Luigi Paternostro. Storie e Memorie di paese

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1 Luigi Paternostro Storie e Memorie di paese

2 Tutti i diritti riservati. Si vieta qualsiasi utilizzo non autorizzato del materiale e dei dati pubblicati sia pure in modo parziale e con qualsiasi mezzo, anche in fotocopia, per uso interno o didattico. La tutela del diritto d autore non viene chiesta né per fini commerciali né per la futile difesa della proprietà intellettuale, ma al solo scopo di evitare che l utilizzazione del testo sia fatta per favorire attività mercantili e pseudo-culturali o, peggio ancora, iniziative con finalità politiche, come avviene, spesso senza ritegno, nei siti on line, dove stralci di opere letterarie sono affiancati da manchette pubblicitarie di ogni genere, con un danno d immagine incalcolabile! Ogni abuso sarà, pertanto, perseguito Luigi Paternostro Foto. La Costa vista dal Faro. LuPa 2

3 A tutti i mormannesi. Con affetto. 3

4 4

5 A zìzza zìzza salàta! Carnevale d altri tempi! Quando veniva Carnevale l aria paesana, greve, cupa, gelida per quelle invernate che sono ormai un ricordo, si riempiva di fumi, di odori, sapori, sorrisi. Quello che era stato l amico e la preoccupazione dell intera famiglia per una lunga estate e un altrettanto lungo autunno, aveva reso i favori ricevuti. Ora faceva bella mostra di sé su un tavolo operatorio circondato da tanta gente che con affilate lame lo selezionava senza nulla scartare. Carnevale e maiale erano un binomio inscindibile e indispensabile a un momento particolare dell esistenza in tempi di miseria. Alla carne si univano anche le patate che acquistavano un sapore mai avuto e qualche pera sottaceto, vere gaḍḍarìzzi 1 ancora dure e asprigne nonostante il bagno prolungato nel mycoderma e nell alcool ossidato in acido. Chi dominava la scena era però la salsiccia, la zìzza salàta. Il giovedì grasso, il fiorentino Berlingàccio, cominciava la festa di Carnevale che raggiungeva il suo acme il successivo martedì. 1 Galle, escrescenze delle foglie e dei rami degli alberi ghiandiferi. 5

6 Carnulivàru fùi di pàgghjia, raccontavano i nonni. Carnulivàru fui di li cuntènti, cu n èppi tàntu e cu annènti. Carnevale era fatto di paglia: si accendeva rapidamente lasciando solo rimpianto: uno scoppiettio, un momento, un ricordo di felicità. Carnevale fu una persona allegra e contenta: qualcuno godette tanto ma molti non ebbero nulla. E tanti non avevano nulla. E così il giovedì, tinto un po il volto con carbone, vestiti con quello straccio di giacchetta rivoltata e quelle stesse usate brache, tenendo con la mano destra uno spiedo e sulla spalla sinistra, a tracolla, una bisaccia, giravano per le vie del paese al grido di a zìzza, a zìzza salàta (che vuol dire: giriamo chiedendo salsiccia salata, solo un po di salsiccia). Mano a mano lo spiedo si riempiva anche di pezzi di carne, di cotenna, e quando non ne conteneva più veniva svuotato nella unta bisaccia. A costoro veniva pure offerto del vino. Dopo ore di cammino e l effetto di quell alcool non sostenuto da uno stomaco pieno, sembravano tutti dei barcollanti Don Chisciotte con la spada in resta e lo scudo oscillante, alla ricerca di un equilibrio difficile da mantenere. 6

7 Cosa manca a Mormanno? Quando sono a Mormanno e parlo con i compaesani sento a volte delle lamentele. Hai visto com è ridotto il paese? Tu che fai tanti giri con telecamere e macchine fotografiche, hai filmato al Faro l orecchio rotto e il naso spuntato di Silvio Paternostro? Hai notato che alla Villa è stato fortemente danneggiato il gazebo costato molti milioni? Non si sa come resistono ancora alcuni pesci neri che girano come matti nella vasca evitando d imbattersi in scatole di latta, muschi infoltiti da liquami marcescenti, foglie, buste di plastica, mozziconi di sigarette, pezzi di pane, carte sminuzzate. Per il Corso non si può più camminare: ci sono, in proporzione, più macchine a Mormanno che a Parigi. Dentro il più delle volte c è una sola persona con l autoradio ad alto volume. Non ti danno un senso d abbandono tutti i vecchi o le altre persone sedute al pezzo 2? 2 Sedile in pietra posto lungo la parete nord-ovest della cattedrale, salotto all aperto, ritrovo, riposo, in definitiva specchio della cittadina. 7

