L ADOZIONE A SCUOLA. A cura di Dott.ssa Stefania Panero

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1 L ADOZIONE A SCUOLA A cura di Dott.ssa Stefania Panero LA STORIA L adozione è un istituto estremamente antico. Una delle sue prime evidenze storiche si ritrova nel II millennio A.C. nel codice babilonese di Hamurabi, una delle più antiche raccolte di leggi conosciute. Presso il popolo ebraico, anche alcuni racconti dell Antico Testamento testimoniano la diffusione dell adozione nella società dell epoca. Nella Grecia antica, le leggi di Solone menzionano l adozione come possibilità di perpetuare il nome della famiglia: per questa ragione potevano essere adottati solo i maschi, ed era loro consentito di tornare nella propria famiglia se avessero lasciato un figlio legittimo nella famiglia adottiva. Ma è presso i Romani che l adozione trova spazio nella legislazione, oltre a comparire nell origine leggendaria della città di Roma. Presso i Romani la finalità dell adozione era quella di assicurare un successore nel culto religioso degli antenati a che non aveva figli naturali. Era un atto di notevole importanza, che si configurava come un contratto giuridico davanti ai Comizi Curiati presieduti dal Pontefice Massimo. Nei secoli successivi l adozione rimane come atto che attribuisce semplicemente un aspettativa di successione ereditaria per l adottato, che continua a vivere nella propria famiglia originaria. Nell epoca feudale l istituto cade in disuso e sembra destinato ad estinguersi. Saranno la Rivoluzione Francese e il Codice Napoleonico (1804) a riportarlo in vita, per assicurare la continuazione del nome e la trasmissione del patrimonio per chi non abbia avuto figli o li abbia persi. Solo chi non ha figli può dunque ricorrere all adozione, ma l adottante deve avere almeno 50 anni e l adottato 18. L adottato non entra a far parte della famiglia dell adottante. I principi del Codice Napoleonico vengono fatti propri dal Codice Civile italiano nel 1865, che rimarrà in vigore fino alla seconda guerra mondiale. Il Codice Civile italiano del 1942 introduce importanti innovazioni: abolisce il divieto di adottare i minori di 18 anni, consentendo per la prima volta l adozione di bambini, e introduce il concetto di convivenza dell adottato con la famiglia dell adottante, anche 1

2 se i legami tra il bambino e la famiglia d origine permangono, pur in forma attenuata. L adozione continua però a essere considerata come uno strumento atto a sopperire a una mancata filiazione. Questo concetto di adozione entra in crisi a partire dagli anni sessanta. Lo spostamento dell attenzione dalla tutela del patrimonio familiare a quella del minore come persona determinata l esigenza di creare un nuovo tipo di adozione che abbia come fine primario quello di dare una famiglia al bambino che ne sia privo. A tali principi si erano già ispirati gli stati che avevano introdotto l adozione in epoca relativamente recente, come i paesi anglosassone, i paesi nordici e gli stati socialisti. Il processo di sensibilizzazione ai bisogni dei minori investe ora anche i paesi europei che regolamentavano l adozione basandosi sulla tradizionale concezione patrimoniale. Le nuove norme (in Italia l istituto dell adozione è riformato dalla legge 431/67) fanno diventare il bambino il soggetto principale della procedura adottiva, attribuendo all adottato gli stessi diritti e doveri di un figlio legittimo e disponendo l interruzione dei suoi rapporti personali con la famiglia d origine. Nel 1983 viene introdotto in Italia anche l istituto dell affidamento familiare, strumento parallelo e in parte alternativo all adozione a cui ricorrere per far fronte a situazioni di disagio temporaneo. I pass successivi riguardano la regolamentazione dell adozione internazionale, che diventa negli anni recenti la tipologia di adozione più diffusa. Nel 1993 la Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozioni internazionale, nota come Convenzione dell Aja, norma l adozione a livello sovranazionale, riconoscendola come un opportunità di dare una famiglia permanente a quei minori per i quali non può essere trovata una famiglia idonea nello Stato di origine. Essa instaura un sistema di cooperazione tra gli stati e stabilisce garanzie affinchè le adozioni avvengano nell interesse dei minori, in modo trasparente e controllato e nel rispetto del principio di sussidiarietà (l adozione internazionale può aver luogo solo se nel Paese d origine sono fallite tutte le misure atte a permettere al minore di restare nella sua famiglia d origine o se non è stato possibile trovare una famiglia d accoglienza idonea nello stesso Paese d origine). Aderiscono alla Convenzione dell Aja la maggior parte degli stati del mondo. In Italia essa è stata ratificata dalla legge 476 del

