Il Giornarfelli. Buon Natale e. Felice Anno Nuovo

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1 Il Giornarfelli A.s. 2010/2011, N 1 Dicembre 2010 SOMMARIO 2 CRONACA Esploriamo il territorio 3 CRONACA Esploriamo il territorio/teatro 4 CRONACA Arte 5 CRONACA Riciclaggio 6,7,8 CRONACA Gita a Roma 9 CRONACA Gemellaggio/calcetto 10 CRONACA Intervista a Mazzini 11 CRONACA Int. alla prof. Visani CULTURA Scritti da noi 20 CULTURA Lo sapevate che? 21 SPETTACOLI Top ten musicale COSTUME Moda 24 RECENSIONI Libri RECENSIONI Film 27 RECENSIONI Dischi 28 RECENSIONI Videogiochi 29 RECENSIONI Programmi TV 30 RECENSIONI Viaggi CUCINA Pizza 33 CUCINA Dolci 34 CUCINA Ricette dal mondo RECLAMI Noi vorremmo SPORT Atletica 39 LETTERE Adolescenze Buon Natale 40 MERCATINO Richieste/Offerte e 41 GIOCHI Enigmistica OROSCOPO Come sarà il 2011? Michelangelo Matteuzzi, II A In questo numero de Il Giornarfelli, troverete insieme gli articoli scritti dai redattori della sede di via Cremona e quelli scritti e raccolti da alcune classi del tempo prolungato di via Sozzi. Come potete vedere qui a fianco nel sommario, nel giornalino si parlerà di cronaca scolastica, di cultura, di cibo, di giochi, di sport, di moda, di spettacolo e di altro ancora. Se vorrete rispondere agli appelli presenti in alcune di queste pagine, se vorrete proporre nuovi argomenti da trattare nei prossimi numeri, se vorrete lamentarvi per le magre speranze prospettate dall oroscopo del vostro segno, se vorrete inoltrare i quesiti a cui la vostra mente e il vostro cuore non sanno dare risposta ebbene, non esitate a scrivere a ascolteremo la vostra voce e degli esperti vi daranno le risposte che da tempo inseguite. Questo giornalino è scaricabile in formato PDF dal sito della scuola: Buona lettura. I professori e i collaboratori scolastici augurano a tutti gli alunni e alle loro famiglie Felice Anno Nuovo

2 CRONACA SCOLASTICA Al parco di Levante Quest anno a scuola durante le ore pomeridiane, c è un nuovo laboratorio, che si svolge sia il martedì, sia il venerdì, che si intitola: Esploriamo il territorio. Insieme alle professoresse Lugaresi e Battistini, andiamo a visitare e a studiare particolari zone della nostra città che evidenziano l importanza storica, scientifica, turistica, e naturalistica. Insieme alle professoresse si alternano nella conduzione del laboratorio anche figure esterne alla scuola con conoscenze specifiche relative ai luoghi da noi scelti, che possano aiutarci nel definire con precisione le peculiarità della zona visitata mettendo in evidenza gli elementi importanti del luogo. Prima di partire prepariamo delle domande da fare agli esperti del posto, poi di mano in mano, durante la visita, vengono presi appunti e scattate fotografie. Una volta raccolto tutto il materiale, e tornati a scuola, si procede con l elaborazione dei dati trascritti e la predisposizione di schede illustrative sottoforma di cartelloni che vengono poi appesi nei corridoi della scuola così che tutti possano consultarli liberamente. Oggi vi voglio presentare la visita al Parco di Levante. La prima parte prevedeva l analisi della flora presente all interno del parco. Al nostro arrivo siamo stati accolti da alcuni volontari delle guardie ecologiche che ci hanno insegnato i nomi delle piante e degli arbusti presenti. Con nostra grande sorpresa ci hanno fatto notare che ci sono anche piante da frutto, ed ora sappiamo anche quali sono i frutti che si possono raccogliere e invece quali sono le bacche velenose. Abbiamo imparato, ancora, a riconoscere gli alberi dal tronco, dalla corteccia e dalle foglie. All interno del parco si trova anche un laghetto in cui sono presenti varie specie di pesci di acqua dolce, oltre ai pesci vivono, Lab.: Esploriamo il territorio fuori dallo specchio d acqua, anche animali sia di specie stanziale che migratoria. Alla fine della visita come verifica del lavoro svolto le guardie ecologiche ci hanno fatto fare anche un gioco, una caccia al tesoro a squadre: i percorsi riguardavano foglie, cortecce di albero ma anche la ricerca di pesci d acqua dolce o salata e alla fine, per i vincitori, come premi venivano date CARAMELLE A VOLONTA! Le guardie, con la loro simpatia e la loro competenza, ci hanno fatto fare una vera e propria camminata ecologica attraverso la natura, insegnandoci a non perdere mai di vista quello che tutti dovrebbero fare per rispettarla in modo che anche nella periferia della nostra meravigliosa città non esistano zone di degrado. E stato bello scoprire ed apprezzare una parte a noi sconosciuta di Cesenatico con le guardie ecologiche E L AVVENTURA CONTINUA! Dal nostro inviato 2

3 CRONACA SCOLASTICA Lab.: Esploriamo il territorio / Teatro Al Museo della Marineria Con il laboratorio di ESPLORIAMO IL TERITO- RIO siamo andati in visita al MUSEO DELLA MA- RI ERIA per parlare di Cesenatico e la sua storia con il mare, ma il vero argomento erano i fari! Infatti al museo era in corso una piccola mostra sui fari e sulla loro storia che s intitola: AVIGARE ECESSE EST. La nostra accompagnatrice, Francesca, ci ha spiegato molte cose sui fari di ieri e di oggi e alla fine della visita ci ha anche fatto fare un attività con il cartoncino, in cui bisognava solo usare le mani piegando il cartoncino e ritagliare su un altro pezzo un faro (il faro di Ostia) ed incollarglielo sopra niente di più semplice! Abbiamo fatto alcune foto per documentare l esperienza vissuta al museo. Una volta arrivati a scuola abbiamo stampato le foto per poi incollarle su un cartellone esposto all ingresso della scuola. Vi consiglio vivamente di visitare il museo della marineria con i vostri parenti se non l avete ancora fatto e se l avete fatto beh rivisitatelo, tanto è qui vicino e offre sempre elementi nuovi che magari alla visita precedente abbiamo ignorato! E l entrata è gratuita!!!!! Teatro Una strana passione, una bella avventura... il teatro... Se passi davanti alla 2A il venerdì pomeriggio e senti ridere e discorsi senza senso, fidati sei ancora a scuola solo che stai passando davanti al laboratorio di teatro. Lì si raccolgono solo elementi strani e comici, a cui piace ridere e far ridere solo stando insieme. Prima della consegna del copione dello spettacolo annuale si organizzano scenette fatte da improbabili attori e la cosa bella è che nessuno si vergogna di dire stupidaggini senza però l'utilizzo di parolacce o insulti. Anche gli insegnanti ridono, filmano e valutano quei pazzi scatenati. VUOI VENIRE CON NOI? Se ti iscrivi al laboratorio di teatro, ti si aprirà un mondo dove la timidezza e la vergogna di metterti in mostra diventa coraggio e NESSUNO riderà di te ma CON TE!!! Quest'anno metteremo in scena Alice nel paese delle meraviglie. Non oso immaginare come sarà rielaborata dai ragazzi del laboratorio, infatti, come succede da sempre, il testo viene completamente stravolto per dare spazio alla fantasia dei ragazzi che animano il laboratorio con fantastiche gag e inserimenti fantasiosi. Comunque vi rimando direttamente al prossimo numero, quando avremo ben chiaro il lavoro di rielaborazione messo in scena. Quindi al prossimo numero. Dai nostri inviati 3

4 Laboratorio: arte CRONACA SCOLASTICA Uno spazio ad Arte Laboratorio streghe Nel laboratorio di arte abbiamo realizzato assieme alla prof. Salucci streghe e stregoni con materiale di recupero. Abbiamo preso una bottiglia di plastica con il tappo e l'abbiamo rivestita con il nastro adesivo di carta. Abbiamo poi attaccato con lo spago una pallina di nastro adesivo al tappo e fatto un secondo rivestimento di giornali, incollati con colla per carta da parati. Abbiamo proseguito con la colorazione del personaggio usando carta velina e tempere (colori a piacere). Arrivati a questo punto abbiamo disegnato e ritagliato occhi, gambe e braccia in gommapiuma per poi incollarli al personaggio. Abbiamo finito con la creazione dei vestiti Così abbiamo fatto... le streghe dalle gambe penzolanti!!! Mostro in squadra P.F. I D Il gufo di Harry Potter (Il gufo è un animale del buio ed è anche un predatore).s. III A Capovolgi il disegno e vedrai due personaggi diversi. P.D. III A Questo castello mi ha ispirato perchè ci dei sono i mostri e se ne posso inventare degli altri. P.M. II B 4