8 E la politica? Tutti si sorridono, ma sotto la cenere c è sempre una fiamma pronta a bruciare. Ti pare bello che nelle notti estive, si debba sentire un casino 3 infernale di voci, di suoni, di rumori tanto assordanti da far pensare all anticamera dell inferno? E questo e quello, e altro, e altro ancora Tu, conclude infine il mio amico F. S. perché non dici queste cose su un giornale invece di scrivere libri che nessuno legge? Intanto continuo a scrivere perché ciò mi gratifica. In ogni pagina appare chiaramente il leitmotif che la sostiene: l appartenenza al paese che mi ha dato i natali e nel quale ho operato da giovane e con passione, sentimento mai sopito nonostante l età, le esperienze di vita, gli stimoli più vari. I miei scritti su Mormanno sono la sponsorizzazione più sincera e disinteressata del loco natio. Che qualcuno li legga o meno, conta poco. Con onestà ed attenzione ho sempre indicato le fonti da cui ho tratto materia di riflessione 4, quando la mia memoria non è andata al di là della vita vissuta o del ricordo di tanti amici e conoscenti cui ho accreditato il racconto. Questo hobby mi è costato e mi costa anche economicamente. In nome della nostra antica amicizia ti rispondo, o Caro. 3 Confusione, baraonda, bailamme. 4 I miei libri sono ricchissimi di note che invito a considerare attentamente. 8

9 Veniamo alle lamentele. A Mormanno c è tutto! Ci sono tutte le cose che ormai sono patrimonio d ogni paese d Italia e di buona parte del mondo ricco e strafottente. Come sono le città? A Firenze, ove vivo da più di trent anni, ogni tanto debbo buttare le scarpe se incappo in un fiore di cane, così sono chiamati più gentilmente i loro escrementi sparsi in ogni dove, o devo farmi curare le distorsioni che mi procuro camminando su marciapiedi sconnessi 5. Anche lì vi sono motorini e macchine che ammorbano l aria. L ARPAT indica lo stato d inquinamento. E qui finisce. Nessuno rispetta le regole. Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?, diceva il Poeta. Le domeniche ecologiche giovano poco: si respira durante le ore di divieto di transito e si boccheggia appena ricomincia il bailamme. Sono, come si dice in dialetto, nu nguèntu a la cùgghja, un unguento sull ernia! 5 Leggo da Q2mila, periodico bimestrale del Quartiere 2, zona ove abito, anno 2 numero 5, dicembre 2001, pagina 7: Abito in via Leonardo da Vinci e il problema mio e di tutti coloro che vanno a piedi è dovuto alla maleducazione dei proprietari di cani che lasciano che i loro animali facciano i bisogni sul marciapiedi. Tutte le mattine devo lavare davanti alla mia abitazione. Non ne posso più! Alessandra Paglicci Brozzi. Più avanti, stessa pagina, Marcello Trentanove bisognerebbe perseguire chi fa depositare i bisogni dei propri cani sul marciapiedi o sulle piste ciclabili senza ripulirle 9

10 Per il resto c è tutto quello che si trova a Mormanno. Invece del pezzo vi sono i gradini delle basiliche o le panchine che diventano anche letto e materasso per molti. Vi sono carte per terra, sporcizia mai levata, giardini pieni di cartacce e preservativi, siringhe vicino alle scuole. I vigili: si fanno vivi solo per multare gli automobilisti. Incassano una percentuale sicura. Perciò si accaniscono, proprio nel senso letterale del termine. Ci sono pure brontoloni lamentosi e bofonchianti, ma sono vecchi, sono illusi, vengono da un altro mondo: ricordano, pensate un po, Giorgio La Pira o Piero Bargellini. Qualcuno parla ancora del buon governo di Leopoldo! Qualche giornale pubblica ogni tanto lamentele o denunzia fatti ed episodi incresciosi quali rapine o raggiri agli anziani. Non più di tanto! Poi tutto resta come prima. A Mormanno Vedo tasche piene di banconote. Le ragazze che mi sfiorano mi inondano di effluvi indefinibili. I ragazzi di ruttate di mal digeriti alcolici. Tutti tengono la testa piegata sul cellulare sul quale farfugliano roteando gli occhi e agitando le mani come marionette. Le signore sono eleganti e dalla ben curata silhouette. Le macchine nuove e lussuose. Due o tre per famiglia. Le botteghe ed i mercati sono sempre affollati. 10