3 L ADOZIONE Non c è adozione senza abbandono, non c è adozione senza il desiderio di un figlio, non c è adozione senza bisogno di una famiglia. Tutte le famiglie adottive affrontano la sfida di assorbire al proprio interno la storia dei figli. Una storia che poco a poco si inserisce nel tessuto vivo del racconto familiare, diventandone parte integrante. È questa storia che la famiglia adottiva porta all esterno, nella scuola. I bambini adottati sono portatori di una duplice fragilità, in quanto hanno conosciuto una doppia esperienza di perdita: l abbandono da parte dei genitori biologici e lo sradicamento dal proprio ambiente d origine. 1. La separazione forzata dai genitori biologici condiziona l organizzazione psichica e i legami che il bambino sarà in grado di stabilire nel futuro, potrà ostacolare la maturazione dei processi mentali ed emotivi che si sviluppano agevolmente in presenza di buoni legami d attaccamento. 2. Oltre al sentimento di curiosità che nasce nel bambino quando arriva nella nuova famiglia, egli vive un esperienza di forte sradicamento che può disorientarlo: ha perso il contesto di vita precedente che se pur carente era conosciuto e quindi in qualche misura rassicurante, si trova in un contesto nuovo in cui è il soggetto di azioni di cure a lui sconosciute; è lontano dagli odori e dai sapori della sua terra, vi sono nuovi paesaggi, una lingua totalmente sconosciuta che a volte modifica anche la pronuncia del loro nome, unica traccia della loro identità. L elaborazione emotiva dell esperienza dell abbandono e dell istituzionalizzazione è possibile ma non è facile. Richiede tempo e il sostegno di nuove figure affettivamente stabili, capaci di tollerare il dolore mentale del bambino, curare le sue ferite emotive ed accompagnarlo pazientemente verso il superamento dei traumi subiti. Gli adulti che incontrano bambini con un passato d abbandono debbono saper ascoltare le loro parole senza aggiungere ipotesi o dare giudizi, possono raccoglierne le ansie, le paure, il desiderio di saperne di più sul proprio passato. Possono offrire 3

4 delle rassicurazioni ricordando che non esiste solo il passato e che se i genitori che li hanno fatti nascere non ci sono più, ci sono però dei genitori di adesso che dureranno per sempre. Non negando il passato si sostiene il presente. In ogni figlio adottivo vi è un prima e un dopo, il ponte è l adozione. La complessa realtà psico- emotiva che il bambino adottato vive al momento del suo arrivo può dare origine a reazioni psico- fisiche (sonno difficile, difficoltà nell alimentazione) e comportamentali, che si possono presentare sia in famiglia sia nel contesto sociale esterno come la scuola. Tali reazioni devono essere lette dagli adulti non come opachi segnali di disagio ma come comportamenti autodifensivi o come il linguaggio attraverso cui il bambino adottato si racconta. ADOZIONE E SCUOLA Nel contesto scolastico è fondamentale che gli insegnanti siano consapevoli delle difficoltà psicologiche che un bambino adottato può incontrare nella classe, così da poter individuare la natura del problema ed attuare le strategie più efficaci. Le problematiche che si presentano con maggior frequenza sono: - Instabilità ed iperattività: essere distratto, muoversi, iniziare un attività e non portarla a termine, sono comportamenti comuni nei bambini appena adottati. Segnalano una difficoltà ad adattarsi a un nuovo ambiente familiare e sociale che svolge nei loro confronti una funzione di contenimento con modalità a cui essi non sono abituati. Sono comportamenti che si osservano soprattutto in bambini che provengono da prolungate esperienze d istituzionalizzazione, caratterizzate da relazioni tra pari spesso basate sulla prevaricazione e dall assenza quasi totale di figure adulte con funzione educativa - Comportamenti oblativi e compiacenti: alcuni bambini per sopravvivere in condizioni di trascuratezza e abbandono hanno imparato a non esprimere i propri bisogni, a compiacere i desideri degli altri, a mostrarsi docili e sottomessi, a soffocare dentro di sé ogni moto di rabbia. Sono bambini pseudo- 4

