Avvocato Giuseppe Lanunziata Oplologo

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1 Avvocato Giuseppe Lanunziata Oplologo

2 2 Compendio breve di BALISTICA IDENTIFICATIVA FORENSE su munizioni, polveri da lancio ed esplosivi 2

3 3 Alla mia amata consorte che mi permette di coltivare questa stupenda passione dedico Al Prof. Saverio Buffa, Chimico insigne, Gran Maestro :. la sua lezione di vita rimarrà scolpita nel mio cuore. dedico a tutti gli appassionati dedico raunai le fronde sparte Inf. XIV, 2 3

4 4 Nota introduttiva Per i meno esperti, la balistica s identifica come una materia piena d incomprensibili formule matematiche ed un linguaggio tecnico che a volte appare ermeneutico ai molti. Il lessico qui adoperato può apparire ostico a chi legge, anche se, per la verità, ho tentato in ogni modo di mitigare quelle che sono le ineluttabilità connesse al tecnicismo. Del resto, la qualità di questo compendio di valore strettamente scientifico è legata ad un gergo che, se non curiale, deve essere improntato all adeguata ed idonea precisione e puntualità nei riferimenti. 4

5 5 prefazione La scarsa conoscenza della balistica, delle sue semplici regole e delle leggi fondamentali chimico fisiche poste alla base del fenomeno combustivo, da parte di chi è chiamato a giudicare una condotta umana penalmente rilevante, o più semplicemente a studiare il fenomeno balistico, mi hanno spinto ad ordinare in un modo semplice ed elementare, almeno spero, una gran parte di tutti quegli elementi identificativi. La passione che nutro verso la scienza della balistica, mi ha portato ad attingere notizie, formule e suggerimenti pratici su riviste, testi scientifici e vecchi libri di scuola, in ogni modo, non tralasciando le udienze nelle Aule di Giustizia, sforzandomi di dare una risposta a tutti gli interrogativi rimasti insoluti. L impegno e la perseveranza profusi durante i lavori di ricerca, siano, mi auguro, di stimolo a nuovi scritti, affinché la balistica non sia più considerata un alchimia od una scienza inesatta e sia giustamente e serenamente considerata come una disciplina organica in cui confluiscono, così come confluiscono gli affluenti in un fiume, leggi matematiche, fisiche e chimiche. L autore 5

6 6 Presentazione dell autore L Avvocato Giuseppe LANUNZIATA, autore di questo breve compendio è un appassionato oplologo che vive e lavora in Foggia, con Studio alla via Trieste civ.15. (recapiti tel ) Nel 1984, dopo il conseguimento del diploma di Laurea in Giurisprudenza presso l università degli Studi di Chieti, ha frequentato con diligenza e profitto le Aule di Giustizia per la pratica forense, prediligendo quelle penali. Conseguiva l abilitazione tecnica rilasciata ai sensi dell art.31 della Legge nr.110/1975 dalla Commissione Provinciale per le armi e materie esplodenti riunita presso la Prefettura di Foggia per l attività di Direttore Istruttore di tiro con armi da fuoco, nonché l abilitazione alla riparazione d armi da fuoco rilasciata, ai sensi dell art.8 della Legge nr.110/1975, dalla stessa Autorità Prefettizia. Il radicato senso dell Onore, insieme alla ricchezza dell Amore per la Bandiera lo hanno spinto ad interessarsi dei problemi del mondo delle Forze dell Ordine. Per anni ha svolto, con soddisfazione l incarico di Consulente per la maggior Organizzazione sindacale di Polizia Penitenziaria, collaborando in modo autonomo e senza soluzione di continuità, quale articolista, con il periodico Polizia Penitenziaria Domani. 6