5 CRONACA SCOLASTICA Riciclaggio in III I É il terzo anno consecutivo che la classe terza I ha adottato il sistema del riciclaggio dei rifiuti: ragazzi e professori hanno posizionato a fianco del bidone per la raccolta indifferenziata altri due contenitori per la selezione della carta e della plastica. Prima di dare il via alla raccolta, gli insegnanti hanno illustrato ai ragazzi come suddividere i vari materiali nelle scatole che successivamente si sono procurati. Nel contenitore della plastica gli alunni hanno gettato anche lattine, ben ripulite dal prodotto che vi si trovava all'interno, per non rischiare che il materiale venisse scartato nell'impianto di riciclaggio. L'altro bidone poteva contenere carta e cartone, ma anche il tetrapak, materiale usato dai ragazzi che consumano succhi di frutta. Quest'ultimo è formato da una parte di carta, una di plastica, ma anche da alluminio e da qualche anno viene destinato alla raccolta differenziata. I fazzoletti, anche se detti di carta, sono stati buttati nella raccolta indifferenziata, come anche i resti delle matite temperate e alcune plastiche non destinate al riciclaggio. Ogni volta che i recipienti sono stati riempiti, gli incaricati li hanno successivamente svuotati nelle pattumiere poste nei pressi dell'edificio scolastico. Con questo progetto si sono sensibilizzati i ragazzi ma anche i professori ad effettuare la distinzione dei materiali da gettare. Se tutti facessero la raccolta differenziata, si produrrebbero molti meno rifiuti, che altrimenti dovrebbero essere smaltiti nelle discariche o negli inceneritori, con conseguente inquinamento dell'ambiente e dell'aria che respiriamo. Ogni italiano produce 1kg di rifiuti al giorno, quindi in un anno più o meno 365kg, cifra molto alta se moltiplicata per milioni di italiani. Per il bene delle future generazioni e del nostro pianeta bisognerà assolutamente invertire la tendenza e passare ad una mentalità più ecologista. Gli alunni di III I 5

6 CRONACA SCOLASTICA Gita a Roma III E e III F a Roma Martedì 30 novembre 2010 noi, la classe III E, insieme alla III F, siamo partiti con il pullman dalla nostra scuola alle sei del mattino per andare in gita scolastica a ROMA. Ci hanno accompagnato i prof Del Bene, Grassi, Raggi e Farabegoli. Alle 12 circa, siamo arrivati alla stazione Ostiense, dove abbiamo consumato il nostro pranzo al sacco. Dopo mangiato, la guida ci ha portati a visitare le Fosse Ardeatine, luogo in cui i tedeschi nazisti fucilarono numerosi italiani per vendicare l'uccisione, da parte dei partigiani, di una decina di loro uomini. Questo posto ha suscitato in noi molta angoscia, soprattutto nella parte finale, in cui abbiamo potuto osservare tutte le tombe degli uccisi. Una volta lasciato questo triste luogo, con il pullman ci siamo diretti verso il centro storico. Durante il tragitto, la guida ci ha fatto ammirare la grandezza di Roma: ci ha fatto notare le terme di Caracalla e ci ha informati che il suo ingresso era gratuito; però le donne potevano accedere solamente una o due ore alla mattina, mentre gli uomini potevano sostare tutto il pomeriggio. Inoltre erano presenti una piscina di acqua calda e una di acqua fredda. Abbiamo anche osservato un po' in fretta il Colosseo, il Palatino e la via Appia. Purtroppo appena siamo scesi dal pullman è cominciato a piovere incessantemente e così non ci siamo potuti godere fino in fondo le spiegazioni della guida e la maestosità dei monumenti romani. Abbiamo superato Campo dei Fiori e siamo arrivati a Piazza avona. Qui la guida ci ha mostrato le due fontane. Quella che ci ha colpito maggiormente, forse perché l'avevamo studiata in arte, è stata la fontana dei Quattro fiumi, progettata da Bernini. Essa rappresenta i fiumi più importanti dei continenti del mondo allora conosciuto; non è presente un fiume australiano perché l'oceania ancora non era stata scoperta. Uno dei giganti ha la mano tesa verso la chiesa di Borromini, forse per il semplice motivo che i due artisti erano grandi rivali e Bernini ha pensato di proteggere la sua opera nel caso in cui la chiesa crollasse. Successivamente ci siamo diretti al Pantheon, un edificio della Roma antica progettato inizialmente come tempio dedicato alle divinità dell'olimpo, ma poi diventato chiesa cristiana nel VII secolo. In alto al centro presenta un foro dal diametro di nove metri. Quando piove, come in quel momento, l'acqua bagna solamente la parte del pavimento recintata. Dentro al Pantheon è presente la tomba di Vittorio Emanuele II, il primo re del Regno d' Italia. Finite le visite, bagnatissimi e molto stanchi, siamo arrivati all'albergo Siracusa verso le sette e ci siamo sistemati nelle camere. Dopo aver mangiato al ristorante Grotta Azzurra, siamo tornati in hotel, ci siamo messi il pigiama e abbiamo giocato per tutta la serata con i nostri amici. Mercoledì 1 dicembre, dopo un lungo e faticoso risveglio alle 8:00, abbiamo incominciato la nostra giornata con un'abbondante colazione. In seguito ci siamo diretti con il pullman verso piazza San Pietro un maestoso esempio di architettura barocca ed un punto di incontro per numerosi fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo. La piazza è a forma di chiave ed ha come centro l'obelisco vaticano ; in un punto chiamato il centro delle colonne si possono vedere tutte le colonne che combaciano. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di visitare la Basilica di San Pietro, che è opera dei più famosi architetti e geni del Rinascimento e del Barocco. All'interno la chiesa lascia senza fiato con tantissime opere, in par- ticolare la Pietà di Michelangelo, il Baldacchino di Bernini,la statua di San Pietro, alla quale tutti i fedeli toccano il piede, e tantissime altre opere d'arte e decorazioni; non c'è un centimetro della basilica che non sia decora- to. Al termine ci siamo incamminati verso le tombe dei papi. Soprattutto ci siamo soffermati sulla tomba di Giov a n n i P a o l o I I. Proseguendo siamo andati a Castel Sant'Angelo una struttura circolare costruita come mausoleo di Adriano, ma poi trasformata in una fortezza per i papi. In seguito diventò, tramite un muro ed un passaggio chiamato Passetto, un rifugio per le emergenze. Questo venne usato nel periodo del Sacco di Roma da parte dell'imperatore Carlo V e grazie ad esso sopravvissero centinaia di persone. ella metà del ovecento, questo castello fu trasformato in un museo; tuttora si possono visitare sale abbellite da ceramiche, armi, sculture e dipinti. Il maestoso ponte mantiene originarie solamente tre arcate e deve tutta la sua fama a Bernini, gli angeli sono stati costruiti dai suoi allievi, che inoltre tengono in mano gli strumenti dalla passione di Cristo. Finito 6

7 CRONACA SCOLASTICA Gita a Roma questo giro turistico ci siamo fermati a pranzare in un piccolo ristorante poco distante e abbiamo recuperato t u t t e l e f o r z e. Il pomeriggio è stato molto interessante perché siamo andati a visitare il Parlamento. La guida ci ha spiegato che quest'ultimo è composto da due palazzi, uno di epoca cinquecentesca e l'altro di epoca ottocentesca. Passando da una sala all'altra si possono differenziare la due epoche: nella parte del Cinquecento c'è uno stile classico, dove si tende ad arredare tutto in oro (Sala oro e Sala della lupa), mentre in quella dell'ottocento si può notare uno stile liberty con degli abbellimenti in legno, che facevano sembrare la sala più grande, come l'interno di una nave. Poi siamo riusciti ad ascoltare la fine di una udienza parlamentare dove l'onorevole La Russa ha fatto presente che ogni giorno i soldati italiani rischiano la propria vita per la lotta in Afghanistan. Quest'esperienza è stata molto importante per noi, perché non capita tutti i giorni e a tutte le persone di poter assistere ad un'udienza parlamentare. Usciti dal Parlamento siamo andati alla Fontana di Trevi, dove tutti ci siamo seduti sulla sua sponda e abbiamo lanciato all'indietro una o due monetine per esprimere un desiderio. Inoltre la leggenda vuole che chi lancia nella fontana una moneta ritornerà almeno un'altra volta a Roma. Ormai molto stanchi ci siamo recati a Piazza di Spagna, una meta da non perdere. Di questa piazza in stile barocco è famosissima la scenografica Scalinata di Trinità dei Monti, che scende a rampe successive dalla chiesa di Trinità dei Monti. Fu costruita tra il 1723 e il 1729 con fondi donati dalla Francia, con lo scopo di collegarla con le più importanti residenze che si trovano in alto. La scalinata è chiamata anche Ghetto degli inglesi, perché fin dal XVIII secolo ha attratto numerosi visitatori. ell'ottocento gli uomini e le donne più belli si riunivano in questa scalinata nella speranza di essere scelti come modelli da qualche artista. Da allora i gradini sono diventati un posto ideale per sedersi e guardarsi intorno. In aprile, le modelle percorrono la passerella presentando le collezioni d'alta moda e i turisti lasciano il posto ad un tappeto di azalee rosa. ella scalinata non è permesso mangiare seduti sugli scalini perché la polizia municipale controlla tutta la zona e i trasgressori possono essere multati. Piazza di Spagna deve il suo nome alla presenza dell'ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede. Al centro è presente La Barcaccia, una originale fontana a forma di barca, progettata da Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo Bernini. Sulla piazza troviamo il famoso Babington's, prima sala da te romana, molto frequentata da artisti. A destra della scalinata si innalza la Colonna dell'immacolata. Ogni anno, l'8 dicembre, i vigili del fuoco di Roma si arrampicano sulla statua per deporre una corona sul braccio della Vergine. In fondo alla piazza si trova il palazzo di Propaganda Fide, centro missionario del mondo cattolico, progettata da due grandi artisti rivali, Bernini e Borromini. Fortunatamente abbiamo potuto percorrere Via dei Condotti, la strada più elegante della città, che attrae i patiti dello shopping provenienti da tutto il mondo; infatti ospita i negozi delle più grandi firme italiane. Anche due secoli fa era considerata una via alla moda, ma per motivi diversi: era frequentata dagli scrittori e dai musicisti che si incontravano al Caffè Greco. Questa strada è stata tracciata nel '500. Il suo nome deriva dai condotti dell'acqua Vergine che passavano di qui. In questa piazza ci è stato dato anche un piccolo momento di libertà alla ricerca di un piccolo souvenir o un ricordo per la famiglia... alla fine visto che si era fatto buio abbiamo preso la metropolitana per tornare in albergo e cenare. La notte, come al solito, è stata stupenda, giocando, parlando e scherzando, il coprifuoco è arrivato molto prima del previsto. Alla mattina del terzo giorno ci siamo svegliati felici di aver passato una notte in compagnia dei nostri amici, ma anche un po' tristi perché questo sarebbe stato l'ultimo giorno a Roma. Dopo colazione, siamo saliti nel pullman, dove la guida ci ha distribuito gli auricolari per far comprendere meglio a tutti le sue spiegazioni. Durante il tragitto, abbiamo notato Porta Pia, la porta che fu abbattuta a cannonate dall'esercito del Regno d'italia e che permise di conquistare il Lazio e di far diventare Roma capitale. Questa porta prese il nome dal 7

