monaci, grazie a donazioni giudicali e di privati, divenne presto il più importante monastero dei monaci di Montecassino in Sardegna. I Benedettini fecero di Tergu la più grande e attiva centrale della vita cristiana nell isola, vissuta nella preghiera e nel lavoro. Intorno al 1400 il monastero fu abbandonato dai monaci e iniziò la sua decadenza. Numerosi sono i resti nuragici disseminati nel territorio a testimonianza che Tergu fu abitato da tempi remoti, sono ancora evidenti i resti nuragici di: Tudderi (in buono stato di conservazione, composto da tre torri coniche, situato sul mante più alto di Tergu) Monte Elias (complesso preistorico, cinta megalitica e complesso nuragico), Lu Colbu, Sisini, Cannas, Cubelciadda, Badde Lua, Funtana di Multa, Nuraghe de Fora, Badde Cherchi, Monte Eri, Riu Riu. Natura La Vallata, denominata Valle dell Inferno è delimitata ai lati da due impervi costoni rocciosi ricoperti da una ricca vegetazione di lecci e lentischi, situata alla periferia del paese, raggiungibile attraverso una strada sterrata che porta nel cuore della vallata. Il Rio di Tergu ha scavato nella roccia delle caratteristiche piscine naturali. Il sentiero era l antica arteria di collegamento fra Tergu e Castelsardo. La leggenda narra che nella vallata esisteva la chiesetta di Santo Spirito, si racconta che da questa chiesa si voleva prendere una campana per trasportarla alla chiesa di Nostra Signora di Tergu. Durante il trasporto, lungo il sentiero che costeggia i laghetti chiamati Philchini, i portatori scivolarono e la campana cadde dentro uno dei laghetti (ora chiamato philchina di campanedda). La campana non venne più ritrovata e gli abitanti della zona dissero che durante le ore della notte la sentivano suonare, per mano del Diavolo in quanto la philchina era considerata l ingresso dell inferno. Mare A pochi chilometri dal centro abitato di Tergu si trovano le bellissime spiagge del Golfo dell Asinara, sabbia bianca e mare trasparente incorniciati da una vegetazione tipicamente mediterranea. Itinerari Per chiunque voglia in parte conoscere la lunga e travagliata storia della Sardegna da Tergu è possibile raggiungere facilmente paesi interessanti a livello storico ed archeologico, con dei semplici e veloci itinerari che permettono di toccare i centri più importanti della zona vicini al paese favorendo una maggiore esplorazione sia dell Anglona che dei territori ad essa circostanti come il Turritano e la Gallura. Tergu grazie alla sua posizione geografica nell isola, garantisce facili e rapidi spostamenti verso rinomate spiagge dal fascino suggestivo ed incontaminato. Sono facilmente raggiungibili le spiagge di Platamona, marina di Sorso e di Castelsardo, e quelle di S. Pietro a mare (Valledoria), e di Badesi, le stesse si possono raggiungere in non più di quindici minuti d auto. La vicinanza di Tergu alla costa permette l accesso a tante altre bellissime località turistiche e balneari quali: Stintino, Alghero, Isola rossa, Costa Paradiso, Vignola e le lunghissime distese di sabbia di Santa Teresa di Gallura. Prodotti Tipici Tergu, tiene fede alla sua appartenenza all isola di Sardegna anche e soprattutto nelle sue produzioni gastronomiche, decisamente originali e tradizionalmente legate ad un mondo ormai in parte scomparso, quello agro-pastorale arcaico. Scarsità di pietanze elaborate, schiettezza nei sapori e negli odori, genuinità in tutti i prodotti utilizzati, dalla carne al formaggio, dalla pasta fatta in casa ai vini, sono le sue caratteristiche principali. Ma se la cucina sarda è per certi versi povera, non lo è per altri quali la fragranza, la versatilità e la natura esotica. C è da precisare che la cucina sarda è stata influenzata da altre culture mediterranee, ad esempio quella araba. Questo