7 7 Ha eseguito, in via stragiudiziale ed in procedimenti penali pendenti dinanzi all Autorità Giudiziaria, anche su delega del Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Foggia, perizie e consulenze tecniche su armi da fuoco comuni, guerra e tipo guerra, armi bianche ed ex ordinanze. Esercita, in Foggia, la gratificante professione di Avvocato. Tutor incaricato presso la Scuola forense di Capitanata per l insegnamento delle materie di diritto e procedura penale. Collabora, quale articolista, con la redazione de La virgola Rassegna dell Ordine Forense di Foggia. Con Delibera nr.21 del 23 dic. 04 il Consiglio dell Ordine degli Avvocati ha espresso il nulla osta all esercizio dell attività di consulente del Giudice. Iscritto al nr.01 della categoria Balistica nell Albo degli Esperti penali d Ufficio presso il Tribunale di Foggia. Foggia lì, gennaio 07 7

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12 12 I N D I C E Capitolo 1 Balistica identificativa forense 1.1 Esempio di una metodologia d indagine 1.2 Impronte d interesse balistico 1.3 Impronte sul bossolo 1.4 Impronte sul proiettile 1.5 Impronte presenti sul bossolo relative al conio 1.6 L esame al microscopio comparatore ottico 1.7 Il Microscopio a scansione (SEM) 1.8 La Microsonda a raggi X (EDX) 1.9 Le moderne metodologie d indagine ricerche eseguite con SEM - EDX Capitolo 2 Nozioni di fisica applicata 2.1 Il Minuto d angolo 2.2 Il moto del proiettile nel vuoto 2.3 Nozioni di fisica applicata alle macchine balistiche 2.4 Il terzo principio della dinamica newtoniana applicato alla Fisica della chiusura labile od inerziale blowback 2.5 L energia del rinculo 2.6 Un esempio concreto di calcolo Capitolo 3 La cartuccia e suoi componenti 3.1 I proiettili 3.2 Tipologia delle ogive 3.3 Le ogive del tipo cast 12

13 La velocità delle ogive 3.5 Variazioni di rendimento balistico 3.6 Le Express 3.7 L innesco 3.8 Il bossolo 3.9 Le cartucce ecologiche Capitolo 4 Storia dell evoluzione dei sistemi d'accensione dei sistemi d arma 4.1 I primi meccanismi d accensione; 4.2 Il meccanismo della ruota; 4.3 L acciarino ed il focile; 4.4 La percussione; 4.5 La retrocarica; 4.6 La cartuccia a spillo Capitolo 5 Le polveri da lancio 5.1 Le famiglie 5.2 Le caratteristiche fisico - chimiche delle polveri 5.3 La gelatinizzazione 5.4 Il fenomeno combustivi 5.5 La camera a polvere 5.6 Identificazione dei processi fisico chimici Capitolo 6 Altri tipi di esplosivi 6.1 Cenni storici 6.2 Le polveri senza fumo 6.3 La chimica delle polveri infumi 6.4 Caratteristiche chimiche del cotone collodio, fulmicotone, nitroglicerina 13

14 La dirompenza esplosiva 6.6 Classificazione commerciale delle polveri 6.7 Monobasiche e Bibasiche pregi e difetti 6.8 Classificazione dei fuochi artificiali 6.9 Le miscele pirotecniche Capitolo 7 Micce, Detonatori, Ordigni Esplosivi 7.1 Tipi di micce 7.2 Detonatori comuni ed elettrici 7.3 L innescamento 7.4 Principali prove di riscontro da eseguirsi sui detonatori 7.5 Ordigni esplosivi, caratteristiche e procedure di primo intervento 7.6 L impiego d esplosivi da mine 7.7 Esplosivi militari da scoppio 7.8 Le cariche cave 7.9 Esplosioni mancate ed incidenti Capitolo 8 Nozioni di chimica organica 8.1 L isomeria 8.2 Formule e nomenclatura 8.3 I gruppi funzionali 8.4 Idrocarburi saturi ed insaturi 8.5 Idrocarburi acetilenici ed aromatici 8.6 Le reazioni d addizione 8.7 Fenoli, aldeidi e chetoni 8.8 Esteri, eteri ed ammine 8.9 I polimeri 14

