BASILICA SAN LEONE ASSORO

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1 Don Giovanni Gnolfo S.D.B. BASILICA SAN LEONE ASSORO a cura di Giuseppe Nigrelli

2 Referenze fotografiche: Pino Testaì, Archivio Novagraf, Giovanni Tiralongo Seconda edizione Copyright, 2009 Edizioni Novagraf C.da Piano di Corte, Assoro (En) ISBN

3 PRESENTAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE In occasione del mio decimo anniversario di ordinazione sacerdotale e il quinto del mio parrocato, desidero presentare all attenzione dei lettori la seconda edizione aggiornata e riveduta del testo Basilica di S. Leone curato dal Professore Giuseppe Nigrelli, pubblicato nel La ricorrenza mi è gradita perché ancora una volta poniamo al centro della nostra attenzione un bene architettonico e storico di inestimabile rarità e bellezza, ritenuto da molti esperti uno scrigno d arte, dove stili diversi quello gotico siciliano, quello rinascimentale e catalano e non ultimo quello barocco seguono lo scorrere del tempo di più di ottocento anni di storia. Questa seconda edizione è impreziosita dall appendice curata dall Arch. Fabio Guarrera che descrive lo stato di conservazione della Basilica, alla luce dei risultati del Convegno Restauro e Conservazione dell Architettura Sacra svoltosi nel giugno dello scorso anno. L augurio più fervido, a quanti leggeranno questo testo, è di avvicinare il singolo lettore ad una più attenta e matura conoscenza del nostro monumento nazionale che da quasi un millennio costituisce, per la nostra comunità, il fondamento della fede cristiana. Assoro, 15 Agosto 2009 Solennità della Assunzione della Beata Vergine Maria Padre Alessandro Screpis 3

4 Al Rev. Luigi Ragusa nel XXV di Sacerdozio e I anno di Parrocato assorino La Provvidenza ha voluto che, dopo 70 anni, io potessi celebrare il mio 84 compleanno nella mia cara Assoro; Lei, gentilmente e affettuosa mente, fece coincidere il mio compleanno con le solenni celebrazioni centenarie di Don Bosco Santo a cui dedicai la mia vita (in Italia e nelle Missio ni) fin dal Come ringraziarla del tono salesiano che Ella ha impresso già nella Sua Parrocchia, dandole l ardore giovanile ed il timbro Eucaristico Mariano Papale tanto caro a Don Bosco Santo? Quod habeo Tibi do: poche note e disadorne note sulla Storia della Basilica assorina Ogni pietra di questo Monumento Nazionale è cementata da gioie e dolori di tantissimi Sacerdoti e Parroci a cui ora Lei succede. Con l augu rio che Ella continui l opera indefessa dotta e pia di questi predecessori, sot to lo sguardo benigno dell AUSILIATRICE; nella speranza che sorga presto, per opera Sua l avita chiesa dell Aiuto le cui radici affondano, forse nei mil lenni prima di Cristo. Questo è l augurio e il voto. Don Gnotfo Giovanni salesiano 5

5 PREFAZIONE Le seguenti notizie sulla storia della Basilica di San Leone di Assoro so no tratte dal vasto repertorio di appunti, documenti, indagini, etc., che il rev. p. Giovanni Gnolfo è andato raccogliendo e preservando nell arco di tanti decenni. Nonostante il missionario assorino abbia trascorso la sua esistenza sostanzialmente fuori della città natale, seguendo la lunga strada della sua vocazione che lo ha condotto nelle più svariate sedi d Italia e del Mediter raneo con un lungo periodo ( ) in Israele, Egitto, Turchia, possiamo ben dire che non c è mai stato un altro cittadino di Assoro che abbia come lui seguito le vicende della sua terra così intensamente da conoscere a fon do, per quanto è umanamente possibile conoscere sulla base dei dati ac quisiti ogni momento della sua lunghissima storia, ogni aspetto della sua civiltà, ogni reperto archeologico, bibliografico, documentario, agiografico, leggendario. Egli ha rivissuto profondamente, con amore e pietà filiale, la storia plurimillenaria della sua Assoro, cercando in tutti i modi di strapparne i va ri brandelli all oblio e affidarne la memoria ai posteri. Tutto il materiale reperibile del comprensorio assorino ha egli esa minato, studiato, documentato; tutti gli scritti dell archivio della Basilica ha sapientemente e pazientemente interpretato, trascritto e tradotto, impiegan do i suoi brevi soggiorni in patria nella frenetica ricerca di dati archeologi ci, artistici, archivistici esistenti anche nei centri vicini. E quanti sono stati i dispiaceri nel constatare l insipienza e il disamore per le cose patrie per cui tanto patrimonio viene trascurato, ignorato, disperso. Molto materiale vedeva, tra un ritorno e l altro al suo paese, scompa rire o rovinare inesorabilmente. Molti documenti d archivio, da lui prece dentemente esaminati e trascritti, sono andati smarriti o distrutti, per cui la sua paziente cura di recupero appare oltremodo meritevole e di fondamen tale importanza per gli studi futuri sulla storia di Assoro. Spesso la sua me moria prodigiosa e sempre lucida ha finito con l essere l unico sostegno di tanti documenti e notizie per cui i suoi conversari si sono sempre rivela ti una fonte inesauribile di informazioni. 7