11 La piazza 6 è piena d ogni ben di Dio. I fruttivendoli offrono prodotti freschi, esotici o di fuori stagione. Vi sono fiorai, panetterie, pizzerie, qualche pub. I negozi espongono prodotti di marca. Le vecchie case sono state quasi tutte ristrutturate. Alcune con i fondi di provvidenziali terremoti. Il corso principale è stato ripavimentato intorno al centro storico. C'è il municipio, la farmacia, due sale cinematografiche dai nomi prestigiosi: Cinestar e Sala S. Giuseppe. C'è l'ufficio del Giudice di pace, il Faro votivo ai caduti calabresi, il Parco delle Rimembranze. C'è la scuola materna comunale, la statale, l'elementare, la media, il liceo scientifico. C'è l'ufficio postale, la banca con due sportelli esterni di servizio. La chiesa 7 è bella. L altra parrocchia 8 è fuori paese. Sono state riaperte al culto le cappelle di S. Michele, S. Anna, l'annunziata e S. Raffaele. Le processioni sono lunghe. Forse una volta si pregava anche. 6 Il mercato ortofrutticolo. 7 Santa Maria del Colle, la chiesa per antonomasia. 8 Santa Maria Goretti. 11

12 I giornali arrivano tutte le mattine. Numerose e varie sono le testate. Non mancano settimanali, quindicinali, mensili, riviste porno e hard, collane Harmony e fumettistica varia. C'è il lotto, il superenalotto, il totocalcio, il totogol, il totosei, le videocassette a noleggio, le sale gioco, i negozi di computers e compact-disc, le antenne paraboliche. Ci sono i carabinieri, le guardie forestali, la Pro Loco. C'è l'ospedale, tre medici di base, un dentista, un oculista, un pediatra, un veterinario. C è un agenzia di viaggi. Vi sono sedi di partito e di associazioni. Le bacheche politiche sempre piene di avvisi e manoscritti. A volte le parole sembrano spade che si affondano nella carne viva. C'è il consorzio, c'è una compagnia teatrale, un gruppo folk, una TV locale. C'è il campo sportivo, anzi due, se si conta quello del Vescovo, e una squadra di calcio. Ci sono tanti complessi jazz e rock. I parcheggi sono liberi e custoditi. Vi sono sei bar, tre fornai in paese, un panificio più grande al Pantano, tre macellerie, due salumifici, una variante, un albergo in fase di ristrutturazione, uno svincolo autostradale a sette chilometri ed uno a dieci, una zona industriale al Pantano, e, sempre lì, un laghetto-spiaggia con un centro di divertimenti tipo teatro tenda. 12

13 Parrucchieri e parrucchiere frequentano corsi di aggiornamento. Ci sono due barbitonsori vecchia maniera che usano ancora l albume di rocca e affilano il rasoio sulla cote. Pochi o estinti i calzolai. Stessa fine hanno fatto fabbri, sarti e falegnami. Secondo la moda corrente sono fioriti tanti agriturismo. L Amministrazione che sarà eletta dopo la prossima tornata elettorale, e così l altra che verrà e l altra ancora si impegnano a risolvere i problemi sospesi. Il tono di questa campana è sempre lo stesso. E tanto auspicare nell immediato che: - si possa camminare per il corso e fuori paese senza pericolo d essere arrotati e senza respirare aria inquinata 9? - non manchi la corrente elettrica, anche in caso di un solo tuono? - si creino i percorsi per i disabili? - i pullman dell ex Calabro-Lucana, appena arrivano in piazza spengano il motore? - l acqua del sindaco 10 sia finalmente potabile? 9 Quando queste cose sono notate da un giornalista come Paolo Rumiz, si grida all untore! 10 Quella dell acquedotto. 13