8 CRONACA SCOLASTICA Gita a Roma / Nessuno Eskluso papa Pio IX che la fece costruire. La guida ci ha fatto vedere Villa Borghese, il terzo parco più grande della città. Roma è la città che conserva il maggior numero di obelischi. Questi ultimi, che in principio si trovavano in Egitto, furono fatti portare in Italia dall'imperatore Augusto in modo che tutti i turisti li potessero osservare. e sono esempi gli obelischi di piazza Montecitorio e di piazza avona. La prima cosa che abbiamo visitato dopo essere scesi dal pullman è stato il Colosseo. A nostro parere, è uno dei monumenti più belli e affascinanti di Roma. La sua grandezza e maestosità colpiscono i turisti provenienti da ogni parte del mondo. Conosciuto anche come Anfiteatro Flavio, è stato all'epoca romana luogo di esibizione degli spettacoli dei gladiatori, che spesso si scontravano con animali feroci come i leoni. In estate, quando il sole era cocente oppure nelle giornate di pioggia, gli schiavi addetti fissavano un telone da un'estremità all'altra per coprire la folla. Dopo aver visto i Fori Imperiali, siamo passati al Museo del Risorgimento. Appena siamo entrati ci siamo imbattuti nella grande scultura rappresentante la Battaglia di Castelfidardo. Però quello che c'è rimasto impresso di più sono state gli indumenti e gli oggetti appartenenti a Giuseppe Garibaldi: gli stivali, i pantaloni, la pallottola che lo colpì in un ginocchio, le pinze utilizzate per toglierla e la barella che lo portò in salvo. Avendo già studiato gli argomenti in storia, abbiamo potuto apprezzare maggiormente questo museo. In seguito abbiamo visitato la chiesa nella quale si è sposato Totti, l'ara Coeli, molto importante per i romani, perché nel punto in cui è costruita, una sibilla apparve all'imperatore Augusto, predicendo il crollo della religione politeista e la venuta di un unico grande Dio. È per questo che ogni anno, nella notte di atale, i fedeli si recano qui. Dopo aver visitato un piccolo museo delle bandiere italiane ed esserci fermati ad ammirare lo stupendo Altare della Patria con al centro la statua di Vittorio Emanuele II, abbiamo pranzato. Dalle due alle tre, i prof ci hanno lasciato il tempo libero per fare un po' di shopping (non vedevamo l'ora!). Ci siamo ritrovati tutti alle tre e mezza e abbiamo raggiunto il pullman per tornare a casa! Siamo partiti alle 16:15 circa e siamo arrivati davanti a scuola alle 21:30. Durante il viaggio abbiamo cantato, giocato, parlato ma anche dormito! Eravamo stanchissimi!!! Ad una certa ora siamo impazziti tutti... cantavamo in coro tutte le canzoni dei cartoni animati e le canzoni della chiesa!!! Abbiamo vissuto un'esperienza meravigliosa che non si ripeterà mai più purtroppo! Roma è una delle città più belle e spettacolari che esistano e dopo tre giorni passati con la nostra splendida classe, nasce un po' di malinconia dentro di noi e di nostalgia. Speriamo solo che la monetina della Fontana di Trevi non ci tradisca!). Gaia Sacchetti, Maria Zoffoli, Valentina Siroli, Giorgia Togni, III E Il progetto "Nessuno Eskluso" con la pedagogista Dall'inizio dell'anno, abbiamo fatto tre incontri con la pedagogista del progetto "Nessuno Eskluso", lei ci ha fatto divertire con i divertenti giochi che facevamo ogni volta, ci ha insegnato ad ascoltare i compagni e ad a- scoltare lei quando ci spiegava e ci ha fatto conoscere meglio tra di noi grazie a quei "test" che ci dava ad ogni incontro. Chi perdeva nei giochi, la volta dopo che ci vedevamo, doveva portare un sacchetto di caramelle, che ci distribuiva lei durante l'incontro, che durava due ore ciascuno. Sono state veramente di aiuto e molto divertenti queste lezioni! Alessia Galassi I E 8

9 CRONACA SCOLASTICA Gemellaggio Brunico / Torneo calcetto Il gemellaggio con Brunico: una montagna di lettere ed un mare d'amicizia C arissimi lettori di Giornarfelli, in questo articolo vi racconteremo la nostra esperienza di gemellaggio con i ragazzi della scuola K. Meusburger di Brunico. Appena la professoressa Vincenzi, in prima media, ci ha parlato di questo bellissimo progetto che faceva la sezione I, ci si è riempito il cuore di gioia: l'idea di avere un proprio amico di penna era (ed è ancora) favolosa. Abbiamo subito fatto amicizia con i nostri corrispondenti, ma tutto si è approfondito dopo il nostro primo incontro allo zoo safari Parco Natura Viva a Bussolengo (VR), dove abbiamo passato una bellissima giornata insieme. Anche in seconda è continuata l'esperienza e verso l'inizio di Maggio ci siamo rincontrati a Verona per passare una bellissima giornata con loro e gli immancabili Giulietta e Romeo. Ma il bello doveva ancora arrivare... L'ultima settimana di scuola i ragazzi di Brunico sono arrivati a Cesenatico per trascorrere la splendida e tanto attesa settimana azzurra... e che divertimento! Passavamo ogni giorno insieme e grazie a questo la nostra amicizia si è consolidata sempre di più. Insieme siamo andati a Oltremare, a Ferrara, a Comacchio, in motonave e a fare diverse attività come: la gare di castelli di sabbia in spiaggia, i giochi sportivi, tra cui la gara di frisbee a squadre, una merenda a buffet nella nostra scuola, preparata dai nostri genitori e lunghe e bellissime passeggiate per il centro di Cesenatico. Questo non è tutto: fra qualche mese l'attesissimo marzo ci porterà a Brunico dove soggiorneremo in un antico maso in mezzo al bosco innevato. Oltre alle spassose attività sulla neve, visiteremo i dintorni con i nostri amici, conoscendo un altro stile di vita, approfondendo il nostro rapporto con loro. Sarà sicuramente un'esperienza indimenticabile, di quelle che noi ragazzi diciamo che spacca!!!. Per finire ringraziamo di cuore il preside, i professori e tutta la scuola che ci hanno permesso di fare questo bellissimo progetto di gemellaggio che, oltre a farci conoscere i nostri corrispondenti, con cui l'amicizia continuerà oltre la scuola media, è servito per rafforzare le relazioni nella classe e lo spirito di gruppo. :-) Gli alunni di III I Torneo di calcetto classi terze Il torneo di calcetto tra le classi terze organizzato dalla scuola media Dante Arfelli si è concluso il 2 dicembre 2010 con la vittoria della classe 3 I. La squadra vincitrice all'inizio del torneo era partita non proprio bene e faticava per salire in classifica; successivamente è riuscita a qualificarsi per la finale contro la classe 3 G. La finale è stata bellissima, piena di emozioni. Al termine del primo tempo, la partita sembrava vinta dalla 3 G: (3G-3I 3-0), ma subito dopo l'inizio del secondo tempo il giocatore della I Daniele Giulianini ha fatto un gran goal!!! Da quel momento la squadra vincitrice era carica e a metà del secondo tempo, D'agnese Andrea e unziatini icolas hanno fatto due goal fantastici. La partita stava terminando sul 3 a 3, ma a pochi minuti dalla fine del match Spotti Samuele ha tirato da lontano, il difensore ha deviato la palla ed è entrata in porta; l' esultanza è immediata, il tempo rimasto non era sufficiente alla 3 G per recuperare. Il torneo spetta alla 3 I che aspettava la vittoria da due anni. Samuele Spotti, III I 9