6 Di tutto quanto riguarda la storia della sua città, l ottuagenario sacer dote ha fatto incetta in una messe enorme di appunti, notizie, stralci, pro getti, etc. che, a causa della sua vita errabonda, non ha potuto mai orga nizzare in una sistematica trattazione. La presente pubblicazione sulla storia del massimo tempio assorino non poteva non trovare una paternità più adeguata di quella di p. Gnolfo. L antico monumento è stato infatti, quasi per tutto l attuale secolo, analizza to e studiato in tutte le sue vicissitudini, nella sua architettura, nel suo ric co patrimonio artistico, in tutti gli aspetti molteplici della sua storia di otto cento anni, per cui si può dire che non c è pietra o vicenda della comples sa fabbrica che sia sfuggita alle sue attenzioni. Tutto quanto egli è andato raccogliendo sulla storia della Basilica, attingendo a tutte le fonti possibili (da Assoro a Enna, a Palermo, a Roma), costituisce una gran mole di dati, appunti, notizie, curiosità etc., che solo qualche anno fa, quando, nonostante l età avanzata, era ancora gagliardo e resistente, avrebbero potuto dar luogo ad una robusta trattazione siste matica, ampia ed esaustiva. Si è inteso con questa pubblicazione estrarre, sia pure con notevoli difficoltà, un quadro sintetico che fornisse le informazioni essenziali sulle vicende storiche, religiose, civili, artistiche del monumento sacro per il qua le si va intensificando sempre più l attenzione degli studiosi e dei turisti. Novembre 1989 Giuseppe Nigrelli N.B. La trascrizione, delle varie scritte con la loro traduzione a parte quella della cena, la criptografia della cancellata di ferro e quelle degli intercolumni, è stata curala da G. Nigrelli. 8

7 PREMESSA In epoca normanna (sec. XII) Assoro fu città demaniale, appannaggio diretto della principessa Costanza. Dopo il sisma del 1166 la vecchia città (che sorgeva sul costone Rjtu Sjggiu ) si spostava sempre più sul monte la Stella ed era quindi logico che si pensasse a costruirvi anche una chiesa. L inizio del nuovo tempio, ora Basilica, coincide con l anno in cui la princi pessa Costanza, Patrona di Assoro, sposa l imperatore tedesco Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa (1186). La nuova chiesa assorina può considerarsi un vero dono di nozze: bollivata degli assonni alla loro principessa imperiale e regalo principesco della nuova imperatrice. La prima parrocchia di Assoro (Santu Pietru) era stata, fin dal V seco lo, al centro della vecchia città, sita nell attuale via Borgo. Essa continuò le sue funzioni parrocchiali sino al 1492: allora S. Leone fu ingrandita, dichia rata parrocchia ed agli inizi del 500 fu consacrata Basilica. In essa dobbiamo distinguere tre periodi differenti: 1 Costruzione: 1186 in puro stile gotico siciliano. 2 Ingrandimento: con apporti rinascimentali e catalani. 3 Ristrutturazione: dopo il sisma del 11/1/1693, baroccheggiante con stucchi serpottiani. 9