15 15 Capitolo 9 I Composti esplosivi 9.1 Idrazina e suoi derivati 9.2 Il metano e suoi derivati 9.3 Gli esteri nitrici 9.4 Le dinamiti 9.5 Le gelatine gomme 9.6 Le nitrocellulose 9.7 Le polveri infumi. 9.8 Altri esplosivi facilmente reperibili 9.9 Il Tritolo e suoi derivati Capitolo 10 La brunitura delle armi 10.1 Il processo di brunitura cenni storici 10.2 La Parkerizzazione 10.3 Principali prodotti chimici utilizzati per la brunitura; procedure d ossidazione Capitolo 11 L indagine peritale tipo 11.1 Protocollo operativo 11.2 Falso positivo e falso negativo 11.3 La memoria tecnica 11.4 L utilizzo dei risultati peritali 11.5 La perizia nell incidente probatorio 11.6 Accertamenti tecnici dibattimentali 11.7 L escussione dibattimentale 11.8 La valutazione dei risultati 11.9 Conclusioni 15

16 16 Appendice - Disposizioni di legge vigenti in materia per il versamento a titolo definitivo di armi e munizioni. - Tabelle caratteristiche chimico fisico balistiche di alcune polveri. - Tabelle composizione chimica degli inneschi usati nella produzione industriale di cartucce per pistola di facile reperibilità. - Tabelle codici del Banco Prova Armi - Facsimile di una relazione tecnica Indice analitico per argomenti 16

17 17 Capitolo 1 La balistica identificativa forense Ogni arma a canna rigata presenta al suo interno una serie di nervature elicoidali che imprimono all ogiva della cartuccia un movimento rotatorio stabilizzatore attorno al suo asse (il c.d. avvitamento); secondo precisi studi progettuali ad ogni singolo modello d arma è determinato il numero di queste nervature, la loro larghezza, il verso ed il passo, ossia la distanza che determina la loro periodicità, in altre parole, in termini meno ostici, la distanza che idealmente l ogiva percorrerebbe per compiere un giro d avvitamento completo sul suo stesso asse. Queste nervature o righe primarie, al momento dello sparo, si trasferiscono in modo speculare sulla superficie dell ogiva sotto forma d impronte di rigatura perfettamente identiche per passo, numero, larghezza e verso. Ad ogni determinato modello e tipo di arma da fuoco a canna rigata corrispondono determinati valori di rigatura (c.d. classe dell arma) che individuano, pertanto, un rapporto di compatibilità tra l arma ed il proiettile esploso oggetto dell indagine balistica. Seguendo questo principio, nel lontano 1920, lo statunitense professor Charles Waite iniziò a classificare le armi in base alla larghezza della rigatura, ricavandone un opera che è, ancora oggi, la valida chiave di volta interpretativa per la balistica forense. Oggi esistono archivi, gestiti ed aggiornati secondo il criterio del tempo reale con i dati forniti direttamente dalle case costruttrici, sufficientemente esaustivi come quello del Centro di Balistica dell Istituto di Medicina legale dell Università di 17

18 18 Genova o del G.R.C dell F.B.I., capaci di individuare, mediante il criterio per eliminazione, un arma partendo dalla larghezza della rigatura elemento indispensabile per ogni seria e credibile indagine balistica. 1.1 Esempio di una metodologia d indagine Supponiamo di possedere un ogiva esplosa da un arma da fuoco a canna rigata, priva di deformazioni rilevanti, sulla cui superficie sono impresse le impronte speculari della rigatura della canna. Per identificare l arma usata occorre accertare il numero delle rigature presenti per restringere di un primo giro di vite il campo d indagini; successivamente, per compiere un secondo giro di vite, occorre pesare l ogiva e valutare il diametro della stessa per accertare un calibro nominale compatibile. Ad esempio, tutti i calibri 9 mm nominali (9x21 mm IMI, 9 mm Parabellum,.380 acp, 9 corto, 9x17 mm, 9 mm kurt, 9x18 mm, 9 Police, 9x22 mm,.357sig,.38sa) adottano ogive con un diametro nominale di.355 centesimi di pollice, mentre un.38 special od un.357 magnum, pur essendo sostanzialmente dei 9 mm, adottano palle trafilate a.357 centesimi di pollice. Questo, ovviamente, si riferisce a munizionamento di fabbricazione industriale, poiché nulla vieta al privato di ricaricare munizioni in proprio 18