14 - i vigili urbani non sostino troppo a lungo mmènzu à chiàzza 11 ma girino ogni tanto per il paese? - siano multati i padroni dei cani che abbelliscono di escrementi vie e vaneḍḍi 12? - le linee elettriche simili a ragnatele e i tubi del metano che tappezzano i muri vengano interrati? - lungo la bellissima passeggiata che va dalla Soggetta al bivio di Rotonda venga costruito qua e là qualche orinatoio per il rispetto di quella terza età che ancora assicura sostentamento a figli e nipoti? O i nonni devono sostare sulla piazzetta per raggiungere facilmente il sottostante vespasiano e non devono passeggiare come i cardiologi ordinano? Insomma, Caro mio, a Momanno, tra quello che c è e quello che tra poco ci sarà, si può dire che non manca proprio niente. Eppure manca, come in Italia e nel Mondo, una cosa fondamentale. Manca la cultura della democrazia come elevazione morale, come formazione civile, come viva 11 Nel bel mezzo della piazza principale del paese. 12 Vicoli e violetti, dal normanno venelle. 14

15 sensibilità, come superamento delle rivalità, come incoraggiamento, collaborazione, rassegnazione della sconfitta, umanesimo integrale. Mancano quelle qualità che l Educazione non è riuscita a recuperare, quelle qualità etiche e di pensiero la cui inesistenza crea gravi crisi di ordine personale, familiare e sociale. La fanno da padrone gli istinti, gli odi, gli atteggiamenti di rivalsa e d invidia, gli egoismi. Utopica è la ventata liberatrice! Hai veramente di che lamentarti, Amico mio! 15

16 Carnevale d altri tempi. Dove e come nacque e si diffuse, è facile saperlo attraverso rapide ricerche e poche cliccate sul web. Non voglio qui farne la storia e scomodare antiche leggende e letterature. Scomodo solo me stesso e scavo nei miei ricordi. Carnevale significava, ai miei tempi, fare una buona mangiata di carne di maiale, ucciso proprio in coincidenza, dopo aver passato mezzo inverno a patate e fagioli ed altre povere proteine vegetali. Agghju sapùto c ài accìsu u porcu così cantava il motivo carnascialesco, dàmi nu ntagghju di sù vucculàru ecc. Ho saputo che hai ucciso il maiale; darmi un pezzo di carne della sua faccia. Vucculàru, dal latino bucca, poteva essere o la stessa cavità dell organo o un boccone, come in questo caso. Il richiedente era perciò quel poveraccio che non aveva potuto crescere ed uccidere il maiale che rappresentava da sempre la ricchezza della casa, come più volte e in più occasioni ho scritto qua e là. Ed erano soprattutto i poveri, come ben ricordo, quelli che u- sando stracci come maschere e carboni come colori, si tingevano di nero il viso e mettendosi uno spiedo in mano agitato co- 16

17 me una donchisciottesca durlindana, giravano per le vie del paese, evitando quelle del rione di appartenenza, chiedendo zìzza salàta che poteva essere anche non espressamente salciccia. Questi pezzi eterogenei di carne suina finivano tutti infilati nello spiedo. In uno zaino poi trovavano posto anche altre masserizie. Mio nonno sottolineava la dittàta (il detto). Carnulivàru fùi di li cuntenti. Cu èppi tàntu e cu nènti. Carnevale fu, a suo modo, uno dei pochi contenti. Durante il suo tempo ebbe tanto a fronte di altri che non ebbero nulla. Poveri e ricchi: questa la distinzione sociale! Ai poveri mai nulla. La storia si ripete! Raccontava Per tre sere Zù Carnulivàru sedette a tavola e per tre sere consecutive divorò ingordamente ogni ben di Dio. La povera moglie, come quella dell Orco, non riusciva a saziarlo Ma la notte del martedì grasso con un immenso botto schiantò. Ricordo che si faceva anche il suo funerale. Il mercoledì delle ceneri. Carnulivàru fùi di pàgghija continuava il motivo. Visse per un tempo effimero. Fu un fuoco di paglia. 17