fatto è stato accertato in un particolare piatto la cascasa che nei paesi arabi è chiamato cuscus. Ciò ha fatto pensare che in un determinato momento storico vi siano state strette relazioni fra le due culture. Cosi come lo yogurt, che ha conosciuto un ritorno in Europa sin dall inizio del secolo scorso, mentre in Sardegna lo si conosceva già da lunghissimo tempo. Una spiegazione sembra ritrovarsi nel periodo dell impero romano, quando molte colonie di sardi furono mandate in Bulgaria, dove si pensa che lo yogurt abbia avuto origine. Argomento a parte, in quanto di aspetto generale della gastronomia dell isola, tanto da essere una vera e propria tradizione la sua lavorazione, è il PANE. Il tipo di pane più famoso e diffuso, anche fuori dall isola, è il pane carasau o carta da musica, che trova la sua origine presso le comunità pastorali della Barbagia. Esso è costituito da sottili sfoglie biscottate al forno, rotonde, con poco sale. Ha l importante qualità di essere facilmente conservabile e di lunga durata, nasce infatti come alimento dei pastori che stavano per giorni negli ovili distanti dai paesi. Ogni regione dell isola ha un suo tipo di pane particolare, e questo arricchisce il gia vasto contesto gastronomico della Sardegna. Non si deve, inoltre, dimenticare che nella cucina sarda si fa ampio uso di pane anche nell allestimento di numerosi piatti come, ad esempio il pane frattau, la zuppa gallurese, il pane guttiau ed altri

15 PESCA SPORTIVA DI A LBERTO R UIU IL BOLENTINO COSTIERO Dall alto: L'utilità del coppo. Un'orata di taglia. La slamatura della preda. Un parago di taglia media. 108 NIl bolentino costiero si può praticare durante tutto l arco dell anno in fondali compresi tra i 35 e i 70 metri di profondità, e se la primavera e l autunno sono i periodi più favorevoli per effettuare catture importanti risulta molto praticato anche in estate per le favorevoli condizioni climatiche. E una tecnica di pesca dalla barca di origini antiche, veniva effettuata con lenze a mano avvolte su grandi sugheri, ma che ha saputo evolversi e stare al passo con i tempi, infatti adesso si utilizzano attrezzature specifiche. Le canne, costruite in carbonio e di lunghezza compresa tra i 2 e i 3 metri e mezzo, sono munite di un vettino sensibile ma contemporaneamente capace di lavorare con piombature comprese tra i 40 e i 150 grammi da impiegare in rapporto all intensità della corrente. I mulinelli devono essere di ottima qualità e con una buona capienza in bobina, mentre il monofilo di nylon è stato sostituito, o meglio soppiantato, dal multifibra che a parità di diametro ha una resistenza alla trazione molto superiore e inoltre ha un elasticità praticamente pari a zero. Queste qualità del multifibra fanno sì che possiamo caricare la bobina del mulinello con del filo trecciato di diametro 0.22 e avere una resistenza di ben 15 chilogrammi, il diametro ridotto infatti offrirà poca resistenza alla corrente e l inestensibilità ci permetterà di sentire anche le più lievi tocche dei pesci più diffidenti. Una caratteristica essenziale che contraddistingue questo tipo di pesca consiste nel ricercare il punto preciso dove le diverse specie di pesci si concentrano in maggior numero, generalmente in prossimità del punto più alto delle secche. Il modo più semplice per trovare queste zone, assai redditizie, è quello di controllare esattamente il punto sul GPS cartografico o sulla carta nautica e, una volta giunti in zona azionare l ecoscandaglio per esplorare il fondale. Una volta individuato il punto e in base alla profondità del fondo calcoleremo la quantità di cima dell'ancora, che deve essere del tipo da roccia con le marre in tondino d acciaio, e la corrente, in modo da posizionarci esattamente sul punto