19 19 usando ogive compatibili, con forma, grammatura e diametro diverse da quelle con parametri standard. Successivamente si passa ad esaminare l ogiva al microscopio misuratore per stabilire il passo e la larghezza della rigatura per ogni singola impronta, rilevando su tutti i valori balistici, per poi ottenere una misura di larghezza media ed il passo di rigatura della canna. Il valore di larghezza ed il passo così individuati, inseriti nella banca dati del computer sarà dichiarato pienamente compatibile con un arma di una determinata marca e determinato modello. Ulteriori indagini balistiche potranno essere, contestualmente eseguite sul bossolo, se questo, espulso dall arma, sia stato rinvenuto. Su di esso potrà effettuarsi, a maggior conforto dell indagine, almeno una triplice tipologia di ricerca comparativa, alcune delle quali qui appresso specificate. A) Durante l esplosione, il bossolo, per effetto del fire forming, s incolla sulle pareti della camera, assumendone le dimensioni; un esatta misurazione micrometrica del bossolo renderebbe note le misure interne, le caratteristiche ed eventuali anomalie della camera della canna che ha esploso la cartuccia. B) L innesco del bossolo esploso potrebbe denunciare eventuali pressioni anomale sviluppate all interno del bossolo al momento dello sparo, aprendo la porta all ipotesi di un caricamento artigianale, oltre a conservare indelebilmente l impronta del percussore dell arma utilizzata; ancora, il tipo d innesco usato denuncerebbe la provenienza 19

20 20 del lotto di fabbricazione od almeno la marca e qualità della munizione. C) Sulle pareti esterne del bossolo potrebbero essere presenti alcuni segni caratteristici impressi durante la fase di sparo, dovuti a difetti del meccanismo d espulsione; ovvero a singolarità dell arma da fuoco e che, di fatto, ristringerebbero il campo delle indagini. Ad esempio, uno o due anelli d abrasione si potrebbero osservare alla base del bossolo per tutta la circonferenza del bossolo stesso. Questi sono la testimonianza di un esitazione in apertura del sistema a contrasto di gas usato in alcuni rari modelli d arma con chiusura a gas assistita, tra i quali l italiana Tanfoglio modello P 25 e la sud africana LIW di Pretoria modello CP-1 Vektor. In entrambi i modelli citati, il bossolo incomincia ad uscire non appena l ogiva si mette in moto per poi essere ricacciato indietro di circa 1 mm, quando la camera di contrasto entra in pressione. In quel momento anche il bossolo entra in pressione dilatandosi ed incollando le pareti alla camera, producendo così le caratteristiche abrasioni. D) Il colletto del bossolo, porta il segno dell unghia estrattrice, impresso al momento dell espulsione, utile a risalire al tipo d arma da fuoco utilizzata, od almeno a conoscere la misura dell angolo vivo dell unghia. Tutti questi elementi identificativi raccolti e sommati tra loro, porterebbero ad individuare, con una credibile e certa verosimiglianza, l arma da fuoco, le sue caratteristiche tecniche identificative e, con un pizzico di fortuna, eventuali difetti od anomalie dell arma stessa che la renderebbero univoca all identificazione. 20

21 Impronte d interesse balistico Il funzionamento di un arma, intesa come macchina termobalistica, distribuisce l energia prodotta dallo sparo nelle seguenti proporzioni: - per il moto del proiettile il 32-33% - per moto dei gas e degli attriti 5-6% - per il calore ceduto all arma 20% - per il calore dei gas 40-41% Il funzionamento di un arma differisce a seconda il modo con il quale l otturatore si apre per l espulsione del bossolo e si richiude dopo aver camerato una nuova cartuccia. Le armi da fuoco semiautomatiche, a secondo del loro funzionamento, si possono suddividere in tre diverse categorie: - armi con chiusura a massa, dove la canna è fissa e la chiusura si realizza con l inerzia dell otturatore; - armi con chiusura a ritardo d apertura, denominata anche chiusura meta stabile, dove, come per la precedente la canna non rincula e l apertura dell otturatore è ritardata permettendo una diminuzione della pressione all interno dell arma; - armi a chiusura stabile, che rappresentano la categoria più consistente, dette anche a chiusura geometrica. 1.3 Impronte sul bossolo Partendo dalla prima fase dell utilizzo di un arma da fuoco, quella del riempimento del caricatore, 21

