Rovereto, 9 maggio I BISOGNI DEL BAMBINO ADOTTATO

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1 Rovereto, 9 maggio I BISOGNI DEL BAMBINO ADOTTATO Una premessa che mi pare importante fare è che ci troviamo di fronte a situazioni molto variegate, diverse una dall altra in quanto gli aspetti che concorrono a determinarle sono molteplici. Possiamo avere bambini/situazioni che non presentano grosse difficoltà o che evolvono in tempi brevi come possiamo avere bambini/situazioni che presentano difficoltà impegnative, consistenti, durature. Possiamo avere fasi nel ciclo vitale della famiglia adottiva non problematiche come possiamo avere fasi per la stessa famiglia in cui si manifestano delle difficoltà (l ingresso a Scuola, l adolescenza ) Resta il fatto che TUTTI i bambini adottati hanno vissuto una perdita importante, quella della loro madre, dei loro genitori, perdita che determina la particolarità, la delicatezza della loro situazione, della quale dovrà essere tenuto conto, che dovrà essere affrontata. Un secondo aspetto che mi pare importante evidenziare in premessa riguarda il fatto che il bambino adottato è un bambino ferito che ha vissuto una perdita, è un bambino che può avere vissuto traumi, mancanze, ma è anche un bambino che ha delle risorse, che è portatore di ricchezze, di potenzialità, di originalità, di talenti, che gli adulti che si occuperanno di lui (i genitori, gli insegnanti) avranno il piacere, il compito di far emergere, di valorizzare. Riferendosi a queste situazioni è importante quindi tenere presente il doppio versante della problematicità/danno ma anche della risorsa/potenzialità. Doppio versante che è importante venga tenuto conto anche rispetto alla famiglia del bambino come al suo paese di provenienza. Rispetto alla famiglia: una famiglia che ha delle risorse ma anche i suoi limiti, come tutti i genitori, come tutte le persone; famiglia che rispetto alla filiazione, 1

2 all adozione ha avuto un percorso doloroso, impegnativo, che per quanto riguarda il rapporto con il bambino nella fase iniziale sta vivendo un momento delicato che è quella della conoscenza reciproca, della creazione della relazione, ma che anche successivamente potrà trovarsi a vivere momenti/situazioni di difficoltà. Rispetto al paese d origine del bambino sarà importante avere in mente le sofferenze che esso può rievocare nel bambino, la nostalgia che può emergere, le problematiche che lo caratterizzano, ma anche le sue cose buone, le sue ricchezze, le sue particolarità, le esperienze positive che il bambino può avere avuto. Quando un bambino può essere dichiarato adottabile? La legge prevede che un bambino possa essere dichiarato adottabile quando è stata accertata la sua condizione di abbandono morale e materiale. Quando questa si verifica? Nelle situazioni in cui il genitore decide di lasciare il proprio figlio, e questo può verificarsi alla nascita (sono i bambini che non vengono riconosciuti), come in anni successivi (bambini che vengono lasciati sulla strada, lasciati negli istituti a cui erano stati affidati ) quando i genitori muoiono e non c è nessuno nella rete parentale che possa occuparsi del bambino (pensiamo alle gravi calamità) nei casi di grave ed irreversibile incapacità genitoriale. Può sembrare contraddittorio parlare di stato di abbandono in famiglia ma non lo è. In giurisprudenza è stato precisato che la condizione di abbandono non ricorre soltanto nell ipotesi di rifiuto intenzionale ma anche quale conseguenza di una condotta che impedisca o esponga a grave rischio lo sviluppo del minore. L abbandono si realizza quando c è trascuratezza grave, maltrattamento, violenza, abuso. Deve venire accertata una incapacità affettiva, educativa, 2

3 relazionale molto grave con prognosi di irreversibilità, con gravi conseguenze sullo sviluppo del bambino. Queste sono tutte situazioni in cui il bambino vive la mancanza, l interruzione del rapporto con le figure genitoriali, che ha vissuto situazioni di carenza affettiva, educativa oltre che materiale. Bambino che successivamente, prima dell adozione può avere vissuto un esperienza di istituzionalizzazione, più o meno lunga, di comunità, di affido, intessendo relazioni che poi si concluderanno, potendo vivere ancora una volta, a seconda delle realtà, situazioni di deprivazione e carenza. Quali sono le emozioni vissute dal bambino nell abbandono? Se una perdita è difficile da sopportare per un adulto che ha la possibilità di darsi una spiegazione e ha delle risorse interne, immaginiamo per un bambino. Il bambino che vive una situazione di abbandono non è in grado di attribuire un significato preciso agli eventi che vive: non riesce a spiegarsi perché i propri genitori non ci sono più, perché è rimasto solo, perché si trova in una situazione nuova, con persone sconosciute. Un bambino percepisce questa situazione in modo confuso, non riesce a capire, a dare un senso a quello che stà succedendo. Il bambino non riesce a pensare, ad esprimere con parole il suo disagio. E un disagio che sente dentro di lui, sulla sua pelle, nella sua pancia, a cui non riesce a dare voce. Il bambino nella sua mente cerca di giustificare i propri genitori, di salvarli dalla verità che egli stesso non può ammettere. Oppure trasferisce su di sé la responsabilità di questo evento (è colpa mia, sono stato cattivo). 3