prescelto. Quando la barca si sarà fermata, se si utilizza la sardina come esca provvederemo a pasturare la zona utilizzando un sacco di rete a maglie fitte preventivamente riempito da sardine tritate e mandato in prossimità del fondo con una cima e un peso. Le altre esche utilizzabili sono costituite da pezzi di polpa di gambero, cannolicchi, strisce di calamaro, vermi americani e muriddu. Il calamento, lungo un metro e mezzo e con il piombo alla fine, è realizzato in monofilo di nylon del diametro compreso tra lo 0.35 e lo 0.40, mentre i braccioli, solitamente in numero di tre, saranno fatti con filo dello 0.30 e porteranno gli ami n. 8 o 10. Esistono in commercio calamenti per bolentino già pronti, realizzati con il sistema delle girelle e delle perline che sono molto efficaci nel ridurre gli attorcigliamenti dei braccioli attorno al trave, e che permettono di presentare le esche in modo naturale. L azione di pesca consiste quindi di portare le esche sul fondo e attendere le toccate dei pesci, di solito le prime prede saranno costituite da serrani e donzelle mentre in un secondo momento sarà possibile catturare saraghi fasciati, pagelli, paraghi e tanute. E importante avere pazienza nei momenti in cui, avendo tolto di mezzo il pesce da zuppa, vi è una stasi di catture perché spesso questi momenti di pausa sono seguiti dall'arrivo di pesci pregiati di taglia come orate o paraghi. Il recupero delle prede deve essere effettuato assecondando le testate dei pesci sfruttando la flessibilità della canna e regolando la frizione del mulinello per contrastare le fughe più vigorose, e una volta in superficie il pesce sarà portato in barca da un capiente guadino o coppo. Un controllo periodico del nylon in prossimità degli ami è necessario quando si susseguono le catture di pesci come le tanute in quanto dotate di denti piccoli ma molto acuti che, indipendentemente dalla taglia, hanno sul filo un effetto abrasivo che ne riduce in modo impressionante il carico di rottura.

16 > speciale I Koros, dolci doni della tradizione sarda 112 Azienda agricola Antonella Ledà d Ittiri 117 Alimentazione naturale in Sardegna 118 Aziende vinicole di Cagliari 122 ENOGASTRONOMIA

17 I KOROS DOLCI DONI DELLA TRADIZIONE SARDA testo e foto di Marina Dessì Berlinguer Abbiamo avuto modo spesso, di fare riferimento alle fasi numerose e complesse del ciclo del grano, ricordando come l'aratura, la semina, la mietitura, la purgatura, la lavorazione della farina ed infine la panificazione, fossero momenti importantissimi scanditi con cerimoniali nei quali i pani ed i dolci celebravano prima le ricorrenze primaverili ed autunnali del calendario agrario e poi quelle cristiane che hanno finito col coincidere con le prime. Le antiche forme venivano tramandate e riprodotte con un linguaggio plastico che, sebbene di durata effimera (il pane ed i dolci dovevano necessariamente essere consumati entro un limitato periodo), riconfermava quello dell'eterno nascere, morire, rinascere: il ciclo del pane come quello della vita. Il pane era solitamente di uso quotidiano ma importantissimo anche quello destinato alle occasioni speciali: in entrambe le varietà, l'abilità della lavorazione, dava luogo a delle vere e proprie opere d'arte ma, contrariamente a quanto potrebbe essere logico pensare, è proprio nella panificazione quotidiana che ancora si ammirano le forme più originali e particolari, proprio perché affidate alla creazione individuale; mentre più vincolati alla tradizione e alle diverse occasioni appaiono i pani delle feste. Di pari passo con la tradizione della panificazione si snoda quella dolciaria: alla luce di numerose indagini conoscitive si osserva però che, mentre la panificazione in casa avviene di rado, infatti si preferisce acquistare il pane