8 Particolare delle tre navate I tre piani della pianta basilicale 10

9 IL PRIMO SAN LEONE II primitivo tempio dovette avere soltanto le tre navate, con propor zioni 2:1 ed il transetto, senza le alette: cappelle attuali del Sacro Cuore e S. Leone. Esso doveva avere finestre gotiche, ma l altezza non doveva avere l odier na ascensionalità. Le pareti perimetrali erano ad archi incrociati, di cui re stano vestigia, visibili fra i gradini del transetto e gli altari di S. Giuseppe e S. Petronilla. Forse l attuale torre campanaria appartiene a questa prima costruzione, al meno fino alla prima meridiana, con qualche piano di coronamento rientran te (come a Monreale) abolito nella ristrutturazione di fine 400. Al primo sguardo la basilica si manifesta di stile gotico siciliano (reminiscen za e sintesi di goticismo nordico ed arabismo orientale). Lo stile ci riporta ai grandi monumenti del XII sec.: Cefalù, Mazzara, Monreale, Palermo. E specialmente a queste due ultime città che bisogna riferirsi nella lettura del S. Leone. Un prezioso documento ce ne svela il mistero: il Sovrano chia mò da Assoro un gruppo di 16 burgenses e 40 Villani per la costruzione del Duomo di Monreale (Tabul. Eccl. Monreg.; notizia confermata dal Piaz za: cfr. Arch. Carmelitani Scalzi, Roma: reg. Assoro) 1. Il confronto stilistico del S. Leone Assorino va fatto, specialmente, con la cap pella Palatina di Palermo, di cui la Basilica ha identici stilemi e quasi identiche misure. Esse erano entrambe Cappelle 1 Chi erano questi borghesi e villani? Si tratta di discendenti di quei prigionieri rimasti in Sicilia dopo la cacciata dei Saraceni: potevano essere maestranze anche di alto livello intellettuale, ridotti, secondo lo stile del tempo, allo stato di schiavitù, alcuni dei quali obbligati a stare nelle diverse Ville (casali) dipendenti da Assoro. Che Assoro sia sta ta soggiorno obbligato di saraceni rimasti in Sicilia lo sappiamo da un altro documen to (Amari, Bibl. Arabo Sicula, 1,127). Re Ruggero II affidò al Visconte Arnaldo un dato numero di prigionieri saraceni da custodire in soggiorno obbligato nel territorio Hasari. Credo che sede unica di questi saraceni prigionieri sia stato il casale di S.Gior gio, già abitato dalla tribù araba dei Banuh : nome molto diffuso anche in altre parti dell isola (Amari, Storia dei Muss. in Sicilia, Cat. 1927). Il documento del Tabularium da noi citato, parla infatti della zona Georg. Saranno state queste maestranze mede sime, prelevate da Assoro, a riportare nella terra natia gli schemi architettonici della capitale (Monreale Palermo). 11

10 Palatine, tanto è vero che le decime di quella assorina furono dal re normanno assegnate all arcivesco vo di Monreale 2. Come tutte le chiese dopo il mille, il S. Leone assorino è orientato da est ad ovest; così il sole, simbolo del Cristo, è presente dal sorgere al tramonto, inondando la chiesa di luce, che penetra dai tre finestroni rotondi, due nel l abside centrale ed uno sulla porta maggiore. La pianta primitiva fu un ve ro T ; croce latina senza le alette, forse con tre nicchie nella parete absidale ove poggiavano tre altari; quello centrale, ancora esistente e due laterali. Fra il piano inferiore delle navate ed il transetto correva un divisorio ligneo l immancabile Iconostasi di origine bizantina di cui si ha notizia anche do po la ristrutturazione di fine 400. Questo divisorio che, secondo l uso orien tale, nascondeva il Mistero ai fedeli (indegni di vedere il volto di Dio), rima se nel cuore dei credenti, educati dal liturgismo orientale; tanto è vero che, quando il divisorio fu distrutto dal sisma dell 11 gennaio 1693, l iconostasi fu sostituita da un lungo e largo telone istoriato a tiledda ; essa pendeva dall arco trionfale del Coro e fu usata fin quasi la metà del secolo presente. Gli assorini poterono ammirarla di nuovo nel Natale dell anno 1988 esposta alla fruizione del pubblico presso l aula del consiglio comunale. Appartengono a quest epoca primitiva le graziose sculture che sor reggono l altare maggiore; tre statue a tutto tondo in perfetto stile gotico rinserrate in altrettanti nicchiotti, con vesti pieghettate e fasce a tracolla su cui vi era qualche didascalia ora completamente cancellata: si tratta dei Re Magi o di tre Profeti? Forse anche in questa chiesa antica l ingresso era sul lato lungo, a sud come a Monreale; essa potrebbe essere quell arco gotizzante, nella parte sud est della navatella meridionale (fra i gradini del tran setto e l altare di S. Giuseppe). A fine 400, quest ingresso fu sostituito da un grazioso portale di stile cata lano, secondo la moda del tempo; con ghiere profonde e luminose spor genze d effetto coloristico quando il portale è illuminato. 2 La decima assorina, ricordata fin dall epoca di Dionigi di Siracusa (397 a.c.) fu continua ta in epoca romana Il re l assegnò a Monreale; a fine 400 ritornò alla matrice di Assoro. 12