10 CRONACA SCOLASTICA Intervista a Mazzini Intervista a Giuseppe Mazzini Per questa edizione del nostro giornalino, ho voluto intervistare un famosissimo personaggio: Giuseppe Mazzini, noto patriota e uomo politico che ha dedicato la sua opera e la sua vita alla causa dell unità d Italia ed anche fondatore dell associazione Giovine Italia. Sempre molto impegnato e disponibile a parlare ai giovani, desidero proporre a lui qualche domanda riguardo alle loro problematiche. Cosa pensa della riforma per il dimensionamento della rete scolastica nota come Riforma Gelmini? Questa riforma, a mio avviso, ha in sé alcune cose positive ed altre meno; ritengo molto valida l introduzione delle prove Invalsi a valutazione della fine del percorso scolastico di I grado perché in questo modo i giovani adolescenti possono prepararsi meglio per affrontare il successivo corso di studi e quindi l esame di maturità. Inoltre è un metodo di valutazione più omogeneo a livello nazionale e meno dipendente dall individualità di giudizio del docente. Cosa pensa in particolare della riforma dei licei e di tutti gli altri istituti superiori? La mia opinione a questo riguardo è che la trasformazione-riduzione dei licei e degli altri istituti tecnici e professionali - sperimentali e non introducendo licei ad indirizzi più ampi, possa diminuire la confusione da parte degli studenti nella scelta del futuro corso di studi da intraprendere, in quanto possono meglio caratterizzare le attitudini individuali. Cambiando argomento, cosa pensa della crisi economica mondiale e cosa proporrebbe per uscirne fuori? Il difficile periodo che stiamo vivendo comprende non solo la realtà economica, ma anche quella sociale, ambientale ed umanitaria. A mio avviso, comunque, il problema principale sta nell enorme disparità economica dei singoli paesi ed alle diverse possibilità di utilizzo e sviluppo delle risorse naturali ed umane; per risolvere questa situazione probabilmente sarebbe necessaria una bacchetta magica, ma ritengo che la sensibilizzazione dei governi a capo dei paesi più industrializzati e ricchi verso i popoli meno fortunati, sarebbe sicuramente la chiave di volta per un recupero mondiale dell uguaglianza e della qualità di vita collettiva. La ringrazio personalmente ed a nome dell intera scuola Dante Arfelli di Cesenatico per il suo prezioso tempo a me dedicato; in conclusione...? Una cosa fondamentale volevo sottolineare: qualunque cosa accada nel mondo, tu e tutti gli altri ragazzi dovrete essere forti, determinati e coraggiosi nel perseguire i vostri ideali solo così diventerete delle persone vere, autentiche e di qualità. Tommaso Baldani, III F Cosa pensa invece del calo orario settimanale? L eliminazione di ore dedicate alla didattica è per me un passo indietro sia per gli studenti che per gli insegnanti, in quanto riduce la possibilità di apprendimento per i primi e, per gli altri, quella di meglio sviluppare i programmi scolastici. 10

11 CRONACA SCOLASTICA Intervista alla prof. Visani Intervista alla professoressa Visani Cosa vuoi sapere, bello? È questa la frase con cui la professoressa di studi tecnici Visani, una delle nuove entrate nel plesso della scuola secondaria di primo grado Dante Arfelli, ha aperto la sua intervista. Questa donna dai mille colpi di scena (in modo positivo), come svelatoci dagli allievi, ci ha rivelato in una accurata intervista svoltasi durante l intervallo, nella stessa scuola dove insegna, i propri pensieri su alunni e colleghi, il proprio e le proprie aspettative future ed è proprio questo che vi racconterò. La cara signora Visani ha attestato di trovare i colleghi regolari e di stare bene con gli alunni, i quali secondo quanto detto, la fanno ringiovanire, inoltre ci ha rivelato che nella nuova scuola si trova bene e che da ragazza aveva come materia preferita la matematica e che non amava molto lo studio delle misure elettriche. La stessa insegnante, che con la spontaneità dimostrata in questa intervista, come attestato dai ragazzi, tiene anche le lezioni, ci ha raccontato che svolge questo lavoro da ben 34 anni, avendo iniziato alla giovane età di 21 anni, durante i quali ha cambiato diversi tipi di scuole, come per esempio superiore e media, considerate da lei due cose diverse. Prima di fare l insegnante, ha poi aggiunto, la prof. Visani ha lavorato presso l ospedale Bufalini di Cesena nel reparto di cardiologia e nello stabilimento Uliveti. E questo è tutto riguardante alla professoressa Visani, ma se ne vorrete saperne ancora sui nuovi arrivati nella scuola Dante Arfelli, continuate a seguirci. Farabegoli Dario, II B La prof. Visani vista da Laura Vincenzi, II E Qual è il suo vero nome? Il mio vero nome è Giuliana. Da quanti anni fa la prof? Faccio la prof da 34 anni. Le piace insegnare? Sì, mi piace insegnare. Quali sono i suoi hobby? Il mio hobby sono i vestiti. Chi è il suo cantante preferito? Il mio cantante preferito è Lucio Battisti. Dato che lei ama molto la moda, qual è il suo capo di abbigliamento preferito? Il mio capo di abbigliamento preferito è il costume da bagno perché amo l estate e il sole. Come fa a mantenersi in forma? Mi mantengo in forma passando lo straccio in casa. Quanto è alta? Sono alta 171 cm. Quali sono le sue paure? Le mie paure sono le bisce, naturalmente. Perché smonta i computer di notte? Smonto i computer di notte perché di giorno lavoro. Che cos è la pomata nientina? La pomata nientina è una finta pomata che ho inventato io per i miei figli, per non fargli sentire il dolore. Come si chiama suo marito? Mio marito si chiama Carlo ed era il mio insegnante all ITI. Vuole dire qualcosa ai suoi a- lunni? Voglio dire a Diego Benini di stare zitto. Qual è il suo colore preferito? Non ho un colore preferito. Qual è il suo giornale preferito? Il mio giornale preferito è il giornale informativo: il quotidiano. Quale regalo vorrebbe per atale da noi alunni? Come regalo di Natale da vuoi alunni vorrei il vostro affetto. I suoi figli la fanno arrabbiare? Mamma mia!!! Quali materie preferisce oltre a tecnologia? Oltre a tecnologia mi piacciono inglese e francese. Le piace di più l inverno o l estate? Mi piace di più l estate. Fa uno sport? Faccio lo sport di pulire in casa. Quando è il suo compleanno? Il mio compleanno è il 3 agosto. Fusaroli Carlo e Castiglione Giovanni, I F La prof. Visani vista da Valentina Siroli, III E 11