18 Renato, una persona intelligente ed acuta come non pochi, organizzava, con efficace realismo, una sceneggiata delle sue e- sequie. Portava sotto la gradinata, una bara con dentro un pupazzo di paglia, Zù Carnulivàru mòrtu e, vestito da prete, benediceva il fantoccio salmodiando sul tema. Ironizzava anche il potere lanciando allusive frecciate a qualche personaggio, a volte presente, che mal incassava questi strali intensi, forti e diretti. Si formava poi un corteo composto da tanti figuranti tutti tinti col carbone e più in là, timidamente in disparte, si intravvedeva Za Coraìsima, gàmmi tòrti, una allampanata quaresima dalle gambe sottili, lunghe e storte, ridotta pelle ed ossa per le astinenze sopportate e per quelle che avrebbero comportato altri quaranta giorni di triboli in attesa della Pasqua. Po vèni Pascarèḍḍa e la pìgghjia cu la furcèḍḍa! Pò, poi, aspetta e spera!, una speranza che è soprattutto rassegnazione, vèni Pascarèḍḍa, arriverà la Pasqua, che con una forca, cu la furcèḍḍa, che significa rinascita e speranza di nuova vita, spazzerà via fame e miseria. L illusione di un altra primavera, un altra chimera! A primavera non si muore tanto facilmente. Se non altro verrà il sole. 18

19 La sera del fatidico martedì grasso a Mormanno si mangiavano rascatèḍḍi cu sùcu di càrni i pòrcu, purpètti di patàni, savuzìzza arrustùta, rosicatàrri. Nelle càsi fumaròli la sera si ballava. Chitarre, mandolini e quattro bassi. Imperava la regola del gìra vàsciu che si doveva rispettare. dopo aver fatto u gìru chi t attòcca. Noi bambini ci mascheravamo. Sulla faccia incipriata se non infarinata mettevamo una maschera che ci copriva solo gli occhi, fatta di carta o cartoncino bucato, mille miglia lontana da quella di oro sbalzato che Schliemann attribuì ad Agamennone o di quelle delle più raffinate tradizioni italiane. Poveracci anche noi, in un mondo di poveracci. Suonavamo, per distrarci, il Cùpi cùpi che non costava nulla fatto com era di un pezzo di vello di maiale e di un astuccio di canna che agitavano su e giù per sentire quel suono sordo e profondo che accompagnavamo con no mi ni dàni tàntu pìcchi pìcchi, riferendosi al boccone, dàmi la càpu cu tùtti li rìcchi. 19

20 Agghjiu cantàtu sùpa nu zippùni, lu cùpi cùpi vò li maccarùni; agghjiu cantàtu sùpa nu pisòlu, lu cùpi cùpi vo lu mastazzòlu. Vi era stato pure un altro Carnevale. Un carro scendeva da San Rocco lungo il Corso. I suoi occupanti sfrusciavano, gettavano, misti a coriandoli, confetti di varia grandezza dirigendoli alle fanciulle di buona famiglia incollate alle finestre. I giovanotti più in vista vestivano come il ragazzo di Castellaneta. Dai loro bocchini di giada spuntavano macedonie extra e oro. Una volta un buontempone attaccò dietro le spalle di un figurante un cartello che ne indicava il nome. Quando passava tutti lo chiamavano. Il povero malcapitato non si dava pace per essere così facilmente riconosciuto pur avendo avuta massima cura nel travestirsi. Intorno agli anni 60, Luigi Grisolia ripristinò l uso del carro. Nella sfilata di Castrovillari meritò il secondo posto. Oggi sono favole. Di un altro mondo. Di altri tempi. Allora veniva una volta all anno. Ora è sempre Carnevale. 20

21 Quando possiamo levare tutta questa carnem che abbiamo messo a còci 13 con tanta spavalda leggerezza e sicumera? 13 Per i termini dialettali usati vedi sul web: Luigi Paternostro Dizionario dialettale. Vedi pure: Uomini, tradizioni, vita e costumi di Mormanno.. 21