11 Tutta la Basilica è una sintesi armoniosa d oriente bizantino, d occi dente latino, d influssi normanni nordici e di reminescenze meridionali (di Sicilia, Catalogna e mondo saraceno). La Basilica assorina, come tutta la Storia di Sicilia, è lo specchio di tutte le civiltà sintesi di tutte le Arti. Le statue dei Re Magi o Tre Profeti? che sorreggono l altare maggiore Il portale catalano del lato sud 13

12 RISTRUTTURAZIONE Iconti Valguarnera (venuti in Assoro dalla Catalogna nel 1397), dopo avere abitato il turrito Castello 3, s erano costruito un edificio ancora og gi chiamato il Palazzo per antonomasia. Accanto la loro nuova dimora, il conte Giovanni Valguarnera (1491) pensò di erigere anche un meraviglioso Palazzo per il Signore. Ma invece di costruire una chiesa del tutto nuova, si pensò di ingrandire la Chiesa di S. Leone, ormai, di tre secoli. Iniziata nel 1486, nel suo terzo centenario di vi ta, la nuova chiesa era già ultimata nel Un iscrizione su una trave del la navata centrale ci dice anche chi fu il benefattore del soffitto ligneo, con travi arabescate e dipinte, secondo la tradizione saracena : LULEGATU DI RUG GERU DI ROCCA NI ACCAPTAU, VIVAI ANIMA EIUS il legato (lasciato) di Ruggero di Rocca ci comprò, la sua anima viva in Dio. Su una seconda trave vi è anche la data: MCCCCLXXXX (1490) Quello stesso anno la grandiosa Basilica veniva dichiarata Parrocchia, an che se il fonte battesimale, commissionato al più grande scultore siciliano (Antonello Gagini) sarà posto nel Battistero solo nel 1514 (data incisa sullo stesso: MCCCCCXIIII). I soffitti delle navate laterali hanno una copertura semplice in legname ed anch esse hanno la didascalia in ricordo dei loro benefattori: NAVA Il tetto ligneo quattrocentesco TELLASUD: Co (n) fra 3 Costruito all epoca di Federico II (1250), esso fu dimora degli Uberti, discendenti del Farinata Ma nel 1351 il turrito castello fu sbrecciato dagli assorini contro le prepoten ze del conte Scalerò. Da allora in poi andò sempre più in rovina. 14

13 tria S.Marci (confraternita di S.Marco, esi stente nella chiesa omonima accanto a quella di S.Petronilla attuale Camposanto. NAVATELLAEST: Co (n) fratria S.Petri (confraternita di S.Pietro nella chiesa omonima, presso la parrocchia al Borgo. 4 Particolare della travatura lignea del tetto con iscrizione incisa I NUOVI ELEMENTI ARCHITETTONICI Internamente il piano inferiore del naos e quello superiore del tran setto rimasero come nella vecchia costruzione. Data la nuova altezza di tut to l edificio, il transetto ebbe, al centro, due altissime colonne che lo resero doppio. Inoltre, ai suoi lati, si aprirono le alette sul cui arco di ingresso ( ro manico e non più gotizzante) furono aperte due finestre bifore oscurate nel 700, ma visibili dai tetti morti delle cappelle alette. Anche il doppio transetto ebbe soffitto a travatura, come la nave cen trale, ma i suoi travi non furono né arabescati né dipinti. In un piano superiore al transetto fu creato il coro triabsidato. Il suo soffitto, come pure quello delle alette e dei sucessivi ingrottamenti non han no travatura alcuna, ma scandito a multiple vele; queste hanno costoloni che si incrociano in una caratteristica chiave di volta ganglio pedulo poligonale con stemmi di vario genere. Ancora in un piano superiore, dietro le absidi, corre il deambulatorio, sul la cui porta interna sud è incisa la data: Quest ultima trave, che dal 700 sorresse l organo, ora trovasi sul campanile, portatevi dopo gli eventi bellici del 1944, che, oltre all organo, distrussero il pulpito. 15