12 CULTURA Scritti da noi Bailamme e Panacea Le dieci parole: ABOMI IO, BAILAMME, BISLACCO, CAVILLO, CULMI E, EBBRO, EFA DO, PA A- CEA, SAGACE, TEDIO. C era una volta, in un tempo molto futuro, un fustacchione di nome ABOMINIO, che viveva in un lussuoso attico immerso in una rigogliosa foresta artificiale, racchiusa in una bolla di vetro. La sua oasi era l unico paradiso verde ancora intatto in un pianeta ridotto ormai alla desertificazione. ABOMINIO amava trascorrere le giornate contemplando la sua immagine riflessa nello specchio, esaltando la sua bellezza. Dovete però sapere che la natura del suo fascino non era né eterna, né autentica: sarebbe durata infatti ancora soltanto una settimana e poi scomparsa per sempre. L unica salvezza per ABOMINIO era ricorrere alla pozione del mago Tuc-Tuc, la quale poteva garantire vita e bellezza eterne. C era però un solo ostacolo a frapporsi fra lui e la realizzazione del suo sogno: l ingrediente principale era costituito dalle anime di SAGACI cavalieri. Tenace nel perseguire il suo obiettivo, ABOMINIO decise di rapire la principessa PANACEA, sperando che la ragazza potesse risolvere tutti i suoi guai. La principessa, sebbene conoscesse persino l arte segreta della clonazione, non aveva però ancora scoperto una medicina che sapesse donare l immortalità. Nel frattempo il re della megalopoli CULMINE, la più grande del pianeta, desiderando ardentemente di riportare a casa la figlia PANACEA, decise di mandare nella foresta di ABOMINIO tutti i suoi migliori cavalieri, senza sapere che in realtà stava conducendo dal fustacchione proprio l ingrediente indispensabile per completare la realizzazione della pozione. L unico modo che i cavalieri avevano per salvare la principessa, era superare tre terribili e NEFANDE prove ideate da ABOMINIO: la prova dell ebbrezza, la prova del TEDIO e la prova BISLACCA. Le tre imprese erano talmente ardue che nessuno dei cavalieri riuscì a superarle con successo restando in vita e conservando la propria anima. ABOMINIO, conquistando così sempre più ingredienti da aggiungere alla pozione, sembrava ormai sul punto di realizzare il suo sogno. Il re, ormai sull orlo della disperazione, decise di riunire la confederazione mondiale delle megalopoli, il vertice delle più grandi città della Terra. All ordine del giorno c era l urgente necessità di trovare un cavaliere talmente abile da superare le tre prove. Occorreva affrettarsi, perché senza PANACEA, la medicina di tutti i mali, il pianeta era destinato irrimediabilmente a disintegrarsi. La soluzione al drammatico problema venne inaspettatamente trovata in un cavaliere goffo ma incredibilmente audace di nome BAILAMME. Questo giovane sfortunato e, per sua natura imbranato, non era mai stato in grado di portare a termine alcuna impresa. Per questo fu molto stupito di essere stato scelto per un impresa tanto ardimentosa. Così, pieno di incertezze e di paure, a cavallo del suo fedele cammello meccanico, capace di resistere all arsura del deserto terrestre, il cavaliere partì per raggiungere la foresta artificiale. Dopo avere attraversato vaste distese di dune di sabbia e aridi territori privi di acqua e forme vegetali, BAI- LAMME, arrivò finalmente a destinazione. Ad accoglierlo all ingresso della bolla di vetro stava baldanzoso ABOMINIO, che gli presentò subito le prove da affrontare. La prima impresa era quella dell ebbrezza, che consisteva nel dovere attraversare la foresta di ABOMINIO, stando a cavallo del suo cammello e dopo avere bevuto una quantità tale di vino da rendere EBBRO persino un gigante. Per superare la prova il coraggioso cavaliere poteva disporre dei suoi speciali paraocchi, in grado di evitare, una volta indossati, il rischio di un coma etilico e una eventuale caduta da cavallo. Con grande sorpresa di ABOMINIO, BAILAMME riuscì a superare con successo la prima prova. A questo punto ad ABOMINIO non resta che confidare nella seconda prova; l impresa del TEDIO che consisteva nel dover rimanere, in uno stato di assoluta immobilità per più di ventiquattro ore, ad ascoltare la tediosa spiegazione del teorema di Pitagora da parte del professor CAVILLO, famoso per la sua capacità di pronunciare moltissime parole senza però dire nulla di sensato. Questa volta il forte BAILAMME poté contare sul suo berretto tecnologicamente evoluto e dotato di resistenti braccia meccaniche in grado di tenere aperti gli occhi persino di un narcolettico. Anche in questo caso BAILAMME dimostrò, contro ogni aspettativa di ABOMINIO, un inconsueta capacità di resistenza. L ultima possibilità di cui il vanitoso fustacchione disponeva per frenare la scalata imperterrita di BAI- LAMME verso il successo è la prova BISLACCA, che consisteva nella più impossibile delle imprese: far ridere la principessa Seriola, la quale sin dalla sua nascita non era mai riuscita nemmeno ad abbozzare un accennato sorriso. BAILAMME tirò fuori la sua magica agenda, l antico almanacco che suo nonno gli aveva donato e che conteneva le più divertenti barzellette del mondo antico. Tra le battute più spassose il cavaliere decise di raccontare alla principessa la barzelletta del prete e della suora : Un prete ed una suora giocano a biliardo. Il 12

13 CULTURA Scritti da noi prete, tirando, sbaglia e dice: - Porco Giuda l ho mancato -. Dopo l ennesimo sbaglio del prete, la suora dice: - Padre, non può dire queste cose -. Il prete allora annuncia: - Se lo ridirò, che il cielo si apra e una saetta mi fulmini -. Ritira, sbaglia e di nuovo pronuncia la medesima imprecazione; allora il cielo si apre e una saetta fulmina la suora. Dal cielo si sente: - Porco Giuda l ho mancato -. Seriola si smascella dalle risa e, con disperazione di ABOMI- NIO, BAILAMME supera tutte e tre le prove. Improvvisamente ABOMINIO si trasforma in un fusto marcio i cui muscoli sono orribilmente sgonfi e la cui bellezza è ormai svanita per sempre. Con ABOMINIO ormai ridotto ad uno stato di debolezza e orrenda bruttezza, BAILAMME rovescia il pentolone dove era contenuta la NEFANDA pozione, liberando così le anime dei cavalieri che avevano perduto la vita nelle precedenti tre prove. Così BAILAM- ME e la principessa PANACEA possono far ritorno nella megalopoli del re, mentre la bolla della foresta di ABOMINIO si dissolve in una nuvola di sapone. Ristabilito l ordine nel mondo BAILAMME e PA- NACEA possono finalmente vivere felici e contenti. Ballerini prediletti Tommaso Baldani Bussano alla porta dell Inverno, eve e Vento, e contemporaneamente la calda Estate si dilegua nell infinito orizzonte. Mentre due uccellini partono per l infinito viaggio, eve e Vento si vanno a coricare in preparazione del Ballo Invernale. La mattina dopo, l Inverno va a svegliare i due, che con sempre più frenetica agitazione, si destano dal sonno. Subito presero le infinite danze e, con maestosità eccelsa, eve e Vento si mischiavano in un'unica materia. Fine come seta di vedova nera, eve si faceva trasportare impetuosamente da Vento che, con movimenti lenti e pieni di maestà, guidava solennemente la sua compagna. I due ballerini prediletti continuarono così per lunghi mesi imbiancando tutto di candida e soffice neve, aspettando pazientemente l inizio della giovane primavera. Francesco Maria Bruno, II H La notte del porto Calma la notte sul porto, con la leggera brezza del vento. Che trasportata da esso la rugiada Si deposita sullo scivoloso pavimento in legno della Giuliana. I lampioni sembrano scomparire All arrivo della nebbia. Non c è anima viva nel posto e regna il silenzio In cui si sentono leggeri sottofondi Trasportati dal vento con chiarezza e splendore. Francesco Maria Bruno, II H La vita La vita è un fiore, che sboccia alla nascita. La vita è una magia, che inizia e finisce. La vita è tutto quello che c è di bello attorno a te. Francesco Maria Bruno, II H La luna Volo volo per il cielo, son formaggio o cimitero. Mentre volo silenziosa, una giornata bella e ventosa, mi ha sorpreso nelle notte e mi ha dato tante botte: per il sol non ho cucinato, mentre lui a spasso è andato. Io fatica devo far per tardi non arrivar dalla notte sulla duna, non ti inganno son la luna Francesco Maria Bruno, II H 13

14 CULTURA Scritti da noi Il nostro amato portocanale Lento canale urbano con capanni qua e là su palafitte le case stan ritte tenendosi per mano.... Così Marino Morettti descrive Cesenatico. Come si diceva un tempo il suo nome deriva dalla città di Cesena di cui fu il porto. La sua storia non è altro che la storia di questo scalo marittimo costruito nel primo decennio del Il porto è come l'asse fondamentale di Cesenatico attorno al quale ruota il paese: le case allineate sulle rive quasi fondamenta Veneziane e le strade perpendicolari ad esse. Cesenatico nacque come scalo marittimo di Cesena, questo fatto suscitò invidia nei signori vicini: gli Ordelaffi di Forlì, i Manfredi di Faenza e i Polentani di Ravenna che tentarono di conquistarlo. Nonostante tutto nel 1490 Cesena chiamò al suo servizio per migliorare la navigabilità il famoso archittetto Dionigo da Viterbo e Cesenatico assunse una notevole rilevanza. Era l'estate del 1502 quando un altro architetto giunge a Cesenatico: Leonardo da Vinci, che lascia un manoscritto con uno schizzo e tre annotazioni, datate porto Ciesenatico a dì 6 settembre. Il 2 agosto 1849 Giuseppe Garibaldi giunge a Cesenatico. In quegli anni i liberali " combattevano contro gli austriaci per liberare l'italia dal loro dominio. Il 2 luglio del 1849 Garibaldi usciva da Roma con 1000 volontari per raggiungere Venezia assediata. Nel suo tragitto per sfuggire dai soldati del Papa e dagli Austriaci egli si rifugiò a Cesenatico dove dopo aver preso alcuni pescherecci partì in aiuto dei veneziani. I Cesenaticensi gli dedicarono la piazza principale di Cesenatico dove eressero a lui un monumento. Ancora oggi la prima domenica di agosto si festeggia l'eroe dei due mondi. Dai nostri inviati Intervista a Garibaldi Come giudichi la tua vita? Avventurosa, emozionante, stancante. Cosa rimpiangi delle tue azioni? Di aver trascurato un po troppo la mia famiglia. Come hai fatto ad innamorarti di Anita? Mi ha colpito il suo coraggio, la determinazione e la sua bellezza. Quale soprannome preferisci tra quelli che ti hanno attribuito? Sicuramente Eroe dei due mondi è quello che preferisco. Cosa ti ha spinto a scegliere il cognome di Pane? Una volta fuggito in America Latina, scelsi Pane perché piaceva molto a mia moglie. Quali virtù sono, a tuo parere, quelle indispensabili per un condottiero? Il coraggio, la tenacia, la fiducia ed essere responsabili. Le tre cose a cui tieni di più? La famiglia, la patria e il viaggio. Qual è il mestiere che ti è piaciuto più fare? Il condottiero, mi ha sempre appassionato. Chi è il tuo migliore amico? Leggero! Il mio compagno di avventura. Pensi di essere stato un buon padre e un buon marito? Forse non quanto avrei dovuto, purtroppo. Hai amato più di Anita le donne che hai frequentato successivamente? No! Ti sei mai sentito senza alcuna speranza? Si,tante volte ma non mi sono mai arreso, ed ho combattuto fino alla fine. Qual è stato il viaggio più duro e faticoso che 14