nelle rivendite, è più facile che nelle case dei nostri paesi il cerimoniale legato al forno a legna e l'attenzione per le ricette della nostra tradizione, diano luogo all'elaborazione di dolci che, sempre legati alle varie festività religiose e familiari, realizzano produzione plastiche di straordinaria fattura. Spesso si tratta di veri e propri messaggi da chi li produce a chi ne fruisce, diretti a manifestare cordoglio o gioia, richiesta di grazie o ringraziamenti per grazia ricevuta. Tutti i dolci sardi nelle loro diverse tipologie, sono caratterizzati da miele, mandorle, noci, nocciole, uva passa, sappa, formaggio, scorza Dalla pasta verde si creano i decori. Successiva fase della lavorazione d'arancio ecc. e si va dai sospiri, alle tiricche, alle copulette, ai bianchini, ai papassini, alle formagelle, agli amaretti, alle seadas, per elencare quelli più noti. In realtà però, visitando i vari paesi della Sardegna, è incredibile la varietà dei dolci spesso ignorata dagli stessi sardi, specialmente da quelli che abitano nelle città, ma anche da paese a paese. Infatti, se è vero che nei negozi specializzati ma anche nei supermercati per la piccola e media distribuzione, è facile reperire senza difficoltà le varietà su ricordate, tutte provenienti da piccole industrie artigianali, non è altrettanto facile, scoprire e gustare i bellissimi e trasparenti rombi di pompia 1, le grandi torta di aranzada 2, le bianche focacce ricamate ripiene di frutta cotta, i bellissimi durchideddos de KOROS Esecuzione: Per prima cosa si prepara un impasto cuocendo con il miele le mandorle già pelate e tritate; all'impasto ottenuto si dà, appiattendolo con le mani, la forma di cuore. Successivamente si lavora a lungo la semola con acqua e strutto, finché si ottiene una pasta morbidissima adatta ad essere foggiata nei decori più piccoli, delicati e vari. Si stende con il mattarello una parte di pasta in una sfoglia sottile e si riveste con questa il cuore di mandorle e miele; poi con un coltellino piccolo e affilato si libera dalla pasta la faccia superiore del dolce scoprendone il ripieno, in modo tale che le decorazioni risultino sul fondo scuro di mandorle e miele. Si rifiniscono quindi i contorni del cuore, utilizzando delle pinzette e si decora la pasta rimasta in superficie con una serie di fitte incisioni realizzate con un coltellino. Si procede poi alla parte più difficile affidata alle capacità artistiche ed individuali, con la realizzazione di anelli, collane, torchon, bottoni decorativi, croci, rosari, uccellini, ricci, grappoli d'uva, fiori e ghirlande, lavorando con abilità piccoli pezzi di morbida pasta: con un filo di pasta bianca si riproduce il torchon con la relativa medaglia o croce, l'anello viene decorato con grani di pasta colorata che imitano le pietre preziose, per il rosario si eseguono prima dei piccoli grani di pasta che vengono uniti poi da un filo di pasta colorata che imita la catena, e così via. Il Koros una volta completato viene cosparso di confettini colorati. Si procede infine alla cottura in forno a calore moderato, per non alterare il colore candido della pasta. Tutti i decori che appaiono sui cuori sono riferimenti precisi a doni nuziali che, se la famiglia dello sposo è benestante, vengono portati in dono alla sposa, veri, il giorno delle nozze. In caso contrario, se le possibilità economiche dello sposo non consentono una dote di tale importanza, la riproduzione in pasta, affidata alle abili mani dell'esecutrice, rappresenta simbolicamente lo stesso omaggio. Faghedilu de pasta! 