4 Non capace di esprimere con le parole quello che sta vivendo il bambino lo farà con il comportamento, comportamento di rabbia, di angoscia. Gli adulti devono essere in grado di comprendere, interpretare, sostenere questa sensazione di disagio e malessere. Le caratteristiche della situazione di abbandono: Numerosi sono gli studi che hanno descritto le condizioni dei bambini in stato di abbandono e le problematiche affettive e relazionali prima dell inserimento nella famiglia adottiva. Innanzitutto il bambino abbandonato ha subito la perdita delle proprie figure genitoriali. L abbandono non è una situazione che viene scelta; è un evento patito, verso cui il bambino non ha la possibilità di reagire. Egli è costretto da forze maggiori ad interrompere la relazione con i propri genitori e ad accettare questa situazione. E un evento che irrompe nella vita di tutti i giorni e cambia il corso delle cose: un giorno si era parte di una famiglia, il giorno dopo si è in un ambiente completamente nuovo. Cambia tutto. L abbandono è una perdita, uno sradicamento: significa perdere le persone cui si era legati, anche se il legame era debole, era precario. Era l unico che il bambino aveva. Significa cambiare ambiente. L abbandono comporta una situazione di disorientamento rispetto al passato e al futuro: il bambino perde in breve tempo i punti di riferimento e la possibilità di ipotizzare il futuro. L abbandono è una situazione inimmaginabile: il bambino non ha la possibilità di capire/prevedere che potrebbe esserci qualcosa di diverso dalla situazione che sta vivendo. E al di fuori del suo immaginario perdere i genitori o cambiarli. Pensiamo alle situazioni in cui le figure genitoriali sono presenti ma in modo distorto e disturbante. 4

5 Il rapporto genitore-bambino è sempre più compromesso precario, caratterizzato da conflitto, maltrattamento noncuranza. Si tratta di una forma di abbandono che si consuma nella quotidianità. Il bambino in questo caso ha ancora più difficoltà a capire cosa sta accadendo. Il bambino non riesce ad attribuire un significato agli accadimenti, a quello che sente, non riesce ad individuare i propri genitori come responsabili. La tristezza, la sofferenza, la mancanza che prova è senza nome anche se si insinua giorno dopo giorno minando la sua crescita, la sua fiducia nei confronti degli adulti. Anche nell ipotesi di una condizione di vita pessima sul piano fisico e psicologico il bambino raramente chiede di separarsi dalle figure a lui vicine. Le condizioni precarie non sono un elemento che stimola il desiderio di separarsi dai genitori; anzi è stato dimostrato che la precarietà del rapporto aumenta il legame ( più avverte pericolo, più si lega). Le storie di abbandono sono molto diverse tra loro, sono generate da condizioni differenti, producono situazioni differenti. E molto importante quindi conoscere la storia del singolo bambino per capire la sua situazione, le sue difficoltà, i suoi bisogni. Il comportamento del bambino che ha subito un abbandono: Spesso in chi si avvicina all adozione ma anche nel pensiero comune è presente la convinzione che sia più facilmente affrontabile la situazione di un bambino piccolo perché gli effetti dell abbandono sono meno gravi di quelli su un bambino più grande. In realtà le cose non stanno così perché ciò che genera una situazione più o meno problematica non è l età del bambino ma le esperienze che ha vissuto, la possibilità che egli ha avuto di sperimentare una relazione di accudimento e il tipo di qualità della relazione. 5