22 22 sinteticamente, si elencano, in ordine temporale, le tipologie d impronte balistiche che si generano sul bossolo, avendo cura di distinguere in due fasi gli eventi tipici. Una prima fase che inizia con il riempimento del caricatore e termina con la messa in camera della cartuccia; una seconda che inizia con la pressione del grilletto e termina con l espulsione del bossolo spento. Nella prima fase, in un primo tempo, quando si riempie il caricatore, inserendo le cartucce, si generano le prime impronte sul bossolo: le inconfondibili striature parallele generate dalle labbra del caricatore, oltre all impronta di strisciata lasciata dalla parte inferiore del carrello otturatore. In un secondo tempo, della prima fase, lasciato andare il carrello, la parte inferiore del piano di culatta urta la parte superiore del fondello della cartuccia, quando questa è ancora trattenuta nel serbatoio, generando la c.d. impronta di spallamento. Sempre nella prima fase, in un tempo successivo, quando in carrello ha disimpegnato totalmente la cartuccia dal caricatore, costringendo la cartuccia a compiere uno scatto verso l alto strisciando contro la rampa d alimentazione della canna, generando la c.d. impronta di rampa. Ancora, quando la cartuccia ha quasi completato la cameratura, inizia la monta del collarino da parte dell unghia estrattrice che andrà ad afferrare il collarino della cartuccia, lasciando l impronta di monta dell estrattore, come innanzi detto nel precedente paragrafo. In ultimo, dopo lo sparo sarà intelligibile l impronta d estrazione. 22

23 23 Tutto questo può essere facilmente letto sul bossolo a condizione che questo sia vergine, ovvero non presenti sopra impressi impronte di precedenti camerature, ovvero in presenza di cartucce ricaricate con bossoli utilizzati precedentemente anche in altre armi. Nella seconda fase, premendo il grilletto, si ha l abbattimento del cane od il lancio del percussore, e con la pedissequa battuta dell innesco si genera la c.d. impronta di percussione. Al momento dello sparo all interno della cartuccia si sviluppa un enorme pressione che incolla le pareti del bossolo a quelle della camera, andando a ricopiare sulle pareti del bossolo eventuali imperfezioni, difetti e/o segni caratteristici presenti all interno della camera. In questa fase, durante l estrazione, possono verificarsi strisciature o striature generate da imperfezioni della camera di cartuccia o da un particolare meccanismo, quale un esitazione in apertura del sistema a contrasto di gas usato in alcuni rari modelli d arma con chiusura a gas assistita. Sempre in questa fase possono riprodursi per effetto della pressione lo stampaggio meccanico in negativo sull innesco d ulteriori elementi identificativi utili per una corretta analisi balistica identificativa forense, quali tracce di lavorazione d utensili sul piano dell otturatore, ovvero segni d usura dell arma od abrasioni quasi sempre presenti sull otturatore. 23