10 si usava dire in questo caso, in attesa di tempi migliori! Altro dolce tipico delle nozze era Sa turta de s'isposa 11, altro spettacolare dolce nuziale che veniva regalato alla sposa da un parente tra i più cari, in segno di grande affetto; anche in questo dolce compaiono gli stessi riferimenti dei Koros. S P E C I A L E E N O G A S T R O N O M I A Intaglio della pasta nella faccia superiore del dolce. Inizia la decorazione. Strumenti di lavoro: mattarello, forbice grande e piccola, pinzette, coltellino, punteruolo, rotella, coloranti naturali per la pasta. Torta de s'isposa Note (1) Dal log., Cedro endemico della Sardegna nord-orientale, tipico di Oliena e Siniscola. Ha l aspetto di un arancia leggermente schiacciata ed irregolare con la scorza bitorzoluta. (2) Dal log., Dolce di scorzette sottili di arancia caramellati col miele e con l ag- 112 giunta di mandorle a filetti. 113

18 Preparazione del ricci. Grappolo d'uva. La decorazione del Koros ora è completa. Si crea l'anello. Si crea la rosellina. Esecuzione completa che vede la rosellina, il grappo. Koros con diversi tipi di ornamenti. S P E C I A L E E N O G A S T R O N O M I A Questo tipo di dolci con pasta violata, mandorle e miele, si accompagna benissimo con un Angialis 2002, bianco dolce Igt, color ambra, denso e armonico dal profumo di miele e salvia. 114 mele 3, tutti realizzati a mano senza aiuto di stampini e riccamente rifiniti con delle semplici pinzette; le straordinarie forme di gattò 4, i pistiddos 5, ed insieme tutta una serie infinita di forme e decori che testimoniano la straordinaria fantasia ed il gusto della tradizione sarda che utilizza solamente l'abilità delle mani e semplici, piccoli strumenti artigianali. Fra tutti, i dolci che mi hanno stupito maggiormente sono i Koros 6, tipici di quasi tutta la Sardegna ma divenuti a Nuoro vero simbolo del matrimonio. In omaggio e per fedeltà alla tradizione mai messa in discussione, ancora oggi è possibile che a Nuoro in occasione delle nozze, il giorno del matrimonio, la sposa riceva in dono dalla suocera, dalla madrina o dalla madre nove grandi Koros accompagnati da piccoli Koricheddos 7 : tra i motivi decorativi ricorrenti fiori, uccellini, grappoli d'uva, foglie, ghirlande, motivi geometrici, gioielli. Devo confessare che il giorno in cui ho assistito alla Note (3) Dal log., Dolcetti a forma rotonda di frutto. (4) Dal log., Dolce croccante a base di mandorle. realizzazione di questi esempi di straordinaria tradizione dolciaria ho provato una vera emozione; conoscevo i Koros da tempo ma il desiderio di assistere in tempo reale alla creazione di questo dolce particolare mi ha spinto a cercare una abile esecutrice che con la sua fardetta 8 e il muccadori 9, malgrado l'abitudine e l'età, con entusiasmo e senza alcuna reticenza, ha svelato passaggio dopo passaggio i segreti di questo dolce. (5) Dal log., Pistiddare, schiacciare, in genere dolci eseguiti per la festa di Sant Antonio, ripieni di ceci pestati con sappa, miele, mandorle. (6) Dal log., Cuore. (7) Dal log., Cuoricini, piccoli cuori. (8) Dal log., Gonnella da casa, lunga alle caviglie, tutta pieghettata. (9) Dal log., Fazzoletto da testa. (10) Dal log., Fattelo di pasta!. (11) Dal log., La torta della sposa. (12) Le colorazioni venivano anticamente ottenute con prezzemolo, bietole, mallo di noce e zafferano; ora i colori si possono reperire già pronti nelle drogherie e nei negozi specializzati per alimenti. 115