6 Per sopravvivere, per crescere bene, dal momento della nascita un bambino ha bisogno di qualcuno che si occupi di lui non solo per essere alimentato, vestito ma soprattutto per avere affetto, calore, sicurezza, valore. Un bambino ha bisogno di: comportamenti affettuosi (si è teneri, accoglienti, dolci, affettuosi) comportamenti protettivi ( ci si interpone tra lui e il mondo vegliando sulla sua salute e difendendolo dai pericoli) comportamenti gratificanti (nutrimento, presenza, contatto, tenerezze, stimoli) comportamenti indulgenti (si tollerano i pianti, si tollera che si sporchi, si ascoltano le sue richieste) valorizzazione (si nota e si ammira quello che lui fa, si esprime apprezzamento) E attraverso queste azioni che il bambino si sente protetto, benvoluto, sente che si tiene a lui, sente di avere valore. E grazie a queste cure, attenzioni che il bambino svilupperà un positivo senso di sé, la fiducia negli altri, che potrà iniziare ad allontanarsi, ad esplorare con fiducia il mondo ciò permettendo lo sviluppo delle proprie funzioni logiche, cognitive. I bambini che nei primi anni di vita sono stati istituzionalizzati o che non hanno avuto una famiglia in grado di rispondere a questi bisogni viceversa presenteranno delle difficoltà in queste aree. Tanto più precoce sarà stato l inserimento in Istituto, importante la carenza vissuta e molto più incisivi e profondi saranno gli effetti sullo sviluppo fisico e psicologico del bambino. Che comportamenti possono avere questi bambini? 1. possono essere bambini ritirati, con un comportamento passivo. 6

7 Questo comportamento è frequente nei bambini istituzionalizzati dai primi mesi di vita. Un ambiente povero di stimoli relazionali e sensoriali porta il bambino ad isolarsi. Si tratta di un bambino che non ha iniziativa, non è attirato ad esplorare l ambiente, a entrare in relazione con gli adulti, tende ad isolarsi e a ritirarsi. E come se le emozioni fossero bloccate, come se in lui non esistesse gioia o piacere, ma neanche dolore e sofferenza. Bambino congelato. A volte di fronte a situazioni di dolore, magari sul piano fisico, il bambino non reagisce piangendo ma allontanandosi in silenzio. Sono bambini che presentano una forte insicurezza. non riescono ad esprimere le proprie esigenze, i propri sentimenti, il proprio sé. 2. A questo comportamento se ne contrappone un altro, anch esso frequente nei bambini che hanno subito un abbandono: l irrefrenabilità, l eccitazione. In tal caso i bambini sono in continuo movimento, non riescono a soffermarsi su nulla. Questo atteggiamento si ripropone anche nella relazione che i bambini faticano a sostenere, sfuggono. Sono bambini che non riescono a sostenere lo sguardo, che non ascoltano. 3. Altri bambini invece strutturano un comportamento di estrema dipendenza dalle figure adulte: dimostrano di aver bisogno delle figure genitoriali, talvolta anche degli insegnanti in ogni momento; non tollerano la distanza fisica invasi dalla paura di essere nuovamente abbandonati. E come se fosse un bisogno insaziabile. 4. E possibile incontrare anche bambini che vengono detti indifferenziati affettivamente che si attaccano ad ogni adulto che incontrano. 5. In altri casi il bambino sviluppa una maturità anticipata, dovuta alle condizioni in cui vive. Questa situazione è frequente nel Sud America dove i bambini sin da piccoli sono abituati a provvedere a sé stessi. Sono bambini che faticano a relazionarsi con l adulto, ad accettare le relazioni, la cura da questi. 7

8 Sono bambini che ostentano sicurezza, abituati a cavarsela. L aver vissuto l abbandono, la deprivazione è quindi un esperienza che segna profondamente il bambino che influenzerà il suo modo di relazionarsi, il suo funzionamento anche cognitivo, la stima, l immagine di sé. Il vissuto che può provare chi è stato lasciato è quello di sentirsi sbagliato, brutto, non degno di essere amato. L incontro: il momento della conoscenza reciproca: L incontro tra genitori e bambino è un momento molto delicato della formazione della famiglia adottiva perché unisce due storie con le loro ferite, due mondi fino a quel momento lontani, estranei. La storia del genitore che per arrivare all adozione ha avuto un percorso lungo, impegnativo, che ha vissuto una perdita importante, dolorosa, quella della possibilità procreativa, perdita che può averlo messo in crisi come singolo, come coppia. Coppia che dopo avere elaborato il lutto per la propria perdita si avvicina all adozione, scelta non facile, immediata, magari non subito condivisa dal partner. Una volta che la coppia ha affrontato l iter necessario (il percorso per ottenere l idoneità all adozione, il percorso che ha portato al deposito dell istanza al paese straniero) si apre il periodo dell attesa dell abbinamento che dura mediamente due anni, ma può durarne anche tre, quattro. La coppia si rende disponibile all adozione non scegliendo l età del bambino, le sue caratteristiche, fisiche-psichiche, il sesso, piena di timori rispetto all incontro con il bambino, alla possibilità, capacità di occuparsi di lui: Mi accetterà, mi vorrà bene, mi piacerà, sarò capace? 8