14 A questa data erano quindi funzionanti gli ingrottamenti praticati nella pare te orientale delle alette ; attuale cappella paolotta e Mater Gratiae. Verso il 1570, l ingrottamento settentrionale sarà prolungato ancora, per creare il Cappellone del SS. Crocifisso. Questa nuova cappella era già ul timata nel 1580, anno in cui in Assoro fu portato il detto simulacro. Fra gli ingrottamenti delle alette c è una differenza in profondità; la differenza do vuta alla natura del terreno (più roccioso nella cappella Paolotta ) o al fat to che la canonica (addossata trasversalmente al lato meridionale) sorse prima dell ingrottamento? Noi sappiamo che la canonica era già in funzio ne, come laboratorio per gli operai nel 1531, (atti Not. Arch. St. Enna). I costoloni delle absidi con la caratteristica chiave di volta ASCETISMO E SCENOGRAFIA Guardare la Basilica assorina dalla porta centrale è una visione indi menticabile: l occhio è smarrito in un ascenzionismo che si perde nei due archi trionfali del transetto e del coro. Questi sono sostenuti da robusti pila stri in piani differenti. Al misticismo ascenzionale si congiunge un barocchismo scenografico: i di versi tre piani della Basilica (navate, transetto, coro) 16

15 formano un vero cam po teatrale ove, in passato, si recitavano veri drammi sacri e la liturgia sce neggiata vi trovava ampio respiro. Il conte Giovanni Valguamera, per i servizi resi al Re Ferdinando il Cattoli co, ebbe la gioia di sapere che il figlio Giacomo (Jaime) era stato proposto dal Sovrano a Vescovo di Malta. Così Mons. Giacomo successe alla sede maltese a Mons. Paternò trasferito alla sede arcivescovile di Palermo. 5 II conte Giovanni non ebbe, però, la gioia di vedere consacrato il figlio nel la dignità episcopale; quel conte palatino morì nel 1491, prima della consa crazione del figlio. La cerimonia di consacrazione, da parte di altri tre Vescovi, si svolse nella chiesa assorina di S. Leone, ora ingrandita ed abbellita (1495). Per l occa sione vennero in Assoro il Vescovo residenziale di Siracusa e due Vescovi titolari ; gli stessi che ritorneranno qualche anno dopo per consacrare la chiesa con il grado di BASILICA. Il nuovo Vescovo assorino fu generoso con la chiesa del S. Leone; egli por tò da Roma, vesti e arredi sacri di finissimo gusto, calici ed incensieri d ar gento, uno in stile gotico. Fra gli altri oggetti, due alti candelieri di bronzo e il faldistorio 6 in puro stile rinascimentale, unici avanzi di tanta sacra sup pellettile del 500. Inoltre, resta ancora la cancellata di ferro con una curio sa epigrafe esornativa, formata da lettere greche e latine talvolta abbrevia te. Eccola nella sua integrità con relativa spiegazione: La cancellata di ferro del 1496 con iscrizione criptografica 5 Il Paternò era stato l ultimo Priore benedettino di Assoro. 6 Seggio senza spalliera, a doppi braccioli, riservato a chi presiede una cerimonia liturgica. 17

16 M con V sovrapposta = Melitensis Valguarnera J = Jaimus P con sbarretta trasversale, in funzione di P latino R greca ed E lati na = PRE SUL che congiunto con il precedente forma = PRESUL S rovesciata = SUA M = munificenza (a spese per munificenza) S capovolta = Sacravi! (consacrò) Altre due lettere a forma di 3 e di 6 credo siano il giorno e il mese. In ultimo altre quattro lettere a forma di rovesciato ed S indicano la da ta (Giacomo Valguarnera Vescovo di Malta fece a sue spese. Consa crò il 3/6/1496). Nel 1499 fu consacrata la chiesa di S. Leone, elevata al grado di Basilica. Lo storico evento stato registrato in apposita pergamena (Arch. Basilica) e negli scudi apposti negli intercolumni della navata centrale. Le diverse dida scalie sono state varie volte copiate e non sempre fedelmente. Noi diamo il testo delle attuali iscrizioni che risalgono a dopo il sisma dell 11/1/1693. SINISTRA DESTRA TArco 21 Aprile De Andrea Episcopo Li falciense 2 Arco Gia+imo Valguarnera Dal+Matio Episcopo Siracusano 3 Arco MCC+CC ANTONIO MCCCC EPISCOPO LXXXXIX (illegibile) HIERACENSE 4 ARCO, furono rovinati per la sovrapposizione di organo (a nord) e pulpi to (a sud) nel 700. Nei restauri del 1945, a destra nel 3 arco, fu apposto il nome del restaura tore (Di Pasquale) e quello del parroco prevosto Grippaldi e dell architetto Rosario Nicoletti (assorino) del Genio Civile di Palermo; il suo nome fu pu re inciso nell intradosso del primo arco 18