19 AZIENDA AGRICOLA ANTONELLA LEDÀ D ITTIRI Un vino rosa? E perché no? Ma qui il colore non c entra. Nel nostro caso il vino è decisamente rosso; il rosa dipende dal fatto che a produrlo sono due donne. Più propriamente diremo: un vino in rosa. Quello di vigneron era un mestiere da uomini. Oggi non più. Le donne sono diventate imprenditrici, appassionate, competenti, agguerrite, capaci di curare i dettagli ma anche le fatiche della coltivazione. Il risultato? Nel nostro caso eccellente. Dalla passione di Antonella e Annamaria, madre e figlia, è nato un gran rosso, Margallò, di sana e robusta costituzione. Il nome è catalano (si pronuncia Malgagliò) e indica l origine: l aria di Fertilia, a due passi da Alghero, dove si parla (autentica enclave) il catalano puro. Qui, in terreni particolarmente favorevoli, la ND Antonella Ledà d Ittiri e la figlia Annamaria hanno realizzato un vigneto ideale, non di grandi dimensioni; la misura giusta per essere curato con meticolosa attenzione e lavorato manualmente, dall impianto alla coltivazione, alla vendemmia selettiva (solo i grappoli migliori sono promossi sul campo), alla spremitura, all invecchiamento e affinamento; momenti importanti perché il vino prenda corpo e carattere. Nasce così un vino nobile (lo stemma araldico che campeggia sull etichetta non è un espediente), destinato a primeggiare a tavola, accompagnando pietanze dai gusti marcati, secondo la buona tradizione. Questo rosso, ricco di profumi ed elegante nel gusto, è frutto di un uvaggio attento e calibrato tra Merlot, Sangiovese e Cabernet Franc; vitigni importanti, che sembrano aver trovato nella terra di Sardegna il loro habitat naturale. Azienda Agricola Antonella Ledà d Ittiri Alghero Sede amministrativa: Via Manno Sassari Tel Fax Veduta dell azienda S P E C I A L E E N O G A S T R O N O M I A 117

20 118 L ALIMENTAZIONE NATURALE IN SARDEGNA In Sardegna in certi luoghi, l alimentazione tradizionale può definirsi senza alcun dubbio un alimentazione naturale, soprattutto quando affonda le radici in un remoto passato. In Ogliastra, nelle Barbagie, le erbe selvatiche, i frutti spontanei, gli elementi minerali dell argilla rossa, espressioni dell aspra natura sarda si uniscono a prodotti coltivati come i cereali e i legumi, frutti della cultura contadina e creano prodotti alimentari alcuni dei quali particolarissimi per sapori e valore nutrizionale. In essi la Natura e la Cultura si fondono mirabilmente, facendo assurgere Dalla terra alla tavola, là dove Natura è Cultura. testo di Maria Laura Fois Sussarello prodotti naturali della terra a esempi di una cucina, che può senza dubbio definirsi macrobiotica, fatta non solo di fuoco. Il fuoco e la cucina non coincidono infatti, sempre esattamente così come la complessità delle operazioni di cucina non è legata al livello professionale dei cuochi ma è frutto di tecniche manuali elaborate dall uomo civile che costruisce artificialmente il proprio cibo, esprimendo così gli elementi essenziali di una cultura materiale e la conquista della civiltà. Nei poemi omerici, l Iliade e l Odissea, l espressione mangiatori di pane è sinonimo di uomini, analogamente, nell epoca di Gilgamesh - il primo testo letterario conosciuto, scritto in Mesopotamia 4000 anni fa. Il pane ad esempio (ancorché levitato), simboleggia l uscita dal mondo bestiale e la conquista della civiltà. Anni fa - si racconta che l uomo selvatico uscì dal suo stato di minorità solo nel momento in cui apprese l esistenza del pane. A farglielo conoscere è una donna, in tal modo si attribuisce alla figura femminile il ruolo del sapere alimentare, ciò che d altra parte sembra corrispondere alla realtà storica: gli studiosi sono abbastanza Preparazione artigianale del pane. concordi nell ammettere una priorità femminile nell opera di osservazione e di selezione delle piante che accompagnò la nascita dell agricoltura attorno ai primi villaggi. Identico ruolo simbolico rivestono il vino e la birra, bevande fermentate che, come il pane, non esistono in natura, ma rappresentano l esito di un sapere e di una tecnologia complessa (Massimo Montanari 2004). In Sardegna il pane lievitato e alcuni dolci che da esso derivano, hanno un origine antichissima e sono stati per i sardi considerati di origine divina, sacrale