24 Impronte sul proiettile Il proietto espulso da una canna rigata, se recuperato integro, presenta le impronte in negativo dei solchi di rigatura degli stessi, rivelatori di molti particolari utili alla nostra indagine identificativa balistica. Bisogna distinguere se si tratta di proiettile espulso da un arma avente canna rigata ovvero da arma avente canna poligonale. Innanzi tutto occorre affermare che la rigatura dell anima della canna consiste nella creazione di vuoti, i cd solchi di rigatura, (generalmente quattro ad andamento elicoidale) che interessano tutta la canna da poco dopo la camera fino al vivo di volata della canna stessa. In antitesi ai solchi di rigatura, i cd. vuoti, vi sono le nervature, cd risalti o pieni di rigatura, sui quali s intagliano le ogive nel loro passaggio all interno della canna, assumendo, oltre alla forza di spinta imposta dalla pressione dei gas, anche un movimento rotatorio imposto dalla rigatura di canna, con l acquisizione di una stabilità giroscopica. All interno dei solchi lasciati sull ogiva si possono osservare micro striature lasciate da eventuali imperfezioni presenti sul pieno di rigatura. Riassumendo, quindi, su un ogiva oggetto di un corretto esame balistico, dovranno essere ricercate: a- impronte dipendenti dalle caratteristiche progettuali dell arma; b- impronte individuali della canna; c- impronte accidentali permanenti; d- impronte accidentali temporanee. 24

25 25 Le caratteristiche progettuali della canna sono sei e precisamente: numero, verso, ampiezza altezza, profilo e passo delle rigature. Le impronte individuali d ogni singola canna sono dovute a tracce di lavorazione della rigatura, ad usura della canna, ovvero ad una corretta manutenzione della stessa. Le impronte accidentali permanenti sono riscontrabili in presenza di deformazioni della camera o della volata. Le impronte accidentali temporanee sono dovute, in gran parte alla presenza di elementi d inquinamento all interno della canna, quali possono essere tracce d impiombatura, grasso, residui dello sparo precedente ecc. Non sono attendibili perché possono essere presenti su un ogiva per poi scomparire in quello successivo o viceversa. 1.5 Impronte presenti sul bossolo relative al conio Da un perito poco attento e poco scrupoloso, alcune tracce, impronte presenti sul fondello del bossolo, riconducibili unicamente al processo di lavorazione del bossolo stesso, potrebbero essere confuse con impronte riconducibili all arma. Si tratta di un esame comparativo difficile, la cui difficoltà è imputabile unicamente all usura che subisce la matrice durante tutto il processo di conio 25

26 26 dei bossoli, che modifica progressivamente quelle micro imperfezioni grazie alle quali si rende possibile l indagine. 1.6 L esame al microscopio comparatore ottico L esame comparativo è effettuato su tutte le rigature presenti per acclarare scientificamente che il proiettile oggetto della perizia risulta esploso dalla stessa arma che si sospetta come usata per compiere il delitto. Lo strumento che serve per misurare la larghezza delle rigature presenti sull ogiva esplosa è sostanzialmente un normale microscopio dotato di un banco di lavoro in grado di compiere operazioni di traslazione sotto la misurazione di un micrometro digitale od analogico. Mediante la rotazione impressa micrometricamente si ottiene uno spostamento lineare uguale e contrapposto a quello indicato sullo strumento di misura. Per eseguire correttamente la misurazione occorre che l oculare del microscopio sia dotato di una retinatura che consente di azzerare lo strumento su un bordo dell oggetto dell esame, in modo che, ruotando la manopola fino a far coincidere la retinatura con l altro bordo dell oggetto, si ottiene l esatta micrometrica del valore della lunghezza della traccia. Ovviamente, il microscopio deve possedere un rapporto d ingrandimento sufficiente a poter 26

27 27 permettere in modo preciso l allineamento tra la retinatura ed i bordi dell ogiva esaminata. 1.7 Il Microscopio a scansione (SEM) Il SEM- (Scanning Electron Microscope), è dotato di una microsonda analitica di dispersione d energia, la cd EDX (Energy Dispersive X Ray Spectrometer), che permette di analizzare campioni di dimensioni micrometriche con una risoluzione d immagine assolutamente impossibile da ottenere con i microscopi tradizionali. Concettualmente il funzionamento si basa sull accelerazione degli elettroni emessi da un filamento di tungsteno alla presenza di una tensione elettrica compresa tra 0,1 e 50 KV. Il flusso elettronico è convogliato tra due lenti magnetiche. Queste lenti producono una sottile sonda di elettroni focalizzata sulla superficie del campione. Due coppie di bobine di deflessione provocano la scansione della sonda sulla superficie del campione in forma di trama quadrata. Le correnti che attraversano le bobine di deflessione, sono fatte passare attraverso altre bobine di deflessione di un tubo a raggi catodici, in modo da far apparire sullo schermo una trama di dimensioni maggiori. 27