17 Iscrizioni negli intercolomni della navata centale trionfale. La facciata attuale della Basilica opera del tardo ottocento dovuta al preposito G. Pantano che la rifece nel 1863 con conci della cava comunale (angolo sud del Castello). Nell occasione si pose la seguente iscrizione in cisa sopra il portale. TEMPLUM VETUSTUM / PROSPECTO HOC REAEDIFICATUM FUIT / ANNO DOMINI MDCCCLXIII (L antico tempio fu restaurato con questo prospetto nell anno del Si gnore 1863). Lo stesso parroco fece la pavimentazione come attesta la lapide posta al centro di essa nella navata centrale. 19

18 D. (eo) O. (ptimo) M. (assimo) MARMOREO HOC PAVIMENTUM MUNIFICENTIA ET EXPENSIS HUIUS COMUNIS ASSORI DELIBERATIONE CONSILIARIA PERACTA DIE SEPTIMA IULII MDCCCXCVIII IOSEPHO MARIA PANTANO PAROCHO POSTULANTE MANUFACTUM FUIT ANNO DOMINI MCM PASQUALE GALLORINI/COSTRUI (A Dio ottimo massimo, questo pavi mento marmoreo fatto generosa mente a spese di questo comune di Assoro, su deliberazione del Consi glio comunale del 7 luglio 1898, in seguito alle richieste del parroco Giuseppe Maria Pantano, fu realiz zato nell anno del Signore 1900). SCULTURE La Basilica iniziò la sua vita all inizio del 500. In quel tempo grande scultore di Sicilia era Antonello Gagini che lasciò in Assoro diverse opere. Ne diamo l elenco in ordine cronologico: 1 SARCOFAGO del Conte Palatino (Giovanni Valguarnera 1491); tro vasi intatto nella cappella del Camposanto; esso poggia ancora su quattro cariatidi: PRUDENZA GIUSTIZIA FORTEZZA TEMPERANZA. Poggia per terra come le tombe reali ed imperiali nel Duomo di Palermo. Erano pure così i sarcofagi della Basilica, oggi banalmente sorretti da spran ghe di ferro. Delle cariatidi ne restano soltanto due, poste ad ornamento ac canto al tabernacolo. Fino agli anni sessanta del nostro secolo altre due ca riatidi ornavano l ingresso dell absidiola sud. 2 SARCOFAGO del Vescovo Giaco mo Valguarnera (ab side centrale della basilica lato sud); il Vescovo giace sul sarcofago nei suoi paludamenti epi sco pali; al di sopra una dolce Madonna veglia sul defunto (1511). 20

19 Classicheggiante ed espressivo l epitaffio: HOC ANTISTES YAJMUS VIRTUTUM CULMEN EGENUM CULTOR PRAECLARA MARMORE GENTE CUBAT. CUI (E) PISCOPI DOMINI WALGUARNERAE JAIMI MILLESIMO QUINGENTESIMO PRIMOQ (uè) RECESSIT SEPTIMA VIGESIMO MAJA NOTATA DIES (In questo marmo giace il Vescovo GIAIMO, culmine di virtù, amico dei bisognosi, di illustre stirpe. A lui va l epitaffio del reverendissimo e del Vescovo di Malta e Signore Yiamo Valguarnera. Morì nel 1501, il 27 maggio, giorno memorabile). Sarcofago del vescovo Giaimo Valguarnera Sarcofago dei fratelli Ponzio e Vitale Valguarnera 3 SARCOFAGO dei fratelli Ponzio e Vitale Valguarnera rispettivamente mor ti nel 1510 e nel 1513; anch essi figli del citato conte palatino Giovanni Val guarnera. 21