direi, un cibo divino. Nella memoria orale di quei paesi sopravvive una leggenda, il mito di Giobiana, la femmina verde, che di questo cibo le frittelle - e di erbe selvatiche locali, si nutre. Nei boschi del Supramonte di Urzulei, nella foresta delle due Strisaili e nel bosco grande di Lanusei, si racconta che viva una donna selvaggia, in bilico tra natura e cultura, di nome Giobiana. Il suo nome deriva dal fatto che la donna preleva nottetempo le frittelle che le massaie preparano per i bambini e per lei, a Carnevale, nel giovedì grasso, per propiziarsela. Le sue fini papille gustative ne fanno un eccezionale gustatrice di frittelle: sia di quelle salate, profumate di menta e di cipolla, sia di quelle dolci. Le prime si chiamano tzipulas, le seconde cattas, frittelle tubulari a forma di chiocciola. Il suo nutrimento è soltanto vegetariano, mai carnivoro, soltanto crudo, mai cotto. Gradisce le specie selvatiche dei cardi e tutte le erbe che formano quella deliziosa misticanza chiamata su erbussu. La sua dieta comprende bacche, coccole,drupe, radici, tuberi e vari frutti. E asparagi selvatici (su sparau), le fogliette di vite rampicante, l aglio porraccio e i cipollacci di bosco, capperi (sa tappara), i germogli di papavero, le viole mammole, le malve più tenere, gli asparagi selvatici (su sparau), le fogliette della vite rampicante, l aglio porraccio e i cipollacci di bosco. In un viaggio di ricerca sulla Gastronomia del Parco del Gennargentu, ho avuto l occasione d intervistare ad Arzana una centenaria che ha ora 107 anni, che mi raccontava che molto spesso, quando era assalita dalla fame, nelle sue SU ERBUSSU (Gavoi) Ingredienti: bietola selvatica (beda), aglio selvatico (àpara), romice (lampatu), strigoli (capichedda) rosolaccio (mammaluco), enucru agreste (finocchio selvatico) e ancora altre Lardo, fagioli (avisedda sicca), salsicce, cagliato in salamoia (cazau e murgia) o formaggio fresco. Tecnica di realizzazione Mettere i fagioli a bagno in acqua tiepida dalla sera precedente. Far cuocere il lardo con i fagioli in acqua dolce, per oltre mezz ora. Aggiungere le erbe tagliate, già fatte sbollentare per qualche minuto e le salsicce. A fine cottura unirvi il formaggio fresco sbriciolato o il cagliato salato sciolto nel brodo caldo fino a renderlo cremoso. Consumare il minestrone dopo una mezz ora accompagnandolo con pane e fresa. lunghe giornate dietro le sue capre, la soddisfaceva con quelle stesse erbe. Già da allora avevo formulato che la causa della sua longevità poteva essere il suo cibo quotidiano, su erbussu. Il mito della Femmina verde, Giobiana, ne è un ulteriore conferma. Se su erbussu è il cibo della longevità, cosa accadrà quando non più crudo ma cotto, con esso si prepari il piatto tipico di Gavoi, il Minestrone alle erbe, chiamato appunto, Su erbussu? Nella sua preparazione oltre a molte erbe selvatiche si utilizzano prodotti coltivati come fagioli secchi, lardo, salsicce, latte cagliato in salamoia o formaggio fresco. Un piatto completo, un autentico Urzulei, panorama. piatto mediterraneo, dal sapore ineguagliabile, nel quale si sarà perduta sì, la componente protettiva della Vitamina C, giacché il principio è termolabile, ma che è in grado di fornire in giusta proporzione tutti i principi nutritivi necessari alla nostra dieta quotidiana. Unico requisito, la presenza delle erbe selvatiche e dei grassi polinsaturi (omega-3 ad esempio), come quelli presenti nel latte di animali a pascolo brado e nel lardo dei maiali non di allevamento, entrambi utilizzatori nella loro dieta di frutti e erbe spontanee, magari le stesse che raccolte, conferiscono al prodotto culinario oltre all azione pro- S P E C I A L E E N O G A S T R O N O M I A 119

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