22 Che significa Mungirivèri. A Mormanno tale nome dialettale è dato ad un monte alto metri che trovasi, appendice della catena del Pollino, a nord-est della cittadina. Il nome riportato delle carte geografiche suona Montecerviere. Parrebbe a prima vista che la località volesse indicare un posto ricco, in altri tempi, di cervi. A ben vedere trattasi di un nome composto da monte e rivèri, posposizione e contrazione di cerviero. Monte è parola latina mons- montis. Cerviero è un aggettivo usato già da Plinio, il grande naturalista che morì osservando l eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 d.c., che cita lupus cervarius nel senso di animale dalla vista acutissima o di lince. Cerviero è dunque un lupo. Nella letteratura troviamo citato il lupo cerviero in Marco Polo, i lupi cervieri, in Luigi Pulci, Marsilio Ficino, Annibal Caro, G.B. Marino, Salvini e diversi. Cerviero è anche un cane particolarmente addestrato alla caccia dei cervi. Per similitudine l aggettivo cerviero può essere attribuito anche figurativamente a persona con vista acuta, sguardo penetrante, come in Cecco d Ascoli, miri la mente con occhi cervieri, o Francesco Petrarca chiara alma, pronta vista, occhio cer- 22

23 viero, D.Bartoli vide sotterra con occhi più che cervieri, uno smisurato dragone e da tanti altri. Ritornando al nostro monte, ritengo, alla luce delle brevi note riportate che bisogna ripensare al posto non come luogo ricco di cervi, ma come territorio pieno di fieri lupi cacciatori peraltro anche dei cervi. Tale interpretazione è secondo me la più vera ed ha più attinenza alla realtà locale ove il lupo, anche quello del Pollino, di cui è pure piena la letteratura, ha fatto sempre da padrone, atterrendo animali ed uomini che gli attribuirono anche l appellativo di mannaru (da humanarius) cui è pure assimilato un uomo affetto da licantropia. Nelle favole popolari si diceva: si bbèni u lùpu mannàru! non c è scampo per nessuno! 23

24 Il Bucchinòttu. Quando mi reco al supermercato e vedo gli scaffali che contengono merendine reclamizzate come prodotto da forno con ingredienti da agricoltura biologica mi viene subito in mente il bocconotto mormannese. Per la verità il prodotto è noto in tutta l area meridionale, a cominciare dall Abruzzo, Castel Frentano in particolare, per finire in Calabria. La leggenda popolare fa risalire la prima elaborazione di questo dolce alla fine del Si dice che fu inventato dai contadini. Le sue ridotte dimensioni, la possibilità di essere conservato anche per molti giorni in ambiente naturale e il suo alto grado nutrizionale, ne fanno uno dei cavalli di battaglia della tradizione culinaria del sud. In genere, per fare questo dolce viene utilizzata farina di tipo 0, strutto animale, uova, zucchero, limone, lievito e un ripieno fatto con cioccolato e mandorle tritate o marmellata. 24

25 Ha forma rotonda-ovale. Le sue dimensioni medie sono intorno ai 4 cm. Pesa circa 50 grammi. E di sapore dolce 14 e di colore mielato. Viene lavorato a mano. Dopo averli miscelati gli ingredienti si impastano fino ad ottenerne un composto omogeneo da cui si ricava una sfoglia da mettere in apposite formine precedentemente imburrate all'interno. Su di essa si pone un ripieno di marmellata alla frutta o cioccolata. Il tutto si ricopre poi con una secondo strato della medesima pasta che funge da tappo. Il prodotto così ottenuto si inforna per circa minuti ad una temperatura che va dai 180 ai 200 C. Una volta cotto si lascia raffreddare e si spolvera di zucchero a velo. Si lavora tutto l anno. Il bocconotto di Mormanno è inserito nell elenco dei PAT, prodotti agro alimentari tipici, della provincia di Cosenza. E allora proviamo a mangiarne qualcuno. Ne sento l odore, il sapore e la fragranza. Non c è più il buon Don Mario Maradei che sulla tradizione del padre Francesco lo produsse conservandone la ricetta, nemmeno don Raffaele e Giovannino eredi 14 Ve ne è pure una versione salata. In Emilia il bocconotto varia sia nella farcitura che nell'involucro. La pasta frolla è sostituita dalla pasta sfoglia e l imbottitura è a base di impasto di funghi, rigaglie di pollo, animelle e tartufo, anziché cioccolato e mandorle. 25