15 CULTURA Scritti da noi hai affrontato? La fuga in America. Com era Cesenatico durante il tuo passaggio? Era un piccolo paesino di pescatori, molto laborioso e accogliente. Perché avete scelto proprio la camicia rossa? A causa di un errore di ordinazione. Qual è il tuo motto? Meglio morire combattendo che vivere perseguitato! Cosa avresti cambiato della tua vita? Sarei stato più vicino alla mia amata Anita. Perché alcuni cesenaticensi sono arrabbiati con te? Perché fuggendo ho rubato loro navi e provviste ma avevo lasciato un assegno, però! Valentina Siroli e Maria Zoffoli, III E Guerra, odio, dolore, violenza, vendetta formano un circolo pericoloso dal quale è necessario uscire. Oggigiorno la guerra,la violenza e l odio circolano in tutto il mondo, inosservati. Inosservati perché nessuno se ne accorge anche se, facendoci caso, sono dentro ad ognuno di noi. Violenza non è solo uccidere o rubare, ma anche maltrattare. I telegiornali e i giornali parlano di violenze in guerra, però quasi nessuno si è accorto che anche nelle scuole ci sono guerre: quelle tra a- lunni. I bulli, per esempio, maltrattano i più deboli, credendo così di diventare grandi. Si violenta anche con le parole, spesso offensive, o ancora peggio, col silenzio: lasciare in disparte qualcuno è la peggior violenza. Romina Onofri, II F Il mio paradiso: Sono in riva al mare, in un giorno d autunno. Cerco un po di silenzio, in quell immenso. Ascolto il vento che canta Con voce tranquilla. Ascolto il mare Che piano bisbiglia. Dentro di me la malinconia va via Lasciando il posto alla fantasia. Ma purtroppo mi tocca andare E quel paradiso devo abbandonare Così la tristezza di nuovo mi vince E la realtà mi convince Che in quel luogo sarei ritornata In un altra mesta giornata. Sara dreu, II F A me non piacciono le bugie non le tue, non le mie per poterti salvare però a volte le devi raccontare! A casa tutta contenta non si sa mai che errori farai! Entra pure micino, ma stai attento a quel vasino! Ballando e giocando non ti accorgi dello scherzo che ti sta preparando! Il vaso è in frantumi e i genitori rientrano e pensi oh santi numi ti difendi non è stata colpa mia! e anche questa è l ennesima bugia! Bondi Alessia, II F Erica Zani II H 15

16 CULTURA Scritti da noi Alla ricerca del Delfino Azzurro F aceva freddo quella notte a Parigi e la neve scendeva fitta fitta, in silenzio, dietro ai vetri del Louvre. Ad un certo punto si sentì il rumore di un vetro che si rompeva: qualcuno aveva rubato Il Delfino Azzurro un diamante di valore inestimabile, esposto temporaneamente nel museo. Quando l allarme cominciò a suonare, un losco individuo uscì di corsa dal museo e salì su di un auto nera. Partì a gran velocità, ma non si accorse che nell auto si era nascosto Pierre, un bambino di otto anni che giocava a nascondino con suo fratello Thomas. Quest ultimo, attirato dal rumore della macchina che slittava nella neve, vide Pierre nel bagagliaio aperto della macchina, che gesticolava chiedendo aiuto. Thomas cercò di inseguire l auto e riuscì a prendere una parte del numero di targa. Non potendo fare altro, andò di corsa dalla polizia che si era radunata attorno alla vetrata rotta del museo e raccontò l accaduto. I poliziotti, però, non credettero una sola parola di quanto stava dicendo perché Thomas era il bambino più bugiardo del quartiere ed altre volte aveva fatto scherzi alla polizia e ai vigili del fuoco. Nel frattempo, l auto con il ladro era giunta fuori città in una casetta di campagna dove, ad aspettarla, c erano altri due personaggi poco raccomandabili. Pierre aspettò che il ladro entrasse in casa, uscì dal bagagliaio e si avvicinò ad una piccola finestra semichiusa. Si mise ad ascoltare i tre malviventi che stavano architettando un piano per far saltare in aria il Louvre. Infatti, i tre erano vecchi custodi del museo che erano stati licenziati perché, per sbaglio, avevano distrutto un antichissimo reperto di enorme valore. Volevano quindi vendicarsi del direttore distruggendo il museo che tanto amava. A quelle parole, Pierre fece un movimento brusco e cadde scivolando sul ghiaccio. I tre uomini corsero fuori e, vedendo il bambino, lo presero e lo portarono in casa, dove lo legarono ad una sedia con funi robuste e lo imbavagliarono. Al museo, intanto, le indagini proseguivano e vicino alla teca da cui era stato trafugato il diamante, l Ispettore Charpentier della P.T.S. (Police Tecnique et Scientifique) rinvenne a terra una lente a contatto che presumibilmente apparteneva ad uno dei ladri e la inviò al laboratorio per l analisi del D.N.A. I poliziotti continuarono a cercare indizi. Nella casa di fronte al Louvre, la mamma dei due bambini, allarmata dalle sirene della polizia, andò in camera di Pierre e Thomas e trovò i letti vuoti. Insospettita e spaventata uscì in strada e vide Thomas che cercava nuovamente di parlare con la polizia. Quando il ragazzo vide la madre, le corse incontro e le raccontò tutto l accaduto chiedendo perdono per essere uscito da casa e per non averla avvertita della scomparsa di Pierre. La donna chiese all Ispettore Charpentier di dare fiducia al figlio e di ascoltare la sua testimonianza. L auto descritta da Thomas fu riconosciuta da un poliziotto che, in servizio nella via quel pomeriggio, l aveva multata perché parcheggiata in divieto di sosta. L ispettore fece verificare il libretto delle multe e dal numero della targa identificarono il proprietario e la sua abitazione. Partirono quindi per la periferia est di Parigi, dove speravano di trovare il ragazzo sano e salvo. La strada piena di neve, rallentò molto la corsa delle macchine della polizia. L ispettore e i suoi uomini entrarono nella casa dei malviventi, che intanto, travestiti da poliziotti della Scientifica, riuscirono ad entrare nel museo con due valigie piene di esplosivi e a piazzare sei bombe in sei stanze diverse e a lasciare l edificio in fretta e furia. Fuori, però, stava arrivando l Ispettore Charpentier, che, vedendoli scappare li inseguì e li catturò aiutato dai suoi uomini. Gli artificieri, entrati nel museo, trovarono le bombe e le disinnescarono. Il Louvre era salvo! Restava solo da ritrovare la refurtiva. L ispettore chiese a Pierre se per caso avesse visto dove i tre malviventi avevano nascosto il diamante e il bambino si ricordò di avere visto nella casa una nicchia dentro il caminetto, chiusa da uno sportellino, in cui uno dei malviventi aveva messo qualcosa. Infatti, proprio nel caminetto era nascosto il Delfino Azzurro! Riportato al museo e rinchiuso in una nuova teca il diamante fu nuovamente esposto. Per la loro bravata Pierre e Thomas furono messi in punizione dalla mamma per una settimana, ma vennero premiati dal direttore del Louvre che regalò loro due antiche monete ritrovate su un galeone spagnolo affondato nel Massimiliano egosanti, I B 16