9 Coppia che nel periodo dell attesa avrà fantasticato sul bambino, si sarà fatta delle aspettative, si sarà creata un immagine nella mente che dovrà fare i conti con la realtà, spesso diversa da quella immaginata. La storia del bambino: per il bambino l incontro è un momento ancor più complesso: per la sua storia che lo porta a vivere una condizione di fragilità, in quanto spesso i bambini non vengono preparati a ciò che vivranno, in quanto il bambino potrebbe non avere mai vissuto la dimensione familiare, in quanto il bambino potrebbe non avere l età per comprendere l affermazione questi sono la tua mamma e il tuo papà oppure potrebbe intuirne il significato ma comunque impaurito da una situazione di cui non conosce gli esiti. Anche se il bambino percepisce l interesse, la disponibilità dei genitori nei suoi confronti è comunque impaurito, preoccupato. Difficilmente il bambino può immaginare realtà e relazioni diverse da quelle avute fino a quel momento. La realtà per un bambino è costituita dalle persone, dalle cose che lo circondano e rappresenta l unica situazione a lui familiare. Anche le condizioni più deprivanti, per il solo fatto di essere le uniche conosciute sono quelle che gli offrono sicurezza. Lo stato emotivo di un bambino che stà per essere adottato non è quindi caratterizzato da serenità ma da un profondo disorientamento con manifestazioni di ansia, ritiro, inibizione, rabbia, agitazione. Vengono meno i propri punti di riferimento, le persone e le cose significative. Il bambino ha bisogno di conoscere i suoi genitori: chi sono, cosa vogliono da me, cosa mi succederà, posso fidarmi, non fidarmi. I genitori hanno bisogno di conoscere il loro bambino, quel bambino con i suoi comportamenti, le sue abitudini, i suoi bisogni. 9

10 L inserimento del bambino in famiglia, l arrivo in Italia è un momento delicato per i protagonisti della vicenda adottiva: sia il bambino sia i genitori si trovano di fronte ad un cambiamento radicale della loro vita. Per i genitori è un periodo di riorganizzazione familiare: si assumono nuovi ruoli, si modifica la relazione di coppia. Il bambino che entra in famiglia impone nuovi ritmi, nuove abitudini, nuove relazioni. I coniugi perdono la dimensione di coppia, aspetto magari non percepito inizialmente ma che successivamente si fa sentire, devono sperimentarsi nella veste di genitori assumendo un nuovo ruolo, trovare un alleanza nell esercizio della genitorialità. I genitori saranno impegnati nel permettere al bambino di costruire, ricostruire le sicurezze che in passato sono state messe duramente alla prova. Devono sapersi calare in un ruolo ripartivo nei confronti del proprio figlio permettendogli di far emergere i bisogni più profondi. Nel momento in cui il bambino entra in famiglia, arriva in Italia entra in nuovo universo. Intorno a lui cambia tutto: l ambiente,il clima, gli odori, i sapori, gli usi, i costumi, la modalità della relazione, la lingua. In una situazione in cui la relazione con i genitori è all inizio. Difficilmente gli adulti sono consapevoli dello sforzo richiesto a questi bambini, delle fatiche immani che stanno affrontando. Il bambino avrà bisogno di tempo e disponibilità da parte degli adulti per entrare in relazione con loro, per riuscire a fidarsi, per riuscire a modificare le proprie modalità di relazione. 10

11 Sarà poter vivere la stabilità, l affidabilità delle relazioni, il calore, l affetto che permetterà di tranquillizzare questi bambini, di creare lo spazio per un nuovo legame di attaccamento. Il bambino ha bisogno di una base sicura a cui rivolgersi, di un genitore che lo accetti per come è, che lo guardi, che lo ascolti, che lo tenga nella mente, che lo contenga, che lo coccoli, che lo rassicuri, che lo aiuti ad esprimersi, che lo aiuti a dare un senso a ciò che gli è accaduto. Solo attraverso questo percorso il bambino diventerà figlio e i coniugi padre e madre. Percorso che ha bisogno di tempo, un grande investimento affettivo, elasticità, la capacità di saper tollerare la frustrazione di una mancanza di risposta immediata, le provocazioni. Percorso in cui sarà importante sforzarsi di guardare dietro le quinte, di capire cosa il bambino stà esprimendo con quel comportamento. E sempre importante fermarsi, interrogarsi sul perché delle cose. Solo dopo che i legami si saranno avviati, che il bambino si è rassicurato, tranquillizzato, sarà possibile pensare che questi possa affrontare contesti esterni alla famiglia. Arrivare da un altro mondo significa portare con sé diversità somatica, etnica, culturale, oltre che linguistica. Il bambino ha bisogno costantemente di ricevere valutazioni positive sulla propria persona, sulle sue caratteristiche fisiche, capacità, abilità. Se i genitori, gli adulti che si occupano di lui riusciranno a trasmettere al bambino messaggi di accoglienza, stima e valore per le parti che egli individua come differenze il bambino riuscirà con il tempo ad accettare, a ritenere positive quelle caratteristiche che può vivere come scomode, minacciose. Il bambino ha bisogno di sentire che il suo popolo, la sua cultura sono rispettati, valorizzati. 11