26 del Gran Caffè La Terza, non più Fulvio Piragino. Oggi ottimi sono i bocconotti dello Snack Bar di Biagio Perrone, del bar L. Bloise e dei panifici di Pasquale Rotondaro, Rocco Cosenza e del forno Cabri di Sola Pietro. Tra le squisitezze fatte in casa non posso dimenticare i bocconotti di Ada Marsiglia. E prima che si offendano tante altre Signore che non nomino e alle quali chiedo per questo venia, voglio assicurare che le mormannesi sono tutte bravissime ed espertissime. Non se ne abbiano però a male i sunnominati se mi soffermo un momento su un prodotto che, pur partito dalla tradizione e collaudato lungamente in ambito locale, ora rappresenta degnamente il paese ben oltre i confini provinciali. E il bocconotto della Pasticceria Silvana di Palazzo M. G. eredi s.d.f., prodotto in località Costapiana tel/fax , E presentato agli acquirenti come bocconotto alla ciliegia, alla mandorla e al limone, lavorato a mano senza conservanti né coloranti, autosponsorizzato come specialità della migliore tradizione calabrese. 26

27 Ha una ben precisa, sperimentata e registrata ricetta. I suoi ingredienti sono: farina tipo 00, zucchero, strutto, uova, lievito, calcio proprionato. Come agente lievitante è usato il bicarbonato di ammonio. Gli aromi impiegati sono tutti naturali. E farcito con confettura di ciliegia amarena, sciroppo di glucosio-fruttosio e zucchero. Come gelificante è adoperata la pectina; come correttore dell acidità, l acido citrico; come antimicrobico, il potassio solfato E 202, e come stabilizzante, il profosfato tetrasodico. Poiché viene utilizzata frutta intera può notarsi occasionalmente la presenza di noccioli o parti di essi. Pesa mediamente gr. 65 e come prodotto da forno è soggetto a calo naturale. Sulle confezioni, scatole da 6 pezzi, è indicata la data entro cui il prodotto va consumato. Mi auguro che questi bucchinòtti che rappresentano una della tante altre delizie culinarie che caratterizzano Mormanno, conquistino le mense di un pubblico sempre più vasto che cer- 27

28 tamente sarà appagato dalla riscoperta di quella perduta genuinità e di quei sapori oggi ormai introvabili. Buon appetito! 28

29 Il Circolo Cacciatori di Mormanno. Breve storia Il 1 dicembre del 1900, nella cornice della Belle Epoche e nel nuovo clima giolittiano dell appena iniziato secolo che sembrava promettere la realizzazione di tante antiche deluse speranze, a Mormanno si costituiva una fiorente colonia di cacciatori trasformatasi poi in Circolo. Qualche timida gonna cominciava a sostituire il curettu 15 e la corrente elettrica prodotta in loco 16 metteva in moto un industria laniera. Quattro anni dopo i soci costruirono in località Palanuda una casa che chiamarono Rifugio Alpestre Conte Orlando, in ricordo di un racconto romanzato, La leggenda del Conte Orlando scritto da Attilio Cavaliere Corpetto: cuoretto, veste femminile. 16 Vedi: Domenico Crea Le Società Elettriche Società, Economia, Imprenditoria in Mormanno tra 800 e Vedi il testo in Attilio Cavaliere, il suo impegno meridionalistica per la scuola la Calabria e per Mormanno, tipografia Vegraf, Roma

30 Tra i membri storici ricordo Vincenzo Minervini, Luigi Leone, Raffaele Apollaro, Gustavo La Greca, Guido La Terza, lo stesso Cavaliere. Ad essi seguirono: Amerigo De Franco, Domenico e Rocco Sarno, Antonio Pappaterra, Ferdinando Paternostro, Francesco Apollaro Marco Alberti, Giuseppe ed Antonio Sola, Gino Alberti, Leone Leone, Francesco Perrone, Antonio Pappaterra, Nicola Maradei, Emidio Mastroianni, Antonio Piragine, Costantino Cavaliere, Vincenzo Maradei, Luigi Aragona, Mansueto Apollaro, Costantino Accurso, Carmine ed Eduardo Grisolia, Raffaele La Terza, Giuseppe Domanico, Emanuele Murianni, Luigi Maradei, Venturino e Mario Tedeschi, Francesco e Gennaro Morelli, Pietro Sangiovanni, Bruno Cavaliere, Antonio Apollaro, Biagio Forte. Il Circolo, pur avendo uno scopo venatorio, si caratterizzò come promotore di attività sportiva e amatoriale e si distinse anche come centro di difesa e valorizzazione del patrimonio faunistico locale ante litteram e norme. L Associazione fu poi capace di creare una forte aggregazione sociale e di rivelarsi un sodalizio prestigioso tale da rappresentare, per chi vi apparteneva, un ottimo biglietto da visita ed un riscontro atto a dare decoro e prestigio alla professione, all occupazione o al mestiere. 30