17 CULTURA Scritti da noi E ra una notte buia in cielo si scorgeva soltanto il pallido bagliore della luna, simile a quello di un cadavere interamente ricoperto dalle nubi. L area intorno a me aveva un odore salmastro, dovuto alla vicinanza col mare e quando mi attraversava la gola e mi riempiva i polmoni sembrava fatta di una sostanza diversa da tutte le altre, assumeva una pesantezza indescrivibile e assumeva un odore ancora più forte di prima, così da rendermi più difficile ogni passo. La nebbia che mi circondava era fitta e spessa e mi impediva di vedere al di là di un palmo di naso. Oh scusate la mia maleducazione, troppo preso dal racconto non mi sono ancora presentato: il mio nome è Dario, sono un giovane studente di scuola media e quello che vi sto narrando è accaduto in una serata come le altre al tempo d oggi, ma adesso torniamo a noi. Dunque, come vi dicevo, mi trovavo nella via della mia scuola, stavo facendo la solita camminata dopo cena insieme a mia mamma per digerire il pasto quando ad un certo punto, giunti poco distanti dalla mia scuola, mia mamma senza volerlo ha cominciato a camminare più velocemente così da perderla di vista, tant ero ricoperto dalla nebbia, la quale mi impediva di vedere chiaramente l ambiente che mi circondava. Quando all improvviso mi sembrò di scorgere attraverso quella spessa nuvola grigia una luce che si accendeva in una delle stanze della scuola. Poco dopo udii nel silenzio, rotto solamente da qualche verso di gabbiano, un grido soffocato simile a un spiffero di vento. La percezione di quello strano sibilo durò per pochi secondi, perché dopo poco udii la voce di mia madre, la quale si era accorta che mi aveva lasciato indietro e mi stava chiamando. A quei richiami risposi chiamandola, così da riuscire a rincontrarci e a riprendere la nostra passeggiata. Durante il resto del tragitto, domandai a mia madre se anche lei avesse udito lo stesso rumore sentito anche da me e se avesse visto la stessa luce accesasi nella notte, a tutte e due le mie domande mi rispose con una sola parola no così da convincermi che forse me lo ero solo immaginato. Così, arrivato a casa mi stesi subito nel letto, distrutto dalla corta ma intensa camminata. Infilatomi sotto le coperte, caddi subito in un sonno profondo, che però non durò a lungo perché continuava ad apparirmi in sogno quella luce che si accendeva e spegneva accompagnata da quello strano suono. La mattina dopo mi sveglia più tardi del solito e con un forte mal di testa dovuto alla notte che avevo trascorso. Così scesi dal letto e mi preparai più velocemente del solito, diedi un morso al volo a un biscotto e in tutta velocità mi diressi con lo zaino in spalle verso la scuola, pronto ad affrontare il problema che mi aveva tormentato per tutta la notte. Giunto davanti al portone della scuola mi diressi verso l entrata dell edificio dove si trovavano i miei compagni per salutarli, ma nessuno ricambiò il mio saluto, pensai subito che gli era successo qualcosa visto che in tutti questi anni non si erano mai comportati in questo modo. Così facendo gli domandai cosa fosse accaduto, non ricevetti risposta, allora rifeci la stessa domanda anche agli altri ragazzi che si trovavano all entrata della scuola e che non facevano il giro dell istituto, ma anche loro tacquero. Al suono della campanella percorsi l atrio e salii con passo svelto gli scalini che portavano al mio corridoio, dove ero sicuro di trovare la persona che avrebbe risposto alle mie domande: il mio amico Giampiero, il bidello. Ma salito l ultimo gradino e svoltato l angolo che mi divideva dalla soluzione vidi che seduto nel banco del bidello non c era nessuno. Così domandai alla mia migliore amica, Sofia, che si trovava di fianco a me perché il nostro caro bidello mancasse. Quella mattina lei fu l unica persona che mi rispose anche se però con una brutta notizia, infatti con quella sua voce soffice e soave mi rivelò che il nostro caro amico era morto ucciso la notte passata e che il suo corpo era stato portato via da suo padre, il quale da poliziotto incaricato di seguire le indagine lo aveva prelevato dalla sala insegnati la mattina stessa dopo che lo stesso cadavere era stato rinvenuto dagli stessi professori, i quali lo hanno detto agli altri ragazzi, visto che Sofia lo sapeva già avvertita da suo padre, il quale secondo quanto detto da lei sarebbe ritornato dopo scuola per eseguire le indagini. Dopo questa accurata descrizione dell accaduto, ci dirigemmo con velocità in classe visto che eravamo in ritardo. Durante il resto delle lezioni presi la decisione, vista la mia passata esperienza da investigatore in alcuni piccoli casi con il padre di Sofia, decisi di seguire di nascosto, dopo la scuola, le indagini insieme alla mia amica Sofia, che senza che io volessi si era unita a me. 17

18 CULTURA Scritti da noi Così col suono dell ultima campanella aspettammo che tutti se ne fossero andati dalla classe, con la scusa di non trovare più l astuccio, e dopo aver sentito il suono delle sirene della polizia eravamo sul punto di percorrere il corridoio per nasconderci nello sgabuzzino del bidello quando il resto alla prossima puntata. Dario Farabegoli, II E Patti, ripatti e super ripatti Un giorno io, Sbaroschi Mangiarospi, una pantegana che abita a Panteganazia, mi svegliai alle 5:20, mi vestii come tutti i giorni; jeans blu, scarpe marroni in pelle di antilope, cintura marrone, camicia bianca, cravatta arancione a strisce blu, giacca blu con la pochette nel taschino destro e giubbotto color panna. Mi recai al lavoro alle 8:30 alla Truck Mangiarospi, sono il direttore di un industria di trucchi per maghi. Scusate non mi sono ancora descritto, sono alto 1 e 50, nel mondo delle pantegane, sono di colore marroncino con la pancia bianca, ho gli incisivi che sporgono in avanti dal muso, il muso abbastanza lungo (a proposito di muso lungo, stamattina ho sbattuto il muso contro al muro!!) Dunque, dunque, andando al lavoro mi fermai a fare colazione al bar L inseguito, che si trova sul porto canale, costruito da Panardo Fachinci nel 1502, presi un caffè lungo e una brioche con la crema e le uvette sopra. Mi sedetti in un tavolino con un mio amico, Incisuper Canolìs, un operaio che lavora alla Truck Mangiarospi, poi gli chiesi: - Inci, facciamo un patto? - Eeeh, dipende!- disse lui - Dipende da cosa?- chiesi di nuovo - Da che patto facciamo. - ridisse lui - Che porti a casa mia il calendario della Juventus!- dissi io. Lui disse di sì. Il giorno dopo ci rincontrammo al bar e non me lo aveva portato, quindi facemmo il ripatto. Il giorno dopo non l aveva, allora facemmo di nuovo il ripatto. Il giorno dopo non l aveva, allora rifacemmo il ripatto. Il giorno dopo non l aveva, allora rifacemmo il ripatto. Il giorno dopo non l aveva, quindi facemmo di nuovo il ripatto. Il giorno dopo non l aveva ancora, allora gli dissi Ma quando cavolo me lo porti questo calendario?!?- e lui rispose con un po di paura - Lo dimentico sempre!-. Dopo gli dissi con molta rabbia - Lo dimentichi sempre un corno, lo dimentichi!!! Ti faccio vedere io come dimentichi, solo che adesso tutto dimentichi!-. Lo inseguii per tutto il bar; infatti il bar si chiama L inseguito!!! Quando poi lo acchiappai, che era quasi un quarto d ora che lo inseguivo, gli dissi - Vuoi la guerra?!?- e gli mollai uno scapaccione sulla guancia sinistra. Il giorno dopo lo aveva sottobraccio, io gli dissi Meno male che oggi lo hai portato, sennò ti davo uno schiaffo che ti facevo volare fino a non dico dove! L ultima rapina Lunedì, una nuova settimana di lavoro che comincia: mi vestii come al solito: scarpe marroni, jeans blu, cintura marrone, cravatta arancione a strisce blu, giacca blu con la pochette nel taschino destro e giubbotto color panna. Andai al solito bar per prendere un caffè e leggere il solito giornale su cui c era scritto di un famoso rapinatore che la polizia non era riuscita a catturare da due anni; si faceva chiamare il logorroico o il prof. In giro dicevano che per ogni sua vittima aveva un settore e che era in cerca di un ultima preda. Al lavoro fui assalito dagli impiegati che mi fecero un sacco di domande su come fare per la vendita dei trucchi da mago, calata clamorosamente, che fui costretto a chiudermi in ufficio a chiave. Dopo qualche secondo senti bussare educatamente alla porta: era il mio amico Incisuper Canolis, che mi portava il solito caffè delle 09:00. Quando entrò gli chiesi subito se sapeva del rapinatore. Lui mi rispose che ne aveva sentito parlare in giro. Alla fine della mia stancante giornata, arrivato a casa, mi fiondai sulla scrivania a progettare un antifurtotrappola per il fuorilegge, che misi in atto subito dopo cena. Ero terrorizzato dal fatto di avere un pericolosissimo delinquente per le nostre strade da due anni e che poteva attaccare in qualunque momento. Passarono le settimane poi i mesi e la polizia non aveva ancora catturato il rapinatore per questo tolsi l antifurto-trappola e ne feci uno più piccolo di riserva,.ma proprio quella notte arrivò era lui. Appena entrò scattò l antifurto-trappola di riserva, che lo catturò in una rete, che poi fece scattare quello più grande per errore: lo ricatturò, fece partire un allarme di soccorso alla polizia, una finta pistola nera si puntò verso il fuorilegge e scattò la registrazione di un vecchio film, che disse:-mani in alto! Ti abbiamo preso! on hai più scampo ormai!-. Ad un certo punto si sentirono le sirene della vera polizia, che sfondò la porta e acciuffò, ringraziandomi, il fuorilegge; l assicurazione pagò i danni alla casa. Francesco Maria Bruno, II H 18