5 adattati all ambiente, che non recano disturbo e anzi gratificano gli adulti di riferimento, ma che rischiano di perdere il contatto con la propria realtà emotiva e che pertanto devono essere aiutati a riconoscere ed esprimere i loro sentimenti più autentici. - Difficoltà nelle relazioni: bambini che hanno vissuto le prime esperienze relazionali con persone inaffidabili possono aver difensivamente imparato a tenere gli altri a distanza, nell illusione di mettersi così al riparo da nuove delusioni. Sono bambini che assumono comportamenti sgradevoli e antipatici, che possono essere aggressivi nei confronti degli altri, di se stessi o delle cose. Se hanno vissuto in condizioni di particolare trascuratezza, possono aver imparato ad autoconsolarsi mettendosi in disparte e allontanarsi dal mondo circostante. - Bugie: il ricorso alle bugie è frutto dell insicurezza e della paura. È una strategia usata da chi si sente minacciato o non si fida degli altri. Ma per un bambino adottato può anche rappresentare una via di fuga da una realtà difficile, a favore di una realtà parallela più tollerabile, anche se esistente solo in fantasia. La scuola, in quanto prima organizzazione esterna alla famiglia con cui il bambino adottato entra in contatto, ha un ruolo cruciale e specifico per la sua accoglienza nel mondo sociale e quindi per la buona riuscita dell adozione. Un sereno inserimento a scuola, fatto di buone esperienze di apprendimento e di relazione, non solo favorirà il successivo andamento scolastico del minore, ma renderà più agevole tutto il suo percorso di crescita. È opportuno quindi che gli insegnanti siano a conoscenza della multidimensionalità della tematica e della complessità delle dinamiche psicologiche e relazionali connesse all adozione, per riuscire a vedere il bambino adottato un bambino con una storia difficile che necessita di particolari attenzioni, ma anche per essere preparati alle difficoltà che potranno presentarsi. È necessario che la scuola agisca in una logica di rete lavorando in sintonia con la famiglia e affidandosi all aiuto delle strutture e dei servizi del territorio che hanno il compito di intervenire in forma coordinata per la tutela dei bambini adottati e delle loro famiglie. 5

6 Soprattutto per i bambini che arrivano più grandi, con una lingua e un senso di appartenenza a un altra cultura, è cruciale il ruolo della scuola per accompagnarli nel passaggio dal prima al dopo e nella costruzione di un identità equilibrata, frutto dell integrazione tra il vecchio e il nuovo. Più gli insegnanti avranno familiarità con le diversità e maggiormente potranno aiutare i bambini adottati a riconoscere e ad integrare la propria storia, le proprie risorse e le proprie competenze pregresse trovando così le parole per valorizzare la loro appartenenza al nuovo gruppo dei pari. ACCOGLIENZA ED INSERIMENTO Accogliere un bambino adottivo a scuola vuol dire prima di tutto saper accogliere la sua famiglia, saper ascoltare quel racconto che i genitori stanno intessendo per il loro nuovo figlio. Accogliere a scuola vuol dire sostenere e comprendere le preoccupazioni di un padre e di una madre che conoscono il proprio bambino nelle sue fragilità ma anche nelle sue risorse, per esempio studiare insieme quale classe migliore in cui inserire il bambino, tenendo bene a mente che la prestazione cognitiva non è solo il risultato al quale tendere. Accogliere un bambino adottivo e la loro famiglia vuol dire utilizzare tutti gli strumenti che l autonomia scolastica mette a disposizione per ideare per quei bambini un percorso formativo flessibile e adattabile al loro sviluppo. La relazione tra insegnanti e genitori adottivi non è sempre facile, sono necessarie molte attenzioni soprattutto nella fase iniziale, per favorire l instaurarsi di quel rapporto di fiducia tra scuola e famiglia indispensabile per la buona riuscita del percorso scolastico del bambino. L ingresso a scuola rappresenta un momento critico anche per i genitori perché rappresenta il debutto sociale del bambino e può essere vissuto dai genitori come il banco di prova sia della sua normalità che della propria capacità genitoriale. L inserimento a scuola deve avvenire in tempi appropriati, dopo un cospicuo periodo di permanenza nella famiglia adottiva e di adattamento ai tempi ed ai ritmi che caratterizzano la nuova vita. 6