20 L epitaffio così recita: CONDUNTUR TUMULO GEMINO CORPORA FRATRUM VITALIS IUNIOR PONTIUS ALTER PONTIUS HIC PERIIT QUANDO IBANT LUSTRA T (re) CENTA BINAQUE AUGUSTINO ET RITE DICATA DIES TERNUM POST ANNUM EST VITALIS LUMINE FUNCTUS MENSIS SEPTEMBRIS UNDECIMA DIE HIS LICET ANTE DIEM PROPERASSENT STAMINA PARCE FAMA TAMEN VALGUARNERA SEMPER ERIT (In un doppio sepolcro sono accolte le salme dei fratelli, Vitale il più gio vane e Ponzio. Qui Ponzio morì mentre correva l anno, 1510, nel giorno dedicato, secondo il rito, a S. Agostino (28 agosto). Dopo tre anni Vitale fu sottratto alla luce del sole, 11 settembre. Seppur le Par che abbiano affrettato prematura mente i loro giorni, la fama dei Val guarnera resterà imperitura). La Cona marmorea del Gagini 4 CONA MARMOREA: (1515) la data incisa nella fascia inferiore: ISTUD OPUS+CRISTI POST SAECULA QUINQUE DECEM QUE TRINAQUE LUSTRACTUM EST SITQUE PERENNE PRE COR+REGENTE CLERO PETRO ET FRANCISCO STEFANO. 22

21 Quest opera fu scolpita dopo quindici secoli e tre lustri dopo Cristo (1515) mi auguro che resti perenne, reggeva il clero Pietro Panusio e Francesco Stefano. La predella della Cona chiusa fra due scene d oltretomba: Inferno, Pur gatorio con a centro gli stemmi della vecchia e nuova città (tre monti sor montati da un albero o da una stella) e quelli del Vescovo e del Conte. Al piano superiore i santi cari ad Assoro: S. Leone Vescovo (titolare della basi lica), S. Leone II, papa forse nativo di Assoro, S. Benedetto, in omaggio ai monaci benedettini che evangelizzarono la cittadina e S. Placido martire, fi glio del senatore TER TULLO che donò la villa assorina all ordine benedettino. Al centro di questi 4 eroi si innalza maestosa la Madonna Libera In ferni la Vergine tiene in mano una melograna, simbolo delle moltissime grazie che Particolari della ancona marmorea elargisce ai vivi ed ai defunti; dall alto Essa guarda le anime del purgatorio che volgono a Lei lo sguardo supplichevole. Infine, dopo alcune formelle con scene evangeliche (Maddalena con profumi, soldati dormien ti) in alto trionfa CRISTO RISORTO con bandiera spiegata. La statua attuale non sembra l originale, sarà stata rifatta dopo il sisma del SCULTURA Importantissima il Crocifisso d impasto che ogni venerdì santo si porta in processione. Esso giunse in Assoro nel 1580 (cfr. atto co stitutivo della relativa confraternita dei nudi: Arch. Basilica). Chi ne fu l auto re? Il critico tedesco Kruft attribuisce il Crocifisso assorino ad Antonello Gagini. (Opus Gaginianum, 1982, Germania). L insigne critico si basa soltanto sul confronto dell opera assorina con quella identica di Alcamo; di sicura fattu ra di Antonello Gagini (resta l atto di commissione: cfr. Di Marzo voi. II I Gagini etc.). Ma come spiegare che il Crocifisso giunse in Assoro il 1580, men tre Antonello morì nel 23

22 1536? Per questo motivo io l avevo assegnato al figlio di Antonello: Gian Domenico, che certamente fu in Assoro ove locavit unam puellam in servizio della moglie (atti not arch. st. Enna). Si potrebbe pensare che fu in quell occasione che gli commissionò la preziosa scultura d impasto, due anni prima che morisse il padre che lavorava insieme al fi glio. Sarebbero così spiegate le rassomiglianze stilistiche del Crocifisso assorino con quello di Alcamo. Crocifisso processionale d impasto attribuito a G.D. Gagini 24