28 28 Si ottiene così una corrispondenza punto per punto tra lo schermo fluorescente ed una determinata area del campione. Il segnale prodotto dall interazione tra la sonda ed il campione genera un immagine sul tubo catodico, fornendo così informazioni circa le proprietà fisicochimiche della particella esaminata. 1.8 La Microsonda a raggi X (EDX) Si tratta di un apparecchiatura applicabile al microscopio elettronico e che permette di effettuare l analisi chimica elementare e quantitativa del campione oggetto dell esame. Sono commercializzati due tipi diversi; uno più rapido, funzionante a dispersione d energia, il cui acronimo è appunto EDX, ed un secondo tipo più complesso strutturalmente e funzionante a dispersione di lunghezza d onda, il cui acronimo è WDX. Nell EDX, i raggi X emessi dal campione in esame, s individuano mediante la loro energia, mentre nel WDX si individuano secondo la lunghezza d onda dell emissione. Le radiazioni emesse dell oggetto d esame investono il rilevatore che altro non è che un mono cristallo di silicio purissimo, raramente di berillio a forma cilindrica e con un diametro compreso tra 2 e 5 mm. 28

29 29 Il cristallo è racchiuso tra due elettrodi metallici ai cui capi è erogata una tensione elettrica di tipo a polarizzazione inversa di Volts. A queste condizioni, non passando corrente all interno del rilevatore, si causa l assenza di fotoni. Quando un fotone riesce a penetrare crea un numero di coppie di elettrone-lacuna direttamente proporzionale alla sua energia, immediatamente individuata dal rivelatore. La perdita è infinitesimale, anche perché il rivelatore lavora a circa 200 C immerso in azoto liquido. L energia, passando attraverso un circuito FET, genera un segnale d uscita formato da una serie di gradini proporzionali al fotone che lo ha generato. L analisi, invece, mediante il sistema EDX è molto più semplice e rapida basandosi su una preventiva analisi di tutti gli elementi presenti, escludendo quelli con un numero atomico minore di Le moderne metodologie d indagine. Ricerche eseguite con SEM/EDX Il microscopio elettronico a scansione, individuato con la sigla internazionale SEM, insieme alla microsonda a raggi X, individuata con la sigla internazionale EDX, hanno permesso di capire che la maggior parte degli atomi di metalli pesanti presenti negli inneschi (Sb, Sn e Pb), subito dopo lo sparo, 29

30 30 s inglobano in micro particelle sferiche, con un diametro compreso tra 0,1 e 50 micro. Sotto l effetto dell azione dei gas della deflagrazione si spargono in circolo all arma e, quindi depositandosi sulle mani, sul volto e sugli indumenti di chi impugnava l arma al momento dello sparo. Opportunamente raccolte queste particelle sono ricercate con il SEM e contestualmente analizzate con l EDX ad opera d esperti tecnici delle Forze dell Ordine muniti di Kit per il prelievo. Le superfici di prelievo, rappresentate da nastro biadesivo sono rese conduttrici mediante la deposizione in un recipiente in atmosfera rarefatta di gas Argon" di uno strato di carbone sintetico. Dopo questo trattamento gli stubs sono introdotti nel microscopio a scansione. E importante sapere che le particelle residue dello sparo a forma sferica, restano sulla cute del corpo per pochissimo tempo +/- 60 minuti. Dopo tale periodo si troveranno esclusivamente particelle tridimensionali a forma indefinita od irregolare soggette a staccarsi dalla cute, proprio per la loro forma, più lentamente. 30