7 La famiglia si deve prendere tutto il tempo necessario per creare un clima positivo e fecondo, senza produrre accelerazioni che potrebbero rivelarsi negative per il bambino. Il bambino adottato ha bisogno di tempo per costruire il legame affettivo con i genitori e a riconoscerli come figure di attaccamento stabili, accoglienti, capaci di soddisfare i suoi bisogni di protezione, accudimento, affetto; deve inoltre adattarsi ai tempi e ai ritmi della sua nuova vita. Genitori e bambino devono imparare a conoscersi, a costruire quel linguaggio emozionale condiviso che è il requisito indispensabile per la costruzione di un reciproco sentimento di appartenenza. Tutto ciò è prioritario rispetto alla socializzazione con i coetanei e lo sviluppo degli apprendimenti scolastici. Il bambino deve sentirsi accettato, tranquillo e a suo agio nell ambiente familiare, prima di essere catapultato in un ambiente coma la scuola che non sempre si rivela accogliente e che, anche quando lo è, richiede comunque un notevole impegno psico- emotivo per il bambino che deve imparare le regole di questo nuovo contesto. È necessario quindi che il bambino adottato trascorra in famiglia almeno 3-4 mesi prima di essere inserito a scuola, questo vale anche per la scuola materna. I mesi trascorsi a casa consentono inoltre al bambino di acquisire in maniera la lingua italiana, evitando così di penalizzare in partenza la sua esperienza scolastica. Un inserimento precoce può comportare il rischio che il bambino si porti dietro una fragilità nell intimità e nella sicurezza che potrebbe emergere problematicamente più tardi, riflettendosi anche sul suo successo scolastico. È molto importante che l inserimento avvenga lentamente, è bene che il bambino cominci a conoscere la nuova realtà scolastica attraverso qualche visita preliminare che gli consenta di prendere contatto con il nuovo contesto, con i ritmi e le sue norme e lo rassicuri sul tipo di distacco che la scuola comporterà. Spesso sono proprio i bambini, soprattutto quelli adottati nella fascia d età scolare, a chiedere di andare a scuola dopo poco il loro ingresso in famiglia. Se si tiene conto della specifica condizione psicologica in cui è cresciuto e vissuto il bambino, si comprende che attraverso tale richiesta vuole riproporre la dimensione relazionale 7

8 che gli è più nota: quella del contesto istituzionale con tanti bambini e con figure femminili che se ne occupano. Un altro atteggiamento frequente che spesso viene interpretato in maniera errata è quando il bambino rimane volentieri a scuola separandosi senza problemi dai genitori, e leggere tale comportamento come la prova che essere scolarizzato è ciò che desidera il bambino. Questa situazione deve invece essere letta coma la possibilità che il bambino stia reiterando modalità relazionali conosciute ed è compito degli adulti non colludere con le sue richieste e proporre occasioni di rapporto nuove e diverse, quale quella di una relazione stabile, continuativa e preferenziale con i genitori. Una delle priorità necessarie del minore è di imparare a stabilire legami specifici che possano costituire un tramite efficace per il consolidarsi di una effettiva appartenenza alla nuova famiglia e la possibilità di affidarsi a qualcuno, utilizzandone l affetto ed il sostegno per crescere, interiorizzando così quella che Bowlby ha chiamato Base Sicura. La classe d inserimento Il criterio generale che viene normalmente applicato nel caso delle adozioni internazionali è quello di inserire il bambino in una classe precedente la sua età anagrafica. La ragione di ciò è facilmente comprensibile in quanto il bambino ha la mente ancora fortemente impegnata nel cambiamento totale di ambiente e relazioni, le sue risorse emotive e le sue energie intellettuali sono fortemente concentrate sulla scoperta del nuovo mondo, è necessario dunque metterlo nella situazione meno impegnativa possibile per quanto riguarda gli apprendimenti. Questo criterio logicamente è flessibile, ogni bambino è unico così come la sua storia, bisogna quindi avere la sensibilità giusta per comprendere le potenzialità e i punti di forza del bambino e su di lui tarare l inserimento scolastico, la scelta della classe e proporre un POF (Piano Offerta Formativa) adeguato che possa sostenerlo e stimolarlo nel suo apprendimento. 8

9 BIBLIOGRAFIA - Botta L., Alunni adottati in classe, Erga Edizioni, Genova Chistolini M., Scuola e adozioni, Ed. Franco Angeli, Milano Commissione per le Adozioni Internazionali (a cura di), L inserimento scolastico dei minori stranieri adottati, Istituto degli innocenti, Firenze Guerrieri A., Odorosio M.L., A scuola di adozione. Piccole strategie di accoglienza, Edizioni ETS, Pisa Polli L., Maestra sai sono nato adottato, Casa Editrice Mammeonline,

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