31 Fu perciò sempre fiorente e per esso passarono tante generazioni del Su quella scia continua anche oggi soprattutto dopo il suo rilancio voluto da Marco Alberti e continuato dagli amici e soci odierni che gli tributano memori ed affettuosi ricordi. Mi perdonino tutti quelli che ho omesso. Considerino che la mia quasi quarantennale fiorentinità rende più lontani e sbiaditi i ricordi e difficilmente aggiornato il presente. Il sodalizio fu conosciuto anche nel circondario. I cacciatori poco amavano presenze estranee specialmente se numerose e irrispettose che procuravano quasi sempre danni irreparabili. Cronaca A seguito di lavori di ristrutturazione del Rifugio Alpestre da parte di Enti istituzionali ne era stato attribuito il possesso al Comune di Mormanno. Ciò determinò una lunga vicenda giudiziaria seguita tenacemente e dai soci e dal Presidente Alberti che si concluse con la definitiva assegnazione del fabbricato al Circolo, riconosciuto come legittimo proprietario dell immobile e delle sue pertinenze. 31

32 L evento fu ricordato e solennizzato il 5 settembre 2004 con un a giornata di festa. Foto ricordo della manifestazione. 32

33 ATTI emessi dal Presidente ALBERTI. 1 Documento GIORNATA IN MONTAGNA Presso Rifugio CONTE ORLANDO a cura del Circolo Cacciatori di Mormanno. Si accede con autovetture a trazione 4 x4, a cavallo o a piedi, forniti di abbigliamento da montagna e colazione al sacco. La giornata prevede: escursioni autogestite; dimostrazioni e lezioni di tiri con l arco a cura della compagnia Arcieri del Lago di Mormanno; musica. Sul posto è allestito un punto ristoro. La cittadinanza è invitata a partecipare. 2 Documento Circolo Cacciatori Vincenzo Minervini Costituito il 1 dicembre Mormanno 33

34 REGOLAMENTO PER L USO DEL RIFUGIO CONTE ORLANDO Il Circolo destina il Rifugio, di sua proprietà, all uso dei Soci e della Società civile nell osservanza delle seguenti regole: Il vano a piano terra è sempre aperto e perciò fruibile da tutti. Per usare l intero Rifugio occorre: - richiedere la chiave alla Sede del Circolo in via Roma - Mormanno -: - il responsabile-richiedente dovrà rilasciare le proprie generalità e recapito; - il responsabile-richiedente riceverà un elenco dei beni mobili ed immobili esistenti nonché dei viveri di emergenza; - alla riconsegna della chiave il responsabile-richiedente riferirà su ogni cosa degna di rilievo; - sarà richiesto un modesto contributo destinato alla manutenzione, alla promozione ed alla sorveglianza del Rifugio. 3 Documento Mormanno, 28 agosto 2006 Ill.mo Signor Sindaco del Comune di Mormanno Oggetto: Richiesta di finanziamento. Come Lei sa esiste nel nostro Comune un sito, in montagna, atto a fare da volano per un compatibile Turismo di montagna. 34

COSA MANCA A MORMANNO? da Storie e Memorie di prossima pubblicazione di Luigi Paternostro

COSA MANCA A MORMANNO? da Storie e Memorie di prossima pubblicazione di Luigi Paternostro FARONOTIZIE.IT Anno II - n 15 Giugno 2007 Redazione e amministrazione: Scesa Porta Laino, n. 33 87026 Mormanno (CS) Tel. 0981 81819 Fax 0981 85700 redazione@faronotizie.it Testata giornalistica registrata

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