31 31 Capitolo 2 Nozioni elementari di fisica applicata Fenomeni fisici influenzano in modo più o meno determinante sul rendimento delle polveri da lancio e, conseguentemente sulle cartucce, siano essi manifestazioni di condizioni climatiche, che in senso etimologico del termine greco di fenomeno. E chiamata variabilità delle cartucce le mutazioni dovute ad una differenza d umidità atmosferica, ad esempio un umidità del 10% comporta una variazione di V0 di circa 5 m/s per polveri monobasiche, e di 3 m/s per polveri bibasiche, ecco spiegato come una differenza di un solo grado centigrado dell atmosfera provoca una differenza di +/-3 Kg/cmq nella pressione della cartuccia. Indiscutibilmente la densità dell aria comporta un effetto ritardante direttamente proporzionale alla velocità del proiettile, al suo coefficiente di resistenza aerodinamica, alla densità dell aria. Ogni aumento di 10 centigradi di temperatura, compreso tra 20 e +40, a parità di pressione atmosferica, provoca un calo percentuale di densità di circa il 3,5%. A parità di temperatura, ogni aumento di pressione barometrica di 20 mm, compreso tra 600 e 780 mm/hg, provoca un aumento percentuale di densità di circa il 2,9%. Supponendo di sparare due identiche cartucce, spinte ad una velocità di 400 m/s, una al livello del mare con una pressione di 760 mm/hg, una temperatura di 15 centigradi ed una densità dell aria pari a 1,224, la Vr dell ogiva risulterà di 185 m/s; l altra sparata ad una pressione di 755 mm/hg, una temperatura di 5 C ed una densità dell aria pari a 31

32 32 1,342, la Vr (velocità residua a metri n dalla volata) in questo caso sarà minore, pari a 170 m/s, con una riduzione di circa il 9% dell energia d impatto sul bersaglio. E così spiegato in modo esemplificato l influenza delle condizioni atmosferiche sul coefficiente balistico delle munizioni. 2.1 Il Minuto d Angolo (M.O.A.) Oltre all influenza delle condizioni atmosferiche, sulla maggior precisione delle munizioni influenzano altri fattori fisici più propriamente detti; ad esempio il minuto d angolo. Il minuto d angolo corrisponde alla divisione dell orizzonte polare (a chi osserva o rileva) in 360 gradi, ognuno dei quali a sua volta suddiviso in 60 minuti, a loro volta suddivisi in 60 secondi. Tutte le misure angolari, e quindi geografiche ricadono entro questa scala di valori. Balisticamente l uso è molto semplice. A 100 metri di distanza da un osservatore, che per esemplificazione chiameremo X (tiratore) sulla circonferenza polare che ha come centro X, un grado misura esattamente cm 174,53, che a loro volta devono essere divisi in 60 minuti, ognuno dei quali è pari a mm 29,088. Moltiplicando i 100 metri anche tale misura deve essere moltiplicata per lo stesso coefficiente. La precisione di una munizione e dell arma usata è misurata con riferimento al M.O.A. 32

33 33 Ad una distanza di 100 metri i 5 colpi di prova sparati devono restare, scartando quello peggiore, in un cerchio il cui diametro non sia maggiore di mm 29,088; nel qual caso si può affermare che la precisione dell arma o della munizione sta nel minuto d angolo standard 2.2 Il moto del proiettile nel vuoto La traiettoria presunta del proiettile nell aria in condizioni normali può essere facilmente calcolata prendendo in considerazione tre variabili in gioco: 1^ la velocità iniziale (V ); 2^ l accelerazione di gravità (g = 9,8 m/s elevato al quadrato); 3^ lo spazio tempo. Consideriamo come origine 0 della traiettoria del proiettile esploso il centro della canna dell arma da fuoco alla partenza del colpo. Nel momento in cui il proiettile esce dalla canna, possiede una certa velocità ed è soggetta a due forze, quella di gravità che tende a spingere il proiettile verso la terra e quello della resistenza dell aria che, invece, si oppone al movimento. Per il momento trascuriamo la resistenza dell aria, supponendo che il moto del proiettile è avvenuto in sua assenza. Avremo un grafico composto dall asse X parallelo alla terra, la Vi (velocità iniziale) è diretta nel senso di quest asse, e da un asse Y, dove G (forza di gravità) è diretta nel senso di quest asse. 33

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