23 Altri due imponenti sarcofagi, del secolo XVII, si trovano attualmen te sistemati nel cappellone del SS. Crocifisso ma provenienti dalla chiesa agostiniana di piazza Arcivu. Entrambi riportano gli stemmi dei coniugi ivi sepolti Giuseppe Valguarnera (a sini stra) e Maria del Carretto (a destra), e le iscrizioni seguenti ne esaltano le virtù. D (eo) O(ptimo) M (aximo) O COMES, AETERNIS ALTUM DECUS ADDITE FLAMMIS QUI FIDO SERVAS IN LAPIDE HOC CINERES VOLVISSENT SEXCENTA REOR TISI SAECULA PENSIS FRACTURAE NUMQUAM TAM PIA FILA DEAE VERUNI LUNA FACES HASTAM ADMIRATUS ORION IURE DECUS CAELO TRAXIT UTERO (ue) SUUM IOSEPH VALGUARNERA ET LUNA IV (A) SSORI COM (es) V (ir) C (larus) DIANA LANZA ET CENTEGLIES MATER MAESTISS (ima) P.(osuit) VIX AN, (norum) XLII OBIJT KALENDIS APRILIS A (nno) D.(omini) M D C X VIII (A Dio Ottimo Massimo. O conte, alto decoro aggiuto agli eterni splendori, che in questa ami ca lapide serbi le ceneri, se, credo, le Parche avessero continuato ad avvolgere per secoli e secoli i fili (di tua vita), giammai ne avrebbero re cisi di tanto amorevoli; ma, la Luna invero alle luci stellari e Orione all a sta mirarono; l uno e l altro, a buon diritto, trasse al cielo il proprio deco ro, Giuseppe Valguarnera e Luna, IV conte di Assoro uomo insigne. La madre, donna Lanza e Centeglies, pose. Ad appena quarantadue anni, morì alle calende di aprile 1618). (foto in basso) 25

24 D (eo) O (ptimo) M (aximo) QUID GENUS IMPERUS GRAVIDUM QUID STEMMATA PROSUNT OBSERAT HIC TUMULUS TOT MONUMENTA PATRUM INTERITU PEREUNT UNO CUM CONIUGE CONIUX NE CADAT ILLA CADENS ICTUS UTERQUE PERIT UNUS AMOR FUERAT VITAE MORS UNA FATICAT CONNUBIO FELIX ARDOR ET INTERITU VIXIT IDEM PROCERUM COR SIC UNUMQUE DUOBUS ET VITA ET MORTE PAR DECUS URNA PETIT OBIJT QUARTO IDUS APRIL (is) M D C X VII (A Dio Ottimo Massimo. A che giova la stirpe gravida di po tere, a che gli stemmi? Conserva questo tumulo tante memorie dei padri. D una sola morte perisce con la moglie il coniuge. Perché non ca da lei, quando il colpo s abbatte, en trambi periscono. Ebbero entrambi lo stesso unico cuore nobile, e nella vita e nella morte l urna reclama pa ri decoro. Morì il 10 di aprile 1617). (foto in basso) ALTARI Il 600 fu epoca eminentemente spagnolesca e barocca : l opera del Concilio di Trento chiuso nel 1563 e l opposizione al Protestantesimo ico noclasta favorirono lo svilupparsi di devozio 26

25 ni e la proliferazione di relativi altari. Anche in Assoro troviamo tracce profonde. I 3 primitivi altari del 200, nel 1534 sono già otto, di cui tre fissi, quelli citati (Arch. Arciv. Catania). Un atto notarile del Di Stefano (1531 Arch. st. Enna) ci fa sapere che nella canonica alcuni magistri scalpellini preparavano alcuni altari in pietra; credo che siano gli stessi, che nel 700 saranno ricoperti da paliotti con sim boli in perfetto stile barocchetto. Uno di essi nell attuale cappella petronilliana venne alla luce con i bombardamenti del Dopo un secolo (1634) gli altari sono ancora otto, di cui sette indulgenziati come quelli del Vaticano. La Basilica Vaticana come la nuova Matrice assorina possiede un altare con una statua di S. Pietro ed una preziosa reliquia di Santa Petronilla, tratta dal corpo della santa nel 1518, traslato da un antico mausoleo nella basilica di S. Pietro. La reliquia pervenne ad Assoro tramite il Sac. Guerrerius: essa con siste in un dente molare ed una parte della costola. Nel 1650 gli altari sono già quindici (di cui otto privilegiati già notati nel 1634). Ora per tale privilegio v è la clausola che in Basilica si devono cele brare quattordici messe giornaliere, segno evidente di clero numeroso che in quel tempo sorpassava le trenta unità esclusi i monaci. Parallelamente agli altari si moltiplicano le devozioni e le solennità. In basi lica si trovano: Altare Maggiore, del SS. Crocifisso Altari della navata nord 27

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