19 CULTURA Scritti da noi Una verità inaspettata H o immaginato una ragazza alta, magra, con grandi occhi marroni, labbra sottili e i capelli lunghi, castano chiari, coi boccoli. Indossava una morbida felpa bianca, dei Jeans e aveva al collo una lunga sciarpa, con le frange, angh'essa bianca. Ai piedi portava delle comode scarpe argentate. Si trovava seduta, a gambe incrociate, su una panchina di legno, in un parco. Intorno c'erano molti alti alberi, un dondolo e uno scivolo rosso. Era autunno e un tappeto di foglie colorate ricopriva il suolo. Nel parco era sola. In mano la ragazza aveva il cellulare. Era molto preoccupata e intimorita. Il giorno prima la ragazza, Mendy, si trovava in camera sua, sdraiata sul suo grande letto a leggere, sopra una soffice coperta. Dalla finestra, attraverso le leggere tende, entrava una fioca luce. Davanti al letto c'era un armadio rosa con disegnati dei fiori e accanto un'ordinata scrivania bianca. In casa era sola, i suoi genitori "adottivi" erano partiti qualche giorno per un convegno su design, l'ambito in cui lavoravano. La casa era assolutamente silenziosa, si sentivano provenire da fuori solo alcuni cinguettii degli uccelli, quando ricevette una telefonata anonima. La voce era bassa, quasi un sussurro, sembrava di un uomo. Mendy, mentre la persona parlava, era terrorizzata, teneva il cellulare vicino all'orecchio e le tremava la mano. La voce disse di sapere il nome e l'indirizzo dei veri genitori della ragazza. Le diede appuntamento nel parchetto, il pomeriggio del giorno dopo e le promise che le avrebbe dato ulteriori informazioni. Mendy, durante la breve telefonata, rimase muta. Come se quelle notizie le avessero fatto perdere la parola. La voce dell'uomo era impassibile, il tono sempre uguale. Alla ragazza, però, sembrò che avesse buone intenzioni, che volesse davvero aiutarla. Mendy aveva scoperto solo da qualche anno, che quelli che lei chiamava genitori, non lo erano veramente: glielo raccontarono loro stessi. Dissero che l'avevano trovata abbandonata dentro un'auto, di fronte a casa loro, quando lei era piccola, aveva quattro anni. Era addormentata a causa di un sonnifero. Non sapevano nient'altro e nemmeno la polizia riuscì a scoprire qualcosa; appurarono solamente che l'automobile era rubata. Mendy rimase un po' turbata da quello che le avevano raccontato, ma allo stesso tempo era curiosa di sapere di più della sua storia personale. La ragazza rifletté a lungo, dopo la telefonata, e arrivò alla conclusione che incontrare l'uomo fosse l'unico modo per ritrovare i suoi genitori. Decise allora ch sarebbe andata all'appuntamento. La ragazza, seduta su una panchina, aspettava con impazienza l'uomo, guardando di tanto in tanto il cellulare. A un certo punto vide una persona venirle incontro. Era un signore sui cinquant'anni, alto, un po' sovrappeso, con i capelli marroni, corti e gli occhi verde scuro. Indossava una giacca e un paio di scarpe marroni, dei jeans neri e aveva dei baffi scuri che gli coprivano il labbro superiore. La ragazza era seria e molto curiosa. Voleva capire che legame ci fosse tra quell'uomo e i suoi genitori, desiderava conoscerli. L'uomo si sedette accanto a Mendy e si presentò: si chiamava Jonas. Anche la ragazza disse il suo nome e gli chiese se fosse stato lui a chiamare il giorno prima. Il signore rispose di sì e iniziò a raccontare. Disse che non conosceva i suoi genitori, sapeva solo che si chiamavano Christopher e Lucie. Tredici anni prima Jonas era disoccupato, però venne a conoscenza di una multinazionale europea che cercava dipendenti. Iniziò questo lavoro: consisteva nel rapire i bambini per sfruttarli nella manodopera. Mendy viveva con i suoi genitori in una città vicina a quella in cui si trovava ora. Era una dei tanti bambini che l'uomo aveva rapito, ma quel giorno Jonas venne inseguito dalla polizia, quindi dovette abbandonare auto e bambina e continuare a scappare. Mendy rimase sconcertata e un po'confusa, si chiedeva perché l'uomo l'avesse informata di tutto ciò. Jonas, resosi conto dei pensieri e dell'espressione della ragazza, spiegò che non era mai stato arrestato e che aveva smesso quel lavoro ormai da dieci anni. Per tutto quel tempo però il rimorso lo aveva divorato. Anche durante il lavoro era triste per i bambini. In particolare non sapeva dove fosse finita Mendy. Qualche giorno dopo averla rapita e abbandonata, la cercò e la trovò. Era felice del fatto che stesse bene, anche se si rese conto che lei non ricordava niente dei suoi veri genitori, a causa del farmaco che le aveva somministrato per toglierle la memoria. Mendy era arrabbiata con Jonas, che l'aveva strappata alla sua famiglia ma riconosceva in fondo che le aveva raccontato una dura verità e quindi, da un lato, gli era riconoscente. Il giorno dopo Mendy si recò all'indirizzo che le aveva dato Jonas e finalmente incontrò Christopher e Lucie. Erano alti. Suo padre aveva i capeli castani, corti, gli occhi marroni e il naso piccolo. Portava gli occhiali. Indossava una maglia a scacchi e dei pantaloni neri. Sua madre aveva lunghi e lisci capelli biondi, occhi verdi e labbra sottili. Indossava una tuta da ginnastica rosa. Dopo averle aperto la porta si dimostrarono subito cortsi. La ragazza disse di essere la loro figlia e raccontò loro tutta la storia. Christopher e Lucie rimasero scioccati, ma immensamente felici per averla ritrovata. Mendy parlò di ciò che le era accaduto in quei giorni anche ai suoi genitori adottivi. La sotennero e la incoraggiarono. La ragazza decise che avrebbe lentamente conosciuto i suoi genitori naturali e con calma si sarebbe riavvicinata a loro, continuando ugualmente a voler bene alle persone che l'avevano cresciuta. Un alunno di III A 19

20 CULTURA Lo sapevate che? DSA, un disturbo abbastanza diffuso nella scuola, ma (da Wikipedia). La dislessia è una sindrome classificata tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) con il codice F81.0 e la sua principale manifestazione consiste nella difficoltà che hanno i soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce. Tali difficoltà non possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive, a mancanza di istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali. Dato che leggere è un complesso processo mentale, la dislessia ha svariate espressioni. Questa sindrome sembra strettamente legata alla morfologia stessa del cervello. La dislessia non è una malattia o un problema mentale. Secondo la definizione più recente, approvata dall'international Dyslexia Association (IDA), "la dislessia è una disabilità dell'apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inatteso in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un'adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica nella lettura che può impedire una crescita del vocabolario e della conoscenza generale". Anche l'organizzazione Mondiale della Sanità classifica la dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento come disabilità, per cui non è possibile apprendere la lettura, la scrittura o il calcolo aritmetico nei normali tempi e con i normali metodi di insegnamento. Se questo problema non viene identificato nei primi anni della scuola primaria, tramite la valutazione di un esperto nel campo dei disturbi dell'apprendimento, le conseguenze possono risultare di una certa gravità. Se il bambino dislessico è sottoposto a un metodo d'apprendimento usuale, egli riuscirà solo con un grande dispendio di energia e concentrazione a ottenere risultati che per i suoi compagni e per il suo maestro sono quasi banali. Durante la scuola dell'infanzia è possibile effettuare una valutazione dei prerequisiti per l'abilità di lettura, in modo da poter intervenire precocemente e rafforzare delle competenze eventualmente carenti. Anche se la diagnosi di dislessia può essere fatta solo in classe seconda o terza della scuola primaria, i segnali del disturbo possono essere colti molto prima (quando il bambino affronta l'apprendimento della lettura e della scrittura) ed è opportuno intervenire subito; aspettando, la difficoltà aumenta. I maschi tendono a esternare di più un problema rispetto alle femmine che cercano di celarlo. I problemi maggiori nascono quando i bambini dislessici non vengono compresi, poiché spesso passano per pigri o addirittura per stupidi. Questo li porta spesso a perdere la propria autostima, a forme di depressione o ansia, a crisi d'identità e molto spesso a rigettare in toto il mondo della scuola, rinunciando in questo modo a molte possibilità che la loro capacità di memoria superiore alla media, invece, consentirebbe. L informatica può venire in aiuto per risolvere il problema Carlo mobile è un software per i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), dai medici viene chiamato ausilio compensativo. Il software serve per scrivere senza errori e leggere, perché in Carlo Mobile è presente una voce che ti rilegge e analizza tutte le parole che scrivi; in questo modo si possono correggere gli errori fatti che i disturbi specifici dell'apprendimento non sono in grado di captare o sentire. el software è presente un traduttore che ti traduce tutti i testi in quattro lingue, sia in forma scritta che in forma orale. Come opzione è utile la calcolatrice virtuale, un importante aiuto per chi ha delle difficoltà nel contare e svolgere i compiti di matematica. Carlo mobile è semplice da utilizzare e la sua schermata è simile a quella di Word, infatti, è presente una barra degli strumenti con le icone delle opzioni. Il software viene installato su tutti i tipi di computer e può essere utilizzato da ragazzi e bambini. Carlo mobile viene ordinato tramite internet e fornito dall'anastasis, cooperativa per l'integrazione. Da un nostro inviato 20

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