12 Il tentativo del bambino è quello di ridurre la differenza, di sentirsi uguale alle persone cui è legato, con cui vive. Se il bambino percepirà in primis dai propri genitori, ma anche dagli insegnanti, dagli adulti che gli stanno intorno sicurezza ed apprezzamento per le sue caratteristiche imparerà ad accettare e valorizzare le sue parti diverse, a reggere e sopportare situazioni di confronto sociale molto impegnative. Per far ciò il bambino ha bisogno di tempo, di continue conferme. Non è un aspetto che si affronta una volta per tutte, sono aspetti negli anni potranno riemergere. Se un bambino non è molto piccolo avrà assimilato comportamenti, abitudini, gusti caratteristici della propria cultura d origine. Se è naturale che il processo di inserimento del bambino in un altro contesto culturale lo porti a riconoscere le regole di comportamento di quell ambiente non è altrettanto positivo obbligare il bambino a rinunciare alla sua identità, ad adattarsi, ma parteciperà con i suoi genitori alla costruzione di un nuovo equilibrio e di un identità familiare dove i diversi elementi si intersecano. L integrazione è un processo in cui gli aspetti di entrambe le persone si uniscono per originare un nuovo stile, frutto della negoziazione reciproca. L integrazione si realizza nell accoglienza e nel rispetto delle differenze. E importante evidenziare l estrema differenza esistente tra la situazione del bambino adottato e quella del bambino immigrato che talvolta tendono a venire assimiliate. Teniamo presente che il bambino straniero migra con la sua famiglia, fonte si stabilità, di sicurezza per lui; cosa che non si verifica con l adozione in quanto i legami sono in fase di costruzione. Il bambino adottato ha una storia dolorosa, difficile alle spalle di cui va tenuto conto. Mentre per il bambino immigrato confrontarsi con tali aspetti non rappresenterà una difficoltà è necessaria molta cautela nel farlo con il bambino adottato che può non essere pronto e disponibile a rievocare. 12

13 Mentre il bambino immigrato parla la stessa lingua del nucleo familiare ed ha la possibilità di esprimersi, il bambino adottato non parla ancora la lingua familiare e non avrà la possibilità di esprimersi. I tratti somatici per il bambino straniero sono un forte segno di appartenenza alla famiglia, per il bambino adottato sono il tratto evidente di una situazione di diversità, della filiazione adottiva. Per concludere: quando varca la soglia della scuola il bambino sta vivendo una situazione molto complessa: stà costruendo legami affettivi con il nucleo familiare, tra voler affidarsi e la paura di farlo, vuole intrecciare relazioni con i pari ma ne ha paura, ha il desiderio di apprendere ma è bloccato dal timore di non farcela e a volte anche da difficoltà cognitive causate dalla situazione di deprivazione affettiva e di stimoli vissuta. Ha un passato spesso segnato da dolore e solitudine e un presente carico di nuove sfide. Ma la partenza difficile non sempre ha valore predittivo rispetto agli esiti scolastici, rispetto allo sviluppo più complessivo. I bambini adottati se aiutati, e aiutati bene possono recuperare. La scuola può contribuire significativamente al percorso di recupero, di crescita del bambino, attraverso una buona accoglienza, delle buone relazioni, dei percorsi mirati che tengano conto di bisogni e possibilità. ass. soc. Francesca Zanella Comunità della Vallagarina Bibliografia: Prepararsi all adozione di Loredana Paradiso ed. Unicopoli 1999 Il cammino dell adozione di Anna Oliverio Ferraris ed. Rizzoli

14 Bambini/adolescenti immigrati e le loro famiglie nel rapporto con i Servizi Seminario di Formazione Provincia Autonoma di Trento Le adozioni internazionali con i paesi di origine Seminario di Formazione - Provincia Autonoma di Trento 2005 Insieme a Scuola a cura dell Istituto degli Innocenti di Firenze

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